00 – PREFAZIONE

Prefazione

Possano udirlo gli uomini


 

«Questo Convegno di Natale che per noi deve essere una notte sacra, una solennità sacra non soltanto per un principio dell’anno, bensì per un inizio di svolta universale dei tempi, cui noi ci vogliamo dedicare nella cura devota della vita spirituale.»

Rudolf Steiner, 1° gennaio 1924

«E deriva che in effetti questo Convegno di Natale per la causa antroposofica  non è nulla oppure è tutto

Rudolf Steiner, 6 febbraio 1924

«In tempi remoti, un uomo che avesse compiuto un tale atto esoterico, forse lo avrebbe dovuto pagare persino con una morte improvvisa. Adesso con la forza del Cristo queste cose sono possibili e poiché nelle attuali condizioni l’umanità ne ha bisogno, si deve avere la fiducia e anche il coraggio di fare simili cose possenti.»

Rudolf Steiner a Ita Wegman 1924

«Con il Convegno di Natale l’antroposofia da una questione sinora terrestre è divenuta una questione cosmica

Rudolf Steiner a E. Lehrs e G. Wachsmuth, 6 marzo 1924

«Se ritornate con i Vostri pensieri a questo Convegno di Natale, dovrete dirvi: Ci fu qualcosa che proveniva dal mondo spirituale stesso. Fu fatto il tentativo di rompere con tutto ciò che è l’essere associativo e di lasciare trasparire lo spirituale mediante ogni singola azione che avvenne… dipende dunque tutto dal trovare la possibilità di preoccuparsi intensamente di questo Convegno di Natale, di accogliere veramente il suo contenuto.»

Rudolf Steiner, 18 gennaio 1924

«…a dire il vero questo Convegno di Natale non dovrebbe mai essere concluso,

bensì continuare per sempre nella vita della Società Antroposofica.»

Rudolf Steiner, 6 febbraio 1924

«Qui abbiamo posato la Pietra di Fondazione. Su questa Pietra di Fondazione deve venire eretto l’edificio le cui singole pietre saranno i lavori che in tutti i nostri gruppi verranno fatti dai singoli in tutto il mondo.»

Rudolf Steiner, 1° gennaio 1924

1982

Sono passati più di settantadue anni dal periodo del Convegno di Natale. Sulla terra questo periodo corrisponde al ciclo della vita di un uomo o ad un giorno dell’anno cosmico platonico. Si è concluso un determinato ciclo evolutivo, ne inizia uno nuovo.

Quale sarà in esso il destino dell’impulso del Convegno di Natale? Conseguirà esso per mezzo delle azioni coscienti di uomini nuova vita o ricadrà per sempre nel passato, conservandosi solo negli annali della storia della Società Antroposofica come un evento il quale di certo a suo tempo fu molto importante, ma che oggi è solo di interesse puramente storico poiché, come tutto nel mondo, è soggetto all’inesorabile potere del tempo?

È noto, che nella Società Antroposofica sino ad oggi esistono in merito opinioni diversissime, in parte persino diametralmente opposte. Le differenti interpretazioni di tale questione centrale – senza esagerare si può dire -, accompagnano in modo tragico quasi tutta la storia terrestre della Società Antroposofica. Ma il futuro della Società Antroposofica nel mondo odierno dipenderà dalla risposta reale, spirituale, non solo teorica a questa domanda.

 

Seguendo attentamente le controversie che divampano sempre a nuovo in tale questione, ci si accorge che queste vengono condotte maggiormente su un piano astratto in cui manca il collegamento con la reale esperienza interiore, rimanendo perciò astratta.

Di frequente si va a finire nell’esprimere la primitiva formula insignificante: il Convegno di Natale è riuscito – o non è riuscito.

Simili risposte estremamente semplicistiche possono essere comprese a mala pena, se non come un tentativo incosciente di evitare la vera profondità del problema. Infatti, in una tale affermazione non appropriata e secondo la sua natura dogmatica, in seguito alla sua astrattezza entrambe le risposte si dimostrano errate.

All’affermazione del primo gruppo: «Il Convegno di Natale non è riuscito», si vorrebbe perciò rispondere subito: ma ciò che non può riuscire è soltanto qualcosa di completamente esteriore, amministrativo, un provvedimento puramente terrestre che possiamo abbracciare con lo sguardo in tutte le sue conseguenze nei limiti della realtà fisico-sensibile che ci circonda.

 

Il Convegno di Natale,

come risulta, prima e dopo di esso, da numerose esposizioni di Rudolf Steiner,

possiede un carattere del tutto diverso,infatti secondo la propria essenza esoterica

esso ha le sue radici nel mondo spirituale da cui in origine è emerso

per divenire la sorgente di una nuova evoluzione spirituale e sociale sulla terra.

 

Il Convegno di Natale «è riuscito» sostiene contrariamente al primo gruppo, il secondo gruppo: fino ad oggi viviamo dei suoi frutti. Esso è indipendente dalle nostre imperfezioni umane, poiché Rudolf Steiner ha compiuto questo atto in sé conchiuso, il quale possiede un significato oggettivo per il mondo, indipendentemente dal nostro rapporto con esso.

Ma anche questa risposta nasconde una unilateralità non irrilevante.

Infatti, così come nel primo caso l’attenzione si rivolge solo all’aspetto terrestre del Convegno di Natale, compreso solo esteriormente, così nel secondo caso si concentra esclusivamente nell’aspetto soprasensibile, indipendente da tempo e spazio.

Con un tale modo di considerare, il Convegno di Natale facilmente può divenire un dogma astratto, a dire il vero privo di ogni reale contenuto.

 

Nelle due affermazioni in realtà non viene posta l’attenzione su ciò che è la vera e propria essenza e nel contempo l’elemento del tutto nuovo del Convegno di Natale e con ciò al compito principale di esso che consiste nel congiungere sul piano sociale ciò che è terrestre con ciò che è celeste, ciò che è materiale con ciò che è spirituale, l’umano con il divino, così come fu rappresentato una volta in modo artistico nella doppia cupola del primo Goetheanum.

 

Sarebbe più giusto confrontare il Convegno di Natale con un seme di grano, – un’immagine che nelle parabole dei vangeli è utilizzata molto spesso -, un seme che può essere conservato per decenni nel granaio, il quale esteriormente appare rinsecchito, per così dire morto («non riuscito»), ma nonostante ciò in ogni istante può essere immerso nel terreno della propria anima, nel terreno del cuore in cui vive il presagio del suo mistero, per attendere qui il ricco raccolto di una nuova vita spirituale.

Ma perché questo possa avvenire, il seme affidatoci necessita una nuova vita spirituale, come nella natura esteriore, assistenza e cura animica. Così come il seme comune è in grado di germogliare solo nel calore e nella luce del sole naturale, il seme spirituale del Convegno di Natale ha bisogno di calore e di luce, di cui si parla nella quarta parte della meditazione della Pietra di Fondazione. Ma questo calore e questa luce possono essergli dati solo dall’io umano che per questo si rivolge coscientemente e in libertà al suo archetipo superiore, descritto nella meditazione della Pietra di Fondazione con le parole:

Luce divina,

Cristo-Sole.

 

Naturalmente con ciò non viene ancora data alcuna risposta in riferimento al Convegno di Natale, ma solo un’indicazione delle premesse spirituali, necessarie per il giusto modo di porre la questione. La domanda infatti, non va posta in modo intellettuale, teorico, bensì in modo pratico-occulto e ciò significa che può e deve essere posta in un cammino concreto, in un cammino che conduce all‘esperienza del suo essere spirituale.

 

Questo cammino ha inizio

con una vera comprensione della realtà sensibile-soprasensibile del Convegno di Natale.

• A questo primo grado segue il secondo, descritto da Rudolf Steiner quando dice che ora la Pietra di Fondazione viene posta nei cuori e nelle anime degli uomini.

• Il terzo grado infine consiste nelle «intense azioni con forze di risanamento nel mondo» (O.O. 260,1.1.1924) di tutti i soci della Società Antroposofica, che spiritualmente poggiano sulla Pietra di Fondazione soprasensibile.

 

Questi tre gradi possono essere caratterizzati anche mediante tre espressioni di Rudolf Steiner

durante il Convegno di Natale:

 

1. L’utilizzo del «cuore come organo di conoscenza»

per comprendere l’essere spirituale del Convegno di Natale.

2. «Vivificare il cuore con l’essere vivente Antroposofia».

Senza questo è impossibile posare la Pietra di Fondazione in esso.

3. Seguire la «buona stella» del Convegno di Natale, mediante la quale

gli «Dei» vogliono «condurre» i soci della Società Antroposofica

ad assolvere il loro compito nel mondo esteriore.

 

Il presente lavoro vuole caratterizzare in modo particolarmente profondo il primo grado del cammino indicato, il grado di conoscenza del cuore dell’essere sensibile-soprasensibile del Convegno di Natale.

I due successivi gradi verranno certamente accennati, tuttavia senza un’osservazione approfondita. Il motivo è dovuto al fatto che questi due gradi non consistono tanto nell’afferrare il nostro argomento, ma piuttosto nella loro concreta realizzazione nell’interiorità dell’anima, ciò che può avvenire soltanto mediante un libero atto di volontà individuale dell’uomo, il quale però deve essere colmo di conoscenza del cuore e di volontà di donazione (abnegazione).

 

Il primo passo che conduce ad una più profonda comprensione del Convegno di Natale può essere lo sforzo di trovare una risposta a tre domande che devono emergere dall’anima di ogni antroposofo, se si dedica alle parole di Rudolf Steiner, poste come motto innanzi a questo lavoro.

Nelle prime tre esposizioni si parla della relazione del Convegno di Natale con l’evoluzione dell’umanità, del suo significato per gli antroposofi, vale a dire per gli uomini i quali non rimangono indifferenti nei confronti del destino della causa antroposofica nel mondo e del loro rapporto con Rudolf Steiner stesso. Vogliamo considerarlo da più vicino.

 

• Nella prima esposizione Rudolf Steiner collega il Convegno di Natale spiritualmente con la svolta dei tempi, vale a dire con gli eventi della vita terrena del Cristo Gesù e la loro culminazione nel Mistero del Golgota.

Rudolf Steiner stesso vide il Convegno di Natale entro la storia terrestre come un evento che appartiene direttamente alla corrente spirituale proveniente dal Mistero del Golgota e da esso si riversa nell’intera evoluzione della terra. Egli, in generale estremamente riservato nei confronti di tutto ciò che riguardava il proprio lavoro, in questo caso fece un’eccezione e richiamò l’attenzione al significato centrale del Convegno di Natale per il destino del cristianesimo esoterico.

 

• La seconda esposizione riguarda il rapporto interiore di ogni singolo antroposofo con il Convegno di Natale. Le parole in merito a tale rapporto vengono pronunciate con un tono apodittico inusuale per Rudolf Steiner, nel rilevare espressamente la necessità di una decisione personale – decisione veramente di importanza centrale per gli ulteriori destini della causa antroposofica nel mondo. In tale contesto l’esempio di Rudolf Steiner stesso assume un particolare significato. Infatti, egli ci mostra in tutte le sue parole e le sue azioni fino alla fine della sua vita, assoluta fedeltà alla decisione presa una volta:

«In un certo senso esiste anche una promessa nei confronti del mondo spirituale.

Questa promessa verrà assolta in modo inviolabile.» (O.O. 240, 18.7.1924).

 

• Nella terza esposizione infine si tratta del significato del Convegno di Natale per Rudolf Steiner stesso, quale maestro guida cristiano nel nostro periodo. Il moderno iniziato è in grado di compiere simili «cose possenti» soltanto con la «forza del Cristo», vale a dire solo con la sua benedizione e il suo aiuto. Ma questo significa, che la chiave più importante alla comprensione di ciò che ha compiuto Rudolf Steiner durante il Convegno di Natale fu la realizzazione delle parole mistero dell’apostolo Paolo «Non io ma il Cristo in me».

 

E ciò che fu «possente» in questo avvenimento consiste nel fatto, che l’antroposofia,

la quale fino a quel momento era una «questione terrestre», divenne grazie al Convegno di Natale,

quale conseguenza della libera azione di un io umano, una «questione cosmica»,

vale a dire una questione che ora riguardava anche le gerarchie divino-spirituali.

 

E’ possibile avvicinarsi veramente all’essere spirituale di questo evento solo se si trova una risposta alle domande che emergono dall’anima nel leggere queste parole di Rudolf Steiner. Anzitutto si farà l’esperienza, che è impossibile dare delle risposte intellettuali, astratte. Infatti, che cosa significa l’espressione che il Convegno di Natale è un «inizio di svolta universale dei tempi»?

Di certo non richiama solo l’attenzione al suo collegamento con il Mistero del Golgota, ma è un appello, rivolto alla nostra volontà, di dedicare, attraverso l’unione con lo Spirito del Convengo di Natale, tutte le nostre forze a questo evento centrale del XX secolo sul piano fisico1, di trasformare la nostra vita al servizio di questo «inizio di svolta universale dei tempi», «al quale vogliamo dedicarci per la cura piena di abnegazione della vita spirituale». (0.0. 260).

 

Non è meno significativa la seconda domanda. Anche questa si rivolge direttamente alla nostra volontà: deve essere tutto per noi il Convegno di Natale, come esso era tutto per il nostro maestro Rudolf Steiner. In merito a queste parole non possono esserci compromessi. Esse ci esortano qui ed ora a prendere la decisione di dare un nuovo orientamento alla nostra volontà, di intraprendere veramente il cammino.

 

La terza esposizione del maestro solleva infine un ulteriore velo del mistero.

Il Convegno di Natale fu possibile solo mediante la diretta cooperazione del Cristo.

 

Nell’osservazione esoterica, questo significa che esso è stato voluto dal Cristo stesso e il cammino che questo Convegno di Natale può divenire per gli antroposofi, è il cammino corrispondente al tempo verso il Cristo, è la possibilità data oggi a tutti gli uomini di diventare servitori del Cristo e aiutanti nel processo di realizzazione del più importante compito spirituale del presente.

Soltanto chi è in grado di comprendere queste tre esposizioni di Rudolf Steiner (e il loro numero potrebbe essere moltiplicato con facilità) in tutta la loro profondità e in tutto il loro significato, ha il diritto di parlare di ciò che è veramente il Convegno di Natale. Un intenso lavoro interiore per comprendere questo evento nel suo essere spirituale, condurrà a porre le domande fondamentali in modo diverso.

Nel senso dei Nuovi Misteri quindi, oggi la domanda non consiste nell’astratta controversia, se il Convegno di Natale sia «riuscito» o «non» sia «riuscito», bensì nella libera e individuale decisione di seguire o di non seguire il cammino reso accessibile da esso. Detto diversamente, non si tratta soltanto di conoscenza, ma è anche una questione di volontà. E così il verbo «wollen» («vogliamo») è la parola conclusiva della meditazione della Pietra di Fondazione.

 

Infatti, solo se immergiamo veramente nella nostra volontà

il contenuto spirituale del Convegno di Natale, esso può assolvere il suo compito,

nell’essere sorgente di ciò che è veramente buono nel mondo:

Affinché diventi buono,

Ciò a cui noi

Con i nostri cuori vogliamo dare fondamento,

Ciò che con i nostri capi

Vogliamo condurre

Diretto alla meta.

 

A questo elemento della volontà, o a ciò che è la stessa cosa, all’elemento del Cammino, fanno riferimento le seguenti parole di Rudolf Steiner poste da egli innanzi alla prima pubblicazione della meditazione della Pietra di Fondazione nel notiziario del 13 gennaio 1924:

«Il terreno nel quale la ‘Pietra di Fondazione’ venne posta

non poteva essere che quello dei cuori e delle anime delle persone riunite nella società,

e la ‘Pietra di Fondazione’ stessa deve essere

lo stato d’animo che scaturisce dalla vita antroposofica.

Questo stato d’animo si forma, secondo le esigenze del tempo presente,

dalla volontà di trovare attraverso l’approfondimento dell’anima

la via alla veggenza spirituale e alla vita che proviene dallo spirito». (O.O. 260a).

 

Detto con altre parole, la volontà di vedere nello spirito – e questo significa anzitutto in quello spirito concreto di cui si parlava nel Convegno di Natale, – come pure la cosciente vita antroposofica scaturita da esso, costituiscono l’impulso fondamentale del Convegno di Natale, per così dire la sua essenza esoterica.

 

Rudolf Steiner potè quindi dire, rivolgendosi a tutti i soci della Società Antroposofica:

«Nel contempo vorrei fare un appello rivolto ad ogni socio della Società Antroposofica di collaborare affinché questo Convegno di Natale possa posare la Pietra di Fondazione della vita antroposofica nel cuore dei nostri soci e non finisca di continuare a svilupparsi sempre di più veramente quale germe di vita e possa così entrare nella Società Antroposofica una vita sempre più intensa» (0.0. 260a, 28.1.1924).

 

Troviamo lo stesso motivo riguardante la volontà anche nel primo paragrafo dello «statuto» della Società Antroposofica fondata a nuovo:

«La Società Antroposofica vuole essere una unione di uomini che vogliono aver cura della vita dell’anima nell’uomo singolo e nella società umana sulla base di una vera conoscenza del mondo spirituale» (0.0. 260a).

 

Perciò Rudolf Steiner, quando per la prima volta rese pubblico nel notiziario ai soci della Società Antroposofica lo «statuto», egli rilevò che «però non è uno ‘statuto’», ma solo «una descrizione di quanto vorrebbero compiere uomini nel contesto di una vita puramente umana – come Società Antroposofica» – (0.0. 260a, 13.1.1924; corsivo di R. Steiner) e questa descrizione deve sostituire uno «statuto» comune.

Infine, egli, per la terza volta richiamò l’attenzione a queste «vie della volontà» nelle Massime, scritte dopo il Convegno di Natale e dedicate al cammino di conoscenza antroposofica, alla luce dei misteri micheliani.

 

Le Massime trattano della discesa dell’uomo nel mondo dei sensi esteriori

e del suo nuovo compito sulla terra, per il cui compimento

egli deve unire la sua volontà terrena alla volontà cosmica di Michele.

«E’ compito di Michele, ricondurre l’uomo sulle vie della volontà da dove è venuto, poiché egli è disceso sulle vie del pensare dall’esperienza del soprasensibile all’esperienza del sensibile con la sua coscienza terrena» (0.0. 26).

 

Con ciò Rudolf Steiner rilevò il fondamento esoterico di questo cammino, come voluto da Michele, il volto solare del Cristo, il quale come spirito del tempo guida l’attuale evoluzione dell’umanità.2

Da tutto ciò risulta chiarissimo che i Nuovi Misteri cristiani non sono antichi misteri della saggezza, bensì sono moderni misteri della volontà. In tal senso essi rappresentano una continuazione e metamorfosi micheliana («dai segni del tempo») della principale corrente del cristianesimo esoterico, conosciuta con il nome di corrente rosicruciana.

 

Del suo cammino di iniziazione, il solo adatto per l’uomo dell’era moderna,

e degli esercizi ad esso collegati Rudolf Steiner dice:

«…domina quindi ovunque nel fondamento degli esercizi rosicruciani

una particolare disciplina dell’elemento della volontà» (O.O. 104, 19.6.1908).

Infatti, l’iniziazione rosicruciana

«conta soprattutto sull’intensificazione e il rafforzamento della volontà interiore»

ed è perciò rivolta alla formazione della volontà» (O.O. 97, 30.11.1906).3

 

Poiché tuttavia l’iniziazione rosicruciana fino dai primi inizi considerava come proprio «massimo ideale» il riconoscimento del «valore umano e della dignità umana» (O.O. 131, 5.10.1911), essa non agisce mai direttamente sulla volontà bensì la rispetta come intoccabile e «sacra nell’intimo dell’anima» (ibidem).

Una simile iniziazione agisce quindi nella volontà solo indirettamente,

per mezzo dello spirito, vale a dire attraverso la comprensione dell’uomo.

 

In merito Rudolf Steiner espresse:

• Nell’iniziazione rosicruciana «non» doveva … «avvenire… un’azione sull’elemento della volontà… si trattava proprio del fatto, che mediante l’esclusione dell’azione diretta sulla volontà veniva data dallo spirito per via indiretta la più pura azione spirituale» (ibidem).

All’interno di questa corrente centrale del cristianesimo esoterico nel nostro tempo agisce l’Antroposofia e il Convegno di Natale, il quale sulla terra costituisce l’apice di esso, è fondato su questo principio puramente spirituale.

 

È per questo che Rudolf Steiner durante la Posa della Pietra di Fondazione della Società Antroposofica Universale

(il 25 dicembre 1923) parlò dell’apparizione dello spirito

«che qui domina nella splendente luce di pensiero attorno alla dodecaedrica pietra d’amore»

che gli antroposofi vogliano «portar fuori nel mondo, là dove possa illuminare e riscaldare

per il progresso delle anime umane, per il progresso del mondo». (O.O. 260).

 

Queste parole, le quali attraverso lo spirito del Convegno di Natale si rivolgono alla volontà e la riempiono di luce della conoscenza spirituale e di calore del cuore, corrispondono esattamente alle parole di Rudolf Steiner pronunciate quasi dodici anni prima, con le quali egli caratterizzò il cammino di conoscenza rosicruciano-antroposofico:

«Nel comunicare con l’altro Uomo sull’accedere al sentiero di conoscenza dello spirito, dal sentiero spirituale viene inviata la luce e il calore, che poi possono anche infiammare la volontà; tuttavia sempre per Via indiretta attraverso lo spirito, mai diversamente». (O.O. 131, 5.10.1911).

 

In una delle sue lettere ai soci scritte poco dopo il Convegno di Natale, Rudolf Steiner espresse:

«Dipende del tutto dall’uomo se l’Antroposofia viene da egli solo presentata o vissuta»

(O.O. 260a, lettera nr. 6; corsivo di R. Steiner).

Questo vale anche per l’essere spirituale del Convegno di Natale.

 

Infatti, dipende unicamente dalla buona volontà di ogni singolo antroposofo, che nella propria anima essa rimanga un’immagine astratta degli avvenimenti svoltisi alla fine del primo terzo del secolo scorso, o diventi un’esperienza interiore, che apre la porta allo spirito il quale riempie la sua volontà con la luce e con il calore del mondo spirituale, di cui noi oggi abbiamo bisogno per assolvere i compiti connessi all’inizio del nuovo millennio, postici da Rudolf Steiner.

 

In questa luce l’unione con l’essere del Convegno di Natale e le sue mete

è anzitutto un libero atto della volontà umana, che deve tuttavia essere preceduto

dalla comprensione dello spirito del Convegno di Natale, come sopra descritto.

 

Il presente lavoro vuole essere un contributo a tale comprensione.

Perciò esso si rivolge solo a colui, il quale vuole intraprendere veramente

il cammino dell’esperienza del Convegno di Natale, quale centro dei Nuovi Misteri cristiani.

 

Il suo fondamento è la Pietra di Fondazione,

la quale da allora può essere posta da ogni antroposofo nel proprio cuore,

come simbolo reale di fedeltà nei confronti del cammino scelto.

 

La Società Antroposofica Universale fu fondata durante il Convegno di Natale,

quale ultima opera terrena del grande maestro, su questa pietra, «che i costruttori hanno scartata»

(possano gli antroposofi sfuggire a questo tragico destino!),

la quale tuttavia ciononostante è «diventata pietra angolare» (Luca 20,17).

Affinché possiamo rimanere fedeli a quest’opera di Rudolf Steiner,

alla quale egli nelle azioni ha donato tutto, affidando la cura di essa al cuore dei suoi allievi.

 


 

Note:

1 – L’evento centrale del XX secolo nella sfera soprasensibile è la nuova rivelazione del Cristo nell’eterico.

2 – Nella meditazione di Michele a conclusione del suo «ultimo discorso» (vedi O.O. 238, 28.9.1924) Rudolf Steiner rilevò la necessità di compenetrare in questo modo la propria volontà con la «volontà cosmica» di Michele.

3 – L’iniziazione rosicruciana si differenzia in tal senso dall’iniziazione orientale, la quale accentua maggiormente il pensare e da quella gnostica-cristiana che segue la via del sentimento (vedi ibidem).

 

 

By | 2020-01-16T01:07:22+01:00 Gennaio 16th, 2020|LA PIETRA DI FONDAZIONE|Commenti disabilitati su 00 – PREFAZIONE