////01 – DISCORSO PRELIMINARE E INTRODUZIONE AL CORSO

01 – DISCORSO PRELIMINARE E INTRODUZIONE AL CORSO

Discorso preliminare e introduzione al corso.

O.O. 327 – Impulsi scientifico-spirituali per il progresso dell’agricoltura – 07.06.1924


 

Discorso preliminare e introduzione al corso

L’emancipazione della vita umana e animale dal mondo esteriore

 

Sommario: La vita planetaria. La vita terrestre. La vita della silice nel mondo. Piante annuali. Piante perenni. Gli intervalli periodici nel sorgere dei pianeti.

 

Penso con profonda gratitudine alle parole pronunciate or ora dal conte Keyserlingk. È infatti giustificato non solo un senso di gratitudine da parte di chi può accogliere qualcosa dall’antroposofia, ma si tratta in un certo senso anche di un vero ringraziamento da parte dell’impulso antroposofico, un ringraziamento che deve essere sentito da tutti coloro che prendono parte ad attività antroposofiche, un ringraziamento che si può sentire profondamente. Perciò desidero ringraziare di tutto cuore per le parole che sono state dette proprio nel nome dello spirito dell’antroposofia.

 

La possibilità di tenere questo corso di agricoltura proprio qui in casa del conte e della contessa Keyserlingk è una circostanza che ci riempie di profonda soddisfazione. Dalle mie visite precedenti so bene quale meravigliosa atmosfera domini a Koberwitz, intendo dire soprattutto atmosfera spirituale-animica, e so bene come proprio l’atmosfera spirituale-animica che vive qui sia la migliore premessa per quello che dovrà venir esposto durante questo corso.

 

Quando il conte Keyserlingk ha fatto rilevare che forse qualcuno potrebbe lamentare qualche disagio (in questo caso si trattava delle euritmiste, ma l’accenno poteva riferirsi anche ad altri visitatori provenienti da lontano), pensando al motivo per cui siamo qui riuniti gli si potrebbe rispondere che per questo corso di agricoltura non avremmo potuto trovare migliore ospitalità di quella che ci può dare questa eccellente tenuta agricola condotta in modo così esemplare. Per tutto ciò che si realizza in campo antroposofico non deve mancare la necessaria nota ani-mica dell’ambiente, e per l’agricoltura questo avverrà senza dubbio in questo luogo.

 

Tutto quindi mi spinge a rinnovare la mia massima gratitudine per la famiglia Keyserlingk, gratitudine alla quale si assocerà certo anche la signora Steiner, per la possibilità di trascorrere proprio qui queste giornate di festa e anche di lavoro, Devo anche far rilevare che, proprio perché siamo qui a Koberwitz, in questi giorni di festa vivremo uno spirito agricolo legato al movimento antroposofico. È stato infatti proprio II Conte Keyserlingk a starci vicino fin dall’inizio col consiglio, con l’azione e con la sua opera piena di dedizione quando a Stoccarda, partendo dal “Kommende Tag”, si presero delle iniziative per l’agricoltura; col suo spirito intimamente e profondamente legato al mondo agricolo, egli diede allora l’impronta per quello che potevamo fare nel settore agricolo. Posso quindi dire che è stato un profondo richiamo, partito dall’intimo del nostro movimento, quello che ci ha condotti con tanta naturalezza qui a Koberwitz, nel momento in cui il conte Keyserlingk ci ha voluto presso di sé. Devo anche esprimere la convinzione che ognuno dei partecipanti è venuto qui volentieri per il nostro corso, e questo ci dà motivo di esprimere sentitamente la nostra profili, da gratitudine per la famiglia Keyserlingk, che si è dichiarata disposta ad accoglierci in questi giorni con le nostre iniziative.

 

Per quanto mi riguarda tale gratitudine è profondamente sentita, e prego la famiglia Keyserlingk di accoglierla anche come mia espressione personale. So che cosa significhi ricevere per lunghi giorni un così alto numero di partecipanti, nel modo che il mio presentimento mi annuncia, e nel mio ringraziammo desidero anche far presente che sono ben conscio delle difficoltà esistenti per una casa lontana dalla città nell’ospitare una simile manifestazione. Comunque si presentino i disagi di cui ha parlato il conte Keyserlingk (naturalmente non quale rappresentante della “politica interna”, ma in questo caso di quella “estera” verso la nostra manifestazione) sono convinto che ognuno di noi certamente tornerà a casa soddisfatto per quanto si riferisce all’ospitalità ricevuta.

 

Che poi ognuno tomi altrettanto soddisfatto del corso stesso sarà naturalmente ancora da vedere ed eventualmente da discutere, anche se cercheremo di arrivare comunque negli ultimi giorni a discutere i diversi aspetti degli argomenti che avremo trattati. Sebbene da molte parti sia stato a lungo coltivato il desiderio che questo corso avesse luogo, si deve pensare che questa è la prima volta che io assumo l’impegno di tenere un corso del genere sulla base delle conoscenze antroposofiche. Esso implica molte cose, e vedremo che gli interessi dell’agricoltura si ricollegano da ogni parte con i massimi interessi della vita umana, e che non esiste quasi campo della vita che possa prescindere dall’agricoltura. Da ogni lato gli interessi della vita umana confluiscono nell’agricoltura. Naturalmente noi toccheremo soltanto la parte centrale dell’agricoltura, ma questo ci condurrà spontaneamente anche verso qualche via laterale, che risulterà inevitabile proprio perché quel che dirò poggerà su basi schiettamente antroposofiche. In particolare mi si dovrà scusare se l’odierna introduzione prenderà le mosse tanto da lontano che qualcuno stenterà a trovare il nesso con una specifica trattazione di carattere agricolo. Le considerazioni successive dovranno per altro poggiare su quel che dirò oggi, in apparenza distante dall’argomento centrale.

 

Proprio l’agricoltura è stata toccata, e gravemente, dall’insieme della vita culturale del nostro tempo moderno. Soprattutto in materia economica, la vita culturale moderna ha assunto un carattere distruttivo la cui estensione viene oggi avvertita da pochi. Contro questa tendenza cercarono di opporsi le iniziative economiche derivate dal nostro movimento antroposofico. Erano imprese economiche create da commercianti e da altri operatori economici. Purtroppo essi non sono riusciti a realizzare in ogni direzione le intenzioni originarie, anche per il semplice motivo che il nostro tempo alberga troppe forze contrarie alla giusta comprensione di simili cose, li singolo si trova spesso impotente di fronte alle forze operanti nella realtà, e per questo è avvenuto che nelle iniziative economiche scaturite dal movimento antroposofico non si sia neppure giunti a considerare e discuterne gli elementi fondamentali. Infatti di che cosa si trattava in pratica?

 

Per uscire dal generico e per entrare nel concreto voglio spiegarlo con un esempio tratto dall’agricoltura. Oggi esistono libri e conferenze di economia politica di ogni genere che contengono anche capitoli sull’agricoltura dal punto di vista economico e sociale; in essi si discute sul come si debba configurare l’agricoltura secondo i principi socio-economici. Tutto l’insieme, sia le conferenze sia i libri di economia politica, sono però un evidente nonsenso, oggi per altro largamente diffuso e creduto dappertutto, perché ognuno dovrebbe certo sapere che si può parlare di agricoltura, anche sotto il profilo sociale, soltanto se si pone a base del proprio discorso l’agricoltura stessa, sapendo davvero che cosa significhi coltivare barbabietole, patate e cereali. Senza di ciò è impossibile parlare di economia politica. Queste cose devono scaturire dai fatti stessi e non da considerazioni teoriche. Se lo si dice a persone che hanno ascoltato all’università un certo numero di corsi di economia politica riferiti all’agricoltura, il ragionamento appare loro del tutto assurdo, perché a loro la questione sembra ormai risolta. Ma non è così; sull’agricoltura può parlare soltanto chi trae il suo giudizio dal campo, dalla foresta e dagli allevamenti di bestiame. Dovrebbero cessare ogni discorso di economia politica che non parta dalla stessa. Finché non ci si accorge che i discorsi di economia politica sono mere chiacchiere che sorvolano sulla vera realtà, non si giungerà a nulla di proficuo, né in agricoltura né in altri campi.

 

Si ha l’illusione di credere che sia possibile parlare in ogni caso di ogni argomento anche senza capirne nulla, perché non si è capaci di spingersi fino ai fondamenti di ogni singolo campo della vita. Ognuno può certamente considerare barbabietola una barbabietola, considerarne l’aspetto, la maggiore o minore resistenza al taglio, il colore e i suoi componenti. Tutto questo si può fare, ma in tal modo non si è affatto compresa la barbabietola, e soprattutto non si è compreso il nesso vitale della barbabietola col suo terreno, con la stagione in cui matura e così via.

 

Faccio spesso un paragone per chiarire il problema in altri campi della vita; dico cioè che guardando un ago magnetico si osserva che è orientato verso nord con una delle estremità e verso sud con l’altra. Cercandone la causa non viene in mente a nessuno di attribuirla all’ago stesso; la si attribuisce alla terra intera cui si riconosce da un lato un polo nord e dall’altro un polo sud. Direbbe una sciocchezza chi affermasse che le cause dell’orientamento dell’ago magnetico risiedono nell’ago stesso; tale orientamento può essere compreso soltanto se si conosce il suo rapporto con l’intera terra.

 

Un’assurdità simile a quella ora scartata per l’ago magnetico viene considerata sensata da molta gente in altri campi della vita. Se abbiamo dinanzi a noi una barbabietola in crescita nel suo terreno, è assurdo considerarla come essa si presenta nei suoi stretti limiti, mentre nel suo crescere essa è forse in quel momento dipendente da innumerevoli fattori esistenti magari non sulla terra, ma nell’intero cosmo circostante. Oggi è quello invece il modo di spiegare molti fenomeni, di organizzare molti aspetti pratici della vita, come se si avesse a che fare soltanto con cose strettamente limitate e non con azioni provenienti dall’intero universo. Singoli settori della vita hanno spaventosamente sofferto per questo fatto, e tale sofferenza sarebbe ancora più evidente se, nonostante tutta la scienza del nostro tempo, non ci fosse ancora un po’ dell’istinto con cui si lavorava quando non vi era la scienza a dirci quanti grammi di carne e quanti cavoli si devono mangiare per essere in armonia con una giusta fisiologia umana. Molti hanno anche a portata di mano una bilancia su cui pesare tutto quanto devono poi mettere nel piatto. Va da sé che si debba avere qualche nozione di queste cose, ma bisogna anche pensare che per fortuna l’interessato sente poi anche la fame, se per caso non gli basta quanto gli è stato prescritto; per fortuna questo istinto esiste ancora.

 

Gli istinti erano alla base di tutto quel che gli uomini facevano prima che in questo campo si inserisse la scienza, e quegli istinti agivano spesso con sicurezza. Ancor oggi si può rimanere veramente sorpresi quando si leggono in antichi calendari agricoli le norme per la coltivazione, e si osserva quanto sia saggio e ragionevole ciò che vi è espresso; l’uomo sicuro del proprio istinto ha infatti in queste cose la possibilità di evitare la superstizione. Come in simili calendari si trovano in materia di agricoltura profondissime massime per la semina e il raccolto, così vi si trovano anche, per distanziarsi da ogni possibile fantasticheria, massime come la seguente: «Se il gallo canta sul letame, cambia il tempo o ugual rimane». Per allontanare la superstizione certo non manca l’umorismo in questi elementi istintivi.

 

Parlando qui dal punto di vista dell’antroposofia, non si tratta certo di tornare agli antichi istinti, ma di attingere da una conoscenza spirituale più profonda quel che l’istinto, divenuto malsicuro, potrà dare sempre meno. Perciò è necessario osservare più ampiamente la vita delle piante, degli animali e delle terra stessa, osservare i fenomeni fin nel loro aspetto cosmico.

 

Da un certo lato è senz’altro giusto non collegare in maniera banale la piovosità del tempo con le fasi lunari, me una volta è proprio accaduto quel che ora racconto. Ho spesso riferito in altre occasioni che a Lipsia insegnavano due professori; uno di essi, Gustav Theodor Fechner, era un uomo dotato di parecchie sicure intuizioni; non proprio per superstizione, egli aveva potuto osservare che certi periodi di maggiore o minore piovosità erano legati al movimento della luna attorno alla terra; gli risultava come una necessità da indagini statistiche. Il suo collega, il famoso professor Schleiden, in un tempo in cui si trascuravano simili osservazioni, negò recisamente il fenomeno per motivi di razionalità scientifica. Questi due professori dell’università di Lipsia erano sposati, e il prof. Fechner, uomo discretamente dotato di umorismo, propose di far decidere la questione alle mogli. A quei tempi a Lipsia vi era una particolare abitudine, perché non era tanto facile procurarsi l’acqua per lavare la biancheria; bisognava cioè andarla a prendere lontano. Si usava quindi porre anfore e botti per raccogliere F acqua piovana, e lo facevano sia la signora Schleiden che la signora Fechner. Esse però non avevano abbastanza posto per esporre le botti contemporaneamente. Il prof. Fechner suggerì che se il periodo era veramente indifferente, se il suo collega aveva ragione, la signora Schleiden poteva benissimo esporre le sue botti nel periodo che secondo le indicazioni ricavate dalle fasi lunari doveva essere meno piovoso, mentre la signora Fechner poteva farlo nei periodi in cui, secondo quegli studi, doveva piovere di più. Se la teoria fosse stata assurda, la signora Schleiden non avrebbe fatto difficoltà. Inutile dire che la signora Schleiden non si lasciò convincere dal marito, e preferì regolarsi secondo i dati del prof. Fechner, piuttosto che secondo l’opinione di suo marito.

 

Così, la scienza può essere esatta, ma la pratica non può fare affidamento completo su quell’esattezza. Noi non intendiamo parlare con quel linguaggio, intendiamo parlare seriamente. Ho voluto ricordare l’episodio per mettere in evidenza che si deve guardare più lontano di quanto oggi non si usi, quando ci si occupa di ciò che rende possibile la vita fisica umana sulla terra, quando ci si occupa di agricoltura.

Non so se quel che oggi l’antroposofia può già dare possa soddisfare sotto tutti gli aspetti, ma è doveroso cercare di esporre ciò che essa può dare per l’agricoltura.

 

Come introduzione vorrei quindi incominciare accennando a un fatto importantissimo nella nostra vita terrestre relativo all’agricoltura. Quando si parla di qualcosa, oggi si ha l’abitudine di dare la massima importanza a componenti lirici e chimici; noi vogliamo invece provare a non partire dai componenti fisici e chimici, ma da qualcosa che sta dietro ad essi e che ha ugualmente una grande importanza per la vita delle piante da un lato, e degli animali dall’altro. Se osserviamo la vita dell’uomo, e fino a un certo punto anche quella degli animali, notiamo in essi una grande emancipazione dalla vita del mondo esteriore. Quanto più ci avviciniamo all’uomo, tanto più forte ci si manifesta tale emancipazione. Nella vita umana e animale troviamo manifestazioni che oggi ci appaiono completamente indipendenti da influssi extraterrestri o provenienti dell’atmosfera circostante. Non solo il comportamento appare così, ma risulta perfino esatto in relazione a diversi aspetti della vita umana. Sappiamo così che i dolori di certe malattie si esacerbano sotto f influsso di particolari condizioni atmosferiche, ma sappiamo già con minore certezza che certe malattie dell’uomo e certi fatti della vita decorrono, nei loro rapporti di tempo, imitando processi naturali, senza però coincidere, sia per l’inizio sia per la fine, con quei processi naturali. Ci basti ricordare che un fenomeno importantissimo come la mestruazione femminile ha un decorso che segue le fasi lunari, senza che il principio o la fine di essa coincida con quelle fasi. Vi sono molti fenomeni più sottili, sia nell’organismo maschile sia in quello femminile, che riflettono ritmi naturali.

 

Volendo andare più a fondo, si potrebbe anche comprendere meglio molto di ciò che si svolge nella vita sociale, se si arrivasse per esempio ad affermare la periodicità delle macchie solari.

Non si guardano però questi fenomeni, perché ciò che nella vita sociale umana può corrispondere alla periodicità delle macchie solari non inizia quando iniziano le macchie solari e non finisce quando quelle finiscono, ma se ne è emancipato. Il fenomeno mostra la stessa periodicità, lo stesso ritmo, ma non coincide temporalmente; si attiene alla periodicità e al ritmo, ma si rende indipendente. Quando si asserisce che la vita dell’uomo è un microcosmo che imita il macrocosmo, chiunque può rispondere che si tratta di un’assurdità. Quando si dice che in certe malattie esiste una periodicità di sette giorni per la febbre, si può obiettare che, manifestandosi certi fenomeni esterni, anche la febbre dovrebbe manifestarsi con loro, decorrere parallela e cessare quando essi cessano. La febbre però non si comporta così, ma si attiene al suo ritmo interno, anche se l’inizio e la fine non coincidono nel tempo con le circostanze esterne.

 

Rispetto al cosmo tale emancipazione è quasi totale per la vita umana; per la vita animale lo è meno. La pianta è invece immersa in alto grado nella generale vita della natura, anche in quella dell’elemento terrestre periferico. Non si può quindi comprendere la vita delle piante senza considerare che tutto quanto esiste sulla terra è soltanto un riflesso di ciò che avviene nel cosmo. Nell’uomo è nascosto, perché egli se ne è emancipato e porta in sé soltanto il ritmo interiore. Per la pianta la dipendenza è però vera nel senso più reale; oggi vorrei parlare di questo argomento in via introduttiva.

 

Nello spazio celeste la terra è circondata anzitutto dalla luna e quindi dagli altri pianeti del nostro sistema planetario. Nell’antica scienza istintiva che annovera anche il Sole fra i pianeti, essi venivano elencati in quest’ordine: Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno. Prescindendo da ogni considerazione astronomica, vorrei accennare alla vita planetaria nelle sue relazioni con l’elemento terrestre. Se teniamo conto della vita terrestre nella sua totalità, qui dobbiamo considerare come, nella complessiva vita terrestre, un grandissimo compito spetti a quella che vorrei chiamare la vita della sostanza silicea nel mondo. La sostanza silicea si trova per esempio nel nostro bel quarzo, vi è contenuta nella forma di cristalli prismatici e piramidali. La sostanza silicea si trova combinata con l’ossigeno nei nostri cristalli di quarzo. Immaginando di eliminare l’ossigeno, che nel quarzo è appunto combinato con la silice, rimane il cosiddetto silicio. Abbiamo così la sostanza che la chimica annovera fra gli elementi quali l’ossigeno, l’azoto, l’idrogeno, lo zolfo e così via. Abbiamo dunque il silicio che si unisce con l’ossigeno per formare la silice; non dobbiamo comunque dimenticare che il silicio contenuto nel quarzo costituisce il ventisette o il ventotto per cento della materia ché si estende sulla superficie terrestre. Ogni altra sostanza vi si trova in proporzione minore; solo l’ossigeno si trova nella proporzione del quarantasette o quarantotto per cento. Vi è quindi molto silicio sulla terra.

 

Certo che quando il silicio si trova in minerali come il quarzo, esso si presenta in una forma che appare di scarsa importanza guardando il lato materiale esteriore, il terreno e la crescita delle piante; cosa che appunto spesso si dimentica, Esso infatti non è solubile in acqua, non ne è permeabile, e perciò sembra avere poco a che fare con le consuete e banali condizioni della vita. Ma se si guarda la coda cavallina, l’equiseto, in questa pianta si ha un contenuto di silice pari al novanta per cento, si ha lo stesso quarzo in suddivisione finissima. Si può cosi comprendere l’enorme importanza della silice, del quarzo. Esso costituisce quasi la metà di ciò che incontriamo stilla terra.

 

Lo strano è che la silice è così poco notata da venir quasi del tutto esclusa proprio dalle cose in cui potrebbe agire con straordinaria utilità. Nella medicina che deriva dall’antroposofia, la sostanza silicea rappresenta un componente essenziale di parecchi medicamenti; tutta una serie di malattie viene curata con silice somministrata per via interna o in bagni, perché quasi tutto ciò che in casi di malattia si manifesta con stati abnormi dei sensi, che non giace però nei sensi stessi pur manifestandosi in essi, anche in quelli interni, ciò che qua e là produce dolori negli organi, tutto questo viene molto influenzato proprio dal silicio. Anche in quella che con termine tradizionale si designa come economia della natura la silice svolge una funzione importantissima; il silicio non è infatti presente soltanto là dove lo troviamo, vale a dire nel quarzo o nelle rocce affini, ma anche dappertutto nell’atmosfera in forma estremamente diffusa. La metà della terra di cui disponiamo è fatta in realtà di silice; si tratta del quarantotto per cento circa. Quale è ora la sua funzione? Dobbiamo domandarcelo in forma di ipotesi.

 

Se nel mondo che ci circonda avessimo soltanto la metà della silice esistente, avremmo piante che più o meno sarebbero tutte di forma piramidale con fiori tutti atrofizzati; tutte le piante avrebbero pressappoco la forma delle cactacee, che ci sembra così anormale. I cereali assumerebbero forme assai comiche: gli steli sarebbero spessi in basso, perfino carnosi, e le spighe atrofiche; non avremmo nessuna vera spiga.

 

Questo da un lato. Dall’altro abbiamo le sostanze calcaree e quelle affini; anche se non diffuse come le sostanze silicee, si trovano anch’esse dappertutto sulla terra, e devono esservi. Il calcio, il potassio, il sodio devono anch’essi esistere. Se fossero presenti sulla terra in misura minore di quanto in effetti non siano, avremmo piante con soltanto uno stelo finissimo, piante che avrebbero in gran parte fusti avviticchianti, avremmo piante simili a liane. I fiori arriverebbero sì ad aprirsi, ma sarebbero sterili e inoltre privi di particolari sostanze nutritive. Soltanto nell’equilibrio, nella cooperazione di queste due forze, per le quali ho scelto due sostanze rappresentative, nell’azione combinata delle sostanze di tipo calcareo e di tipo silicico la vita della pianta si svolge secondo le forme che oggi ci sono familiari.

 

Facciamo un passo avanti. Tutto ciò che vive nell’elemento silicico ha forze che non provengono dalla terra, ma dai cosiddetti pianeti esterni: Marte, Giove e Saturno. Quel che emana da questi pianeti agisce sulla vita delle piante attraverso la silice e i suoi affini. Per contrapposto le forze dei pianeti cosiddetti interni: Luna, Mercurio e Venere, agiscono sulle piante e stilla vita animale della terra attraverso l’’elemento calcareo. Parlando di qualsiasi terreno coltivabile possiamo così dire che vi operano forze di natura silicica e forze di natura calcarea. Nell’elemento silicico operano le forze di Saturno, Giove e Marte; in quello calcareo operano Luna, Venere e Mercurio.

 

Passiamo ora a considerare le piante come tali. Nella loro vita dobbiamo osservare due aspetti: il primo è che tutto l’essere della pianta, e l’intera specie cui essa appartiene, si conserva in se stesso, e sviluppa una forza riproduttiva grazie alla quale la pianta può generarne un’altra simile. Il secondo aspetto è che la pianta, appartenente a un regno relativamente inferiore della natura, serve di nutrimento per i regni naturali superiori. Questi due aspetti nel divenire delle piante hanno a tutta prima poco a che fare l’uno con l’altro perché, se ci si riferisce al processo di sviluppo che va dalla pianta madre alla pianta figlia e da questa alle piante successive, può essere del tutto indifferente per le forze plasmatrici della natura che la pianta venga da noi mangiata, ci serva da nutrimento, oppure no. Si tratta di due sfere di interesse completamente diverse Luna dall’altra, ma nondimeno nel contesto delle forze della natura le cose agiscono in modo che tutto ciò che ha a che fare con le forze intime di riproduzione, di accrescimento, tutto ciò che porta le piante da una generazione all’altra è compenetrato dalle forze cosmiche sulla terra, vale a dire dalla Luna, da Venere e da Mercurio, attraverso l’elemento calcareo. Se vogliamo considerare soltanto quel che ci si presenta nelle piante che non mangiamo, ma che si riproducono soltanto, guardiamo ad esse come se ci interessasse soltanto l’azione cosmica di Venere, Mercurio e Luna; questi pianeti presiedono a ciò che sulla terra nella pianta si riproduce.

 

Se invece, nel senso più profondo della parola, le piante vengono utilizzate per il nutrimento, cioè se esse si sviluppano in modo che le sostanze in loro si trasformino in alimenti per l’uomo e per gli animali, vi partecipano Marte, Giove e Saturno attraverso l’elemento silicico. L’elemento silicico apre l’essere della pianta verso le ampiezze cosmiche e ne stimola i sensi in modo da renderlo capace di accogliere dalla periferia cosmica quel che plasmando emanano i pianeti esterni; vi partecipano Marte, Giove e Saturno. Dallo spazio cosmico circostante, inerente alla Luna, a Mercurio e a Venere, viene invece accolto ciò che rende una pianta capace di riprodursi. A tutta prima ciò sembra costituire soltanto un argomento di conoscenza; è però attinto da un orizzonte più ampio e conduce anche spontaneamente dalla conoscenza alla pratica.

 

Poiché sulla terra scorrono forze provenienti da Luna, Venere e Mercurio, attive nella vita delle piante, dobbiamo ora domandarci quali siano i fattori che favoriscono o impediscono questi processi. Che cosa può favorire o impedire che la Luna o Saturno agiscano sulle piante?

 

Osservando il corso dell’anno, si vede che vi sono giorni piovosi è giorni senza pioggia. A proposito di pioggia, il fisico di oggi indaga quanto basta per scoprire che quando piove cade più acqua sulla terra di quando non piove. L’acqua è per lui una sostanza astratta fatta di idrogeno e ossigeno, e la conosce solo come composto di idrogeno e ossigeno. Scomponendo l’acqua per mezzo dell’elettrolisi, si dà origine a due sostanze, Luna delle quali si comporta in un modo, l’altra in un altro; ma con questo nulla si è detto ancora di essenziale dell’acqua. L’acqua racchiude in sé molto di più dell’idrogeno e dell’ossigeno che vi appaiono chimicamente. L’acqua è in grado di indirizzare nel modo più specifico verso la sfera terrestre le forze che vengono per esempio dalla luna, e determina dunque la distribuzione delle forze lunari 36 nella sfera terrestre. Tra la luna e le acque della terra esiste una certa connessione. Supponiamo che vi siano stati alcuni giorni di pioggia seguiti da luna piena. Allora veramente, con l’ausilio delle forze lunari, nei giorni di luna piena accade sulla terra qualcosa di grandioso: le forze della luna piena penetrano in tutto il processo di crescita delle piante; non pongono farlo se prima non è piovuto. Dovremo allora domandarci se abbia un senso seminare dopo la pioggia seguita dalla luna piena, o se sia indifferente seminare a casaccio, in qualsiasi momento. Certo nascerà comunque qualcosa, ma la domanda è se sia bene seminare secondo la pioggia e la luna piena. In realtà l’azione della luna piena produce per certe piante un forte accrescimento e irrobustimento dopo i giorni piovosi, mentre questo avviene in minima misura se alla luna piena seguono giorni soleggiati. Osservazioni del genere facevano parte delle antiche norme agricole: con un proverbio si diceva che cosa si doveva fare. Quei proverbi sono considerati oggi come antiche superstizioni; non esiste ancora una scienza per questi fenomeni, e neppure la si vuole.

 

Attorno alla nostra terra vi è inoltre l’atmosfera. Oltre ad essere aeriforme, essa ha soprattutto la caratteristica di essere a volte calda, a volte fredda. In certi periodi l’atmosfera si arricchisce considerevolmente di calore, e se la tensione aumenta troppo, essa si scarica in temporali. Ma che cosa avviene con il calore? L’osservazione spirituale mostra che, mentre l’acqua non ha alcuna relazione con la silice, è appunto il calore ed avere un’intensa relazione con la silice, rendendo attive proprio le forze che agiscono attraverso la silice e che giungono da Saturno, Marte e Giove. Le forze provenienti da questi tre pianeti devono essere considerate in tutt’altro modo da quelle provenienti dalla Luna, dato che si deve tener conto che Saturno impiega trent’anni per fare il suo giro intorno al Sole, mentre la Luna impiega soltanto trenta o ventotto giorni per le sue fasi. Saturno è quindi visibile soltanto per quindici anni, e deve perciò essere in tutt’altra connessione con la crescita delle piante. Naturalmente non è attivo soltanto quando irradia direttamente sulla terra, ma anche quando i suoi raggi devono attraversarla.

 

Se in trent’anni Saturno fa un giro tanto lento, possiamo disegnare la situazione nel modo seguente (vedi disegno): avremo l’orbita di Saturno disposta in modo che in certi periodi esso irradierà direttamente su un tratto della terra, mentre in altri agirà sullo stesso tratto di terra anche irraggiando dalla parte opposta, attraversando l’intero globo terrestre. Le forze con le quali Saturno può agire sulla vita delle piante dipendono dall’intensità del calore dell’aria. Se l’aria è fredda le forze di Saturno non possono avvicinarsi alle piante, se è calda sì. Da dove possiamo vedere la loro azione nella vita della pianta? La possiamo vedere non guardando le piante annuali che nascono e periscono nel corso dell’anno dopo aver lasciato soltanto dei semi, ma osservando le forze di Saturno quando nascono piante perenni. Noi vediamo le azioni delle forze che entrano nelle piante indirettamente attraverso il calore nella corteccia e nel sughero degli alberi, in tutto ciò che caratterizza una pianta perenne.

 

 

Questo fenomeno dipende dalla circostanza che la vita di una pianta annuale, di una pianta limitata a una vita breve, è connessa con i pianeti che hanno una rivoluzione rapida, mentre ciò che si libera da questa transitorietà, che riveste gli alberi con una corteccia o con del sughero, che li rende perenni, è legato alle forze planetarie che agiscono per mezzo delle forze del caldo e del freddo, delle forze che hanno una lunga rivoluzione, come Saturno che ruota intorno al Sole in trent’anni, o Giove in dodici. Ha quindi un suo significato quando chi se ne intende, volendo piantare una quercia, si mostra buon conoscitore dei periodi di Marte, perché una quercia correttamente piantata nel giusto periodo della rivoluzione di Marte, prospererà diversamente da un’altra piantata a casaccio, quando fa comodo. Se però si hanno delle piantagioni di conifere, nelle quali le forze di Saturno hanno una parte tanto grande, si avrà ben altro risultato se si pianteranno gli alberi in uno dei cosiddetti periodi di emersione di Saturno piuttosto che in un altro periodo. Chi sa queste cose è in grado di spiegare con precisione, quando qualcosa vuol crescere o non vuol crescere, se si è tenuta presente o meno la condizione delle diverse forze, perché quel che sfugge allo sguardo diretto dell’occhio può manifestarsi nei nessi più sottili della vita.

 

Se per esempio utilizziamo legna tratta da alberi che siano stati piantati nella terra senza riguardo per le per le periodicità cosmiche, e la usiamo quale combustibile, essa non ci darà un calore sano come quello dato da legna ricavata da alberi piantati con comprensione dei nessi cosmici. Proprio nelle intime circostanze della vita quotidiana si manifestano questi fenomeni, proprio qui diventa palese l’immenso significato di questi fenomeni; la vita è però diventata oggi per la gente già quasi completamente priva di pensiero; si è felici se non si hanno simili pensieri e ci si illude che questi processi vadano avanti come una macchia che basta caricare perché poi funzioni. Ci si figura materialisticamente che lo stesso avvenga anche in tutta la natura. Si finisce però in situazioni che poi nella vita pratica hanno enormi conseguenze; vengono poi fuori i grandi enigmi. Perché oggi è impossibile mangiare patate buone, come quelle che ancora potevo mangiare nella mia gioventù? È proprio così: ne ho assaggiate dappertutto, ma non si possono più mangiare di quelle patate, neppure dove le mangiavo in gioventù. Senza dubbio per molti alimenti si è avuto un vero regresso rispetto all’intima forza nutritiva; gli ultimi decenni lo testimoniano con evidenza. È perché non si comprendono più le energie intime che agiscono nell’universo e che devono esser cercate sulla via che oggi ho soltanto indicato in una specie di introduzione. Ho voluto soltanto puntare il dito su questioni che portano molto oltre le prospettive odierne. Non soltanto le porteremo avanti, ma le applicheremo approfondite nella pratica.

 

 

By | 2018-10-30T00:10:19+01:00 Ottobre 30th, 2018|BIODINAMICA|Commenti disabilitati su 01 – DISCORSO PRELIMINARE E INTRODUZIONE AL CORSO