////01 – I MISTERI DEL CRISTO ETERICO NEL TEMPO PRESENTE. IL MISTERO DI WIDAR

01 – I MISTERI DEL CRISTO ETERICO NEL TEMPO PRESENTE. IL MISTERO DI WIDAR

I misteri del Cristo eterico nel tempo presente. Il mistero di Widar

Il corso dell’anno come via di iniziazione – Il Cristo eterico


 

Nel capitolo precedente abbiamo cercato di fare un bilancio di tutte le nostre considerazioni e abbiamo visto il significato particolare che riveste oggi la partecipazione interiore ai contenuti del corso dell’anno, in quanto via al Cristo eterico. Così, dal tema di questo libro, il contenuto esoterico del corso dell’anno, deriva spontaneamente il tema del ritorno del Cristo. Questo fatto ci consente, al termine del nostro lavoro, di soffermarci su questo evento spirituale che, a partire dal nostro secolo XX, si manifesta nel mondo soprasensibile confinante con il piano fisico.

 

Occorre subito sottolineare la complessità di questo evento. Infatti sebbene l’entità del Cristo vi occupi un posto centrale è necessario sapere che ad esso partecipano anche altre entità, a loro volta collegate alla sfera solare. Sulla base delle comunicazioni della scienza dello spirito sappiamo della partecipazione dell’anima natanica e di Michele,(1) il nostro Spirito del tempo.

 

C’è però una terza entità alla quale spetta un ruolo estremamente importante nel ritorno del Cristo e senza la quale il più importante evento della nostra epoca non potrebbe aver luogo. Questa entità è Widar, e prima di passare all’esame del mistero stesso della nuova venuta del Cristo nell’eterico è necessario sollevare almeno un poco il velo di mistero che si stende su questa divinità enigmatica.

 

• Comprendere il ruolo di Widar nella nuova venuta

significa trovare una chiave per capire lo stesso evento della nuova venuta.

Torniamo un momento alle altre due entità coinvolte nel nuovo evento del Cristo,

vale a dire Michele e l’anima natanica.

 

Come abbiamo visto esse sono legate tra loro, perché nel suo servizio sacrificale al Cristo

l’anima natanica ricevette aiuto fin dal principio dall’arcangelo solare Michele.

Per questo abbiamo designato Michele come il grande spirito

che operò quale « protettore spirituale » dell’anima natanica durante i suoi tre sacrifici celesti.

Al momento del quarto sacrificio, per la cui realizzazione l’anima natanica dovette incarnarsi sulla Terra,

abbiamo invece visto che Michele restò nella sfera solare lasciando l’anima natanica a se stessa.

 

Questa solitudine interiore, questo abbandono dell’anima natanica in Terra,

fu però necessario affinché gli uomini potessero poi seguirla in piena libertà nei nuovi misteri.

 

Ed ora è lecito chiedersi:

• se Michele ha lasciato l’anima natanica, chi sarà il suo protettore spirituale

nei tre futuri sacrifici, all’epoca nostra e nei due successivi periodi di civiltà?

Chi l’accompagnerà nel cammino?

 

Dobbiamo mettere in chiaro che Michele non può più esercitare questo compito perché dal 1879 è asceso dal rango di arcangelo a quello di Spirito del tempo (archè). Come tale non può più avere vincoli con individui singoli o con determinati popoli, bensì con tutta l’umanità nel suo insieme.

 

Le archai agiscono

non più attraverso il principio dello spirito vitale (il corpo eterico metamorfosato)

bensì attraverso il principio dell’uomo spirituale (il corpo fisico spiritualizzato).

Ciò sta a significare che

esse hanno la facoltà di intervenire sull’uomo fin entro la costituzione fisica,

e in questo senso estendere la loro influenza su tutta l’esistenza terrena.

 

In virtù di questo Michele, operando nell’epoca nostra quale Spirito guida del tempo,

terminata nel 1899 l’oscura epoca del Kali-Yuga,

ha potuto fondare i nuovi misteri cristiani, che sono di importanza decisiva

non solo per un singolo popolo o una certa comunità, ma per tutta l’umanità,

indipendentemente dal numero di persone che li accoglieranno.1

 

In verità a partire dall’ultimo terzo del XIX secolo Michele nel suo rapporto con l’umanità intera

è il protettore dell’odierno cammino di iniziazione,la nuova guida dell’umanità al Cristo.3

Michele ha ampliato i suoi poteri spirituali anche in relazione al macrocosmo.

Ora egli opera non solo quale «volto del Cristo» ma quale nuova guida di tutte le forze spirituali solari.

 

In passato la guida suprema del regno solare fu il Cristo, ma approssimandosi il tempo del mistero del Golgota, egli abbandonò la regione del Sole lasciando al suo posto il portatore del suo «volto», vale a dire Michele, che circa duemila anni più tardi raggiunse il grado che gli consentì di divenire il legittimo rappresentante del Cristo sul Sole4 e cioè la nuova guida di tutte le forze solari:

▸ «Le più importanti entità spirituali che, per così dire, irraggiano dal sole l’elemento spirituale, così come la luce irraggia fisicamente ed etericamente, quelle entità si raccolgono tutte attorno a un determinato essere che noi, sulla base di un’antica denominazione pagano-cristiana, o anche giudaico-cristiana, designiamo come Michele. Michele opera dal Sole. E ciò che il Sole ha da dare spiritualmente al mondo è al contempo quello che Michele e le sue schiere hanno da dare».5

 

Abbiamo però visto che con l’assunzione di questo alto incarico Michele non potè continuare ad essere il protettore dell’anima natanica, perché questa per sua natura è un’entità eterica, portatrice delle forze adamitiche non tocche dal peccato originale.

In quanto entità eterica l’anima natanica ha maggiore affinità con la sfera degli arcangeli che con quella delle archai, e cioè più con le forze dello spirito vitale (metamorfosi del corpo eterico), che con quelle dell’uomo spirituale.

Un altro motivo di questa affinità è che l’anima natanica si trovava nella sfera degli arcangeli al tempo del «peccato originale» e in quelli successivi, allorquando si separò dal resto dell’umanità che era caduta nella tentazione luciferica e quindi discesa in basso, nella regione propria dell’evoluzione umana, cioè nel mondo fisico-materiale.6

 

Cosicché fu un’altra entità spirituale, che apparteneva in origine alla gerarchia degli angeli

ma che aveva a quel tempo già raggiunto il grado arcangelico,

che a partire dal 1879 dovette assumersi il compito che prima era stato di Michele.

 

Questo ruolo di arcangelo solare guida e protettore dell’anima natanica non poteva essere di un’entità qualunque, ma di un’entità che potesse veramente prendere il posto di Michele come arcangelo solare, guida e protettore spirituale dell’anima natanica. Questo significa che essa nel proprio sviluppo spirituale, doveva sopravanzare di tanto gli altri angeli quanto Michele gli altri arcangeli, o il Buddha gli altri uomini. Questa è l’entità che intorno al 1879, allorché Michele salì al grado di archè e lasciò vacante il suo posto di arcangelo solare, ne prese il posto e assunse i poteri del suo predecessore.7 Questo significa che da una parte quest’entità poteva continuare a proteggere l’anima natanica nel mondo spirituale, e dall’altra in virtù della sua natura angelico-arcangelica poteva partecipare direttamente alla nuova venuta del Cristo nell’eterico, che doveva cominciare a manifestarsi trent’anni dopo l’inizio dell’attività di Michele quale nuovo Spirito del tempo.8

 

▸ «Ma se Michele si è elevato a spirito guida della civiltà occidentale, chi ha preso il suo posto? Quel posto doveva essere coperto. Un angelo dovette essere promosso, avanzato di grado, per essere assunto tra le schiere degli arcangeli. Chi è?».9

È lo stesso Rudolf Steiner che ci svela il segreto di quella singolare entità angelica:

▸ «Fin da quando l’uomo vive sulla Terra e per quanto in alto vi sia collocato, si può sempre parlare di una individualità che accompagna ogni singolo uomo da un’incarnazione all’altra. Questa individualità è un essere della gerarchia angelica, un angelo. Ora, se un uomo da bodhisattva diventa buddha, allora il suo angelo viene, per così dire, affrancato. Tali angeli che hanno portato a termine la loro missione salgono nel dominio degli arcangeli. Così, se sappiamo veramente immergere lo sguardo dietro l’evoluzione sensibile per coglierne le basi soprasensibili, vediamo davvero in un certo caso l’ascesa dell’arcangelo alle entità delle archai, e l’ascesa di un angelo ad arcangelo».10

 

Cerchiamo ora di considerare alcuni momenti dell’attività spirituale dell’individualità che doveva diventare il Gautama Buddha, basandoci sulle comunicazioni di Rudolf Steiner. Dobbiamo tenere presente che la fonte di tutte le sue azioni va ricercata in prima istanza nelle ispirazioni del suo angelo, così che descrivendo le azioni del Buddha abbiamo direttamente a che fare con l’evoluzione del suo angelo.

 

La scienza spirituale ci comunica che all’epoca iperborea, al tempo della separazione del Sole dalla Terra, quando il futuro Gautama Buddha si trovava al grado di bodhisattva, egli non rimase sulla Terra con la restante umanità, ma grazie alla sua evoluzione pregressa potè seguire il Cristo sul Sole e là restare fino alla scissione di Venere. Tutto questo egli lo compì sotto la guida diretta del suo angelo custode che aveva già allora un legame particolare con il Cristo e con tutto l’ambiente solare. Questo è anche il motivo per cui, a cominciare dall’epoca lemurica, il bodhisattva-Gautama potè manifestarsi nell’evoluzione dell’umanità quale precursore e preparatore dell’azione terrena del Cristo, dapprima sul pianeta Venere (il Mercurio esoterico) e quindi sulla Terra esaurendo la propria missione prima del mistero del Golgota senza venire in contatto con l’impulso del Cristo sul piano fisico.11

 

Tutto questo fu dunque possibile al bodhisattva-Gautama grazie al suo angelo guida, che già all’epoca della permanenza del bodhisattva-Gautama sul Sole assimilò in modo eccezionale l’impulso del Cristo, e in seguito ispirò il bodhisattva-Gautama a tal punto che quest’ultimo potè compiere la missione affidatagli dal Cristo stesso12 e accedere alla dignità di Buddha già sei secoli prima dei fatti di Palestina. Questa fu l’attività del Bodhisattva-Gautama al tempo dell’epoca iperborea e lemurica.

Nell’epoca atlantica e postatlantica bisogna soprattutto considerare la sua comparsa in seno agli antichi popoli germanici sotto il nome di Wotan, ovvero Odino.

▸«Questa individualità di Wotan (…) che insegnò effettivamente come Wotan nei misteri dei popoli germanici è la medesima che apparve più tardi in vista della stessa missione come Buddha»,13 così dice Rudolf Steiner nel 1908 a Stoccarda. E a Lipsia, tornando sull’argomento aggiunge:

▸ «Conoscendo questo fenomeno [la compenetrazione del corpo astrale o eterico dell’uomo da parte di un entità gerarchica superiore] non ci immagineremo più l’incarnazione come un fatto semplice. Può darsi benissimo che un uomo il quale sia la reincarnazione di un altro precedente, si sia sviluppato a tal punto e abbia tanto purificato i suoi tre corpi al punto da potere ora diventare la dimora d’una entità superiore. Così il Buddha divenne, per così dire, ‘ricettacolo’ per Wotan. La stessa entità che nei miti germanici veniva chiamata Wotan riapparve quale Buddha. Buddha e Wotan sono affini persino linguisticamente ».14

 

• Cosicché parlando dell’antico dio dei popoli germanici ne distinguiamo due aspetti:

quello terrestre e quello celeste, il portatore umano e l’ispiratore soprasensibile.

– Il primo è il bodhisattva-Gautama.

– Nel secondo dobbiamo vedere una potente entità della gerarchia delle archai

che per il bene dell’umanità scelse di rimanere al gradino precedente dell’evoluzione

e di continuare la sua azione nel mondo come arcangelo.

 

Rudolf Steiner caratterizzando lo stato di coscienza dell’antico germano dice:

• «Dapprima [l’antico germano] guardava agli arcangeli che operano entro la sua anima infondendogli le forze da sviluppare, e trovava quale più eminente di essi, Wotan o Odino (…) Imparava a conoscerlo come uno degli arcangeli che avevano rinunciato a salire nelle gerarchie. Imparava a conoscere Odino come uno degli arcangeli anomali, uno dei grandi rinunciatari del passato che avevano assunto il grado di arcangeli allorché presero l’impegno di lavorare nell’anima dell’uomo.»15

E in virtù di questo sacrificio l’arcangelo Wotan potè, attraverso il «Wotan terrestre» da lui ispirato (e cioè il Bodhisattva Gautama) donare ai popoli germanici il linguaggio e le rune,16 poiché gli impulsi al linguaggio umano, alla parola, provengono dal regno degli arcangeli.17

Questo è seppur in breve, il carattere della collaborazione di un’entità bodhisattva con le due gerarchie che gli stanno al di sopra, angeli e arcangeli.

 

Riassumendo le diverse comunicazioni date da Rudolf Steiner al riguardo si può dire:

• un bodhisattva è un essere umano ancora legato all’evoluzione terrestre,

che ha tuttavia la capacità di lavorare in modo pienamente cosciente con il suo angelo

alla trasformazione del proprio corpo astrale in sé spirituale.

 

Per una tale impresa riceve le ispirazioni da un’entità ancor più elevata della gerarchia degli arcangeli18 e, nel caso in questione, da un arcangelo particolarmente possente (Wotan) il quale per le sue caratteristiche evolutive è praticamente già un’archè.19

 

Avendo concesso all’umanità nordica il dono della parola e della scrittura, Wotan viene definito «la fonte di ogni lingua»; egli è l’arcangelo parlante a differenza dell’angelo del bodhisattva-Gautama che può essere definito uno spirito silenzioso, in quanto appartenendo ancora alla gerarchia angelica non ha accesso diretto all’elemento della lingua ovvero del Verbo.

 

L’angelo del bodhisattva-Gautama può anche essere chiamato «figlio di Odino».

Infatti nella tradizione esoterica rosicruciana

gli angeli sono chiamati « figli degli arcangeli ».

 

• Ne La scienza occulta Rudolf Steiner chiama gli angeli «i figli della vita»,20

e dato che la vita è un attributo inerente in particolare al corpo eterico,

essa si presenta in massimo grado nel corpo eterico metamorfosato in spirito vitale,

posseduto in grado perfetto dagli arcangeli.

Allora questi ultimi possono anche essere definiti «i portatori della vita»21 e gli angeli «i loro figli».

 

Cosicché riassumendo le comunicazioni circa l’angelo del bodhisattva-Gautama possiamo dire: egli è il figlio silenzioso di Wotan, l’Ase silenzioso. Tutto questo è reso in modo fedele nei racconti della mitologia germanica. In relazione alle due stirpi di Dei, i Wani e gli Asi, Rudolf Steiner dice:

▸ «Gli antichi Dei, quelli che avevano agito prima che intervenissero nelle anime umane le divinità che ora vedevano e con le quali si sentivano legate, le entità divine che avevano agito in un remotissimo passato al tempo dell’antica Atlantide, venivano chiamati Wani. Dopo i tempi atlantici gli uomini cominciarono a vedere le trame degli angeli e degli arcangeli: questi furono chiamati Asi, ed erano le entità che si occupavano dell’io dell’uomo che si stava destando al gradino più basso. Essi erano a capo di singoli popoli.»22

 

Possiamo allora distinguere tre stirpi di Dei nella mitologia germanica. Anzitutto i Wani, esseri divini che furono attivi all’epoca dell’antica Atlantide ed erano ancora collegati al regno delle archai (per es. il dio Njòdr); in secondo luogo gli Asi comprendenti due generazioni: arcangeli e angeli.

• Alla generazione più antica (arcangeli) appartengono: Odino-Wotan (che di fatto per le sue qualità è già un’archè), Wili e We, fratelli di Odino; Honir e Lodur, anch’essi fratelli di Odino, ma arcangeli normalmente sviluppati.

• Poi vi sono gli Dei della generazione più giovane degli Asi, che per la maggior parte sono figli di Odino (cioè angeli). Tra loro contiamo Thor, che per le sua qualità è già un arcangelo ma ha sacrificato il rango superiore allo scopo di conferire ai popoli germanici il principio dell’io; altrettanto può dirsi di Baldur, Wali, Widar e Hodur.23

 

• E adesso torniamo ad occuparci del cammino spirituale del bodhisattva-Gautama e dell’entità angelica che lo accompagna. Come è risaputo il bodhisattva-Gautama portò all’umanità nel VI secolo a.C. la grande dottrina della compassione e dell’amore, che egli presentò sotto forma dell’«ottuplice sentiero». In tal modo egli compì la propria missione terrena e si innalzò alla dignità di Buddha non avendo più bisogno di ulteriori incarnazioni. Ormai prendeva parte all’evoluzione terrestre entro un corpo spirituale più sottile, definito in oriente nirmanakaya, che dal punto di vista dell’odierna scienza dello spirito altro non è che la sostanza del corpo astrale metamorfosata in sé spirituale.24

Ma avendo il bodhisattva-Gautama compiuto la sua missione terrena, terminava con ciò anche il compito del suo angelo, che fino ad allora aveva operato nel suo corpo astrale. Quest’angelo aveva esaurito la sua missione angelica ed era pronto ad elevarsi alla gerarchia superiore, quella degli arcangeli. Ma questo non avvenne. Ci troviamo di fronte a un caso tutto particolare.

 

Raggiunto il culmine del suo sviluppo, l’angelo del bodhisattva rinuncia al rango di arcangelo, pur essendo già tale per le sue qualità interiori, vale a dire avendo già elaborato un perfetto spirito vitale per aver guidato il bodhisattva nella sua evoluzione. Dunque quest’entità si sacrifica e rimane angelo, e come tale continua la sua evoluzione nel mondo spirituale. Questa rinuncia sacrificale dura per un tempo insolitamente lungo; egli aspetta per un dodicesimo di anno platonico: l’intero quarto periodo postatlantico, che sta sotto il segno dell’ariete, e una parte del quinto. Ma al termine di questa attesa sacrificale durata quasi 2500 anni, questo arcangelo rimasto angelo potè innalzarsi a un grado eccelso: come ci dice Rudolf Steiner

• intorno all’anno 1879 egli (Widar) potè entrare nella schiera degli arcangeli

prendendo il posto di Michele e divenendo il nuovo arcangelo solare.

 

Riassumendo: l’angelo protettore del bodhisattva-Gautama, pur avendo completato la sua missione di arcangelo già nel VI secolo a.C. fu elevato al grado di arcangelo solo nel 1879. Possiamo a buon diritto definirlo un arcangelo ‘giovane’. Grazie alla sua rinuncia esso potè, come angelo, rimanere in stretto contatto con ogni evento terrestre, e soprattutto con il destino del nirmanakaya del Buddha.

Il Buddha infatti continuava la sua opera nel proprio corpo sopra-sensibile nel mondo spirituale limitrofo alla Terra, vale a dire nella sfera d’azione degli angeli. Per questo fatto dobbiamo cercare le tracce dell’angelo custode del bodhisattva-Gautama laddove riscontriamo l’azione del nirmanakaya del Buddha. Incontriamo questo nirmanakaya nell’evento della nascita del Gesù natanico descritta da Luca, cioè la nascita della stessa anima natanica che in avvenire, dovrà essere protetta dall’angelo del bodhisattva-Gautama, che in tale missione assumerà il posto che è stato di Michele.

Ma a questa missione esso deve dapprima prepararsi,

e per considerare questa preparazione dobbiamo ora volgerci al vangelo di Luca.

 

L’evangelista Luca, discepolo diretto dell’apostolo Paolo, ci svela nel suo vangelo il mistero dell’anima natanica. Egli aveva ricevuto tale conoscenza dal suo maestro che aveva sperimentato a Damasco il Cristo risorto circondato dalla raggiante aura luminosa costituita dall’anima natanica.

Diviene comprensibile come, tramite Paolo, sia l’anima natanica stessa ad ispirare a Luca il suo vangelo. Ecco perché proprio in Luca troviamo l’annunciazione della nascita dell’anima natanica e la descrizione della sua genealogia risalente fino ad Adamo e a Dio.

D’altra parte abbiamo visto come proprio nel vangelo di Luca siano contenute le indicazioni più dirette della partecipazione del nirmanakaya del Buddha agli eventi di Palestina. Come sappiamo da Rudolf Steiner è proprio questo nirmanakaya che si è rivelato ai pastori nei campi sotto l’aspetto di una «schiera celeste».25 Per tale fatto Rudolf Steiner definisce questo vangelo come quello che contiene le verità basilari del buddismo in forma più elevata e rinnovata.26

 

A questo punto partendo dal fatto che il nirmanakaya del Buddha partecipa agli eventi di Palestina descritti nel vangelo di Luca, vediamo di trovare in quello stesso vangelo le indicazioni sull’azione dell’angelo del bodhisattva-Gautama.

Cominciamo con la scena in cui ai pastori nei campi viene annunciata la nascita a Betlemme del Gesù della stirpe natanica di Davide:

▸«C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano nei campi facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l’angelo disse loro: “Non temete, ecco vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo, il Signore. Questo vi servirà da segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia”. E sùbito apparve con l’angelo la moltitudine degli eserciti celesti 27che inneggiava a Dio e diceva: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli, e pace in Terra agli uomini di buona volontà”».28

Rudolf Steiner commenta questa esperienza soprasensibile dei pastori:

▸«Mentre si stava preparando sulla Terra l’evento più importante, dalle altezze apparve ai pastori nei campi un’individualità che dette loro l’annuncio di cui parla Luca; e a quell’angelo si unì poi un «esercito celeste».

 

Che cos’è questo esercito celeste? La schiera che appare immaginativamente ai pastori è il Buddha trasfigurato, è il bodhisattva dei tempi antichi; la figura spirituale che appare ai pastori è l’essere che, per millenni e millenni, aveva portato agli uomini il messaggio dell’amore e della compassione. Dopo la sua ultima incarnazione terrena quell’entità si librava ora nelle altezze spirituali, ed apparve in cielo ai pastori con l’angelo che annunciava loro l’evento di Palestina».29

E un poco più oltre Rudolf Steiner aggiunge: «Potremmo anche dire: il nirmanakaya del Buddha apparve ai pastori sotto forma di schiera angelica. Il Buddha splendette nel proprio nirmanakaya rivelandosi così ai pastori».30

 

Vediamo così che nella scena dei pastori, l’apparizione del nirmanakaya del Buddha nell’immagine delle armate celesti, viene preceduta dall’apparizione dell’angelo che annuncia loro la nascita a Betlemme dell’anima natanica, l’essere umano che dovrà successivamente accogliere in sé il Cristo.

E questo angelo non è altro che l’angelo del bodhisattva-Gautama che si prepara alla futura missione di custode dell’anima natanica, annunciandone la nascita sulla Terra.

 

In un’altra occasione il nirmanakaya del Buddha e il suo angelo partecipano ai fatti Palestina. La scienza dello spirito ci parla di una connessione particolare fra il nirmanakaya del Buddha e l’individualità di Giovanni il Battista. Rudolf Steiner caratterizza questo legame come segue:

• «Anche ora un’entità spirituale aleggiava sopra il Gesù natanico; e quest’entità, ossia il nirmanakaya del Buddha, quando Giovanni doveva nascere agì su Elisabetta, e nel sesto mese di gravidanza mosse nel suo seno l’embrione di Giovanni, destandone l’io (Luca 1,41). Ma questa entità, essendo ormai prossima alla Terra, non produsse soltanto un’ispirazione, ma addirittura la formazione dell’io di Giovanni. Sotto l’influsso della visita di colei che qui viene chiamata Maria, l’io di Giovanni si mosse. Così il nirmanakaya del Buddha, risvegliatore fin entro la sostanza fisica, agì sull’io dell’antico Elia, sull’io di Giovanni Battista. (…) Nell’io di Giovanni agiva l’ispirazione del nirmanakaya del Buddha. Ciò che si era manifestato ai pastori, ciò che aleggiava sopra il Gesù natanico, immergeva ora la sua forza in Giovanni Battista.31 E la predicazione di Giovanni Battista è una rinascita della predica del Buddha»32

 

Peraltro l’influsso del nirmanakaya del Buddha sul risveglio dell’io di Giovanni

non fu l’unico influsso operato su di lui dai mondi spirituali.

A un ulteriore influsso, verificatosi poco più tardi e in modo più energico e duraturo,

fanno riferimento le parole del profeta Malachia citate all’inizio del vangelo di Marco:

«Ecco io mando il mio araldo [angelo] innanzi a te, che ti prepari la via».33

 

Così a fianco dell’azione esercitata dal nirmanakaya del Buddha,

scopriamo di nuovo quella di un certo angelo che parla per bocca di Giovanni il battista.34

Al proposito Rudolf Steiner dice:

« Il messaggero, l’angelo,34a doveva annunciare all’uomo

che egli deve diventare un io nel pieno significato del termine ».

 

E mentre gli angeli precedenti avevano solo il compito di indicare il mondo spirituale ora un angelo particolare35 doveva ottenere il compito particolare di spingersi un poco più oltre nelle rivelazioni agli uomini. Egli doveva dire agli uomini che dovevano penetrare nel loro io, mentre gli angeli precedenti indicavano una via non destinata a un io.

Così Isaia36 dice:

• «Viene il tempo del segreto dell’io,

e fra la schiera degli angeli ne verrà prescelto uno per annunciarvi questo segreto.

Solo così possiamo capire cosa significa che sarà mandato l’angelo, il messaggero».37

 

Ma chi dovrà annunciare questo messaggero? La risposta ci viene dalle parole dello stesso angelo, che dice ai pastori nei campi:

«Oggi nella città di David è nato per voi un salvatore, che è il Cristo Signore».38

 

Per quanto concerne Giovanni Battista e il carattere particolare della sua iniziazione Rudolf Steiner dice:

▸ «Lo sguardo di Giovanni il Battista venne educato in modo tale

che egli durante la notte poteva guardare attraverso la terra materiale verso la costellazione dell’acquario

[cioè verso la costellazione della gerarchia angelica].

Egli aveva ricevuto quindi l’iniziazione che viene definita ‘dell’acquario’, in cui l’angelo prese possesso della sua anima.

Così Giovanni Battista unitamente a tutto ciò che autonomamente sapeva e sentiva,

potè mettere tutte le proprie attitudini a disposizione dell’angelos

affinché tramite l’angelos egli potesse annunciare l’iniziazione dell’acquario

e tutto quel che c’era da dire sulla venuta del regno dell’io, del Kyrios, del Signore dell’anima.»39

 

In un’altra conferenza Rudolf Steiner parla del vincolo fra Giovanni e una certa entità della gerarchia degli angeli:

▸ «La Bibbia vede la persona di Giovanni come maja.

In Giovanni vive un angelo che ha preso possesso della sua anima, un angelo che porta gli uomini verso il Cristo.40

Egli è solo l’involucro al servizio della rivelazione dell’angelo.

L’angelo potè entrare in lui perché Elia rinato era pronto ad accoglierlo in sé.

Allora l’angelo parlò attraverso di lui, gli venne mandato e Giovanni è solo lo strumento dell’angelo.

Questo dice esattamente la Bibbia».41

 

Anche il prologo del vangelo di Giovanni ci presenta ciò che l’angelo doveva annunciare attraverso Giovanni il Battista:

« Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone.

Egli doveva testimoniare la luce per risvegliare la fede nei cuori.

Non era egli stesso la luce, ma doveva testimoniare la luce ».42

 

Inoltre, come sappiamo da Rudolf Steiner, lo stesso Giovanni diceva ai suoi discepoli più intimi:

▸ «La mia iniziazione acquario mi consente di mettere a disposizione del mio angelo le forze in grado di fargli annunciare il Signore, il Kyrios viene» 43

 

Così questa «testimonianza della luce», questo annuncio che «il Signore, il Kyrios viene»

è il contenuto fondamentale della profezia dell’angelo per tramite di Giovanni Battista,

la stessa profezia che l’angelo aveva già fatta in precedenza

non per bocca di uomo ma direttamente dalle altezze celesti ai pastori nei campi,

manifestandosi insieme alle « armate celesti », cioè a fianco del nirmanakaya del Buddha.44

 

Volgiamoci ora a un altro aspetto fondamentale

dell’azione soprasensibile dell’angelo del bodhisattva-Gautama,

che sta in connessione con gli ulteriori destini del nirmanakaya del Buddha.

 

Nel ciclo di conferenze dedicate al vangelo di Luca, Rudolf Steiner dice che

quando il Gesù natanico compì i dodici anni al momento della nascita del corpo astrale,

l’involucro matrice astrale si distaccò da lui per unirsi al nirmanakaya del Buddha.

 

Egli dice: ▸ «Il nirmanakaya che era apparso splendente ai pastori nella schiera angelica si unì con l’involucro astrale di Gesù dodicenne, si unì con tutte le forze che mantengono giovane una creatura nel periodo fra la seconda dentizione e la pubertà.

Il nirmanakaya del Buddha che, dalla nascita in poi, adombrava il fanciullo Gesù, diventò una cosa sola con la fresca matrice astrale di questo fanciullo la quale si staccò da lui col subentrare della pubertà. L’accolse, l’assimilò, e ne ringiovanì. Mercé questo ringiovanimento, fu possibile che quel che il Buddha in precedenza aveva dato al mondo, potesse ora riapparire in Gesù con un carattere di ingenuità infantile».45

 

Infatti: ▸ «Il Buddha stesso era nel frattempo progredito. Egli aveva accolto in sé le forze della matrice astrale di Gesù, e con ciò era divenuto capace di parlare alle anime degli uomini in modo nuovo. Il vangelo di Luca contiene dunque il buddismo in forma nuova, il buddismo ringiovanito; perciò esso esprime in forma spontanea e comprensibile alle anime più semplici la religione della compassione e dell’amore. Leggete questo vangelo e vedrete che quanto abbiamo detto è stato misteriosamente espresso dall’evangelista Luca».46

 

A questo punto si pone una domanda: se la matrice distaccatasi dal Gesù adolescente esercitò un’influenza così grande da metamorfosare e ringiovanire il nirmanakaya del Buddha, possiamo supporre che il suo distacco fra i cinque e i sette anni47 dalla matrice eterica sia un avvenimento ancora più considerevole, capace di esercitare nel mondo spirituale circostante un’azione ancora maggiore.

Infatti il mistero basilare dell’anima natanica è proprio quello di essere portatrice di un corpo eterico

non contaminato dal peccato originale dell’umanità primigenia.

 

Nella sesta conferenza del ciclo sul vangelo di Luca Rudolf Steiner dice:

▸ «Sappiamo che nel corpo eterico di uno dei due bambini Gesù,

in quello che discendeva fisicamente dalla linea natanica della casa di Davide,

viveva la parte rimasta intatta di quel corpo eterico che era stato sottratto all’umanità

al sopraggiungere del cosiddetto ‘peccato originale’.

La sostanza eterica che era stata sottratta ad Adamo prima della caduta,

era stata tenuta in serbo e venne immersa nel bambino Gesù natanico. (…)

Questa sostanza era connessa

con tutte le forze che avevano operato nell’evoluzione umana prima del peccato;

tali forze si svilupparono nel bambino Gesù con immensa potenza».48

 

Da questa comunicazione si evince che il corpo eterico del Gesù natanico

doveva contenere forze di gioventù ancora più vigorose del suo corpo astrale,

il quale poteva portare in sé solo le forze riflesse dal suo eccezionale corpo eterico:

▸ «Questo fanciullo, la cui anima era la stessa anima matrice dell’umanità mantenutasi giovane attraverso le epoche, irraggiava tutte le forze fresche entro il corpo astrale che successivamente si distaccò per unirsi nelle altezze al nirmanakaya del Buddha».49

 

Qui, quando si parla di anima matrice dell’umanità si intende l’entità

legata direttamente al corpo eterico di Adamo e preservata dal peccato originale:

▸ «Una certa somma di forze del corpo eterico fu tenuta in serbo,

e non potè più scorrere nei discendenti attraverso le generazioni.

Esisteva dunque in Adamo una certa somma di forze che dopo il peccato gli furono tolte.

Questa parte innocente di Adamo fu conservata nella loggia-madre dell’umanità, e qui fu amorevolmente curata.

Era l’anima ‘adamitica’, non ancora toccata dal peccato, prima di essere impigliata in quello che provocò la ‘caduta’».50

 

• Dalle osservazioni di Rudolf Steiner risulta chiaro che le originarie e possenti forze eteriche della giovane umanità dovevano esser state contenute in massimo grado nell’involucro-matrice eterico che accompagnò il Gesù natanico fino al settimo anno di vita. L’individualità del Gesù natanico possedeva queste forze, perché essa dai tempi dell’antica Lemuria non si era mai incarnata. E la sua prima incarnazione, descritta nel vangelo di Luca, significò per essa la perdita delle primigenie forze di giovinezza, ovvero più precisamente, il passaggio di queste forze all’involucro eterico che si andava distaccando.51

 

In tal modo fra i cinque e i sette anni si distacca dal particolarissimo corpo eterico del Gesù natanico

uno speciale involucro madre eterico, che contiene la quintessenza di tutte le forze vitali dell’umanità.

E affinché questo grande tesoro non andasse perduto per l’ulteriore evoluzione dell’umanità,

esso non doveva dissolversi nel cosmo circostante ma doveva venire raccolto e salvaguardato

(come l’involucro-matrice astrale del Gesù natanico).

 

Ma questo compito poteva essere realizzato solo da una specifica entità del mondo spirituale, un’entità che doveva compiere in grado più elevato quel che in seguito doveva compiere anche il nirmanakaya del Buddha. 52

Questa entità particolare doveva da un lato trovarsi nella regione spirituale limitrofa al mondo fisico (la sfera angelica o lunare) e d’altra lato, doveva appartenere per le sue qualità già al rango degli arcangeli, vale a dire possedere già uno spirito vitale sviluppato, cioè un corpo eterico perfettamente spiritualizzato che gli conferisse intima affinità con tutta l’etericità.53

E tale entità non poteva essere altri che l’angelo del bodhisattva-Gautama che immediatamente prima che il nirmanakaya del Buddha apparisse ai pastori aveva annunciato la nascita del fanciullo divino. Questa entità operava nei mondi superiori in qualità di angelo, ma al tempo stesso possedeva nascosta la natura di arcangelo (spirito vitale): è lui che da allora accoglie nel suo spirito vitale le forze eteriche eternamente giovani del Gesù natanico e le custodisce in sé, per essere da allora in poi nel mondo soprasensibile il protettore delle primigenie forze giovanili dell’umanità.

 

Quanto detto fin qui può gettare luce su un particolare molto importante riportato solo dal vangelo di Luca nell’episodio del Getsemani. Il fatto che questo particolare manchi negli altri vangeli conferma che Luca ricevette dall’apostolo Paolo una specifica iniziazione al mistero dell’anima natanica, della genealogia, della nascita e del suo legame con il nirmanakaya del Buddha e con l’angelo del bodhisattva-Gautama.

Ma prima di esaminare questo passo è indispensabile sia pur brevemente accennare al significato spirituale della preghiera al Getsemani.

 

Come punto di partenza possiamo prendere le considerazioni che fa Emil Bock sul Venerdì Santo nel libro «I tre anni».

Egli vede nella scena del Getsemani la testimonianza di una lotta che il Cristo Gesù combatte contro le forze della morte.

Emil Bock scrive:

▸ «Il segreto della ‘lotta’53a al Getsemani consiste in questo, che la morte lo vuole abbindolare.

Essa vuole rapirlo troppo presto, prima che la sua missione sia compiuta

e prima che egli abbia impregnato completamente l’elemento terrestre

del proprio spirito, per accaparrarsene almeno una minima parte.

Per tre anni il fuoco solare ha brillato nel suo corpo e nella sua anima.

Per questo gli involucri umani si sono consunti all’interno quasi fino all’incenerimento;

ma ciò che deve essere ancora compiuto esige da parte degli involucri terreni

ancora una tale quantità di forze, che incombe il pericolo di una morte prematura.

E la potenza arimanica è in agguato per sfruttare questo momento».54

 

Secondo Emil Bock nel testo [originale greco] è scritto:

«E, entrato in agonia (…) il suo sudore divenne come gocce di sangue che cadevano a terra».

Luca che era medico descrive proprio i sintomi dell’agonia!55

 

Così nella scena del Getsemani

il Cristo corre il pericolo più grave della sua incarnazione negli involucri di Gesù,

quello di essere colto dalla morte prima del tempo.

 

I suoi corpi fisico ed eterico sono completamente consunti, le sue forze vitali sono esaurite. Lui che sacrificandosi ha rinunciato alle proprie forze eteriche, alla grandezza e alla forza di un dio, e che da «figlio di Dio» si è fatto «figlio dell’uomo»56 non ha ora più alcuna forza nel suo corpo eterico umano, ‘bruciato’ dalla presenza dell’io universale.(2)

 

In questo frangente ha bisogno d’aiuto.

Non è propriamente l’entità del Cristo stesso che ha bisogno d’aiuto, ma il suo corpo eterico umano.

E l’aiuto gli può venire da un flusso di forze eteriche nuove, fresche,

eternamente giovani, flusso che può derivare solo da un’entità tale che

• da un lato possa accostarsi in massimo grado al mondo terrestre essendo di natura angelica,

• ma dall’altro sia portatrice della natura arcangelica, cioè di uno spirito vitale

che, in quanto corpo eterico completamente spiritualizzato, conserva una grande affinità con l’intero mondo eterico.

 

Ma non è ancora tutto. Infatti nel mondo spirituale la morte non esiste.

Per questo motivo le forze eteriche che formano lo spirito vitale (il corpo eterico) dell’arcangelo

sono di natura completamente diversa dalle forze del corpo eterico dell’uomo,

e al proposito Rudolf Steiner ebbe occasione di dire che

la ‘vita’ così come la concepiamo noi, quale antitesi alla morte, non esiste nei mondi spirituali.

 

Per tale motivo le forze eteriche di uno spirito vitale già pienamente sviluppato

non potevano aiutare in modo diretto il Cristo Gesù

nel momento della sua lotta contro la morte nell’orto del Getsemani.

Il suo corpo eterico necessitava di qualcosa d’altro.

E questo «qualcos’altro» erano le forze giovanili primigenie e immacolate

che erano state prima contenute nell’involucro matrice eterico del Gesù natanico

e che si erano distaccate da lui all’età di sette anni.57

 

Si trattava delle forze eteriche umane purissime

che erano state preservate dall’epoca precedente il peccato originale,

cioè prima che la morte facesse la sua comparsa nel mondo terrestre.58

Solo queste forze potevano riversarsi nel corpo eterico del Cristo Gesù,

e in esso opporsi alla morte, stornando in tal modo il pericolo di una prematura separazione dal corpo fisico.59

 

Sulla base di quanto detto possiamo dire qual era l’entità che fornì il proprio aiuto al corpo eterico di Gesù Cristo. Questa entità era l’angelo del bodhisattva-Gautama, il protettore celeste delle originali forze giovanili dell’involucro eterico del Gesù natanico.

 

È proprio lui ad apparire in questa scena drammatica,

e non desta meraviglia che solo Luca sia a conoscenza di tale particolare presenza

e ne parli nel suo vangelo.

 

Al capitolo 22, vv. 40-44 leggiamo:

«E giunto che fu sul luogo, disse loro: “Pregate per non cadere in tentazione”.

Poi si allontanò da loro quanto un tiro di sasso e, inginocchiatosi, pregava dicendo:

“Padre, se vuoi, allontana da me questo calice.

Però sia fatta non la mia, ma la tua volontà”.

Allora gli apparve un angelo dal cielo e gli diede nuova forza.

E lottando contro la morte60 pregò ancor più intensamente.

E il suo sudore divenne come gocce di sangue che cadevano a terra».

 

In queste parole troviamo la terza indicazione evangelica della partecipazione dell’angelo del bodhisattva-Gautama agli eventi di Palestina.

Facciamo ora un bilancio di quanto abbiamo detto.

• Secondo le comunicazioni di Rudolf Steiner intorno al 1879 l’angelo del bodhisattva-Gautama si innalza al grado di arcangelo. Qui prende il posto lasciato libero da Michele, che a quell’epoca raggiunge il rango di archè.

• Abbiamo poi visto che l’angelo del bodhisattva-Gautama è profondamente legato con l’entità dell’anima natanica. Esso è il protettore delle forze dell’involucro matrice del corpo eterico dell’anima natanica, e perciò delle originarie forze eteriche giovanili di tutta l’umanità. Con l’ascesa al rango di arcangelo, lo spirito vitale che gli era proprio dal tempo dell’ultima vita terrena del Buddha e che era occulto in lui si manifesta, ed esso può ora subentrare a Michele quale tutore dell’anima natanica nei mondi spirituali.

• Grazie al suo straordinario sviluppo quest’angelo è in grado di assumere su di sé un ulteriore compito nel ventesimo secolo, che è in connessione con la nuova venuta del Cristo eterico, che nel nostro tempo procede dal mondo soprasensibile limitrofo al nostro, rivestito dell’anima natanica, come contemplato da Paolo a Damasco.

• Infine abbiamo visto che, conformemente alla terminologia occulta dell’antica mitologia germanica possiamo chiamare l’angelo del bodhisattva-Gautama: «figlio di Odino», «l’Ase silenzioso».

 

Tutte le circostanze citate, nel loro complesso ci svelano il mistero di questa entità particolare che, a fianco dello stesso Michele, ha un rapporto affatto particolare con la scienza dello spirito ad orientamento antroposofico. Quest’angelo non è altri che l’entità che nell’esoterismo germanico venne chiamata Widar. Una conferma di questo fatto la troviamo anche nelle due più importanti comunicazioni di Rudolf Steiner riguardo a Widar. Così il 21.12.1913, in occasione della fondazione del «Gruppo Widar» di Bochum, Rudolf Steiner disse:

▸ «I nostri amici vogliono qui consacrare il loro lavoro al nome di Widar, che nel nord è considerata la divinità che deve riportare forze di ringiovanimento, forze spirituali di fanciullezza all’umanità che invecchia. Ad essa si rivolgono le anime nordiche quando vogliono parlare di ciò che, irradiandosi dall’essere del Cristo, può recare all’umanità un nuovo messaggio di ringiovanimento. Possa questo nome, “Widar”, essere pieno di promesse…»61

 

Queste parole stanno al termine della conferenza nella quale da un lato si tratta del ciclo dell’anno, delle sue feste e della loro esperienza da parte delle anime umane, e dall’altro lato si tratta del mistero dei due bambini Gesù, e in particolare del mistero dell’anima natanica. Così tutta questa conferenza richiama le relazioni tra Widar, l’impulso del Cristo, l’anima natanica e le forze giovanili primigenie dell’umanità.

In un’altra conferenza tenuta tre anni prima durante il ciclo La missione di singole anime di popolo in relazione alla mitologia germanico-nordica (Oslo, 17.6.1910) Rudolf Steiner dà comunicazioni importantissime sul rapporto di Widar con il ritorno del Cristo nell’eterico, così come sul sorgere di una nuova chiaroveggenza nel nostro secolo, cui compete contrastare l’atavica chiaroveggenza arimanico-luciferica ispirata sul piano astrale dal lupo Fenris. Ma per comprendere correttamente il carattere e le particolarità di questa nuova chiaroveggenza, la sua correlazione con l’impulso di Widar così come con la nuova apparizione del Cristo, dobbiamo considerare ancora alcuni fatti riguardanti la collaborazione tra l’individualità del bodhisattva-Gautama e l’angelo che lo ispirava (Widar).62

 

Il compito principale della nostra quinta epoca postatlantica è quello di sviluppare l’anima cosciente. Al contempo questa quinta epoca è la ripetizione del terzo periodo di civiltà, quello egizio-caldaico-assiro-babilonese63 che sviluppò principalmente l’anima senziente. In quell’epoca soprattutto l’arcangelo Wotan ispirò una possente chiaroveggenza nei popoli del Nordeuropa attraverso il suo rappresentante e collaboratore terreno, il futuro Gautama Buddha. Nell’epoca successiva, il quarto periodo postatlantico, insieme allo sviluppo dell’anima razionale, o di Gemut, andò progressivamente spegnendosi quell’antica chiaroveggenza che si metamorfosò dapprima nel pensiero ispirato dei greci, e in seguito nel pensiero individuale sempre più autonomo.64 Nel periodo di passaggio dalla terza alla quarta epoca di civiltà si verificò anche l’ultima incarnazione terrena del bodhisattva. In quella vita egli divenne Buddha raggiungendo così lo scopo verso il quale il suo angelo lo aveva guidato attraverso le sue numerose incarnazioni.

 

Questo scopo era quello di portare all’umanità l’insegnamento della compassione e dell’amore nella forma dell’«ottuplice sentiero». Tuttavia già a quell’epoca (VI secolo a.C.) tale insegnamento doveva essere dato all’umanità fondandosi non sulle forze della propria anima razionale (o di Gemili) ma su quelle dell’anima cosciente.

In ciò consisteva la grande profetica azione del Buddha: «… il Buddha aveva il compito, nel V-VI secolo a.C., di accogliere l’anima cosciente nell’organizzazione dell’uomo»,65 dice Rudolf Steiner. E qualche tempo prima aveva sottolineato che proprio la nostra epoca porta in sé tutto ciò che il Buddha aveva compiuto:

▸ «Quando la sua anima cosciente sarà sviluppata a sufficienza l’uomo sarà maturo per riconoscere a poco a poco da solo ciò che il Buddha ha dato come un grande ‘manifesto’.

Il Buddha doveva avere l’anima cosciente già sviluppata, nel tempo in cui gli uomini possedevano solo l’anima razionale, o di Gemut».66

 

Cosicché in sintesi abbiamo il seguente quadro: nel VI secolo a.C. il Buddha visse insieme al resto dell’umanità al sorgere dell’epoca dell’anima razionale. Egli trasse la sua chiaroveggenza dalle ispirazioni dell’arcangelo Wotan, che agiva attraverso la sua anima senziente mentre, sotto la guida del suo angelo custode, sviluppava l’anima cosciente con le proprie forze. Avendo il Buddha raggiunto questo traguardo, il suo angelo guida, il Widar della mitologia germanica, fu pronto già nel VI secolo ad agire in seno all’umanità del quinto periodo, vale a dire fra gli uomini che dovevano sviluppare ‘naturalmente’ l’anima razionale. E precisamente basandosi sulle forze dell’anima cosciente fu dato agli uomini l’insegnamento dell’amore e della compassione con l’ottuplice sentiero.67

 

Ma al nostro tempo, in cui per la prima volta nell’evoluzione della Terra nasce l’io umano libero e individuale, proprio da questa parte costitutiva [l’anima cosciente] deve cominciare a svilupparsi una nuova chiaroveggenza tra gli uomini. E Widar è appunto l’entità che può in massima misura aiutare gli uomini in tal senso. Infatti oltre a conoscere profondamente la natura e le particolarità del processo di sviluppo dell’anima cosciente, essendo il successore di Michele nella sfera arcangelica, Widar è in strettissimo contatto con l’intelligenza cosmica di Michele e può pertanto nel modo migliore ispirare gli uomini ad una chiaroveggenza dell’anima cosciente, totalmente pervasa della luce dell’intelligenza spiritualizzata. Questa nuova chiaroveggenza deve progressivamente apparire già nella nostra epoca, dopo la fine dell’epoca oscura del Kali-Yuga, avvenuta nel 1899, cioè nella prima epoca cristiana retta da Michele.

 

La necessità che si verificasse una congiuntura così particolare per l’apparire di una nuova chiaroveggenza in seno all’umanità, può gettare luce anche sui profondi motivi della rinuncia al grado di arcangelo fatta da Widar nel VI secolo a.C. Infatti come abbiamo visto Widar era allora già così progredito che dopo «l’illuminazione» del Buddha «sotto l’albero del Bodhi» esso era assolutamente preparato ad ascendere al rango di arcangelo, e a risvegliare nell’anima cosciente degli uomini le forze della chiaroveggenza. Sennonché a quel tempo, all’inizio del quarto periodo postatlantico, a parte il Buddha e qualche altro iniziato, non v’erano uomini con un’anima cosciente sufficientemente sviluppata. Perciò come arcangelo, similmente a Wotan, Widar avrebbe potuto immettere le forze di chiaroveggenza solo nell’anima senziente. Ciò sarebbe stato un atto illecito poiché era quella l’epoca dell’anima razionale (o di Gemùt) nel corso della quale l’uomo doveva perdere il diretto legame col mondo spirituale. E così, per non contrastare la corretta evoluzione generale del mondo, Widar rinunciò a salire, e aspettò per 2500 anni che giungesse l’epoca adatta, il quinto periodo di civiltà postatlantico, come «l’Ase silenzioso».

 

Da quanto detto deriva che nell’odierno quinto periodo, che è la ripetizione del terzo, quello egizio-caldeo-babilonese, deve tornare a manifestarsi la chiaroveggenza di allora, dopo il tempo del silenzio, il quarto periodo di civiltà postatlantico. Così ai nostri giorni, da un lato c’è la possibilità, attraverso il legame con l’impulso Widar-Michele, di sviluppare la nuova chiaroveggenza che sorge sulla soglia fra anima cosciente e sé spirituale; d’altra parte però, sempre a partire dalla nostra epoca, (e di questo vediamo ovunque i primi sintomi) si apre la possibilità di ottenere forze di chiaroveggenza anche dall’«ispirazione-Wotan» tramite l’anima senziente e persino tramite il corpo senziente. Questa ispirazione Wotan, appropriata e necessaria nella terza epoca (e nell’Europa settentrionale fino ai primi secoli dopo Cristo) trasferita all’epoca nostra diventa altamente dannosa per la corretta evoluzione. Questo si spiega con il fatto che qui al posto di Wotan appare un essere astrale demoniaco, conosciuto nella mitologia nordica come lupo Fenris, mentre l’arcangelo Wotan, dopo avere compiuto la propria missione come guida delle stirpi germaniche, sale a sfere più elevate del mondo spirituale, per assumere dopo un certo tempo un compito più generale nella guida dell’intera umanità terrena.67a

 

• L’entità denominata lupo Fenris invece, vuole oggi dotare l’uomo di una chiaroveggenza conseguita

non mediante lo sviluppo di un io individuale libero entro l’anima cosciente alla ricerca del sé spirituale,

ma attraverso l’estinzione dell’io nei flutti oscuri dell’anima senziente.

 

Questo è il senso profondo della vittoria del lupo Fenris su Wotan nel «Crepuscolo degli Dei»: il fatto che la forza che era pienamente lecita nel passato e che mediante Wotan operava nell’anima senziente, all’epoca nostra non viene più conferita all’anima senziente da Wotan, ma dall’entità demoniaca del lupo Fenris, e dunque in modo non conforme ai tempi, entrando in contrasto con le forze della corretta evoluzione guidata da Michele; essa lotta contro l’impulso della nuova chiaroveggenza che deve permeare l’intelligenza dell’uomo attraverso la luce dello spirito. Infatti la nuova chiaroveggenza potrà essere conquistata non con la perdita dell’intelligenza, ma attraverso la sua spiritualizzazione, grazie alla vittoria sulla potenza arimanica del lupo conseguita da Widar-Michele.

È a questa vittoria sul lupo che nella tradizione esoterica del Nordeuropa ci richiama la leggenda di Widar.

 

Widar sconfigge il lupo squarciandogli la gola e privandolo della possibilità di parlare: non più l’antica, ma la nuova chiaroveggenza deve «parlare» in seno all’umanità. Il lupo deve essere messo a tacere e Widar, l’Ase silenzioso, deve per la prima volta levare la sua voce. Ma alla nostra epoca questa vittoria di Widar sul lupo deve essere conseguita da ogni anima umana, se l’umanità non vuole soccombere alle forze della chiaroveggenza atavica, priva della luce dell’intelligenza, dove il lupo Fenris si manifesta come il primo inviato dello «spettro arimanico» di cui già abbiamo trattato in quest’opera. Questo spettro arimanico ha atteso fino ad ora come entità eterica sul piano astrale, dove è il principale avversario del Cristo eterico, come sintomo terrificante della prossima incarnazione di Arimane, all’inizio del prossimo millennio.68

 

A tutti questi fatti si riferisce Rudolf Steiner nella conferenza tenuta a Oslo il 17.6.1910.

Pertanto vogliamo citare qui per intero la descrizione del carattere dell’entità di Widar:

▸ «Questi fatti del crepuscolo degli Dei corrispondono a una nuova visione eterica veramente rivolta all’avvenire quale apparirà all’umanità. Il lupo Fenris sopravvivrà: una verità ben profonda si nasconde nel fatto che il lupo Fenris sopravvive nella lotta contro Odino. Nulla sarà tanto pericoloso per l’umanità nel prossimo avvenire, quanto la tendenza a permanere nell’antica chiaroveggenza, non sviluppata da forze nuove; questa sedurrà gli uomini ad arrestarsi all’antica chiaroveggenza astrale dei tempi più antichi, cioè ad immagini astrali come quella del lupo Fenris. Sarebbe una nuova durissima prova per lo sviluppo della scienza dello spirito, se anche in essa dovesse sorgere la tendenza a una chiaroveggenza confusa, caotica; l’inclinazione ad attribuire maggior valore non già alla chiaroveggenza illuminata dalla ragione e dalla scienza, ma alla chiaroveggenza antica, caotica, cui manca questa prerogativa. Con violenza terribile si vendicherebbero questi residui dell’antica chiaroveggenza confondendo la visione degli uomini con immagini caotiche d’ogni sorta.

 

La chiaroveggenza nuova non potrebbe incontrarsi con la forza chiaroveggente antica, ma soltanto con le forze sane formatesi durante il Kali-Yuga. Non la forza conferita dall’antico arcangelo Odino, non le antiche forze chiaroveggenti possono salvare; ben altro deve sopravvenire.

Quest’altro elemento è conosciuto dalla mitologia germanico-nordica. Essa sa che esiste la figura eterica in cui deve incarnarsi il Cristo eterico che noi rivedremo; questa non riuscirà a cacciare le forze chiaroveggenti caotiche che confonderanno l’umanità, se Odino non distruggerà il lupo Fenris che rappresenta appunto la chiaroveggenza sorpassata. Widar, che per tutto il tempo è rimasto silenzioso, vincerà il lupo Fenris, come ci narra il crepuscolo degli Dei. Chi conosce l’importanza di Widar e lo sente nella propria anima si renderà conto che nel secolo ventesimo potrà essere data di nuovo agli uomini la facoltà di vedere il Cristo. Widar ci starà nuovamente davanti, quel Widar che è comune a tutti noi dell’Europa centrale e settentrionale. Nei misteri e nelle scuole occulte egli venne tenuto segreto, come un dio che soltanto in avvenire avrà la sua missione. Se ne conosce scarsamente la figura. Questo può risultare anche dal fatto che nelle vicinanze di Colonia venne trovata un’immagine che rappresenta proprio Widar, ma che nessuno ha saputo riconoscere. Durante il Kali-Yuga si svilupparono le forze che daranno agli uomini nuovi le facoltà di vedere la nuova rivelazione del Cristo.

Chi è chiamato a leggere nei segni dei tempi69 ciò che dovrà venire, sa che la nuova indagine spirituale rimetterà in vigore la forza di Widar, per espellere dalle anime umane tutto il residuo dell’antica chiaroveggenza, generatrice di confusione, e destare invece la chiaroveggenza nuova».70

 

Da queste parole vediamo che Widar è un’entità delle gerarchie che assume la sua missione, legata alla nuova apparizione del Cristo nell’eterico, «nel futuro». E questo futuro comincia oggi, nel XX secolo.

Widar è oggi la forma eterica, l’involucro eterico,

nel quale il Cristo deve ‘incarnarsi’ nel mondo elementare (astrale) contiguo a quello fisico.

E nella misura in cui «la nuova indagine spirituale» (e in primo luogo la scienza dello spirito antroposofica) è chiamata ad annunciare all’umanità la nuova apparizione del Cristo e a prepararla,71 essa «fa risorgere la forza di Widar» che «scaccerà» i resti della vecchia e caotica chiaroveggenza derivata dalle antiche forze dell’anima senziente.72 Sarà la forza di Widar a risvegliare nell’anima umana la nuova forma di chiaroveggenza che sgorga dall’intelligenza satura di spirito, che sgorga dall’anima cosciente tesa verso il sé spirituale:

 

« Dove le eterne mete degli Dei

donano

all’io proprio

la luce dell’essere universale

perché possa volere in libertà ».

 

Queste parole di Rudolf Steiner sopra citate ci richiamano anche al profondo legame fra Widar e l’anima natanica, che accompagna il Cristo risorto dopo il mistero del Golgota.

 

Infatti l’entità-Widar costituisce nel mondo soprasensibile la «figura eterica» del Cristo,

circondata dall’aura luminosa dell’anima natanica simile a un «involucro animico»,73

perché essa si è assunta in rapporto all’anima natanica la missione

che in precedenza era stata amministrata nel cosmo dall’arcangelo Michele.

 

E come in passato Michele aveva accompagnato l’anima natanica nei suoi tre sacrifici celesti a favore del Cristo, quando essa fu per tre volte, in tre mondi, l’archetipo del portatore del Cristo, così da ora in poi farà Widar, che scorterà l’anima natanica nei suoi tre nuovi sacrifici quale tutore spirituale del Cristo, quando essa si manifesterà di nuovo per tre volte in tre mondi quale massimo esempio di ‘ricettacolo’ per il Cristo e dell’uomo interamente permeato dell’impulso del Cristo.74

 

Vediamo dunque quanto è profondo il legame fra Michele e Widar. In un certo senso Widar continua l’impulso di Michele, ma potremmo anche dire che Michele agisce attraverso Widar e trova in lui il suo legato, il suo rappresentante. I tre interventi passati di Michele in connessione con l’anima natanica si manifesteranno nuovamente nei tre futuri interventi di Widar, ma in forma diversa, dalle forze scaturite dal mistero del Golgota. E poiché le azioni passate e future, le tre «ascendenti» e le tre «discendenti» si rispecchiano le une nelle altre, il primo intervento di Widar, che già si attua all’epoca nostra, è la metamorfosi dell’ultimo intervento di Michele.

 

Alla fine dell’epoca atlantica, attraverso l’anima natanica, Michele sconfisse il drago-pitone che, operando nel corpo astrale dell’uomo voleva portare disordine nelle tre facoltà animiche: pensare, sentire e volere, affinché in avvenire l’uomo non potesse mai conquistarsi un io libero individuale, atto a ricevere l’impulso del Cristo.76

Oggi, al posto del pitone avanza il lupo Fenris: esso vuole che l’uomo venga posseduto dall’antica chiaroveggenza atavica, che oscura la coscienza con immagini caotiche e voci menzognere; in tal modo tutto quanto è stato conquistato sulla strada di un io individuale e libero, rischia di andare perduto, impedendo all’uomo di acquisire un rapporto cosciente con il Cristo.

 

Ma al lupo Fenris si oppone ora Widar. L’Ase un tempo silenzioso leva ora la sua voce, e agisce nel mondo spirituale, insieme con l’anima natanica, per aprire all’umanità la retta via all’esperienza soprasensibile del Cristo eterico.

 

 


 

Note tra parentesi:

(1) – Della partecipazione di Michele alla nuova apparizione del Cristo si dirà ampiamente nel capitolo finale.

(2) – Per essere ancor più precisi, era il corpo fisico ad essere « bruciato » e il corpo eterico d’altra parte così esaurito da non riuscire più a preservare il corpo fisico dalla disgregazione (della morte).

 

Note:

1 – Cf. Rudolf Steiner e la fondazione dei nuovi misteri.

2 – Vedi cap. ‘Il quarto sacrificio dell’anima natanica. Il mutamento della missione di Michele al tempo del mistero del Golgota’.

3 O.O. 152, 2.5.1913

4 – Per Michele il passaggio a «rappresentante del Cristo» nella sfera solale e correlato con la sua ascesa al rango di archai e quindi con l’acquisizione di un particolare rapporto con l’uomo spirituale del Cristo lascialo sul Sondai Cristo al momento della sua discesa sulla ferra (vedi conferenza 27.8.1924, O.O. 240)

5 – O.O. 243, 18.8.1924

6 – Vedi cap. ‘Da Michele a Natale. Michele c l’anima natanica’.

7 – Si tratta qui naturalmente solo di una determinata parte di quei compiti, vale a dire della parte collegata al fatto che Michele agì nel cosmo fino al 1879 in qualità di arcangelo. È quasi superfluo osservare che dopo la sua ‘promozione’ egli conservò comunque buona parte dei suoi precedenti compiti.

8 – Nella conferenza del 6.2.1917 (O.O. 175) Rudolf Steiner dice che il 1909 è l’anno in cui comincia la nuova apparizione del Cristo nell’eterico.

9 – O.O.152, 18.15.1913

10 – O.O.152, 20.5.1913

11 – O.O.137, 11 e 12.6.1912

12 – Vedi anche O.O.114, 25.9.1909

13 – O.O.105, 14.8.1908

14 – O.O.106, 12.9.1908

15 – O.O.121, 14.6.1910

16 – Ibidem

17 – Vedi nota 21, parte X. Va qui ricordato un ulteriore aspetto del rapporto del Buddha storico con l’arcangelo Wotan. Lo storico romano Tacito (l secolo d.C.) nel suo resoconto sui costumi e la religione dei germani, descrive Wotan sotto il nome di Mercurio (Germania, cap. IX). D’altra parte E. P. Blavatskij nel terzo capitolo de La dottrina segreta, richiama l’attenzione sull’antica formula esoterica: «Buddha-Mercurio» che noi possiamo comprendere attraverso la scienza dello spirito. Questo è anche un’indicazione del fatto che a Mercurio compete la sfera arcangelica (12.4.1909, mattino, O.O. 110).

18 – Vedi Rudolf Steiner e la fondazione dei nuovi misteri, cap. 3.

19 – Questo però non significa che attraverso il bodhisattva non possano operare entità ancora superiori, fino alla gerarchia degli Spiriti del movimento (cf. 13.4.1912, O.O. 136)

20 – O.O. 13

21 – A differenza degli Spiriti della saggezza, che possono venire chiamati «di- spensatori di vita», poiché hanno dotato l’uomo del corpo eterico sull’antico Sole e al contempo furono le guide degli arcangeli quando questi ultimi attraversavano il loro stadio ‘umano’.

22 – O.O. 121, 14.6.1910

23 – In un certo senso un’eccezione è costituita da Freyr e Freya, che da quanto riferisce Rudolf Steiner appartenevano alla gerarchia degli angeli e tuttavia rappresentavano la seconda generazione dei Vani. Essi figurano come «figli» di Njòrd (vedi 17.6.1910, O.O. 121).

24 – «Un uomo ordinario, costituito da corpo fisico, eterico, astrale e io, può in un certo modo essere compenetrato da un’entità come quella del Buddha. Un’entità siffatta che non discende più fino al corpo fisico, ma che possiede ancora un corpo astrale, può penetrare e incorporarsi nel corpo astrale di un altro uomo. Allora essa agisce in quell’uomo terrestre; e costui può diventare una personalità importante, perché agiscono in lui le forze di un’entità che ha già terminato il suo ciclo di incarnazioni terrestri. Una simile entità astrale si congiunge dunque con l’entità astrale di un uomo sulla Terra. Una tale congiunzione può avvenire in modo molto complicato. Quando il Buddha apparve ai pastori in immagine sotto forma di schiere celesti egli non era inserito in un corpo fisico, ma in un corpo astrale (…) Possiamo dunque dire che fu il nirmanakaya del Buddha ad apparire ai pastori in forma di schiere angeliche. Il Buddha s’irraggiava nel suo nirmanakaya e in tal guisa si manifestò ai pastori» (O.O. 114, 17.9.1909).

25 – Lc. 2,13-14

26 – O.O. 114, 17.9.1909

27 In entrambe le citazioni di Steiner che seguono troviamo in un caso «esci citi celesti» e nell’altro «in forma di schiere angeliche».

28 – Lc. 2,8-13 (Lutero) e 14 (Bock)

29 – O.O. 114, 16.9.1909

30 – O.O. 114, 17.9.1909

31 – In realtà questo processo è ancor più complicato. Infatti il secondo impili so, che destò l’io di Giovanni il Battista era l’influsso dell’anima natanica durante la visita di Maria ad Elisabetta (19.9.1909, O.O. 114).

32 – O.O. 114, 20.9.1909

33 – Mc. 1,2

34 – Da quanto dice Rudolf Steiner ne Il vangelo di Luca (O.O. 114) sulla predicazione del Battista, si possono distinguere chiaramente la differenza Ira l’influenza del nirmanakaya del Buddha e quella dell’angelo del bodhisattva-Gautama.

34a – In greco il termine ‘angelos’ significa proprio ‘messaggero’.

35 – In un altro passo Rudolf Steiner lo chiama «angelo guida» (O.O. 124, 2.2.191).

36 – Le parole sull’angelo (‘messaggero’) all’inizio del vangelo di Marco (1,2) ricorrono nell’Esodo (23,20) e in Malachia (3,1), e solo le parole ad esse seguenti (1,3) si trovano in Isaia (40,3).

37 – O.O. 124, 6.12.11910

38 – Lc. 2,11 (versione di Lutero).

39 – O.O. 124, 6.12.1910

40 – In altra occasione Rudolf Steiner dice: «L’angelos è il messaggero che deve annunciare cosa deve in realtà diventare l’uomo accogliendo l’impulso del Cristo; infatti gli angeli devono prima annunciare, ciò che dovrà avvenne degli uomini». (124, 12.12.1910)

41 – O.O. 127, 25.2.1911

42 – Gv. 1,6-8

43 – O.O. 124, 6.12.1910

44 – Vedi Lc. 2,11 (versione di Lutero)

45 – O.O. 14, 17.9.1909 Altrove Rudolf Steiner caratterizza così il nuovo stato del nirmanakaya del Buddha, dopo la sua unione con l’involucro-matrice astrale del Gesù natanico: ▸ «A partire da questo momento abbiamo a che fare con un’entità che è costituita dal nirmanakaya del Buddha, cioè il corpo spirituale del Buddha [che come abbiamo visto è di natura astrale] e da un involucro-matrice astrale distaccatosi dal bambino Gesù dodicenne». (O.O. 114, 18.9.1909)

46 – O.O.114, 17.9.1909

47 – A quel tempo il distacco dell’involucro eterico e astrale avveniva circa due anni prima di quanto avviene oggi (rispettivamente verso il quinto e il dodicesimo anno) (vedi conferenza. 21.9.1909, O.O.114)

48 – O.O.114, 20.9.1909

49 – O.O.114, 18.9.1909

50 – Ibidem

51 – Poiché l’incarnazione dell’anima natanica come Gesù di Nazareth era la sua prima incarnazione terrestre dai tempi dell’antica Lemuria, questa stessa incarnazione non solo fu un sacrificio, ma anche una prova particolarmente dura. Ella aveva bisogno di un aiuto particolare che poteva venirle al meglio da quell’entità che allo stesso modo aveva conosciuto le leggi dei due mondi, spirituale e fisico, e che in altri tempi aveva portato all’umanità l’insegnamento secondo cui la sfera terrestre è maja e come tale deve essere superata. «Guardiamo con i pastori alla mangiatoia dove è nato Gesù di Nazareth, come lo si chiama comunemente. Guardiamo il bambinello c sopra di lui vediamo lo splendore di gloria e sappiamo che in esso si esprime la forza del bodhisattva che è divenuto Buddha, e che come una corrente è fluita agli uomini e opera dalle altezze spirituali sull’umanità, e che nella sua massima manifestazione risplendeva sulla grotta di Betlemme affinché quel bimbo potesse inserirsi correttamente nella storia dell’umanità» (16.9.1909, O.O. 114).

52 – In parole umane si potrebbe anche dire che questa entità con quell’atto ‘diede un esempio’ al mondo che il nirmanakaya del Buddha avrebbe poi ‘copiato’ in un’altra sfera.

53 – Qualcosa di simile riscontriamo per l’individualità del Buddha. Essa infatti può fondersi con le forze dell’involucro-matrice astrale del Gesù natanico solo per il fatto che il corpo del nirmanakaya, con il quale egli è rivestito nel mondo spirituale, non è altro che il suo stesso corpo astrale trasformato fino a un certo grado in sé spirituale (vedi pag. 328).

53a – Il termine ‘lotta’ è tratto dalla traduzione luterana: «Ed egli lottava contro la morte…». Le traduzioni episcopali o interconfessionali riportano: «In preda all’angoscia…». La Vulgata latina recita: «Et factus in agonia…».

In greco antico il termine ‘agonìa’ ha proprio il significato di ‘lotta, certame’, così come di ‘angoscia, profonda sofferenza’. (N.d.T.)

54 – Emil Bock, I tre anni, cap. 10

55 – Ibidem

56 – Vedi Rudolf Steiner e la fondazione dei nuovi misteri, cap. 3

57 – Vedi nota 47

58 – Con «peccato originale» si deve qui intendere l’ingresso delle forze luciferiche durante l’epoca lemurica, il che nell’epoca atlantica ebbe come conseguenza l’ingresso delle forze arimaniche, e con esse della morte.

59 – Nel giardino del Getsemani il Cristo non vince ancora la morte, la tiene solo lontano da sé. La vera vittoria sulla morte è quella del Golgota, non con la vittoria sulla morte, bensì attraverso la cosciente passione della morte c la successiva resurrezione

60 – Nel libro I tre anni Emil Bock al posto di «e lottando con la morte» traduce «ed entrò in agonia».

61 – O.O. 150, 21.12.1913

62 – Bisogna sottolineare che la missione di Widar superava già allora di mollo la guida di un singolo uomo, seppur così eminente come il Gautama Buddha. Per questo quanto diremo descrive solo una parte dell’attività spirituale di quest’entità.

63 – O.O. 15, cap. 3

64 – Sulla questione della chiaroveggenza atavica connessa allo sviluppo dell’anima senziente, spentasi poi rapidamente con l’insorgere dell’epoca dell’anima razionale o affettiva, vedi per esempio Gnosi e antroposofia 15.2.192, O.O. 26

65 – O.O. 116, 25.10.1909

66 – Ibidem

67 – Le parole di Rudolf Steiner indicano anche che possiamo ritrovare le ispirazioni del Gautama Buddha nelle opere di alcuni pensatori europei come Schelling, Leibnitz, W. Solovjeff e Goethe (O.O. 130, 19.9.1911).

68 O.O. 191, 1.11.1919 e O.O. 193, 27.10 e 4.11.1909

69 – Da conferenze successive risulta che l’espressione «segno dei tempi- e un termine occulto per indicare la saggezza di Michele nella nostra epoca (vedi per esempio conferenza del 17.2.1918. O.O. 174a, e il capitolo ‘Il convegno di Natale’ in Rudolf Steiner e la fondazione dei nuovi misteri.

70 – O.O. 121, 17.6.1910

71 – Nella conferenza del 14.10.1911 Rudolf Steiner dice: «Per comprendere appieno questo evento [la nuova apparizione del Cristo] l’uomo deve essere preparato. Perciò si deve diffondere oggi l’antroposofia, affinché l’uomo si prepari durante l’esistenza fisica a percepire sia nel fisico e nel soprafisico [vale a dire dopo la morte] l’evento del Cristo» (O.O. 131, 14.10.1911). Cf. anche le parole di Rudolf Steiner alle pagine 139 e 142.

72 – Rudolf Steiner dice che questo tipo di chiaroveggenza, avvicinandosi al Cristo, può tutt’al più suscitare «un’illusione del Cristo» (O.O. 191, 1.11.1919)

73 – Vedi le parole di Rudolf Steiner a pag. 187

74 – Cf. parte V, cap. ‘L’azione dell’anima natanica negli antichi e nei nuovi misteri’.

75 – O.O.149, 30.12.1913

76 – O.O.175, 6.2.1917

 

 

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