La dimensione cosmica del ritorno eterico del Cristo

L’apparizione del Cristo eterico


 

Dopo la prima annunciazione del ritorno eterico del Cristo a Stoccolma il 12 gennaio 1910, già nell’anno successivo Rudolf Steiner mette in rilievo il fatto che questo evento costituisce il punto di partenza di una serie di manifestazioni soprasensibili del Cristo sempre più alte, di cui poi ne vengono descritte altre due (vedi O.O. 130, 17.9.1911).

 

Così,

• all’attuale apparizione del Cristo nel corpo eterico sul piano astrale, che durerà all’incirca tremila anni,

• seguirà la Sua prossima manifestazione superiore nel corpo astrale sul piano del Devachan inferiore

• e poi, in un lontano futuro, la Sua apparizione quale Io universale nel Devachan superiore.

In questo modo l’umanità verrà condotta gradualmente dall’entità del Cristo sempre più in alto nel mondo spirituale.

 

▸ «Vediamo dunque come il Cristo evolva a poco a poco dall’esistenza terrena fisica

all’esistenza   • di Cristo eterico,   • di Cristo astrale,   • di Cristo-Io,

• per essere come Cristo-Io lo Spirito della Terra

• ed innalzarsi poi a gradi più elevati insieme con tutti gli uomini» (O.O. 130, 21.9.1911).

 

Ancor più tardi, per la prima volta il 30 dicembre 1913 (O.O. 149) Rudolf Steiner parla del fatto

che il Mistero del Golgota,

che costituisce il centro o l’asse di tutta l’evoluzione della Terra e dell’umanità,

venne preceduto da tre azioni soprasensibili del Cristo.

 

• Alla fine del periodo lemurico

• e poi ancora due volte, all’inizio e alla fine dell’epoca atlantica,

il Cristo compì queste azioni dal Sole per salvare tre volte l’umanità,

che dopo il peccato originale era costantemente esposta agli attacchi delle forze di opposizione.

 

• Nel primo evento si trattava dell’armonizzazione dei dodici sensi nel corpo fisico;

• nel secondo evento del risanamento dei sette processi vitali nel corpo eterico dell’uomo;

• e infine, con la terza azione cosmica del Cristo, furono portate nel necessario equilibrio

le tre forze fondamentali dell’anima umana (corpo astrale), pensare, sentire e volere,

e unicamente così divenne possibile il giusto sviluppo dell’Io.

Possiamo anche dire che con questo terzo passo è stato salvato il corpo astrale dell’uomo.

 

• Ora, la particolarità di queste tre azioni cosmiche è che il Cristo non le ha eseguite da solo,

ma con la mediazione di un’entità

che, prima del peccato originale, attraverso il quale l’umanità dovette discendere sulla Terra,

venne custodita nel mondo spirituale.

 

Rudolf Steiner la nomina anche «l’anima sorella di Adamo» (O.O. 142, 1.1.1913).

La storia biblica indica tale evento nell’immaginazione dei due alberi nel Paradiso.

 

Adamo assaggia dall’albero della conoscenza e inizia il suo cammino faticoso nel e attraverso il mondo terreno.

L’altro essere tuttavia rimane collegato con l’albero della vita.

Viene trattenuto nel mondo spirituale e là diventa il guardiano o il custode dell’eterna immagine dell’uomo,

secondo la quale in origine egli era stato creato dagli Dei (vedi O.O. 114, 18.9.1909).

 

Rudolf Steiner indica anche esattamente dove cercare l’originario luogo di dimora di questa anima sorella di Adamo: essa era «residente … sul Sole» (0.0. 149, 30.12.1913).

Questo non contraddice il fatto che in una conferenza precedente egli la collega con la loggia solare sulla Terra, presieduta dal grande Manu (vedi 0.0. 114, 18.9.1909).

L’apparente contraddizione si risolve, se si tiene conto che la loggia solare è la rappresentante del regno solare cosmico sulla Terra e sta costantemente in diretto collegamento con esso. E quando Rudolf Steiner più tardi comunica che questa anima sorella di Adamo agiva in diversi Misteri (vedi 0.0. 142, 1.1.1913), allora tale agire avvenne dal Sole, con la mediazione della centrale loggia solare sulla Terra.

 

Poiché questa anima sorella di Adamo sin dall’inizio apparteneva alla sfera solare, essa era anche collegata con l’essere che, nella cerchia degli Arcangeli guida dell’umanità, appartiene soprattutto al Sole.

▸ «Ma questa particolare entità, conosciuta esotericamente con il nome di Michele, è superiore ai suoi compagni, come il Sole è superiore ai pianeti» (0.0. 152, 2.5.1913).

E quale Arcangelo solare Michele è anche responsabile di tutto ciò che avviene in questo regno cosmico. Così dobbiamo a lui il fatto che l’anima sorella venne sottratta al destino di Adamo e non si sia rimessa al peccato originale.4

 

Che Michele continuò ad accompagnare questa entità con le tre azioni celesti menzionate è testimoniato da Rudolf Steiner soprattutto nell’esempio della terza azione, mettendo particolarmente in rilievo la partecipazione di Michele:

• «Possa l’umanità porselo dinanzi nell’immagine di San Giorgio o di San Michele, il vincitore del drago.

Questa è la diretta espressione immaginativa del terzo precursore dell’evento del Golgota» (0.0. 152, 30.3.1914).

 

Per la prima e unica volta

questa particolare entità si incarnò sulla Terra alla svolta dei tempi quale Gesù descritto nel Vangelo di Luca.

E quale Gesù di Nazareth,

dopo aver ricevuto le qualità necessarie dall’individualità di Zarathustra (vedi O.O. 131, 12.10.1911),

più tardi essa era chiamata ad essere per tre anni il portatore del Cristo sulla Terra.

 

E sebbene al Cristo, proveniente direttamente dal Sole, tutto sulla Terra doveva dapprima essere completamente estraneo, una entità tuttavia Gli era già familiare dal mondo spirituale. Anche in più tradizioni apocrife, che descrivono l’infanzia di questo Gesù, vengono comunicati fatti che testimoniano che qui si trattava veramente di un’entità celeste, non toccata dal peccato originale.

 

Nei menzionati eventi cosmici,

nominati da Rudolf Steiner anche «gradi preparatori» al Mistero del Golgota,

il Cristo «compenetrò» per tre volte, dall’ambito del Sole, dei Pianeti e della Luna,

«l’anima» dell’entità umana unita a Lui e al Suo servizio

per compiere la descritta triplice salvazione dell’umanità sulla Terra.

 

Di particolare importanza è la prima azione del Cristo mediante la futura entità del Gesù di Nazareth,

perché con ciò nel mondo spirituale nacque qualcosa di completamente nuovo.

«Mediante la compenetrazione con il Cristo

egli [il futuro Gesù di Nazareth] ha assunto figura umana eterica.

 

Con ciò è penetrato nel cosmo qualcosa di nuovo, che ora irraggia sulla Terra

e rende possibile all’uomo, alla forma umana fisica terrena (fantoma),

nella quale fluì la forza della sovraterrena entità eterica del Cristo, di proteggersi

dalla distruzione che avrebbe dovuto penetrare [in essa]» (0.0. 152, 7.3.1914).

 

Qui è soprattutto significativa la menzione della «forma umana terrena»,

poiché con ciò è messa in rilievo la salvazione del Fantoma

e cioè non quella definitiva, che subentrò soltanto con il Mistero del Golgota,

ma quella decisiva per il periodo di allora.

 

Queste tre azioni soprasensibili del Cristo costituiscono anche i tre gradi del Suo avvicinamento alla Terra.

▸ «Così il Cristo si avvicinò gradualmente alla Terra.

 

• Nel mondo del Devachan hanno avuto luogo il primo e il secondo grado preparatorio,

• nel mondo astrale il terzo

• e nel mondo fisico l’evento del Golgota» (vedi fonte indicata, 30.3.1914).

 

Nell’osservazione cosmologica

le stesse tre azioni possono essere collegate anche con le seguenti sfere universali:

• La prima azione venne eseguita dall’aspetto stellare del Sole,

dove esso è collegato con tutto lo zodiaco;

• la seconda azione avvenne dal suo aspetto planetario,

dove esso è collegato, quale guida di tutte le forze delle stelle mobili che lo circondano.

• E la terza azione avvenne dagli immediati dintorni della Terra, nel cosmo corrispondenti alla sfera lunare.

 

Da quanto detto nasce una possente immagine

che rivela l’intera dimensione cosmico-tellurica dell’attuale ritorno eterico del Cristo:

al centro dell’evoluzione del mondo si trova il Mistero del Golgota,

che ha avuto luogo in modo unico e irrepetibile sulla Terra.

 

Lo precedettero tre gradi cosmici preparatori.

Essi si trovano in rispecchiamento ai tre «gradi successivi»,

dei quali l’apparizione del Cristo nell’eterico è il primo.

 

Nell’attuale epoca micheliana, quale sua immagine riflessa

esso si trova in un particolare rapporto con l’ultimo grado preparatorio,

al quale, come abbiamo già visto, fu partecipe soprattutto l’entità di Michele.

Così, quando prendiamo in considerazione l’attuale apparizione del Cristo nell’eterico,

dobbiamo sempre tenerla in collegamento con la dimensione cosmica di questo evento, qui brevemente abbozzata:

• il Mistero del Golgota al centro;

• i suoi tre gradi cosmici preparatori;

• le tre successive manifestazioni spirituali del Cristo, delle quali la prima ha luogo già oggi.

 

 

 

 

 

• E come i tre gradi preparatori

nel contempo significano la via dell’avvicinarsi del Cristo alla Terra,

così le sue tre manifestazioni dopo il Mistero del Golgota

sono anche i gradi nei quali Egli ascenderà insieme all’umanità

a sempre più alte regioni del mondo spirituale.5

 

A questo punto emerge un’ulteriore domanda:

Com’è il rapporto dell’entelechia del Gesù di Nazareth, dopo aver egli attraversato con il Cristo il Mistero del Golgota, con l’ulteriore vita del Risorto nei dintorni spirituali della Terra e con la sua attuale apparizione in forma eterica?

Anche a questa domanda Rudolf Steiner dà una chiara risposta.

Ma per comprenderla nel modo giusto, dobbiamo includere nell’osservazione ancora un altro aspetto dell’attività di questa entelechia.

 

Anche se l’anima sorella di Adamo prima della svolta dei tempi non era mai stata incarnata sulla Terra, essa una volta si era comunque avvicinata agli eventi della Terra, in modo tale che Rudolf Steiner potè parlare persino di una sorta di incorporazione o «incorporazione surrogativa» (0.0. 142, 1.1.1913).

Questa si compì nell’apparizione di Krishna quale unica manifestazione precristiana dell’anima di Adamo, conservata nel cielo, direttamente sulla Terra.

E che cosa avvenne con questo essere di Adamo o di Krishna dopo la resurrezione del Cristo?

Esso formò poi l’involucro animico o astrale per il Risorto.

 

Rudolf Steiner lo descrive in base all’apparizione di Paolo davanti alla porta di Damasco.

Infatti, quell’apparizione consisteva in due parti:

Al centro si trovava la figura del Cristo, avvolta da una possente aura di luce, la quale, secondo l’indagine spirituale di Rudolf Steiner, era l’essere di Krishna.

▸ «Quando Paolo ha la sua visione davanti a Damasco, chi gli appare è il Cristo.

Ma il fulgore di luce del quale il Cristo si riveste, è Krishna» (ibidem).

 

E in tale contesto ora segue la parola decisiva, che

«il Cristo ha assunto Krishna a proprio involucro animico,

mediante il quale Egli poi continua ad operare» (ibidem).6

 

Com’è noto, l’esperienza di Paolo davanti a Damasco si trova in un particolare rapporto con l’attuale percezione del Cristo eterico.

Per cui, in molte conferenze sul ritorno eterico, Rudolf Steiner menziona sempre di nuovo l’esperienza di Paolo quale importante paradigma, e con ciò è ancora una volta confermato che il Cristo nel ritorno eterico continua ad agire, altrettanto come allora nell’apparizione davanti a Paolo, nell’involucro animico luminoso di Krishna o dell’anima sorella di Adamo.

 

Questo viene testimoniato anche nell’annunciazione del ritorno eterico mediante Teodora nel primo Mistero Drammatico La porta dell’iniziazione (0.0. 14).

Là, dinanzi allo sguardo della veggente appare dapprima la figura del Cristo eterico, che parla di sé in forma di Io («Io ho vissuto … »), dopodiché dall’aura di luce che circonda la sua figura trae origine «un essere umano» che parla del Cristo in terza persona, come rendendo testimonianza di Lui e della Sua vita alla svolta dei tempi.

Questa scena indica la diretta partecipazione dell’entelechia di Gesù di Nazareth al ritorno eterico del Cristo.7

 

Ed è evidente che la partecipazione di esso avverrà anche durante le Sue due ulteriori manifestazioni soprasensibili, poiché nell’evoluzione dell’umanità esse si presenteranno quali immagini riflesse spirituali dei due primi gradi preparatori del Mistero del Golgota, ai quali l’anima sorella di Adamo ha cooperato in modo così decisivo.

Che Rudolf Steiner, durante l’indagine della dimensione cosmica del Mistero del Golgota con i suoi tre gradi preparatori, interiormente si riallacciò in particolare a Paolo e alla sua esperienza a Damasco risulta dalla conclusione della conferenza, nella quale egli unisce un’unica volta i gradi preparatori e le sue comunicazioni dal Quinto Vangelo.

 

Nel punto stesso che tratta anche il metodo di indagine di Rudolf Steiner leggiamo:

▸ «Infatti, mentre la contemplazione di Paolo viene estesa dal Mistero del Golgota ai tre gradi preparatori, mentre viene estesa da ciò che in Paolo è quasi soltanto la percezione del Gesù di Nazareth alla vita del Cristo Gesù, allora in certo qual modo il metodo paolino da un unico centro viene diffuso su tutta la grande manifestazione della vita del Cristo Gesù. Mentre oggi in questo modo, mediante un’indagine occulta piena di abnegazione, possiamo rendere per così dire generale il metodo paolino per la conoscenza del Cristo, si è compiuto un vero progresso nella conoscenza del Cristo» (O.O. 152, 27.5.1914).8

 

È una realtà spirituale profondamente fondata, che in queste parole sull’indagine dei gradi preparatori del Mistero del Golgota venga menzionato soprattutto Paolo. Infatti, come abbiamo già visto, nell’apparizione di Damasco egli sperimentò il comune agire soprasensibile del Cristo e dell’anima sorella di Adamo,9 che aveva già avuto luogo prima per tre volte nei mondi spirituali e che continuò a rimanere anche dopo il Mistero del Golgota, sino all’attuale apparizione del Cristo nell’eterico, per cui l’esperienza di Paolo rappresenta una specie di esempio.

In questo senso, unicamente ciò che viene definito nelle citate parole come «metodo paolino» è adeguato per ampliare la conoscenza del Mistero del Golgota da «un unico centro» ai tre gradi preparatori e ai tre «gradi successivi», per comprendere l’evento del Cristo nel suo intero significato cosmico.10

 

Rudolf Steiner nell’Antroposofia ha compiuto proprio questo passo, quale diretta continuazione di tale metodo d’indagine paolino, in cui, come nell’evento di Damasco, il Mistero del Cristo viene indagato alla luce e nel comune agire dell’anima sorella di Adamo.

Perciò alla fine di questa eccezionale conferenza, nella quale sono confluite le comunicazioni sui gradi preparatori cosmici del Mistero del Golgota e i contenuti del Quinto Vangelo, egli potè dire con pieno diritto:

▸ «La scienza occulta dei nostri giorni ci colloca veramente nella posizione di poter sapere di più e in modo più profondo del Cristo Gesù, di quanto ne hanno saputo i secoli trascorsi. E possiamo dire che la figura del Cristo cresce a grandezza cosmica, mentre cerchiamo di riconoscerla con i mezzi che ci mette a disposizione il moderno occultismo» (ibidem).

E in questo caso specifico avvenne quale continuazione del «metodo paolino».

 

Ampliando Rudolf Steiner la comprensione del Cristo e l’indagine sul Cristo a tutto il cosmo spirituale e ai suoi diversi ambiti, gli divenne possibile parlare dell’attuale apparizione del Cristo nell’eterico in modo che dalle sue comunicazioni anche qui risulta con chiarezza la dimensione cosmica di questo evento:

▸ «Così il grande, possente evento, l’apparizione del Cristo nell’eterico,

avrà importanza per tutti i mondi» (O.O. 118, 10.5.1910).

E questa dimensione cosmica dell’evento non riguarda soltanto i più diversi ambiti del mondo spirituale, ma anche le entità gerarchiche che agiscono in essi.

 

Nell’attuale ritorno del Cristo nell’eterico vanno quindi distinti due aspetti:

• Nel centro di esso sta l’apparizione nel mondo spirituale del Cristo stesso,

che è circondato da diverse azioni d’aiuto di altri esseri.

Di una tale azione d’aiuto si trattava appunto, allorché l’entelechia del Gesù di Nazareth

formava l’involucro astrale colmo di luce per il Cristo eterico.

Un‘altra e ancor più elevata entità, perché già appartenente alle gerarchie,

crea al Cristo eterico il Suo involucro eterico.

Questa entità appare in modo possente alla fine del «Ciclo delle anime di popolo»

ed è conosciuta dalla mitologia germanico-nordica come Widar.

Di lui, nell’ultima conferenza di questo ciclo, Rudolf Steiner dice:

▸ «Quest’altro elemento è conosciuto dalla mitologia germanico-nordica.

Essa sa che esiste la figura eterica in cui deve incarnarsi la figura eterica del Cristo che noi rivedremo»

(O.O. 121, 17.6.1910).

 

Dopodiché, in tale contesto viene espresso il nome di Widar.

Per l’ulteriore rappresentazione è anche significativo che questo rivestimento eterico

nel mondo spirituale sia collegato direttamente con l’essere dell’amore.

Infatti,

Rudolf Steiner definisce il corpo eterico anche «corpo d’amore» (O.O. 130, 2.12.1911).

 

Con l’apparizione del Cristo nell’eterico, naturalmente, non si può parlare di un involucro fisico come quello che Egli aveva a disposizione un tempo alla svolta dei tempi; nella Sua riapparizione si tratta invece di qualcosa che nel mondo spirituale assume una posizione paragonabile. Qui deve essere creato uno spazio spirituale per il Cristo eterico, nel quale Egli possa apparire davanti all’umanità in una immaginazione pura, non deformata dalle forze di opposizione.

Rudolf Steiner ne dà la seguente descrizione:

 

• «Questo evento dell’apparizione del Cristo

… può manifestarsi soltanto se la reggenza di Michele si diffonde sempre di più.

Ancora questo è un processo nel mondo spirituale.

In certo qual modo, sul piano adiacente al nostro mondo Michele lotta per l’avvicinarsi del Cristo …

Affinché Egli non appaia nella figura errata nell’immaginazione umana soggettiva,

affinché Egli appaia nell’immaginazione giusta, Michele deve sostenere la lotta cui ho accennato» (O.O. 158, 9.11.1914).

 

Nelle parole citate è di grande importanza l’osservazione di Rudolf Steiner, che l’apparizione eterica del Cristo nel nostro tempo è direttamente collegata con la diffusione della reggenza di Michele.

Ne consegue che soltanto se l’impulso di Michele nei prossimi duecento anni

(poiché la sua attuale guida dell’umanità avrà questa durata) compenetrerà la civiltà occidentale,

gli uomini potranno accorgersi del ritorno eterico e anche comprenderlo nel modo giusto.

Da ciò emerge con chiarezza perché Rudolf Steiner più tardi nella sua vita

parlò molto di più di Michele che del Cristo.

 

Infatti, l’Uno deve precedere l’Altro.

Nell’attuale epoca di Michele, la via al Cristo può essere compiuta soltanto nel senso dello Spirito del tempo,

vale a dire nel senso di Michele, che oggi precede il Cristo, per condurre gli uomini al Cristo.

Nel mondo spirituale è così già oggi.

Ora deve diventare una realtà anche tra gli uomini sulla Terra.

Si tratta della realizzazione terrena di ciò che Rudolf Steiner descrive per il mondo spirituale nelle seguenti parole:

 

▸ «Nella nostra epoca Michele è destinato a diventare sempre più l’entità al servizio del Cristo;

cosicché l’affermazione che la reggenza di Michele si inserisce nei destini umani regolando,

nel contempo significa che deve diventare vera la parola: La reggenza del Cristo deve diffondersi sulla Terra.

In certo qual modo, davanti Michele porta la luce della conoscenza spirituale,

dietro il Cristo porta le esigenze del generale amore umano» (0.0. 218, 19.11.1922).

 

Ne consegue che la vera reggenza del Cristo sulla Terra può iniziare

soltanto se nel senso micheliano si diffonderà nell’umanità la «conoscenza spirituale»,

vale a dire la moderna Scienza dello Spirito o Antroposofia,

per rendere così anche possibile in essa la giusta azione del Cristo eterico. ( Vedi in merito anche il capitolo 2.)

• Così oggi Michele agisce sulla Terra quale potenza «che guida l’uomo, nel modo che gli è salutare, al Cristo».11

 

È possibile riassumere quanto detto nel seguente modo: osservato dal lato cosmico,

il Cristo eterico nella Sua apparizione nel nostro tempo è rivestito di tre involucri.

• Dall’essere del Gesù di allora Egli riceve l’involucro astrale,

• da Widar quello eterico

• e da Michele lo spazio spirituale, nel quale Egli può manifestarsi agli uomini nella figura non deformata.12

 

Anche nella prospettiva temporale

queste tre entità al servizio del Cristo, che lo accompagnano, in futuro rivestiranno un ruolo decisivo.

 

L’anima sorella di Adamo è collegata soprattutto con il Suo ritorno eterico;

Widar parteciperà anche alla Sua seconda apparizione, quella astrale;

• e Michele in un futuro ancor più lontano, quando la Terra si preparerà alla riunione con il Sole,

coopererà alla manifestazione del Cristo quale Io universale.

 

Dalla sua indagine spirituale Rudolf Steiner mette in rilievo

ancora un’altra formazione di involucri per l’essere del Cristo.

Con ciò non si tratta della collaborazione di entità soprasensibili, ma di quella degli uomini stessi.

E questo processo deve essere concluso per la fine dell’evoluzione della Terra,

affinché il Cristo possa congiungersi con l’umanità in un organismo uniforme.

 

Vladimir Soloviev definisce tale organismo la futura «umanità divina».13

Per raggiungere tuttavia questa meta, gli uomini, operando moralmente su se stessi,

devono sviluppare nella loro anima soprattutto tre qualità,

dalle quali poi possono formarsi i tre involucri soprasensibili per l’essere del Cristo.

 

• Il primo involucro, quello astrale,

si crea da tutti i sentimenti della meraviglia (dello stupore)

e della devozione nei confronti dell’elemento spirituale nell’uomo e nella vita.14

• Il secondo involucro, quello eterico,

si forma da tutti gli impulsi dell’amore e della compassione.

• E da tutte le azioni che seguono dagli impulsi della coscienza morale,

si crea una specie di involucro fisico-soprasensibile che forma per il Cristo lo spazio interiore,