/////01 – LA NON ESISTENZA DI TEMPO E SPAZIO SU SATURNO

01 – LA NON ESISTENZA DI TEMPO E SPAZIO SU SATURNO

La non esistenza di tempo e spazio su Saturno

O.O.132 – L’evoluzione secondo verità – 31.10.1911


 

Sommario: L’azione di Saturno, Sole e Luna nei tempi odierni. Paura e orrore nell’antico Saturno di fronte al vuoto e suo superamento attraverso saldezza e sicurezza interiori. Gli Spiriti della volontà. La non esistenza di tempo e spazio su Saturno. Il sacrificio degli Spiriti della volontà ai Cherubini. La nascita del tempo, gli Spiriti del tempo, le Archai. Il calore su Saturno e quello di oggi. L’impossibilità di comprendere Saturno con l’intelletto di oggi, l’intuizione di Jakob Bohme.

 

Per poter proseguire nelle nostre considerazioni fatte l’anno scorso nel nostro gruppo, sarà necessario ricorrere a nuovi concetti, a nuove idee, a nuove visuali, aggiungendoli a quelli di cui finora abbiamo parlato. Sappiamo che non è possibile trattare esaurientemente il contenuto dei Vangeli e degli altri sacri documenti dell’umanità, se non si premette la trattazione dell’evoluzione del nostro sistema cosmico, vale a dire delle precedenti incarnazioni del nostro pianeta: l’antico Saturno, l’antico Sole, l’antica Luna, fino all’attuale Terra.

 

Chi ricorda quanto spesso abbiamo dovuto richiamarci a quelle fondamentali tappe dell’evoluzione, sa anche quanto sia necessario conoscere quelle idee di base per lo studio occulto dell’evoluzione dell’umanità. Se si guardano le indicazioni su Saturno, Sole, Luna e sulla Terra stessa che si trovano per esempio nella mia Scienza occulta, si ammetterà che esse non possono essere che un abbozzo, un accenno unilaterale, una descrizione fatta soltanto da un determinato punto di vista, anche qualora fossero assai più dettagliate. Se l’esistenza della nostra Terra ci si presenta infatti con una quantità infinita di particolari, sarà ben naturale che anche l’esistenza di Saturno, Sole e Luna ci si presenti con un’immensa serie di particolari, e che di essi si possa sempre dare solo uno schizzo approssimativo, una specie di abbozzo. Inoltre dovremo caratterizzare l’evoluzione anche sotto un altro aspetto.

 

Se ci chiediamo da dove provengono tutte le indicazioni che sono state fatte, è noto che esse derivano dalle cosiddette inscrizioni nella cronaca dell’akasha. Sappiamo che tutto ciò che nel corso dell’evoluzione è avvenuto e ancora avviene, può essere conosciuto, può essere letto grazie alla sua inscrizione in una finissima sostanza spirituale, nella sostanza dell’akasha. Di tutto quanto è avvenuto esiste infatti una registrazione dalla quale si può dedurre come siano state le cose in passato.

 

Dobbiamo naturalmente ammettere che, come al nostro sguardo usuale rivolto agli oggetti del mondo fisico le cose vicine appaiano piuttosto chiare e distinte in tutti i loro particolari, mentre più sono lontane più ci appaiono oscure e confuse, similmente avviene per il tempo: le cose più vicine, ossia quelle connesse con l’evoluzione terrestre e lunare, ci risultano con maggiore esattezza di quelle più lontane nel tempo, che ci appaiono con contorni indistinti. Così è per esempio se ci volgiamo indietro chiaroveggentemente all’evoluzione dell’antico Saturno o dell’antico Sole.

 

Perché in genere facciamo tutto ciò? come mai diamo tanto valore a risalire ad epoche tanto lontane? Qualcuno potrebbe anche dire: perché gli antroposofi parlano ancor oggi di cose tanto remote? In fondo non occorrerebbe affatto occuparsi di quei remotissimi tempi, perché ne abbiamo più che abbastanza di quel che succede oggi.

Ma non sarebbe affatto giusto dire così, perché ciò che è avvenuto in passato sussiste ancor oggi. Ciò che si è svolto all’epoca dell’antico Saturno, non è esistito soltanto allora, ma continua a esistere ancora oggi, soltanto nascosto e reso invisibile da tutto quanto ci attornia sul piano fisico. Particolarmente invisibile ci è proprio divenuta l’esistenza dell’antico Saturno che si è svolta in un tempo tanto remoto. Pure quell’esistenza riguarda ancora oggi gli uomini. Cercheremo di porci davanti all’anima quanto essa ci riguardi.

Sappiamo che il più intimo nocciolo del nostro essere ci si presenta in ciò cui noi diamo il nome di “io”. Per l’uomo d’oggi, l’intimo nocciolo del proprio essere è in verità un’entità assolutamente soprasensibile, impercepibile. Quanto sia impercepibile, risulta già perché oggi esistono sull’anima umana molte teorie, le cosiddette psicologie ufficiali che ignorano del tutto in che cosa consista la natura dell’io e non hanno neppure una pallida idea che si debba tener conto di un io.

 

Spesso faccio notare che nel secolo scorso venne creata dalla psicologia tedesca la bella espressione: “psicologia senza anima”. Sebbene l’espressione non sia stata coniata da Wundt, se ne occupò la sua notissima scuola, apprezzata non solo nei paesi di lingua tedesca, ma ovunque ci si occupi di psicologia. La “psicologia senza anima” potrebbe essere così intesa: una descrizione delle qualità dell’anima, senza che però prima venga considerata un’anima autonoma nella quale tutte le qualità si concentrino in una specie di fuoco, nell’io. Tutto ciò è veramente il massimo nonsenso che sia mai stato introdotto nello studio dell’anima, e la psicologia sta tutta sotto il segno di tale nonsenso. La “psicologia senza anima” è oggi rinomata in tutto il mondo. Chi in futuro scriverà una storia del nostro tempo, avrà assai da tribolare per rendere in certo senso plausibile ai posteri il fatto che nel secolo diciannovesimo e nel ventesimo qualcosa del genere è stato considerato come il massimo risultato in campo psicologico! Ho voluto ricordarlo solo per mostrare quanta poca chiarezza regni oggi proprio nella psicologia ufficiale intorno all’io, cioè intorno al centro dell’essere umano.

 

Se potessimo afferrare l’io nella sua vera entità e presentarcelo come ci si presenta il corpo fisico, se potessimo cercare l’ambiente da cui l’io dipende, come il corpo fisico dipende dall’ambiente che percepiamo con gli occhi e in genere con i sensi, come il regno fisico delle nuvole e delle montagne, se volessimo dunque ricercare da che cosa l’io dipende, come il corpo fisico ad esempio dipende dagli alimenti che ingerisce, giungeremmo a un mondo caratteristico, a un quadro cosmico che ancor oggi impregna per così dire di sé tutto il nostro ambiente, un mondo invisibile che in pari tempo è quello dell’antico Saturno. Vale a dire: chi vuol conoscere l’io nel suo mondo deve immaginare come fosse l’antico Saturno. Per l’uomo quel mondo è occultato, è un mondo soprasensibile. Al livello della sua evoluzione odierna l’uomo non potrebbe afflitto sopportarlo: gli è infatti celato dal Guardiano della soglia e deve rimanergli nascosto, perché occorre un certo grado di sviluppo spirituale per poterne sostenere la vista.

 

È in effetti una vista a cui prima dobbiamo assuefarci. Anzitutto ci si deve fare un’idea di che cosa occorra per potere in genere sentire come reale quel quadro cosmico.

Dovremmo pensare che tutto quanto è percepibile ai sensi andrebbe eliminato da quel mondo; dovremmo anche pensarne eliminata tutta la nostra interiorità, in quanto consta dei normali moti dell’anima; dovremmo pensarne escluse anche tutte le nostre idee.

• Dal mondo esterno dovremmo cioè escludere tutto ciò che è percepibile ai sensi;

• e dall’interiore tutti i moti dell’anima e tutte le idee.

 

Volendo farsi un’idea di quale sarebbe il nostro stato d’animo se realmente concepissimo il pensiero: “Tutte queste cose vengono eliminate, eppure noi esistiamo ancora”, non possiamo dire altro se non che dovremmo provare un’immensa paura, un terrore indescrivibile di fronte al vuoto infinito che avremmo intorno. Dovremmo imparare a sentire il nostro ambiente come tutto impregnato, come tutto saturo di qualcosa che da ogni parte ci incute spavento, orrore; al tempo stesso dovremmo però essere in grado di vincere quella paura, grazie alla saldezza e alla sicurezza del nostro essere.

Non possiamo proprio farci neppure una pallida idea dell’antica condizione saturnia, che è alla base della nostra esistenza cosmica, se non sentiamo realmente quei due stati d’animo fondamentali: terrore orrendo di fronte al vuoto infinito dell’esistenza, e superamento di quel terrore.

 

Ben poco l’uomo coltiva in sé i due stati d’animo ora descritti. Perciò li troviamo di rado citati dagli scrittori. Ovviamente tutti coloro che nel corso del tempo cercarono con forze chiaroveggenti di guardare a fondo nelle cose, conoscono bene questo stato d’animo. Tuttavia nella letteratura troviamo ben scarsi accenni al terrore che si prova a seguito di un tale infinito vuoto, o anche al superamento di quel terrore.

Mi sono proprio dato la pena di controllare, sfogliando le opere più recenti, se vi si trovino descritti fenomeni del genere, se vi si trovi descritto il terrore che si prova di fronte al vuoto infinito. Di solito i filosofi sono intelligenti e si esprimono con concetti chiari, evitando di parlare delle impressioni più grandi e sconvolgenti. Nulla in proposito quindi vi si trova.

 

Qui però non parlerò delle opere in cui nulla ho trovato al riguardo. Ho trovato solo un breve accenno a quelle sensazioni nel diario dello hegeliano Karl Rosenkranz. In quel diario egli descrive a volte gli intimi sentimenti da lui provati durante la lettura della filosofia di Hegel. Ho incontrato un passo singolare, registrato dall’autore nel suo diario come se fosse senza importanza. Karl Rosenkranz riconosce chiaramente che la filosofia di Hegel parte dal “puro essere”.

Del “puro essere” molto si parlò nella letteratura filosofica del secolo diciannovesimo, ma bisogna però dire che ben poco ne è stato compreso. Il “puro essere” di Hegel (non l’essente, ma l’essere) è un concetto estremamente filtrato. Quel che ho descritto come l’orrendo terrore per il subentrare in noi del vuoto, è un concetto che in realtà non esiste ancora; nell’“essere” hegeliano però tutto lo spazio è pregno di un particolare carattere: quello di non possedere nulla di ciò che è sperimentatile; è l’infinito ricolmo di essere. Questo fu una volta sperimentato da Karl Rosenkranz come un terribile sconvolgimento dovuto al gelo dello spazio cosmico, di nulla riempito se non del vuoto essere.

 

Per comprendere il fondamento del mondo, non basta parlarne in concetti o farsene idee; è invece più necessario evocare la sensazione suscitata dalla presenza dell’infinito vuoto dell’esistenza dell’antico Saturno. Se ne avessimo anche solo un pallido presagio, l’anima ne riceverebbe una sensazione di orrore. Per salire con la chiaroveggenza allo stato dell’antico Saturno, occorre prepararvisi e far sorgere in noi una sensazione che in certo modo è simile alla vertigine che ci coglie se in cima a un monte sotto di noi si spalanca un abisso, e i nostri piedi non sembrano più poggiare su terreno sicuro, la sensazione di non poter dimorare in nessun luogo e di essere abbandonati a potenze e forze su cui non abbiamo più potere alcuno. Questa però è soltanto una sensazione iniziale, perché non solo perdiamo il suolo sotto i piedi, ma anche tutto ciò che gli occhi, gli orecchi percepiscono o le mani possono afferrare, e in genere tutto ciò che esiste nel nostro ambiente spaziale; a quel punto perdiamo ogni possibilità di pensare, e cadiamo in una specie di stato crepuscolare o di stato di sonno della coscienza, in cui non è più attuabile alcuna forma di conoscenza; oppure ci troviamo talmente immersi in quello stato di vertigine, che non ci resta altra possibilità se non di sperimentare l’immenso terrore di cui ho parlato. A tutto ciò è necessario prepararsi, altrimenti siamo colti da uno smarrimento impossibile da superare.

 

Ora, per l’uomo attuale esistono al riguardo due possibilità. La prima, sicura, è di aver compreso i Vangeli, di aver compreso il mistero del Golgota. Bisogna però averli compresi realmente nelle loro abissali profondità, e non superficialmente come li comprendono i teologi moderni. Se riusciamo a coglierne il senso più profondo che sia dato di sperimentare interiormente, portiamo in quel vuoto qualcosa che, partendo da un punto, si amplia, si ingrandisce, e riempie il vuoto di un sentimento di coraggio, di un senso simile all’ardimento; allora ci si sente come protetti, come congiunti con l’Entità che compì sul Golgota l’estremo sacrificio. Questa è una delle due possibilità.

L’altra è di accedere al mondo spirituale senza i Vangeli, di accedervi grazie alla vera antroposofia. Anche questo può accadere. Faccio sempre notare che quando noi parliamo del mistero del Golgota, non partiamo dai Vangeli, perché vi giungeremmo anche se i Vangeli non esistessero. Ciò che è possibile oggi, non sarebbe stato possibile in passato: oggi, grazie al mistero del Golgota, è subentrato nel mondo qualcosa che consente all’uomo di comprendere il mondo spirituale direttamente, in virtù delle proprie impressioni. È l’azione che possiamo chiamare dello Spirito Santo, l’azione dei pensieri universali nel mondo.

 

Seguendo una di queste due vie non ci perderemo, per così dire

non precipiteremo nello spaventoso, sconfinato vuoto, pur trovandoci di fronte a esso.

 

Se ora ci accostiamo a quello spaventoso vuoto, preparandoci con la scienza dello spirito e con i diversi mezzi che essa ci offre, come per esempio il contenuto del libro L’iniziazione e di altri testi, se entriamo con quella preparazione nel mondo spirituale, in un mondo da cui è eliminato tutto ciò che può scuotere la nostra anima, tutto ciò che i nostri pensieri sono in grado di concepire, veniamo per così dire ad adeguarci all’esistenza di Saturno, dove anzitutto incontriamo entità, che però nulla hanno di simile al regno animale, vegetale o minerale. È un mondo nel quale non esistono nuvole e neppure luce, un mondo del tutto silenzioso. Impariamo tuttavia a conoscere entità, e precisamente quelle che nella nostra terminologia sono denominate come Spiriti della volontà o Troni, e mentre li conosciamo essi diventano per noi qualcosa di giustamente oggettivo, come un mare ondeggiante di coraggio.

 

Tutto ciò che in un primo tempo si può soltanto pensare, ora diventa chiaroveggentemente presente. Immaginiamo di essere immersi nel mare, ma come esseri spirituali che si sentono uniti con l’entità del Cristo e sorretti dall’entità del Cristo; immaginiamo di nuotare non in un mare di acqua, ma in un infinito mare di coraggio ripieno di fluente energia. Altro nome non potremmo dargli. Non è però un mare indifferente e indifferenziato, perché da esso ci vengono incontro tutte le possibilità, tutte le varietà di quello che possiamo designare come senso del coraggio. Impariamo così a conoscere entità che consistono sì di coraggio, ma che sono molto ben specificate e che incontriamo proprio come entità concrete.

 

Ovviamente sembra assai strano dire che s’incontrano entità che sono altrettanto reali quanto l’uomo di carne ed ossa, ma che consistono di coraggio! Tuttavia è così. In quelle entità incontriamo gli Spiriti della volontà; e in un primo tempo possiamo designare come antico Saturno soltanto gli Spiriti della volontà che consistono di coraggio: null’altro. Così è anzitutto Saturno. È un mondo di cui non potremmo dire che abbia una forma sferica, esagonale o quadrata. Tutte queste determinazioni spaziali non gli si addicono, perché non vi esiste la possibilità di giungere a una fine. Per usare ancora l’immagine del nuotare, potremmo dire: non è un mare in cui si possa arrivare a una superficie, ma un mare in cui in ogni direzione si incontrano sempre Spiriti del coraggio o della volontà.

 

In conferenze future dirò come non si arrivi a queste cose in una volta sola. Per ora voglio seguire lo stesso ordine di prima: Saturno, Sole, Luna, anche se sarebbe meglio seguire un ordine rovesciato, dalla Terra a Saturno, come in realtà avviene per la chiaroveggenza. Ma non importa, per ora proseguo così.

La particolarità è che, una volta ascesi al vedere tutto ciò, subentra qualcosa che è difficilissimo da immaginare per chi non si sforzi lentamente e a poco a poco di arrivare a queste idee.

 

Poiché cessa di esistere ciò che di norma è amalgamato con il pensare umano: lo spazio. Non ha più senso alcuno il dire che si nuota in su o in giù, avanti o indietro, a destra o a sinistra; non ha più senso alcuno usare rapporti spaziali. Nell’antico Saturno non ne esistono: in questo senso tutto è uguale. Un’altra cosa essenziale, quando si risale al primo periodo dell’evoluzione saturnia, è che cessa anche il tempo! Non vi è più un prima o un dopo. Ovviamente per l’uomo d’oggi ciò è difficilissimo da immaginare, perché il nostro pensare si svolge nel tempo: ogni pensiero viene o prima o dopo di un altro pensiero. L’inesistenza del tempo può essere caratterizzata con una sensazione, ma è una sensazione invero spiacevole.

 

Immaginiamo che i nostri pensieri si irrigidiscano, che tutto ciò che possiamo ricordare o che intendiamo intraprendere diventi rigido come una rigida sbarra, che ci si senta fermi nei nostri pensieri senza più potersi muovere. In tal caso non potremmo più dire di avere sperimentato qualcosa “prima”; saremmo vincolati a qualcosa di persistente, di irrigidito. Il tempo cessa di avere un significato, non esiste più. Perciò non ha neppur più senso alcuno chiedere: tu ci descrivi l’evoluzione di Saturno, l’evoluzione del Sole e così via, ma che cosa vi fu prima dell’evoluzione di Saturno? Non ha più senso parlare di un “prima”, perché il tempo non c’è; bisogna dunque smetterla anche con tutte le determinazioni di tempo.

 

Per l’antico Saturno si può proprio usare un paragone e dire che il mondo lì è come sbarrato, che col nostro pensiero dobbiamo arrestarci; ed anche con la chiaroveggenza. I pensieri usuali sono già stati lasciati indietro, perché non possono giungere fino a quel punto. Per usare un’immagine, dovremmo dire che lì il cervello si congela. Quando ci si avvede dell’irrigidimento, si ha anche l’idea di una coscienza che non si svolge più nel tempo.

Giunti a tanto, si nota un singolare mutamento in tutto il quadro. Ci si mostra che da quella rigidità, dall’assenza di tempo, che sono caratteristiche dell’infinito mare di coraggio di cui ho parlato e delle entità chiamate Spiriti della volontà, si manifestano esseri di altre gerarchie. Nel momento in cui ci si avvede che il tempo ormai più non esiste, si nota che altri esseri entrano in scena. Si fa un’esperienza indistinta, di cui non si può neppure dire che la si sperimenta, ma solo che c’è, che essa esiste in quell’infinito mare di coraggio.

 

Si nota nel complesso qualcosa come un balenio, come un chiarore: non propriamente un balenare, ma piuttosto un rilucere. È una prima differenziazione, che però non dà l’impressione di una luce.

Per descrivere un tal genere di cose, non si può che ricorrere a paragoni. Per renderlo comprensibile, immaginiamo che una persona dica qualcosa e che ci faccia l’impressione di essere saggia.

 

Mentre seguita a parlare, quell’impressione aumenta, e si ha il sentimento che si tratti proprio di un saggio che ha sperimentato una infinità di cose e che può parlarne con tanta saggezza. Da quella persona si sente inoltre emanare qualcosa di simile a un soffio magico. Pensiamo che quel soffio magico aumenti all’infinito e che nel mare di coraggio esso si presenti come nuvole che non lampeggiano, ma rilucono blandamente. Tenendo conto di tutto ciò si ha un’idea di come alla gerarchia degli Spiriti della volontà si aggiungano entità che sono tutta saggezza; una saggezza che si manifesta raggiando, che non solo è saggezza, ma è saggezza raggiante. Si ha così una prima idea della percezione chiaroveggente dei Cherubini. I Cherubini operano così.

 

Ora si pensi di avere attorno a sé null’altro che quello che ho descritto. Ho detto prima, dandovi un certo valore, che in sostanza non è giusto dire di avere tutto ciò attorno a noi, bensì soltanto che esiste e che esiste così come l’ho descritto. Occorre immedesimarvisi col pensiero. Neppure è proprio giusto pensare che vi sia come un balenio, ma piuttosto come un rilucere; per questo avevo detto che non è un balenare, ma un rilucere, perché tutto è contemporaneo. Non è appunto qualcosa che appare e scompare, in quanto tutto è contemporaneo. Si ha ora l’impressione che esista un rapporto fra gli Spiriti della volontà e i Cherubini. Si ha l’impressione che siano fra di loro in relazione. Si arriva questa consapevolezza. Si giunge così alla consapevolezza che gli Spiriti della volontà, i Troni, sacrifichino la loro propria entità ai Cherubini. Questa è l’ultima immagine a cui in genere si giunge risalendo all’antico Saturno: gli Spiriti della volontà sacrificano se stessi e si consacrano ai Cherubini. Più indietro non si va; più indietro il mondo è come sbarrato.

 

Quando ci è dato sperimentare il sacrificio offerto dagli Spiriti della volontà ai Cherubini, qualcosa si sprigiona dal nostro essere. Possiamo esprimerlo solo con le parole: grazie al sacrificio offerto ai Cherubini dagli Spiriti della volontà, nasce il tempo. Non è però il tempo astratto di cui usualmente parliamo, ma è un’entità autonoma.

Ora si può cominciare a parlare di qualcosa che inizia. Il tempo ha il suo primo inizio con la nascita delle entità del tempo, che di null’altro constano se non di tempo. Nascono dunque entità che consistono solo di tempo: sono gli Spiriti della personalità che nelle sfere delle gerarchie spirituali poi conosciamo come Archai. Nell’evoluzione dell’antico Saturno esse sono soltanto tempo. Le descriviamo anche come Spiriti del tempo, come entità che regolano il tempo. Gli spiriti che allora nascono su Saturno sono in realtà entità consistenti soltanto di tempo.

 

È qualcosa di importantissimo assistere al sacrificio offerto ai Cherubini dagli Spiriti della volontà e alla nascita degli Spiriti del tempo. Poiché solo allora, in quanto nasce il tempo, sorge qualcosa d’altro che ci autorizza a parlare dell’evoluzione dell’antico Saturno come di qualcosa che ha qualche somiglianza col nostro ambiente attuale.

Quello che chiamiamo calore di Saturno

è per così dire il fumo del sacrificio, generatore del tempo.

Per questo dico sempre che l’antico Saturno è uno stato di calore, quando descrivo ciò che vi è. A differenza del nostro ambiente attuale che consta di molti elementi, per l’antico Saturno possiamo parlare solo di uno stato di calore. Il calore però nasce come effetto del sacrificio offerto dagli Spiriti della volontà ai Cherubini.

 

Queste considerazioni ci offrono lo spunto per chiarire che cosa in verità dobbiamo pensare del fuoco. Quando vediamo il fuoco, quando proviamo calore, non dovremmo pensare tanto materialisticamente quanto gli uomini d’oggi, ma ove ci si presenta e sentiamo calore, esiste nel nostro ambiente ancor oggi invisibilmente, come suo fondamento spirituale, il sacrificio offerto ai Cherubini dagli Spiriti della volontà.

• Il mondo acquista la sua verità soltanto se sappiamo che dietro ad ogni processo di calore vi è un sacrificio.

 

Per non sconcertare troppo i lettori, nella mia Scienza occulta la condizione dell’antico Saturno è stata descritta più dal lato esteriore. Già così i lettori che sono in grado di pensare solo secondo la scienza attuale si scandalizzano non poco, e considerano quel libro una pura follia. Si pensi un po’ che cosa direbbero se vi trovassero scritto: la base dell’intima essenza dell’antico Saturno è che le entità appartenenti alla gerarchia degli Spiriti della volontà avevano offerto ai Cherubini un sacrificio; che dal fumo sacrificale, dal sacrificio da loro offerto ai Cherubini, era nato il tempo, che tale è l’origine delle Archai o Spiriti del tempo, e che il calore è solo un riflesso esteriore, un’illusione, rispetto al sacrificio degli Spiriti della volontà! Così è però. Il calore esteriore è soltanto una illusione, e se vogliamo dire la verità, dobbiamo affermare che ovunque vi sia calore, abbiamo in verità un sacrificio, il sacrificio offerto dai Troni ai Cherubini.

 

Ora, ecco una buona immaginazione. Nella mia Iniziazione, e anche altrove, ho spesso ricordato che il secondo gradino dell’iniziazione rosicruciana è la formazione di immaginazioni. L’antroposofo deve trasformare in immaginazioni le rappresentazioni giuste che ha del mondo. Così, grazie alla sua fantasia, può pensare trasformato in una immaginazione tutto ciò di cui si è parlato oggi: i Troni, gli Spiriti della volontà, inginocchiati in totale dedizione davanti ai Cherubini, inginocchiati davanti ai Cherubini con tutto il loro coraggio e la loro abnegazione, un’abnegazione che però non sorge in loro per un senso di inferiorità, ma per la coscienza di avere qualcosa che può essere sacrificato. I Troni tutti intenti nella loro volontà di sacrificio, i Troni la cui sostanza è forza, è coraggio, i Troni che inginocchiati davanti ai Cherubini porgono la loro offerta sacrificale e la offrono come calore, come fiammante calore; col fumo sacrificale che si alza infuocato fino agli alati Cherubini: così potrebbe essere l’immagine!

 

Da quell’offerta sacrificale — quasi come se noi potessimo pronunciare nell’aria la parola e come se questa parola fosse il tempo, ma il tempo inteso come entità da tutto il processo di quell’offerta sacrificale hanno origine gli Spiriti del tempo, le Archai.

La nascita delle Archai offre una grandiosa, possente immagine. Presentandosi alla nostra anima, essa è straordinariamente impressiva per talune immaginazioni, che così possono farci progredire sempre più nell’ambito della conoscenza occulta.

 

Questo è in sostanza ciò a cui dobbiamo giungere: trasformare le nostre rappresentazioni in immaginazioni, in immagini. Anche se le nostre immagini sono goffe, anche se sono antropomorfiche, anche se quelle sublimi entità hanno l’aspetto di uomini alati, tutto ciò non conta. Alla fine la realtà vera ci sarà data, e quel che deve esserne eliminato lo sarà. Se ci immergiamo con dedizione in quelle immagini, le trasformiamo a poco a poco in qualcosa che ci conduce a quegli esseri sublimi.

 

Considerando le entità che ho cercato di caratterizzare come piene di coraggio e ridondanti saggezza, l’anima deve ben presto ricorrere ad ogni sorta di immagini che distano assai dai concetti razionali. Le coglieremo più tardi in concetti razionali, perché in un primo tempo non si possono comprendere quelle cose razionalmente. Ecco perché persone aperte alla chiaroveggenza le descrivono in forma ingenua, ben diversamente dagli uomini razionali; ecco perché gli uomini razionali non riescono a comprendere giustamente i chiaroveggenti. Per chi vuole saperne qualcosa farò un esempio.

 

Esisteva un vecchio e buon testo di storia della filosofia, lo “Schwegler”, un tempo usato volentieri dagli studenti prima degli esami, ma ora non più dopo che l’anima è scomparsa; d’altra parte la revisione del testo non l’ha rovinato del tutto. L’autore era un hegeliano, e tutto quanto concerne la filosofia di Hegel vi è esposto in modo eccellente. Nella sua Storia della filosofìa si ha un buon quadro della filosofia antica e anche di quella di Hegel. Se però vi si legge il capitoletto su Jakob Bòhme e si cerca di farsene una giusta idea, quanto inesperto ci si rivela l’autore di una storia della filosofia razionalistica, nei confronti di uno spirito come Jakob Bòhme! Grazie a Dio egli ha del tutto tralasciato Paracelso, altrimenti avrebbe scritto frasi pessime. Si legga però quel che ha scritto di Jakob Bòhme!

 

Qui Schwegler tratta di uno spirito che aveva un’immagine non dico dell’antico Saturno, ma della ripetizione saturnia durante l’evoluzione terrestre; parla cioè di uno spirito che non può fare a meno di descrivere le cose in parole e in immagini, alle quali l’intelletto non può arrivare. E, qui il razionalista cessa di capire qualcosa. Non è che non sia in grado di capirlo, ma non lo può se vuol restare nella prospettiva dell’ordinario e asciutto intelletto filosofico.

L’importante è di sollevarsi là dove l’intelletto usuale non basta. Anche se l’intelletto usuale ci fornisce qualcosa di veramente eccellente quanto quella storia della filosofia (e appositamente ne ho citata una “buona”), tuttavia proprio essa ci dà un esempio di come una mente anche eccellente debba arrestarsi di fronte a uno spirito come Jakob Bòhme.

 

Sulla base delle considerazioni sull’antico Saturno, oggi abbiamo cercato di immergerci più intimamente nell’antica incarnazione planetaria della nostra Terra. Continueremo con l’evoluzione dell’antico Sole e dell’antica Luna, e anche allora arriveremo a concetti non certo meno grandiosi di quelli che abbiamo tentato di intuire per la condizione di Saturno, con immagini simili a quella dei Troni che offrono un sacrificio ai Cherubini e che, come risultato del sacrificio, creano gli Spiriti del tempo. Il tempo è infatti un prodotto del sacrificio e anzitutto nasce come tempo vivente, come creatura del sacrificio. Vedremo poi che sull’antico Sole le cose si trasformeranno e che, passando da Saturno al Sole e dal Sole all’evoluzione dell’antica Luna, ci presenteranno nuovi grandiosi processi.

 

 

By | 2020-01-13T12:37:35+01:00 Gennaio 12th, 2020|EV. SECONDO VERITA'|Commenti disabilitati su 01 – LA NON ESISTENZA DI TEMPO E SPAZIO SU SATURNO