/////02 – LA CONOSCENZA DELL’ESSERE UMANO SOVRASENSIBILE E IL COMPITO DELLA NOSTRA EPOCA

02 – LA CONOSCENZA DELL’ESSERE UMANO SOVRASENSIBILE E IL COMPITO DELLA NOSTRA EPOCA

La conoscenza dell’essere umano sovrasensibile e il compito della nostra epoca

O.O. 333 – Libertà dii pensiero e forze sociali – 22.07.1919


 

Sommario: La conoscenza dell’essere umano sovrasensibile e il compito della nostra epoca

Formazione di un pensiero libero dal corpo. Il segreto della relazione da uomo a uomo. L’umanità di fronte alla scelta fra il caos sociale e la libertà dello spirito.

 

Quando l’uomo osserva le necessità e la miseria del presente e si chiede quali ne siano le cause le cercherà per lo più in circostanze esterne. Anzitutto guarderà indietro agli ultimi dolorosi 4 o 5 anni passati. Comincerà forse allora poco a poco a rendersi conto del fatto che l’enorme dolore che è stato sofferto negli ultimi 4 o 5 anni è andato preparandosi attraverso un lungo periodo di tempo, decenni, anzi secoli di recente sviluppo dell’umanità, proprio come un temporale si prepara attraverso l’afa opprimente di un’intera giornata senza che si noti il suo formarsi fino a quando poi si scatena. Ma persino coloro che vanno ancora più indietro con lo sguardo per cercare le cause e i motivi di questa nostra attuale situazione di travaglio e pena in questa epoca si concentreranno anch’essi, chi più chi meno, su circostanze esteriori. Penseranno a qualcosa di esteriore, a misure e a provvedimenti esteriori, anche quando si tratterà di venire fuori da questa nostra epoca di confusione e di caos.

 

Certamente in gran parte questa osservazione è giusta. Fino a che punto si ha ragione ad osservare le cose in questo modo, ho tentato io stesso di mostrarlo, secondo la mia convinzione, nella conferenza che ho tenuto ad Ulma qualche settimana fa sul tema della questione sociale. Ma c’è anche un altro lato da considerare quando si guarda a queste cose. Bisogna solo prestare attenzione a qualcosa che ai giorni nostri è un fenomeno significativo in relazione alla vita interiore dell’uomo, alla vita dell’anima umana. Nel senso di ciò cui ho appena accennato, aspiriamo a ragione ad una strutturazione più sociale delle condizioni esteriori di vita rispetto a quella che l’umanità si è fatta andare bene negli ultimi 3 o 4 secoli. Ma non è in fondo interessante che aspiriamo ad una tale strutturazione più sociale della vita a partire da una particolarissima disposizione d’animo? Non notiamo dunque che in fin dei conti le anime umane nel presente sono compenetrate ovunque di pulsioni antisociali, di istinti antisociali, e hanno una capacità ridotta nel capirsi reciprocamente? E proprio a partire da queste disposizioni animiche antisociali, e tanto più mentre esse sono presenti, noi dovremmo aspirare ad una configurazione socialmente più giusta della vita esteriore rispetto a quella che questi stessi impulsi antisociali della nostra attuale vita umana hanno reso possibile negli ultimi 3 o 4 secoli? Se si considera la questione da questo punto di vista si scopre allora come queste pulsioni antisociali del presente dipendano proprio dal fatto che abbiamo smarrito la via verso il più interiore nucleo essenziale dell’uomo, la via verso quel nucleo essenziale più interiore che in realtà, più o meno chiaramente, o soltanto istintivamente e oscuramente, ogni uomo presagisce in sé stesso: l’essere umano sovrasensibile. Per quanto strano possa sembrare, gli uomini oggi non sanno in modo chiaro, non portano a coscienza ciò di cui ha veramente sete la loro più profonda e misteriosa essenza animica. Ha sete di una conoscenza del nucleo essenziale sovrasensibile dell’uomo. E nelle difficoltà che proprio la nostra epoca incontra nel progredire verso una conoscenza soddisfacente di questo più interiore nucleo dell’essere umano – in queste difficoltà si trova il fondamento di molto di ciò che poi esteriormente si esprime nel caos e nella confusione, per quanto poco gli uomini ancora oggi siano disposti ad ammetterlo. Tuttavia, in molti trovano che la questione di cui sto parlando deve trovare la sua risposta in modo del tutto diverso da come la troverà attraverso ciò di cui vi dovrò parlare questa sera.

 

Poiché devo trattare questa questione dal punto di vista della scienza dello spirito antroposofica, non mi sarà possibile sbrigarla nel modo comodo che attualmente molti tendono ad usare, e che oggi è così gradito presso la stragrande maggioranza delle persone. Quando oggi si parla agli uomini, ad esempio, dei monti della luna e del modo in cui ci si informa su questo argomento attraverso strumenti fisici, attraverso misure fisiche, allora essi credono che acquisire conoscenza riguardo ai monti della luna debba essere necessariamente complicato. Qui l’uomo supera sé stesso e ammette che non si possa arrivare in una maniera del tutto comoda alla conoscenza, diciamo, dei monti della luna o delle lune di Giove o di cose simili. Quando si tratta, però, del mondo sovrasensibile, quando si tratta dell’esistenza spirituale dell’uomo stesso, la stragrande maggioranza delle persone oggi si comporta allora in modo del tutto diverso. Qui si trova che il modo in cui io oggi dovrò parlare con voi è troppo difficile. Qui la stragrande maggioranza delle persone oggi dirà: per giungere ai mondi sovrasensibili è meglio la professione di fede infantile, oppure l’infantile fede nella Bibbia, rispetto a questo approccio conoscitivo apparentemente scientifico. Quando si tratta di ciò cui di più elevato l’uomo può tendere sul suo cammino di elevazione animica, si insiste soltanto su ciò che si trova comodo, sull’infantile semplicità della fede confessionale o della fede biblica, e si rifiuta ciò che non conduce l’uomo su questo cammino in modo così comodo. Gli uomini, però, proprio oggi non riescono ancora a vedere certi nessi profondi che esistono fra questo anelare a facili vie spirituali e le nostre pulsioni antisociali, tra l’aspirazione alle facili vie spirituali e le difficoltà ad uscire da queste pulsioni antisociali. Se si riconoscesse quali nessi ci sono fra ciò che da una certa parte si è continuato a ripetere agli uomini e in cui gli uomini hanno creduto, che cioè essi avrebbero potuto cercare di giungere ai mondi spirituali attraverso un cammino di infantile e semplice professione di fede – se dunque si riconoscesse quale nesso c’è tra questa convinzione e questa fede e quello che oggi si esprime come impulsi antisociali, allora si imparerebbe a pensare in modo diverso a ciò che la stragrande maggioranza delle persone crede sia “una comoda via per entrare nei mondi sovrasensibili”.

 

Non è certo per una sorta di capriccio spirituale che la scienza dello spirito oggi indica all’uomo moderno altre vie, ma indica queste vie perché sente questo come un dovere verso ciò che sono le esigenze e i compiti dettati dallo spirito del tempo all’umanità contemporanea. Se questa umanità contemporanea si riconoscesse nel modo più chiaro nelle profondità della sua anima, allora direbbe a sé stessa: se consideriamo l’anelito ad entrare nei mondi sovrasensibili, non si può più essere soddisfatti delle vie antiche. Oggi questo anelito vive in molte anime come nostalgia, ed è a questa nostalgia dei mondi spirituali che la scienza dello spirito orientata antroposoficamente vuole andare incontro. Abbiamo visto come proprio oggi l’uomo, in maniera più o meno chiara o anche più o meno inconscia, si ponga delle domande sulle relazioni fra anima e corpo, quando non si sia magari già spinto fino al punto da negare tutto ciò che riguarda l’esistenza dell’anima perché su questa questione gli sono venuti continui dubbi, per cui alla fine si è stancato di pensarci. Ma cosa sa l’uomo d’oggi, in fondo, di anima e corpo? Il corpo l’essere umano lo osserva attraverso i sensi, usando l’intelletto fisico esteriore, oppure, per quello che non può arrivare a conoscere direttamente attraverso i sensi e l’intelletto, si rifugia nelle scienze naturali che devono dirgli, attraverso le loro ricerche, quali siano le leggi, cosa sia l’essenza interiore del corpo fisico umano. Per quanto riguarda la sfera dell’anima, invece, l’essere umano percepisce interiormente ciò che chiama il suo pensare, il suo sentire, il suo volere; e questo diviene per lui un’esperienza interiore. A questo pensare, sentire e volere lui collega proprio certi aneliti, desideri e speranze interiori, collega la convinzione che questa interiorità che vive nel pensare, nel sentire e nel volere non abbia solo quell’importanza passeggera per il mondo che ha la vita del corpo fisico. Ma poi arriva per l’uomo la questione che genera i grandi dubbi: Qual è il rapporto fra ciò che percepisco in me stesso, nell’interiorità della mia anima, come pensare, sentire e volere, e ciò che vedo esteriormente in me e negli altri come corpo fisico esteriore, le cui leggi e la cui essenza le scienze naturali mi vogliono spiegare? E se l’uomo non può spiegare a sé stesso questo rapporto fra l’animico e il corporeo, allora certamente si rivolge a coloro che, a partire da determinati fondamenti scientifici, hanno la possibilità di indagare più a fondo sulla questione. Ed è interessante notare come l’uomo attuale, che tende così tanto a farsi spiegare tutto dall’autorità scientifica, debba poi constatare che su questa questione può venire aiutato ben poco dagli scienziati da lui così tanto ricercati. Non appena egli prenderà in mano un qualsiasi scritto in cui i ricercatori si siano espressi in questo campo, troverà puntualmente che costoro mostreranno sulla questione la stessa incertezza che lui porta in sé. Si trovano tutte le ipotesi possibili, tutte le possibili supposizioni. Ma qualcosa che afferri l’uomo in modo tale che egli possa riceverne un’impressione della verità, se solo avesse il coraggio di prendere davvero posizione al riguardo senza pregiudizi, oggi è cosa rara. La scienza dello spirito orientata antroposoficamente si pone appunto il compito di trovare questo qualcosa.

 

Ma non si può arrivare sulle stesse vie per le quali si giunge alla scienza esteriore anche a ciò di cui devo parlarvi ora come di una scienza dello spirito, di una reale scienza dello spirito. Immaginatevi per una volta che qualcuno vi racconti delle vie di ricerca che ha percorso nel laboratorio di chimica, di fisica, o in clinica, indagando la natura esteriore. Da un tale ricercatore, che può credere con una certa ragione di essere divenuto uno specialista nel suo campo, sentireste di regola che ha percorso le sue vie di ricerca con una certa tranquillità, con una disposizione animica improntata ad una certa equanimità. Non si trova molto di eccitante sulle vie di ricerca attuali.

 

Di una tale tranquillità ed equanimità non potrà parlarvi invece chi vuole comunicarvi qualcosa del percorso sul quale è giunto a conquistarsi delle conoscenze sull’essere sovrasensibile dell’uomo. Se deve parlarvi delle esperienze che ha fatto per pervenire a queste conoscenze dovrà allora parlarvi dei tentativi di superare sé stesso, di interiori battaglie animiche, di pesanti sfinimenti, del trovarsi ripetutamente di fronte agli abissi del dubbio. Dovrà raccontarvi di ciò che ha dovuto superare in abbondante misura, di ciò che ha dovuto attraversare per giungere a ciò che spiega il vero nucleo essenziale umano sovrasensibile. Perché sul percorso verso la conoscenza dell’essenza sovrasensibile dell’uomo si giunge veramente soltanto se ci si immedesima in tutto ciò cui ho accennato, soltanto se sorgono dubbi sulla questione del rapporto fra corpo e anima in modo tale che si provi qualcosa che può provenire, in realtà, unicamente da una certa modestia intellettuale – mentre la maggior parte degli uomini in queste cose oggi non ha affatto alcuna modestia intellettuale, bensì, al contrario, la più spaventosa superbia intellettuale.

 

Se però ci si sforza davvero di applicarsi con il pensare ordinario, e con tutte le abituali forze animiche che nella vita generalmente si posseggono, ad accostarsi a queste questioni sull’essenza di anima e corpo, allora si nota poco a poco che si deve appunto essere modesti, e che non ci si può avvicinare a queste questioni con l’abituale pensare umano. E allora, attraverso un vivere e un sentire interiori, si arriva poco a poco al punto in cui ci si dice: con questo abituale pensare e sentire umano rispetto al mondo sovrasensibile ti accade quello che accade al bambino di cinque anni e alle sue capacità quando, ad esempio, tiene in mano un volume di poesie liriche. Il bambino con questo volume di poesie non potrà combinare nulla che corrisponda all’essenza delle poesie liriche in esso contenute. Dobbiamo prima sviluppare ulteriormente le sue capacità, e solo allora lui potrà fare con quel volume di poesie qualcosa che corrisponda all’essenza di quelle poesie. Così, rispetto alle facoltà di pensiero e alle forze di conoscenza che si possiedono per la vita abituale, bisogna dire a sé stessi: con esse non puoi conoscere la vera essenza del mondo e del tuo essere; tu fondamentalmente ti trovi di fronte a questa essenza del mondo e del tuo essere in una condizione tale da poterci combinare così poco come un bambino di cinque anni con un volume di poesie liriche.

 

Solo quando si sarà sviluppata nella propria anima questa disposizione, quando si sarà conquistata la modestia intellettuale necessaria per dire a sé stessi: non puoi fermarti al modo in cui ora puoi pensare, sentire e volere, solo allora ci si troverà al punto di partenza del cammino che conduce nei mondi sovrasensibili. Perché chi ha da dire qualcosa sui mondi sovrasensibili non deve solo parlare di qualcosa di diverso rispetto al mondo esteriore sensibile abituale, ma deve parlare in maniera diversa. Ma questo significa che si può diventare ricercatore spirituale solo se dapprima si prendono in mano autonomamente le facoltà di conoscenza e le capacità di pensiero che si usano per affrontare la comune vita quotidiana e per elaborare la scienza ordinaria esteriore. Come il bambino viene educato attraverso l’intervento di altre persone, come il bambino viene aiutato da altre persone a sviluppare le sue facoltà, così bisogna invece prendere in mano autonomamente le proprie interiori facoltà animiche, e anzitutto la propria facoltà di pensiero, per svilupparle ulteriormente a partire dal punto di vista al quale il pensare stesso giunge nella vita.

 

Nel mio libro Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori ho descritto tutti i particolari – quei particolari da suddividere sistematicamente, attraverso i quali l’uomo può prendere in mano autonomamente la sua facoltà di pensiero, attraverso i quali egli può sviluppare ulteriormente questo pensare rispetto al punto di vista in cui esso si trova nella vita abituale e nella scienza ordinaria esteriore.

 

Questa sera, a causa del poco tempo a disposizione, potrò esporvi soltanto gli elementi principali della questione. Vi potrò solo indicare come si può sviluppare ulteriormente il nostro pensare, come lo si prende in mano da soli e lo si porta sempre più avanti. Per fare questo è condizione preliminare quanto segue: quando si vuole fare chiarezza sull’essere corporeo esteriore dell’uomo, si interroga, come ho detto prima, il naturalista. Ora, queste scienze naturali non devono venire sminuite. Il ricercatore dello spirito riconosce pienamente i grandi trionfi delle scienze naturali nei tempi recenti, così come il ricercatore della natura li può riconoscere da sé. Il ricercatore dello spirito riconosce come giustificate queste scienze naturali, e sarà un ricercatore spirituale tanto migliore, quanto più sarà in grado di apprezzare il valore e l’importanza delle scienze naturali. Ma proprio per questo bisogna dire anche un’altra cosa: se si interrogano le scienze naturali queste ci metteranno di fronte anzitutto a dei limiti conoscitivi.

 

Voi tutti sapete che proprio gli avveduti studiosi di scienze naturali parlano di tali limiti della conoscenza. All’uomo che si interroga sull’essenza delle cose, sull’energia, sulla materia, e su cose simili, vengono presentati certi concetti, vengono offerte certe rappresentazioni. Questi concetti cambiano di tempo in tempo, ma sono sempre presenti certi limiti di cui il ricercatore della natura dice: oltre questi limiti non ti puoi spingere. Lo studioso di scienze naturali fa bene a rimanere in questi limiti nel suo campo di ricerca. Il ricercatore dello spirito non lo può fare. Però non può neanche pretendere di oltrepassare questi limiti con qualsivoglia mera speculazione, o attraverso il mero fantasticare.

 

Quando il ricercatore dello spirito si avvicina a ciò che le scienze naturali non possono conoscere e dove piantano i loro paletti per porre limiti alla conoscenza, qui per il ricercatore dello spirito iniziano le grandi battaglie animiche interiori. Il ricercatore dello spirito deve combattere interiormente con ciò che lo scienziato della natura pone come fissi concetti di limiti conoscitivi. E allora questa battaglia si trasforma in una prima grande esperienza. Mentre combatte egli supera nella sua esperienza interiore questi limiti conoscitivi, e, superandoli, sorge in lui con queste esperienze una conoscenza che è importante, che è di fondamentale importanza per tutto ciò che deve condurre alla conoscenza della natura umana sovrasensibile. Mentre si dedica a questa battaglia con i limiti della conoscenza della natura, gli si rivela quanto singolarmente la natura umana è adatta alla vita. In effetti il ricercatore dello spirito deve domandarsi a partire dalla sua esperienza: cosa ti impedisce di indagare l’aspetto interiore della natura semplicemente con il metodo della ricerca naturale? Allora scopre una cosa stranissima, vorrei dire, una cosa di una singolarità sconvolgente: se la natura fosse trasparente in modo da non porci dei limiti alla sua conoscenza, allora noi uomini, nella nostra vita fra nascita e morte, non possiederemmo una qualità di cui abbiamo assolutamente bisogno per la nostra esistenza sociale in questa vita. Se l’uomo potesse scrutare nell’intima essenza della natura, allora dovrebbe privarsi della forza animica dell’amore! Tutto ciò che chiamiamo amore da uomo a uomo, che chiamiamo amore e sentimento fraterno fra uomo e uomo, che arde nell’anima quando andiamo incontro all’altro uomo nella nostra vita sociale, non lo potremmo avere se la natura non ponesse dei limiti alla nostra conoscenza della natura stessa.

 

Questa è una verità che non si può provare logicamente. Proprio come non si può provare logicamente che esista o non esista una balena – ci si può convincere solo vedendola con i propri occhi -, così non si può dimostrare che ci si dovrebbe privare dell’amore se la conoscenza della natura non avesse alcun limite. Ma questa si presenta come esperienza a chi lotta veramente per giungere alla conoscenza spirituale. Allora si vede quali segreti nasconda la nostra esistenza umana. Uno di questi segreti è quello per il quale l’uomo debba pagare la sua limitata conoscenza della natura con il fatto di sviluppare amore. E viceversa: deve pagare la sua capacità di amare con il fatto di non possedere in un primo momento una conoscenza illimitata della natura.

 

Ma la cosa ci mostra anche ciò che deve superare chi vuole appunto davvero penetrare nel mondo spirituale al quale l’essere umano stesso appartiene con il suo più intimo nucleo essenziale. Uno dei principi assolutamente fondamentali da rispettare sulle vie che conducono alla conoscenza dell’uomo sovrasensibile e dei mondi sovrasensibili è che si rendano la capacità di amare e la dedizione a tutti gli esseri del mondo ancora più grandi di quanto non lo siano nella vita ordinaria tra nascita e morte, affinché non si perda la facoltà di amare mentre si è impegnati a sviluppare sempre più il proprio pensare in modo tale che divenga diverso da come è nella vita abituale. Deve essere una preparazione per il percorso di conoscenza spirituale il fatto di rendersi molto più capaci, ancora più capaci d’amore di quanto si debba già esserlo per l’abituale vita sociale. In effetti si nota poco a poco che si conosce il mondo nella propria intera e piena natura umana, fintanto che si è immersi nel corpo fisico, solo attraverso l’amore, e non attraverso alcun altro metodo di ricerca.

 

Però, quando si vuole penetrare nel mondo spirituale si deve allo stesso tempo elevare noi stessi il pensiero più di quanto esso non faccia da solo nella natura umana. La cosa si raggiunge costringendosi a svolgere in modo del tutto sistematico certi interiori compiti animici, certe interiori attività animiche, che altrimenti nella vita si svolgerebbero solo incidentalmente. Oggi posso dirvi solo in un piccolo frammento ciò che trovate dettagliatamente descritto nel mio libro Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori, ma posso almeno accennare su cosa si basi questo sviluppo superiore del pensiero umano.

 

Sapete che quando qualcosa ci stimola dall’esterno dirigiamo su di esso la nostra attenzione. Se sentiamo un rumore, sviluppiamo interesse per ciò che accade nella direzione del rumore. Avere interesse per qualcosa, dirigere attenzione su qualcosa sono dunque attività animiche interiori che nell’uomo, di regola, vengono stimolate dal mondo esteriore. Nel percorrere una via di conoscenza spirituale la cosa importante è che si usino volontariamente forze come quelle che servono per prestare attenzione o per provare interesse, dedicandoci, ad esempio, a lungo, molto a lungo in meditazione, ad una rappresentazione, mettendo tutta la nostra anima in questa rappresentazione. Chiaramente nel corso abituale e naturale della vita si perde l’attenzione, l’interesse per questa rappresentazione. Quando, però, ci si immedesima volontariamente e con tutta l’anima in una tale rappresentazione, e si rimane in essa in modo tale da mantenere dall’interno l’attenzione che minaccia di estinguersi, da mantenere dall’interno l’interesse quando minaccia di spegnarsi, a seconda di quanto a lungo ci si immerge in questa rappresentazione – e continuando a ripetere questo esercizio – allora si rafforza il pensare; il pensare diviene qualcosa di completamente diverso da quello che era prima. E allora si giunge di fatto a sviluppare un pensare che è colmo di attività interiore, ma per raggiungere il quale ci si deve impegnare come ci si impegna per un lavoro manuale esteriore. Si giunge ad un pensare che nei confronti del pensare abituale si comporta come il pensare abituale fa con il pensare del bambino di cinque anni messo di fronte a delle poesie liriche. Però si giunge ad un pensare di cui si dice a sé stessi: se lo si è raggiunto è perché si è dovuto applicare a questo doverlo raggiungere un interiore sforzo fisico che ha coinvolto veramente anche l’elemento corporeo materiale, che comunque partecipa all’esercizio, con tale intensità che lo si percepisce come un affaticamento derivato da un duro lavoro esteriore al quale ci si sia dedicati per anni. Se si impara a riconoscere che ci si può guadagnare qualcosa nella sfera dell’anima che costa tanta fatica come il tagliare la legna, allora si giunge ad afferrare nella propria anima il pensare vivente, mentre il pensare abituale ora accompagna più i fenomeni esteriori, le esperienze esteriori. Provate a riflettere su come pensate, in realtà, nella vita abituale: nella vita abituale sbrigate il vostro lavoro mentre il pensiero procede sognante accanto alla vita esteriore. Se ad un certo punto sforzate questo vostro pensare nel leggere un libro difficile, allora noterete questo: se il pensare vuole essere veramente attivo interiormente deve stancare come una qualsiasi attività fisica esteriore. Ma ciò che viene sviluppato come attività dall’interno deve essere portato sempre più avanti con il pensiero, e, quando ciò accade, allora si nota che nel pensare avviene un grande cambiamento. Allora si impara a conoscere qualcosa di cui prima non si aveva alcun presentimento: si impara a conoscere che si vive in un pensare di cui il pensare abituale è solo un’immagine riflessa, una copia: si arriva a conoscere un pensare che vive interiormente, un pensare che è del tutto indipendente dallo strumento del cervello, dallo strumento del corpo. Per quanto la cosa possa apparire all’umanità attuale grottesca, paradossale, o forse pazzesca, questo è quello che l’uomo, sulla via che trovate descritta nel mio libro Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori, può giungere a sapere con assoluta chiarezza: mentre pensi, mentre sviluppi l’attività animica del pensare, vivi al di fuori del corpo con il tuo pensare, mentre il pensare abituale è legato allo strumento del corpo, al sistema nervoso. E si arriva anche a conoscere chiaramente quanto poco l’essere animico interiore che in questo modo si afferra nel proprio pensare è legato allo strumento del cervello. Ma in realtà non si sviluppa ancora questo interiore essere animico, se ne fa solo la conoscenza. Non vi parlo di qualcosa che oggi viene sviluppato di nuovo, bensì della conoscenza dell’uomo sovrasensibile. Si impara a riconoscere a quale grande errore si abbandonino la scienza naturale ordinaria e l’opinione popolare esteriore nei confronti del pensare, proprio nella nostra epoca materialistica.

 

Il pensiero scientifico materialistico dice: il cervello è lo strumento del pensare. Ma questo è un errore simile a quello per il quale, se si vedessero su un sentiero di campagna reso molle dalla pioggia delle tracce di carro, o delle orme di passi umani si pensasse – ad esempio – che siano state provocate da delle forze che agiscano da sotto terra. Naturalmente questa sarebbe una follia. Non potete riconoscere dalla struttura del terreno come siano sorti i solchi. Dovrete ammettere che di là sia passato un carro, che su quel terreno siano passati degli uomini a piedi, e che tutto questo traffico si sia impresso con delle orme nel terreno. Allora, quando conoscete veramente il pensare indipendente dal corpo, arrivate anche a comprendere l’errore che le scienze naturali fanno nei confronti della vita dell’anima umana. Allora arriverete a conoscere che i solchi nervosi che si trovano nel cervello non possiedono delle forze proprie dentro il cervello che producano l’elemento animico; arriverete invece a conoscere che tutti questi solchi sono scavati – come vengono scavati solchi nella terra molle da carri e passi -, che questi solchi sono impressi nel cervello dall’attività dell’anima indipendente dal corpo. E ora capite anche l’errore che può nascere nelle scienze naturali. Per tutto ciò che viene impresso dall’attività dell’anima nascono tali solchi nel cervello; potete seguirli tutti; e ciò non è sorto a partire dal corpo, ma viene impresso nel corpo.

 

Non è però sempre facile afferrare questa essenza di attività. Per gettare anche solo un breve sguardo a questo pensiero umano indipendente dal corpo c’è bisogno in effetti di ciò che si potrebbe chiamare presenza di spirito, perché un tale lampeggiare interiore dello spirituale nella nostra visione abituale non dura a lungo. Ci si può preparare bene – troverete che se ne parla anche nel mio libro Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori – già sviluppando nella vita ordinaria ciò che può chiamarsi presenza di spirito, la capacità di orientarsi rapidamente in varie situazioni, e la possibilità di agire velocemente in una situazione. Man mano che si sviluppa in sé sempre più questa qualità, ci si prepara a vedere ciò che può apparire dal mondo spirituale, sovrasensibile, e che l’uomo solitamente non vede perché, quando compare, egli non riesce a trovare abbastanza velocemente la presenza di spirito necessaria; perché non riesce a scorgerlo prima che sia passato. Ma se si impara in questo modo veramente a scrutare all’interno del mondo spirituale, se si impara a riconoscere ciò che vive nell’uomo e che può venire afferrato in questo modo da un pensare sviluppato, allora non si guarda solo dentro la vita umana abituale quotidiana, ma si acquisisce una prospettiva del tutto diversa.

 

C’è una caratteristica che questa conoscenza spirituale non possiede: non la si può ricordare nel senso abituale. Chi vuole raccontarvi qualcosa del mondo spirituale deve sempre ricreare le condizioni per contemplarlo. Non può semplicemente sviluppare il ricordo di una sua precedente contemplazione spirituale. Ma, seppure quella conoscenza spirituale scorra via veloce come un sogno sfuggente che viene presto dimenticato, essa mantiene sempre in sé una memoria carica di significato. E a questo punto si deve dire qualcosa che deve toccare gli uomini del presente in maniera del tutto naturale nel modo più peculiare possibile. Ma gli uomini del presente sono già stati toccati più che sicuramente in modo peculiare anche quando è stato loro detto che su in cielo non ci sono solo punti luminosi, ma che innumerevoli mondi sono sparsi nello spazio! Per quanto gli uomini secoli fa non fossero tanto propensi a credere subito a questa cosa, ma si siano poi abituati all’idea fino al punto che oggi per loro è una cosa scontata, così oggi potrà certamente apparire insolito ciò che il ricercatore dello spirito presenta come frutto di un’esperienza che scaturisce dallo sviluppo del proprio pensare, ma questo dovrà costituire una conoscenza ovvia nei prossimi secoli. E sarà compito del nostro tempo che gli uomini sviluppino comprensione per un tale ampliamento del conoscere umano e della concezione umana. Nel momento in cui l’uomo possiede un pensiero interiormente vivente e sa che con questo pensiero è indipendente dal corpo, egli guarda indietro – non potendo avere in questo momento la memoria abituale – alla vita animico-spirituale che ha vissuto in un mondo puramente spirituale prima di unirsi, attraverso la nascita o il concepimento, con un corpo fisico umano e di discendere così da un mondo spirituale nel mondo sensibile. Il suo sguardo si estende ora al di là della vita che vive a partire dalla nascita; la vita si amplia nella visione del mondo spirituale da cui siamo discesi alla nostra esistenza fisica.

 

Questo conferisce nuova importanza anche a tutta la nostra vita sociale. Nella vita sociale entriamo in relazione con questa o quella persona. Per una sorge una veloce simpatia, un’altra non la troviamo così immediatamente simpatica. In questa vita tra nascita e morte sorgono le relazioni più disparate tra le persone. Se in quanto ricercatore dello spirito si impara a riconoscere la vita come prima ho accennato, si troverà allora che ciò che ci attira in una persona e ciò che ci sorprende più o meno intensamente in un’altra, in breve ciò che si presenta nelle relazioni con gli altri, è il risultato di ciò che abbiamo vissuto con altre anime in un altro mondo prima che noi e loro fossimo discesi in questa esistenza fisica. Tutto ciò che viviamo nel mondo fisico diviene per noi immagine delle esperienze vissute nel mondo spirituale. Così, sulla base dello sforzo auto-conoscitivo che fa l’anima umana, in questa nostra epoca potrà risorgere la contemplazione dei mondi spirituali a partire da questo mondo fisico materiale.

 

Ci saranno oggi certamente molte persone che non potranno ritrovarsi in una tale visione. Ma su tali uomini si possono avere i seguenti pensieri. Quando in Germania venne costruita la prima ferrovia si riunì un collegio di medici e di altri esperti che doveva decidere se si dovessero o no costruire ferrovie. Allora questi eruditi signori espressero il giudizio che non si dovessero assolutamente costruire ferrovie perché il viaggiare sarebbe stato dannoso per la salute, e solo dei pazzi avrebbero voluto viaggiare in treno. In ogni caso si sarebbe dovuto erigere un alto tramezzo di assi affinché coloro vicino ai quali passasse la ferrovia non subissero commozioni cerebrali. – Oggi ci sono uomini che, detto metaforicamente, credono che si ricevano danni cerebrali quando il ricercatore dello spirito parla delle conoscenze del mondo sovra- sensibile. Ma l’evoluzione del tempo supererà questi pregiudizi come ne ha superati tanti altri.

 

Ciò che vi ho descritto è un modo in cui si passa dal mondo fisico al mondo sovrasensibile. Si deve combattere con i limiti delle scienze naturali. Ma ci si troverà di fronte ad un altro limite ancora se si vuole giungere ad entrare nei mondi spirituali e se si vuole arrivare a comprendere l’essenza sovrasensibile dell’essere umano. Non appena si giunge ai confini dell’esteriore conoscenza della natura si pervenire necessariamente anche ai confini della conoscenza del proprio essere.

 

Moltissime persone che disperano di poter trovare soddisfazione per la vita interiore della loro anima attraverso le loro antiche tradizioni religiose si rivolgono alla cosiddetta mistica credendo che, immergendosi sempre più profondamente nella loro anima, si rivelerà loro l’intima vita dell’anima, la loro natura umana. Molte persone credono che spossa sgorgare misticamente ciò che è la loro vera essenza umana. Il ricercatore dello spirito deve sperimentare anche questo limite conoscitivo. Deve poter essere un mistico come anche coltivare la conoscenza della natura. Ma come non può limitarsi alla conoscenza della natura, così egli non può rimanere fermo alla mistica. Deve imparare come attraverso la sola mistica non si giunga a null’altro che a illusioni sull’essere umano sovrasensibile e non ad una reale conoscenza di questo essere umano sovrasensibile. Colui che è un vero ricercatore dello spirito non è affatto un illusionista. Non si abbandona a nessun inganno su ciò che deve riconoscere come realtà. Per questo non mira affatto, come invece fa il tipico mistico, a tirare fuori dalla propria interiorità come per incanto ogni sorta di fantasticherie. No, egli sa per certo questa cosa: lottando con la propria interiorità e riuscendo a superare sé stesso in questa battaglia, egli sa che ciò che i mistici trovano non è in fondo null’altro che quello che sin dalla nascita ha impressionato le loro anime. Lo hanno forse registrato oscuramente, magari non è arrivato del tutto chiaramente alla loro percezione, ma si è certamente depositato nella loro memoria.

 

Anche la ricerca condotta dalle scienze naturali in questo campo ha fatto delle interessantissime osservazioni. Ve ne voglio comunicare brevemente una che è elencata nella letteratura sulle scienze naturali ma potrebbe venire replicata cento, mille volte. Una volta un ricercatore naturalista passa accanto alla vetrina di una libreria. In quell’attimo il suo sguardo cade su un libro. E mentre ne vede il titolo gli scappa da ridere. Pensate, a un ricercatore naturalista scappa da ridere quando vede un libro dal titolo serio! Egli non si spiega perché gli viene da ridere. Allora chiude gli occhi perché pensa che così, senza la distrazione delle impressioni esterne, riuscirà a capirlo. Chiudendo gli occhi sente in lontananza ciò che prima, distratto dalle impressioni esterne, non aveva sentito: un organetto. E, continuando ad indagare, viene fuori che l’organetto suona una melodia sulla quale egli una volta aveva danzato. All’epoca la cosa non aveva fatto una grande impressione su di lui, si era interessato più alla ballerina, oppure ai passi di danza. L’impressione che la melodia fece su di lui in quel momento era debole, eppure abbastanza forte da ripresentarsi più tardi nella sua vita quando il ricercatore sentì la stessa melodia suonata dall’organetto!

 

Il ricercatore dello spirito conosce molto bene queste cose e la loro natura, perché non si abbandona a nessuna illusione. Egli sa che quando un mistico afferma di sperimentare l’uomo divino nella sua interiorità, e di sentire qualcosa che lo fa entrare in comunione con il suo essere eterno, ciò che sperimenta in realtà sono le “note dell’organetto”. In un qualche momento della sua vita egli ha accolto in sé qualcosa che si è trasformato – perché queste cose si trasformano – ed è poi affiorato come reminiscenza. Sul percorso della mistica abituale non trovate null’altro che ciò che avete accolto in voi in una qualche occasione del passato, e potete darvi alle più spaventose illusioni se volete essere dei meri mistici.

 

Sono proprio questi i limiti che il ricercatore dello spirito deve superare. Si arriva allora a conoscere attraverso l’esperienza ciò che non si può dimostrare “logicamente”, ma che, per il ricercatore dello spirito, emerge come conoscenza vissuta, come esperienza vissuta: si impara a riconoscere che non è possibile arrivare a conoscere sé stessi scrutando dentro di sé, perché, se fosse possibile afferrarsi interiormente in questo modo, verrebbe a mancare all’essere umano una forza animica che invece è necessaria per la vita ordinaria. Se si ci potesse afferrare interiormente scrutando dentro sé stessi, allora nella vita abituale non si potrebbe avere la forza della memoria, la forza del ricordo. E il fatto che la forza della memoria, la forza del ricordo sia sana, dipende soprattutto dal fatto di essere noi stessi sani nella nostra vita animica. Se la nostra memoria e i nostri ricordi sono disturbati, l’io stesso è disturbato, e compare una terribile malattia animica. Pertanto dobbiamo dire questo: come l’uomo per avere in sé la facoltà dell’amare deve sperimentare dei limiti nella sua conoscenza della natura, così, per avere in sé la facoltà della memoria deve trovarsi nell’impossibilità di pervenire alla più alta essenza umana solo attraverso lo sguardo interiore.

 

Ora però si può anche fare in modo che questa capacità mnemonica sia inserita nella natura umana in maniera più solida che nella vita abituale, cosa che può appunto accadere se si praticano gli esercizi che ho descritto nel mio libro sopra citato. Facendo ogni sera l’esercizio in cui si ripercorrono gli accadimenti della giornata, rappresentandoseli molto chiaramente in forma di immagine, in modo tale da rivedere sempre la propria vita quotidiana come ci detta questo esercizio, allora tutto ciò che ha a che fare con la memoria si fissa in maniera più solida nell’anima di quanto avvenga altrimenti. E poi, per dirla grossolanamente, si può tentare di fare quell’esercizio che consiste nel fatto di porre mano coscientemente all’educazione delle proprie abitudini, all’educazione del proprio io. Pensate a come ci trasformiamo di settimana in settimana, di mese in mese, di anno in anno, di decennio in decennio! Osservate voi stessi, guardate come siete oggi nella vostra costituzione animica e confrontatela con come eravate dieci, venti anni fa. Vedrete che l’uomo percorre un’evoluzione, ma si sviluppa inconsciamente, è la vita che lo fa sviluppare.

 

Come è possibile passare ad una cosciente elevazione del proprio pensare, nel modo descritto nel mio libro succitato, così si può passare ad un’auto-educazione cosciente notando continuamente quello che si fa male e che si deve imparare dalla vita. Così si può prendere nelle proprie mani lo sviluppo della propria volontà come si è messo mano allo sviluppo del proprio pensiero. Quando si prende nelle proprie mani in tal modo l’evoluzione della volontà si sviluppa allora qualcosa che, per così dire, illumina la sfera della volontà solitamente oscura in cui ci si trova a vivere abitualmente: si sente tutto ciò che si percepisce come volontà come compenetrato da pensieri. Si è, in un certo senso, gli spettatori del proprio volere e del proprio agire. Se si arriva ad essere spettatori del proprio volere e del proprio agire in maniera così concreta, così afferrabile dal punto di vista animico-spirituale, allora ciò che qui si acquisisce come superiore facoltà di volontà si incontra con ciò che prima si è sviluppato come superiore attività di pensiero. Ed ora compare un’altra facoltà: ora si scorge nella propria essenza umana qualcosa che appare così indipendente da ogni tipo di attività corporea che si dice a sé stessi: questa cosa che tu porti in te la porti oltre la soglia della morte fino nel mondo spirituale. Attraverso la coltivazione della volontà si arriva a conoscere la vita spirituale che l’uomo vive dopo la morte, mentre attraverso la coltivazione del pensiero si arriva a conoscere la vita spirituale che l’uomo ha vissuto prima della nascita o prima del concepimento. Vedete, la ricerca spirituale non può parlare in maniera abituale dell’essenza sovrasensibile dell’essere umano, ma deve raccontare come si fa l’esperienza dell’osservare la vita umana che si trova prima e dopo la morte.

 

Mentre si penetra così nel mondo, nella propria essenza umana, anche la vita sociale ci viene incontro in una forma nuova. Si osserva come si vive questa o quella esperienza insieme agli altri, come si entra in vari tipi di relazione con gli altri, come si stringe amicizia con gli alti, o come, attraverso diversi tipi di rapporti, ci si unisce o divide dagli altri nel mondo. Si impara a riconoscere che tutto ciò che avviene nel mondo fisico-sensibile è solo l’inizio di qualcosa che continua a svilupparsi quando si varca la soglia della morte. Le relazioni animiche che si allacciano sulla Terra fra uomo e uomo trovano la loro continuazione quando l’uomo passa attraverso la porta della morte. La vita che continua nella morte diviene una realtà del tutto concreta, e noi sappiamo di essere uniti anche oltre la morte a coloro con i quali ci sappiamo uniti attraverso le nostre relazioni qui nell’esistenza sensibile.

 

Queste sono cose che oggi agli uomini appaiono ancora strane, ma che devono essere portate a compimento come compiti che fanno parte della cultura della nostra epoca. Se lo saranno, allora finalmente si presenterà di fronte agli uomini qualcosa di totalmente diverso. Allora l’uomo conoscerà in una luce totalmente diversa ciò che oggi chiama evoluzione dell’umanità, ciò che oggi chiama storia. Se si sviluppano facoltà come quelle di cui ho parlato, allora si guarderà dentro l’aspetto storico dell’umanità in modo diverso da come fa la “fable convenue” che oggi viene chiamata storia e che in futuro dovrà divenire qualcosa di totalmente diverso. Alla fine della mia esposizione voglio darvi un esempio per mostravi come l’uomo del futuro dovrà penetrare in prima persona nello sviluppo storico dell’umanità.

 

Non si nota abitualmente, ma in un preciso momento storico dell’epoca moderna si è presentata una grande svolta per l’evoluzione dell’umanità. Fu alla metà del quindicesimo secolo. Si dice di solito che la natura non fa salti. Questa è un’affermazione alla quale generalmente si crede, sebbene sia falsa. La natura fa continuamente dei salti. Osservate ad esempio lo sviluppo di una pianta, come da una foglia si sviluppa il fiore con stami e pistilli, e alla fine il frutto! Allo stesso modo anche la vita storica fa dei salti. E uno di questi salti che non si nota perché si osserva la storia in modo del tutto esteriore, si è verificato alla metà del quindicesimo secolo. Lo sguardo umano ampliato supera, oltre alle esperienze che si vivono tra nascita e morte, anche quello che si presenta nella storia esteriore, nei fatti esteriori, e arriva a penetrare nello spirito dell’agire storico. E così, a questo tipo di sguardo umano ampliato si mostra che a partire dalla metà del quindicesimo secolo viviamo in un’epoca che durerà ancora a lungo, e che seguì ad un’altra epoca che era iniziata nell’ottavo secolo avanti Cristo ed è durata sino alla metà del quindicesimo. All’epoca che va dall’ottavo secolo avanti Cristo fino al quindicesimo secolo dopo Cristo appartiene tutto ciò che fu l’eccellente cultura greca con la sua bellezza, e anche tutto quello che furono la cultura romana e le ripercussioni della grecità, l’uomo era capace di evoluzione in un modo del tutto diverso da oggi. Ve lo posso chiarire nella seguente maniera. Pensate un attimo a com’è l’uomo negli anni prima che si verifichi il cambio dei denti attorno al settimo anno d’età, e a come questo evento sia qualcosa di epocale nella sua vita. Potete leggere di più nel mio piccolo scritto L’educazione del bambino dal punto di vista della scienza dello spirito. Vedrete cosa significhi veramente, per un osservatore più attento della natura umana, ciò che il bambino attraversa con il cambio dei denti. Vi è un parallelismo fra lo sviluppo esteriore del corpo e lo sviluppo interiore dell’anima. Successivamente vi è poi un altro momento di sviluppo nel periodo della maturità sessuale attorno al quattordicesimo, quindicesimo anno. Allora il parallelismo fra corpo e spirito diviene meno chiaro, ma dura per l’umanità presente fino circa al ventisettesimo anno di età. Al ventisettesimo anno si smette di sentire fortemente questa relazione fra lo sviluppo animico-spirituale e lo sviluppo corporale. Il fatto singolare per cui l’uomo conclude il suo sviluppo fisico corporeo nel ventisettesimo anno di età è spuntato fuori soltanto a partire dalla metà del quindicesimo secolo. Nel periodo precedente le cose stavano diversamente. Ciò che qui si può riconoscere attraverso la scienza dello spirito è una verità dell’evoluzione umana infinitamente importante. Nell’epoca greca e in quella romana l’uomo si trovava inserito nel suo sviluppo in modo tale da vivere un parallelismo fra il suo sviluppo corporeo e quello ani- mico-spirituale fino al trentatreesimo, trentacinquesimo anno di età. Il greco sviluppava caratteristiche simili al cambio dei denti e alla maturità sessuale, anche se non con la stessa forza, sin dentro ai suoi trent’anni. Questo costituiva quella singolare armonia di animico e corporeo che era caratteristica dei greci. Lo sviluppo della storia dell’umanità ci mostra il fatto che l’umanità ha sempre meno anni di giovinezza, sempre meno di quanto negli anni della gioventù lo emancipava dalla sua parte fisico-corporea. La cosa però comporta una posizione del tutto diversa dell’elemento animico-spirituale nell’uomo rispetto all’essere del mondo. Nel lungo periodo dall’ottavo secolo avanti Cristo fino al quindicesimo secolo dopo Cristo l’uomo sviluppava più un intelletto istintivo, una vita di sentimento istintiva. Tutto ciò che vive in questo periodo è ricolmo di questa vita istintiva di intelletto e sentimento. Ma dalla fine del quindicesimo secolo l’uomo ha sviluppato una vita di intelletto e di sentimento più cosciente e con ciò anche l’esigenza di porsi in una prospettiva di libertà nell’evoluzione della personalità. Questa esigenza della natura umana di improntare la propria evoluzione personale in chiave di libertà si sviluppa nella storia solo a partire dalla metà del quindicesimo secolo.

 

Questo spiega anche la diversità con cui i grandi eventi storici si inseriscono nell’evoluzione dell’umanità a seconda che si verifichino nell’una o nell’altra epoca. Nell’epoca che ha preceduto la nostra, in cui l’uomo era rimasto capace di sviluppo fisico-corporeo fino nei suoi trent’anni, nel primo terzo di quest’epoca si verificò il più grande evento dell’evoluzione terrestre, quell’evento che da solo conferisce in realtà all’evoluzione terrestre il suo vero senso, l’evento del mistero del Golgota, la fondazione del Cristianesimo. Nel primo terzo dell’epoca greco-latina si verifica ciò che è come l’evento centrale dell’intera evoluzione umana sulla Terra. Per il tipo di epoca in cui questo evento si è inserito nell’evoluzione dell’umanità, nel periodo in cui erano presenti forze intellettuali istintive e istintive forze di sentimento, esso potè venire compreso dall’umanità soltanto in modo ingenuo. Proprio sulla base di queste forze istintive gli uomini in quell’epoca hanno potuto porsi nel modo giusto rispetto a questo grande evento, proprio perchè non si sono comportati rispetto ad esso in modo cosciente, ma in modo ingenuo. Hanno detto a sè stessi: qui non accade solo qualcosa che viene compiuto dagli uomini; qui ha fatto irruzione nell’evoluzione umana un qualcosa di sovrumano. Il Cristo, l’Essere Sovrumano, si è congiunto con il corpo di Gesù di Nazareth. Ciò che è accaduto sul Golgota come fatto fisico è solo l’espressione esteriore di qualcosa di sovrannaturale che è avvenuto nell’evoluzione della terra.

 

In quell’epoca lo si poteva comprendere dunque istintivamente. Le cose sono cambiate dalla metà del quindicesimo secolo. Dalla metà del quindicesimo secolo le forze di intelletto e sentimento istintivi si sono trasformate in forze di intelletto e di sentimento coscienti. Questo ha portato la possibilità di sviluppare le scienze naturali fino all’alto grado a cui esse oggi sono giunte, ma ha prodotto anche lo sviluppo industriale esteriore e il materialismo di questa epoca come corollario necessario affinchè fosse posto in primo piano lo sviluppo della personalità in chiave di libertà. Ma questo materialismo verrà a sua volta superato quando si cercherà l’accesso ai mondi spirituali nel modo nuovo che oggi ho descritto. L’età è divenuta materialista nell’epoca in cui dalla precedente anima istintiva si è sviluppata nell’essere umano l’anima cosciente. A quel punto al materialismo esteriore si è aggiunto anche il materialismo della teologia. Pensate a come in molti ambienti persino la teologia, la visione stessa della religione sia stata afferrata dal materialismo, e a come l’uomo nell’epoca dell’anima cosciente sia divenuto incapace di riconoscere nell’evento del Golgota un evento sovrasensibile, e a come è arrivato sempre più a ridurlo al livello di un evento meramente sensibile; e pensate infine a quanto l’uomo sia diventato orgoglioso, a come persino parecchi teologi siano diventati orgogliosi del fatto di non vedere più nel Cristo l’essere sovrasensibile che discese nel corpo di un uomo sulla Terra, bensì di vedere solo “il semplice uomo di Nazareth”, che se da una parte certamente è più grande degli altri uomini, è comunque pur sempre solo un uomo. L’era materialista non ha ancora compreso che nel Mistero del Golgota, nella morte e resurrezione del Cristo si trova di fronte a noi il più grande evento dell’evoluzione del mondo e dell’umanità. La religione stessa è stata materializzata. La semplice fede confessionale non sarà in grado di arrestare questa materializzazione della religione. Questa materializzazione potrà essere fermata soltanto dalla cosciente conoscenza dello spirito di cui oggi ho parlato, e allora la religione si eleverà nuovamente alla conoscenza che in Gesù di Nazareth visse un essere divino e sovrasensibile che da quel tempo si è unito all’evoluzione dell’umanità. Il mistero del Golgota verrà posto nuovamente all’interno dell’orizzonte delle umane concezioni del mondo dalla scienza dello spirito orientata antroposoficamente, ma vi verrà posto in modo tale da far sparire la meschinità delle singole confessioni.

 

Ciò che si svilupperà come visione spirituale dell’uomo sovrasensibile, come vi ho mostrato oggi, renderà possibile che ciò viva in ogni uomo su tutta la terra senza differenza di razza e di popolo. Ma a partire da quel momento verrà trovato anche l’accesso al mistero del Golgota e tutti gli uomini su tutta la terra capiranno, impareranno a comprendere questo evento del Cristo. In questo nostro tempo ci si infervora – e lo si fa così facilmente – parlando della cosiddetta società delle nazioni; si fantastica su questo nello stesso modo utopistico con cui questa idea è nata nella testa di Woodrow Wilson, che ha un tipo di pensiero totalmente astratto. Una società delle nazioni non potrà nascere in questo modo. Essa ha bisogno di fondamenta di realtà, e queste devono provenire dal più profondo dell’anima umana. Creare queste fondamenta è il compito del nostro tempo. Solo in questa facoltà dell’anima che conduce sulla via della conoscenza dell’uomo sovrasensibile ed unisce gli uomini su tutta la Terra, solo attraverso una tale conoscenza che può guardare all’evento-Cristo come ad un evento sovrasensibile, solo in tale impulso che agisce sui popoli, e che attraverso i popoli oltrepassa tutti i confini si trova la forza reale per una vera futura unione fra i popoli sulla Terra. E quindi il Cristianesimo deve porre le sue nuove radici nella cultura dell’uomo.

 

Questo vi indica l’altro lato di ciò che ho detto nella scorsa conferenza. Vi indica quel lato che corrisponde all’interiore vita animica umana che, una volta che l’uomo se ne sia lasciato ricolmare, tornerà ad accendere impulsi sociali nell’umanità. Per accogliere questa scienza dello spirito non vi è bisogno di alcuna fede nell’autorità, come accade invece per i risultati di ricerca scientifica prodotti in altri ambiti quali, ad esempio, l’astronomia con l’osservazione delle stelle, o la medicina con i suoi studi sulla costituzione fisica dell’uomo. I risultati della ricerca scientifica in quegli ambiti devono venire accolti sulla base dell’autorità, se non si vuole diventare in prima persona astronomo o medico e così via. Ciò che invece vi comunica il ricercatore dello spirito non dovete crederlo sulla base dell’autorità. Non dovete neanche essere voi stessi in prima persona dei ricercatori dello spirito, proprio come non è necessario essere pittori per comprendere la bellezza di un quadro. Potete accogliere la scienza dello spirito sulla base del vostro sano intelletto umano senza essere voi stessi ricercatori dello spirito, a patto di spazzare via i pregiudizi che si sono sviluppati a partire dal materialismo attuale. Poiché tutto ciò che è scienza dello spirito è predisposto nelle fondamenta dell’anima umana, esso può essere compreso senza fede nell’autorità. E questo comprendere, questo avere fiducia nelle rivelazioni della scienza dello spirito è qualcosa che deve entrare a far parte dei compiti della nostra epoca. E allora la nostra epoca conoscerà un rinnovamento. Allora a quest’epoca verrà dato il fermento per ciò che dovrà assumere un ruolo essenziale nella fondazione esteriore di una nuova costruzione.

 

Perché che cosa vediamo quando cerchiamo di comprendere fino in fondo l’essenza di questo nostro tempo attuale? In realtà vediamo due vie: una a sinistra e una a destra. La prima ci dà la possibilità di rimanere fermi alle concezioni che ha portato la sola scienza naturale, e da queste concezioni portate dalla scienza naturale di passare alle concezioni sociali; ci dà dunque la possibilità di partire dalla convinzione che con lo stesso patrimonio di idee con il quale si afferra la natura si possa comprendere anche la vita sociale. Questo hanno fatto Karl Marx e Friedrich Engels in passato, e questo fanno ora Lenin e Trotzkij. Per questo motivo arrivano a fondare quel loro sistema. Oggi gli uomini non comprendono ancora che proprio la scienza naturale si trovi dietro questo tipo di via, e che le sue estreme conseguenze si esprimano nel caos sociale, nel declino sociale. La spaventosa fede che oggi nell’Europa dell’est vuole annullare ogni autentica cultura umana, questa fede spaventosa di Lenin e Trotzkij scaturisce a sua volta dalla fede per la quale si debbano percorrere anche nella vita sociale le vie della conoscenza delle scienze naturali. Che cosa è accaduto dunque sotto l’influsso di questa recente fede scientifica materialistica? È accaduto che l’intera nostra vita spirituale è stata meccanizzata. Ma per il fatto che la nostra vita spirituale non si eleva più al pensiero dell’uomo sovrasensibile e che si è meccanizzata nell’esteriore visione meccanica della natura, le anime vengono allo stesso tempo vegetalizzate, divengono simili alle piante, vengono rese indolenti. Vediamo allora che accanto allo spirito meccanizzato abbiamo, nella moderna vita culturale, un’anima vegetalizzata. Ma quando l’anima non è riscaldata dallo spirito, quando lo spirito non è illuminato dalla conoscenza sovrasensibile, allora nel corpo si sviluppano le qualità animali che vivono oggi negli impulsi antisociali, e che nell’Europa dell’est vogliono trasformarsi nei carnefici della cultura. E così, sotto la spinta a volere socializzare si sviluppa l’antisocialità più estrema; allora, a fronte di uno spirito meccanizzato e di un’anima vegetalizzata la vita corporea viene animalizzata. Gli impulsi e gli istinti più selvaggi emergono come esigenze storiche. Questa è la via che va a sinistra.

 

La via che va a destra, invece, è quella che si trova, nel modo che vi ho esposto oggi, nella contemplazione dell’uomo sovra-sensibile, del mondo sovrasensibile, è quella che vede anche lo sviluppo dell’uomo in una luce sovrasensibile, quella che spinge l’uomo a sviluppare lo spirito realmente libero.

 

A partire dalle idee sulla base delle quali ho descritto la libertà dell’umano progredire nel mio libro La filosofia della libertà, ho voluto porre il fondamento per ciò che l’uomo può vivere come coscienza della sua reale libertà interiore attraverso il suo afferrare la vita spirituale. Soltanto lo spirito che compenetra l’uomo può realmente divenire libero. Quello spirito che compenetra solo la natura e che ha voluto conformare tutta la vita sociale sul modello delle moderne scienze naturali diviene meccanicamente non libero. E l’anima che è compenetrata soltanto di questo spirito dorme come una pianta. Quell’anima che viene invece riscaldata dall’autentico pulsante Volere della conoscenza spirituale della natura umana sovrasensibile diventa capace di vivere socialmente con l’altro uomo, impara ad apprezzare l’essere umano sovrasensibile nel suo prossimo, impara a riconoscere in ogni uomo il divino come archetipo, impara un sentire sociale nei confronti di ogni uomo, impara come, in relazione al nucleo più intimo dell’anima umana, tutti gli uomini siano uguali su questa Terra. E in quest’anima riscaldata dallo spirito, sulla via che va a destra, si può sviluppare l’uguaglianza. E se i corpi vengono imbevuti e spiritualizzati dalla coscienza sovrasensibile, se vengono compenetrati di calore e vengono nobilitati da ciò che l’anima accoglie in sé quando viene risvegliata dallo spirito, quando non rimane allo stato vegetale, allora i corpi non vengono più animalizzati; allora i corpi diventano tali da sviluppare ciò che nel senso più ampio si può chiamare puro amore. Allora l’uomo saprà che egli entra nel suo corpo terreno quale essere sovrasensibile, che entra in questo corpo per sviluppare in esso l’amore, e per sviluppare l’amore verso lo spirito. Allora l’uomo saprà che nel corpo terreno vi deve essere fratellanza, altrimenti il singolo non potrà essere un uomo completo, non potrà essere interamente uomo in una umanità non fraterna.

 

Pertanto, proseguire sull’antica via ci porta alla meccanizzazione dello spirito, alla vegetalizzazione dell’anima, e all’animalizzazione del corpo, mentre la via che viene indicata attraverso la scienza dello spirito, ci conduce verso le vere virtù sociali, verso quelle virtù sociali che sono illuminate dallo spirito, riscaldate dall’anima, e che vengono realizzate da un corpo umano nobilitato.

 

E allora la conoscenza spirituale dell’uomo sovrasensibile ci porta a fondare sulla Terra in una bella nuova costruzione del futuro: libertà nella vita spirituale – l’uomo compenetrato di spirito sarà un uomo libero; uguaglianza nella vita dell’anima compenetrata del calore dello spirito – l’anima che accoglie in sé lo spirito comprenderà e tratterà l’anima dell’altro che le viene incontro nella vita sociale quale sua pari, veramente come in un gran mistero; e, infine, il corpo umano nobilitato, nobilitato dallo spirito e dall’anima, eserciterà il più vero e puro amore nei confronti dell’altro essere umano, la vera fratellanza. Così, attraverso la giusta comprensione di corpo, anima e spirito, si realizzerà un ordinamento sociale basato su libertà, uguaglianza e fraternità.

 

 

By | 2020-05-14T23:57:03+02:00 Novembre 13th, 2018|LIBERTA' DI PENSIERO E FORZE SOCIALI|Commenti disabilitati su 02 – LA CONOSCENZA DELL’ESSERE UMANO SOVRASENSIBILE E IL COMPITO DELLA NOSTRA EPOCA