/////02 – LA VITA DOPO LA MORTE NELLE SFERE DELLA LUNA E DEL SOLE

02 – LA VITA DOPO LA MORTE NELLE SFERE DELLA LUNA E DEL SOLE

02 – La vita dopo la morte nelle sfere della luna e del sole.

O.O.226 – Il destino dell’uomo – 17.05.23


 

Sommario: La vita dopo la morte nelle sfere della luna e del sole. Il corpo spirituale dell’anima. Il corpo umano, “tempio degli dèi”. La formazione di una nuova esistenza terrena. Camminare, parlare e pensare, immagini della vita divino-spirituale.

 

Ieri ho cercato di abbozzare un quadro degli stati che l’uomo attraversa quando passa la porta della morte ed entra nei mondi spirituali. Vogliamo richiamarne in breve davanti all’anima le tappe essenziali.

 

• Subito dopo aver attraversato la porta della morte l’uomo sperimenta la scomparsa del suo mondo di pensieri.

• Le forze di pensiero si oggettivizzano, diventano attive e si diffondono nell’universo,

di modo che l’uomo sente anzitutto allontanare da sé

tutte le esperienze che aveva coscientemente attraversato nella vita terrena fra nascita e morte.

• Mentre dunque la vita terrena dei pensieri si allontana nel vasto cosmo

(ed è qualcosa che si svolge in pochi giorni), dall’interiorità dell’uomo sorge una coscienza

di tutto ciò che aveva sperimentato inconsciamente nello stato di sonno durante la vita terrena.

• Ciò si presenta così che egli da lì in poi ripercorre a ritroso la propria vita terrena in un terzo del tempo.

 

Durante questo periodo in effetti l’uomo si occupa molto di se stesso. Si potrebbe dire che in questo tempo è intensamente unito con gli eventi della sua vita terrena, è tutto intessuto in ciò che aveva attraversato durante il sonno nelle diverse notti.

Possiamo misurare quanto là l’uomo, poiché attraversa sempre le proprie esperienze notturne, sia rinviato a se stesso; è sufficiente osservare ciò che sorge dal sonno durante la vita terrena: i sogni. I sogni sono la parte minore di quel che si sperimenta durante il sonno; il resto rimane inconscio. Dei sogni ci si rende conto, ma per quando siano interessanti, variati e ricchi di colori, pure di essi bisogna dire che ci presentano qualcosa che ci rinvia a noi stessi. Anche se molti dormono nello stesso spazio, pure ognuno ha il suo sogno. Se poi chi ha dormito nello stesso spazio racconta il proprio sogno, si vedrà che ognuno è come se fosse stato in un suo mondo. Durante il sonno ognuno è del tutto solo e ha il proprio mondo. Solo perché inseriamo nel nostro organismo la nostra volontà, abbiamo lo stesso mondo in comune con gli altri. Se dormissimo sempre, ciascuno avrebbe il suo proprio mondo.

 

Il mondo che attraversiamo ogni notte fra l’addormentarci e il risveglio è lo stesso che risaliamo a ritroso negli anni dopo la morte, in un tempo che è un terzo del corso della nostra vita. Se da anziani avessimo però soltanto quel mondo, due o tre decenni dopo la morte ci occuperemmo soltanto di noi stessi. Non è però così. Siamo uniti al mondo intero con tutto quel ci riguarda, perché nel mondo che sperimentiamo individualmente si inseriscono i rapporti con gli altri uomini con i quali siamo venuti in qualche modo in contatto nella vita.

 

Poiché nello stato in cui siamo dopo la morte, nel mondo animico, guardiamo a tutto ciò che sulla terra sperimentano gli uomini con i quali siamo stati in qualche relazione, succede che lo sperimentiamo con loro. Con i mezzi forniti dalla scienza dello spirito in questa direzione, si può quindi davvero avvicinarsi ai defunti e percepire come essi, subito dall’inizio delle loro esperienze da defunti, possano intensamente sperimentare tutti gli eventi terreni assieme a coloro con i quali erano vissuti sulla terra, e che ancora vi stanno. Si trova così che i defunti, a seconda degli interessi avuti e in merito ai quali avevano parlato con altri, avendone anche condiviso il destino e rimanendo legati a quegli interessi terreni, proprio perché il corpo fisico più non li impedisce hanno un giudizio molto più chiaro sugli eventi terreni che non gli uomini incarnati. Stabilendo dunque un rapporto cosciente con i defunti, dal loro giudizio sugli eventi terreni si acquisisce molta più chiarezza.

 

Va considerato ancora dell’altro. Si può vedere come nelle condizioni terrene vi siano cose che hanno a che fare col mondo spirituale, come cioè nelle nostre esperienze terrene in qualche modo si mescoli qualcosa di eterno. Direi che suona strano descrivere qualcosa di quel mondo. Penso comunque di parlare qui ad antroposofi che sono tali da molto tempo e di poter quindi parlare liberamente. Ancora oggi sarebbe certo del tutto fuori posto parlare di queste cose pubblicamente. Cercando la via per intendersi con i morti, si può persino trovare la possibilità di intendersi con loro usando parole terrene, ponendo domande e ricevendo risposte. Si mostra allora il fatto singolare per cui i defunti perdono anzitutto la capacità di usare i sostantivi nel loro linguaggio, mentre usano ancora a lungo i verbi. In modo speciale i defunti parlano volentieri con interiezioni, con tutto ciò che è legato coi sentimenti, con l’anima. Un “Ah!”, un “Oh!”, come espressione della meraviglia, della sorpresa e di altro del genere, vengono molto usati dai defunti nel loro linguaggio. In certo modo occorre anzitutto apprendere anche il linguaggio dei defunti.

 

Non porta a niente quel che si immaginano gli spiritisti, quando pensano di poter avere comunicazioni dai defunti grazie a un medium e nell’usuale linguaggio terreno. Già da come son fatte quelle comunicazioni si può vedere che si tratta di stati subconsci dei vivi e non di vere e dirette comunicazioni dei defunti tramite i medium. I defunti si allontanano infatti sempre più dal linguaggio usuale umano, e dopo anni non ci si può più intendere con loro, se non si è in qualche modo appreso il loro linguaggio che in gran parte consiste nell’indicare in semplici tratti simbolici quel che si vuole esprimere, per poi attendere una risposta di nuovo in forme simboliche che naturalmente sono anche come ombre.

 

Racconto queste cose per mostrare come il defunto, sebbene in effetti viva in un elemento che è quello del sonno, abbia poi ampi interessi e abbracci con lo sguardo tutto il mondo. In questo possiamo essergli di molto aiuto. Ad esempio è di molto aiuto per i defunti pensare a loro con molta vivezza, inviare loro pensieri che in forma evidente ricordino eventi che abbiamo vissuto con loro. I defunti non comprendono idee astratte. Posso però formulare il pensiero di aver camminato lungo una certa strada e che una persona a me cara, ora defunta, era al mio fianco: ascolto le sue parole, ne sento ancora oggi il suono; cerco di rammentare i movimenti che faceva con le braccia e con la testa. Pensando con vivezza oggettiva che cosa si era sperimentato con il defunto, inviandogli i pensieri formulati nell’anima in un quadro vivace, il nostro pensiero per così dire muove o corre verso il defunto. Egli lo sente come una finestra attraverso la quale guarda nel mondo. Non riceve soltanto i pensieri che gli abbiamo inviato, ma nasce in lui tutto un mondo; è come una finestra attraverso la quale vede nel nostro mondo.

 

• Di contro il defunto può sperimentare ciò che vi è nelle sue vicinanze spirituali

solo nella misura in cui già qui sulla terra abbia elaborato pensieri sul mondo spirituale.

 

Oggi sono in molti a dire di non aver bisogno di occuparsi della vita dopo la morte, di poter attendere: “Quando saremo morti vedremo che cosa vi è dopo la morte”. È però un pensiero impossibile. Semplicemente nulla si vede dopo la morte, se qui nella vita non si sono formulati pensieri sul mondo spirituale, se vi si è solo vissuti materialisticamente.

Ho così indicato come il defunto vive nel tempo in cui ripercorre a ritroso gli avvenimenti che nella vita aveva sempre attraversato nello stato di sonno. In questo periodo egli sente di aver abbandonato il corpo fìsico e quello eterico, e vive nella sfera delle forze spirituali lunari. Ci deve essere chiaro che tutti i corpi celesti, luna, sole e altre stelle quali ci appaiono agli occhi, sono in verità soltanto manifestazione fisica di realtà spirituali.

 

Come il singolo che siede qui su una sedia non è soltanto la sostanza di carne e di sangue che possiamo vedere, ma è anima e spirito, così in tutto l’universo, in tutto il cosmo vivono ovunque anima e spirito, non intendendo con ciò un essere animico-spirituale unitario, ma infinitamente numerose entità spirituali. Sono così collegate con la luna, col disco argenteo che vediamo con gli occhi fisici, numerose entità spirituali. Noi siamo in quella sfera fintanto che riviviamo a ritroso la nostra vita terrena nel modo che ho descritto, sino a quando non siamo risaliti al suo momento iniziale. Si può dire che per tutto quel tempo siamo nella sfera della luna.

 

Mentre dunque attraversiamo la nostra vita a ritroso, si mescola ad essa qualcosa che raggiunge una certa conclusione quando dopo la morte usciamo dalla sfera lunare. Dopo che a pochi giorni dalla morte abbiamo deposto il corpo eterico nel modo descritto, dalle esperienze notturne si rivela il giudizio morale del nostro valore umano. Non possiamo far altro che giudicare moralmente ciò che riviviamo; ed è molto singolare come le cose si svolgano.

 

Qui sulla terra abbiamo un corpo fatto di ossa, di muscoli, di vasi sanguigni e così via.

Poi, dopo la morte, si forma un corpo spirituale che è costituito dai nostri valori morali.

Un uomo buono ha un corpo morale rilucente, uno cattivo un corpo morale dalla luce torbida.

Il corpo si va formando durante la vita a ritroso.

 

In effetti ciò è solo una parte di quel che ci si aggiunge e che, se così posso dire, diviene il nostro corpo spirituale; il corpo che infatti riceviamo ora nel mondo spirituale si forma in parte in base ai nostri valori morali, ma per un’altra parte viene semplicemente rivestito dalle sostanze del mondo spirituale.

 

Quando abbiamo terminato la nostra vita a ritroso e siamo giunti al suo inizio, troviamo ciò che nel mio libro Teosofìa  ho indicato come il passaggio dal mondo animico a quello spirituale. Il processo è collegato al passaggio nel cosmo dalla sfera lunare a quella solare. A poco a poco conosceremo la natura universale di tutte le entità che vivono nella sfera spirituale-animica del sole; là dobbiamo venire accolti, ma non col nostro corpo morale.

Nei prossimi giorni parleremo dell’importante ruolo dell’entità Cristo nel passaggio dalla sfera lunare a quella solare, e di come tale ruolo sia cambiato da prima a dopo il mistero del Golgota. Oggi vogliamo descrivere più oggettivamente il passaggio a quel mondo.

• Dobbiamo cioè abbandonare ancora nella sfera lunare quanto vi avevamo conseguito in base ai nostri valori morali. È in qualche modo una specie di pacchetto che lasciamo indietro affinché possiamo entrare, quali esseri solo spirituali, nella sfera solare nella quale vediamo realmente il sole, ora non quale si mostra alla terra, ma del tutto riempito di entità spirituali, come un regno del tutto spirituale.

 

È il luogo in cui diamo come alimento all’universo non più ciò che riguarda i nostri valori morali, ma quanto gli dèi ci hanno permesso di sperimentare sulla terra e che è necessario all’universo stesso, affinché possa continuare il suo corso. Se paragonassimo il corso del mondo a una macchina (faccio solo un paragone, non reputo che l’universo sia una macchina!), se lo vedessimo come una macchina, ciò che portiamo con noi (dopo aver abbandonato il nostro pacchetto nella sfera della luna) sarebbe nella sfera solare come un combustibile che porgiamo al divenire del cosmo, come un combustibile che immettiamo in una macchina.

 

Entriamo così nella sfera del mondo spirituale. È ora indifferente dire: entriamo spiritualmente nella sfera solare, oppure: entriamo nel mondo spirituale. Là viviamo come spiriti fra spiriti, come qui sulla terra viviamo come uomini fisici fra esseri fisici dei diversi regni della natura. Viviamo là fra le entità che ho descritto e denominato nella mia Scienza occulta. Viviamo anche fra le anime che sono morte prima di noi, oppure in attesa della loro prossima vita terrena. Viviamo là come spiriti fra entità spirituali. Possono essere entità delle gerarchie superiori o anche uomini non incorporati e viventi nel mondo spirituale.

 

Sorge la domanda: che cosa facciamo ora? Ci immergiamo sempre più in un mondo che è molto diverso dal mondo terreno. Suona di nuovo paradossale descrivére il mondo nel quale ora siamo. D’altra parte non ci si può che attendere che appaiano paradossali per una concezione terrena le cose che vivono in un mondo del tutto diverso.

Come sulla terra abbiamo davanti e attorno a noi tutto il mondo della natura, vivendo fra la morte e una nuova nascita come spiriti fra spiriti abbiamo davanti a noi, a poco a poco, tutta la sfera umana. Qui sulla terra siamo in un determinato punto dell’universo terreno e guardiamo in tutte le direzioni, rilevando che cosa vi è al di fuori dell’uomo; non vediamo però che cosa vi è in lui.

 

Ora si potrà dire: “È sciocco quel che dici. Non tutti, ma i dotti anatomisti che esercitano l’anatomia nelle loro cliniche sezionando i cadaveri conoscono benissimo l’interno dell’uomo”. Nulla invece ne sanno, perché quel che così apprendono è solo qualcosa di esteriore. È proprio uguale che guardino l’uomo all’esterno della sua pelle o al suo interno, se lo guardano esteriormente. All’interno della pelle umana non vi è ciò che gli anatomisti possono trovare per via esteriore, ma interi mondi: nei polmoni e in ogni altro organo umano sono concentrati in piccolo mondi interi.

 

È meraviglioso ammirare un bel paesaggio, è magnifico ammirare di notte il cielo stellato in tutto il suo splendore. Se però guardiamo l’uomo non con l’occhio fisico dell’anatomista, ma con gli occhi dello spirito, se osserviamo così l’interno dell’uomo, i polmoni o il fegato, essi sono mondi concentrati. Rispetto allo splendore e alla magnificenza dei fiumi, dei monti e della terra, rispetto a tutta quella magnificenza ve ne è una ben maggiore e superiore entro la pelle umana, anche soltanto in quanto organizzazione fisica. Nulla importa che essa sia piccola rispetto all’apparentemente grande spazio fìsico. Osservando quel che vi è in un singolo alveolo polmonare, si rileva che è più grandioso di un poderoso massiccio alpino. Nell’uomo è infatti concentrato tutto il cosmo spirituale.

Nell’organizzazione interna umana abbiamo un’immagine di tutto il cosmo.

 

Possiamo anche vedere la cosa in un altro modo. Immaginiamo di avere ad esempio trent’anni e di guardarci solo animicamente, di ricordare qualcosa di vissuto fra i dieci e i vent’anni; quell’evento esteriore sarà diventato un’immagine interiore dell’anima. Vediamo, forse in un momento, vaste esperienze passate vissute nel corso degli anni. Un mondo è intessuto in quell’immagine.

 

• Pensiamo a quel che a volte abbiamo nella nostra vita animica

quando ricordiamo piccoli episodi di vasti avvenimenti passati:

quelli che sperimentiamo sono elementi animici di qualcosa che avevamo vissuto nella vita terrena.

• Guardare quei ricordi è come guardare il proprio cervello, i propri occhi

(già l’interno dell’occhio è tutto un mondo), i propri polmoni e ogni altro organo;

questi però non sono immagini di avvenimenti che avevamo vissuto,

ma immagini di tutto il cosmo spirituale solo presentatesi in modo materiale.

 

Come l’uomo può scoprire i suoi ricordi nella vita animica, perché li ha vissuti nella vita terrena, può anche scoprire che cosa vi sia nel suo cervello, nell’interno degli occhi e dei polmoni; gli si apre allora tutto il cosmo spirituale, proprio come nei singoli ricordi gli si aprono le esperienze che aveva attraversato.

L’uomo è memoria cosmica resa corporea. Se ne deve tener conto, e allora si comprenderà che cosa significhi che l’uomo inizia a vedere l’uomo stesso quando dopo la morte attraversa le condizioni che ho descritte sino ad ora.

 

L’uomo è spirito fra spiriti. Ciò che ora vede come proprio mondo

è il prodigio dell’organizzazione umana stessa in quanto cosmo, in quanto mondo intero.

• Come qui montagne, fiumi, stelle e nuvole sono attorno a noi,

quando siamo spiriti fra spiriti, nella sua meravigliosa organizzazione l’uomo è il mondo che ci circonda.

 

• Se posso esprimermi in immagini, nel mondo spirituale guardiamo a destra e a sinistra, e ovunque vi è l’uomo, come qui vi sono rocce, fiumi e montagne. L’uomo è il mondo, e noi siamo attivi in quel mondo che è poi l’uomo stesso. Come qui costruiamo macchine, teniamo contabilità, facciamo vestiti e scarpe, come qui scriviamo qualcosa sulla terra, intessiamo quello che chiamiamo il contenuto della civiltà, così là intessiamo l’umanità, assieme agli spiriti delle gerarchie superiori e agli uomini non incarnati. Intessiamo l’umanità traendola dal cosmo.

 

Qui sulla terra siamo uomini compiuti, là poniamo il germe spirituale dell’uomo terreno.

Il grande segreto dell’attività celeste dell’uomo

sta nel tessere il grande germe spirituale per il futuro uomo terreno,

in accordo con gli spiriti delle gerarchie superiori.

Nella più gigantesca grandezza spirituale ognuno intesse nel cosmo spirituale

l’uomo terreno che sarà quando ritornerà di nuovo nella vita terrena.

Il nostro lavoro è svolto con gli dèi per formare l’uomo terrestre.

 

• Se qui sulla terra parliamo di un germe, pensiamo a qualcosa di piccolo che poi cresce. Se invece diciamo che nel mondo spirituale vi è il germe dell’uomo fisico terrestre, perché il germe fisico che cresce nel corpo della madre è solo l’immagine del germe spirituale che è grandissimo, allora esso è un universo nel quale sono intessuti tutti gli altri uomini. Si potrebbe dire che tutti sono nello stesso spazio, anche se diversi gli uni dagli altri. Poi il germe si rimpiccolisce sempre più, appunto nel tempo che attraversiamo fra la morte e una nuova nascita, mentre prima formiamo in grande nel cosmo il germe spirituale dell’uomo che poi diventeremo. Allora il germe spirituale diventa sempre più piccolo, involge sempre più il proprio essere creandone l’immagine nel corpo della madre.

 

È del tutto errato quel che in proposito crede la fisiologia materialistica. Pensa che l’essere umano, con la struttura meravigliosa che ho cercato di abbozzare, derivi soltanto dal germe umano fisico. È del tutto privo di senso. Nella fisiologia materialistica si pensa infatti di solito che l’uovo germinale consista di una materia complicatissima. I chimici fisiologici pensano che la molecola o l’atomo diventino sempre più complicati, e il germe alla fine complicatissimo. Però non è vero. L’uovo germinale è infatti materia caotica. Quando la materia diviene germe si scioglie appunto in quanto materia, è del tutto polverizzata. Questa è l’essenza del germe, soprattutto del germe fisico umano: è materia del tutto polverizzata che per sé più nulla vuole. Dato che appunto è materia polverizzata, che per sé più nulla vuole, il germe spirituale a lungo preparatosi può entrare nella materia. Il concepimento determina appunto nella sostanza germinativa fisica quella polverizzazione, la materia fisica viene del tutto distrutta, affinché il germe spirituale possa immergervisi e la materia fisica diventare un’immagine del germe spirituale che viene intessuto dal cosmo.

 

Si possono certo innalzare grandi lodi per tutto quel che gli uomini possono fare sulla terra per il progresso della civiltà, né io certo parlerò contro quelle lodi; anzi ne sono sin dal principio d’accordo, quando sono sensate. Però tutto ciò che si fa, vorrei dire, nella civiltà celeste fra la morte e una nuova nascita, preparando e tessendo anzitutto nello spirito il corpo umano, è un lavoro più vasto, elevato e grandioso di tutto quello svolto per la civiltà sulla terra.

 

Nell’ordine del mondo nulla vi è infatti di più elevato

che tessere l’uomo con tutti gli ingredienti del mondo.

• Assieme agli dèi l’uomo viene tessuto nel periodo più importante fra la morte e una nuova nascita.

 

• Se ieri ho dovuto dire che in un certo senso tutte le esperienze e le vicende vissute sulla terra sono un nutrimento per il cosmo, ora dobbiamo dire che se abbiamo dato al cosmo tutto il nutrimento e il combustibile che per esso abbiamo serbato qui nella vita terrena, riceviamo dalle vastità del cosmo tutte le sostanze con le quali tessiamo il nuovo uomo che poi saremo.

Là l’uomo esiste come spirito in quanto è in realtà del tutto dedito al mondo spirituale. Tutto il suo tessere e operare è un lavoro spirituale, un’esistenza spirituale che dura a lungo. Va infatti sempre ripetuto che la formazione dell’uomo è qualcosa di poderoso, di grandioso. Negli antichi misteri si diceva con ragione che il corpo fisico umano è il “tempio degli dèi”. L’espressione ha un profondo significato, che si impara a sentire tanto più, quanto più si acquisisce tutta la scienza dell’iniziazione e si vede come si svolge la vita umana fra la morte e una nuova nascita. Ma allora si vive come esseri spirituali nella diretta visione di esseri spirituali. Subentra quindi un’altra condizione.

 

• Prima avveniva che si vedessero realmente i singoli esseri spirituali come individualità.

Lavorando assieme a loro si imparava a conoscerli uno per uno.

• Ora interviene una condizione nella quale, parlando per immagini

(e per queste cose non si può fare diversamente),

quegli esseri spirituali diventano sempre più indistinti, e si presenta piuttosto un generico quadro spirituale.

 

• Si può cioè dire che fra la morte e una nuova nascita si sperimenta per un certo tempo di vivere direttamente con gli esseri spirituali. Poi interviene un tempo in cui si vive solo nella loro manifestazione.

Voglio fare un paragone banale. Se in lontananza vediamo una piccola nuvola grigia, possiamo prenderla appunto per una nuvola; se però ci avviciniamo, ci si presenta come uno sciame di cui distinguiamo i singoli insetti. Qui invece avviene il contrario: si percepiscono in un primo tempo le singole individualità delle entità divino-spirituali con le quali si lavora. Poi ci si inoltra e si percepisce la generale spiritualità come una nuvola di insetti nella quale scompaiono le singole individualità. Direi che allora viviamo più in modo panteistico in un mondo spirituale indifferenziato.

 

• Vivendo ora in un mondo spirituale indifferenziato si forma nell’anima un più forte sentimento di sé che prima non si aveva. Prima ci si sentiva in qualche modo uniti col mondo spirituale che si sperimentava nelle sue individualità; ora si sente quel mondo per così dire come una spiritualità generale. Ma ci si sente più fortemente, e ciò fa crescere d’intensità il sentimento di sé.

• Lentamente e a poco a poco l’uomo sente il bisogno di una nuova esistenza terrena. Con il risveglio del sentimento di sé ci si presenta il bisogno di una nuova esistenza terrena, bisogno che ora descrivo. Durante tutto il tempo di cui ho detto e che dura secoli, in particolare dopo aver attraversato il primo periodo in cui si era sempre legati alla terra, dopo essere retrocessi al momento iniziale della vita precedente, l’anima ha in sostanza solo interesse per il mondo spirituale; tesse in grande nel modo che ho descritto e si interessa soprattutto del mondo spirituale.

 

Nel momento in cui per così dire le individualità del mondo spirituale si fanno indistinte, e l’anima percepisce il mondo spirituale in generale, si ridesta in lei di nuovo l’interesse per il mondo terreno, in un modo del tutto particolare e concreto. Inizia a interessarsi a ben determinate persone che erano state sulla terra, ai loro figli e ai figli dei figli.

Mentre prima aveva soltanto un interesse celeste, ne ha ora uno singolare verso determinate linee di discendenza che il mondo spirituale manifesta. Sono le linee alla cui fine vi sono i genitori che lo faranno nascere, quando di nuovo discenderà sulla terra. Però già molto prima si ha interesse per gli antenati. Viene seguita la linea delle generazioni fino ai propri genitori, ma non soltanto nello scorrere del tempo: quando inizia a manifestarsi quella condizione si vede infatti profeticamente già l’intera linea delle generazioni, tutti i primi antenati, i bisnonni, i nonni e così via; si vede la strada che faranno per scendere sulla terra.

Mentre prima ci si era ambientati nel cosmo, ora ci si ambienta nella concreta storia umana. Giunge poi il momento in cui si esce a poco a poco dalla sfera del sole; si rimane naturalmente sempre al suo interno, ma si oscura il rapporto preciso, chiaro e cosciente, e si viene attratti di nuovo nella sfera lunare. In essa si ritrova il pacchetto che vi si era lasciato – non posso indicarlo che con questa immagine – e che rappresenta il valore morale. Ora lo si deve riprendere.

 

Nei prossimi giorni vedremo come l’impulso del Cristo abbia anche qui un’importante funzione. Occorre riunirsi col pacchetto del proprio destino. Mentre ci riuniamo col pacchetto del destino, mentre attraversiamo la sfera lunare, mentre si rafforza sempre più il sentimento di se stessi e cresce l’interiorità della nostra anima, perdiamo a poco a poco la trama del nostro corpo fisico alla quale avevamo lavorato.

Nel momento in cui sulla terra avviene il concepimento del germe corporeo che dobbiamo assumere sulla terra, perdiamo il germe spirituale che noi stessi avevamo tessuto.

 

Siamo dunque ancor sempre nel mondo spirituale. Il germe spirituale del corpo fisico è già disceso, ma siamo ancora nel mondo spirituale. Proviamo ora un forte senso di privazione, una forte mancanza. Abbiamo perduto il nostro germe spirituale del corpo fisico che è già disceso ed è giunto alla fine delle generazioni che avevamo viste, ma siamo ancora in alto. Quel senso di privazione diviene così poderoso che da tutto l’universo richiama gli ingredienti opportuni del mondo eterico.

Dopo che abbiamo mandato sulla terra il germe spirituale del corpo fisico, e che siamo rimasti indietro come anima, io e corpo astrale, dal mondo eterico condensiamo sostanze eteriche a formare il nostro corpo eterico. Il corpo eterico così formato, col quale ci uniamo più o meno nella terza settimana dopo che è avvenuta l’inseminazione sulla terra, si unisce ora con il germe corporeo che nel modo descritto si era formato secondo il germe spirituale.

 

Prima di unirci col nostro germe corporeo lavoriamo ancora al corpo eterico nel modo descritto, e in esso intessiamo il pacchetto di cui si è detto e che contiene il nostro valore morale; lo intessiamo nell’io, nel corpo astrale, ma anche nel corpo eterico, per poi unirlo al corpo fisico. È così che si porta sulla terra il proprio karma.

Prima lo si era lasciato indietro nella sfera lunare, perché si sarebbe formato un pessimo e difettoso corpo fisico, se lo si fosse portato nella sfera del sole. Il corpo fisico si individualizza soltanto quando viene compenetrato dal corpo eterico. Tutti i corpi fisici sarebbero uguali fra loro, perché nel mondo spirituale gli uomini tessono più o meno germi spirituali simili per i loro corpi fisici. Ci individualizziamo appunto secondo il nostro karma che, come noi dobbiamo intessere nel corpo eterico il pacchetto del nostro valore morale, forma, costruisce, compenetra individualmente il nostro corpo fisico mentre siamo ancora nello stato embrionale.

 

Naturalmente nei giorni prossimi dovrò aggiungere ancora qualcosa a quel che ora ho abbozzato circa il cammino dell’uomo fra la morte e una nuova nascita. Abbiamo comunque visto come l’uomo vi faccia ricche esperienze, come vi abbia luogo la grande esperienza della nostra effusione nel cosmo e della ricostruzione della nostra umanità dal cosmo per arrivare a una nuova esistenza terrena.

 

In sostanza attraversiamo tre situazioni.

Anzitutto viviamo come anima spirituale fra anime spirituali.

È una reale e comune esperienza del mondo spirituale.

Poi viviamo nella manifestazione del mondo spirituale.

Le individualità delle singole entità spirituali sono per così dire indistinte, il mondo spirituale ci si manifesta come un tutto. Ci avviciniamo di nuovo alla sfera lunare e si risveglia il nostro sentimento di sé che è già la preparazione per il terreno sentimento di sé. Mentre nel mondo spirituale siamo coscienti in quanto sé spirituali, e non tendiamo alla terra, cominciamo ora nel periodo della manifestazione a tendere verso la terra e a sviluppare un forte senso di sé rivolto alla terra.

Come terza cosa, quando siamo rientrati nella sfera lunare, quando abbiamo dato il nostro germe spirituale al mondo fisico, attiriamo materia eterica da tutto il cielo per formare il nostro corpo eterico.

 

Sono tre stadi che si susseguono:

• vera vita con il mondo spirituale;

• vita nella quale ci si sente già come un io egoistico, ma nella manifestazione del mondo spirituale;

• vita che attira l’etere universale.

 

• Quando siamo entrati nel nostro corpo fisico abbiamo tre stadi che presentano qualcosa di molto sorprendente. Guardiamo il bambino che si sviluppa nel suo corpo fisico, ed è la cosa più meravigliosa vedere come esso si sviluppi nel mondo fisico; vediamo come gattoni, come acquisti un equilibrio nel mondo. Egli impara a camminare; molto è collegato col camminare, è tutto un inserirsi nell’equilibrio del mondo, è un vero inserirsi del cosmo nel mondo e nelle sue tre dimensioni.

La prima meraviglia è come il bambino trovi il giusto equilibrio umano nel mondo.

E una modesta immagine terrena di quel che l’essere umano aveva attraversato nel corso di lunghi secoli, mentre era spirito fra spiriti. Si ha un grande rispetto per il mondo guardandolo in questo modo, vedendo come prima il bambino dimeni maldestro i suoi arti e poi impari a poco a poco e si faccia comprendere. E’ l’effetto dei movimenti che si erano fatti da spiriti fra spiriti per tanti secoli. Davvero è meraviglioso rivedere nei singoli movimenti del bambino, nella ricerca della posizione di equilibrio, l’effetto terreno dei movimenti celesti che venivano eseguiti da spiriti fra spiriti. Così avviene di regola nel bambino. Quando lo svolgimento è diverso, vi è qualcosa di abnorme. Può anche succedere, ma in effetti il bambino deve prima imparare a camminare, a stare in equilibrio e infine a parlare.

 

Ora il bambino, sempre imitando il suo ambiente, entra nel linguaggio. In ogni suono, in ogni parola che si forma nel bambino abbiamo un modesto riflesso terreno dell’esperienza che, per così dire, avevamo avuto nella manifestazione spirituale formando quella nebbia unitaria. Dai singoli esseri del mondo che avevamo prima sperimentato individualmente si forma il logos cosmico. Quella nebbia è il logos cosmico. Quando il bambino pronuncia le parole, una dopo l’altra, esse sono il preciso riflesso terreno del meraviglioso quadro cosmico, sperimentato dall’essere umano nel tempo della manifestazione, prima di rientrare nella sfera lunare.

 

• Quando poi il bambino, dopo aver appreso a camminare e a parlare, a poco a poco sviluppa i pensieri, perché l’imparare a pensare è la terza cosa in una normale evoluzione umana, abbiamo l’imitazione di ciò che si era svolto quando da tutte le direzioni dell’etere cosmico avevamo formato il nostro corpo eterico.

 

Vediamo così come il bambino entri nel mondo nel susseguirsi per gradi delle tre modeste capacità che fa sue in un rapporto statico e dinamico con il mondo, acquisendo un equilibrio, imparando a camminare, a parlare e a pensare; vediamo in ciò modeste imitazioni terrene dei poderosi stadi cosmici che abbiamo visto svolgersi fra una morte e una nuova nascita.

 

• Solo avendo appreso come è la vita spirituale fra la morte e una nuova nascita, comprendiamo anche i misteri che provengono dalle profondità umane, quando il bambino viene al mondo del tutto indifferenziato per poi differenziarsi sempre più. Impariamo così a comprendere il mondo come una manifestazione divina, se possiamo indicare come ogni particolare sia una manifestazione divina.

Nelle prossime conferenze parleremo ancora di queste cose connesse con l’evoluzione del mondo e con l’importanza dell’impulso del Cristo nell’evoluzione stessa.

 

 

By | 2019-06-28T20:09:21+02:00 Giugno 28th, 2019|IL DESTINO DELL'UOMO|Commenti disabilitati su 02 – LA VITA DOPO LA MORTE NELLE SFERE DELLA LUNA E DEL SOLE