////02 – L’ASTRONOMIA VA BASATA SULL’UOMO

02 – L’ASTRONOMIA VA BASATA SULL’UOMO

L’astronomia va basata sull’uomo

O.O. 323 – Rapporto delle diverse scienze con l’astronomia – 02.01.1921


 

Sommario: L’anello mancante fra astronomia ed embriologia. Un detto di Goethe. Come procederà questo corso. Il calendario dei Caldei. L’immagine di Tycho de Brahe. Copernico e i nodi dei pianeti. I conteggi validi di Tycho de Brahe. La terza legge di Copernico, oggi eliminata. L’incertezza dell’astronomia di oggi. L’astronomia va basata sull’uomo. Elemento solare ed elemento tellurico nel corso dell’anno; tempo tropicale e tripartizione dell’uomo. Alta e bassa marea nel ritmo delle funzioni femminili e nella fantasia. Tempi solari e tellurici nella giornata. Goethe, Schiller e Byron. La nostalgia. L’uomo e l’universo.

 

Ieri ho mostrato due rami scientifici in apparenza molto distanti fra loro, secondo i canoni odierni, indicando come invece siano collegati. Ho cercato di mostrare come l’astronomia ci dia determinate conoscenze che devono essere valutate sulla base di un’altra disciplina che, secondo le conoscenze attuali, con l’astronomia non ha alcun rapporto; ho detto, in altre parole, che si deve mettere in relazione l’astronomia con l’embriologia e che non possiamo capire l’evoluzione della cellula, specialmente della cellula riproduttiva, senza l’aiuto dell’astronomia, in apparenza così lontana.

 

Ho indicato come sia realmente necessario nel mondo della scienza un nuovo raggruppamento delle discipline scientifiche. Secondo l’istruzione che si riceve oggi, ci si trova infatti a proprio agio solo con le categorie scientifiche attuali, e non si è in condizioni di adoperare le proprie cognizioni, così delimitate, in altri campi che pure sono reali; non si arriva pertanto a riconoscerle nel loro vero aspetto. Se, come dimostreremo in seguito, è vero che gli stadi dell’embrione umano possono essere spiegati solo comprendendo i fenomeni celesti che ne sono il modello, se questo è vero, non si può studiare l’embriologia senza l’astronomia. D’altro canto, non si può studiare l’astronomia senza osservare alcuni fenomeni embriologici. Nell’astronomia studiamo qualcosa che manifesta una notevole influenza nello sviluppo dell’embrione umano; come possiamo comprendere il senso e la saggezza dei fenomeni astronomici, se non li mettiamo in rapporto con ciò che ne mostra il senso e la saggezza?

 

Vediamo così quante cose siano oggi necessarie per arrivare a idee ragionevoli e uscire dal caos in cui si trova la vita scientifica. Se ci contentiamo delle conoscenze solite, diventa difficilissimo comprendere, sia pure in modo sommario, quel che ho descritto ieri. L’evoluzione dei tempi ha portato a comprendere i fenomeni astronomici solo con la matematica e la meccanica, e a studiare l’embriologia escludendo matematica e meccanica o comunque, anche non escludendole, ad applicarle in modo così superficiale da non rintracciare dove abbia origine ciò che nello sviluppo dell’embrione potrebbe essere espresso anche in senso matematico-meccanico.

 

Si pensi ora alla frase che Goethe ha pronunciato sulla base di una sua certa sensazione, potremmo dire conoscitiva, e che pure si riferisce a qualcosa di importantissimo. È nei Detti in prosa, e io ne parlo a lungo nel commento che avevo aggiunto per l’edizione della Deutsche Nationallitteratur. Goethe dice che i fenomeni della natura vengono studiati così separati dall’uomo, che si tende sempre più a osservarli come se non avessero rapporto alcuno con lui. Invece, secondo Goethe, i fenomeni naturali presentano il loro vero significato solo se studiati in relazione con l’uomo, con tutta l’organizzazione umana. Questo tipo di indagine che ci ha suggerito è oggi in sostanza rifiutato. Oggi, per essere obiettivi, si vorrebbe studiare la natura prescindendo del tutto dall’uomo, e lo vediamo specialmente nell’astronomia, in cui non se ne tiene più conto. Si è anzi fieri di aver ottenuto risultati in apparenza obbiettivi, per cui l’uomo non è che un granello di polvere, sulla Terra consolidatasi a pianeta; Terra che si muove attorno al Sole, e insieme al Sole si muove nello spazio. Non occorre più tener conto del granello di polvere che si muove sulla Terra, ma solo di ciò che sta al di fuori dell’uomo, quando si studiano i grandi fenomeni celesti.

Resta da vedere se, in questo modo, si ottengono risultati reali.

 

Desidero ancora una volta sottolineare come intendo svolgere queste conferenze. Solo nel corso di esse saranno date le dimostrazioni. Parecchie cose devono dapprima scaturire dall’esperienza, per formare certi concetti. Dovremo dapprima costruire i concetti che ci sono necessari, e poi potremo procedere alla loro verifica.

 

Come possiamo conseguire una qualche realtà riguardo ai fenomeni celesti? Questo è il problema che ci deve anzitutto occupare. Possiamo conseguire qualcosa riguardo a tali fenomeni applicandovi solo la matematica? Già la storia dell’evoluzione delle conoscenze umane può mostrarci come i punti di vista possano mutare, a meno di non ostinarci orgogliosamente a sostenere di essere arrivati oggi a importanti conclusioni e che tutto ciò che ci ha preceduto era infantile.

 

Partendo da determinate premesse, si arriva a provare un grande rispetto per le osservazioni astronomiche dei Caldei. Essi avevano fatto studi straordinariamente precisi sul computo umano del tempo in rapporto ai fenomeni celesti; avevano un calendario preciso e notevole, e molte delle nozioni del nostro tempo risalgono a loro. Eppure, essi erano soddisfatti della loro rappresentazione matematica del cielo: la Terra come un disco piatto su cui si erge la semisfera del cielo ove sono conficcate le stelle fisse; nel cielo si muovono i pianeti (uno dei quali era per loro anche il Sole). Su questa immagine avevano basato i loro calcoli in gran parte esatti, anche se partivano da un’immagine che la scienza attuale considera naturalmente errata, infantile.

 

La scienza, o per meglio dire la direzione scientifica, è da allora avanzata. Possiamo ricordare un tempo in cui si pensava la Terra immobile, ma Venere e Mercurio rotanti intorno al Sole. Il Sole rappresentava il centro del moto di Venere e Mercurio, mentre gli altri pianeti, Marte, Giove e Saturno, rotavano ancora intorno alla Terra, non intorno al Sole, e il cielo delle stelle fisse si muoveva intorno alla Terra.

 

Vediamo poi come si passi a vedere anche Marte, Giove e Saturno muoversi intorno al Sole; la Terra però sta ancora ferma, e intorno ad essa ruotano il Sole, con i pianeti nelle loro orbite, e il cielo delle stelle fisse. Questa era in fondo l’opinione di Tycho de Brahe, mentre il suo contemporaneo Copernico sosteneva la teoria del Sole fisso, intorno a cui ruotano i pianeti, ai quali aggiungeva la Terra. A quel tempo cozzarono con violenza l’una con l’altra due dottrine: quella della Terra immobile e dei pianeti rotanti intorno al Sole, che risaliva al tempo degli Egizi ed era ancora sostenuta da Tycho de Brahe, e la dottrina di Copernico* che trasferiva bruscamente il punto centrale delle coordinate dal centro della Terra al centro del Sole. In fondo, tutto il cambiamento di Copernico consisteva nello spostamento del punto centrale delle coordinate dal centro della Terra al centro del Sole.

 

Quale era in effetti il problema di Copernico? Egli si chiedeva: come ridurre a linee più semplici il movimento in apparenza complicato dei pianeti, quale è visto dalla Terra? Osservando i pianeti dalla Terra, si devono porre a base dei loro movimenti linee a cappio simili a quella che ora traccio.

 

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Fig.1

 

Se dunque si considera il centro della Terra come il punto centrale delle coordinate, si devono supporre curve molto complicate per il movimento dei pianeti. Copernico ipotizzò il punto centrale di tutto il sistema di coordinate nel centro del Sole, affinché le curve complicate del moto dei pianeti si riducessero a semplici orbite circolari, o, come si disse più tardi, a moti ellittici. Fu la costruzione di un sistema che permettesse di pensare in curve più semplici il movimento dei pianeti.

 

Oggi osserviamo un fatto stupefacente. Utilizzando il sistema copernicano come base di calcoli matematici, i risultati ottenuti si possono applicare alla realtà con lo stesso successo dei calcoli basati sui sistemi precedenti. Si possono calcolare ugualmente le eclissi del Sole e della Luna sia col sistema copernicano, sia con quello di Tycho de Brahe, dei Caldei o degli Egizi. Un sistema vale l’altro, per prevedere i fenomeni celesti che si basano sulla meccanica e sulla matematica. Tuttavia, sebbene il sistema copernicano permetta di usare pensieri più semplici, è singolare che nell’astronomia pratica non lo si usi. Stranamente, per il calcolo dei dati che, ad esempio, servono per i calendari si usa il sistema di Tycho de Brahe. Oggi dunque siamo giunti a questo: calcoliamo col sistema di Tycho de Brahe, dichiarando però più giusto quello di Copernico. Ciò dimostra quanta poca essenzialità abbiano i calcoli puramente matematici applicati a forze meccaniche.

 

Oggi accennerò qualche altro fatto altrettanto singolare per intenderci meglio sullo scopo di queste conferenze; lo approfondiremo poi in seguito. È importante ricordare che Copernico, in base alle proprie riflessioni, fonda la sua immagine del cosmo su tre principi: I – La Terra ruota sul proprio asse nord-sud in 24 ore. II – La Terra si muove attorno al Sole con una rivoluzione che non avviene secondo l’asse terrestre, che indica sempre la stella polare, ma secondo l’asse dell’eclittica che forma un angolo con l’asse terrestre vero e proprio. Così in certo qual modo la Terra compie una rotazione intorno al proprio asse in un giorno di 24 ore, e compiendo circa 365 rotazioni di questo tipo in un anno, compie un’altra rotazione, una rotazione annuale, se consideriamo il movimento intorno al Sole.

 

Quando la Terra ruota su se stessa e attorno al Sole, avviene come per la Luna che, ruotando attorno alla Terra, ci presenta sempre la stessa faccia. Lo stesso fa la Terra ruotando intorno al Sole, ma secondo un asse diverso da quello della rotazione giornaliera. In questo giorno-anno gira su un asse diverso da quello del giorno di 24 ore.

 

Il terzo principio di Copernico è che, oltre alla rotazione sull’asse nord-sud e alla rotazione intorno all’asse dell’eclittica, la Terra compie ancora una terza rotazione, che si manifesta come un movimento dell’asse nord-sud intorno all’asse dell’eclittica in senso retrogrado. Per questo motivo la rotazione della Terra intorno all’asse dell’eclittica è in certo modo annullata. Per questo motivo l’asse terrestre indica sempre il polo nord, la stella polare. L’asse terrestre, dunque, che ruotando intorno al Sole dovrebbe descrivere un cerchio o un’ellisse intorno al polo dell’eclittica, con la propria rotazione che procede in senso contrario (mentre la Terra avanza un pezzetto, l’asse gira all’indietro) indica continuamente il polo nord. Copernico ha ipotizzato il terzo principio, pensando che la Terra indichi il polo nord perché l’asse terrestre stesso, mediante una sorta di rotazione inclinata, compensa continuamente l’altra rotazione, che in tal modo, nel corso dell’anno, perde importanza.

 

Stranamente, nell’astronomia moderna fondata su Copernico si conservano le due prime leggi e si ignora la terza. Direi che con una certa leggerezza si spiega l’abbandono della terza legge, dicendo che le stelle sono tanto lontane che l’asse terrestre, anche se non rimane costantemente parallelo, indica sempre lo stesso punto. Si dice quindi che l’asse terrestre nord-sud rimane sempre parallelo a se stesso durante la rotazione attorno al Sole. Copernico però non aveva detto questo, ma aveva supposto una continua rotazione dell’asse terrestre. Non si vedono quindi le cose dal punto di vista del sistema copernicano, ma per comodità si sono accettati i due primi principi abbandonando il terzo; si è mentito a se stessi dicendo che non occorre supporre che l’asse terrestre si muova per tendere sempre verso lo stesso punto, dato che quel punto è tanto lontano che anche se l’asse si sposta un poco verso il Sole, esso indica sempre il medesimo punto. Chiunque può vedere che è una fandonia. Oggi abbiamo così un sistema copernicano che tralascia un importante elemento.

 

La storia dell’astronomia moderna è narrata in modo tale che nessuno nota l’esclusione di un principio importante. Eppure è solo così che si può continuare a dire: in questo punto vi è il Sole, attorno al quale ruota la Terra secondo una ellisse di cui il Sole è uno dei fuochi (fig. 2).

 

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Fig.2

 

E neppure si è stati in grado di rimanere al punto di partenza copernicano, ove il Sole sta fermo. Si attribuisce un movimento al Sole, ma si pensa che esso si sposti con tutta l’ellisse, producendo sempre nuove ellissi (fig. 3).

 

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Poiché si è costretti ad introdurre i movimenti del Sole, si aggiunge qualcosa di nuovo ai dati precedenti e se ne ottiene una descrizione matematica. Essa è comoda, ma non ci si interroga a sufficienza dal punto di vista della realtà; non si indaga se sia in realtà possibile. Vedremo che con questo metodo si può determinare il moto della Terra solo secondo la posizione delle stelle, la loro posizione apparente, e che ha una grande importanza se si ammette o meno un movimento che deve essere assunto come necessario, ossia l’inclinazione dell’asse terrestre che compensa di continuo la rotazione annuale. Sommando tra loro singoli movimenti, infatti, si ottengono movimenti risultanti. Omettendone uno, l’insieme non è più esatto.

Così si mette in questione l’intera teoria che afferma che l’orbita della Terra giri intorno al Sole in un’ellisse.

 

Da queste vicende storiche si vede che oggi in astronomia, scienza in apparenza più sicura in quanto disciplina matematica, si presentano scottanti questioni che dipendono appunto dalla storia. Ci si domanda: come mai esiste tanta insicurezza nei confronti della scienza astronomica? Si deve poi aggiungere un’altra domanda, in un’altra direzione: è possibile arrivare a una reale sicurezza mediante considerazioni puramente matematiche? Si pensi solo che quando si fa una considerazione in modo matematico, la si porta al di fuori di ogni realtà esteriore. L’elemento matematico è qualcosa che sorge dalla nostra interiorità e che ci estranea dalla realtà esterna. E quindi comprensibile che, quando ci si accosta alla realtà in modo estraniato da essa, si possa a volte giungere solo a un risultato relativo.

 

Desidero fare qualche semplice considerazione che ci avvicinerà maggiormente alla realtà. Il problema è che se si esamina qualcosa solo con la matematica e non si compenetra abbastanza la propria osservazione con la realtà, in effetti non la si approfondisce tanto energicamente da avvicinarsi nel modo giusto ai fenomeni del mondo esterno. Ciò rende necessario avvicinare di più i fenomeni celesti all’uomo e non solo osservarli del tutto scissi da lui. Era solo un esempio di questo avvicinamento, quando ho detto che si deve vedere nei fenomeni embrionali l’impronta di ciò che avviene nel cielo stellato. Contentiamoci per ora di osservazioni più superficiali. Domandiamoci se, per i fenomeni celesti, oltre alla via matematica ne esista un’altra.

 

Possiamo nei fatti avvicinare qualitativamente all’uomo i fenomeni celesti nel loro rapporto con la vita terrestre, e oggi non disdegneremo di servirci di osservazioni in apparenza elementari, proprio perché esse sono escluse da ciò che oggi è alla base dell’astronomia. Chiediamoci dunque: come ci comportiamo rispetto alle cose a cui si rivolge il pensiero astronomico, quando osserviamo la vita umana sulla Terra? Noi possiamo osservare i fenomeni esteriori in base a tre prospettive che chiamerei: della vita solare, della vita lunare e di quella terrestre o tellurica.

 

Osservando in modo semplice, appunto elementare, come si comportino questi tre ambiti sull’uomo e intorno a lui, vediamo subito che sulla Terra molto dipende dal Sole, e riconosciamo quanto dipende dal suo movimento o dalla sua quiete. Prescindendo dalla quantità, e limitandoci per ora solo alla qualità, cerchiamo di chiarire come ad esempio la vegetazione di una qualsiasi regione terrestre dipenda dalla vita solare. Basta aver presente quel che è noto a tutti: la differenza della vegetazione in primavera, estate, autunno e inverno, per riconoscere nelle piante l’impronta della vita solare. La Terra si apre verso ciò che vi è nello spazio celeste, e questa apertura ci si manifesta nello sviluppo della vita vegetale. Se si chiude alla vita solare, la vegetazione regredisce.

 

Troviamo però un certo rapporto di scambio tra la vita puramente terrestre e quella solare. Osserviamo ad esempio come si modifichi la vita solare a seguito di quella terrestre. Dobbiamo osservare ora fatti elementari; vedremo quanto ci portano lontano. Consideriamo l’Egitto e il Perù, due zone tropicali: l’Egitto come bassopiano e il Perù come altopiano. Se noi ne confrontiamo le vegetazioni, vedremo come l’elemento tellurico, cioè la distanza dal centro della Terra, interagisca con la vita solare. Considerando la Terra come composta non soltanto da minerali, ma anche da vegetali, l’aspetto della vegetazione dà modo di studiare i rapporti fra cielo e Terra.

Essi sono ancora più evidenti se teniamo pure conto dell’uomo.

 

Sulla Terra abbiamo due posizioni opposte: i poli e i tropici; l’effetto di questo contrasto appare chiaro nella vita umana. La vita in zona polare produce una certa apatia spirituale. Il forte contrasto tra un inverno e una estate prolungati, che hanno quasi l’aspetto di giorno-notte, produce nell’uomo una sorta di apatia; si può dire in tal caso che gli uomini vivono in un ambiente che li rende apatici. Anche nelle zone tropicali vivono in un ambiente che li rende apatici, ma all’apatia delle zone polari corrisponde una vegetazione che, così come si manifesta, appare scarsa e povera. All’apatia dell’uomo tropicale corrisponde invece una vegetazione lussureggiante. Da tutto l’insieme dell’ambiente possiamo dire che l’apatia che colpisce l’uomo delle zone polari è diversa da quella delle zone tropicali. Gli uomini diventano apatici in entrambe le zone, ma le origini della loro apatia sono diverse. Nella zona temperata si ha un bilanciamento che permette alle facoltà umane di svilupparsi in modo equilibrato.

 

Nessuno potrà dubitare che tutto ciò sia in relazione con la vita del Sole, ma qual è questa relazione? Come ho detto, presenterò prima immagini, per arrivare poi ai concetti. Quando si esaminano a fondo le cose, si trova che nella zona polare l’uomo vive fortemente sotto l’influenza del Sole. Lì la Terra si sottrae alla vita del Sole, non lascia che nella vegetazione l’azione del Sole si esplichi crescendo dal basso. L’uomo è esposto alla vera e propria vita solare (che non va cercata soltanto nel calore), e che egli sia così lo si vede dall’aspetto della vegetazione.

 

Nella zona polare abbiamo dunque una prevalenza di influssi solari. Quale vita prevale invece nella zona tropicale? Prevale la vita tellurica che penetra nella vegetazione e la rende ricca e sovrabbondante. Anche questo sottrae all’uomo l’equilibrio delle sue facoltà, benché in modo diverso che nella zona polare. Dunque, nelle zone polari l’effetto del Sole soffoca lo sviluppo interiore dell’uomo, nella zona tropicale le forze che salgono dalla Terra limitano le sue facoltà interiori. Riconosciamo così un’opposizione che si mostra nel prevalere della vita solare intorno ai poli, e nel prevalere della vita tellurica nelle zone tropicali, vicino all’equatore.

 

Osservando ora la figura umana (e prego di prendere quel che dirò come un paradosso) dobbiamo dire che ciò che nella forma esteriore riproduce la sfericità dello spazio, la testa, anche nella vita nella zona polare è esposta agli effetti extraterrestri, mentre nella zona tropicale il sistema del ricambio, connesso con gli arti, è esposto alla vita tellurica. Arriviamo così a una speciale relazione del capo umano, e dunque dell’organizzazione neurosensoriale con la vita extra-terrestre, mentre l’organizzazione del ricambio insieme al sistema delle membra è più esposta alla vita tellurica. Nelle zone temperate vediamo invece un continuo equilibrio tra organizzazione della testa e sistema del ricambio, con un particolare sviluppo del sistema ritmico.

 

Vediamo dunque che esiste una certa correlazione tra il mondo esterno e la tripartizione dell’uomo nei tre sistemi: neurosensoriale, ritmico e metabolico. Il sistema della testa è più collegato col cosmo, che il sistema ritmico equilibra il cosmo con la Terra, e che il sistema del ricambio è più collegato con la Terra.

 

Dobbiamo ora cogliere un altro aspetto della vita solare nella sua relazione con l’uomo. Quel che abbiamo visto adesso, il rapporto tra vita umana e vita solare, lo possiamo riferire solo a ciò che si svolge tra vita cosmica e vita terrestre durante il corso dell’anno.

 

Anche il corso del giorno presenta però come una ripetizione, in analogia col corso dell’anno. Il corso dell’anno è determinato dal rapporto Sole-Terra, come anche il corso del giorno. Esprimendoci in modo matematico-astronomico, diciamo che il giorno dipende dalla rotazione della Terra intorno al proprio asse, l’anno dalla rivoluzione della Terra intorno al Sole. Così però ci limitiamo ai fatti più semplici, e non siamo giustificati a dire che abbiamo una base che ci dia informazioni sufficienti per uno studio approfondito. Riassumiamo quel che abbiamo visto in merito al corso dell’anno. Non voglio però parlare ancora della rivoluzione della Terra intorno al Sole, ma del rapporto che deve esistere tra i mutamenti del corso dell’anno e la tripartizione dell’uomo; e poiché la stagioni si manifestano in modo diverso ai poli, ai tropici e nelle zone temperate, da ciò si vede come il corso dell’anno sia in rapporto con l’uomo secondo la sua tripartizione. Se teniamo conto anche di questo, abbiamo una base per i nostri studi più ampia di quando misuriamo l’angolo formato da due direzioni del telescopio, e possiamo giungere forse a nuovi risultati. Dobbiamo avere una base più ampia per valutare meglio i fatti.

 

Quando parliamo del giorno, in senso astronomico ci riferiamo alla rotazione della Terra intorno al proprio asse. A tutta prima però ci si mostra qualcosa di diverso, ci si mostra una grande indipendenza dell’uomo dal corso del giorno. Abbiamo visto che la formazione della figura umana è collegata strettamente con le stagioni nelle varie zone della Terra, e che l’uomo dipende molto dai mutamenti che il Sole produce sulla Terra. Ciò appare meno nel corso del giorno. Possiamo dire che si hanno anche qui manifestazioni interessanti, benché meno significative per l’insieme della vita umana.

 

Certo, vi sono già molte differenze tra ciascun singolo uomo. Goethe, che può essere considerato un soggetto normale, era più disposto alla creazione al mattino; Schiller invece alla sera, e ciò mostra che il decorso della giornata ha un certo effetto sulle manifestazioni più sottili della natura umana. Chi ha una certa sensibilità per queste cose può confermare che molti gli avranno detto che i pensieri più importanti si sono presentati loro al crepuscolo, ossia nelle ore più temperate della giornata: non a mezzodì o a mezzanotte, ma nelle ore intermedie. E tuttavia certo che si è piuttosto indipendenti dal corso giornaliero del Sole. Studieremo ancora l’argomento e vedremo in che cosa consista tale indipendenza, che contiene tuttavia un po’ di dipendenze.

 

Un altro elemento è la vita lunare, la vita che dipende dalla Luna. Nel corso dell’evoluzione umana, su questo tema sono state dette tante cose che ora possono sembrare fantasticherie. Senza dubbio però la vita terrestre è collegata con la Luna nelle alte e nelle basse maree. Né dobbiamo dimenticare le funzioni femminili; anche se esse non coincidono con le fasi lunari, tuttavia vi sono in qualche modo collegate per la periodicità e la durata. Così, fatti essenziali per la riproduzione umana sono in relazione con le fasi lunari. Possiamo dunque dire che il decorso delle funzioni femminili si è staccato dal corso generico della natura, ma ne è una fedele immagine, poiché si compie nello stesso tempo.

 

Né si deve dimenticare un’altra cosa, ma non si possono fare osservazioni esatte in questo campo se si nega tutto a priori: non si deve dimenticare che la fantasia umana è in strettissimo rapporto con le fasi lunari. Chi registrasse un calendario delle ondate della propria fantasia, si renderebbe conto del loro rapporto con le fasi lunari. E che la Luna abbia un influsso su certi organi subordinati, lo si studia nei fenomeni di sonnambulismo.

 

Si possono studiare fenomeni interessanti che, se pur mascherati dalla vita quotidiana, esistono nelle profondità della natura umana e mostrano che la vita lunare è in relazione col sistema ritmico dell’uomo, così come la vita solare lo è col suo sistema neurosensoriale.

 

Ora abbiamo un incrocio. Abbiamo già visto come nella zona temperata il Sole abbia un’influenza sul sistema ritmico. Adesso vediamo che la Luna, incrociandosi con l’azione solare, influisce sul sistema ritmico direttamente.

 

Se poi guardiamo alla vita tellurica, non dobbiamo dimenticare l’influsso esercitato sull’uomo dall’elemento terrestre in un campo poco studiato, sebbene tale influsso esista. Pensiamo ad esempio a una manifestazione come la nostalgia. In genere vi si pensa poco. La si può spiegare come prodotta da un’abitudine animica o da qualcosa di simile. Va ricordato però che con la nostalgia possono presentarsi manifestazioni fisiologiche. La nostalgia può portare a malattie, fino a fenomeni asmatici. Studiando il complesso di questi fenomeni: asma, deperimento e altro, si riconosce che la nostalgia, come sentimento generale, si basa sull’alterazione del ricambio; in definitiva è il riflesso nella coscienza di alterazioni del ricambio, le quali dipendono da quel che avviene in noi quando ci spostiamo da un luogo, con i suoi influssi tellurici, a un altro luogo con influssi diversi. Si mettano queste cose insieme ad altre analoghe che, purtroppo, non sono state studiate in modo scientifico.

 

Come ho già detto, Goethe si sentiva più disposto a poetare, a scrivere di mattina. Se però aveva bisogno di uno stimolo, lo trovava in una sostanza che per propria natura attacca pochissimo e indirettamente il sistema del ricambio, ma lo eccita partendo dal sistema ritmico: il vino. Goethe si stimolava col vino. In questo senso era un uomo solare: faceva agire su di sé gli influssi del Sole. Per Schiller o Byron era il contrario. Schiller scriveva più volentieri dopo il tramonto, quando la vita solare era meno attiva, e si stimolava con qualcosa che entra a fondo nel ricambio, con punch caldi. E qualcosa di diverso dall’effetto del vino su Goethe, è un intervento su tutto il sistema del ricambio. La Terra agisce sull’uomo attraverso il sistema del ricambio. Possiamo dunque dire che Schiller era essenzialmente un uomo tellurico. Gli uomini tellurici agiscono in prevalenza tramite l’elemento emozionale e volitivo; gli uomini solari invece più attraverso la calma, la contemplatività. Per gli uomini che amano solo l’elemento tellurico e non sopportano quello solare, Goethe era “il gelido vecchio artista dal doppio mento”, come era chiamato a Weimar nel secolo XIX.

 

Vorrei ora far notare ancora qualcosa, dopo che abbiamo visto come l’uomo sia inserito nei rapporti cosmici di Terra, Sole e Luna, ove il Sole agisce più sul sistema neurosensoriale, la Luna più sul sistema ritmico, e la Terra, per via del fatto che ci nutriamo delle sue sostanze, agisce telluricamente sul ricambio. Troviamo dunque nell’uomo qualcosa che forse ci aiuta a spiegare più ampiamente i fatti extraumani, i fatti cosmici, che non le angolazioni rilevate dal telescopio o altre cose del genere. Troviamo un tale aiuto specialmente se osserviamo la natura esterna all’uomo, ma in modo da vedervi qualcosa di più che una registrazione dei fatti che si susseguono. Osserviamo la metamorfosi degli insetti. Nel corso dell’anno essa è qualcosa che rispecchia la vita del Sole. Direi quasi che per trovare nell’uomo gli effetti solari, lunari e tellurici dobbiamo indagare nella sua interiorità, mentre nelle metamorfosi degli insetti vediamo espresso nelle varie forme da loro assunte il corso dell’anno.

 

Dobbiamo dunque anche pensare di riconoscere l’aspetto qualitativo di tali fenomeni e non procedere soltanto badando alla quantità. Perché domandarsi sempre e soltanto: che aspetto ha dentro l’obiettivo del telescopio ciò che si manifesta fuori? Perché non domandarsi invece: quale è la reazione dell’insetto o della natura umana? che cosa ci si rivela così circa l’andamento dei fenomeni celesti? Dobbiamo infine chiederci: non saremo allora portati a una base più ampia, così che, volendo spiegare il mondo filosoficamente, non ci possa accadere di essere teorici copernicani e però di calcolare il calendario e cose analoghe secondo Tycho de Brahe, come in pratica fa ancora oggi l’astronomia? o che siamo davvero copernicani, ma tralasciamo il terzo e più importante principio di Copernico?

 

Non potremmo forse superare le incertezze, che oggi rendono addirittura scottanti le questioni astronomiche, lavorando su basi più ampie e introducendo anche in questo campo considerazioni qualitative oltre che quantitative?

 

Ieri avevo parlato dei rapporti tra fenomeni embrionali e fenomeni celesti; oggi abbiamo visto i rapporti fra questi e l’uomo completo, e troviamo così uno spunto in merito alla necessità di raggruppare la vita scientifica. Prendiamo ora in considerazione i rapporti tra il sistema del ricambio umano e la vita terrestre, cui oggi ho anche accennato. Nell’uomo le facoltà percettive sono mediate dal sistema neurosensoriale, che è in rapporto con la vita solare e con quella celeste in generale; abbiamo il sistema ritmico che è collegato con ciò che vi è fra Terra e cielo, e il sistema del ricambio in rapporto con la Terra. Dunque, studiando il ricambio potremmo forse avvicinarci di più alla vera essenza tellurica. Ma che facciamo oggi, volendo studiare la Terra? Ci comportiamo come i geologi: esaminiamo le cose dall’esterno. Esse però hanno anche un aspetto interiore. Lo mostrano esse forse nella loro vera forma solo quando transitano nell’uomo?

 

Oggi abbiamo come ideale lo studio del rapporto fra le sostanze, come se tale rapporto fosse indipendente dall’uomo, e non andiamo oltre. Nei laboratori chimici studiamo l’azione reciproca delle sostanze trattate, per arrivare alla loro essenza. Se però le sostanze rivelassero la loro essenza solo nella natura umana, dovremmo esercitare la chimica fino ad avvicinarci alla natura umana. Dovremmo allora stabilire un nesso tra la chimica reale e i processi delle sostanze nell’uomo, così come vediamo un nesso fra astronomia ed embriologia, fra l’astronomia e la figura complessiva e tripartita dell’uomo. Come si vede, tutto è connesso, e arriviamo a una vita reale solo osservando le cose nella loro connessione.

 

D’altro canto, poiché la Terra si trova nello spazio cosmico, dobbiamo vedere i rapporti tra i fenomeni tellurici e i processi astronomici. Abbiamo un nesso tra astronomia e sostanze terrestri, un nesso tra la Terra e il ricambio umano e un influsso diretto dei processi solari, celesti, sull’uomo stesso. Nell’uomo abbiamo dunque un incontro di ciò che viene dal cielo, sia per via diretta che per via indiretta attraverso gli elementi della Terra. Le sostanze terrestri agiscono sul ricambio umano, e sull’uomo in quanto tale agiscono direttamente gli influssi celesti. Nell’uomo quindi si incontrano gli influssi diretti di cui siamo debitori alla vita solare, con quelli indiretti che passano attraverso la Terra stessa subendo una trasformazione. Possiamo quindi dire: l’interiorità umana diventa spiegabile anche in modo fisico-anatomico, in quanto azione congiunta di diretti influssi extraterrestri con influssi extraterrestri penetrati attraverso quelli terrestri e che confluiscono nell’uomo stesso (fig. 4).

 

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Come si vede, studiando l’uomo nella sua totalità l’universo ci riunisce in sé, e quindi per studiare e comprendere l’uomo è necessario tener presenti queste confluenze. Che cosa ha fatto invece la specializzazione in campo scientifico?

 

Ci ha allontanato dalla realtà, conducendoci a discipline astratte. Abbiamo mostrato come l’astronomia, nonostante sia considerata scienza sicura, usi per calcolare il calendario metodi diversi dalle sue stesse teorie: è copernicana, ma tralascia il più importante principio di Copernico. In essa vi sono incertezze di ogni genere e in quel che propone oggi non vi è la cosa principale: la formazione dell’uomo a partire dall’intero universo.

 

 

By | 2019-01-03T14:07:53+01:00 Ottobre 29th, 2018|ASTRONOMIA|Commenti disabilitati su 02 – L’ASTRONOMIA VA BASATA SULL’UOMO