///02 – RUDOLF STEINER E IL SUO RAPPORTO CON MICHELE

02 – RUDOLF STEINER E IL SUO RAPPORTO CON MICHELE

02 – Rudolf Steiner e il suo rapporto con Michele

Il mistero di Michele


 

Sin dalla primissima infanzia Rudolf Steiner si trovava in un eccezionale rapporto con gli impulsi a venire dell’odierno Spirito del tempo, Michele. Già da fanciullo si era tracciato il suo ulteriore cammino quale compito puramente micheliano, un compito di importanza decisiva per l’umanità non solo allora e nemmeno solo oggi, ma ancora per molti secoli. All’età di otto anni egli formulò, anche se non esattamente in queste parole tuttavia nel suo sentire, il compito centrale di tutta la sua vita:

• Come è possibile – questo disse a se stesso dopo aver conosciuto per la prima volta la geometria – portare nell’anima le esperienze spirituali, la vita spirituale, le impressioni spirituali, esattamente nello stesso modo in cui avviene con i teoremi di questa rigorosa scienza? È la formulazione di una domanda archetipica micheliana, una domanda del tutto moderna.

 

Percezioni spirituali erano proprie a Rudolf Steiner fin dall’età di sette anni.12 Tuttavia già all’età di otto anni egli non voleva fermarsi a queste esperienze, ma fare in piena autonomia i primi passi in direzione del futuro compito della sua vita.

▸ «Naturalmente, da bambino, non me lo dicevo con chiarezza, ma sentivo che nello stesso modo in cui si porta in sé la geometria bisogna portare in sé la conoscenza del mondo spirituale.» (O.O. 28, cap. I).

 

Così, alla fine della sua vita, nella sua autobiografia La mia vita Rudolf Steiner ricordò questo momento decisivo e aggiunse inoltre:

▸ «Nel mio rapporto con la geometria debbo vedere il primo germogliare di una concezione che s’è andata sviluppando in me gradualmente, fissa viveva in me più o meno inconscia sin dall’infanzia, ma solo verso il mio ventesimo anno assunse forma definita e pienamente cosciente.» (ibidem).

 

Ma per giungere alla «forma pienamente cosciente» del compito della sua vita, che più tardi culminò nella fondazione della Scienza dello Spirito, nella sua vita dovette avvenire ancora qualcos’altro. Per cui è lecito porre la domanda: Che cosa faceva il giovane Rudolf Steiner intorno all’anno 1879, all’inizio dell’attuale epoca di Michele?

Esattamente in quel periodo egli pone a se stesso le decisive domande micheliane che poi continuerà a seguire in modo coerente e senza alcuna rottura, attraversando tutte le altezze e profondità della sua evoluzione interiore sino alla fine della sua vita.

Quell’anno Rudolf Steiner giunge al suo 18° anno di vita e comincia ad occuparsi intensamente dell’enigma dell’Io umano. Già solo questo lo porta vicino a Michele. Infatti, in quanto Spirito del tempo egli è quell’entità gerarchica il cui involucro esteriore è costituito da sostanza dell’Io.

 

Ciò significa che Michele si rivolge agli uomini da una sostanza affine al suo proprio Io.

• Noi uomini sulla Terra viviamo in un corpo fisico.

• Gli Angeli come loro involucro esteriore possiedono il corpo eterico

• e gli Arcangeli il corpo astrale.

• Le Arcai tuttavia, gli Spiriti del tempo, portano quale loro veste esteriore la sostanza dell’Io,

che corrisponde all’elemento più importante nell’essere umano.

E mediante essa Michele trova il suo accesso agli uomini.

 

Così, in quell’anno Rudolf Steiner pone per se stesso e il suo ulteriore cammino

la decisiva domanda riguardante l’Io dell’uomo,

per poi darne una risposta in virtù della sua propria esperienza spirituale al riguardo.

 

Nel libro La mia vita possiamo leggere quanto segue:

▸ «Per me esisteva un mondo di esseri spirituali. Il fatto che l'”Io”, che è esso stesso spirito, vive in un mondo di spiriti, era per me percezione immediata» (O.O. 28, cap. III).

 

In queste parole è illustrata l’esperienza soprasensibile dell’Io di Rudolf Steiner, vissuta già intorno all’età di diciotto anni.

Nello stesso anno entra nella sua vita una ulteriore aspirazione, altresì puramente micheliana, che nella sua successiva retrospettiva egli descrive così:

▸ «Allora concentrai sempre più coscientemente la mia attività nel riversare in forma di pensieri la visione immediata che avevo del mondo spirituale» (ibidem; corsivi di Rudolf Steiner).

 

Ciò significa che in quel periodo egli si cimentò già coscientemente e diretto alla meta con il problema:

• Come può essere trasformato il pensare in modo che non distrugga più o non uccida persino le percezioni spirituali, ma le illumini così che l’uomo possa partecipare agli eventi e ai processi del mondo spirituale in modo del tutto libero e con una forte coscienza dell’Io pienamente desto?

Espressa in altre parole la domanda è:

Come può l’uomo divenire in libertà un cosciente compagno di lotta e collaboratore delle entità spirituali e soprattutto del nuovo Spirito del tempo?

 

Queste sono esattamente le domande delle quali, anche se non esattamente nella suddetta formulazione, intorno al 1879 Rudolf Steiner si occupò intensamente. Fu, nel contempo, il periodo intorno al suo primo nodo lunare.

Nelle dieci conferenze riguardanti la biografia di Rudolf Steiner, da me tenute nell’anno 2011 al Goetheanum per il 150° anniversario della sua nascita, questa tematica stava al centro. In esse, il cammino interiore che condusse Rudolf Steiner direttamente a Michele era illustrato ancor più dettagliatamente ed esaurientemente.

Della biografia di Rudolf Steiner, un po’ più tardi, quando egli aveva all’incirca diciotto anni e mezzo, faceva parte anche l’incontro con il Maestro rosicruciano rimasto anonimo. Questi gli fornì una sorta di strumentario occulto, in base al quale Rudolf Steiner potè raggiungere le mete che egli stesso si era già posto.

Così, egli intraprese il cammino verso Michele da vero, moderno rosacroce, tuttavia non collegato a qualche antica tradizione, bensì direttamente sotto la guida dell’attuale Spirito del tempo.

E che cosa avvenne poi? Per poter rispondere a questa domanda dobbiamo prendere in considerazione brevemente la particolare caratteristica di Rudolf Steiner, le cui indagini spirituali riempiono più di 350 volumi nella sua opera: nonostante tale immensa quantità di comunicazioni, praticamente egli non parlò quasi mai delle sue proprie esperienze soprasensibili.

 

Questa non è soltanto la testimonianza della sua particolare modestia, ma prova soprattutto la grande serietà con la quale di fronte a se stesso egli si avvicinava alle sue esperienze nel mondo spirituale.

Riguardo ad una comunicazione agli altri uomini, egli aspettava fino a quando poteva trasmettere al pubblico in libri o conferenze ciò che aveva sperimentato nel soprasensibile quale oggettivo risultato della sua indagine scientifico-spirituale.

In questo senso, sino ad oggi Rudolf Steiner stava e sta nel più stridente contrasto con molti contemporanei, i quali sentono, riguardo a esperienze spirituali del tutto iniziali, un irresistibile bisogno di parlarne subito ovunque. Rispetto a ciò, le rarissime «osservazioni personali», vale a dire le comunicazioni di Rudolf Steiner delle proprie esperienze nel mondo spirituale che si trovano sparse qua e là, sono di particolarissima importanza. Possono essere sperimentate come preziose perle sparse nella sua opera, e perciò è concesso accoglierle con particolare devozione e gratitudine.

 

Così, verso la fine della sua vita, a Torquai (Inghilterra) egli racconta del suo cosciente incontro con Michele durante il periodo di Weimar, dove nel mondo spirituale adiacente alla Terra egli partecipò alla lotta dello Spirito del tempo con il drago arimanico. In tale contesto egli percepì anche i grandi quesiti universali che vivevano nell’ambito spirituale di Michele, riguardanti il futuro dell’umanità. (Vedi le parole di Rudolf Steiner sul suo incontro con Michele più avanti in questo capitolo.)

Ma com’è avvenuto questo incontro con Michele? Come vi giunse? Questo evento potè avvenire soltanto in un moderno cammino di iniziazione – non più in quello degli antichi rosacroce -, vale a dire unicamente così come dopo l’inizio dell’epoca di Michele nell’anno 1879 divenne possibile entro il cammino di iniziazione micheliano-rosicruciano. Infatti, Michele era adesso disceso dal Sole nei dintorni della Terra, per cui tutto il rapporto di Michele con l’umanità era radicalmente cambiato.

 

La via a un tale incontro venne preparata dagli antichi rosacroce. Alla fine del medioevo e all’inizio dell’era moderna essi avevano studiato assiduamente il sistema copernicano. Questo sapere lo spiritualizzarono nelle loro anime con i metodi della disciplina spirituale rosicruciana e lo portarono incontro agli Dei.

Così lo illustra Rudolf Steiner nella conferenza del 13 gennaio 1924.

E su tale via i rosacroce di allora incontravano veramente Michele, tuttavia in una particolare forma.

 

Rudolf Steiner mette in rilievo che persino i rosacroce più progrediti (in tutto il contesto della conferenza qui si pensa soprattutto a Christian Rosenkreutz stesso) prima dell’anno 1879 su questa via potevano incontrare Michele soltanto in una condizione simile al sogno e non ancora in piena coscienza.

In merito egli dice testualmente:

▸ «Possiamo dunque affermare che il rosicrucianesimo è contrassegnato dal fatto che i suoi Spiriti più illuminati avevano un anelito fortissimo verso questo incontro con Michele: ma potevano averlo soltanto come in un sogno» (O.O. 233a).

 

Questo getta una possente luce sulla biografia del giovane Rudolf Steiner. Infatti, che cosa fece, come studente all’Istituto Tecnico Superiore di Vienna, dopo il suo incontro con il Maestro rosicruciano? Egli studiò in modo assiduo tutte le scienze là offerte. La lista che indica nella sua conferenza autobiografica comprende nove discipline: «Chimica, fisica, zoologia, botanica, biologia, geologia, matematica, geometria e meccanica pura». Si aggiunge inoltre l’intenso studio della filosofia dell’era moderna sino a Kant, Fichte, Hegel, Schelling e alcuni filosofi meno conosciuti della seconda metà del secolo XIX. Così, senza esagerare possiamo dire che in questi pochi anni egli aveva afferrato praticamente il globale patrimonio di pensieri dell’umanità, e cioè in entrambe le principali direzioni – nella direzione scientifica e in quella filosofica.

 

A Vienna, e più tardi a Weimar, egli si interessa anche molto dell’arte, che in quel periodo sotto l’influsso del materialismo predominante diventò sempre più naturalistica. Egli porta altresì in sé simili impressioni della religione, che nel secolo XIX diventò sempre più materialistica e dogmatica.16 E che cosa ne fa? Dapprima egli illumina tutto con la luce della concezione universale del mondo di Goethe. Già a partire dall’età di 18 anni egli si occupa intensamente della sua arte e, a partire dall’età di 22 anni, dell’eccezionale accesso di Goethe alla scienza, per interiorizzare e trasformare su questa via soprattutto le scienze naturali apprese.

 

A Weimar si aggiunse inoltre l’approfondito lavoro su Darwin e Haeckel, i cui insegnamenti più tardi, nel secondo volume della sua monografia «Concezioni del mondo e della vita nel secolo XIX»,17 egli rappresentò nel senso dell’accesso goethiano alla comprensione della natura.

In merito Rudolf Steiner stesso racconta: ▸ «… Proprio il secondo volume di questo libro è fatto in modo che in una forma spiritualizzata di darwinismo e di haeckelismo, visti alla luce della concezione goethiana del mondo, fosse dato il punto di partenza di un approfondimento spirituale nei misteri del mondo» (O.O. 28, cap. XXX; corsivo di Rudolf Steiner).

Così, questa trasformazione interiore dell’haeckelismo nel senso di Goethe, in Rudolf Steiner avvenne già nel periodo di Weimar.

 

A questo primo grado di trasformazione del moderno pensare scientifico ne seguì un altro, e cioè la sua spiritualizzazione nel senso delle linee direttive che Rudolf Steiner ricevette prima dal suo Maestro rosicruciano. Egli portò tutto questo incontro agli Dei per ricevere da loro di ritorno, come disse Rudolf Steiner, il contenuto dell’evoluzione, così come illustrato nel libro La scienza occulta.

Lui stesso racconta: ▸ «Se, tenendo conto di questo principio dell’iniziazione rosicruciana, si studia oggi la dottrina scientifica di Haeckel, con tutto il suo materialismo, e ci si lascia poi compenetrare dai metodi di conoscenza esposti nel mio libro L’iniziazione18, se si studia … tutto quello che oggi si può imparare dall’ordinaria scienza naturale, e poi si offre tutto ciò agli Dei, ne scaturirà quanto è narrato sull’evoluzione nel mio libro La scienza occulta» (O.O.233a, 13.1.1924).

 

Se in questo modo, nel periodo seguente l’inizio dell’epoca di Michele, vennero portate incontro agli Dei nel mondo spirituale anche l’arte e la religione divenute sempre più naturalistiche (vale a dire nel contempo materialistiche) insieme alla scienza, allora su questa via si poteva veramente incontrare Michele quale Spirito del tempo del presente.

▸ «Se in tal modo si portano su nel mondo spirituale le conoscenze qui acquistate sulla natura, o le creazioni dell’arte naturalistica, o anche i sentimenti della religione naturalistica operante nell’anima (poiché in sostanza anche la religione è divenuta naturalistica), allora effettivamente si incontra Michele, purché si siano sviluppate le facoltà necessarie» (ibidem). Ora però ciò non avveniva più in una condizione simile al sogno – come lo era ancora per gli antichi rosacroce -, ma avveniva in un modo nuovo, del tutto cosciente. Infatti, «Dalla fine dell’ultimo terzo del secolo diciannovesimo gli uomini possono incontrare coscientemente Michele nello Spirito» (ibidem).

 

Su tale via Rudolf Steiner ebbe il suo primo incontro con Michele. Nel periodo di Weimar ( 1890-1896) egli lo incontrò nel mondo spirituale direttamente adiacente alla Terra, in piena coscienza, in virtù del suo Io libero, sostenuto dalle più pure forze del suo pensare spiritualizzato che egli aveva pienamente sviluppato in sé soprattutto occupandosi della filosofìa, delle scienze e degli scritti scientifici di Goethe. Così, Rudolf Steiner nel nostro periodo micheliano è il primo rosacroce che incontrò Michele nel mondo spirituale in piena coscienza, in quanto moderno uomo dotato di Io. Lui stesso lo descrive nelle seguenti parole:

▸ «Significa che, siccome si viveva con l’anima razionale o affettiva al di fuori del mondo fisco,19 si poteva vivere nella stessa regione, nella stessa sfera in cui proprio Michele era entrato nella vita terrestre» (O.O. 240, 12.8.1924).20

 

Tale incontro con lo Spirito del tempo reggente stava nello sfondo del lavoro di Rudolf Steiner al suo libro La filosofia della libertà, che venne pubblicato nel 1894, l’anno in cui l’autore aveva raggiunto il 33° anno di vita. Dalla sua successiva descrizione emerge con chiarezza come questo libro sia collegato con l’essere di Michele:

▸ «In lutto ciò può lavorarci Michele, in ciò che per esempio nella mia Scienza occulta ho definito il pensare libero, il pensare puro, che deve essere il vero e proprio impulso per il volere individuale dell’uomo in libertà nei tempi nuovi. E con l’operare che scaturisce dall’impulso dell’amore, con tale operare Michele ha una particolare affinità» (O.O. 219, 17.12.1922).

 

Ciò che Rudolf Steiner ne La scienza occulta aveva illustrato come ampliamento del «puro pensare» sul mondo soprasensibile al di là della soglia, venne da lui fondato su una base più filosofica, vale a dire per gli ambiti ancora al di qua della soglia, già nella sua Filosofia della libertà.21 Soprattutto nella prima par te di essa è data la sostanza nella quale «Michele può lavorare» per unirsi a poco a poco al pensare purificato degli uomini. E nella seconda palle del libro si tratta della fondazione di libere azioni, che possono essere veramente libere soltanto se avvengono con «amore per l’oggetto» (O.O. 4, cap. IX).

Infatti, soltanto con tali azioni «Michele ha una particolare affinità». Con ciò, già allora Rudolf Steiner aveva scritto il primo libro micheliano che ha, e avrà ancora per molto tempo in futuro, il compito di preparare gli uomini ad una cosciente collaborazione con Michele. Infatti, nelle due parti di esso non è descritto e caratterizzato altro che quel che significa pensare e operare nel senso micheliano.

 

Dopodiché, dalla sfera spirituale, nella quale ora si trovò coscientemente, Rudolf Steiner apprese ciò che quale Mistero cosmico di Michele egli potè portare ad espressione soltanto alla fine della sua vita, dopo il Convegno di Natale. (Vedi più avanti.) Erano soprattutto le grandi questioni dell’evoluzione dell’umanità e del mondo, quelle che là potevano essere percepite.

▸ «Ma dietro le quinte, dietro il velo sottile, nella regione di Michele, venivano sollevati i grandi problemi della vita» (O.O.240, 12.8.1924).

 

Ma con la manifestazione di tali questioni universali era collegata anche una dura lotta spirituale che Michele doveva condurre contro il drago arimanico per il futuro della Terra e dell’umanità su di essa. In ciò gli stavano accanto soprattutto le anime che prima, sotto la sua guida, avevano frequentato la Scuola soprasensibile di Michele per poi, a partire dal secolo XX, agire come anime di antroposofi sulla Terra per i compiti dello Spirito del tempo.

▸ «Dietro a un velo si svolgevano fenomeni possenti che si raggruppavano intorno all’essere spirituale che indichiamo col nome di Michele; vi erano suoi potenti seguaci, anime umane allora non ancora in un corpo fìsico, ma tra morte e rinascita, e anche forti potenze demoniache che si opponevano per influsso arimanico a quanto doveva venire nel mondo attraverso Michele» (ibidem).

Rudolf Steiner vedeva tutto ciò nel suo periodo di Weimar dietro il velo del mondo fisico-sensibile, nella sfera spirituale direttamente adiacente alla Terra. Nel contempo, a poco a poco gli si rivelò l’essere dei Misteri di Michele, che egli potè altresì vedere in questa sfera.

Dunque già in gioventù, per Io meno in modo iniziale, egli era iniziato in questi Misteri; aveva tuttavia ancora bisogno di decenni perché gli fosse concesso darne comunicazione all’umanità. Solo con il Convegno di Natale egli ebbe la possibilità di parlarne in modo del tutto aperto. Infatti, soltanto mediante l’azione esoterica da lui compiuta durante il Convegno di Natale poterono essere vinti certi demoni arimanici che prima avevano impedito di parlare di tali Misteri.

▸ «Specialmente dopo il Convegno di Natale, a tutto quanto in effetti fu possibile dare alla Società Antroposofica, grazie al modo in cui mi fu permesso di operare da allora nella sfera dell’occulto, si è però aggiunto che dovettero tacere i demoni che prima non permettevano che si dicessero le cose. Non sono cose nuove; in campo occulto non si può comunicare subito oggi quel che si è scoperto ieri; sono cioè cose vecchie, sperimentate nel modo che ho descritto» (O.O. 240, 12.8.1924).

 

Riguardo al Mistero cosmico di Michele, Rudolf Steiner si espresse in modo esauriente

soprattutto nelle conferenze sul Karma della Società Antroposofica e nelle cosiddette Lettere di Michele.

 

Là, egli mise altresì in rilievo la via micheliana al Cristo, percorribile dagli uomini soltanto a partire dal nostro tempo (dall’inizio dell’attuale epoca di Michele) e che Rudolf Steiner stesso ha percorso per primo.

Prendiamo solamente una descrizione dalle Lettere di Michele:

Michele che ora conduce gli uomini su nella sfera del Cristo – non lui stesso, perché rispetta pienamente la libertà degli uomini, ma mediante la sua immagine, che nel contempo è esempio -, e cioè li conduce fuori dall’ambito di Arimane in cui oggi si trova la scienza materialistica e con essa l’intera civiltà occidentale.

 

È un’eccezionale, moderna via di Michele al Cristo, in cui diviene piena realtà interiore ciò che Rudolf Steiner riassume in una frase:

▸ «Quelle persone scorgono come, per mezzo dell’immagine i Michele nella sfera di Arimane, l’uomo debba in libertà essere sottratto ad Arimane e condotto al Cristo» (O.O.26, Articolo «Le esperienze e le vicende di Michele durante il compimento della sua missione cosmica»).

 

Da quanto detto, ora possiamo comprendere ancor meglio perché già all’Istituto Tecnico Superiore di Vienna, nel periodo in cui nel secolo XIX il materialismo aveva raggiunto il suo punto massimo nell’evoluzione dell’umanità occidentale, Rudolf Steiner studiò cosi intensamente tutte le scienze. Infatti, soltanto così più tardi gli fu possibile trovare la via al regno di Arimane per raggiungere da là, mediante la propria unione con Michele, l’ascesa alla sfera del Cristo.

Questa eccezionale via al Cristo può essere anche caratterizzata in modo un po’ diverso. L’uomo viene anzitutto condotto nel regno degli esseri arimanici per vincere là con le proprie forze il drago arimanico, avendo davanti a sé come esempio l’immagine o l’immaginazione di Michele. Con ciò l’uomo si è posto al servizio di Michele sulla Terra e diviene il suo collaboratore nell’ulteriore conduzione dell’umanità nel senso del Cristo.

Rudolf Steiner descrive tale aspetto della via micheliana nelle seguenti parole:

▸ «Ecco una significativa immaginazione: Michele che vince il drago. D’ora in avanti la missione di Michele è di far fluire nel mondo sensibile sostanza spirituale. Noi siamo al suo servizio. Noi dobbiamo vincere il drago, il drago che cerca di affermarsi nelle idee che nell’epoca ormai trascorsa, produssero il materialismo, le idee del tempo passato che aspirano a diventare predominanti nel futuro. Superare ciò, significa essere al servizio di Michele. Questa è la vittoria di Michele sul drago». (O.O. 152, 20.5.1913).23

 

Così, sin dalla sua gioventù Rudolf Steiner stava «al servizio di Michele». Infatti, nell’epoca di Michele, iniziata nel 1879, come nessun altro egli era disposto ad infilarsi nella pelle del drago arimanico, che gli stava di fronte nel modo di pensare materialistico del suo tempo, per trasformarlo, vincerlo dall’interno nel senso micheliano, affinché nell’umanità potesse essere fondata la via dalla scienza naturale alla Scienza dello Spirito.

In un dialogo (1907) con Edouard Schuré (a Barr, in Alsazia) Rudolf Steiner usò l’immagine dell’infìlarsi nella pelle del drago ari-manico dell’attuale scienza materialistica in riferimento alla sua propria evoluzione interiore. Più tardi Edouard Schuré riportò queste parole nel seguente modo:

▸ «Come doveva egli [Rudolf Steiner] vincere o almeno domare e convertire il grande nemico, la moderna scienza materialistica, paragonabile ad un enorme drago coperto da una corazza, poggiato sopra un grande tesoro? Come sarebbe possibile attaccare questo drago della scienza moderna davanti al carro della verità spirituale?» E l’unica risposta a questa domanda micheliana che potè essere data al giovane Rudolf Steiner dal suo Maestro rosicruciano fu: «Se vuoi combattere il nemico devi comprenderlo. Puoi vincere il drago soltanto se ti rivesti della sua pelle».21

 

Soltanto alla fine della sua vita, nella sua autobiografia, Rudolf Steiner descrive come fu realmente tale infilarsi nella pelle del drago. Il suo intenso occuparsi della scienza naturale materialistica già nella sua gioventù lo aveva condotto «nel mondo spirituale in vicinanza di esseri che di tale direzione di pensiero [materialistica] vogliono fare la sola dominante» (O.O. 28, cap. XXVI). E poi egli continua:

▸ «Ho parlato di entità arimaniche più tardi, quando ho voluto accennare a queste cose. Per queste entità, è verità assoluta che il mondo debba essere macchina».

E ora la frase decisiva:

▸ «E tanto più cosciente era anche la mia battaglia interiore contro le potenze demoniache che dalla conoscenza della natura vogliono far procedere non la visione spirituale, ma il pensiero meccanico-materialistico.

 

Chi aspira alla conoscenza spirituale deve sperimentare questi mondi» (ibidem; corsivo di Rudolf Steiner).

Leggiamo queste parole nel suo libro La mia vita, e cioè nel capitolo alla cui fine egli indica la sua esperienza spirituale del Mistero del Golgota.

È questa la via che, soprattutto dopo il suo trasferimento da Weimar a Berlino ( 1897), Rudolf Steiner ha continuato a percorrere sempre attraversando tutti gli abissi e le profondità.

▸ «In tempeste interiori dovetti salvare allora la mia percezione spirituale, in tempeste che si svolsero dietro la scena delle mie esperienze esteriori» (ibidem).

 

Dalla pura forza di Michele nel suo cuore, quale conseguenza del suo precedente incontro con lo Spirito del tempo nel mondo spirituale, Rudolf Steiner ora dalla sfera di Arimane cercava la possibilità di trovare la nuova via micheliana al Cristo.

▸ «E dopo che in quel periodo di prova ero stato sottoposto ad aspre lotte dell’anima, dovetti immergermi io stesso nel cristianesimo, e precisamente nel mondo in cui lo Spirito stesso ne parla» (ibidem).

Ma ciò è possibile soltanto quando in questa sfera di Arimane l’uomo, nelle profondità della sua propria anima, scopre la forza del Cristo che là, dal Mistero del Golgota può essere trovata in libertà. Anche per questo Michele può essere guida ed esempio per l’uomo. «Michele compie quel che deve compiere in modo da non influire sugli uomini; ma essi, liberamente, possono seguire lui per ritrovare, con la forza del Cristo, la via per uscire dalla sfera di Arimane nella quale dovettero necessariamente entrare» (O.O. 26, Articolo «Il compito di Michele nella sfera di Arimane»; corsivi di Rudolf Steiner).

 

Che cosa sia inteso con ciò, viene accennato da Rudolf Steiner alla fine del suo Articolo «La libertà dell’uomo e l’epoca di Michele» (O.O.26).

Per conseguire la libertà nel pensare, l’uomo deve conseguentemente estinguere il contenuto del suo pensiero, che egli porta con sé in forme spirituali viventi dalla sua esistenza prenatale per costruire il suo corpo fisico sulla Terra. Con ciò le potenze arimaniche entrano inevitabilmente nella sua vita interiore. Infatti, esse gli rendono possibile annientare i suoi pensieri prenatali, ossia trasformarli in mere immagini d’ombra che poi colmano la sua coscienza in modo crescente.

 

Queste immagini d’ombra, che secondo la loro natura sono un nulla e per cui non possono nemmeno costringere l’uomo a nulla, gli permettono poi di sperimentare la libertà nella propria anima. Gli Spiriti arimanici che partecipano a tale processo, in ciò non vogliono assolutamente far pervenire agli uomini un’opera buona. Infatti, trasformando il pensare umano in un nulla (ciò che accade soprattutto nella scienza materialistica), essi vogliono rompere definitivamente il suo collegamento con le gerarchie spirituali che lo guidano. Su questa via sperano di separare un giorno tutta l’umanità dal cosmo spirituale per relegarla nel loro proprio regno illusorio.25

Affinché ciò non avvenga, i pensieri umani, senza che l’uomo perda la libertà conquistata mediante essi, devono ritrovare il collegamento con l’esistenza spirituale del cosmo in modo del tutto nuovo, così come reso possibile oggi dall’Antroposofia. Infatti, essa «è una via della conoscenza che vorrebbe condurre lo spirituale che è nell’uomo allo spirituale che è nell’universo» (O.O.26, Massima 1).

Ma per costruire un ponte tra la non-esistenza dei pensieri umani e l’esistenza spirituale del cosmo è anzitutto necessario il salto oltre l’abisso universale, del quale Rudolf Steiner ci comunica che oggi è possibile soltanto con l’aiuto di Michele e del Cristo.

 

Nel senso di quanto illustrato prima, possiamo dire che nel nostro tempo è Michele stesso a condurre l’uomo, mediante il suo esempio spirituale, a questo abisso universale della non-esistenza. Stando là, ora l’uomo in virtù della sua propria forza dell’Io deve avere il coraggio di compiere il salto. Allora, sull’altra riva dell’abisso universale lo attenderà il Cristo stesso, per accogliere nel suo vero Io la comunione spirituale con l’Io Universale del Logos solare.

Rudolf Steiner riassume quanto detto nelle seguenti parole:

▸ «Qui nell’evoluzione dell’uomo è indicato l’abisso del nulla che l’uomo oltrepassa divenendo un essere libero. L’agire di Michele e l’impulso del Cristo rendono possibile il salto» (O.O. 26).

 

Rudolf Steiner potè esprimere ciò senza alcun dubbio in base alla sua propria esperienza interiore,26 che lui attraversò alla svolta del secolo a Berlino, quale moderno iniziato cristiano. Infatti, questa è la vera via al Cristo nel senso micheliano, o nella formulazione di Rudolf Steiner: ▸ «La via di Michele, che trova la sua continuazione nella via del Cristo» (0.0.164, 23.11.1919) e sulla quale l’esperienza Michele-Cristo raggiunge il suo apice.27

 

Dunque possiamo dire che la prima Festa di Michele creata e compiuta individualmente in una singola anima umana, nell’anima di Rudolf Steiner, con ciò era realizzata. E il più alto significato di questa festa di Michele nell’anima di Rudolf Steiner era lo stare dinanzi al Mistero del Golgota in una solennità di conoscenza, dalla quale nel secolo XX fu fondata l’Antroposofia sulla Terra.

▸ «Sul declinare del secolo quel germe si sviluppò sempre di più. Poco prima avevo dovuto subire la prova interiore che ho descritta. Lo sviluppo della mia anima fu dovuto all’esser stato spiritualmente dinanzi al Mistero del Golgota, nella più intima e profonda solennità della conoscenza» (O.O. 28, cap. XXVI).

 

In queste parole, nel contempo, è messa in rilievo la via pienamente Micheliana alla conoscenza ed esperienza del Mistero del Golgota, percorsa da Rudolf Steiner stesso e sulla quale, intorno alla svolta del secolo, egli raggiunse la sua più alta meta. Più tardi egli la caratterizzò ancora nel seguente modo

▸ «Ecco perché è tanto importante per l’uomo d’oggi acquistare la possibilità di sperimentare il Mistero del Golgota come qualcosa di puramente spirituale. In tal modo potrà sperimentare anche altri fatti spirituali e, attraverso il Mistero del Golgota, egli potrà trovare l’accesso ai mondi spirituali».28

 

In conclusione di questo capitolo va ancora particolarmente sottolineato che il cammino interiore di Rudolf Steiner – a partire dalla sua primissima infanzia sino alla fondazione dell’Antroposofia nel secolo XX – nonostante tutti gli ostacoli e abissi si svolse senza rotture e in modo coerente. Per cui ogni lettore del libro La mia vita può aver piena fiducia nelle seguenti parole:29 ▸ «Io non sono proceduto per contraddizioni, come credono molti. Se così fosse lo ammetterei volentieri. Ma ammetterlo nel caso del mio progresso spirituale non corrisponderebbe alla realtà. Procedevo in modo che, a quanto già mi viveva nell’anima, aggiungevo nuovi campi» (O.O. 28, cap. XXX).

 

Infatti, nient’altro che l’impulso di Michele condusse Rudolf Steiner prima al suo Maestro rosicruciano, poi nelle profondità della sfera arimanica del presente e quindi, in un eccezionale salto oltre l’abisso universale, all’unione con l’Io del Cristo sull’altra riva dell’esistenza universale, mediante la quale per lui divenne possibile la partecipazione all’esperienza spirituale del Mistero del Golgota.

Ed è lo stesso impulso di Michele che condusse Rudolf Steiner alla fondazione dell’Antroposofia e al cui servizio egli fu sino alla fine della sua vita, e che in lui continuò ad unirsi con l’essere del Cristo, così che alla fine della sua vita egli potè persino coniare il neologismo Michele-Cristo.

 

• «Ma egli appare con la spada indicatrice indicando la natura superiore delluomo».

Rudolf Steiner (O.O. 229, 15.10.1923)

 

 


 

Note:

12 – Vedi la sua conferenza autobiografica del 4 febbraio 1913 a Berlino, pubblicata in Briefe von Rudolf Steiner (Lettere di Rudolf Steiner), Band I (Vol. I), Dornach 1955.

13 – È inteso un ciclo di dieci conferenze, delle quali le prime tre erano dedicate a questi motivi micheliani nella vita di Rudolf Steiner.

14 – Per esempio, prima di presentare pubblicamente per la prima volta nel 1917 la verità scientifico-spirituale dei tre sistemi del corpo fìsico dell’uomo nel suo libro Enigmi dell’anima (O.O. 21), egli vi aveva lavorato in silenzio per 30 anni, sebbene essa, quale esperienza interiore personale, si trovasse dinanzi al suo sguardo spirituale già nel 1887 (vedi O.O.28, cap. V).

15 – Conferenza del 4 febbraio 1913, pubblicata in Briefe von Rudolf Steiner (Lettere di Rudolf Steiner), Band I (Vol. I), Dornach 1955. – Ne fanno parte inoltre i corsi facoltativi di fisiologia e anatomia che egli frequentava.

16 – Già nella sua prima infanzia, ma poi particolarmente a Vienna, Rudolf Steiner ebbe molte occasioni di conoscere soprattutto la religione cattolica e la sua teologia.

17 – Prima edizione 1901, poi nel 1914 nuova edizione in forma ampliata con il titolo Enigmi della filosofia (O.O.18).

18 – Nelle conferenze iniziali Rudolf Steiner definì «cammino cri- stiano-rosicruciano» il cammino nel mondo spirituale descritto in questo libro.

19 – Così fu per Rudolf Steiner quando nel periodo di Weimar attraversò lo sviluppo della sua propria anima razionale o affettiva (dal 28° al 35° anno di vita).

20 – Vedi il testo completo di questa descrizione nell’Appendice del presente libro.

21 – Nel libro La scienza occulta Rudolf Steiner scrive persino di due cammini che conducono nel mondo spirituale, l’uno mediante la disciplina spirituale della Scienza occulta, l’altro mediante La filosofia della libertà (vedi O.O.13, cap. «La conoscenza dei mondi superiori»),

22 – Sono intesi gli uomini che come Rudolf Steiner possono vedere

Michele nel mondo spirituale adiacente alla Terra.

23 – Nelle seguenti parole della stessa conferenza possiamo apprendere ancora che qui si tratta veramente del drago arimanico collegato con l’attuale sviluppo della scienza: «Nell’epoca precedente alla nostra Michele non combatteva il drago, perché il drago, per così dire, non era ancora tale! Diventerà drago, se i concetti e le idee della scienza naturale dovessero contribuire a edificare la futura concezione del mondo. Questo è in immagine, se rettamente inteso, il drago che Michele deve vincere oggi, Michele la cui reggenza spirituale ha avuto ora inizio» (O.O. 152, 20.05.1913).

24 – Dalla prefazione alla traduzione francese del libro Il cristianesimo come fatto mistico (O.O. 8), pubblicata nella traduzione tedesca in Beitrage zur Rudolf Steiner Gesamtausgabe (Contributi all’Opera Omnia di Rudolf Steiner), Nr. 42, Sommer (Estate) 1973.

25 – Rudolf Steiner descrive tale regno illusorio quale «ottava sfera» (vedi O.O. 254, 18.10.1915).

26 – In un’altra occasione Rudolf Steiner ha descritto in modo ancor più dettagliato che cosa significhi tale «salto» nella concreta vita umana quale sorta di coronazione della moderna iniziazione cristiana. Vedi S. O. Prokofieff, Der Einweihungsweg Rudolf Steiners und das Geheimnis des Ich. Ein Beìtrag zum Bologna- Vortrag Rudolf Steiners (Il cammino di iniziazione di Rudolf Steiner e il Mistero dell’Io. Un contributo alla conferenza di Bologna di Rudolf Steiner), Dornach 2011.

27 – Rudolf Steiner introduce il nome «Michele-Cristo» nel suo Articolo «Come l’uomo sperimenta Michele-Cristo» (O.O. 26).

28 – O.O. 224,23.5.1923. – È merito di Peter Selg aver per primo riferito queste parole direttamente all’esperienza del Mistero del Golgota nella vita di Rudolf Steiner (vedi P. Selg, Michael als Genius der Zivilisationsentwicklung. Rudolf Steiners Abschied von Berlin. Potsdamer Strasse 39a, 23. Mai 1923 – Michele quale genio dell’evoluzione della civiltà. Commiato di Rudolf Steiner da Berlino. Potsdamer Strasse 39a. 23 maggio 1923, Arlesheim 2013.) – Da quanto detto consegue che nel nostro tempo è giustificata soltanto la via puramente spirituale al Mistero del Golgota nel senso di Michele.

29 – Questa osservazione è qui necessaria perché da alcuni antroposofi queste parole di Rudolf Steiner vengono sempre di nuovo messe in dubbio, direttamente o in modo nascosto, costituendo con ciò un attacco massiccio alla sua integrità morale.

 

By | 2019-09-21T05:53:07+02:00 Settembre 21st, 2019|IL MISTERO DI MICHELE|Commenti disabilitati su 02 – RUDOLF STEINER E IL SUO RAPPORTO CON MICHELE