///03 (b) – L’ATTIVITÀ COSMICA DI MICHELE RIGUARDO ALL’UMANITÀ IN DIVENIRE

03 (b) – L’ATTIVITÀ COSMICA DI MICHELE RIGUARDO ALL’UMANITÀ IN DIVENIRE

03 (b) L’attività cosmica di Michele riguardo all’umanità in divenire. (L’essere del Mistero di Michele)

Il mistero di Michele


 

Qui è necessario citare un punto del tutto enigmatico delle Lettere di Michele. Queste parole, infatti, provano come forse nessun’altra la vera dimensione dell’attività cosmica di Michele riguardo all’umanità in divenire. Nel contempo da esse emerge quanto intimo sin dall’inizio fu il suo rapporto con l’umanità, con tutto il cammino in divenire di essa nel cosmo, anche se la formulazione qui usata risuona un po’ strana: ▸ «Però, l’entità spirituale che fin dal principio ha rivolto il suo sguardo all’umanità, è Michele. In certo modo egli organizza le azioni degli Dei così che in un angolo cosmico possa sussistere l’umanità» (0.0. 26, 19.10.1924).

Sembra di non poter credere ai propri occhi: ▸ «In certo modo egli organizza le azioni degli Dei così che in un angolo cosmico possa sussistere l’umanità».48

A questo punto diventa manifesta la dimensione pressoché inafferrabile di questo Spirito gerarchico nella sua primordiale unione con l’umanità.

 

Già nel 1919 Rudolf Steiner pose la domanda: chi poteva essere stato a far precipitare gli Spiriti luciferici dai mondi superiori nella sfera definita nella Bibbia come Paradiso, questi Spiriti assomiglianti a serpenti, che poi hanno sedotto l’uomo? E dalla risposta di Rudolf Steiner risulta inequivocabilmente che fu Michele stesso.

Su incarico delle gerarchie superiori, dalla loro volontà universale, egli aveva trasferito gli Spiriti luciferici nel Paradiso, affinché l’umanità, con l’aiuto degli Spiriti luciferici, potesse intraprendere il suo cammino verso la Terra.

 

• Non la libertà stessa, come spesso viene confuso,

ma soltanto le condizioni per divenire liberi derivano da Lucifero.

La libertà nel suo più alto aspetto proviene da tutt’altra sfera (vedi più avanti in questo capitolo).

• Mediante il cosiddetto peccato originale

vengono soltanto create le necessarie condizioni per la sua futura realizzazione.

 

Da quanto detto consegue che lo Spirito che ha fatto precipitare le schiere luciferiche nella sfera umana49 fu naturalmente anche quello che nel contempo custodì un essere per il futuro dell’evoluzione dell’umanità, proteggendolo da quella caduta: l’anima natanica, la quale rimase nei mondi spirituali per apparire per la prima e unica volta sulla Terra alla svolta dei tempi come Gesù di Nazareth, e divenire per tre anni il portatore del Cristo.30 È ovvio che in entrambi i casi si trattava di Michele, il quale era responsabile sia della caduta di Lucifero, sia della custodia dell’anima natanica.

 

Ma perché è così?

Perché dopo la cacciata dell’uomo primordiale dal Paradiso,

Michele divenne il custode dei due alberi del Paradiso.

• Dal peccato originale questi due alberi, l’albero della conoscenza e l’albero della vita,

sono come un archetipo per tutto il futuro, non più separati l’uno dall’altro,

bensì intrecciati nelle loro chiome l’uno con l’altro; sì, crescono persino insieme.

E il custode di questi alberi cresciuti insieme è Michele (vedi O.O. 96, 17.12.1906).

 

Un essenziale aspetto di questi due alberi si riferisce ai cammini separati,

dopo il peccato originale, dell’uomo primordiale,

Adamo – che aveva mangiato dall’albero della conoscenza e quindi doveva iniziare il suo percorso sulla Terra -,

• e dell’anima natanica, che Rudolf Steiner definì anche «l’anima sorella» celeste «di Adamo» (O.O. 142, 1.1.1913), la quale nel Paradiso (nel mondo spirituale) era rimasta collegata con l’albero della vita (vedi 0.0. 114, 18.9.1909).

 

In questo modo nel mondo spirituale nacque l’archetipo per ciò che doveva avvenire sulla Terra, affinché il Cristo alla svolta dei tempi potesse incarnarsi in un corpo umano.

• In primo luogo venne sulla Terra l’anima natanica quale portatrice delle forze dell’albero della vita.

• All’età di dodici anni essa accolse e portò in sé per diciotto anni l’individualità di Zarathustra, il quale, come iniziato, mediante le sue numerose iniziazioni aveva maggiormente lavorato a se stesso per trasformare le forze cadute dell’albero della conoscenza in modo tale che potessero servire all’ulteriore evoluzione dell’umanità.

• Ora questi due esseri – l’anima natanica e l’entità di Zarathustra incorporata in essa – agivano insieme. E questo comune agire rese possibile al Cristo di incarnarsi sulla Terra mediante il battesimo nel Giordano.

L’archetipo, tuttavia, di tutto l’evento si trovava nei due alberi intrecciati custoditi da Michele sin dal principio nel mondo spirituale.

 

Dall’indagine spirituale di Rudolf Steiner sappiamo che l’anima natanica era stata attiva ininterrottamente anche in tempi precristiani, che nella sua esistenza cosmica si era donata già tre volte al Cristo, affinché Egli potesse salvare l’umanità. Così esistono globalmente tre cosiddetti gradi preparatori del Mistero del Golgota. E a tutti partecipò anche Michele, perché egli si trova sempre laddove si tratta di combattere contro le potenze oppositrici. Egli è profondamente collegato con l’ultimo grado preparatorio, del quale Rudolf Steiner dice che tutte le immagini che nel corso del tempo rappresentano Michele o San Giorgio che lottano con il drago sono immagini terrene del terzo grado preparatorio del Mistero del Golgota.51 Lì Michele partecipa intensamente con la sua forza cosmica.

 

Se nei primi due gradi preparatori il suo aiuto avvenne ancora come in segreto, così ora, nell’avvicinarsi sempre più al Mistero del Golgota, la sua partecipazione diventa del tutto manifesta. E la cosa meravigliosa è che, se prendiamo il Mistero del Golgota quale punto di svolta dell’evoluzione del mondo, questi gradi preparatori si rispecchiano nei gradi successivi.

Così il terzo grado preparatorio, nel quale appare l’immaginazione di Michele che lotta con il drago, si rispecchia nel primo grado dopo il Mistero del Golgota.

E che cosa avviene in questo primo grado successivo? È l’inizio dell’apparizione del Cristo nell’eterico.

Infatti, già nel terzo grado preparatorio Michele aveva predisposto tale evento, che doveva avverarsi un giorno, dopo il Mistero del Golgota, creando così nel contempo il fondamento per la sua futura partecipazione ad esso nel nostro tempo. Queste cose si rispecchiano reciprocamente, se poniamo il Mistero del Golgota al centro degli eventi del mondo.52

 

Poi segue un grande evento decisivo per Michele. Quale custode del regno solare, egli deve sperimentare come l’essere che spiritualmente costituisce il centro del Sole, conferendo al regno di esso il suo significato universale – il Cristo -, lo abbandoni per unirsi ai destini dell’umanità sulla Terra.

Naturalmente il Cristo sta infinitamente più in alto di tutto l’ambito solare. In tempi primordiali Egli discese sul Sole da altezze del cosmo spirituale per noi inimmaginabili, per assumere da là gradualmente la guida dell’umanità terrena. («Il Cristo discese sul Sole da altezze ancora maggiori» – dice in merito Rudolf Steiner.53) E già a partire da quel tempo Michele divenne il servitore e il messaggero del Cristo sul Sole.54 Ora tuttavia, il Cristo abbandona il regno solare; una possente esperienza per Michele, in quanto Spirito che presiede questa sfera.

Rudolf Steiner ne dà la descrizione in parole commoventi. Sulla Terra allora tutti gli iniziati sapienti dicevano: Finalmente il Cristo viene sulla Terra! Uno stato d’animo d’Avvento. Sul Sole invece per tutte le entità e soprattutto per Michele stesso lo stato d’animo dominante era del tutto diverso: «“Egli se ne va!” fu quella la grande esperienza» (O.O. 240, 19.7.1924).

 

E che cosa avvenne dopo? Dal Sole Michele dovette sperimentare come anche ciò che egli aveva amministrato sin dal principio attraverso eoni, l’intelligenza cosmica, le azioni creatrici e le norme di comportamento reciproche di tutte le gerarchie divino-spirituali, a poco a poco discendesse tra gli uomini sulla Terra.55 Qui è di grande importanza il fatto che questa discesa dell’intelligenza celeste dal regno solare di Michele sulla Terra sia allo stesso modo una conseguenza del Mistero del Golgota. Infatti, Rudolf Steiner dice che questa intelligenza micheliana «per l’influsso del mistero del Golgota, ha percorso un viaggio piuttosto lungo dal cielo alla Terra» (O.O. 240, 21.8.924).

 

Se consideriamo inoltre che Rudolf Steiner in un’altra conferenza definisce questa discesa dell’intelligenza un «dono cosmico» dal mondo spirituale agli uomini sulla Terra (vedi più avanti in questo capitolo), allora è possibile pensare che anche lo staccarsi dall’intelligenza cosmica sino ad allora amministrata fu per Michele una sorta di sacrificio, da lui compiuto dal Sole nella contemplazione del Mistero del Golgota.56

Infatti, con il Mistero del Golgota Michele ha intrapreso il cammino per divenire il volto solare del Cristo, vale a dire il volto cosmico dell’essere che in tutti i Misteri venne venerato e riconosciuto come il «grande sacrificio» (0.0. 102, 27.1.1908). Così Michele era preparato a percorrere nel mondo spirituale una sorta di cammino di sacrificio, che doveva diventare per lui anche un cammino di rinuncia e di silenzio (vedi più avanti in questo capitolo).

Abbiamo ancora una possente immagine che sta nel segno dei Misteri di Michele: L’intelligenza cosmica abbandona il regno solare sulla stessa via intrapresa prima dal Cristo – dal Sole alla Terra. Ora questa intelligenza scende sulla Terra come una «sacra pioggia» (O.O. 240, 20.7.1924), e a partire dall’ottavo, nono secolo sempre di più può essere accolta dagli uomini. Adesso sulla Terra nascono i primi «pensatori autonomi» (O.O. 240, 19.7.1924). E si avvia uno sviluppo del tutto nuovo, che con l’inizio dell’epoca dell’anima cosciente (1413) diverrà il destino dell’intera umanità.

 

• Su questa intelligenza, un tempo micheliana, ora divenuta umana, l’uomo dei tempi nuovi fonda il suo più grande patrimonio, la libertà, radicata nel pensare divenuto autonomo. Infatti, nel momento in cui l’uomo potè essere sicuro di non ricevere più i suoi pensieri dal mondo spirituale, bensì di essere lui il creatore autonomo del mondo dei suoi pensieri, da quel momento in poi egli potè afferrare pienamente e coscientemente la propria libertà.

Da ciò risulta quanto inseparabilmente collegate l’una con l’altra, e nel contempo reciprocamente determinanti, siano la libertà e la moderna intellettualità. Infatti, quando l’intelligenza cosmica sulla Terra divenne pura intellettualità umana, o razionalità, dalla condizione vivente in cui si era trovata nel cosmo essa si trasformò nei morti pensieri solo d’ombra della comune coscienza umana. Ma poiché le ombre prive di vita sono soltanto il riflesso della realtà esteriore e non costringono a nulla l’uomo, esse diventarono il fondamento dell’interiore esperienza della libertà dell’uomo. Perciò Rudolf Steiner dice: ▸ «Sia il libero uso personale dell’intelligenza, sia la libertà del volere umano dovevano un giorno venire» (O.O. 237, 28.7.1924).

 

Vi è una meravigliosa conferenza dell’anno 1923 in cui Rudolf Steiner descrive questo processo in certo qual modo cifrato, senza metterlo direttamente in rapporto con Michele, come avvenne dopo il Convegno di Natale.57

Tuttavia, dalle successive conferenze sul Karma, possiamo con sicurezza trarre la conclusione che qui si tratti soprattutto di Michele.

In questa conferenza Rudolf Steiner chiede: Da dove viene in verità l’intellettualità

che fonda la nostra attuale individualità e libertà?

Essa viene, così egli dice, dai mondi spirituali, vale a dire dal luogo in cui l’uomo ascende dopo la sua morte.

 

E alla sua ulteriore domanda su come questo sia divenuto possibile, Rudolf Steiner stesso risponde: mediante un dono divino. ▸ «La nostra libertà e la nostra facoltà di astrazione [‘intellettualità’] sono un dono divino disceso nel mondo terrestre da quello soprasensibile» (O.O. 257, 30.1.1923).58

E poi egli collega questo doppio dono del Cielo con la discesa del Cristo dal Sole. Infatti, entrambi sono discesi sulla Terra dallo stesso ambito cosmico e sulla stessa via, per cui stanno in un profondo rapporto l’una con l’altro.59

▸ «Quello che accade nel mondo è che il Cristo, il Sole dello Spirito, è disceso dalle altezze spirituali nel mondo terreno affinché l’elemento umano, che dal soprasensibile è disceso nel sensibile [la libertà e l’intellettualità], si trovi con l’elemento cosmico disceso dal soprasensibile nel sensibile [l’entità del Cristo], per poterci noi congiungere nel giusto modo con lo Spirito del cosmo. Possiamo infatti stare al mondo rettamente soltanto quando lo Spinto in noi trovi nella maniera giusta lo Spirito fuori di noi» (ibidem).60

Le parole messe in rilievo esprimono tutto l’essere dell’Antroposofia come formulato da Rudolf Steiner soltanto un anno dopo nella prima Massima: ▸ «L’Antroposofia è una via della conoscenza che vorrebbe condurre lo spirituale che è nell’uomo allo spirituale che è nell’universo» (O.O. 26).

 

Come può ora essere compiuto coscientemente questo passaggio dallo Spirito nell’uomo allo Spirito nel mondo?

Nel periodo attuale questo può avvenire soltanto se l’uomo trova un nuovo rapporto interiore con il Cristo, e con la Sua forza compenetra i due doni divini, la libertà e l’intellettualità, per raggiungere così un rapporto del tutto nuovo con il divino-spirituale. ▸ «Mentre questi elementi celesti, l’intellettualità e la libertà, penetravano nella vita terrena, per l’umanità divenne necessario un altro modo di alzare lo sguardo alla divinità, diverso da prima» (0.0. 257, 30.1.1923).

 

Oggi Antroposofìa vuole portare agli uomini questo nuovo «modo di alzare lo sguardo alla divinità», vuole insegnare loro «a pensare in modo puro con il Cristo, a essere liberi con il Cristo» (ibidem). E in che modo è oggi data questa possibilità agli uomini nell’Antroposofia? Questa possibilità è data unicamente dalle conseguenze del Mistero del Golgota. («… un altro modo di alzare lo sguardo alla divinità, diverso da prima e reso possibile grazie al mistero del Golgota», ibidem.)

E poi dice: ▸ «Viviamo in un’epoca nella quale dobbiamo riconoscere che quanto di più sacro vi è nel nostro tempo, la facoltà di afferrare concetti puri e la facoltà della libertà, deve essere compenetrato dall’impulso del Cristo» (ibidem),61 poiché soltanto così queste due facoltà possono essere «santificate» dagli uomini in modo tale da poter diventare il fondamento per la futura evoluzione dell’umanità quale decima gerarchia.

 

Illuminando ora questo fluire della celeste intellettualità e della libertà nell’evoluzione dell’umanità con ciò che in tal senso Rudolf Steiner poco dopo il Convegno di Natale, nelle conferenze sul Karma, descrive riguardo al Mistero di Michele in connessione con il destino dell’intelligenza cosmica, diventa chiaro che qui si tratta esattamente dello stesso processo – solo illuminato da punti di vista un po’ diversi, che tuttavia si integrano reciprocamente in modo meraviglioso. Infatti, è Michele stesso che, innalzando lo sguardo al suo modello, il Cristo, fa all’umanità questo «dono divino», facendo fluire giù sulla Terra l’intelligenza cosmica e ponendo così il fondamento per la nascita della vera libertà dell’uomo.

 

Nelle conferenze sul Karma Rudolf Steiner, collegando i concetti «intelligenza e libertà» come aveva già fatto prima del Convegno di Natale, descrive come fossero uniti tra loro e con il regno solare di Michele ancora in origine; come poi abbandonassero il regno solare e continuassero a vivere sulla Terra, dove Michele doveva entrare in un rapporto del tutto nuovo con essi, ora non più nel cosmo, bensì, dopo l’inizio della sua attività quale Spirito del tempo guida del presente, nelle anime degli uomini sulla Terra.

▸ «Michele discese sulla Terra. Solo sulla Terra egli poteva ritrovare quel che nel frattempo aveva dovuto seguire il suo corso affinché gli uomini pervenissero a intelligenza e libertà. Deve quindi riafferrarlo qui in modo da essere di nuovo, nell’ambito della Terra, il sovrano dell’intelligenza che opera ormai nell’umanità» (O.O. 237, 28.7.1924).

Come ciò possa avvenire concretamente risulta dall’indicazione di Rudolf Steiner che Michele, il quale sin dall’inizio aveva amministrato il pensare nel mondo spirituale, ▸«ora non può [più] amministrarlo nel cosmo, ma in futuro vuole amministrarlo nei cuori degli uomini.» (0.0. 240, 21.8.1924).

 

La realtà di questo processo tuttavia è molto più complicata.

Infatti, Michele

• non ha soltanto donato agli uomini la libertà e l’intellettualità (quale moderna facoltà del pensare astratto) «dall’alto», vale a dire dal mondo spirituale,

• ma ha anche preparato il graduale sviluppo di questi doni nell’umanità «dal basso», vale a dire dal lato corporeo.

 

Di questo Rudolf Steiner parla solo un’unica volta in una precedente conferenza che sino ad oggi non è ancora apparsa nell’Opera Omnia. Qui egli descrive che dopo il peccato originale Michele non solo ha accompagnato il cammino terreno dell’umanità, ma lo ha reso possibile, poiché ha dato all’uomo una forma corporea.

Egli potè farlo, come risulta dalle conferenze successive, perché divenne il servitore e il mediatore dei sei Elohim solari (Spiriti della forma), attraverso i quali agisce l’essere del Cristo quale Logos solare (vedi O.O. 103, 20.5.1908).

Michele plasmò così la forma terrena dell’uomo in modo tale che in tempi futuri essa potesse contenere la premessa per far giungere un giorno l’uomo alla propria intellettualità e libertà o, in altre parole, affinché l’uomo potesse divenire il portatore dell’intelligenza cosmica un tempo di Michele.

 

Gli appunti di questa conferenza non pubblicata rimasti conservati (purtroppo non vi è stenogramma), su questo punto dicono: ▸ «L’esoterismo cristiano denomina quei formatori che non si trovano sul nostro piano di coscienza e d’azione, che sono entità superiori, Angeli, e l’Angelo che allora, nel periodo lemurico, a metà di esso, plasmò la forma umana, lo denomina Arcangelo Michele. Michele è il plasmatore della forma umana, come essa soggiace alla nascita e alla morte, come essa soggiace alla sessualità. E per il fatto che l’uomo è entrato nella nascita e nella morte, e l’Angelo della forma, Michele, gli ha appunto dato questa figura, per ciò, come nel mondo è data la polarità, dall’altra parte è comparso l’oppositore di Michele che agisce sempre nel corso dell’evoluzione, e che nell’esoterismo cristiano viene denominato il drago o il serpente» (1° gennaio 1904).

 

In un primo momento può apparire forse sorprendente – diventa tuttavia, come riconosceremo subito, del tutto sensato – che fosse proprio Michele a inserire nel corpo terreno dell’uomo le forze della morte e a causare la separazione dell’umanità in due sessi su incarico degli Spiriti superiori. Infatti, entrambi gli interventi sono collegati con l’essere e la qualità del pensare terreno. Questa facoltà tuttavia si rese possibile soltanto mediante la separazione dei sessi.

Solo per il fatto che dalla metà del periodo lemurico l’uomo non poteva più far nascere egli stesso un essere a lui somigliante, ma per questo aveva bisogno della fecondazione mediante un essere di un altro sesso, si liberarono le forze che dovevano diventare il fondamento per la nascita del pensare terreno nel corpo umano.62 Così Michele, quale plasmatore della forma umana, creò la prima premessa per la nascita del pensare umano.

 

Tuttavia, affinché questo pensare potesse un giorno divenire il luogo di nascita della libertà umana, il cervello umano doveva essere ancora compenetrato dalle forze di morte. Infatti, soltanto così il pensare assume carattere d’ombra, vale a dire privo di ogni vita. E tali ombre morte del pensare, come già menzionato, non possono più costringere l’uomo a nulla nella sua coscienza. Questo fatto da solo, tuttavia, non significa ancora libertà di per sé, ma è semplicemente la sua ulteriore premessa.

Ma nel periodo in cui nel modo descritto sono state ammesse la sessualità e la morte nell’evoluzione della Terra, trovarono accesso all’evoluzione dell’uomo anche le forze del drago arimanico. Infatti, come conseguenza della separazione dei sessi, sin dall’inizio Arimane era collegato con l’essere della morte.63

Contro di lui Michele doveva condurre la sua lotta affinché l’uomo non cadesse del tutto preda del drago bensì, nonostante tutti gli impedimenti, potesse trovare la via alla libertà e quindi alla meta della sua evoluzione.64

 


 

Note:

48 – A tale «esistere» dell’umanità nel cosmo appartengono anche i già menzionati «gradi preparatori» del Mistero del Golgota, eseguiti per la salvazione dell’umanità dal Cristo mediante l’anima natanica in diversi luoghi e differenti stadi evolutivi del nostro sistema solare. Ne partecipò anche Michele, affinché l’umanità potesse continuare a esistere sulla Terra.

49 – In merito Rudolf Steiner dice: «‘E spinse giù sulla Terra gli Spiriti a lui avversi’, ciò vuol dire che l’uomo venne allora compenetrato nell’intelletto, nel suo capo, dalla caduta degli Spiriti luciferici avversari di Michele» (O.O. 194,22.11.1919).

50 – Vedi dettagli sull’anima natanica in: S. O. Prokofieff, Il corso dell’anno come via di iniziazione all’esperienza dell’entità del Cristo. Un esame esoterico delle feste del ’anno, cap. II, «Il Mistero dell’Avvento quale Mistero dell’anima natanica», Ed. Arcobaleno, Milano e Die Menschheitsaufgabe der nathanischen Seele (Il compito dell’anima natanica nell’umanità), pubblicato nella raccolta Gemeinschaftsbildung im Lichte Michaels (Formazione di comunità alla luce di Michele), Dornach 2010.

51 – «L’umanità ha conservato una meravigliosa immaginazione di questo terzo evento del Cristo nella figura di San Giorgio che vince il drago, oppure dell’Arcangelo Michele che vince il drago» (O.O. 152,27.5.1914).

52 – Vedi dettagli in S. O. Prokofieff, L’apparizione del Cristo nell’eterico. Aspetti scientifico-spirituali del ritorno eterico, cap. 1, «La dimensione cosmica del ritorno eterico del Cristo», Ed. Antroposofica 2013.

53 – O.O. 211,24.4.1922. – Vedi anche in S. O. Prokofieff, Le dodici Notti Sante e le gerarchie spirituali, Parte I, cap. 2, «La scrittura stellare come chiave alla cristologia antroposofica», Ed. Arcobaleno, Milano.

54 – Quanto detto non contraddice il fatto che in tempi precristiani Michele fosse anche il servitore di Jahve. Infatti, nei Misteri solari precristiani Michele era l’inviato del Cristo, nei Misteri lunari tuttavia egli era rinviato di Jahve. Nella prima forma del suo apparire egli ispirò la nascita del pensare autonomo dell’uomo nella filosofia greca, nella seconda forma la religione ebraica e soprattutto i profeti dell’Antico Testamento. Quale guida del popolo antico-ebraico allora egli aveva il compito di preparare l’apparizione fisica del Cristo sulla Terra attraverso le generazioni.

55 – Steiner definisce l’intelligenza celeste come «le reciproche norme di comportamento delle gerarchie superiori. Quello che fanno, la condotta che adottano le une verso le altre, il loro vicendevole comportamento: questo è l’intelligenza cosmica» (O.O. 237, 8.8.1924).

56 – Nelle conferenze sul Karma Rudolf Steiner non dice nulla di un sacrificio cosmico di Michele. Che gli sfugga l’intelligenza, là viene descritto come una necessità universale, che tuttavia sta in diretto rapporto con il Mistero del Golgota, e in conseguenza di esso Michele stesso entra in un rapporto del tutto nuovo con il Cristo. Così possiamo presupporre che qui si trattasse veramente di un sacrificio, con il quale Michele ora fa scendere agli uomini la cosa più preziosa da lui amministrata sin dal principio nel cosmo. – Penso che Rudolf Steiner, in ulteriori conferenze sul Karma che dovevano accompagnare la fondazione della Seconda Classe della Libera Università di Scienza dello Spirito, avrebbe messo in rilievo anche questo aspetto del Mistero di Michele e così pure il cammino cosmico di Michele dell’imitazione del Cristo si sarebbe manifestato con maggiore chiarezza.

57 – Ciò avvenne di certo per il motivo che in quel periodo non poterono ancora essere portati a tacere i demoni che prima del Convegno di Natale non permisero a Rudolf Steiner di esporre direttamente soprattutto i segreti collegati con il Mistero di Michele nel cosmo. Vedi le sue parole a pag. 212.

58 – È anche significativo che Rudolf Steiner introduca tutto questo tema con una retrospettiva al suo libro La filosofia della libertà, le cui due parti principali rivelano esattamente l’essere di questi concetti: l’intellettualità e la libertà. Infatti, nella sua prima parte («La scienza della libertà»), tra l’altro si tratta della trasformazione dei pensieri astratti nel puro pensare, sul cui fondamento nella seconda parte del libro («La realtà della libertà») è illustrato l’essere delle libere azioni.

59 – Infatti, «Cristo … è disceso sulla Terra dai mondi [dal Sole] dai quali razionalità, intellettualità e libertà sono discesi nella vita umana tra nascita e morte» (ibidem).

60 – Appunto questo motivo dell’unione del microcosmo (dello Spirito nell’uomo) con il macrocosmo (lo Spirito nel mondo) fu già posto, quale pensiero architettonico, alla base del primo Goetheanum con le sue due cupole.

61 – Nel libro La filosofia della libertà, sono descritte in modo archetipico le due facoltà e portate in una forma in cui poi, mediante l’Antroposofia possono essere compenetrate dall’impulso-Cristo.

62 – Nel libro Dalla cronaca dell’Akasha (O.O. 11, cap. «La separazione dei sessi»») Rudolf Steiner descrive questo processo così: «La forza mediante la quale l’umanità si forma un cervello pensante è la stessa forza per la quale, nel lontano passato, l’uomo fecondava se stesso. La facoltà di pensare è stata acquistata a prezzo della unisessualità».

63 – Il cervello nato nell’umanità grazie alla separazione dei sessi era sin dall’inizio la fortezza di Arimane, quale Signore della morte nel corpo umano. Anche dal punto di vista della medicina, nel cervello è contenuta la più grande concentrazione delle forze di morte nell’uomo.

64 – Quanto detto non contraddice il fatto che l’ingresso delle forze di morte nell’evoluzione dell’umanità possieda motivi ancora più profondi, il trattarli tuttavia oltrepasserebbe il limite di questa rappresentazione. Riallacciandoci alle citate parole di Rudolf Steiner, qui è soltanto importante mostrare che, come premessa della libertà, le forze di morte dovevano compenetrare il pensare del cervello e che fu Michele, quale plasmatore della forma umana, ad avere già predisposto in esso tale possibilità.

 

 

By | 2019-09-21T19:25:18+02:00 Settembre 21st, 2019|IL MISTERO DI MICHELE|Commenti disabilitati su 03 (b) – L’ATTIVITÀ COSMICA DI MICHELE RIGUARDO ALL’UMANITÀ IN DIVENIRE