///03 (h) – IL CONVEGNO DI NATALE ALLA LUCE DEL MISTERO DI MICHELE

03 (h) – IL CONVEGNO DI NATALE ALLA LUCE DEL MISTERO DI MICHELE

03 (h) Il Convegno di Natale alla luce del Mistero di Michele. (L’essere del Mistero di Michele)

Il mistero di Michele


 

Nell’ambito limitato dato alla presente esposizione non è una facile impresa addentrarsi nell’essere spirituale del Convegno di Natale alla luce del Mistero di Michele che sta dietro ad esso. Alla base di questo evento che condusse alla fondazione dei Nuovi Misteri micheliani-cristiani sulla Terra si trova il più grande sacrificio nella vita di Rudolf Steiner, che egli ha compiuto in piena libertà e nel rigoroso seguire il Cristo. Questa azione di sacrificio fu la manifestazione di certo più intensa dell’impulso manicheo nella vita di Rudolf Steiner, infatti, la più grande disgrazia che abbia mai colpito la sua opera, ma anche lui personalmente, fu la distruzione del Primo Goetheanum. Nel corso del successivo anno tuttavia, egli accolse completamente in sé questa azione del male e la trasformò interiormente in modo tale che da ciò nacque il maggior bene nella storia terrena del Movimento Antroposofico: il Convegno di Natale 1923/1924.138

 

Del tipo di sacrificio che stava alla base di questa azione di Rudolf Steiner comunicano indipendentemente l’una dall’altra le sue due più vicine e per molti versi anche più progredite collaboratrici: Marie Steiner e Ita Wegman. Le loro testimonianze (esistenti per iscritto) sono di importanza così decisiva perché queste due Personalità posero a Rudolf Steiner domande senza le quali il sopra descritto quarto grado di evoluzione dell’Antroposofia, la sua incarnazione sulla Terra, non avrebbe potuto avvenire. Così, fu Marie Steiner che all’inizio della di lui attività pubblica gli pose la domanda riguardante la possibilità di fondare l’Antroposofia sulla Terra. E alla fine dell’estate 1923 fu Ita Wegman che domandò a Rudolf Steiner se ci fosse la possibilità di fondare i Nuovi Misteri sulla Terra.139

 

Di fronte a queste due domande non si può fare altro che pensare ai compiti dei due più famosi allievi di Aristotele, a Teofrasto che doveva mantenere e coltivare tutte le opere logiche e filosofiche,140 e ad Alessandro Magno, che soprattutto diffuse gli scritti scientifici di Aristotele dalla Grecia in tutto il mondo civile allora conosciuto sino al lontano Oriente. Alla base di queste due azioni si trova in modo inconfondibile il continuo agire nell’umanità dell’impulso micheliano nel periodo della reggenza di Michele di allora.

 

Le due sopra citate testimonianze seguono qui letteralmente. Così scrisse Marie Steiner nel suo cosiddetto «Appello alla riconciliazione» il 12 dicembre 1942: ▸ «Guardando a questo sacrificio e a questa morte, alla quale di certo come singoli e come Società tutti insieme siamo colpevoli, poiché egli prese su di sé il nostro Karma, non possiamo dimenticare, riconciliarci e spalancare le nostre porte a coloro che cercano?»141

Ancora molto prima Ita Wegman si era espressa a tale riguardo: ▸ «Chissà se allora [durante il Convegno di Natale] ciascun socio aveva compreso in giusta maniera che d’ora in poi doveva portare nuove e gravi responsabilità? Aveva compreso quale azione di sacrificio era stata compiuta? Rudolf Steiner accolse il Karma della Società Antroposofica nel suo proprio Karma. Fu un immenso rischio, un’azione in cui poteva quasi essere percepito e sentito lo sconvolgimento di tutto il cosmo».142

 

Del grande rischio connesso al suo sacrificio, dopo il Convegno di Natale parlò anche Rudolf Steiner stesso in diversi luoghi. Il rischio consisteva nel fatto che egli non poteva sapere prima come avrebbe risposto alla sua azione di sacrificio il mondo spirituale, ossia le potenze spirituali collegate con Michele che sino allora avevano guidato il Movimento Antroposofico,143 come avrebbero risposto soprattutto al fatto che, assumendosi la direzione della Società, nel contempo egli si era unito con essa sino entro il suo proprio Karma.

E quando dopo un lasso di tempo che Rudolf Steiner definì un «incubo»,144 il mondo spirituale, e al primo posto Michele stesso, rispose approvando la sua azione di sacrificio – di cui egli parlò anche in molti luoghi -, e inoltre le rivelazioni dalla sfera di Michele fluirono molto più ricche nelle sue indagini,143 persino in una conferenza pubblica egli potè parlare della Fondazione dei Nuovi Misteri come di un fatto acquisito. Così, il 26 maggio 1924, alla fine della sua conferenza pubblica a Parigi egli disse: ▸ «Chi considera con onestà il mondo spirituale guarda ad una volontà degli uomini che sicuramente nascerà secondo Nuovi Misteri, poiché la spiritualità ritornerà fra gli uomini soltanto quando nasceranno Nuovi Misteri, nei quali gli uomini troveranno lo Spirito con più solare avvedutezza, luminosità che non negli antichi Misteri» (O.O. 84).

 

Volendo comprendere ancor meglio questa azione di sacrificio di Rudolf Steiner, dobbiamo aggiungere le ulteriori parole di Ita Wegman, nelle quali ella paragona questo sacrificio all’azione del Cristo alla svolta dei tempi:

▸ «Così come l’entità del Cristo si unì con la Terra per il bene dell’umanità, così Rudolf Steiner si identificò con la Società Antroposofica. Fu un’azione cristica».146 E nel nostro tempo questo significa che Rudolf Steiner ha compiuto questo passo alla luce del Cristo quale Signore del Karma.

 

Ciò rende nel contempo comprensibile perché già durante il Convegno di Natale (nelle conferenze serali) e poi nel grande ciclo sul Karma egli svelò ai membri della Società Antroposofica fondata a nuovo il loro Karma micheliano in relazione con il suo proprio Karma.

Infatti, così come il Cristo sin dall’inizio del suo agire quale Signore del Karma unisce i fili del Karma degli uomini in modo che nel pareggio di un Karma ne risulti il massimo bene per tutta l’evoluzione della Terra,147 così Rudolf Steiner ha rivelato ai soci il loro Karma micheliano, affinché alla luce del Mistero di Michele su questo fondamento di conoscenza possano volgere al bene il pareggio del Karma tra di loro in modo completamente libero, non solo per loro stessi, ma anche per il mondo.

In altre parole, ciò che il Cristo oggi fa macrocosmicamente quale Signore del Karma, il suo servitore e discepolo Rudolf Steiner lo ha disposto nell’ambito di una Società Antroposofica realmente esistente sulla Terra, per lasciare poi l’adempimento di tale compito alla libertà dei suoi soci.

 

Ne consegue che se soltanto gli uomini all’interno della Società Antroposofica lavorano insieme disinteressatamente a partire dal Karma micheliano loro rivelato148 e su questo fondamento cercano di purificare e trasformare, in virtù della forza di questo Karma solare, il Karma lunare che ostacola il loro sviluppo interiore e i loro rapporti sociali,149 allora essi agiscono nel senso del Signore del Karma e sono già oggi sulla via per divenire con sempre più forza i Suoi coscienti collaboratori sul campo del Karma.

 

Se vogliamo approfondire ancor più la comprensione del Convegno di Natale nella sua connessione con il Mistero di Michele, possiamo trovarne la chiave nella conferenza di Rudolf Steiner del 13 gennaio 1924, il cui contenuto porta evidenti tratti autobiografici. È anche significativo che essa fosse da lui tenuta esattamente dodici giorni dopo la conclusione del Convegno, e cioè nello stesso giorno in cui per la prima volta nel Notiziario fu pubblicato il testo completo della Meditazione della Pietra di Fondazione, divenuta così accessibile a tutti i soci della Società Antroposofica.

In questa conferenza, tra l’altro Rudolf Steiner descrive come oggi Michele, contrariamente ad altri Spiriti del tempo reggenti prima di lui, tenga pienamente conto della libertà umana, e per ciò rivolga la sua attenzione non ai motivi degli uomini, bensì ai risultati delle loro azioni. Ne consegue che quando nella sua vita l’uomo compie un’azione in libertà e si presenta spiritualmente davanti a Michele (sia di notte nel sonno, sia nell’iniziazione o dopo la morte), allora egli apprende da lui il giudizio cosmico su tale azione. Ciò avviene soprattutto se l’uomo era stato spinto alla sua azione dalla lettura nella luce astrale.

Questa gli diviene accessibile o mediante il diretto vedere nel mondo spirituale o mediante lo studio della Scienza dello Spirito, perché i suoi fatti, nel processo dell’indagine spirituale di Rudolf Steiner, sono emersi dalla lettura nella luce astrale. Sicché, per un tale incontro con Michele non è della più decisiva importanza il modo in cui l’uomo ha accolto nella sua coscienza il contenuto dei fatti spirituali visibili nella luce astrale in quanto fondamento delle sue libere azioni. L’unica differenza consiste nel fatto che nel primo caso l’uomo deve trasferire nei suoi pensieri terreni ciò che lui stesso ha visto, affinché essi possano divenire un cosciente impulso per le sue azioni. Nell’altro caso questo «lavoro di traduzione» l’ha preso su di sé per lui un iniziato – in questo caso Rudolf Steiner.150

E quando in questo modo è divenuto possibile l’accesso alla luce astrale, allora nel descritto incontro spirituale con Michele avviene quanto segue: ▸ «Ecco infatti ciò che si impara sempre più a voler conseguire: meditare per raggiungere la luce astrale, per poter contemplare i Misteri dell’esistenza,151 allo scopo di presentarsi poi a Michele onde riceverne lo sguardo di approvazione, che dica: Questo va bene, questo è giusto agli occhi della guida del cosmo» (O.O. 233a, 13.1.1924).

 

Considerando inoltre che al centro del Convegno di Natale, osservato esotericamente, non si trova una nuova saggezza, bensì la reale azione spirituale di Rudolf Steiner, e cioè la creazione della Pietra di Fondazione soprasensibile dell’amore, allora nel senso delle ultime parole citate comprendiamo che qui Rudolf Steiner stesso si era presentato davanti a Michele con la conseguenza principale della sua libera creazione, per sapere da lui se la sua azione era «corretta», sì, «giusta agli occhi della guida del cosmo». Aggiungendo ancora che la Pietra di Fondazione dell’amore era stata creata da Rudolf Steiner in virtù delle più alte forze del mondo spirituale, quelle della Trinità,152 allora iniziamo a presagire tutta l’importanza di questo evento, non solo per gli uomini ma anche per gli Dei e soprattutto per Michele stesso.

 

Nella conferenza citata Rudolf Steiner descrive altresì ciò che avvenne ulteriormente:

▸ «Quando però l’uomo, mosso unicamente dalla sua libertà, stimolato dalla lettura della luce astrale, compie coscientemente o incoscientemente questo o quello, Michele trasferisce nel cosmo l’azione umana terrena, affinché divenga azione cosmica. Egli si preoccupa dunque delle conseguenze, altri Spiriti piuttosto delle cause» (ibidem).

Allora la libera creazione dell’uomo diventa azione cosmica, il fondamento del nuovo cosmo, che mediante le azioni degli uomini nascerà dall’attuale cosmo.

 

Alla fine del suo libro La scienza occulta Rudolf Steiner descrive questa trasformazione spirituale dell’attuale cosmo della saggezza nel futuro cosmo dell’amore, che nel senso della cosmologia antroposofica-micheliana egli definisce anche Giove. Pertanto la Pietra di Fondazione per questo futuro cosmo consiste nella sostanza «d’amore umano-universale» della quale Rudolf Steiner parla durante l’atto cultico di Posa della Pietra di Fondazione il 25 dicembre 1923.

 

Da quanto detto diventa inoltre comprensibile perché nella Fondazione dei Nuovi Misteri si trattò della creazione della Pietra dell’Amore, infatti si trattò della Pietra di fondazione del futuro cosmo dell’amore, che un giorno verrà creato dalle libere azioni degli uomini, le quali poi saranno elevate da Michele ad azioni cosmiche.

Nel linguaggio dell’Apocalisse qui si tratta della Pietra di Fondazione per la nuova Gerusalemme. In questa possente prospettiva va vista l’azione di Rudolf Steiner e nel contempo la fondazione dei Nuovi Misteri. E in questi Misteri oggi ogni uomo di buona volontà, inserendo la Pietra spirituale di fondazione dell’amore nel terreno del proprio cuore, può diventare un collaboratore alla costruzione del futuro cosmo.

Di una tale dimensione cosmica dell’Antroposofia, che nel contempo rivela il comune agire dell’uomo con Michele, rendono testimonianza le parole che il 26 marzo 1924, durante un viaggio di notte da Dornach a Stoccarda, Rudolf Steiner confidò ai due giovani antroposofi Guenther Wachsmuth ed Ernst Lehrs: «Con il Convegno di Natale l’Antroposofia, da una questione sinora terrestre, è divenuta una questione cosmica».153

 

A questa azione dell’uomo micheliano Rudolf Steiner, ha risposto Michele stesso, quale Spirito attivo e creativo, non solo con una corrente di ulteriori e ancor più elevate rivelazioni, che vennero riportate da Rudolf Steiner nelle conferenze sul Karma, ma anche con un’azione reale: con la fondazione della Scuola di Michele sulla Terra. Infatti, questa non fu fondata da Rudolf Steiner, ma mediante lui da Michele stesso tra gli uomini. Così, la nascita della Libera Università di Scienza dello Spirito non è altro che la risposta di Michele all’azione di Rudolf Steiner.

 

Anche la terza conseguenza del Convegno di Natale, alla quale Rudolf Steiner continuò a lavorare fino alla sua morte, risale ad una diretta ispirazione di Michele. Si tratta della creazione del modello del secondo Goetheanum.154

Ita Wegman, che partecipò all’esperienza del processo di nascita del modello come testimone oculare, fissò le seguenti parole di Rudolf Steiner in merito: ▸ «Il nuovo Goetheanum verrà edificato come una fortezza per la protezione di tutti coloro che fanno parte di esso». E lei aggiunse: ▸ «E quando il modello fu pronto egli disse: ‘Michele ha indicato le forme.’ E così il nuovo Goetheanum è una fortezza di Michele».155È possibile riassumere quanto detto nel seguente modo.

 

Le tre più importanti conseguenze micheliane del Convegno di Natale sono:

1. La creazione della Pietra di Fondazione dell’Amore quale punto centrale dei Nuovi Misteri.

2. Le conferenze sul Karma con la loro culminazione nella rivelazione dei Misteri di Michele

in connessione con il Karma solare degli antroposofi. – La fondazione della Scuola di Michele sulla Terra.

3. La creazione del modello del secondo Goetheanum.

 

Ne consegue che il Convegno di Natale stesso e tutte le ulteriori azioni di Rudolf Steiner quali conseguenze di esso, erano nati dalla sua collaborazione con Michele. Da questa sfera provenivano le grandi manifestazioni del Karma, che ora divennero sempre più ricche e grandiose, come pure la loro parte centrale, la rivelazione del Mistero di Michele, la descrizione della Scuola soprasensibile di Michele c del culto di Michele. Tutto ciò appartiene al Karma solare degli antroposofi che parla del loro originario collegamento con Michele c con le sue azioni celesti e, come risulta dalle successive «Lettere di Michele» (O.O. 26), anche dell’unione con il Cristo, nell’agire odierno di Michele quale Suo volto solare.

 

Intatti, nella sua descrizione del Mistero di Michele,

Rudolf Steiner parla sempre di nuovo di «Michele-Cristo» come di un essere.

E dei contenuti delle sue «Lettere di Michele» egli stesso dice che

in esse sono riportati i fatti cosmici, come si manifestano all’iniziato

non dal punto di vista umano, ma «dal punto di vista di Michele».156

 

E nella disciplina mantrica del cammino della Prima Classe Rudolf Steiner ha dato ai suoi soci ciò che per il nostro tempo è l’unica giusta «via di Michele che trova la sua continuazione nella via del Cristo» (0.0. 194, 23.11.1919).

E così, dopo il Convegno di Natale il Mistero di Michele viene sempre più sviluppato da Rudolf Steiner sino entro i suoi ultimi giorni di vita. La vera culminazione di queste rivelazioni è formata tuttavia dall’«Ultimo Discorso», l’ultimo rivolgersi di carattere testamentario di Rudolf Steiner ai suoi discepoli che nel contempo sono anche discepoli di Michele – una meravigliosa, luminosa parola che non dobbiamo applicare su di noi a cuor leggero, ma piuttosto comprendere quale nostro ideale che vogliamo seguire come una spirituale stella polare. Infatti, come antroposofi siamo chiamati a diventare Micaeliti157 in fedeltà e nel rapporto privo di compromessi con ciò che, mediante Rudolf Steiner, ci venne dato da Michele stesso quale suo esempio. Ci troviamo tuttavia appena al primo inizio del cammino verso tale meta.

 

Eppure, nelle parole mantriche con le quali Rudolf Steiner concluse il suo Ultimo Discorso, Michele si rivolge direttamente a noi quali discepoli di Michele; Michele stesso che in queste parole si manifesta quale grande collaboratore gerarchico del Cristo.

In questa Meditazione diventa visibile tutto il rapporto cosmico-tellurico di Michele con il Cristo. Così, in essa non parla unicamente Michele, non parla unicamente il Cristo, ma parla un nuovo essere, che Rudolf Steiner definisce Michele-Cristo. Abbracciando il Cielo e la Terra, questo essere si rivolge ora ai suoi discepoli, alla loro volontà, al loro coraggio e alla loro forza interiore, che li abilitino a percorrere veramente questo cammino micheliano al Cristo, affinché possano essere assolti i compiti più importanti del nostro tempo.

 


 

Note:

138 – Nelle seguenti parole Rudolf Steiner descrive che una tale trasformazione del male in bene appartiene alle grandi azioni dei veri Maestri spirituali: «I Maestri non sono un baluardo contro il male; essi sono, invece, le guide che conducono al suo assorbimento. Noi non dobbiamo emarginare il male, bensì assumerlo ed usarlo nella sfera del bene» (O.O. 264, pagina 187).

139 – Vedi dettagli in S. O. Prokofieff, Possano udirlo gli uomini. Il Mistero del Convegno di Natale, vol. II, cap. 5, «L’archetipo esoterico della Presidenza di Fondazione», Widar Edizioni 2004.

140 – Quando il Maestro di Teofrasto fu costretto a lasciare Atene, gli trasferì questo compito che egli ha assolto con la continuazione del Liceo. Viene anche tramandato che Teofrasto nei successivi anni aveva scritto quasi altrettante opere quante quelle del suo Maestro, ma quasi tutte non raggiunsero i posteri. Dopo che Aristotele aveva lasciato Atene egli completò la costruzione del Liceo e lo ornò con i busti del suo Maestro. Il vero nome di Teofrasto era Tirtam. Egli ottenne da Aristotele stesso il nome «Teofrasto» o «il divino parlatore» perché era dotato di un eccezionale linguaggio. (Vedi in Diogene Laertios, Sulla vita e sulle opinioni di famosi filosofi, Libro V, cap. 2, «Teofrasto».)

141 – Questo Appello fu scritto ricordando T incendio del Primo Goe- theanum venti anni prima (dunque nel 1943). Cit. in M. Steiner, Briefe und Dokumente, vornehmlich aus ihrem letzten Lebensjahr (Lettere e documenti, prevalentemente dal suo ultimo anno di vita), Dornach 1981; corsivo di M. Steiner.

142 – Ita Wegman, An die Freunde (Agli amici), Articolo «In Erinnerung an die Weihnachtstagung» («In ricordo del Convegno di Natale»), 26.4.1925, Arlesheim 1986.

143 – Sebbene in tale contesto, in diverse occasioni Rudolf Steiner parla sempre di nuovo delle «potenze spirituali» al plurale (in modo simile avviene anche nelle Lezioni di Classe), egli intende comunque Michele e gli esseri spirituali al suo servizio. Le sue seguenti parole testimoniano che è così: «Vista nel soprasensibile, la cosa si presenta così: Le potenze spirituali che si possono designare col nome di Michele amministravano le idee nel cosmo spirituale» (Articolo «L’atteggiamento dell’anima umana prima dell’inizio dell’epoca di Michele», O. O. 26).

144 – «È possibile dire: Dalla fondazione della Società Antroposofica al Goetheanum, con grande benevolenza, sì con maggiore benevolenza di quanto facessero prima, le potenze spirituali dalle quali riceviamo le nostre rivelazioni guardano ininterrottamente giù verso di noi. Così che in tale direzione già da parecchio tempo potè essere tolto alla Società Antroposofica un grave incubo» (O.O. 260a, 12.8.1924).

145 – «Ora tuttavia può essere detto … che non solo dal Convegno di Natale non si sono fermate le rivelazioni dal mondo spirituale, ma contrariamente, il mondo spirituale guarda con una benevolenza molto maggiore a ciò che attraverso il Movimento Antroposofico accade nella Società Antroposofica, e che i doni provenienti dal mondo spirituale a partire da questo Convegno di Natale sono in verità diventati notevolmente più ricchi» (260a, 24.8.1924).

146 – I. Wegman, An die Freunde (Agli Amici), Articolo del 17 giugno 1925, Arlesheim 1986.

147 – R. Steiner ne dà la seguente descrizione: «Che il nostro conto karmico sia così pareggiato in futuro, vale a dire se abbiamo trovato la via verso il Cristo, che esso si inquadri in un ordinamento universale affinché il modo del nostro pareggio karmico provochi la maggior salvezza possibile per gli uomini nel resto dell’evoluzione terrena, di tanto avrà cura chi, dai nostri giorni in poi, diviene Signore del Karma, cioè ne avrà cura il Cristo» (0.0. 130,2.12.1911).

148 – Sull’essere e il significato del disinteresse nel tempo presente e nei contesti antroposofici vedi R Selg, Die Kultur der Selbstlosigkeit. Rudolf Steiner, das Fiinfte Evangelium und das Zeitalter der Extreme (La cultura del disinteresse. Rudolf Steiner, il Quinto Vangelo e l’epoca degli estremi), Dornach 2006.

149 – Riguardo al Karma solare e lunare vedi 0.0.240,25.1.1924. La differenza esistente in essi va compresa in modo tale che il Karma solare è quello futuro, sul cui fondamento oggettivo può nascere una nuova comunità karmica che Rudolf Steiner definisce anche «fondazione dell’umanità futura, edificata sulla natura dell’Io» (O.O. 123, 11.9.1910). Il Karma lunare invece è quello che dal passato porta nel cammino gli ostacoli personali, che tra gli uomini agiscono separando e che nel corso dell’ulteriore evoluzione devono essere superati. – Nella stessa conferenza Rudolf Steiner descrive ancora nelle seguenti parole questa nuova comunità karmica fondata sul Karma solare: «Per il fatto che il destino dei singoli è talmente intessuto col Karma dell’intera comunità, nasce una specie di rete. Grazie a quanto il Cristo ha portato giù dalle altezze spirituali, quella rete dovrà riprodurre l’immagine dell’ordinamento del ‘cielo’, vale a dire che il Karma del singolo sarà intessuto con quello collettivo non arbitrariamente, ma in modo che l’organismo della comunità riproduca l’ordinamento del ‘cielo’» (ibidem). È per questo che più tardi, nelle conferenze sul Karma Rudolf Steiner dice che non si può entrare nella «Comunità di Michele», poiché così egli nomina la Società Antroposofica dopo il Convegno di Natale (se soltanto la decisione di diventare membro «è del tutto sincera e afferra profondamente l’anima»), «senza che il destino ne venisse particolarmente toccato» (0.0. 237, 3.8.1924).

150 – In un dialogo con Maria Ròschl che più tardi Ernst Lehrs nel libro dei suoi ricordi ha riportato nel seguente modo, Rudolf Steiner espresse che un tale tradurre quanto veduto nella luce astrale nel pensare terreno, e con ciò accessibile a tutti gli uomini, faceva parte di uno dei suoi compiti più importanti: «Maria Ròschl una volta domandò a Rudolf Steiner se nel suo periodo esistevano iniziati in grado di vedere in modo così elevato e ampio come lui. Più tardi ella mi raccontò che la sua risposta fu: Questo di certo, ma nessuno in grado di rivestire quanto veduto in forma di pensieri che rendano possibile agli altri la comprensione nel proprio pensare. Infatti, ciò richiede di portare quanto percepito spiritualmente sino entro il cervello, e questo è un sacrificio che nessun altro è in grado di compiere» (E. Lehrs, Gelebte Erwartung (Attesa vissuta), cap. «Hellsehen und Geìstes-forschung» («Chiaroveggenza e indagine spirituale»), Stoccarda 1979).

151 – A questo punto il lettore attento noterà che anche riguardo ai contenuti della Scuola soprasensibile di Michele Rudolf Steiner parla di «Misteri universali» là discussi da Michele. (Vedi le parole di Rudolf Steiner a pagina 22).

152 – Vedi il testo della Posa della Pietra di Fondazione (O.O. 260, 25.12.1923) come pure S. O. Prokofieff, Possano udirlo gli uomini. Il Mistero del Convegno di Natale, vol. I, cap. 2 «L’atto misteriosofico di Posa della Pietra di Fondazione il 25 dicembre 1923», Widar Edizioni 2003.

153 – Ernst Lehrs, Gelebte Erwartung (Attesa vissuta), cap. XXI, Stoccarda 1979; corsivo di E. Lehrs.

154 – Ancora pochi giorni prima della sua morte Rudolf Steiner chiese di preparare i progetti per realizzare il plastico della configurazione interna del secondo Goetheanum.

155 – Dal taccuino di Ita Wegman. Cit. in: I. Wegman, Erinnerung an Rudolf Steiner (Ricordo di Rudolf Steiner), cap. 3, red. P. Selg, Arlesheim 2009; corsivo di I. Wegman.

156 – Articolo «Le esperienze e le vicende di Michele durante il compimento della sua missione cosmica» (O.O. 26).

 

 

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