03 – II° GRUPPO DELLA MEDITAZIONE (IIa / IVa PARTE)

II° gruppo della meditazione (IIa / IVa parte)

Rudolf Steiner e la Fondazione dei Nuovi Misteri


 

Volgiamoci ora al II° gruppo della meditazione, e consideriamo perciò insieme la IIª e la IVª parte di essa.

Una tale visione d’assieme ci può aiutare a comprenderne ancora più profondamente l’essenza.

 

Il II° gruppo della meditazione della pietra fondamentale, visto in totale

ci conduce al vero e proprio mistero cosmico-terrestre del Cristo Gesù.

Qui usciamo dal mondo spaziale, che è sorto come risultato delle azioni sacrificali

che la prima gerarchia compì sull’antico Saturno attingendo alle forze del Padre,

nello stesso tempo in cui è nato il primo germe del corpo fisico,

ed entriamo nel mondo del tempo (II, 3), nel mondo del ritmo,

nel regno solare del Figlio (II,14;17-18) dalla cui sfera già durante l’antico Sole

venne inserito nell’essere umano il sistema ritmico del cuore e dei polmoni (II, 2);

i suoi ritmi microcosmici copiano la pulsazione macrocosmica e il respiro ritmico del cosmo intero11a.

 

Nella conferenza del 4 giugno 1924 a Dornach, Rudolf Steiner descrive il grande regno solare del Cristo come la grande sfera cosmica del tempo universale. Perciò il Cristo, quando discende dal Sole in Terra esce dal regno del tempo e scende nel regno dello spazio, per dare a tutta l’umanità la possibilità di congiungersi veramente con la corrente del tempo universale.

▸ «In quanto il cuore umano, l’anima umana, lo spirito umano, si congiungono

con il Cristo, acquistano nuovamente la corrente del tempo di eternità in eternità.»12

 

Ma così come la Iª parte della meditazione ci impartisce il compito di praticare il memorare dello spirito,

con il quale ci possiamo accostare ai segreti del corpo fisico,

che sono collegati con la salvezza del suo fantòma per opera del Cristo,

così ci vien posto adesso il compito di praticare la riflessione dello Spirito.

• Con questo processo puramente temporale

possiamo accogliere a poco a poco nel nostro cuore e nella nostra anima

la nuova conoscenza del Cristo, che egli ci dona oggi con la moderna scienza dello spirito

e che ci si presenta come l’esigenza fondamentale del nostro tempo.

 

Come si rileva dalla IIª parte della meditazione della pietra fondamentale,

la particolarità di questa nuova conoscenza

è che essa può essere conseguita solo nell’intimo «equilibrio dell’anima» (II, 6).

La conoscenza dell’essenza di questo equilibrio

è una delle più importanti rivelazioni del Cristo nel XX secolo,

e fu realizzata artisticamente da Rudolf Steiner nel suo Gruppo plastico,

in cui ci si presenta l’immagine del rappresentante dell’umanità, del Cristo Gesù,

mentre mantiene l’equilibrio interiore tra le potenze dell’ostacolo, Lucifero ed Arimane.

 

Trovarsi nell’«equilibrio dell’anima»

nello spirito della II parte della meditazione della pietra fondamentale, significa anzitutto

combattere nella giusta maniera contro le forze di Lucifero e Arimane nella propria anima;

in altri termini: ci incombe,

• da un lato, di andare contro le tendenze del nostro cuore, della nostra circolazione sanguigna (II, 2)

con le quali Lucifero cerca di eccitarci a «liberarci» da noi stessi e a strapparci dall’elemento materiale;

ciò si estrinseca fisiologicamente nel fatto che Lucifero

vorrebbe far agire le forze vivificatrici del nostro sangue fino nel cervello,

per superare in tal modo la tendenza di morte che è la base della nostra coscienza di veglia dell’io,

e a liberarci a questo punto in maniera illegittima dalle forze della Terra.

 

• D’altra parte dovremmo agire contro le tendenze mortificatrici arimaniche dei nostri polmoni (II,2),

per l’eccessiva produzione di acido carbonico,

poiché Arimane vuol portare la morte nell’intero nostro organismo,

ad impedire con ciò la spiritualizzazione del nostro corpo fisico, e legarci alla sfera terrestre per l’eternità.

 

Il principio dell’equilibrio, che sta alla base della nuova via iniziatica cristiano-rosicruciana, può realizzarsi solo in quanto il Cristo, oltre a tutto quello che di infinitamente significativo ha portato nell’evoluzione dell’umanità mediante il Mistero del Golgota, conciliò armonicamente nel senso più profondo le due principali correnti misteriche dell’antichità, nelle quali gli iniziati avevano cercato costantemente, ma in maniera unilaterale, di vincere da un lato le forze disturbatrici di Lucifero e dall’altro quelle di Arimane.

Infatti nel tempo precristiano non si poteva creare il vero equilibrio tra queste due potenze.

 

Abbiamo descritto più sopra questa riunione delle due principali correnti misteriche dell’antichità, che rese possibile per la prima volta di produrre nell’iniziazione il giusto equilibrio tra le forze luciferiche e quelle arimaniche, in relazione con la via di iniziazione di Rudolf Steiner (alla fine del II capitolo) e in relazione con il V ritmo del Convegno di Natale.

Vogliamo ora ripeterlo brevemente, ma in relazione con la IVª parte della meditazione della pietra fondamentale, dove si parla contemporaneamente dei pastori e dei magi d’oriente, degli uomini del cuore e degli uomini dei polmoni (della mente),13 che ottennero la loro conciliazione per mezzo dell’impulso-Cristo.

 

Ove i pastori rappresentano la via di iniziazione mediante l’immersione nella propria interiorità

(il cuore, immagine primaria dell’interiorità),

i magi d’oriente invece rappresentano la via esterna verso il macrocosmo

(i polmoni, grazie alla respirazione, così come la testa, grazie agli organi di senso,

possono essere considerati come l’immagine primaria dell’uscita verso l’esterno).

 

Queste due vie iniziatiche sono però anche un’immagine delle due correnti migratorie uscite dall’Atlantide, della corrente del sud e di quella del nord, ciò che significa anche della corrente dell’amore e della corrente della saggezza.13a

 

Nel tempo precristiano queste due correnti sono rappresentate massimamente dalle due religioni mondiali del buddismo e dello zaratustrismo. Perciò i loro fondatori parteciparono anche alla preparazione della confluenza delle due correnti negli avvenimenti di Palestina, e troviamo accenni alla loro partecipazione nel I e nel III Vangelo.

Così nel Vangelo di Luca i pastori sperimentano sui campi l’apparizione del nirmanakaya del Budda, e nel Vangelo di Matteo, i tre magi d’oriente, discepoli esoterici di Zaratustra, si mettono in cammino per portare il proprio omaggio al loro maestro nella sua nuova incarnazione. É chiaro che tutti questi eventi sono strettamente connessi con la IV parte della meditazione della pietra fondamentale, ma anche con la II parte.

 

Ma nell’evoluzione del mondo sono attive molte forze. Perciò le due correnti non si riuniscono subito, bensì qualche tempo più tardi, nonostante che l’impulso principale per la loro confluenza sia venuto ad essere nel mondo con gli eventi di Palestina.

Ci furono determinati eventi cosmici che si rispecchiano in questo fatto. Così troviamo di nuovo le due correnti in tempi cristiani, seppure in forma rinnovata, come polarità, non più nord-sud, ma ovest-est: in occidente la corrente dei cavalieri di Artù, che rappresenta l’ultimo divampare dell’iniziazione dei magi, nella quale si cerca la conoscenza nell’unificazione al macrocosmo; e in oriente la corrente del Gral nella quale viene a espressione l’iniziazione dei pastori trasformata dall’impulso-Cristo, nella quale si cerca la conoscenza per via interiore.

Entrambe le correnti avevano accolto in sè l’impulso-Cristo, ognuna a modo suo, però si svilupparono separatamente per quasi otto secoli. Le ragioni occulte di questo fatto sono esposte qui di seguito.

 

Nella conferenza del 21 agosto 1924 a Torquay (O.O. 240), Rudolf Steiner parla esaurientemente di queste due correnti in relazione con la discesa in Terra del Cristo, nel corso della quale

egli lasciò indietro nell’atmosfera spirituale della Terra il suo spirito vitale,

per incarnarsi poi in oriente, con il suo sè spirituale, nei tre involucri di Gesù di Nazaret.

 

Nello sperimentare di questi elementi dell’impulso-Cristo emersero più tardi le due nuove correnti misteriche: in occidente operarono i cavalieri di Artù, che contemplavano nell’atmosfera spirituale della Terra lo spirito vitale del Cristo. Con l’ausilio dell’impulso che accolsero da questi, domarono gli istinti astrali selvaggi dei popoli europei di quel tempo. Da oriente si avvicinava il sè spirituale del Cristo attraverso i cuori e le anime degli uomini, e ciò trovò la sua espressione esoterica nella corrente del Gral.

 

Nella stessa conferenza Rudolf Steiner prosegue poi parlando di come

• nell’anno 869, quando ebbe luogo in Terra l’VIII concilio ecumenico, quello in cui «venne abolito lo spirito»,

nel mondo spirituale il sè spirituale del Cristo che veniva da oriente,

si riunì in occidente con il suo spirito vitale,

per cui quest’ultimo assunse la figura che fu la base spirituale necessaria

al più importante evento del XX secolo, l’apparizione del Cristo nell’eterico.

 

Questa riunione del sè spirituale e dello spirito vitale del Cristo

comparve sul piano fisico nella fusione delle correnti di Artù e del Gral, all’atto dell’iniziazione di Parsifal.

 

Nel XX secolo si ha quindi il proseguimento di questo evento

con la posa della pietra fondamentale del primo Goetheanum, il 20 settembre 1913 a Dornach,

dove, in risposta ai quattro Vangeli della redenzione risuonanti da oriente,

echeggia da occidente il Quinto Vangelo della conoscenza, nella nuova epoca dell’anima cosciente.

 

Tutti questi eventi che sono entrati nell’umanità un po’ alla volta,

attraverso l’impulso-Cristo sotto l’aspetto est-ovest,

si esprimono nella meditazione della pietra fondamentale con i versi:

▸«fate che da oriente si accenda/ciò che in occidente si forma» (11,17-18).

 

Sussiste però anche un nesso interiore con il contenuto profondo del mistero solare,

ossia del mistero di «morte e risurrezione», la cui essenza particolare si esprime nel secondo detto dei Rosacroce:

«Nel Cristo la morte diventa vita» (in Cristo morimur).

 

Guardiani del segreto di questi misteri nel grembo del cosmo sono gli Spiriti della luce (II, 16) della seconda gerarchia,

i quali, secondo la descrizione di Rudolf Steiner, agiscono entro l’evoluzione terrena,

fin dentro ai fenomeni ritmici della natura,

come appaiono esteriormente alla vista nei movimenti del Sole da est a ovest (II, 17-18).

 

Da quanto è stato detto sopra possiamo dedurre quanto sia forte la consonanza della II parte con la IV parte della meditazione della pietra fondamentale. Tuttavia il loro nesso più profondo consiste nel fatto che esse manifestano i due aspetti più essenziali dell’Entità-Cristo, aspetti dei quali ci vogliamo occupare più da vicino, perchè ci possono accostare ad un lato ulteriore della nostra meditazione.

 

• Riprendiamo ancora una volta il II capoverso della II parte:

«Poiché la volontà del Cristo domina nella cerchia».

Dicemmo che la parola «volontà» ci indirizza verso l’alta sfera dell’intuizione; Rudolf Steiner nel suo commento a questo passo della meditazione, rivela un rapporto tra l’operare della «volontà del Cristo nella cerchia» e la respirazione umana.15

Ma lo sperimentare cosciente la respirazione e l’esercitarsi in questo campo appartengono, nello sviluppo spirituale del discepolo, al gradino dell’intuizione, come è descritto già nella «Scienza occulta».

Tuttavia il collegamento della parola «volontà» con il nome del Cristo ci indica quell’incontro con il Cristo stesso nel mondo spirituale sul gradino dell’intuizione, che alla fine del V capitolo della «Scienza occulta» vien descritto come la massima mèta della via di iniziazione cristiano-rosicruciana.

 

Sulla via iniziatica di Rudolf Steiner potemmo percepire questo evento avvenuto alla svolta del secolo, e riconoscemmo che tale incontro diretto con il Cristo nella sfera dell’intuizione, cioè al confine tra il Devachan superiore e il piano del Budhi (mondo della Provvidenza), gli rese possibile anche la visione intuitiva del rapporto tra l’Entità-Cristo e l’entità del Bodisattva.

L’immagine sublime dei dodici che contemplano il tredicesimo, comparve a Rudolf Steiner alla svolta del secolo.

Ne deduciamo che l’esperienza del Cristo nell’intuizione apre all’iniziato anche la vera conoscenza di come «domina la volontà del Cristo nella cerchia» dei dodici Bodisattva.

 

«Cerchia» corrisponde qui al circuito attorno alla Terra, perchè è appunto il circuito attorno alla Terra in cui la volontà del Cristo trova il suo adempimento nel fatto che i dodici Bodisattva realizzano la loro missione.

In tale connessione vale ricordare che l’anima, quando nella mezzanotte cosmica sta al confine del Devachan superiore con il piano del Budhi, si unisce alle forze della prima gerarchia, quella che rappresenta nel cosmo di preferenza la volontà universale (vedi a pag.92).

Nel contempo l’anima compie anche la sua discesa fino alla sfera terrestre; e qui nella cerchia terrestre essa partecipa a tutti i processi che fanno parte del formarsi e del mantenimento del mondo materiale terreno che ci circonda. Da questa indicazione di Rudolf Steiner contenuta nella conferenza del 14 novembre 1923 all’Aia (O.O. 231) consegue che

 

• non dobbiamo rappresentarci questa alta sfera del Budhi

come «spazialmente» lontana dalla Terra, bensì così che essa

compenetra completamente la sfera terrestre e l’ambiente della Terra,

con le sue forze soprasensibili non percepibili fisicamente.

 

Se vogliamo approfondire ancora le nostre considerazioni sulla meditazione, ci può essere d’aiuto il verso seguente della II parte, che perciò aggiungiamo a quello citato sopra:

«Poiché la volontà del Cristo domina nella cerchia

entro i cosmici ritmi dispensieri di grazia alle anime.»

 

Ci vien data qui una precisa caratterizzazione occulta di come il Cristo agisce dall’alta sfera del Bodisattva,

come egli benedice da lì le anime, nei cosmici ritmi, attraverso il collegio dei dodici.

 

Rudolf Steiner parlò più volte del fatto che la missione dei singoli Bodisattva consiste nel condurre alternativamente intere epoche dell’evoluzione del mondo, nel corso delle quali queste eccelse entità si dimostrano adempitrici, nel senso più profondo, della volontà del Cristo nella sfera terrestre, ove nello stesso tempo questo processo significa per esse la preparazione alla dignità di Budda.

• Nel suo complesso la missione dei dodici Bodisattva abbraccia l’intera evoluzione della nostra Terra.16

Perciò si può descrivere l’essenza della loro attività dicendo che questa ha la sua origine

nelle pure leggi cosmiche che regolano la nostra evoluzione, vale a dire «nei ritmi cosmici».

 

D’altra parte

• con l’espressione «dispensiera di grazia alle anime», si caratterizza l’operare dello Spirito Santo

che discende da quella sfera sublime, attraverso la loggia cosmica dei dodici

e illumina beneficamente le anime degli uomini sulla Terra.

 

Se ora ci volgiamo nuovamente alla IV parte della meditazione e richiamiamo alla nostra memoria che in essa si parla di volgersi direttamente al Cristo nel nostro tempo, ciò che significa al Cristo eterico, allora dallo sguardo d’insieme della II e della IV parte sorge un’immagine più ampia dell’operare dell’Entità-Cristo. Poiché

 

• il Cristo compenetra tutte le sfere spirituali,

dal mondo della Provvidenza, o piano del Budhi (II parte),

fino alla sfera soprasensibile più vicina a noi,

che egli attraversa nel XX secolo nel suo corpo eterico trasformato (IV parte),

il quale, secondo la sua essenza, è affine allo spirito vitale, o Budhi.17

 

Questo sublime panorama spirituale che risulta dalla visione d’insieme della II e della IV parte, può essere ancora approfondito secondo le dichiarazioni di Rudolf Steiner, fatte nel ciclo di conferenze «Macrocosmo e microcosmo» (O.O. 119), dove si parla minuziosamente di come le singole sfere macrocosmiche influiscono dentro ai diversi organi dell’uomo. Così

 

• i nostri organi di senso poterono formarsi, durante l’evoluzione del mondo,

solo perchè la corrente spirituale proveniente dal mondo elementare soprasensibile

(mondo astrale) che ci percorre incessantemente, venne trattenuta dal nostro organismo corporeo-spirituale;

• nella stessa maniera venne creato il nostro sistema nervoso,

trattenendo la corrente proveniente dal mondo spirituale (Devachan inferiore);

• e il nostro cervello umano, portatore dei nostri pensieri e della coscienza dell’io,

venne rispettivamente formato trattenendo la corrente proveniente dal mondo della ragione,

cioè dal Devachan superiore.

 

• Ma nell’attuale ciclo evolutivo, l’uomo non ha da fermarsi al gradino della coscienza ordinaria obbiettiva, legata all’attività del cervello, può intraprendere la via del discepolato spirituale e sviluppare in sè degli organi di coscienza più elevati del cervello umano.

Può elevarsi dalla quotidiana coscienza di veglia dell’io, alla coscienza immaginativa; per la formazione dei necessari organi soprasensibili di percezione non ha che da trattenere, con l’aiuto dei corrispondenti esercizi occulti, la corrente che lo attraversa e che proviene da un mondo ancora superiore a quello della ragione. Infatti l’uomo deve, con riferimento a questo gradino più elevato, compiere da sè quello che la natura ha compiuto per lui sui gradini inferiori.

 

• Rudolf Steiner chiamò in quel ciclo questo mondo superiore

il mondo dei prototipi (questo è il mondo della Provvidenza o piano del Budhi).

In esso sono custoditi i prototipi dell’evoluzione del mondo

e solo da essi possono fluire le forze

capaci di formare gli organi di conoscenza immaginativa del discepolo spirituale.

 

Nella VI conferenza del ciclo citato, Rudolf Steiner si esprime come segue su quel mondo:

▸ «Cosicché nell’attimo in cui possiamo alludere al fatto che c’è nel mondo una coscienza chiaroveggente, dobbiamo dire: ci deve dunque essere pure un mondo dal quale fluiscono le forze per l’organo chiaroveggente, e questo mondo si chiama nella scienza dello spirito il mondo dei prototipi. Quello che ci può giungere davanti agli occhi come immaginazione è… una copia del mondo dei prototipi.»18

Alla fine della VII conferenza aggiunge:

▸ «Avremo da indicare quali organi occorrano all’uomo per guardare dentro al mondo immaginativo, avremo da indicare come, dal mondo degli eterni prototipi delle cose, vengano quelle forze che formano gli organi per mondo immaginativo, nello stesso modo come dal mondo della ragione vengono le forze che fanno dell’uomo… un essere spirituale giudicante.»

 

Rudolf Steiner descrive poi nell’VIII conferenza come, il discepolo spirituale, sulla via della moderna iniziazione cristiano-rosicruciana deve fare qualcosa per trattenere un mondo superiore, per ricevere da un mondo superiore delle forze che altrimenti passerebbero semplicemente attraverso lui. Infatti le forze del mondo dei prototipi lo attraversano semplicemente. Egli stesso deve creare (per esse) un apparecchio rispecchiante. Nel senso in cui l’uomo d’oggi può e dovrebbe, provvede dapprima il metodo scientifico-spirituale a creare un tale apparecchio rispecchiante, il quale metodo, nell’elaborare l’anima a scopo di conoscenza dei mondi superiori, parte dalla cosiddetta conoscenza immaginativa.

 

Se ora ci rammentiamo che,

con il nuovo apparire del Cristo nell’eterico, di cui ci parla la IVª parte della meditazione (IV,14-24),

cominceranno ad emergere in maniera naturale

i primi germi delle nuove facoltà chiaroveggenti degli uomini,

che, secondo le parole di Rudolf Steiner, sono facoltà immaginative,

la meditazione stessa ci svela allora il segreto della sua formazione.

 

Infatti

il Cristo che comprende tutto il cosmo,

dal mondo della Provvidenza fino alla sfera eterica19 confinante con la Terra,

acquisisce oggi per l’umanità, con il suo Golgota eterico e la sua Risurrezione eterica,

le forze della nuova chiaroveggenza.

 

Egli dona oggi a tutta l’umanità la possibilità di trattenere in sè, quasi in maniera naturale,

la corrente soprasensibile che la percorre scendendo dal mondo del Budhi, dal mondo dei prototipi20,

affinchè ogni uomo possa col tempo sviluppare naturalmente i suoi organi spirituali

per elevarsi alla percezione del mondo immaginativo.21

Questa è la grande azione che il Cristo eterico compie nel XX secolo, con le forze che gli si confanno,

poiché egli appartiene, secondo il suo essere, anche alla sfera del Budhi,  ciò che si mostra a noi

nella visione d’insieme di queste due parti (la II e la IV) della meditazione della pietra fondamentale.

 

• Questo nuovo impulso, a partire dal nostro tempo, agirà sempre più forte nell’umanità, fino a quell’epoca lontana, nella quale il nuovo Bodisattva, per terminare la sua missione di adempimento a quella parte della volontà del Cristo che gli è stata impartita nel mondo della Provvidenza, verrà tra 2500 anni e annuncerà all’umanità, nel linguaggio dell’immaginazione, la più alta conoscenza del Cristo.21a

Così, fino a quell’epoca lontana, le parole della meditazione fondamentale antroposofica, che è venuta nel mondo al Convegno di Natale, agiranno nell’umanità, affinchè gli uomini che lavorano con quella, possano a poco a poco divenire cooperatori coscienti di questa possente corrente di sviluppo mondiale sostenuta dalla volontà del Cristo.

Ecco perchè la meditazione della pietra fondamentale termina con le parole dirette al Cristo:

«Luce divina

Sole del Cristo…»

e quando le pronunciamo dobbiamo esser coscienti che esse possono venir dette al Cristo

solo dal profondo di un’anima  che abbia posato nel terreno del proprio cuore

la pietra fondamentale dodecaedrica del Convegno di Natale,

quella pietra che, essendo nello stesso tempo anche una pietra d’amore, serve di base alla realizzazione delle parole:

«e veramente tu sentirai nell’attività dell’anima umana…»

 

Ciò significa però l’esperienza diretta dell’Entità-Cristo,

che è presente nell’attività animica più interiore di ogni uomo, dal Mistero del Golgota in poi.

 

Sulla base di questa nuova relazione con il Cristo, che ci siamo guadagnata mediante la meditazione della pietra fondamentale, rivolgiamoci ora a lui e imploriamo la sua benedizione su quanto vogliamo compiere con i nostri cuori e con le nostre menti al servizio dell’evoluzione del mondo, imploriamo la benedizione del Cristo, affinchè «sia bene ciò che noi… a piena mèta condurre vogliamo».

Queste mete, con le quali vogliamo compenetrare coscientemente la nostra condotta, sono le mete del mondo spirituale, le mete del Cristo stesso. Di esse ci parla tutta l’antroposofia; sono contenute, come sua quintessenza, nella meditazione della pietra fondamentale, e dobbiamo oggi porger loro quel voto di fedeltà e di servizio sacrificale che solo ci dà il diritto di dire: «Luce divina/ Sole del Cristo/ riscalda/ i nostri cuori/ illumina le nostre menti…»

 

Se ora ci rendiamo coscienti che l’espressione «Luce divina» si riferisce all’anima natanica, allora

le quattro parti della meditazione

sono per l’anima umana una quadruplice rivelazione del Cristo,

per mezzo di quattro diverse entità spirituali.

 

I – parte attraverso la Rosacroce

II – parte attraverso il Collegio dei Bodisattva

III – parte attraverso lo Spirito del nostro tempo Michele

IV – parte attraverso l’anima natanica

 

Così tutte le potenze e le correnti spirituali che, nella prima parte del libro, abbiamo riconosciute come aventi parte allo sviluppo dell’antroposofia nel mondo, sono presenti anche nella meditazione della pietra fondamentale.

A conclusione dello sguardo d’insieme della IIª e della IVª parte, cioè del IIº gruppo, c’è ancora da rilevare che la IIª parte, siccome sta in relazione con il sistema ritmico dell’uomo, che è l’espressione della vita animica, nell’organismo triarticolato della vita sociale corrisponde alla vita giuridica che si fonda sull’eguaglianza.

Nel riguardo esoterico invece il problema dell’eguaglianza dell’uomo di fronte alla volontà del Cristo che domina nella cerchia, esiste solo nella II parte della meditazione, ma trova poi la sua soluzione nella IV parte in conseguenza del fatto che il Cristo, dopo la sua risurrezione nell’eterico, diventa il Signore del karma. Nelle parole di Rudolf Steiner:

▸ «Abbiamo indicato che il Cristo appare in Terra nella sua funzione di giudice, a guisa di Cristo trionfante in confronto al Cristo sofferente del Golgota, come Signore del karma, ciò che è stato già presagito da coloro che hanno dipinto il Cristo del Giudizio Universale. In verità questo è un fatto che inizia nel XX secolo e continuerà fino alla fine della Terra. Il Giudizio inizia nel nostro XX secolo, e significa l’ordine nel karma».22

 

A ciò ci dovrebbe specialmente stimolare il lavoro comune sulla meditazione della pietra fondamentale, poiché solo colui che ha la volontà di adoprarsi con devozione e abnegazione affinchè il karma della Società Antroposofica possa venir messo in ordine, ed è pronto a vivere nel XX secolo l’eguaglianza di tutti gli antroposofi di fronte alla nuova rivelazione del Cristo, Signore del karma,23 solo a lui si apre la possibilità di rivolgersi al Cristo con le parole conclusive della IV parte della meditazione.

 


 

Note:

11a – Sulla corrispondenza tra ritmo umano e ritmo cosmico vedi O.O.175 13/2/1917

e O.O. 201,16/4/1920, EAM 1989 pag. 49.

12 – O.O. 236, 4/6/1924, EAM 1987 pag. 212.

13 – Sulla relazione tra respiro (polmoni) e pensiero (testa) Rudolf Steiner parla esaurientemente nella conferenza del 10/5/1924, nella quale egli indica che il pensiero sia il respiro raffinato. (O.O. 236, EAM 1987 pag. 112)

13a – II rapporto di Lucifero e Arimane con amore e sapienza è presentato qui in base alle dichiarazioni di Rudolf Steiner nella conferenza del 28/5/1910 (O.O.120). Vi è però anche un altro rapporto, se si tiene conto che Lucifero deforma il principio dello Spirito Santo (quello della saggezza) e Arimane il principio del Figlio (quello dell’amore). Vedi anche l’articolo natalizio del 1924 in O.O. 26.

14 – B. G. Lievegoed: «Le correnti di misteri in Europa e i nuovi misteri EAM 1983, VI cap.: «L’unione delle quattro correnti misteriosofiche nel Convegno di Natale».

15 – Rudolf Steiner ne parla nei suoi commenti al testo della meditazione della pietra fondamentale, il 25/12/1923 (O.O. 260).

16 – Rudolf Steiner dice in proposito: «Dodici Bodhisatva circondano un’entità come quella del Cristo, e non possiamo parlare di più di dodici: chè quando i dodici Bodhisatva avranno assolto la loro missione, avremo esaurito il tempo dell’esistenza terrestre.» (25/10/1909, O.O.116, RA 1948 pag. 245).

17 – Al segreto essenziale di questo nesso allude anche il fatto che già nell’antica filosofia dell’India, per questa sesta parte costitutiva dell’entità umana (il corpo eterico trasformato) e per la somma sfera sopra-devachanica, che è la sfera cosmica sostanziale dello spirito vitale, fu scelto una stessa e sola designazione: Budhi (il corpo del Buddhi e la sfera del Buddhi).

18 – O.O.119, 26/3/1910.

19 – Quel fatto, che nel II gruppo (II e IV parte) della meditazione della pietra fondamentale vien considerata l’attività del Cristo, che si svolge dalla sfera spirituale più vicina alla Terra fin su alla sfera dei Bodhisatva o mondo del Budhi, indica che,

• nel ciclo attuale di sviluppo mondiale, partecipano all’evoluzione dell’umanità

soprattutto questi quattro mondi soprasensibili:

il mondo astrale o elementare, il Devachan inferiore (mondo spirituale),

il Devachan superiore (mondo della ragione) e il mondo della Provvidenza

(che è il mondo dei prototipi) (vedi 26/3/1910, O.O. 119).

Questi mondi però non esauriscono affatto l’essere del Cristo stesso, il quale discese in essi da mondi ancora superiori. Della sua discesa da mondi che si trovano al di sopra della sfera della Provvidenza e anche di quella del Nirvana, parla Rudolf Steiner alla fina della conferenza del 25/10/1909 (O.O. 116, RA 1948/226), nella quale egli rivela anche la differenza tra l’essenza microcosmica del Bodisatva e del Budda da un lato, i quali, secondo la propria dignità, salirono dal basso in alto nelle loro due sfere, e dall’altro lato l’essenza macrocosmica del Cristo, che discese nelle loro sfere da altezze cosmiche tali che le nostre capacità di rappresentazioni non riescono a concepire.

20 – L’essenza di questo processo ci si chiarisce se ci rammentiamo che la corrente che, partendo dal mondo del Budhi o mondo della Provvidenza compenetra l’uomo, è la corrente dello Spirito Santo (vedi la descrizione del IV ritmo del Convegno di Natale nel V capitolo di questo libro). Così

il Cristo, con il suo attraversare il Golgota eterico nel XX secolo,

conferisce a tutta l’umanità la possibilità di trattenere in sè, in maniera naturale,

la corrente dello Spirito Santo e portarla a poco a poco

al punto che, nel corso dei prossimi 2500 anni sempre più uomini possano penetrare,

attraverso il riversarsi dello Spirito, dentro il mondo delle immaginazioni.

Con ciò si prepara per tutta l’umanità quello che un tempo, anticipando la nostra epoca,

gli apostoli sperimentarono sulle loro teste, nella solennità della Pentecoste,

come lingue di fuoco dello «Spirito Santo individualizzato»

(vedi 15/5/1910, O.O. 118, RA 1975/67 e 7/5/1923 O.O. 224, RA 1957/258).

Possiamo cercare di approfondire, anche da un altro lato, la comprensione di questo processo, appoggiandoci su quanto disse Rudolf Steiner nella conferenza del 14/4/1914 (O.O. 153, EAM 1975), di come l’esistenza terrena e quella dopo la morte dell’uomo devono svolgersi, affinchè questi, nella sua prossima incarnazione possa venir trovato degno per una contemplazione «naturale» del mondo dell’immaginazione, e possa incontrarvi il Cristo eterico.

In questa conferenza Rudolf Steiner parla proprio del fatto che

• l’uomo il quale, nel corso della sua vita terrena

accolga l’impulso del Cristo con tale energia che il motto «in Cristo morimur»

diventi in lui una esperienza pienamente reale,

quell’uomo stesso potrà poi trasferire l’impulso-Cristo attraverso la porta della morte.

• Allora Egli accompagnerà l’anima di quel defunto nel corso di tutta la susseguente ascesa nei mondi spirituali,

cosicché nell’attimo della massima distanza dalla Terra, nel tempo della mezzanotte universale,

quando l’anima si eleva fino agli estremi confini del Devachan superiore,

venga adombrata dalla sfera del Budhi dallo Spirito Santo,

cosicché l’impulso-Cristo si congiunga con la corrente dello Spirito stesso,

che accompagna l’anima nella sua via verso una nuova incarnazione

e la rinforza nella misura in cui possa poi entrare attraverso la nascita, insieme a quell’uomo nell’esistenza terrena.

• In conseguenza di ciò un tale uomo vien generato già misteriosamente adombrato dallo Spirito Santo,

dalla cui azione verrà condotto prima o poi alla veggenza nella sfera immaginativa,

e in essa all’incontro diretto con il Cristo eterico.

Così vediamo anche qui l’impulso-Cristo abbracciare tutto il nostro cosmo, dalla sfera spirituale più vicina alla terra, fino al mondo del Budhi. Di là egli dà forza alla corrente dello spirito entro l’uomo, così che più tardi possa venir captata nella coscienza umana e possa sorgere in essa come mondo della vera immaginazione.

21 – Ecco perchè Rudolf Steiner, nel suo commento al primo giorno del Convegno di Natale, il 25/12/1923, congiunse da un lato la II parte della meditazione con i prototipi del mondo (vale a dire, con il mondo dei prototipi, o del Budhi), e dall’altro lato con l’immaginazione universale-, in particolare egli disse: «…si comprenderanno i prototipi cosmici, se si sentirà in sè il misterioso passaggio dal ritmo universale al ritmo del cuore, e attraverso questo si sentirà il ritmo umano, che si svolge misteriosamente, in forma animico-spirituale, tra cuore e polmone». (O.O. 260, pag.56) Poi caratterizza di nuovo questa seconda parte e in essa collega particolarmente il sistema ritmico dell’uomo con l’«immaginazione cosmica» che deve tornare a vivere nell’immaginazione umana (id. pag. 58). Se si confronta questa espressione con quello che Rudolf Steiner dice nel ciclo «Macrocosmo e microcosmo» (O.O.119), sul nesso tra mondo dei prototipi (Budhi) e la conoscenza immaginativa (vedi le citazioni da questo ciclo a pag. 316 e seg.), si può allora ottenere un’immagina chiara.

21a – Il nuovo Bodisatva deve adempiere sulla Terra solo a una parte della volontà del Cristo che proviene dal mondo della Provvidenza, perchè tale «volontà del Cristo» potrà essere realizzata tutta, solo alla fine della missione dell’ultimo Bodisatva:

«E solo quando l’ultimo Bodisatva appartenente al Cristo avrà compiuto il suo lavoro,

l’umanità sentirà ciò che il Cristo è; allora sarà animata da una volontà, nella quale vive il Cristo stesso».

(O.O.116, 25/10/1909, RA 1948 pag.246; confronta con la nota 16).

22 – Rudolf Steiner caratterizza l’azione del Cristo come Signore del karma, nella conferenza del 2/12/1911 (O.O.130, EAM 1986, pagg. l2 13) nel modo seguente:

• il Cristo influirà sul pareggio del karma dei diversi uomini, in modo che esso possa accordarsi nel modo migliore

con lo sviluppo di tutta l’umanità (vedi anche 14/10/1911, O.O. 131).

Secondo la testimonianza di Rudolf Steiner alla fine della conferenza del 22/10/1906 (O.O. 96) un influsso diretto di tal fatta sul divenire terrestre è possibile tuttavia solo dalla sfera del Budhi o della Provvidenza. Infatti il vero ruolo della Provvidenza nel mondo, consiste nel fatto che essa inserisce nella totalità dell’universo le singole azioni, nel senso del giusto progresso. Così la «Volontà del Cristo», di cui si parla nella II parte della meditazione, opera dall’inizio del XX secolo nella cerchia della Terra come vera Provvidenza per il mondo degli uomini. C’è dunque per ogni uomo la possibilità, nel processo di pareggio del suo karma individuale, di promuovere nel miglior modo possibile il bene dell’umanità.

23 –   Che il Cristo, a partire dal XX secolo, diventi il Signore del karma

è in stretta relazione con l’esordio della chiaroveggenza immaginativa naturale,

che a sua volta può sorgere perchè il Cristo rende possibile all’uomo del tempo presente di captare nella sua anima

la corrente dello Spirito Santo che scende dal mondo della Provvidenza (vedi nota 20).

La relazione tra questi due eventi è ancora confermata dal fatto

che una delle prime esperienze prodotte dalla nuova chiaroveggenza

sarà quella di sperimentare il proprio karma e anzitutto le conseguenze karmiche delle proprie azioni

(vedi la conferenza del 14/10A9U, O.O. DI).

• Per approfondire ora la comprensione di questo importante mistero del nostro tempo, vogliamo rivolgerci al IV ritmo del Convegno di Natale, trattato nel V capitolo, ove venne descritto che l’anima contempla durante la mezzanotte-cosmica come il proprio karma venga prodotto dalla attività di tutte nove le gerarchie, attività che le si manifesta nel risuonare unitario della Parola universale (vedi nota 54 del V capitolo). Qui questo processo, che si estende per tutta la seconda metà della vita dopo la morte, si svolge così che il karma, elaborato nella sfera della prima gerarchia, passa nella sfera della seconda e infine in quella della terza. In questa sfera l’anima umana, nel prepararsi alla incarnazione in Terra, percorre uno dopo l’altro i regni degli Arcai, Arcangeli e Angeli, i quali inseriscono il karma elaborato dalle gerarchie a loro superiori, nelle quattro parti costitutive dell’uomo (vedi in particolare gli articoli del 18 e 25/1/1925, O.O. 26). Gli esseri della gerarchia degli Angeli si interessano dunque per ultimi a questo sublime lavoro: essi sono i mediatori tra l’intessere macrocosmico del karma e l’uomo. Questa loro speciale posizione viene a espressione nel fatto che essi, non solo inseriscono definitivamente il karma nell’uomo, ma compiono un’azione ancora più importante, accompagnano l’uomo nel corso della sua vita terrena come «angeli custodi».

Ma proprio in questo «ultimo grado» del grande complesso gerarchico ebbe luogo, in relazione al karma umano,

«nello spazio di tempo tra la fondazione del cristianesimo e l’epoca dell’anima cosciente»

(il cui punto culminante è formato dall’anno 869) una fatale scissione.

Essa consiste nel fatto che una quantità di esseri angelici abbandonò la sfera di Michele

– cioè la sfera delle gerarchie «buone» – e si portò decisamente in opposizione ad esse

(vedi nota 97 del IV cap. e la conferenza del 8/8/1924, O.O. 237).

Ecco perchè si forma, a partire dall’anno 869 fino ai nostri giorni,

un disordine crescente nei rapporti karmici degli uomini.

In altre parole, il karma elaborato dall’insieme delle più alte gerarchie,

in seguito alla «scissione» avvenuta entro l’ultimo grado gerarchico

(nel regno degli Angeli), non può svolgersi nell’umanità nella giusta guisa.

E in questa situazione profondamente tragica entra oggi il Cristo eterico.

Egli, come portatore della pienezza della Parola universale (vedi la descrizione del IV ritmo),

è collegato, attraverso il Mistero del Golgota, con il karma di tutta l’umanità.

Oggi però egli opera nel mondo soprasensibile confinante con la Terra nella «figura esteriore» di un Angelo

(vedi la conferenza del 2/5/1913, O.O. 152, RA 1979 pagg.73 75 77),

mediante la quale egli ottiene l’accesso ai nessi karmici di ogni singolo uomo.

(Nel III capitolo del libro «La direzione spirituale dell’uomo e dell’umanità», O.O. 15,

Rudolf Steiner parla anche del fatto che il Cristo agisce, nel nostro tempo,

attraverso tutta la gerarchia angelica nella sua totalità.)

Così nell’attuale epoca di signoria di Michele, il Cristo compare come Signore del karma, principalmente

laddove le condizioni karmiche si sono fatte particolarmente caotiche, ciò che avviene appunto nel regno degli Angeli,

cosicché egli da oggi in poi rende possibile agli uomini, mediante la sua opera risanatrice,

di lavorare al pareggio del proprio karma, in quanto essi conseguono a poco a poco un rapporto cosciente con esso.

Una porta aperta su tale rapporto cosciente con il karma è costituita dall’antroposofia.

 

 

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