Il rinnovamento dell’antico monito dei misteri «Conosci te stesso»

Possano udirlo gli uomini


 

L’antico monito dei misteri «Conosci te stesso»

doveva essere rinnovato durante il Convegno di Natale da questo spirito micheliano centrale della nostra epoca.

Da allora, per ogni uomo che vuole percorrere in libertà e in piena coscienza la via dell’autoconoscenza,

sono aperte le porte dei Nuovi Misteri, dando inizio in tal modo a una nuova fase della storia dei misteri nell’umanità.

 

Il processo di apertura dei Nuovi Misteri stessi fu introdotto da Rudolf Steiner con la lettura delle tre prime parti microcosmiche della meditazione della Pietra di Fondazione.

In esse, al triplice appello all’anima dell’uomo segue l’indicazione di ciò che ogni uomo pensante oggi può raggiungere unicamente in base alla propria esperienza terrena e le proprie osservazioni sensoriali esteriori, senza necessitare di una qualche percezione soprasensibile. Si tratta della tripartizione del proprio organismo fisico.

La scienza moderna è estremamente prevenuta, e non riconosce ancora l’idea dei tre sistemi dell’organismo umano come chiave per la comprensione del corpo fisico: il sistema di ricambio e delle membra, il sistema ritmico, che è concentrato soprattutto nel cuore e nei polmoni, e il sistema neurosensoriale, che è concentrato soprattutto nel capo.

 

Vediamo che Rudolf Steiner cominciò il processo di rinnovamento dell’essere dei misteri in modo strettamente fenomenologico (in senso goetheanistico) con ciò che oggi è accessibile alla percezione e alla comprensione di ogni essere umano.

• La successione in cui si schiude la natura dei tre sistemi (membra – cuore – capo) – a questo fece già riferimento Rudolf Grosse – rispecchia il processo di passaggio dal sonno alla coscienza di veglia o al risveglio e, in un senso più ampio, il processo di incarnazione dell’anima nel corpo terreno.11

Continuando a lavorare su tale fondamento, con l’aiuto della conformazione ritmica della meditazione, che dopo l’appello all’anima dell’uomo si compone di 3×12 righe, Rudolf Steiner condusse i suoi ascoltatori dalla triade fisica (corporea) alla triade che rappresenta l’archetipo dell’uomo, vale a dire alla triade di corpo, anima e spirito. Così, già nei seguenti versi (si intende la terza riga di ognuna delle tre parti microcosmiche della meditazione) è data una breve caratteristica della vita umana terrena, che decorre nel «mondo dello spazio» seguendo «il ritmo del tempo».

Riconoscendo l’essere spirituale di esso, l’uomo può percepire il suo collegamento con l’essere eterno del mondo spirituale («dalle profondità dell’eterno»), in cui la sua anima un giorno entrerà, oltrepassando la soglia della morte o durante il processo di iniziazione.12 Nell’ultimo caso l’uomo può riconoscere già durante la vita, ciò che gli si apre altrimenti solo dopo la morte: il grande mistero della sua esistenza terrena, che consiste nell’incessante collegamento del suo «essere proprio spirituale» con il mondo spirituale («il mare dell’esistenza spirituale»), tramite i «pensieri universali» che agiscono nelle profondità spirituali del suo capo.

 

Di conseguenza si dischiude all’uomo il suo originario collegamento con l’intero cosmo visibile:

• con il mondo dello spazio della TERRA tramite l’attività delle proprie membra;

• con l’azione delle stelle mobili (i PIANETI) attraverso il ritmo del suo cuore e dei suoi polmoni;

• con la sfera universale delle STELLE FISSE,

che nel nostro cosmo rappresentano l’immagine dell’esistenza eterna,

attraverso la forma sferica e l’immobilità (la quiete) del proprio capo.

 

Per diventare tuttavia cosciente di questo nesso già durante la vita, l’uomo deve percorrere il cammino della disciplina spirituale, vale a dire, egli deve esercitarsi nel senso indicato dalla moderna scienza dello spirito. Di questo si parla nelle successive righe della meditazione, dove vengono presentati tre esercizi fondamentali:

• il « RICORDARE nello spirito »,

• il « RIFLETTERE nello spirito »

• e il « VEDERE nello spirito ».

 

Grazie a questi esercizi l’uomo a poco a poco può acquisire

«la QUIETE dei PENSIERI» e «l’EQUILIBRIO dell’ANIMA»

che sono necessari, per immergersi nelle «profondità dell’anima», dove gli si può schiudere l’essere dell’io umano

nel processo del suo incessante divenire dal passato attraverso il presente nel futuro.

 

• L’originario «avere la propria esistenza» dell’io nel grembo degli esseri divino-spirituali dei mondi superiori;

• il separarsi da essi al fine di acquisire la libertà individuale nel mondo fisico-sensibile,

• e la conseguente «unione« con essi tramite il divenire coscienti delle «azioni» del generale «divenire universale»

e delle leggi spirituali che le guidano;

• infine la conquista della libertà interiore («perché possa volere in libertà»),

il che permette agli spiriti superiori, di «donare» all’uomo

la «luce dell’essere universale» delle «eterne mete degli Dei»,

grazie a cui egli può diventare il loro collaboratore nella creazione di un nuovo cosmo (vedi O.O. 13).

 

Solo una simile penetrazione nel mistero del divenire del proprio io

permette al discepolo dello spirito di cominciare un lavoro cosciente

alla trasformazione delle forze basilari del proprio corpo astrale,

del pensare, sentire e volere, partendo dall’impulso dell’io.

• In questo stadio le forze della sua volontà non lo afferrano ancora completamente

(fino nei substrati del Karma agenti in esse), bensì soltanto sul piano della loro apparizione nelle azioni umane,

che danno forma al contenuto della sua vita e lo portano a compimento.

• In questo grado della propria evoluzione interiore

il discepolo dello spirito impara a «pensare veramente», «sentire veramente» e a «vivere veramente»13.

 

La parola «veramente» («wahrhaft») indica qui il processo di purificazione (della catarsi) delle tre forze dell’anima a cui l’io le sottopone quale loro «signore» (Kyrios), mentre le conduce gradualmente all’armonia con l’intero cosmo (il triplice mondo di terra, pianeti e stelle fisse), vale a dire le pone in un vero collegamento con esso. Una tale purificazione del corpo astrale significa che il discepolo dello spirito trasforma a poco a poco le forze di questo in ciò che in tutti i tempi nell’esoterismo cristiano venne nominato la «Vergine Sofia», microcosmica (vedi 0.0. 103, 31.5.1908). Ma la parola «veramente» non indica soltanto la purezza del corpo astrale, bensì anche il carattere di saggezza (verità) proprio della Sofia,14 che il corpo astrale raggiunge, grazie al lavoro cosciente dell’io sul corpo astrale stesso. (In altre conferenze e nei suoi scritti Rudolf Steiner caratterizzò questo processo come la trasformazione del corpo astrale nel sé spirituale).

Ora «l’anima dell’uomo» può ottenere il primo frutto dell’autoconoscenza: può riconoscere grazie alle risvegliate forze della Sofia, ovvero della saggezza divina, l’archetipo dell’uomo come essere tripartito costituito da corpo, anima e spirito. A questa conoscenza rimandano i versi in conclusione, in cui si parla dell’«essere universale dell’uomo», e questo è nel mondo spirituale il corpo fisico, che sulla terra rappresenta un riflesso microcosmico dell’intero universo spirituale; e si parla della sua «attività dell’anima» e delle sue «profondità dello spirito».

Così, nelle tre parti microcosmiche della meditazione, Rudolf Steiner stabilì un ponte,

che porta dalla triade terrena dell’uomo (i tre sistemi del suo corpo fisico)

al suo archetipo, come descritto in forma classica nel suo libro Teosofia (0.0. 9, 1904).

 

Qui fu descritto per la prima volta, come l’uomo tripartito, che consiste di corpo, anima e spirito, sia un cittadino di tre mondi: di quello fisico-sensibile, di quello animico e di quello spirituale. Con questo libro fu diffusa nella civiltà occidentale la conoscenza dell’uomo come essere tripartito, quale microcosmo collegato con l’intero macrocosmo e con i suoi tre mondi, il mondo dei corpi, delle anime e degli spiriti. La ragione storico-spirituale di questo atto di Rudolf Steiner sta senza dubbio in uno dei più tragici eventi della storia cristiana: l’eliminazione del principio dello spirito dall’essere tripartito dell’uomo nell’ottavo Concilio Ecclesiastico a Costantinopoli.15

Questo fatto ebbe come conseguenza che la civiltà occidentale perse la tricotomia formulata in modo classico da Paolo nella sua prima lettera ai Tessalonicesi (5,23). Questo errore fatale e di certo gravido di conseguenze della civiltà occidentale fu corretto da Rudolf Steiner già all’inizio della sua attività antroposofica. E nel Convegno di Natale, la tricotomia da egli ristabilita venne poi collegata con la tripartizione fisica dell’uomo, come punto di partenza di una vera autoconoscenza.

 

Dopo avere raggiunto in tal modo

il primo grado del rinnovamento dell’antico principio dei misteri «Conosci te stesso»,

Rudolf Steiner rilevò che questo rinnovamento

deve avvenire su tutti e tre i piani ai quali appartiene l’uomo

«secondo spirito, anima e corpo», vale a dire in conformità con il suo archetipo.

 

In altre parole, dopo che il principio del «Conosci te stesso» è stato rinnovato sul piano «corporeo» questo ora doveva avvenire anche sui piani superiori, sul piano «animico» e su quello «spirituale», affinché si possa infine comprendere «l’intero essere dell’uomo», ponendo con ciò il fondamento per un cammino di conoscenza completamente nuovo, d’ora in poi accessibile ad ogni uomo.

Ma prima di passare al secondo grado, quello «animico», Rudolf Steiner, da geniale pedagogo e insegnante, concesse ai suoi ascoltatori una breve pausa di respiro, una sorta di intermezzo tra i due possenti cicli di ascesa. Egli raccontò ai presenti in brevi parole, come egli stesso durante la sua ricerca spirituale aveva scoperto l’archetipo del corpo fisico, che si compone dei tre sistemi delle membra, del cuore e del capo. Secondo le sue parole questa triade gli si era rivelata già molto prima alla visione soprasensibile, ma solo «nell’ultimo decennio, durante la tempesta della guerra» egli era riuscito a «portare» questa esperienza spirituale ad una tale «maturazione» in sé da poterla prendere «dai mondi spirituali» ed esprimerla in forme di pensiero accessibili a tutti. Tutto questo fu poi pubblicato come «ampliamento» del libro Enigmi dell’anima (O.O. 21).

 

Rudolf Steiner concluse questa breve digressione nel passato facendo notare che prima si trattava del rinnovamento dell’autoconoscenza dell’uomo nel senso della sua vita «fisica» nei tre sistemi del suo corpo fisico e passò poi al successivo grado, al rinnovamento della formula dei misteri del «Conosci te stesso» sul piano animico.

A differenza del mondo fisico, nel mondo animico tutto riceve immediatamente un carattere essenziale. Qui non si tratta di cose o di forme apparenti («sistemi»), bensì di concreti esseri spirituali, che a questo grado si esprimono attraverso i loro involucri animici. Questi esseri possono manifestarsi all’uomo, se egli porta loro incontro una comprensione non solo intellettiva, bensì una nuova comprensione del cuore. Nell’uomo il cuore è la sede dell’anima. E così Rudolf Steiner si rivolse ora direttamente ai cuori dei presenti.

 

Aprire agli esseri dei mondi superiori le porte animiche del cuore,

farli divenire le guide nel cammino alla conoscenza di ciò che è nascosto dietro il fenomeno fisico-corporeo dell’uomo,

quale suo archetipo animico, questo è il contenuto del secondo grado.

 

Adesso Rudolf Steiner si rivolge agli «spiriti universali» delle gerarchie superiori che hanno la facoltà di «vivificare» l’anima dell’uomo; egli invoca soprattutto quell’essere della loro schiera che è collegato direttamente con la nascita della scienza dello spirito sulla terra e ciò significa anche con il processo di rinnovamento dei misteri iniziato nel Convegno di Natale. Questo è l’essere Anthropos-Sofia.16 Rudolf Steiner parlò testualmente dell’uomo, che «mentre accoglie in sé questa tripartizione [di membra, cuore e capo] nel giusto modo, come ieri è stato indicato, compenetrando e vivificando il suo cuore con Antroposofia» (O.O. 260, 25.12.1923).

 

Con queste parole egli si riferì alla conferenza della sera precedente, la prima conferenza di un ciclo serale di nove conferenze dal titolo «La storia del mondo alla luce dell’antroposofia e quale fondamento per la conoscenza dello spirito umano» che accompagnarono l’intero Convegno di Natale. In questa conferenza Rudolf Steiner parlò del fatto, che in oriente gli uomini in tempi antichi sperimentavano la tripartizione fisica dell’uomo nel loro rapporto con l’intero cosmo. Tale descrizione culmina nelle parole: «Nella testa [l’antico uomo orientale] era nella terra, nel torace e nel cuore si trovava nell’ambiente circostante [in particolare nel sole], nelle sue membra si trovava nel cosmo stellare… In quel tempo tutta la vita dell’uomo era strettamente congiunta con l’universo, con il cosmo» (0.0. 233, 24.12.1923). Nel nostro tempo questo antico sapere deve essere raggiunto nuovamente, però in un nuovo grado, grazie alla moderna scienza di iniziazione. Perciò queste parole si riferiscono in anticipo con tale chiarezza alla meditazione della Pietra di Fondazione data il giorno dopo. Infatti, una tale esperienza «cosmica» della tripartizione corporea dell’uomo è soltanto possibile se l’uomo «accoglie in sé questa tripartizione nel giusto modo», «compenetrando e vivificando il suo cuore con Antroposofia». E questo significa che anche Rudolf Steiner stesso nel suo cammino era giunto all’esperienza di questa tripartizione e ne fece poi il fondamento della meditazione della Pietra di Fondazione.

 

Così Rudolf Steiner all’inizio del secondo grado, quello «animico»

del rinnovamento dell’antico monito dei misteri «O uomo, conosci te stesso»

parlò della necessità di «compenetrare e vivificare il proprio cuore con Antroposofia».

 

È in questo infatti che consiste la premessa fondamentale per raggiungere tale grado. Ma come far sì che un tale essere dei mondi superiori compenetri e vivifichi il proprio cuore? Ciò è solamente possibile se Antroposofia entra veramente nel cuore, trovando in esso la sua dimora.

 

Se vogliamo descriverlo in un linguaggio più animico, possiamo dire:

Dobbiamo amare Anthropos-Sofia con tutte le nostre forze,17

allora entrerà nel nostro cuore e diverrà in esso una guida nel cammino di autoconoscenza.18

Solo così l’uomo comprenderà «nel giusto modo» la tripartizione del suo essere sul piano successivo,

quello animico dell’autoconoscenza e potrà realizzarla con la guida dell’essere vivente Anthropos-Sofia.

 

Questo chiarisce anche il perché Rudolf Steiner parlò più volte di rinnovare il «Conosci te stesso» secondo spirito, anima e corpo, seguendo tuttavia il processo di rinnovamento stesso nell’ordine inverso: Egli inizia con il corpo passando poi all’anima e allo spirito.

Infatti, il primo cammino è quello in cui l’iniziato odierno porta sulla terra dai mondi superiori il nuovo impulso spirituale, mentre l’ordine inverso (corpo – anima – spirito) rappresenta il secondo cammino, nel quale ogni uomo di buona volontà dal mondo fisico può innalzarsi in un primo momento al mondo animico e poi al mondo spirituale. Tuttavia, se questo cammino viene intrapreso sotto la guida dell’essere Anthropos-Sofia, possiamo distinguere con chiarezza tre stadi consecutivi. Anzitutto, come abbiamo visto, l’uomo fa entrare Anthropos-Sofia nel suo cuore;19 poi «accoglie in sé [nella sua anima] questa tripartizione nel giusto modo» [ i tre sistemi del corpo fisico], dopodiché cerca di riconoscerla con tutte le sue forze, non solo con il suo pensare ma anche con il suo sentire e volere, vale a dire con tutto l’uomo.

 

• «Impara a conoscere sentendo e volendo» così formulò Rudolf Steiner la natura del terzo stadio,

creandone il fondamento mediante la lettura

delle tre parti microcosmiche della meditazione della Pietra di Fondazione,

in cui si parla della trasformazione del pensare, sentire e volere (vivere) in Sofia microcosmica.

 

Adesso, trovandosi sotto la guida dell’essere soprasensibile Anthropos-Sofia, l’uomo può immergersi di nuovo nella tripartizione dell’organismo fisico per viverla sul piano animico. Le parole «compenetrando e vivificando» e «vivificandolo», pronunciate due volte da Rudolf Steiner caratterizzano esattamente la natura di questo grado:

«Compenetrando e vivificando il suo cuore con Antroposofia»

e «vivificandolo [l’uomo] gli spiriti universali».

 

Quest’ultimi sono innanzi tutto spiriti gerarchici collegati con la cosmica Sofia e la cui sfera d’azione si estende dagli spiriti della saggezza, i quali sull’antico sole donarono all’uomo il corpo eterico o vitale, fino agli angeli.19a

In tal senso possiamo comprendere anche l’esposizione di Rudolf Steiner nella seconda lettera ai Soci della Società Antroposofica:

• «L’Antroposofia può prosperare solo come qualcosa di vivente, poiché il suo tratto fondamentale è vita. Essa è vita fluente dallo spirito. Perciò vuole essere coltivata dall’anima vitale, dal caldo cuore» (O.O. 260a, 27.1.1924).

 

Questo processo di compenetrazione e vivificazione dell’intera vita dell’anima deve afferrare l’uomo con una forza tale, da divenire la tripartizione fisica del suo essere dinanzi al suo sguardo interiore per così dire, trasparente affinché le forze puramente spirituali che stanno alla base di essa emergano. Sono tre tipi di forze che si rivelano all’uomo se osserva con gli occhi dell’anima i tre sistemi del suo organismo terrestre.

In primo luogo l’uomo impara a comprendere con l’anima l’operare soprasensibile nel suo sistema del RICAMBIO e delle MEMBRA. Egli rivolge anzitutto l’attenzione a come, riconoscendo, mediante i suoi arti corporei può operare nel mondo dello spazio, partecipando ad esso attivamente e coscientemente.

Qui non si tratta di un riconoscere passivo, astratto, bensì di un riconoscere, grazie al quale l’uomo «nell’attivo comprendere il mondo» riconosce in esso «i suoi doveri, i suoi compiti, la sua missione» e dopodiché li «adempie».

 

In un tale divenir cosciente del rapporto con la sua azione nel mondo, l’uomo si avvicina alla comprensione del suo destino (del Karma) terreno, consistente nel compito o nella missione che egli stesso si è posto nel mondo spirituale con il suo io superiore direttamente prima della sua nascita terrena.

Da allora questo «piano spirituale» della sua imminente incarnazione è presente nelle forze soprasensibili, che stanno alla base della sua organizzazione delle membra. Riconoscendo la sostanza di queste forze, grazie alla guida dell’Anthropos-Sofia, l’uomo impara a comprendere la loro vera natura: essa è cosmica (universale) e nel contempo umana. Il suo aspetto cosmico è collegato con l’io superiore dell’uomo e quello umano con il suo io terreno.

Infatti, la realizzazione del «piano» sulla terra deve reggersi sulla coscienza terrena, vale a dire deve avvenire mediante l’azione individuale e libera dell’io comune dell’uomo.

La realtà spirituale che sta alla base è tuttavia l’unica e la stessa in entrambi i casi.

 

È «la sostanza dell’onnioperante amore umano e cosmico che è una parte della complessiva sostanza universale». Infatti, l’amore è quella forza magica nel mondo che si manifesta nello stesso modo sia nell’uomo, sia nell’intero cosmo spirituale, esso unisce entrambi in un insieme inseparabile e rivela con ciò il loro comune fondamento divino.20

Dell’«amore cosmico operante nell’amore umano» parlò Rudolf Steiner in tale connessione. Egli rilevò in modo del tutto particolare questo carattere in origine sostanziale dell’amore pronunciando nella sua caratterizzazione ben due volte la parola «sostanza».

 

In connessione alla descrizione di questo grado vanno ancora osservati due ulteriori aspetti. Infatti qui si tratta di un testo mantrico di eccezionale concentrazione, che descrive reali processi del mondo spirituale e perciò tutto quanto lo riguarda, fino alle singole parole, la loro successione e il ritmo interiore, ha un profondo significato.

Così ad esempio, la successione delle tre parole: doveri, compiti, missione, pronunciate da Rudolf Steiner nel caratterizzare l’attività spirituale eseguita dall’uomo mediante le sue membra, indica i tre elementi di cui è composto il Karma umano.

 

• Qui la parola «DOVERI» indica il Karma LUNARE che ci portiamo dal PASSATO

(dalle vite terrene passate);

• la parola «COMPITI» indica il Karma puramente TERRENO, creato da noi stessi nel

PRESENTE mentre ci poniamo determinati compiti nella vita e cerchiamo di adempierli;

• e la parola «MISSIONE», alla quale dobbiamo accedere in divenire appena in questa o in una prossima vita,

è connessa al Karma SOLARE che si sta formando gradualmente in noi

e il quale si realizzerà soltanto in FUTURO, nella misura in cui diventiamo servitori dell’umanità.

 

Un secondo aspetto è la necessità dell’attivo afferrare (riconoscere), rilevata con notevole forza da Rudolf Steiner in questo punto del testo, è l’attivo afferrare (riconoscere) collegato all’attività delle nostre membra, contrariamente alle diverse forme di rapporto passivo con la conoscenza superiore per scopi egoistici o interessi personali:

«Non nel tormentato, passivo comprendere il mondo,

bensì nell’ATTIVO afferrare» consiste il processo di conoscenza.

 

Questa energica accentuazione della necessità di sviluppare un riconoscere attivo, alla luce della comunicazione di Rudolf Steiner possiamo comprenderla nel fatto che il maestro guida del cristianesimo esoterico, Christian Rosenkreutz, a partire dal nostro tempo, diventerà il più grande martire dopo il Cristo.

• «I dolori che lo faranno un grande martire dipenderanno dalla circostanza, che gli uomini prenderanno troppo poco la decisione di guardare nella propria anima per cercare l’individualità che si evolve, sottraendosi al disagio che non venga loro presentata, come su un piatto di portata, la verità definita; essa va invece raggiunta con una calda lotta, con una seria ricerca, senza porre altre pretese in nome di colui che si indica con il nome di Christian Rosenkreutz» (O.O. 133, 20.6.1912).

 

Queste parole indicano con chiarezza quanto proprio il tormentato, passivo rapporto con la conoscenza, oggi così diffuso sia posto come eccessivo peso sulle spalle degli iniziati cristiani e soprattutto di Christian Rosenkreutz. Sollevare il suo fardello spirituale deve perciò essere per noi, quali allievi della scienza dello spirito, che oggi costituisce la continuazione del cristianesimo rosicruciano, il compito primario. Sebbene il nome di Christian Rosenkreutz non viene pronunciato durante la Posa della Pietra di Fondazione, ci viene comunque comunicata in questo modo, anche se celato, la sua partecipazione all’evento.

 

È in particolare il collegamento delle parole indicate con la sfera delle membra, e ciò significa anche del sistema osseo, a parlare del compito principale postosi dai veri rosacroce sin dall’inizio: il lavoro interiore alla pietra filosofale o ciò che è la stessa cosa, la completa spiritualizzazione del corpo umano fisico (fino entro il sistema osseo) mediante la sua compenetrazione con le forze del «fantoma» risorto dal sepolcro del Golgota.21

(Nell’ulteriore corso della Posa della Pietra di Fondazione il collegamento con Christian Rosenkreutz emerge con maggiore chiarezza con l’inserimento dei tre motti rosicruciani nelle parti macrocosmiche della meditazione della Pietra di Fondazione, i motti rosicruciani, che costituiscono il punto centrale spirituale e la sorgente primaria delle forze spirituali del cristianesimo esoterico.)

 

In tutt’altro modo Rudolf Steiner descrive le forze spirituali che agiscono alla base del SISTEMA RITMICO. Anche queste oggi devono presentarsi dinanzi all’anima guidata da Anthropos-Sofia, riconoscendo. Divenuto trasparente per il corpo animico, il sistema del cuore e del polmone rappresenta l’immagine microcosmica dei grandi ritmi cosmici che riempiono l’universo. Un «meraviglioso segreto che regna fra cuore e polmone”, così Rudolf Steiner definisce quest’immagine dei «ritmi universali che agiscono attraverso millenni ed eoni nel ritmo del polso e del sangue».

In questa seconda fase del secondo grado, quello animico abbiamo l’elemento animico per eccellenza. Infatti secondo l’antica tradizione dei misteri il cuore è la «sede dell’anima» nell’uomo ed è per questo che in tale contesto Rudolf Steiner parlò anche della «vita animica universale nell’uomo» che diviene ad egli accessibile come «percezione interiore».

 

Per potere tuttavia partecipare coscientemente a questo processo, l’uomo deve anzitutto trasformare il suo cuore in un nuovo organo di percezione, in grado non solo di afferrare idee e concetti nel mondo, bensì la sostanza della saggezza stessa. Poiché colmare l’uomo con la «vita animica universale» significa che il suo avvicinarsi interiore all’anima universale o divina saggezza universale, alla Sofia, può essere raggiunto soltanto se tutto quanto avviene nel sistema ritmico «viene compreso in maniera piena di saggezza con il cuore quale organo di conoscenza».

Allora, dalla sfera della divina Sofia si manifesta all’uomo ciò che spiritualmente sta alla base del sistema ritmico. Questi sono «gli archetipi universali donati da Dio [i quali] efficacemente manifestano il cosmo traendolo da sé». E così, qui si tratta della «rivelazione» della Sofia «piena di saggezza» delle «immagini primordiali dell’esistenza universale», accessibili alle facoltà conoscitive dell’uomo, quando egli penetra nel duplice segreto del sistema ritmico: in un primo momento nel vivere come il ritmo universale nel cuore diventa ritmo umano e poi come questo ritmo si individualizza mediante ciò «che misteriosamente in forma animico-spirituale si svolge fra polmone e cuore».

 

Questo conduce all’unione del cuore umano, quale nuovo organo di conoscenza, con la sfera della Sofia per accogliere da essa le «immagini primordiali dell’esistenza universale» custodite nel suo grembo.

Nel passaggio dal