////03 – LA MEDITAZIONE DELLA PIETRA DI FONDAZIONE E IL MONDO INTERIORE DELLE GERARCHIE

03 – LA MEDITAZIONE DELLA PIETRA DI FONDAZIONE E IL MONDO INTERIORE DELLE GERARCHIE

La Meditazione della Pietra di Fondazione e il mondo interiore delle Gerarchie

La Meditazione della Pietra di Fondazione


 

Nel lavoro meditativo con la Pietra di Fondazione, si può ottenere l’impressione che essa non contiene soltanto una descrizione dell’attività esteriore delle Gerarchie divino-spirituali durante l’evoluzione del mondo da Saturno a Vulcano e persino oltre, bensì anche indicazioni del tutto concrete riguardo la natura della vita interiore delle Gerarchie.

 

Nel ciclo di conferenze «Le entità spirituali nei corpi celesti e nei regni della natura» (O.O. 136) Rudolf Steiner descrisse in modo approfondito questa vita interiore. Qui in un primo momento egli indirizza la nostra attenzione alla vita dell’uomo terrestre, la quale consiste in due esperienze opposte: nel collegamento con il mondo esterno mediante le percezioni esteriori e nella vita interiore, indipendente dal mondo esterno, con i suoi pensieri, sentimenti e impulsi di volontà.

 

Una polarità del tutto assomigliante, tuttavia in una forma completamente diversa

la vivono anche gli esseri della terza Gerarchia, gli Angeli, gli Arcangeli e le Arcai.

Anche loro nei mondi superiori hanno una specie di vita interiore ed esteriore.

Solo che per loro la vita nelle percezioni, a differenza dell’uomo terrestre,

per il quale questa trascorre soltanto nella dedizione passiva alle impressioni esteriori,

significa attività creatrice attiva.

Infatti, per loro, come illustrato da Rudolf Steiner,

«l’intera percezione» è «nel contempo una manifestazione del proprio essere».

 

Oppure detto diversamente,

• la terza Gerarchia

è costituta da entità «le quali percepiscono mentre manifestano,

mentre portano ad espressione ciò che esse stesse sono» (5.4.1912).

 

Con questa particolarità della loro esistenza è poi collegata anche la loro autocoscienza:

«Possiedono il sentimento proprio finché si manifestano all’ esterno» (ibidem).

 

• Il polo opposto a tale condizione è costituito dal loro rivolgersi al proprio mondo interiore.

• Emerge un particolare tipo di vita interiore, nella quale, approfondendosi in se stessi,

sono in grado di percepire le manifestazioni delle Gerarchie superiori

(della seconda e della prima Gerarchia).

• Queste manifestazioni colmano poi il loro intero essere interiore come una possente contemplazione spirituale.

Questa vita interiore delle entità della terza Gerarchia

non ha nulla in comune con gli interessi egoistici propri dell’uomo

che egli coltiva maggiormente per i propri pensieri, sentimenti e impulsi di volontà,

ma consiste soprattutto nell’aprirsi del loro mondo interiore di fronte agli esseri gerarchici superiori.

 

• «Allora nel loro essere entra qualcosa come la manifestazione di mondi spirituali che sono superiori a loro stessi»,

«in cui si trovano colmati da altre entità che sono superiori a loro stessi» (ibidem).

 

Rudolf Steiner definì questa loro seconda condizione di coscienza «riempimento di Spirito» (ibidem)

che assomiglia ad una «luce spirituale» che si riversa in essi.

 

 

Una ulteriore particolarità delle due condizioni di coscienza delle entità della terza Gerarchia è che esse non riescono ad essere menzognere!

Infatti, qualsiasi menzogna significherebbe per loro una manifestazione verso l’esterno di qualcosa che non corrisponde al loro contenuto interiore (all’essere colmati dallo Spirito).

 

Ma poiché per gli Spiriti della terza Gerarchia la manifestazione del loro essere verso l’esterno

nel contempo è il fondamento della loro autocoscienza, qualsiasi menzogna la spegnerebbe inevitabilmente,

vale a dire che perderebbero se stessi e questo equivarrebbe a una radicale negazione della propria natura.

E «così queste entità devono vivere nel regno dell’assoluta verità, se vogliono sperimentarsi» (ibidem).

Le entità della terza Gerarchia possono diventare grandi Maestri della verità per gli uomini terrestri.

 

In modo del tutto diverso si presentano le due condizioni di coscienza

delle entità della seconda Gerarchia, Exusiai, Dynamis, Kyriotetes.

Anche loro nell’attività corrispondente alla percezione umana manifestano il proprio essere verso l’esterno.

A differenza delle entità della terza Gerarchia tuttavia,

«questa manifestazione del loro essere si conserva come qualcosa di autonomo,

che si separa da queste stesse entità» (6.4.1912),

mentre ciò che da essi si separa, possiede un carattere sostanziale, vale a dire è di per sé un essere.

 

▸«Non solo manifestano il loro sé, come le entità della terza Gerarchia, ma separano questo essere da se stessi,

cosicché esso rimane conservato, quale entità autonoma» (ibidem).

Così gli Spiriti della seconda Gerarchia, durante la loro attività di percezione,

nel mondo esterno creano incessantemente impronte o immagini del loro essere

che in esso continuano a esistere oggettivamente.

 

Se tuttavia questi Spiriti si rivolgono a se stessi, allora la loro vita interiore consiste

nel colmare di forze vitali le oggettive (sostanziali) impronte da loro create:

«La conseguenza di un tale creare se stessi è sempre la creazione di vita» (ibidem).

 

• E se il «riempimento di Spirito» nella terza Gerarchia allo sguardo immaginativo

si rivela come un fluire di «luce spirituale» nel loro essere interiore,

• allora il processo di «creazione di vita» nelle impronte divenute autonome degli Spiriti della seconda Gerarchia,

è collegato con la percezione ispirativa del «risuonare spirituale» o della «musica delle sfere» (ibidem).

 

• Così come le entità della terza Gerarchia dimorano nel regno dell’assoluta verità,

• così le entità della seconda Gerarchia dimorano nel regno dell’assoluta bellezza.

Infatti, le entità autonome, create costantemente dalla seconda Gerarchia

sono un’immagine del loro mondo interiore, colmato dalla massima bellezza ed armonia.

 

Nel risuonare della musica delle sfere,

la più perfetta espressione della bellezza ed armonia del loro mondo interiore oggettivato,

si manifestano nel macrocosmo gli Spiriti della seconda Gerarchia.

Ed è per questo che possono essere i grandi Maestri della bellezza e dell’armonia per gli uomini terrestri.

 

Per quanto ora riguarda la prima Gerarchia dei Troni, Cherubini e Serafini,

la loro vita di percezione non consiste solo nella creazione di nuovi esseri,

quale immagine del proprio essere che con ciò sono dipendenti dai loro creatori,

ma consiste nella creazione di nuovi mondi, che sono in grado

di condurre una vita autonoma, del tutto indipendente dai loro creatori.

 

• Se quindi le creature della seconda Gerarchia ricadono subito alla morte

e alla dissoluzione, appena vengono abbandonati dai loro creatori,

• le creazioni della prima Gerarchia continuano a esistere anche quando gli Spiriti

che le hanno create si separano da esse, perché si assumono altri compiti nell’universo:

▸«Non portano quindi con sé la loro creazione,

bensì questa creazione rimane anche quando la abbandonano» (7.4.1912).

 

E questo significa che gli Spiriti della prima Gerarchia ascendono

a ciò che Rudolf Steiner nomina «creazione di mondi», con la quale nel cosmo nascono nuovi mondi,

«queste entità possono lasciarli, ma essi rimangono comunque come qualcosa di autonomo, di oggettivo» (ibidem).

I mondi creati dalla prima Gerarchia hanno così la facoltà di svilupparsi ulteriormente in autonomia.

 

Quando tuttavia gli Spiriti di questa Gerarchia passano all’esperienza della loro vita interiore,

durante questa attività essi creano nuovi Spiriti che abitano nei mondi autonomi da loro creati, esistenti nell’universo:

• «La condizione interiore di coscienza, l’esperienza interiore,

per queste entità della prima Gerarchia sta nel creare, nel rendere autonome entità …

Creare degli esseri, questa è la loro vita interiore» (ibidem).

 

Una tale creazione di nuovi mondi con entità autonome per gli Spiriti della prima Gerarchia è possibile soltanto perché conferiscono alla loro creazione un impulso del bene così possente, affinché i mondi da loro creati siano in grado di esistere anche indipendentemente dai loro creatori celesti e di svilupparsi ulteriormente.

Per cui questi Spiriti della prima Gerarchia possono essere grandi Maestri del bene per gli uomini terrestri.

 

 

Tutto questo ha un diretto rapporto

con ciò che nella meditazione della Pietra di Fondazione è rappresentato come l’agire delle tre Gerarchie.

Così la sua terza parte

parla del rapporto delle entità della terza Gerarchia con l’impulso dello Spirito Santo,

il quale colma il loro essere interiore con i «pensieri universali», vale a dire con i pensieri della verità.

 

Questi pensieri universali che portano in sé le «eterne mete degli Dei»

si dischiudono alla coscienza immaginativa come «luce dell’essere universale» che fluisce dall’alto

e che nella terza Gerarchia suscita «l’essere colmati dallo Spirito».

Il loro intero essere interiore aspira a raggiungere questa condizione.

 

E per questo la meditazione dice:

 

«Archai, Archangeloi, Angeloi,

Fate implorare dalle profondità,

Quanto viene udito nelle altezze;

Questo dice:

Per Spiritum Sanctum Reviviscimus.»

 

Questa incessante preghiera delle entità della terza Gerarchia, rivolta allo Spirito Santo,

rappresenta una parte inseparabile della loro entità interiore.

È per questo che nel medioevo vennero spesso illustrati nella figura di esseri in preghiera, rivolgenti inni e lode a Dio.

 

Riguardo gli uomini, il compito della terza Gerarchia

è quello di portare la luce di verità («la luce dell’essere universale») alla coscienza terrena dell’uomo

per dargli così la possibilità di riconoscere «i pensieri universali» delle Gerarchie,

conforme ai quali un tempo vennero creati il cosmo e l’uomo.

 

Questi «pensieri universali»

vivono in tutte le cose e gli esseri del mondo materiale,

devono però essere liberati dall’essere legati alla materia,

mediante l’attiva azione della coscienza umana.

 

▸ «L’io proprio» dell’uomo, riconoscendo le profondità dello Spirito nel mondo

può riunire i «pensieri universali» che riposano nelle cose con la loro sorgente primordiale, la luce dello Spirito Santo,

ciò che è l’inizio del loro processo di resurrezione – «Per Spiritum Sanctum reviviscimus».

 

Perciò la meditazione dice che

i «pensieri universali» nelle «profondità» del mondo «implorano luce»,

vale a dire la luce della verità con la quale possono congiungersi mediante l’attività conoscitiva dell’uomo.

 

• E questo significa che una tale resurrezione dei «pensieri universali» racchiusi nelle cose

è possibile con l’aiuto della luce della verità, soltanto quando l’uomo

ha conseguito la facoltà di «pensare» «veramente» nelle sue «profondità dello Spirito».

• E questo, nel nostro tempo, è possibile solo mediante lo studio delle comunicazioni della scienza dello spirito

che comprende il primo grado del moderno cammino di iniziazione.

 

Ma per accogliere in sé la luce della verità, l’uomo deve

• non solo colmare il suo pensare con il contenuto spirituale di essa,

• ma deve raggiungere anche il successivo grado,

consistente nell’esperienza immaginativa dell’uomo con l’universo.

 

Lo sviluppare in sé questa facoltà immaginativa

è uno dei compiti più importanti dell’attuale quinto periodo di civiltà postatlantico.

• A questo scopo, il vero pensare conquistato nel grado precedente

nel corso dell’ulteriore lavoro meditativo deve essere portato alla piena quiete,

affinché a poco a poco nell’anima possa sorgere il vedere immaginativo nello Spirito.

 

Lo indicano le parole nella terza parte della meditazione:

 

«Esercita il vedere nello Spirito

Nella quiete dei pensieri,

Dove le eterne mete degli Dei

Luce dell’essere universale

All’io proprio

Perché possa volere in libertà

Donano.»

 

Mediante un tale lavoro meditativo l’uomo può afferrare la «luce dell’essere universale»

che, proveniente dalla sfera dello Spirito Santo,

gli viene portata incontro dalle entità della terza Gerarchia,

e se l’uomo la accoglie nella sua coscienza, egli diventerà in piena libertà

collaboratore delle Gerarchie superiori nel raggiungimento delle loro «eterne mete».

 

Questo passaggio dell’anima dell’uomo

• dal pensare i pensieri scientifico-spirituali

• al loro vedere immaginativo

è l’inizio del graduale risveglio dell’anima,

mentre l’anima dai pensieri terreni si innalza ai loro archetipi nel mondo spirituale

– i pensieri universali della terza Gerarchia.

 

Nella versione pubblicata della meditazione della Pietra di Fondazione

Rudolf Steiner tradusse il motto rosicruciano «Per Spiritum Sanctum reviviscimus»

con «Nei pensieri universali dello Spirito si desti l’anima».

 

La terza parte della meditazione conduce l’allievo della scienza dello spirito

a un tale risveglio dell’anima dell’uomo nel regno della terza Gerarchia.

Il risveglio stesso avviene in modo tale, che egli in forma microcosmica

sperimenta nella sua anima qualcosa di assomigliante

a ciò che le entità della terza Gerarchia portano in sé macrocosmicamente:

«l’essere colmati dallo Spirito Santo».22

 

• Così come la terza parte della meditazione descrive la vita interiore di Arcai, Arcangeli, e Angeli,

• così la sua seconda parte caratterizza la vita interiore di Kyriotetes, Dynamis ed Exusiai.

• E se per gli Spiriti della terza Gerarchia l’agire dello Spirito Santo

è il più alto ideale e archetipo che in tutti gli esseri risveglia la coscienza superiore

(per cui gli Spiriti della terza Gerarchia nella meditazione vengono nominati

anche «Spiriti delle anime», perché agiscono entro l’anima umana),

• così per gli Spiriti della seconda Gerarchia il Cristo, quale Parola universale creatrice

è il più alto ideale e archetipo per il loro agire nel cosmo.

 

Come già descritto in precedenza, l’agire interiore della seconda Gerarchia

consiste nel colmare di vita gli esseri da essa creati.

È possibile paragonare questo agire con la musica cosmica o armonia delle sfere.

• E altrettanto, come la Parola universale che creò il cosmo mediante le Gerarchie

non lascia il cosmo, bensì rimane collegata alla sua creazione, imitandola,

• anche gli Spiriti della seconda Gerarchia mantengono un legame indissolubile con la loro creazione.

 

La massima espressione di un tale collegamento del Logos con il cosmo

è rappresentata dalla discesa del Cristo nel nostro mondo,

• in un primo momento la sua unione con il Sole, vale a dire con la sfera d’azione della seconda Gerarchia

• e dopodiché con la Terra e l’umanità.

 

Per il Cristo stesso questa azione fu un atto della sua divina, libera volontà (vedi O.O. 131, 14.10.1911).

Tutto questo si può trovare nelle parole:

 

«Poiché la Volontà del Cristo domina all’intorno

Nei ritmi universali dispensatrice di grazia alle anime.

Kyriotetes, Dynamis, Exusiai…»

 

Queste parole indicano

che il più alto archetipo per gli Spiriti della seconda Gerarchia è l’entità del Cristo,

al cui servizio essi stanno, cercando di assolvere la sua volontà.

 

Inoltre essi caratterizzano il vero essere della propria vita interiore,

collegata con la musica delle sfere o i «ritmi universali» che colmano l’universo.

Di essi parla la strofa microcosmica della seconda parte della meditazione

come delle «fluttuanti/azioni del divenire universale».

 

Anche il fatto che gli Spiriti della seconda Gerarchia

non abbandonano mai la loro creazione, bensì la «congiungono» sempre a nuovo

con il proprio essere e così con il regno onnicomprendente del Logos solare,

viene indicato nelle parole della meditazione: «L’io proprio / All’Io universale / Congiungono».

 

Quali esseri che prevalentemente abitano la sfera solare,

gli Spiriti della seconda Gerarchia stanno dietro a tutte le apparizioni della luce nel nostro mondo,

come anche a tutti gli svariati colori prodotti dalla luce.

• Tutto ciò che attribuiamo alla sfera della bellezza,

nel mondo terrestre diventa visibile mediante l’agire della luce,

la cui sorgente è il Sole che nella volta del cielo si muove da Est a Ovest.

 

Nella meditazione lo indicano le parole:

 

«Kyriotetes, Dynamis, Exusiai,

Fate che l’Oriente accenda di fuoco,

Ciò che attraverso l’Occidente assume forma.

Questo dice:

In Christo morimur.»

 

Se ora portiamo a coscienza che nel linguaggio dell’esoterismo

«Oriente» significa sempre mondo spirituale e «Occidente» mondo materiale,

nelle righe citate possiamo vedere un’indicazione alla missione della vera arte.

Infatti, il suo compito consiste nel creare nel mondo della materia nuove forme:

architettoniche, plastiche, dei dipinti, musicali, poetiche e così via,

per un contenuto che l’artista ha accolto dal mondo spirituale.

 

Questa attività creativa dell’uomo

contiene anche la sorgente della bellezza nel mondo terrestre. In ciò,

• nelle arti spaziali partecipano più le forze degli Spiriti della forma

• e nelle arti temporali quelle degli Spiriti del movimento,

• mentre le forze degli Spiriti della saggezza, compenetrano tutti i tipi di arte

e conferiscono loro la qualità che sperimentiamo come bellezza.

 

Detto diversamente, la bellezza nasce nel mondo terrestre,

quando mediante l’attività creativa dell’uomo,

lo Spirito che emerge dalla sfera degli Spiriti della saggezza inizia a splendere nella materia,

e questi Spiriti prevalentemente sono di natura simile alla Sofia23,

mentre l’apparizione dello Spirito rappresenta il primo grado della futura spiritualizzazione della materia.

 

Il fatto che la definitiva spiritualizzazione del mondo (la sua «salvezza»)

inizia con la bellezza, venne sperimentato con particolare intensità da F. M. Dostojewsky

ed egli portò ad espressione questo pensiero con le famose parole: «La bellezza salverà il mondo».

 

Questa verità la annuncia il Sole di ogni anima umana che sorge al mattino

e nel mondo spirituale gli Spiriti della seconda Gerarchia che stanno dietro ad esso.

Il motto rosicruciano in latino che costituisce il centro

della seconda parte della meditazione della Pietra di Fondazione,

nella versione pubblicata venne tradotto da Rudolf Steiner con: «Nel Cristo vivrà la morte».

 

Il superamento della morte tramite la vita cosmica,

ciò che è possibile soltanto sulla Terra nel corpo fisico,

ha una corrispondenza nel fatto che nella sfera solare della seconda Gerarchia

tutti gli esseri da essa creati vengono dotati di vita.

• Queste correnti di vita della seconda Gerarchia, tramite gli Spiriti fluiscono incessantemente dal Sole,

risvegliando e vivificando tutto ciò che vive sulla Terra durante il corso dell’anno.

 

Ciò che ogni volta a Pasqua, tramite questa Gerarchia, a partire dal Sole diventa realtà

e ciò che in tutti i tempi veniva festeggiato nei Misteri

come una festa simbolica del Dio morente e risorgente nella natura

(i culti degli Dei del Sole: Baldur, Adonis, Mitra, Attis, Osiris e altri)

è divenuta realtà sul piano fisico un’unica volta nel Mistero del Golgota,

non come simbolo, ma come un fatto reale della storia umana.

 

Così nell’evoluzione della Terra venne posto il fondamento per la futura unione della Terra con il Sole

e le parole: «Nel Cristo vivrà la morte» dal punto di vista esoterico significano:

• Mediante l’azione del Cristo sul Golgota

la Terra ha accolto la forza spirituale che la condurrà a diventare un nuovo Sole.

• E all’umanità venne donata la possibilità di conquistare la vita eterna,

il cui inizio è rappresentato dalla cosciente collaborazione con gli Spiriti della seconda Gerarchia,

guide dell’eone terrestre.

 

Poiché nella materia agiscono le forze della morte,

mentre le forze della vita provengono dalla sfera del Sole.

 

Rudolf Steiner indicò con le seguenti parole tale connessione fra la morte del Cristo sul Golgota

e l’inizio del risplendere di un nuovo Sole nelle profondità della Terra:

• «Il primo impulso per il divenire Sole della nostre Terra venne dato allora,

quando il sangue fluì dalle ferite del Redentore sul Golgota …

Allora venne creato un nuovo punto centrale cosmico» (O.O. 112, 6.7.1909).

Ed egli continuò:

▸«Dobbiamo però comprendere che, osservando il Cristo morente,

assistiamo all’inizio della formazione di un nuovo ‘Sole’» (ibidem).

 

Nella prima parte della meditazione della Pietra di Fondazione è contenuta

una descrizione della vita interiore della più alta Gerarchia, i Serafini, Cherubini, Troni.

Come detto, la particolarità del loro agire è che

• non creano soltanto nuovi mondi ed esseri che li abitano,

bensì conferiscono inoltre a questi la facoltà della completa autonomia, vale a dire

la possibilità di esistere indipendenti e di procedere a nuove azioni nell’universo, dopo che essi stessi li hanno lasciati.

 

Il loro più alto ideale e archetipo in questa azione creatrice è l’agire del Dio Padre.

• All’inizio della sua creazione del mondo, in libera volontà

Egli limitò la sua presenza nel proprio regno per far nascere il nostro universo

e con ciò in esso creò un «luogo» per la sua nascita,

quale teatro per l’azione creatrice degli Spiriti della prima Gerarchia (vedi sopra).

Di questa azione creatrice della prima Gerarchia dalle forze del Dio Padre

parlano le righe della prima parte della meditazione:

 

«Poiché il Padre Spirito delle altezze domina

Nelle profondità del mondo generando essere.

Serafini, Cherubini, Troni,

Fate risuonare dalle altezze,

Ciò che trova eco nelle profondità;

Questo dice:

Ex Deo nascimur.»

 

Così Dio-Padre tramite le tre categorie degli Spiriti della prima Gerarchia

fa nascere un nuovo universo mediante un atto di creazione

che nella meditazione della Pietra di Fondazione viene caratterizzato come

«nelle profondità del mondo generando essere».

 

Nel senso del primo motto rosicruciano,

il mondo, nel vero e proprio senso di questo motto,

«nasce» dal grembo della paterna profondità primordiale di ogni essere.

Nella versione pubblicata della meditazione Rudolf Steiner tradusse poi l’«Ex Deo nascimur»

come «Dal divino ha la sua esistenza l’umanità».

 

E nella settemplice evoluzione del nostro cosmo (da Saturno a Vulcano)

nel corso del tempo l’umanità raggiungerà la piena emancipazione dal suo creatore,

mentre a poco a poco uscirà «dall’imperante essere creatore del mondo»

dove all’inizio della sua evoluzione «L’io proprio» dell’uomo

era ancora unito esistenzialmente «Nell’io divino» («ha la sua esistenza»).24

 

L’«essere» si rappresenta come principale attributo del Dio-Padre.

E lo può conferire alla sua creazione, cosicché più tardi

essa è in grado di esistere nell’universo completamente indipendente.

 

La parola «esistenza» nominata due volte nella prima parte della meditazione

indica l’evoluzione entro gli esseri del mondo creato,

che fin dall’inizio Dio ha destinato alla piena autonomia.

 

Nella prima strofa della prima parte questa parola si riferisce al singolo uomo:

 

«L’io proprio

Nell’Io divino

Ha la sua esistenza»25,

 

e nella seconda strofa si riferisce poi a tutta l’umanità, quale decima Gerarchia:

«Dal divino ha la sua esistenza l’umanità.»

 

Tuttavia la forza dalla quale Dio-Padre

conferì alla sua creazione la facoltà all’esistenza indipendente

è l’assoluto beneunicamente proprio a Dio nell’universo.

Infatti,

l’unica qualità dell’essere di Dio è il bene.

Per cui il Cristo disse ai suoi discepoli:

▸«Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, tranne Dio.»26

 

La prima parte della meditazione della Pietra di Fondazione

ci indica questa sfera del bene assoluto

quale sorgente delle forze di creazione degli Spiriti della prima Gerarchia,

che nelle loro azioni si mettono al servizio del Dio-Padre e lo imitano.

 

 


 

Note:

22  – Ciò che oggi un allievo dello Spirito è in grado di sperimentare solo in forma del tutto iniziale, un iniziato che ha raggiunto il grado di Bodhisattva lo sperimenta in modo completo. «Nel modo di dire delle lingue dell’Asia anteriore, di una tale entità come un Bodhisattva incorporato sulla Terra si sarebbe detto: ‘Essa è colmata dello Spirito Santo’» (O.O. 114, 20.9.1909).

23  – Già nel Vecchio Testamento è indicato il fatto che il principio della bellezza è collegato all’entità della Sofia dove viene nominata una «artista» presso Dio (versi di Salomone 8,30 conforme la Bibbia russa, in Luther «Maestra d’opera»), come pure nella sua iconografia. Nella tradizione iconografica russa p. es. viene rappresentata spesso nella figura di un angelo troneggiarne con il volto focoso (rosso) (nella lingua russa «bello» e «rosso» hanno la stessa radice), e intorno a lei il cielo colmo di stelle come immagine della bellezza dell’edificio universale e sopra di lei, benedicendola, il Cristo all’interno di un disco solare quale più alta guida della seconda Gerarchia.

24  –  Che a questo originario «Nell’io divino ha la sua esistenza» avviene la separazione da esso – Dio conferisce l’autonomia alla sua creazione – lo testimonia il fatto che nelle corrispondenti righe della meditazione si parla della «congiunzione» dell’«io proprio» con l’«Io universale», ciò che premette una precedente separazione a questa congiunzione.

25  – II verbo tedesco «erwesen» (tradotto in italiano «ha la sua esistenza») è antiquato, venne tuttavia ripreso di nuovo da Rudolf Steiner e significa all’incirca: esistere come forza vitale.

26  –  Mc 10,18; Lc 18,19. Citato nella traduzione di Rudolf Steiner secondo O.O. 266/1, 30.8.1909.

 

 

By | 2020-01-23T21:36:21+01:00 Novembre 19th, 2018|LA MEDITAZIONE DELLA PIETRA DI FONDAZIONE|Commenti disabilitati su 03 – LA MEDITAZIONE DELLA PIETRA DI FONDAZIONE E IL MONDO INTERIORE DELLE GERARCHIE