03 – LA SOFIA E L’UMANITÀ

La Sofia e l’umanità

La celeste Sofia e l’essere Antroposofia


 

Nelle tre conferenze del 3 febbraio 1913 a Berlino e del 10 gennaio 1915 e del 16 giugno 1923 a Dornach31 Rudolf Steiner descrive questa particolare entità soprasensibile come un essere sia di tipo gerarchico sia simile all’uomo. Vogliamo ora cercare di osservare con lo sguardo interiore il cammino evolutivo, il modo d’agire e le mete spirituali di questo singolare essere, sulla base delle tre fonti indicate, di cui la conferenza del 1915 costituisce il punto centrale.

 

Come l’uomo terreno, anche questo essere percorre nel corso del tempo terreno, storico, una determinata evoluzione, solo che quello che nella vita dell’uomo si sussegue secondo la legge dei settenni, nella vita di questo essere soprasensibile si compie in un ritmo dai settecento agli ottocento anni: «Vediamo un essere che opera nel corso della storia, per il quale un secolo è un anno» dice Rudolf Steiner, e prosegue: «e (…) addirittura potremmo, se lo volessimo, quasi scrivere la biografia (…) [di questo] essere, il quale per quanto riguarda la spiritualità è tanto più superiore all’uomo quanto lo è un secolo rispetto a un anno».32 (6)

 

Nel corso della vita sulla Terra l’uomo nel susseguirsi dei settenni sviluppa una dopo l’altra le sue parti costitutive:

 

• in un primo momento le tre parti costitutive ‘corporee’:

⋅ dalla nascita al settimo anno il corpo fisico;

⋅ dal settimo al quattordicesimo anno il corpo eterico;

⋅ dal quattordicesimo al ventunesimo anno il corpo astrale;

 

• quindi segue lo sviluppo delle tre parti costitutive dell’anima:

⋅ dai 21 ai 28 anni l’anima senziente,

⋅ dai 28 ai 35 anni l’anima razionale o affettiva,

⋅ e dai 35 ai 42 anni l’anima cosciente;

 

• infine prendono forma (anche se finora solo accennate) le tre parti costitutive spirituali:

⋅ dai 42 ai 49 anni il sé spirituale;

⋅ dai 49 ai 56 anni lo spirito vitale

⋅ e dai 56 ai 63 anni l’uomo spirito.33

 

Anche questo essere soprasensibile sviluppa simili parti costitutive, ma lo fa nel corso di intere epoche del divenire umano, avendo bisogno non di sette, bensì dai sette agli ottocento anni per lo sviluppo di ciascuna parte costitutiva.(7)

Così

la nascita storica di questo essere nell’umanità, cioè il suo primo contatto con l’umanità

avviene all’incirca nell’anno 2100 a.C.;

l’inizio dello sviluppo del suo corpo eterico va ricercato attorno all’anno 1400 a.C.;

infine quello del corpo astrale verso il 700 a.C.

 

 

a – L’antica cultura ebraica

 

Si può osservare con più chiarezza un riflesso delle tre tappe evolutive di questo essere soprasensibile prendendo come esempio la storia interiore dell’antico popolo ebraico, il quale dalla guida dell’universo ebbe l’incarico di preparare i tre involucri corporei (il corpo fisico, il corpo eterico e il corpo astrale) per la futura incarnazione sulla Terra del ‘Messia’ o Logos Solare: il Cristo.

 

Per adempiere questo compito, Abramo attorno all’anno 2100 ricevette dal mondo spirituale l’incarico di lasciare la sua città natale Ur in Caldea e di recarsi nella terra santa, dove incontrò Melchisedek, «il sacerdote del Dio altissimo», il quale gli offrì pane e vino (Gen. 14,18) richiamando il compito principale di Abramo e del nuovo popolo che da lui doveva discendere e del quale doveva diventare progenitore fisico.

 

In seguito all’iniziazione ricevuta da Melchisedek,34 ad Abramo fu concessa la visione divina delle più elevate entità spirituali nell’aspetto di tre angeli che, grazie alla sua particolare costituzione animico-spirituale, potè al contempo guardare con gli occhi fisici. Lo spirituale gli appare in modo ‘fisico’. Della particolare facoltà di Abramo di percepire lo spirituale in modo esteriore-fisico, Rudolf Steiner disse: «Imparò a conoscere il divino-spirituale nel suo particolarissimo modo, tramite un organo fisico, attraverso la conoscenza fisica».35

 

Mosè, il quale visse all’inizio della seconda epoca d’azione di questo essere soprasensibile, sperimentò la manifestazione divina in tutt’altro modo. Il principio divino non gli apparve più nella forma fisico-visibile, bensì in forma eterica, nel mondo degli elementi, nel fuoco del roveto ardente, nel tuono e nel fulmine sul monte Sinai.

 

E ancora diversamente furono accolte le rivelazioni del mondo spirituale dal profeta Elia, che visse durante il passaggio dalla seconda alla terza delle epoche citate. Egli percepì l’azione del principio divino non più negli elementi, non più nel mondo eterico adiacente a quello terrestre, bensì nel proprio corpo astrale: «Gli disse [il Signore a Elia]: “Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore”. Ecco, il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco.

 

Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero» (1 Re 19, 11-12). Questo «mormorio di vento leggero» è la manifestazione del divino nel corpo astrale, di cui il vento, l’aria o l’alito sono simboli occulti sin dai tempi più remoti (in antico ebraico ‘ruach’ significa contemporaneamente ‘spirito’ e ‘vento’ o ‘aria’).(8)

Così nella storia dell’antico popolo ebraico possiamo seguire tutti e tre i gradi dell’evoluzione corporea di questo essere soprasensibile, che sono collegati alle tre manifestazioni dell’unico principio divino e che dovevano preparare nell’ambito del popolo prescelto, il corpo fisico, il corpo eterico e il corpo astrale per l’incarnazione del Logos solare, del Cristo, alla svolta dei tempi.

 

Nella genealogia riportata dal vangelo di Matteo, queste tre epoche della storia antica ebraica vengono caratterizzate come segue. «La somma di tutte le generazioni, da Abramo a Davide, è di quattordici; da Davide fino alla deportazione in Babilonia è ancora di quattordici; dalla deportazione in Babilonia fino al Cristo è, infine, di quattordici» (Mt, 1,17). E sebbene dal punto di vista esteriore-storico, le tre epoche citate da Matteo corrispondano solo a grandi linee alla successione cronologica sopra indicata (2100 – 1400 – 700 a.C.) (9) nondimeno il fatto che l’evangelista suddivida in tre epoche uguali di quattordici generazioni l’antica storia giudaica da Abramo a Gesù ne rivela il più grande mistero: la preparazione dei tre involucri per l’incarnazione del Cristo sulla terra.

 

Tuttavia la caratteristica saliente dell’evoluzione dell’antico popolo ebraico

consiste sicuramente nel fatto che esso stesso portò progressivamente a compimento

la transizione dall’antica chiaroveggenza atavica all’esperienza dell‘unico Dio

oppure dell’“Io sono l’Io sono” (ejeh asher ejeh) nell’uomo.

 

Questo si esprime sul piano prevalentemente esteriore, storico-religioso, nel passaggio dal politeismo delle religioni pagane al rigoroso monoteismo ebraico e all’adorazione dell’unico Dio Jahve o Jehova. Da qui deriva anche il forte rifiuto, caratteristico della storia di Israele, delle circostanti religioni e culti non giudaici (pagani). È per questo che Abramo lascia la Caldea, Mosè conduce il popolo ebraico fuori dall’Egitto, ed Elia combatte da solo, contro i 450 sacerdoti di Baal (7 Re, 18-22).

 

Questo passaggio dall’antica chiaroveggenza all’esperienza dell’unico Dio, non è però soltanto un fatto scientifico-spirituale, ma soprattutto la conseguenza di una trasformazione interiore dell’organismo fisico-terrestre umano. Si tratta di una trasformazione già iniziata nel progenitore Abramo, grazie alle potenze superiori, che venne poi da lui tramandata alle successive generazioni tramite le leggi dell’ereditarietà (le “tre generazioni di quattordici” dell’antico popolo giudaico), e metamorfosò in loro nella prima epoca il pensare (durante le prime quattordici generazioni) nella seconda epoca il sentire e nella terza epoca il volere.

Parlando di Abramo come il primo uomo in cui ebbe inizio la trasformazione dall’antica chiaroveggenza a una coscienza interiore dell’unico Dio, Rudolf Steiner disse:

 

▸«Abramo è veramente il primo

che attraverso le forze normalmente utilizzate per le facoltà esteriori di chiaroveggenza,

sviluppa interiormente la forza organizzatrice

che deve condurre alla coscienza interiore di Dio».36

 

Per raggiungere questo però Abramo dovette coltivare, per la prima volta nella storia dell’umanità terrena, i primi germi del pensiero umano atto a cogliere soltanto l’idea dell’ «unico Dio»: ▸«Abramo è il primo che sviluppa il riflesso interiore della saggezza divina [e cioè della Sofia], della visione divina, in modo propriamente umano, in forma di pensiero umano sulla divinità».

E questo significa che ▸«Abramo in effetti [è] il primo a perfezionare in modo eccellente lo strumento fisico del pensare». Non a caso Abramo nella tradizione talmudica viene considerato il fondatore della matematica.

▸«Dobbiamo perciò», continua Rudolf Steiner, «vedere in Abramo quella personalità nella quale per prima è stato inoculato l’organo fisico del pensare, quell’organo attraverso il quale l’uomo con il suo pensiero fisico ha potuto elevarsi al pensiero di un unico Dio».

 

Da allora il possesso di questa organizzazione cerebrale fisica predisposta alla comprensione dell’idea dell’unico Dio, è diventata la caratteristica predominante degli antichi ebrei, quale popolo «che ha Abramo per padre». ▸«Ma se si vuole trasmettere ad altri uno strumento fisico, esiste soltanto un mezzo: l’ereditarietà dell’organizzazione fisica.»

 

In Abramo dunque l’elemento fondamentale fu l’organo fisico [il cervello] il quale per conservarsi sulla terra doveva essere trasmesso per via ereditaria da generazione a generazione. Si trattava infatti appunto di un organo fisico, (…) [che potè] perfezionarsi soltanto attraverso l’ereditarietà».

In altre parole: ▸«L’organizzazione fisica [del cervello] della quale era dotato il progenitore Abramo dovette giungere a compimento attraverso tre volte sette, ovvero tre volte quattordici generazioni; in tal modo furono afferrati il corpo fisico, il corpo eterico e il corpo astrale». Di conseguenza l’uomo «riceve nel corpo fisico, nel corpo eterico e nel corpo astrale la completa conformazione di ciò che Abramo ricevette come prima predisposizione».

 

Così comprendiamo anche le parole rivolte da Dio ad Abramo quando disse che la sua discendenza sarebbe stata numerosa come «le stelle del cielo» (Genesi 15,5). Infatti qui non si parla di una innumerevole discendenza fisica di Abramo, bensì del cielo stellato in qualità di archetipo macrocosmico dell’attività pensante del capo umano, del cervello fisico.37

 

Riassumendo possiamo dire che sotto l’influsso di questo essere soprasensibile l’evoluzione dell’antico popolo ebraico si compì passando dall’esperienza esteriore del pensare tramite la particolare configurazione del cervello fisico ricevuta da Abramo, a un’esperienza interiore della volontà, la quale doveva guidare l’antico popolo ebraico nella preparazione dei tre involucri terrestri per l’incarnazione del Cristo. Ne deriva l’attesa messianica degli antichi ebrei, che con l’avvicinarsi della svolta dei tempi divenne sempre più intensa, un’attesa basata essenzialmente sugli impulsi volitivi che vivevano nelle loro anime, provenienti dalla religione monoteista di Jahve.

 

 

b – L’antica civiltà greca

 

In tutt’altro modo si manifesta l’azione del menzionato essere soprasensibile nella graduale costituzione della futura civiltà europea.

Se il vero e proprio fine di questo essere nella storia dell’antico popolo ebraico

consistette nella formazione dei tre involucri per l’incarnazione terrestre del Cristo,

il compito principale dei futuri popoli europei

fu quello di prepararsi ad accogliere l’entità del Cristo attraverso la comprensione pensante.

 

Nacque così, alla fine del terzo millennio a.C., dopo la caduta di Troia in Asia Minore (il baluardo più vicino all’Europa delle antiche civiltà egizio-asiatiche (protoeuropee), nel bacino del mare Egeo nacque la civiltà cretese-micenea, che rappresentò il passaggio dall’antico Egitto all’antica Grecia, la prima civiltà veramente europea.

Il simbolo più significativo di questa civiltà è certamente il palazzo di Cnosso nell’isola di Creta, con il suo famoso labirinto e la leggenda di Teseo, il quale era riuscito ad uscirne con l’aiuto del filo di Arianna.

 

Questo labirinto che allora esistette veramente sul piano fisico,

rappresentava al contempo l’immagine del cervello fisico dell’uomo,

mentre Teseo rappresentava la forza del pensiero ad esso collegata,

il cui sviluppo, quale base dell’intera cultura europea,

doveva iniziare nel quarto periodo di civiltà postatlantico (greco-latino),

e raggiungere il suo culmine nell’attuale’ quinto periodo.

 

Nella cultura cretese-micenea come pure in quella egizia invece lo spirituale veniva ancora sperimentato direttamente dietro i processi del mondo fisico.

Il mito di Zeus che rapisce Europa assumendo le sembianze di un toro, vale a dire nella figura che incorpora ancora le forze della terza epoca postatlantica, segna l’inizio della seconda epoca di azione dell’essere soprasensibile che stiamo osservando (1400-700 a.C.), quando la corrente evolutiva della civiltà passa definitivamente dalle rive a sud-est del mar Egeo (Creta, Micene e i centri dell’Asia minore) alle rive e alle isole dell’Europa continentale, nell’antica Grecia. In questa nuova epoca si sviluppa anche pienamente la mitologia greca; questa mitologia deriva nei greci dalla visione chiaroveggente della manifestazione eterica di entità spirituali che furono chiamate divinità del pantheon (greco) e che fondamentalmente appartenevano alla gerarchia degli angeli.

 

Questo secondo periodo si differenzia dunque notevolmente dal primo, che vide in particolare nel massimo fiorire della civiltà cretese-micenea i processi e le entità spirituali non solo come posti immediatamente dietro il mondo fisico, ma molto di più come creatori dai mondi spirituali. In seguito nella seconda epoca furono fondati i noti centri dei misteri dell’antica Grecia dedicati ai vari Dei, come ad esempio il culto misterico di Demetra e Persefone a Elèusi, il santuario di Apollo a Delfi e quello di Zeus a Dodona e a Olimpia. In questo periodo si collocano anche la vita di Kadmos, il fondatore della scrittura greca, la spedizione degli argonauti alla ricerca del vello d’oro e l’opera del grande iniziato Orfeo, “figlio di Apollo”, il cui compito ancora verso la fine del terzo periodo di civiltà fu, secondo le parole di Rudolf Steiner, quello di «inoculare nell’anima senziente le forze che oggi appaiono in forma di pensiero logico».38

 

Nella terza fase infine, che coincide all’incirca con l’inizio del quarto periodo di civiltà postatlantico, ha inizio lo sviluppo vero e proprio del pensiero.

È il tempo della nascita della filosofia greca, quando per la prima volta nella sua storia, l’umanità cerca di comprendere il mondo che la circonda sulla base del pensiero, di un pensiero che ora si fonda sempre più sull’organo del cervello fisico. Certamente le esperienze interiori dei filosofi greci come Talete, Anassimandro, Eraclito, Anassagora derivavano ancora in larga misura dalle forze del precedente, secondo periodo; gli impulsi per lo sviluppo di un pensiero filosofico derivavano, anche se solo parzialmente, dal loro stesso corpo eterico, dal regno dei temperamenti. È per questo che ciascuno di loro riconduce l’origine del mondo visibile a uno dei quattro elementi, la cui scelta dipende dal rispettivo temperamento (Talete, il flemmatico, vede l’origine del mondo nell’acqua; Anassimandro come sanguinico la vede nell’aria; Eraclito il collerico, nel fuoco, e Anassagora quale melanconico, nelle singole particelle della materia, nell’aperion).39 E nondimeno anche per loro, nell’insieme risulta già caratteristico il fatto che il pensiero venga sperimentato non tanto nell’elemento eterico quanto nell’elemento astrale, benché il pensiero in questo periodo non possieda ancora il carattere astratto che assumerà molto più tardi, sotto l’influsso della concezione che sia l’uomo stesso a creare i propri pensieri. Al contrario, nell’antica Grecia il pensare era ancora sentito come qualcosa di oggettivo, di vivente nel corpo astrale, e i pensieri venivano accolti pressoché come oggi riceviamo le impressioni dei sensi esteriori: i colori, i suoni e così via.

 

Un simile rapporto con il pensiero si riscontra anche in pensatori posteriori come Socrate, Platone e persino Aristotele, e così restò fino all’inizio dell’era cristiana.

 

▸ «Il pensatore greco non innalza il pensiero dalle profondità della sua anima;

il pensiero gli si manifesta piuttosto come all’uomo odierno si manifestano i suoni o i colori esteriori.

Il greco percepisce il pensiero (…)

In questa percezione dell’organizzazione di pensiero del mondo

i pensatori greci conseguono un elevato, massimo perfezionamento».40

 

Caratteristico della civiltà spirituale greca nella sua massima fioritura, è inoltre l’anelito a diffondere i suoi frutti in tutto il mondo civilizzato di quel tempo. Questo inizia con la fondazione di numerose colonie greche (750-550 a.C.) e raggiunge l’acme con le conquiste di Alessandro Magno e nelle loro conseguenze.

 

I tre gradi descritti possono essere caratterizzati anche nel seguente modo.

Nel primo grado, il pensare sperimentato in qualità di percezione

è ancora compenetrato del tutto dalla volontà chiaroveggente,

ed ha perciò la possibilità di percepire lo spirituale nella materia (civiltà cretesemicenea).

 

A questo grado la volontà agisce in certo qual modo come si palesa anche nei primi sette anni di vita di un bambino, vale a dire inconsciamente, nella configurazione corporea, nella formazione dell’intero organismo fisico. In modo simile agisce la volontà chiaroveggente nella civiltà di quel tempo, manifestandosi nei singoli uomini e nella società come potere superiore, guidato e condotto nel mondo spirituale direttamente dagli Dei. Naturalmente una simile percezione della volontà come qualcosa di oggettivo esisteva in precedenza, anzi, più ci inoltriamo nel passato dell’evoluzione umana, più forza acquisisce l’azione volitiva. Tuttavia soltanto a partire circa dal 2100 a.C., grazie all’unione dell’essere soprasensibile da noi osservato con questa fase evolutiva, l’umanità potè divenire cosciente, seppure solo parzialmente, dell’azione di questa volontà oggettiva o superiore. Più tardi i ricordi di questa esperienza continuarono a vivere nel dramma greco, nella rappresentazione dell’inevitabilità del destino o fato.

 

Al secondo grado il pensiero è maggiormente compenetrato dal sentire chiaroveggente e di conseguenza riesce a vedere le figure eteriche delle divinità nel mondo spirituale adiacente alla Terra (nel mondo degli elementi).

Al terzo grado infine il pensiero viene sperimentato come puro fenomeno di percezione interiore, generato dal corpo astrale. D’ora in poi il pensare non penetra più nella natura interiore delle cose come faceva nei precedenti gradi, ma rimane per così dire alla loro superficie, così come nella percezione sensibile gli occhi riescono a percepire la luce soltanto sulla superficie degli oggetti.

 

Ma proprio per il fatto che nel pensare si è andato via via perdendo l’elemento chiaroveggente (immaginativo), esso può servire sempre più come base per ciò che duemila anni dopo dovrà essere definito «pensiero scientifico». Così, già all’inizio della terza epoca, nella scuola di Pitagora a Crotone gli allievi vengono istruiti sui princìpi della matematica, della fisica, dell’acustica, dell’astronomia, della numerologia, dell’armonica (le basi della teoria musicale), della politica e altro ancora. E Platone immagina Dio stesso come un grande architetto e tutto il cosmo configurato secondo leggi matematiche nelle forze delle cosiddette figure platoniche, e così via. Aristotele infine, oltre ad approfondire e sviluppare ulteriormente le scienze già citate (astronomia, matematica, fisica, politica e così via), fonda la biologia, la zoologia, la botanica, la medicina, l’embriologia, la mineralogia, la geologia, la meteorologia, la psicologia e l’etica, coronando il tutto con la sua logica quale teoria delle leggi dell’attività del pensiero, cercando per la prima volta di pensare se stesso, vale a dire cercando di divenire cosciente di se stesso pensante (un pensare sul pensare).

 

Riassumendo possiamo dire che

• sotto l’influsso del menzionato essere soprasensibile,

l’antica cultura greca passò dall’esperienza esteriore della volontà

in qualità di forza che suscita un’antica chiaroveggenza atavica,

all’esperienza interiore del pensiero,

un pensiero che a poco a poco doveva trasformarsi nello strumento più importante

per la comprensione dell’impulso del Cristo e del mistero del Golgota.

 

Questo spiega anche la polarità ma anche la complementarietà delle due antiche civiltà ebraica e greca, dove nella prima il pensiero fu il mezzo per prendere coscienza degli impulsi che vivono nelle profondità della volontà, e nella seconda la volontà fu il mezzo per sviluppare un pensiero individuale.41

 

Queste due correnti di civiltà si fusero alla svolta dei tempi in una corrente centrale creata dall’impulso del Cristo, costituendo in seguito il fondamento di tutte le culture europee fino alla configurazione più interiore dell’odierna anima occidentale. Al proposito Rudolf Steiner disse: «Soltanto nel confluire di queste due correnti, quella greca e quella antico ebraica, fu possibile la formazione della corrente unitaria che potè accogliere l’impulso del Cristo, il principio del Cristo. Infatti entro la corrente del Cristo queste due correnti sono contenute come è contenuta l’acqua in un fiume composto da due affluenti. E così come la nostra vita animica moderna entro la cultura occidentale non è pensabile senza l’impronta della cultura greca, altrettanto poco lo è senza l’impulso dell’antica cultura ebraica».42

 

 

c ) Due quesiti universali e la risposta data dal mistero del Golgota

 

Possiamo così seguire l’opera del nostro misterioso essere spirituale, che iniziò con il suo ingresso nell’evoluzione terrestre intorno al 2100 a.C. e si manifestò in due correnti culturali storiche, le quali da un lato avevano lo scopo di preparare l’apparizione fisica del Cristo sulla Terra e dall’altro lato di comprendere le azioni del Cristo, avendo acquisito idee e concetti atti ad afferrare l’apparizione del soprasensibile sulla terra, come avvenne nella vita di Gesù Cristo. Queste due correnti, come abbiamo visto, erano l’antico giudaismo e l’antico ellenismo; il primo, attraverso la linea dell’ereditarietà doveva preparare la nascita di Gesù, il quale poi con il battesimo nel Giordano doveva accogliere in sé il Cristo, mentre il secondo doveva formare i concetti atti alla comprensione del più grande mistero della vita del Cristo, il mistero del Golgota.

 

La meta principale dell’antico popolo ebraico da Abramo a Gesù fu dunque l’adempimento della promessa più importante di Jahve, la venuta del «Messia», la nascita soprasensibile del Cristo nei tre involucri del Gesù, creati nel corso di tre volte quattordici generazioni. D’altra parte nell’antica Grecia, nel corso del processo in cui l’originaria saggezza chiaroveggente svanì e al suo posto si sviluppò progressivamente un pensiero puramente umano, vale a dire un pensiero già collegato al cervello fisico soggetto alle forze della morte, si pose con grande forza il problema della morte.

Infatti, con lo svanire dell’antica chiaroveggenza andò sempre più perduto il collegamento con i mondi spirituali ed in particolare con la vita dell’uomo dopo la morte. Nell’antico greco la visione dell’esistenza dell’uomo dopo la morte si oscurò in misura crescente. Le famose parole pronunciate (in Omero) dallo spirito del defunto Achille a Ulisse ne sono una testimonianza: «Meglio essere un mendicante sulla terra che un re nel regno delle ombre».

▸«Infatti il greco sentiva questa vita dopo la morte come un’esistenza nell’ombra»,43 disse al proposito Rudolf Steiner.

 

Così la paura della morte e la crescente incertezza verso l’esistenza dopo la morte si intensificarono nel corso dell’antica civiltà greca particolarmente in seguito all’esperienza del pensiero, nel quale l’antico greco vide concentrato sempre di più il suo essere individuale, quel pensiero che in misura del suo collegamento con l’organizzazione materiale del cervello si rivelò anche mortale e non era più in grado di rischiarare il mondo spirituale dopo la morte, come poteva fare la chiaroveggenza atavica nel passato.

 

Entrambe le correnti, l’antica ebraica e l’antica greca, si incontrarono poi entro i confini dell’impero romano come due quesiti storici universali posti dall’umanità al mondo spirituale: il quesito riguardante la nascita soprasensibile o verginale con la quale possono essere definitivamente superate le conseguenze del peccato originale, l’influsso luciferico sull’evoluzione umana di cui si parla all’inizio della Bibbia, e il quesito inerente l’immortalità dell’anima dell’uomo ovvero il superamento della morte attraverso la resurrezione, per mezzo della quale può essere annullato nell’aldilà il potere di Arimane, che oscura la coscienza dell’uomo dopo la morte.

 

Durante tutta la sua storia l’antico popolo ebraico lottò contro la tentazione di Lucifero di trasferire nel mondo dei sensi i misteri dell’ereditarietà e della nascita che gli erano affidati, invece di fare agire in questo ambito soltanto gli impulsi soprasensibili di Jahve.

Similmente gli antichi greci tentarono di contrapporre al potere di Arimane atto a spegnere la coscienza, la loro splendida arte e la loro filosofia, il loro amore spiritualizzato per il mondo terrestre. E nonostante tutto ciò, la loro lotta fu soltanto un’implorazione rivolta al mondo superiore, poiché né gli antichi giudei, né gli antichi greci potevano vincere Lucifero e Arimane con le proprie forze, ma potevano respingere soltanto per un breve periodo l’inevitabile vittoria delle potenze di opposizione operanti sull’umanità, se la loro domanda, il loro implorare non fosse stato esaudito dal mondo spirituale.44

E la risposta arrivò, venne portata da quell’entità che era l’unica in grado di darla, tuttavia non in modo teorico, bensì attraverso un concreto atto sacrificale, attraverso una libera azione di amore compiuta dalla più elevata entità del nostro cosmo, la quale stornò il pericolo incombente di soggiacere definitivamente e inevitabilmente ai poteri di Lucifero e Arimane, i quali aspirano a dominare l’evoluzione terrestre in modo tale da considerare gli avvenimenti soprasensibili della nascita e della morte soltanto come eventi puramente terrestri, appartenenti al mondo fisico-sensibile.

 

Di questa risposta cosmica, che venne ad espressione sulla Terra attraverso la duplice azione del Cristo, Rudolf Steiner scrisse: «In quell’istante della sua vita in cui il corpo astrale del Cristo Gesù ebbe in sé tutto ciò che può essere celato attraverso l’impatto luciferico, egli comparve in qualità di maestro dell’umanità. Da questo istante [si tratta del battesimo al Giordano] nell’evoluzione terrestre dell’umanità fu innestata la predisposizione ad accogliere la saggezza [la Sofia], attraverso la quale a poco a poco può essere raggiunta la méta della terra fisica [la sua trasformazione in pianeta dell’amore]. Nell’istante in cui si verificò l’evento del Golgota fu inoculata l’altra predisposizione nell’umanità, per mezzo della quale l’influsso arimanico può essere volto al bene. (…) E quando il mistero del Golgota fu compiuto, quando la morte sulla croce fu patita, il Cristo apparve nel mondo in cui dimorano le anime dopo la morte e pose un limite al potere di Arimane. A partire da questo istante l’àmbito che i greci chiamavano «il regno delle ombre» fu attraversato da un lampo spirituale che mostrò agli esseri ad esso appartenenti che là doveva entrare nuovamente la luce».45

 

 

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Note tra parentesi:

(6) – È sorprendente il fatto che esiste anche un simile rapporto di cento a uno nelle dimensioni spaziali (diametro) tra il Sole e la Terra.

(7) – All’inizio di questa conferenza Rudolf Steiner parla anche di 600 e 900 anni, cosicché la durata delle singole epoche, in determinati casi, varia sino ai limiti massimi citati.

(8) – Aria oppure anche l’alito in russo viene definito “Wosduch” e lo spirito “Duch”.

(9) – Re Davide visse all’incirca nel X secolo a.C. e la prigionia babilonese ebbe luogo nel VI secolo a.C.

 

Note:

31 – La conferenza del 3.2.1913 è stata pubblicata nella raccolta Schicksalszeichen aufdem Entwickelungswege der Anthroposophischen Gesellschaft (Segni del destino nel cammino evolutivo della Società Antroposofica), Dornach 1943; la conferenza del 10.1.1915 nell’O.0.161, e la conferenza del 16.6.1923 nell’O.O. 258

32 -O.O. 161, 10.1.1915

33 – nell’O.O. 34 ‘L’educazione del bambino dal punto di vista della scienza dello spirito’

34 – O.O. 123, 4.9.1910

35 – Ibidem

36 – O.O. 123, 3.9.1910 e le seguenti citazioni

37 – Questa immagine possiede anche un ulteriore significato, e cioè i discendenti di Abramo dovevano ritrovarsi nella sequenza delle generazioni in modo tale che i loro rapporti potessero diventare in misura crescente un riflesso dell’attività stellare. Questo fu necessario perchè il corpo del Messia, alla fine delle 42 generazioni, potesse portare in sé non soltanto leggi terrestri, bensì anche cosmiche. 0.0. 123, 4.9.1910

38 – O.O. 116, 25.10.1909

39 – O.O. 18, cap. ‘Die Weltanschauung der griechischen Denker’ (La concezione del mondo dei pensatori greci)

40 – O.O. 161, 10.1.1915

41 – Per questo risulta il carattere opposto dell’azione di Lucifero e Arimane nell’antica civiltà greca e nell’antica civiltà ebraica. Nella prima l’azione di Arimane si presenta maggiormente nell’evoluzione storica, vale a dire prevalentemente nell’esteriorità, e l’azione di Lucifero nell’inconscio, vale a dire nell’interiorità. Nella seconda queste azioni si compirono in modo opposto: l’azione di Arimane maggiormente nell’interiorità e l’azione di Lucifero maggiormente nell’esteriorità. O.O. 184, 5.10.1918

42 – O.O. 129, 22.8.1911

43 – O.O. 13, cap. ‘L’evoluzione del mondo e dell’uomo’

44 – O.O. 184, 5 e 6.10.1918

45 – nota 43

 

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