////03 – LA VIRTÙ DELLA FEDE E IL QUINTO PERIODO DI CIVILTÀ POSTATLANTICO

03 – LA VIRTÙ DELLA FEDE E IL QUINTO PERIODO DI CIVILTÀ POSTATLANTICO

La virtù della fede e il quinto periodo di civiltà postatlantico

Il corso dell’anno come via di iniziazione – Dall’Epifania a Pasqua


 

La prima delle tre nuove virtù misteriche è la fede.

Per suo tramite l’uomo può sperimentare l’impulso del Cristo nel suo corpo astrale.

Si può anche dire che la vera fede nasce da un’abbondanza dell’impulso del Cristo nell’io umano,

dove è al contempo e in primo luogo impulso d’amore universale, totale.20

Se nell’io umano questo amore abbonda, esso trabocca nel corpo astrale dove si manifesta come fede.

 

Ecco un passo di Rudolf Steiner su questa origine profonda della fede:

▸ «La fede è la capacità di superare sé stessi, di trasfondersi oltre ciò che l’io può fare a tutta prima per il proprio perfezionamento».21

 

In questo passo con «trasfondersi oltre i limiti dell’io» si intende la tracimazione dell’impulso del Cristo dall’io nel corpo astrale. Poco prima, nella medesima conferenza, leggiamo:

▸ «Ha fede colui che accoglie il Cristo in sé, così che il Cristo viva in lui, vale a dire che il suo io non sia come un recipiente vuoto, bensì colmo e traboccante. E questo contenuto traboccante non è l’altro che l’amore».22

 

Da queste parole di Rudolf Steiner risulta che da un punto di vista esoterico,

la fede è la forma sotto cui l’amore cosmico appare nel corpo astrale dell’uomo;

essa è la forza interiore capace di consentire l’accesso dell’impulso del Cristo nell’anima umana.

 

In due conferenze tenute nel dicembre 1911 a Norimberga dal titolo «Fede, amore, speranza: tre gradi della vita dell’umanità», Rudolf Steiner spiega dettagliatamente come tutto il carattere del nostro quinto periodo postatlantico sia connesso con lo sviluppo delle forze della fede nel corpo astrale. Persino nelle manifestazioni più materialistiche della civiltà attuale, un’osservazione accurata può cogliere l’azione di queste forze, sebbene esse siano deformate al punto da apparire irriconoscibili.

Nelle parole di Rudolf Steiner:

▸ «Dunque oggi è essenzialmente la forza di fede del corpo astrale che risplende nell’anima e che conferisce il suo carattere al nostro tempo. «È strano» potrebbe obiettare qualcuno, «tu dici che la fede è la forza essenziale del nostro tempo. Certo, questo si può ammettere per chi è rimasto ancorato alle antiche credenze, ma oggi sono moltissimi gli uomini che disprezzano la fede, poiché l’hanno superata e la considerano un retaggio infantile dell’umanità». Pensi pure chi si autodefinisce monista di non essere credente; lo è viceversa più di chi si dichiara tale. Infatti tutto quello che oggi viene promosso dalle diverse confessioni monistiche è la fede più cieca. Solo la gente non se ne rende conto e pensa che si tratti un sapere».23

 

Si tratta di una forza che aspira ad esercitare un’influenza determinante sullo sviluppo interiore dell’umanità. Peraltro trattando in tal modo della fede non facciamo che considerare un aspetto del nostro quinto periodo di civiltà. Per caratterizzarlo in maniera completa occorre considerare ciò che in misura non minore della fede, gli conferisce la sua peculiarità. Questo secondo aspetto è costituito dalle forze dell’intelletto.

Rudolf Steiner ne parla nei seguenti termini:

▸ «Il carattere spirituale d’insieme della nostra epoca è l’intellettualità. Vi è però una differenza nel modo in cui essa si manifesta nel pensiero materialistico o nella scienza dello spirito. L’uomo è connesso per mezzo del suo intelletto al piano astrale; di questo però egli prenderà coscienza solo quando sarà a livello chiaroveggente. Solo allora potrà fare un uso corretto del proprio intelletto. Ciò comincerà a verificarsi nel corso del ventesimo secolo in un numero sempre maggiore di persone. E vi sarà progresso solo nella misura in cui gli uomini svilupperanno l’intelletto non solo per sé stessi ma anche per portarlo nel mondo astrale. Per mezzo di tale chiaroveggenza il Cristo eterico potrà avvicinarsi, e di fatto si avvicinerà, agli uomini progrediti in tal senso. Il Cristo eterico si avvicinerà sempre più e sarà sempre più percepibile nel corso dei prossimi tre millenni».24

 

E poco oltre, nella stessa conferenza:

▸ «L’eccesso di intellettualismo si manifesta nel mondo con la tendenza a cristallizzarsi in dogmi; ma nella conoscenza spirituale, l’intelletto deve spiritualizzarsi se vuol comprendere i risultati superiori dell’investigazione occulta».25

 

• Quando Rudolf Steiner dice ripetutamente che non si deve accogliere l’antroposofia come una teoria arida e astratta, ma che le sue verità vanno vivificate interiormente, riscaldate dal sentimento in una reale partecipazione animica, egli dice soprattutto che nel cuore dell’uomo deve vivere la vera fede, quella fede della quale l’apostolo Paolo parla come di una incrollabile certezza26 e che di fatto non contraddice mai una vera conoscenza.

 

Ecco quel che dice Rudolf Steiner pienamente nello spirito dell’apostolo Paolo con le parole che oggi, in un’epoca di scienza intellettualistica dovrebbe davvero ripetersi chiunque desideri conquistarsi la vera fede:

▸ «Io credo a maggior ragione in quel che conosco. Solo la conoscenza può essere la base della fede. Se vogliamo sollevarci alle forze di fede presenti nell’anima umana dobbiamo conoscere. Dobbiamo avere nell’anima qualcosa che miri a un mondo soprasensibile, che diriga tutti i nostri pensieri e le nostre rappresentazioni verso un mondo soprasensibile. Se non troviamo queste forze, espresse appunto con la parola fede qualcosa si inaridisce in noi, ci inaridiamo, diventiamo secchi come foglie in autunno».27

 

Cosicché la fede nel suo vero aspetto spirituale

è quella forza che, sviluppandosi e operando nel corpo astrale,

è atta ad impadronirsi dell’intelletto per aprirgli la via al mondo spirituale

e consentire all’uomo moderno di contemplare il Cristo nell’eterico.28

Nella civiltà contemporanea le forze di fede e quelle dell’intelletto operano separatamente

e il divario fra loro si accresce nella misura in cui la civiltà affonda nel materialismo.

 

Questa separazione può oggi essere superata solo per mezzo della moderna scienza dello spirito nell’impulso di Cristo-Michele; essa deve spiritualizzare le basi intellettuali della cultura esteriore il che non può prescindere da un corretto sviluppo della fede nell’anima (nel corpo astrale).

 

Ma se la moderna scienza dello spirito

non sarà accolta in misura sufficiente dall’umanità in quanto vivo nutrimento per il corpo astrale

«allora il corpo astrale si ammalerà e con esso anche il corpo fisico.»29

E le diverse affezioni psichiche che vanno diffondendosi oggigiorno nel mondo intero

ne sono già il primo sintomo.

 

• E l’umanità non è minacciata solo da malattie ma da qualcosa che si diffonde come una epidemia devastante su tutto il pianeta: un’ansia che tutto divora e, da questo, una falsità interiore, una tendenza all’autoinganno e ad ogni sorta di illusioni. Nel futuro la paura e la sfiducia si impadroniranno sempre più di pensare, sentire e volere, e anche se non sperimentate coscientemente, mano a mano che assumeranno un carattere sempre più «naturale» si diffonderanno più di quanto non sia dato immaginare. Ed è verso questi pericoli che ci mettono in guardia le dure parole dello scienziato dello spirito:

« Se l’umanità dovesse realmente perdere la fede già dopo pochi decenni ne vedrebbe le conseguenze per l’evoluzione. Per effetto della perdita della fede gli uomini si comporterebbero in modo che nessuno più saprebbe che fare di sé stesso, nessuno si raccapezzerebbe nella vita, nessuno potrebbe resistere al mondo perché proverebbe paura, preoccupazione e angoscia di fronte ad ogni cosa».30

 

Vi sono scene nel vangelo che profeticamente fanno riferimento a questi pericoli dell’epoca nostra, così come alla possibilità di superarli tramite lo sviluppo delle vere forze di fede nel corpo astrale. Sono gli episodi della moltiplicazione dei pani e dei pesci per i cinquemila e di Gesù che cammina sulle acque. Qui come già è stato detto la coscienza degli apostoli si risveglia sul piano astrale ed essi possono osservare nel mondo spirituale limitrofo alla terra gli eventi dell’epoca che comincia oggi e si prolungherà ancora per un millennio e mezzo.(1) Relativamente all’episodio della moltiplicazione dei pani nel vangelo di Matteo si dice che «era giunta la sera» e «ormai era tardi.»32 Il carattere serale-notturno dell’episodio ci indica già in quale mondo esso in effetti si verifica: il mondo nel quale le anime degli uomini dimorano di notte, vale a dire il piano astrale, il mondo delle anime.

E gli apostoli hanno cinque pani e due pesci. Questi rapporti numerici secondo un’antichissima tradizione esoterica sono in relazione ai misteri di certi segni zodiacali.

 

Nell’ultima conferenza del ciclo L’oriente alla luce dell’occidente. I figli di Lucifero e i fratelli di Cristo dice Rudolf Steiner:

▸ «Ho accennato al fatto che quando si penetra nella sfera astrale s’incontra un mondo di continue trasformazioni, in cui quello che da un lato può operare in modo benefico dall’altro può apparire malefico. Tali differenze fra bene e male hanno la loro importanza nel mondo del divenire, e il numero sette rappresenta un filo conduttore per comprenderne il significato. Le divinità simbolizzate dai dodici punti dello spazio, dai dodici punti permanenti, sono al di sopra del bene e del male».33

 

Il male sorge

quando l’alto principio del dodici entra dal devachan nella sfera astrale del cosmo subordinata al tempo,

dividendosi così in due sfere: del bene e del male, della luce e delle tenebre.34

 

Alla prima sfera appartengono i segni che vanno dal toro alla vergine, alla seconda quelli dallo scorpione ai pesci. Secondo una legge esoterica appartengono al regno della luce anche le costellazioni sulla linea di demarcazione tra le due sfere, ariete e bilancia.

▸ «Quando ciò che è nel mondo divino, caratterizzato dall’eternità, vale a dire estraneo al tempo, quando questo principio entra nel tempo, si scompone in due elementi, uno buono e uno cattivo. Dalla parte del bene rimangono i cinque punti dello spazio che si trovano interamente nella sfera del bene nonché i due che stanno ai due estremi (ariete e bilancia) cioè sette in tutto (…) Da qui la tradizione che fa corrispondere sette segni dello zodiaco al mondo luminoso e superiore, e al mondo inferiore gli altri cinque, a cominciare dallo scorpione».35

 

Queste parole chiariscono il significato dei cinque pani (le cinque costellazioni luminose) e dei due pesci, cioè le costellazioni al confine fra le sfere luminosa e oscura, che in natura stanno al confine tra gli elementi aria e acqua. Il numero sette di partenza dei pani e dei pesci acquista ulteriore significato se messo in relazione al risultato finale della moltiplicazione dei pani: le «dodici ceste piene di pezzi avanzati» (di pani e di pesci). I misteri del mondo, come quello celato nell’episodio descritto, sono davvero inesauribili. Dobbiamo perciò esaminarli sempre di nuovo dai più diversi lati e fare il possibile per ottenere un quadro completo. Qual è il punto di partenza di questa trasformazione dal sette (5+2) al dodici? Nell’evoluzione del mondo il sette è come abbiamo visto la base numerica della corrente astrale del tempo. «Perciò ovunque noi siamo introdotti nel tempo, troviamo il sette»36 dice Rudolf Steiner.

In tal senso la legge del sette è, da un lato, la legge del nostro mondo interiore, della nostra vita animica (del corpo astrale);37 d’altro lato essa opera sempre in quello che, veicolato dal sangue, si trasmette dai genitori ai figli, dagli ascendenti ai discendenti; infatti ciò che vive nel tempo segue sempre qualcos’altro.

 

In questo processo si coglie altresì il carattere luciferico delle legge del sette, così come si manifesta sul piano astrale:38

▸ «Per conoscere la natura di quel che è in divenire nel tempo dobbiamo risalire da ciò che segue a quello che precede, come dal figlio al padre. Quando consideriamo il mondo del tempo, dominato dal numero sette, parliamo dei figli e della loro origine, parliamo dei figli delle entità spirituali: i figli di Lucifero».39

 

A questo aspetto luciferico del principio del sette, si contrappone il principio del dodici, legato al passaggio inverso dal tempo allo spazio:

▸ «Quando trasportiamo il tempo nello spazio, parliamo di entità che stanno l’una accanto all’altra. Qui la vicinanza reciproca e il flusso di impulsi animici dall’una all’altra, avviene nello spazio. Là dove grazie all’effondersi del tempo nello spazio il sette si trasforma nel dodici, il concetto di figlio cessa di avere lo stesso significato spirituale; qui emerge il concetto di fraternità: sono i fratelli, i ‘collaterali’ quelli che vivono fianco a fianco».40

 

Cosicché questo episodio del vangelo ci mostra che gli apostoli portano nel loro corpo astrale la profonda saggezza dei sette segni zodiacali quale risultato delle loro vite passate (essi rispondono al Cristo di non avere «che cinque pani e due pesci»). Ma nel corso del tempo avvicinandosi l’epoca degli avvenimenti di Palestina, questa antichissima saggezza assunse un carattere sempre più luciferico, tanto che

l’umanità fu davvero minacciata dal pericolo di soccombere alle forze di Lucifero

e, in sua balìa, di cristallizzarsi in uno stato perpetuamente infantile,

privata di qualunque possibilità di ottenere un giorno la libertà,

vale a dire un vero senso morale e un’autentica capacità d’amore.

 

Diventare per sempre ‘figli di Lucifero’: questo era il primo pericolo che minacciava l’umanità.

A questo principio di ‘filiazione luciferica’ il Cristo oppose il principio della fraternità, fondato sulla libertà,

cosa che fu possibile solo perché il Cristo stesso si fece fratello degli uomini: il fratello maggiore degli apostoli.

 

«Non occorre che vadano: date loro voi stessi da mangiare»41 dice egli come a fratelli, a compagni di lavoro che agiscono non per un legame filiale fondato sul sangue, ma per un fraterno impulso d’amore spirituale.

In questo senso nella scena dei cinquemila sfamati, ▸ «il ‘passaggio’ dal principio del sette al principio del dodici altro non è che il trapasso dai figli del regno e delle entità luciferiche ai fratelli del Cristo.»42

In questo episodio del vangelo si accenna alla possibilità di una completa vittoria sulle forze luciferiche nel corpo astrale dell’uomo con l’aiuto dell’impulso del Cristo.

 

Per quanto concerne le forze arimaniche, su di esse viene richiamata l’attenzione particolarmente nel vangelo di Marco. Qui al Cristo che li invita a «dar loro da mangiare essi stessi»43 i discepoli rispondono: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dar loro da mangiare?»44

Il riferimento ai «duecento danari» che gli apostoli ancora possiedono contiene un segreto importante. È noto che nell’antica cabala ebraica il numero 200 corrispondeva alla lettera ‘resh’ dell’alfabeto ebraico e rappresentava le forze inferiori del corpo astrale dell’uomo,45 quelle cioè dei segni oscuri dello zodiaco. E il denaro a cui fanno riferimento gli apostoli non è altro che la parte del corpo astrale catturata da Arimane, quelle forze del corpo astrale che nell’umanità contemporanea già appartengono alla bestia dell’apocalisse e si accingono a porsi al servizio del futuro anticristo.

 

Il fatto che, nel corso del quinto periodo postatlantico il ‘principio del denaro’ è penetrato nel processo puramente soprasensibile del nutrimento spirituale dell’umanità, deve essere messo in relazione con ciò che nel vangelo è descritto subito dopo l’episodio: il Cristo abbandona improvvisamente i discepoli dopo aver loro comandato di intraprendere da soli la pericolosa navigazione notturna. Rimasti soli, i discepoli devono lottare autonomamente contro le forze avverse luciferiche (il vento) e arimaniche (le onde). Il Cristo non li soccorre subito, ma resta legato a loro spiritualmente e come è detto nel vangelo di Marco, li segue in modo chiaroveggente prima di andar loro in aiuto.

«E venuta la sera, la barca era in mezzo al mare, ed egli solo a terra. E vide che erano stremati nel remare, avevano infatti il vento contrario.»46

Matteo prosegue così: «Alla quarta veglia della notte egli venne verso di loro camminando sul mare. I discepoli, vedendolo camminare sul mare, si sgomentarono dicendo: «È uno spettro», e presero a gridare per lo spavento.»47

 

La paura, il terrore dei discepoli non furono certo suscitati solo dallo «spettro».

Al contrario. La lunga navigazione notturna sul tempestoso «mare astrale» li ha già scossi notevolmente e suscitato in loro spavento. Per tale motivo la loro vista astrale è momentaneamente oscurata, ed essi non riconoscono il Cristo che viene loro in aiuto. E non solo non lo riconoscono ma addirittura lo scambiano per tutt’altro essere, per uno spettro. Questo li spaventa al punto da farli urlare per la paura. Gesù dice loro: «Coraggio, sono io, non temete» 48

 

Con la sua parola il Cristo salva gli apostoli da quello stato di ottenebramento spirituale provocato dalla paura; egli restituisce loro la corretta vista spirituale aiutandoli così a superare paura e illusione. Ma Pietro, esortato ad andargli incontro sull’acqua, di nuovo ha paura e comincia ad affondare.

«E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: uomo di poca fede, perché hai dubitato?»49

Infatti il motivo per cui Pietro fallisce la prova è la poca fede o, detto altrimenti, la debolezza della sua coscienza spirituale nel corpo astrale. È stupefacente come l’evangelista Marco metta in relazione questo difetto di conoscenza spirituale di tutti gli apostoli con il precedente episodio della moltiplicazione dei pani:

«E salì con loro sulla barca e il vento cessò. Ed erano stupiti enormemente in sé stessi, poiché non avevano capito il fatto dei pani e il loro cuore era indurito.» 50

Queste parole indicano con chiarezza che durante la moltiplicazione dei pani ebbero il loro peso anche le forze arimaniche rappresentate nell’immagine dei 200 denari con i quali gli apostoli avevano proposto di comprare il pane per la gente.

Possiamo anche riconoscere in questa proposta degli apostoli una lontana eco della prima tentazione del Cristo nel deserto allorché il tentatore gli propone di mutare le pietre in pane.

 

Ora vogliamo ribadire che queste scene esprimono profeticamente il carattere interiore dei tempi nuovi e specificamente dell’epoca che ha avuto inizio con il XX secolo. Sotto questo profilo gli avvenimenti descritti possono acquistare un ulteriore significato, particolarmente importante per noi perché chiave per la comprensione dei tempi presenti. Infatti l’evento spirituale più importante della nostra epoca in cui il Cristo diviene visibile a un numero sempre maggiore di uomini quale «immagine eterica sul piano astrale» è legato al compiersi definitivo del passaggio dai «figli di Lucifero» ai «fratelli di Cristo». Così il Cristo appare nel XX secolo non solo come maestro e pastore di anime, ma quale «compagno amorevole», quale «fratello» alla ricerca dei propri fratelli fra gli uomini.

 

Nella conferenza del 6.2.1917 a Berlino Rudolf Steiner dice con accenti forti e toccanti:

▸ «Se solo lo si vuole oggi è possibile essere molto vicini al Cristo, trovarlo in tutt’altro modo che nel passato (…) in forma diversa, particolarmente vicina all’anima umana, e ciò accadrà nell’epoca in questione del XX secolo (…) infatti verrà il tempo in cui Cristo tornerà, sarà presente, e gli uomini impareranno a chiedergli consiglio non solo per la propria anima, bensì a favore di ciò che vogliono fondare sulla Terra a mezzo della loro parte immortale. Il Cristo non è solo il Signore per gli uomini, ma un fratello che vuole essere consultato, soprattutto nel prossimo futuro, su tutti i dettagli della vita (…) oggi sembrano verificarsi fatti ben lontani da questa fratellanza con il Cristo (…) eppure verrà il momento, e non è lontano, in cui la parte immortale dell’anima umana farà domande al Cristo su quello che vuole fondare: «Bisogna fare questo o no?». In tali momenti l’anima dell’uomo avrà al proprio fianco il Cristo come un compagno amorevole nelle situazioni difficili della vita, e trarrà da lui non solo consolazione, non solo forza, ma anche consigli su ciò che deve essere fatto. Il regno del Cristo non è di questo mondo, ma deve operare in questo mondo e le anime umane devono diventare strumenti del regno che non è di questo mondo (…) E gli uomini devono imparare ad interrogare il Cristo. In che modo? Ciò può realizzarsi solo imparando la sua lingua. Chi riesce a cogliere il senso profondo dei fini della scienza dello spirito, sa che essa non è solo un sapere teorico (…) che in essa va cercato un linguaggio affatto particolare, forme espressive relative a soggetti spirituali (…) e se impariamo ad esprimerci correttamente in questa lingua spirituale interiore, allora miei cari amici, il Cristo sarà al nostro fianco e ci risponderà (…) per chi si sforza di pensare sul mondo secondo la scienza dello spirito la figura del Cristo si avvicinerà dai fondamenti segreti del mondo, dandogli forza nella vita, standogli al fianco come guida fraterna perché egli, saldo nel cuore e nell’anima, possa essere all’altezza dei compiti che pone il progresso dell’umanità».51

 

Le forze luciferico-arimaniche tendono oggi con tutti i mezzi ad opporsi al ritorno del Cristo nell’eterico. Peraltro appunto nell’epoca nostra, ove tutto dipende dal libero arbitrio e dalla autonoma decisione del singolo, le forze avversarie sono costrette ad agire nel mondo in primo luogo proprio attraverso gli uomini, cercando di sedurne il maggior numero possibile servendosi dei più raffinati mezzi spirituali.

Le loro armi principali nella lotta contro il ritorno del Cristo sono le varie società segrete orientali e occidentali le quali, sebbene per vie diverse, perseguono il medesimo scopo: impedire all’anima umana il nuovo incontro con il Cristo nell’eterico.

 

Le confraternite orientali si affidano principalmente alle forze luciferiche. Esse vogliono ostacolare il trapasso dell’umanità dall’antico principio del sette al nuovo principio cristico del dodici, attraverso la reviviscenza dell’atavica saggezza luciferica orientale e la sua diffusione in occidente. Esse vogliono impedire all’umanità la nuova «fratellanza» con il Cristo e fare degli uomini «i figli di Lucifero» nutriti dell’antica saggezza luciferica che in ultima istanza rende impossibile un’autentica conoscenza dell’impulso del Cristo. Tramite queste influenze l’umanità occidentale dovrebbe progressivamente smarrire l’io individuale libero e indipendente conquistato nel corso dell’evoluzione cristiana, e ricadere in un perenne stato infantile caratterizzato da una coscienza del mondo spirituale confusa e sognante; invece della nuova chiaroveggenza in grado di permettere l’esperienza del Cristo eterico, l’umanità riceverebbe l’antica chiaroveggenza atavica che ancora oggi sussiste in oriente ed è fondata su un io individuale scarsamente sviluppato. Se ciò si verificasse l’occidente soccomberebbe totalmente all’influsso dell’oriente sotto il profilo spirituale e dovrebbe rinunciare alla propria missione cristiana.52 Questi sono gli scopi perseguiti da tali società orientali riguardo all’occidente. Queste confraternite segrete orientali utilizzano in particolare i corpi eterici deposti dagli antenati defunti, sviluppano cioè forze occulte e influssi sulla via dei legami di sangue, di padre in figlio e così via. Con procedure magiche particolari queste forze vengono messe al servizio di entità luciferiche che possono presentarsi agli uomini nelle sembianze del genitore o parente defunto per sedurli facilmente alle loro finalità.53

 

In occidente, nella lotta contro il ritorno del Cristo, le società occulte sono ispirate dalle forze arimaniche. Come ci dice Rudolf Steiner esse non negano il ritorno del Cristo, come in oriente, ma tendono a falsificarlo occultamente, presentando al posto del Cristo l’entità soprasensibile arimanica di cui sono al servizio.

I 200 denari con cui gli apostoli vogliono comprare pane per la gente sono il riferimento profetico all’azione primaria delle società segrete occidentali. Attraverso la potenza del denaro e con maneggi politici, esse aspirano alla graduale formazione di un organismo segreto sovra-governativo che controlli tutte le relazioni sociali allo scopo di garantire illimitata potenza e unanime riconoscimento all’essere arimanico che le domina, preparando per loro mezzo la propria incarnazione fisica 53a (gli scopi di queste logge occidentali sono descritti in forma artistica nella leggenda del «grande inquisitore» di F.M. Dostojevskij).(2)

 

Attraverso un totale controllo del lato materiale della vita e dell’economia «confraternite» segrete occidentali aspirano a sopprimere la libera vita spirituale sostituendola con una ‘sapienza’ puramente arimanica cioè, come dice il vangelo «con pane comprato con il denaro» o con «pietre tramutate in pane».

 

Questo tipo di saggezza trasformerebbe l’uomo in un animale dotato di raziocinio,

privo di libero arbitrio e individualità autonoma;

egli si darebbe in modo sempre più esclusivo al mondo materiale

obbedendo nel suo agire interiore ed esteriore alle istruzioni dell’invisibile «grande inquisitore».

 

Il sistema più efficace per ottenere questo scopo è,

da un lato la progressiva diffusione del materialismo e dell’ateismo di massa

al fine di acquisire una cultura meramente intellettualistica;

d’altro lato la creazione di diverse forme di materialismo occulto

all’interno di circoli ristretti, dove i fenomeni occulti vengono sì riconosciuti

ma dove si cerca di sfruttarli solo per il soddisfacimento degli istinti inferiori,

dei bisogni puramente materiali, egoistici e di parte.

 

Nelle loro pratiche occulte, queste confraternite occidentali si servono dei loro stessi affiliati defunti e, grazie a processi magici particolari, rimangono servitori della loggia anche dopo la morte: «fratelli» presenti invisibilmente che già oggi preparano progressivamente la « sub-umanità » del futuro.54

Tutto ciò falsa il nuovo principio di fraternità puramente spirituale che il Cristo eterico vuole donare agli uomini. Ma gli intenti delle ‘confraternite’ in questione vanno oltre.

 

La descrizione evangelica del Cristo che cammina sulle acque è un’immagine profetica del ritorno del Cristo nell’eterico nel quinto periodo postatlantico. Attraverso l’elemento aereo agitato (l’aria è l’immagine del mondo astrale) il Cristo cammina sulle acque, vale a dire nel corpo eterico (ove l’acqua è immagine dell’eterico). Gli apostoli paralizzati dalla paura (conseguenza dell’azione delle forze dei 200 denari nel loro corpo eterico) non riconoscono il Cristo. Anzi, lo scambiano per un altro essere, per uno spettro. Questo errore degli apostoli è un serio e grave ammonimento diretto alla nostra epoca, l’indicazione di un terribile pericolo che si prospetta all’umanità: non riconoscere il Cristo eterico nella sua nuova venuta e riconoscere al posto suo quella individualità arimanica la cui apparizione è oggi preparata a gran forza dalle logge occulte d’occidente di cui abbiamo parlato.

▸«Uomini del quinto periodo di civiltà postatlantico, non accogliete lo spettro arimanico in luogo del Cristo!»

cco il messaggio di quel passo evangelico.

 

Ma cosa possiamo fare noi per opporci alla seduzione esercitata sull’umanità dallo spettro arimanico? La risposta a questa domanda è contenuta nella conferenza già citata (Berlino 1917) e richiama alla necessità di

 accogliere la scienza dello spirito contemporanea

non come una teoria, bensì come linguaggio spirituale

col quale possiamo rivolgerci direttamente al Cristo eterico

e porre a lui le domande più pressanti dell’epoca nostra.

 

Rudolf Steiner chiude la conferenza così:

▸ «Cerchiamo di appropriarci della scienza dello spirito non solo come di una dottrina, ma come di un linguaggio, e aspettiamo fiduciosi di poterlo utilizzare per porre al Cristo le domande che è lecito porgli. Egli risponderà, sì, risponderà ! Cosicché nel più prossimo avvenire abbondanza di forze, di coraggio e di impulsi animici saranno il patrimonio di colui che dalle oscure profondità dell’anima coglierà i consigli che il Cristo darà a chi lo cerca»55

 

Nel vangelo, subito dopo la descrizione della paura degli apostoli, leggiamo: «Gesù disse loro: Rassicuratevi, sono io; non temete!»56 Queste parole ci indicano come al nostro tempo il Cristo aiuta ogni anima che gli si rivolge nel linguaggio adatto, allo scopo di vincere la seduzione dello «spettro arimanico». Egli ci aiuterà a vincere la paura e l’illusione che si esprimono nella falsità interiore. La paura e l’angoscia nascono dallo scarso sviluppo della fede, quale virtù in grado di guidarci al soprasensibile, la menzogna ha le sue radici nel mero intellettualismo.

Paura e menzogna

sono oggi i segnali più importanti, nonché i mezzi principali,

del tentativo dello spettro arimanico di sostituirsi al Cristo eterico.

 

L’evangelista prosegue: «Pietro gli rispose dicendo: “Signore, se sei tu, comanda che io venga a te sull’acqua”. Ed egli disse: “Vieni!”. Pietro scese dalla barca e prese a camminare sull’acqua incontro a Gesù.»57

In queste parole di Pietro abbiamo l’archetipo delle domande che già oggi possiamo porre al Cristo nella lingua della scienza dello spirito. E possiamo starne certi, «egli risponderà, sì, egli risponderà!» come rispose a Pietro dicendogli «Vieni!». Ma in tale frangente non dobbiamo mostrarci di poca fede. Ci viene richiesto di impregnarci delle forze della nuova rivelazione del Cristo che ci viene elargita dalla scienza dello spirito ad indirizzo antroposofico, tanto da poter realmente uscire sulle acque del mare astrale per andare incontro al Cristo eterico senza dover udire le sue parole di rimprovero: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?»58

 

Noi dobbiamo oggi conquistarci una fede salda che sia al tempo stesso un’incrollabile certezza.

Questa fede, questa certezza nella realtà dello spirito,

che è il risultato di un’anima forte, di un corpo astrale sano e robusto, può esserci offerta solo dalla scienza dello spirito.

 

▸«La conoscenza, il sapere, sono cibo per l’anima.

L’anima si nutre di ciò che noi accogliamo come concetti della scienza dello spirito.»59

Essa si ciba di ciò in cui crede e ha sano nutrimento solo in ciò che le offre la scienza dello spirito.60

 

L’importanza di sviluppare la virtù della fede nel nostro corpo astrale per potere incontrare con sicurezza interiore il Cristo eterico, che oggi ci viene incontro, viene descritta nel vangelo di Giovanni. Subito dopo l’episodio del cammino sulle acque, viene chiesto al Cristo:

«Che dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?».

Il Cristo risponde:

«Questa è l’opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato».61

 

La scena del cammino sulle acque ci regala stupefacenti dettagli sul nuovo incontro con il Cristo. Così nel vangelo di Marco viene detto che il Cristo li vide «stremati nel remare» 62 e cioè avevano bisogno di aiuto, di conforto.

 

Come somigliano queste parole a quelle con cui Rudolf Steiner ci descrive il ritorno del Cristo nell’eterico:

▸ «Un uomo si trova in un dato posto e fa determinate esperienze. Se effettivamente egli ha reso acuto il suo sguardo attraverso l’antroposofia, potrà accorgersi che improvvisamente qualcuno gli è vicino, pronto ad aiutarlo, a richiamare la sua attenzione su questo o su quello: è il Cristo che gli viene incontro. Più d’uno nella propria camera, il cuore oppresso, addolorato, siederà inerme senza saper più cosa fare; la porta si aprirà e gli apparirà il Cristo eterico a confortarlo.

Il Cristo diventerà per gli uomini un vivo consolatore63

 

Anche nella scena della moltiplicazione troviamo questo elemento, quando Marco dice:

«E sbarcato, vide una moltitudine e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore; così si mise ad insegnare loro, a lungo.»64

E in Matteo è detto:

«E smontato dalla barca vide una gran folla e sentì compassione per loro e curò gli ammalati che erano tra loro».65

 

Questo oggi fa il Cristo: prende parte e aiuta (con la sua parola), consola (nella pena e nelle sofferenze)

e guarisce (risanando il nostro corpo astrale).66

 

Del contenuto esoterico di questa scena fa parte anche il colloquio del Cristo con i giudei il giorno successivo alla moltiplicazione dei pani, descritto nel sesto capitolo del vangelo di Giovanni. Questo colloquio manca nei sinottici, il che indica che l’apostolo Giovanni aveva attraversato questo stadio di iniziazione in modo particolarmente perfetto. Nei vangeli di Marco e Matteo ai passi corrispondenti, cioè sùbito dopo la scena del cammino sulle acque, vengono riportate solo le numerose guarigioni operate dal Cristo Gesù, guarigioni rese possibili dalla fede nella sua origine divina. Tuttavia le forze della fede agiscono qui ancora in modo occulto, per così dire dalle profondità dell’essere umano, trasformando il corpo astrale al punto che esso cessa di distruggere il corpo eterico e gli permette di mantenere sano il corpo fisico.

 

Nel passo corrispondente del vangelo secondo Luca non si trova alcun accenno a questa attività terapeutica del Cristo Gesù, ma questo perché manca la descrizione della scena del cammino sulle acque. In questo senso i vangeli di Luca e Giovanni formano una sorta di polarità dove i vangeli di Marco e Matteo si collocano nel mezzo.67 Il contenuto essenziale del colloquio riportato nel capitolo 6 del vangelo di Giovanni fra il Cristo e i giudei è la necessità della fede quale presupposto indispensabile per la penetrazione dell’impulso del Cristo nel corpo astrale dell’uomo.

«Essi gli dissero: “Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?”, Gesù rispose loro: “Questa è l’opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato”.»68

 

Come abbiamo visto

• una siffatta penetrazione delle forze del Cristo nel corpo astrale dell’uomo sotto forma di fede

porta ad un graduale sviluppo degli organi astrali di percezione

e della vista immaginativa nel piano astrale o mondo delle anime,

dove oggi noi possiamo incontrare il Cristo eterico,

che là agisce in tutta la pienezza delle forze del suo corpo eterico in quanto vero «pane di vita»

(qui ambedue i termini designano la natura eterica del Cristo: il pane nella sua connessione col mondo vegetale è stato visto fin dall’antichità quale «nutrimento solare»69 e la vita è l’attributo fondamentale del corpo eterico, elargito all’uomo sull’antico Sole dagli Spiriti della saggezza).

 

Prima del passo citato il Cristo parla della vita dell’uomo che abbisogna non solo di cibo («pane») fisico, deperibile, ma soprattutto di cibo spirituale:

«Non dovete lavorare per il cibo che si corrompe,

ma per il cibo che dura in eterno e che vi darà il Figlio dell’uomo.»70

 

Segue poi l’insegnamento sul pane celeste e vengono descritte le forze eteriche nei cui involucri il Cristo apparirà un giorno spiritualmente in seno all’umanità. Al riguardo viene ricordato Mosè che per aver ricevuto il corpo eterico di Zarathustra potè contemplare nel roveto ardente del Sinai le forze che il Cristo sacrificò incarnandosi sulla Terra.71

 

Ora volgiamoci al grande annuncio del «pane di vita» che a partire dalla nostra epoca comincia a realizzarsi grazie all’apparizione del Cristo nell’eterico e allo sviluppo cosciente delle forze della fede nel corpo astrale dell’uomo.72

 

Nel sesto capitolo del vangelo di Giovanni il Cristo dice:

«Pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo» (v. 33);

• «Io sono il pane della vita, chi viene con me non avrà più fame e chi crede73 in me non avrà più sete» (v. 35);

• «Questa infatti è la volontà del Padre mio: chi vede il Figlio e crede in lui ha la vita eterna,

e io lo farò risuscitare nell’ultimo giorno»74 (v. 40);

• «Io sono il pane della vita» (v. 48);   • «Le parole che vi ho dette sono spirito e vita» (v. 63).

 

Esse, metamorfosando il corpo astrale,

portano direttamente alla visione chiaroveggente dell’Io-Cristo (lo spirito) nell’involucro eterico (la vita).

 

Al termine del colloquio si fa riferimento alla mancanza di fede quale forza che si oppone alla penetrazione del Cristo nel corpo astrale dell’uomo: «Da quel momento molti dei suoi discepoli si allontanarono da lui e non lo seguirono più» (v. 66).

Vediamo dunque che il colloquio del Cristo con i giudei riferito al capitolo sesto del vangelo di Giovanni si riferisce proprio alla nostra epoca, al tempo in cui il Cristo appare nell’eterico come vero «pane di vita», nonché alla virtù della fede quale forza animica che oggi può rendere ogni uomo capace di contemplarlo. In tutti gli episodi evangelici che abbiamo esaminato e che, secondo la scienza dello spirito, sono da collegarsi alla quinta epoca postatlantica, troviamo indicazioni secondo le quali

• oggi sempre più si manifesterà in primo piano la contrapposizione tra due impulsi:

l’impulso del Cristo eterico e quello dello «spettro arimanico»;

del vero «pane di vita» e delle forze che portano all’ «indurimento dei cuori».

 

• La battaglia spirituale fra questi due impulsi determinanti nell’evoluzione odierna, non si combatte solo nei cuori e nelle anime degli uomini ma altresì, e con particolare forza, nella sfera sociale, in quanto lotta fra tendenze sociali e tendenze antisociali della nostra epoca.

 

In che cosa si manifestano dunque il carattere e la particolarità di questi due impulsi del nostro tempo? In quali manifestazioni della civiltà contemporanea appaiono in maniera più netta? Per rispondere a questa domanda è necessario esaminare un altro importante aspetto dell’azione del Cristo eterico e dello spirito arimanico che si manifesta come «spettro».

Secondo le comunicazioni della scienza dello spirito il concetto di «spettro» (Gespenst), a differenza di «demone» (Dàmon), «fantasma» (Phantom) ecc. (spettro) è un terminus technicus occulto per designare esseri elementari arimanici, che appaiono nel corpo eterico dell’uomo in conseguenza di cattive relazioni sociali.

 

Rudolf Steiner caratterizza come segue l’origine di siffatti «spettri»:

▸ «Simili fatti che esercitano un influsso negativo sul corpo eterico dell’uomo sono ad esempio cattive leggi o cattive istituzioni sociali presso una comunità qualsiasi: tutto ciò ad esempio che porta al disordine, tutto ciò che in generale intercorre fra uomo e uomo all’interno di istituzioni fuorvianti, tutto ciò agisce nell’atmosfera creata dalla vita comunitaria e la cui azione si irradia fin nel corpo eterico. E ciò che si accumula nel corpo eterico attraverso questi fatti animici provoca nuovi collegamenti con quelle entità spirituali presenti nell’ambiente circostante. Esse vengono denominate «spettri» (Spektren), che equivale al tedesco ‘Gespenst’».75

 

Uno dei compiti fondamentali delle confraternite segrete occidentali è proprio quello di favorire questi spettri arimanici attraverso l’introduzione di relazioni sociali quanto più malsane, opponendosi così alla diffusione della ‘triarticolazione dell’organismo sociale’ quali nemici particolarmente forti ed efficaci.

Tutto questo tende a generare nel mondo astrale il maggior numero possibile di piccoli «spettri arimanici» che a loro volta spingono gli uomini alla guerra76 e a ogni sorta di processo sociale distruttivo, preparando la futura guerra di tutti contro tutti.

A questi influssi antisociali devono oggi essere contrapposti gli impulsi sociali del Cristo eterico, che conducono alla grande comunità di uomini preannunciata nei vangeli nell’immagine della moltiplicazione dei pani per i 5000.

 

Rudolf Steiner dice di quest’azione sociale del Cristo:

«Sebbene possa oggi apparire ancora grottesco, è invece ben vero che talvolta succederà che alcuni siederanno insieme cercando una via d’uscita, oppure un gran numero, siederanno insieme in attesa: allora vedranno il Cristo eterico! Egli stesso sarà presente, porterà consiglio, distribuirà la sua parola in mezzo a loro. Stanno veramente per giungere questi tempi».77

 

Così vediamo che da un lato talune cerchie lottano nel modo più accanito contro il ritorno del Cristo eterico per mezzo della diffusione di istituzioni sociali malsane, aspirando a sedurre l’umanità, cercando di fare in modo che l’umanità, ingannata dalle illusioni arimaniche, in luogo del Cristo incontri nel mondo spirituale finitimo a quello terrestre lo spettro arimanico, per farla soccombere definitivamente al suo potere. D’altra parte è oggi possibile con la diffusione della scienza dello spirito creare a poco a poco le condizioni favorevoli all’azione sociale del Cristo eterico che potrà aiutare gli uomini a sconfiggere lo spettro arimanico. Ma questo sarà possibile solo con lo sviluppo delle forze della fede che attualmente riposano nelle profondità di ciascuna anima e che, unite all’intelligenza spiritualizzata della nostra epoca, potranno costituire la solida base di una nuova visione soprasensibile per una reale esperienza del Cristo.

 

A questa battaglia spirituale che infiamma dietro le quinte degli avvenimenti contemporanei e che trova espressione nell’immaginazione di Michele che combatte il drago, sono oggi chiamati in modo sempre più cosciente innanzi tutto gli antroposofi. Dall’esito di questa battaglia alla fine del secolo dipenderà il futuro di tutta la civiltà europea. E in tal senso grava la massima, si può dire cosmica responsabilità, sulle spalle di coloro che in virtù del loro karma hanno conosciuto la nuova rivelazione di Michele-Cristo che opera oggi nel mondo attraverso la scienza dello spirito ad orientamento antroposofico.

 

Di tale responsabilità, nonché dei compiti posti dal mondo spirituale stesso all’umanità del presente, trattano le severe parole del ricercatore dello spirito allorché si rivolge agli antroposofi della fine del secolo:

 

▸«Oggi l’umanità si trova dinanzi a un bivio:

• veder precipitare nell’abisso tutta la sua civiltà,

• oppure sollevarla attraverso la sua spiritualizzazione

e farla progredire nel senso indicato da Michele, che precede il Cristo.»78

 

«Sarà decisivo ciò che faranno i cuori degli uomini per la causa di Michele nel corso del XX secolo.

Nel corso di questo XX secolo, allorché sarà trascorso il primo secolo dopo la fine del Kali-Yuga

l’umanità si troverà di fronte all’alternativa fra la caduta della civiltà ovvero il sorgere di una nuova epoca,

l’epoca in cui nell’anima degli uomini che nel loro cuore uniscono intelligenza e spiritualità,

Michele vincerà la guerra».79

 

 


 

Note tra parentesi:

(1) – Cioè fino all’inizio del sesto periodo postatlantico. (Del significato esoterico dèi numero 5000, che secondo la simbologia occulta degli antichi giudei è un riferimento alla nostra quinta epoca postatlantica,31 Rudolf Steiner aveva già detto nel 1912 nel ciclo dedicato al vangelo di Matteo).

(2) – Ne I fratelli Karamazov (NdT)

 

Note:

20 – Dice Rudolf Steiner: «C’è differenza tra la semplice conoscenza di come debba essere il sé (l’io) [come è il caso del buddismo] e lasciarsi invadete dalla forza vivente che dall’io può tornare a scorrere nel mondo, così come dal Cristo fluiva nel corpo astrale, eterico e fisico di chi lo circondava. E più avanti: «…invece il Cristo ha portato anzitutto una forza vivente, non una dottrina. Egli stesso fa dono di sé; è disceso non solo per effondersi nei corpi astrali ma anche nell’io, affinché questo abbia la forza di irradiare la sostanza dell’amore. La sostanzialità, il contenuto vivente dell’amore, non semplicemente il contenuto di sapienza dell’amore: ecco quel che ha portato sulla Terra il Cristo» (O.O. 114, 25.9.1909; vedi anche La scienza occulta a pag. 112 e la conferenza del 2.10.1913, O.O. 148).

21 – O.O. 114, 25.9.1909

22 – Ibidem

23 – O.O. 130, 3.12.1911

24 – O.O. 130, 18.11.1911

25 – Ibidem. È sorprendente come queste parole corrispondono al principale compito assegnato dallo stesso Michele alle due categorie di anime che come «platonici e aristotelici» sono tenute a operare sulla Terra alla fine del XX secolo, «quando farà la sua comparsa il rinnovamento spirituale che alla fine del XX innalzerà l’intelligenza allo spirito» (O.O. 240, 18.7.1924). Abbiamo qui un ulteriore aspetto del collegamento fra Michele e il Cristo nel XX secolo. Con lo sviluppo della fede nel corpo astrale dell’uomo, l’impulso del Cristo agisce dall’interno verso l’esterno, mentre Michele gli va incontro dall’esterno verso l’interno, guidando alla spiritualizzazione la cultura intelletualistica contemporanea e preparando così il ritorno del Cristo.

26 – In russo le parole ‘fede’ e ‘certezza’ hanno la stessa radice etimologica: ‘Wera’ e ‘Uverennostij’

27 – O.O. 130, 2.12.1911

28 – Rudolf Steiner dice delle forze di fede: «Ma se riusciamo ad elevarci e a capire che l’evoluzione della Terra ricevette un senso con il mistero del Golgota, quando si verificò un evento divino che non può essere compreso dalla coscienza comune. Se ci lasciamo compenetrare da questo ci prepariamo una speciale forza di saggezza. Ma la saggezza è fede, è una forza di pneuma-sophia, una forza di saggezza-fede. Usiamo una grande facoltà dell’anima se diciamo: attraverso la fede io credo, io conosco ciò che non potrei mai conoscere con l’intelligenza terrena» (13.4.1922, O.O. 211)

29 – O.O. 127, 14.6.1911

30 – O.O. 130, 2.12.1911

31 – Vedi nota 3

32 – Mt. 14,15

33 – O.O. 113, 31.8.1909

34 – Dal punto di vista del mondo astrale si può anche dire che il principio del dodici che nel devachan appartiene alle divinità buone, nei mondi inferiori (nella sfera lunare) si divide subito nel regno della luce e delle tenebre, il regno di Lucifero (7) e di Arimane (5).

35 – O.O. 113, 30.8.1909. Nella prima edizione (ciclo n. 9) in questo passo troviamo la parola «devachan» che poi Rudolf Steiner nella revisione dello stenogramma per la stampa sostituì con «mondo spirituale».

36 – O.O. 113, 30.8.1909

37 – Il principio del sette opera anche nel corpo eterico, ma qui ha un altro carattere (non luciferico).

38 – Nella sfera del devachan (sfera solare) a differenza che nel mondo astrale (sfera lunare) la legge del sette è governata dal Cristo e non da Lucifero. Per questo Rudolf Steiner caratterizza spesso il regno solare del Cristo come il regno del «tempo cosmico» (vedi per esempio conferenza del 4.6.1924, O.O. 236). Nelle sfere ancora più elevate del devachan superiore, o sfera del Buddhi, il Cristo è il signore del dodici, abbraccia cioè con la sua entità l’intero macrocosmo legato alla Terra.

39 – O.O. 113, 30.8.1909

40 – Ibidem

41 – Mt. 14,16

42 – O.O. 113, 30.8.1909

43 – Mc. 6,37

44 – Ibidem

45 – O.O. 104, 29.6.1908

46 – Mc. 6,47-48

47 – Mt. 14,25-26

48 – Mt. 14,27

49 – Mt. 14,31 (nella traduzione di Lutero troviamo l’espressione: «Uomo di poca fede»; in Bock: «Uomo di poco cuore».

50 – Mc. 6,52; cf. Gv.12,40. Nella traduzione del sinodo russo si trova in ambi- due i casi: «il loro cuore si era fatto di pietra», e si tratta di una resa particolarmentc efficace. Emil Bock traduce con «si era indurito». Si tratta del fatto che Arimane vuole impossessarsi dell’uomo trasformando il suo cuore «in pietra». Arimane vuole cioè fare un organo morto, incapace di sviluppo spirituale, quella che per l’uomo è sorgente di vita e futuro organo di conoscenza superiore.

51 – O.O. 175, 6.2.1917

52 O.O. 262 Manoscritto di Barr, appunti scritti da Rudolf Steiner per Schuré, parte III

53 O.O. 178, 18.11.1917

54 – Degli scopi e delle pratiche di queste confraternite si parlerà in dettaglio nell’ultimo capitolo.

54a – Un riferimento profetico al pericolo di non riconoscere il Cristo eterico accenna profeticamente anche l’Apocalisse di Giovanni nella lettera alla chiesa di Sardi, che rappresenta il quinto periodo di civiltà postatlantico (cf. O.O. 104, 20.6.1908): «Risveglia la tua coscienza e rinvigorisci ciò che nella tua anima ancora vive [le forze interiori di conoscenza spirituale! (…) Ravviva nella tua memoria tutto ciò che hai ricevuto c udito dai mondi spirituali, osservalo e ravvediti. Se non ti risvegli a una coscienza superiore, io verrò come un ladro, e allora non mi riconoscerai quando verrò» (Ap 3,3 3). In seguito Giovanni parla del piccolissimo gruppo ili uomini che in un primo tempo riusciranno a riconoscere il Cristo: «Tuttavia a Sardi vi sono alcuni che non hanno macchiato le loro vesti; essi mi scorteranno in bianche vesti [vale a dire nel corpo eterico] perché ne sono degni» (Ap. 3,4).

55 – O.O. 175, 6.2.1917

56 – Mt. 14,27

57 – Ibidem, 28,29

58 – Vedi nota 49

59 – Nel 1911 viene ancora usata la parola ‘teosofia’.

60 – O.O.127, 14.6.1911

61 – Gv. 6,28-29. Bock usa «abbiate fiducia»; Lutero «crediate».

62 – Mc. 6,48

63 – O.O.130, 1.10.1911

64 – Mc. 6,34

65 – Mt. 14,14

66 – Vedi nota 72

67 – Cf Rudolf Steiner e la fondazione dei nuovi misteri, cap. 3

68 – Vedi nota 61

69 – Vedi O.O.93a, 4.11.1905

70 – Gv. 6,27

71 – Gv. 6,32; vedi anche nota 67

72 – In tutte le guarigioni che riguardano il corpo astrale, la fede gioca un ruolo particolarmente importante. Dopo una guarigione il Cristo dice spesso: «La tua fede ti ha guarito» (per esempio. Me. 5,34)

73 – Bock traduce in ambedue i casi: «chi ripone la sua fiducia in me» invece di «chi crede in me» (Lutero)

74 – In questo passo è estremamente importante il quadruplice riferimento alla «resurrezione nell’ultimo giorno» (Gv. 6,39; 6,40; 6,44; 6,54). A questi profondi misteri possiamo qui solo accennare. Nell’Apocalisse di Giovanni si parla della prima e della seconda morte (cap. 20) che precedono la «resurrezione nell’ultimo giorno». Secondo le comunicazioni di Rudolf Steiner (O.O. 104, 30.6.1908) la prima morte corrisponde all’abbandono del corpo fisico e la seconda all’abbandono del corpo eterico, dopo di che l’uomo vive nel corpo astrale, ovvero «corpo di fede» immortale che si è metamorfosato in sé spirituale. Questo processo sarà possibile solo mediante raccoglimento cosciente delle forze del Cristo entro il corpo astrale in quanto realizzazione sulla Terra della «volontà del Padre». Tuttavia per attraversare correttamente la prima e la seconda morte non solo dovrà essere metamorfosato il corpo astrale (il che deve avvenire per iniziativa dell’uomo) ma occorrerà anche, fino a un certo grado, metamorfosare il corpo eterico e quello fisico. Ma l’uomo non è ancora in grado di metamorfosare i suoi involucri esterni con le sole proprie forze, e si rende necessario un aiuto di ben altro tipo da parte del Cristo. Se per la trasformazione del corpo astrale l’uomo ha bisogno di sviluppare le forze della fede, per il corpo eterico e quello fisico gli necessita quello che nel passo in questione viene definito «sangue e carne del Cristo»: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha la vita eterna, e io lo resusciterò nell’ultimo giorno: poiché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda» (Gv 6, 54-55). Così il sangue del Cristo dà la vita eterna al corpo eterico mentre la carne del Cri sto port# a ‘resurrezione’ le forze del corpo fisico. Così questo passo si accosta all’episodio dell’ultima cena, con la differenza che qui la comunione è riferita al quinto periodo di civiltà postatlantico, mentre l’ultima cena è ricolma degli impulsi d’amore e di speranza, e si riferisce quindi alla sesta e alla settima epoche di cultura.

75 – O.O. 102, 4.6.1908

76 – Furono costoro a provocare la prima guerra mondiale oscurando la coscienza dei capi politici del tempo. In seguito altri uomini da loro posseduti hanno provocato il secondo conflitto e oggi preparano eventi che offriranno loro possibilità ancora più grandi di realizzare i loro scopi.

77 – O.O. 130, 1.10.1911

78 – O.O. 240, 27.8.1924

79 – O.O. 240, 19.7.1924

 

 

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