/////03 – LA VITA DEL PENSIERO DALL’INIZIO DELL’ERA CRISTIANA A GIOVANNI SCOTO ERIUGENA

03 – LA VITA DEL PENSIERO DALL’INIZIO DELL’ERA CRISTIANA A GIOVANNI SCOTO ERIUGENA

La vita del pensiero dall’inizio dell’era cristiana a Giovanni Scoto Eriugena

O.O. 18 – Gli enigmi della filosofia – I (La vita del pensiero dall’inizio dell’era cristiana a Giovanni Scoto Eriugena)


 

Le concezioni del mondo fiorite in epoca greca vengono sommerse dalla vita religiosa. La corrente della concezione pensante del mondo scompare, in un certo modo, nei movimenti religiosi e riappare più tardi. Con questo non si vuole affermare che questi movimenti religiosi non siano legati al progredire della vita della concezione del mondo. È piuttosto il caso contrario nel senso più ampio. Ma non è nostro intento parlare qui dello sviluppo della vita religiosa. Vogliamo solo caratterizzare il progredire delle concezioni del mondo così come esse risultano dalla vita dell’esperienza del pensiero come tale.

 

Dopo l’esaurimento della vita di pensiero greca subentra, nella vita spirituale dell’umanità, un’epoca in cui gli impulsi religiosi diventano le forze motrici anche della concezione del mondo fondata sul pensiero. Ciò che per Plotino era esperienza mistica personale, ciò che gli ispirava le sue idee, si trasforma, in un ambito più esteso per l’evoluzione spirituale dell’umanità, negli impulsi religiosi di un’epoca che comincia dopo l’esaurimento della concezione greca del mondo e che dura pressappoco fino a Scoto Eriugena (morto nell’885 dell’èra nostra). L’evoluzione del pensiero non si arresta completamente in questo periodo; anzi, vengono costruiti imponenti, vasti edifici. Ma le forze di pensiero di questi non estraggono le loro fonti da se stessi, ma dagli impulsi religiosi.

 

In quest’epoca il pensiero religioso permea le anime umane che si sviluppano, e, sollecitate da questo tipo di rappresentazioni, nascono le immagini del mondo. I pensieri che allora vengono alla luce sono i pensieri greci ancora operanti. Vengono accettati, riplasmati, ma non si riesce a renderli fecondi.

 

• Dallo sfondo della vita religiosa nascono le concezioni del mondo.

Ciò che vive in esse, non è il pensiero che si evolve;

sono gli impulsi religiosi che cercano di esprimersi nei pensieri che essi conquistano.

 

Possiamo osservare quest’evoluzione nelle sue singole, importanti manifestazioni. Vediamo lottare sul suolo europeo, sistemi platonici, più antichi, per interpretare ciò che le religioni predicano o anche combatterle. Pensatori di rilievo cercano di ricavare direttamente dalle antiche concezioni del mondo ciò che la religione rivela. Nasce così ciò che la storia definisce gnosi, con sfumature cristianeggianti o paganeggianti. Le personalità che contano per la gnosi sono Valentino, Basilide, Marcione. La creazione del loro pensiero è una rappresentazione generale dell’evoluzione del mondo. La conoscenza, la gnosi, quando s’innalza dal pensabile al sovrapensabile, sfocia nella raffigurazione di una entità eccelsa, creatrice del mondo. Questa entità sta molto al di sopra di ciò che l’uomo percepisce come mondo. E molto elevate sono anche le entità ch’essa lascia emanare da sé, gli eoni. Ma questi formano una scala di evoluzione discendente, così che un eone nasce sempre inferiore all’eone che l’ha generato.

 

Il creatore del mondo sensibile, cui l’uomo stesso appartiene, deve essere considerato come un eone di un grado relativamente basso. A questo mondo può unirsi anche un eone del più alto grado di perfezione, un eone rimasto in un mondo puramente spirituale che lì si è evoluto nella direzione migliore, mentre altri eoni hanno prodotto oggetti imperfetti ed infine il mondo sensibile con l’essere umano. Così secondo la gnosi si può concepire l’unione di due mondi che hanno percorso diverse strade evolutive e dei quali, a un dato momento, il più imperfetto può essere spronato dal più perfetto a un nuovo sviluppo verso la perfezione. Gli gnostici simpatizzanti con il Cristianesimo vedevano nel Cristo Gesù l’eone perfetto che si è unito al mondo terrestre.

 

Altre personalità, come Clemente Alessandrino (morto nel 211 d.C.) ed Origene (nato nel 185 d.C.), rimanevano più sul terreno del dogma cristiano. Clemente considera le concezioni greche del mondo come una preparazione alla rivelazione cristiana e le impiega come uno strumento per esprimere le tendenze cristiane e difenderle. Origene si comporta in modo simile.

 

Come confluente in una ampia corrente di idee, troviamo negli scritti di Dionigi l’Areopagita la vita del pensiero ispirata agli impulsi religiosi. I suoi scritti vengono menzionati dall’anno 533 dopo Cristo: non sono stati redatti molto prima, ma risalgono nelle loro direttive, non nei loro particolari, ad un pensare più antico. È possibile abbozzarne il contenuto nel modo seguente: quando l’anima si libera di tutto ciò che può percepire e pensare dell’esistente quando essa lascia dietro di sé anche tutto ciò che può pensare del non-esistente, allora essa può intuire spiritualmente il regno dell’arcana entità divina al di sopra dell’essere. In questo regno l’essenza primordiale si collega alla bontà ed alla bellezza primordiali. Da questa trinità originale, l’anima contempla una gradazione di esseri che discendono secondo un ordine gerarchico, fino all’uomo.

 

Scoto Eriugena, nel nono secolo, riprende questa concezione del mondo e la foggia a modo suo.

Per lui, il mondo si presenta come uno sviluppo in quattro «forme di natura».

 

• La prima è la « natura creante e increata ».

Essa contiene il principio primordiale puramente spirituale del mondo,

dal quale si sviluppa la « natura creante e creata ».

Questa è una somma di essenze e di forze puramente spirituali,

che mediante la loro attività producono la « natura creata e non creante »,

cui appartengono il mondo sensibile e l’uomo.

Questi si sviluppano in un modo tale

da essere accolti nella « natura non creata, né creante »,

nella quale operano i fatti della redenzione, dei mezzi di grazia religiosi e così via.

 

Nelle concezioni del mondo degli gnostici, di Dionigi, di Scoto Eriugena, l’anima umana sente la sua radice in un principio del mondo sul quale essa non si pone mediante la virtù del pensiero, dal quale invece essa vuole ricevere, come un dono, il mondo del pensiero.

 

Nella forza particolare del pensiero, l’anima non si sente sicura; ma anela a sperimentare in pensieri il suo rapporto col principio del mondo. Essa anima in sé il pensiero — che presso i pensatori greci viveva della propria forza — con un’altra forza, derivata dagli impulsi religiosi. In quest’epoca il pensiero vive, in un certo senso, un’esistenza in cui la sua forza è assopita.

 

Così possiamo raffigurarci anche la conoscenza immaginativa, nei secoli che hanno preceduto la nascita del pensiero. Essa aveva avuto la sua fioritura in tempi antichissimi, in modo simile all’esperienza del pensiero in Grecia: poi essa succhiò la sua forza da altri impulsi, e solo quando ebbe attraversato questo stadio intermedio, si trasformò nell’esperienza del pensiero. Analogamente, i primi secoli dell’èra cristiana costituiscono un momento di transizione nel corso dell’evoluzione del pensiero.

 

In Asia, dove si diffusero le vedute di Aristotele, si delinea lo sforzo di esprimere gli impulsi religiosi semitici nei concetti del pensatore greco. Questo tentativo si trapianta sul suolo europeo e penetra nella vita spirituale europea con pensatori quali Averroè, il grande aristotelico (1126-1198), Maimonide (1135-1204) ed altri.

 

Presso Averroè troviamo l’opinione che la presenza di un mondo speciale del pensiero nella personalità umana sia un errore. Vi è un mondo unico del pensiero nell’essere divino primordiale. Come la luce può riflettersi in molti specchi, così il mondo unico del pensiero si rivela in molti uomini.

 

È vero che durante la vita terrestre umana, il mondo del pensiero si perfeziona; ma questo perfezionamento — a dire il vero — è solo un processo entro il principio unico e spirituale. Quando l’uomo muore, termina con lui semplicemente la rivelazione individuale. La vita del suo pensiero è ormai contenuta nella vita unica del pensiero.

 

Questa concezione del mondo fa ulteriormente agire l’esperienza greca del pensiero così da ancorarla nel principio unitario divino del cosmo. Essa dà l’impressione di tradurre il fatto che l’anima umana, che stava evolvendosi, non sentisse in sé la forza originale del pensiero, che perciò faceva risiedere in una potenza cosmica extraumana.

 

By | 2018-11-01T20:49:43+01:00 Novembre 1st, 2018|ENIGMI DELLA FILOSOFIA|Commenti disabilitati su 03 – LA VITA DEL PENSIERO DALL’INIZIO DELL’ERA CRISTIANA A GIOVANNI SCOTO ERIUGENA