03 – TERZO RITMO

Terzo ritmo

Possano udirlo gli uomini


 

Il terzo ritmo ci conduce direttamente nell’ambito solare del mondo spirituale,

il quale comprende anche le tre sfere dei pianeti che stanno sopra il sole (vedi 0.0. 227, 28.8.1923).

• La vera e propria particolarità di questo ambito è l‘elemento del ritmo come tale.

Infatti, quale più elevato essere stellare, il sole

determina e guida tutti gli altri ritmi del nostro sistema planetario.

 

• Qui «per noi divengono spiritualmente udibili i ritmi universali» (0.0. 231,13.11.1923),

sono i ritmi che qui percepiamo come «musica universale» o armonia delle sfere.

Ciò ha il suo fondamento nel fatto, che in realtà, l’essenza interiore del sole consiste nel più puro tempo,

mentre esso irradia lo spazio all’esterno, il quale non fa parte della sua essenza interiore (vedi 0.0. 236, 239).

Ma l’essere del tempo è unito inseparabilmente con l’elemento del ritmo.

E’ per questo che nel ritmo del terzo giorno tale principio assume una posizione centrale

e la parola «ritmo» è una parola chiave per la comprensione di esso.

 

In questo giorno Rudolf Steiner unì per la prima volta le tre parti microcosmiche della meditazione della Pietra di Fondazione a rispettivamente due righe delle corrispondenti parti macrocosmiche.

 

Se nel commento dato da Rudolf Steiner

• il primo giorno, in prevalenza si parlò semplicemente di «ritmo»

• e il secondo giorno di un «ritmo interiore»,

• il terzo giorno si presentò in primo piano il «ritmo universale».27

 

Queste due parole risuonarono tre volte in questo giorno:

una volta nel commento e due volte nel ritmo stesso e vennero scritte con il ritmo alla lavagna.28

Così qui la chiave appare per la prima volta, sia nel commento al ritmo, sia nel ritmo stesso.

Con ciò si tratta soprattutto delle righe della meditazione, in cui si parla dei «ritmi universali»:

 

Poiché la volontà del Cristo domina all’intorno

Nei ritmi universali dispensatrice di grazia alle anime.

 

In queste righe appare per la prima volta il nome del Cristo.

Il fatto che esso si trovi in questo ritmo ha un doppio significato.

• Da un lato ciò si riferisce all’originaria natura solare del Cristo,

il cui essere poi appare pienamente nella quarta parte della meditazione

• e dall’altro lato indica il fatto, che nei ritmi viene descritto il cammino dopo la morte dell’anima,

la quale ha accolto la conoscenza del Mistero del Golgota già sulla terra.

(Il ritmo del giorno della Posa della Pietra di Fondazione).

 

Inoltre, lo spazio centrale, accordato in questo giorno al principio del ritmo,

fa sorgere con chiarezza il collegamento di questo ritmo con il volto cosmico del Cristo,

l’Arcangelo solare Michele.

 

Rudolf Steiner descrisse la natura solare di Michele nel seguente modo:

«E le entità spirituali principali, le quali dal sole irradiano, per così dire la spiritualità come fisicamente o etericamente irradia la luce solare, si raggruppano tutte intorno a un determinato essere, che noi… possiamo designare come l’essere Michele. Michele agisce dal sole. E ciò che il sole ha da dare spiritualmente al mondo, è ciò che Michele con i suoi ha da dare al mondo» (O.O. 243,18.8.1924).

E poiché il sole è la sorgente e il coordinatore di tutti i ritmi del nostro sistema planetario, diviene comprensibile che Rudolf Steiner scrisse:

• «Il mondo di Michele è quello che si rivela nel ritmo» e contiene «il ritmo universale all’interno e all’esterno dell’uomo» (0.0. 26; corsivo di Rudolf Steiner).

 

Con ciò, dopo la morte, durante il passaggio dalla sfera lunare alla sfera solare, l’uomo si innalza

dall’esperienza dei «ritmi interiori dell’anima» all’esperienza dei «ritmi universali»,

che, quali suoni delle sfere, riempiono l’intera «regione degli spiriti» (Devachan).

Si può anche dire che a partire da questo grado, il suo iniziale ritmo interiore, microcosmico, comincia a coincidere

con il ritmo universale dell’intero cosmo circostante.

Qui va anche ricordato, che già il giorno della Posa della Pietra di Fondazione,

Rudolf Steiner indicò proprio la connessione del ritmo del cuore con il ritmo universale del cosmo

e nel contempo con il mondo degli archetipi:

• «Così si afferrano le immagini primordiali dell’esistenza universale,

quando in se stessi si sente il misterioso passaggio fra il ritmo universale e il ritmo del cuore

e attraverso questi, di nuovo il ritmo dell’uomo,

che misteriosamente, in forma animico-spirituale, si svolge tra polmone e cuore».

 

Queste parole contengono un doppio riferimento alla sfera solare,

poiché in essa si trovano gli archetipi di tutte le cose terrene29, soprattutto l’archetipo del cuore umano,

ed anche perché la sfera solare è la sorgente di tutti i ritmi universali

(armonie delle sfere) del nostro sistema planetario.

 

Ma la completa unione armonica dei due ritmi (del ritmo dell’uomo e del ritmo universale) avviene soltanto, se l’uomo nella sfera solare, con l’ausilio della cronaca dell’Akasha, trova il Cristo. E questo, come abbiamo visto, è soltanto possibile, se egli, già sulla terra ha accolto nella sua anima le forze derivanti dal Mistero del Golgota (vedi O.O. 140, 26.11.1912).

 

• Allora, la «volontà del Cristo»30 nei «ritmi universali» dell’ambito solare

benedice l’anima che si è innalzata fino a quel luogo

e unisce i ritmi microcosmici (individuali) dell’uomo con i ritmi universali,

con il grande respiro e battito del cuore del macrocosmo.

L’anima del defunto sperimenta una tale unione armonica con i ritmi dell’esistenza universale,

come uno stato di massima e indescrivibile beatitudine (paradisiaca).

 

Dopo la lettura delle parti citate della meditazione, come ritmo di questo giorno

Rudolf Steiner indicò rispettivamente i tre esercizi antroposofici fondamentali:

 

Esercita il ricordare nello spirito

Esercita il riflettere nello spirito

Esercita il vedere nello spirito

 

Rudolf Steiner procede gradualmente al loro diretto inserimento nel settemplice organismo dei ritmi.

• Nel primo ritmo egli parla solo di un «sentimento morale»

e il rapporto con lo spirito, qui non viene illustrato in forma di esercizi attivi, ma solo in forma di processi ritmici.

• Nel secondo ritmo si parla prima di una «corrispondente meditazione»

• e appena nel terzo ritmo l’attività dell’anima deve raggiungere il suo apice

esprimendosi in una attività creativa di triplice tipo.

 

Per comprendere ancora meglio la connessione di questi tre esercizi con la sfera solare,

possiamo accostarci alla conclusione dell’articolo di Rudolf Steiner:

«Dove è l’uomo, quale essere che pensa e ricorda?» (0.0. 26)

 

Qui viene descritto, come l’uomo nel cammino della moderna iniziazione, in seguito al suo innalzarsi alla coscienza immaginativa, può collegarsi con il mondo di Michele, quale mondo del ritmo e grazie a questo sperimentare la trasformazione dei suoi «ricordi soggettivi» in «archetipi creati dal mondo divino-spirituale per il mondo fisico». Questi archetipi gli si rivelano in un primo momento in forma eterica, tuttavia colmati di «forze solari che tessono», e «magicamente suscitano dalla luce gli archetipi universali [dinanzi all’uomo]».

«Il sole appare come il pittore cosmico universale. Esso è la controimmagine cosmica degli impulsi che nell’uomo dipingono le immagini rappresentative (di pensiero).»

 

Così l’uomo, dall’esperienza della natura solare nella sua memoria31

ascende al successivo grado superiore, in cui egli percepisce la natura solare [creativa] nel suo pensare.

• Soltanto dopo avere sperimentato in questo modo,

l’unione dei suoi ricordi con gli archetipi solari del mondo fisico

e l’unione delle immagini di pensiero con le forze solari creative,

vale a dire, dopo aver conosciuto «nel modo giusto il pensare e il ricordo»,

l’uomo adesso può raggiungere il terzo grado della sua autocoscienza, quale perfezionamento dell’io».32

• Anche nell’ambito solare con l’anima si compie un simile processo,

solamente che questo avviene su un piano superiore.

 

Qui l’uomo, per il pieno sviluppo della sua «autocoscienza»,

quale massima forza creativa o «perfezionamento del suo io»,

• deve conservare il ricordare la precedente vita terrena,

nel creare una unione con gli archetipi di essa nel «mondo degli spiriti»; poi,

• nel mondo delle forze solari creatrici,

egli deve acquisire, ciò che viene raggiunto attraverso un’attività spirituale,

di cui il riflettere umano è un riverbero terreno; e infine,

• egli deve erigere l’arco sopra queste due colonne della vita del sole per unirle:

il suo io individuale completamente risvegliato nella sfera solare, il quale, d’ora in poi

ha la facoltà di divenire creativo nel diretto vedere lo spirito universale.

 

In questi tre gradi della vita solare, non è difficile riconoscere l’azione superiore delle tre forze, che possono essere acquisite sulla terra mediante i tre esercizi nel ricordare, riflettere e vedere nello spirito. Solo che a questa triplice attività dell’anima nell’ambito del sole si uniscono gli spiriti della seconda gerarchia, che sono gli abitanti principali di tale sfera:

• gli spiriti della saggezza aiutano l’anima a conservare il collegamento con la passata vita terrena,

mediante l’esperienza della loro saggezza universale (Sofia);

• gli spiriti del movimento aiutano l’anima ad orientarsi nella vita del sole,

vale a dire armonizzare il proprio ritmo con il ritmo cosmico e le armonie delle sfere che riempiono la sfera del sole;

• e gli spiriti della forma (elohim), che un tempo all’inizio dell’evoluzione terrestre dotarono l’uomo dell’io,

lo aiutano ora nella sfera solare, a realizzare il completo sviluppo dell’io.33

 

Una delle particolarità della permanenza dell’anima umana nella «regione degli spiriti» o Devachan

è la sua illimitata dedizione allo spirito.

Qui, ogni azione, ogni sentimento e ogni pensiero, che l’anima sulla terra ha rivolto allo spirito, porta frutti.

E tutte le azioni che nel mondo fisico hanno promosso l’intensificazione della verità, della bellezza e della bontà,

qui fioriscono paragonabili a un fiore celeste, che con il suo profumo «dispensa di grazia tutti i dintorni.

Un’altra singolarità della vita in questa sfera cosmica consiste, nel fatto, che l’anima è sempre attiva creativamente.

 

E’ per questo che i tre esercizi antroposofici fondamentali, i quali portano ad espressione l’attività creativa dell’anima dell’uomo, si trovano in tutti i tre ritmi, che illustrano la vita dell’uomo dopo la morte nella «regione degli spiriti»: prima della Mezzanotte cosmica, durante la Mezzanotte cosmica e dopo di essa (terzo, quarto e quinto ritmo).

 

Come già indicato, dopo aver eseguito una preparazione nel «mondo animico»,

l’uomo può operare in modo creativo nell’ambito solare alla nascita del nuovo cosmo,

il quale viene già preparato nel Devachan, ma diverrà realtà anche nel piano fisico soltanto alla fine dell’eone terrestre.

• La caratteristica principale di questo futuro cosmo dell’amore sarà che in esso agiranno le forze della altissima Trinità,

del Padre, del Figlio (del Cristo) e dello Spirito Santo, in tutti i suoi processi, i suoi esseri e le sue manifestazioni.

 

Per questo motivo, Rudolf Steiner incluse nel ritmo di questo giorno rispettivamente le prime due righe delle parti macrocosmiche della meditazione, che parlano della natura dell’azione compiuta dalla Trinità nel nostro cosmo.

 

Infatti, nel Devachan l’uomo diventa tutt’uno con la vita cosmica, che segue le leggi della Trinità.

La sua immagine riflessa nel nostro cosmo è la triplice struttura del sole spirituale.

Già nell’antica Persia tale sapere era al centro dell’insegnamento del grande Zarathustra (vedi O.O. 211, 24.4.1922).

Secondo questo insegnamento, il sole visibile nell’osservazione esoterica,

rappresenta la sorgente dell’amore, della vita (o delle immaginazioni) e della luce spirituale.

 

Non è difficile vedere, che questi tre elementi corrispondono ai tre componenti principali della Pietra di Fondazione,

• la cui sostanza d’amore venne formata da Rudolf Steiner dalle forze del Padre,

• mentre la forma immaginativa venne data ad essa dalle forze vitali del Figlio (del Cristo)

• e l’aura luminosa dalle forze dello Spirito (vedi cap. 2).

 

In modo simile, tuttavia sull’alto piano macrocosmico, nel Devachan «domina» la Santa Trinità:

• «Dominano» le forze del Padre, che sono l’amore universale, «generando essere» nell’intera sfera solare;

• «dominano» le forze del Figlio (del Cristo), rivelandosi nei «ritmi universali»,

nel dispensare la grazia della vita cosmica a tutte le anime umane che entrano in questa sfera;

• e «dominano» le forze dello Spirito, che mediante i «pensieri universali»

destano la luce della coscienza, necessaria all’uomo per afferrare «l’essere universale»,

con il quale egli è unito nell’esistenza solare.

 

Ora l’anima dell’uomo deve imparare a diventare essa stessa attiva creativamente, da queste tre forze macrocosmiche, dello Spirito, del Figlio e del Padre, così come appaiono e agiscono nell’ambito solare.34 Per comprendere meglio il carattere del suo nuovo operare, è necessaria una particolare considerazione delle parole «generare», «dispensare di grazia», «implorare», che descrivono con estrema precisione il carattere dei tre tipi principali di attività creativa dell’anima dell’uomo nel Devachan: l’attività che si rivolge a ciò che sta sotto di essa, a ciò che la circonda (affine ad essa) e a ciò che sta sopra di essa.

 

In relazione ai mondi che si trovano sotto di esso: il mondo astrale, il mondo eterico e il mondo fisico,

l’uomo nel Devachan agisce dall’alto al basso,

come caratterizzato nelle parole «nelle profondità del mondo generando essere».

 

Rudolf Steiner ne diede la seguente descrizione:

«L’uomo stesso, sotto la guida di entità superiori, lavora alla trasformazione della terra dai mondi spirituali. .., ecco dunque l’attività degli uomini nel Devachan fra morte e nuova nascita. In effetti non si tratta di un riposo inattivo, ma essi operano dal Devachan all’evoluzione della terra; comprendiamo così come avviene il divenire del mondo» (O.O. 99, 28.5.1907).

 

• In relazione a ciò che nel Devachan lo circonda direttamente, l’uomo agisce «dispensando grazia».

Ciò avviene soprattutto nei confronti di altre anime umane, con le quali egli si trova insieme in questo luogo.

Poiché, grazie all’unione del suo ritmo con i ritmi universali della sfera del sole,

mediante la forza dell’impulso del Cristo,

egli è in grado di realizzare il principio dell’amore fraterno comprendente il tutto,

nel quale, con i frutti acquisiti attraverso la loro attività creativa,

le anime «dispensano di grazia» l’un l’altra

e uniscono con ciò, per così dire, i singoli suoni alla possente sinfonia,

che è il contributo umano nell’armonia cosmica delle sfere.

 

Infine, in relazione a ciò che nei ranghi delle gerarchie ascendenti sta sopra di lui

e a ciò che nell’ordine cosmico dell’universo si trova sopra la sfera solare,

l’uomo nel Devachan dimora in uno stato d’anima di venerazione e preghiera.35

 

Paragonabile a un calice, l’uomo apre la sua anima dal basso all’alto, «implorando» le potenze superiori,

affinché possano «donargli» la «luce» dei mondi superiori,

con il cui aiuto egli poi potrà continuare ad operare alla realizzazione del più alto ideale dello sviluppo dell’io,

contenuto nelle parole:

 

Dove le eterne mete degli Dei

Luce dell’essere universale

All’io proprio

Perché possa volere in libertà

Donano.36

 

In conclusione della caratteristica del terzo ritmo, va ancora osservata un’ulteriore particolarità contenuta in esso,

che riguarda la permanenza dell’anima nella «regione degli spiriti».

Nelle sue numerose descrizioni della vita fra morte e nuova nascita,

Rudolf Steiner parlò più volte del fatto, che la vita dell’anima nel Devachan

consiste nell’alternarsi di due condizioni polari:

il «ritiro nella solitudine» e «l’estensione nel mondo spirituale» (0.0. 153, 13.4.1914).

 

Queste due condizioni si trovano anche nel terzo ritmo:

I tre esercizi sono l’esatta descrizione dell’attività dell’anima nel periodo della solitudine cosmica.

• Durante il periodo della sua «socievolezza spirituale» nel Devachan

con le gerarchie superiori e le altre anime umane, essa «ricorda» intensamente tutte le sue esperienze.

Poi, grazie alla forza creativa dell’anima questi «ricordi» passano in un «riflettere» attivo

sugli immensi tesori di saggezza cosmica da essa raccolti durante il periodo dell’«estensione»,

i quali, poco a poco risvegliano nell’anima la forte «nostalgia» di superare la solitudine.

Questo conduce a qualcosa di particolarissimo.

 

La nostalgia si trasforma in qualcosa che «ora, come una nuova specie di luce animica, ci può dare un mondo esteriore, un mondo esteriore che tuttavia è un mondo interiore, mentre il nostro sguardo si schiude sulle nostre precedenti incarnazioni terrestri» (ibidem).

 

Questo «vedere» le passate incarnazioni aiuta l’anima a dominare la sua solitudine interiore,

che altrimenti sarebbe divenuta veramente insopportabile per essa.

Ora può attendere con tranquillità il prossimo periodo della sua «estensione».

Nella successiva condizione di completa dedizione al circostante cosmo spirituale -, colmato

• dalle forze del Padre, che si riversano «dalle altezze» o dalle sfere al di sopra dell’ambito solare,

• dalle forze del Figlio (del Cristo), che agiscono «all’intorno o nel sole» stesso,

• e dai «pensieri universali» dello Spirito, che salgono dalle profondità dell’«essere universale»,

– l’anima dell’uomo compie la triplice attività sopra descritta in relazione

• al mondo sottostante,    • al mondo circostante ad essa     • e al mondo superiore.

 

Così il ritmo di questo giorno, composto di righe, estratte rispettivamente

da una parte microcosmica e da una parte macrocosmica della meditazione,

riproduce entrambe le condizioni principali dell’anima nella «regione degli spiriti»:

• la condizione di attività interiore dell’anima

• e la condizione di devozione colma di abnegazione verso il mondo spirituale esteriore.

 

 


 

Note:

27 – Nei suoi commenti ai ritmi, il primo giorno Rudolf Steiner usò la parola «ritmo» cinque volte: tre volte «ritmo» una volta «ritmo universale» e una volta «ritmo interiore»; il secondo giorno quatto volte: due volte «ritmo» e due volte «ritmi interiori» (in cui una volta come «ritmi interiori dell’anima»).

28 – Nel suo commento Rudolf Steiner usò inoltre una volta l’espressione «ritmo interiore».

29 – «In questo mondo si vedono anzitutto gli archetipi spirituali di tutte le cose e di tutti gli esseri esistenti nel mondo fisico e in quello animico», scrisse Rudolf Steiner nel suo libro Teosofia (O.O. 9, pag. 94).

30 – In una conferenza del 27.8.1924 (0.0. 240) Rudolf Steiner parlò del fatto, che il Cristo nella sua discesa sulla terra, lasciò sul sole il suo «uomo spirito» cosmico, il cui essere consiste nell’elemento della volontà.

31 – «Il ricordo, la memoria, stanno già dentro questo mondo [nel mondo dei ritmi solari di Michele], ma non ancora profondamente» (ibidem).

32 – Durante la vita fisica, questo avviene grazie alla sua unione con la «terra spirituale», vale a dire con la parte di essa, direttamente aperta per le forze spirituali del sole.

33 – Questi tre gradi sono corrispondentemente collegati con l’azione delle forze del sole (spiriti della forma), di Marte (spiriti del movimento) e di Giove (spiriti della saggezza). Nella conferenza del 28.8.1923 (0.0. 227) Rudolf Steiner rilevò, che l’uomo dopo la morte nel suo attuale grado evolutivo compie il passaggio completo solo della sfera di Marte. Dopodiché egli «sfiora» soltanto la sfera di Giove; egli non accede alla sfera di saturno. Ne consegue, che nei rapporti dell’uomo dopo la morte con i pianeti che si trovano sopra il sole, avviene una sorta di «confusione»: nella sfera di Giove egli deve collegarsi con le forze del ricordo di saturno e nella sfera di Marte con le forze del pensare universale. L’incontro con queste forze tuttavia, avviene soltanto indirettamente (come immagine riflessa).

34 – Qui va fatto notare, che l’anima nell’ambito solare non incontra la Trinità stessa, – il luogo della sua permanenza si trova al di fuori del cosmo creato, – ma soltanto l’espressione delle sue forze nel nostro sistema solare. Ciononostante in questo caso è essenziale, che il primo diretto contatto con le sue forze sia possibile proprio a partire dalla sfera solare.

35 – Nella bibbia e nella letteratura cristiana, spesso troviamo la descrizione di una schiera di giusti attorno al trono di Dio, che cantano, pregano e lodano Colui il quale è seduto sul trono. Si tratta di un riferimento a questa realtà.

36 – L’anima dell’uomo dopo la morte ha bisogno di questa luce dei mondi superiori, nella quale si esprimono le forze dello Spirito Santo, per trasformare nel Devachan le esperienze raccolte sulla terra in nuove facoltà per la successiva vita terrena.

 

 

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