/////04/a – RISPOSTE A DOMANDE DOPO LA CONFERENZA

04/a – RISPOSTE A DOMANDE DOPO LA CONFERENZA

Risposte a domande dopo la conferenza

O.O. 73 – L’antroposofia e le scienze – 14.11.1917


 

Dopo la conferenza di Zurigo del 14 novembre 1917

 

Come spiega il conferenziere il processo del dimenticare?

 

Sull’argomento si può parlare anche in breve. Il processo del dimenticare in sostanza avviene perché l’altro processo parallelo cui ho accennato e che vale per la formazione delle rappresentazioni e per il ricordo ha alla sua base una fase di salita e una di discesa di quanto avviene. Per farmi capire meglio potrei far presente che non è lo stesso processo, ma quello in un certo senso preformato che Goethe chiama lo “smorzato risuonare delle percezioni sensorie”. Quando la percezione sensoria è passata, il suo effetto risuona ancora, e quel risuonare smorzato non è ciò che è alla base del dimenticare, ma può renderlo comprensibile; in un certo senso prefigura l’intero processo che avviene, e in proposito faccio notare espressamente che non intendo che tale processo sia fisiologico; anche se si estende alla sfera fisiologica, esso rimane di natura spirituale-fisica. Indicazioni più precise si trovano nei miei libri. Comunque il processo che ora si svolge ha una fase di smorzata risonanza, ed essa è appunto alla base del dimenticare. Come cioè la fase della salita è alla base del ricordare, quella della discesa è alla base del dimenticare. Direi che questo processo non è tanto strano, quando si sia afferrato quello del ricordare del quale avevo parlato.

 

• Che cosa significa che qualcuno non sogni mai, o meglio non porti mai a coscienza i sogni? Come si spiega questo fenomeno psicologicamente e secondo l’antroposofia, vale a dire come si distingue spiritualmente un soggetto del genere da altri?

 

Il fatto ricordato è in realtà molto problematico. Si afferma sì con leggerezza che non si sogna mai, ma non è vero; vi è invece una certa debolezza riguardo a quei processi subconsci che sono alla base del sogno, una debolezza che impedisce di sollevare dal subconscio ciò che vi è e che vi deve esser letto, se posso usare questa immagine. Tutti sognano. Come esistono altre debolezze, in alcune persone esiste quella che rende impossibile di portare a coscienza quel che hanno sognato. Questo tipo di debolezza non va considerato come ad esempio altre debolezze organiche; questa può infatti esser ricondotta con facilità a un vantaggio spirituale in un altro campo. Di Lessing si racconta ad esempio che non sognava mai. Nel suo caso era perché aveva una mente molto disposta alla critica; poiché, come si sa, concentrava le proprie forze in sé e le impiegava tanto fortemente verso una parte del suo essere, ne risultava indebolita un’altra. Questa debolezza come è stata qui presentata non va quindi vista in senso cattivo; può essere in relazione con altri punti di forza.

 

Naturalmente per la scienza dello spirito i due termini, “psicologico” e “antroposofico”, si equivalgono. Non si può neppure dire che chi abbia una certa debolezza a portare a coscienza un processo onirico, debba anche avere ad esempio una debolezza per i processi legati alla capacità immaginativa di conoscenza. Proprio non è necessario. Uno può avere scarsa disposizione per i sogni, intesi nel senso usuale, ma può ugualmente pervenire alla coscienza immaginativa e alle altre successive, applicandosi con gli esercizi, indicati nel mio libro L’iniziazione, che tutti possono fare. Può allora succedere, dato che impiega le sue forze in modo speciale alla cosciente conoscenza immaginativa del mondo spirituale (se l’espressione non viene intesa come una superstizione) che proprio grazie alla percezione nel mondo spirituale vengano soffocati i soliti sogni; ma può succedere anche il contrario.

 

Conosco molte persone che fanno gli esercizi indicati appunto nel mio libro L’iniziazione e che sperimentano nell’anima quel che è indicato nel libro: la trasformazione della vita onirica. La normale vita di sogno ha in effetti qualcosa di vago, e si trasforma notevolmente sotto l’influenza della risvegliata conoscenza immaginativa.

 

Così l’incapacità di portare a coscienza i sogni indica soltanto una parziale debolezza della natura umana; va quindi considerata come avviene in altri campi: qualcuno ha una muscolatura forte e un altro l’ha debole è cioè qualcosa che dipende senz’altro da sfumature delle disposizioni umane.

 

 

By | 2018-11-10T10:33:32+01:00 Novembre 10th, 2018|LE SCIENZE ALLA LUCE DELL'ANTROPOSOFIA|Commenti disabilitati su 04/a – RISPOSTE A DOMANDE DOPO LA CONFERENZA