///04 (b) – «VOI, DISCEPOLI DELLA CONOSCENZA SPIRITUALE, ACCOGLIETE IL SAGGIO CENNO DI MICHELE …»

04 (b) – «VOI, DISCEPOLI DELLA CONOSCENZA SPIRITUALE, ACCOGLIETE IL SAGGIO CENNO DI MICHELE …»

04 (b) «Voi, discepoli della conoscenza spirituale, Accogliete il saggio cenno di Michele …». (L’Immaginazione di Michele quale rivelazione del Mistero di Michele)

Il mistero di Michele


 

Continuiamo ora a seguire la Meditazione. Nella sua quarta strofa tutto diventa molto intimo e commovente. Adesso Michele si rivolge direttamente ai suoi discepoli terrestri, vale a dire a tutti i veri antroposofi, che stanno al suo fianco e gli sono fedelmente devoti:

«Voi, discepoli della conoscenza spirituale,

Accogliete il saggio cenno di Michele …».

 

Nella conferenza del 13 gennaio 1924, la prima conferenza approfondita su Michele dopo il Convegno di Natale, troviamo una descrizione completamente nuova di Michele: Oggi egli è diventato uno Spirito silenzioso che non dà direttive, indicazioni o ispirazioni, ma attende sempre ciò che gli uomini sulla Terra fanno con il suo dono, l’Antroposofia.

Questo Rudolf Steiner lo descrive nelle seguenti parole: ▸ «Michele però è un’entità che in sostanza da sé non rivela nulla, se non le si porta incontro, dalla Terra, qualche frutto di uno strenuo lavoro spirituale.188 Michele è uno Spirito taciturno, chiuso. Mentre gli altri Arcangeli dirigenti sono Spiriti loquaci (spiritualmente parlando, s’intende), Michele è uno Spirito chiuso, taciturno, che dà tutt’al più poche, scarse direttive» (O.O. 233a, 13.1.1924).

 

E che egli abbia a che fare soprattutto con ciò che gli uomini sulla Terra fanno partendo dalla moderna conoscenza dello Spirito, o Antroposofia, risulta dalle ulteriori parole nella stessa conferenza, dove è detto che ▸ «Michele si occupa soprattutto di quanto gli uomini creano partendo dallo Spirituale. Egli vive negli effetti di ciò che gli uomini hanno creato. Gli altri Spiriti invece vivono piuttosto con le cause. Michele vive essenzialmente con gli effetti» (ibidem).

In altre parole: Michele attende gli uomini nel mondo spirituale, attende soprattutto ciò che essi fanno in piena libertà nella propria anima con la sua intelligenza, prima cosmica, ora però divenuta umana. Vogliono essi compenetrare oggi questa intelligenza con la spiritualità della Scienza dello Spirito e poi portagliela incontro – o non lo vogliono? Possiedono, soprattutto i membri della Società Antroposofica, l’impulso a raggiungere tale meta come esempio per tutta l’umanità?

 

▸ «Il punto è ora che la Società Antroposofica afferri questo suo compito interiore, questo compito consistente nel non contendere a Michele il pensiero umano. Qui non si può essere fatalisti e si può solo dire che gli uomini devono collaborare con gli Dei, con Michele stesso» (0.0. 240, 19.7.1924).

Affinché questo possa avvenire, gli uomini devono ▸ «congiungere nei loro cuori intelligenza e spiritualità», cosicché «sarà decisivo il combattimento di Michele per affermare il suo impulso» (ibidem).

Soltanto così oggi può nascere un nuovo rapporto fra il mondo degli uomini e il mondo degli Dei, quale inizio della congiunzione della Terra con il Sole, che prima deve essere raggiunta sul piano della conoscenza, in cui nel senso micheliano ha la sua origine tutto lo spirituale che oggi riguarda l’uomo. Nel lontano futuro tutto ciò diverrà anche un fatto cosmico. Tuttavia, già nel nostro tempo possono essere intrapresi i primi veri passi in tale direzione.

 

Se questo processo è sufficientemente progredito, e gli uomini hanno raggiunto il grado nel quale vogliono anche agire sulla Terra partendo da questa intelligenza spiritualizzata come oggi essa è presente nella conoscenza dello Spirito dell’Antroposofia, e se sono inoltre disposti a presentarsi a Michele con le conseguenze di tale agire,189 allora egli giudica queste azioni umane non con parole, ma unicamente con il suo sguardo e con un cenno, con un silenzioso cenno della sua mano,190 che è colmato dalla più profonda saggezza cosmica e quindi può essere definito soltanto come «saggio cenno» che oggi l’uomo deve imparare a percepire in piena coscienza.

Ciò che significa questo «cenno», e come appaia veramente, risulta in un passo nelle «Lettere di Michele» dove Rudolf Steiner per esso usa soltanto la parola «gesto»:

▸ «Ma Michele, come una maestosa azione esemplare nel mondo soprasensibile adiacente al mondo visibile, può mostrare ciò che egli vuole svolgere. Ivi Michele può mostrarsi con un’aura di luce, con un gesto da essere spirituale».191

 

Dopodiché – come già descritto in questo libro in base alla biografia di Rudolf Steiner (vedi capitolo 2) – se le conseguenze delle azioni umane appaiono giustificate «alla direzione del cosmo», Michele le accoglie nel suo regno spirituale dove esse diventano azioni cosmiche,192 le prime pietre di edificazione per l’umanità quale decima gerarchia, o gerarchia della libertà e dell’amore, che poi ha il compito di creare in libertà il nuovo cosmo dell’amore.

E il vero e proprio motivo per cui Michele risponde a tali azioni dell’uomo soltanto con un cenno, un gesto, consiste nel fatto che egli considera pienamente la libertà umana, poiché si prepara a diventare ▸ «l’eroe spirituale della libertà» (O.O. 233a, 13.1.1924).

 

Ed ora l’aspetto decisivo. In un’unica riga viene riassunto tutto il cammino qui descritto – dalla Scuola di Michele, attraversando il culto di Michele, all’apparizione di Michele quale Spirito del tempo davanti all’umanità -, con tutti i compiti e tutte le prospettive da esso derivanti per i suoi discepoli, e viene espresso quale più importante esortazione del nostro tempo:

«Accogliete la Parola d’amore della volontà universale … ».

 

Da dove proviene questa volontà universale già incontrata nella prima strofa?

Essa proviene dal Cristo stesso, ed essa è per questo «sacra volontà» che nel contempo compenetra tutta la Scuola di Michele. E poiché allora nel soprasensibile abbiamo partecipato alla Scuola di Michele, adesso lo possiamo ricordare. Ancor più, dobbiamo accogliere in noi questa volontà del Cristo in libera volontà e coscientemente. Allora, trasmessa dalla Scuola di Michele, essa diviene in noi la Parola d’amore che risuona dalla Parola Universale, dal Logos stesso – una meravigliosa, triplice metamorfosi.

Già nel culto soprasensibile risuonò la Parola spirituale del Cristo, poiché soltanto da essa potè essere fondato il nuovo cristianesimo. Poi questa Parola del Cristo deve raggiungere tutti gli uomini sulla Terra, affinché da quel momento nelle loro anime possa diventare Parola di luce. Infatti, oggigiorno, ad ogni uomo, indipendentemente dalla sua educazione e dal suo grado evolutivo, è possibile imparare e comprendere la Scienza dello Spirito di Rudolf Steiner quale linguaggio di Michele-Cristo del presente.

 

La Parola del Cristo nell’Antroposofia diviene Parola di luce nelle forze di conoscenza dell’uomo,

quando si uniscono completamente con essa.

Ma, per poter oggi servire coscientemente Michele, questo non è ancora sufficiente. Infatti, questa Parola di luce che si rivela nell’Antroposofia deve essere inoltre interiorizzata dagli uomini, vale a dire che deve essere accolta non solo con le più profonde forze del capo, bensì anche con quelle del cuore. Questa Parola di luce, quale Parola di conoscenza di Michele-Cristo, qui deve diventare la Parola d’amore, la pura sostanza del Cristo.

 

Infatti, quando la Parola del Cristo si rivela quale Sole spirituale, essa comprende entrambe:

• la Parola di luce che illumina i capi degli uomini,

• e la Parola d’amore che riscalda i cuori degli uomini

– del tutto nel senso della quarta parte della Meditazione della Pietra di Fondazione:

«Luce divina,

Cristo-Sole,

Riscalda I nostri cuori,

Illumina I nostri capi»

(O.O. 260, 25.12.1923).

Possiamo perciò illustrare così il rapporto interiore fra le due Meditazioni:

 

 

Nella sua prima conferenza per i soci a Stoccarda dopo l’incendio del primo Goetheanum, pubblicata più tardi da Marie Steiner con il titolo «Parole di sofferenza, di ricerca sulla coscienza morale, parole per divenire coscienti della responsabilità», Rudolf Steiner descrive come nell’occuparsi di Antroposofia possa avvenire l’interiorizzazione della Parola del Cristo a Parola d’amore.

Là egli dice: ▸ «Le idee sono per l’Antroposofia i recipienti d’amore nei quali viene fatto entrare dai mondi spirituali, in modo spirituale, l’essere umano. Attraverso l’Antroposofia deve risplendere, avvolta da pensieri pieni d’amore, la luce della vera umanità. La conoscenza è solo la forma di come attraverso l’uomo deve venir data la possibilità che il vero Spirito proveniente dalle ampiezze universali si raccolga in cuori umani, affinché dai cuori stessi possa illuminare i pensieri. E poiché l’Antroposofia può essere compresa solo dall’amore, essa è creatrice d’amore, quando viene compresa dagli uomini nella sua vera natura» (O.O. 257, 23.1.1923).

 

Così, quando avviene nel senso di questa esposizione, la congiunzione con l’Antroposofia conduce

• all’esperienza interiore della luce spirituale prima,

• e poi dell’amore spirituale

che, mediante il cammino intrapreso prima in base alla Meditazione di Michele, nel cuore dell’uomo

dà infine forma a se stesso per la Parola d’amore del Cristo.

 

Qui tuttavia va posta l’attenzione non a tutta l’umanità e alla vita dopo la morte, ma • al nostro proprio occuparci dell’Antroposofia, • alle parole di Rudolf Steiner sulla luce di conoscenza di Michele, • e alla richiesta del Cristo di amore formatore di comunità (vedi anche pag. 146).

Anche gli Statuti della Società Antroposofica Universale fondata durante il Convegno di Natale parlano di questa forza dell’amore che si manifesta mediante l’Antroposofia e ha origine nella Parola d’amore del Cristo.

Così, nell’introduzione della loro prima pubblicazione, Rudolf Steiner scrive: ▸ «Lei [l’Antroposofia] dischiude le sue sorgenti, e la volontà dell’uomo, sostenuta dall’amore, può attingervi. Lei rende vivente l’amore dell’uomo creando con ciò impulsi all’azione morale e ad un giusto atteggiamento nei rapporti sociali» (0.0. 260a, 13.1.1924).

In queste parole si trova tale misterioso collegamento fra la «volontà dell’uomo» e l’«amore dell’uomo», che costituisce il fondamento per ogni vera azione antroposofica, sia nella vita pratica che in quella sociale. Con ciò, nell’anima umana l’Antroposofia sposa l’amore alla volontà, che diventa un nuovo organo interiore nell’uomo, prima soltanto per percepire e più avanti anche per partecipare all’esperienza di ciò che corrisponde a questo processo nel macrocosmo e che Michele ha posto a tutti i suoi discepoli come compito:

«Accogliete la Parola d’amore della volontà universale

Attivamente nelle mete supreme delle anime».

 

Infine, questo motivo dell’amore appare anche negli Statuti della Società Antroposofica. Il paragrafo 3 dice: ▸ «Essi [i risultati dell’Antroposofia coltivata nel Goetheanum] possono condurre ad una vita sociale realmente fondata sull’amore fraterno» (O.O. 260a, 13.1.1924).

Però, già nell’anno di preparazione del Convegno di Natale, sebbene in forma velata, Rudolf Steiner aveva messo in rilievo tale Mistero dell’azione formatrice di comunità dell’Antroposofia: ▸ «Una volta che si raggiunga la vera comprensione per l’Antroposofia, allora questa comprensione è la via non soltanto verso le idee dello Spirito, ma verso la comunione con lo Spirito. Allora la coscienza di questa comunione con il mondo spirituale diventa anche formatrice di comunità, e le comunità prestabilite dal karma si formeranno» (0.0. 257, 27.2.1923).

 

Così, quando con l’aiuto dell’Antroposofia diviene cosciente del suo comune Karma solare, la comunità di Michele sulla Terra si forma in una vera comunità karmica, sulla quale nelle «Lettere di Michcle» Rudolf Steiner si esprime così: ▸ «Uomini che nella vita terrena precedente erano … ministri di Michele … , si sentono spinti a siffatta volontaria comunità di Michele».193

In questo modo nella Società stessa la «Parola di luce» della conoscenza spirituale antroposofica può essere interiorizzata nell’anima dell’uomo quale «Parola d’amore», dalla quale scorre una reale forza d’amore che può agire sino in tutte le relazioni sociali di questa comunità di uomini e creare un nuovo fondamento fraterno per la convivenza dei più diversi uomini e delle diverse correnti karmiche che essi rappresentano.194

 

Ora però, dopo che l’Antroposofia nel capo umano quale conoscenza dello Spirito è divenuta Parola di luce e i cuori degli uomini hanno accolto in sé la Parola d’amore che parla da anima umana a anima umana facendo nascere così una nuova comunità fraterna sulla Terra, entrambi, la luce e l’amore, devono essere compenetrati dalla volontà universale affinché, dalla luce della conoscenza e dall’amore per l’azione da compiere nella vita sociale sul fondamento dell’Antroposofia, l’uomo possa divenire attivo nel mondo.195

Oppure, come formulato da Rudolf Steiner nella Posa della Pietra di Fondazione durante il Convegno di Natale: ▸ «E il giusto terreno nel quale dobbiamo posare questa Pietra di Fondazione [dell’amore], il giusto terreno, sono i nostri cuori nella loro armonica cooperazione, nella loro buona volontà compenetrata d’amore, volontà di portare insieme il volere antroposofico attraverso il mondo» (O.O. 260, 25.12.1923).

Anche queste parole sono collegate con il Mistero della penultima riga della Meditazione di Michele.

 

• Colpisce che qui si tratti di un amore tra gli uomini,

tale da riscaldare e compenetrare anche la volontà (La filosofia della libertà).

• Nel mondo spirituale, invece,

il discepolo dello Spirito accoglie in sé la volontà universale che si manifesta in lui quale Parola d’amore.

 

Abbiamo quindi complessivamente la seguente sequenza:

• La volontà universale nell’uomo diventa Parola d’amore,

• la quale accende l’amore umano che può agire nel sociale,

• che poi compenetra la volontà terrena,

• e in questa forma trasformata è in grado di compiere nel mondo azioni edificanti nel sociale.

 

Con ciò abbiamo raggiunto il grado nel quale

• non solo possiamo pensare la Parola del Cristo quale Parola di luce,

• e non solo possiamo sentirla quale Parola d’amore nelle relazioni sociali e nei nostri reciproci rapporti,

• ma ora dobbiamo passare a reali azioni nel mondo,

compenetrate dalla volontà universale derivante dalla Scuola di Michele e che quindi diventano azioni

che possono essere giudicate da Michele nel mondo spirituale

come azioni giustificate e poi accolte nella sua sfera cosmica.

 

Vale a dire, dobbiamo sperimentare

questa triplice metamorfosi della Parola del Cristo dal culto cosmico,

• prima come Parola di luce mediante i nostri sforzi di conoscenza nell’Antroposofia

• e poi come Parola d’amore nell’agire sociale della Società Antroposofica,

• per compenetrarla nel terzo grado, a partire dal desto ricordo

della nostra partecipazione alla Scuola soprasensibile di Michele,

con la volontà universale, che nel contempo è la volontà del Cristo,

come essa dal Mistero del Golgota agisce nell’evoluzione della Terra.

 

Qui è detto:

«Accogliete la Parola d’amore della volontà universale …».

 

Quali veri discepoli di Michele dobbiamo creare in libertà questa sintesi nella nostra anima partendo da ciò che portiamo in noi dalla Scuola di Michele e che abbiamo vissuto nel culto di Michele, ora tuttavia compenetrata dalla volontà universale del Cristo che possiamo sperimentare sulla Terra occupandoci di Antroposofia.

 

Anche nella sua introduzione all’immaginazione di Michele nell’«Ultimo Discorso» Rudolf Steiner descrive la via dei pensieri di Michele (la «Parola di luce») alla loro interiorizzazione nel cuore sino alla pura qualità d’amore (la «Parola d’amore») e alla fine il passaggio a concrete azioni terrene, nelle quali poi la «volontà universale», quale volontà del Cristo trasmessa da Michele, fluisce nella volontà umana.

Nell’introduzione Rudolf Steiner riassume tutto ciò nel seguente modo:

▸ «Quando voi tutti, avendo accolto alla luce della saggezza antroposofica il pensiero di Michele, avendo accolto e custodito questo pensiero di Michele con un cuore fedele e con fervido amore, quando non solo cercherete di prendere l’atmosfera solenne di Michele di quest’anno come punto di partenza per quanto il pensiero di Michele vi manifesta in tutta la sua intensità e in tutta la sua forza nell’anima, ma riuscirete a renderlo vivo in tutte le vostre azioni, solo allora sarete servitori fedeli del pensiero di Michele, potrete diventare cooperatori nobili di quanto nello Spirito di Michele vuole farsi strada per mezzo dell’Antroposofia nell’evoluzione della Terra» (O.O. 238, 28.9.1924).

 

Nello stesso punto del suo discorso Rudolf Steiner mette in rilievo che si tratta della «volontà universale», mentre parla della compenetrazione delle opere antroposofiche sulla Terra «con la forza di Michele, con la volontà di Michele (che non è altro se non quanto precede la volontà del Cristo, la forza del Cristo, per infondere nel giusto modo nella vita terrena questa forza del Cristo)» (ibidem).

Infatti, ▸ «è compito di Michele ricondurre l’uomo sulle vie della volontà» nel soprasensibile (O.O. 26, Massima 105).

▸ E questa nuova via micheliana «sulle vie della volontà» nel mondo spirituale è anche la via dalla «volontà di Michele» alla «volontà del Cristo» o «la via di Michele che trova la sua continuazione nella via del Cristo» (0.0. 194, 23.11.1919).

 

• Come avviene ora tale passaggio? Anche di ciò parla Rudolf Steiner continuando la sua introduzione all’Immaginazione di Michele: ▸ «Appare Michele, indicando e additando quel che deve avvenire, affinché la veste di Michele, questa veste di luce, possa trasformarsi in onde di Parole che sono le Parole del Cristo, le Parole Cosmiche che possono trasformare Logos Cosmico in Logos umano» (0.0 . 238, 28.9.1924).

• Se in questo modo nei Misteri di Michele il Logos Universale è divenuto Logos umano, allora nel contempo si è compiuto il passaggio dalla via di Michele alla via del Cristo, allora sulla Terra nei cuori degli uomini agisce la volontà del Cristo, quale «volontà universale» che pronuncia la «Parola d’amore» nel cuore dell’uomo.

Con ciò è compiuto il primo passo nella direzione della realizzazione della seconda rivelazione di Michele (la carne che diviene Parola), la cui meta è raggiungibile soltanto mediante l’agire dell’Uomo Spirito, e per questo il suo «tempo universale» viene annunciato già adesso nella Meditazione.

 

Tutto ciò dobbiamo collegarlo con le più alte mete delle nostre anime, vale a dire far sì che diventi il nostro più importante compito quali discepoli di Michele qui sulla Terra. Di questo parla l’ultima riga della Meditazione, che ci esorta ad accogliere tutto ciò che è stato detto prima

«Attivamente nelle mete supreme delle anime».

 

La definizione «mete supreme» si riferisce soprattutto alle forze e alla memoria karmica del nostro Io superiore che ha cooperato in tutti i gradi dell’evoluzione celeste dell’Antroposofia qui descritti. Nell’iniziata nuova epoca di Michele tuttavia, l’Io terrestre dell’uomo deve accogliere in sé tutti questi contenuti quali mete supreme della sua vita e del suo agire qui sulla Terra, e cioè non in modo passivo o sognante, bensì «attivamente», così che sfocino attivamente in reali azioni terrene.

 

In un’altra occasione, in merito Rudolf Steiner comunica ancora agli antroposofi quanto segue: ▸ «In effetti nel Karma di ogni antroposofo sta scritto: Diventa un uomo capace d’iniziativa» (O.O. 237, 4.8.1924).

E con il Karma di ogni Antroposofo qui è appunto inteso il contenuto della Meditazione di Michele, che egli porta in sé quale memoria del suo Io superiore. Con ciò si rivela la via completa attraverso la Meditazione quale via dell’uomo moderno al suo Io superiore, dal quale oggi egli deve imparare a vivere e ad operare nel senso della volontà di Michele-Cristo.

 

• Se abbiamo dunque la volontà, non solo intellettualmente, ma in modo che venga afferrato tutto l’uomo, vale a dire afferrato da Michele e nel contempo compenetrato dalla sostanza della Parola del Cristo, che è presente nell’intimo nucleo della Parola di luce e d’amore, perché il Cristo stesso è la Parola, il Logos,

• se siamo dunque disposti ad accogliere in noi quanto detto in questa Meditazione, in modo tale che inizi a risplendere nel nostro capo, divenga calore d’amore nel nostro cuore e si unisca con la volontà universale, allora sappiamo a che cosa oggi siamo chiamati quali discepoli di Michele.

 

Nel riassumere tutto il processo è possibile darne la seguente rappresentazione:

• Parola di luce – Conoscenza individuale mediante l’Antroposofia.

• Parola d’amore – Configurazione sociale partendo dall’Antroposofia.

Volontà universale – Nuovo agire nel mondo, dal quale emergono azioni

che nel regno di Michele ottengono dimensione cosmica, perché in esse coopera la volontà del Cristo.

 

Queste azioni, che allora possono essere definite azioni micheliane nel mondo, creano veramente il bene sulla Terra, cosicché il tutto corrisponde anche pienamente alle parole finali della quarta parte della Meditazione della Pietra di Fondazione:

 

 

Se tutto ciò è avvenuto e l’intero uomo è del tutto colmato da Michele-Cristo, nel suo capo, nel suo cuore e nelle sue membra come pure nel suo pensare, sentire e volere, allora possiamo presagire ciò che sta davanti a noi quale meta suprema, che cosa in realtà significhi essere un Micaelita sulla Terra.

Tutto quanto esposto in questo capitolo, che rappresenta soltanto un primissimo abbozzo del Mistero di Michele nel nostro tempo, in base alla Meditazione di Michele può essere riassunto ancora nel seguente modo:

 

 

Qui segue il facsimile della Meditazione di Michele scritta a mano da Rudolf Steiner, eseguita contemporaneamente alle forme dell’Euritmia per la prima rappresentazione in Euritmia, che ebbe luogo la domenica di Pasqua, 12 aprile 1925, dopo la morte di Rudolf Steiner, nella falegnameria del Goetheanum.

Questa versione definitiva della Meditazione segue testualmente lo stesso testo, scritto da Rudolf Steiner per l’«Ultimo Discorso» nel suo taccuino.

Se confrontiamo questa versione del testo con quella che secondo lo stenogramma Rudolf Steiner espose alla fine dell’«Ultimo Discorso», allora in questa, nella terza strofa, troviamo due essenziali divergenze dalla versione definitiva nel taccuino.

 

• In primo luogo là il nome «Michele» viene indicato per la terza volta,196 cosicché in questa versione i nomi di Michele e Cristo appaiono entrambi tre volte.

Nella versione definitiva il nome «Michele» viene pronunciato solo due volte.

 

• E in secondo luogo qui Michele quale annunciatore del Cristo appare non «alle anime» degli uomini, ma in esse;

«Così appare Michele,

L’annunciatore del Cristo,

In anime assetate in attesa».

 

Questo corrisponde al processo che Rudolf Steiner riassume, quale ulteriore componente dell’attuale Mistero di Michele, nelle seguenti parole: ▸ «Michele vuole in futuro eleggere la propria sede nei cuori, nelle anime degli uomini. Ciò deve cominciare nel nostro tempo, e portare il cristianesimo a profonde verità; il Cristo, quale essere solare, deve essere compreso dall’umanità ed entrare a vivere in essa per mezzo dello Spirito solare, Michele» (O.O. 240, 21.8.1924).

Appunto tale approfondimento del cristianesimo mediante la rivelazione del Mistero solare del Cristo è imposto nel nostro tempo a Michele quale Archè solare e «annunciatore del Cristo», come testimoniato da tutta l’Antroposofia. Poiché il testo dello stenogramma, nel modo in cui è scritto, esprime anche il ritmo nel quale Rudolf Steiner ha pronunciato questa Meditazione, vuole essere qui riportato:

 

«Luminose potenze spirituali, germogliate da potenze solari,

Dispensatrici di grazia ai mondi,

Predestinate siete dal pensare divino

A formare la veste raggiante di Michele.

 

Egli, il messaggero del Cristo, indica in Voi

Sacra volontà universale che sostiene gli uomini.

 

Voi chiari esseri dei mondi dell’etere,

Portate la Parola del Cristo all’uomo.

 

Così appare Michele,

L’annunciatore del Cristo,

In anime assetate in attesa.

 

Ad esse giunge irradiante la Vostra Parola di luce

Nel tempo universale dell’Uomo Spirito.

 

Voi, discepoli della conoscenza spirituale,

Accogliete il saggio cenno di Michele,

Accogliete la Parola d’amore della volontà universale

Attivamente nelle mete supreme delle anime».

 

In un altro quaderno di appunti di Rudolf Steiner esiste ancora un’annotazione che costituisce una specie di grado preparatorio al successivo testo compiuto della Meditazione di Michele.

 

Là sta scritto:

«Potenze solari, Voi luminose forze

Dispensatrici di grazia ai mondi.

 

La Vostra luce diviene la fluttuante, ondeggiante veste

Di Michele, il sostenitore degli uomini.

 

Così egli appare, il messaggero del Cristo.

 

Con seria volontà egli annuncerà

Il nuovo tempo luminoso

Quale tempo del dominio dell’Uomo Spirito.

 

Voi, discepoli della conoscenza spirituale,

Accogliete nei Vostri cuori la sua volontà –

Guardate il suo indicare al Cristo,

Che aspira alla dimora nella Vostra anima».

 

In questa, sicuramente primissima versione della Meditazione di Michele, notiamo la mancanza di tutta la seconda strofa che ci comunica, come abbiamo già visto, il contenuto spirituale e il principale compito della Scuola soprasensibile di Michele come pure del culto cosmico.

Rudolf Steiner aggiunse queste due cose nel testo della Meditazione solo più tardi.

Ciò potrebbe essere legato al fatto che prima egli volesse creare i versi in modo più exoterico (come fu anche nella prima pubblicazione della Meditazione della Pietra di fondazione197). Poi tuttavia egli decise – forse dal presagio o dal sapere che quel discorso alla vigilia del giorno di San Michele 1924 sarebbe stato la sua ultima parola verbale ai membri – di accogliere anche questi contenuti centrali.

 

In questa prima versione, inoltre, la parola «che sostiene gli uomini» è attribuita diversamente. Qui questa qualità appartiene a Michele stesso. Nella versione definitiva invece essa è già una componente della «volontà universale». Questo tuttavia non rappresenta alcuna contraddizione, ma la differenza testimonia soltanto che Michele nelle sue azioni cosmiche agisce solo dalla volontà universale, vale a dire quale volto del Cristo unicamente dalla Sua sacra volontà. Per cui nella seconda strofa viene indicata la «seria volontà [colmata dalla volontà del Cristo]» di Michele, perché egli appare davanti all’umanità quale «messaggero del Cristo».

D’altro lato, mancando del tutto la parola «messaggero del Cristo» (la seconda strofa del testo definitivo qui manca), è indicata ancora direttamente la volontà propria di Michele. Dove tuttavia in seguito egli si innalza a «messaggero del Cristo» non si tratta più della volontà di Michele, ma della «sacra volontà universale» del Cristo, dalla quale Michele è del tutto compenetrato, per portarla fuori nel mondo.

 

E alla parola «Uomo Spirito» nello studio precedente viene aggiunto «dominio», che sottolinea l’attività. Questo significa che già nel nostro tempo nell’umanità iniziano ad agire le forze dell’Uomo Spirito, e in determinate situazioni (se soltanto gli uomini creano le necessarie condizioni descritte nella Meditazione di Michele198) assumono persino un carattere guida o dominante.

Nello studio precedente la volontà di Michele viene menzionata due volte. La prima volta questa volontà è collegata decisamente con il dominio dell’Uomo Spirito,199 che oggi Michele vuole annunciare a tutti gli uomini quale «nuovo tempo luminoso». Michele ora vorrebbe trasmettere ai cuori degli uomini questa sua volontà che nel contempo significa il suo «indicare al Cristo», poiché la volontà di Michele è unita inseparabilmente con la volontà universale del Cristo,200 sì, è del tutto compenetrata dalla luce di essa. Per questo nel nostro tempo egli diviene la principale guida dell’umanità al Cristo:

« Guardate il suo indicare al Cristo,

Che aspira alla dimora nella Vostra anima».

 

Qui non si parla, come in molti punti delle conferenze sul Karma, dell’ingresso di Michele nei cuori e nelle anime degli uomini, ma dell’avvento del Cristo stesso. Infatti, è Lui che oggi vorrebbe vivere nei cuori e nelle anime degli uomini. Egli vuole raggiungere questo, mentre Michele Lo precede su questa via e prepara prima nelle anime umane la Sua nuova dimora. Questo può avvenire soltanto sulla via micheliana descritta nel 3° capitolo di questo libro che conduce al pensare insieme al Cristo e all’essere liberi insieme al Cristo. Infatti, soltanto mediante il lavoro preparatorio di Michele nell’anima umana può avvenire l’incontro di essa con il Cristo in piena coscienza. E questa preparazione ha inizio con lo studio dell’Antroposofia.

Sebbene le importanti parole «che aspira alla dimora nella Vostra anima» mancano nella versione definitiva della Meditazione, per mezzo delle seguenti parole della versione finale esse stanno in diretto rapporto con tutto il processo descritto:

«Accogliete la Parola d’amore della volontà universale …».

 

Queste due righe, pur in forma diversa, indicano la stessa realtà superiore che domina dietro ad esse. È vero che il Cristo oggi aspira ad entrare nelle anime umane e vuole creare in esse la Sua nuova dimora, ma Egli è del tutto dipendente dalla libera volontà dell’uomo di accoglierlo in sé. Questo l’uomo può farlo soltanto se contemporaneamente nella sua interiorità accoglie in libera volontà «la Parola d’amore della volontà universale», alla quale mediante la sua disciplina spirituale (come «discepolo della conoscenza spirituale») lui stesso prima deve trovare un cosciente accesso. Per questo la volontà di Michele («la sua volontà») gli indica la strada come pure «il suo indicare al Cristo», che l’uomo deve accogliere in sé («nei Vostri cuori») e che poi diventa per lui un ponte che oggi lo collega con il Cristo in modo micheliano.

 


 

Note: 

188 – Questa caratteristica di Michele corrisponde esattamente a ciò che nella conferenza del 28 dicembre 1918 (0.0. 187) Rudolf Steiner dice degli Spiriti della personalità (Arcai) che oggi si accingono a diventare i nuovi «creatori» nell’evoluzione della Terra. Essi non danno più rivelazioni agli uomini (come un tempo gli Spiriti della forma), ma attendono sino a quando questi portano incontro ad essi i frutti del loro libero lavoro spirituale in forma di nuove immaginazioni create dagli uomini stessi, alle quali essi rispondono con le loro ispirazioni e intuizioni, che dopo di ciò donano agli uomini.

189 – Qui va ricordato ancora un volta che tale presentarsi davanti a Michele nel mondo spirituale è possibile agli uomini in triplice modo: attraverso l’iniziazione, dopo la morte oppure durante il sonno.

190 – Riguardo all’immaginazione delle mani di Michele vedi nell’Epilogo.

191 – 0.0.26, Articolo «Le esperienze e le vicende di Michele durante il compimento della sua missione cosmica», 19 ottobre 1924.

192 – Vedi dettagli nel capitolo 3 e nell’O.O. 233a, 13.1.1924.

193 – 0.0.26, Articolo «All’inizio dell’epoca di Michele», 17 agosto 1924.

194 – Naturalmente non è intesa qualsiasi corrente spirituale, ma sono intese soltanto le correnti collegate con Michele e che hanno attraversato la sua Scuola soprasensibile e il culto cosmico. Rudolf Steiner parla di queste correnti soprattutto nella conferenza del 21 agosto 1924 (O.O. 240). Ad esse appartengono anche la corrente rosicruciana, la corrente del vero manicheismo, come pure la corrente platonica e aristotelica. Questo intende Rudolf Steiner con le sue parole: «Solo attraverso l’unione di una spiritualità, come quella che vuole fluire attraverso il Movimento Antroposofico, con altre correnti spirituali, Michele troverà gli impulsi che torneranno a riunirlo con l’intelligenza divenuta terrena, ma che in realtà gli appartiene» (0.0. 237, 28.7.1924). Qui è quasi superfluo dire che queste parole del Maestro spirituale non sono assolutamente comprese, quando a esse si collega qualcosa di diverso da ciò che ha origine nella grande corrente di Michele nel mondo spirituale.

195 – In questa dualità di luce e amore non è difficile riconoscere le due parti de La Filosofia della libertà (0.0. 4), nelle quali è descritta esattamente la via alla luce di conoscenza del pensare e all’azione per amore dell’oggetto. Nella seconda edizione del libro (1918) Rudolf Steiner, nell’aggiunta al capitolo X, indica ancora direttamente la «forza dell’amore di tipo spirituale».

196 – Dallo stenogramma risulta che Rudolf Steiner nell’ «Ultimo Discorso» pronunciò il nome di «Michele» sempre come «Mikael».

197 – Confronta le due versioni della Meditazione della Pietra di Fondazione nell’O.O.260, 25.12.1923, e nell’O.O.260a, 13.1.1924.

198 – È inteso soprattutto il riallacciarsi ai contenuti e agli impulsi della Scuola soprasensibile di Michele e del culto cosmico, che è possibile mediante l’Antroposofia.

199 – Il principio dell’Uomo Spirito nell’uomo è collegato soprattutto con la volontà e con il corpo fisico.

200 – Vedi le parole introduttive all’Immaginazione di Michele nell’«Ultimo Discorso», pagina 148 in questo libro.

 

 

By | 2019-09-24T14:30:48+02:00 Settembre 21st, 2019|IL MISTERO DI MICHELE|Commenti disabilitati su 04 (b) – «VOI, DISCEPOLI DELLA CONOSCENZA SPIRITUALE, ACCOGLIETE IL SAGGIO CENNO DI MICHELE …»