////04 – FORZE E SOSTANZE CHE PENETRANO NELLA SFERA SPIRITUALE: IL PROBLEMA DELLA CONCIMAZIONE

04 – FORZE E SOSTANZE CHE PENETRANO NELLA SFERA SPIRITUALE: IL PROBLEMA DELLA CONCIMAZIONE

Forze e sostanze che penetrano nella sfera spirituale: il problema della concimazione.

O.O. 327 – Impulsi scientifico-spirituali per il progresso dell’agricoltura – 12.06.1924


 

Sommario: Il concime nell’economia della natura. I vari modi di agire delle sostanze materiali, delle forze e dello spirito. L’essenza dell’albero in contrapposto a quella della pianta annuale. L’albero è terreno che fuoriesce. L’essenza della terra concimata. Il nesso personale con il concime. Azioni di forze in seno alle sostanze organiche. La vivificazione della terra. Il composto. La formazione delle corna nei bovini e nei cervidi. Il letame abituale. Contenuto batterico e bontà del letame. Forza concimante e vivificante nel contenuto di letame in un corno di mucca. Come diluire e agitare il cornoletame. Il sotterramento estivo di quarzo e feldspato. L’uomo posto a base dell’osservazione.

 

Abbiamo visto che nel cercare un metodo scientifico-spirituale anche per l’agricoltura, occorre vedere in grande sia la natura sia l’azione dello spirito in seno ad essa, per arrivare a una visuale globale; la scienza orientata materialisticamente è venuta invece sempre più a limitare il suo sguardo a sfere ristrette, sempre più piccole. Se è vero che nell’agricoltura non si ha a che fare proprio con realtà piccolissime, microscopiche, come si usa nelle altre scienze naturali, si ha ugualmente a che fare con visuali ristrette e fatti deducibili da prospettive ristrette. Il mondo nel quale vivono l’uomo e gli altri esseri della terra non si può per altro giudicare da prospettive ristrette, e il farlo a proposito dell’agricoltura, come per esempio fa oggi la scienza corrente, ha lo stesso significato che il voler conoscere l’intera entità dell’uomo partendo dal suo dito mignolo o dal lobo dell’orecchio, per costruire da questi particolari l’insieme che si vuole studiare. Contro questo metodo dobbiamo creare una scienza autentica, quanto mai necessaria oggi, una scienza che si occupi dei grandi nessi universali.

 

La misura di quanto la scienza, nella sua accezione attuale o di qualche anno addietro, senta il bisogno di correggere sé stessa, risulta evidente dalle stoltezze scientifiche ritenute valide appena pochi anni or sono, per esempio a proposito della nutrizione umana. Tutto era scientifico, tutto era scientificamente provato, e contro le prove che venivano addotte era impossibile obiettare qualcosa, basandosi su quanto veniva appunto presentato. Era scientificamente provato che un uomo del peso medio di settanta o settantacinque chilogrammi aveva bisogno di un nutrimento proteico giornaliero di centoventi grammi circa. Come ho detto, il risultato era per così dire scientificamente provato. Nessuno che professi opinioni scientifiche crede oggi a questi risultati, perché nel frattempo la scienza si è corretta. Oggi ognuno sa che centoventi grammi di proteine al giorno sono non soltanto troppi, ma addirittura dannosi, sa che l’uomo conserva il suo miglior stato di salute se ne consuma soltanto cinquanta grammi al giorno. La scienza si è autocorretta. Oggi ognuno sa che, ingerendo proteine superflue, l’eccesso ingerito genera nell’intestino prodotti intermedi tossici. Indagando poi non soltanto e isolatamente il periodo della vita in cui è avvenuta tale superflua ingestione di proteine, ma l’intera vita dell’uomo, si può riconoscere che gli effetti tossici dovuti ad eccesso proteico sono l’origine principale dell’arteriosclerosi nell’età matura. Le indagini scientifiche, per esempio riguardanti l’uomo, sono spesso aberranti perché usano guardare solo un momento passeggero, mentre invece l’uomo normale vive in realtà ben più di dieci anni, e gli effetti nocivi di cose al momento buone in apparenza, si presentano spesso molto tardi.

 

Una scienza spirituale è meno esposta a simili errori. Non intendo certo associarmi alla facile critica che spesso viene usata per la scienza corrente per il fatto che essa deve di frequente correggersi, come nel caso appena ricordato. Si può comprendere che non può essere diversamente, che si tratta di una necessità. Allo stesso modo non si dovrebbe però incorrere in una facile critica contro la scienza spirituale, quando vuole far presa nella vita pratica, perché essa è costretta a rivolgere lo sguardo verso più vaste connessioni della vita, perché osserva forze e sostanze che penetrano nella sfera spirituale e non soltanto forze e sostanze grossolanamente materiali. Tutto ciò vale per l’agricoltura e in particolare per quanto in essa si riferisce al problema della concimazione.

 

Già dalla frequenza con cui oggi vengono posti e riposti certi termini proprio dagli scienziati nei riguardi della concimazione, si può arguire che si ha davvero un’idea assai poco realistica di che cosa sia la concimazione nell’economia della natura. Si sente dire spesso che il concime contiene sostanze nutritive per le piante. Alla presente considerazione ho premesso quanto appunto ho esposto, per mostrare come sulla questione della nutrizione dell’uomo proprio di recente, in questi ultimi tempi, la scienza abbia dovuto ricredersi. Ha dovuto ricredersi perché partiva da un’idea completamente falsa a proposito della nutrizione degli esseri viventi.

 

Si credeva che l’elemento capitale della nutrizione altro non fosse che il cibo da mangiare ogni giorno, e prego di non adombrarsi se mi esprimo così semplicemente. Certo conta quel che si mangia ogni giorno, ma la maggior parte delle sostanze che si mangiano quotidianamente non ha lo scopo di essere accolta nel corpo e di depositarvisi, ma giunge al corpo per fornirgli le forze contenute nelle sostanze, per metterlo in attività. La maggior parte di quanto viene accolto come alimento viene eliminato, e si deve quindi dire che nel ricambio non è tanto importante la natura ponderale, bensì la nostra possibilità di accogliere in modo giusto in noi, assieme agli alimenti che consumiamo, anche la vitalità delle loro forze. È di questa vitalità che abbiamo bisogno quando per esempio camminiamo, quando lavoriamo o moviamo le braccia.

 

Invece ciò di cui il corpo ha bisogno per depositare in sé le sostanze, per rifornirsi in certo qual modo di sostanze, delle sostanze che vengono poi nuovamente eliminate quando ogni sette o otto anni si rinnova la propria sostanza corporea, tutto ciò viene accolto in gran parte attraverso gli organi di senso, attraverso la pelle, attraverso la respirazione. Così ciò che il corpo deve accogliere per depositarlo in sé viene accolto di continuo in dosi finissime e condensato poi nell’organismo. L’uomo lo accoglie dall’aria, lo indurisce e lo condensa fino ad eliminarlo sotto forma di unghie, capelli e così via. È del tutto falsa la sequenza: assunzione del cibo, passaggio attraverso il corpo, eliminazione attraverso le unghie e il prodotto della desquamazione della pelle e simili. Si deve dire invece: respirazione, finissimo assorbimento attraverso gli organi sensori, perfino attraverso gli occhi, passaggio per l’organismo, eliminazione. Quel che accogliamo per la via dello stomaco conta in quanto ha un’intima attività, è come un combustibile e introduce nel corpo le forze da cui si sviluppa la volontà che agisce nel corpo.

 

È una vera disperazione il vedere come, di fronte a una pura e semplice verità risultante dall’indagine spirituale, si contrappongano le attuali vedute della scienza che sostengono esattamente il contrario. Si rimane disperati perché ci si deve dire che è davvero molto difficile intendersi con la scienza odierna proprio sulle questioni essenziali. Però questa intesa deve pur giungere, perché altrimenti la scienza attuale non può non finire in un vicolo cieco proprio nelle sue applicazioni pratiche. Con i suoi metodi essa non sa comprendere certe cose contro le quali va veramente a battere il naso. Non mi riferisco qui agli esperimenti, perché di solito quel che la scienza dice in proposito risponde a verità. L’esperimento può essere di grande utilità; non va la teoria che se ne deduce e che purtroppo dà la base per le indicazioni pratiche nei vari settori della vita. Tutto questo spiega la difficoltà di intendersi, anche se a tale intesa si deve giungere ugualmente, e in modo speciale per le attività più pratiche della vita; e fra queste vi è l’agricoltura.

 

Volendo trattare le cose in modo giusto è necessario procurarsi adeguate vedute sui settori più svariati della vita agricola, sul modo di agire delle sostanze e delle forze, e anche sul modo di agire dell’elemento spirituale. Finché non arriva a sapere a che cosa serva un pettine, un bambino prende a morsicarlo e lo adopera in modo del tutto inadeguato e assurdo. Lo stesso avviene quando si ignora la vera natura delle cose, come siano i problemi nella loro realtà.

 

Per farci una giusta idea, osserviamo per esempio un albero: esso si distingue nettamente da una qualunque pianta erbacea annuale. L’albero si circonda di una corteccia, di sughero e così via. Qual è la vera natura dell’albero rispetto alla pianta annuale? Proviamo a confrontare un albero con un cumulo di terra ammonticchiata, ricca di humus e contenente molte sostanze organiche vegetali in via di decomposizione, magari anche qualche sostanza decomposta di origine animale (vedi disegno).

 

 

Abbiamo a sinistra il cumulo di terra, un cumulo ricco di humus, nel quale pratichiamo un affossamento a forma di cratere, e a destra un albero. Esternamente abbiamo la sostanza più o meno solida, e internamente si sviluppa e cresce ciò che poi viene a formare l’albero. Sembrerà strano confrontare queste due cose, ma in realtà esse hanno fra loro assai più affinità di quanto non si pensi, perché un insieme di terra come lo abbiamo immaginato, cioè compenetrato di sostanze ricche di humus in via di decomposizione, ha in sé elementi eterico-vitali; ed è quel che conta.

 

Quando abbiamo un elemento terrestre che, dal modo particolare in cui è costituito, mostra di possedere forze eterico- vitali, possiamo dire che è sulla via di poter fungere da involucro per le piante, anche se non giunge ad essere la corteccia vera e propria, o il sughero, che avvolge in realtà l’albero; la natura non arriva fino a tanto. Avviene semplicemente che nel caso dell’albero, invece di un cumulo di terra ricco all’interno di humus, capace di agire in seno al terreno con le caratteristiche particolari provenienti dalla sfera eterico-vitale, il rialzo a cumulo di cui abbiamo parlato avvolga la pianta assumendo una forma di sviluppo superiore.

 

Se in un posto qualsiasi della terra si viene quindi a delimitare un certo livello, una certa superficie che si differenzia dall’interno del terreno, avviene che tutto quanto si eleva al di sopra del livello normale della zona acquisti una particolare tendenza a vivificarsi, a compenetrarsi di elementi eterico-vitali. Erigendo un cumulo di terra normale, inorganico e minerale, sarà quindi facile compenetrarla in modo fruttuoso con sostanze ricche di humus o in generale con sostanze di scarto in via di decomposizione; l’elemento terrestre manifesterà da sé la tendenza a vivificarsi internamente, a diventare affine alla pianta. Il processo che avviene nell’albero è lo stesso: la terra si eleva, avvolge la pianta e le cede l’elemento eterico-vitale. Perché?

 

Dico questo per suscitare l’immagine dell’intima affinità esistente fra ciò che è racchiuso nei limiti di una pianta e il terreno che la circonda. Non è vero che la vita della pianta si esaurisca nei limiti e nella zona periferica della pianta stessa. La vita della pianta come tale continua dalle radici fin dentro la terra, e per molte piante non esiste neppure un limite ben definito fra la vita e quella della zona circostante in cui esse vivono. Bisogna compenetrarsi profondamente di tutto ciò per comprendere davvero che cosa sia la terra concimata o lavorata in un modo adeguato.

 

Bisogna rendersi conto che ogni concimazione deve consistere di una vivificazione del terreno, perché la pianta non abbia a capitare su una terra morta e non abbia difficoltà, partendo dai relativi processi vitali, a realizzare che cosa è necessario per giungere alla fruttificazione. Vi giunge più facilmente se viene immersa in un ambiente vitale. In sostanza ogni pianta che cresce ha un po’ il carattere del parassita, in quanto si sviluppa come un parassita nella terra vivente. Non può essere diversamente, e dato che in molte regioni della terra non si può contare sulla possibilità che la natura immetta sufficienti residui organici nel terreno, in modo che esso poi li decomponga e la terra risulti in effetti vitalizzata a sufficienza, siamo costretti a venire in aiuto alla crescita dei vegetali con la concimazione, almeno per certe zone. Questa necessità sarà minima nelle cosiddette terre nere, perché queste sono tali che la natura può provvedere da sé a che almeno per certi terreni la terra sia abbastanza vivificata.

 

Il punto è comprendere veramente di che cosa si tratti. Si deve ora comprendere pure qualcos’altro, anche se sono parole un po’ dure; si deve cioè sviluppare una specie di nesso personale verso tutto ciò che va considerato in campo agricolo, e particolarmente verso il concime e il lavoro da svolgere con esso. È un compito che sembra poco piacevole, ma senza questo personale nesso con il concime non si va avanti. Perché? Lo si comprenderà subito approfondendo semplicemente l’essenza di ogni essere vivente. Occupandosene ci si accorge subito che ogni essere vivente ha un aspetto esterno e uno interno. Quello interno è entro una pelle qualsiasi, e quello esterno è fuori della pelle. Consideriamo anzitutto l’aspetto interno.

 

 

Esso ha non soltanto correnti di forza che vanno verso l’esterno in direzione delle frecce (vedi disegno seguente), ma la vita interna di un organismo ha anche correnti di forza che dalla pelle vanno verso l’interno, che vengono cioè respinte indietro. Il mondo organico è circondato all’esterno da ogni specie di correnti di forza. Esiste anche qualcosa che esprime in modo del tutto esatto, in certo qual modo personale, come la vita organica debba configurare il nesso fra il suo interno e il suo esterno. Tutto l’insieme di forze che si sviluppa in seno all’organismo, che stimola e mantiene la vita al suo interno entro i contorni della pelle (mi si scusi per l’espressione dura) deve sviluppare odore, o si potrebbe anche dire deve puzzare. L’essenziale della vita è proprio che ciò che abitualmente svilupperebbe odore volatilizzandosi, venga invece trattenuto in modo da non irraggiare troppo verso l’esterno e restare all’interno. Verso l’esterno l’organismo deve invece vivere in modo che la minima parte di ciò che in esso genera vita compenetrata di odore fuoriesca attraverso il limite della pelle; si può dire che esso è tanto più sano quanto più odora verso l’interno, e tanto meno sano quanto più odora verso l’esterno.

 

L’organismo vegetale è predestinato più degli altri a non cedere odore verso l’esterno, ma ad accoglierlo in sé; quando si penetri nell’effetto stimolante di un prato dal profumo aromatico, ricco di erbe aromatiche, si diventa attenti a fenomeni di reciproca compensazione biologica. Questo espandere aromi, che costituisce qualcosa di diverso dal semplice aroma vivente, avviene per motivi diversi che esamineremo fra poco c che sono legati con quel che agisce dall’esterno sulla pianta. Per tutte queste cose bisogna sviluppare un vivente nesso personale che permetta di penetrare nell’intimo dei fenomeni naturali (vedi disegno).

 

 

Si dovrà ora comprendere che il concimare, e tutto quanto vi si connette, deve consistere nel conferire al terreno un certo grado di vitalità; va però aggiunto anche dell’altro, e cioè la possibilità di trattarlo in modo che avvenga anche quel che ho detto ieri a proposito dell’azoto. Esso deve potersi diffondere nel terreno in modo da portare la vita lungo certe linee di forza, come ho detto ieri. Quando concimiamo dobbiamo perciò immettere nel terreno la quantità di azoto che basti a convogliare gli elementi vitali verso le strutture alle quali essi vanno portati al di sotto delle piante, nella zona del terreno in cui vi deve essere il terreno agricolo. E un compito che deve venir adempiuto con esattezza.

 

Un forte indizio in senso contrario si può già avere quando non si giunge veramente all’elemento terrestre, ma al massimo a quello liquido, quando si usa una concimazione minerale, puramente minerale. Con concimi minerali possiamo ottenere un effetto sull’elemento liquido della terra, ma non giungeremo mai alla vivificazione del suo vero e proprio elemento solido. Perciò le piante che sono cresciute sotto l’influsso di concimi minerali mostreranno una crescita che tradisce una sollecitazione soltanto nell’ambito dell’elemento acqueo e non di una terra vivificata.

 

Se vogliamo davvero studiare questi processi nel modo migliore non abbiamo da fare altro che osservare il mezzo meno pretenzioso di concimazione, il cumulo di composto spesso così poco stimato. In esso abbiamo un mezzo di vivificazione del terreno nel quale vengono ammucchiati in definitiva scarti poco apprezzati, provenienti dai campi e dal giardino, quali erbe varie e foglie in decomposizione, perfino carogne di animali, e così via. Questi resti non vanno assolutamente considerati con disprezzo, perché conservano in sé ancora qualcosa non soltanto di eterico, ma anche di astrale. Conta che nel cumulo di composto entrino quegli elementi, che vi siano elementi eterici, viventi elementi eterico-vitali, e anche elementi astrali. Ne abbiamo senz’altro, anche se non in una misura elevata come nel letame e nel colaticcio, ma ne abbiamo; anzi in certo modo più radicati, più stabilizzati, specialmente per quanto riguarda l’astrale. Dovremo semplicemente rispettare quella stabilità. L’astrale trova subito un impedimento nella sua azione nell’azoto, se vi è troppa esuberanza eterico-vitale. Una vitalità, una forza eccessiva di vita nell’eterico non lascia manifestare l’elemento astrale nel cumulo di composto.

 

Esiste per altro un elemento in natura la cui eccellenza ho illustrato sotto i più vari aspetti: il calcare. Introducendo del calcare nel cumulo di composto, sotto forma per esempio di calce viva, avviene di speciale che, senza agire troppo fortemente sulla tendenza aromatizzante dell’astrale, l’eterico viene assorbito dalla calce viva, e quindi anche l’ossigeno viene accolto, di modo che l’astrale viene portato ad agire nel modo migliore. Si raggiunge così uno scopo preciso: concimando con composto si conferisce al suolo qualcosa che ha la tendenza a compenetrare molto fortemente l’astrale con l’elemento terrestre, senza la mediazione dell’eterico.

 

Figuriamoci dunque che l’astrale entri fortemente nella terra senza la mediazione dell’eterico, che per così dire la terra si astralizzi in modo molto forte e che, tramite ciò che è astralizzato, venga a compenetrarsi di azoto in modo che quel che così si forma assomigli molto, nell’organismo umano, a un determinato processo, a un processo simile a quello vegetale che non dia grande valore alla possibilità di giungere alla fruttificazione, ma che si arresti alla formazione di foglie e steli. Dobbiamo di necessità avere anche in noi un simile processo per poter attivare interiormente in modo giusto gli elementi nutritivi che assorbiamo, come ho già detto. Noi stimoliamo il terreno a questa attività se lo trattiamo come ho detto. Lo prepariamo quindi in modo che produca ciò che è bene venga mangiato per esempio dagli animali affinché, sotto la sua azione, essi sviluppino un’interiore attività, un’attività del loro corpo. In altre parole faremo bene a concimare i nostri pascoli e i nostri prati col composto; facendo le cose con cura, e specialmente seguendo le altre procedure necessarie, potremo arrivare a produrre un eccellente foraggio, un foraggio che anche dopo falciato costituirà del buon fieno. Per lavorare bene su questa via è però necessario acquistare un senso per la totalità del processo. Quel che va fatto nel caso singolo dipende naturalmente molto dal giusto sentimento per il processo; un sentimento che però si sviluppa penetrando l’intera natura del processo stesso.

 

Se per altro si lascia il cumulo di composto semplicemente come l’ho descritto, può accadere con facilità che il suo astrale si espanda in tutte le direzioni. Sarà perciò necessario sviluppare verso queste cose quel senso personale che è necessario a far sì che il cumulo odori il meno possibile; è un risultato ottenibile facilmente cercando di costruire il cumulo a strati di modesto spessore, per esempio divisi l’uno dall’altro con uno strato di torba. Si viene così a trattenere ciò che altrimenti andrebbe disperso, perché l’azoto è veramente un elemento che molto volentieri tende ad allontanarsi combinandosi nelle forme più disparate. Invece bisogna trattenerlo. Con questo voglio render chiaro che tutta l’agricoltura va trattata con la convinzione che dappertutto si deve infondere vita, e perfino astralità, affinché l’intero processo funzioni a dovere.

 

A questo proposito può venire alla mente qualcosa d’altro: si è mai riflettuto sul perché le mucche abbiano le corna, oppure certi altri animali abbiano dei palchi di corna? È una domanda di grande importanza, sulla quale in genere la scienza ci dice qualcosa di molto unilaterale ed esteriore. Vediamo di rispondere alla domanda sul perché le mucche abbiano le corna. Ho già detto che ogni essere vivente, ogni organismo, deve avere in sé non soltanto correnti di forze rivolte verso l’esterno, ma anche correnti rivolte verso l’interno. Pensiamo ora a un insieme organico informe avente forze che dall’interno vanno verso l’esterno e viceversa. La situazione sarebbe piuttosto anormale e ne deriverebbe un essere organico, un essere vivente informe, tozzo. Se questo avvenisse avremmo davanti a noi mucche ben strane, tozze, informi, con arti brevi come avviene nei primi stadi embrionali; avremmo un animale grottesco. La mucca non è però così, ma ha corna e zoccoli. Che succede nei punti dell’organismo animale dove spuntano corna o unghie? In quei punti si crea una zona che manda le correnti verso l’interno con forza particolare, in quei punti le forze esteriori vengono serrate con particolare intensità; non soltanto viene fermata la comunicazione con l’esterno attraverso la pelle porosa e i peli, ma si ha una completa chiusura per ciò che scorre verso l’esterno. Di conseguenza la formazione delle corna è in relazione con tutta la configurazione dell’animale; la formazione della sostanza cornea e degli zoccoli è legata alla figura dell’animale.

 

Diversa è la condizione quando si hanno palchi di corna. Nei palchi di corna non avviene che le correnti vengano condotte verso l’interno dell’organismo, ma determinate correnti vengono portate per un certo tratto verso l’esterno, vi sono come delle valvole e così certe correnti (non occorre che siano correnti di liquido o di gas; possono essere anche correnti di forze) vengono scaricate verso l’esterno. Il cervo è bello perché ha una forte comunione con l’ambiente circostante, perché emette certe sue correnti verso l’esterno e vive assieme al suo ambiente, accogliendo tutto quanto in esso è capace di agire organicamente sui nervi e sui sensi. Il cervo è un’animale nervoso, come in un certo senso tutti gli animali con palchi di corna sono sempre pervasi da una leggera nervosità; lo si può vedere anche solo guardandone gli occhi.

 

Invece la mucca ha corna per orientare verso il proprio organismo quel che astralmente ed etericamente deve dare forma, quel che deve avanzare per penetrare fino al sistema digerente, affinché in quel sistema possa sorgere molto lavoro proprio grazie alle forze di irradiazione provenienti dalle corna e dagli zoccoli. Chi vuole comprendere l’afta epizootica, una malattia della bocca e degli zoccoli, e cioè l’azione riflessa dell’elemento periferico sull’apparato digerente, deve quindi afferrare questo nesso. Ne tiene proprio conto il nostro rimedio contro l’afta epizootica. Si capisce così perché nelle corna di mucca si abbia una formazione che, per propria natura ed essenza, è adatta a riflettere verso la vita interiore l’elemento astrale e vitale. Nelle corna abbiamo perciò una formazione capace di irradiare forze vitali e perfino astrali. Se fosse possibile penetrare all’interno dell’organismo di una mucca, nel suo ventre, si potrebbe sentire l’odore di ciò che, partendo dalle corna, fluisce verso l’interno quale elemento vitale e astrale. Con gli zoccoli avviene qualcosa di simile.

 

Quel che abbiamo detto ci può già dare un’indicazione per comprendere certe cose che si possono raccornandare per accrescere l’effetto concimante del letame. Che cos’è in fondo il comune letame? È il nutrimento esteriore giunto all’animale e accolto fino a un certo punto nel suo organismo, che gli dà l’occasione di liberarsi da effetti dinamici di forze in seno all’organismo stesso; un nutrimento che non è stato adoperato in primo luogo per arricchire l’organismo di sostanza, ma che è stato semplicemente convogliato di nuovo verso l’esterno. È stato però all’interno dell’organismo, vi si è compenetrato di forze astrali ed eteriche, si è intriso nella sfera astrale con le forze che reggono l’azoto, e in quella eterica con le forze che reggono l’ossigeno. La massa del letame si è ora compenetrata di quelle forze.

 

Immaginiamo ora di dare questa massa al terreno in una forma qualsiasi, e ci occuperemo più avanti dei particolari; diamo cioè alla terra forze astrali ed eteriche che dovrebbero esser parte del ventre dell’animale e generare là forze di natura vegetale. Anche le forze che noi generiamo nel nostro apparato digerente sono forze di natura vegetale. Dobbiamo avere immensa riconoscenza per il fatto che avanza il letame, perché con esso, dall’interno degli organi, viene portato all’aperto un insieme di forze astrali ed eteriche. Tali forze rimangono attaccate al letame, e noi dobbiamo soltanto mantenerle in una forma adeguata, in modo che nel letame vi sia qualcosa di eterico e di astrale. Per questo il letame agisce in modo vivificante e astralizzante sul suolo, nell’elemento terreno. Non soltanto sull’elemento liquido, ma anche su quello terrestre. Il letame ha la forza che è in grado di trasformare le forze inorganiche dell’elemento terrestre.

 

In ogni caso ciò che viene somministrato al terreno deve aver prima perso la forma originaria che aveva quando era stato accolto quale nutrimento da parte dell’animale, deve prima aver attraversato un processo organico interno di ricambio materiale, in un certo senso deve essere in via di dissoluzione, di decomposizione. La cosa migliore è che si trovi al punto in cui entra in decomposizione grazie alle proprie forze astrali ed eteriche. Allora vi si insediano i parassiti, i microrganismi; Allora essi hanno un buon terreno. Questa è la ragione per cui si ritiene che tali parassiti siano legati alla buona qualità del letame. Essi sono però soltanto gli indicatori dello stato del letame; possono significare qualcosa solo come indicatori. Di conseguenza ci illudiamo se crediamo che l’inoculazione di questi o quei batteri possa radicalmente migliorare la qualità del concime. Può sembrarlo solo in apparenza, ma in realtà non avviene. Ne parliamo di nuovo in seguito. Ora riprendiamo li nostro discorso.

 

Prendiamo dunque del letame nello stato in cui possiamo disporne, stipiamolo in un corno di mucca e sotterriamolo nel terreno a una certa profondità, da settanta, ottanta centimetri fino a un metro e mezzo, purché non si tratti di terra troppo argillosa o troppo sabbiosa. Dobbiamo scegliere un buon terreno che non sia sabbioso. Interrando il corno di mucca pieno di letame noi conserviamo con il corno le forze che esso esercita quando era nell’organismo dell’animale, vale a dire la capacità di riflettere forze vitali e astrali. Siccome il corno è ora circondato da terra, tutte le forze connesse con l’eterizzazione irradiano nella cavità interna; il contenuto del corno viene perciò vivificato con le forze che attraggono dal terreno circostante ciò che vi è di vivente e di eterico; il corno va lasciato sotterrato tutto l’inverno, quando il terreno ha la sua massima vitalità. La terra è in una condizione di massima vitalità interna proprio durante l’inverno, e così nel letame vengono conservati tutti gli elementi vitali. Il contenuto del corno raggiunge in tal modo una forza concimante di estrema concentrazione e vitalità.

 

Poi il corno va dissotterrato e ne va estratto il letame. Nel recente esperimento fatto a Dornach ci siamo convinti di persona che, quando abbiamo estratto il letame, esso non puzzava assolutamente più. Era rimarchevole come non vi fosse più alcun odore; naturalmente lo riprendeva un poco quando lo si lavorava con dell’acqua. Questo dimostra che ogni elemento odoroso era stato concentrato ed elaborato. In un simile letame sono contenute immense forze astrali ed eteriche che si possono adoperare in pratica diluendo in acqua comune, forse leggermente calda, il contenuto del corno dopo che ha passato l’inverno in quel modo; riguardo anzitutto alla superficie del campo da concimare, e per dare un’idea dell’aspetto quantitativo, il risultato è che, se si vuole trattare col concime una superficie corrispondente a quella fra la terza finestra e il corridoio (circa 1200 metri quadrati), basta il contenuto di un corno diluito press’a poco in mezzo secchio d’acqua. Però è necessario portare a stretto contatto dell’acqua tutto il contenuto del corno; bisogna cioè mescolare in senso rotatorio la soluzione cominciando a girare rapidamente alla periferia, in modo che al centro si crei un vortice il cui apice tocchi quasi il fondo, così tutto si mette in rotazione. Poi si cambia la direzione e si gira in senso inverso, in modo che il tutto giri e faccia un vortice in senso contrario al precedente. Facendolo per un’ora si ottiene una stretta compenetrazione.

 

Va notato che il lavoro è minimo, e la fatica non sarà molta; posso inoltre pensare che qualcuno disoccupato fra i membri di un’azienda agricola possa trovare in questa attività un particolare divertimento, almeno all’inizio. Se ne potrebbero bene occupare anche i figli o le figlie di casa, perché è una sensazione piacevole vedere come mescolando si sprigioni un delicato profumo da quella massa prima senza odore. Il rapporto personale che si può sviluppare per un simile processo ha un grande effetto benefico per chi ama la natura direttamente e non attraverso una guida turistica.

 

Si tratterà poi soltanto di spruzzare questa soluzione sul terreno arato, in modo che essa si unisca alla terra. Per piccole superfici lo si può fare con un comune spruzzatore, ma per grandi estensioni è naturale che la concimazione andrà fatta con macchine particolari, da costruirsi appositamente. Se davvero si procede in modo da associare al concime comune questo che possiamo chiamare “letame spirituale”, ci si accorgerà presto quanta fecondità ne venga al terreno; in particolare ci si accorgerà che queste soluzioni possono essere ulteriormente sviluppate. Per esempio si può associare alla soluzione proposta anche questa seconda.

 

Si prendono di nuovo corna di mucca e si riempiono ora non con del letame, ma con del quarzo macinato finissimo, oppure con della silice o dell’ortoclasio, del feldspato. Se ne fa una pappa della consistenza di tenerissima pasta da pane e se ne riempie le corna. Invece di lasciar svernare le corna così riempite, le si lascia sotto terra tutto il periodo estivo. Ad autunno inoltrato esse vengono estratte dalla terra, e il contenuto viene conservato fino alla primavera successiva. Poi si estrae ciò che era stato esposto alla vita estiva nella terra e lo si tratta in modo simile a quello già descritto, con la sola differenza che ora ne basta una quantità molto minore. Se ne può prendere una quantità della grandezza di un pisello, e diluirla in un secchio di acqua girandola opportunamente; può perfino bastare una quantità pari a una capocchia di spillo. Anche qui bisogna mescolare per un’ora. Quando si userà questa soluzione per spruzzare le piante (il risultato sarà efficace in particolare per la verdura e per piante simili) non bisognerà procedere come per una brutale innaffiatura, ma occorrerà una fine nebulizzazione; ci si accorgerà che questa concimazione appoggia da un altro lato l’effetto del letame preparato col corno di cui abbiamo parlato prima.

 

Se un giorno si potesse arrivare a spruzzare queste cose anche su grandi estensioni, il che non sarebbe tanto difficile magari con macchine nebulizzatrici costruite allo scopo, si vedrebbe come il letame preparato nel corno di mucca agisca spingendo dal basso, e come l’altro preparato agisca tirando dall’alto con forza né eccessiva, né troppo debole. Lo si potrà osservare benissimo proprio nelle piante per semente.

 

Queste son cose che vengono attinte da un’ampia sfera di osservazione e non da ciò che è legato al particolare, come fa chi teorizza su tutto l’uomo partendo da un dito. Si arriva così a qualcosa che non va sottostimato. Oggi si indaga per trovare che cosa possa dimostrarsi produttivo per l’agricoltore, il che significa in ultima analisi cercare metodi per rendere quantitativamente abbondante e redditizia la produzione nella massima misura possibile. Di molto altro non ci si occupa; non lo si confessa espressamente, ma nell’inconscio solo questo aspetto svolge un compito dominante. L’agricoltore sbarra gli occhi dalla meraviglia quando con qualche accorgimento raggiunge un momentaneo grande successo, se vede delle enormi patate, dei prodotti voluminosi, direi gonfi. Però egli non indaga oltre perché questo “oltre” non stima sia importante.

 

Invece è importante che i prodotti raggiungano l’uomo per aiutarlo il più possibile nella sua esistenza. Si può coltivare frutta dall’aspetto bellissimo, sia nei campi sia nel frutteto, ma l’uomo ne avrà forse soltanto un mero riempimento dello stomaco, non avrà frutta che favorisca organicamente la sua esistenza interiore. Purtroppo oggi la scienza non è capace di giungere fino al punto di darci il miglior genere di nutrimento per il nostro organismo, perché non trova affatto la via che può condurre a questa meta.

 

Quel che ho esposto attingendolo dalla scienza dello spirito poggia sull’intera economia della natura. È un pensare che procede partendo dalla totalità, e quindi anche la singola proposta diventa determinante per la totalità. Non può derivarne che il meglio possibile per l’uomo e gli animali, praticando l’agricoltura in questo modo. Dappertutto noi usiamo partire dall’uomo che è posto a base di tutto, e ne derivano quindi indicazioni che sostengono nel modo migliore la natura umana. Quanto contraddistingue il nostro modo di osservare da quello oggi abituale.

 

 

By | 2018-10-29T23:54:56+01:00 Ottobre 29th, 2018|BIODINAMICA|Commenti disabilitati su 04 – FORZE E SOSTANZE CHE PENETRANO NELLA SFERA SPIRITUALE: IL PROBLEMA DELLA CONCIMAZIONE