////04 – LA GUIDA SPIRITUALE DELL’ANTICO POPOLO EBRAICO

04 – LA GUIDA SPIRITUALE DELL’ANTICO POPOLO EBRAICO

La guida spirituale dell’antico popolo ebraico

La celeste Sofia e l’essere Antroposofia


 

La storia precristiana dell’antico popolo ebraico da Abramo a Gesù è articolata, secondo il vangelo di Matteo, in tre epoche uguali di quattordici generazioni ciascuna: ▸«Il numero complessivo delle generazioni da Abramo a Davide è di quattordici generazioni; da Davide alla deportazione in Babilonia di quattordici generazioni, dalla deportazione in Babilonia fino al Cristo ancora di quattordici generazioni». (1,17)

 

In senso occulto, queste tre epoche dell’antica storia ebraica (come già indicato nella parte II) possono essere viste come il processo di formazione dei tre involucri per l’incarnazione del Cristo in seno all’antico popolo ebraico. Rudolf Steiner ne diede la seguente rappresentazione:

▸«Attraverso tre volte quattordici generazioni, e cioè attraverso quarantadue generazioni, è possibile a un uomo, mediante la linea ereditaria delle generazioni, ottenere lo sviluppo completo nel corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale di ciò che Abramo aveva ricevuto nella prima organizzazione».33

D’altra parte queste tre epoche significano anche tre gradi discendenti nella guida dell’antico popolo ebraico da parte di Eloah Jahve tramite le gerarchie ad esso sottostanti: le archai, gli arcangeli e gli angeli.

 

Se ora consideriamo che la parte costitutiva centrale delle archai è l’uomo spirito, vale a dire il corpo fisico trasformato e spiritualizzato, con cui esse operano in qualità di esseri dotati di io; che quella degli arcangeli è lo spirito vitale o corpo eterico trasformato e quella degli angeli il sè spirituale o il corpo astrale trasformato,34 diventa chiara la necessità della loro guida nel processo di formazione dei tre involucri per il Cristo Gesù sulla Terra nel corso delle tre grandi epoche dello sviluppo storico dell’antico popolo ebraico da Abramo a Gesù.

 

Già i primi tre patriarchi, Abramo, Isacco e Giacobbe rappresentano (Abramo in concreto, Isacco e Giacobbe in modo profetico) questi tre gradi nella guida dell’antico popolo ebraico da parte di Jahve per mezzo di archai, arcangeli e angeli. Se prendiamo inoltre in considerazione che queste tre categorie di spiriti rappresentano rispettivamente gli impulsi del Padre, del Figlio e dello Spirito all’interno della terza gerarchia(46), comprendiamo il significato esoterico del fatto riferito già da Emil Bock,35 e cioè che nei destini dei primi patriarchi possono essere percepite le caratteristiche delle tre persone della Trinità:

• la rivelazione primigenia del Padre in Abramo,

• l’elemento di sacrificio nel destino di Isacco quale anticipazione del destino terrestre del Figlio,

• e in Giacobbe la visione della configurazione gerarchica del mondo nello spirito.

 

Secondo le indagini scientifico-spirituali di Rudolf Steiner,

la conduzione delle prime tre epoche postatlantiche da parte del mondo spirituale avvenne

• nel periodo di civiltà paleoindiano tramite le archai,

• nel periodo di civiltà paleopersiano tramite gli arcangeli,

• e nel periodo egizio-assiro-babilonese-caldeo tramite gli angeli.36

 

Nel contempo questi tre gradi corrispondono anche all’avvicinarsi alla Terra da parte dell’entità cosmica del Cristo, che nel suo percorso attraversò i regni celesti delle archai, degli arcangeli e degli angeli.37 Si può trovare una riproduzione di tale sviluppo (solo in intervalli notevolmente più brevi) nella storia dell’antico popolo ebraico.

 

• Così la guida da parte di Jahve nella prima serie di generazioni da Abramo a Davide,

si compie tramite la mediazione della più elevata categoria delle entità della terza gerarchia, le archai.

• E così come la storia postatlantica iniziò

con l’esodo da Atlantide di una parte prescelta dell’umanità sotto la guida di Manu,

e poi con la fondazione di un primo centro di iniziazione del periodo postatlantico nel deserto del Gobi

(centro ispirato direttamente dalle archai),

• così Abramo, il futuro capostipite dell’antico popolo ebraico,

dopo aver lasciato la terra di Mesopotamia incontra Melchisedek, il «sacerdote del Dio altissimo» (Gen. 14,18),

il Manu tornato sulla Terra,38 che lo inizia alla natura della sua speciale missione.

 

Così in certo qual modo, all’inizio della storia dell’antico popolo ebraico, nella sua fase centrale si ripete la storia dell’esodo della migliore parte dell’umanità di Atlantide sotto la guida di Manu, come pure la fondazione dell’intera evoluzione postatlantica.

 

In seguito, alla fine dell’epoca dei primi tre patriarchi,

• l’antico popolo ebraico si divide con i dodici figli di Giacobbe in dodici tribù,

le quali nel loro numero rappresentano il mistero del corpo fisico dell’uomo articolato in dodici parti

e contemporaneamente, sul piano sociale, nell’ambito del popolo israeliano rappresentano l’intera umanità della Terra.

 

In questa costituzione dell’antico popolo ebraico articolata in dodici parti, formatasi già all’inizio della prima epoca della sua storia terrestre come popolo autonomo, abbiamo un ulteriore esempio dell’azione che Jahve compì in esso in questo periodo, attraverso la gerarchia delle archai alla quale appartengono anche gli Spiriti del tempo che guidano l’intera umanità di epoca in epoca.

 

• La seconda epoca si estende da Davide alla cattività babilonese.

È il tempo in cui nasce la casa reale di Israele. All’inizio Samuele, chiaroveggente guida del popolo, sulla base delle ispirazioni del mondo spirituale consacra re dapprima Saul e quindi Davide; quest’ultimo conquista poi il monte Sion e sceglie Gerusalemme quale capitale del suo regno. Ciò avvenne in seguito alla sua visione su questo monte nella quale gli apparve un possente angelo con una spada di fuoco, che non è difficile riconoscere come l’arcangelo Michele.39 Una testimonianza dell’azione delle forze micheliane nel suo destino si può riconoscere anche nella vittoria del giovane Davide sul gigante Golia: un’immagine della vittoria di Michele sul drago.

Come noto, Davide prima di morire ordinò a suo figlio e successore Salomone di costruire un tempio a Gerusalemme (1 Cr. 22,6), cosa che Salomone fece poco dopo la morte di suo padre con l’aiuto del suo amico, l’architetto fenicio Hiram. Il tempio di Salomone fu sin dall’inizio della storia dell’antico popolo ebraico un simbolo del suo compito centrale nell’umanità, vale a dire la preparazione del corpo fisico per il futuro Messia. Perciò il tempio fu costruito nelle proporzioni dell’ideale corpo umano.40

 

Inoltre dal tempo di Davide, questo compito ricevette un nuovo contenuto per il fatto che ora non esisteva più soltanto una linea ereditaria predisposta alla preparazione degli involucri terrestri del Messia, come era avvenuto nel periodo da Abramo a Davide. Ora se ne formò una seconda, ed entrambe risalivano ai suoi due figli: al Re Salomone ed al Sacerdote Nathan, i cui discendenti vengono corrispondentemente elencati nel vangelo di Matteo e nel vangelo di Luca. Così le forze spirituali che più tardi, alla svolta dei tempi, dovevano apparire nei magi e nei pastori per salutare il Messia che veniva sulla Terra, vennero preparate già dai tempi di Davide in due diverse generazioni: quella salomonica e quella natanica. Infatti, soltanto attraverso l’unione delle due linee ereditarie potè formarsi la coppa umana unica nel suo genere, in grado di accogliere al momento del battesimo nel Giordano il Sole spirituale, il Cristo. 41

 

Questa seconda epoca, da Davide fino alla prigionia babilonese o dalla costruzione del tempio salomonico fino alla sua distinzione da parte dei babilonesi, è l’epoca dell’antica storia ebraica durante la quale Jahve esplica la sua guida principalmente attraverso gli arcangeli, e innanzi tutto attraverso il più possente di loro: Michele, il «volto di Jahve». Questa epoca può essere denominata anche «l’epoca profetica» dell’antica storia ebraica, poiché in essa si esplicano le azioni di quasi tutti i grandi profeti giudaici, da Elia a Daniele, Aggeo e Zaccaria.

 

Una preannunciazione di questa epoca si può riscontrare nel destino del secondo patriarca, Isacco. Secondo la tradizione fu lo stesso arcangelo Michele che annunciò a Sara la sua nascita,42 e secondo la tradizione della chiesa orientale, l’angelo inviato da Jahve che afferrò la mano di Abramo già alzata per sacrificare Isacco, fu ancora l’arcangelo Michele.

 

• Infine, all’inizio del terzo periodo dell’antica civiltà ebraica, Michele si ritira gradualmente dalla guida diretta dell’antico popolo ebraico e ciò conferisce la possibilità ai babilonesi di conquistare Gerusalemme, distruggere il tempio (nell’anno 587) e deportare i giudei per settant’anni (dal 608 al 538 ca). Michele stesso, in quel periodo, ascende progressivamente al rango di archè per guidare durante i successivi 350-400 anni non più soltanto un popolo, bensì l’intera umanità. Alla guida dell’antico popolo ebraico prendono il suo posto entità appartenenti alla gerarchia degli angeli, come inviati di Jahve ed esecutori della sua volontà.

 

In quest’epoca, alla fine della prigionia babilonese, il tempio salomonico di Gerusalemme viene ricostruito, ma solo come una riproduzione più piccola della costruzione originaria, per cui i più anziani, che erano riusciti a vedere la magnificenza del primo tempio con i propri occhi, quando venne ricostruito «singhiozzavano forte» (Esdra 3,12). Infatti interiormente sperimentarono che il primo tempio fu costruito dalle ispirazioni dell’arcangelo, quando Michele era ancora con il popolo, il secondo tempio invece dalle ispirazioni degli angeli, dopo che Michele si era allontanato da esso.

 

Pressappoco in quest’epoca dell’antica storia ebraica, si realizza però meravigliosamente l’opera del tutto particolare di due profeti. Uno di essi visse all’incirca cento anni prima dell’inizio e l’altro alla fine di questa epoca. Entrambi però avevano un rapporto del tutto particolare proprio con la gerarchia degli angeli. Il primo fu il profeta Malachia, il secondo Giovanni Battista.

 

Malachia visse intorno all’anno 400; il suo libro profetico chiude l’Antico Testamento. Il suo nome significa tradotto letteralmente, «il mio messaggero» nel senso di «angelo di Jahve». Nella sua persona, il popolo israelitico viene già guidato da entità della gerarchia degli angeli.(47) E così, nel libro delle sue profezie si fa anche riferimento all’ultimo profeta giudaico, mediante il quale un giorno avrebbe pure agito un angelo: il futuro Giovanni Battista: «Ecco invio il mio angelo; egli preparerà la via davanti a me» (Malachia 3,1).

 

Un archetipo di questa terza epoca può essere trovato nel destino terrestre di Giacobbe. Egli inizia la lotta con l’arcangelo e vorrebbe trattenerlo. L’arcangelo disse: «Lasciami andare, ché spunta l’aurora» (Gen 32,27). In altri scritti tramandati la scena viene descritta nel seguente modo: «L’Arcangelo supplicò Giacobbe: lasciami andare, deve sorgere il sole».43 Giacobbe tuttavia continua a trattenerlo: «Allora arrivarono schiere di angeli servitori ed invocarono: Michele, ergiti, è giunto il tempo di far risuonare i cantici del mattino; se non dai l’avvio all’inno, la preghiera non avrà luogo».

Qui abbiamo una versione immaginativa degli eventi spirituali già descritti, che Giacobbe sperimenta profeticamente poiché soltanto nella terza epoca dell’antica storia ebraica diverranno piena realtà storico-spirituale. Michele porta a compimento la sua guida dell’antico popolo ebraico; ora non torna più alla sua sfera spirituale come il «volto» dell’Eloah lunare Jahve, bensì nella sua natura originaria in qualità di arcangelo solare, al mattino, al sorgere del sole, per assumere in qualità di archè la guida dell’intera umanità. Giacobbe invece cerca di trattenerlo, ma invano, poiché la missione di Michele presso il suo popolo è terminata.(48) Ora si avvicinano però al popolo «schiere di angeli servitori» per continuare a guidarlo.

 

Questo motivo dell’incontro di Giacobbe con le «schiere di angeli servitori» lo troviamo anche nell’Antico Testamento. Così sta scritto all’inizio del capitolo 32 della Genesi: «Mentre Giacobbe continuava il suo viaggio, gli si fecero incontro gli angeli di Dio. Giacobbe al vederli disse: “Questo è l’accampamento di Dio” e chiamò quel luogo Macanaim» (32-2,3). Si tratta di un’anticipazione profetica della terza epoca di guida dell’antico popolo ebraico, quando dopo l’allontanarsi dell’arcangelo Michele, esso verrà guidato «dagli angeli di Dio» inviati da Jahve, gli angeli al servizio di Jahve.

 

La tradizione occulta giudaica e talmudica denominò la globalità di questi angeli servitori di Jahve e guide dell’antico popolo ebraico attraverso la sua ispirazione, con il nome femminile «Bath-Kol», che significa «voce della figlia»,(49) o con altre parole «voce della figlia di Sofìa». Invece il possente spirito che parlava ancora attraverso Elia e gli altri profeti più antichi, apparteneva al «figlio della Sofìa», Michele, quale «volto» di Jahve.

 

A questo proposito Rudolf Steiner dalle sue indagini scientifico-spirituali nella cronaca dell’Akasha comunicò che all’inizio dell’era cristiana il giovane Gesù, quando aveva sedici-diciassette anni, udiva spesso pronunciare dalle labbra dei dotti: ▸«Sì, l’elevato spirito, il possente spirito che venne per esempio attraverso Elia,(50) non parla più; ma chi continua ancora a parlare (ciò che ancora qualche dotto credeva di percepire come ispirazione dalle altezze spirituali), ciò che tuttavia ancora continua a parlare, è certo una voce più debole, ma una voce che alcuni credono tuttavia di percepire ancora come qualcosa inviato dallo spirito di Jahve stesso. Quella peculiare voce ispirativa veniva denominata ‘Bath-Kol’, certo una voce d’ispirazione più debole, una voce di tipo inferiore allo spirito che ispirò gli antichi profeti, ma tuttavia questa voce rappresentava ancora qualcosa di simile».

 

Verso l’inizio dell’era cristiana tuttavia anche questa «voce degli angeli» a poco a poco cessò. Il riconoscimento che a partire da quel periodo era terminata di fatto la guida spirituale dell’antico popolo ebraico fu una delle più dure esperienze del giovane Gesù di Nazareth.44

La fine della guida soprasensibile tuttavia significa l’avvicinarsi dell’inizio della guida terrestre, vale a dire della venuta sulla Terra del Messia divino, cosa che si avverò poco dopo durante il battesimo nel Giordano, con la discesa del Cristo in Gesù.45

 

 


 

Note tra parentesi:

(46) – Secondo Rudolf Steiner entro la gerarchia delle archai si manifesta: attraverso l’uomo spirituale, il principio del Padre; entro la gerarchia degli arcangeli, attraverso lo spirito vitale, il principio del Figlio; ed entro la gerarchia degli angeli, attraverso il sé spirituale, il principio dello Spirito Santo (0.0.99, 2.6.1907 e 0.0. 96, 25.3.1907)

(47) – Il filosofo cristiano Origene riteneva perfino che fosse l’incarnazione di un angelo.

(48) – Ciò non è in contrasto con la spiegazione di questa scena, riportata a pagina 145) ma si tratta di un’integrazione e di un approfondimento di tale spiegazione. Infatti in questa esperienza spirituale di Giacobbe sono contenuti entrambi i motivi: Michele lascia l’antico popolo ebraico e ritorna in una sfera spirituale più elevata (dalla sfera lunare alla sfera solare), Giacobbe tuttavia vorrebbe seguirlo in modo ingiusto, è poiché ciò è impossibile l’arcangelo gli lussa il cavo del femore (Genesi 32,26). Allora Giacobbe cerca rifugio in un altro modo: poiché non è in grado di elevarsi alla sfera solare, cerca ora di trattenere Michele nella sfera lunare, vale a dire di prolungare la sua guida dell’antico popolo ebraico oltre il temine stabilito dalle potenze superiori. «Giacobbe rispose: “Non ti lascerò partire se non mi avrai benedetto”»(J(2,27). Vale a dire: se non mi prometti di inviare al tuo posto altre guide per il popolo. «Con la benedizione»(J2,30) dell’arcangelo ciò avvenne realmente più tardi mediante gli angeli inviati da Jehova.

(49) – Bath-Kol: in ebraico: Bath = figlia; Kol = voce.

(50) – Fu l’Arcangelo Michele quale «volto» di Jahve, vedi in merito precisazioni in Sergej O. Prokofieff, «Ewige Individualitàt. Zur karmischen Novalis-Biographie» (Individualità eterna; la biografia karmica di Novalis), cap. 1, Dornach 1987, Verlag am Goetheanum.

 

Note:

33 – O.O. 123, 3.9.1910

34 – O.O. 121, 7.6.1910

35 – Vedi Emil Bock, Genesi, cap. 3,1° volume della serie: «Contributi alla storia spirituale dell’umanità», Ed. Arcobaleno, Oriago (VE), (prossima pubblicazione)

36 – O.O. 15, cap. Ili, e O.O. 129, 24.8.1911

37 – Ibidem

38 – O.O. 123, 4.9.1910

39 – Vedi nota 35, cap. 2

40 – O.O. 93, 22.5.1905. e O.O. 101, 28.12.1907

41 – O.O. 114, 19 e 21.9.1909

42 – Vedi nota 35

43 – Die Sagen der Juden (Le leggende dei giudei), libro 6, cap. 12, Francoforte sul Meno 1962

44 – O.O. 148, 5.10.1915

45 – Ibidem, Vedi anche appendice 5

 

 

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