////04 – LA VIRTÙ DELL’AMORE E IL SESTO PERIODO DI CIVILTÀ POSTATLANTICO

04 – LA VIRTÙ DELL’AMORE E IL SESTO PERIODO DI CIVILTÀ POSTATLANTICO

La virtù dell’amore e il sesto periodo di civiltà postatlantico

Il corso dell’anno come via di iniziazione – Dall’Epifania a Pasqua


 

Il grado successivo della penetrazione dell’impulso del Cristo negli involucri umani è il corpo eterico dell’uomo.

Questa Unione del Cristo con il corpo eterico provoca il risveglio della coscienza nel devachan inferiore, nella sfera planetaria (archetipo macrocosmico del corpo eterico), in special modo entro la sfera solare e cioè nel mondo della coscienza ispirativa.

 

I vangeli offrono anche l’archetipo di questa ascesa della coscienza al devachan inferiore:

è la scena della trasfigurazione sul monte Tabor,80

in cui gli apostoli ascendono al secondo gradino dell’esperienza soprasensibile.

Per gli apostoli prescelti tale ascesa non è il risultato di un’iniziazione misterica (l’unica possibile in precedenza),

ma del loro legame interiore col Cristo.

 

Questa possibilità del tutto nuova si è aperta per loro e per tutta l’umanità

grazie all’unione dell’entità del Cristo con il corpo eterico di Gesù di Nazareth.

 

Nell’episodio della trasfigurazione il Cristo si rivela a Giovanni, Pietro e Giacomo quale sole spirituale del mondo, tra Elia e Mosè, dei quali il primo rappresenta le forze dei pianeti superiori (Marte, Giove e Saturno) e il secondo quelle dei pianeti inferiori (Venere, Mercurio e Luna).

In tal modo, attraverso la musica delle sfere, si manifestano agli apostoli le forze spirituali dell’intero sistema planetario «in colloquio fra loro» nell’armonia cosmica. Al contempo le figure di Elia e Mosè richiamano le due correnti fondamentali degli antichi misteri ‘precristiani’: la corrente settentrionale e quella meridionale, che esploravano i misteri del cosmo o a mezzo del rapimento estatico nel macrocosmo (con l’aiuto delle forze dei pianeti superiori) o per mezzo dell’immersione mistica nell’interiorità dell’uomo (attraverso le forze dei pianeti inferiori).

Per questo l’iniziazione di Elia, riguardante soprattutto il corpo astrale e l’io, si compie con la sua ascesa fiammeggiante al cielo, cioè nel macro-cosmo, mentre Mosè, che fu iniziato nell’ambito dei misteri egizi che introducevano ai segreti del corpo eterico e del corpo fisico, potè descrivere la storia della creazione del mondo nei sei giorni, grazie al suo legame con il corpo eterico di Zarathustra. Nell’antichità le due correnti di misteri, ancorché con diverse modalità, aspiravano al medesimo fine: all’esperienza del sole di mezzanotte dell’essere, e all’esperienza del Cristo in quanto grande spirito solare, che ha la sua dimora sul sole.

 

Nella scena della trasfigurazione, il Cristo si manifesta ai discepoli fra Elia e Mosè, come il sole tra i pianeti, e accenna in modo profetico alla futura unione di queste due correnti nell’unico, universale mistero della Resurrezione.

«Ed ecco, due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia i quali, apparsi in luce soprasensibile parlavano della morte che egli doveva subire a Gerusalemme.»81

Essi parlavano dell’evento centrale che doveva unire per sempre le due correnti: il mistero del Golgota.

 

Dal punto di vista esoterico quest’episodio, così come quello dei cinquemila e il seguente cammino sulle acque, rappresenta la profezia della futura apparizione del Cristo nel suo corpo astrale nella sfera solare, ovvero nel devachan inferiore.

Questa seconda apparizione soprasensibile sarà vissuta spontaneamente dall’umanità nel sesto periodo di civiltà, e le consentirà di fare a un diverso livello l’esperienza che fu di Zarathustra quando contemplò la grande aura astrale solare nella figura di Ahura-Mazdao. Parimenti, ai nostri giorni la visione immaginativa del Cristo eterico in quanto signore degli elementi, è a sua volta il riapparire su un diverso gradino di ciò che un tempo si manifestò a Mosè nel roveto ardente sul Sinai, in quanto «ehjeh asher ehjeh»: «Io sono l’io-sono».

 

Rudolf Steiner caratterizza questa futura apparizione del Cristo quale sole spirituale nel devachan inferiore, cioè nella sfera dell’ispirazione, con le espressioni: «figura di luce» «parola risonante» «corpo di luce» «la parola che era già nel principio in forma astrale».

Tutte queste espressioni sono perfettamente riferibili alla scena evangelica della trasfigurazione. Anche là si parla in primo luogo della «luce» e della «parola»:

«Il suo volto risplendeva come il sole e le sue vesti divennero bianche come la luce.»82

«Mentre egli [Pietro] parlava ancora, una nube luminosa li adombrò, dalla nube una voce parlò: Questo è il mio figlio, l’amato. In lui mi sono manifestato. Ascoltate la sua parola!»83

 

Se gli uomini della sesta epoca di cultura «ascolteranno» realmente il Cristo e gli consentiranno di trasfondersi nel loro corpo eterico, gli daranno la possibilità di recuperare la signoria del regno solare che gli compete dall’eternità, da dove egli risplenderà per l’umanità come un grande sole d’amore che elargisce vita e calore al mondo intero. Per questo, nel vangelo di Matteo, il Cristo fa riferimento alla trasfigurazione dicendo che gli apostoli lo potranno contemplare nel sublime regno solare:

«In verità vi dico, vi sono alcuni tra i presenti che non gusteranno la morte prima di vedere il Figlio dell’uomo venire nel suo regno».84

 

Come si è già detto, anche questa seconda futura rivelazione del Cristo può, fino a un certo punto, diventare accessibile per noi nel corso dell’anno, durante il periodo che va dall’Epifania a Pasqua. Ciò diventa possibile attraverso l’intensivo esercizio della virtù che già oggi è capace di aprire all’impulso del Cristo l’accesso al nostro corpo eterico: …

• come la fede consente al Cristo di vivere nel corpo astrale,     • così l’amore nel corpo eterico.

 

In altri termini:

• per mezzo dello sviluppo dell’amore che tutto abbraccia,

l’uomo può già oggi sperimentare il Cristo nel proprio corpo eterico.

Infatti  ▸  «le principali forze attive dalle profondità del nostro essere, dal corpo eterico,

sono le medesime che si manifestano nella capacità di dare amore, di amare ad ogni grado dell’esistenza.»85

 

Con queste parole il ricercatore dello spirito ci dice che

dopo il mistero del Golgota questo amore totale

è la testimonianza diretta della presenza delle forze del Cristo vivente nel corpo eterico.

La sua presenza deve soltanto divenire cosciente in noi.

 

E appunto di questo divenire cosciente profetizza l’episodio della trasfigurazione sul monte Tabor.

Abbiamo visto che in questo passo assumono un significato particolare i termini «sole», «luce», «risplendeva», che caratterizzano bene il principio essenziale la cui espressione esteriore è la luce.

 

Sul mistero della luce e della sua relazione con l’origine del corpo eterico Rudolf Steiner dice:

▸ «Dobbiamo ricordare che l’uomo ha ricevuto sull’antico Sole il germe del corpo eterico: è dunque un germe del Sole, fiammante e splendente. Qui abbiamo nient’altro che un diverso aspetto dell’amore, ciò che l’amore è in spirito [cioè nel devachan]: la luce è amore. Pertanto nel corpo eterico ci è dato l’amore e la nostalgia dell’amore, e possiamo a buon diritto chiamare il corpo eterico: corpo d’amore, di luce e amore».86

 

Alla luce si oppone la tenebra, e quanto si oppone all’amore si chiama egoismo.

Ai nostri tempi neppure il più profondo egoismo può sradicare completamente l’amore dall’anima umana.

In futuro però, a partire dalla sesta epoca di cultura, ciò diverrà possibile grazie a pratiche occulte di magia nera.

Questo causerà l’insorgenza di una malattia particolare, una sorta di lebbra spirituale che condurrà non solo alla morte fisica ma anche alla morte dell’anima.

 

• Ciò che già alla nostra epoca va abbozzandosi quale scissione dell’umanità in due razze, la buona e la malvagia, raggiungerà pieno sviluppo nella sesta epoca. Questo processo di scissione in seno all’umanità ci è indicato nelle parole che il Cristo rivolge ai discepoli immediatamente prima della trasfigurazione. Qui Pietro viene caratterizzato in due modi: «Beato sei tu Simone, figlio di Giona»,87 e: «Allontanati da me, potenza di Satana».88 Questo deve intendersi quale profezia della divisione dell’umanità in due parti di cui una ispirata da Dio e l’altra da Satana, vale a dire Arimane.

Momenti decisivi in questa scissione saranno sia il rapporto interiore e personale di ogni uomo verso il Cristo, così come espresso nella professione di fede di Pietro: «Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente»,89 sia la conoscenza del mistero del Golgota. «Da quel giorno Gesù cominciò a raccontare ai suoi discepoli come egli doveva recarsi a Gerusalemme, e soffrire molto a causa degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, venire ucciso e resuscitare il terzo giorno.»90

 

All’inizio del sesto periodo di civiltà non vi sarà né a oriente né a occidente un solo uomo che non abbia mai ancora incontrato l’impulso del Cristo sulla Terra e che, in un modo o nell’altro non si sia mai trovato coscientemente davanti all’interrogativo: Come vuoi agire nella tua vita, usando la tua libertà: seguendo pensieri umani o pensieri divini?88

 

• Nel secondo caso l’uomo avrà una sola strada a disposizione, che già oggi è possibile intraprendere ma che allora sarà l’unica via di salvezza:

«E Gesù disse ai suoi discepoli: Chi vuole seguirmi rinneghi se stesso [cioè superi il proprio egoismo] e prenda la sua croce. Solo così potrà seguirmi91

 

• Della via opposta, che porta alla morte dell’anima, cioè che arreca danni irreparabili all’anima, il Cristo dice:

«Chi vorrà salvare la propria anima [vale a dire, chi perseguirà fini egoistici] la perderà; ma chi perderà la propria anima per amor mio [cioè chi la aprirà all’amore cristico] la troverà veramente. Che giova all’uomo guadagnare il mondo, se poi rovina la propria anima? Che cosa potrà dare l’uomo in cambio della propria anima?»92

 

Così nel sesto periodo il Cristo sarà il verace salvatore dell’anima umana.

 

 


 

Note:

80 O.O. 123, 10.9.1910

81 – Lc. 9,30-31

82 – Mt. 17,2

83 – Mt. 17,5

84 – Mt. 16,28

85 – O.O. 130, 2.12.1911

86 – O.O. 127,14.6.1911. Di qui la costante tensione del corpo eterico verso il sole. Vedi O.O. 224, 7.5.1923

87 – Mt. 16,17

88 – Mt. 16,23

89 – Mt. 16,16

90 – Mt. 16,21

91 – Mt. 16,24

92 – Mt. 16,25-26

 

 

By | 2018-12-03T14:13:37+01:00 Dicembre 3rd, 2018|DALL'EPIFANIA A PASQUA|Commenti disabilitati su 04 – LA VIRTÙ DELL’AMORE E IL SESTO PERIODO DI CIVILTÀ POSTATLANTICO