Quarto ritmo

Possano udirlo gli uomini


 

Prima di passare alla caratterizzazione del quarto ritmo, vanno osservati ancora una volta i primi tre ritmi nella loro globalità. Come abbiamo visto, in essi possiamo riconoscere, anche se in un modo piuttosto nascosto, la presenza delle tre entità centrali dell’Antroposofia, Cristo, Sofia e Michele. E sebbene queste tre entità stanno dietro a tutti i tre ritmi, possiamo comunque anche sperimentare il collegamento di ciascuna entità in particolare con uno di questi ritmi.

 

Così con il primo ritmo,

in cui dinanzi all’anima si svela il mistero dell’io umano è unito in modo particolarmente profondo l’essere del Cristo.

Infatti, come Dio dell’io umano o come l’ «io sono» divino,

il Cristo nel Mistero del Golgota ha salvato l’io dell’uomo per l’intera ulteriore evoluzione della terra.

 

«Infatti espresso in parole è la salvazione dell’io umano [il Mistero del Golgota] »,

così si espresse in merito Rudolf Steiner (O.O. 131, 11.10.1911).

Anche dopo, il Cristo, trovandosi nelle vicinanze della terra, aiuta ogni uomo nello sviluppo del proprio io.

 

Rudolf Steiner dice in merito:

«Ricolleghiamoci di nuovo al Mistero del Golgota: quanto del Cristo risuscitò dalla tomba del Golgota è ormai rimasto con la terra, in modo che può afferrare direttamente ogni singola anima umana, risvegliando in essa l’io a un grado superiore di esistenza» (0.0. 130, 2.12.1911).

A queste parole corrisponde con la massima precisione il triplice risveglio dell’io dell’uomo nei ritmi del primo e del secondo giorno come pure il successivo innalzarsi dell’io a un grado superiore di esistenza (terzo ritmo).

Nella stessa conferenza Rudolf Steiner descrisse inoltre come l’uomo dopo il distacco del corpo eterico, tuttavia prima di entrare nel Kamaloka («il mondo animico»), vive una particolarissima esperienza. Dinanzi alla sua anima appare la figura di Mosè con le tavole della legge e le mostra le sue deviazioni durante la vita terrena dall’ordine morale universale vigente nei mondi superiori. Si può anche dire, che Mosè con la sua intera figura, mostra al «sentimento morale» dell’uomo, che ha appena finito di vedere il panorama eterico della sua passata vita terrena, il suo intero risultato morale, con il quale ora deve continuare a vivere nel ‘ mondo spirituale.

 

Nel nostro tempo tuttavia, in questa esperienza avviene un cambiamento di straordinaria importanza: La figura del Cristo inizia a prendere il posto di Mosè in tale visione dopo la morte.31 A partire dal XX secolo, a un crescente numero di anime umane, il Cristo diverrà visibile all’inizio della loro peregrinazione nel mondo spirituale. Ma il fondamento di una tale apparizione del Cristo consisterà nella compenetrazione della sua forza nel corpo eterico dell’uomo, di cui abbiamo parlato nell’osservazione del primo ritmo. Grazie a un tale corpo eterico da Egli risuscitato, il Cristo può rivelarsi all’uomo dopo la morte nel suo nuovo compito universale – quale Signore del Karma.

«Nella nostra epoca il Cristo diventa il Signore del Karma per tutti gli uomini che dopo la loro morte hanno vissuto ciò che è stato appena illustrato [rincontro con Mosè e il Cherubino]. Il Cristo si assume l’ufficio del giudice» (ibidem).

 

Questo significa che, per il fatto che il Cristo agisce direttamente sul processo

attraverso il quale l’uomo nel periodo successivo pareggia le sue colpe karmiche,

Egli entra in un rapporto completamente nuovo con l’io dell’uomo, quale portatore di questo Karma.

 

Questo indicano il primo e secondo ritmo. Di conseguenza anche il primo ritmo, che introduce il tema dell’io nell’intera costruzione dei ritmi, ha un legame particolare con l’essere del Cristo, sebbene il suo nome non viene pronunciato e questo legame rimane celato.

 

In modo simile il secondo ritmo, il cui motivo principale è l’autoconoscenza,

ha un legame con l’essere Antroposofia, che nel nostro tempo, quale inviata e rappresentante della celeste Sofia

ha il compito di condurre l’uomo a una vera conoscenza del proprio essere (vedi conf. del 3.2.1913).

Un’ulteriore testimonianza del suo collegamento proprio con questo ritmo

è il processo di purificazione delle tre parti costitutive dell’anima,

il pensare, sentire e volere (della vita), che nella loro globalità

costituiscono il corpo astrale dell’uomo, in esso caratterizzato.

 

Un tale corpo astrale completamente purificato (virginale) può dare la possibilità all’io dell’uomo

di «pensare nelle profondità dello spirito umano»,

di «sentire nell’attività dell’anima umana»,

di «vivere nell’essere universale dell’uomo»

e questo significa, di entrare in un diretto rapporto con l’essere della Sofia.

 

«Questo corpo astrale purificato, che nell’istante in cui riceve la illuminazione [vale a dire è pronto ad accogliere i primi impulsi dalla «regione degli spiriti»] non contiene in sé nulla delle impure espressioni del mondo fisico, ma solo gli organi di conoscenza per il mondo spirituale, l’esoterismo cristiano lo chiamava ‘la pura, casta, sapiente vergine Sofia’. Attraverso tutto ciò che l’uomo accoglie nella catarsi [e alla catarsi egli dedica tutto il tempo della sua permanenza nel «mondo animico»], egli purifica il corpo astrale fino a trasformarlo nella ‘vergine sofia’» (O.O. 103, 31.5.1908).38

 

Così profondamente è collegato questo secondo ritmo con l’essere della Sofia.

Nel terzo ritmo infine, già la parola chiave «ritmo» indica la relazione con l’Arcangelo solare guida Michele.

Infatti Michele agisce ovunque nel cosmo attraverso il principio del ritmo.39

Ma il rappresentante principale del principio ritmico nell’uomo è il suo cuore.

In esso avviene , secondo le parole di Rudolf Steiner, incessantemente

un «misterioso passaggio fra ritmo universale e ritmo del cuore» (O.O. 260),

ed è anche possibile un diretto contatto con Michele stesso, che vive nel ritmo universale.

 

Ed è per questo che Michele non vuole vivere nella testa dell’uomo, bensì nel suo cuore.

E i suoi veri allievi sono gli uomini, i quali «ora riconoscono…

di dover lasciare che Michele dimori nel loro cuore» (O.O. 26, pag. 57)

vale a dire nel centro ritmico del proprio cuore,

là dove Rudolf Steiner il primo giorno del Convegno di Natale ha immerso

il duplice dodecaedro macrocosmico-microcosmico della Pietra di Fondazione.

Ed essa deve divenire ora l’irremovibile fondamento per l’unione del ritmo umano con il ritmo universale.

 

«L’epoca di Michele è sorta. I cuori cominciano ad avere dei pensieri…40 Comprendere questo significa accogliere Michele nel proprio cuore. I pensieri che oggi tendono ad afferrare la spiritualità devono germogliare dai cuori che battono per Michele riconoscendolo nell’universo come il fiammeggiante principe del pensiero». (O.O.26, pg. 58).

Infatti, in tutti i tempi, i pensieri in grado di afferrare la spiritualità, fluirono dal sole,

dal quale Michele per eoni «amministrò l’intelligenza cosmica», sulla terra (ibidem).

 

Riassumendo, in merito all’essenza dei tre ritmi possiamo dire:

• Il primo ritmo in senso esoterico ci indica l’entità del Cristo,

che dal Mistero del Golgota è unito allo sviluppo dell’io dell’uomo sulla terra;

• il secondo ritmo, dal punto di vista esoterico è collegato con l’essere della Sofia

• e il terzo ritmo con l’Arcangelo guida e il volto del Cristo – Michele.

 

Il quarto ritmo ci conduce all’alto grado dell’esistenza dopo la morte,

nominato da Rudolf Steiner nelle sue conferenze «Mezzanotte cosmica».

Questo grado costituisce il centro della vita dell’anima nel mondo spirituale fra due incarnazioni.

La permanenza in questa sfera più alta svela all’anima dell’uomo la sua relazione con il macrocosmo.

E’ proprio per questo che Rudolf Steiner in questo giorno

procedette per l’unica volta durante l’esposizione dei sette ritmi, alla lettura

delle tre parti microcosmiche e di quelle macrocosmiche ad esse corrispondenti

della meditazione della Pietra di Fondazione (con eccezione delle tre righe che si riferiscono agli spiriti elementari).

 

Con ciò egli indicò la vera provenienza dell’uomo,

il cui più alto archetipo cosmico è l«uomo universale» (O.O. 260),

che mediante l’azione di tutte le nove gerarchie nel cosmo, fu creato dalle forze della Trinità:

La prima gerarchia operò dalle forze del Padre, la seconda dalle forze del Figlio e la terza dalle forze dello Spirito Santo.

Nelle parti microcosmiche della meditazione, l’uomo viene descritto

come un essere tripartito, che consiste di spirito, anima e corpo.

Per cui la sua autoconoscenza deve realizzarsi conforme alle parole:

«O anima umana, conosci te stessa nel tuo vivente tessere in spirito, anima e corpo» (260).

 

Tuttavia soltanto all’«altezza» del suo peregrinare dopo la morte egli può divenire pienamente cosciente del fatto che l’archetipo di questa tripartizione è la costruzione triarticolata dell’intero macrocosmo (vedi O.O. 9).

E’ per questo che Rudolf Steiner nel commento a questo ritmo disse:

«Ciò che ha luogo nell’anima umana  ha i suoi rapporti con tutte le entità nel cosmo spirituale, animico e corporeo».

 

Così in questo ritmo, sono uniti in modo inseparabile

il microcosmo, l’uomo, e il macrocosmo, la comune azione delle nove gerarchie, che costituiscono

il corpo (prima gerarchia), l’anima (seconda gerarchia) e lo spirito (terza gerarchia) dell’intero cosmo.

 

Sebbene nei precedenti ritmi, le gerarchie stesse non vennero menzionate nemmeno una volta, esse partecipano comunque, come abbiamo visto, direttamente al passaggio dell’uomo attraverso i gradi già descritti del suo cammino dopo la morte.

 

• Se dunque al centro del primo ritmo, in modo invisibile,

si trova l’incontro con l’Uomo divino che ha attraversato il Mistero del Golgota,

• così dietro il secondo ritmo (sfera lunare) si trovano gli esseri della terza gerarchia,

• dietro il terzo ritmo (sfera solare) gli esseri della seconda gerarchia,

• e intorno al centro del quarto ritmo vennero posti gli esseri della prima gerarchia,

i quali si rivelano all’uomo durante la Mezzanotte cosmica.

 

Mentre tuttavia in ogni ulteriore ritmo, gerarchie sempre più elevate entrano in collaborazione con l’uomo,

le entità rivelatesi nei gradi precedenti continuarono ad agire.

 

Con ciò la composizione dei primi quattro ritmi può essere raffigurata come segue:

 

 

Nel quarto ritmo quindi, abbiamo a che fare contemporaneamente con tutte e tre le gerarchie. Infatti, durante la Mezzanotte cosmica, tutte le nove specie di esseri gerarchici partecipano alla vita dell’anima dell’uomo. Ed è per questo, che solo in questo ritmo vengono pronunciati tutti i nomi che essi portano nell’esoterismo cristiano.41

Nella seconda versione pubblicata della meditazione della Pietra di Fondazione Rudolf Steiner nomina

• gli esseri della terza gerarchia «spiriti delle anime»,

• quelli appartenenti alla seconda gerarchia «spiriti della luce»

• e quelli che formano la prima gerarchia «spiriti delle forze» (O.O. 260a).

 

Tale denominazione è connessa al fatto che «in un primo momento,

nella vita tra morte e rinascita siamo occupatissimi con noi stessi,

giacché con la nostra interiorità ha a che vedere la terza gerarchia, quella più bassa» (0.0.239, 31.3.1924).

 

• La terza gerarchia è collegata con questo «intimo essere dell’anima»

dall’istante in cui l’uomo entra nella sfera lunare (il «mondo animico»).

• Più tardi, dopo l’ascesa nella sfera solare («la regione degli spiriti»)

«dopo un certo tempo il nostro orizzonte però si amplia,

impariamo a conoscere il mondo spirituale esterno a noi, il mondo spirituale oggettivo.

• In esso ci sono di guida le entità: Exusiai, Kyriotetes, Dynamis» (ibidem). Infatti,

«queste entità della seconda gerarchia dimorano in prevalenza nel sole» (0.0. 236,

27.6.1924), vale a dire nel regno della luce spirituale comprendente il tutto.

• Quando infine l’uomo raggiunge l’altezza del suo peregrinare dopo la morte, e cioè la Mezzanotte cosmica,

all’attività della terza e della seconda gerarchia si unisce la prima gerarchia,

quella più possente, che afferra e guida le azioni di tutte le entità spirituali inferiori.

• Perciò le entità di questa gerarchia vengono nominate anche «spiriti delle forze».

Dopo che le azioni di tutte le gerarchie si sono unite e formano un tutt’uno,

l’uomo riconosce, che in realtà esse operano tutte al suo Karma.

 

Fu descritto da Rudolf Steiner nel seguente modo:

«Poi giunge però un tempo in cui sentiamo che le entità della terza gerarchia, Angeli, Arcangeli, Arcai e quelle della seconda gerarchia, Exusiai, Dynamis, Kyriotetes, lavorano assieme a noi a quello che dobbiamo diventare nella prossima vita terrena» (0.0. 239, 31.3.1924).

Questo lavoro che attraversa l’intero tempo di permanenza nella «regione degli spiriti», «poiché nella sfera del sole l’uomo ha ora da lavorare realmente alla formazione del suo Karma» (0.0. 239, 8.6.1924), raggiunge la sua culminazione nella Mezzanotte cosmica.

 

«Poi la vita procede oltre. Quando si giunge in prossimità della metà del percorso tra morte e rinascita, avviene qualcosa di particolare. Lassù sentiamo la sublimità della regione del mondo celeste provando la stessa sensazione che proviamo qui sulla terra, in particolare nei momenti in cui guardiamo in alto verso l’universo, quando su di noi brillano le stelle splendenti.

Guardando verso il basso dal regno dello spirito proviamo una sensazione molto più grandiosa, poiché vediamo che in modo meraviglioso le entità della prima gerarchia: Serafini, Cherubini, Troni agiscono in reciproca relazione… Noi sentiamo ciò che si svolge tra di loro, che si dispiega in immagini sublimi e grandiose in quella dimora spirituale, come qualcosa che è connesso a quel che siamo e saremo noi stessi. Ora infatti proviamo la sensazione: Quel che succede tra Serafini, Cherubini, Troni ci rivela quali saranno le conseguenze nella prossima vita terrena delle nostre azioni della vita terrena precedente» (0.0. 239, 31.3.1924).

 

E così, quando nell’ora della Mezzanotte dell’esistenza cosmica guardiamo «verso il basso» all’azione di tutte le nove gerarchie, afferriamo per la prima volta l’essere del nostro Karma nel suo rapporto con il macrocosmo. Infatti,

«tale Karma umano si palesa [sulla terra] in un primo momento come uno sfondo, una cortina, un velo. Guardando dietro a questo velo, tessono, operano e agiscono Arcai, Arcangeli, Angeli, Kyriotetes, Dynamis, Exusiai, Serafini, Cherubini, Troni» (0.0. 239, 8.6.1924).

 

In questa sublime visione l’anima dell’uomo afferra

• la «sconvolgente verità… che tutto il cosmo è al servizio dell’operare delle gerarchie rispetto all’uomo».

Infatti,

• «visto sotto questo aspetto, a quale scopo esiste il cosmo? Esiste perché le divinità [le gerarchie nel cosmo abbiano un mezzo per avvicinare all’essere umano la prima forma del Karma. Perché le stelle, perché le nubi, perché sole e luna?… Perché esiste tutto quello che ci attornia nel cosmo? Tutto ciò è materiale per gli Dei allo scopo di mostrarci la prima forma del nostro Karma [nella Mezzanotte cosmica] secondo le azioni da noi compiute. Il mondo è la dispensa per la dimostrazione nel Karma da parte degli Dei» (0.0. 236, 22.6.1924).

 

Come già rilevato, anche l’uomo partecipa nell’operare al suo futuro Karma.

Perciò nel ritmo di questo giorno sono inseriti di nuovo i tre esercizi.

Essi corrispondono esattamente al triplice rapporto dell’uomo con l’azione delle entità della prima gerarchia.

Caratterizzando la loro attività nell’«ora della Mezzanotte dell’esistenza cosmica»,

Rudolf Steiner parlò del fatto, che in questo momento

• «sorge sconvolgente davanti all’anima nostra come in un ricordo che agisce ora in modo cosmico su di noi,

ciò che abbiamo compiuto nell’ultima vita terrena tra nascita e morte».

 

Poi guardiamo giù osservando le azioni delle entità spirituali [dei Serafini, Cherubini, Troni]… e dal modo in cui Serafini, Cherubini, Troni interagiscono tra di loro afferriamo che essi operano affinché «il pareggio» del nostro Karma «avvenga» (O.O. 239, 31.3.1924).

 

Queste parole ci danno un riferimento a tre tipi di attività dell’anima dell’uomo:

• il ricordo della precedente incarnazione,

• la comprensione delle azioni delle entità della prima gerarchia

• e la visione di esse, che costituisce il fondamento nell’anima

per partecipare alla formazione del proprio Karma («esercita!»).

 

Con ciò

• nel processo del ricordo, che in questo grado è già cosmico,

agiscono prevalentemente gli spiriti della prima gerarchia,

poiché il processo del ricordo sta alla base di tutto il lavoro sul Karma;

• gli spiriti della seconda gerarchia aiutano l’uomo nella comprensione di questo lavoro

• e nel vederlo l’uomo viene aiutato dagli spiriti della terza gerarchia.

 

• Ma l’uomo stesso partecipa in modo attivo a questi tre processi,

se nella sua anima esplica i tre tipi di attività corrispondenti alle parole:

Esercita il ricordare nello spirito

Esercita il riflettere nello spirito

Esercita il vedere nello spirito

 

Così dinanzi ad egli si svela il mistero universale del suo Karma.

Tutto ciò ha anche una diretta relazione con l’uomo tripartito,

del quale si parla nelle parti microcosmiche della meditazione.

 

Infatti,

• «all’osservazione fisico-sensoria dalla formazione della testa emerge il Karma del passato dell’uomo;

nel sistema del ricambio e delle membra emerge il Karma futuro; è spiritualmente nascosto, invisibile».

Questo Karma tuttavia può essere realizzato nella vita dell’uomo soltanto per il fatto che

• «nel sistema del ricambio e delle membra vivono Troni, Cherubini e Serafini»,

• «nel sistema del capo Arcai, Arcangeli e Angeli»,

• e «nel sistema ritmico… la gerarchia di Exusiai, Dynamis e Kyriotetes» (0.0. 239, 15.6.1924),

che nel corso dell’incarnazione terrena formano il passaggio dal Karma passato al Karma futuro e viceversa.

 

Nel quarto ritmo si parla inoltre della direzione

in cui agiscono le forze delle gerarchie nella formazione del Karma umano.

Le entità della terza gerarchia agiscono dalle profondità alle altezze,

accogliendo dalla terra la «trama del destino» del defunto e consegnandolo alle entità gerarchiche superiori,

«implorando» per così dire di accoglierlo nel loro regno («quanto viene udito nelle altezze»).

 

Dopodiché al Karma dell’uomo si uniscono le entità della seconda gerarchia,

che nella sfera del sole agiscono da oriente a occidente.

Esse riempiono il Karma di «sostanzialità» mentre estendono le loro forze orizzontalmente (O.O. 237, 4.7.1924).

A questo lavoro si aggiungono infine le entità della prima gerarchia, operando dall’alto al basso.

Soltanto esse possono manifestare le leggi cosmiche fino nel mondo fisico,

dove ci viene incontro l’azione del Karma dall’esterno con le forze delle necessità della natura.

Infatti, per la realizzazione del Karma «occorrono mediatori tra i mondi spirituali e quelli fisico-sensibili,

e i mediatori sono Troni, Cherubini, Serafini.

Essi hanno il loro rango superiore nel cosmo spirituale perché sono i più potenti,

non solo spiritualmente nell’esperienza spirituale, ma anche perché

realizzano poi nel mondo fisico, le esperienze che fanno nel mondo spirituale» (0.0. 239, 9.6.1924).

 

Questo processo ha il carattere di una vera resurrezione,

quando le forze della prima gerarchia, provenienti dalle altezze,

trasformano la materia stessa assoggettandola al loro potere.42

 

Le tre direzioni dell’attività cosmica delle gerarchie

• «dall’alto al basso: dalle altezze alle profondità;

dell’intorno: oriente e occidente;

dal basso all’alto: dalle profondità alle altezze» (0.0. 260),

corrispondono alle tre fasi in cui esse formano il Karma umano dopo la morte.

 

Possiamo collegare queste tre direzioni nella loro successione con le seguenti parole di Rudolf Steiner:

La direzione dal basso verso l’alto:

«Angeli, Arcangeli, Arcai, entro il tessere eterico accolgono la trama del destino dell’uomo».

La direzione da oriente a occidente:

«In Exusiai, Dynamis, Kyriotetes vengono portate, nel sentire astrale del cosmo,

le giuste conseguenze della vita dell’uomo».

La direzione dall’alto verso il basso:

«Risorgono in Troni, Cherubini, Serafini, come contessute nel loro essere,

le giuste elaborazioni della vita terrena dell’uomo» (0.0. 237,4.7.1924).

 

Possiamo qui acquisire una maggiore comprensione dei nomi delle gerarchie dati nella versione pubblicata

della meditazione della Pietra di Fondazione: Infatti,

• gli «spiriti delle anime» formano il Karma nella regione animica,

• gli «spiriti della luce» nella sfera del sole,

• e gli «spiriti delle forze» hanno un tale potere,

da realizzare il Karma nel mondo fisico-sensibile, vale a dire da poter imprimere lo spirito nella materia stessa.

 

Nella loro comune azione formano nel contempo quella croce del «Karma cosmico»

(0.0. 236, 22.6.1924), che il Cristo ha preso su di sé

quando nel Mistero del Golgota Egli si unì con l’evoluzione della terra (vedi voi. Ili, cap. 8).

 

 

Nelle illustrazioni precedenti

ci siamo preparati alla comprensione del più importante mistero di questo ritmo,

poiché in esso, accanto all’azione delle gerarchie durante la Mezzanotte cosmica, già osservata,

che in generale può essere sperimentata da ogni uomo dopo la morte, si aggiunge qualcos’altro.

 

Agli uomini che sulla terra si sono compenetrati coscientemente con le forze derivanti dal Mistero del Golgota,

vale a dire che hanno accolto in sé il contenuto spirituale

corrispondente al ritmo primigenio della Posa della Pietra di Fondazione,

viene data la possibilità di un’ulteriore esperienza di straordinaria importanza.

Rudolf Steiner non indicò questo mistero nel ritmo stesso, ma solo nel suo commento ad esso.

 

Tale esperienza consiste in quanto segue:

• Agli uomini, che sulla terra hanno acquisito una vera conoscenza del Mistero del Golgota,

nell’«ora della Mezzanotte dell’esistenza», «dietro» alla comune azione delle nove gerarchie,

si rivela la presenza di un’entità ancor più elevata, proveniente dal puro mondo divino (oltrecosmico),

dal mondo, che si trova al di là dell’universo creato.

E’ la Parola universale o il Logos creatore,

il quale attraverso le nove gerarchie crea incessantemente il nostro cosmo.

Rudolf Steiner pronuncia quattro volte il suo nome nel commento,

rivelando così con chiarezza la chiave del su