/////05/a – IL MALE NEL COSMO ALLA LUCE DELLA BIBBIA / IL CARATTERE DELLA CONOSCENZA SPIRITUALE IN DANIELE

05/a – IL MALE NEL COSMO ALLA LUCE DELLA BIBBIA / IL CARATTERE DELLA CONOSCENZA SPIRITUALE IN DANIELE

Il male nel cosmo alla luce della Bibbia / Il carattere della conoscenza spirituale in Daniele

L’aurora della rivelazione


 

Nei capitoli precedenti si è considerato il male – quale si manifesta per opera delle entità luciferiche e della potenza arimanica – sotto un certo aspetto, volto a facilitare la comprensione dell’entità di Jahvè-Elohim e degli impulsi spirituali che agirono in Abramo, Isacco e Giacobbe.

Ora si tratta invece di tradurre la conoscenza del male, quale si può ricavare dalla Bibbia, in quei concetti di cui l’umanità è debitrice a Rudolf Steiner. Naturalmente questo compito può essere assolto solo entro certi limiti, condizionati sia dal contenuto, che dall’ampiezza del soggetto.

 

In genere la Bibbia è un libro che riporta fatti. Essa descrive eventi e azioni, rimettendone la comprensione per lo più al lettore. Vi sono però anche parti della Bibbia, in cui vengono comunicate alle generazioni venture determinate conoscenze. Di queste comunicazioni, alcune hanno importanza solo per l’epoca in cui furono scritte; altre si riferiscono ad un futuro che per noi è già divenuto passato; altre, infine, si riferiscono al futuro dell’intera evoluzione terrestre, e non possono quindi ancora essere viste in una prospettiva storica, bensì come documenti da cui attingere indicazioni riguardo agli enigmi del karma nel divenire del mondo.

 

Le parti dell’Antico Testamento aventi un carattere apocalittico si trovano principalmente nei libri dei profeti. Vi sono brani apocalittici in quasi tutti i profeti, ma, a mio avviso, i libri di Isaia, Ezechiele e Daniele hanno più degli altri un carattere apocalittico. Se si cercano, in particolare, indicazioni sul karma del male nel cosmo, il libro di Daniele è quello che ne fornisce di più profonde. Esamineremo dunque una parte del libro di Daniele.

 

Prima di accingerci a questo compito, è opportuno chiedersi quale sia la natura del tipo di conoscenza del karma che troviamo nel libro di Daniele. I concetti generici di ‘rivelazione’ o ‘visione spirituale’ non sono infatti sufficienti per comprendere concretamente il processo della conoscenza del karma universale, quale ci appare in Daniele. Per una tale comprensione va tenuto presente che esistono vari tipi di conoscenza del karma universale.

 

• Uno di essi consiste nel riaffiorare interiore di ricordi, relativi a realtà conosciute in vite precedenti.

Questi ricordi possono comparire come una sequenza di pensieri che, con grande chiarezza e intima coerenza, attestano la verità relativa a un certo oggetto. Solo in questa forma, ad esempio, nel tredicesimo secolo, in cui non vi era possibilità di chiaroveggenza spirituale, poterono risorgere ed essere trasmesse le più importanti conoscenze della saggezza dei misteri. Allora l’intero patrimonio di saggezza dell’umanità fu salvato grazie al fatto che dodici personalità riportarono in vita, facendola riaffiorare nel ricordo, la saggezza delle sette correnti dell’antica Atlantide e delle cinque civiltà postatlantiche, e la trasmisero a un tredicesimo, da cui sarebbe derivata la saggezza complessiva del rosicrucianesimo.

 

• Un altro tipo di conoscenza del karma universale è costituito dalla lettura – ossia da una visione e un deciframento – della cronaca dell’akasha. Questo tipo di conoscenza presuppone un grado d’iniziazione, conseguibile solo da un numero esiguo di individualità. Solo i più alti iniziati dell’umanità – quelli, ad esempio, di cui si è parlato nel primo capitolo in relazione ai tre occultismi – ne sono capaci.

 

• Vi è però ancora un terzo tipo di conoscenza dei segreti del karma universale, possibile anche a coloro che possiedono un grado di iniziazione più basso di quello necessario per la lettura della cronaca dell’akasha. Essi possono ricevere comunicazioni riguardo al karma universale mediante immaginazioni e ispirazioni, frutto di un rapporto con le entità delle Gerarchie spirituali. In tal caso, entità delle Gerarchie mostrano all’uomo per mezzo dell’immaginazione, e gli spiegano per mezzo dell’ispirazione, alcuni misteri del karma che intendono trasmettere a lui o, tramite lui, all’umanità.

 

Considerando ora il libro di Daniele con riguardo al tipo di conoscenza da cui è sorto, ci si può persuadere che essa era del terzo tipo. Le immagini, ad esempio, dei ‘regni’ del male gli vengono spiegate dall’Arcangelo Gabriele (cf. Dan 8:15-26), mentre le ultime rivelazioni del suo libro sono dovute all’entità di un Elohim, l’incontro con il quale era stato mediato da Michele, il ‘Principe’ del popolo d’Israele (Cf. Dan 10:13-15).

A Daniele furono dunque mostrate immagini e date spiegazioni da entità delle Gerarchie delle Archai e degli Arcangeli. L’oggetto delle rivelazioni era però costituito dalle Archai. Era infatti intorno ai misteri del tempo che si interrogava Daniele; egli cercava di comprendere i ‘giorni’ del destino del mondo. Pose tuttavia le sue domande al mondo spirituale, non come personalità singola, ma in nome del popolo di Israele. Ciò avveniva in conseguenza di un certo grado di evoluzione del senso della responsabilità, proprio della coscienza morale di allora.

 

Se, ad esempio, un uomo si sentiva responsabile solo di se stesso e delle proprie azioni, era in rapporto con l’Angelo. Se, invece, il suo senso di responsabilità cresceva fino ad includere il destino di un popolo, si instaurava di conseguenza un rapporto con l’Arcangelo. È questo il caso di Daniele. Nel capitolo 9 del suo libro è riportata la preghiera di penitenza per il popolo di Israele, da lui formulata. In essa Daniele si rivolge alla più alta entità da lui conosciuta, non in nome proprio, ma in nome del popolo.

“Noi abbiamo peccato […] Noi rivolgiamo a te le nostre suppliche”.

Così vi è detto, in una forma indicativa dell’atteggiamento interiore di Daniele.

 

Poiché Daniele chiedeva in nome del popolo, le risposte che riceveva, erano del pari rivelazioni riguardanti il suo futuro. Era però un popolo diverso dagli altri, un popolo ‘eletto’, costituito cioè da una comunità karmica di uomini connessi in modo speciale, fin dai primordi, con l’impulso del Cristo.

Perciò a Daniele non fu rivelato solo il futuro di Israele, ma anche quello della comunità karmica dell’Israele eterno – ossia l’azione complessiva dell’impulso del Cristo nel karma dell’umanità.

Tali rivelazioni furono trasmesse a Daniele da un Elohim della schiera di Jahvè (Dan 10:5-6). Per il fatto, però, che Daniele poneva le domande traendole dalla coscienza del popolo, furono Arcangeli ad interpretare le corrispondenti rivelazioni, e a creare le condizioni nello spazio che le rendessero possibili. Il loro oggetto, tuttavia, era rappresentato dalle azioni future delle Archai, le quali di per sé non parlano mai: il Padre, infatti, non parla. Le Archai possono solo essere viste nel tempo; di fronte all’umanità tacciono.

 

Le domande poste da Daniele non erano affatto di natura teoretica; esse gli stavano profondamente a cuore. Così, ad esempio, le rivelazioni descritte nel capitolo 10 furono precedute da una severa disciplina ascetica:

In quei giorni io, Daniele, feci penitenza per tre settimane. Non mangiai cibo prelibato, e nella mia bocca non entrò né carne né vino, e non mi unsi d’unguento, finché non furono trascorse tre settimane. (Dan 10:2-4)

 

Così ci riferisce Daniele intorno alle condizioni della sua anima, che hanno indotto il mondo spirituale alle comunicazioni trascritte nel capitolo 10 del suo libro. Porre personalmente, mossi da intimo dolore e preoccupazione, domande su realtà impersonali, riguardanti il destino del mondo – tale era la condizione richiesta per il genere di rivelazioni, cui ebbe parte Daniele.

Un simile modo di domandare è necessario anche al nostro tempo. Il mondo spirituale viene infatti costretto al silenzio, se non lo si interroga. L’umanità è grandemente debitrice nei confronti di Rudolf Steiner, per aver egli suscitato – mediante la comunicazione di fatti spirituali – domande, che altrimenti non sarebbero mai sorte.

 

L’antroposofia di Rudolf Steiner è un cammino che, non solo risponde alle domande già esistenti, ma che ne suscita di nuove e più grandi innanzi all’anima. Per questo motivo il mondo spirituale non rimarrà in silenzio – la verità non cesserà di fluire dalle sue sorgenti.

Una domanda del genere è quella riguardante il karma del male nel cosmo. Essa visse nell’anima di Daniele, dischiudendogli conoscenze significative. Fare nostre tali conoscenze, è il compito che ci proponiamo nei paragrafi che seguono.

 

 

By | 2018-12-15T19:28:17+01:00 Dicembre 13th, 2018|L’AURORA DELLA RIVELAZIONE|Commenti disabilitati su 05/a – IL MALE NEL COSMO ALLA LUCE DELLA BIBBIA / IL CARATTERE DELLA CONOSCENZA SPIRITUALE IN DANIELE