/////05/c – VIE EVOLUTIVE DELL’ANIMA … – IL SIGNIFICATO COSMICO DELLE BEATITUDINI

05/c – VIE EVOLUTIVE DELL’ANIMA … – IL SIGNIFICATO COSMICO DELLE BEATITUDINI

Il significato cosmico delle Beatitudini

Il figlio dell’uomo


 

Le nove Beatitudini sono state finora considerate nel loro significato per il karma dell’umanità. Sorge ora naturalmente la domanda: qual è il loro significato per il karma del mondo? Un tale significato devono pur averlo, essendo l’umanità una parte importante nel divenire del mondo, e l’impulso del Cristo un fatto non solo storico-umano, ma anche karmico. A questa domanda si può rispondere, se si considera il testo che nel Sermone della montagna, quale è riferito nel Vangelo di Matteo, segue alle Beatitudini. Questo testo, costituente una sorta di riepilogo conclusivo delle Beatitudini stesse, culmina nelle due frasi:

Voi siete il sale della terra. (Mt 5:13)

Voi siete la luce del cosmo. (Mt 5:14)

Queste due frasi indicano quale significato abbiano per la Terra e per il mondo gli uomini che hanno accolto l’impulso del Cristo.

 

Ciò che avviene a questi uomini, è detto nei versetti delle Beatitudini. Quale effetto si produca grazie ad essi nel divenire oggettivo del mondo, di ciò parlano le due frasi citate. Esse si riferiscono all’azione dell’impulso del Cristo umanizzato, esplicantesi in due direzioni: nella direzione del compenetrare ciò che è in basso e nella direzione dell’illuminare verso l’alto.

Il ‘sale’ è infatti ciò che ha compenetrato la Terra, per conferirle il ‘sapore’ morale.

La luce è invece ciò che dalla Terra illumina il cosmo e – vista da quest’ultimo – la trasforma da corpo cosmico oscuro a luminoso.

In queste due direzioni si compie la destinazione oggettiva dell’umanità: da un lato rendere la terra visibile per il cielo, dall’altro compenetrarla di moralità.

 

Si riuscirà a comprendere meglio la prima parte di questo compito, se si considera che la Terra, guardata dal mondo spirituale, rappresenta una macchia oscura nello spazio. Essa brilla solo nei luoghi ove si trovano uomini che coltivano in modo disinteressato pensieri e sentimenti, i quali di conseguenza si liberano dalla gravità terrestre per volgersi allo spirito. Questi pensieri e sentimenti volti allo spirito producono l”‘illuminazione” morale-spirituale, grazie a cui le vicende terrene possono venire viste dal mondo spirituale.

È questo un difficile processo di conoscenza per gli esseri del mondo spirituale. Per loro è qualcosa di altrettanto difficile, quanto lo è per gli uomini la conoscenza del mondo spirituale. Una conoscenza reciproca e attuale tra i due mondi sarebbe resa impossibile da un abisso, se sulla Terra non esistesse una spiritualità disinteressata. Questo abisso, che la spiritualità disinteressata presente sulla Terra colma di continuo, è creato da Lucifero.

 

Lo ‘strato di nuvole’ della sfera luciferica, dal quale la Terra è avvolta,

produce l’ombra oscura, che la Terra stessa getta nel cosmo.

Attraverso questo strato di nuvole luciferiche possono aprirsi il varco

solo quei pensieri e sentimenti, che siano coltivati per motivi disinteressati.

 

Quelli che, pur essendo spirituali, sono coltivati in modo interessato, non vanno oltre lo strato luciferico, dove vengono trattenuti. Considerando il grande numero di uomini che coltivano la religione, la mistica e gli occultismi di vario genere, la Terra dovrebbe risplendere in quasi tutti i suoi punti. Se ciò non avviene, è perché esse non sono sempre coltivate in modo disinteressato.

La frase del Sermone della montagna, indirizzata ai discepoli intimi del Cristo Gesù, – “voi siete la luce del mondo” – si riferisce a una luce che, salendo dalla Terra, irradia nel cosmo, superando lo strato luciferico.

Essa riguarda dunque una spiritualità coltivata in modo non egoistico. Una tale spiritualità è possibile soltanto se si realizza, non nell’interesse personale o negli interessi particolari di un gruppo, ma nell’interesse dell’umanità. Ciò è espresso dalle parole del Cristo Gesù: “Non si deve porre la lampada sotto il moggio, ma su un candeliere, affinché illumini tutti coloro che sono nella casa” (Mt 5:15).

 

La vita spirituale coltivata nel senso dell’impulso del Cristo, non può essere al servizio di scopi particolari e pertanto è sempre una realtà comunitaria. Essa fa incontrare le persone e le unisce organicamente. Questa comunità però non può porsi fini e scopi che si impongano sui costumi e le aspirazioni generali dell’umanità. Essa deve mantenersi a un livello che si rapporti con quello delle comuni consuetudini, come un monte rispetto alla valle. La comunità spirituale formata in virtù dell’impulso del Cristo deve essere come una ‘città sulla montagna’. Questa differenza è appunto ciò che la rende visibile nel mondo. La sua esistenza è giustificata dal fatto che, da un lato essa è per tutti, dall’altro si eleva sopra il livello delle comuni consuetudini di potere, di lotta e di rivalità. Solo il suo differenziarsi dal resto dell’umanità per l’assenza del principio del potere, della lotta e della rivalità, la rende distintamente percepibile, come lo sarebbe una città posta sulla vetta di un monte.

 

Nell’immagine della città sulla montagna, che ‘non può rimanere nascosta’, proprio perché è posta lassù, troviamo contenuta la soluzione del problema ‘dell’aspetto essoterico ed esoterico’ della comunità spirituale. Ciò che rende una comunità esoterica, è la realtà del suo livello – il livello che non può essere tradito, poiché è esso a giustificare l’esistenza di una tale comunità. Questo stesso livello è anche il mezzo per il quale essa diventa feconda sul piano essoterico.

 

Se, per fare un esempio, la comunità spirituale fondata su finalità non egoistiche, si pone di fronte al mondo come conoscenza spirituale, ossia come pura scienza dello spirito, senza ricorrere agli altri metodi comunemente usati della ‘dimostrazione’, della ‘giustificazione scientifica’, ecc., essa manterrà a pieno la propria legittimazione come realtà capace di donare orientamenti e stimoli. Anzi, si rivelerà tanto più utile nei diversi ambiti di vita e di ricerca, quanto più essa, non facendosi influenzare da questi ambienti, resterà fedele a se stessa. Se invece tale comunità si fonda sull’amor proprio, se agisce non per amore della luce, ma per emergere sul resto dell’umanità in campo scientifico, sociale, estetico, e così via, allora il suo agire non è più disinteressato, e i gruppi operanti in tal modo non producono la luce che rende la Terra visibile per il mondo spirituale.

 

L’accendersi della luce irradiante nel cosmo, è però solo un lato dell’azione oggettiva della comunità spirituale nell’umanità. L’altro lato consiste nella trasformazione interiore della Terra stessa, nel senso che, ciò che in essa da un punto di vista morale è neutrale, viene compenetrato di moralità. I processi della natura terrestre non sono di per sé né buoni né cattivi: essi stanno tra il mondo del bene ed il mondo del male – quest’ultimo attivo dalle profondità della Terra – e sono ricettivi alle influenze dell’uno e dell’altro mondo. La natura sarà serva di due padroni, finché lo sarà anche l’uomo. Il compito dell’uomo è infatti quello di porre il peso decisivo su un piatto della bilancia e di liberare così la natura dal suo vacillare.

 

Questo vacillare viene sperimentato dalla natura come una malattia. La causa della quale è appunto la posizione neutrale della natura nella lotta tra i due mondi. La sua condizione è di fatto quella di ‘un sale che ha perduto il suo sapore e che viene calpestato’ (Mt 5:13), giacché essa è divenuta un semplice oggetto nella lotta tra il bene e il male. L’uomo che a un’ora decisiva dell’evoluzione del mondo non si sarà ancora risoluto nel proprio volere, perderà al tempo stesso la facoltà di partecipare come soggetto attivo alla vita del tutto, e diverrà semplice oggetto di una lotta combattuta da altri. Questi uomini formeranno in futuro un quarto regno della natura, che costituirà l’oggetto dell’azione liberatrice della magia bianca, praticata dalla ‘umanità bianca’. Quell’altra parte dell’umanità sarà invece ‘il sale che ha perduto il suo sapore’ e che pertanto da forza attiva, diverrà oggetto passivo di un’azione ad essa estranea.

 

L’azione di cui si parla nel versetto di Matteo riferito al ‘sale’, è quella di far fluire le forze morali della volontà umana nel divenire terrestre. Come i processi esteriori penetrano nell’organizzazione umana – ad esempio, nella nutrizione – così i processi interiori dell’uomo penetrano in quelli del mondo esterno, il che avviene mediante le azioni. E come l’intromissione del mondo esterno nell’uomo può essere costruttiva o distruttiva – a seconda che si tratti, ad esempio, di pane o di veleno -, così ciò che dall’uomo passa nel mondo esterno, può essere costruttivo o distruttivo.

 

La componente propriamente costruttiva nell’organizzazione umana è quella del sangue, che rappresenta l’organo dell’Io.

Il mondo esterno terrestre non è in grado di fornire all’uomo direttamente il sangue, ma può solo fornire sostanze utilizzabili dal sangue a fini costruttivi. Nel mondo esterno esiste tuttavia una sostanza che, fino a un certo grado, può assolvere all’interno dell’organizzazione umana alcune funzioni del sangue. Questa sostanza è il sale. Una soluzione salina immessa direttamente nel circolo sanguigno può, fino a un certo grado, rimediare ai disturbi dell’organismo causati dalla mancanza di sangue.

 

Come la natura non può dare sangue all’uomo, così l’uomo non può dare alla natura la coscienza dell’Io, che è il corrispettivo umano-spirituale del sangue. La natura però ha bisogno della coscienza dell’Io, per conseguire la capacità di decidere tra il bene e il male, e guarire così dalla sua malattia. L’uomo tuttavia può dare alla natura qualcosa che, nella sua azione, si avvicina alla coscienza dell’Io, come il sale, nella sua azione all’interno dell’organizzazione umana, si avvicina al sangue: l’etere della vita compenetrato interiormente di moralità.

Non si tratta più però dell’etere della vita, quale agisce in natura, ma del formarsi nell’uomo – in conseguenza di una trasformazione dell’etere della vita – di un nuovo, quinto, tipo di etere. Rudolf Steiner diede a questo nuovo tipo di etere prodotto dall’uomo il nome di ‘etere morale’ [moralischer Àther], il quale si confà pienamente al suo essere.

 

Questo etere morale,

che si forma in seguito alla compenetrazione del volere e delle azioni umane

da parte dell’impulso del Cristo,

è il ‘sale della terra’, ossia

ciò che fa fluire moralità nella natura, in un modo efficace per quest’ultima.

 

L’etere morale è destinato ad essere il veicolo dell’azione costruttiva del bene nella natura, così come il sale nell’organizzazione umana può servire da veicolo dell’attività costruttiva dell’Io, operante normalmente tramite il sangue.

Mediante azioni esprimenti una volontà destatasi all’elemento morale, gli uomini compenetreranno con lampi di etere morale il divenire della natura. Gli esseri della natura si orienteranno secondo queste correnti dell’etere morale, che rappresenteranno la coscienza morale della natura. Allora la natura seguirà l’uomo spontaneamente, non come schiava soggiogata, ma come l’anima di Cundrie, che potrà infine dare la propria fiducia a chi ne è degno. Infatti Cundrie sarà liberata dalla maledizione del doppio servizio – contemporaneamente a Klingsor e ai cavalieri del Graal – e potrà votarsi unicamente al servizio del santo Graal.

 

L’azione dell’etere morale, quale coscienza della natura,

è il segreto del futuro occultismo meccanico bianco.

 

Con esso non domineranno i meccanismi delle forze naturali, ma saranno le forze della natura, seguendo l’etere morale dell’uomo, a mettere in movimento i meccanismi. Sarà la volontà dell’uomo ad emanare l’etere morale, una volontà in cui l’impulso del Cristo vivrà con tale forza, da condurla a realizzare le parole del Cristo Gesù: “Nessuno viene al Padre, se non per mezzo di me” (Gv 14:6).

 

Saranno le forze del Padre ad operare, quando l’uomo avrà compenetrato il proprio volere con l’impulso del Cristo fino ad emanare l’etere morale, come furono esse stesse ad operare allorché i profeti dell’Antico Testamento agivano e venivano perseguitati (cf. Mt 5:12).

 

• Come la frase: “Voi siete la luce del mondo”,

si riferiva al superamento di Lucifero nel mondo esteriore oggettivo,

• così la frase: “Voi siete il sale della Terra”,

si riferisce alla lotta contro Arimane nello stesso mondo esteriore oggettivo.

 

Infatti, come

Lucifero è l’entità che non permette alla luce della Terra di ascendere al mondo spirituale,

Arimane è quell’entità che produce la tenebra sulla Terra.

 

La tenebra morale-spirituale viene condotta da Arimane anche entro la natura.

Questa tenebra è tale solo dal punto di vista spirituale, dal punto di vista terrestre essa è un particolare tipo di luce.

Un particolare tipo di luce che trova espressione, ad esempio, nell’elettricità.

 

La principale arma di Arimane nella natura è l’elettricità terrestre,

la quale comprende forme ancor più sottili di quelle oggi note all’umanità.

 

Nella lotta contro Arimane intorno alla natura, l’elettricità celeste è l’arma principale delle entità del mondo spirituale. I   f u l m i n i   del cielo spesso distruggono e caotizzano ciò che è stato approntato sulla superficie terrestre dalle sfere sotterranee, minacciando la natura e l’umanità.

Talune opere del male vengono distrutte con le scosse dell’elettricità celeste – ma la natura sperimenta tutto questo solo come una lotta tra due potenze, con esito alterno. Né gli effetti elettrici di natura terrestre prodotti da Arimane, né i fulmini dell’elettricità celeste di Michele, sono di per sé convincenti per la natura. Sballottata da una paura all’altra, essa geme per la propria liberazione e nel frattempo presta servizi sia all’una che all’altra parte.

 

Solo l’etere morale che si manifesterà tramite l’uomo,

verrà da essa percepito, non come potenza, ma come guida risvegliatrice ed aiuto.

 

Un’esperienza di questo genere si ebbe già nel passato: un certo grado della manifestazione della moralità operante nella natura potè realizzarsi dopo l’evento della Pentecoste tramite gli Apostoli del Cristo Gesù. Alcuni miracoli, di cui riferiscono gli Atti degli Apostoli e la tradizione, sono spiegabili appunto per il fatto che gli Apostoli, per un certo periodo di tempo, stettero in un rapporto con la natura diverso da quello altrimenti possibile anche allora.

 

Si leggano ad esempio dal punto di vista del rapporto della natura con gli Apostoli gli Atti, e si troverà la conferma di quanto qui detto. Si noterà infatti che lo scrittore degli Atti degli Apostoli ha posto uno speciale accento nel mostrare al lettore che gli Apostoli disponevano di un nuovo tipo di magia, la quale risultava sempre vincente quando entrava in conflitto con la vecchia magia. Lo scrittore degli Atti degli Apostoli sembra essersi posto come compito specifico quello di convincere i lettori che l’energia morale può determinare anche gli eventi naturali. Non sono in quel caso formule magiche, amuleti, talismani, o cose simili ad agire, bensì il nome del Cristo Gesù, la compenetrazione interiore degli Apostoli con l’impulso del Cristo – ossia la fede.

 

Nei due versetti sulla luce del mondo e il sale della terra è espresso quindi il significato oggettivo nei riguardi del mondo di quello che nelle nove Beatitudini è stato descritto come evento di portata umana.

Tale significato consiste nel fatto che,

grazie all’accoglimento dell’impulso del Cristo,

• l’estraniazione reciproca del cielo e della terra provocata da Lucifero, può essere superata

• e la natura soggiogata da Arimane può essere condotta gradualmente alla liberazione.

 

Quest’ultimo è un compito assolvibile solo in un lontano futuro. Il ‘sale’, la cui azione si mostrerà sempre più distintamente a partire dalla sesta epoca di cultura, la filadelfica, diverrà un fattore dominante i processi di natura, come lo è oggi ad esempio la gravità, solo durante la futura incarnazione della Terra come Giove.

Dopo la metà dell’evoluzione di Giove, la gravitazione, come tale, non avrà più importanza nella natura. Gli esseri della natura non saranno più legati allo scenario degli avvenimenti di Giove tramite la gravità, ma la forza che li tratterrà dall’allontanarsi da tale scenario sarà di natura morale. Gli esseri della natura dovranno seguire l’etere morale, se vorranno restare fedeli al pianeta Giove. A trattenerli su di esso sarà la forza morale della fiducia, non più la costrizione della gravità, che su Giove avrà fine.

 

Con le considerazioni sulle nove Beatitudini è stato compiuto un passo verso la conoscenza dell’azione del Cristo Gesù mediante la parola.

Ora le nove Beatitudini rappresentano la via dell’uomo verso il Figlio.

 

Un ulteriore passo sarebbe costituito dal considerare il cammino che dal Figlio conduce al Padre. Questo passo lo compie il Cristo Gesù nello stesso Sermone della montagna, con l’enunciare le sette petizioni del Padre nostro. Le sette petizioni del Padre nostro mostrano il rapporto cui l’uomo può giungere con il Dio Padre, quando egli – nel senso delle nove Beatitudini – si è unito al Figlio.

Si comprende il rapporto delle Beatitudini con il Padre nostro, nel suo significato più profondo, se si usano come chiave le parole del Cristo: “Nessuno viene al Padre, se non per mezzo di me”. Queste parole porgono il filo interiore che corre dalle Beatitudini al Padre nostro.

Il Padre nostro è quindi – nel suo significato più profondo – una prosecuzione di quanto è stato rivelato con le Beatitudini. Per questo la prossima considerazione avrà come oggetto le sette petizioni del Padre nostro.

 

 

By | 2019-01-04T14:31:21+01:00 Dicembre 31st, 2018|IL FIGLIO DELL'UOMO|Commenti disabilitati su 05/c – VIE EVOLUTIVE DELL’ANIMA … – IL SIGNIFICATO COSMICO DELLE BEATITUDINI