///05 – EPILOGO. MICHELE E I MICAELITI.

05 – EPILOGO. MICHELE E I MICAELITI.

05 Epilogo. Michele e i Micaeliti.

Il mistero di Michele


 

In una delle ultime conferenze che Rudolf Steiner tenne nella sala grande del Primo Goetheanum solo due settimane prima della sua distruzione la notte di San Silvestro 1922, egli diede un’immagine imponente del rapporto di Michele con i suoi discepoli terrestri, vale a dire con gli uomini che oggi, con l’aiuto dell’Antroposofia, cercano di percorrere il cammino interiore della trasformazione del pensare, descritto in questo libro.

 

• Questo inizia con la trasformazione del pensare terreno, il quale si muove inizialmente solo in categorie spaziali e si trasforma in un pensare che è collegato con la corrente del tempo vivente e che perciò può accedere al mondo spirituale. Con questo è compiuto il primo passo per riportare l’intelligenza divenuta umana a Michele, il suo amministratore di un tempo.

 

Rudolf Steiner riveste l’immagine descritta, o per meglio dire, questa immaginazione con le seguenti parole:

▸ «La scienza che, quale Scienza dello Spirito antroposofica, spiritualizza nuovamente il giudizio dello spazio, lo rende nuovamente soprasensibile, opera dal basso all’alto, tende in certo qual modo le mani dal basso all’alto per afferrare le mani di Michele tese dall’alto al basso. Infatti, così può essere creato il ponte tra gli uomini e gli Dei» (O.O. 219, 17.12.1922).235

 

Dopo il Convegno di Natale, quando Rudolf Steiner potè parlare direttamente e del tutto apertamente del Mistero di Michele, egli descrisse ancora la meta di questo cammino nel seguente modo: ▸ «Michele, che dal Sole tendeva alla Terra per coloro [gli uomini] che vedono lo Spirito nel cosmo, vuole in futuro eleggere la sua sede nei cuori, nelle anime degli uomini sulla Terra» (0.0. 240, 21.8.1924).

 

Per adempiere questo ideale e, dall’afferrare le mani di Michele, giungere alla possibilità della sua nuova dimora nei cuori degli uomini, devono essere ancora considerati e realizzati i seguenti passi intermedi.

• Prima nell’anima umana deve essere raggiunta la situazione nella quale «i cuori iniziano ad avere pensieri».236 Ciò significa trovare un passaggio dai pensieri dello spazio a quelli che procedono nell’elemento del tempo, e per questo sono in grado di afferrare solo contenuti spirituali: ▸ «I pensieri che oggi tendono ad afferrare la spiritualità devono germogliare da cuori che battono per Michele, riconoscendolo nell’universo come il fiammeggiante principe del pensiero» (O.O. 26, agosto 1924).

 

• Affinché questo possa avvenire (e quanto segue è soltanto l’altro lato dello stesso processo), con l’aiuto dell’Antroposofia e delle sue comunicazioni sul mondo spirituale bisogna imparare a sviluppare in sé la facoltà di capire ovunque nell’elemento materiale l’agire dello spirituale.

Infatti, soltanto così è possibile sfuggire alle tentazioni della nostra attuale civiltà terrena, nella quale nel nostro tempo dominano spesso le potenze arimaniche. Per questo, l’uomo ha bisogno di una particolare forza interiore della sua anima, la forza del vero pensare spirituale che cerca ovunque la possibilità di comprendere il mondo nel senso di Michele e di osservarlo con i suoi occhi.

 

▸ «Michele è lo Spirito del vigore … Michele ci deve permeare come una forza vigorosa che può guardare attraverso la materia, poiché in essa vede nel contempo la spiritualità, poiché nella materialità si vede ovunque lo Spirito» (0.0. 194, 22.11.1919).

Solo su questo fondamento l’agire del drago arimanico può essere superato.

 

Così, anche Michele stesso dal mondo spirituale adiacente alla Terra guarda alle azioni degli uomini e a tutta la civiltà terrena. Solo finché queste azioni non sono invase dalle forze del drago, Michele può accettare il mondo.

▸ «Egli opera quale essere come un mondo, affermando se stesso soltanto con l’affermare il mondo, adducendo forze alla Terra da ogni luogo dell’universo».237 Infatti, egli accetta soltanto un mondo che non contenga nulla di arimanico.

 

Tale affermare il mondo di Michele consiste perciò nel fatto che in nessun luogo e in nessuna forma egli scende a compromessi con la forza oppositrice arimanica o, espresso più in immagine, che egli tiene il drago costantemente sotto i suoi piedi. Allo stesso tempo egli vive con la grande domanda se sulla Terra si trovino uomini che possano e vogliano assumere questa sua qualità. In questo sta la sua grande preoccupazione per l’evoluzione dell’umanità, ma anche per la condizione interiore dei suoi discepoli sulla Terra.

▸ «Egli sa: per sé avrà sempre Arimanc sodo i piedi, ma anche per l’uomo?».238

 

Nel nostro tempo della libertà egli appare agli uomini quale grande esempio per tutto ciò che essi devono raggiungere nell’attuale epoca di Michele. ▸ «Ma Michele, come una maestosa azione esemplare nel mondo soprasensibile adiacente al mondo visibile, può mostrare ciò che egli vuole svolgere» (ibidem).

Seguirlo in ciò, significa soprattutto la totale assenza di compromessi nei riguardi delle potenze arimaniche che nel nostro tempo agiscono tra gli uomini quali forze del drago.

 

Riesce l’uomo oggi, secondo l’esempio di Michele, a tenere sotto i propri piedi queste potenze oppositrici?

– Michele gli dà la forza. Ma che l’uomo la afferri veramente, rimane una questione aperta anche per coloro che sono i suoi discepoli sulla Terra. Nella Società Antroposofica, quale Comunità micheliana realmente esistente sulla Terra, rimarrà chiusa la porta ad Arimane, o può questi sviluppare anche là la sua attività anti-micheliana, dove in verità solo alla potenza di Michele è lecito dominare?

Questa è oggi la questione decisiva per la Società Antroposofica e soprattutto per il suo centro visibile, il Goetheanum a Dornach.

Riuscirà questa Società, partendo dalle forze spirituali del luogo dove novant’anni fa (1923/1924) sono stati fondati i Nuovi Misteri micheliani, a divenire un centro e una sorgente da cui gli impulsi micheliani possono e devono fluire nel mondo moderno? Oppure verrà trascinata nel vortice delle potenze arimaniche che vuole trascinare tutta la civiltà della Terra nel baratro?

 

Dal piano della Scuola di Michele sulla Terra ciò significa: Sarà questa Scuola in grado di essere una controimmagine, una forza di opposizione contro le tentazioni e gli influssi della Scuola di Arimane sotterranea che agiscono già ovunque attorno a noi in modo così potente? I discepoli di Michele sono in grado di paralizzare i molteplici elletti di essa mediante il loro serio lavoro diretto alla meta con la sostanza esoterica della Scuola a loro affidata? Da ciò oggi dipende infinitamente tanto.

 

Per assolvere questo compito è soprattutto necessaria una determinata qualità che appartiene anche alle fondamentali virtù di Michele: grande coraggio. Infatti, Michele è lo Spirito del coraggio, e per assolvere le sue mete sulla Terra egli ha bisogno soltanto di uomini veramente coraggiosi. ▸ «Michele è uno Spirito forte e può valersi appieno solo di persone ardimentose, interiormente ardimentose» (O.O. 237, 3.8.1924).

 

Dunque, anche la futura festa di Michele è collegata con l’essere del coraggio che innanzitutto è necessario, se si vuole essere un vero seguace di Michele. Infatti, in verità questo non fa parte dell’uomo odierno. ▸ «Non si vuole diventare seguaci di Michele, [poiché] per farlo occorre il coraggio interiore che si può conseguire con la festa di Michele» (0.0. 233, 8.4.1923).239

 

Ed ora possiamo porci la domanda: Come sono le cose oggi riguardo a questa qualità animica negli antroposofi? Hanno il vero coraggio micheliano e lo hanno reso la loro più importante virtù? Oppure operano sempre più soltanto secondo ciò che dal mondo esterno viene loro imposto quale seduzione arimanica? In tal senso, con il Movimento Antroposofico e la Società Antroposofica noi oggi ci troviamo veramente ad un bivio. Le prove ci sono. Infatti, senza queste non può essere percorso nessun cammino di iniziazione: la prova del fuoco, la prova dell’acqua e la prova dell’aria.

 

• Nella prima impariamo ad afferrare lo spirituale dietro il fisico;

• nella seconda, mediante la lettura nella luce astrale, e questo oggi significa

mediante le comunicazioni della Scienza dello Spirito, veniamo spinti ad essere attivi;

• e nella terza portiamo incontro a Michele le nostre azioni,

dovendo sviluppare il coraggio di attendere nello spazio vuoto come in mancanza d’aria,

sino a quando Michele pronuncerà il suo giudizio sulle nostre azioni su incarico delle potenze superiori.

 

Così è configurato oggi il cammino nel tempio dei Nuovi Misteri, dove unicamente diventa possibile l’ingresso di Michele nel cuore dell’uomo. Solo così il discepolo di Michele diviene un vero Micaelita.

 


 

Note:

235 – Tali mani umane che dalla Terra vennero tese spiritualmente a Michele erano anche le forme e i colori del Primo Goetheanum, nei quali l’elemento spaziale si trasformò in elemento temporale per l’esperienza artistica degli uomini.

236 – Vedi O.O. 26, Articolo «All’inizio dell’epoca di Michele» (1924).

237 – O.O. 26, Articolo «I pensieri universali nell’azione di Michele ed in quella di Arimane», 16 novembre 1924; corsivo di Rudolf Steiner.

238 – O.O. 26, Articolo «Le esperienze e le vicende di Michele durante il compimento della sua missione cosmica», 19 ottobre 1924; corsivo di Rudolf Steiner.

239 – della terza gerarchia sono soprattutto le Arcai ad essere collegate con la virtù del coraggio. Infatti, esse hanno assolto il loro «grado di uomo» sull’antico Saturno, dove il loro involucro esteriore (il loro «corpo» di allora) consisteva in calore e il loro essere interiore era compenetrato dalla sostanza del coraggio dei Troni che allora divenne la partenza della nuova creazione (vedi O.O. 132,31.10.1911).

By | 2019-09-25T18:16:26+02:00 Settembre 21st, 2019|IL MISTERO DI MICHELE|Commenti disabilitati su 05 – EPILOGO. MICHELE E I MICAELITI.