/////05 – IL BILANCIO MONDIALE DELLA VITA ANIMICA E SPIRITUALE DEL PRESENTE

05 – IL BILANCIO MONDIALE DELLA VITA ANIMICA E SPIRITUALE DEL PRESENTE

Il bilancio mondiale della vita animica e spirituale del presente

O.O. 333 – Libertà dii pensiero e forze sociali – 27.12.1919


 

Sommario: Il bilancio mondiale della vita animica e spirituale del presente

Nietzsche e l’estirpazione dello spirito tedesco. David Friedrich Strauss rifiuta le vuote frasi religiose. La decadente vita spirituale dell’Est e l’elemento meccanicistico nella civiltà occidentale. L’homunculus di Hamerling come il tipico egoismo senz’anima. La nuova via verso il Cristo.

 

Guardando oggi a come le singole nazioni e i singoli paesi siano isolati gli uni dagli altri, a tal punto che talvolta è del tutto impossibile, e persino, nel caso di confini ristretti, molto difficile, passare da un territorio nazionale o da un paese a un altro, si deve dire che, se si è preso parte in una certa misura alla vita spirituale nel modo in cui si è sviluppata nel mondo odierno, si può affermare soltanto una cosa: questo fatto non è minimamente compatibile con ciò che vive in realtà nell’interiorità dell’essere umano come aneliti profondissimi, come impulsi animici e spirituali. Perché, se si guarda imparzialmente in questa interiorità umana, si deve sentire come la sostanza dell’interiorità, come tutte le forze dell’interiorità di un essere umano che prende parte alla vita culturale, si compongano degli elementi della vita spirituale e culturale di tutti i popoli civilizzati della Terra, e nessun uomo oggi è nella posizione – se posso usare questa espressione commerciale – di tirare in qualche modo il bilancio della sua vita spirituale, senza introdurre nelle singole voci ciò che è confluito nella totalità della nostra costituzione animico-spirituale da tutti i centri di cultura del mondo. Ma a che punto siamo con questo tirare il bilancio della nostra vita animica e spirituale nel nostro immediato presente? Mi sembra che convenga fare queste riflessioni in particolare per quanto riguarda il popolo tedesco. Proprio oggi, in fondo, si deve parlare seriamente delle faccende che riguardano la nostra vita culturale. Si può forse ricordare, senza venire fraintesi dopo tutto ciò che abbiamo vissuto, come l’almanaccatore e profondo pensatore Friedrich Nietzsche abbia scritto, nell’anno in cui è nato l’odierno impero tedesco, il suo libro: “La nascita della tragedia dallo spirito della musica”. Riguardo ai sentimenti che allora si muovevano nell’anima giovanilmente anelante di Nietzsche, egli stesso scrive, guardando proprio al modo in cui l’impero fu inaugurato, che gli sembrava che fosse imminente l’estirpazione dello spirito tedesco a favore dell’impero tedesco. Ci sono stati anni – e non sono passati da tanto – in cui una simile affermazione doveva apparire più o meno a molti come frivola. Ma le cose sono andate diversamente, e oggi dare torto o ragione a colui che ha fatto una simile affermazione non è più tanto importante. Importante appare invece, rispetto a quanto è stato detto, il fatto che una simile affermazione potesse venir fatta agli albori del nuovo periodo imperiale da una persona che in realtà ha sofferto abbastanza profondamente per ciò che si può riassumere nell’espressione: il materialismo del diciannovesimo secolo. Ma forse si può portare avanti a livello di pensiero l’idea, la sensazione che ha condotto a questa affermazione. Si potrebbe dire: non potrebbe forse essere proprio il bisogno del popolo tedesco, che vive nello spirito e nell’anima del suo stesso organismo, ciò di cui Nietzsche pensava che all’epoca fosse stato estirpato e reciso?

 

Con queste parole introduttive non vorrei tanto affermare, quanto in realtà accennare, alla serietà che deve essere presente nelle osservazioni che riguardano una grande panoramica 4 sull’attuale vita spirituale e animica e sui suoi compiti. Seppure all’epoca, nel 1871, sia caduto attraverso Nietzsche anche solo un piccolo fascio di luce sul bilancio della vita animica e spirituale del presente, possiamo dire che anche diversi altri spiriti anelanti alla profondità e alla serietà, e appartenenti all’evoluzione dello spirito tedesco nel diciannovesimo secolo, si sono occupati del bilancio mondiale della vita spirituale del loro tempo. Potrei ricordare molte personalità che hanno pensato nel senso di un tale bilancio mondiale della vita spirituale e animica. Vorrei solo richiamare l’attenzione su David Friedrich Strauss, che oggi certamente non sarà simpatico, a ragione, a molti per il suo materialismo. Coloro che, fra gli stimati ascoltatori, mi hanno sentito parlare nel corso degli ultimi decenni, intuiranno quanto la mia anima avversi qualcosa com’è il libro di David Friedrich Strauss “L’antica e la nuova fede”; ma in esso vengono poste le grandi domande della metà del diciannovesimo secolo, domande quali: abbiamo ancora religione? Siamo ancora cristiani? Queste domande David Friedrich Strauss le pone con insistenza. E ancora una volta non vorrei qui decidere se la risposta a queste domande sia sì o no, e neanche come una tale risposta stia in relazione con lo stesso David Friedrich Strauss. Ma vorrei porre l’attenzione sul fatto che, nonostante tutto il materialismo di David Friedrich Strauss, nonostante che in questi sia presente tutto ciò che proprio Nietzsche ha percepito come delle trivialità nella sua concezione del mondo, pure aleggia dell’onestà su ciò che allora David Friedrich Strauss ha scritto.

 

A quali domande voleva rispondere David Friedrich Strauss, e da quali punti di vista? Egli ha assorbito tutto ciò che il diciannovesimo secolo ha portato come concezione del mondo e modo di sentire il mondo basati sulle scienze naturali. David Friedrich Strauss tentò di costruirsi un’immagine del mondo a partire dagli elementi più recenti dell’età moderna, e si deve dire: con tutto ciò che è stato prodotto nei tempi più recenti fino a Darwin e Haeckel, David Friedrich Strauss ha formato la sua immagine del mondo, se la è formata in modo onesto come propria convinzione e come completa estensione della sua vita animica, del tutto onestamente si è posto la domanda: posso ancora avere religione nel senso antico, se mi riconosco in questa immagine del mondo corrispondente al modo di sentire e pensare del nuovo tempo? Posso onestamente essere ancora cristiano, se mi riconosco in questa immagine del mondo? E ad entrambe le domande Strauss si risponde onestamente con un no. Egli tira un bilancio mondiale della cultura moderna, della vita animica e spirituale in questo senso.

 

Per quanto nettamente il seguace della Scienza dello Spirito possa pronunciarsi contro questa professione di fede di David Friedrich Strauss, si deve anche dire che allora tramite lui, come tramite molti altri, si è tirato un onesto bilancio della vita spirituale e animica del presente. Se si guarda senza pregiudizi a ciò che, a partire da circa la metà del diciannovesimo secolo, si è verificato ed è emerso come tentativi analoghi, non si potrà affatto parlare di un bilancio onesto, ma soltanto del fatto che da moltissime parti ci si è sforzati di occultare un bilancio mondiale della vita animica e spirituale. E questa operazione di occultamento del bilancio mondiale della vita animico-spirituale è qualcosa che ci viene incontro passo passo. La vediamo avanzare passo passo quando osserviamo ciò che viene fatto valere da numerosi rappresentanti di questa o quella confessione. Da una parte tali uomini trovano spesso parole che appaiono naturalmente come concessioni al modo di pensare e sentire delle scienze naturali e, contemporaneamente, non intuendo nulla dell’onestà di David Friedrich Strauss, costoro continuano a parlare di Cristianesimo e di religione sulla base di vecchie abitudini di pensiero, e non viene loro in mente di tirare un vero bilancio fra quelle voci che dalle parti più diverse entrano nella nostra vita spirituale.

 

Ma non riusciamo affatto, tentando di partire da una piccola cerchia, ad arrivare ad elaborare finalmente un bilancio onesto. Lo sforzo di pervenire a vaste visioni a partire da piccole cerchie, è proprio ciò che ci ha portato all’assurdo. L’attaccamento a piccole comode idee è ciò che non ci ha fatto acquisire un rapporto adatto con i fatti del mondo, è ciò che alla fine è stato provocato dalla spaventosa catastrofe degli ultimi anni. Dalle terribili esperienze, dallo spaventoso travaglio di questa catastrofe, l’umanità doveva imparare che è veramente il tempo di volgere in avanti lo sguardo, nella direzione in cui realmente si producono quei punti di vista che dominano la vita, in maniera tale che noi impariamo a dominarla coscientemente, e non ci facciamo più tenere al guinzaglio da questo o da quello.

 

Oggi non ci mancano davvero i più diversi programmi politici, le più varie idee programmatiche. Si vorrebbe dire: le associazioni, i programmi e le idee programmatiche crescono numerose come le more! Alla fine possono crescere così tanto perché la nostra vita intellettuale si è sviluppata molto, e a partire da una vita intellettuale ben sviluppata si dice sempre qualcosa di ragionevole su cui si può giurare come su qualcosa di sacro. E così nascono quei numerosi programmi – siano essi programmi politici o programmi di vita spirituale, programmi che riguardano un qualsiasi campo della morale, dell’agire sociale e così via – programmi i cui promotori pensano sempre: ciò che io vedo giusto per l’umanità deve venire adottato il più presto possibile in tutto il mondo attuale, perché io l’ho pensato come cosa giusta e sana per l’umanità, deve estendersi su tutto l’insieme dell’umanità, ovunque, in America, Europa e Asia. E, in aggiunta, il maniaco dei programmi pensa spesso ancora così: ciò che ho escogitato deve valere proprio fino alla fine dei tempi; perché è l’assoluto toccasana per la Terra intera e per tutti i tempi a venire!

 

In questo modo di pensare, in questo modo di pensare che assolutizza tutto, si trova il destino fatale e il vero peccato della vita intellettuale del nostro tempo. Il nostro tempo non vuole vedere le relazioni concrete che vi sono fra gli uomini, non vuole vedere quanto siano diverse le condizioni di vita anzitutto dell’Oriente e dell’Occidente. Vorrei oggi dare solo uno schizzo, a partire da questo punto di vista, del bilancio mondiale della vita spirituale e animica, volendo porre l’attenzione su quanto sia diverso tutto ciò che sgorga dall’anima, come immagine di vita e come concezione del mondo, da una parte in Oriente, dall’altra parte in Occidente. E noi che siamo qui nella Mitteleuropa, non siamo, in realtà, interiormente intessuti nella nostra vita animica e spirituale di ciò che da una parte fluisce dall’Oriente, che ne è fluito da secoli e millenni? E poi ancora, d’altro canto, non siamo anche intessuti di ciò che quale particolare elemento nuovo sgorga ed è sgorgato da lungo tempo in Occidente? Se guardiamo a ciò che sta alla base di tutto lo sviluppo culturale del nostro paese e della nostra vita, se guardiamo al Cristianesimo, a questo potentissimo impulso di tutta l’evoluzione terrena, che però ha dato la sua configurazione in tutte le sue parti soprattutto alla cultura occidentale, troviamo che, a prescindere del tutto dal fatto che l’evento del Golgota si sia compiuto in Oriente, la prima corrente del Cristianesimo è confluita in Europa dallo spirito orientale; e che noi, dal momento che abbiamo nella vita animica europea l’impulso- Cristo, abbiamo con esso anche un’impronta orientale. L’intera configurazione, l’intero modo della vita spirituale orientale si rifà a tempi antichi. E oggi – a conferma di ciò, basta che leggiate le parole persuasive di una figura quale quella rappresentata da Rabindranath Tagore.

 

Se guardiamo all’Asia, dove ancora tutto si muove fra gli eruditi, dove tutto prende parte alla formazione del bilancio della vita animica e spirituale, vediamo qualcosa che in un certo modo si è prodotto come un’evoluzione in linea diretta dell’antichissima vita spirituale propria dell’Oriente. Per quanto anche noi facciamo parte di questa vita spirituale orientale, per quanto essa si sia instillata goccia a goccia nella nostra cultura, dobbiamo ricorrere sempre alle nostre più profonde forze di comprensione e conoscenza se vogliamo capire ciò che vive oggi in Oriente quale anelito fondamentale, e poi, soprattutto, se vogliamo comprendere da quali fonti spirituali, attive secoli e millenni fa, si è sviluppata l’attuale vita spirituale orientale. Se guardiamo a questa vita spirituale, in essa ancora oggi troviamo qualcosa che si vorrebbe chiamare spiritualità. Questa spiritualità in Oriente è certamente in decadenza, e neppure si può paragonare ciò che pure viene dai migliori spiriti dell’Oriente con ciò che una volta è sorto in Asia per l’umanità come vita spirituale profonda e piena di significato. Questa spiritualità porta un carattere di fondo – e questo carattere di fondo ci diverrà evidente man mano che andiamo indietro nel passato -. Se esaminiamo tutto ciò che possiamo sapere della vita culturale, della vita animica dell’Oriente, dobbiamo dire: ad ogni modo essa non è sorta da una costituzione e da una disposizione animica quali sono nella nostra vita ordinaria di uomini occidentali; ma è sorta in modo tale che alla costruzione di questa vita spirituale hanno preso parte forze animiche diverse da quelle che noi usiamo persino nella nostra progredita vita scientifica e nella ricerca spirituale più evoluta. Per percepire, per sentire giustamente la configurazione, l’intero modo di essere della vita spirituale orientale – che, come ho già detto, è ora in decadenza – ci si deve chiedere, come ho fatto spesso io in queste conferenze, cercando anche di fornire una risposta su basi scientifico-spirituali – ci si deve appunto chiedere questo: non può parlare nell’uomo anche qualcosa che è di natura superiore a ciò che si serve esclusivamente di strumenti neuro-sensoriali esteriori, o comunque di strumenti corporei, per divenire espressione di vita animica e spirituale?

 

Spesso si è qui mostrato, a partire da fondamenti scientifico-spirituali, come il ricercatore dello spirito, mantenendo lo stesso rigore scientifico che contraddistingue l’attuale scienziato della natura, possa penetrare in ciò che si può chiamare l’eterno, in ciò che è immortale nell’uomo, in ciò che si inserisce nel corpo umano, che si inserisce nel corpo ereditato come ciò che di non ereditato deve provenire dal mondo spirituale, ciò che si inserisce nel corpo ereditato con la nascita o il concepimento, e che, quando l’uomo passa per la porta della morte, ritorna a sua volta fuori nel mondo spirituale. Se percepiamo ciò che in particolar modo ci parla dai più antichi elementi della vita spirituale orientale dobbiamo dirci: qui, partendo dall’uomo, non ci parla soltanto ciò che si serve di strumenti esteriori corporei, come nella nostra scienza, nella nostra poesia, nella nostra arte; qui parla, andando oltre a quanto possono fare gli strumenti corporei, l’uomo spirituale che, quale essere eterno, discende dai mondi spirituali attraverso la nascita o il concepimento, e che poi ritorna nel mondo spirituale attraverso la porta della morte. La vita spirituale dell’orientale è una sorta di rivelazione di ciò che l’uomo ha portato con sé nell’esistenza fisica attraverso la nascita o il concepimento, di ciò che, in un certo senso, non può usare qui, bensì deve di nuovo portare con sé attraverso la porta della morte. Si può dire: tutto ciò che l’uomo istruito orientale tratta come cultura realmente spirituale è frutto dell’uomo superiore presente nell’uomo, se posso usare questa espressione divenuta triviale; è qualcosa che va molto oltre l’umanità di tutti i giorni.

 

In fin dei conti nella nostra vita animica abbiamo solo una parte del nostro essere, a partire dalla quale possiamo davvero farci una giusta e approfondita rappresentazione del modo complessivo in cui l’orientale in tempi remotissimi si poneva di fronte alla vita spirituale. Per farci una simile rappresentazione dobbiamo osservare il modo in cui emerge in noi, considerando il complesso delle forze migliori del nostro essere umano, ciò che noi chiamiamo i nostri impulsi morali, ciò con cui misuriamo in noi il moralmente buono e il moralmente cattivo. Quando questi nostri impulsi morali si annunciano nel più profondo del nostro essere come intuizioni, quando vogliono diventare la retta via della nostra vita nel campo morale, viviamo in questi impulsi qualcosa della forza animica che ci dobbiamo immaginare estesa a tutto ciò che l’orientale percepisce quando fa apparire come per incanto la sua vita spirituale nel mondo fisico. E lì non vi è nulla di quella disposizione che abbiamo noi occidentali quando facciamo qualche esperimento con la natura, nulla di quella disposizione che impregna le nostre filosofie, le nostre concezioni del mondo e i nostri triviali monismi, bensì la coscienza, nell’anima, di ricevere un qualcosa di ultraterreno, qualcosa di sovrasensibile, era quanto determinava l’orientale in tutto ciò che gli dava il contenuto che egli avrebbe potuto chiamare la sua concezione del mondo.

 

Di questo modo, non voglio dire di pensare al mondo sovrasensibile, bensì di questo modo di porsi nei confronti del mondo sovrasensibile, di questo modo di percepire riguardo a ciò che si può manifestare dal mondo sovrasensibile in quello sensibile, colui che appartiene alla civiltà occidentale da lungo tempo, in fondo, non ha saputo cosa farsene. Certo, ha fatto la sua comparsa in maniera astratta nell’esteriore vita morale ciò che possiamo chiamare l’uomo superiore nell’uomo. Ma quella potente esperienza diretta attraverso la quale questo uomo superiore costruisce all’interno di questo mondo fisico-sensibile una cultura spirituale, che è espressione diretta del sovrasensibile, è una cosa che nella cultura occidentale è andata persa al massimo grado. Questo oggi dovrebbe venire ammesso come onesto risultato di un bilancio mondiale della vita animica e spirituale.

 

Se gettiamo uno sguardo ai singoli fenomeni, da un canto vediamo come – e su questa cosa ho già richiamato l’attenzione – l’impulso Cristo si è inserito in tutte le nostre correnti spirituali. Un tempo entrò con enorme forza dirompente nella vita occidentale, ma poi la perse. Se andiamo indietro agli antichi tempi cristiani troviamo che gli uomini che si volevano avvicinare con serietà alla concezione del mondo cristiana, volevano afferrare la figura del Cristo attraverso un sapere sovrasensibile. Nel diciannovesimo secolo proprio i teologi più progrediti, i più profondi conoscitori del Cristianesimo, sono stati fieri di allontanare il sovrasensibile anche dalla figura del Cristo Gesù, e ci sono stati, e ci sono ancora, docenti universitari di teologia cristiana che sono fieri di scorgere nel Cristo Gesù solo il “semplice uomo di Nazareth”, che sono fieri di inserire all’interno di questa figura della vita terrestre quanto meno sia possibile di sovrumano. Vediamo, come, per così dire, a poco a poco si è dileguato il senso del sovrasensibile anche nei confronti delle più sante convinzioni dell’umanità occidentale, spesso proprio in personalità di spicco. Gli uomini in occidente non poterono combinare nulla persino con ciò che attraverso i secoli si è sviluppato in loro a partire dallo spirito dell’Oriente. Lo materializzarono. Il fenomeno più significativo è la materializzazione del Cristianesimo ad opera della teologia, perché è una materializzazione cancellare l’essere del Cristo, che deve venire pensato come un qualcosa di ultraterreno, unito con la personalità di Gesù di Nazareth, e concentrarsi solo sulle caratteristiche personali di Gesù di Nazareth come se si trattasse di un qualsiasi fenomeno storico.

 

Possiamo vedere anche con altri esempi quanto stranamente si comporti lo spirito occidentale nei confronti di quello orientale. La nostra Scienza dello Spirito orientata antroposoficamente alcune persone la confondono, chi coscientemente, chi in modo inconsapevole, chi benevolmente, chi in modo malevolo, con ciò che nei paesi di lingua inglese si chiama teosofia. In realtà oggi non voglio parlare della teosofia, ma voglio richiamare l’attenzione sul fatto che l’Inghilterra, popolo conquistatore del mondo, nell’ultimo terzo del secolo precedente possedette un fenomeno che, anche se in rapporto con l’intera cultura inglese appariva piccolo, era tuttavia degno di nota, e che si espresse nel movimento teosofico inglese. Che cosa voleva questo movimento teosofico all’interno di una cultura così squisitamente occidentale? Voleva l’approfondimento della vita spirituale, voleva una nuova ricerca delle fonti dell’esperienza spirituale. Che cosa fece? I membri del popolo conquistatore del mondo anelavano alle fonti dello spirito. Andarono dal popolo degli indiani, che avevano conquistato, e attinsero lì all’antica saggezza orientale. Il motivo per cui siamo stati così stigmatizzati da parte teosofica sta proprio nel fatto che non li abbiamo imitati. E se si confronta ciò che vive all’interno di questa società anglo-teosofica, che è stato interamente preso a prestito dalla cultura indiana d’Oriente, con ciò che una volta era vissuto lì come saggezza, allora si deve vedere in tutto ciò che qui viene tramandato come, diciamo, “corpo eterico”, come “corpo astrale”, una materializzazione di ciò che lì in oriente era visione spirituale, pensata in maniera puramente spirituale. Ma ciò che ho appena detto è caratteristico per un altro fatto. Agli appartenenti alla cultura inglese occidentale è tanto poco possibile, a partire da se stessi, sforzarsi di pervenire alle fonti di una nuova vita spirituale, da rivolgersi al tempo della decadente vita spirituale orientale, prendendola in prestito per portare in occidente merce straniera. Proprio in questo esempio si può vedere quanto poco talento personale sia presente in occidente, nel produrre da soli qualcosa di simile a quanto prodotto da quell’uomo che come uomo superiore, come uomo spirituale, come uomo eterno, come uomo immortale vive nel mortale, e la cui espressione, alla fine, è proprio la cultura spirituale orientale. Perciò l’orientale capisce molto bene cos’è l’uomo superiore nell’uomo, cos’è l’uomo che non vive puramente sulla Terra, ma vive fuori nei mondi spirituali oltre la Terra.

 

Cosa abbiamo di analogo nella vita spirituale occidentale, e cosa abbiamo di sempre più analogo man mano che ci inoltriamo sempre più in occidente, rispetto a questo uomo superiore per come ho tentato di caratterizzarlo con parole balbettanti per quanto riguarda la vita spirituale orientale – cosa abbiamo di corrispondente, in realtà, nella vita spirituale quotidiana, abituale e ordinaria dell’Occidente? Si deve riflettere a lungo per giungere a ciò che la cultura occidentale dominante fino ad oggi ha di corrispondente all’uomo superiore, spirituale dell’Oriente. Se oggi si dà un’occhiata ai soliti manuali riguardo la popolazione della nostra Terra, si trova così notoriamente dichiarato: sulla Terra vivono circa 1500 milioni di uomini. Questo, in fondo, è giusto se si guarda a quegli esseri umani che creano per la cultura dell’umanità, camminando su due gambe sulla superficie terrestre, ma non è più giusto per il nostro tempo attuale, se chiediamo quanto lavoro sia stato prodotto dagli uomini da un tempo relativamente breve, quasi esclusivamente anche per la cultura dell’umanità. Siamo arrivati, attraverso le conquiste della cultura occidentale, a poter sostituire in grandissima parte il lavoro degli uomini con quello delle macchine, e possiamo dire: nel corso degli ultimi tre o quattro secoli ciò che viene fabbricato e prodotto per la nostra cultura non è stato soltanto il risultato di ciò che produce il lavoro umano, bensì anche di ciò che produce il lavoro delle macchine. Se non ci fossero le macchine si sarebbe costretti a constatare quanti uomini dovrebbero lavorare per realizzare ciò che oggi si realizza con l’aiuto delle macchine. A questo punto si può calcolare quanti uomini in più dovrebbero vivere sulla Terra se quanto viene prodotto con l’ausilio di macchine dovesse essere prodotto attraverso il lavoro umano. Io ho provato a calcolarlo, e ho ottenuto che per una giornata di lavoro di otto ore – lo si può calcolare, ad esempio, secondo il consumo di carbone e altro- sulla terra dovrebbero lavorare circa 700/750 milioni di persone in più di quante ora siano presenti come uomini in carne ed ossa. Questo significa che è vero solo fino a un certo punto – se 16 guardiamo alla quantità del lavoro prodotto-, che abbiamo popolato la terra con 1500 milioni di uomini. In realtà l’abbiamo popolata di più uomini, ma di uomini tali che non sono veri uomini, bensì, propriamente, omuncoli, macchine, che però fanno il lavoro che altrimenti dovrebbero fare gli uomini. Per l’orientale, in un certo qual senso, con riferimento alla sua disposizione animica, è abbastanza spiacevole quest’idea degli omuncoli, dei 700/750 milioni di uomini che irrompono nella cultura umana, e che non sono uomini, ma macchine.

 

Questo tipo di uomo che lavora, che è il portatore, il portatore meccanico della forza lavoro umana, è il vero analogo, ciò che è davvero corrispondente, nella normale cultura occidentale, a ciò che l’uomo inferiore è per l’uomo superiore, per l’uomo spirituale dell’Oriente. E non credo che chi oggi tiri onestamente il bilancio mondiale della vita animica e spirituale possa non includere in questa resa dei conti ciò in cui, nei tempi migliori che hanno dato qualcosa all’umanità, è culminata la cultura spirituale orientale con l’uomo superiore nei confronti di ciò che alla fine è il prodotto dalla cultura occidentale: l’uomo inferiore, la macchina che compie il lavoro umano.

 

Certo, nei tempi più recenti gli orientali non sono rimasti del tutto degli idealisti, ma si sono impadroniti di ciò che deve produrre la macchina dell’Occidente, ma per la configurazione generale della loro vita spirituale trovo pur sempre caratteristico il fatto che è avvenuto circa 45 anni fa. Allora i giapponesi ricevettero i primi piroscafi da guerra a vapore dagli inglesi, ed erano fieri di potere ciò che anche gli inglesi potevano: comandare navi da guerra. Allora congedarono il loro istruttore inglese e uscirono da soli in mare. La gente osservava dalla terraferma come un capitano guidava una nave da guerra per mare. Ma avvenne allora qualcosa di spiacevole: il piroscafo girava e girava e non la voleva smettere di girare su se stesso. Alla fine dovette girare perché l’inglese che avrebbe capito come dare sfogo al vapore attraverso l’apposito meccanismo, era stato congedato. E così, il capitano giapponese dovette girarsi e rigirarsi in alto mare finché il vapore fu del tutto consumato. Ora certo, le cose non sono più così nella vita esteriore, ma nella disposizione animica e spirituale è proprio così. Chi è di formazione orientale, in fin dei conti, di fronte alla cultura spirituale occidentale si trova come quel capitano giapponese sul suo piroscafo a vapore da guerra, il cui congegno per la fuoriuscita del vapore non capiva come dirigere. C’è un enorme abisso fra la configurazione interiore della vita spirituale orientale e quella occidentale. E tanto risulta difficile all’occidentale ritrovarsi onestamente e veramente con la sua interiorità a suo agio nella vita spirituale orientale, così d’altra parte è altrettanto difficile per l’orientale ancora oggi ritrovarsi all’interno della vita spirituale occidentale.

 

Perciò è avvenuto che la cosa sia diventata ora una difficoltà in particolar modo per noi dell’Europa centrale – perché noi, vorrei dire, siamo incuneati fra la vita spirituale orientale e quella occidentale. Ciò che vi ho appena spiegato per quanto riguarda la vita spirituale orientale, in fin dei conti è una caratteristica della vita spirituale orientale dei tempi antichi. Ciò che di essa si trova ancora oggi e che già si trova in un profondo processo 18 di metamorfosi, ne è, in fin dei conti, solo un’ultima propaggine. Solo per chi capisce queste cose questa propaggine rimanda a ciò che fu veramente la vita spirituale orientale, ma noi, fintantoché apparteniamo all’Occidente, ci siamo nutriti a lungo di ciò che ci è giunto da questa vita spirituale orientale. Non si può dire che l’evento del Golgota stesso sia giunto solo dalla vita spirituale orientale. Si è compiuto in oriente, ma è un fatto che si è compiuto per l’intera umanità. Ma ciò che ha permesso, a partire dalla costituzione spirituale e animica umana, all’Occidente, di comprendere sinora il mistero del Golgota, è venuto dalla tradizione orientale. E il nostro modo di pensare cristianamente al mistero del Golgota, per chi può osservare imparzialmente queste cose, è appunto l’ultimo frutto di ciò che abbiamo ricevuto dalla tradizione orientale.

 

La nostra cultura normale, la nostra attuale cultura quotidiana, continua a vivere ancora delle correnti spirituali dell’Oriente, non ha ancora prodotto nuovi spunti per comprendere il mistero del Golgota e altre cose sovrasensibili in una nuova maniera. Tuttavia ciò che giù in Oriente è già in declino, ma che pure lì è un elemento corrispondente all’uomo orientale attuale, cos’è diventato presso di noi attraverso l’intera Europa, e fino all’appendice europea che è l’America? È diventato parola vuota. In punti importanti possiamo indicare come sia diventato solo parola vuota ciò che nelle nostre vene animiche abbiamo ancora per comprendere il sovrasensibile, e cosa si è insinuato in queste vene animiche attraverso antichissime correnti spirituali orientali rispetto alle quali, a partire dalla nostra ordinaria cultura quotidiana, non abbiamo trovato ancora nulla di nuovo da aggiungere. Chi oggi persegue davvero lo sviluppo della nostra vita animica e spirituale, deve dire a se stesso: molto, infinitamente molto in questa vita animica e spirituale non è nient’altro che parola vuota, ha perso il suo contenuto. Pensiamo ancora con le parole che, o ci sono state tramandate direttamente dall’elemento linguistico orientale, oppure si sono conformate ad esso. Ma è diventata parola vuota, e parola vuota è diventata in gran parte la nostra vita spirituale. Pronunciamo le parole per ciò che un tempo nell’antica cultura spirituale orientale aveva un senso grandioso, ma sono parole vuote nella nostra bocca, nella nostra comprensione, nel nostro cuore.

 

Oggi l’uomo non lo percepisce in misura sufficiente, e ciò è la sciagura del nostro tempo. Perché dalle parole nascono programmi di partito, dalle parole nascono anche concezioni del mondo confezionate con parole, ma dalle parole non scaturiranno mai fatti e idee fecondi per il reale sviluppo ulteriore dell’umanità. Si può fare propaganda con le parole, ma con le parole non si può costruire nulla. Gettiamo uno sguardo alla vita spirituale orientale con la sua eredità per noi, e ci diciamo: è diventato solo parola vuota ciò che lì ha vissuto come mondo spirituale. E ora gettiamo uno sguardo a ciò che – lo abbiamo potuto caratterizzare in una certa misura – è l’aspetto più essenziale della cultura spirituale occidentale: l’elemento meccanicistico. Come può venire percepito, se non viene più percepito con quella tensione della vita spirituale che c’era una volta, e se viene percepito soltanto in modo approssimativo, come può venire percepita questa vita meccanicistica? Si può poi negare che ciò a cui ci siamo abituati, e cioè il fatto che il lavoro di un numero che va dai 700 ai 750 milioni di uomini sia stato sostituito con la forza delle macchine, che tutto questo domini le nostre idee sociali, domini le nostre idee di Stato, che si sia inserito nelle nostre teste – si può dunque negare?

 

Tuttavia ci sono stati uomini – ma sono delle eccezioni – all’interno dell’umanità occidentale, che hanno percepito la cosa in maniera profonda, e di nuovo si può fare riferimento ad un’opera significativa del poeta austriaco Robert Hamerling, al suo “homunculus”. In questo “homunculus” tentò, negli anni ottanta del secolo scorso, di tracciare l’immagine dell’uomo in tutta la sua vita animica e spirituale, in tutto il suo essere spirituale e animico che cresce e si forma nella cultura meccanicistica moderna. Tentò di caratterizzare il modo di pensare che risulta da ciò, la forma peculiare dello sforzo egoistico che ne deriva. Tutto ciò Robert Hamerling tentò di tracciare nel suo “homunculus”. Caratterizza un uomo senz’anima, perché il modo di pensare meccanicistico gliel’ha succhiata via per intero; delinea un uomo che si è formato sulle usanze di questa cultura meccanicistica. Quest’uomo diventa milionario. E Hamerling descrive in anticipo qualcosa che allora ancora non esisteva nella realtà quotidiana; descrive in anticipo la navigazione aerea su dirigibile, e tutte le cose che allora non erano ancora realtà concreta. Come un homunculus, come un uomo artificiosamente meccanicistico nella sua vita animica e spirituale, così appariva l’uomo occidentale a Robert Hamerling. Non come colui che costruisce la sua vita a partire da impulsi spirituali, dal sovrasesibile che si manifesta nella parte più intima della sua anima, bensì come colui che viene costruito dalle potenze meccanicistiche del mondo esteriore, così Robert Hamerling caratterizza il tipo del normale uomo occidentale come un homunculus.

 

E si deve dire: proprio quando si esamina qualcosa che descrive in maniera approfondita le sensazioni che l’attuale uomo colto orientale ha sulla vita dell’Occidente, allora si percepisce in se stessi, si prova quello che prova quest’uomo orientale, per esempio Tagore, che con tutto il fervore di una concezione spirituale del mondo afferra di nuovo il suo mondo spirituale orientale: guarda tutto ciò che può osservare nel mondo occidentale come concezione della natura, concezione dello Stato, come idee sociali; egli descrive ciò in modo tale che ci si dice – soltanto con le sfumature con cui parla un orientale -: così oggi questo colto orientale descrive tutto ciò come l’homunculus. L’occidentale porta nella sua vita animica e spirituale l’eco di ciò che una volta è stato grande in Oriente. L’orientale percepisce ciò che la cultura occidentale ha prodotto di più grande come cultura dell’homunculus.

 

So molto bene che coloro che se ne stanno comodi nelle loro abitudini mentali oggi dicono che queste cose sono esagerate. La cosa però deriva solo dal fatto che non si ha il coraggio di chiamare le cose con il loro nome. È tuttavia necessario tirare onestamente le somme del bilancio della vita animica e spirituale. E con ciò abbiamo accennato a ciò che veramente caratterizza questa cultura occidentale, a ciò a cui si deve accennare in particolar modo ai nostri giorni. Non si può dunque toccare con mano che dall’ultima catastrofe mondiale si sono sviluppate delle condizioni che, anche per coloro che sono duri di comprendonio, alla fine fanno capire ciò che chi è senza pregiudizi poteva vedere da molto tempo, anche prima dell’anno 1914? Non si può forse toccare con mano che sotto forma di impero mondiale anglo-americano, questo essere anglo-americano va diffondendosi in gran parte sulla Terra proprio con la sua natura di homunculus?

 

Questo non lo dico per il fatto che parlo a voi mentre mi trovo in Germania. Cose simili le ho dette nelle ultime settimane e da lungo tempo anche ad appartenenti alla stessa popolazione anglo-americana. A costoro ho detto tranquillamente: in fin dei conti i tedeschi che vivono nell’Europa centrale adesso se la passano meglio di voi perché, per il fatto che le cose si sono sviluppate nel modo in cui si sono sviluppate, una gran parte della responsabilità è stata tolta ai tedeschi – ma ne arriverà un’altra! -, quella responsabilità che ora è passata all’elemento anglo-americano. Oggi si deve pensare meno da questa parte a come chiamare tutto questo – già, come lo si dovrebbe dunque chiamare? Un inglese giudizioso recentemente me lo ha chiamato “Rapina collettiva ai danni di diversi paesi del mondo”; forse è più indicato usare questa espressione piuttosto che adottare una definizione nazionale tedesca; oggi si deve dunque pensare molto meno a questa rapina collettiva, e molto di più, invece, che questo è un fatto che fa il proprio corso, ma che coloro che in genere in quei paesi hanno nel loro cuore ancora un senso di umanità, debbano sentire la gigantesca responsabilità per la continuazione dell’evoluzione dell’umanità che pesa su di loro per il fatto che essi si trovano all’interno di questa espansione del mondo anglo-americano.

 

Ma noi, come dobbiamo guardare noi a ciò che è l’essenziale di questa cultura mondiale rappresentata dal mondo angloamericano con il suo carattere meccanicistico? Non crediate che proprio chi appartiene alla Scienza dello Spirito vorrebbe imprecare in maniera reazionaria contro questa cultura meccanicistica, non crediate che potrebbe venirmi in mente anche solo per un istante di esternare dei pensieri reazionari sull’evocare antiche istituzioni, o qualcosa che vorrebbe eliminare anche una sola conquista di questa nuova cultura! Questa cultura è qui con la stessa necessità con la quale una volta c’era la cultura spirituale. Le necessità dell’evoluzione mondiale devono essere considerate nel modo dovuto. Ma che cos’è l’essenziale? Così come in Oriente, una volta, grande era lo sforzo verso l’uomo superiore, verso ciò che nell’uomo si può manifestare come spirituale, come uomo divino, e così come poi laggiù in Oriente questo elevarsi verso l’uomo spirituale alla fine è giunto alla decadenza, in modo tale che oggi è qualcosa che si sviluppa da impulsi verso il martirio, che addirittura oggi in numerosi paesi di questo Oriente viene scambiata quella convivenza sociale che si basa su fondamenta spirituali con la cosiddetta vita sociale importata dall’Europa occidentale – vediamo allora che ciò che era una volta la grandezza dell’Oriente ora non c’è più, ha perso il suo vero impulso interiore; è passato, e l’alito del passato pesa sull’intera vita spirituale e sull’intera cultura spirituale dell’Oriente. Ed è la decadenza dell’Occidente, il concentrato di tutti i buoni spiriti dell’umanità occidentale, quando oggi si trovano molti uomini che cercano aiuto per la loro vita spirituale occidentale attraverso l’accoglienza di spiritualità orientale. Come lì il passato fluttua su ciò che è esteriore nel presente – per quanto questo possa apparire grottesco -, così fluttua il futuro su ciò che è cultura meccanicistica occidentale.

 

Non parlo da reazionario riguardo a questa cultura occidentale, non parlo come se anche solo un minimo dettaglio di questa cultura occidentale dovesse esser minato, ma per come si diffonde attraverso 700/750 milioni di esemplari di esseri subumani, è un fatto che noi oggi non abbiamo ancora una vita spirituale e animica che possa inserirsi con pieno impeto e forza dirompente in un mondo che è meccanicistico. Ed è mia convinzione, che ho caratterizzato qui spesso non come sola fede, bensì come conoscenza scaturita dalla Scienza dello Spirito, è mia convinzione che quella che viene chiamata Scienza dello Spirito orientata antroposoficamente, che viene proposta da due decenni come questa Scienza dello spirito, nasca dalla stessa forza spirituale che, quando si rivolge all’esterno, al mero elemento temporale, spaziale e sensorio, diventa meccanica esteriore che sgorga poi in grandiosa tecnica. Una tale vita spirituale che ha saputo creare le nostre macchine e una vita meccanicistica, avrebbe sconvolto quegli uomini che un tempo hanno creato la cultura spirituale orientale a partire dall’uomo spirituale orientale, sarebbe stato impossibile per loro collegare tutto ciò con il loro tipo di vita spirituale. Non era da loro avere una simile vita meccanicistica esteriore nel loro ambiente; è cosa adatta a noi in Occidente avere una vita simile attorno a noi, applicare la nostra intelligenza, tutte le nostre forze animi- che e spirituali in modo tale da avere forte potere interiore per dominare tutto ciò che emerge nelle nostre culture meccanicistiche, elettrotecniche.

 

Dalla medesima configurazione spirituale, attraverso l’elevazione al di sopra del sensibile fino nel sovrasensibile, deve crescere quella forza dell’anima umana che ho descritto nel mio libro “Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori?” e nella seconda parte della mia “Scienza Occulta” – deve crescere quella forza che possa condurci nei mondi sovrasensibili in un modo che mai fu in Oriente. Ma nello sviluppo di questa forza, l’umanità dell’Occidente si trova appena all’inizio, è appena presente solo il punto di partenza, e solo pochi uomini oggi riconoscono che è possibile, anzi, che è necessario, a partire dallo stesso spirito che pervade le leggi delle nostre macchine, che lavora nella nostra elettrotecnica, elevarsi, attraverso lo sviluppo spirituale interiore, fino a sentieri animici interiori così rigorosi, proprio come soltanto la più rigorosa scienza materiale perviene ai suoi risultati, elevarsi a quella conoscenza con cui si contemplano i mondi sovrasensibli, proprio come un tempo l’uomo orientale li contemplava, solo che ora lo si fa in modo diverso. Dobbiamo giungere a quella Scienza dello Spirito che è cresciuta attraverso il tipo di vita interiore animica e spirituale, attraverso quel modo di fare scienza e che è tipico dei nuovi tempi, che vive l’Occidente. Non possiamo tornare indietro a ciò che è diventata spesso solo parola vuota nelle religioni confessionali, non possiamo tornare indietro a quell’uso scadente di vecchie parole per caratterizzare anche la nuova Scienza dello Spirito. Questa nuova Scienza dello Spirito deve venire creata con la stessa serietà, con la stessa forza dirompente – ma a livello spirituale – con le quali è stata creata la scienza esteriore.

 

Questo è ciò che emerge quando si tenta di raccogliere in maniera ragionevole le voci attive e passive del nostro tempo. Se continuiamo a costruire le nostre visioni sociali sui presupposti che ci ha dato la scienza naturale esteriore, scriveremo le nostre voci solo sulla parte destra del nostro registro clienti-fornitori animico e spirituale, e con una tale visione sociologica e storica capiremo solo ciò che va in rovina nella nostra vita sociale e storica. Perché con la scienza naturale esteriore capiamo solo ciò che è morto, e applichiamo queste scienze naturali di ciò che è morto su ciò che è contenuto nella vita sociale o nella vita storica, così capiamo anche di quello solo ciò che sta morendo. Perciò le nuove teorie sociali, che ora si stanno avvicinando anche loro alla realtà, dopo essersi limitate a fare una mera critica dell’esistente, sono così letali per la vita reale: perché sono fatte ad immagine della morte. Avremo una concezione sociale reale soltanto quando la deriveremo dalle stesse fonti dalle quali oggi, come ho descritto, dobbiamo creare la nostra vita sovrasensibile. Vediamo soltanto come voci passive ciò che ci giunge da una visione solo meccanicistica della natura. Ma vediamo anche come voci passive tutto ciò che viene fatto ad immagine delle confessioni religiose vecchie di secoli e che hanno perso la loro forza, perché l’umanità del presente ha bisogno più di ogni altra della forza del Cristo. Ma ha bisogno di una via nuova che porti a questo Cristo. Tutto ciò che in maniera aperta o velata porta su vie antiche, si trova dalla parte delle voci passive. Ma è delle voci attive che abbiamo bisogno. Sono quelle che arriveranno da un rinnovamento della concezione del mondo. Oggi per qualcuno questa nuova concezione del mondo è ancora troppo difficile, in particolar modo nei paesi occidentali, dai quali proviene quella curiosa direzione spirituale in cui la via verso i mondi spirituali non si cerca nelle forze potenti dell’anima stessa, ma dove, con una sorta di scimmiottamento di esperimenti di scienze naturali, esseri divini, spiriti o anche anime di defunti, vengono indotti a irrompere ogni tanto nel mondo fisico-sensibile e a mostrarsi in forme tipiche del mondo fisico-sensibile. Con lo spiritismo si compiono tali visite teatrali e pacchiane. Questa è proprio la controimmagine della vera ricerca spirituale. Se oggi vogliamo davvero ricercare lo spirito, allora la cosa non potrà consistere nel fatto che la vita esteriore scorra materialisticamente, e che noi nella vita esteriore non cerchiamo mai esseri spirituali, ma che ci limitiamo a ricevere di tanto in tanto, all’improvviso e come in un teatro, una visita da parte di esseri spirituali che ci dimostrino che esiste un mondo spirituale del quale per altro non ci preoccupiamo per nulla. Cosa hanno fatto persino scienziati della natura del tipo di un Lombroso? Le scienze naturali per loro sono rimaste senza spirito; quello che a loro importava era di trovare qualcosa in maniera spiritistica oltre la natura, per poter poi occuparsi ancora più materialisticamente di ciò che sono vita umana e ambiente umano. Ma noi abbiamo bisogno di un approfondimento spirituale che possa penetrare davvero in tutto l’aspetto materiale, e che possa accompagnare la nostra vita passo passo.

 

Descrivervi una concezione della vita spirituale che sia in grado nelle sue idee di formare azioni che divengano allo stesso tempo morali per loro propria forza animica, che a partire dalla loro forza animica possano produrre al contempo devozione religiosa, mostrarvi che una tale Scienza dello Spirito esiste in ciò che io mi sono permesso ora già da due decenni di proporvi, continuerà ad essere il mio compito. Oggi volevo accennare a come questo sforzo spirituale debba venire contrapposto come voce attiva alle molte voci passive della nostra vita animica e spirituale del presente. Forse, dal momento che siamo incuneati fra Occidente ed Oriente, in quanto membri del popolo tedesco, di un popolo molto provato, e che sta andando verso una grande sciagura, non dovremmo forse essere in grado, da ciò che fu presente come slancio verso la spiritualità nei nostri grandi antenati spirituali, di trovare la via verso una nuova ricerca spirituale? Non importa poi cosa accadrà a livello di vita politica esteriore: se abbiamo la forza di rivolgerci a questa via spirituale per parlare all’uomo orientale in futuro di una vita spirituale che lui un tempo ha avuto in altra forma, ma che infine ha perso, per riceverla poi da noi, quando ciò ci sarà possibile parlare all’Occidente di una vita spirituale che potrà inserirsi un giorno in tutte quelle rivendicazioni che si diffondono a partire da una cultura esclusivamente meccanicistica, se cerchiamo una tale via, allora adempiremo a un compito nel centro dell’Europa.

 

Sembra come se gli avvenimenti catastrofici abbiano dimostrato qualcosa di particolare per i tedeschi. Certamente, anche i tedeschi hanno preso parte, da una parte al lasciarsi inondare dall’ancora prematura vita economica dell’Occidente, dall’altra allo sfiancato rivolgersi all’Oriente, quando si trattava di tornare a cercare un rinnovamento spirituale. Ma pare – dico: pare, per non dire quanto per me invece andrebbe detto – pare che i tedeschi, anche nel tempo in cui hanno vissuto aspirando al materialismo, abbiano dimostrato che non hanno talento per il materialismo. Questo talento deve venire cercato altrove nel mondo. Se riconosciamo, a partire dalla nostra condizione di difficoltà, che i tedeschi non hanno alcun talento per il materialismo, allora forse da questa conoscenza ci verrà l’impulso per penetrare nella spiritualità. Poi però, anche da questa necessità, ci verrà l’impulso giusto per trovare una nostra propria modalità di ricerca spirituale, e non a prenderla in prestito dall’Oriente, e forse da quella più pura e filtrata configurazione dello sforzo di pensiero che abbiamo trovato nei tedeschi nel punto di svolta tra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo, nascerà, attraverso la giusta conoscenza delle radici della forza tedesca, un tipo di lavoro spirituale che gioverà all’intera evoluzione futura dell’umanità. Qualunque possa essere poi il destino del popolo tedesco, possiamo comunque dire: per ciò che ci possiamo conquistare se torniamo alle radici delle nostre forze animico-spirituali, possiamo dire: lo spirito tedesco non ha ancora portato a termine la sua missione; esso vuole vivere in future azioni, in provvedimenti futuri, e si spera che, a partire da questa sua prospettiva spirituale, accanto ad alcune altre possibili prospettive spirituali, abbia ancora molto, moltissimo da dire per il futuro dell’umanità.

 

 

By | 2018-11-13T11:50:35+01:00 Novembre 13th, 2018|LIBERTA' DI PENSIERO E FORZE SOCIALI|Commenti disabilitati su 05 – IL BILANCIO MONDIALE DELLA VITA ANIMICA E SPIRITUALE DEL PRESENTE