/////05 – IL GRANDE PERIODO SOLARE – QUINTA EPOCA (28-35/ANIMA RAZIONALE O AFFETTIVA)

05 – IL GRANDE PERIODO SOLARE – QUINTA EPOCA (28-35/ANIMA RAZIONALE O AFFETTIVA)

 Il grande periodo solare – Quinta epoca (28-35/anima razionale o affettiva)

Rudolf Steiner e la Fondazione dei Nuovi Misteri


 

Il secondo settennio del periodo solare della vita di Rudolf Steiner fu dedicato al definitivo consolidamento di questa vittoria, finché ne fu raggiunto il punto massimo con la pubblicazione della «Filosofia della libertà», il primo libro micheliano della quinta epoca postatlantica.

La fine di questa epoca della sua vita, dice Rudolf Steiner, fu anche «il tempo in cui si configurarono sempre di più visioni concrete sopra le ripetute vite terrene…»16

 

Che nello stesso lasso di tempo egli abbia acquisito una chiara visione delle sue proprie passate incarnazioni, possiamo trarlo dalla spiegazione che egli diede più tardi ad Arnheim17, delle parole che egli aveva dette nell’anno 1888 al professor Neumann, dopo la conferenza «Goethe come padre di una nuova estetica» alla Società goethiana di Vienna. Spiegazione che però ci dice anche in che misura Rudolf Steiner si era in quel tempo accostato al mistero solare dell’io, poiché solo in esso è la sorgente della conoscenza dalla quale può venir scorto il nucleo essenziale dell’uomo, nel suo progredire di incarnazione in incarnazione.

 

Tuttavia, nonostante la profondità della sua penetrazione nel mondo spirituale, Rudolf Steiner non riusciva in quel tempo a congiungere definitivamente in un’unità superiore, natura e spirito, esteriore e interiore. La visione spirituale era per lui evidente, ma la vita esteriore conteneva ancora molti interrogativi senza risposta:

«A ventisette anni mi trovavo così tutto preso da “problemi’ e “domande” sulla vita esteriore dell’umanità, mentre l’essenza dell’anima e il suo rapporto col mondo spirituale mi si erano configurati in una visione interiore sempre più definita, e in forme sempre più precise.»18

Questa concezione trovò la sua definitiva espressione alla metà del suo susseguente settennio, nella «Filosofia della libertà».

 

All’inizio di questo nuovo settennio avvengono di nuovo degli importanti cambiamenti nella vita esteriore di Rudolf Steiner, che si trasferisce a Weimar per collaborare all’Archivio Goethe-Schiller di recente fondazione, cosicché egli passerà la maggior parte di questo settennio nella città di Goethe. In questo luogo, la cui atmosfera conteneva i germi di impulsi artistici, Rudolf Steiner concluse il suo lavoro sulla sua concezione dell’arte:

«Così appunto allora in Weimar sperimentai molto di ciò che è arte, ma sempre portando in me il mio proprio giudizio, che spesso era poco consono a quello degli altri.»19

 

Qui Rudolf Steiner fa la conoscenza di una grande cerchia di persone eterogenee, le quali propongono alla sua anima le concezioni del mondo più diverse, talvolta opposte, cosicché egli potè riconoscere e configurare da queste singole parti, il vero aspetto dell’epoca e le forze che agivano in essa in vicendevole conflitto. Tuttavia tutti questi incontri non riuscirono a mitigare la solitudine interiore di Rudolf Steiner. Come era avvenuto a Vienna, anche qui i suoi amici non si interessarono alla sua lotta spirituale:

«ero sempre costretto a risolvere solo, tra me e me, tutto quanto riguardava le mie concezioni spirituali. Io vivevo nel mondo spirituale; nessuno, fra tutte le mie conoscenze, mi seguiva là… Tale era allora la mia ‘solitudine’ a Weimar, nel tempo in cui mi trovavo in mezzo a vaste relazioni sociali.»20

 

Nella seconda conferenza del ciclo «Le basi occulte della Bhagavadgita» (0.0.146),

Rudolf Steiner parla di come la solitudine giustamente sofferta

elevi il discepolo al secondo grado di conoscenza, quello dell’ispirazione.

 

Nell’ulteriore corso della conferenza egli pone in relazione questa esperienza con i due libri scritti da lui nel periodo di Weimar, «Verità e scienza» e «Filosofia della libertà»; cosicché possiamo supporre in tutto questo delle esperienze personali. Ma proprio in questa solitudine, che forma per lui la premessa fondamentale per la giusta padronanza dell’ispirazione, egli ebbe le più profonde esperienze spirituali.

 

In quel periodo della vita si sviluppa l’anima razionale e affettiva dell’uomo: si rianimano allora a poco a poco, incoscientemente nell’uomo comune e coscientemente nell’iniziato, le forze del quarto periodo postatlantico di cultura, con il suo punto culminante, che è pure l’apice evolutivo dell’umanità, cioè il mistero dell’essere solare, il Mistero del Golgota.

Nel contempo sorgono le potenze avverse; perchè proprio l’anima razionale o affettiva è quella parte costitutiva dell’uomo, nella quale da sempre sviluppa le sue forze d’ostacolo Arimane, quello che, nel senso della conferenza di Rudolf Steiner dell’11 ottobre 191821 si può designare come un demone solare. Ma per Rudolf Steiner con lo sperimentare questa polarità si collegò un’altra esperienza spirituale. Nelle conferenze sul karma, dopo il Convegno di Natale, egli parla agli antroposofi dei problemi segreti cosmici della sua vita, che si possono scorgere a questo punto. Già nell’epoca precedente della sua vita, Rudolf Steiner aveva contemplato in piena chiarezza come le sue incarnazioni precedenti lo avevano direttamente collegato alla sfera di Michele.

Ma la conoscenza di precedenti vite terrene passa sempre attraverso quella della vita tra morte e nuova nascita, così

 

• fu per Rudolf Steiner un dato di fatto occulto quello di essersi trovato con Michele nella sfera del Sole,

quando avvenne in Terra il Mistero del Golgota.

Ora, nella sua prima incarnazione durante la nuova epoca di Michele,

egli lo incontra nell’ora solare della sua vita terrena;

e come durante il Mistero del Golgota nella grande epoca solare dell’umanità,

egli si trovava con Michele nella sfera del Sole per scorgere di là il Mistero del Golgota,

così nella grande ora solare della sua vita terrena, egli si trova di nuovo al fianco di Michele, quando questi

«risperimentando, in certo modo, il grande processo del Cristo Gesù stesso»22,

discende sulla Terra e vi conduce il combattimento contro gli avversari arimanici,

combattimento al quale prende parte anche Rudolf Steiner, in quanto vero discepolo di Michele.

 

Sulle esperienze di questa epoca di vita, Rudolf Steiner dice nella conferenza del 12 agosto 1924 a Torquay (Inghilterra):

«Quando si è vissuto nel tempo che seguì immediatamente l’inizio dell’influsso di Michele e con tali compagni di gioventù che devono formarsi la propria anima razionale o affettiva (voi sapete che la si forma tra il ventottesimo e il trentacinquesimo anno), allora nell’ottanta o novanta, quando la signoria di Michele ha avuto inizio, facendosi valere dietro le quinte del divenire esteriore, allora si visse, se si viveva giustamente, in questa anima affettiva o razionale, al di fuori del mondo fisico. O per lo meno, quando l’uomo sperimenta se stesso coscientemente nell’anima affettiva o razionale, egli è fuori dal mondo fisico

Che significa ciò? Significa che si poteva, per il fatto che coll’anima razionale o affettiva si viveva fuori dal mondo fisico, che si poteva vivere nella regione, nella sfera in cui appunto Michele entrava nella vita terrena…Vi era un velo sottile, e dietro a questo, un mondo strettamente confinante col nostro mondo fisico. Questo era caratteristico della fine del diciannovesimo secolo… Era in realtà pieno di mistero questo periodo della fine del diciannovesimo secolo. Dietro a un velo si svolgevano fenomeni possenti, che convergevano su quell’essere spirituale che indichiamo col nome di Michele.

Là c’erano dei potenti seguaci di Michele, c’erano anime umane che in quel tempo non erano in un corpo fisico, ma stavano tra la morte e una nuova nascita, ma c’erano anche potenze demoniache possenti che si opponevano, per influsso arimanico, a quanto attraverso Michele doveva venire nel mondo.»

E più oltre:

«Perciò (mediante la facoltà di penetrare nel mondo spirituale) dovetti stare dentro a questo mondo dietro al velo, con l’intera anima razionale o affettiva: in questa regione di Michele dovetti sperimentare ciò che vi si svolgeva.»

 

Così Rudolf Steiner visse due eventi drammatici della storia cosmica di Michele, una volta nella sfera solare, quando fu testimone del fatto che, al tempo del Mistero del Golgota, l’intelligenza cosmica sfuggì a Michele, l’altra volta, diciannove secoli dopo, all’inizio della nuova epoca di Michele, quando visse il duro combattimento condotto da Michele stesso nella sfera terrena, contro gli spiriti arimanici, per l’intelligenza cosmica caduta in mano di Arimane nei secoli precedenti, e per la vera libertà dello spirito umano.

 

• L’essenza interiore del combattimento di Michele contro il drago

trovò la sua espressione, all’inizio della nuova epoca micheliana, nella «Filosofia della libertà».

 

Non è possibile approfondire in questa sede con maggior esattezza questa grandiosa opera dello spirito umano nel nostro tempo, ma si deve dire che questo libro, giustamente inteso, sarà un’arma potente con l’aiuto della quale Michele potrà combattere contro Arimane nelle anime e negli spiriti degli uomini. Poiché Michele è il rappresentante del principio della libertà nel cosmo:

«Michele è lo spirito che collabora nel senso più eminente alla libertà dell’uomo.»24

 

La prima parte di questo libro ci descrive la via dell’anima umana per la quale essa può liberare dalle grinfie di Arimane l’intelligenza cosmica primordiale sfuggita a Michele, e condurre l’uomo, mediante il «pensiero puro», alla sfera di Michele.

La seconda parte mostra la via verso la vera libertà morale, nella cui sfera solamente l’uomo può divenire un autentico seguace e servitore di Michele.

 

Questo libro è come il primo raggio di sole di una nuova epoca, nella quale l’uomo, partendo dal mondo fisico, si eleva dal suo io terreno al suo io superiore, che come sé spirituale si sviluppa dal corpo astrale purificato e può venir convertito nella divina Sofia.

Perchè Michele si rivolge al sé spirituale in divenire nell’uomo.

Nelle parole:

«Michele vuole che l’uomo sia un essere libero, che riconosce anche nei suoi concetti e nelle sue idee quello che a lui proviene, come rivelazione, dai mondi spirituali»,  si può vedere la quintessenza della «Filosofia della libertà».

 

Rudolf Steiner dice inoltre nella medesima conferenza del 19 luglio 1924 (Arnheim):

«Michele entusiasma gli uomini, affinchè si possa pensare, ed essere nello stesso tempo uomo spirituale; perchè questo è anzitutto il significato della signoria di Michele.»

Ma questo è anche lo scopo della «Filosofia della libertà».

 

Così questo libro, se letto nella maniera giusta, è un autentico libro di esercizi occulti.

Le sue forme di pensiero sono come puri cristalli,

il suo contenuto è pieno di vita, come Rudolf Steiner fa spesso osservare.

Perchè, sebbene esso nasca completamente dalla quinta cultura postatlantica, ci prepara già alla sesta,

nella quale l’uomo non penserà solamente con il suo cervello fisico, bensì con quello eterico.

 

Infatti

«nell’ultimo terzo del XIX secolo, Michele discende dal Sole sulla Terra,

e vuol captare l’intelligenza terrena degli uomini»,

e la «Filosofia della libertà» è in un certo senso

il primo discendere di Michele nell’intelligenza terrena dell’uomo.

 

Così, anche per Rudolf Steiner, questo libro sta

tra il pensiero umano individuale e il mondo obiettivo dello spirito.

 

Dopoché ora questo abisso era stato superato, Rudolf Steiner potè adire alla formazione di idee spirituali pure:

«Il cammino ulteriore poteva consistere oramai solo nello sforzo di trovare configurazioni di idee atte ad esprimere il mondo spirituale stesso… Dai trenta ai quaranta anni, la mia vita è caratterizzata appunto dall’intima lotta per la formazione di tali idee.»28

 

Ma in quel periodo di Weimar c’era un altro problema da risolvere.

«Dovetti provare il sentimento di quanto poco, in fondo, ero vissuto con un mondo esterno… come fino allora mi era stato familiare solo il mondo spirituale, che io contemplavo nel mio intimo. Con questi mi potevo facilmente collegare, mentre i miei pensieri correvano allora nella direzione, secondo la quale dicevo a me stesso quanto era stato difficile per me, durante l’infanzia e la giovinezza, trovare la via verso il mondo esterno attraverso i sensi,29il mondo sensibile aveva per me un carattere quasi d’ombra, d’immagine; mi passava davanti all’anima in immagini, mentre la coesione col mondo spirituale aveva per me assolutamente il vero carattere della realtà. Sentii tutto questo, al massimo grado, nei primi anni dopo il 1890, a Weimar. Davo allora gli ultimi tocchi alla mia “Filosofia della libertà”… Tutto quanto mi era pervenuto dal mondo esteriore aveva solo il carattere di uno stimolo.»30

 

Afferrare il mondo esterno significava tuttavia inoltrarsi verso la realtà spirituale che gli sta alla base, significava entrare nella sfera, partendo dalla quale Arimane vuol ingannare tutta l’umanità in rapporto al mondo fisico esteriore. Tale comprensione del mondo fisico fu per Rudolf Steiner la vittoria interiore su Arimane.

 

Già all’inizio di questa epoca, nell’anno 1888, (vedi a pag 27) Rudolf Steiner aveva riportato una prima vittoria, nella lotta contro le potenze arimaniche, nel campo del pensiero. Risultato di questa vittoria, raggiunta per forza propria dell’anima, stette davanti a lui nel settennio successivo, l’immagine primordiale del combattimento di Michele con il drago, nella sfera immediatamente limitrofa alla Terra. Ma il combattimento stesso divenne ancor più accanito quando dovette essere proseguito nell’ambiente terrestre. Perchè ad Arimane era riuscito di far dominare la concezione unilaterale materialistica del mondo. Per vincere Arimane in questa sfera, Rudolf Steiner dovette acquisire la conoscenza obiettiva delle basi spirituali del mondo fisico. In altre parole, era venuto il momento di «infilarsi nella pelle del drago» per vincerlo, come glielo aveva indicato il Maestro al tempo della sua gioventù. Fu questo che Rudolf Steiner eseguì nella seconda parte della sua epoca di Weimar, quando approfondì il mondo delle idee di Ernesto Haeckel e di Federico Nietzche; perchè in essi era visibile, come in uno specchio il combattimento nascosto che conducevano le potenze avversarie.

 

Con Ernesto Haeckel stava davanti a Rudolf Steiner la concezione della natura dell’epoca, quella che aveva creato la teoria evoluzionistica nel XIX secolo, nell’epoca appunto della più profonda discesa dell’umanità nella materia.

Questa era stata la conquista più significativa dello spirito umano libero, ma era stata fondata sulla completa e coerente negazione dello spirito.

• Nel modo in cui Arimane compenetrò con le sue forze il pensiero scientifico e lo impiegò per i suoi scopi, dobbiamo scorgere il suo più serio tentativo di avere in proprio potere l’intera evoluzione della Terra.

 

Invece nel volto di Nietzsche si rivelò a Rudolf Steiner la tragedia dell’«io» umano che sperimenta se stesso nel punto più profondo dello sviluppo, durante il suo più forte irretimento nella materia, e non può elevarsi ad una nuova comprensione dell’elemento spirituale. Nietzsche fu lo spirito tragico che, in rigorosa sincerità verso se stesso, dovette riconoscere nella maniera di pensare scientifica la forza fondamentale del suo tempo e, non potendone superare il carattere arimanico, si infranse nel conflitto.

• Il suo destino individuale divenne perciò il sintomo di quel futuro che Arimane prepara per tutta l’umanità e che può essere evitato solamente se l’attuale pensare scientifico nella sua forma arimanica verrà dominato, così da divenire, nuovamente spiritualizzato, servitore dei veri obiettivi dell’umanità.

 

Per aprire all’umanità un nuovo accesso allo spirito, per trasformare l’immagine scientifico-materialistica del mondo di Haeckel in quella scientifico-spirituale della «Scienza occulta», Rudolf Steiner dovette percorrere la via irta di spine della sperimentazione completa e interiore del mondo delle idee di quei due uomini. E lo fece con tale intensità, che i suoi nemici presero a pretesto i suoi scritti su Haeckel e Nietzsche per diffondere la diceria che egli fosse un materialista haeckeliano o un anticristiano nietzsciano. Rudolf Steiner non era nè l’uno nè l’altro, ma doveva percorrere fino in fondo questa pesante via di conoscenza, per incontrare Arimane e vincerlo definitivamente con le sue stesse armi.

 

Ciò accadde al termine della sua epoca di Weimar e portò a una profonda svolta interiore.

«Al termine del mio periodo di Weimar avevo trentasei anni. Già un anno prima aveva avuto inizio nella mia anima un mutamento profondo; con la mia partenza da Weimar esso divenne incisiva esperienza.

Ed era affatto indipendente dai mutamenti, pure assai grandi, nelle mie condizioni esterne. L’esperienza di ciò che si può vivere nel mondo dello spirito era sempre stata per me una cosa naturale; mentre l’afferrare il mondo sensibile mediante la percezione mi cagionava le più grandi difficoltà: era come un non poter riversare l’esperienza animica a fondo negli organi sensori da congiungere pienamente anche con l’anima quanto i sensi sperimentavano.

Ciò si mutò completamente dal principio del mio trentaseiesimo anno in poi. Là mia capacità di osservazione per le cose e gli avvenimenti del mondo fisico subì una metamorfosi nel senso di una maggior esattezza e penetrazione, tanto nel campo scientifico, quanto nella vita esterna.»31

 

Da quel momento in poi Arimane non poteva più ingannarlo sull’essenza del mondo fisico; ciò aprì a Rudolf Steiner l’accesso a quegli ambiti spirituali che stanno alla base del mondo sensibile e che Arimane nasconde alla maggior parte degli uomini. Egli riconobbe l’essenza dell’elemento materiale e l’errore fondamentale in cui incorreva la scienza moderna in rapporto alla materia.

 

Rudolf Steiner dice a proposito delle sue esperienze spirituali di quel tempo;

«Nell’osservare il mondo fisico si esce del tutto da se stessi e si giunge, proprio per questo,

dentro al mondo spirituale con una aumentata facoltà spirituale di osservazione.»

 

Questo penetrare nell’essenza spirituale nascosta del mondo materiale è un chiaro indizio del fatto che Rudolf Steiner comincia ad entrare nel mondo dell’intuizione; perchè,

nell’iniziazione moderna,

l’esperienza cosciente del mondo spirituale che forma la base di quello materiale

è possibile solo alla coscienza intuitiva.

 

Dopoché ebbe raggiunto nella sua interiorità la vittoria su Lucifero e Arimane, egli si accosta di nuovo,

tuttavia su un piano superiore, al problema fondamentale dell’iniziazione rosicruciana:

«Così il mondo spirituale e il mondo sensibile si presentavano alla mia anima nella loro piena antitesi.»

 

L’intero ultimo settennio dell’epoca solare della vita di Rudolf Steiner fu dedicato alla soluzione di questo problema

«…Tutto il mondo fuori dell’uomo è un enigma, è il vero enigma universale;

e l’uomo stesso ne è la soluzione

 

Qui è il trapasso all’ultima e più difficile tappa dell’iniziazione di Rudolf Steiner: egli sta davanti alla porta che conduce al nucleo essenziale dell’uomo, al suo io, nel quale, a partire dal Mistero del Golgota, opera il Cristo.

 

Oggi la ricongiunzione di spirito e natura

sarà compiuta solo dalla forza del Cristo nell’io dell’uomo,

mediante un pensare liberato dai vincoli dei sensi.

 

• Così il corso della vita di Rudolf Steiner lo conduce dal suo Maestro nella gioventù, all’arcangelo Michele,

e finalmente, attraverso Michele, che è il «Volto del Cristo», al Cristo stesso!

 

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Note:

16 – O.O. 28, VII cap. EAM 1961 pag. 104.

17 – O.O. 240,18/7/1924.

18 – O.O. 28, Vili cap. EAM 1961 pag. 113.

19 – Id. XIX cap EAM 1961 pag. 213-214.

20 – Id. XVII cap. EAM 1961 pag. 186.

21 – O.O.184.

22 – O.O.174a, 17/2/1918.

23 – O.O. 240, 12/8/1924.

24 – O.O.174a, 17/2/1918.

25 – O.O.103, XII conf.

26 – O.O. 240,19/7/1924.

27 – Id.

28 – O.O. 28, XVII cap. EAM 1961 pag. 190-191.

29 – O.O. 240,12/8/1924.

30 – O.O. 28, XVI cap. EAM 1961 pag. 179.

31 – O.O. 28, XXII cap. EAM 1961 pag. 241, 242, 243, 249, 250.

 

 

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