/////05 – L’ASPETTO DELL’EUROPA AL TEMPO DELLA DIFFUSIONE DEL CRISTIANESIMO

05 – L’ASPETTO DELL’EUROPA AL TEMPO DELLA DIFFUSIONE DEL CRISTIANESIMO

L’aspetto dell’Europa al tempo della diffusione del cristianesimo

O.O. 353 – La storia dell’umanità e le civiltà del passato – 15.03.1924


 

Sommario: L’aspetto dell’Europa al tempo della diffusione del cristianesimo

L’antica popolazione celtica spinta verso occidente dai popoli migrati dall’Asia. Tacito e il suo scritto Germania. I Greci vedevano la natura e costruivano templi; i Germani vedevano gli spiriti della natura e li onoravano sulle montagne e nelle foreste. La diffusione di un cristianesimo esteriore in Europa. La traduzione della Bibbia di Ulfila. Le tre principali occupazioni dei Germani. Le due vie di diffusione del cristianesimo in Europa. Formazione dei due tipi di linguaggio: neolatino e germanico.

 

Vogliamo continuare mostrando ancora qualcosa in merito a come il cristianesimo si diffuse in Europa.

Nei primi tempi dopo la fondazione del cristianesimo esso si diffuse anzitutto nel sud europeo, fino a Roma e dintorni, e solo più tardi, dal terzo al quinto secolo, verso il nord. Vogliamo ora vedere come esso si diffuse in Europa, appunto nei secoli successivi alla sua fondazione. Anzitutto occorre occuparsi dell’aspetto che aveva la civiltà europea nel tempo in cui il cristianesimo si andava diffondendo.

 

Se pensiamo all’Asia, l’Europa ci appare come una sua piccola appendice, una sua penisola. Ricordiamo l’aspetto dell’Europa. Al nord abbiamo la Scandinavia col mar Baltico, poi la Russia e la Danimarca, la costa settentrionale della Germania che poi diventa olandese e francese. Poi scendiamo alla Spagna e all’Italia, in una regione che già conosciamo, col mare Adriatico, la Grecia e il mar Nero. Qui incontriamo l’Asia minore e arriviamo all’Africa. Ancora a nord abbiamo l’Inghilterra, il Galles e l’Irlanda.

 

Ora vorrei cercare di chiarire che aspetto avesse l’Europa nel tempo in cui il cristianesimo a poco a poco cominciò a diffondervisi. L’Europa è divisa dall’Asia dai monti Urali, al di qua abbiamo il gran fiume Volga e al sud della Russia l’Ucraina. Nel tempo in cui il cristianesimo vi giungeva dal sud, vi viveva un popolo, gli Ostrogoti, che poi emigrò verso occidente e che si mischiò con altri popoli. Nel tempo in cui il cristianesimo si diffondeva abbiamo nel sud della Russia gli Ostrogoti. Vedremo subito come queste popolazioni a un certo punto cominciarono a migrare. Comunque, nel tempo in cui il cristianesimo saliva dal sud, queste popolazioni erano sedentarie in quella regione.

 

Guardando ora il Danubio, da una parte abbiamo le odierne Romania e Ungheria. In queste regioni abitavano allora i Visigoti, e più a occidente dell’odierna Ungheria, sempre a nord del Danubio, i Vandali. Così allora erano distribuite le popolazioni. In quelle che oggi si chiamano Moravia, Boemia e Baviera vi erano i cosiddetti Svevi, da cui prese nome l’odierna Svevia. Più a nord corre l’Elba che poi sfocia nel mare del Nord, lì abitavano i Goti. Più a occidente vi è il Reno, che ben conosciamo; qui vi era più o meno quella che è l’odierna Colonia, e attorno al Reno vivevano i Franchi ruparii e più a nord, alla foce del Reno, i Franchi salii. Fra il Reno e l’Elba abitavano i Sassoni. Questi ricevettero il loro nome dagli uomini che abitavano più a sud e che avevano notato che quelli più a nord si nutrivano quasi esclusivamente di carne, denominandoli appunto “mangiatori di carne”, da cui in tedesco “Sachsen”.

 

Fino circa al Reno erano arrivati i Romani. In tutta la Francia odierna, nella Spagna e fino al Danubio c’erano popoli greco-romani. Il cristianesimo si diffuse dapprima fra di essi, e poi si spinse verso il nord. Si può dire il cristianesimo si affacciò verso il nord prima nell’Europa orientale che in quella occidentale. Fra i Goti vi era un vescovo, Ulfila, che in gotico significa lupetto. Già nel quarto secolo, quindi molto presto, egli fece la traduzione in gotico della Bibbia, molto interessante perché si differenzia parecchio dalle successive traduzioni bibliche. Oggi è conservata a Uppsala in Svezia in un codice preziosissimo, e da essa si può vedere come nell’oriente europeo il cristianesimo si fosse diffuso molto presto.

 

Seguendo quel che ora ho ricordato, troverete che ovunque nell’Europa più settentrionale, nei tempi antichi, oltre ai popoli greco-latini vivevano popolazioni molto interessanti. Quando il cristianesimo si espanse dal sud verso il nord, oltre che nelle regioni ora indicate esso mosse anche più verso occidente. Tutte queste popolazioni non erano in origine nelle regioni indicate, ma in quei tempi più verso l’oriente. Va pensato che esse fossero nel confine fra l’Europa e l’Asia. I popoli slavi erano ancora più verso oriente.

 

Se ora risaliamo a tempi precedenti la nascita del cristianesimo, dobbiamo ridisegnare l’immagine dell’Europa che abbiamo appena visto; allora tutta l’Europa era abitata da antiche popolazioni celtiche. Tutte le popolazioni che ora ho indicato, qualche secolo prima o qualche secolo dopo della fondazione del cristianesimo, sono in effetti migrate dall’Asia. Si pone così la domanda: come mai esse migrarono verso l’Europa? A un certo punto della storia universale esse si misero in movimento e giunsero in Europa. La ragione è questa: guardando oggi la Siberia, vi troviamo in effetti superfici estese, brulle e poco abitate. Qualche secolo prima della nascita del cristianesimo la Siberia era a un livello più basso e un po’ più calda; poi però la sua altitudine si accrebbe. Un territorio non deve elevarsi troppo, altrimenti, anche se prima faceva caldo, la sua temperatura si raffredda, i laghi si ritirano e la terra diventa brulla. La natura stessa provvide così che gli uomini migrassero da oriente verso occidente.

 

I popoli che migrarono verso occidente vi trovarono le popolazioni celtiche, che erano molto interessanti. Esse erano relativamente pacifiche e avevano quella che si può chiamare una vera chiaroveggenza originaria. Se qualcuno svolgeva una qualsiasi attività artigianale costui subito pensava che gli dèi lo aiutavano. Allora non esistevano le scarpe, ma se qualcuno faceva qualcosa da mettere sotto i piedi, nella sua abilità vedeva l’aiuto degli dèi. Poteva così anche vedere che cosa lo aiutava dal mondo spirituale. Gli antichi Celti vedevano cioè la loro vita senz’altro come se, per così dire, si dessero del tu con il mondo spirituale. Producevano anche begli oggetti. In tempi antichissimi la popolazione celtica era anche scesa in Italia portandovi tante belle cose e contribuendo così ad addolcire il modo di vivere dei Romani, che discendevano dai briganti. Proprio grazie alla venuta delle popolazioni celtiche l’originaria rozzezza romana venne un po’ mitigata.

 

In tempi antichi vi erano in Europa popolazioni celtiche, e al sud popolazioni greco-romane, greco-latine. Come ho detto, alzandosi la Siberia, quelle popolazioni migrarono verso occidente. Al tempo dunque in cui il cristianesimo si diffondeva dal sud verso nord, la carta d’Europa era come appunto l’ho descritta.

 

È poi stranissimo, signori miei, come determinate caratteristiche dei popoli si conservino bene, e altre meno. Ad esempio si nota che fra le popolazioni che migrarono dall’Asia verso l’Europa vi erano anche gli Unni, che avevano Attila quale loro potente re. Attila è un nome gotico e significa “piccolo padre”. Poiché molte delle popolazioni che ho menzionato riconoscevano Attila come loro re, egli ebbe un nome gotico. Gli Unni però si distinguevano moltissimo dalle altre popolazioni. Era così perché i popoli più selvaggi che migrarono verso l’Europa in Asia erano stati montanari. Invece i popoli più docili che giunsero in Europa, come i Goti, provenivano da regioni pianeggianti. Le azioni selvagge degli Unni, e più tardi quelle dei Magiari, furono tali perché in origini quei popoli erano montanari.

 

Avvenne dunque che, indipendentemente dal cristianesimo, i Romani estendessero i lori dominii verso il nord, scontrandosi con le popolazioni che vi erano migrate dall’Asia. Vi furono molte guerre fra i Romani e i popoli del nord. L’ultima volta già citai il nome di un eminente scrittore romano, Tacito, che scrisse molto sulla storia romana, tra cui un libretto importantissimo dal titolo Germania. Lo scrisse circa cento anni dopo la fondazione del cristianesimo, descrivendo le popolazioni del nord così magnificamente che, dalla sua descrizione, le si ha viventi davanti agli occhi. Vi dissi anche che Tacito, un dotto romano, altro non disse del cristianesimo se non che in Asia era stata fondata una setta da un certo Cristo, il quale era poi stato condannato da un tribunale. Tacito scriveva a Roma nel tempo in cui i cristiani erano ancora sottomessi e vivevano sotto terra nelle catacombe, anzi non vi si erano ancora del tutto sistemati, dunque nel tempo in cui il cristianesimo non era ancora arrivato fra le popolazioni del nord.

 

Gli uomini del nord avevano allora anch’essi una religione, ed è interessante osservarla. Ricordiamo come si erano formate le idee religiose dei popoli meridionali e orientali. Avevamo parlato degli Indiani che soprattutto badavano al corpo fisico, cioè a qualcosa dell’uomo. Gli Egizi badavano al corpo eterico, di nuovo a qualcosa dell’uomo. I Babilonesi e gli Assiri badavano al corpo astrale, di nuovo a qualcosa di umano. Gli Ebrei badavano col loro Jahvè all’io, di nuovo a qualcosa di umano. Solo dei Greci, e poi dei Romani, dovetti dire che badavano meno all’uomo, dirigendo la loro attenzione più alla natura. In effetti i Greci furono davvero i più grandiosi osservatori della natura.

 

Ma gli uomini del nord proprio nulla vedevano dell’uomo interiore, ancora meno dei Greci. Interessante è che gli uomini del nord dimenticarono del tutto l’interiorità umana, e neppure avevano ricordi di quel che si poteva pensare dell’interiorità umana. I Greci e i Romani ne avevano almeno qualche ricordo; erano vicini delle popolazioni dell’Asia minore, degli Egizi, dei Babilonesi e così via, e avevano ricordi dei pensieri di quelle popolazioni. Le popolazioni del nord vedevano soltanto il mondo al di fuori dell’uomo. Anzi non vedevano la natura, ma solo gli spiriti della natura al di fuori dell’uomo. I Greci antichi vedevano la natura, e gli uomini del nord vedevano gli spiriti della natura. Fra loro nacquero quindi i più bei racconti: favole, saghe e miti, appunto perché vedevano ovunque gli spiriti. I Greci vedevano l’alta montagna, l’Olimpo sul quale abitavano gli dèi. Gli uomini del nord non dicevano che su una montagna vivessero gli dèi; in certo modo vedevano il dio stesso sulla cima della montagna, perché questa non appariva loro come roccia. Se sulla cima della montagna brillava il rosso mattutino, se la montagna appariva dorata e su essa sorgeva il sole, quelle popolazioni non vedevano la montagna, ma il tessere del sole mattutino sulla montagna era per loro il dio stesso. Tutto era per loro spirito. Per loro era del tutto naturale vedere in quel modo lo spirito sulla montagna.

 

I Greci avevano costruito templi per gli dèi, in tutta l’Asia si erano costruiti templi per gli dèi, ma gli uomini del nord non costruivano templi. Che cosa vuol dire costruire templi? In essi vi è oscurità, mentre sulle montagne vi è chiarezza e luce. Gli dèi, vale a dire gli spiriti, venivano adorati andando sulla montagna.

 

Poi riguardo a tutto ciò pensavano: se la luce risplende sulla montagna, essa viene dal sole che è al massimo del suo splendore alla metà dell’estate, al tempo di San Giovanni, come oggi si dice. Essi andavano quindi sui monti, accendevano fuochi e festeggiavano i loro dèi non nei templi, ma sulla cima dei monti. Oppure dicevano: la luce e il calore del sole entrano nella terra e in primavera risorge dalla terra l’effetto del sole. Per questo il sole va adorato, anche quando fa sorgere la sua forza dalla terra. Sentivano perciò specialmente benefico che nei boschi, dove crescono tanti alberi, ritornasse dalla terra la forza del sole. Adoravano perciò i loro dèi nelle foreste; non nei templi, ma sulle montagne e nelle foreste.

 

Queste popolazioni pensavano tutto in maniera spiritualizzata. Gli antichi Celti, che sono stati scacciati dalle nuove popolazioni, vedevano ancora gli spiriti. I Germani non vedevano più gli spiriti, ma in tutta la natura consideravano divina la luce che splendeva, il calore esistente e l’aria che agiva nelle nuvole. Questa era l’antica religione germanica, l’antica religione che fu a sua volta soppiantata dal cristianesimo.

 

In quelle regioni il cristianesimo giunse in due modi. Una volta attraverso la Russia e le regioni confinanti, le odierne Romania e Ungheria, per le quali l’Ulfila tradusse la Bibbia. Era un cristianesimo molto più vero di quello giunto per la seconda via, da Roma, dalla quale si diffondeva piuttosto un cristianesimo come dominio. Si può senz’altro dire: se si fosse diffuso un cristianesimo come quello che sorgeva a oriente attraverso la Russia, nel tempo in cui ancora non vi erano giunte popolazioni slave, il cristianesimo stesso sarebbe diventato molto diverso; sarebbe diventato più interiore, perché avrebbe acquisito un carattere più asiatico, che appunto è interiore. Invece il cristianesimo che si diffondeva da Roma assunse una forma esteriore, perché più non vi si riconosceva il significato del culto. Già parlai dell’Ostensorio e del Santissimo, che in effetti rappresentavano il sole e la luna; la cosa fu però occultata e si cercò di non darle valore. Si diffuse così un culto privo di sostanza. Un culto del genere fu poi trasportato a Costantinopoli da un Imperatore, anch’esso privo di sostanza, quando Costantinopoli fu poi fondata. Più tardi il cristianesimo così modificato si diffuse anche in altre regioni.

 

Il cristianesimo che si trova nella traduzione di Ulfila è del tutto scomparso in Europa; da Costantinopoli si diffuse invece un culto cristiano esteriore, così che a oriente, quando vi giunsero gli Slavi, si diffuse dapprima un cristianesimo più cultuale e meno interiore.

 

Quel che ho detto delle idee religiose di questi popoli subì più tardi una certa modificazione. Avviene sempre che in origine gli uomini sanno come stanno le cose, poi più non lo sanno, e di esse rimane solo un ricordo, qualcosa di esteriore. Degli dèi che gli uomini vedevano, di tutti gli spiriti della natura, rimasero soltanto tre divinità principali. Una era Odino o Wotan, che in effetti era pensato come la luce e l’aria che tutto circonda. Ad esempio si onorava Odino nelle tempeste e si diceva: Odino è nel vento, soffia nel vento.

 

Una delle caratteristiche di queste popolazioni era di portare nel linguaggio ciò che esse percepivano nella natura. Ad esempio onoravano Odino che soffia nel vento, o Donar che rimbomba nel tuono. Nel loro linguaggio vi sono assonanze che mostrano come quegli uomini fossero legati col mondo esterno. I Greci non erano legati col mondo in modo altrettanto forte; cercavano il legame nel ritmo del linguaggio, più che nella sua forma. Nelle popolazioni del nord era invece più nella parola. Quando quelle popolazioni giunsero in Europa si scontrarono anzitutto con i Celti, e ne nacquero lotte e guerre. Nel tempo in cui il cristianesimo si diffondeva si era sempre pronti a fare la guerra, e quelle popolazioni vedevano qualcosa di spirituale tanto nella tempesta della guerra quanto nel vento che soffiava o nel tuono che rombava. Quella gente usava scudi e andava all’attacco in schiere compatte. Cosi faceva anche nelle battaglie contro i Romani, e quando li attaccava dal nord, questi udivano anzitutto il grido furioso di migliaia di gole dietro gli scudi; quei popoli andavano all’attacco così. Più che per le spade dei Germani, i Romani si spaventavano per quelle terribili grida. Era come se quella gente urlasse e attaccasse dagli scudi. Cercando di imitare quel grido, oggi suonerebbe così: Ziu zwingt zwist! Ziu zwingt zwist! Ziu era lo spirito della guerra, del quale credevano che combattesse con loro. Quando una tribù germanica attaccava, sentiva che nel suo mezzo vi era un essere spirituale che induceva alla guerra. “Zwist” era appunto guerra. I Romani sentivano appunto quell’urlo “Ziu zwingt zwist!” [Ziu induce alla guerra!] che passava sulla loro testa e ne avevano una paura terribile, più che delle armi e delle frecce. Era veramente qualcosa di spirituale che viveva nel coraggio e nel piacere di quegli uomini per la lotta.

 

Se costoro rinascessero oggi come erano allora (perché tutti si reincarnano avendo dimenticato la vita precedente), vedendo la gente di oggi le metterebbero in testa, per così dire, un berretto da notte, e direbbero: non è un uomo chi si muove come un addormentato! sarebbe meglio che si mettesse a letto col suo berretto da notte! Essi avevano una diversa concezione della vita, erano attivi e vivaci.

 

Vi erano però anche tempi in cui quelle popolazioni non guerreggiavano, e allora si coricavano sulle loro pelli di animali e si mettevano a bere, e bevevano proprio tanto. Era la loro seconda attività ed era considerata una virtù. Non erano liquori pericolosi come quelli attuali, ma anzi piuttosto innocui; erano fermentazioni di erbe diverse. Più tardi diventò birra, naturalmente molto diversa da quella di oggi. Comunque quei popoli bevevano molto. Si sentivano uomini se quell’idromele, quella bevanda dolciastra e simile alla birra, scorreva nel loro corpo. A volte si incontrano persone in cui si può vedere come ancora si sentano un poco discendenti degli antichi Germani, come ancora ne viva in loro qualcosa. Conobbi una volta a Weimar un poeta tedesco che beveva quasi tanto quanto gli antichi Germani, e beveva naturalmente birra. Gli antichi Germani bevevano invece quella specie di idromele. Parlando con lui, gli dissi che in effetti era strano che avesse tanta sete. Mi rispose che non era sete: quando aveva sete beveva acqua, se però non aveva sete beveva birra. Se beveva birra non era per la sete, ma per l’allegria. Così era anche per i Germani: erano allegri, si sentivano attivi se quell’idromele dolciastro scorreva nel loro corpo, quando giacevano sulle loro pelli di orso.

 

La loro terza attività principale era la caccia. In quei tempi antichi l’agricoltura era in effetti poco praticata e veniva affidata ai popoli sottomessi. Quando quelle popolazioni si espandevano, succedeva che ne sottomettessero altre, e queste dovevano allora esercitare l’agricoltura; non erano liberi. Quando poi veniva una guerra, dovevano unirsi agli altri e portare le armi. A quei tempi vi era una gran differenza fra uomini liberi e non liberi. La popolazione libera faceva le guerre, cacciava, giaceva su pelli d’orso, beveva e si riuniva per deliberare le cose in comune. Quando gli uomini si riunivano, discutevano di cose di natura giudiziaria o amministrativa, e di tutto quanto fosse necessario. Nulla annotavano, perché allora non sapevano ancora scrivere. Tutto veniva trattato solo oralmente. Non esistevano città, e la gente viveva distribuita in villaggi. Le comunità erano più o meno di un centinaio di villaggi tra loro collegati. Diverse comunità insieme costituivano un distretto; diversi distretti a loro volta avevano le loro riunioni. Per gli uomini liberi che potevano riunirsi valeva senz’altro, in un certo senso, la democrazia. Quel che allora si teneva non si chiamava “Camera dei deputati” o altro del genere (sono nomi nati più tardi). Poiché le riunioni erano tenute in un giorno determinato e gli argomenti non erano precisati, si chiamavano “cose”, “cose del giorno”. Ancora oggi si possono ascoltare Inglesi che, parlando di qualcosa di cui non ricordano il nome, la chiamano “thing”, “cosa”.

 

La parola “cosa” oggi è screditata, e in proposito una volta mi è andata male. Mi era stato dato l’incarico di mettere in parole una risoluzione che era stata presa, e nello scrivere usai la parola “cosa”; il Presidente di turno, che era un noto astronomo, prese molto male che io avessi usata una parola tanto terribile: proprio non andava impiegata quando si riunivano persone serie!

 

In tempi antichi però si diceva “cosa”. Non si diceva: vado alla Camera dei deputati, ma vado alla cosa del giorno. Quando poi qualcuno aveva parlato, si diceva: “ha rivisto la cosa”. Dunque a quegli uomini, che vivevano con gli dèi e con gli spiriti, fu poi portato il cristianesimo dal sud.

 

Anche in occidente il cristianesimo arrivò da due lati. Fu in parte portato direttamente da Roma. Però esso si diffuse anche seguendo un’altra via: venne dall’Asia attraverso le regioni meridionali dove l’elemento latino e romano non aveva avuto un grande influsso, e giunse in Irlanda passando per la Spagna. Nei primi secoli cristiani in Irlanda il cristianesimo si diffuse in un modo molto puro. In quel modo esso si diffuse dall’Irlanda anche nel Galles, e da lì missionari cristiani si spinsero anche sul continente europeo. In Europa vi giunse in parte in questo modo, in parte da Roma.

 

Vi ho già detto ad esempio che nei conventi e anche nelle prime università vi era molto dell’antica scienza, e cosi il cristianesimo si legò all’antica scienza. In effetti giunse dall’Irlanda tutto ciò che si era conservato dell’antico sapere stellare, che poi in Europa sparì del tutto. In sostanza da Roma si diffuse soltanto il culto. Solo più tardi, quando l’Europa centrale si rivolse ai Vangeli, questi si aggiunsero al culto. Fra gli uomini è comunque vissuto molto di quel che era giunto dall’Irlanda. In realtà in Europa a poco a poco il cristianesimo passò del tutto al potere temporale. Invece i buoni elementi del cristianesimo, quelli presenti dove nacque la traduzione gotica della Bibbia e quelli provenienti dall’Irlanda, in effetti in seguito scomparvero più o meno del tutto. Nel medioevo esistevano ancora in qualche forma, ma in seguito scomparvero più o meno del tutto. A Roma ci si comportò in effetti in modo molto astuto. Nelle popolazioni che ho indicato e che dalla natura stessa erano state come obbligate a migrare dall’Asia verso l’Europa, perché là il terreno si era inaridito, si era sviluppato un certo piacere della migrazione. È interessante come tutto ciò si svolse.

 

Ad esempio attorno all’Elba, al tempo in cui si presentò il cristianesimo, viveva il popolo dei Longobardi. Vivevano nella Sassonia nordorientale attorno all’Elba. Due secoli dopo li troviamo in Italia, attorno al Po. I Longobardi erano migrati fin lì. Sulle coste del mar Nero, in un tempo in cui ancora il cristianesimo non vi era giunto, se pure già esisteva, vi erano i Goti, gli Ostrogoti. Poco dopo, pochi secoli dopo, li troviamo dove prima erano i Vandali e i Visigoti. Questi migrarono ancora verso occidente e li troviamo dopo poco tempo in Spagna. Troviamo i Vandali attorno al Danubio, ma pochi secoli dopo non sono addirittura neppure in Europa, ma in Africa di fronte all’Italia. Tutte queste popolazioni migrarono, proprio quando il cristianesimo si diffondeva; e si spinsero sempre più verso occidente. Gli Slavi li seguirono molto tempo dopo.

 

Che cosa era successo in Occidente? I Romani avevano il dominio sul mondo di allora, quando sorse il cristianesimo, e in effetti si comportarono con molta astuzia. Nel tempo in cui quelle popolazioni si spingevano verso occidente, scontrandosi con i Romani, questi si erano molto indeboliti, esauriti. Erano diventate persone piuttosto paurose che in effetti non potevano che tremare quando al nord tuonava lo “Ziu zwingt zwist!” dagli scudi; tremavano come foglie. Nella testa erano però astuti, orgogliosi, superbi, spavaldi.

 

Le altre popolazioni erano diverse, molto diverse: la popolazione del sud aveva i suoi terreni, i suoi campi, era sedentaria, aveva delle tradizioni. Le popolazioni del nord non erano legate a un posto, migravano. Avvenne così che i Romani accogliessero spesso le popolazioni che premevano verso il sud, dando loro terre, perché i Romani ne avevano ovunque in eccedenza. Avvenne così che i nuovi arrivati passassero dalla caccia e dalla guerra alla coltivazione della terra, all’agricoltura. Ma che cosa avvenne dopo che i Romani diedero loro la terra? Le popolazioni germaniche avevano la terra, potevano lavorare il terreno, ma l’amministrazione era tenuta dai Romani. Essi dunque rimasero i dominatori. Tale dominio fu maggiore in Occidente. Nelle regioni che più tardi furono abitate dai Tedeschi gli uomini si difesero a lungo. Invece popoli che come i Goti erano arrivati in Italia, si unirono con la popolazione residente e divennero dipendenti. La popolazione romano-latina era astuta. Che cosa fece? Si disse che non andava più bene usare ancora la spada. Era infatti gente esaurita. Che fece allora? Fece diventare guerrieri quelli che erano arrivati! Se dunque i Romani volevano fare una guerra, la facevano fare ai Germani che erano un popolo di guerrieri. Avevano avuto la terra! Ora dovevano fare la guerra. I Germani che erano rimasti al nord furono combattuti da quelli che erano stati i loro stessi guerrieri. I Romani facevano la guerra con l’aiuto dei Germani! Così nei primi tempi della diffusione del cristianesimo le guerre condotte in effetti dai Romani si svolsero con l’aiuto dei Germani stessi che si erano sistemati nei territori dell’Impero. Nell’esercito romano i capi erano romani, ma la massa dei soldati consisteva in effetti di germani romanizzati.

 

In seguito da Roma si volle anche diffondere l’elemento religioso in modo adeguato, affinché quegli uomini vi aderissero. In quei tempi la gente era più attaccata alla religiosità che non più tardi. Avveniva ad esempio che quegli uomini vedessero ovunque nella natura la luce e l’aria come elementi spirituali. Era per loro una dura esperienza, quando in ottobre o in novembre la neve copriva il terreno e in effetti lo spirito doveva scomparire. Di contro onoravano in modo speciale il tempo che oggi è attorno al Natale. Sentivano allora che il sole ritornava. Era per loro la festa del solstizio invernale: il sole si rivolgeva di nuovo agli uomini. Così quegli uomini accoglievano ancora la natura spiritualizzata.

 

I Romani, che avevano accolto il cristianesimo come principio di dominio, lasciarono senz’altro ai Germani la loro festa del solstizio invernale, ma dissero: non festeggiamo più il ritorno del sole, ma la nascita del Cristo. Così i Germani continuarono a festeggiare la festa alla quale erano abituati, solo con un altro significato.

 

In effetti i Germani vedevano lo spirito ovunque, verrebbe quasi da dire: sotto ogni albero. I Romani trasformarono lo spirito in un santo, e così in sostanza ribattezzarono tutto ciò che vi era nelle antiche religioni pagane. Perciò la gente notò poco tutto ciò, e in effetti il cristianesimo si diffuse in questa forma fra i Germani. Festività come quella in cui il sole ritorna continuarono a venir celebrate nella prospettiva che i Tedeschi antichi amavano, festeggiando gli dèi all’aperto, sulle montagne e nelle foreste.

 

Si può così dire che nell’epoca nuova, cioè dalla fondazione del cristianesimo, Roma operò soprattutto con l’astuzia. In sostanza l’Europa fu dominata per molti secoli con l’astuzia, con l’astuzia romana. Ciò continuò poi in modo che i Romani conservarono il latino ancor sempre nelle scuole, mentre i linguaggi popolari venivano in effetti parlati solo dal popolo. Quando poi i Romani con il cristianesimo introdussero la scienza, essa non fu espressa nei linguaggi popolari – cosa che avvenne solo nel secolo diciottesimo – ma venne ovunque presentata in latino. A lungo rimase così l’influenza della romanità nella sua forma originaria.

 

Ora, che cosa avvenne in occidente, in Spagna, in Francia e persino in Inghilterra? In quelle regioni la romanità era rimasta realmente vitale e quindi si formarono le lingue che derivavano dal latino. Nell’Europa centrale vinse piuttosto l’elemento germanico, si formarono le lingue germaniche. Nelle altre vinse l’elemento romano e quindi si formarono le lingue neolatine. Le tribù di tutti quegli uomini, anche quelli che erano migrati in Spagna e in Italia, erano in effetti di origine germanica. Ho ricordato prima i Franchi riparii e i Franchi salii, tutte popolazioni germaniche, che migrarono verso la Francia e vi si insediarono. Sui Franchi che erano migrati nella regione francese aleggiava come una nube la lingua di Roma dalla quale derivò poi il francese e lo spagnolo. Rivisse così in una forma modificata il vecchio latino.

 

Più verso oriente, al di là del Reno, la gente del popolo si diceva: certo nelle scuole i dotti parrucconi continueranno a parlare latino, e chi vuole diventare prete li potrà ascoltare; però il popolo ha conservato la sua lingua. Così vi fu il contrasto che tuttora dura in Europa, il contrasto fra l’Europa centrale e quella occidentale.

 

Da oriente arrivarono infine gli Slavi. Vi avevo detto delle popolazioni che si erano spinte verso occidente: in parte scomparvero, in parte accolsero un’altra lingua; dunque arrivarono gli Slavi e si stabilirono nell’Europa orientale. In alcune direzioni si spinsero però molto avanti, e là l’antico elemento germanico si mischiò con quello slavo. Per ragioni che spiegherò la prossima volta, gli Slavi a oriente ebbero il nome di “Russi”, mentre gli altri che si erano spinti più avanti scomparvero fra i Germani, o meglio, vi fu una mescolanza di sangue e si formarono i Borussi che poi sì chiamarono Prussiani. È la stessa parola modificata. In loro vi è molto sangue slavo. Gli Slavi, quelli rimasti indietro, sono piuttosto passivi, sono una popolazione tranquilla, ma quando si mischiano con altro sangue diventano più battaglieri. Il piacere di combattere, esistente negli antichi Germani, si trasmise ai Prussiani e così in Prussia la popolazione divenne piuttosto battagliera; anche quelli che erano migrati più verso occidente, anche i Cechi divennero piuttosto battaglieri.

 

Direi che così l’Europa si mescolò, e in questa mescolanza entrò il cristianesimo. La prossima volta continueremo.

 

 

By | 2018-11-11T12:33:09+01:00 Novembre 11th, 2018|STORIA DELL'UMANITA'|Commenti disabilitati su 05 – L’ASPETTO DELL’EUROPA AL TEMPO DELLA DIFFUSIONE DEL CRISTIANESIMO