05 – PARZIVAL E LOHENGRIN

Parzival e Lohengrin

O.O. 92 – Leggende e misteri antichi – 03.12.1905


 

Sommario: La vittoria del cristianesimo sulla religione druidica, espressa concretamente nell’abbattimento della quercia sacra a Donar da parte di Bonifacio. La vena tragica delle saghe che narrano di Sigfrido. Federico Barbarossa e la ricerca del santo Gral. Parzival come iniziato del Gral. Suo figlio Lohengrin come fondatore della civiltà cittadina.

 

Oggi daremo uno sguardo al mondo delle leggende medievali considerandolo dal punto di vista teosofico. Due grandi leggende, in particolare, caratterizzano l’evoluzione spirituale dell’Europa nel Medioevo, e sono quelle accomunate dal riferimento al santo Gral.

 

Nei tempi passati, i sapienti hanno trasmesso al popolo le verità più profonde facendo ricorso alle leggende e ai miti. E infatti, se agli uomini che vivevano un tempo nelle regioni dell’odierna Europa settentrionale e centrale si fossero esposti dei concetti come quelli che incontriamo attualmente in ambito teosofico, essi non sarebbero stati assolutamente in grado di afferrarli. I saggi parlavano di volta in volta ai vari popoli e alle varie epoche in modo che ogni popolo e ogni epoca riuscissero a comprenderli. Nel farlo, si basavano sempre sulla legge della reincarnazione.

 

I saggi che hanno narrato i segreti del mondo ai popoli dell’Europa settentrionale e centrale sono i druidi. “Druido” è sinonimo di “quercia”. Quando si afferma che i Germani celebravano il loro culto «sotto le querce», ciò non significa soltanto che lo celebravano stando effettivamente sotto questi alberi, ma vuol anche dire che sottostavano alla guida dei druidi. E quando si dice che Bonifacio aveva “abbattuto la quercia”, ciò significa che l’antico culto druidico era stato sconfitto ad opera del cristianesimo. Il contenuto racchiuso nella forma della leggenda era un fatto reale. Nelle leggende il druido inseriva fatti reali. Già allora il sacerdote druidico parlava a tutte le anime che accolgono oggi la nostra concezione del mondo, e Io faceva adoperando un linguaggio adatto a quell’epoca. Queste cose, tutti noi che aderiamo alla concezione teosofica le abbiamo già udite un tempo in forma di miti e di fiabe, altrimenti oggi non potremmo assolutamente capirle. E questo il segreto dei grandi maestri: essi vivono nella piena consapevolezza di trovarsi in mezzo a uomini che tornano continuamente a reincarnarsi.

 

Per tutto il Medioevo, un grande complesso leggendario ospitò le verità fondamentali relative alla civiltà germanico- mitteleuropea. Se impariamo a conoscerlo, capiremo la sostanza dell’età medievale. I sacerdoti druidici nutrivano la certezza che in tempi remoti esistesse in Occidente una civiltà molto evoluta. Questa civiltà aveva sede in una terra chiamata Nifelheim, paese della nebbia, o Nibelungenheim, paese dei Nibelunghi. Il Nifelheim era l’antica Atlantide, e che avesse fama di paese della nebbia era dovuto alle sue peculiari condizioni atmosferiche, completamente diverse dalle nostre.

 

La saga dei popoli germanici ci restituisce quindi la verità dei fatti. Ci rimanda all’esistenza di un paese situato in tempi remoti fra l’Europa e l’America, là dove si estende oggi l’Oceano Atlantico. Questa terra antichissima, l’Atlantide, si inabissò con i suoi tesori di potenza e saggezza. Simbolo di questi tesori era l’oro, e la saga narra della loro scomparsa descrivendola come l’affondamento dell’oro che costituiva il tesoro dei Nibelunghi. Il tesoro dei Nibelunghi doveva essere nuovamente recuperato, doveva essere riportato alla luce più a est, in Europa. Prima Wotan, poi Sigfrido, sono gli iniziati cui spettava il compito di riportare l’antico tesoro all’Europa dei tempi nuovi, di rimettere in certo modo a frutto il tesoro dei Nibelunghi per la nuova civiltà. Il fatto che la saga ci presenti “Wotan”, come iniziato, ci permette di spingere lo sguardo in un’altra antichissima civiltà. La lettera W e la lettera B sono interscambiabili. Wotan, o Wodan, equivale a Bodha, cioè Buddha. “Wotan” è in effetti la forma germanica della parola “Buddha”. Questo ci riporta dunque a un’origine comune della religione di Wotan, europea, e di quella del Buddha, asiatica. La religione del Buddha non si propagò tanto in India, quanto piuttosto presso quei popoli asiatici che serbavano ancora in sé qualcosa della civiltà atlantica. Anche i popoli legati a Wotan traevano le proprie concezioni dalla civiltà atlantica. L’ulteriore evoluzione di questi popoli si dava a conoscere nelle saghe che i sacerdoti druidici avevano loro trasmesso, e nelle quali assume un particolare rilievo il recupero del tesoro dei Nibelunghi, ossia della civiltà atlantica, ad opera di Wotan e di Sigfrido.

 

Queste saghe, rintracciabili dalla Russia alla Germania e di qui alla Francia e all’Inghilterra, sono percorse da una vena tragicamente profetica, che si ritrova dovunque i sacerdoti druidici fossero presenti con il loro insegnamento. La profezia dei druidi suonava così: vi sarà un crepuscolo degli dèi; noi siamo i resti della civiltà atlantica, e dobbiamo perire perché un mondo migliore possa instaurarsi; i nostri iniziati sono i profeti di ciò che verrà. In tutti coloro che sono iniziati allo stesso modo di Sigfrido si manifesta una caratteristica componente tragica. La Canzone dei Nibelunghi contiene un’antichissima forma di iniziazione: il lamento dei Nibelunghi sulla propria sventura. Ai discepoli più intimi veniva insegnato che sarebbe giunto un Altro, il quale avrebbe portato la vita spirituale. Il senso di attesa del crepuscolo degli dèi era diffuso dappertutto. Tutti vivevano sotto il dominio di una sensazione che per i discepoli intimi era certezza: verrà Uno, che sarà completamente diverso dai nostri iniziati. Questo è il contenuto che trova espressione nella saga di Sigfrido.

 

Ai misteri druidici corrispondevano, in Scandinavia e in Russia, i misteri dei drotti. “Drotto” è una forma diversa per “druido”. Dappertutto, negli antichi misteri, il nome del primo grande iniziato è Sig. A lui riportano tutti i nomi composti con “Sig”, come ad esempio Sigurd, Sigmund, Sieglinde e così via. Sigfrido, Siegfried è l’iniziato che con l’iniziazione ha trovato la pace, Friede, e “pace” sta a significare ciò che permette all’uomo di superare ogni dubbio: è l’appagamento del desiderio, della brama di sapere e di potere. Sigfrido è sempre rappresentato come l’invulnerabile. Achille, l’iniziato greco, era rimasto vulnerabile in un punto, nel tallone. Sigfrido è diventato invulnerabile dopo la vittoria sul drago, tranne però che in un punto, in mezzo alle scapole. E il punto sul quale avrebbe dovuto poggiare la croce. Questo simbolo rivestiva un profondo significato negli antichi misteri, ove si diceva così: voi tutti siete vulnerabili in un punto, e verrà Uno che su quello stesso punto sosterrà la croce; colui che coprirà questo punto portando la croce, il crocifero, sarà il grande iniziato, non più vulnerabile. Di qui la saga nordica deriva il suo tratto dominante. Questa saggezza era una saggezza apocalittica.

 

Tutti gli occultisti sanno che tale saggezza promanava da un oracolo centrale di dodici iniziati, la cosiddetta “Loggia bianca”, donde la saggezza veniva disseminata nel mondo. Non v’era luogo in cui un iniziato non si sapesse in rapporto con tutti gli altri. Le logge avevano dappertutto dodici membri. Tali erano anche i dodici apostoli. La coscienza di coloro che presagivano e la scienza dei sapienti ci riportano alla Tavola rotonda di re Artù. Questa altro non è se non la grande Loggia bianca, che spiegava ai popoli, con l’iniziazione di Sigfrido, ciò che doveva dire al mondo. I membri della Tavola rotonda erano grandi iniziati; essa esisteva ancora nel Galles ai tempi della regina Elisabetta d’Inghilterra, poi venne soppressa per ragioni politiche.

 

La coscienza popolare medievale riconduceva ai primordi due correnti ben precise della storia politica. Al popolo dei Franchi, che fu così abile nella conquista dell’Ovest europeo, apparteneva una dinastia reale le cui origini si facevano risalire all’epoca di Atlantide. A questa dinastia si dava il nome di “Wibelunghi” o “Nibelunghi” – donde è derivato in seguito il termine “Ghibellini”. Esisteva una radicata consapevolezza del fatto che tra i Franchi era sorta una dinastia che era originaria dell’antica terra nibelungica e che riuniva in sé potere secolare e potere sacerdotale. Per questo Carlomagno volle farsi incoronare a Roma, così da associare un elemento spirituale a quello secolare.

 

A tutto ciò che veniva identificato con il potere si attribuiva come cosa naturale una provenienza atlantica. La nozione e il presentimento di un prossimo crepuscolo degli dèi implicarono che la stessa dinastia reale fosse caratterizzata da un aspetto tragico. Quelli che vogliono giungere alla conoscenza, si diceva, possono bensì diventare degli iniziati, ma devono venir soppiantati da qualcos’altro. Nella nota leggenda del Barbarossa si espresse in primo luogo questo modo di sentire; vi fu aggiunto poi un elemento che nella leggenda corrente non esisteva ancora. Il Barbarossa era visto giustamente in continuità con gli antichi sovrani franchi. Gli Hohenstaufen erano i Ghibellini, – i Waiblingen, Wibelunghi, Nibelunghi – contrapposti ai Welfen, ai Guelfi. La narrazione più segreta aggiunge alla versione nota della leggenda che il Barbarossa era andato in Asia per prendere il santo Gral e portarlo in Europa. Egli, in quanto persona fisica, era perito nell’impresa, e ora attendeva finché non fosse venuto il suo tempo. Si esprime qui pienamente il modo di sentire del Medioevo riguardo all’antico paganesimo e alla novità del cristianesimo.

 

Si cominciava a riflettere sulla propria anima del popolo, dicendo: la nostra civiltà noi l’abbiamo importata dall’antica Atlantide, ma ora è destinata a finire e ad essere soppiantata dal cristianesimo; eppure risorgerà, mondata, purificata ed elevata proprio dal cristianesimo. Si cominciava a stabilire un collegamento tra il momento finale del declino e l’inizio della rinascita. Si cominciava a concepire il corso della civiltà spirituale tedesca più profonda nel senso che la coscienza chiaroveggente, la coscienza atlantica, sarebbe stata sostituita da qualcosa che doveva ancora venire. Valore, pietà e virtù naturali dovevano essere riconquistati in modo nuovo e diverso. Vi erano allora tre figure che stavano a rappresentare tre forze ben precise: Wotan, Wili e We. Wotan è la forza intuitiva, qual è rappresentata dall’iniziato; Wili è la volontà stessa; We è il sentimento, connotato da un aspetto tragico là dove si fa apocalittico. Ora si sarebbe aperta un’altra epoca. Ora, mediante la dottrina cristiana, si sarebbe guadagnato il varco che avrebbe permesso la risalita verso ciò che era stato prima del crepuscolo degli dèi.

 

Il Barbarossa siede nell’interno della montagna: ciò vuol dire che è un iniziato. La “montagna” è il luogo deN’iniziazione. Il Cristo andò con i propri discepoli “sulla montagna” – nel mistero. I corvi stanno a indicare un’iniziazione del Barbarossa. Il rituale iniziatico persiano distingue sette gradi di iniziazione. I “corvi” designano il primo grado dell’iniziazione personale. Essi indicano che l’iniziato è ancora legato al mondo che lo circonda. Si pensi ai corvi di Elia. Li incontriamo anche nel caso di Wotan: la sua comunicazione con l’ambiente circostante è mediata dai corvi. Anche il Barbarossa dunque, l’iniziato, aveva intorno a sé i corvi, che lo mantenevano ancora in relazione con il mondo.

 

Il Barbarossa aveva recuperato il santo Gral dall’Oriente. Ora lo si custodiva sul Mons salvationis, sul Monte della salvezza, dove lo attorniavano i successori della Tavola rotonda di re Artù, i dodici cavalieri che avevano ricevuto, oltre all’antica iniziazione pagana, anche quella cristiana. Il Gral è il simbolo dell’iniziazione cristiana. Chi voleva essere iniziato ai segreti del santo Gral diventava un iniziato cristiano. Diventare tale significa passare dapprima attraverso ogni sorta di dubbi, per giungere poi alla fermezza incrollabile nell’unione con il Cristo stesso. Una cosa è necessaria per questo: la fiducia assoluta nella persona del Cristo. Era proprio l’effettiva presenza del Cristo ciò cui i primi discepoli attribuivano un’importanza fondamentale. Essi affermavano di voler rendere testimonianza del fatto che erano stati assieme a Lui, dicevano di avere toccato con mano le sue ferite, di avere essi stessi visto e udito quel che annunciavano. Paolo è apostolo, perché in spirito ha veramente visto il Risorto. Ciò che conta è l’esperienza diretta, l’esperienza che non si acquista per via di saggezza e di logica, ma per via immediata e personale.

 

Dove Parzival debba arrivare con le sue peregrinazioni, ci è chiaro. La madre di Parzival ha nome Herzeleide. Ora, se leggiamo con profonda attenzione il Parzival di Wolfram von Eschenbach, che era un grande iniziato, se vi leggiamo fra le righe e fra le parole, scopriamo che il nome Herzeleide riflette quell’elemento tragico che albergava nell’animo tedesco. Chi non percorre la via di Parzival ha il cuore – Herz- in pena – Leid -, deve arrivare alla pace. Wolfram von Eschenbach ha saputo conferire alla leggenda una forma stupenda. Ha trasformato un unico elemento in un simbolo di profonda complessità – il personaggio femminile rappresenta sempre la coscienza -: Herzeleide è la condizione della coscienza dalla quale Parzival prende le mosse. Parzival ha, da principio, una coscienza tragica. Egli si fa strada attraverso tutto ciò che la cavalleria secolare è capace di offrire con una coscienza ingenua, semplice, per arrivare infine al segreto del santo Gral.

 

Dobbiamo mettere a confronto questa leggenda con quella del Barbarossa. Il Barbarossa è andato in Asia per cercarvi i segreti del santo Gral, l’iniziazione del cristianesimo. Sulla via del Gral, però, egli è caduto. Egli deve stare in attesa “nella montagna” finché il cristianesimo non sia giunto a ricollegarsi con l’iniziazione preesistente. Il Barbarossa ha recuperato il cristianesimo, ma non è ancora arrivato all’iniziazione cristiana più profonda.

 

Parzival è il nuovo iniziato cristiano, la grande figura simbolica nella quale l’iniziazione di Sigfrido è superata. Sigfrido ha vinto la natura inferiore, il drago, il serpente. Parzival diviene l’iniziato del santo Gral, che conosce Colui che è invulnerabile là dove Sigfrido era ancora vulnerabile. Quella che trova espressione in Parzival è l’idea originaria del cristianesimo. Il cristianesimo non conosce più l’idea di reincarnazione. La vita vissuta una sola volta dalla nascita alla morte è considerata l’unica vita. Ha valore soltanto quest’unica incarnazione. Non si coglie più, in alto, il manas, il budhi, l’atma. L’iniziazione di Parzival si esauriva nel giungere alla coscienza del legame con il Cristo, nel tener conto del- l’unica incarnazione nella quale l’uomo perviene alla conoscenza attraverso la compassione, e non, come avviene invece con la teosofìa, alla compassione attraverso la conoscenza. La teosofia ci insegna a riconoscere che noi siamo uno con tutti gli uomini. Grazie ad essa sappiamo di essere noi stessi responsabili di quello che fa il nostro fratello. La teosofia conduce alla compassione attraverso la conoscenza. Ma per un certo tempo era necessario che l’umanità attraversasse un periodo evolutivo in cui sarebbe giunta alla conoscenza attraverso la compassione. Era necessario che si calasse nelle profondità della compassione, poiché anche qui si può giungere alla conoscenza. Doveva essere così perché gli uomini potessero imparare a conoscere il mondo terreno in tutta la sua importanza. Il cristianesimo doveva educare l’umanità in modo che anche all’elemento terreno fosse riconosciuto il suo valore. Bisognava per questo che l’uomo venisse innanzi tutto guidato sul piano della vita fisica, bisognava che vi fosse sprofondato. Solo dopo sarebbe potuto arrivare alle grandi conquiste che hanno inizio con la civiltà cittadina.

 

Il passaggio dalla leggenda di Parzival a quella di Lohengrin rispecchia le trasformazioni del Medioevo. La leggenda di Lohengrin appare nell’epoca in cui si fondano città in tutta Europa, città che servono principalmente alla borghesia in ascesa, e la cui fondazione non risponde più alle necessità della vita spirituale ma ai bisogni di quella materiale. Le città sono il laboratorio di tutte le conquiste materiali, ivi compresa ad esempio l’invenzione della stampa. Senza la civiltà cittadina la scienza moderna non avrebbe potuto svilupparsi come si è sviluppata. Le università sono anch’esse un portato di questa civiltà, fuori della quale non avremmo mai avuto un Copernico, un Keplero, un Newton e tanti altri come loro. Anche la Divina Commedia dantesca e i pittori del Rinascimento sono frutto della civiltà cittadina.

 

La leggenda che tratta del rapporto fra Parzival, il padre, e Lohengrin, il figlio, evidenzia l’importanza della civiltà cittadina. Elsa di Brabante è colei che rappresenta le città, è la coscienza cittadina. In tutta la mistica, ciò che si contrappone al mondo fisico è presentato come un elemento femminile. Goethe parla dell'”eterno femminino”, e in questo senso gli Egiziani veneravano Iside.

 

È il momento adesso di ripercorrere l’iniziazione del chela. Da principio, il chela deve superare tre gradi di iniziazione. Il primo grado è quello dell’uomo senza patria, quello cioè in cui l’uomo viene strappato al mondo fisico, quello in cui diventa imparziale nei riguardi del mondo fisico. Egli deve disimparare ogni atteggiamento di parzialità, e imparare invece ad amare tutto allo stesso modo; non ama di meno, ma distribuisce il suo amore a tutto ciò che merita amore, senza limitarlo alla patria o ad altro che gli stia a cuore. Il secondo grado è quello in cui il chela innalza delle capanne. Egli trova una nuova patria. E il grado raggiunto dai discepoli sul monte. I discepoli sono di là dallo spazio e dal tempo, vedono Mosè ed Elia. Perciò dicono: «Facciamo delle capanne». Il terzo grado è quello del cigno. Cigno è il chela progredito a tal punto che tutte le cose gli parlano, anche quelle che hanno la coscienza nei mondi superiori. Solo l’uomo ha l’io sul piano fisico. L’animale ha la coscienza nel mondo astrale, il vegetale nel mondo mentale (piano del rupa), il minerale nel mondo mentale superiore (piano dell’arupa). È necessario elevarsi ai mondi superiori per trovare l’io degli altri esseri, il loro nome: qui ogni essere dice al chela il proprio nome. Il mondo è allora per lui tutto un riecheggiare di suoni. A questo si riferisce Goethe quando dice:

 

Gareggia il sole, con l’antico suono,

tra le sfere fraterne, in armonia;

e ripercorre la prescritta via

col fragoroso impeto del tuono.

 

E al medesimo riferimento del “Prologo in Cielo” Goethe ritorna quando trasporta il suo Faust nei mondi superiori:

 

Già l’intimo orecchio, d’attorno, avverte

in immenso clamore il sorger novello del giorno…

Battenti di roccia, girando, diffondono un alto fragore;

e Febo prorompe, rullando.

 

La luce che cresce più chiara

è un solo crescente clangore di trombe e di tube in fanfara:

un battito solo infinito che introna l’orecchio,

ed a gara lo sguardo abbarbaglia stupito…

Udir non si può, l’inaudito!

 

Non è senza significato che all’inizio della prima parte del Faust, nel “Prologo in Cielo”, nonché all’inizio della seconda, compaiano queste parole. Goethe ha fatto riferimento in questi passi a qualcosa di ben preciso: si tratta del terzo grado dell’iniziazione del chela, nel quale il mondo echeggia di suoni tutt’intorno a noi, e tutte le cose ci dicono il loro nome. È il grado raggiunto da Gesù nel momento in cui doveva accogliere il Cristo. Nella Loggia bianca questo grado era simboleggiato dal cigno. Cigni erano coloro che non potevano più dire il proprio nome, e ai quali però il mondo rivelava tutti i loro nomi.

 

Lohengrin, figlio di Parzival, è l’iniziato che ha fondato la civiltà cittadina, che è stato inviato dalla grande Loggia del Gral a fecondare la coscienza dell’umanità medievale. Elsa di Brabante impersona l’anelante coscienza umana, la quale viene fecondata dall’ambiente, dall’elemento maschile. La coscienza cittadina, rappresentata da Elsa, deve essere fecondata da Lohengrin, dal santo Gral. L’unione di Lohengrin con Elsa di Brabante è il congiungersi della civiltà materiale e [del mandato spirituale] del quinto periodo dell’epoca postatlantica. Il cigno è l’iniziato giunto al terzo grado d’iniziazione, nel quale agisce il maestro della grande Loggia. L’uomo deve assoggettarsi all’azione del maestro, senza fare domande su di lui. Elsa di Brabante deve vedere, in ciò ch’egli le dà, ciò che le spetta. Nell’istante in cui, mossa dalla curiosità, ella fa domande, l’iniziato si dilegua. Tutto questo trova espressione nella leggenda di Lohengrin.

 

Dall’Oriente, i cavalieri templari avevano portato la saggezza iniziatica del santo Gral al Monte della salvezza, al Mons salvationis, luogo deputato dell’iniziazione cristiana. V’era una cerimonia iniziatica che rimandava direttamente al futuro dell’intero genere umano. Vi si diceva che sarebbe venuto un tempo in cui il cristianesimo avrebbe vissuto una nuova fase. Dai tempi più remoti, il cammino spirituale della civiltà umana veniva consapevolmente associato al cammino del Sole. Prima dell’anno 800 avanti Cristo, il Sole attraversò per circa 2200 anni la costellazione del Toro. In Asia, durante questo periodo, il toro era venerato come divinità, e ancor prima, per la stessa ragione, in Persia si veneravano i gemelli, ossia la dualità di bene e male. Intorno all’800 avanti Cristo il Sole entrò nel segno dell’Ariete, o dell’Agnello. A questo si riferisce la leggenda di Giasone e del vello d’oro. Il Cristo si definisce l’Agnello di Dio in quanto è comparso sotto questo segno. [Oggi il Sole si trova nel segno dei Pesci.] I cavalieri templari alludono al segno successivo, a quando il Sole entrerà nella costellazione dell’Acquario. Soltanto allora si instaurerà veramente il cristianesimo, e paganesimo e cristianesimo saranno riuniti. Questa civiltà susciterà un nuovo Giovanni. Il momento verrà quando il Sole si troverà nel segno dell’Acquario. Giovanni è il nome dell’Acquario; questi sarà l’annunciatore di una nuova epoca del cristianesimo. E opinione diffusa che i cavalieri templari si richiamassero a Giovanni Battista, anziché al Cristo. Ma il Giovanni di cui essi parlano è l’Acquario.

 

L’ultima fase del cristianesimo, quella aperta dall’iniziato Lohengrin, ha prodotto l’epoca dell’utile, che è giunta oggi al suo culmine. Il movimento teosofico vuol essere la prosecuzione di movimenti come quello di Parzival, e come quello che ha preso l’avvio dall’iniziato Lohengrin. Il materialismo moderno deve anch’esso la propria origine a grandi iniziati, ma anche ad esso deve succedere una fase nuova, un nuovo ciclo. A questo vuol portare la teosofia. In ogni caso, però, saranno sempre gli iniziati a parlare quando si tratterà di conferire alla civiltà una nuova impronta.

 

 

By | 2018-11-07T09:48:17+01:00 Novembre 7th, 2018|RICHARD WAGNER - I MITI|Commenti disabilitati su 05 – PARZIVAL E LOHENGRIN