///06 (b) – LIBERTÀ E INTELLETTUALITÀ

06 (b) – LIBERTÀ E INTELLETTUALITÀ

06 (b) Libertà e intellettualità. (Appendice)

Il mistero di Michele


 

«Formazione di comunità» (O.O. 257, 30.1.1923)

 

Ora, miei cari amici, ho detto che in campo antroposofico dovrebbe sempre essere chiaro che nel momento attuale viviamo l’evoluzione dell’anima cosciente, vale a dire che la razionalità, l’intellettualità è divenuta la preminente disposizione animica dell’uomo.

Nell’epoca moderna giudichiamo in modo (e gli inizi risalgono ad Anassagora, nell’antica Grecia) da far passare tutto, anche i risultati dell’osservazione, attraverso l’intellettualità.

 

Prendiamo l’attuale scienza razionale, anzi la più razionale, la matematica, ma prendiamo anche nelle altre scienze ciò che esiste grazie al razionalismo che elabora l’empirismo, e potremo farci un’idea del contenuto di pensiero che è proprio del nostro tempo; esso però, come già lo accolgono i bambini più piccini nelle scuole, è sorto più o meno in un determinato momento dell’evoluzione dell’umanità. Possiamo indicare con precisione il primo terzo del secolo quindicesimo: allora soltanto sorse in tutta chiarezza l’intellettualismo.

 

Prima gli uomini, anche quando pensavano cose cosiddette scientifiche, le pensavano assai più in immagini raffiguranti le forze di crescita delle cose; non in concetti astratti, come oggi ovviamente dobbiamo fare. Però i concetti astratti che ci educano interiormente al pensare puro, come ne parlai nella mia Filosofia della libertà, sono quelli che ci rendono possibile diventare esseri liberi.

 

Quando gli uomini non potevano ancora pensare astrattamente, erano determinati e dipendenti in tutta la loro costituzione animica; poterono svilupparsi a esseri liberi soltanto quando non furono più determinati interiormente da nulla, quando nel pensiero puro poterono venir afferrati gli impulsi morali (lo si può rileggere nella mia Filosofia della libertà).

Ma i pensieri puri non hanno alcuna realtà, sono immagini, e le immagini non possono costringerci, siamo noi stessi a determinare il nostro agire; le immagini non hanno nulla di coercitivo. L’umanità si è evoluta, per un verso fino al pensiero astratto, per l’altro fino alla libertà. L’ho spesso detto in altre prospettive.

 

Ma com’era l’umanità prima di esser progredita fino a poter concepire nella vita terrena i concetti astratti, e nella vita terrena stessa giungere alla libertà grazie alla capacità di concepire pensieri astratti?

Allora, durante la vita tra nascita e morte, l’umanità non concepiva pensieri astratti; ancora nell’antica Grecia ciò non era possibile, tanto meno in tempi anteriori. Allora l’umanità pensava del tutto in immagini, e non era quindi provvista della coscienza interiore della libertà, sorta appunto con il pensiero puro, cioè astratto. Il pensiero astratto ci lascia freddi, ma le facoltà morali che il pensiero astratto ci dà ci rendono intensamente caldi, poiché rappresentano nel senso più alto la nostra dignità umana.

 

Qual era la situazione prima che l’umanità arrivasse al pensiero astratto e insieme alla libertà?

Come sappiamo, quando si oltrepassa la porta della morte, nei primi giorni dopo aver abbandonato il corpo fisico, si ha con sé ancora il corpo eterico, e si ha in una complessiva visione retrospettiva, in un quadro generale, non particolareggiato, tutto il corso della vita trascorsa, fin dove ce ne si rammenta. Chi è appena defunto ha davanti a sé per diversi giorni, come contenuto di immagini, questo quadro della sua vita trascorsa. Così avviene oggi.

Nel tempo in cui gli uomini avevano nella vita terrena contenuti d’immagini, subito dopo la morte avevano nello sguardo retrospettivo la concezione razionale e logica del mondo che oggi noi sperimentiamo e che allora non si conosceva tra nascita e morte. Ciò ci introduce nel modo migliore alla comprensione dell’entità umana.

Quel che in epoche più antiche, e non solo nelle primissime, avevamo soltanto dopo la morte, cioè un breve sguardo retrospettivo composto di concetti astratti e l’impulso alla libertà, che perciò restavano in noi per la vita tra morte e nuova nascita, si è inserito nella vita terrena nel corso dell’evoluzione dell’umanità.

Fa parte dei misteri dell’esistenza, che il soprasensibile continui a inserirsi nel sensibile.

 

Quella che oggi è diffusa nella vita terrena, la facoltà dell’astrazione e della libertà, presso l’umanità più antica era posseduta soltanto dopo la morte, durante la visione retrospettiva, mentre oggi, durante la vita terrena tra nascita e morte, abbiamo la razionalità, l’intellettualità e la libertà, e perciò uno sguardo retrospettivo solo in immagini dopo la morte. Così le cose si interpenetrano a vicenda: l’elemento soprasensibile concreto si introduce di continuo in quello sensibile.

Da ciò si può desumere come l’Antroposofia derivi i fatti di cui parla puramente dall’osservazione obiettiva dello Spirito, senza che nulla di arbitrario e soggettivo fluisca nella trattazione di quei fatti.

Ma quando li abbiamo, non agiscono forse sul nostro sentimento, non agiscono forse sui nostri impulsi volitivi? Possiamo dire che l’Antroposofia sia una semplice teoria? Come suona teorico dire semplicemente che l’uomo attuale è per l’astrazione e la libertà!

 

Saremo invece compenetrati di sentimento artistico e di interiore religiosità quando arriveremo a sapere: ▸ “ciò che in questa vita terrena dà la libertà e la facoltà dell’astrazione a noi uomini di oggi discende dai mondi celesti in quello terrestre, passando per la porta della morte in direzione contraria a quella che seguiamo quando, oltrepassandola, arriviamo nei mondi spirituali”.

 

La nostra libertà e la nostra facoltà di astrazione sono un dono divino disceso nel mondo terrestre da quello soprasensibile. Questo ci fa sentire la nostra condizione umana e ci rende consapevoli non solo del fatto che portiamo in noi un elemento spirituale, ma anche da dove lo riceviamo. Guardiamo alla morte e diciamo: ciò che ne sta al di là era stato conosciuto da una più antica umanità in un modo ben determinato, dopo la morte; adesso è passato al di qua, e ora impariamo a conoscerlo tra la nascita e la morte.

 

Mentre questi elementi celesti, l’intellettualità e la libertà, penetravano nella vita terrena, per l’umanità divenne necessario un altro modo di alzare lo sguardo alla divinità, diverso da prima e reso possibile grazie al mistero del Golgota.

Essendo entrato nella vita terrestre, il Cristo può santificare ciò che vi è penetrato dai mondi soprasensibili e che altrimenti potrebbe indurci all’orgoglio e a ogni sorta di simili deviazioni.

 

Viviamo in un’epoca nella quale dobbiamo riconoscere che quanto di più sacro vi è nel nostro tempo, la facoltà di afferrare concetti puri e la facoltà della libertà, deve essere compenetrato dall’impulso del Cristo.

Il cristianesimo non è compiuto, ed è grande proprio perché i singoli impulsi evolutivi dell’umanità devono essere a poco a poco impregnati dall’impulso del Cristo. L’uomo deve imparare a pensare in modo puro con il Cristo, a essere libero con il Cristo, poiché altrimenti non percepirebbe nella maniera giusta, in rapporto col mondo soprasensibile, ciò che per lui dal mondo soprasensibile è disceso in quello sensibile.

 

A questo punto siamo noi uomini, se guardiamo a noi stessi; e da uomini moderni sappiamo che il soprasensibile è entrato nella vita terrena attraverso la porta della morte nella direzione opposta a quella che seguiamo noi quando la attraversiamo nell’ora della morte. Questo è quel che avviene in noi.

 

Quello che accade nel mondo è che il Cristo, il Sole dello Spirito, è disceso dalle altezze spirituali nel mondo terreno affinché l’elemento umano, che dal soprasensibile è disceso nel sensibile, si trovi con l’elemento cosmico disceso dal soprasensibile nel sensibile per poterci noi congiungere nel giusto modo con lo Spirito del cosmo.

 

• Possiamo infatti stare al mondo rettamente soltanto quando lo Spirito in noi trovi nella maniera giusta lo Spirito fuori di noi. Lo Spirito, che per l’antica umanità viveva al di là della morte, può giustamente venire acquisito dall’attuale umanità nella vita terrena soltanto se l’uomo è nel contempo irraggiato e illuminato dal Cristo che è disceso sulla Terra dai mondi dai quali razionalità, intellettualità e libertà sono discesi nella vita umana tra nascita e morte.

 

 

By | 2019-09-26T08:20:33+02:00 Settembre 21st, 2019|IL MISTERO DI MICHELE|Commenti disabilitati su 06 (b) – LIBERTÀ E INTELLETTUALITÀ