06 – CIÒ CHE DIVIENE E CIÒ CHE PERISCE

Ciò che diviene e ciò che perisce

O.O. 134 – Il mondo dei sensi e il mondo dello spirito – 01.01.1912


 

Sommario: Ciò che diviene e ciò che perisce. Le sette sfere delle piante e il loro centro. L’ambiente circostante lavora intorno all’uomo nel suo complesso. Fine della filosofia come scienza d’idee. Il processo spirituale di espirazione e inspirazione.

 

Si sarà forse potuto rilevare, proprio da queste conferenze, quale essere complicato sia veramente l’uomo, e da quanti lati lo si debba studiare per giungere alla sua essenza. Ora vogliamo soltanto accennare ancora ad un fatto che in certo modo risulta uno dei più importanti dell’evoluzione quando, seguendo l’indagine chiaroveggente, si considera il divenire dell’uomo da tempi molto remoti fino ad oggi, e ciò che per lui si prospetta nell’avvenire di tutto il genere umano.

 

Nel corso di queste conferenze ho fatto osservare che, quando si educa la nostra facoltà di conoscenza, il nostro impulso verso la conoscenza, in modo che l’anima umana, mentre lavora per conquistarsela, assume in sé gli stati che possiamo indicare come ammirazione, venerazione, saggia armonia coi fenomeni del mondo, e devozione di fronte alla vita universale; quando dunque l’anima si appropria questi stati d’animo, la conoscenza può a poco a poco innalzarsi a distinguere in ciò che ci attornia: qui si ha da fare con qualcosa che è in divenire, che raggiungerà soltanto nel futuro la sua perfezione, e dall’altro lato si ha a che fare con qualcosa che gradualmente perisce, si estingue, muore. Nella regione del nascere e morire percepiamo proprio simili cose.

 

Abbiamo appunto accennato in modo speciale al fatto che la laringe umana è veramente un organo dell’avvenire, destinata ad essere in futuro qualcosa di ben diverso da ciò che è attualmente. Oggi essa comunica soltanto al mondo esterno, per mezzo della parola, i nostri stati interiori, mentre in avvenire comunicherà tutto ciò che siamo noi stessi; vale a dire, servirà alla generazione dell’uomo intero, sarà l’organo di riproduzione dell’avvenire. In futuro l’uomo non manifesterà lo stato della sua anima soltanto attraverso la parola con l’aiuto della laringe, ma esprimerà se stesso nel mondo con la laringe; vale a dire che la riproduzione umana sarà legata alla laringe.

 

• Ora, in questo complicato microcosmo, nel complicato piccolo mondo che chiamiamo uomo, per ogni organo che è per così dire al suo stato di germe, e che raggiungerà poi un grado più alto di perfezione, ce n’è un altro che in compenso è in via di diminuire, di perire.

L’organo in decadenza, che corrisponde alla laringe umana, è l’apparato uditivo. Nella stessa misura in cui andrà sempre più diminuendo l’apparato uditivo nell’uomo, fino a scomparire, la laringe diventerà sempre più perfetta, diventerà un organo sempre più importante.

Possiamo misurare tutta la grandezza di questo fatto soltanto se, con l’aiuto della cronaca dell’akasha, guardiamo indietro ad un lontano, lontanissimo passato degli uomini, e poi, da quel che ivi possiamo indagare, ci mettiamo in grado di formarci una rappresentazione di ciò che una volta fu veramente l’apparato uditivo: l’orecchio.

 

Ci dà grandissimo lume, per la conoscenza dell’essere umano, seguire nel passato appunto a ritroso l’evoluzione dell’orecchio, poiché, nel suo stato attuale, l’apparato uditivo dell’uomo non è più veramente che un’ombra di quello che fu. Oggi esso ode solo i suoni del piano fisico oppure le parole che si esprimono in suoni.

In certo modo, è un ultimo residuo di ciò che una volta fluiva nell’uomo per mezzo dell’udito; solo un ultimo resto, poiché un tempo, attraverso questo apparato, penetravano i poderosi movimenti dell’universo intero.

 

• E come oggi, per mezzo dell’orecchio, sentiamo soltanto musica terrestre,

così nei tempi antichi penetrava nell’uomo la musica cosmica, la musica delle sfere.

• Come oggi rivestiamo le parole di suoni,

così una volta, con la musica delle sfere, si rivestiva la parola divina,

quella che il Vangelo di Giovanni annuncia come la parola cosmica, il Logos.

• Dal mondo spirituale, in tutto ciò che nel senso antico può venire indicato quale udito,

come ora fluisce soltanto la parola umana e la musica terrena,

fluiva allora la musica celeste, la musica delle sfere;

essa conteneva ciò che gli spiriti divini pronunciavano.

• Come oggi l’uomo, per mezzo del suo suono, della sua parola e del suo canto, costringe l’aria in date forme,

così le parole divine e la musica divina producevano delle forme.

 

La più preziosa di queste forme ci si può presentare davanti all’anima nel modo seguente: se oggi si pronuncia una parola o anche solo una vocale, diciamo per esempio la A, attraverso questa A si produce nell’aria la possibilità che vi si crei una forma.

Così dalla parola cosmica penetrava nel mondo la forma, e la più preziosa di tali forme è l’uomo stesso.

 

L’uomo stesso, nel suo stato originario, fu generato

in quanto venne pronunciato dalla parola divina. Gli Dei parlarono!

Come oggi l’aria si costituisce in forme, per opera della parola umana,

così il nostro mondo prese le sue forme attraverso la parola degli Dei.

E l’uomo è la più preziosa di tali forme.

 

Allora, certo, l’organo dell’udito era molto più complicato; oggi è rattrappito, perché quello che abbiamo oggi come organo uditivo esteriore, e che penetra nel cervello soltanto fino a una certa profondità, si allargava dall’esterno verso l’interno in tutta l’entità umana. Dovunque, nell’interno dell’entità umana, si allargavano le ondate con le quali la parola divina pronunciava l’uomo nel mondo.

Come l’uomo, quando ancora veniva generato spiritualmente, veniva generato attraverso l’organo dell’udito; così in avvenire, quando sarà nuovamente asceso, l’uomo avrà un orecchio del tutto rattrappito, del tutto rudimentale. Il senso dell’orecchio sarà totalmente sorpassato; l’orecchio si trova in una fase discendente.

 

In cambio però si svilupperà a più alto splendore e a più alta perfezione

quella che oggi è soltanto in germe: la laringe.

• Essa, nella sua perfezione, pronuncerà

ciò che l’uomo potrà generare al mondo quale ripetizione del suo proprio essere,

così come gli Dei hanno pronunciato sulla terra l’uomo, quale loro creatura.

Così, in certo modo, il corso del mondo si inverte.

 

L’uomo intero, quale abbiamo potuto contemplarlo e quale sta davanti a noi, è appunto il prodotto di un’evoluzione discendente; se osserviamo un organo come quello dell’orecchio, dobbiamo dire che esso, arrivato fino ad una condensazione interiore dell’elemento osseo nei così detti ossicini, è per così dire nell’ultimo stadio di un’evoluzione discendente. Il senso, come tale, va scomparendo, mentre l’uomo si sviluppa verso il mondo della spiritualità, e i suoi organi ascendenti sono i ponti che lo portano alla spiritualità.

 

In tale nesso sta il mondo dei sensi col mondo dello spirito:

• il mondo dei sensi ci viene segnalato da organi in via di deperimento,

• il mondo dello spirito da organi ascendenti.

Così è in tutto il mondo, in quanto esso ci è dato.

 

In certo modo possiamo seguire il nascere e il morire in tutto il mondo, ed è istruttivo applicare l’idea che ci è data intorno al divenire e al perire, è importante applicarla al resto del mondo.

Così per esempio nel mondo del minerale ci è, dato qualcosa che in certo modo si trova anch’esso in un’evoluzione ascendente, e che ora è allo stato di germe.

È il mercurio.

 

Il mercurio è un metallo che passerà attraverso trasformazioni, ma trasformazioni verso un perfezionamento. Il mercurio, come metallo, non ha ancora polverizzato tutte le forze che ogni sostanza ha nello spirituale, prima di diventare sostanza. In avvenire potrà ancora trarre elementi essenziali dalla sua spiritualità ed assumere altre forme; in certo qual modo, nel mondo dei minerali, il mercurio corrisponde così alla laringe umana, ed anche al polmone, all’organo di cui la laringe è l’appendice.

Invece altri metalli, come ad esempio il rame, si trovano in una specie di evoluzione discendente. In avvenire il fenomeno si mostrerà nel senso che il rame non avrà più forze spirituali interiori da poter estrinsecare, ma dovrà sempre più soltanto frantumarsi, disgregarsi, diventare polvere cosmica.

 

Nessi di questo genere qui citati solo per esempio, verranno studiati sempre più da ora in poi. Nel nascere e morire verranno studiate sempre più le affinità fra i singoli regni della natura; così ad esempio, non solo per mezzo di prove, ma per mezzo della conoscenza immaginativa, si potrà constatare una data parentela tra sostanze metalliche e certi organi del corpo umano; da questo risulterà poi che tali sostanze, la cui attività è già in parte conosciuta dalla comune esperienza esteriore, s’impareranno a conoscere partendo dall’immaginazione, appunto nella loro forza terapeutica, nella loro forza riproduttiva e ristoratrice anche sul corpo fisico umano. In generale, risulteranno nei più svariati modi le affinità che le singole entità hanno tra loro.

Si conoscerà così che nella pianta, tutto ciò che riposa nel seme, che è nella forza del seme, trova nell’uomo un’analogia di tutt’altro genere che non per esempio ciò ch’è contenuto nella radice della pianta.

• Tutto ciò che è contenuto nella radice della pianta corrisponde in certo modo al cervello umano (cfr. lo schema più avanti) e al sistema nervoso che vi si riallaccia.

 

Ciò arriva al punto che, effettivamente, anche il cibarsi di quel ch’è contenuto nelle radici delle piante è in relazione coi processi che si svolgono nel cervello e nel sistema nervoso. In certo modo, se l’uomo vuole che il suo sistema nervoso e il suo cervello, quali strumenti fisici della vita spirituale, subiscano influssi fisici, cercherà così di accogliere in sé, con i cibi, anche le forze che sono contenute nelle radici. In tal caso farà in modo che ciò che ingerisce pensi in lui, compia in lui lavoro spirituale; mentre se tende meno, diciamo, ad assimilare ciò che è essenziale nelle radici, sarà lui stesso, con la sua propria spiritualità, a servirsi del sistema nervoso e del cervello. Si vede da ciò che

 

• il cibarsi molto di radici

toglie all’uomo l’indipendenza rispetto al suo sperimentare animico-spirituale,

perché attraverso di lui lavora un elemento oggettivo esterno,

perché, per così dire, il suo cervello e il suo sistema nervoso si rendono autonomi.

Se dunque l’uomo vuole in misura più elevata essere lui stesso a lavorare in sé,

deve essere parco nel cibarsi di radici.

 

Miei cari amici, questi non vogliono affatto essere consigli dietetici, ma soltanto comunicazioni di fatti naturali. Consiglio anzi espressamente di non seguire senz’altro queste norme. Non tutti gli uomini sono tanto maturi da non aver più bisogno che qualcosa di esterno assuma per loro la facoltà del pensare; può allora accadere molto facilmente che l’uomo non ancora maturo abbastanza per far a meno della vita animica obiettiva, del pensare e del sentire obiettivi, evitando d’ingerire radici vegetali, possa poi cadere in una condizione di sonnolenza, perché il suo animico-spirituale non è ancora abbastanza forte da sviluppare in sé, partendo dallo spirito, le energie che altrimenti vengono appunto sviluppate oggettivamente senza cooperazione dell’elemento animico-spirituale nell’uomo. Così stanno le cose. Ogni dieta è del tutto individuale e del tutto dipendente dal modo in cui l’uomo è sviluppato sotto i più diversi aspetti.

 

Quel che ad esempio è contenuto nelle foglie della pianta è analogamente in relazione coi polmoni e con tutto ciò che appartiene al sistema polmonare. Qui abbiamo già qualcosa che ci indica come possa venir creato una specie di pareggio in un uomo del quale si può dire che il suo sistema respiratorio, a cagione di disposizioni ereditate o di altre circostanze, è mantenuto ad esuberanza dall’interno. Sarebbe bene sconsigliare un uomo siffatto dal cibarsi prevalentemente di ciò che danno le foglie. A chi invece ha bisogno di un rinforzo, nei riguardi del sistema respiratorio e polmonare, è bene consigliare di cibarsi il più possibile di foglie. Queste cose sono poi a loro volta connesse con le forze curative che si trovano fuori nei singoli regni naturali, perché le parti della singola pianta che hanno una determinata affinità con tali organi sono principalmente quelle che contengono le forze curative anche per quelle date sfere e regioni dell’organismo umano. – Le radici delle piante contengono così molte forze curative rispetto al sistema nervoso, e le foglie contengono molte forze curative rispetto al sistema polmonare.

 

I fiori delle piante contengono molte forze curative per ciò che riguarda il sistema dei reni, e i semi delle piante in certo modo per ciò che riguarda il cuore; però solo nel senso che le forze dei semi sono curative per il cuore quando esso, per così dire, oppone troppo forte resistenza alla circolazione del sangue; se invece cede troppo alla circolazione del sangue, allora sono più consigliabili le forze contenute nei frutti, vale a dire nei semi maturati.

 

Radici – Cervello

Foglie – Polmoni

Fiori – Reni

Semi – Cuore

Frutti – Sistema del sangue

 

Questi sono singoli cenni, e risultano quando teniamo conto del fatto che nel momento in cui, partendo dall’uomo, penetriamo nella natura circostante, tutto ciò che in essa ci appare ai sensi e appartiene al mondo dei sensi, non è veramente che la superficie.

Nelle piante dunque, ciò che appartiene al mondo dei sensi è solo la parte superficiale; dietro a quel che della pianta appare all’occhio, al gusto, all’olfatto, stanno le forze animico-spirituali della pianta. Ma queste forze animico-spirituali non sono contenute nella pianta in modo da poter dire che ogni pianta sia animata, come ogni singolo uomo è animato. Non è così. Chi crede che ogni pianta sia animata, cadrebbe nello stesso errore di chi credesse che ogni singolo capello, o il lobo dell’orecchio, o il naso, o un dente dell’uomo fossero animati. L’uomo intero è animato. Noi gettiamo lo sguardo nell’animico dell’uomo soltanto allorché, dalle sue parti, passiamo all’intero. Ma dobbiamo far così per ogni essere.

 

Spiritualmente, per ogni essere

dobbiamo cercar di riconoscere se esso sia una parte oppure, in certo modo, un tutto.

Le piante della terra non sono affatto di per sé un tutto, ma sono parti, organi.

 

Noi parliamo propriamente di una realtà soltanto se parliamo di quel quid al quale le piante appartengono come parti, come organi. Nell’uomo noi vediamo anche fisicamente a che cosa appartengano i suoi denti, i lobi dei suoi orecchi, le sue dita; vediamo fisicamente l’uomo quale organismo complessivo.

 

Per le piante

non vediamo con l’occhio fisico il quid a cui le singole piante appartengono,

non lo percepiamo con un organo fisico,

ma giungiamo dalla parte all’intero se penetriamo direttamente nello spirituale.

In sostanza dobbiamo dire che l’animico del mondo vegetale è tale

che nelle piante ha solo i suoi singoli organi.

 

E veramente son pochi gli esseri su tutta la nostra terra, come pigiati nella terra, i quali hanno come singole loro parti le piante, così come l’uomo porta su di sé i suoi capelli.

 

Volendo, possiamo dire che se andiamo al di là della pianta, in quanto essa appare ai nostri sensi,

arriviamo alle anime di gruppo delle piante; esse stanno alla pianta come l’intero sta alla parte.

• In tutto vi sono sette anime di gruppo che appartengono alla terra come anime vegetali;

e tutte, in certo modo, hanno il centro del loro proprio essere nel centro della terra.

 

Possiamo dunque rappresentarci la terra non solamente come globo fisico,

ma compenetrata di sette sfere, più o meno grandi,

che hanno tutte un proprio centro spirituale nel centro della terra.

Questi esseri spirituali spingono le piante a germogliare dalla terra.

 

La radice cresce verso il centro della terra, perché in realtà vorrebbe raggiungerlo,

ed è solo trattenuta dalla restante materia terrestre.

• Ogni radice vegetale ha la tendenza ad arrivare fino al centro della terra,

dove è il centro dell’essere spirituale al quale la pianta appartiene.

• Vediamo dunque che abbiamo qualcosa di straordinariamente importante nel principio

che sempre dobbiamo arrivare all’intero,

e che per ogni essere dobbiamo osservare se è parte o intero.

 

Oggi alcuni scienziati considerano sì le piante come animate, ma considerano come animate le singole piante. Ciò non ha maggior senso di quanto ne avrebbe se si dicesse che un dente è un uomo; le due asserzioni stanno allo stesso livello spirituale.

Parecchie opere di cui oggi molti pensano che abbiano carattere antroposofico, perché considerano le piante come animate, per l’avvenire non saranno altro che « carta straccia» scientifica.

 

Il cercare nelle piante anime individuali equivarrebbe

a strappare un dente a un uomo, e cercarvi l’anima umana.

Non dobbiamo cercare l’anima vegetale nella singola pianta,

ma trovare il suo elemento più importante nel centro della terra,

verso il quale si affonda la radice

come forza che tende verso la parte più spirituale dell’esistenza vegetale.

 

Se ora osserviamo il regno vegetale dal punto di vista della concezione odierna della natura, ci verrà incontro qualcosa che in certo modo potrà farci accostare alla porta della verità, almeno quanto vi si accosta Mefistofele là dove conduce Faust verso il regno delle madri; fino alla porta più esterna, non dentro il regno delle madri.

 

Come Mefistofele non può discendere con Faust dentro il regno delle madri,

così la scienza naturale, odierna non può penetrare nello spirituale.

 

Ma come in certo modo Mefistofele ne dà la chiave, così la scienza naturale ne dà pure la chiave; ma non vuol entrare da sé, come nemmeno Mefistofele vuol entrare lui stesso nel regno delle madri. Così, in certo modo, la scienza naturale ci dà oggi dei punti d’appoggio i quali poi, per chi riconosce le cose come le abbiamo caratterizzate in queste conferenze, possono portare la conoscenza fino alle porte della verità.

 

L’odierna scienza naturale, essendosi lasciata stimolare da Darwin a derivare un importante principio scientifico semplicemente dal mondo dei sensi, parla della cosiddetta lotta per l’esistenza. Chi, volgendo lo sguardo soltanto a ciò che a tutta prima il mondo esteriore dei sensi ci mostra, non scorgerebbe ovunque la lotta per l’esistenza? Essa veramente ci viene incontro da ogni parte! Basta osservare come innumerevoli germi di animali marini vengano deposti nel mare o sulla riva del mare, come moltissimi di essi vengano distrutti, così che solo una minima parte riesce ad evolversi ad animale perfetto; sono davvero pochi i germi che diventano veramente animali, di fronte al gran numero di quelli che vengono distrutti. Già qui comincia, per così dire, un’apparente terribile lotta per l’esistenza.

 

Se si guardasse puramente al mondo dei sensi, si potrebbe lamentare che, nella lotta per l’esistenza, milioni e milioni di germi vanno distrutti, che così pochi ne sopravvivono! Ma questo è solo un lato del pensiero. Si può considerarlo anche da un altro lato. Ci si potrebbe lamentare della lotta per l’esistenza anche nel modo seguente: si volga lo sguardo ad un campo di grano dove crescono tante e tante spighe, con tanti e tanti chicchi, e ci si chieda quanti dei chicchi contenuti nelle spighe vadano in qualche modo perduti, per la loro vera e propria meta, e come pochi vengano affondati nella terra, per diventare di nuovo ciò che erano stati prima. Noi dunque spaziamo con lo sguardo sopra un campo di spighe che germoglia e cresce in rigogliosa fecondità, e diciamo : « Quanto di ciò che qui germoglia e cresce, perirà senz’aver raggiunto il suo scopo! E come poco ne verrà immerso nella terra in modo che ne sorgano nuove piante della stessa specie! ». Avviene qui, sebbene un poco in un altro campo, lo stesso che per gli animali marini, dei quali pure solo pochi germi giungono a svilupparsi.

 

Ma ora vorrei chiedere che cosa accadrebbe degli uomini, i quali devono pur mangiare qualche cosa, se tutti i chicchi di grano dovessero di nuovo essere immersi nella terra. Supponiamo (teoricamente si può supporre tutto quel che si vuole) che tutti i chicchi potessero di nuovo esser portati a germogliare: che cosa avverrebbe allora a tutti gli esseri che devono alimentarsi di grano? Qui arriviamo a qualcosa di molto singolare; giungiamo a sentirci scossi in una fede che potrebbe sembrar giustificata osservando il mondo dei sensi. Guardando per esempio un campo di grano dal punto di vista dell’esistenza puramente sensibile, potrebbe sembrarci giustificato che ogni singolo chicco dovesse diventare una pianta intera. Ma questo punto di vista è forse falso. Forse, nell’insieme dei rapporti fra le cose del mondo, non è detto che si pensi giusto con l’attribuire ad ogni granello o seme lo scopo di diventare a sua volta una pianta intera; forse, le cose stanno altrimenti, e nulla giustifica l’affermazione che abbiano mancato al loro scopo universale quei grani che servono di nutrimento ad altri esseri, precisamente come nulla ci costringe a dire che hanno mancato al loro scopo quei germi dei pesci che a loro volta non diventano pesci.

 

È veramente soltanto un pregiudizio umano che ogni seme debba a sua volta diventare un essere uguale all’essere generatore; possiamo infatti commisurare il compito, dei singoli esseri soltanto se indirizziamo di nuovo il nostro sguardo al tutto. E sebbene i milioni e milioni di germi che ogni anno vengono distrutti nel mare non diventino pesci, servono però ad alimentare altri esseri che per il momento sfuggono allo sguardo dell’uomo; si sacrificano per altre entità. In realtà, le sostanze spirituali che nei germi marini lottano per l’esistenza, e che apparentemente soggiacciono alla distruzione, “non si lamentano di non raggiungere la loro meta, di servire di nutrimento ad altri esseri, e di venire accolti dall’essenza di quegli altri esseri. L’uomo, che col suo intelletto sta al di fuori, crede che abbia significato soltanto ciò che per così dire tende alla mèta che egli, coi propri sensi, considera come la mèta definitiva. Ma uno sguardo spassionato, rivolto alla natura, vede in ogni stadio di ogni essere qualcosa di perfetto; di una perfezione che non risiede soltanto in ciò che un essere diviene, bensì in ciò che è.

Questi sono pensieri ricavati dall’occultismo, essi devono venir suscitati in noi.

 

• Se ora si distoglie lo sguardo dal mondo esterno per rivolgerlo all’anima nostra, si percepisce che in essa vi è una gran copia di pensieri che continuamente vi affluiscono, che continuamente vi si accendono; però solo pochi di tali pensieri vengono afferrati chiaramente, solo pochi diventano una parte cosciente dell’anima umana.

Si provi a percorrere la strada d’una città e pensare a quante impressioni giungono attraverso i sensi nella nostra anima, a quanto poco noi le osserviamo in modo che esse diventino una parte costitutiva durevole della nostra vita animica.

 

Accogliamo continuamente delle impressioni,

e la massa di queste impressioni sta a ciò che rimane poi un possesso durevole, cosciente, della nostra anima,

precisamente come la grande massa dei germi dei pesci che nascono annualmente nel mare

sta al numero di quelli che diventano veri pesci adulti.

 

Anche nella vita animica interiore si deve continuamente compiere questo processo in base al quale,

sul terreno di un campo molto vasto, assai poco giunge a pieno sviluppo.

 

Se l’uomo arriva a scoprire anche un poco da quale fluttuante oceano di immagini della fantasia e di rappresentazioni egli emerga quando si sveglia dal sonno, quando il sogno mostra ancora un’ultima traccia della vita infinitamente ricca che l’uomo conduce durante il sonno, egli si accorgerà pure che c’è un significato nel fatto che egli accolga in sé tante impressioni che non giungono a chiara coscienza;

ciò che giunge a chiara coscienza è infatti perduto per il lavoro interiore dell’uomo, non lavora più intorno al sistema degli organi dei sensi, al sistema ghiandolare, al sistema digestivo, al sistema dei nervi, dei muscoli, delle ossa, e così via.

Ciò che diviene cosciente nell’anima, ciò che l’uomo odierno porta in sé come cosciente interiore contenuto dell’anima non opera più, si distingue appunto per il fatto di essere strappato dal terreno materno dell’uomo complessivo, e appunto perciò giunge alla coscienza dell’uomo.

Opera invece sul complesso dell’uomo ciò che sta a queste rappresentazioni coscienti come i molti germi stanno ai pochi che diventano pesci; vale a dire, il numero immenso delle impressioni esteriori che entrano in noi senza giungere alla coscienza.

 

Sull’uomo complessivo opera dunque continuamente ciò che vive nel suo ambiente.

Anche il sogno può istruire sul fatto che effettivamente non penetra nell’anima soltanto ciò che continua a vivere come rappresentazione cosciente, ma che vi penetrano anche altre impressioni. Basta porre attenzione ai mille fatti che si incontrano nella vita.

In sogno ci si trova in una qualsiasi situazione: ad esempio di fronte ad un uomo che parla con un altro, e si è presenti come terzi; si sogna in modo preciso il viso dell’uomo in questione ed altro ancora. Ci si chiede da dove venga quel sogno. Esso dà l’impressione che si tratti di persone conosciute nel mondo fisico; è quindi sollecitato dal piano fisico, ma da dove viene il sogno? Non si è né vista né sentita una simile condizione. Se però si cerca, si cerca a fondo, si scopre che un paio di giorni prima si è stati davvero di fronte a quell’uomo in uno scompartimento ferroviario, solo che in quel momento il fatto ci è passato inosservato; esso però è non di meno penetrato e vive in noi. Se non si sanno queste cose, dipende unicamente da imprecisione dell’osservazione.

Naturalmente, le impressioni più importanti che operano sull’anima non sono le rappresentazioni che così ci pone dinanzi il sogno, ma tutt’altre. Si pensi che quello che ieri ho esposto è veramente avvenuto sempre nell’evoluzione dell’umanità.

 

L’uomo ha continuamente prodotto immaginazioni per mezzo del suo sistema osseo;

ha continuamente mandato nel mondo ispirazioni per mezzo del suo sistema muscolare;

e continuamente intuizioni per mezzo del suo sistema nervoso.

Tutto ciò è nel mondo.

In seguito l’uomo deve ritirare quel che è cattivo e compensarlo attraverso il suo destino.

Ma tutta la parte buona costruisce fuori di lui, conforma le cose, e continuamente circonda l’uomo.

 

• Effettivamente tutto ciò che l’uomo ha estrinsecato, solo dalla catastrofe atlantica in poi, tutte le immaginazioni, ispirazioni, intuizioni che ha date al mondo terreno, esiste e fa parte del nostro ambiente. Tutto ciò che in tal modo è stato prodotto, in quanto è stato buono, non occorre venga ritirato dai singoli uomini nel corso del loro karma; ma ciò che per secoli e secoli, nelle epoche susseguentesi, essi hanno estrinsecato così e mandato fuori nell’atmosfera spirituale terrena, esiste veramente, per gli uomini che vivono ora, come esiste l’aria per l’uomo fisico.

• Come l’uomo respira l’aria fisica, come dunque l’aria del suo ambiente penetra nel suo interno fisico, così penetrano nell’uomo le cose che si sono venute sviluppando, quali immaginazioni, ispirazioni, intuizioni, e col suo animico-spirituale l’uomo prende parte a tutto ciò.

È importante che l’uomo si ponga di fronte a tutto ciò che egli stesso ha comunicato così alla terra nelle epoche precedenti della sua esistenza terrena, con un senso di profonda realtà, non senza sentire l’affinità che ha con queste cose.

 

Ma l’affinità con ciò che ha incorporato nella terra come contenuto spirituale,

egli può solo acquistarla

se a poco a poco acquista la facoltà di accogliere queste cose nella sua anima.

 

Ma come avviene ciò?

• Se si penetra nel senso spirituale dell’evoluzione della terra,

ci si mostra che nei tempi in cui gli uomini dell’epoca post-atlantica

possedevano ancora qualcosa dell’antica chiaroveggenza,

furono comunicate all’atmosfera spirituale della terra, in un senso molto vasto e universale,

immaginazioni, ispirazioni e intuizioni.

• Quella fu, per eccellenza, l’epoca dell’emanazione di queste sostanze spirituali.

 

Dal quarto periodo postatlantico in poi, ma specialmente dall’epoca nostra in avanti,

ne emaniamo sempre e sempre meno,

mentre sempre più siamo tenuti ad accogliere in noi l’antico come qualcosa di affine a noi,

e a riassorbire in noi ciò che prima era stato emanato.

 

In altre parole: tocca all’uomo contrapporre a un precedente processo di espirazione spirituale,

un processo spirituale di inspirazione.

L’uomo deve diventare sempre più sensibile e ricettivo per la spiritualità che esiste nel mondo.

 

Ciò non era ancora tanto necessario nei tempi antichi, perché allora si era in grado di emanare la spiritualità dal proprio interno, si aveva un fondo di riserva.

• Ma a partire dal quarto periodo postatlantico in poi questo fondo di riserva si è esaurito al punto che in avvenire, in certo modo, non potrà più venir estrinsecato se non ciò che prima era stato aspirato, assorbito.

E perché l’uomo possa orientarsi con comprensione in questa nuova missione della sua vita terrena, sorge appunto la scienza dello spirito o antroposofia; agli uomini che già oggi si sentono orientati verso di essa, essa piace non già perché, in mezzo a tante altre ubbie, dovesse una volta coltivarsi nel mondo anche l’ubbia della scienza dello spirito, ma perché essa è nel modo più intimo connessa con tutta l’evoluzione terrestre, è connessa col fatto che tocca veramente all’uomo di sviluppare a poco a poco una comprensione per l’elemento spirituale che vive intorno a lui.

 

Gli uomini che dall’epoca nostra in poi

non svilupperanno una comprensione per lo spirito che sta dietro al sensibile,

per il mondo dello spirito che sta dietro al mondo dei sensi,

somiglieranno a coloro che nel corpo fisico hanno talmente guastato il loro sistema respiratorio

che non possono trovar aria per respirare e hanno difficoltà di respiro.

 

Oggi ancora gli uomini possono alimentarsi di concetti antichi, perché esiste ancora, in concetti, un certo, patrimonio ereditario di antichissima sapienza umana. Ma chi osserva con occhi spirituali l’evoluzione dell’umanità negli ultimi tempi, scorgerà che, sebbene nel mondo materiale esteriore si accumulino le scoperte e le invenzioni, il contenuto spirituale è notevolmente andato incontro al suo esaurimento.

Sempre meno germogliano per l’umanità nuovi concetti, nuove idee.

 

Soltanto a coloro che ignorano le idee antiche, che sempre riscoprono per sé l’antico, e dunque in certo modo restano per tutta la vita alquanto immaturi, soltanto a costoro accade di credere oggi di poter maturare nuove idee come tali. No, il mondo delle idee intellettuali astratte si è esaurito. Non germogliano più nuove idee.

 

Con Talete è cominciato, per il pensiero occidentale, il sorgere di idee intellettuali.

Oggi siamo in certo modo alla fine, e la filosofia come tale, come scienza d’idee, è giunta al suo termine.

L’uomo deve imparare ad elevarsi a ciò che sta al di là delle idee e dei pensieri,

i quali pure appartengono soltanto al piano fisico, a ciò che sta al di là di questo mondo delle idee;

egli si eleverà alle immaginazioni che diverranno di nuovo qualcosa di reale per lui.

Allora avverrà una nuova fecondazione per lo spirituale dell’umanità.

Per questo nella scienza dello spirito ci fluiscono immaginazioni per importanti processi cosmici.

 

Si osservi come la descrizione di Saturno, del Sole, della Luna si distingua da altre cose, come sia diversa dai concetti astratti dell’altra scienza! Tutto ciò deve esser dato immaginativamente, perché non è immediatamente realizzabile nel mondo sensibile esteriore. Dell’antico Saturno diciamo che esso ha uno stato di solo calore. Questo è un assurdo per il mondo odierno dei sensi, perché una sostanza di mero calore non si trova in nessun luogo, per il mondo dei sensi. Ma ciò che è assurdo per il mondo dei sensi è verità per il mondo dello spirito, e penetrare con la propria esperienza nel mondo dello spirito è ciò che direttamente toccherà all’uomo nel prossimo avvenire.

 

Infatti, coloro che non sapranno risolversi a respirare l’aria dello spirito,

alla quale l’anima umana dev’esser resa ricettiva per mezzo della scienza dello spirito,

di una scienza cioè che va al di là dei soli sensi;

coloro che non vorranno aprirsi alla scienza dello spirito andranno veramente incontro

ad una condizione che può essere chiamata asma spirituale,

e che in certo modo per molti si vede già avvicinarsi,

insieme ad un esaurimento spirituale che conduce poi ad una consunzione, ad una tisi spirituale.

Tale sarebbe sulla terra la sorte degli uomini che volessero arrestarsi soltanto al mondo dei sensi:

morrebbero di tisi spirituale.

 

In avvenire la civiltà si svilupperà così:

vi saranno uomini pieni di sensibilità e di interesse dell’anima e del cuore per il mondo spirituale,

per ciò che viene dato anzitutto come scienza dello spirito,

ma che allora sorgerà spontaneamente nelle anime umane

come il mondo dell’immaginazione, dell’ispirazione e dell’intuizione.

• Una parte dell’umanità sarà tale da aver comprensione e devozione per il mondo dello spirito;

saranno questi gli uomini che adempiranno il compito assegnato per ora alla terra.

 

Altri uomini si fermeranno forse al mondo dei sensi,

non vorranno avanzare al di là del mondo dei sensi e delle mere ombre di esso

che possono venir date nei concetti filosofici, nella scienza esteriore.

Questi ultimi andranno incontro all’asma spirituale e alla consunzione, ad una malattia spirituale;

si inaridiranno nell’àmbito dell’esistenza terrena

e non raggiungeranno ciò che è posto come mèta all’evoluzione terrena.

 

Ma l’evoluzione ha da svolgersi in modo che ciascuno interroghi la propria anima: «Quale via scegli?».

In avvenire gli uomini andranno, per così dire, a destra o a sinistra:

• da una parte coloro per i quali sarà verità il solo mondo dei sensi,

• coloro per i quali sarà verità il mondo dello spirito.

E poiché i sensi, come l’orecchio dell’uomo, vanno scomparendo,

poiché l’uomo, alla fine della terra, avrà perduto tutti i sensi terreni,

ci si può fare una rappresentazione di come realisticamente

sia da comprendersi la consunzione, la tisi di cui abbiamo parlato.

 

• Se ci fondiamo sopra il mondo dei sensi, ci fondiamo su qualcosa

che abbandonerà l’uomo nel futuro dell’evoluzione terrestre.

• Se penetriamo fino al mondo dello spirito, ci evolviamo verso ciò

che sempre più si accosterà all’uomo nel futuro dell’evoluzione terrestre.

 

Volendo servirci di un simbolo, diciamo che verrà un giorno in cui l’uomo potrà trovarsi alla fine dell’evoluzione terrestre e dire come Faust, dopo aver perduto esteriormente la vista (e l’uomo non solo sarà esteriormente cieco, ma esteriormente sordo, esteriormente privo d’olfatto, esteriormente privo di gusto): «Eppure nell’interno risplende chiara luce», eppure nell’interno risuonano stupende note umane e una stupenda parola umana! Così potrà dire l’uomo che si sarà rivolto al mondo dello spirito.

Chi invece volesse fermarsi al mondo dei sensi, sarebbe un Faust che, dopo essere esteriormente divenuto cieco, si dicesse: «All’esterno sei divenuto cieco, e nell’interno nessuna luce spirituale ti illumina; solo la tenebra ti accoglie».

 

L’umanità avrà da scegliere tra queste due nature faustiane, riguardo all’avvenire terrestre.

Nel primo caso Faust si sarebbe rivolto al mondo dello spirito, nell’altro si sarebbe invece rivolto al mondo dei sensi, e così facendo sarebbe diventato affine a ciò che l’uomo deve sentire come il nulla, a ciò che lo deruba di tutto il suo essere.

Così appare, per la vita immediata dell’uomo, ciò che noi vogliamo portar giù da altezze occulte.

 

Io credo che possiamo risparmiarci di riassumere in parole le massime morali e gli impulsi volitivi che possono sorgere, per gli uomini del presente, da una reale comprensione della scienza occulta, perché

dalla sapienza giustamente compresa nascerà nei cuori umani la virtù giustamente compresa.

 

Lavoriamo dunque per conquistare una reale comprensione del mondo,

cerchiamo la saggezza,

e non potrà mancare che, come figlio della saggezza, nasca l’amore.

 

Questo doveva venir detto nelle presenti conferenze.

 

 

By | 2019-01-21T18:50:34+01:00 Gennaio 20th, 2019|IL MONDO DEI SENSI E IL MONDO DELLO SPIRITO|Commenti disabilitati su 06 – CIÒ CHE DIVIENE E CIÒ CHE PERISCE