/////06 – IL GRANDE PERIODO SOLARE – SESTA EPOCA (35-42/ANIMA COSCIENTE)

06 – IL GRANDE PERIODO SOLARE – SESTA EPOCA (35-42/ANIMA COSCIENTE)

Il grande periodo solare – Sesta epoca (35-42/anima cosciente)

Rudolf Steiner e la Fondazione dei Nuovi Misteri


 

Rudolf Steiner entra ora nel terzo settennio del periodo solare della sua vita, nell’epoca in cui il singolo uomo raggiunge il grado della quinta epoca di cultura postatlantica; è essenziale per questo periodo di cultura che in esso le gerarchie spirituali si ritirino, affinchè l’umanità, abbandonata dagli dei, acquisti la libertà, onde conquistarsi combattendo, per volontà propria, la via del ritorno nel mondo spirituale, vera patria dell’uomo.

Anche Rudolf Steiner percorre questo processo in quell’epoca: egli sperimenta come le potenze spirituali che lo avevano guidato fino a quel punto e lo avevano assistito illuminandogli la strada, è come se si ritirassero, tanto che lui, nella più completa solitudine spirituale, deve trovare da sè la via da percorrere, col solo ausilio della sua propria luce interiore e deve realizzare, in piena libertà interiore, ciò che l’umanità otterrà solo in un futuro vicino o lontano, il nuovo collegamento con il mondo spirituale mediante il principio-io, attraverso la forza-Cristo che opera in lui.

 

«Tutto questo, che era in rapporto col mio mutamento animico, si mostrò connesso anche con un risultato di possibile autosservazione…Sentii che l’elemento ideale che fino allora aveva dominato nella mia vita, in un certo senso si ritraeva, e che al suo posto subentrava l’elemento volitivo… La volontà aumentava nella misura in cui l’elemento ideale diminuiva.»

Sul ritiro delle potenze spirituali che fino a quel momento lo avevano assistito, Rudolf Steiner dice:

«Col rivolgimento animico ora descritto debbo concludere il secondo grande periodo della mia vita; le vie del destino presero ora un significato diverso da prima. Sia a Vienna sia a Weimar i segni esteriori del destino mi avviavano nella stessa direzione nella quale andavano le mie aspirazioni interiori.»32

 

Qui si può venir richiamati al ricordo degli anni di «lontananza da Dio» di Parsifal, il precoce rappresentante della quinta epoca di cultura.

Questo abbandono da parte degli dei, che domina in tale periodo di cultura, rende possibile alle potenze avverse il precipitarsi con speciale violenza sull’umanità, e mentre prima avevano agito sul singolo, cominciano ora a farlo sulla collettività, cioè nell’ambito sociale. Qui esse tentano di agire contro la forza-Cristo in misura più forte, contrastandone la guida su l’uomo che entra nell’epoca della libertà. Con ciò quel periodo della vita di Rudolf Steiner che aveva già, a suo tempo, vinto nel proprio intimo Lucifero e Arimane, portò a un nuovo incontro nell’ambito sociale, nel quale essi avevano già introdotto dei processi distruttivi.

 

Egli deve sperimentare interiormente quello che più tardi rappresentò nel motivo laterale del gruppo ligneo (s’intende il motivo di sinistra, che rappresenta l’azione cooperante delle figure di Lucifero e Arimane, prima dell’intervento dell’impulso-Cristo); attraversando l’abisso dell’essere, egli deve avanzare verso quanto è descritto nel motivo centrale, nel quale ci appare il Rappresentante cosmico dell’umanità. Entrando nella vita sociale moderna, il Cristo annienta gli sforzi congiunti di Lucifero e Arimane, i quali, in conseguenza della loro unilateralità, patiranno il tragico destino che essi stessi si sono preparati nel cosmo: Lucifero precipita se stesso nell’abisso, e Arimane avvince se stesso con i ceppi fatti di raggi solari induriti.

 

Questa nuova epoca della vita di Rudolf Steiner inizia esteriormente con il suo trasferimento a Berlino, dove diventa il redattore del giornale «Magazin fur Literatur» (Rivista letteraria), che egli acquista nel 1897.

«”Ammutolire” non volevo: anzi, volevo dir tutto quello che era possibile dire.»

Queste furono le ragioni per l’acquisto del giornale, in altre parole:

▸ «Era nell’ordine delle cose che intorno alla tendenza da me inaugurata nel “Magazin” si raccogliesse lentamente una cerchia di lettori… Volevo dare alle tendenze letterarie della gioventù un sostrato spirituale, ciò che stava effettivamente nelle vivaci relazioni con i più promettenti rappresentanti di quelle tendenze.»34

 

Attraverso questo giornale, Rudolf Steiner si tuffa subito nella più intensa vita sociale del tempo; egli stringe rapporti personali con un gran numero di persone rappresentative delle più varie correnti, spirituali e no. Nel suo giornale egli si apre a quasi tutte le attuali tendenze spirituali, culturali, storiche, sociali, politiche, artistiche e scientifiche: è impressionante anche solo l’elenco dei titoli degli articoli che egli scrive in quel tempo.

 

Nello stesso tempo si avvia il suo collegamento con la classe lavoratrice di Berlino:

«Divenni docente alla scuola berlinese di istruzione operaia. Insegnavo storia e anche scienze. Il mio metodo storico interamente idealistico e il mio modo didattico guadagnarono presto le simpatie e la comprensione degli operai. La cerchia dei miei uditori si accrebbe, tanto che mi fu chiesto di tenere una conferenza quasi ogni sera»35.

 

Mentre Rudolf Steiner fa la conoscenza pratica delle forze spirituali agenti nell’ambito sociale e delle classi e gruppi che le rappresentano, egli passa per una crisi nel suo itinerario occulto, in quanto, da costante testimone dei retroscena spirituali degli avvenimenti, assiste alla lotta tra le potenze della luce e quelle della tenebra che, in quegli ultimi anni del «periodo oscuro» del Kali Yuga, assurge a una violenza inaudita.

Più tardi egli dirà:

«Riguardando indietro, considero ciò che dissi qualcosa che, di fronte alla maniera di pensare dell’epoca, doveva una volta essere espresso. D’altra parte lo considero come qualcosa per cui ho attraversato la mia più intensa prova spirituale. Ho imparato a conoscere a fondo dove giacciono le forze del nostro tempo che vogliono allontanare dallo spirito, che dissolvono, annientano la cultura. Questa conoscenza ha molto aggiunto alla forza di cui avevo bisogno per operare partendo dallo spirito.»36

 

Come era già avvenuto in precedenza, compaiono davanti a Rudolf Steiner le forze «disgreganti e distruttive» della cultura contemporanea, nel loro duplice aspetto.

Il sembiante di Lucifero emerge tra le immagini della bohème berlinese di allora, che passava la sua vita in poetici sogni di giorno e in bevute notturne, ma anche nelle aspirazioni di persone come J.H. Mackay, un anarchico idealista la cui «idea sociale voleva agire esclusivamente con mezzi spirituali»37 e come Max Stirner, sul cui volto si poteva leggere come la volontà luciferica ardeva di precipitarsi nell’abisso, dalle altezze del suo «egoismo sociale.» A proposito di questi suoi sconquassanti incontri nell’ambiente sociale, Rudolf Steiner dice:

«Il destino aveva dato alle mie esperienze in rapporto a J.H. Mackay e Stirner una direzione per la quale dovetti immergermi anche qui in un mondo di idee che divenne per me una prova spirituale… Allora, nel 1898, la mia anima rischiò d’essere trascinata come in un abisso… la mia vita d’allora era tutto un intimo sommovimento che faceva fluttuare e ondeggiare tutte le forze della mia anima.» 37

 

Ma qualcosa di ancor più violento attende Rudolf Steiner: Arimane, il principe delle tenebre, gli si fa incontro, ma stavolta non più come traviatore sulla via individuale d’iniziazione, bensì come forza cosmica che vuole trascinare l’attuale civiltà nell’abisso del materialismo e della morte spirituale, combattendo le potenze spirituali che operano in senso evolutivo nell’uomo. Davanti al suo sguardo interiore sta in tutta chiarezza, come somma di tutti gli impulsi distruttori, l’unilateralità nella conoscenza del mondo e dell’uomo che Arimane ha provocato nel corso dell’evoluzione umana, e che, dall’ambito della conoscenza è penetrata nell’elemento sociale.

 

«Qui l’unilateralità nella conoscenza non è solamente la causa di un’aberrazione astratta;

ciò che nel mondo umano è errore, qui è un contatto spirituale-vivente con esseri.

Ho parlato di entità arimaniche più tardi, quando ho voluto accennare a queste cose.

Per queste entità è verità assoluta che il mondo debba essere macchina;

esse vivono in un mondo immediatamente confinante col mondo sensibile.

Non sono caduto nemmeno per un istante in balia di questo mondo con le mie proprie idee, nemmeno nell’incosciente;

perchè vigilavo con ogni cura affinchè ogni mia conoscenza si svolgesse esclusivamente

in quello stato di chiara coscienza ch’è illuminata come dal sole.

E tanto più cosciente era anche la mia battaglia interiore contro le potenze demoniache

che dalla conoscenza della natura vogliono far procedere non la visione spirituale,

ma il pensiero meccanico-materialistico.

Chi aspira alla conoscenza spirituale deve sperimentare questi mondi; pensarli solo teoricamente non basta.

In tempeste interiori dovetti salvare allora la mia percezione spirituale,

in tempeste che si svolsero dietro la scena delle mie esperienze esteriori.»38

 

Queste parole dimostrano che la lotta di Rudolf Steiner con le potenze avverse raggiunse una speciale intensità quando egli dovette venirne a capo non solo senza un appoggio esterno, che non avrebbe mai potuto trovare, ma anche senza un appoggio interiore, come quello che fino all’inizio degli anni di Berlino gli era stato accordato.

 

Si trattò ora di completare la sua iniziazione individuale, attraverso l’ultima grande fatica, quella di costruire un ponte indistruttibile tra il mondo della natura e il mondo dello spirito, quel mondo che Arimane vuol trasformare in macchina, e che Lucifero vuol strappare alla Terra per portarlo nel suo proprio regno, sulle ali della fantasticheria e della mistica della vita di sentimento.

 

Adempiere a questo compito e salvare la propria chiaroveggenza nelle mostruose bufere spirituali gli fu possibile solo con l’aiuto di colui che si presenta come il centrale principio onnicomprensivo, in mezzo tra le due potenze distruttive che vogliono trascinare l’umanità nell’abisso, e le vince portandole all’equilibrio.

 

«In quel tempo di prove potevo progredire soltanto se, con la mia visione spirituale,

mi ponevo dinanzi all’anima l’evoluzione del cristianesimo.»

 

Così Rudolf Steiner, attraverso ai più duri conflitti spirituali, si avvicina al punto centrale dell’evoluzione terrena,

alla sorgente primigenia della luce che, dal tempo del Mistero del Golgota, illumina l’evoluzione dell’umanità.

«Dopo che in quel periodo di prova ero stato sottoposto ad aspre lotte dell’anima,

dovetti immergermi io stesso nel cristianesimo, e precisamente nel modo in cui lo spirito stesso ne parla.»

E inoltre:

«Quanto si svolse allora nella mia anima, nella contemplazione del cristianesimo, fu per me una forte prova, che durò da quando mi congedai dal mio lavoro a Weimar fino alla composizione del mio libro “Il cristianesimo quale fatto mistico” (1902). Tali prove sono gli ostacoli che il destino ci pone e che lo sviluppo spirituale ha da superare.»38

 

E Rudolf Steiner superò questi ostacoli! Alla fine del grande periodo solare della sua vita, ottenuta la vittoria spirituale, al termine della lunga via della sua propria iniziazione, egli stette, quale iniziato, di fronte al profondo enigma del Mistero solare, del mistero dell’Io cosmico, quello che forma il ponte tra il mondo dello spirito e il mondo della natura. Egli stette immediatamente dinanzi all’Entità che abbraccia e vivifica la sfera del Sole, la cui azione sul Golgota è il più grande avvenimento dell’intera evoluzione terrena.

Dal germe conoscitivo era germogliato l’incontro spirituale immediato.

 

Rudolf Steiner ne parla nel seguente modo:

«Sul declinare del secolo quel germe si sviluppò sempre più. Poco prima avevo dovuto subire questa prova interiore che ho descritta. Lo sviluppo della mia anima fu dovuto all’essere stato spiritualmente dinanzi al Mistero del Golgota, nella più intima e profonda solennità della conoscenza38

 

Se vogliamo avere un’idea del modo di questo incontro, lo possiamo trovare nel quinto capitolo della «Scienza occulta», ove è descritta la via rosicruciana di iniziazione, il cui punto culminante è l’incontro con il Cristo, che si svolge nella sfera più elevata dell’intuizione.

Vi si legge:

«In tal modo, per virtù della sua intuizione, il discepolo viene iniziato in quel sublime mistero che è connesso al nome del Cristo. Il Cristo gli si rivela come il “grande esempio che l’uomo deve seguire sulla Terra”. Quando il Cristo viene riconosciuto nel mondo spirituale per mezzo dell’intuizione, riesce anche possibile di comprendere ciò che si è svolto storicamente sulla Terra nel quarto periodo postatlantico dell’evoluzione terrestre. Per esperienza propria allora il discepolo arriva a conoscere come a quell’epoca il grande essere solare, l’entità-Cristo, sia intervenuta nell’evoluzione della Terra e come in questa continui da allora in poi ad esercitare la sua azione. Per mezzo dell’intuizione dunque il discepolo riceve la rivelazione del significato e dell’importanza dell’evoluzione terrestre39

 

Da tali parole desumiamo che al discepolo si rivela l’essenza del Mistero del Golgota

e il vero significato del cristianesimo, soltanto quando egli incontra il Cristo stesso nella sfera dell’intuizione.

Quella descrizione è assolutamente analoga alle parole su riportate,

tratte dalla fine del 26° capitolo della sua autobiografia.

 

Possiamo dunque affermare che

l’incontro con il Cristo che Rudolf Steiner ebbe intorno all’anno 189940

si identifica esattamente con quello che egli descrisse più tardi, alla fine del quinto capitolo della «Scienza occulta».

• In quel momento Rudolf Steiner terminò la sua iniziazione cristiano-rosicruciana:

egli sperimentò l’incontro personale con il Cristo nella sfera dell’intuizione.

• Pertanto è raggiunto il terzo e ultimo grado nella via iniziatica rosicruciana, il grado di Maestro,

che riunisce in una sintesi superiore il sentiero esteriore e quello interiore, la corrente dei magi e quella dei pastori,

due impulsi universali che vengono ad espressione nelle due genealogie descritte nei Vangeli di Luca e di Matteo.

 

Sulla via che Rudolf Steiner percorre, si manifesta il Cristo,

che dal Mistero del Golgota in poi si è unito alla Terra e all’umanità, come Spirito della Terra,

che permea e anima intorno a noi il mondo della natura, e nello stesso tempo,

come Persona divina, come vero Io di ogni uomo e dell’intera umanità,

è presente misteriosamente nel santissimo di ogni anima umana.

 

Dobbiamo però considerare più precisamente il collegamento delle due correnti alla via di iniziazione cristiano-rosicruciana; inoltre dobbiamo riferirci al punto di partenza di queste due correnti misteriosofiche, che si trova in epoche antichissime, al tempo delle due linee di emigrazione dall’antica Atlantide: quella nordica sviluppò principalmente la via esteriore, della salita al macrocosmo, mentre quella più a sud sviluppò la via interiore, mediante l’immersione nelle profondità della propria anima. La via nordica era in rapporto con i cosiddetti misteri solari, nei quali il discepolo doveva anzitutto lottare con le potenze avversarie di Arimane, il dèmone solare, ed è quella che trovò la sua più forte espressione nella lotta tra Zoroastro e Angra mainju. Nella seconda via, che era legata piuttosto a misteri lunari, il discepolo doveva lottare con Lucifero, il tentatore interiore dell’umanità che si contrappone a Jahve nella sfera lunare. Come modello di questo conflitto con il tentatore, possiamo considerare la lotta del Budda con Mara, prima della sua illuminazione sotto l’albero di Bodhi.

 

Nel suo ultimo ciclo pasquale, nell’anno 1924, «La festa di pasqua alla luce della storia dei misteri»41 Rudolf Steiner descrive da un punto di vista particolarmente importante, l’essenza esoterica delle due correnti misteriosofiche che egli denomina mistero di autunno e mistero di primavera.

Egli tratteggiò esaurientemente l’essenza dei misteri solari autunnali, considerandoli sull’esempio dei misteri di Adone, che consistevano nella conoscenza di morte e resurrezione ed elevazione dell’anima, dopo la morte, nelle sfere stellari.

 

Perciò in questi misteri si sapeva anche dell’essenza della natura esterna circondante l’uomo, che si sperimentava come immagine fisica del grande mondo del macrocosmo spirituale. Precipuo scopo di tutti i misteri di questa corrente era l’entrata del neofita nella sfera solare, affinchè egli si unisse all’alto spirito solare dominante il regno del sole, con il Cristo. In questi misteri si riconosceva, come ultimo obiettivo dell’intero processo di iniziazione, la riunione con il Cristo cosmico, quale sorgente primordiale della vita eterna macrocosmica e della vera immortalità.

 

Completamente diversa era la via spirituale nei misteri lunari primaverili, nei quali il neofita si immergeva principalmente in se stesso, nelle profondità della sua anima, e su questa via muoveva verso quella parte immortale del proprio essere che non scende mai dai mondi spirituali nell’esistenza terrena attraverso la nascita (o la concezione). Su questa via il neofita giungeva nella sua vita prenatale, soprattutto in quella parte di essa che si svolge nella sfera della Luna, dove l’anima, prima della sua nuova incorporazione terrena, forma il proprio corpo eterico, traendolo dall’intero cosmo planetario, sotto la guida dei maestri lunari di saggezza.

 

Il discepolo dei misteri lunari primaverili sperimentava così con particolare intensità il modo in cui il corpo eterico vien formato dalle forze dell’ambito planetario. Vivendo nelle forze e nei processi della sfera lunare, egli poteva unirsi gradualmente con l’essenza della luce lunare, nel suo aspetto spirituale, e così indossare una veste di luce lunare, ovvero, come dice Rudolf Steiner, egli accoglieva una specie di «corpo lunare» con l’aiuto del quale poteva, dalla sfera della Luna, guardare nella sfera del Sole e così contemplare il Sole spirituale.

 

Come la Luna nel plenilunio è la portatrice della luce solare, così il discepolo, quando raggiungeva la méta di questi misteri, diveniva portatore delle forze solari spirituali, diveniva portatore delle forze del Cristo, diveniva Cristoforo.

 

I discepoli spirituali, sia quelli dei misteri solari che quelli dei misteri lunari, attraverso il riconoscimento dell’elemento esteriore o interiore, giungevano, sia pure per vie diverse, alla stessa meta, alla riunione con il Cristo cosmico nella sfera solare. Ciononostante, sulla Terra, fino al Mistero del Golgota, non fu possibile unificare le due vie; soltanto mediante il suo cammino sacrificale dal Sole alla Terra, il Cristo conferì a tutti gli uomini la possibilità di accogliere, nell’esperienza reale del loro essere, nella sfera terrena, contemporaneamente i frutti di entrambe le correnti misteriosofiche.

 

Tuttavia, a partire dalla riunione del Cristo con la sfera terrena non è più possibile ritrovarlo, all’antico modo, nella sfera solare, e ciò ha delle conseguenze significative per le due suddette correnti misteriosofiche, poiché il fine ultimo di ambedue è divenuto irraggiungibile, in quanto

nè attraverso il trance nè attraverso l’estasi, 

è più possibile, come avveniva anticamente, congiungersi con la sfera cosmica solare,

bensì solamente con il collegamento cosciente con il Cristo nella sfera terrena.

 

Se ciò non avviene, se entrambe le correnti continuassero a realizzarsi separatamente, senza la nuova esperienza del Cristo, diventerebbero subito preda delle potenze avverse: la prima corrente si compenetra di forze arimaniche, coltivate fino al giorno d’oggi soprattutto da confraternite occidentali, le quali, secondo le parole di Rudolf Steiner, sviluppano un tipo di «materialismo occulto» della peggior specie, di cui l’attuale scienza materialistica non è che un debole riflesso, ed è propenso a condurre l’umanità, nel modo più rapido, alla rovina definitiva.

 

La seconda corrente, usurpata da Lucifero, continua a vivere in diverse tendenze mistiche che, particolarmente in Oriente, ma ora anche in Occidente, coltivano il distacco dal corpo mediante il trance o l’estasi, al fine di portare l’uomo a perdere il suo io individuale, e al tempo stesso, mancare il raggiungimento dello scopo dell’evoluzione della Terra.

 

In antitesi a quello di queste due correnti, l’obiettivo principale di tutti i misteri veramente cristiani, e anzitutto quello della scuola esoterica dei Rosacroce autentici, fu sempre la riunione di queste due correnti principali nell’incontro con il Cristo nella sfera terrena.

 

Questa meta della via cristiano-rosicruciana, nella sua forma rinnovata conforme alla nuova epoca di Michele, venne raggiunta da Rudolf Steiner intorno alla svolta del secolo, quando egli, attraverso il suo incontro individuale con il Cristo nella sfera dell’intuizione, ebbe completato la sua preparazione alla realizzazione della sua alta missione tra gli uomini. Ma questo incontro personale con l’essere del Cristo è nel contempo l’apice spirituale della sua evoluzione interiore nel corso del periodo solare della sua vita.

 

Ci è ora necessario dare uno sguardo a

ll’essenza della via di iniziazione ch’egli perfezionò in quel tempo.

 

Abbiamo osservato che il chiaroveggente, quando dal gradino dell’ispirazione guarda a ritroso alle diverse età della sua vita, può penetrare attraverso loro fino all’essenza spirituale delle singole epoche storiche dell’evoluzione dell’umanità e parimenti ai segreti cosmici ad esse collegati. Così l’iniziato che nell’ispirazione guarda al primo settennio della sua vita, può percepire i segreti dell’Atlantide, poiché nell’antica Atlantide si sviluppò anzitutto il corpo fisico umano, con il secondo settennio i segreti della prima cultura postatlantica, e così via. Ne segue che Rudolf Steiner, dopo il compimento del suo sesto settennio, potè guardare a ritroso su tutte le epoche di cultura dell’umanità e potè così rinnovare per la quinta epoca di cultura la saggezza dei secoli passati.

 

Vediamo dunque che Rudolf Steiner realizzò, nel suo vero senso, quello che egli stesso descrisse nella conferenza del 27 settembre 1911 a Neuchàtel42, come iniziazione di Christian Rosenkreuz; il quale nel XIII secolo, venne ispirato da dodici maestri, dei quali sette portavano in sè la sapienza atlantica e cinque quella delle cinque epoche postatlantiche, così Rudolf Steiner percorse di nuovo, ma adesso alla nuova maniera conforme all’attuale epoca di Michele, non più secondo la tradizione degli antichi misteri, bensì sulla pura via interiore meditativa indipendente, la via dell’iniziazione e la realizzò nel nuovo spirito micheliano, attraverso l’incontro soprasensibile con il Cristo.

 

Si può considerare questo importante avvenimento della vita di Rudolf Steiner, che ebbe luogo intorno alla svolta del secolo e in maniera diretta, come uguale all’esperienza di Paolo sulla via di Damasco, che significa, in senso occulto, come l’incontro personale con il Cristo nel mondo spirituale.

 

Questo incontro può avere luogo

sul piano dell’immaginazione come avvenne per Paolo,

• e può svolgersi oggi come incontro con il Cristo eterico;

• può avvenire nella sfera dell’ispirazione, ove il Cristo si manifesta come grande spirito solare

che appare al chiaroveggente nella figura del grande Guardiano della soglia;

• e infine può avvenire nella sfera dell’intuizione

(lo descrive Rudolf Steiner alla fine del quinto capitolo della ‘Scienza occulta”)

dove questo incontro è la vera méta della vita spirituale cristiano-rosicruciana.

In essa si svolse anche l’iniziazione di Christian Rosenkreuz nel XIII secolo.

 

Questo è chiarito dal fatto che i dodici configurarono il processo di iniziazione del tredicesimo in modo che il corpo di questi divenne «del tutto trasparente»; e Rudolf Steiner indica espressamente nella “Scienza occulta’ che solo l’esperienza intuitiva agisce fino entro il corpo fisico dell’uomo43. Conformemente a ciò anche nell’iniziazione di Christian Rosenkreuz l’incontro centrale si compì nella sfera dell’intuizione.

 

In tutto ciò è visibile il progresso che è possibile all’iniziato d’oggi in confronto alle condizioni dell’epoca di Paolo. Infatti l’esperienza del Cristo, che Paolo ebbe nell’immaginazione, anticipò profeticamente il futuro e gli venne donata dall’alto come una «grazia di Dio», ciò che si ricollega, secondo Rudolf Steiner, con il fatto che Paolo diceva di essere un parto prematuro44, una tale esperienza personale del Cristo può condurre, nella via di iniziazione percorsa coscientemente nella nuova epoca di Michele, fino all’incontro con la sua entità cosmica nella sfera dell’intuizione. Sulla differenza nelle possibilità conoscitive delle due epoche nella storia evolutiva dell’umanità, Rudolf Steiner si esprime così:

«Quello che si era aperto a Paolo in un determinato momento della conoscenza del Cristo, può aprirsi all’uomo che approfondisce l’occultismo dei nostri giorni, ad altri campi della conoscenza del Cristo. Perchè se la visione di Paolo viene estesa dal Mistero del Golgota ai suoi tre gradi preparatori [si intende qui i tre sacrifici del Cristo, le tre compenetrazioni, precedenti quella terrena, dell’entità del Gesù natanico, in preparazione al Mistero del Golgota (vedi anche al III capitolo di questo libro) se si estende alla vita del Cristo Gesù quella che fu per Paolo quasi solamente la percezione di Gesù di Nazaret, allora il metodo paolino si diffonde, in certo qual modo, da un unico centro all’intero grande fenomeno della vita del Cristo Gesù. Se in tal maniera potremo, mediante una ricerca occulta piena di abnegazione, metterci in grado di generalizzare il metodo paolino di conoscere il Cristo, si compirà un reale progresso nella conoscenza stessa del Cristo.»45

 

Vediamo che il cosiddetto «metodo paolino» partì da un centro, quello dell’incontro personale con il Cristo nel mondo spirituale, nell’ambito dell’immaginazione, vediamo però che oggi questo metodo può estendersi alla sfera dell’intuizione (ciò che avvenne già, seppure in altre condizioni, durante l’iniziazione di Christian Rosenkreuz nel XIII secolo).

 

Nell’iniziazione contemporanea è quindi possibile un ulteriore sviluppo del «metodo paolino» e la sua applicazione a sempre più ampie sfere di conoscenza dell’essere del Cristo cosmico. Tenendo conto della significativa concordanza che abbiamo constatato tra l’iniziazione di Christian Rosenkreuz e quella di Rudolf Steiner, possiamo esprimere l’ipotési che il misterioso Maestro, che Rudolf Steiner incontrò nella prima gioventù, all’inizio dell’epoca solare della sua vita, fosse Christian Rosenkreuz stesso.

 

Oltre quella della via d’iniziazione, ci sono alcune altre prove indirette comprovanti questa supposizione: così il fatto che il Maestro indicò al discepolo, in rapporto a Fichte, la sapienza (vedi a pag. 36) dalla quale derivò più tardi la “Scienza occulta”, della quale Rudolf Steiner dice che è un frutto della sapienza rosicruciana (vedi la prefazione alla VI edizione). Inoltre, nella conferenza del 27 settembre 1911 a Neuchàtel, dice: ▸«Oggi Christian Rosenkreuz è di nuovo incarnato.»46

 

Nella conferenza seguente dal 28 settembre 1911, egli descrive il modo in cui Christian Rosenkreuz sceglie i suoi discepoli: un uomo si accinge a intraprendere un’azione che può condurlo alla morte, ma nell’ultimo istante Christian Rosenkreuz interviene in modo particolare nel corso degli eventi e salva quell’uomo. Questo fatto può risvegliare nel discepolo il sentimento: senza questo avvenimento sarei morto. Un fatto del genere avvenne anche nella vita di Rudolf Steiner; in proposito scrive Fr. Rittelmeyer: «Più tardi egli mi ha raccontato di esser stato improvvisamente salvato da un “Maestro”, quando stava per fare qualcosa che lo “avrebbe condotto alla morte”.»48 E alla fine della conferenza del 18 dicembre 1912 a Neuchàtel si espresse così:

▸ «Chi è in grado di accostarsi a Christian Rosenkreuz, colmo di ammirata venerazione, guarda a come egli stesso adempì coerentemente alla grande missione impostagli, che gli è stata assegnata quale missione ad un tempo cristiana e rosicruciana, per la nostra epoca.»49

 

Queste parole si possono certo intendere in senso puramente spirituale, ma sono anche una indicazione in merito al rapporto tra Rudolf Steiner e il suo maestro. Friedrich Rittelmeyer scrive che, rispondendo ad una sua domanda, se egli vedesse qualche volta il suo Maestro, Rudolf Steiner abbia risposto: «Non ne ho bisogno.» E Rittelmeyer osserva: «Egli sentiva sicuramente di poter in ogni momento stabilire un contatto spirituale, anche senza presenza esteriore.» Queste parole di Rittelmeyer, scritte dopo una conversazione personale, vanno d’accordo con la dichiarazione di Rudolf Steiner nella conferenza del 24 agosto 1914:

«Quando le attuali guide dell’umanità se ne vanno in giro per il mondo nella loro veste umana, non sono riconosciute dal mondo exoterico; e se, sul terreno della scienza dello spirito, parliamo dei Maestri della saggezza e dell’armonia dei sentimenti, la gente si meraviglierebbe dell’umana semplicità con la quale si presentano appunto tali Maestri della saggezza e dell’armonia dei sentimenti: essi stanno nel piano fisico, ma gli insegnamenti più importanti non li comunicano sul piano fisico, bensì sul piano spirituale. E chi vuole ascoltarli per riceverne gli insegnamenti, deve ottenere l’accesso a loro non solo come corpi fisici carnali, bensì come figure spirituali.» 51

 

Il rapporto spirituale che, secondo queste parole, si stabilì una prima volta tra Rudolf Steiner e Christian Rosenkreuz, continuò a sussistere negli anni seguenti, acquistando tuttavia un carattere sempre più profondo e più ampio, in corrispondenza alle ulteriori tappe del corso della vita di Rudolf Steiner stesso.52

 

Ricapitolando, l’incontro personale con il Cristo che Rudolf Steiner ebbe alla svolta del secolo, rassomiglia, in senso strettamente occulto, all’esperienza di Paolo davanti a Damasco. Ebbene, Rudolf Steiner dichiara nelle sue conferenze che soltanto grazie a questa esperienza Paolo potè pronunciare le parole che da allora sono il principio fondamentale e la mèta di ogni vera iniziazione cristiana: «Non io, ma il Cristo in me.»

 

In queste parole, che hanno un particolare significato nell’attuale iniziazione, in quanto devono, nella nostra epoca, risultare dall’io completamente sviluppato dell’uomo, il quale accoglie in sè, per libera volontà di sacrificio, l’impulso-Cristo, in quella frase Rudolf Steiner indica più volte il principio fondamentale della via di iniziazione della nuova epoca di Michele. Perchè Michele ha un rapporto del tutto particolare con l’io dell’uomo cosicché è lo spirito a voler dare all’uomo l’impulso a realizzare coscientemente il detto: «Non io, ma il Cristo in me.»

 

Questa è anche la ragione per cui Rudolf Steiner si serve più tardi sempre di nuovo, proprio di quella formula misteriosofica:

▸ «La via che viene offerta agli uomini è quella di render sempre più vere le parole: ‘Non io, ma il Cristo in me’..»53

E il 20 maggio 1923 a Oslo:

«Anche dopo il Mistero del Golgota possiamo riguardare come parola del Cristo quanto conseguiamo dai mondi spirituali mercè la forza che discese dal Cielo sulla Terra attraverso il Mistero del Golgota. Possiamo tradurre in realtà la parola di Paolo: ‘Non io, ma il Cristo in me”, proprio il Cristo in me uomo, quando, come uomini, parliamo dei mondi spirituali.»54

In senso occulto, ciò significa che colui che realizza in se stesso queste parole di Paolo, offre al Cristo il proprio io terreno, affinchè Egli parli dal suo involucro fisico.

 

Volgiamoci di nuovo alla vita di Rudolf Steiner, e riconosceremo che nell’attimo in cui egli, al termine della sua grande epoca solare, passò coscientemente per l’esperienza paolina di Damasco, realizzando così le parole: “Non io, ma il Cristo in me”, compì un vero sacrificio spirituale: come iniziato egli sacrificò all’entità del Cristo, il suo io terreno. In questa azione abbiamo il primo gradino del grande processo sacrificale di Rudolf Steiner.

 

• Con questo significativo evento nel suo sviluppo spirituale, si termina il grande periodo solare della sua vita. Gli si manifesta qui il segreto solare, il mistero del Logos solare, in quanto egli contempla direttamente il Logos nell’entità Cristo. Questa esperienza è il coronamento della sua via di iniziazione.

• D’ora in poi il Cristo stesso opera mediante l’«Io» di Rudolf Steiner, ciò che trova la sua espressione nel fatto che l’intera sua vita ulteriore è, nel senso più alto, servizio all’entità Cristo, un servizio il cui principio fondamentale si esprime nel detto misteriosofico del Cristo stesso: «Io sono la via, la verità e la vita.»

 

«Io sono la via» – su questo gradino il vero servizio è l’imitazione di Cristo,55 ed è l’unica via sulla quale si può in realtà servire la sua entità. Come egli stesso, sulla Terra, servì il mondo e l’umanità fino alla morte sulla croce, così anche l’uomo che ha raggiunto questo grado contemplativo, deve servire lui.

«Io sono la verità» – in secondo luogo un tale servizio può oggi avvenire solo attraverso il giusto riconoscimento della piena verità cosmica del Cristo. Soltanto con la reale conoscenza del Cristo è possibile servirlo, in altre parole, in piena coscienza e in assoluta libertà. Perchè solo il riconoscimento in Cristo dell’intera pienezza della verità rende libero l’uomo. «Riconoscete la verità, ed essa vi renderà liberi» dice il Cristo.

Infine l’ultima parola: «Io sono la vita» – un tale servizio deve produrre i suoi effetti sulla vita dell’iniziato cristiano-rosicruciano; tutti gli avvenimenti della sua vita diventeranno, a partire da questo momento, sempre più una copia microcosmica dei grandi eventi macrocosmici della vita di Gesù Cristo sulla Terra, e con ciò il prototipo per la condotta di ogni verace iniziato cristiano. Perchè non fu una dottrina l’elemento più importante portato in Terra da Cristo, fu la sua persona divina, fu la sua vita stessa durata tre anni negli involucri di Gesù di Nazaret, mediante la quale tutta la pienezza della vita macrocosmica del nostro universo venne portata nell’immediata sfera terrestre.

 

Dice Rudolf Steiner, a proposito del rapporto delle forze cosmiche con la vita in Terra del Cristo Gesù:

«Il Cristo rimase sempre sotto l’influsso del cosmo intero… l’intero spirito del cosmo agiva entro il Cristo Gesù… Quell’essere che si muoveva sulla faccia della Terra aveva certo l’apparenza di un uomo qualunque; ma le forze che in esso operavano erano forze cosmiche, provenienti dal Sole e dalle stelle, erano esse a dirigere quel corpo. E tutto ciò che il Cristo Gesù faceva, avveniva in conformità con la natura complessiva dell’universo con il quale la Terra è congiunta… Così considerata, la vita del Cristo Gesù appare come l’espressione terrestre di un determinato rapporto del cosmo con le forze dell’uomo… In verità le cose stanno così: nel Cristo si esprime il cosmo intero.»56

 

Ma allora, come appare la vita del Cristo?

«Da cosa è risultata l’esistenza terrena del Cristo?»

chiede Rudolf Steiner nella terza conferenza del ciclo sul quinto Vangelo tenuto a Oslo, e poi risponde:

«É risultata dalla più profonda sofferenza,

da una sofferenza che oltrepassa ogni facoltà di immaginazione umana di essa.»57

 

• Alla base della vita terrena del Cristo Gesù sta un patire infinito, uno sconfinato sacrificio, il sacrificio del Dio che volle farsi uomo per la redenzione dell’umanità, affinchè si adempisse il senso dell’evoluzione della Terra, del Dio che compì il più alto di ogni pensabile sacrificio, tratto dal sublime e purissimo principio della libertà. Così dobbiamo guardare all’apparire del Cristo come ad un’azione libera, fatta per il nostro esser uomo.

Questo alto principio del sacrificio, compiuto in nome di tutto quanto vi è di elevato e di vero, in piena consapevolezza e in piena libertà, è il principio base dell’iniziazione cristiana, che, nella forma che corrisponde allo spirito del nostro tempo, sta anche oggi alla base dell’iniziazione cristiano-rosicruciana, posta al sommo grado del vero servizio di Cristo, che è nello stesso tempo imitazione di Cristo.

 

• Come il Cristo, facendosi uomo, offerse in sacrificio il suo essere cosmico per amore dell’uomo, così l’attuale iniziato cristiano-rosicruciano deve offrire in sacrificio, secondo il grado corrispondente della sua via spirituale, il suo proprio essere terreno, le forze dei suoi involucri, all’Entità macrocosmica, all’Entità-Cristo, all’Entità del cosmo.

D’ora in poi la vita dell’iniziato sta sotto il segno dell’offerta sacrificale. Tutte le forze spirituali ch’egli si è elaborato nel trasformare gli involucri, verranno offerte alle potenze superiori in nome dell’ulteriore evoluzione dell’umanità. Così il nostro prossimo compito sarà pure quello di seguire Rudolf Steiner sulla via di servizio sacrificale, nell’epoca del suo manifesto operare tra gli uomini.

 


 

Note:

32 – O.O. 28, XXIII cap. EAM 1961 pag. 253.

33 – O.O. 28, XXIV cap. EAM 1961 pag. 259.

34 – O.O. 262,1 parte.

35 – Id.

36 – O.O. 28, XXX cap. EAM 1961 pag. 307.

37 – O.O. 28, XXVII cap. EAM 1961 pag, 284, 285.

38 – O.O. 28, XXVI cap. EAM 1961 pag. 278,279,277,279.

39 – O.O.13, V cap. Laterza 1932 pag. 262.

40 -Si può ammettere questa data tenendo conto del fatto che Rudolf Steiner già nel corso dell’inverno 1900-01, tenne nel salotto dei conti Brockdorff a Berlino, un ciclo di conferenze, nel quale sono già completamente i risultati delle sue nuove esperienze sull’essenza del cristianesimo; questo ciclo venne poi elaborato da R. Steiner nel libro «I mistici» O.O.7.

41 – O.O. 233.

42 – O.O.130, EAM 1988 «Il cristianesimo esoterico».

43 – Vedi «La scienza occulta» O.O.13. Fino alla IV edizione, uno dei paragrafi del V capitolo termina con la frase seguente: «Ogni vera intuizione è un “lavoro” con la pietra filosofale, perchè ogni intuizione ha diretta presa sulle forze che, dal mondo soprasensibile, agiscono dentro al mondo fisico». (Laterza 1932 pag. 245)

44 – O.O.112, 7/7/1909 EAM 1970 pag. 278.

45 – O.O.152, 27/5/1914 RA 1989 pag, 77.

46 – O.O.130, 27/9/1911 EAM 1988 «Il cristianesimo esoterico» pag. 16.

47 – O.O.130, «Il cristianesimo esoterico» EAM 1988 pag.19 e ss.

48 – F. Rittelmeyer: «Meine Lebensbegegnung mit Rudolf Steiner» (Il mio incontro nella vita con Rudolf Steiner) Stoccarda 1980.

49 – Nota 46 18/12/1912 EAM 1988 pag. 31.

50 – Nota 48.

51 – O.O.129, 24/8.1911

52 – Più tardi Rudolf Steiner stesso portò a espressione la sommatoria spirituale dei rapporti tra i due grandi Maestri dell’umanità, nell’immaginazione che egli dette, dopo il Convegno di Natale, rispondendo alla domanda sul suo rapporto con Christian Rosenkreutz. Vedi inoltre la nota 136 del III capitolo.

53 – O.O.152, 7/3/1914 RA 1951 pag. 162.

54 – O.O. 226, 20/5/1923 ITE 1937 pag. 137.

55 – Qui dobbiamo rilevare che Rudolf Steiner parla meno dell’imitare il Cristo, ma in prima linea del servire il Cristo. (Il primo appartiene all’imitazione cristiana tradizionale). Le ragioni di questo erano collegate con il profondo segreto che quello che una volta è stato raggiunto dall’umanità nel suo sviluppo spirituale, non scompare, ma continua a vivere, in quanto si sviluppa e, secondo le leggi della metamorfosi nel vivente, ascende alle alte sfere dell’essere. Già nel primo capitolo venne indicato che

• la via dell’iniziazione cristiano-rosicruciana si divide, in certo modo, in due parti.

• In primo luogo il discepolo percorre uno sviluppo che ha lo scopo particolare

di condurlo a un incontro soprasensibile personale con il Cristo.

• La seconda parte è la realizzazione delle conseguenze dell’incontro.

In questo senso si può dire che la prima parte della via di iniziazione

è un vero «servire il Cristo» che si conclude con una esperienza cosciente

dell’essere di lui nel mondo spirituale

e si esprime poi nell’adempimento del detto «Non io, ma il Cristo in me».

In queste parole sta la vera conoscenza, dalla sua parte,

della relazione tra macrocosmo e microcosmo,

tra il macrocosmico Io del Cristo e il microcosmico io dell’uomo.

In questo momento l’iniziato raggiunge il punto massimo della sua via di servizio

e ora egli può, poiché ha vissuto coscientemente in sé il principio-Cristo,

ripetere con la sua vita un libero rispecchiamento della vita di Cristo.

Da questo punto in poi la via di servizio prosegue nella sua forma più elevata:

diventa a poco a poco una via di imitazione.

Abbiamo così a che fare con una metamorfosi spirituale,

nella quale la via tradizionale dell’iniziazione cristiana

si replica su un gradino superiore

e in una forma che corrisponde già allo stadio della libertà umana.

A questo punto le parole di Rudolf Steiner (O.O. 112, XIV conf.) acquistano un significato particolare: nella iniziazione cristiana tradizionale, la percezione diretta del Mistero del Golgota avveniva all’inizio del IV grado, ciò che corrisponde, per sua parte, nella iniziazione cristiana-rosicruciana, all’esperienza dell’Entità-Cristo nella sfera dell’intuizione (cioè anche qui al IV grado). Questo fu descritto da Rudolf Steiner alla fine del XXVI capitolo di «La mia vita».

Si può però in questa sede accennare solo brevemente a questi nessi. D’altra parte il discepolo dell’iniziazione cristiana tradizionale cominciava subito con l’imitazione, ciò che presupponeva come condizione inderogabile che egli si distogliesse dal mondo.

Nell’attuale iniziazione cristiana-rosicruciana invece, il discepolo inizia con il servizio cosciente, che proviene dalla reale c o m p r e n s i o n e dell’Entità-Cristo, come ci viene incontro oggi nella scienza dello spirito.

In questo senso tale servire, che deriva dalla comprensione, è possibile, nel tempo attuale, a ogni uomo di buona volontà, e anche in questa forma è possibile solo se si parte dalla piena libertà individuale.

Soltanto ai gradi superiori, nei quali il discepolo ha raggiunto il grado di maestro,

il suo «servizio del Cristo» può divenire imitazione di Cristo,

in cui questa si dimostra così come la massima forma in cui è comparsa la libertà umana,

partendo dalla quale l’iniziato opera nello spirito del principio cosmico dell’amore e del sacrificio.

La via del servire conferisce in questo modo al discepolo la possibilità di raccogliere quelle forze spirituali a lui indispensabili, per poterle poi, a un grado superiore, sacrificarle liberamente per il bene del mondo.

Di un tale sacrificio di forze raggiunte, attraverso lo sviluppo individuale, nei massimi gradi dell’iniziazione, parla Rudolf Steiner nell’ultimo capitolo del libro «L’iniziazione», come del principio più importante della nuova via spirituale. Grazie a questo libro, il servire diventa, in maniera naturale, anche imitazione di Cristo, poiché la stessa via macrocosmica del Cristo non è altro che la via del continuo sacrificio cosmico, che viene perpetrato nel mondo per amore e compassione.

(A conclusione si può aggiungere che si percorreva anche nell’iniziazione cristiana-rosicruciana la corrispondente metamorfosi, proprio come nei principi fondamentali della regolazione esoterica della respirazione, come veniva praticata, per esempio nello Yoga orientale: in quest’ultimo il lavoro per l’esperienza cosciente del respiro sta all’inizio della via iniziatica; nell’iniziazione cristiana-rosicruciana esso appartiene all’esercizio meditativo interiore, che si istituisce soltanto nel IV grado, cioè nell’intuizione, ma allora tale lavoro è anche adatto a cooperare alla trasformazione del corpo fisico terreno in uomo spirituale.)

56 – O.0.15, III conf. EAM 1975 pagg. 62,63,64.

57 – O.O.148, 3/10/1913 EAM 1989 pag, 42.

 

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