06 – LA VULNERABILITÀ SPIRITUALE DEL MALE

06 – La vulnerabilità spirituale del male

L’incontro con il male


 

Come già illustrato da diversi autori di antroposofia, alle tre consecutive apparizioni del numero apocalittico nella storia sono collegati un attacco dopo l’altro di Sorat al pensare umano (in seguito all’intellettualizzazione anticipata tramite l’accademia di Gondhishapur), al sentire (con l’annientamento dell’ordine dei templari per odio e per invidia) e alla volontà (attraverso la sua animalizzazione in costante crescita nel nostro periodo).23

Dalle comunicazioni della scienza dello spirito sappiamo che mediante il proprio pensiero l’uomo è collegato con tutta l’umanità, mediante il suo sentire con un determinato gruppo, una stirpe o un popolo (in questo ambito hanno le loro radici sia il vero patriottismo sia tutte le forme di nazionalismo e razzismo) e nella volontà infine, dove agiscono anche in profonda incoscienza le forze del nostro destino (karma), ciascun uomo rappresenta un’individualità in sé conchiusa, il proprio irripetibile microcosmo, dove ognuno agisce sempre in solitudine.

 

I fatti esposti rivelano chiaramente il perché l’influsso dell’accademia di Gondhishapur fin dall’inizio aveva un carattere generalmente umano e fino a oggi produce i suoi effetti nella civiltà. Infatti la forza che la muove sono le forze di pensiero della scienza materialistica.24 Questo carattere generalmente umano dell’impulso demoniaco di Gondhishapur si dimostra con particolare intensità nel bolscevismo, con l’ideologia internazionale della negazione radicale di tutto lo Spirito, la quale si fondò appunto sulla scienza materialistica. Per questo Rudolf Steiner, parlando della mentalità bolscevica, del modo di pensare di Lenin, Lunacharskij e Trotzkij, sottolineò che questo pensare è un pensare «del puro … cervello materiale» (0.0. 198, 3.4.1920) e la sua intelligenza «l’intelligenza della bestia umana, l’intelligenza dell’animalità umana» 50 (0.0. 197, 13.6.1920), vale a dire della bestia nell’abisso, il cui numero è il «numero dell’uomo» (13,18).

 

Simile fu la sfrenata aspirazione al potere di Filippo IV, collegata evidentemente con l’interesse nazionalista di fare della Francia lo stato più autorevole dell’Europa del tempo. Da questo derivarono da un lato le guerre che egli condusse contro l’indipendenza politica dell’Inghilterra e delle Fiandre, e dall’altro lato la sua lotta contro la notevole autonomia della chiesa cattolico-romana, la cui sottomissione condusse alla cosidetta «cattività avignonese» del Papa. Di conseguenza per molti decenni la chiesa cattolico-romana fu succube e vassalla della monarchia francese. Cosicché l’Ordine dei cavalieri Templari si rivelò per Filippo il Bello un ostacolo sul cammino dell’espansione della sua influenza in Europa. Grazie alle sue ricchezze e al suo potere politico, ma specialmente grazie alla sua elevata autorità morale e forza spirituale, l’Ordine era particolarmente pericoloso per i piani di Filippo, che perseguì non solo l’eliminazione fisica dell’Ordine e l’appropriazione delle sue ricchezze, bensì soprattutto il suo annientamento spirituale.

 

Questo impulso nazionalista del demone solare apparve però in modo molto più evidente nel XX secolo con il nazionalsocialismo, la cui centrale dottrina razzista fu il pensiero della divisione dell’umanità in una razza inferiore di schiavi e una razza superiore di padroni, al cui vertice doveva stare solo l’unica razza germanica, sottomessa totalmente al principio anticristico di «sangue e terra».

A partire dal nostro periodo, in cui le forze di Sorat iniziano a penetrare a poco a poco nella volontà umana, l’io umano, e con esso il futuro dell’evoluzione terrestre sono in pericolo. Ne consegue che oggi l’io umano si trova al centro di tutti i problemi del mondo e di tutti i problemi umani, posto davanti all’alternativa di cedere definitivamente al male o di rivolgersi coscientemente a quel mondo spirituale in cui può trovare il suo archetipo, costituito dall’«io sono» del Cristo, e divenire così il vincitore dopo aver superato la grande prova del male.

 

È anche vero però che nel contempo il punto più debole di tutta la strategia delle forze del male sta proprio nel fatto che nel nostro tempo esse hanno raggiunto una tale intensità nell’umanità da riuscire ad arrivare direttamente all’io umano. Infatti laddove le forze del male sperano di mostrare il loro oscuro potere con particolare successo, si dimostrano, inaspettatamente per loro stesse, maggiormente vulnerabili. Il motivo sta nel fatto che i loro calcoli sono sempre quelli del male, per cui le azioni del bene nel mondo e le loro possibilità sono di per sé incomprensibili alle forze del male. Nei confronti di qualunque presenza del bene esse sono semplicemente cieche, e perciò non hanno la facoltà (possibilità) di calcolare la forza del bene che può sviluppare l’io individuale dell’uomo in se stesso, quando diviene cosciente della propria originaria natura spirituale e si rivolge in piena libertà al Cristo, quale suo divino archetipo e più alto ideale.

 

Ne consegue che, in particolare quando le forze del male raggiungono direttamente l’io dell’uomo, mostrando proprio per questo il loro massimo potere, esse fanno anche l’esperienza dell’opposizione più energica da parte dell’io dell’uomo, un’opposizione del tutto inaspettata proprio mentre pregustano la loro ‘definitiva’ vittoria. Il mistero dell’io umano, quella spada a doppio taglio dell’Apocalisse (Ap. 7,76 e O.O. 104, 25.6.1908) sta proprio nella piena libertà d’azione, sia in direzione del bene, sia in direzione del male, e nella facoltà dell’io di vincere il male persino là dove esso sembra essere già vicino alla sua meta, quella di avere l’uomo completamente in proprio potere. L’io ha in sé la massima forza per superare il male.

 

In questo modo, a partire dalla terza apparizione del numero apocalittico nell’evoluzione terrestre e al contempo con l’ulteriore intensificazione delle forze del male, all’umanità viene anche concessa una possibilità unica nel suo genere per superare le forze del male nell’evoluzione della Terra. Si tratta della possibilità per l’uomo di sviluppare nella propria anima le seguenti tre facoltà: una vera conoscenza del male; la facoltà di non seguire il male per una scelta di principio; la libera creazione del bene dalle forze dell’io individuale.25

 

•  Nel pensare    –    conoscenza del male

•  Nel sentire      –    «no» al male

•  Nel volere       –    creazione del bene

 


 

Note:

23 – Vedi per esempio Albert Schmelzer: Die Menschheitskrise der Cegenwart: 666-1332-1998, Zeitsymptome und Erziehungsaufgaben (La crisi dell’umanità del presente, 666-1332-1998, sintomi del tempo e compiti dell’educazione), Dornach 1998.

24 – Questa scienza di carattere materialistico, vale a dire già conquistata da potenze arimaniche, deve essere rigorosamente distinta dalle elevate sorgenti spirituali dalle quali essa trae origine, quale espressione terrena della più nobile aspirazione dell’uomo individuale alla libera conoscenza della verità. L’antroposofia vorrebbe di nuovo condurla a tale origine spirituale di vera scienza, ora però nella forma corrispondente al tempo, attraverso il goetheanismo e anche attraverso un concreto rinnovamento dei suoi diversi ambiti dal vero Spirito del tempo.

25 – In questo senso, l’intero sviluppo dell’antroposofia si rivolge a tale meta, a partire dalla Filosofia della Libertà quale prima fondazione filosofica-spirituale della forza creativa del bene nell’io umano («individualismo etico») fino alle parole conclusive nella meditazione della pietra di fondazione: «Affinché diventi buono…».

 

 

By | 2019-11-20T11:01:38+01:00 Novembre 20th, 2019|IL SUO SUPERAMENTO NELLA SCIENZA DELLO SPIRITO|Commenti disabilitati su 06 – LA VULNERABILITÀ SPIRITUALE DEL MALE