/////07/b – IL DESTINO DELL’ANTICO ISRAELE / JAHVÈ E BAAL NEL DESTINO D’ISRAELE

07/b – IL DESTINO DELL’ANTICO ISRAELE / JAHVÈ E BAAL NEL DESTINO D’ISRAELE

Il destino dell’antico Israele / Jahvè e Baal nel destino d’Israele

L’aurora della rivelazione


 

Se ci si immerge nell’immagine sopra ricordata di Mosè sul monte che riceve l’ispirazione del mondo spirituale, e del popolo in basso che adora il vitello d’oro, si potranno riconoscere intimamente gli impulsi fondamentali del destino di Israele. Certo, il vitello d’oro non è ancora culto di Baal, esso è però la porta che gli darà accesso. Poiché il popolo aveva scelto il simbolo del toro come espressione di ciò che doveva essere venerato sopra ogni altra cosa, si ebbe un mutamento di direzione nella corrente della sua volontà.

La corrente della volontà diretta originariamente verso il futuro, si volse indietro, verso il passato.

Il significato interiore dell’esodo dall’Egitto fu appunto la rinuncia all’antico culto del toro – connesso con le relative forze zodiacali -, al fine di congiungersi nel deserto, dove non vi era alcuna influenza di antiche civiltà, con la corrente futura dell’Ariete.

 

Conferendo alla propria volontà la direzione verso il passato, il popolo di Israele si allontanò dalla sorgente ispiratrice che li guidava alla meta futura, e da cui Mosè aveva attinto le proprie rivelazioni. La conseguenza di questo allontanamento fu la recettività nei riguardi di un’altra ispirazione diretta al futuro. L’effetto inevitabile della rinuncia all’anelito verso un progresso futuro, con i rischi e la lotta che esso comporta, è il presentarsi di un altro futuro, diverso da quello perseguito in origine.

 

Nulla può essere senza futuro.

Se si rifiuta un futuro, voluto dal mondo spirituale,

si finisce sulle vie di un futuro voluto dall’interno della terra.

 

Questo fatto potrebbe essere raffigurato nel modo seguente: si immagini una freccia orizzontale volta verso destra, raffigurante la guida spirituale promotrice dell’evoluzione futura, e sotto di essa un’altra freccia nella medesima direzione, raffigurante la corrispettiva corrente della volontà umana protesa anch’essa al futuro. Si avrà così una figura che illustra le condizioni di una giusta e durevole ispirazione.

 

Se, al contrario, la corrente della volontà inverte la propria direzione verso il passato, si forma una cesura, uno spazio vuoto, nel rapporto tra la direzione superiore e la volontà umana. Questo spazio vuoto può allora essere riempito da una forza operante dal basso, che si sostituisce alla volontà umana ora assente.

Qualcosa del genere accadde al popolo che peccò di infedeltà nel deserto. Esso ricevette l’inclinazione ad aderire all’impulso di Baal, a conformarsi al futuro voluto da Baal. Da allora nel popolo eletto fu presente la volontà di votarsi al culto di Baal. La propensione latente ad accogliere l’impulso di Baal costituì da allora un pericolo costante per l’adempimento del compito affidato alla corrente spirituale di Israele.

 

Per rendersi conto della serietà di quel pericolo, è necessario comprendere la natura del culto di Baal, quale esatto contrario del culto di Jahvè. A tal fine occorre riconoscere, che ogni epoca dell’evoluzione dell’umanità ha un compito specifico, non solo nell’ambito della vita spirituale in genere, ma anche in quello dell’occultismo.

Da quest’ultimo compito deriva il ‘metodo’ adeguato per il discepolo medio della saggezza dei misteri in una certa epoca. Ad esempio, il metodo in uso fino al 1879 consisteva nello sviluppo delle forze di iniziativa logica della testa, cui rispondevano le forze del cuore. Compito di quell’epoca era la creazione di un ‘sistema circolatorio’ di domande e risposte tra la testa e il cuore.

 

Nel presente il compito è già un altro.

Esso consiste in una conoscenza veggente del pensiero,

conseguita mediante lo sviluppo delle forze della coscienza morale,

e sfociante nell’esperienza della parola creatrice.

 

Al tempo dell’antico Israele il compito consisteva nel produrre una corrente che dal centro di coscienza della testa agisse direttamente nel centro di volontà del sistema metabolico. Ciò che sul piano esteriore è noto come ‘legge’, era al tempo stesso un metodo per lo sviluppo interiore.

Sul piano interiore, infatti, ‘legge’ non significa altro, se non che la volontà debba assoggettarsi a certi contenuti di pensiero rivelati. La cultura del cuore, propria di una moralità libera, era esclusa. Essa fu possibile solo in un’epoca successiva dell’evoluzione.

Allora si trattava soltanto di influenzare direttamente la vita istintiva della volontà mediante contenuti di pensiero rivelati, cui Jahvè conferiva la forza di poter effettivamente esercitare quell’influenza.

 

Si può penetrare nell’intima natura di questo metodo, prendendo spunto dalle considerazioni di Rudolf Steiner sull’azione dei profeti e delle sibille, esposte nel suo ciclo di conferenze Cristo e il mondo spirituale. Queste conferenze, nel loro insieme possono fornirci una delle chiavi più preziose per la comprensione dell’Antico Testamento, purché da esse si riceva lo stimolo ad un’indagine ulteriore.

 

Per ogni metodo adatto ad una certa epoca vi è il pericolo che esso sia mutato nel suo opposto. Ai tempi dell’Antico Testamento tale pericolo era rappresentato dal ‘metodo’ di Baal. Quest’ultimo consisteva nel fare ascendere la vita istintiva della volontà direttamente nell’ambito del capo, in modo che essa si impadronisse della vita di rappresentazione e di pensiero.

 

In quanto la volontà non purificata irrompeva dal basso verso l’alto, le forze dell’interno della terra giungevano a pervertire l’intera vita di rappresentazione. In tal modo sorgeva un’altra ‘legge’, che suscitava nelle menti le idee più perverse.

I precetti di questa ‘legge’ sembravano ‘giusti’ a coloro che vi sottostavano, poiché in loro agiva la stessa volontà che li aveva stabiliti. Così, ad esempio, ebbe origine il precetto secondo cui i primogeniti dovevano essere sacrificati.

 

Se il metodo di Baal avesse soppiantato il metodo di Jahvè – ossia il metodo dell’Io -, se l’atteggiamento espresso nella formula seguente: “Un fuoco divorante si impossessa della mia volontà e mi spinge ad agire” si fosse imposto su quest’altro: “Pieno di devozione mi inchino di fronte alla saggezza di Dio e mi abbandono alla sua volontà”, in questo caso l’incarnazione di Cristo sulla terra sarebbe risultata impossibile: si sarebbe forse incarnata un’altra entità, il che avrebbe avuto esiti funesti per l’umanità.

 

Se, ad esempio, consideriamo sotto questa luce i libri dei Re dell’Antico Testamento, ci accorgiamo a quale enorme rischio si trovasse esposta la missione di Jahvè. Spesso la corrente di Jahvè fu come un filo sottile sul punto di rompersi. Più volte sembrò definitivamente vinta dalla corrente di Baal. In quella lotta vi furono momenti, in cui l’intero futuro della missione di Israele rimase appeso ad un filo sottile. Un momento del genere fu quello del tradimento di Jahvè da parte degli Israeliti, quando essi, sotto la guida di Mosè, dimoravano a Sittim (Num 25). Il tradimento fu compiuto a causa delle donne madianite e moabite che, per consiglio del mago Balaam, figlio di Beor di Pethor (Num 22:5 e 31:16) erano state utilizzate dai capi dei Madianiti e dei Moabiti come mezzo per conseguire il loro scopo. Questo fu effettivamente raggiunto: “Israele aderì al culto di Baal. E l’ira del Signore si accese contro Israele” (Num 25:3).

 

La ‘benevolenza’ e l’‘ira’ del Signore significavano, da un punto di vista karmico, prosperità e distruzione, vita e morte. Nel caso in questione la morte doveva distruggere la maggior parte della comunità di Israele (Num 25:3). Israele avrebbe potuto addirittura regredire allo stadio dei patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe, in cui era una semplice tribù di poche migliaia di persone, se la morte avesse abbattuto tutti quelli che erano stati afferrati dall’influenza di Baal. Essi dovevano morire poiché, non solo si erano resi incapaci di servire ulteriormente la missione di Israele, ma costituivano inoltre un pericolo per la stessa.

L’effetto dell’influenza magica esercitata intenzionalmente dai re-sacerdoti ostili, consisteva in un mutamento nella direzione della corrente del corpo eterico in tutti coloro che erano caduti vittime dello stratagemma. Alla corrente di Jahvè diretta dall’alto verso il basso si sostituiva la corrente di Baal diretta in senso opposto. Coloro che ne subivano l’influenza diventavano antagonisti organici della missione di Jahvè.

 

Improvvisamente si ebbe però una svolta in questo destino. Pincas, nipote di Aronne, compì un’azione che produsse un mutamento nelle conseguenze karmiche. Per comprendere il segreto di questa svolta, dobbiamo penetrare più a fondo di quanto abbiamo fatto nel capitolo precedente nell’azione dell’entità di Elia.

 

 

By | 2018-12-16T12:32:16+01:00 Dicembre 13th, 2018|L’AURORA DELLA RIVELAZIONE|Commenti disabilitati su 07/b – IL DESTINO DELL’ANTICO ISRAELE / JAHVÈ E BAAL NEL DESTINO D’ISRAELE