Il Mistero del Golgota soprasensibile e l’iniziazione di Rudolf Steiner

L’apparizione del Cristo eterico


 

In base a quanto detto in questo libro, ma soprattutto nel primo capitolo, sorge il quesito riguardante l’uomo che nel nostro periodo ha portato nell’umanità tutte queste conoscenze, il quesito riguardante Rudolf Steiner. Come abbiamo visto, alla sua missione sulla Terra apparteneva e continua ad appartenere esistenzialmente la preparazione e l’annunciazione del Cristo eterico. Perciò la domanda del perché all’inizio del XX secolo a Rudolf Steiner sia stato addossato questo compito dalla guida dell’universo, è giustificata.

Per trovare una risposta, nella globale rappresentazione va incluso un ulteriore aspetto, che è quello forse più importante del ritorno eterico, del quale Rudolf Steiner ha parlato in modo più esauriente il 2 maggio 1913 a Londra135 e al quale negli anni successivi egli si riferì sempre di nuovo.

Si tratta del fatto che

l’apparizione del Cristo eterico nel XX secolo fu preceduta

da una sorta di ripetizione del Mistero del Golgota nel mondo spirituale adiacente alla Terra.

Il periodo in cui ebbe luogo tale evento coincide con la grande lotta che Michele dovette condurre

contro gli Spiriti delle tenebre tra il 1841 e il 1879 (vedi il capitolo 5).

 

Nella conferenza di Londra Rudolf Steiner parla prima del fatto che a partire dal XVI secolo,

quando la concezione del mondo materialistica e agnostica

derivante dal «trionfo delle scienze naturali» che si faceva valere ovunque

cominciò a estendersi in modo crescente, continuando ad aumentare nei successivi secoli,

un sempre maggior numero di anime compenetrate da essa, dopo la loro morte entrarono nel mondo spirituale.

Là esse diffusero una tenebra talmente intensa

che intorno alla Terra si formò una «oscura sfera del materialismo» (O.O. 152).

 

Dopodiché, con essa si congiunse l’essere del Cristo, per trasformarla dall’interno,

affinché potesse continuare l’evoluzione dell’umanità.

A questo tuttavia non partecipò tutto l’essere del Cristo,

ma quella parte della Sua coscienza che era collegata con il mondo degli Angeli adiacente alla Terra,

mentre un essere angelico,mediante il quale il Cristo dopo il Mistero del Golgota agiva in questa sfera spirituale,

«nel corso del XIX secolo» dovette attraversare una specie di morte, per poi, nel XX secolo,

risorgere nelle anime degli uomini quale nuova coscienza del Cristo sulla Terra.

 

Mediante questa coscienza del Cristo

gli uomini si collegheranno sempre più profondamente con il Mistero del Cristo vivente che avanza.

Già il primo risplendere di essa renderà possibile all’uomo incontrare il Cristo nell’eterico

e percepirlo più tardi nelle Sue due manifestazioni ancor più elevate.

 

Anche un rapporto del tutto nuovo con il Mistero del Golgota nascerà da tale coscienza del Cristo negli uomini.

Essi incontreranno sempre di più nello Spirito l’essere soprasensibile di questo Mistero

e conseguiranno una sicurezza del tutto personale di ciò che ha avuto veramente luogo alla svolta dei tempi.

 

Nella conferenza citata Rudolf Steiner descrive questo secondo, soprasensibile Mistero del Golgota nelle seguenti parole:

▸ «‘I semi del materialismo terrestre’ che dal secolo XVI in numero sempre maggiore vennero trasmessi nel mondo spirituale dalle anime che attraversarono la porta della morte, e che portarono a sempre maggiore oscurità, formarono ‘la sfera oscura del materialismo’. Questa sfera oscura venne accolta dal Cristo nel Suo essere nel senso del principio manicheo, per trasformarla. Essa portò all’entità angelica che è la manifestazione del Cristo dal Mistero del Golgota in poi, la ‘morte per soffocamento spirituale’.

Questo sacrificio del Cristo nel XIX secolo lo si può paragonare al sacrificio sul piano fisico nel Mistero del Golgota e può essere definito come seconda crocifissione del Cristo sul piano eterico. Questa morte per soffocamento spirituale, che causò lo spegnimento della coscienza dell’entità angelica, è una ripetizione del Mistero del Golgota nei mondi che stanno direttamente dietro ai nostri mondi, affinché possa aver luogo una rinascita della coscienza del Cristo entro le anime umane sulla Terra. Questa rinascita diviene la visione chiaroveggente dell’umanità nel XX secolo … vale a dire, a partire dal XX secolo nelle anime umane la vita del Cristo sarà sempre più sentita come un’esperienza personale diretta.»

 

Nell’avere davanti a sé questa descrizione e guardando alla luce di essa alla biografia di Rudolf Steiner nell’ultimo quarto del XIX secolo, è possibile fare la sconvolgente scoperta che, nel corso interiore della sua evoluzione, sul piano umano egli compì ciò che quasi nello stesso periodo il Cristo patì sul piano cosmico nella sfera degli Angeli.

 

Per comprendere meglio questa decisiva componente del cammino di iniziazione di Rudolf Steiner, dobbiamo volgere lo sguardo a ciò che doveva divenire il compimento del compito centrale della sua vita: la fondazione della Scienza dello Spirito con il suo rigoroso metodo scientifico di indagine dei mondi spirituali, che divenne possibile soltanto sulla via della trasformazione e completa spiritualizzazione del pensare umano.

Qui dobbiamo osservare due motivi fondamentali nella vita di Rudolf Steiner a partire dalla sua prima infanzia.

• All’età di sette anni egli scoprì in sé la facoltà di poter vedere il mondo spirituale.

• E un anno dopo a Scuola avvenne il suo primo incontro con la scienza mediante la geometria.

Con ciò l’aspetto eccezionale nella vita di Rudolf Steiner consisteva nel fatto che già poco dopo, per propria iniziativa interiore e come da uno sguardo nascosto alla sua futura missione, egli decise di collegare coscientemente nella propria vita queste due correnti.

 

Nella sua autobiografia La mia vita questo punto di svolta nella sua vita viene riportato con le seguenti parole:

▸ «Nel mio rapporto con la geometria debbo vedere il primo germogliare d’una mia concezione che s’è andata poi sviluppando … Naturalmente da bimbo non me lo dicevo con chiarezza, ma sentivo che, nel modo stesso in cui si porta in sé la geometria, bisogna portare in sé la conoscenza del mondo spirituale. Poiché la realtà del mondo spirituale era per me altrettanto certa come quella del mondo fisico … Vivevano in me, sebbene non ancora ben chiare, due rappresentazioni che, già prima del mio ottavo anno, erano una parte importante nella vita della mia anima; distinguevo cioè esseri e cose ‘che si vedono’ ed esseri e cose ‘che non si vedono’» (O.O. 28, capitolo I).

Come collegare e riferire questi due mondi in modo moderno l’uno all’altro, da quel momento doveva essere il compito spirituale centrale nella vita di Rudolf Steiner.136

 

Dopo questa esperienza fondamentale, nell’intero periodo delle superiori, sino ai quattro anni del suo studio nella Scuola Tecnica Superiore a Vienna, Rudolf Steiner continuò a seguire entrambe le vie con tutte le forze a sua disposizione: lo sviluppo delle sue facoltà soprasensibili e l’accoglienza della scienza moderna in una dimensione e intensità come probabilmente era possibile soltanto a lui. (Nella Scuola Tecnica Superiore egli si occupava di quasi tutte le scienze là rappresentate.137) E quanto più Rudolf Steiner avanzò in tale duplice direzione, tanto più per lui divenne acuta e persino decisiva nella sua vita la domanda di come poter collegare queste due vie l’una con l’altra.

 

L’incontro con il Maestro del cristianesimo esoterico rimasto non nominato, intorno al periodo del suo primo nodo lunare gli diede il corrispondente strumento spirituale, per raggiungere ora in modo del tutto indipendente la meta che si era già posto egli stesso dinanzi all’anima.

Possiamo immaginarci benissimo che mediante le lezioni orali del Maestro, a Rudolf Steiner venne dato qualcosa che corrispondeva alle indicazioni più tardi destinate più al pubblico e pubblicate nel libro L’iniziazione (O.O. IO).138

In altre parole:

• Mediante il suo Maestro spirituale egli venne introdotto nella moderna metodica della conoscenza dei mondi superiori, come da lui rappresentato più tardi nel libro appena citato.

Per ciò è di decisiva importanza che con tale insegnamento personale Rudolf Steiner non fosse esonerato dagli sforzi propri e da tutta la fatica del cammino spirituale da percorrere.

 

Secondo le sue proprie parole, espresse nel settembre 1907 di fronte a Edouard Schuré, dopo essere stati insieme per breve tempo il Maestro gli disse all’incirca quanto segue:

▸ «Ti ho mostrato chi sei; ora va e rimani te stesso!»139

Questo significa che, dopo aver ricevuto lo strumento interiore per la realizzazione della sua propria meta, ora egli doveva percorrere il cammino al raggiungimento di essa completamente da solo, per conseguire il compimento di essa con le proprie forze.

 

Ora, dopo il misterioso incontro con il Maestro, ebbe inizio il vero e proprio lavoro di Rudolf Steiner alla congiunzione interiore delle due vie.

Che cosa è inteso con ciò, egli lo ha comunicato ai suoi ascoltatori antroposofi in modo oggettivo e del tutto impersonale soltanto alla fine della sua vita.

Così, per la prima volta nella conferenza del 13 gennaio 1924 Rudolf Steiner racconta come in verità era giunto all’indagine dell’evoluzione del mondo, la cui descrizione è costituita dal principale capitolo del suo libro La scienza occulta, che è il cuore dell’Antroposofia in generale.140

 

Egli stesso dice:

▸ «Se, tenendo conto di questo principio dell’iniziazione rosicruciana, si studia oggi la dottrina scientifica di Haeckel, con tutto il suo materialismo, e ci si lascia poi compenetrare dai metodi di conoscenza esposti nel mio libro L’iniziazione, se si studia la ‘Antropogenia’ di Haeckel, con la sua esposizione dei progenitori dell’uomo (che può anche riuscire ripugnante), nonché tutto quello che oggi si può imparare dall’ordinaria scienza naturale, e poi si offre tutto agli Dei, ne scaturirà quanto è narrato sull’evoluzione nel mio libro La scienza occulta» (0.0. 233a).

Di certo non fu Rudolf Steiner ad essere il primo a compiere tale processo, ma egli portò in tutta l’evoluzione qualcosa che nell’occultismo cristiano era completamente nuovo.

Già prima di lui gli iniziati guida della corrente rosicruciana applicavano lo stesso metodo – anche se non sulla scienza di Haeckel e Darwin, ma su quella di Copernico e Galileo – compiendolo spesso.

 

▸ «Certo, nelle Scuole dei rosacroce si insegnava il sistema copernicano: ma le idee di quel sistema tornavano per così dire indietro, in particolari stati di coscienza, nel modo che ho spiegato in queste conferenze. Sicché effettivamente i rosacroce riconoscevano appunto che quello che si acquista nella conoscenza moderna deve, in certo modo, essere offerto agli Dei, affinché questi lo traducano nel loro linguaggio e poi lo restituiscano agli uomini» (ibidem). E poi egli aggiunge:

▸ «Ciò è realmente possibile, e tale possibilità sussiste anche al presente.»

 

• Ne consegue che la via che condusse alla fondazione dell’Antroposofia sulla Terra va cercata presso i rosacroce, dei quali uno – forse persino la loro guida – introdusse il giovane Rudolf Steiner in tale metodica di indagine spirituale, ossia alla collaborazione con gli Dei.

Ne troviamo la testimonianza nella conferenza autobiografica di Rudolf Steiner, nella quale egli mette in rilievo che dalle osservazioni postegli dinanzi dal suo Maestro ▸«emersero rivelazioni, nelle quali poterono essere cercati i germi per La scienza occulta, scritta più tardi dall’uomo sviluppatosi dal ragazzo.»141

 

• Ora, nella stessa conferenza dell’anno 1924 Rudolf Steiner parla inoltre di una decisiva differenza esistente tra i rosacroce di allora e lui stesso nel compiere lo stesso processo interiore, e cioè nell’accogliere i risultati della moderna scienza nella propria anima, trasformarli spiritualmente e offrirli agli Dei.

Infatti, i più progrediti rosacroce, sì, perfino Christian Rosenkreutz stesso, potevano compiere tale processo soltanto ▸ «avvalendosi dell’aiuto di altri ottusi stati di coscienza inconsci simili al sonno, stati di coscienza nei quali l’uomo anche normalmente si trova al di fuori del suo corpo» (ibidem).

 

D’altra parte, ora

Rudolf Steiner era il primo a compiere tutto questo processo in piena coscienza ed entro il corpo.

E poiché egli ne era capace, gli fu concesso, come primo rosacroce,

di incontrare Michele nel mondo spirituale in piena coscienza.

Infatti, come egli descrive in modo esauriente nella stessa conferenza,

anche tutti i veri rosacroce aspiravano sempre a trovare Michele nel mondo spirituale,

ma potevano raggiungere ciò soltanto in uno stato di semicoscienza o simile al sogno.142

 

Solo dopo l’inizio della sua attuale epoca di reggenza nell’umanità,

quando nel 1879 egli ebbe fatto precipitare sulla Terra definitivamente

gli Spiriti delle tenebre dal mondo spirituale adiacente alla Terra,

per gli uomini divenne possibile un tale incontro con lui.

Ma per questo, sulla via descritta Rudolf Steiner doveva offrire agli Dei

non solo la scienza materialistica contemporanea, ma anche l’arte naturalistica143 e la religione,

che agiva sempre di più nella stessa direzione.144

 

Egli stesso descrive questo nuovo tipo di incontro spirituale con Michele nelle seguenti parole:

▸ «Se in tal modo si portano su nel mondo spirituale le conoscenze qui [sulla Terra] acquistate sulla natura, o le creazioni dell’arte naturalistica, o anche i sentimenti della religione naturalistica operante nell’anima – poiché in sostanza anche la religione è divenuta naturalistica145 -, portando su tutto ciò, allora effettivamente si incontra Michele, purché si siano sviluppate le facoltà necessarie. Possiamo dunque affermare che il rosicrucianesimo è contrassegnato dal fatto che i suoi Spiriti più illuminati avevano un anelito fortissimo verso questo incontro con Michele: ma potevano averlo soltanto come in un sogno. Dalla fine dell’ultimo terzo del diciannovesimo secolo gli uomini possono invece incontrare nello Spirito Michele in modo cosciente» (ibidem).

 

Come abbiamo già visto, Rudolf Steiner fu il primo a poterlo fare.

Alla fine della sua vita, nella conferenza del 12 agosto 1924 (O.O.240) egli descrive questo evento come volgendo in una sorta di retrospettiva lo sguardo al suo primo incontro con Michele nel mondo spirituale adiacente alla Terra.

È degno di nota che ciò avvenne intorno al suo trentatreesimo anno di età, quando a Weimar egli lavorava a La filosofia della libertà.

Per ciò i retroscena esoterici-micheliani di questo libro possono essere compresi veramente soltanto dalla prospettiva spirituale qui rappresentata.146

 

Riassumendo possiamo dire:

• Prima della svolta del secolo Rudolf Steiner accoglie in sé l’intero sapere della scienza naturale del suo tempo e lo trasforma secondo il metodo interiore, rosicruciano, che ha imparato a conoscere dal suo Maestro occulto, affinché possa essere offerto agli Dei.

Su questa via egli incontra Michele e riceve dalla sfera cosmica di esso l’impulso per la sua Filosofia della libertà.

In questo senso alla fine della sua vita Rudolf Steiner scriverà:

▸ «Si può dire però che La filosofia della libertà ci prepara a conoscere intorno alla libertà quello che poi possiamo sperimentare accostandoci spiritualmente a Michele.»147

 

• Solo perché Rudolf Steiner stesso trovò la via a Michele e poi da Michele a scrivere La filosofìa della libertà, questo libro per i lettori può costituire il ponte all’attuale attività di Michele nel mondo spirituale, della quale nello stesso anno Rudolf Steiner dice che «Michele» sarà «il vero e proprio eroe spirituale della libertà» (vedi 0.0.233a, 13.1.1924).

 

Ancor più, proprio l’incontro con Michele nel mondo spirituale adiacente alla Terra pose dinanzi a Rudolf Steiner i problemi riguardanti il futuro dell’intelligenza divenuta terrestre, che secondo la sua origine tuttavia era micheliana e la quale, soprattutto nella scienza naturale contemporanea, mediante il suo orientamento unilaterale era già stata ampiamente catturata da Arimane, con tutto il peso del suo significato per l’ulteriore evoluzione dell’umanità sulla Terra.

 

Più tardi egli si ricorda di questa esperienza chiave:

▸ «Ma dietro le quinte, dietro il velo sottile [che separa il mondo fisico da quello spirituale], nella regione di Michele, venivano sollevati i grandi problemi della vita» (O.O.240 12.8.1924).

E poi continua:

▸ «Le questioni che si svolgevano nella regione di Michele proprio negli anni Ottanta e Novanta, continuarono a operare, quando gravavano su un essere umano, e continuarono ad agire anche nel secolo ventesimo» (ibidem).

 

Mediante questa esperienza, ora il problema riguardante l’ulteriore destino dell’intelligenza micheliana sulla Terra stava dinanzi allo sguardo interiore di Rudolf Steiner, adesso collegato con il suo compito vero e proprio:

• Liberare l’intelligenza micheliana, già ampiamente presa in possesso da Arimane,

e rendere possibile ad essa – mediante le libere azioni di conoscenza degli uomini –

la via di ritorno al regno spirituale di Michele.

 

Appunto questo doveva essere il possente atto inaugurativo di Rudolf Steiner intorno alla svolta del secolo.

Così, il cammino evolutivo interiore di Rudolf Steiner si svolse in tre grandi passi:

• dall’incontro con il Maestro rosicruciano intorno all’età di diciannove anni,148

• alla percezione soprasensibile di Michele intorno all’età di trentatré anni,

• sino al decisivo incontro con il Cristo stesso alla fine del XIX secolo.149

 

Per comprendere meglio come quest’ultimo e più elevato incontro avvenne nella vita di Rudolf Steiner, bisogna ricordarsi ancora una volta ciò che è stato detto all’inizio di questo capitolo del Mistero del Golgota soprasensibile nel regno degli Angeli. Infatti, ciò che condusse ad esso aveva un carattere simile a ciò che Rudolf Steiner stesso patì interiormente.

 

Come il Cristo nel macrocosmo si era congiunto con l’«oscura sfera» del materialismo

e aveva inspirato in sé la sua sostanza come un veleno spirituale,

così Rudolf Steiner compì questo in modo microcosmico, vale a dire sul piano umano,

accogliendo in sé nel senso rosicruciano tutta la scienza, l’arte e la religione materialistica contemporanea.

 

• Come nel cosmo [venne] «accolta l’oscura sfera [del materialismo] …

dal Cristo nel suo essere nel senso del principio manicheo, per trasformarla» (0.0. 152, 2.5.1913),

• così avvenne sulla Terra nella vita di Rudolf Steiner,

il quale «nel senso del principio manicheo», solo sul piano umano, compì qualcosa di simile.150

 

Ma poiché il Mistero del Golgota soprasensibile aveva già avuto luogo e la nuova coscienza del Cristo era già nata,

Rudolf Steiner era in grado di riallacciarsi direttamente ad essa nel mondo spirituale,

ossia di accendere nel suo Io questa nuova coscienza del Cristo.

Prima egli dovette tuttavia superare la più grande prova della sua vita, connessa al cammino spirituale ora iniziato.

 

Infatti, raccogliere la scienza, l’arte e la religione materialistica nella propria anima

significava una reale e pericolosa lotta contro le potenze spirituali che provocano questa tendenza materialistica

che nega lo Spirito nella civiltà del presente e che continuano ad agire in essa.

E questa lotta significava che ora Rudolf Steiner sulla via della sua iniziazione

doveva discendere in piena coscienza nella sfera degli Spiriti arimanici,

quali veri e propri ispiratori della scienza, arte e religione materialistica-naturalistica,

per innalzare da là, nella luminosa sfera dello Spirito, il pensare divenuto unilaterale, materialistico.

 

Anche se in questo campo si trattava di arte e religione,

la «lotta interiore» si concentrava comunque «contro le potenze demoniache» (O.O. 28, cap. XXVI),

definite più tardi da Rudolf Steiner entità arimaniche, soprattutto contro la scienza divenuta materialistica.

Infatti, soprattutto in essa il pensare umano (alla cui base prima si trovava l’intelligenza micheliana arrivata sulla Terra)

era stato preso più intensamente in possesso dalle potenze arimaniche, cosicché la sua liberazione

doveva iniziare assolutamente qui.

 

Per ciò in questo periodo della sua vita Rudolf Steiner si vide posto davanti al compito

di collegare definitivamente le due linee della sua propria evoluzione in una superiore unità inseparabile:

il pensare scientifico      e il vedere nel mondo spirituale.

 

▸ «Io vedevo nel pensiero che può scaturire dalla conoscenza della natura (ma che allora non ne scaturiva) la base sulla quale gli uomini possono conseguire una visione comprensiva del mondo spirituale. Perciò davo un valore così grande alla conoscenza dei fondamenti della natura che deve condurre alla conoscenza dello Spirito» (ibidem).

 

Infatti, soltanto su tale via il pensare rigorosamente scientifico può essere portato nel mondo spirituale, per far diventare là, quale Scienza dello Spirito, il vedere e l’indagare nel mondo spirituale, in modo così esatto, sostenuto dai pensieri e comprensibile, come normalmente può essere sperimentato; soltanto nelle verità matematiche.

Già all’età di 22 anni Rudolf Steiner aveva raggiunto i primi gradi in questo cammino.

 

Alla fine della sua vita egli ne parla così:

▸ «Alla mia anima si presentava così una veggenza spirituale non fondata su oscuri sentimenti mistici, ma svolgentesi in un’attività spirituale che, nella sua trasparenza, si poteva pienamente paragonare al pensiero matematico. Mi avvicinavo in tal modo a quell’atteggiamento dell’anima nel quale credevo di poter giustificare la visione del mondo spirituale che portavo in me, anche dinanzi al foro del pensiero scientifico sulla natura» (O.O. 28, capitolo III).

 

Prima di poter raggiungere completamente questa meta tuttavia,

Rudolf Steiner doveva percorrere ancora un lungo cammino.

Infatti, per questo egli doveva soprattutto compenetrare pienamente e del tutto con l’Impulso-Cristo

questa coscienza spirituale da lui sviluppata,

per accendere in sé la nuova coscienza del Cristo quale conseguenza del Mistero del Golgota soprasensibile.

 

Ciò potè avvenire soltanto nella sfera degli Spiriti arimanici, nella quale egli entrò interiormente alla fine del secolo,

come descritto da lui stesso nel capitolo più importante della sua autobiografia La mia vita.

Là di quel periodo egli dice:

▸ «E tanto più cosciente era anche la mia battaglia interiore contro le potenze demoniache che dalla conoscenza della natura vogliono far procedere non la visione spirituale, ma il pensiero meccanico-materialistico» ( 0.0. 28, capitolo XXVI).

E poi egli aggiunge:

▸ «Non sono caduto nemmeno per un istante in balìa di questo mondo con le mie proprie idee» (ibidem).

 

• Che Rudolf Steiner stando davanti a questo abisso sia stato in grado di compiere la completa trasformazione del pensare scientifico per offrirlo agli Dei e ricevere dopodiché da loro di ritorno l’Antroposofia in forma di «Scienza dello Spirito», avvenne soltanto perché in questo regno arimanico egli fu in grado di accendere nella sua anima la nuova coscienza del Cristo, generata nell’umanità mediante il secondo Mistero del Golgota, quello soprasensibile.

 

Infatti, questa coscienza del Cristo, che

• nel suo primo grado immaginativo oggi può condurre gli uomini

alla percezione del Cristo eterico nel mondo spirituale adiacente alla Terra,

• nel suo grado più alto dell’intuizione conduce all’esperienza dell’essere interiore del Mistero del Golgota stesso.

 

Così, in questo incontro con il Cristo nell’intuizione

Rudolf Steiner raggiunse l’apice e nel contempo la conclusione della sua propria iniziazione.

 

Più tardi egli ne parla così:

▸ «Lo sviluppo della mia anima fu dovuto all’essere stato spiritualmente dinanzi al Mistero del Golgota,

nella più intima e profonda solennità della conoscenza» (ibidem).

 

Nel penultimo capitolo del suo libro La scienza occulta nelle sue linee generali (1910)

Rudolf Steiner rappresentò questa esperienza in modo oggettivo quale

coronazione interiore della moderna iniziazione cristiana-rosicruciana:

▸ «Quando il Cristo viene riconosciuto nel mondo spirituale per mezzo dell’intuizione,

riesce anche possibile comprendere ciò che si è svolto storicamente sulla Terra

nel quarto periodo postatlantico dell’evoluzione terrestre (nel periodo greco-latino)» (O.O.13, pag.320).

 

Qui è intesa la comprensione spirituale del Mistero del Golgota,

che conferisce a tutta l’evoluzione della Terra il suo significato,151

cosicché in questo grado il discepolo dello Spirito ottiene anche

la completa conoscenza riguardante il significato della Terra:

▸ «Per mezzo dell’intuizione dunque il discepolo riceve la rivelazione

del significato e dell’importanza dell’evoluzione terrestre» (ibidem).

 

Da tutto quanto esposto consegue che Rudolf Steiner potè giungere ad un rapporto con il Cristo e il Mistero del Golgota in un modo diverso da ogni altro iniziato prima di lui.

Infatti prima, nel cercare il collegamento della scienza con la chiaroveggenza egli si pose nella corrente conseguente al Mistero del Golgota soprasensibile.

E ciò avvenne mediante i passi evolu