/////07 – LA PERDITA DELLA CONOSCENZA DEL RAPPORTO FRA UOMO E MONDO NELL’EPOCA MODERNA

07 – LA PERDITA DELLA CONOSCENZA DEL RAPPORTO FRA UOMO E MONDO NELL’EPOCA MODERNA

La perdita della conoscenza del rapporto fra uomo e mondo nell’epoca moderna

O.O. 233 – La storia alla luce dell’Antroposofia – 30.12.1923


 

Sommario: L’inizio del periodo dell’anima cosciente. Conoscenza medievale di microcosmo e macrocosmo. Diverso comportamento dei metalli nella natura e nell’uomo. Uomo fisico e forze della Terra. Forze dell’ambiente circumterrestre e corpo eterico. Corpo astrale e forze extra-spaziali. Rinnovata conoscenza della cooperazione fra gli elementi costitutivi dell’uomo e i regni della natura: le basi di una nuova medicina. Rapporto dell’organizzazione dell’io col mondo minerale e col calore. Trasformazione del solido, del liquido, dell’aeriforme e del calorico da parte dell’io.

 

L‘ultima grande svolta nell’evoluzione storica dell’umanità è quella spesso da me ricordata che avvenne poco prima della metà del quindicesimo secolo, quando ebbe luogo il trapasso dallo sviluppo dell’anima razionale a quello dell’anima cosciente. Ci è noto infatti che attualmente viviamo in un’epoca in cui si svolge soprattutto lo sviluppo dell’anima cosciente, epoca in cui è andata perduta la conoscenza reale della connessione fra l’uomo e le forze più profonde della natura, voglio dire dello spirito presente nella natura. Parlando oggi della costituzione fisica dell’uomo si menzionano perfino gli elementi chimici, uguali a quelli che il chimico riscontra nel mondo esterno. In realtà però per la conoscenza dell’uomo il sapere che un certo alimento contiene, mettiamo, carbonio, azoto, ecc. in certe proporzioni, non ha maggior valore di quanto abbia per la meccanica dell’orologio il sapere che esso è composto da vetro, da argento, da acciaio, ecc. Tutte queste nozioni, che riconducono le diverse sostanze alla estrema astrazione materiale, appunto alla definizione di idrogeno, ossigeno, azoto, ecc. non offrono in fondo nessuna conoscenza reale dell’essere umano. Proprio come il meccanismo dell’orologio deve venire conosciuto in base a una connessione di sistemi di forze, così l’entità dell’uomo può e deve venire conosciuta fondandosi sul modo in cui i diversi impulsi cosmici operanti nei regni della natura si esplicano precisamente nell’uomo. La visione reale delle connessioni fra l’uomo e il mondo è però andata del tutto perduta, mentre fino al quindicesimo secolo ne era ancora presente qualcosa, sì che certe nature particolarmente disposte (come un Paracelso o un Jakob Bòhme) poterono ancora valersene con efficacia.

 

Che cosa sa per esempio la scienza moderna, sviluppatasi gradatamente a partire dal secolo quindicesimo, che cosa sa del rapporto con l’uomo del mondo vegetale o di quello animale? Essa indaga appunto le sostanze chimiche di cui sono fatte le piante e poi cerca di stabilire in qualche modo l’importanza per l’uomo di quei componenti chimici; tutt’al più cerca di farsi un’idea (ma per lo più lo trascura anche) degli effetti che quelle sostanze possono avere sull’uomo sano o malato. In fondo però tutto questo non fa che ostacolare la conoscenza dell’uomo; oggi però è veramente necessario, per poter progredire in tale conoscenza sulla base dell’evoluzione storica, ricominciare a tener conto dei rapporti fra l’uomo e la natura extra-umana.

 

Fino alla grande svolta del quindicesimo secolo, la gente sentiva chiaramente la grande differenza esistente fra i metalli presenti nella natura esterna e i metalli in qualsiasi modo presenti nella composizione materiale dell’uomo, per esempio il ferro nelle sue diverse combinazioni, o il magnesio, o altri. Fino a quel tempo si aveva dunque una netta, profonda sensazione del fatto che alcuni metalli esistono solo nella natura esterna, mentre altri si ritrovano anche nell’organismo umano: si conosceva cioè questa diversità nel comportamento per così dire della metallicità della Terra. Infatti ci si diceva allora che l’uomo è un microcosmo e che in qualche modo in esso si ritrova tutto ciò che esiste nel mondo, nel macrocosmo. Non è questo un principio astratto, bensì una conseguenza necessaria della natura dell’uomo e della natura del mondo, quali si manifestano a chiunque si sia mai accostato alla scienza iniziatica.

 

Infatti si perviene a una conoscenza reale dell’uomo solo se si raccolgono tutti i dati relativi alla natura esterna, con i suoi impulsi e i suoi contenuti sostanziali: allora da essi si ricava un’immagine, anzi una immaginazione dell’essenza dell’uomo. Questa immagine risulterebbe turbata, se nella natura esterna fosse reperibile qualcosa che non si potesse ritrovare entro l’uomo. Così avrebbe pensato uno studioso della natura, ancora nel nono, decimo, undicesimo secolo della nostra era. D’altra parte a quel tempo si sapeva anche che quanto introduciamo nel nostro organismo fisico con l’alimentazione non è che una parte (e neppure la più importante) di quello che è necessario all’uomo per sostentare la sua organizzazione fisica.

 

Infatti è evidente che dall’alimentazione si può passare a prendere in considerazione la respirazione che è essa pure un ricambio. All’uomo d’oggi non vien fatto però di salire più su della respirazione. Invece per un naturalista medievale, prima del secolo quindicesimo, era evidente che, usando l’occhio per percepire, l’uomo non si limita a vedere: nel processo percettivo si introduce dal cosmo nell’organismo, attraverso l’occhio, qualcosa di sostanziale, sia pure in uno stato infinitamente tenue. E come avviene attraverso l’occhio, così pure attraverso l’orecchio e anche tramite altre parti dell’organizzazione umana. A quei tempi si attribuiva poi la massima importanza al fatto che l’uomo introduce nel proprio organismo delle sostanze che non vi si trovano affatto in forma grossolanamente apprezzabile, come ad esempio il piombo: esse vengono accolte in una forma infinitamente dispersa, e provengono da dove di solito non si pensa neppure che esse esistano. Il piombo è un metallo di cui l’uomo sembra a tutta prima del tutto privo; quel metallo però si trova, estremamente disperso, in tutto il cosmo che coinvolge l’uomo fisico. Noi accogliamo dal cosmo il piombo, mediante processi molto più sottili che non sia la respirazione. Di continuo l’uomo elimina della sostanza da sé verso la periferia: non soltanto ci si taglia le unghie, ma si elimina di continuo dalla pelle della sostanza. Non si tratta però solo di una eliminazione, perché mentre della sostanza viene eliminata, dell’altra viene accolta.

 

Dunque nel medioevo, diciamo fra il nono e il dodicesimo secolo, un naturalista coltivava ancora pensieri di questo genere. A quel tempo non si determinavano ancora le sostanze e le forze mediante la bilancia, o altri strumenti più o meno grossolani: il naturalista cercava allora di penetrare fino alle intime qualità della natura, fino ai suoi più reconditi impulsi, nonché al suo rapporto con l’uomo. Perciò fino al quindicesimo secolo si conoscevano molte cose che bisognerà ricominciare a conoscere, poiché in fondo si sa ben poco della natura umana.

 

Nel descrivere la costituzione dell’uomo e per dame vorrei dire una classificazione, un piano generale, noi diciamo di solito che esso è composto dal corpo fisico, dal corpo eterico, dal corpo astrale e dall’io, ovvero dalla organizzazione dell’io. Si potrebbe anche dire che queste sono solo parole; è bene però cominciare con tali parole, in quanto ognuno può capirle, fino a un certo punto. Volendo però servirci di questi concetti nella pratica, e in particolare nella medicina (che è l’aspetto più importante della pratica che può scaturire dalla conoscenza umana), allora non possiamo fermarci alle parole, ma dobbiamo penetrare fino al loro reale significato. Dobbiamo quindi domandarci come si possa giungere a un’idea adeguata del corpo fisico. Si vedrà fra poco perché a questo punto io svolga questo concetto. Dunque: come possiamo pervenire a un’idea adeguata del corpo fisico?

 

Ecco, osserviamo un qualsiasi oggetto sulla Terra al di fuori dell’uomo, per esempio una pietra, un minerale: esso cade e noi diciamo che è pesante, che viene attirato dalla Terra, che ha un peso. Vi possiamo trovare attive anche altre forze; se un minerale cristallizza, in esso agiscono forze formative che sono però a loro volta affini alle forze terrestri. Guardandoci dattorno nel mondo troviamo dunque delle sostanze sottoposte alla natura terrestre. Teniamo presente questo fatto: esistono sostanze che sono sottoposte alla natura terrestre.

 

Chi non osservi queste cose con precisione potrebbe mostrarci un pezzo di carbone, di nero carbone. Che cos’è in realtà? È nero carbone soltanto finché si trova vicino alla Terra: se si trovasse a una distanza anche relativamente breve dalla Terra, esso non sarebbe più come è qui ora. Tutto ciò che fa del carbone appunto il carbone sono le forze della Terra. Possiamo dunque dire (cfr. il disegno seguente): se questo rappresenta la Terra, le forze terrestri sono presenti qui nel terrestre, ma anche in ogni oggetto presente sulla Terra. Il corpo fisico umano è certo molto complesso, ma in fondo è anch’esso un oggetto sottoposto alle forze fisiche della Terra, alle forze che provengono dal centro della Terra. Il corpo fisico umano è la parte dell’uomo soggetta alle forze provenienti dal centro della Terra (nel disegno le frecce rivolte verso l’esterno). Sulla Terra esistono però anche altre forze: quelle che provengono dall’ambiente che la circonda (le frecce rivolte verso l’interno). Immaginiamo di allontanarci dalla Terra a distanze assolutamente indeterminate: ivi agiscono delle forze in modo proprio opposto alle forze della Terra; esse agiscono da ogni lato verso la Terra. Da tutte le direzioni del mondo certe forze agiscono verso il centro della Terra; di tali forze si può acquistare un’idea determinata e ben concreta nel modo seguente.

 

 

La più importante sostanza che si trova alla base dell’organismo, sia di quello vegetale, sia di quello animale, sia dell’uomo, è l’albumina; questa si trova però a fondamento anche del germe di qualsiasi nuovo organismo vegetale, animale o umano. Ciò che si svilupperà per diventare un organismo vegetale, animale o umano parte da una cellula germinale fecondata: la base sostanziale è l’albumina. Siccome oggi si tende a fantasticare, invece di sviluppare una vera scienza, ci si immagina che l’albumina sia per l’appunto una sostanza complessa, composta (come si suol dire) da carbonio, ossigeno, idrogeno, azoto, zolfo e un po’ di fosforo: come si vede, una sostanza alquanto complessa.

 

Sicché nelle sostale proteiche (cioè nella cosiddetta albumina) si presenta proprio l’ideale per uno scienziato atomista, cioè una sostarla complessa composta da atomi e da molecole combinati tra loro in modo particolarmente complicato. Poi, ecco che nell’organismo materno (vegetale o animale che sia) si forma una complessa molecola albuminoidea (o come la si voglia chiamare) che continua a svilupparsi, finché per pura via ereditaria nasce una nuova pianta, o un nuovo animale.

 

Allo sguardo spirituale tutto questo appare come una vera sciocchezza. In realtà le cose stanno così: l’albumina dell’organismo genitore destinata alla riproduzione non è affatto composta in modo complicato, bensì va incontro a un processo di totale corruzione e caotizzazione. L’albumina di tutto il rimanente organismo è ancora soggetta a un certo ordine, mentre l’albumina che serve alla riproduzione ha proprio la caratteristica di essere intimamente rimescolata, in modo del tutto caotico; in essa la materia è ricondotta a uno stato di caos, non ha più nessuna struttura, non è che un mucchietto di sostanza sfilacciata, distrutta e per questa ragione non è più soggetta alla Terra.

 

Finché l’albumina conserva una certa sua coesione interiore, essa rimane sottoposta alle forze centrali della Terra, ma nel momento in cui viene interiormente demolita essa cade sotto l’influsso dell’intera sfera cosmica. Le forze agiscono da ogni direzione e si forma la minuscola masserella albuminoidea che sta a base della riproduzione, come un’immagine riflessa di tutto l’universo a noi accessibile. Ogni singola masserella albuminoidea è una riproduzione dell’intero universo, perché la sostala proteica (o albumina) è andata distrutta, è stata caotizzata, e proprio in quanto tale è divenuta polvere cosmica, adatta a subire l’influsso del cosmo intero. Di tutto questo oggi non si sa più niente.

 

Il suo corpo eterico è sottoposto alle forze irrompenti dalla periferia dell’universo (verde). Viene così a costituirsi nell’uomo un sistema di forze: le forze che attirano verso il basso, più evidenti negli organi disposti verticalmente, e le forze che agiscono dalla periferia verso l’interno (le frecce esterne nella figura). Dalla forma dell’uomo risulta evidente dove agisca in prevalenza un tipo di forze e dove l’altro. La forma degli arti inferiori rispecchia in modo evidente il fatto che essi sono maggiormente adattati alle forze terrestri.

 

Oggi si crede semplicemente che l’animale adulto sia dotato appunto di quella complessa proteina (o albumina) che viene introdotta nell’uovo. Da questo si sviluppa poi l’animale figlio che rappresenta la continuazione e la elaborazione della stessa albumina. Indi si forma di nuovo della sostanza germinale e così via, di generazione in generazione. In realtà le cose non stanno però così: ogni volta che avviene il passaggio da una generazione alla successiva, la sostala albuminoidea viene esposta all’azione del cosmo intero.

 

 

Da un lato abbiamo dunque le sostanze terrestri, sottoposte alle forze centrali della Terra; in certe particolari condizioni tuttavia possiamo considerarle anche come sottoposte a forze provenienti da ogni direzione dell’universo. Queste ultime sono le forze che agiscono nel corpo eterico umano: esso è sottoposto alle forze del cosmo. In questo modo si acquistano rappresentazioni del corpo fisico e del corpo eterico conformi alla realtà. Che cosa è dunque il nostro corpo fisico? E quello che è sottoposto alle forze emananti dal centro della Terra. E che cos’è il corpo eterico? E ciò che in noi è sottoposto alle forze provenienti da tutte le direzioni della periferia. Proviamo a disegnarlo: immaginiamo di avere qui l’uomo (cfr. il disegno seguente). Il suo corpo fisico è quello sotto posto alle forze rivolte verso il centro della Terra (rosso nella figura; frecce rivolte verso il basso).

 

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La testa invece è più adattata alle forze della periferia. Particolarmente interessante da questo punto di vista risulta lo studio delle braccia. Se si tengono le braccia addotte al corpo, esse sono soggette alle forze che tendono verso il centro della Terra.

Quando invece muoviamo liberamente le nostra braccia, le sottoponiamo noi stessi alle forze provenienti da ogni direzione della periferia.

 

Questa è proprio la differenza fra le braccia e le gambe. Queste ultime sono chiaramente sottoposte alle forze centrali della Terra, le braccia lo sono soltanto a certe condizioni, in determinate posizioni. L’uomo può sottrarle alle forze centrali della Terra e inserirle nelle forze che noi chiamiamo eteriche le quali provengono dalla periferia. Similmente è possibile scorgere il modo in cui ogni organo sta inserito nell’universo.

 

Abbiamo preso in considerazione il corpo fisico e il corpo eterico: come stanno invece le cose per quanto concerne il corpo astrale? Nello spazio non esiste un terzo tipo di forze. Il corpo astrale riceve le sue forze da fuori dello spazio. Mentre il corpo eterico le riceve da ogni direzione della periferia, il corpo astrale le riceve da fuori dello spazio.

 

In certi punti della natura si può veramente scoprire come le forze fisiche della Terra si inseriscano nelle forze eteriche provenienti da ogni parte. Poniamo il caso dell’albumina: essa è a tutta prima presente sulla Terra fisica. Fintanto che nell’albumina sono in qualsiasi modo rilevabili le diverse sostanze: lo zolfo, il carbonio, l’ossigeno, l’idrogeno, l’azoto, l’albumina è soggetta alle forze terrestri fisiche. Dal momento in cui la sostanza proteica (l’albumina) viene a trovarsi nella sfera della riproduzione, essa viene sottratta alle forze fisiche. Sull’albumina scomposta, disfatta, Cominciano ad agire le forze dell’universo e si forma dell’albumina nuova che riflette l’intero universo.

 

Può darsi però il caso particolare che la distruzione, la caotizzazione dell’albumina non avvenga totalmente, che per esempio in un certo animale l’albumina destinata alla riproduzione non si scomponga del tutto, non venga completamente caotizzata per potersi inserire nelle forze provenienti dal cosmo intero. Può verificarsi appunto che un dato animale sia impedito a fornire alla funzione riproduttiva un’albumina capace di inserirsi nel macrocosmo. Un tale caso si verifica per esempio nella vespa da galle, nel gallinsetto. Come si comporta infatti questo animale?

 

Depone il suo uovo in una qualsiasi parte di una pianta. Sulle querce è comunissimo incontrare queste galle, e anche in altre specie di alberi nei quali quegli insetti depongono le loro uova. Si vedono allora quelle strane galle attaccate alle foglie e all’interno si trova un uovo d’insetto. Perché avviene questo? perché certi insetti depongono il loro uovo per così dire dentro una foglia di quercia, per cui si forma la galla entro la quale poi l’uovo si sviluppa? Le uova di quelle specie di insetti non potrebbero svilupparsi liberamente; la ragione per cui le depongono in quel modo sta nel fatto che le foglie racchiudono un corpo eterico, inserito nell’etere universale e che viene in aiuto all’uovo dell’insetto. Si tratta d’un uovo incapace di svilupparsi da solo; perciò quell’insetto lo depone in una parte di un vegetale, naturalmente dotata del corpo eterico, e questo si inserisce nell’etere universale. Quell’insetto si accosta dunque alla quercia al fine di avviare alla scomposizione la propria sostanza albuminoide, affinché la periferia cosmica possa operare per tramite della quercia o della sua foglia. L’uovo di quell’insetto, lasciato a se stesso, dovrebbe morire perché possiede un’eccessiva coesione, non riesce a far dissolvere la propria albumina.

 

Fatti come questo consentono perfino di gettare uno sguardo sul modo singolare in cui procedono in natura certe cose: il modo di procedere della natura si può infatti osservare anche in altri casi. Ammettiamo che un animale sia incapace non solo di formare della sostanza germinale atta a venire esposta all’etere cosmico ai fini della riproduzione, ma sia incapace anche di trasformare in sostanze nutritive interne certe sostanze del mondo esterno, ai fini della sua alimentazione. E eloquente in proposito l’esempio dell’ape*. L’ape non è capace di nutrirsi di qualsiasi sostanza; essa può ingerire soltanto ciò che la pianta le mette già pronto a disposizione. A questo punto però è dato osservare qualcosa di molto strano. L’ape si accosta alla pianta, sugge il nettare, lo elabora e poi costruisce mirabilmente i suoi favi, tutto il meraviglioso edificio dell’arnia, con le sue cellette. Vediamo dunque questi due singolarissimi e mirabili processi: l’ape posata sul fiore ne estrae il nettare, e poi la stessa ape entra nell’alveare e, in collaborazione con le sue compagne, produce dal proprio organismo le cellette di cera per riempirle di miele.

 

 

Ma che cosa avviene realmente? Proviamo a osservare con attenzione la forma di quelle cellette (nel disegno la parte destra) che si trovano l’una accanto all’altra. Gli spazi interni delle cellette hanno una forma assai simile a quella dei cristalli di quarzo, ai cristalli di acido silicico, anche se le forme di questi ultimi sono naturalmente pieni di sostanza solida. I cristalli di quarzo che si possono trovare in montagna hanno veramente una forma assai simile, anche se forse un po’ meno regolare, solo che sono composti di acido silicico o di silicati, mentre le cellette dell’arnia sono fatte di cera.

 

Se si va a fondo della cosa si scopre che in una certa epoca dell’evoluzione terrestre il cristallo di quarzo andò formandosi nella crosta terrestre, sotto l’azione dell’acido silicico e per l’influsso delle sfere eteriche e astrali cosmiche. Si scoprono dunque delle forze provenienti dall’ambiente che circonda la Terra, forze di natura eterico-astrale che formano i cristalli di quarzo partendo dalla silice. In montagna si possono trovare tali mirabili formazioni cristalline a sei facce, appunto i cristalli di quarzo; la loro forma è assai simile a quella delle cavità interne delle cellette costruite dalle api nell’alveare. L’ape estrae dal fiore ciò che in un remoto passato produsse i cristalli di quarzo a sei facce. L’ape lo estrae dal fiore e per mezzo del proprio corpo produce delle imitazioni dei cristalli di quarzo. Fra l’ape e il fiore avviene qualcosa di simile a quanto un tempo era avvenuto nel cosmo.

 

Menziono questi fatti per mostrare che è necessario di non limitarsi alle astratte definizioni dei cosiddetti elementi: il carbonio, l’azoto, l’ossigeno e così via, ma che si deve guardare ai mirabili processi formativi, agli intimi rapporti esistenti nella natura e nei suoi processi. Questo atteggiamento un tempo si trovava istintivamente davvero alla base della scienza; esso andò perduto nel corso della evoluzione storica dell’umanità, intorno al quindicesimo secolo, ma dovrà venir riconquistato. Dovremo penetrare nuovamente entro gli intimi rapporti esistenti in seno alla natura e in quelli fra la natura esterna e l’uomo. Una vera conoscenza dell’uomo sano e dell’uomo malato potrà sorgere solo se tali rapporti saranno conosciuti di nuovo: altrimenti la farmacologia rimane una serie di tentativi fatti a casaccio, privi della conoscenza dei nessi interiori.

 

Dal quindicesimo secolo fino ad oggi vi è stato una specie di periodo sterile nella evoluzione dello spirito umano, periodo sterile che ha pesato sull’umanità. Questo periodo di sterilità durante il quale si guardava alle piante, agli animali, agli uomini e ai minerali senza saperne in fondo niente, ha infatti strappato l’uomo dalle sue connessioni con l’universo. Alla fine si è caduti nel caos attuale, per quanto riguarda i nessi fra l’uomo e il mondo, dato che non si conosce più affatto il rapporto che lega l’uno all’altro. Nei tempi in cui tali rapporti erano tenuti in considerazione si sapeva che ogni volta che si verifica una riproduzione interviene l’intero macrocosmo: nel germe maturo per la riproduzione, o nel seme, si forma un’immagine di tutto il macrocosmo. Il mondo grande sta là fuori, ma nel più minuscolo germe si trova l’effetto di azioni che provengono da ogni lato dell’universo.

 

Nell’uomo agiscono dunque anzitutto le forze fisiche centrali della Terra, e agiscono in tutti gli organi umani; d’altra parte ad esse si contrappongono le forze eteriche provenienti da tutti i punti dell’universo. Per comprendere un organo qualsiasi del corpo umano, occorre sapere che in esso cooperano le forze provenienti dal centro della Terra e quelle dell’ambiente che la circonda da ogni parte. Poi però certi organi vengono compenetrati dal corpo astrale e dalla organizzazione dell’io, mentre altri organi lo sono in misura minore; nel sonno inoltre l’uomo non ha per nulla in sé il suo corpo astrale e l’organizzazione del suo io.

 

Prendiamo ad esempio il polmone (cfr. a pag. 108, in alto a destra) e mettiamo il caso che per una ragione qualunque le forze provenienti da ogni parte dell’universo agiscano in grado eccessivo sul polmone umano. Questo organo si ammalerà, perché deve esistere un certo equilibrio armonico fra quanto vi opera partendo dal centro della Terra e quello che proviene da ogni parte dell’ambiente circostante. Per trovare il farmaco che elimini le forze eteriche operanti in eccesso, bisogna riuscire a trovare delle sostanze minerali capaci di fornire un contrappeso nel polmone alle forze eteriche eccessive. D’altra parte può darsi anche il caso opposto in cui le forze eteriche diventino troppo deboli, mentre sono troppo attive le forze provenienti dal centro della Terra. In questo caso bisognerebbe ricercare nella sfera del regno vegetale ciò che può agire sull’uomo in modo da rafforzare le forze eteriche, tramite un organo qualsiasi: in tal modo si otterrebbe il farmaco adatto.

 

E’ impossibile scoprire anche il più modesto dei farmaci, fondandosi solo sull’osservazione del corpo fisico, perché quest’ultimo non ha alcuna ragione per poter fornire indicazioni sulla propria costituzione. Infatti i processi cosiddetti normali che in esso si svolgono sono certo processi di natura, ma lo sono ugualmente i processi patologici. Tanto in un fegato cosiddetto normale, quanto in un fegato affetto da un ascesso avvengono soltanto processi naturali: la spiegazione della differenza tra le due condizioni non può mai venire trovata nel corpo fisico. In quest’ultimo si può solamente constatare che nei due casi gli aspetti visibili sono diversi, ma non si può mai apprendere la causa della diversità. Di fronte a un ascesso del fegato se ne potrà trovare la causa solo sapendo che in un caso del genere per esempio il corpo astrale interferisce in quell’organo molto più attivamente di quanto dovrebbe. Bisognerà eliminare dal fegato il corpo astrale che in quel caso vi opera in eccesso. Più in generale non vi è alcuna possibilità di parlare in modo conforme alla realtà dell’uomo sano e del malato, se non si tiene conto, al di là del corpo fisico, degli altri costituenti la natura umana. Una vera farmacologia sorgerà solo quando si andrà oltre il corpo fisico dell’uomo, dato che l’essenza della malattia è semplicemente irreperibile nell’ambito del corpo fisico.

 

Oggi mi propongo di accennare a queste cose solo sotto il profilo storico. In effetti però ogni reale conoscenza dell’essere umano è andata perduta da quando a poco a poco andò dissolvendosi il retaggio pervenuto dall’antichità ai tempi moderni. Oggi ci troviamo di fronte alla necessità di acquistare di nuovo una conoscenza dell’uomo: questa però non si può acquistare senza che si sia prima riconquistata la conoscenza dei rapporti dell’uomo con i circostanti regni della natura.

 

Proviamo a prendere le mosse dall’organizzazione umana dell’io. Una volta che mediante la conoscenza immaginativa si sia acquistata, grazie all’iniziazione, una conoscenza dell’organizzazione umana dell’io, ci si può chiedere con che cosa essa si trovi in un rapporto particolarmente stretto nell’uomo d’oggi. L’organizzazione dell’io si trova in un particolare rapporto con ciò che nell’uomo è minerale. Perciò ogni volta che si introduce qualcosa di essenzialmente minerale, come ad esempio del sale, è l’organizzazione dell’io ad occuparsene, a prenderlo per così dire in consegna. Il sale perviene poi nello stomaco, ma anche in questa sede l’organizzazione dell’io lo segue, è sempre presente. Poi il sale procede più oltre, subisce certe trasformazioni, attraversa l’intestino, va ancora più avanti, ma è sempre sotto il controllo dell’organizzazione dell’io. L’organizzazione dell’io e il sale introdotto nell’uomo si comportano come cose strettamente connesse.

Il caso è invece diverso se si mangia un uovo, in quanto esso possiede un certo rapporto con la sostanza albuminoide.

 

L’organizzazione dell’io è scarsamente interessata quando la sostanza dell’uovo si trova sulla punta della nostra lingua, e anche il corpo astrale è assai poco coinvolto quando l’uovo discende nello stomaco. Invece al suo passaggio ulteriore, nell’intestino e oltre, sono interessati vivamente il corpo eterico e poi il corpo fisico: essi contribuiscono a scomporre la sostanza albuminoide che penetra con l’uovo nel nostro organismo. Alla fine, l’uovo diventa interamente minerale: è stato scomposto e tutto ciò che era vivente ne è stato espulso. Nella parete intestinale la sostanza albuminoide cessa di essere tale e diventa del tutto inorganica, minerale. A questo punto rientra nell’organizzazione dell’io: l’albumina mineralizzata viene assunta dall’organizzazione dell’io.

 

Possiamo dunque affermare che l’organizzazione dell’io si occupa solamente di ciò che è minerale. D’altra parte nell’organismo umano tutto ciò che è minerale diventa per effetto dell’organizzazione dell’io qualcosa di diverso da ciò che era fuori dell’organismo. Nell’organismo umano nulla deve rimanere quale era prima di esservi introdotto e a questo deve provvedere in modo radicale appunto l’organizzazione dell’io. Non solo vengono afferrate dall’organizzazione dell’io e completamente trasformate sostanze come il sale o altre simili: neppure una condizione di calore esterna deve compenetrare in quanto tale l’uomo. Le nostre dita non debbono caricarsi del calore diffuso nel mondo esterno: il calore esterno deve agire su di noi solo come stimolo, mentre quello interno deve essere prodotto da noi stessi. Nel momento in cui diventiamo un vero oggetto che non produce da sé il proprio caldo o il proprio freddo, se il calore esterno opera in noi come in un qualunque oggetto, noi ci ammaliamo: proprio per l’azione del solo calore esterno, neppure di una sostanza. Poniamo il caso che un panno o una spugna vengano posti sopra una stufa accesa: il calore può propagarsi semplicemente attraverso il panno o la spugna i quali non fanno che trasmettere il calore irradiato dalla stufa. Non così deve agire il calore della stufa se raggiunge la nostra pelle: in tal caso esso esercita uno stimolo sensibile e si deve produrre una reazione; il calore interno deve venir prodotto entro l’organismo. I raffreddori e condizioni simili dipendono appunto dal fatto che non ci si limita a lasciarsi stimolare per produrre il proprio calore interno, ma si consente al freddo esterno di penetrare un poco al disotto della pelle; non ci si pone nel mondo nella nostra piena attività, nella pienezza dei nostri impulsi, ma ci si offre come un oggetto inerte agli effetti del mondo esterno.

 

L’essenza dell’organizzazione dell’io consiste nell’accogliere il minerale, l’inorganico, modificandolo però completamente, trasformandolo in qualcosa d’altro. Solo quando siamo morti il minerale ritorna ad esser parte della natura esterna; finché viviamo sulla Terra e abbiamo della sostanza minerale entro la nostra pelle, l’organizzazione dell’io la trasforma di continuo. Invece la sostanza vegetale che introduciamo in noi viene trasformata di continuo dalla nostra organizzazione astrale, dal corpo astrale. Si può dunque affermare che l’organizzazione umana dell’io trasforma radicalmente tutto ciò che è minerale, ovvero inorganico: non solo ciò che è solido, ma anche il liquido, l’aeriforme e perfino le qualità del calore. Certo, ragionando approssimativamente si può dire che dopo averne bevuta, in noi si trova dell’acqua. In realtà però dal momento in cui il mio organismo introduce dell’acqua, quello che ora si trova in me non è più lo stesso che era prima, e precisamente per effetto della mia organizzazione dell’io. Ridiventa ciò che era solo dopo che l’organismo l’ha eliminata col sudore o in altro modo. All’interno della mia pelle l’acqua non è acqua, bensì un liquido vivente.

Così va modificato il nostro modo di pensare su innumerevoli cose.

 

Oggi ho potuto darne solo alcuni accenni. Occorre tenere ben presente che l’albumina deve esser scomposta per aprirsi all’azione del macrocosmo; che l’acqua bevuta non è più inorganica, bensì diventa liquido vivente, compenetrato dalla organizzazione dell’io; che un vegetale di cui ci si è alimentati non è più quello che era fuori del nostro organismo, ma viene subito accolto dal corpo astrale e trasformato in qualcosa del tutto diverso. Si perviene così alla constatazione di processi importantissimi, giungendo a riconoscere che nel nostro ricambio avvengono dei processi che si distinguono solo per un certo gradino evolutivo da quelli che avvengono per esempio nel cervello e che caratterizzano il sistema nervoso. Vedremo domani che l’osservazione di tali processi può mettere in evidenza la radicale diversità esistente fra l’umanità fino al dodicesimo secolo e quella del nostro. Dallo studio di tale diversità cercherò di mostrare come, perché non vada perduta ogni conoscenza dell’uomo, sia sano, sia malato, occorre che sorgano impulsi conoscitivi nuovi che assicurino l’ulteriore progresso.

 

 

By | 2018-11-11T15:42:16+01:00 Novembre 11th, 2018|STORIA ALLA LUCE DELL'ANTROPOSOFIA|Commenti disabilitati su 07 – LA PERDITA DELLA CONOSCENZA DEL RAPPORTO FRA UOMO E MONDO NELL’EPOCA MODERNA