07 – SETTIMO RITMO

Settimo ritmo

Possano udirlo gli uomini


 

 

Con ciò questo ultimo ritmo «semplice» contiene non solo un riferimento alla meta principale dell’uomo,

bensì anche alle forze dalle quali Rudolf Steiner sette giorni prima

aveva formato la Pietra di Fondazione per la nuova comunità di uomini.

 

Come abbiamo visto, egli diede inizio a questo processo con il rinnovamento della parole «O uomo, conosci te stesso secondo spirito, anima e corpo» nel grado corporeo (fisico), che consiste nella conoscenza dei tre sistemi dell’organismo umano, ed egli completò il processo nel grado spirituale con la formazione della Pietra di Fondazione dalle forze della Trinità.

 

In questo ritmo abbiamo inoltre una specie di quintessenza

delle prime tre parti della meditazione della Pietra di Fondazione, con cui Rudolf Steiner iniziò il Convegno di Natale.

• La prima parte del ritmo si riferisce alle sue parti microcosmiche

• e la seconda parte a quelle macrocosmiche.

 

Così la Pietra di Fondazione, la sua meditazione e i ritmi del Convegno di Natale,

costituiscono un’inseparabile triade, simile a quella che si forma nell’uomo

dall’azione globale del suo io, corpo astrale e corpo eterico,

che mediante l’instrumento del corpo fisico cercano di esprimersi nella vita in azioni concrete.

 

Con ciò, per raggiungere le mete spirituali di cui abbiamo parlato in connessione con il settimo ritmo,

è necessario lavorare interiormente in triplice modo:

• immergere la Pietra di Fondazione nel proprio cuore,

• lavorare con la sua meditazione

• e con i sette ritmi.

Non può essere omesso nessuno dei singoli elementi indicati,

perché come un organismo triarticolato, essi conducono alla meta soltanto nella loro globalità.

 

Solo così anche il meditare i ritmi può portare frutti e diventare nell’anima una sorta di organismo spirituale-animico-eterico. «Le nostre sentenze, che sono interiormente organizzate in maniera del tutto spirituale-animica», così le caratterizzò Rudolf Steiner alla fine del suo commento all’ultimo ritmo. Ma quando esse nell’anima diventano veramente un organismo vivente, allora nei tre primi ritmi l’uomo sperimenta l’ascendere al mondo spirituale fino alla Mezzanotte cosmica, e durante tale ascensione egli lavora alla purificazione, spiritualizzazione e trasformazione delle esperienze della passata vita terrena in nuove facoltà, affinché esse a poco a poco divengano un tesoro di saggezza spirituale, che adesso egli può consegnare alle gerarchie, quale frutto della sua esistenza terrena per il bene dell’evoluzione del mondo. Quando poi l’uomo ha raggiunto il punto massimo del suo peregrinare tra morte e nuova nascita, egli può percepire l’azione della Parola universale come «Io Sono», universale, che trasforma l’azione globale delle nove gerarchie in un essere universale unito, nel grande «Uomo cosmico», così come l’io dell’uomo nella sua incorporazione fisica forma il suo corpo fisico, il quale diventa la manifestazione esteriore del suo essere sulla terra. Questa esperienza della Parola universale, che agisce attraverso l’organismo globale delle gerarchie, rende possibile all’uomo, durante il suo ritorno, nella discesa verso la reincarnazione sulla terra, di partecipare coscientemente alla creazione dell’«immagine spirituale primordiale» del suo nuovo corpo fisico.

 

Tuttavia la forza per compiere questo è la forza dell’amore, che agisce nei mondi spirituali quale più alto principio creativo. L’uomo può attingere a questa forza d’amore dal vedere la discesa del Figlio divino o della Parola divina sulla terra, come descritto in connessione ai quattro ultimi ritmi.

Soltanto per il massimo amore di Dio verso l’umanità

la Parola divina venne sulla terra e si fece carne in Gesù di Nazareth,

dopo avere attraversato tutte le sfere spirituali.

«Dio infatti ha tanto amato il mondo, che ha dato il Figlio suo unigenito» (Gv 3,16).

 

Così l’uomo percorre il sentiero della saggezza nei mondi superiori per sperimentare la rivelazione della Parola universale durante la Mezzanotte cosmica e dopodiché, nel seguire il suo esempio, discendere sulla terra percorrendo il sentiero dell’amore, per continuare su di essa il suo lavoro alla realizzazione di ciò che egli ha sperimentato nell’altezza del suo peregrinare, quale supremo archetipo nell’apparizione della Parola universale.

 

Per cui l’uomo, giusto prima della sua incarnazione,

quando egli ha già formato il suo corpo eterico e si sta preparando all’unione con il germe del suo corpo fisico,

a partire dal nostro tempo, nel mondo spirituale adiacente alla terra incontrerà il Cristo e Michele che é al suo servizio,

quali rappresentanti degli impulsi spirituali dell’amore e della saggezza.

• «Ma qui [nel mondo spirituale dove l’anima dimora prima della sua nascita]

in futuro agisce anche la luce [della saggezza cosmica] di Michele e l’amore del Cristo» (O.O. 218, 19.11.1922).

 

In seguito a questo incontro, immediatamente prima della sua nascita, l’uomo può sperimentare di nuovo, per così dire in massima concentrazione, l’intero cammino percorso tra le due incarnazioni e prepararsi così al suo compito principale sulla terra, al lavoro di trasformazione del cosmo della saggezza in nuovo cosmo dell’amore, partendo dall’io, così come esso è in grado di esprimersi nella sua personalità terrena.

 

Nell’ultimo capitolo del suo libro La scienza occulta,Rudolf Steiner descrisse questo compito in modo dettagliato.

Qui egli rilevò come

• «dalla collaborazione degli spiriti della volontà, della saggezza e del movimento

[su saturno, sul sole e sulla luna] nasce ciò che si manifesta come saggezza» (0.0. 13).

• Poi «l’uomo riceve» sulla terra «dagli ‘spiriti della forma’… il suo io indipendente»  (ibidem).

 

Ma gli spiriti della forma ricevono le forze per formare l’io dell’uomo

dalle sfere al di sopra delle gerarchie, dalla Parola universale stessa (vedi sopra nell’osservazione del quarto ritmo).

Quando poi quest’io sviluppa in sé coscientemente le forze dell’ amore,

allora esso «si armonizzerà nell’avvenire con gli esseri della terra, di Giove, di Venere e di Vulcano» (ibidem).

 

Ma come fondamento per tale futura armonia gioverà, che

• il suo sistema del capo, anche se solo in modo del tutto iniziale, venga compenetrato dalle forze dello Spirito;

• il suo sistema ritmico dalle forze del Figlio

• e il suo sistema delle membra dalle forze del Padre

e ciò sarà un’anticipazione terrestre rispettivamente delle condizioni di Giove, Venere e Vulcano.80

 

Il Cristo ha portato sulla terra la possibilità di raggiungere questo,

manifestando su di essa «l’universale ‘archetipo dell’amore’»

e unendolo con l’intera evoluzione della terra mediante il Mistero del Golgota.

«In tal modo il germe dell’amore venne immesso nell’interiorità più profonda

dell’essenza umana» da cui «dovrà fluire in tutta l’evoluzione» (ibidem).

 

Ogni volta che nel corso della sua esistenza dopo la morte l’uomo si prepara a questo compito centrale mentre contempla come viene accolta la saggezza da egli portata dalla terra nella Mezzanotte cosmica nel grembo delle gerarchie divino-spirituali e poi diffusa nel mondo come amore creativo, che configura il suo archetipo terrestre.

 

Per l’uomo il centro di questa grandiosa metamorfosi cosmica è l’esperienza della Parola universale,

quale Io supremo della globalità delle gerarchie, che dal passato crea incessantemente il futuro.

Ciò che l’uomo sperimenta nel mondo spirituale solo in forma archetipica,

egli lo deve poi realizzare, giù nel mondo fisico, seguendo il cammino del Cristo.

 

Infatti

«la ‘saggezza del mondo esteriore ’ a partire dallo stato terrestre diventa saggezza interiore dell’uomo.

E quando si è in tal modo interiorizzata diventa il germe dell’amore.

La saggezza è condizione necessaria per l’amore;

l’amore è il frutto della saggezza rinata nell’ ‘io’» (O.O. 13 pag. 337).81

 

L’uomo può quindi lavorare coscientemente alla creazione del nuovo «cosmo dell’amore» già sulla terra;

vogliono essergli di aiuto in ciò i sette ritmi del Convegno di Natale,

di cui i primi tre riuniscono in sé l’intera saggezza del passato,82

il quarto svela l’archetipo cosmico dell’io e gli ultimi tre rivelano l’amore, quale frutto della saggezza nata nell’io.

Tutto ciò porta a chiarezza anche la differenza tra i primi tre ritmi e gli ultimi tre ritmi.

 

La grande differenza consiste nel fatto, che

il percorso ascendente nell’esistenza dopo la morte è collegato

con la rielaborazione delle esperienze vissute durante l’incarnazione passata

(con la loro trasformazione in nuove facoltà)

• e il percorso discendente con la preparazione della prossima incarnazione

e con ciò anche dell’intera futura evoluzione della terra.

 

Se l’amina sulla terra si è creata le necessarie premesse,

in questo lavoro diviene un esempio il cammino del Cristo

dalla sfera della Parola universale fino al Mistero del Golgota.

• E nella misura in cui il suo cammino macrocosmico non solo viene contemplato dall’anima,

bensì ne trova anche un’immagine nel proprio cammino microcosmico verso la terra,

essa è in grado di partecipare al lavoro delle gerarchie al servizio del Cristo per il futuro dell’umanità della terra.

 

Infatti,

il «Cristo porta in sé gli impulsi avvenire dell’umanità

in modo cosmicamente giustificato» (0.0. 26, pag. 93) e per cui,

contemplare le sue azioni cosmico-telluriche nei mondi superiori è la sorgente delle forze che creano il futuro.

 

L’ultimo grande ritmo del Convegno di Natale fu dato da Rudolf Steiner la sera del 1° gennaio 1924 alla fine dell’ultima conferenza. Questa volta egli, diede lettura dell’intera meditazione della Pietra di Fondazione e questo per la prima volta nella sua completezza dall’inizio alla fine e delle sue singole parti consecutive, come poi, circa dodici giorni dopo venne pubblicata nel notiziario e da allora divenne una componente irrinunciabile della vita spirituale e del lavoro interiore di ormai più di una generazione di antroposofi.

Alla lettura della meditazione stessa, Rudolf Steiner fece precedere una breve introduzione, in cui egli rilevò la necessità che «sorga una vigorosa, luminosa società», per poi, rivolgendosi alle parole della meditazione, caratterizzare queste come sorgente spirituale, dalla quale può emergere una tale società sulla terra.

 

Ed egli disse:

«Per questo scopo ci siamo immersi in quelle parole, con le quali ho cominciato,

in quelle parole, con le quali vorrei chiudere questo Convegno di Natale.»

 

La meditazione della Pietra di Fondazione data in questa forma definitiva e artisticamente compiuta, rappresenta veramente una porta che apre all’uomo del presente l’accesso ai Nuovi Misteri (vedi vol. II) e il lavoro interiore con essa, rende possibile mantenere il collegamento vivente con la sua costante corrente proveniente dall’adiacente mondo soprasensibile.

 

Perciò il nono ritmo83 può essere definito

il vero e proprio ritmo dei Nuovi Misteri o il ritmo del Convegno di Natale stesso,

quale atto esoterico della sua fondazione sulla terra.

La parola chiave di questo ritmo – e ciò significa dell’intero Convegno di Natale –

è «inizio di svolta universale dei tempi».

 

Per cui, ogni uomo che ha posto la Pietra di Fondazione nel proprio cuore e lavora con i suoi ritmi, entra nella corrente dei Nuovi Misteri e diviene così un cosciente collaboratore dell’ «inizio di svolta universale dei tempi».

• Vogliamo ora osservare ancora una volta

la composizione spirituale del Convegno di Natale.

 

Come abbiamo visto, la sorgente dei Nuovi Misteri è il Mistero del Golgota. Per questo motivo Rudolf Steiner dovette collegare direttamente la fondazione dei Nuovi Misteri con questo centro della globale vita dei misteri della terra. Egli lo fece, ponendo il ritmo primordiale o ritmo del Mistero del Golgota alla base della sua struttura ritmica. Su questa base, egli continuò a condurre i suoi ascoltatori attraverso i sette veri e propri ritmi del Convegno di Natale, i quali formano un possente settemplice ponte, comprendente i tre mondi ai quali appartiene l’uomo: il mondo fisico, il mondo animico e il mondo spirituale e collega il Mistero del Golgota con i Nuovi Misteri fondati sulla terra.

 

Inoltre, questo processo può essere compreso anche così: Rudolf Steiner, dopo avere formato la Pietra di Fondazione nel mondo spirituale adiacente alla terra, la portò con i sette ritmi attraverso i tre mondi o, ciò che è la stessa cosa, fino alla sfera della Mezzanotte cosmica. Con ciò, egli fece per così dire «conoscere» l’atto creativo dell’uomo, quale rappresentante della futura decima gerarchia alle entità spirituali, alle anime umane escarnate e agli spiriti elementari che vivono nei mondi superiori. Questo significa, che ogni uomo nel lavoro meditativo con i ritmi, accoglie nella sua anima le forze spirituali, provenienti dai sette stadi dell’esistenza dopo la morte, che la sua anima attraversa ogni volta tra morte e nuova nascita. Ma i ritmi stessi, per l’uomo diventano le porte che conducono nel regno dello spirito. Di conseguenza, l’uomo non solo accoglie le forze di tutti questi ambiti del mondo spirituale, con le quali egli è unito nella pienezza del suo essere spirituale-animico-corporeo, bensì egli da a queste forze anche la possibilità di agire realmente nel mondo terreno. Allora, l’impulso puro esoterico può compenetrare gradualmente tutte le azioni exoteriche dell’uomo per il bene dell’evoluzione della terra.

 

Ma questo non è ancora tutto. Se l’essenza del ritmo primordiale o ritmo del Mistero del Golgota può essere caratterizzata con le parole «E la parola si è fatta carne» (Gv 1,14) l’essenza dell’ultimo ritmo o ritmo dei Nuovi Misteri può essere caratterizzata con le parole di Rudolf Steiner:

«E la carne dell’uomo deve essere di nuovo compenetrata dallo spirito,

per divenir capace di abitare nel regno della Parola, per contemplare i misteri divini»  (O.O. 194, 22.11.1919).

 

• E’ proprio questo processo, che viene illustrato nel testo completo della meditazione della Pietra di Fondazione, le cui prime tre (doppie) parti descrivono la spiritualizzazione del corpo umano (della carne) nei suoi tre sistemi, rappresentati nelle tre parti microcosmiche della meditazione unite alle tre parti macrocosmiche, che rappresentano le forze dell’intero cosmo gerarchico fino alla Trinità.

L’entrata nel regno della Parola di un corpo spiritualizzato in tal modo è tuttavia possibile soltanto quando esso stesso è divenuto Parola. Infatti, solo ciò che ha affinità con la Parola universale può anche dimorare nel suo regno spirituale. Per cui alle tre doppie parti microcosmiche-macrocosmiche della meditazione deve seguire la quarta parte, che non parla soltanto della spiritualizzazione generale dell’uomo, ma anche del fatto che egli diviene Parola.

 

«E deve venire un tempo in cui la carne diventi di nuovo Parola

e impari a dimorare nel regno della Parola» (ibidem).

• Per questo, l’io che dimora nel corpo dell’uomo deve congiungersi con l’«Io universale» del Cristo

(«L’io proprio / all’Io universale / congiungono»)

nel senso delle parole «Non io, ma il Cristo in me», per divenire così affine alla Parola universale stessa.

 

Ciò che negli antichi misteri efesini lo ierofante diceva al discepolo ancora in modo profetico: «Studia il mistero dell’uomo nella parola piccola, nel micro-Logos, per acquistarti la maturità di sentire il mistero del macro-Logos» (0.0. 232, 2.12.1923), oggi vuole divenire realtà nei Nuovi Misteri, poiché da allora, sulla terra si verificò l’evento del Golgota.

Questo non solo ci fa comprendere l’imitazione da vivere profondamente, bensì anche la differenza fondamentale tra la svolta dei tempi nell’antica Palestina e «l’inizio di svolta universale dei tempi» di cui Rudolf Steiner parlò in relazione alla fondazione dei Nuovi Misteri nel Convegno di Natale. Infatti, nel primo caso si tratta di un evento che cambiò in modo fondamentale l’intera direzione dell’evoluzione della terra o detto diversamente che riguarda le colonne fondamentali dell’esistenza terrena e umana. Nei Nuovi Misteri invece, si tratta soprattutto della possibilità data all’umanità di cambiare veramente la sua coscienza.

 

Questo è il rapporto interiore e l’azione reciproca delle due svolte dei tempi.

• La prima riguarda l’essere (Sein) ed è perciò un evento macrocosmico,

che ha un significato centrale per l’intera evoluzione del mondo;

• la nuova svolta dei tempi invece, il cui inizio ebbe luogo nel Convegno di Natale,

riguarda soprattutto la sfera della coscienza (Bewusstsein) umana ed è un’immagine microcosmica della prima.

 

Ma proprio mediante questa, può entrare nella coscienza degli uomini

la grande svolta dei tempi macrocosmica nella forma corrispondente all’attuale epoca dell’anima cosciente.

• E così, le due svolte dei tempi sono congiunte in modo inseparabile.

• Ciò che avvenne nella prima sul piano dell’essere universale,

deve ora anzitutto essere innalzato nella piena coscienza dell’uomo.

• E questo significa, che l’uomo nei Nuovi Misteri deve conquistare la piena coscienza della più alta realtà,

dell’essere del Mistero del Golgota.

• Una tale coscienza poi è «un inizio di svolta universale dei tempi»,

di cui Rudolf Steiner parlò nel Convegno di Natale alla fine della sua ultima conferenza.

 

Come abbiamo visto, la sorgente primaria dei Nuovi Misteri è il Mistero del Golgota, con il quale essi vennero collegati nel Convegno di Natale mediante il ponte dei sette ritmi. E’ per questo che Rudolf Steiner in una delle conferenze sul Karma potè dire, che «l’impulso… per tutto ciò che può realizzare l’Antroposofia si trova nel Mistero del Golgota» (O.O. 239, 31.3.1924). E i sette ritmi che collegano la svolta dei tempi macrocosmica con i Nuovi Misteri, vale a dire la sfera dell’essere (Sein) con la sfera della coscienza (Bewusst-Sein), ne rendono testimonianza.

Oggi il garante di questo reciproco collegamento indistruttibile è la guida cosmica dei Nuovi Misteri – Michele. Rudolf Steiner parlò di due delle sue più importanti rivelazioni per l’umanità. La prima trovò la sua immagine nelle parole sopra citate tratte dal prologo del Vangelo di Giovanni; la seconda vuole iniziare a divenire realtà nella coscienza umana dei Nuovi Misteri.84

 

Rudolf Steiner espresse queste due rivelazioni di Michele nelle seguenti parole:

«Il divenire carne della Parola è la prima rivelazione di Michele,

la spiritualizzazione della carne deve essere la sua seconda rivelazione» (0.0. 194, 22.11.1919).

La seconda rivelazione fu annunciata agli uomini durante il Convegno di Natale e i suoi frutti esoterici furono le conferenze sul Karma e la fondazione della scuola di Michele sulla terra (la Libera Università di Scienza dello Spirito). E se qui ci ricordiamo di nuovo che il mondo di Michele è il mondo del ritmo (vedi la descrizione del terzo ritmo) e che i sette ritmi collegano due delle sue più importanti rivelazioni, allora la composizione ritmica del Convegno di Natale nella sua globalità è un’ulteriore testimonianza della presenza soprasensibile di Michele nel Convegno di Natale.

 

Dopo tutto ciò che è stato detto finora la costruzione ritmica del Convegno di Natale può essere illustrata come segue:

 

 

Alla fine dell’ultima conferenza, Rudolf Steiner trasse sei righe dalla quarta parte della meditazione

con le quali egli concluse l’intero Convegno di Natale:

 

Luce divina,

Cristo-Sole,

Riscalda

I nostri cuori;

Illumina

I nostri capi.

 

Accanto al grande ritmo della meditazione della Pietra di Fondazione lettt nella sua globalità, queste righe non formano soltanto l’ultimo ritmo, bensì esse sono nel contempo la quintessenza sia del Convegno di Natale, sia dei Nuovi Misteri fondati in esso.

Nel breve commento prima di queste parole conclusive, Rudolf Steiner richiamò ancora una volta l’attenzione alla Pietra di Fondazione della Società Antroposofica, la quale fu immersa nei cuori dei suoi soci che erano presenti durante il Convegno di Natale.

 

E poi, egli pose dinanzi a loro due compiti.

Egli formulò il primo compito nel seguente modo:

«Portate i vostri caldi cuori fuori, per un vigoroso, terapeutico agire»

e il secondo compito:

«e vi verrà aiuto, affinché ciò che voi tutti ora volete poter condurre alla meta rischiari le vostre menti».

 

Questi due compiti riguardano

• da un lato il passaggio dalla vita interiore del cuore all’agire esteriore nel mondo,

vale a dire un movimento dall’interno all’esterno,

• e dall’altro lato il passaggio dall’agire «diretto alla meta» nel mondo esteriore all’illuminazione interiore della mente,

vale a dire un movimento contrario dall’esterno all’interno.

In entrambe le metamorfosi può essere facilmente riconosciuto

• il nuovo cammino dei pastori, che acquisiscono le facoltà dei re

• e il nuovo cammino dei re, ché acquisiscono le facoltà dei pastori.

 

Nel ciclo di Natale dell’anno 1920 (O.O. 202) Rudolf Steiner parlò in modo approfondito di questa trasformazione delle due correnti. In quell’occasione egli illustrò come i pastori e i re, i quali alla svolta dei tempi rappresentavano le due correnti principali dei tempi antichi, sotto l’influsso delle forze che fluirono nell’evoluzione della terra dal Mistero del Golgota, ricevettero il nuovo compito di raggiungere in futuro una sintesi superiore delle due correnti, mediante l’acquisizione delle qualità opposte.

 

Come verrà illustrato nel capitolo 5 (vol. Il) queste due correnti erano rappresentate anche nel movimento antroposofico all’inizio del XX secolo. La loro unione e sintesi armonica doveva realizzarsi nel fatto che i rappresentanti di entrambe le correnti immergessero la Pietra di Fondazione nei loro cuori, quale indistruttibile fondamento spirituale del loro comune operare nei Nuovi Misteri. Una tale unione doveva tuttavia essere preceduta in ciascun gruppo dall’acquisizione delle nuove facoltà, che in origine furono proprie dell’altro gruppo. Per gli uni si tratta della facoltà di agire dalle forze del cuore verso l’esterno85, di portare nelle proprie azioni impulsi conoscitivi-morali e per gli altri, di rivolgere le forze della volontà verso l’interno per ottenere con il loro aiuto l’illuminazione del cuore, quale nuovo organo di conoscenza. «Questo e quello», così disse Rudolf Steiner, «noi oggi ci vogliamo prefiggere con tutta la nostra forza».

 

La chiave delle ultime parole del Convegno di Natale è l’espressione «buona stella» alla fine del commento.

Qui, con una variazione, si parla tre volte di questa stella:

– «Se ci dimostriamo degni di ciò, una buona stella regnerà su quanto da qui è voluto».

– «Seguite miei cari amici, questa buona stella».

– «Vogliamo vedere dove gli Dei attraverso la luce di questa stella ci condurranno».

 

Con ciò, questa stella «regna» su tutto quanto gli uomini in libera volontà vogliono realizzare, quali impulsi del Convegno di Natale («da qui è voluto»); essa guida poiché è possibile «seguirla»; questa stella risplende, vale a dire irraggia «luce» di saggezza attraverso la quale si rivelano gli Dei che agiscono in essa (entità delle gerarchie superiori). Ma la meta, alla quale gli Dei vogliono condurre gli uomini con l’aiuto di questa luce, viene indicata subito dopo queste parole nelle prime due righe del ritmo:

 

Luce divina,

Cristo-Sole.

 

Poiché essa stessa è di natura solare o «cristica», questa «buona stella»

conduce gli uomini alla realizzazione del vero bene sulla terra.

 

Ciò viene annunziato nella prossima riga del ritmo:

 

Affinché diventi buono.

 

E le successive righe:

 

Ciò a cui noi

Con i nostri cuori vogliamo dare fondamento

si riferiscono a ciò su cui questa stella può «regnare». E grazie a

Ciò che con i nostri capi

Vogliamo condurre diretto alla meta, noi possiamo «seguirla».

 

L’ultima parola (l’ultima parola nel testo tedesco: «wollen» n.d.t.) «vogliamo» infine, indica il processo di volontà, collegato con la concreta realizzazione delle mete e dei compiti del Convegno di Natale.

Infatti, soltanto se portiamo nella nostra volontà l’aspirazione a realizzarli, la «buona stella» regnerà sul nostro lavoro antroposofico, donandoci la luce della saggezza, di cui abbiamo bisogno per trovare la via alla luce del Cristo-Sole.

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Come possiamo dal punto di vista scientifico-spirituale avvicinarci alla realtà spirituale, a cui Rudolf Steiner voleva richiamare l’attenzione con l’immaginazione della «buona stella»? Dove, nelle sue conferenze egli si serve ancora di una tale immagine? Una descrizione particolarmente importante, connessa con le prime esperienze dell’uomo dopo la morte e ciò significa con il contenuto dei ritmi osservato in questo capitolo, la troviamo in un ciclo dedicato alla vita dell’uomo dopo la morte. Come noto da diverse comunicazioni scientifico-spirituali, in primo luogo l’uomo dopo la morte depone il suoi corpo fisico e poi, all’incirca tre giorni dopo, il suo corpo eterico. Soltanto dopo, quando l’anima si è liberata dai suoi due involucri esteriori, ha inizio nel vero e proprio senso la sua esistenza dopo la morte nel mondo spirituale!

 

Ma la possibilità di vivere nel mondo spirituale in modo giusto, dipende principalmente dalla facoltà dell’anima

di conservare la propria coscienza dell’io individuale anche dopo la morte.

• Durante i tre giorni, in cui l’uomo vede la sua vita terrena trascorsa,

che appare in un possente panorama dinanzi al suo sguardo spirituale,

la sua coscienza dell’io individuale risplende come un lampo,

per il fatto che i frutti raccolti dall’anima nel suo corpo fisico ed eterico sulla terra,

vennero conservati nei mondi spirituali.

 

Rudolf Steiner caratterizzò la globalità di questi frutti come «stella della volontà»

risplendente sullo sfondo del panorama eterico, che adesso l’anima sperimenta.

«Ma si ha anche la chiara coscienza interiore che, essendoci nello sfondo la stella

della volontà, nel quadro-ricordo vi è quanto ci siamo conquistati nell’ultima vita terrena» (O.O. 153, 13.4.1914).

• Ciò conduce al fatto che, dopo la morte,

la nostra coscienza dell’io spirituale viene risvegliata da questa «stella della volontà»,

come la nostra coscienza dell’io viene risvegliata dopo il sonno terreno dall’influenza del mondo esteriore.

 

«Nelle condizioni immediatamente dopo la morte la coscienza viene destata dal nostro interiore sentire

e sperimentare il frutto della nostra ultima vita, ciò che ci siamo guadagnati, conquistati» (ibidem).

Ma il portatore di questi frutti è la «stella della volontà» alla quale

dobbiamo soprattutto il risveglio della nostra coscienza spirituale dopo la morte.

Rudolf Steiner illustrò inoltre che la sostanza di questa stella consiste in calore e in luce.

Essa «arde nel calore» e irraggia «saggezza cosmica», che nel mondo spirituale appare sempre come luce.

 

Il defunto sperimenta il suo essere interiore in quanto segue:

«Questa stella della volontà [consistente in pura volontà], che forma ora lo sfondo, è la spiritualità del tuo corpo fisico, questa stella della volontà è lo spirito che permea e regge il tuo corpo fisico [sulla terra]. La saggezza [luce della stella] che ti splende incontro è l’attività, la mobilità del tuo corpo eterico» (ibidem).

Così,

• il calore della volontà conformante la stella, dopo la morte indica all’uomo la spiritualità del suo corpo fisico

• e la luce della saggezza da essa irraggiante, si rivela all’uomo, quale spiritualità del suo corpo eterico.86

 

La conferenza da cui proviene questa descrizione è la penultima del ciclo tenuta a Vienna nell’anno 1914 con il titolo Natura interiore dell’uomo e vita fra morte e nuova nascita. Alla sesta ed ultima conferenza Rudolf Steiner fece precedere un breve discorso, dedicato al Goetheanum a Dornach, che allora portava ancora il suo nome esoterico Johannes-Bau (edificio di Giovanni). In questo breve discorso troviamo di certo la più profonda caratteristica di questo edificio così speciale. Allora, Rudolf Steiner nominò il Johannes-Bau non solo «un segno di verità del nostro movimento antroposofico», ma lo definì anche un edificio «che in tutte le sue forme è un’ incarnazione dell’essere spirituale nel quale ci riconosciamo» (O.O. 153, 14.4.1914).

Ma perché potesse verificarsi una tale «incarnazione» di un essere spirituale e il Gotheanum divenire un «organo della parola degli Dei» (0.0. 286, 17.6.1914), che nel linguaggio delle sue forme e dei suoi colori si rivolge all’umanità, doveva disporre non solo di un corpo fisico, ma anche di un corpo eterico. Questo particolare involucro eterico fu sperimentato realmente da molti dei suoi costruttori di allora.87

 

Per loro, il Johannes-Bau non era soltanto un’opera architettonica unica, ma anche un essere vivente,

in cui un’elevata entità del mondo delle gerarchie voleva incarnarsi.

Tuttavia questo processo di incarnazione non ha potuto compiersi.

 

Il Goetheanum fu portato via agli antroposofi, quando nell’elemento del fuoco, esso entrò nel mondo spirituale come essere fisico-eterico.88 E’ per questo che Rudolf Steiner potè parlare del «morire» del Goetheanum e più tardi della «resurrezione» di esso nelle ampiezze eteriche del cosmo.

Rudolf Steiner richiamò l’attenzione a tale mistero vivente dell’ulteriore evoluzione del Goetheanum nell’ultima conferenza di Pasqua dell’anno 1924 – quale epigrafe potrebbero essere utili le sue parole:

«Se esso muore, se anche esso viene ucciso dal mondo, lo spirito risorgerà sempre. E l’Antroposofia deve appunto attenersi allo spirito che sempre di nuovo risorge dai fondamenti dell’eternità» (O.O. 233a, 22.4.1924).

 

Queste parole testimoniano la possente metamorfosi spirituale compiuta dall’essere Goetheanum, che con le fiamme di fuoco passò nel cosmo eterico e dopodiché ritornò di nuovo come «spirito del Goetheanum», il quale più tardi ispirò il Convegno di Natale.89

Infatti, perché nel Convegno di Natale «ci fu concesso di far nascere dal Goetheanum un impulso nuovo?», domandò Rudolf Steiner e poi rispose:

«Perché è lecito sentire che quello che prima riguardava più o meno la terra…, con quelle fiamme è stato portato nelle vastità cosmiche… Nel riconoscere le conseguenze di quella sventura, noi possiamo affermare: Ora comprendiamo il non rappresentare più solamente un movimento che riguarda la terra, ma di essere impegnati in una vicenda che coinvolge il vasto mondo eterico nel quale vive lo spirito. Infatti, ciò che riguarda il Goetheanum, è cosa che coinvolge il vasto etere, in cui vive la saggezza universale pregna di spirito. Tutto ciò è stato portato là fuori, nelle vastità dell’etere, e noi ora possiamo compenetrarci degli impulsi del Goetheanum provenienti dal cosmo» (ibidem).

 

Questi significa, che nell’essere colmo di tali impulsi del Goetheanum provenienti dal cosmo, vale a dire dal diretto legame con lo «spirito del Goetheanum» di luminosità stellare, a Rudolf Steiner fu possibile accogliere la «saggezza universale pregna di spirito», la quale poi fluì nell’essere esoterico del Convegno di Natale.

Ed è per questo che Rudolf Steiner nell’ultimo giorno del Convegno di Natale, alle parole di ringraziamento di Louis Werbeck replicò di non poter accoglierle riferite alla sua personalità, bensì allo «Spirito che qui è e deve essere e sarà lo Spirito del Goetheanum» (0.0. 260).

E poi egli aggiunse: «Nel suo nome io mi sono permesso di pronunciare in questi giorni talune parole che non avrebbero dovuto risuonare con tanta forza se non fossero state dette guardando in alto allo Spirito del Goetheanum, allo Spirito buono del Goetheanum. E così permettetemi anche di accettare questo ringraziamento nel nome dello Spirito del Goetheanum, per il quale noi vogliamo operare, dedicare i nostri sforzi, lavorare nel mondo».

Questo «Spirito buono del Goetheanum» si rivelò anche alla fine del Convegno di Natale nell’immagine della «buona stella», che può mantenere in noi il calore dei nostri cuori e la luce dei nostri capi «per un vigoroso, terapeutico agire nel mondo» (0.0. 260).

 

Infatti, il Goetheanum, quale essere i fisico-eterico, che ha attraversato la morte nel fuoco, nella sua esistenza dopo la morte ha iniziato a risplendere dalle vastità eteriche come nuova «stella della volontà», formata dallo stesso Spirito, che compenetrava le sue forme fisiche sulla terra, e irraggiante la saggezza, che sulla terra aveva portato le sue forme ad esprimere movimento e vita, in cui il suo principio eterico trovò la propria espressione.90

Rudolf Steiner richiamò l’attenzione all’essere volitivo dello Spirito del Goetheanum anche durante il Convegno di Natale, alla fine della conferenza del 31 dicembre 1923, l’anniversario dell’incendio del Johannes-Bau. Egli invitò tutti gli antroposofi a fare «la solenne promessa, ognuno davanti a ciò che di divino e di migliore porta in sé, di rimanere fedeli agli impulsi spirituali che hanno trovato la loro forma esteriore in quel Goetheanum… se noi vogliamo onestamente e sinceramente, lo Spirito di quel Goetheanum non può esserci tolto» (O.O. 260)

 

Nel contesto esoterico del Convegno di Natale questo significa, che lo Spirito del Goetheanum, se rimane con noi e in seguito al suo battesimo con il fuoco risplende come «stella della volontà», esso «regnerà» veramente «su quanto da qui è voluto» (ibidem) e ci aiuterà a «trovare… l’impulso all’azione, all’azione nello spirito» (0.0. 260, 31.12.1923), trovando con ciò il Convegno di Natale la sua reale continuazione. Poiché, rimanere fedeli allo Spirito del Goetheanum, dopo il Convegno di Natale non significa altro che essere fedeli al suo essere esoterico e sforzarsi a realizzare le sue mete sulla terra. Questo è ciò che intendeva Rudolf Steiner con seguire la sua «buona» stella e nel contempo stella «della volontà».91

 

Nel commento al ritmo emerge quattro volte il verbo «volere» indicando con ciò questo principio della volontà:

• Noi vogliamo «con tutta la nostra forza» agire nel mondo, dai cuori, in cui abbiamo Posato la Pietra di Fondazione;

• noi vogliamo «condurre alla meta» il nostro agire nel mondo dalle nostre menti

(in senso delle mete del Convegno di Natale);

• noi vogliamo lavorare alla realizzazione delle mete del Convegno di Natale («quanto da qui è voluto»);

• «noi vogliamo vedere dove gli Dei attraverso la luce di questa buona stella ci conducono».

 

Il motivo della volontà è affine all’«ammonimento» proveniente dalla Pietra di Fondazione immersa nel cuore dell’uomo, l’ammonimento che «il giusto terreno [per essa] sono i nostri cuori nella loro armonica cooperazione, nella loro buona volontà compenetrata d’amore, volontà di portare insieme il volere antroposofico attraverso il mondo» (0.0. 260).

Qui, abbiamo di nuovo il collegamento del motivo della volontà con il motivo del buono, quale impulso della volontà al bene che compenetra l’atto misteriosofico di Posa della Pietra di Fondazione (e in senso più ampio l’intero Convegno di Natale), l’impulso della volontà al bene, che la «Pietra di Fondazione dell’amore» vuole risvegliare in noi.92 E se noi seguiamo il suo ammonimento, allora essa diverrà nel nostro cuore una nuova sorgente di calore vivente e luce vivente (vedi precisazione nel cap. 2).

 

«E vogliamo conservare questo calore dell’anima e questa luce dell’anima»,

così continuò Rudolf Steiner,

«che oggi, dalla buona volontà abbiamo inserito nei nostri cuori».

 

Questo motivo della volontà al bene, collegato al motivo del calore e della luce irraggianti dalla Pietra di Fondazione, appare di nuovo il giorno dell’anniversario dell’incendio del primo Goetheanum in relazione alla suddetta promessa di fedeltà nei confronti del suo Spirito e delle sue mete spirituali, le quali, in forma trasformata, ritornando dalle ampiezze del cosmo, penetrarono nel contenuto esoterico del Convegno di Natale. Infatti, il ricordo alle fiamme fisiche, che divorarono il primo Goetheanum, deve accendere nel nostro cuore, là dove fu immersa la Pietra di Fondazione, una fiamma spirituale che trasforma il suo calore e la sua luce in una nuova volontà, nello sforzo irremovibile «di portare insieme il volere antroposofico attraverso il I mondo», così come venne formato dalle ispirazioni dello Spirito del Goetheanum durante il Convegno di Natale.

«Ma sentiamo oggi, consacrandoci alle migliori forze divine in noi stessi, la santa fiamma dei nostri cuori che spiritualmente deve illuminare e riscaldare ciò che con il Goetheanum era voluto, portando con noi questa volontà attraverso le onde del progresso: dell’umanità» (O.O. 260, 31.12.1923).

 

Louis Werbeck, nelle sue parole di ringraziamento pronunciate nel nome di tutti i partecipanti, rilevò questo aspetto centrale del Convegno di Natale, quale massima espressione dei misteri della volontà del presente: «E se noi lo comprendiamo [Rudolf Steiner], allora sappiamo che per noi antroposofi è venuta l’ora in cui al posto della parola di ringraziamento dobbiamo porre l’azione di ringraziamento; dobbiamo rispondere al suo grande, al suo incommensurabile grande atto d’amore con l’azione di ringraziamento, con ciò che le nostre deboli forze possono fare» (0.0. 260).

Con ciò egli portò ad espressione, quanto Rudolf Steiner si aspettava, più di qualsiasi altra cosa, dagli antroposofi che vogliono compenetrarsi con l’impulso del Convegno di Natale: che seguano con la loro volontà, e non solo con la comprensione teorica, veramente la stella spirituale, da egli indicata in conclusione del Convegno di Natale.

 

Rudolf Steiner rammentò di continuo questa condizione anche dopo il Convegno di Natale

e in modo particolarmente energico il 6 febbraio 1924 a Stoccarda:

«Esso non sarà nulla, se non trova continuità, se era una festa, durante la quale ci si rallegrava un pò; poi si dimentica il tutto e si continua a vivere nel vecchio tran tran. Allora il Convegno di Natale non ha alcun contenuto, nulla risplende su di esso [la luce della stella non risplende]. Esso riceve i il suo contenuto solo dalla vita nei diversi ambiti della società, il Convegno di Natale è una realtà solo attraverso ciò che avviene mediante esso, attraverso i ciò che di continuo avviene nella vita della Società Antroposofica mediante esso. Il Convegno di Natale diviene reale soltanto attraverso ciò che diverrà da esso… esteriormente abbiamo chiuso, ma nel senso vero e proprio questo Convegno di Natale non dovrebbe essere chiuso mai, bensì continuare sempre nella vita della Società Antroposofica» (O.O. 260a).

 

Con queste e molte altre parole Rudolf Steiner voleva condurre i suoi ascoltatori al motivo principale: «Seguite, miei cari amici, questa buona stella! » (0.0. 260a)

Infatti, seguendola, si crea la reale possibilità, di conseguire la volontà alla resurrezione, che colmò l’intero Convegno di Natale93 quale unica forza in grado di condurre al fatto, che questo Convegno in senso spirituale «non finisca mai» (0.0. 260a).

«Vogliamo vedere dove gli Dei attraverso la luce di questa stella ci condurranno» (0.0. 260).

Queste parole conclusive del Convegno di Natale indicano l’ulteriore metamorfosi dell’impulso centrale comparso per la prima volta nell’opera di Rudolf Steiner nella sua Filosofia della libertà e il quale ha raggiunto la sua culminazione e piena apparizione nel Convegno di Natale.94

 

In aprile del 1922 all’Aia, alla domanda di W. J. Stein,

che cosa dopo millenni si conserverebbe dell’Antroposofia,

Rudolf Steiner rispose:

• «Nient’altro che la Filosofia della libertà».

E poi egli spiegò:

«Se qualcuno realizza [in sé] l’atto di libertà ivi illustrato,  egli trova l’intero contenuto dell’Antroposofia».

 

L’uomo che per la prima volta realizzò in sé questo atto di libertà fu Rudolf Steiner stesso. E dopo averlo realizzato, egli trovò anche l’intero contenuto della scienza dello spirito, di cui egli più tardi diede l’illustrazione più completa nel suo libro La scienza occulta. In questo libro sono contenuti in forma scientifica e rigorosa di pensiero

«le linee generali dell’Antroposofia nel suo complesso» (0.0. 13, pag. 12).

 

La successiva fase di metamorfosi era costituita dalla Posa della prima pietra e dalla costruzione del primo Goetheanum. Ciò che ne La scienza occulta nelle sue linee generali, nel linguaggio del pensiero umano fu il contenuto del mondo spirituale o il pensiero degli Dei, nel Goetheanum, per lo sguardo esteriore fu immaginazione visibile, attraverso la quale gli Dei stessi nelle forme e nei colori potevano parlare agli uomini.

E’ per questo che Rudolf Steiner nominò il primo Goetheanum anche «Casa della Parola», la cui configurazione interna doveva essere un «organo per il linguaggio degli Dei» (0.0. 286, 17.6.1914).

 

«Qui tu sei seduto e gli spiriti dell’universo ti parlano! » -,

così egli caratterizzò l’impressione principale, che doveva avere il visitatore.

Questo è il secondo grado della metamorfosi.

 

La sorgente di entrambe le fasi fu l’esperienza di Rudolf Steiner dell’«atto di libertà» raggiunto mediante il pieno sviluppo del suo io individuale. Per Rudolf Steiner questa esperienza significava anche la realizzazione dell’archetipo dell’uomo, che egli poi descrisse ne La filosofia della libertà.

 

Nel nono capitolo di questo libro troviamo:

• «Non possiamo però pensare il concetto dell’uomo fino in fondo,

senza giungere allo spirito libero come espressione più pura della natura umana.

Siamo veri uomini solo per quanto siamo liberi» (0.0. 4,).

 

Proseguendo in questo cammino, come descritto nel primo capitolo,

Rudolf Steiner potè rendere accessibile a tutti gli uomini oggi (agli altri io),

in un primo momento i pensieri degli Dei e dopodiché il loro linguaggio.

 

La terza metamorfosi in questo cammino infine,

doveva essere l’esperienza dell’erigersi o del camminare eretti,

che consiste nel seguire gli Dei con coscienza e in libertà oppure con le parole di Rudolf Steiner,

nel seguire la stella, attraverso la cui luce oggi gli Dei vogliono guidare l’umanità:

 

Dove le eterne mete degli Dei

Luce dell’essere universale

All’io proprio [dell’uomo]

Perché possa volere in libertà

Donano.

 

Nel corso dei primi tre anni della sua vita terrena,

sotto la guida delle forze del suo io superiore colmate dall’impulso del Cristo,

ogni uomo attraversa incoscientemente i tre passi evolutivi: camminare (erigersi), parlare, pensare,

che precedono il risveglio della coscienza dell’io individuale (vedi O.O. 15, cap. I).

 

L’iniziato moderno, che governa in pieno le forze del suo io superiore «nell’atto di libertà» e con ciò ha trovato la nuova via al Cristo,95 è poi in grado di realizzare in piena coscienza ciò che nel bambino agisce in modo profondamente incosciente. Nella direzione inversa egli è in grado di trasformare i pensieri degli Dei in pensieri umani, le parole degli Dei in linguaggio, immaginativo di forme e di colori nella nuova arte dei misteri e la volontà degli Dei, nello sforzo della volontà umana di seguirli in piena libertà e nella vera comprensione. Rudolf Steiner realizzò tutto ciò in coerenza, quando egli, svelò agli uomini i pensieri degli Dei ne La scienza occulta nelle sue linee generali e il linguaggio degli Dei nelle forme e nei colori del primo Goetheanum; e dopo la morte dell’essere Goetheanum e la sua resurrezione nelle ampiezze eteriche, egli indicò agli uomini la volontà degli Dei, e questa1 si rivela nell’immaginazione della stella, che essi possono seguire all’«inizia : di svolta universale dei tempi». Infatti, così come la grande svolta dei tempi,, compiutasi nel Mistero del Golgota, aveva la sua stella di Betlemme, anche la i nuova svolta dei tempi, la cui porta fu aperta durante il Convegno di Natale, seguendo l’archetipo universale deve avere la sua stella, la stella del Goetheanum divenuto puro spirito. Così la stella della saggezza della prima svolta dei tempi è divenuta la stella della volontà della seconda svolta dei tempi mediante il Mistero del Golgota compiutosi fra l’una e l’altra.96

 

Louis Werbeck era quindi completamente nel giusto quando egli, come sopra citato,, rilevò che all’atto di amore di Rudolf Steiner può essere risposto solo con un atto di ringraziamento, vale a dire mostrando la concreta volontà (che ha le sue radici nelle forze del camminare eretto) di seguire la stella.

 

Visto globalmente, questa metamorfosi è composta delle seguenti fasi:

 

 

Per comprendere ancora meglio dove questa buona stella della volontà vuole condurre gli uomini, dobbiamo osservare un’altra volta i menzionati gradi di metamorfosi, tenendo presente, che in essi viene ad espressione una legge solare e non una legge terrena.

 

Il fatto che, il bambino nella prima infanzia impari a camminare, a parlare e a pensare

è la conseguenza dell’inconsapevole azione delle forze solari nel suo essere.

La stessa cosa, soltanto in un’altra forma, si verifica anche nelle metamorfosi da noi osservate.

L’esperienza del vero «atto di libertà» mediante l’io dell’uomo

è quindi già come tale l’inizio del divenire coscienti delle forze solari

che agiscono in ogni uomo dal Mistero del Golgota.98

 

Con le forze solari è connesso anche il pensare umano.

Infatti, in origine il pensare è l’intelligenza cosmica di Michele caduta sulla terra dalla sfera solare.99

Anche l’intera Scienza occulta nelle sue linee generali è colma di un tale puro pensare solare,

un’attività pensante in grado di pensare con precisione scientifica i dati fatto e gli eventi dei mondi superiori.

 

In misura ancor più elevata sono collegati con le forze solari i misteri della parola.

Infatti, la loro sorgente è il divenire carne del Logos solare stesso.

In questo senso, il primo Goetheanum nelle sue forme architettoniche e plasticopittoriche

era un tempio dei Nuovi Misteri solari divenuto visibile sulla terra.100

 

Ma le forme artistico-immaginative del primo Goetheanum indicano inoltre con la massima chiarezza tutt’altro.

Infatti, come dietro al contenuto de La scienza occulta nelle sue linee generali

stanno le forze di Michele,101 così dietro alle forme del Goetheanum o Johannes-Bau

stanno le forze dell’Anthropos-Sofia, l’inviata soprasensibile della celeste Sofia.

E di essa nelle «Massime di Salomone» è detto, che era «artista» presso Dio

(Prv 8,30 secondo la traduzione russa, Lutero traduce «maestro dell’opera»).

Per cui, la sua presenza vivente non appare in nessun altro luogo così chiaramente

come nelle opere dell’arte dei misteri.

 

Questo legame con l’impulso solare centrale si manifestò infine completamente durante il Convegno di Natale. Il suo centro spirituale era costituito dal rivolgersi di Rudolf Steiner alla luce divina del Cristo risplendente nell’evoluzione della terra, la cui scintilla è la «buona stella» che conduce ad esso. Secondo una legge spirituale soltanto l’affinità può condurre alla congenialità. E così Rudolf Steiner chiuse il Convegno di Natale indicando questa stella e la sua sorgente – il Cristo-Sole.

Visto globalmente ne risultano i seguenti gradi:

 

 

Quanto sopra indicato non contraddice il dato di fatto che fu la sorgente dell’ulteriore sviluppo dell’Antroposofia sulla terra ciò che Rudolf Steiner afferrò nella conoscenza intuitiva: egli comprese l’essere del Mistero del Golgota «nella più intima, più seria solennità di conoscenza» (vedi cap. 1). Poiché proprio per il fatto che Rudolf Steiner nello spirito si trovò dinanzi ad esso in questo modo, nella sua qualità di iniziato cristiano guida egli divenne portatore del mistero del Santo Gral nel nostro tempo.

Come poeta Albert Steffen fece l’esperienza di questa verità con particolare intensità. Egli la coniò in una immaginazione degna di osservazione, con la quale concluse il suo discorso alla morte di Rudolf Steiner: «Questo è il Gral e Rudolf Steiner è colui il quale riempie Parzival» (In memoriam).

 

Rudolf Steiner fondò veramente la moderna scienza dello spirito, la «scienza del Gral», traendola da questo centrale mistero cristiano e dopodiché egli resé visibile il suo contenuto immaginativamente nel primo Goetheanum. Quando poi il Goetheanum fu distrutto mediante i moderni successori di Klingsor, Rudolf Steiner, compiendo durante il Convegno il Natale il più grande sacrificio possibile a un iniziato cristiano sulla terra,102 si conquistò il diritto sovrano di affidare ai suoi allievi, che hanno occhi per vedere e orecchie per sentire, questo centrale mistero cristiano, perché possano partecipare ad esso e conservare il suo centro, «la Pietra di Fondazione dell’amore», nei loro cuori.

Dal più intimo essere di questo mistero cristiano, Rudolf Steiner diede ai suoi allievi i sette ritmi del Convegno di Natale, quale rivelazione del mondo spirituale, al quale l’uomo appartiene dalle sue origini e che egli sperimenta ogni volta fra due incarnazioni.

 

Infatti

«questo mistero del Santo Gral può dare all’uomo moderno ciò che lo introduce in una comprensione

della vita fra morte e nuova nascita, giusta appunto per il nostro tempo» (O.O. 141, 7.1.1913).103

 

Qui si rivela ancora una volta il diretto collegamento con il Mistero del Golgota. Infatti, solamente mediante quanto segue divenne possibile accompagnare in modo simile, con piena coscienza la vita dell’uomo dopo la morte fino alla Mezzanotte cosmica:

«Quando il ‘Mistero del Golgota’ si fu compiuto, quando fu sofferta la ‘morte sulla croce’, il Cristo apparve nel mondo in cui le anime dimorano dopo la morte e rimise la potenza di arimane nei suoi limiti» (0.0. 13, pag. 238).

È per questo che Rudolf Steiner ne La scienza occulta nelle sue linee generali come pure nelle sue numerose conferenze sulla vita dopo la morte, descrisse di continuo il mondo spirituale, come esso è divenuto attraverso il Mistero del Golgota.

 

A questo richiamò l’attenzione egli stesso:

«La scienza dello spirito attualmente può descrivere quale sia la vita che si svolga fra la morte e una nascita nuova, quando l’influsso arimanico è stato superato fino a un dato grado. Così difatti è stata descritta dall’autore di questo libro nei primi capitoli di esso e anche in altre opere» (0.0. 13, pag. 234).104

Un po’ più tardi, Rudolf Steiner descrisse questo processo in modo ancor più dettagliato nello stesso libro:

«Dopo l’evento del Cristo, chi è capace di innalzarsi sino al mistero del Cristo può portare con sé nel mondo spirituale il risultato delle proprie conquiste nel mondo sensibile; risultato che dal mondo spirituale torna poi a fluire nuovamente nel mondo dei sensi fisici, poiché gli uomini reincarnandosi, riportano sulla terra il frutto da loro raccolto dell’impulso- Cristo nel periodo di tempo trascorso nel mondo spirituale fra morte e nuova nascita» (ibidem, pag. 238).

 

Ciò che per l’uomo comune è raggiungibile soltanto dopo molte incarnazioni,105 l’iniziato cristiano del presente lo raggiunge tuttavia entro i limiti di una vita terrena. Grazie alla sua iniziazione egli può portare nel mondo spirituale i fratti del suo incontro personale con il Cristo e riportarli poi sulla terra nella forma trasformata dal mondo spirituale, perché possano essere utili a tutti gli uomini per la salvezza. Ed è appunto questo, ciò che ha compiuto Rudolf Steiner durante il Convegno di Natale, quando ha posto come suo fondamento l’organismo composto di nove parti costitutive, il quale costituisce il cammino conforme al tempo che conduce a tale meta.

 

Come abbiamo visto, la successione dei ritmi ha inizio con il ritmo del Mistero del Golgota, i cui frutti vennero poi portati nel mondo spirituale (i sette successivi ritmi); dopodiché questi ritornarono sulla terra nel nono ritmo in forma metamorfosata. In quest’ultimo ritmo, la meditazione della Pietra di Fondazione ha poi la forma, in cui Rudolf Steiner la consegnò a tutti gli allievi della scienza dello spirito, perché questi nel lavoro meditativo con essa, possano entrare nel tempio dei Nuovi Misteri.

L’essenza spirituale della meditazione della Pietra di Fondazione, la quintessenza dell’intera Antroposofia e frutto primario del Convegno di Natale verrà osservata in modo più profondo nell’ultimo capitolo di questo libro (vol. III) come pure il suo rapporto con le possenti rivelazioni sul Karma, che seguirono nelle conferenze sul Karma dopo il Convegno di Natale.

 

In un primo momento tuttavia, ci rivolgeremo alla successiva metamorfosi della meditazione della Pietra di Fondazione, realizzata mediante Rudolf Steiner a Pasqua del 1924, quando la meditazione fu rappresentata per la prima volta in Euritmia ai soci della Società Antroposofica riuniti per la festa di Pasqua. Con ciò l’arte dell’Euritmia, nata poco prima dall’essenza dei Nuovi Misteri, potè divenire per la prima volta un’espressione dell’impulso centrale di essi.

 


 

Note:

80 – Di una tale anticipazione «microcosmica» delle future condizioni planetarie parlò Rudolf Steiner in connessione ai periodi di civiltà come pure alle grandi epoche della terra.

81 – Con le parole di Rudolf Steiner: «In ciò che sarà divenuto dell’amore risiederanno le forze possenti che conducono al risultato finale della spiritualizzazione sopra descritta» (ibidem), la cui culminazione in futuro sarà la nuova unione della terra con il sole.

82 – Questi tre ritmi conducono l’uomo anche nel mondo spirituale, in cui egli dimora dopo la sua morte. Ed esso è, come illustrato da Rudolf Steiner, colmato di saggezza (vedi O.O. 153, 12.4.1914).

83L’ottavo ritmo partendo dal primo ritmo dato il 26 dicembre o il nono ritmo partendo dal ritmo dato alla vigilia, durante la Posa della Pietra di Fondazione.

84 – La prima rivelazione fu data da Michele durante la sua precedente reggenza nell’umanità, giusto prima della svolta dei tempi macrocosmica e la seconda nell’attuale periodo della sua prima reggenza dopo il compimento del Mistero del Golgota sulla terra.

85 – Qui il cuore è inteso come il più alto organo di conoscenza (vedi cap. 2).

86 – Questo chiarisce anche il perchè la stella della volontà irradia il calore della volontà e la luce della saggezza. Infatti, l’inizio spirituale del corpo fisico risale all’antico saturno, sul quale gli spiriti della volontà donarono l’elemento del calore per la sua nascita; e l’inizio spirituale del corpo eterico risale all’antico sole, sul quale gli spiriti della saggezza crearono la luce, quale suo essere interiore.

87Vedi precisazioni nel cap. 6 (vol. II).

88Vedi dettagli sull’incendio del primo Goetheanum in S. O. Prokofieff, Rudolf Steiner e la fondazione dei nuovi misteri, cap. 4.

89 – In una conferenza del 18.11.1923 (0.0. 231) Rudolf Steiner disse, che nei metalli in fusione (questi, durante l’incendio del Goetheanum furono le canne dell’organo), è possibile vedere a questa metamorfosi fiammeggiante, la partecipazione degli spiriti della prima gerarchia, i quali nella Mezzanotte cosmica rivelano i misteri planetari e cosmici dell’anima. Vedi anche la conferenza del 2.12.1923 (O.O. 232).

90 – È per questo che Rudolf Steiner sul pensiero architettonico fondamentale del Goetheanum potè dire: Le sue forme vennero ispirate dagli spiriti della forma e il movimento che le compenetrano proviene dagli spiriti del movimento (0.0. 286, 28.6.1914). E in un’altra conferenza, egli rilevò che le forme del Goetheanum possono superare gli impulsi alla dissoluzione di Lucifero ed il movimento che le compenetra (metamorfosi) le forze di Arimane che conducono all’irrigidimento (0.0. 184, 21.9.1918).

Solo mediante l’equilibrio stabilito in tal modo, potè apparire l’impulso primario, rivelatosi nel plastico e nel motivo centrale del dipinto nella piccola cupola. Nella meditazione della Pietra di Fondazione a questo equilibrio corrisponde l’armonica comune azione delle forze del capo (forma) e del cuore (movimento). Soltanto sul fondamento di questa armonica comune azione è possibile avvicinarsi alla luce e al calore del Cristo-Sole.

91 – Il collegamento di queste due espressioni costituisce l’asse portante delle ultima righe della quarta parte della meditazione:

«Affinché diventi buono, ciò a cui noi… vogliamo…»

92 – A questo punto del Convegno di Natale emerge con particolare chiarezza il suo profondo rapporto con i misteri manichei.

93Vedi le sopra citate parole di Rudolf Steiner sul morire dello spirito attraverso il mondo e il suo risorgere. In questo senso il Goetheanum è morto mediante il mondo e poi risorto come nuova realtà spirituale-sociale nel Convegno di Natale.

94Vedi precisazioni nel cap. 7 – vol. III).

95 – Infatti nel senso più profondo dobbiamo la nostra libertà al Cristo (vedi 0.0. 131, 14.10.1911, come pure cap. 1 e 8 (vol. III).

96 – Sopra fu descritto che le due svolte dei tempi non hanno assolutamente lo stesso significato per l’evoluzione del mondo.

97 – Vedi anche vol. II.

98 Nelle conferenze sul Karma Rudolf Steiner ha parlato più volte del fatto che la libertà nell’uomo è connessa alle forze solari e la non-libertà alle forze lunari (vedi 0.0. 240, 6.2.1924).

99 – In una conferenza del 15.2.1915 Rudolf Steiner illustrò che nello sviluppo del pensare, a partire dall’antica Grecia agisce la «legge solare» (0.0. 161).

100 – Il tempio solare descritto nei misteri drammatici come pure il suo prototipo nella Fiaba di Goethe, dovevano avere entrambi le forme esteriori e la configurazione interna del Johannes-Bau. Vedi le illustrazioni di G. Linde della Fiaba di Goethe in base alle indicazioni di Rudolf Steiner come pure il sipario dei misteri drammatici, eseguito secondo i suoi schizzi.

101 – Rudolf Steiner lo rilevò in una conferenza l’1.11.1924 (O.O. 233). Vedi precisazioni nel cap. 2.

102Vedi precisazioni nel cap. 8 (vol. III).

103 – La stessa cosa va detta anche per il settemplice cammino di iniziazione cristiano-rosicruciano contenuto nei ritmi, i cui iniziati vennero nominati da Rudolf Steiner «iniziati del Gral» (O.O. 13). Vedi precisazioni nel capitolo precedente.

104 – Friedwart Husemann nel suo libro Die Entwicklung Rudolf Steiners, (L’evoluzione di Rudolf Steiner) ha elaborato con chiarezza questo motivo del superamento delle forze di Arimane-Klingsor mediante Rudolf Steiner.

105 – Il cammino iniziato in una vita terrena, può naturalmente essere approfondito all’infinito nelle vite successive. In verità, i misteri del Cristo vivente sono inesauribili.

 

 

By | 2020-01-18T11:57:53+01:00 Gennaio 16th, 2020|I RITMI DEL CONVEGNO DI NATALE|Commenti disabilitati su 07 – SETTIMO RITMO