Settimo ritmo

Possano udirlo gli uomini


 

 

Con ciò questo ultimo ritmo «semplice» contiene non solo un riferimento alla meta principale dell’uomo,

bensì anche alle forze dalle quali Rudolf Steiner sette giorni prima

aveva formato la Pietra di Fondazione per la nuova comunità di uomini.

 

Come abbiamo visto, egli diede inizio a questo processo con il rinnovamento della parole «O uomo, conosci te stesso secondo spirito, anima e corpo» nel grado corporeo (fisico), che consiste nella conoscenza dei tre sistemi dell’organismo umano, ed egli completò il processo nel grado spirituale con la formazione della Pietra di Fondazione dalle forze della Trinità.

 

In questo ritmo abbiamo inoltre una specie di quintessenza

delle prime tre parti della meditazione della Pietra di Fondazione, con cui Rudolf Steiner iniziò il Convegno di Natale.

• La prima parte del ritmo si riferisce alle sue parti microcosmiche

• e la seconda parte a quelle macrocosmiche.

 

Così la Pietra di Fondazione, la sua meditazione e i ritmi del Convegno di Natale,

costituiscono un’inseparabile triade, simile a quella che si forma nell’uomo

dall’azione globale del suo io, corpo astrale e corpo eterico,

che mediante l’instrumento del corpo fisico cercano di esprimersi nella vita in azioni concrete.

 

Con ciò, per raggiungere le mete spirituali di cui abbiamo parlato in connessione con il settimo ritmo,

è necessario lavorare interiormente in triplice modo:

• immergere la Pietra di Fondazione nel proprio cuore,

• lavorare con la sua meditazione

• e con i sette ritmi.

Non può essere omesso nessuno dei singoli elementi indicati,

perché come un organismo triarticolato, essi conducono alla meta soltanto nella loro globalità.

 

Solo così anche il meditare i ritmi può portare frutti e diventare nell’anima una sorta di organismo spirituale-animico-eterico. «Le nostre sentenze, che sono interiormente organizzate in maniera del tutto spirituale-animica», così le caratterizzò Rudolf Steiner alla fine del suo commento all’ultimo ritmo. Ma quando esse nell’anima diventano veramente un organismo vivente, allora nei tre primi ritmi l’uomo sperimenta l’ascendere al mondo spirituale fino alla Mezzanotte cosmica, e durante tale ascensione egli lavora alla purificazione, spiritualizzazione e trasformazione delle esperienze della passata vita terrena in nuove facoltà, affinché esse a poco a poco divengano un tesoro di saggezza spirituale, che adesso egli può consegnare alle gerarchie, quale frutto della sua esistenza terrena per il bene dell’evoluzione del mondo. Quando poi l’uomo ha raggiunto il punto massimo del suo peregrinare tra morte e nuova nascita, egli può percepire l’azione della Parola universale come «Io Sono», universale, che trasforma l’azione globale delle nove gerarchie in un essere universale unito, nel grande «Uomo cosmico», così come l’io dell’uomo nella sua incorporazione fisica forma il suo corpo fisico, il quale diventa la manifestazione esteriore del suo essere sulla terra. Questa esperienza della Parola universale, che agisce attraverso l’organismo globale delle gerarchie, rende possibile all’uomo, durante il suo ritorno, nella discesa verso la reincarnazione sulla terra, di partecipare coscientemente alla creazione dell’«immagine spirituale primordiale» del suo nuovo corpo fisico.

 

Tuttavia la forza per compiere questo è la forza dell’amore, che agisce nei mondi spirituali quale più alto principio creativo. L’uomo può attingere a questa forza d’amore dal vedere la discesa del Figlio divino o della Parola divina sulla terra, come descritto in connessione ai quattro ultimi ritmi.

Soltanto per il massimo amore di Dio verso l’umanità

la Parola divina venne sulla terra e si fece carne in Gesù di Nazareth,

dopo avere attraversato tutte le sfere spirituali.

«Dio infatti ha tanto amato il mondo, che ha dato il Figlio suo unigenito» (Gv 3,16).

 

Così l’uomo percorre il sentiero della saggezza nei mondi superiori per sperimentare la rivelazione della Parola universale durante la Mezzanotte cosmica e dopodiché, nel seguire il suo esempio, discendere sulla terra percorrendo il sentiero dell’amore, per continuare su di essa il suo lavoro alla realizzazione di ciò che egli ha sperimentato nell’altezza del suo peregrinare, quale supremo archetipo nell’apparizione della Parola universale.

 

Per cui l’uomo, giusto prima della sua incarnazione,

quando egli ha già formato il suo corpo eterico e si sta preparando all’unione con il germe del suo corpo fisico,

a partire dal nostro tempo, nel mondo spirituale adiacente alla terra incontrerà il Cristo e Michele che é al suo servizio,

quali rappresentanti degli impulsi spirituali dell’amore e della saggezza.

• «Ma qui [nel mondo spirituale dove l’anima dimora prima della sua nascita]

in futuro agisce anche la luce [della saggezza cosmica] di Michele e l’amore del Cristo» (O.O. 218, 19.11.1922).

 

In seguito a questo incontro, immediatamente prima della sua nascita, l’uomo può sperimentare di nuovo, per così dire in massima concentrazione, l’intero cammino percorso tra le due incarnazioni e prepararsi così al suo compito principale sulla terra, al lavoro di trasformazione del cosmo della saggezza in nuovo cosmo dell’amore, partendo dall’io, così come esso è in grado di esprimersi nella sua personalità terrena.

 

Nell’ultimo capitolo del suo libro La scienza occulta,Rudolf Steiner descrisse questo compito in modo dettagliato.

Qui egli rilevò come

• «dalla collaborazione degli spiriti della volontà, della saggezza e del movimento

[su saturno, sul sole e sulla luna] nasce ciò che si manifesta come saggezza» (0.0. 13).

• Poi «l’uomo riceve» sulla terra «dagli ‘spiriti della forma’… il suo io indipendente»  (ibidem).

 

Ma gli spiriti della forma ricevono le forze per formare l’io dell’uomo

dalle sfere al di sopra delle gerarchie, dalla Parola universale stessa (vedi sopra nell’osservazione del quarto ritmo).

Quando poi quest’io sviluppa in sé coscientemente le forze dell’ amore,

allora esso «si armonizzerà nell’avvenire con gli esseri della terra, di Giove, di Venere e di Vulcano» (ibidem).

 

Ma come fondamento per tale futura armonia gioverà, che

• il suo sistema del capo, anche se solo in modo del tutto iniziale, venga compenetrato dalle forze dello Spirito;

• il suo sistema ritmico dalle forze del Figlio

• e il suo sistema delle membra dalle forze del Padre

e ciò sarà un’anticipazione terrestre rispettivamente delle condizioni di Giove, Venere e Vulcano.80

 

Il Cristo ha portato sulla terra la possibilità di raggiungere questo,

manifestando su di essa «l’universale ‘archetipo dell’amore’»

e unendolo con l’intera evoluzione della terra mediante il Mistero del Golgota.

«In tal modo il germe dell’amore venne immesso nell’interiorità più profonda

dell’essenza umana» da cui «dovrà fluire in tutta l’evoluzione» (ibidem).

 

Ogni volta che nel corso della sua esistenza dopo la morte l’uomo si prepara a questo compito centrale mentre contempla come viene accolta la saggezza da egli portata dalla terra nella Mezzanotte cosmica nel grembo delle gerarchie divino-spirituali e poi diffusa nel mondo come amore creativo, che configura il suo archetipo terrestre.

 

Per l’uomo il centro di questa grandiosa metamorfosi cosmica è l’esperienza della Parola universale,

quale Io supremo della globalità delle gerarchie, che dal passato crea incessantemente il futuro.

Ciò che l’uomo sperimenta nel mondo spirituale solo in forma archetipica,

egli lo deve poi realizzare, giù nel mondo fisico, seguendo il cammino del Cristo.

 

Infatti

«la ‘saggezza del mondo esteriore ’ a partire dallo stato terrestre diventa saggezza interiore dell’uomo.

E quando si è in tal modo interiorizzata diventa il germe dell’amore.

La saggezza è condizione necessaria per l’amore;

l’amore è il frutto della saggezza rinata nell’ ‘io’» (O.O. 13 pag. 337).81

 

L’uomo può quindi lavorare coscientemente alla creazione del nuovo «cosmo dell’amore» già sulla terra;

vogliono essergli di aiuto in ciò i sette ritmi del Convegno di Natale,

di cui i primi tre riuniscono in sé l’intera saggezza del passato,82

il quarto svela l’archetipo cosmico dell’io e gli ultimi tre rivelano l’amore, quale frutto della saggezza nata nell’io.

Tutto ciò porta a chiarezza anche la differenza tra i primi tre ritmi e gli ultimi tre ritmi.

 

La grande differenza consiste nel fatto, che

il percorso ascendente nell’esistenza dopo la morte è collegato

con la rielaborazione delle esperienze vissute durante l’incarnazione passata

(con la loro trasformazione in nuove facoltà)

• e il percorso discendente con la preparazione della prossima incarnazione

e con ciò anche dell’intera futura evoluzione della terra.

 

Se l’amina sulla terra si è creata le necessarie premesse,

in questo lavoro diviene un esempio il cammino del Cristo

dalla sfera della Parola universale fino al Mistero del Golgota.

• E nella misura in cui il suo cammino macrocosmico non solo viene contemplato dall’anima,

bensì ne trova anche un’immagine nel proprio cammino microcosmico verso la terra,

essa è in grado di partecipare al lavoro delle gerarchie al servizio del Cristo per il futuro dell’umanità della terra.

 

Infatti,

il «Cristo porta in sé gli impulsi avvenire dell’umanità

in modo cosmicamente giustificato» (0.0. 26, pag. 93) e per cui,

contemplare le sue azioni cosmico-telluriche nei mondi superiori è la sorgente delle forze che creano il futuro.

 

L’ultimo grande ritmo del Convegno di Natale fu dato da Rudolf Steiner la sera del 1° gennaio 1924 alla fine dell’ultima conferenza. Questa volta egli, diede lettura dell’intera meditazione della Pietra di Fondazione e questo per la prima volta nella sua completezza dall’inizio alla fine e delle sue singole parti consecutive, come poi, circa dodici giorni dopo venne pubblicata nel notiziario e da allora divenne una componente irrinunciabile della vita spirituale e del lavoro interiore di ormai più di una generazione di antroposofi.

Alla lettura della meditazione stessa, Rudolf Steiner fece precedere una breve introduzione, in cui egli rilevò la necessità che «sorga una vigorosa, luminosa società», per poi, rivolgendosi alle parole della meditazione, caratterizzare queste come sorgente spirituale, dalla quale può emergere una tale società sulla terra.

 

Ed egli disse:

«Per questo scopo ci siamo immersi in quelle parole, con le quali ho cominciato,

in quelle parole, con le quali vorrei chiudere questo Convegno di Natale.»

 

La meditazione della Pietra di Fondazione data in questa forma definitiva e artisticamente compiuta, rappresenta veramente una porta che apre all’uomo del presente l’accesso ai Nuovi Misteri (vedi vol. II) e il lavoro interiore con essa, rende possibile mantenere il collegamento vivente con la sua costante corrente proveniente dall’adiacente mondo soprasensibile.

 

Perciò il nono ritmo83 può essere definito

il vero e proprio ritmo dei Nuovi Misteri o il ritmo del Convegno di Natale stesso,

quale atto esoterico della sua fondazione sulla terra.

La parola chiave di questo ritmo – e ciò significa dell’intero Convegno di Natale –

è «inizio di svolta universale dei tempi».

 

Per cui, ogni uomo che ha posto la Pietra di Fondazione nel proprio cuore e lavora con i suoi ritmi, entra nella corrente dei Nuovi Misteri e diviene così un cosciente collaboratore dell’ «inizio di svolta universale dei tempi».

• Vogliamo ora osservare ancora una volta

la composizione spirituale del Convegno di Natale.

 

Come abbiamo visto, la sorgente dei Nuovi Misteri è il Mistero del Golgota. Per questo motivo Rudolf Steiner dovette collegare direttamente la fondazione dei Nuovi Misteri con questo centro della globale vita dei misteri della terra. Egli lo fece, ponendo il ritmo primordiale o ritmo del Mistero del Golgota alla base della sua struttura ritmica. Su questa base, egli continuò a condurre i suoi ascoltatori attraverso i sette veri e propri ritmi del Convegno di Natale, i quali formano un possente settemplice ponte, comprendente i tre mondi ai quali appartiene l’uomo: il mondo fisico, il mondo animico e il mondo spirituale e collega il Mistero del Golgota con i Nuovi Misteri fondati sulla terra.

 

Inoltre, questo processo può essere compreso anche così: Rudolf Steiner, dopo avere formato la Pietra di Fondazione nel mondo spirituale adiacente alla terra, la portò con i sette ritmi attraverso i tre mondi o, ciò che è la stessa cosa, fino alla sfera della Mezzanotte cosmica. Con ciò, egli fece per così dire «conoscere» l’atto creativo dell’uomo, quale rappresentante della futura decima gerarchia alle entità spirituali, alle anime umane escarnate e agli spiriti elementari che vivono nei mondi superiori. Questo significa, che ogni uomo nel lavoro meditativo con i ritmi, accoglie nella sua anima le forze spirituali, provenienti dai sette stadi dell’esistenza dopo la morte, che la sua anima attraversa ogni volta tra morte e nuova nascita. Ma i ritmi stessi, per l’uomo diventano le porte che conducono nel regno dello spirito. Di conseguenza, l’uomo non solo accoglie le forze di tutti questi ambiti del mondo spirituale, con le quali egli è unito nella pienezza del suo essere spirituale-animico-corporeo, bensì egli da a queste forze anche la possibilità di agire realmente nel mondo terreno. Allora, l’impulso puro esoterico può compenetrare gradualmente tutte le azioni exoteriche dell’uomo per il bene dell’evoluzione della terra.

 

Ma questo non è ancora tutto. Se l’essenza del ritmo primordiale o ritmo del Mistero del Golgota può essere caratterizzata con le parole «E la parola si è fatta carne» (Gv 1,14) l’essenza dell’ultimo ritmo o ritmo dei Nuovi Misteri può essere caratterizzata con le parole di Rudolf Steiner:

«E la carne dell’uomo deve essere di nuovo compenetrata dallo spirito,

per divenir capace di abitare nel regno della Parola, per contemplare i misteri divini»  (O.O. 194, 22.11.1919).

 

• E’ proprio questo processo, che viene illustrato nel testo completo della meditazione della Pietra di Fondazione, le cui prime tre (doppie) parti descrivono la spiritualizzazione del corpo umano (della carne) nei suoi tre sistemi, rappresentati nelle tre parti microcosmiche della meditazione unite alle tre parti macrocosmiche, che rappresentano le forze dell’intero cosmo gerarchico fino alla Trinità.

L’entrata nel regno della Parola di un corpo spiritualizzato in tal modo è tuttavia possibile soltanto quando esso stesso è divenuto Parola. Infatti, solo ciò che ha affinità con la Parola universale può anche dimorare nel suo regno spirituale. Per cui alle tre doppie parti microcosmiche-macrocosmiche della meditazione deve seguire la quarta parte, che non parla soltanto della spiritualizzazione generale dell’uomo, ma anche del fatto che egli diviene Parola.

 

«E deve venire un tempo in cui la carne diventi di nuovo Parola

e impari a dimorare nel regno della Parola» (ibidem).

• Per questo, l’io che dimora nel corpo dell’uomo deve congiungersi con l’«Io universale» del Cristo

(«L’io proprio / all’Io universale / congiungono»)

nel senso delle parole «Non io, ma il Cristo in me», per divenire così affine alla Parola universale stessa.

 

Ciò che negli antichi misteri efesini lo ierofante diceva al discepolo ancora in modo profetico: «Studia il mistero dell’uomo nella parola piccola, nel micro-Logos, per acquistarti la maturità di sentire il mistero del macro-Logos» (0.0. 232, 2.12.1923), oggi vuole divenire realtà nei Nuovi Misteri, poiché da allora, sulla terra si verificò l’evento del Golgota.

Questo non solo ci fa comprendere l’imitazione da vivere profondamente, bensì anche la differenza fondamentale tra la svolta dei tempi nell’antica Palestina e «l’inizio di svolta universale dei tempi» di cui Rudolf Steiner parlò in relazione alla fondazione dei Nuovi Misteri nel Convegno di Natale. Infatti, nel primo caso si tratta di un evento che cambiò in modo fondamentale l’intera direzione dell’evoluzione della terra o detto diversamente che riguarda le colonne fondamentali dell’esistenza terrena e umana. Nei Nuovi Misteri invece, si tratta soprattutto della possibilità data all’umanità di cambiare veramente la sua coscienza.

 

Questo è il rapporto interiore e l’azione reciproca delle due svolte dei tempi.

• La prima riguarda l’essere (Sein) ed è perciò un evento macrocosmico,

che ha un significato centrale per l’intera evoluzione del mondo;

• la nuova svolta dei tempi invece, il cui inizio ebbe luogo nel Convegno di Natale,

riguarda soprattutto la sfera della coscienza (Bewusstsein) umana ed è un’immagine microcosmica della prima.

 

Ma proprio mediante questa, può entrare nella coscienza degli uomini

la grande svolta dei tempi macrocosmica nella forma corrispondente all’attuale epoca dell’anima cosciente.

• E così, le due svolte dei tempi sono congiunte in modo inseparabile.

• Ciò che avvenne nella prima sul piano dell’essere universale,

deve ora anzitutto essere innalzato nella piena coscienza dell’uomo.

• E questo significa, che l’uomo nei Nuovi Misteri deve conquistare la piena coscienza della più alta realtà,

dell’essere del Mistero del Golgota.

• Una tale coscienza poi è «un inizio di svolta universale dei tempi»,

di cui Rudolf Steiner parlò nel Convegno di Natale alla fine della sua ultima conferenza.

 

Come abbiamo visto, la sorgente primaria dei Nuovi Misteri è il Mistero del Golgota, con il quale essi vennero collegati nel Convegno di Natale mediante il ponte dei sette ritmi. E’ per questo che Rudolf Steiner in una delle conferenze sul Karma potè dire, che «l’impulso… per tutto ciò che può realizzare l’Antroposofia si trova nel Mistero del Golgota» (O.O. 239, 31.3.1924). E i sette ritmi che collegano la svolta dei tempi macrocosmica con i Nuovi Misteri, vale a dire la sfera dell’essere (Sein) con la sfera della coscienza (Bewusst-Sein), ne rendono testimonianza.

Oggi il garante di questo reciproco collegamento indistruttibile è la guida cosmica dei Nuovi Misteri – Michele. Rudolf Steiner parlò di due delle sue più importanti rivelazioni per l’umanità. La prima trovò la sua immagine nelle parole sopra citate tratte dal prologo del Vangelo di Giovanni; la seconda vuole iniziare a divenire realtà nella coscienza umana dei Nuovi Misteri.84

 

Rudolf Steiner espresse queste due rivelazioni di Michele nelle seguenti parole:

«Il divenire carne della Parola è la prima rivelazione di Michele,

la spiritualizzazione della carne deve essere la sua seconda rivelazione» (0.0. 194, 22.11.1919).

La seconda rivelazione fu annunciata agli uomini durante il Convegno di Natale e i suoi frutti esoterici furono le conferenze sul Karma e la fondazione della scuola di Michele sulla terra (la Libera Università di Scienza dello Spirito). E se qui ci ricordiamo di nuovo che il mondo di Michele è il mondo del ritmo (vedi la descrizione del terzo ritmo) e che i sette ritmi collegano due delle sue più importanti rivelazioni, allora la composizione ritmica del Convegno di Natale nella sua globalità è un’ulteriore testimonianza della presenza soprasensibile di Michele nel Convegno di Natale.

 

Dopo tutto ciò che è stato detto finora la costruzione ritmica del Convegno di Natale può essere illustrata come segue:

 

 

Alla fine dell’ultima conferenza, Rudolf Steiner trasse sei righe dalla quarta parte della meditazione

con le quali egli concluse l’intero Convegno di Natale:

 

Luce divina,

Cristo-Sole,

Riscalda

I nostri cuori;

Illumina

I nostri capi.

 

Accanto al grande ritmo della meditazione della Pietra di Fondazione lettt nella sua globalità, queste righe non formano soltanto l’ultimo ritmo, bensì esse sono nel contempo la quintessenza sia del Convegno di Natale, sia dei Nuovi Misteri fondati in esso.

Nel breve commento prima di queste parole conclusive, Rudolf Steiner richiamò ancora una volta l’attenzione alla Pietra di Fondazione della Società Antroposofica, la quale fu immersa nei cuori dei suoi soci che erano presenti durante il Convegno di Natale.

 

E poi, egli pose dinanzi a loro due compiti.

Egli formulò il primo compito nel seguente modo:

«Portate i vostri caldi cuori fuori, per un vigoroso, terapeutico agire»

e il secondo compito:

«e vi verrà aiuto, affinché ciò che voi tutti ora volete poter condurre alla meta rischiari le vostre menti».

 

Questi due compiti riguardano

• da un lato il passaggio dalla vita interiore del cuore all’agire esteriore nel mondo,

vale a dire un movimento dall’interno all’esterno,

• e dall’altro lato il passaggio dall’agire «diretto alla meta» nel mondo esteriore all’illuminazione interiore della mente,

vale a dire un movimento contrario dall’esterno all’interno.

In entrambe le metamorfosi può essere facilmente riconosciuto

• il nuovo cammino dei pastori, che acquisiscono le facoltà dei re

• e il nuovo cammino dei re, ché acquisiscono le facoltà dei pastori.

 

Nel ciclo di Natale dell’anno 1920 (O.O. 202) Rudolf Steiner parlò in modo approfondito di questa trasformazione delle due correnti. In quell’occasione egli illustrò come i pastori e i re, i quali alla svolta dei tempi rappresentavano le due correnti principali dei tempi antichi, sotto l’influsso delle forze che fluirono nell’evoluzione della terra dal Mistero del Golgota, ricevettero il nuovo compito di raggiungere in futuro una sintesi superiore delle due correnti, mediante l’acquisizione delle qualità opposte.

 

Come verrà illustrato nel capitolo 5 (vol. Il) queste due correnti erano rappresentate anche nel movimento antroposofico all’inizio del XX secolo. La loro unione e sintesi armonica doveva realizzarsi nel fatto che i rappresentanti di entrambe le correnti immergessero la Pietra di Fondazione nei loro cuori, quale indistruttibile fondamento spirituale del loro comune operare nei Nuovi Misteri. Una tale unione doveva tuttavia essere preceduta in ciascun gruppo dall’acquisizione delle nuove facoltà, che in origine furono proprie dell’altro gruppo. Per gli uni si tratta della facoltà di agire dalle forze del cuore verso l’esterno85, di portare nelle proprie azioni impulsi conoscitivi-morali e per gli altri, di rivolgere le forze della volontà verso l’interno per ottenere con il loro aiuto l’illuminazione del cuore, quale nuovo organo di conoscenza. «Questo e quello», così disse Rudolf Steiner, «noi oggi ci vogliamo prefiggere con tutta la nostra forza».

 

La chiave delle ultime parole del Convegno di Natale è l’espressione «buona stella» alla fine del commento.

Qui, con una variazione, si parla tre volte di questa stella:

– «Se ci dimostriamo degni di ciò, una buona stella regnerà su quanto da qui è voluto».

– «Seguite miei cari amici, questa buona stella».

– «Vogliamo vedere dove gli Dei attraverso la luce di questa stella ci condurranno».

 

Con ciò, questa stella «regna» su tutto quanto gli uomini in libera volontà vogliono realizzare, quali impulsi del Convegno di Natale («da qui è voluto»); essa guida poiché è possibile «seguirla»; questa stella risplende, vale a dire irraggia «luce» di saggezza attraverso la quale si rivelano gli Dei che agiscono in essa (entità delle gerarchie superiori). Ma la meta, alla quale gli Dei vogliono condurre gli uomini con l’aiuto di questa luce, viene indicata subito dopo queste parole nelle prime due righe del ritmo:

 

Luce divina,

Cristo-Sole.

 

Poiché essa stessa è di natura solare o «cristica», questa «buona stella»

conduce gli uomini alla realizzazione del vero bene sulla terra.

 

Ciò viene annunziato nella prossima riga del ritmo:

 

Affinché diventi buono.

 

E le successive righe:

 

Ciò a cui noi

Con i nostri cuori vogliamo dare fondamento

si riferiscono a ciò su cui questa stella può «regnare». E grazie a

Ciò che con i nostri capi</