////08 – LA MEDITAZIONE DELLA PIETRA DI FONDAZIONE QUALE CAMMINO NEL TEMPIO DEI NUOVI MISTERI

08 – LA MEDITAZIONE DELLA PIETRA DI FONDAZIONE QUALE CAMMINO NEL TEMPIO DEI NUOVI MISTERI

La Meditazione della Pietra di Fondazione quale cammino nel tempio dei Nuovi Misteri

La Meditazione della Pietra di Fondazione


 

Nella letteratura antroposofica venne messo più volte in rilievo

la connessione interiore dei più importanti elementi artistici di costruzione del primo Goetheanum

con la composizione generale della Pietra di Fondazione.

• Come essenziale aiuto alla comprensione di tale comunità può servire l’indicazione di Rudolf Steiner,

che il visitatore del primo Goetheanum nel suo ingresso riceve una triplice impressione

che agisce in conformità nel suo pensare, sentire e volere.

 

• Così l’esperienza del contenuto dell’immagine e in particolare della scala dei colori nei dipinti delle due cupole,

doveva agire vivificando e spiritualizzando il suo pensare.

• Con lo sguardo dal basso all’alto lungo le colonne, i capitelli e gli architravi,

questi in modo simile, ordinando e spiritualizzando, potevano agire nella sfera del sentire.

• In questo doveva assumere un particolare ruolo l’osservazione delle vetrate

con i loro motivi d’iniziazione ed effetti di colore (la luce colorata e le ombre colorate).

• Seguì poi l’esperienza delle possenti metamorfosi dei capitelli e degli architravi

che nel loro movimento e nella loro successione ritmica creavano una chiara articolazione

dello spazio interno dell’edificio: due file di 7 colonne nella Sala Grande e 12 colonne nella Sala Piccola.

• Così l’intero spazio interno poteva agire nella volontà trasformando e impulsando

mentre il visitatore si muoveva nella Sala Grande da Ovest a Est,

vale a dire dal mondo della materia al mondo dello Spirito.

 

Una volta Rudolf Steiner riassunse nel seguente modo questo triplice effetto della configurazione interiore dell’edificio:

«Il nostro edificio esprime dunque … il volere, il sentire e il pensare, ma nella loro evoluzione,

in ciò che essi devono divenire entro l’essere umano, che anela ad una precisa evoluzione di se stesso …

• Se mi sposto nell’edificio da Ovest verso Est, mi muovo allo stesso modo in cui si muove la sfera volitiva dell’uomo;

• lasciando scorrere lo sguardo dal basso verso l’alto ed osservando le forme delle colonne e degli architravi,

mi immergo nei Misteri della sfera dei sentimenti della natura umana.

• Studiando ciò che si inarca a volta nei dipinti della cupola, al di sopra di ciò che sperimentiamo all’interno dell’edificio,

studiamo i Misteri della sfera umana del pensiero» (O.O. 287,24.10.1914).

 

In queste parole notiamo che Rudolf Steiner parla dello sviluppo del volere, sentire e pensare,

nella stessa successione come più tardi rappresentato nella meditazione della Pietra di Fondazione.

Qui,

• la prima parte è dedicata allo sviluppo della volontà, come essa deve diventare nel mondo spirituale,

e per questo nella meditazione della Pietra di Fondazione al posto della parola «vorrai»

nel punto corrispondente è indicata la parola «vivrai».

Infatti, nel mondo spirituale per l’uomo la volontà diventa nuovo elemento di vita in cui ora egli dimora.114

• La seconda parte della meditazione è quindi dedicata allo sviluppo e alla trasformazione del sentire

• e la terza parte alla spiritualizzazione del pensare.

 

Nella meditazione la parola «veramente» e le rispettive seconde righe testimoniano

che in tutti tre i casi si tratta di qualità idonee a tali forze animiche al di là della soglia:

 

«E veramente tu vivrai

Nell’essere universale dell’uomo.»

«E veramente tu sentirai

Nell’attività dell’anima umana.»

«E tu veramente penserai

Nelle profondità dello Spirito umano.»

 

Il contenuto della grande vetrata rossa ad Ovest

testimonia che l’ingresso all’interno del Goetheanum dovrebbe diventare un passaggio della soglia artistico-occulto,

dietro alla quale deve avvenire la completa trasformazione del pensare, sentire e volere.

Nel suo centro si trova il volto di un uomo che aspira all’autoconoscenza

e ha già raggiunto il «vero» pensare, sentire e volere e con essi la facoltà di sperimentare

«l’essere universale»,    • «l’attività dell’anima»    • e «le profondità dello Spirito» del proprio essere.

 

Alla destra e alla sinistra della sua fronte sono raffigurati due Angeli

che ispirano il pensare dell’uomo dalle forze spirituali del Sole e della Luna.115

Sotto l’Angelo solare si trova la figura di un leone che rappresenta l’elemento del sentire,

sotto l’Angelo lunare si trova la figura di un toro che rappresenta la volontà.

 

Anche nella verticale la vetrata rossa possiede una struttura triarticolata, corrispondente al pensare, sentire e volere.

• Il pensare viene rappresentato nella parte superiore (sulla fronte) mediante il fiore di loto a due petali,

• il sentire mediante il fiore di loto a sedici petali

• e il volere mediante l’immagine di Michele che nel cuore dell’uomo ha lottato contro il drago e lo ha domato.

 

La vetrata rossa prepara dunque l’uomo, direttamente prima di entrare all’interno del Goetheanum,

a ciò che poi in lui deve diventare una reale esperienza.

Nel senso della meditazione della Pietra di Fondazione può essere anche detto che

• nella vetrata rossa appare l’immagine di un uomo, il quale alla soglia del mondo spirituale

sperimenta l’incontro con il suo Io superiore nella figura del Guardiano della soglia.

 

E nelle ali laterali vediamo la rappresentazione del processo,

di come divengono «veri» il pensare, sentire e volere.

Così

• nell’ala sinistra si possono riconoscere le tre forze animiche non ancora purificate (non ancora «vere»)

nella figura di tre bestie che salgono dall’abisso e minacciano l’uomo

che aspira ad oltrepassare coscientemente la soglia del mondo spirituale.

• Nell’ala laterale destra è rappresentato il superamento delle bestie

ed il risplendere del Sole spirituale dinanzi allo sguardo interiore dell’uomo

come conseguenza del fatto che il suo pensare, sentire e volere sono diventati «veri».

 

Le due Sale,

• la Sala Grande o degli spettatori    • e la Sala Piccola nella quale si trovava il palcoscenico,

in senso spirituale corrispondono: la prima al microcosmo e la seconda al macrocosmo.1,6

 

L’evoluzione dell’uomo attraverso i setti stati planetari

costituiva il tema principale degli architravi e delle colonne della Sala Grande,

• mentre le dodici colonne della Sala Piccola rappresentavano lo zodiaco

che avvolge e guida (ispira) la settemplice evoluzione dell’uomo.

 

Il collegamento

• della Sala Grande con il microcosmo o con l’evoluzione

• e della Sala Piccola con il macrocosmo o con l’involuzione,

lo testimonia la connessione delle quattordici colonne della Sala Grande con le dodici colonne della Sala Piccola

come rappresentato nel disegno di Daniel van Bemmelen.”7

 

 

Lui stesso commentò questo disegno nel seguente modo:

«Se ora tracciamo delle linee da ciascuna colonna della cupola piccola che attraversano il leggìo,

queste giungono a metà della distanza tra due colonne nello spazio della cupola grande.»

 

Ciò significa che le forme dei capitelli, delle colonne e dei plinti (troni) della Sala Piccola,

in senso spirituale sono collegati con gli intervalli tra le colonne della Sala Grande.

Se dunque le prime sette sono le forme (materiali) di apparizione dell’evoluzione dell’universo o Manvantaras,

le seconde corrispondono agli spazi intermedi spirituali tra queste, ai Pralaya.

Così

• la Sala Grande indica i principali gradi del divenire del cosmo manifesto (terrestre)

• e la Sala Piccola il mondo spirituale dal quale sempre a nuovo nasce l’universo materiale

per poi raggiungere il successivo grado di evoluzione.118

 

Il punto d’intersezione dei dodici raggi (o delle correnti di forze provenienti dalla sfera dello zodiaco),

derivanti dalla Sala Piccola e che creano spiritualmente tutte le forme della Sala Grande,

cade così al centro del proscenio,

dove al confine dei due spazi, nel punto d’intersezione di microcosmo e macrocosmo,

doveva essere collocato il leggìo, dal quale tenere conferenze antroposofiche,

vale a dire comunicare risultati dell’indagine spirituale, soprattutto da parte di Rudolf Steiner stesso.

• Questo luogo doveva essere nel Goetheanum la sorgente della Parola,

mediante la quale l’uomo, in qualità di futura decima Gerarchia, fosse stato in grado di rispondere

agli Dei che lo hanno creato e che gli parlavano attraverso le forme dell’edificio.

 

È per questo che Rudolf Steiner parlò del fatto

che le forme e i colori dell’edificio nella loro globalità erano «organi del linguaggio degli Dei»,

attraverso il quale essi oggi parlano agli uomini

e che l’edificio nella sua globalità

era «la Casa del linguaggio, la Casa che parla, la Casa vivente in tutte le sue pareti» (O.O. 286, 17.6.1914).

 

In questa qualità, il Goetheanum nella nuova epoca universale, iniziata dopo il Mistero del Golgota,

dalla sorgente di esso doveva rinnovare i Misteri della Parola

come un tempo coltivati nel tempio di Efeso nell’Asia Minore

e che hanno ispirato Giovanni a scrivere il Prologo del suo Vangelo.

• Perciò non fu un caso che il primo Goetheanum venne nominato «Johannes-Bau» (Edificio di Giovanni)

e che Rudolf Steiner il 31 dicembre, durante il Convegno di Natale,

il giorno dell’anniversario dell’incendio del primo Goetheanum,

mise direttamente in rilievo la sua connessione con la distruzione del tempio di Efeso:

«In questo Goetheanum, per colui che poteva percepire,

era da vedere proprio un ricordo al tempio di Efeso» (O.O. 260, 31.12.1923).

 

Tutto questo fa anche comprendere meglio

il significato dei dodici troni che formano il completamento inferiore delle colonne della Sala Piccola.

Con le loro forme artistico-immaginative essi indicano

il Mistero centrale della cristologia antroposofica,

il cerchio dei dodici Bodhisattva nel mondo della provvidenza (Buddhi),

dal quale discendono nel mondo terrestre gli impulsi spirituali che guidano l’intera evoluzione della Terra.

 

Questo cerchio dei Bodhisattva che nella sua globalità costituisce

il corpo dello Spirito Santo quale «saggezza universale personificata del nostro mondo»

(0.0. 113, 31.8.1909; corsivo di Rudolf Steiner),

si raggruppa intorno ad una sorgente centrale che dona ai Bodhisattva

non solo le forze della saggezza, bensì qualcosa di infinitamente più sostanziale: la vita universale stessa.

Ma questa suprema saggezza è il Cristo.

 

Una volta Rudolf Steiner espresse in merito;

▸«Al Cristo appartengono quindi dodici Bodhisattva

che devono preparare e continuare ad elaborare ciò che Egli ha portato,

quale più grande impulso della nostra evoluzione culturale.

Qui [nel mondo del Buddhi o della provvidenza] vediamo i Dodici e nel loro centro il Tredicesimo.

Con ciò siamo ascesi alla sfera dei Bodhisattva ed entrati in un cerchio di dodici stelle

e nel loro centro il Sole che le illumina e le riscalda,

dal quale ricevono la sorgente di vita che poi devono portare di nuovo sulla Terra» (0.0. 116, 25.10.1909).

 

Queste parole del Cristo-Sole che illumina e riscalda,

corrispondono esattamente alla strofa centrale della IV parte della Meditazione:

 

«Luce divina, /Cristo-Sole

Riscalda / I nostri cuori;

Illumina / I nostri capi.»

 

Nella stessa conferenza allora Rudolf Steiner continuò a descrivere il servizio dei Bodhisattva per il Cristo-Sole:

▸«E solo quando l’ultimo Bodhisattva appartenente al Cristo avrà compiuto il suo lavoro,

l’umanità percepirà che cosa è il Cristo; allora essa sarà animata da una volontà, in cui vive il Cristo stesso.

Tramite il pensare, sentire e volere il Cristo entrerà negli esseri umani

e l’umanità sarà l’espressione esteriore del Cristo sulla Terra» (ibidem).

 

• Qui il riferimento alle tre forze dell’anima

corrisponde alle prime tre parti della meditazione della Pietra di Fondazione,

le quali si rivolgono alla via che conduce al loro «vero» divenire,

vale a dire che le rende capaci di accogliere in sé il Cristo.

• E le parole della «volontà … in cui vive il Cristo stesso»

corrispondono alle seguenti due righe della seconda parte

o parte «animica» della meditazione:

 

«Poiché la volontà del Cristo domina all’intorno

Nei ritmi universali dispensatrice di grazia alle anime.»

 

In questi ritmi, nei quali la «volontà del Cristo» dispensa di grazia le anime umane,

durante l’intera evoluzione terrestre si esprime l’agire dei dodici Bodhisattva dalla sfera della provvidenza.

I primi sei Bodhisattva avevano il compito di preparare la venuta sulla Terra del Cristo

• e gli altri sei di portare agli uomini i frutti del Mistero del Golgota.119

 

In globale il compito dei dodici Bodhisattva comprende l’intera evoluzione della Terra:

• «Non possiamo assolutamente parlare di più di dodici,

poiché quando i dodici Bodhisattva avranno raggiunto la loro missione,

il periodo dell’esistenza della Terra sarà esaurito» (ibidem).

 

A questo, nel Goetheanum corrisponde la composizione ritmica delle dodici colonne nella Sala Piccola:

sei disposte alla sinistra della figura centrale del Cristo e sei disposte alla destra di essa.

Come già sopra menzionato, al posto dei plinti queste colonne avevano dodici troni

e ciò è conforme all’indicazione di Rudolf Steiner:

• «I dodici Bodhisattva sono seduti ‘nella sfera della provvidenza’

entro la grande loggia spirituale intorno al loro punto centrale;

sono immersi nella contemplazione della grande entità che fa fluire a loro

tutto quanto poi essi devono portare nell’evoluzione della Terra, quale propria missione» (O.O. 114, 21.9.1919).120

 

E Rudolf Steiner voleva portare ad espressione questo Mistero del rapporto del Cristo con i dodici Bodhisattva

– il centro del cristianesimo esoterico – nella configurazione artistica-immaginativa della Sala Piccola.121

 

E se prendiamo in considerazione

• che prima del Mistero del Golgota il compito dell’umanità

era quello di superare le forze luciferiche,

che nel terzo millennio precristiano erano penetrate nell’evoluzione terrestre

in seguito all’incarnazione di Lucifero in Cina,

• e che dopo il Mistero del Golgota

si tratta di superare le forze di Arimane, la cui incarnazione sulla Terra

avrà luogo nel Nord-America all’inizio del terzo millennio postcristiano, vale a dire di fatto nel nostro periodo122,

allora possiamo comprendere meglio il senso più profondo

della collocazione del gruppo ligneo nel lato Est della cupola piccola,

del gruppo che raffigura il Cristo quale rappresentante o Io superiore dell’umanità (O.O. 112, 24.6.1909),

che domina

• le forze di Lucifero, il quale sotto la sua azione precipita nell’abisso

• e le forze di Arimane, il quale viene incatenato nelle profondità della Terra.

 

In questo senso

• il compito principale-dei primi sei Bodhisattva  

era quello di superare le forze di Lucifero nell’evoluzione terrestre,

• mentre il compito dei sei Bodhisattva postcristiani

consisterà nella lotta con Arimane e nella graduale trasformazione delle sue forze.

 

Visto globalmente,

la struttura del primo Goetheanum corrisponde esattamente

alla composizione generale della meditazione della Pietra di Fondazione.

• Quest’ultima inizia con un possente appello all’anima dell’uomo tendente all’autoconoscenza,

conforme al contenuto della vetrata rossa nel lato Ovest dell’edificio.

• Segue poi l’ingresso nella Sala Grande e il percorso da Ovest ad Est

attraverso il corridoio centrale (lungo l’asse longitudinale).

 

Questo movimento in avanti, nella cui esecuzione

l’uomo si serve del suo sistema delle membra, per sperimentare la configurazione dello spazio interno,

agisce nella sua volontà trasformandola.

In modo simile

agiscono le parole della meditazione della Pietra di Fondazione nella sua volontà,

ora tuttavia non sul piano immaginativo, bensì su quello ispirativo.

• Qui il contenuto della strofa microcosmica corrisponde alla configurazione della Sala Grande

e il contenuto della strofa macrocosmica a quella della Sala Piccola (del palcoscenico).

 

L’esperienza immaginativa percettiva delle colonne, dei capitelli e degli architravi,

prima della cupola grande e poi della cupola piccola,

agisce inoltre sul sentire trasformandolo, fino al sistema ritmico del cuore e dei polmoni.

Nella meditazione della Pietra di Fondazione, la seconda parte della meditazione,

anch’essa consistente in due strofe, una microcosmica e una macrocosmica,

esercita un’azione simile, tuttavia nuovamente in modo ispirativo.

 

La percezione dei dipinti delle due cupole infine,

che agisce sul pensare trasformandolo fino alle forze del sistema del capo,

corrisponde sul piano ispirativo alle due strofe della terza parte della meditazione.

 

Ma per quanto riguarda la IV parte, questa durante il Convegno di Natale venne pronunciata due volte:

• una volta il 25 dicembre 1923 durante l’atto cultico di Posa della Pietra di Fondazione

• e una seconda volta il 1° gennaio 1924 alla fine della conferenza conclusiva

e ogni volta in un’altra relazione con le ulteriori tre parti della meditazione.123

 

Nel confronto dei due testi con la pianta del primo Goetheanum, il contenuto della IV parte

• nel primo caso va paragonato al luogo in cui si trovava il piano di sezione delle due cupole e il leggìo,

quale sorgente della Parola nell’edificio

• e nel secondo caso al punto in cui doveva trovarsi il gruppo ligneo nel lato Est del palcoscenico.

 

L’essenziale differenza è tuttavia che

• le forze di opposizione non vengono nominate nella meditazione,

poiché fino a un certo grado furono superate nelle corrispondenti correnti dei Misteri:

Lucifero in quelli del Sud, i cui rappresentanti alla svolta dei tempi erano i Pastori

e Arimane nei Misteri del Nord, i cui rappresentanti alla svolta dei tempi erano i Re.

 

In riferimento alle prime tre parti della meditazione possiamo dire che

• in origine i Pastori tendevano di più alle sue strofe microcosmiche o al cammino dell’autoconoscenza,

• mentre i Re in origine tendevano di più alla conoscenza del mondo, alla quale si rivolgono le strofe macrocosmiche.

Sotto l’influsso del Mistero del Golgota tuttavia, che congiunge in sé entrambi i tipi di Misteri,

il loro compito diventò quello di acquisire le rispettive qualità opposte:

• i Re ora devono percorrere il cammino dell’autoconoscenza   • e i Pastori quello della conoscenza del mondo,

cosicché ogni gruppo infine congiunge in sé entrambi i tipi di conoscenza

e mediante la luce del «Cristo-Sole» nella IV parte della meditazione è in grado di unirsi al gruppo opposto.124

 

Appunto per amore di questa unione,

oggi nella moderna iniziazione rosicruciana abbiamo il crescere insieme dei due cammini:

• del cammino che mediante l’incontro con il piccolo guardiano della soglia conduce nel microcosmo

• e del cammino che mediante rincontro con il Grande Guardiano della soglia conduce nel macrocosmo

(vedi O.O. 124, 19.12.1910).

 

Così anche nel libro L’iniziazione vengono descritti entrambi gli incontri,

sia quello con il piccolo guardiano della soglia, che quello con il Grande Guardiano della soglia.

E del passaggio dall’uno all’altro leggiamo: «Dopo qualche tempo» (0.0. 10, pag. 170).

 

Nella meditazione della Pietra di Fondazione tuttavia,

• il lavoro con le sue strofe microcosmiche conduce all’incontro con il piccolo guardiano della soglia

• e il lavoro con quelle macrocosmiche all’incontro con il Grande Guardiano della soglia.

Ma per la loro congiunzione venne data la IV parte.

 

Tutto questo può servire come preparazione alla comprensione più profonda della meditazione della Pietra di Fondazione, quale cammino spirituale che oggi conduce l’uomo nel tempio dei Nuovi Misteri (vedi cap. 5). Va tuttavia ancora considerato quanto segue:

Il passaggio dal primo Goetheanum alla meditazione della Pietra di Fondazione

non si compì in uno sviluppo conseguente riguardante solo il piano terreno,

bensì come una possente metamorfosi, la cui sorgente va ricercata principalmente nel mondo spirituale.

Infatti, in seguito alla sua distruzione nel fuoco, il Goetheanum con i suoi colori e le sue forme immaginative

è passato nel «vasto mondo eterico, in cui vive lo Spirito», esso vive «nella saggezza del mondo colma di Spirito»

(O.O. 233a, 22.4.1924).

Queste parole possono essere comprese nel seguente modo:

Nel cristianesimo esoterico la «saggezza del mondo [colmata] dallo Spirito Santo»

veniva sempre venerata come divina Sofia,

la quale – in questo caso – agisce tramite gli esseri della terza Gerarchia,

la Gerarchia dello Spirito Santo (III parte della meditazione).

• E questo significa che nel «vasto mondo eterico» le forme e i colori del Goetheanum

vennero accolti nella sfera della Sofia e colmati dalla sua saggezza cosmica.

• Dopodiché essi ritornarono quale Goetheanum spirituale,

come ciò che alla fine del Convegno di Natale Rudolf Steiner nominò lo «Spirito buono del Goetheanum»

nel cui nome e segno egli compì il Convegno di Natale (vedi 0.0. 260).

• E così, tutto ciò era una manifestazione corrispondente al tempo della divina Sofia per l’umanità,

dalla Gerarchia spirituale a lei più vicina.

 

Questa nuova manifestazione della Sofia venne poi accolta da Rudolf Steiner

e consegnata agli uomini nella forma di meditazione della Pietra di Fondazione.125

Rudolf Steiner lo mise in rilievo nella conferenza del 22.4.1924 (0.0. 233a) con le seguenti parole:

▸«Dall’impulso di Natale l’operare antroposofico deve essere compenetrato da una corrente esoterica.

Questa corrente esoterica è qui perché ciò che era terreno, mediante quanto ha contribuito ad agire nel fuoco fisico,

ma come luce astrale che risplende nell’universo – perché ciò ritorna ad agire

entro gli impulsi del Movimento Antroposofico, se solo siamo in grado di accogliere questi impulsi.»

 

Ma colui che per primo accolse questi impulsi dal mondo spirituale era Rudolf Steiner stesso, che da essi formò la meditazione della Pietra di Fondazione, quale fondamento spirituale per le successive conferenze sul Karma e la Scuola di Michele sulla Terra.

Ne consegue che la meditazione porta ad espressione l’essere artistico-immaginativo del primo Goetheanum, quale edificio che un tempo esisteva realmente sul piano fisico, non solo in parole, bensì nel senso più profondo, la meditazione è la concreta espressione del tempio soprasensibile dei Nuovi Misteri e nel contempo una via ad esso, mentre lo «Spirito del Goetheanum» portò il collegamento con esso sulla Terra dal «vasto mondo eterico», poiché sin dalla sua origine esso è affine al tempio dei Nuovi Misteri.

 

Per cui il lavoro con la meditazione,

per raggiungere la sua meta, l’unione con il tempio soprasensibile dei Nuovi Misteri,

può essere creato nel seguente modo:

• In un primo momento il discepolo dello Spirito si sforza di sperimentarla

come accesso interiore al primo Goetheanum e meditando si immagina

di trovarsi davanti alla vetrata rossa con l’appello «Anima dell’uomo!», dopodiché

• segue il movimento da Ovest ad Est lungo l’asse simmetrico della Sala Grande nella triplice corrente che consiste

• nell’afferrare volitivo dello spazio interno (I Parte della meditazione),

• nel contribuire all’esperienza delle metamorfosi degli architravi e dei capitelli nel sentimento (II Parte)

• e nel contemplare i dipinti delle due cupole con un pensare desto (III Parte)

fino all’incontro con il gruppo ligneo nel lato Est della cupola piccola, immergendosi nella IV Parte.

 

Con ciò le immagini del primo Goetheanum dovrebbero colmare l’anima in modo vivente e diretto,

come se si vedessero realmente.

 

Dopo aver esercitato per un periodo piuttosto lungo nella direzione descritta, va fatto quanto segue:

• Raccogliendo tutta la forza dell’anima si deve cercare di cancellare le immagini e i colori del Goetheanum per sperimentare per un istante l’intera tragicità della sua distruzione nell’incendio, continuando però a meditare con forza le parole della Pietra di Fondazione. Nella descrizione del passaggio dal grado di conoscenza immaginativo a quello ispirativo Rudolf Steiner parla in modo approfondito di una tale cancellazione delle immagini create con cura fino allora nell’anima (vedi p. es. O.O. 13).

 

Se in seguito alla costante ripetizione dell’esercizio questo passaggio avviene veramente, allora dal proprio carattere ispirativo della meditazione della Pietra di Fondazione, nella coscienza del discepolo dello Spirito a poco a poco iniziano ad emergere forme e colori del tutto nuovi che ora non si riferiscono al Goetheanum terreno, bensì al suo archetipo nei mondi superiori, al tempio soprasensibile dei Nuovi Misteri, del quale si parla in un’altra opera dell’autore.126 Così, sulla via qui osservata, partendo dal lavoro interiore con la meditazione della Pietra di Fondazione è veramente possibile entrare nel tempio dei Nuovi Misteri nel mondo spirituale adiacente alla Terra e sperimentare in piena coscienza i suoi colori, le sue forme e la sua configurazione interna.

 

• La necessità di trovare l’accesso a questo tempio soprasensibile oggi è uno dei compiti esoterici più importanti della Società Antroposofica se essa vuole conservare la sua destinazione spirituale derivante dall’atto misteriosofico della sua fondazione durante il Convegno di Natale. Infatti, solo all’interno di questo tempio può diventare realtà il rapporto dell’uomo con gli Spiriti della terza Gerarchia e con Michele stesso, di cui parlò Rudolf Steiner (vedi cap. 5).

È per questo che la storia della Società Antroposofica nel XX secolo, nonostante tutte le difficoltà, i conflitti e gli errori dei suoi soci, può essere compresa come una via a tale meta. Dei lati negativi nello sviluppo della Società Antroposofica esiste già una vasta letteratura.127 Nel senso dell’esercizio della positività dato da Rudolf Steiner, qui vogliamo considerare il suo lato positivo.

 

Durante un congresso al Goetheanum, nel settembre del 2000, Paul Mackay portò un paragone sorprendentemente esatto quando descrisse il processo di sviluppo della Libera Università di Scienza dello Spirito dalla sua fondazione fino ad oggi. Questo paragone trattava del destino di Parsifal che entrò per la prima volta nel tempio del Gral, del tutto per grazia del destino e tuttavia in quel momento, non comprendendo il significato della situazione, non pose la decisiva domanda. Egli comprese l’evento solo quando si trovò già fuori dalle mura del castello. E poi egli decise di cercare di nuovo il Gral a qualunque costo, ora tuttavia con le proprie forze, vale a dire di ritornarci sulla via dell’iniziazione allora raggiungibile. Ciò gli costò non solo anni, ma decenni sino a quando infine, dotato di forze spirituali e animiche conquistate mediante sofferenze, mancanze e prove, egli fu in grado di entrare di nuovo nel castello del Gral e di guidare la confraternita dei custodi del Gral. Egli non ci tornò da solo, ma portò con sé anche suo fratello Feirefiz.

 

Si può applicare questo paragone anche allo sviluppo dell’impulso esoterico del Convegno di Natale durante gli 80 anni trascorsi e si può dire: Durante il Convegno di Natale a tutti gli antroposofi, senza loro particolari meriti, venne data la possibilità di accedere al tempio dei Nuovi Misteri.

 

Ancor più, in un certo senso si trovavano tutti veramente in esso, per lo meno

dall’istante in cui Rudolf Steiner il 25 dicembre 1923 posò la Pietra di Fondazione

fino al suo «Ultimo Discorso» il 28 settembre 1924.

Infatti, è da questo tempio che Rudolf Steiner agì fino alla sua morte.

Tutte le sue conferenze, le lettere ai soci, gli articoli e le massime, ma soprattutto le lezioni della Scuola Esoterica

vennero date verbalmente o per iscritto davanti ad un altare invisibile,

in un rituale invisibile, compiuto nel mondo soprasensibile adiacente alla Terra «secondo l’ordine di Melchisedek».128

 

Come tuttavia mostrato dall’ulteriore sviluppo, i soci della Società Antroposofica non lo compresero sufficientemente. La maggioranza di essi non era in grado di portare a coscienza che in quel periodo loro stessi si trovavano all’interno del tempio, nel quale allora Rudolf Steiner parlava e operava.129

 

Più tardi, nella prefazione alla prima pubblicazione degli stenogrammi del Convegno di Natale

Marie Steiner mise in rilievo questa mancanza di comprensione:

 

• «Dare una descrizione del Convegno di Natale è proprio un compito fra i più difficili

che ci si possa porre. A stento è possibile alla nostra limitata comprensione,

intravedere quale sia la forza propulsiva che sta dietro al Convegno stesso.

È stato il più possente tentativo di un educatore di uomini,

per sollevare i propri contemporanei al di sopra del loro piccolo sé,

per destarli a voler coscientemente divenire strumenti della saggia direzione cosmica.

Ma questo Convegno di Natale è pure collegato con una immensa tragicità.

Poiché non si può altro che dire: Noi fummo bensì chiamati, ma non eletti.

Noi non siamo stati all’altezza dell’appello» (O.O. 260).

 

E un’altra testimone, Arvia Mackaye-Ege, presente molto giovane al Mistero della Posa della Pietra di Fondazione,

nei suoi ricordi del Convegno di Natale scrisse:

▸«Dal mio posto in fondo, il mio cuore gettò un grido perché io percepii che stava avvenendo qualcosa di molto al di là della mia capacità di afferrare, cosicché sembrava che il mio cuore minacciasse di scoppiare. Poi in me qualcosa si calmò e bevvi tutto ciò che seguì, come un grande flusso, sapendo benissimo che solo nelle future incarnazioni avrei compreso veramente ciò che avvenne in quel momento.»130

 

Nondimeno, come nel caso di Parsifal, dipendeva proprio da questa comprensione la possibilità di prendere coscienza nel corso del tempo di tale connessione con il tempio e di creare così le condizioni sulla Terra per l’ulteriore agire di Rudolf Steiner.

È per questo che, quando in considerazione delle sue forze fisiche che stavano diminuendo e nel contempo la sua attività stava aumentando, dopo il Convegno di Natale ci si rivolse a lui con la richiesta di ridurre almeno il numero delle conferenze, egli rispose: «Queste conferenze non mi stancano per niente … Sono proprio queste conferenze a tenermi sano,… ciò che stanca sono i pensieri morti che ti vengono incontro;

è l’incomprensione, la non-comprensione degli uomini che ti paralizza.»131

 

In seguito alla morte prematura del Maestro avvenuta così presto, la Società Antroposofica si trovò poi all’improvviso davanti alle porte del tempio e d’ora in poi dovette cercare da sola la via ad esso. Il suo ulteriore destino dipende quindi da, se un giorno sarà di nuovo in grado di entrare nel tempio per assolvere i suoi compiti spirituali nell’umanità. Infatti – come illustrato in modo approfondito in un’altra opera –

solo dalle forze di questo tempio soprasensibile

sarà possibile assolvere sulla Terra i compiti dei Nuovi Misteri.132

 

Questa via al tempio spirituale o al «tempio della conoscenza superiore», come lo nominò Rudolf Steiner nel suo libro L’iniziazione (O.O. 10, pag. 71), sta alla base dello sviluppo storico-spirituale della Società Antroposofica e fino nel nostro tempo conferisce il senso alla sua esistenza. Nonostante tutti i conflitti che l’hanno scossa nel corso dei decenni passati, gli errori compiuti dai suoi soci e i numerosi problemi fino ad oggi non risolti, il fatto che degli antroposofi guida, che conoscevano personalmente Rudolf Steiner e lavoravano con lui, quasi nessuno abbia lasciato liberamente la Società Antroposofica, è proprio la testimonianza che i suoi soci, gli uni più coscienti, gli altri meno coscienti, percepivano certamente la realtà spirituale che sta dietro ad essa.133

 

In questo senso è possibile paragonare lo sviluppo della Società Antroposofica dopo la morte di Rudolf Steiner al passaggio attraverso le tre prove d’iniziazione del fuoco, dell’acqua e dell’aria, che conducono nel «tempio della conoscenza superiore» e di cui ciascuna ha la durata di circa 33 anni. Quanto segue naturalmente è solo un paragone. Eppure dietro a questo paragone si nasconde qualcosa della massima realtà. Così gli eventi nella Società Antroposofica che seguirono alla morte di Rudolf Steiner possono essere paragonati solo ad un incendio ripetuto, ora tuttavia del Goetheanum spirituale, vale a dire alla «prova del fuoco» nel senso del tutto concreto delle parole.

 

Dal 1925 al 1957 bruciavano lentamente e senza fiamma due grandi conflitti nella Società Antroposofica che condussero alla scissione della prima Presidenza, alla separazione di due Società di Paese (della Società olandese e di quella inglese) e infine alla spaccatura in effetti di tutta la Società Antroposofica, che si divise in tre gruppi karmici che si orientarono verso Marie Steiner, Ita Wegman o Albert Steffen.

 

Sebbene la Società, osservata dall’esterno aveva smesso di esistere nel senso dei compiti posti ad essa durante il Convegno di Natale – l’unione delle diverse correnti karmiche -, la maggioranza dei suoi soci, a qualsiasi gruppo essi appartenessero, mantennero comunque l’irremovibile fedeltà all’Antroposofia e a Rudolf Steiner e continuarono a lavorare per la realizzazione delle sue mete, anche quando si potè dire che tutto fosse andato in rovina e ogni ulteriore sforzo sarebbe rimasto senza speranza. E ciò che riuscirono a realizzare i soci in quel periodo nonostante i due conflitti, è semplicemente sorprendente.

 

È altrettanto sorprendente il fatto che malgrado i dolori e le sofferenze provocati loro dal declino della Società Antroposofica, come pure le delusioni e gli insuccessi nei loro intenti durante gli anni dei conflitti, tutti conservarono comunque il loro coraggio, la loro costanza e la loro irremovibile fiducia in sé stessi e nella loro causa.

Riguardo proprio questa generazione di antroposofi, possiamo avvalerci in piena misura delle parole di Rudolf Steiner, con le quali egli descrisse la prima prova, la «prova del fuoco» come una prova attraverso la vita stessa nel cammino della moderna iniziazione cristiano-rosicruciana:

• «Per molti uomini già la vita abituale è di per sé

un processo di iniziazione più o meno incosciente attraverso la prova del fuoco.

Si tratta di coloro che passano per svariate esperienze di questo tipo,

affinché la loro fiducia in se stessi, il loro coraggio e la loro costanza

crescano in modo sano e imparino a sopportare la sofferenza, la delusione,

l’insuccesso delle loro imprese con grandezza d’animo e specialmente con calma e continua forza.

Chi ha vissuto delle esperienze di questo tipo,

spesso, senza esserne chiaramente consapevole, è già un iniziato» (O.O. 10, pag. 63,64).

 

E molti che in tale periodo parteciparono ai pesanti conflitti, possedevano proprio queste qualità, come la grandezza d’animo, la calma interiore e la costante forza nel sopportare le sofferenze e le delusioni connesse alla distruzione di molte speranze.

Particolarmente tragico fu il destino di Marie Steiner, Ita Wegman e Albert Steffen, i tre principali partecipanti ai conflitti della Società in quel periodo, nei loro ultimi anni di vita. Poiché tutti e tre erano allievi esoterici di Rudolf Steiner e i suoi più vicini collaboratori, più tardi, ognuno per sé, dovettero attraversare uno stato di grande impotenza, causato dall’impossibilità di fare ciò per cui Rudolf Steiner li aveva chiamati nella Presidenza: dirigere insieme la Società Antroposofica dopo la sua morte. E ciononostante, sebbene tale impotenza era grande e senza via d’uscita, ciascuno di loro rimase fedele a Rudolf Steiner come pure al compito posto, anche dopo aver preso coscienza dell’impossibilità di assolverlo ancora in questa vita terrena.134

 

Dal punto di vista spirituale si rivela tuttavia inoltre un aspetto del tutto diverso di questa situazione così tragica.

Infatti, la forza animica che l’uomo odierno deve sviluppare in sé per sopportare una tale condizione di assoluta impotenza, è nel contempo la forza che lo prepara ad un incontro cosciente con il Cristo (vedi 0.0. 182, 16.10.1918).

E se prendiamo in considerazione che un tale incontro è soprattutto un incontro con il Cristo eterico, che può avvenire sia nel corpo fisico, sia dopo la morte nel mondo spirituale, ma in ogni caso deve essere preparato sulla Terra (vedi 0.0. 131, 14.10.1911), si può dedurre che la condizione di massima impotenza vissuta dai tre più vicini collaboratori di Rudolf Steiner, come pure da molti altri antroposofi, grazie alla loro fedeltà e al loro coraggio, li preparò ad incontrare il Cristo eterico dopo la loro morte. Questo forse è il frutto più importante della «prova del fuoco»135 attraversata dalla Società Antroposofica negli anni 30 e 40, quando il Cristo eterico iniziò a camminare tra gli uomini.

 

La seconda prova attraversata dalla Società Antroposofica nel corso del successivo periodo di 33 anni

– dal 1957 al 1990 – fu la «prova dell’acqua».

 

Rudolf Steiner descrive questa prova dicendo che l’allievo dello Spirito ora viene indotto a fare qualcosa

in cui non si lascia guidare da motivi esteriori o da interessi

oppure dalle sue tendenze, i suoi desideri, le sue simpatie o antipatie,

bensì dalle indicazioni che egli può riconoscere «nel decifrare la scrittura occulta»

(0.0.10, pag. 65) o che gli si rivelano nel «linguaggio occulto» (ibidem, pag. 67).

Infatti, «per chi è arrivato al gradino descritto dell’iniziazione,

vi sono ora dei doveri ai quali egli non è spinto da nessun impulso esteriore» (ibidem, corsivo di Rudolf Steiner).

 

Nello sviluppo della Società Antroposofica, in questo secondo periodo avvenne qualcosa che può essere definito quasi un miracolo. Infatti, dalla storia secolare delle più diverse comunità spirituali è noto che, nel caso di una spaccatura, di fatto esse non si uniscono mai più (e nessun tipo di movimento «ecumenico» o di appello alla tolleranza esteriore possono essere di aiuto in tal caso). Nella lunga serie di insuccessi e catastrofi sodali-spirituali, la Società Antroposofica rappresenta una rarissima eccezione. Il ritorno della Società olandese al Goetheanum negli anni 60, un po’ più tardi della Società inglese ed il conseguente superamento dei rapporti antagonistici fra i tre gruppi karmici136 e in conseguenza il rivivere della Società Antroposofica Universale, è un sorprendente esempio di una tale riunificazione!

 

Una sorta di archetipo di questo processo è specialmente la decisione di Willem Zeylmans van Emmichoven di collegare di nuovo con il Goetheanum la Società olandese dopo una rottura durata 25 anni, una decisione che egli prese e portò a compimento, rivolgendosi direttamente all’uomo che allora partecipò personalmente alla sua espulsione. In un dialogo con Albert Steffen, Willem Zeylmans motivò il suo procedere con l’unica frase lapidaria: «Perché lo vogliamo!», e nel cerchio dei suoi amici più vicini egli spiegò: «Per amore di Rudolf Steiner.»137 Per fare un paragone, dietro il quale tuttavia nel senso spirituale sta qualcosa che è del tutto reale, si può dire che Zeylmans «lesse» veramente la necessità di intraprendere questo passo nella «scrittura occulta», poiché tutte le situazioni esteriori rivelarono piuttosto il contrario. La riconciliazione avvenne poi veramente da parte di entrambi. E poi, poco dopo la Società olandese anche la Società inglese si collegò di nuovo con il Goetheanum.

 

Anche molti altri antroposofi guida a quel tempo agivano nella stessa direzione, così Emil Bock, Klara Kreutzer, Fritz Gotte ed altri, che dopo la fine della seconda guerra mondiale aspiravano all’unione e al consolidamento della Società Antroposofica. Tutti loro operavano dallo stesso impulso occulto, poiché erano in grado di leggere nel giusto modo i «segni del tempo».

 

Rudolf Steiner descrive la «prova dell’acqua» come una prova mediante la quale l’iniziando viene condotto attraverso la vita stessa: «Se durante la sua azione, il candidato si lasciasse influenzare da desideri e opinioni personali, se per un solo istante non seguisse le leggi da lui riconosciute giuste, ma si abbandonasse al proprio arbitrio, ne risulterebbe qualcosa del tutto diverso da ciò che sarebbe dovuto accadere» (O.O. 10, pag. 68).

 

La cosa più importante che doveva accadere in questo secondo periodo era l’unione della Società Antroposofica.

E Rudolf Steiner continua:

• «Per mezzo di questa prova l’uomo ha quindi ampia occasione

di sviluppare la padronanza di se stesso» (ibidem, corsivo di Rudolf Steiner).

 

In effetti quanta «padronanza di se stessi» o «autocontrollo» venne richiesto da entrambe le parti nelle ore di discussioni per molti anni tra la direzione del Goetheanum e l’Amministrazione del Lascito di Rudolf Steiner, per giungere infine ad una decisione, per esempio riguardo la cosidetta questione dei libri o il distanziamento pubblico della Presidenza della Società Antroposofica dalla «Brochure Egger». A queste ed altre situazioni nella Società Antroposofica in tale periodo si possono veramente applicare le parole che caratterizzano la prova dell’acqua:

• «Chi ha acquisito la capacità di seguire princìpi ed ideali alti, senza curarsi di propri desideri e scopi personali,

chi sa sempre compiere il suo dovere, anche quando inclinazioni e simpatie tendono a distrarlo,

nella vita abituale è già inconsapevolmente un iniziato» (ibidem).

 

Così l’amore per Rudolf Steiner e la dedizione all’Antroposofia, quale più alto dovere di ogni antroposofo, che durante l’intera esistenza della Società Antroposofica era una specie di «scrittura occulta» invisibile sopra di essa, conseguì un’importante vittoria sugli stati d’animo personali, sulle tendenze e simpatie, sui desideri e sulle opinioni dei singoli soci che molto spesso costituivano le vere cause delle diverse situazioni conflittuali nella Società.

 

Il terzo periodo di 33 anni, iniziato nel 1990 ha un aspetto del tutto diverso. La sua caratteristica è soprattutto che ora quasi tutti gli allievi esoterici e collaboratori di Rudolf Steiner hanno lasciato il piano fisico. E questo significa che coloro i quali durante l’intero precedente periodo avevano servito come anello di congiunzione fra la Società Antroposofica e il suo fondatore, sono entrati nel mondo spirituale. Paragonabile alla coscienza morale della Società Antroposofica, per coloro che più tardi vennero nella Società, essi stessi – per renderlo in immagine – erano stati una specie di «scrittura occulta» vivente che diede loro il necessario orientamento nel senso delle vere intenzioni e mete del Movimento Antroposofico.

 

Quando l’autore di questo scritto alla fine del 1981 visitò Dornach per la prima volta era ancora possibile incontrare e parlare con molti allievi personali di Rudolf Steiner, così per esempio con Friedrich Hiebel, Edwin Frobòse, Madeleine van Deventer, Rudolf Grosse, Ilona Schubert, Karl von Baltz, Elena Zuccoli, Paul-Eugen Schiller. Tutte queste importanti Personalità erano per me portatori della «scrittura occulta» della nostra Società, testimoni viventi del suo fondatore, testimoni delle sue parole e azioni. Anche molti altri antroposofi che a quel tempo erano ancora vivi ed avevano conosciuto personalmente Rudolf Steiner, nel mondo rappresentavano i custodi e protettori del continuo collegamento con il Maestro.

Ma quanto è cambiata la situazione a Dornach dalla loro dipartita! Allora ebbe veramente inizio la terza prova della Società Antroposofica – la «prova dell’aria»!

 

Ora il candidato • «si trova in una situazione in cui non vi è nulla che lo stimoli all’azione.

Deve da solo trovare la propria strada. Non vi sono né cose, né persone che lo incitino.

Da niente e da nessuno egli può attingere ora la forza che gli abbisogna, se non da se medesimo.

Se non trova in se stesso questa forza, si vede ben presto ritornato al punto di prima» (O.O. 10, pag. 70).

 

E nell’attuale momento questo pericolo minaccia particolarmente la Società Antroposofica. Infatti, in questo grado l’allievo dello Spirito deve «trovare il suo ‘sé superiore’ nel senso più vero della parola» (ibidem). E per la Società Antroposofica in globale questo significa dedicarsi a nuovo all’impulso esoterico centrale del Convegno di Natale, ora tuttavia con le proprie forze, vale a dire trovare l’accesso al tempio dei Nuovi Misteri che sono i Misteri del «sé superiore» dell’uomo.

E Rudolf Steiner continuò:

• «Ciò che impedisce di dare ascolto allo Spirito deve essere energicamente superato.

In questa situazione occorre dar prova di presenza di Spirito»  (ibidem, pag. 70,71; corsivo di Rudolf Steiner).

 

Ma lo Spirito che l’allievo deve ascoltare in questo grado, nel contesto di quanto detto sopra è lo Spirito del Convegno di Natale, il quale in conclusione della Posa cultica della Pietra di Fondazione si manifestò nella luce di pensiero della dodecaedrica Pietra di Fondazione.138

Qui la «presenza di Spirito» va compresa letteralmente, quale presenza dello Spirito concreto, il quale è in grado di condurci nel tempio dei Nuovi Misteri.139

 

Il vero e proprio compito del terzo periodo di 33 anni è quello di trovare questo Spirito da soli,

per entrare con il suo aiuto nel tempio dei Nuovi Misteri, come è riuscito Parsifal

che in un primo momento aveva perduto il collegamento con il Gral

e poi tuttavia, dopo un difficile cammino pieno di prove, lo ritrovò in piena libertà.

▸Infatti, «se il discepolo ha superato questa prova,

gli è permesso di penetrare nel ‘tempio delle conoscenze superiori’» (ibidem, pag. 71).

Della permanenza nel tempio, nel suo libro Rudolf Steiner comunica poco.

 

Secondo le sue parole si tratta anzitutto di un determinato «giuramento» da compiere. Durante il Convegno di Natale questo «giuramento» appare come la «promessa» della quale Rudolf Steiner parla nella prima conferenza di Arnheim (O.O. 240, 18.7.1924). È una sorta di archetipo di ciò che ogni allievo che oggi entra nel tempio dei Nuovi Misteri deve compiere.

 

Solo quando ha offerto al tempio questa «promessa di fedeltà»

egli può ricevere le due «bevande» spirituali dell’oblio e del ricordo.

La prima bevanda corrisponde durante il Convegno di Natale

alla necessità di comprendere veramente che in esso, dal punto di vista esoterico,

avvenne qualcosa del tutto nuovo, per cui né nella vita spirituale dell’umanità140,

né nel precedente sviluppo dell’Antroposofia stessa esiste un’analogia.

• «Sì, prima del Convegno di Natale al Goetheanum

ho dovuto spesso sottolineare che bisognava distinguere

tra il Movimento Antroposofico che rappresenta in modo vivente

una corrente spirituale nel suo rispecchiarsi sulla Terra e la Società Antroposofica

Da Natale deve essere detto il contrario.

Non si può più fare una distinzione tra il Movimento Antroposofico e la Società Antroposofica.

Sono entrambi tutt’uno», così si espresse Rudolf Steiner.

 

Con altre parole, ora avvenne qualcosa di completamente opposto a ciò che ebbe luogo in passato e così nella situazione del tutto nuova il passato doveva essere «dimenticato», vale a dire d’ora in poi non doveva disturbare la giusta comprensione degli impulsi spirituali del presente e del futuro che sarebbero emersi dalla situazione del tutto nuova.

 

Nel suo libro L’iniziazione Rudolf Steiner si espresse riguardo la particolarità della «bevanda dell’oblio»:

• «Se io giudico quel che mi succede oggi, alla stregua di ciò che ho sperimentato ieri,

mi espongo ad infiniti errori» (0.0.10, pag. 73).

Naturalmente la vecchia esperienza non perde minimamente la sua importanza,

poiché senza di essa l’uomo non vedrebbe mai il nuovo.

E ciononostante, «l’esperienza deve appunto servire a vedere il nuovo, non a giudicarlo sulla base del vecchio»

(ibidem; corsivo di Rudolf Steiner).

Queste parole possono essere applicate direttamente al Convegno di Natale.

 

Infatti, per rendere «visibile» il suo essere esoterico (vale a dire per realizzarlo sulla Terra), fu necessario l’intero sviluppo di 21 anni dell’Antroposofia, ma per giudicarlo, vale a dire per comprendere veramente ciò che allora avvenne dal punto di vista spirituale e perché questo fu qualcosa di completamente nuovo nell’evoluzione dei Misteri dell’umanità, l’esperienza degli antroposofi fatta nel passato non è di aiuto.141

Al contrario, quanto potevano impedire la giusta comprensione del nuovo proprio le esperienze del passato e le diverse abitudini createsi in 21 anni, lo testimonia un’intera serie di esposizioni di Rudolf Steiner stesso nella sua lotta per la comprensione del Convegno di Natale presso i membri della Società.142

 

• Alla seconda bevanda, nel Convegno di Natale corrisponde il continuo ricordo del suo impulso.

E questo può essere raggiunto solo mediante il costante lavoro interiore (esercizio)

con la meditazione della Pietra di Fondazione derivante dalla «Parola universale» stessa (O.O. 260).

Dove Rudolf Steiner descrive l’azione della «bevanda della memoria» nell’allievo dello Spirito,

quale particolarità egli sottolinea che «per mezzo di essa egli consegue la capacità

di tenere sempre presenti nello Spirito i segreti superiori» (0.0. 10, pag. 73)

e continua:

• «Bisogna che egli diventi tutt’uno con le verità superiori

Esse devono diventare per lui pratica, abitudine, tendenza» (ibidem).

Proprio così deve agire nell’anima anche la meditazione della Pietra di Fondazione

che contiene la quintessenza di tutti i «segreti superiori» dell’Antroposofia.

Così le sue parole devono diventare tutt’uno con l’anima, «affinché non possano abbandonarci» (0.0. 260).

E questo è soltanto possibile se le sue parole «fluiscono [attraverso l’uomo] come le funzioni vitali del suo organismo»

(0.0. 10, pag. 73).

 

Rudolf Steiner si espresse più volte anche riguardo il contenuto esoterico del Convegno di Natale in globale, per esempio durante un colloquio con gli insegnanti della prima Scuola Waldorf:

• «L’intero Convegno di Dornach ha un vero senso soltanto se per così dire

questo senso non viene dimenticato in tutti i tempi a venire» (0.0. 300/3, 5.2.1924).

E questo significa, espresso con le parole del libro L’iniziazione, che

• «si deve non soltanto conoscere [il suo contenuto spirituale],

ma poterne disporre nella viva azione con completa naturalezza» (ibidem, pag. 73; corsivo di Rudolf Steiner).

 

Con altre parole, il Convegno di Natale «non sarà nulla, se non troverà continuità, se era una festa alla quale si ha assistito con un po’ di gioia; poi ci si dimentica di tutto e si continua a vivere nel vecchio trantran» (0.0. 260a, 6.2.1924).

Perché questo non avvenga, i soci della Società Antroposofica devono ricordare il Convegno di Natale e lavorare con il suo contenuto esoterico come se avessero già ricevuto la «bevanda del ricordo» nel tempio soprasensibile.

 

Come essenziale aiuto nell’esercizio del ricordare il Convegno di Natale

può servire il lavoro con il suo contenuto esoterico nel ritmo del corso dell’anno.

In tale connessione, il suo contenuto può essere paragonato

ai quattro gradi del ciclo di vita di una pianta nel corso dell’anno.

 

A Natale, il 25 dicembre, nel mondo spirituale adiacente alla Terra

Rudolf Steiner creò la Pietra di Fondazione come «formazione d’amore immaginativa».

 

Visto globalmente, questo atto misteriosofico consisteva in tre gradi.

• In primo luogo davanti ai soci presenti venne posto

il Mistero dell’archetipo triarticolato dell’essere umano terrestre,

alla conoscenza del quale Rudolf Steiner aveva lavorato per molti anni.

• Poi, nel secondo e più importante grado, in un libero atto creativo spirituale,

dalle supreme forze del cosmo spirituale fu creata la Pietra di Fondazione.

• Dopodiché, nel terzo grado, questa fu consegnata ai soci presenti,

affinché potessero immergerla nel terreno del loro cuore eterico.

Quest’ultimo atto è una sorta di ripetizione spirituale dell’Ultima Cena,

durante la quale agli uomini venne consegnata la Pietra di Fondazione

moltiplicata secondo le leggi dell’economia spirituale.14211

 

Ciò che alla svolta dei tempi il Cristo Gesù compì sul piano fisico quale atto macrocosmico,

Rudolf Steiner lo ripetè durante il Convegno di Natale in modo microcosmico nel mondo spirituale adiacente alla Terra

e diede con questo la possibilità agli antroposofi di accogliere forze spirituali da una sorgente inesauribile

nella figura della «dodecaedrica Pietra d’Amore».

 

Nei Misteri del Gral un tale pasto sacro era collegato con la «ganganda greida», il «viatico ambulante» o con l’«Ultima Cena», che diede la forza a tutti gli uomini ovunque nel mondo, di mettersi al servizio dello Spirito (vedi O.O. 149, 1.1.1914).

 

Paragonabile al seme di una pianta spirituale invisibile, durante il Convegno di Natale,

la Pietra di Fondazione potè essere immersa dai partecipanti in piena libertà nel terreno del loro cuore.Poi per sette giorni Rudolf Steiner consegnò loro i sette ritmi

e collegò così la Pietra di Fondazione con il settemplice cosmo eterico.

In questi ritmi sono nascoste le forze che fanno sviluppare e crescere il seme spirituale nel cuore dell’uomo.

 

L’ultimo giorno del Convegno di Natale, alla fine della conferenza serale,

Rudolf Steiner lesse poi per la prima volta il testo completo della meditazione della Pietra di Fondazione,

nell’ordine in cui essa, dodici giorni più tardi, venne pubblicata nel «Notiziario»

e così consegnò questa a tutti gli antroposofi quale centro del loro lavoro meditativo.

Se i ritmi

possono essere messi alla pari del processo di nascita di una pianta dal seme,

• allora la forma definitiva della Pietra di Fondazione

può essere paragonata al fiore, quale terzo grado di metamorfosi.

• E le parole conclusive del Convegno di Natale sulla «buona stella»

che gli antroposofi vogliano seguire secondo la volontà degli Dei,

così come alla svolta dei tempi la seguirono i Magi d’Oriente143, costituiscono il passaggio al quarto grado.

 

Nel ciclo dell’anno delle piante questo corrisponde alla formazione dei frutti.

Nella luce del «Cristo-Sole», che riscalda i cuori (inizio del Convegno di Natale)

e illumina i capi (fine del Convegno di Natale)

– messi in rilievo da Rudolf Steiner in conclusione del Convegno di Natale -,

abbiamo la forza con il cui aiuto la Pietra di Fondazione può portare i suoi frutti nella vita sociale degli uomini.

 

Il Goetheanum spirituale (il tempio soprasensibile dei Nuovi Misteri)

deve diventare un tale frutto che vuole emergere da tutte le attività antroposofiche,

quelle individuali come quelle comuni (di gruppo), sia all’interno della Società Antroposofica, che nel mondo.

Rudolf Steiner lo illustrò così:

«Qui abbiamo posato la Pietra di Fondazione.

Su questa Pietra di Fondazione deve venire eretto l’edificio

le cui singole pietre saranno i lavori

che in tutti i nostri gruppi verranno fatti dai singoli in tutto il mondo» (O.O. 260, 1.1.1924).

 

 

 

Nel capitolo «La Società Antroposofica quale tempio dei Nuovi Misteri» del libro Possano udirlo gli uomini. Il Mistero del Convegno di Natale, vol. II, è descritta in modo dettagliato questa nuova comunità sociale che emerge dalla Pietra di Fondazione. Qui va tuttavia messa in rilievo ancora una volta la connessione della Pietra di Fondazione con la terza prova, la prova dell’«aria» davanti alla quale si trova la Società Antroposofica all’inizio di questo nuovo secolo e che deve superare se, nonostante tutti gli ostacoli, vuole avvicinarsi alla sua meta: quella di trovare la via al «tempio dei Nuovi Misteri». Essa supererà questa prova solo quando la quadrupla metamorfosi sopra descritta di seme-pianta-fiore-frutto diventa realtà nell’anima che le dischiude la possibilità di creare una nuova comunità di uomini sulla Terra, la quale manterrà la completa vita pubblica nei confronti del mondo esteriore e nel contempo porterà in sé la possibilità di approfondimento esoterico.

 

È per questo che esiste un legame particolarmente stretto fra il Convegno di Natale con il suo centro spirituale, la Pietra di Fondazione, e la terza ed ultima prova. Il significato di tale connessione proprio nel nostro tempo, segue dalle parole che descrivono questa prova: «Perché soltanto in sé [l’allievo dello Spirito] può trovare l’unico saldo punto di appoggio al quale attaccarsi» (O.O. 10, pag. 71).

E così la terza prova viene nominata «prova dell’aria» perché egli non ha più nessun «terreno solido» (pag. 71) sotto i piedi, nemmeno in forma di «scrittura occulta».

 

Perciò qui si tratta della necessità di crearsi con le proprie forze nel mondo spirituale un nuovo fondamento, un nuovo terreno o un sostegno, partendo dal quale l’allievo dello Spirito è in grado di agire contemporaneamente nel mondo terrestre e nel mondo spirituale. E come illustrato nel 6° capitolo è proprio questo che nel nostro tempo attende Michele dagli uomini, vale a dire azioni che scaturiscono dall’incondizionata, assoluta fiducia nello Spirito. Per questo, durante il Convegno di Natale, Rudolf Steiner diede ai soci della Società Antroposofica la sua Pietra di Fondazione soprasensibile, la quale, se viene immersa nel cuore dell’uomo, può diventare in esso quel terreno spirituale, il solido fondamento, poggiando sul quale ogni antroposofo e la Società Antroposofica in globale, può raggiungere ciò che Michele oggi attende.

 

E così possiamo dire: Dopo che la Società Antroposofica ha attraversato la prova del fuoco e quella dell’acqua e dall’inizio degli anni 90 del secolo scorso è entrata nella sfera della prova dell’aria, se supera questa prova, esiste la reale possibilità che dalle proprie forze essa trovi un nuovo, indipendente e libero rapporto con lo Spirito del Convegno di Natale che si manifesta nella luce di pensiero della Pietra di Fondazione. Se questo avviene e la Società Antroposofica sotto la guida dello Spirito nel nuovo secolo percorre veramente il cammino che conduce nel tempio soprasensibile, allora le si rivelerà la vera natura del contenuto esoterico del Convegno di Natale, connessa sia con il passato, sia con il futuro. Infatti, così come il Mistero del Golgota nel corso della storia dell’umanità è avvenuto quasi 2000 anni fà, tuttavia nel senso occulto con il suo influsso abbraccia l’intera evoluzione della Terra, così il Convegno di Natale appartiene al passato soltanto dal punto di vista del tempo esteriore, storico, ma dal punto di vista esoterico ci rivela prospettive di evoluzione spirituale comprendenti non secoli, bensì millenni.145

 

Da ciò consegue che tutti gli sforzi per un rinnovamento giuridico della costituzione della Società Antroposofica, come pure per l’iscrizione nei registri della camera di commercio degli «Statuti» approvati durante il Convegno di Natale – come voluto da Rudolf Steiner146 -, ottengono il loro vero senso soltanto se i soci della Società Antroposofica sono pienamente coscienti che tutto ciò serve solo per la preparazione al vero e proprio compito esoterico della Società Antroposofica e della sua «anima», la Libera Università di Scienza dello Spirito: formare sulla Terra l’anello di congiunzione fra l’umanità del presente e il tempio dei Nuovi Misteri. Se la Società Antroposofica riconosce questo compito e dà inizio alla sua realizzazione, essa potrà diventare la portatrice del vero ideale del cristianesimo rosicruciano, dell’ideale che viene ad espressione nell’immagine del «tempio perduto e da ricostruire»147 (O.O. 98, 15.5.1905) ed è rappresentato profeticamente nella «Fiaba» di Goethe.

 

Quando un giorno questa centrale immaginazione rosicruciana nella Società Antroposofica diverrà realtà, quale massimo frutto della sua tragica storia durante il XX secolo, allora senza dubbio la sua esistenza sarà giustificata e tutte le sue prove, crisi e malattie otterranno il loro senso e il loro significato per l’evoluzione della Terra mediante l’agire del Cristo, quale Signore del Karma.

 

 

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Note:

114 – Inoltre, dal punto di vista del cammino di iniziazione, il cambiamento da «vorrai» a «vivrai» indica che nell’iniziazione rosicruciana ogni azione diretta sulla volontà dell’uomo viene esclusa. Infatti, in questa iniziazione la salvaguardia della libertà individuale è una legge irrevocabile (vedi 0.0. 131, 5.10.1911).

115 – In molte icone russe si può trovare l’immagine di un Angelo solare e di un Angelo lunare (spesso l’Arcangelo Michele e l’Arcangelo Gabriele).

116 – La pietra di fondazione del primo Goetheanum, posata sotto il punto in cui nell’edificio doveva trovarsi il leggìo, aveva la forma di due dodecaedri collegati l’uno con l’altro, dei quali il più piccolo era rivolto alla Sala Grande e il più grande alla Sala Piccola.

117 – Daniel van Bemmelen, Das erste Goetheanum als Menschheitsbau (Il primo Goetheanum quale edificio dell’umanità), Domach 1975.

118 – Qui si nota che l’evoluzione del mondo nei sette capitelli viene rappresentata in modo tale che il suo grado terrestre si divide in due parti: nell’epoca dell’influsso di Marte e in quella dell’influsso di Mercurio, tra le quali si compì il Mistero del Golgota. Perciò nella Sala Grande l’evoluzione del mondo venne rappresentata solo fino allo stato di Venere e non fino a quello di Vulcano. Questo è connesso ad un profondo Mistero. Infatti, i periodi della completa spiritualizzazione, dei Pralaya, ai quali corrispondono i capitelli della Sala Piccola, hanno luogo soltanto tra gli stadi planetari conclusi e non nel passaggio da Marte a Mercurio, che ebbe luogo entro Peone terrestre. Con ciò a questo punto dell’evoluzione si compì qualcosa di eccezionale e cioè non la spiritualizzazione regolare del cosmo materiale, per ascendere alla sfera della Mezzanotte cosmica, bensì al contrario, la discesa delle sue forze spirituali nell’esistenza materiale, come avvenne Punica volta nell’intera evoluzione del mondo nell’istante della resurrezione del Cristo (vedi nota 1, op. cit., cap. «La Meditazione della Pietra di Fondazione. Karma e Resurrezione», vol. III).

119 – Osservato storicamente, l’ultimo dei primi sei Bodhisattva era il Gautama Budda e il primo degli altri sei è il Bodhisattva Maitreya che in futuro (intorno al 4500) sarà il primo Budda cristiano (vedi 0.0. 131, 14.10.1911).

120 – È ovvio che l’indicazione di Rudolf Steiner che i Bodhisattva sono «seduti» nella sfera della provvidenza è solo un’immaginazione, dietro alla quale tuttavia si nasconde una concreta realtà.

121 – Con quanta serietà Rudolf Steiner stesso considerasse il significato dei troni, emerge dal seguente episodio: Una volta, durante le prove sul palcoscenico del primo Goetheanum, un’euritmista appoggiò la sua borsa sopra uno dei troni. Rudolf Steiner, che in quel momento si trovava nella Sala degli spettatori, interruppe subito le prove, chiese di togliere la borsa e dopodiché, rivolgendosi a tutti gli euritmisti, proibì severamente di sedersi o di appoggiare qualsiasi cosa sui troni.

122 – Sulla prossima incarnazione di Arimane all’inizio del terzo millennio vedi O.O. 193 e S. O. Prokofieff, L’incontro con il male. La Pietra di Fondazione del bene, Widar Edizioni, Marghera-Venezia, 2002.

123 – Qui è intesa la ripetuta lettura dell’intera meditazione, poiché anche il 5° e il 6° ritmo si rivolgono alla IV parte. Vedi O.O. 260 come pure nota 1, op. cit., cap. «I ritmi del Convegno di Natale», vol. I.

124 – Vedi O.O. 202, 23 e 24.12.1920. – Dal Convegno di Natale esiste lo stesso compito per i due principali gruppi karmici della Società Antroposofica e dalla fine del XX secolo per i platonici e gli aristotelici. Infatti, solo così può riuscire l’unione delle due correnti. (Vedi anche Hans Peter van Manen, Christus-Sucher und Michael-Diener / Cercatori del Cristo e servitori di Michele), Dornach 1980.

125 – Vedi anche il cap. 1 del presente lavoro. – Questo aspetto del Convegno di Natale è illustrato da un punto di vista un po’ diverso nel libro di S. O. Prokofieff, La celeste Sofia e l’essere Antroposofia, Parte II, Ed. Arcobaleno, Oriago (Ve), 1997.

126 – Vedi nota 1, op. cit., cap. «La Società Antroposofica quale tempio dei Nuovi Misteri», vol. II.

127 – Vedi p. es. Emanuel Zeylmans, Wer war Ita Wegman ? (Chi era Ita Wegman?), vol. 3, Heidelberg 1992; Marie Steiner, Briefe und Dokumente (Marie Steiner, lettere e documenti), Dornach 1981; Lilli Kolisko, Eugen Kolisko. Seine Lebensgeschichte (Eugen Kolisko. La storia della sua vita), 1961; Fred Pòppig, RUckblick auf Erlebnisse, Begegnungen und Persbnlichkeiten in der anthropo- sophischen Bewegung, 1923-1963 (Ricordi di esperienze, incontri e personalità nel Movimento Antroposofico, 1923-1963), Basilea 1964.

128 – Eb 7,17. – Nella lettera agli ebrei (cap. 7) c’è una rigorosa distinzione tra il sacerdozio levitico o sacerdozio secondo l’ordine di Aaron (II) e il sacerdozio secondo l’ordine di Melchisedek. Mentre il primo è fondato sulla tradizione esteriore e nel caso del popolo ebraico è ancora collegato con la corrente del sangue che attraverso le generazioni risale ad Aaron, le sorgenti del secondo si trovano direttamente nel mondo spirituale. Perciò di Melchisedek è detto: «Senza padre, senza madre e senza genealogia, non avente né principio di giorni né fine di vita, assimilato al Figlio di Dio, rimane portatore del sacerdozio in eterno» (Eb 7,3, traduzione di E. Bock). Una tale caratterizzazione è solo possibile di un essere soprasensibile o di un essere che incarnato sulla Terra è in continuo collegamento con il tempio soprasensibile e in esso compie un incessante servizio spirituale, attingendone gli impulsi per le sue azioni. È proprio così che Rudolf Steiner agì durante il Convegno di Natale e nel periodo successivo. A quel tempo, nel vero senso di questo termine occulto, egli era un sacerdote moderno «secondo l’ordine di Melchisedek». – Qui va aggiunto che la tradizione del sacerdozio nella chiesa cattolico-romana, che risale all’apostolo Pietro e fonda così l’istituzione del papato sulla successione esteriore, appartiene al sacerdozio di Aaron, mentre la fondazione della Christengemeinschaft (Comunità dei Cristiani) nel settembre 1922 venne compiuta nel primo Goetheanum con l’aiuto di Rudolf Steiner senza alcuna tradizione esteriore, direttamente dal mondo spirituale, vale a dire secondo l’ordine di Melchisedek. E in questo senso che Rudolf Steiner si espresse nel suo discorso ai sacerdoti della Christengemeinschaft (vedi O.O. 344, 19.9.1924).

129 – Già durante il Convegno di Natale, quando nel discutere il paragrafo 2 degli «Statuti» si parlò del fatto che i membri della Società durante il Convegno di Natale si riunirono nel Goetheanum, all’obiezione di van Leers che il Goetheanum sarebbe stato distrutto dall’incendio un anno prima, Rudolf Steiner disse: «Dinanzi al nostro occhio spirituale qui sta il Goetheanum!» (0.0. 260a, 12.8.1924) E più tardi egli disse: « Il Convegno di Natale ha avuto luogo nel Goetheanum» (0.0. 260a, 12.8.1924).

130 – Arvia Mackaye Ege: «The experience of thè Christmas Foundation Meeting 1923», Hillsdale, New York, 1981; vedi anche S. O. Prokofieff (red.), Die Grundsteinmeditation als Schulungsweg (La meditazione della Pietra di Fondazione quale cammino di preparazione), Dornach 2002.

131 – Ita Wegman, An die Freunde (Agli amici), pag. 101, Arlesheim 1968. – Nell’anno 1924 Rudolf Steiner teneva fino a cinque conferenze al giorno. Vedi dettagli sugli ultimi mesi nella vita e nell’opera di Rudolf Steiner nella nota 1, op. cit., cap. «La vita di Rudolf Steiner alla luce del Convegno di Natale», vol. I e cap. «La tragedia del 1° gennaio 1924», vol. III.

132 – Vedi nota 1, op. cit., cap. «La Società Antroposofica quale tempio dei Nuovi Misteri», vol. II.

133 – L’unica eccezione è di certo il ritiro dalla Società Antroposofica del conte Polzer-Hoditz, che avvenne in seguito alla tragedia del 1935. Contrariamente, dei soci allora espulsi dalla Società, nessuno ritornò la sua tessera associativa. Anche Ita Wegman ed Elisabeth Vreede, espulse dalla Presidenza, non uscirono dalla Società. Le seguenti parole da una lettera aperta, firmata da dodici membri della Società inglese, quale risposta alla pubblicazione dell’ordine del giorno dell’assemblea annuale 1935 nel «Nachrichtenblatt» («Notiziario»), testimoniano lo stato d’animo di allora: «Se queste mozioni dovessero essere accettate dall’assemblea generale, presso di noi non troveranno considerazione. Noi continuiamo con calma, sulla base della libertà garantita negli Statuti di fondazione, ad eseguire i compiti a noi spettanti per la causa antroposofica, che traggono origine dall’opera di Rudolf Steiner, e continueremo a considerare il Goetheanum un luogo ‘esistente per tutti i soci’» (cit. secondo Th. Meyer, D. N. Dunlop, pag. 377, Domach 1987, corsivo nell’originale). – Per la stessa ragione Ita Wegman rifiutò la partecipazione ad un’iniziativa che avrebbe potuto condurre alla fondazione di una nuova società e che era rivolta contro Dornach (vedi Emanuel Zeylmans van Emmichoven, Wer War Ita Wegman? / Chi era Ita Wegman?, vol. 2, pag. 205/206).

134 – Vedi dettagli nella nota 1, op. cit., cap. «L’archetipo esoterico della Presidenza di Fondazione» e cap. «I componenti della Presidenza di Fondazione sul Convegno di Natale», vol. II.

135 – In una conferenza dell’11.4.1909 (O.O. 109/111) Rudolf Steiner parlò del fatto che il ritorno eterico del Cristo è connesso alle manifestazioni della prova del fuoco.

136 – Nella sua prefazione alla prima pubblicazione degli stenogrammi del Convegno di Natale (1944), Marie Steiner scrisse: «Il più profondo esoterismo potrebbe consistere nel portare correnti spirituali finora divergenti ad un armonioso pareggio in alcuni dei loro rappresentanti.»

137 – Emanuel Zeylmans, Willem Zeylmans van Emmichoven – ein Pionìer der Anthroposophie (Willem Zeylmans van Emmichoven – un pioniere dell’Antroposofia), pag. 343, Arlesheim 1979.

138 – Vedi nota 1, op. cit., cap. «L’atto misteriosofico di Posa della Pietra di Fondazione il 25 dicembre 1923», vol. I.

139 – Vedi nota 1, op. cit., cap. «La Società Antroposofica quale tempio dei Nuovi Misteri», vol. II.

140 – Durante il Convegno di Natale Rudolf Steiner stesso ruppe la più importante legge dell’occultismo, da lui seguita rigorosamente negli anni precedenti e indicata più volte ai suoi allievi, la legge che stabiliva che il Maestro spirituale sul piano esoterico non poteva collegarsi con le forme terrene della società umana.

141 – Riguardo il fatto che durante il Convegno di Natale ebbe luogo una creazione completamente nuova (una «creazione dal nulla») vedi dettagli nella nota 1, op. cit., cap. «La filosofia della libertà e il Convegno di Natale», vol. III.

142 – Così per esempio le sue parole che l’impulso del Convegno di Natale «provoca ancora molto stupore nei cuori dei nostri cari amici antroposofi» (O.O. 260a,24.8.1924). Oppure in un’altra conferenza: «Questo Convegno di Natale ha fatto presente che se la Società Antroposofica vuole continuare a sviluppare in giusta maniera il suo operare, deve lasciare le vie percorse negli ultimi dieci anni … Essa deve acquisire globalmente un carattere esoterico» (O.O. 260a, 6.2.1924) . Esistono ancora ulteriori espressioni simili.

142a – Nelle conferenze sull’economia spirituale (vedi O.O. 109/111) Rudolf Steiner parlò della necessità di partecipazione di esseri gerarchici superiori a questo processo. Nel caso della moltiplicazione della Pietra di Fondazione, Michele era una tale entità, nel cui regno soprasensibile Rudolf Steiner portò la Pietra di Fondazione (vedi cap.6). – Durante l’atto misteriosofico di Posa della Pietra di Fondazione, la sua moltiplicazione ebbe luogo secondo le leggi dell’economia spirituale nell’istante della cosiddetta «consacrazione» della Pietra di Fondazione. Vedi precisazioni nella nota 1, op. cit., cap. «L’atto misteriosofico di Posa della Pietra di Fondazione il 25 dicembre 1923», vol. I.

143 – Da questo punto di vista l’inizio del Convegno di Natale sta maggiormente sotto il segno dei Pastori, poiché qui si parla della Posa della Pietra di Fondazione nel cuore dell’uomo, e la fine di esso sta sotto il segno dei Re che seguirono la stella.

144 – In questi rapporti viene ad espressione anche il fatto che di tutte quattro le Feste è mobile solo la Festa di Pasqua. Perciò nel corso dell’anno ad essa corrispondono i ritmi della meditazione della Pietra di Fondazione. Nel contempo questa è un’indicazione per un possibile lavoro interiore con il contenuto del Convegno di Natale connesso al corso dell’anno.

145 – Vedi nota 1, op. cit., cap. «I ritmi del Convegno di Natale», vol. I.

146 – Vedi 0.0. 260a, 29.6.1924.

147 – Un’espressione esteriormente visibile per questo «trovare il tempio» fu l’edificio del primo Goetheanum. Persino dell’edificio modello di Malsch che lo precedette, Rudolf Steiner parlò come del primo tempio rosicruciano. La più alta realizzazione di questo ideale è tuttavia rappresentata dal tempio soprasensibile dei Nuovi Misteri nel mondo spirituale adiacente alla Terra.

 

 

By | 2020-01-22T22:14:41+01:00 Novembre 19th, 2018|LA MEDITAZIONE DELLA PIETRA DI FONDAZIONE|Commenti disabilitati su 08 – LA MEDITAZIONE DELLA PIETRA DI FONDAZIONE QUALE CAMMINO NEL TEMPIO DEI NUOVI MISTERI