/////08 – LA VIA DEL MAESTRO DELL’UMANITÀ – OTTAVA EPOCA (49-56/SÉ SPIRITUALE)

08 – LA VIA DEL MAESTRO DELL’UMANITÀ – OTTAVA EPOCA (49-56/SÉ SPIRITUALE)

La via del maestro dell’umanità – Settima epoca (49-56/spirito vitale)

Rudolf Steiner e la Fondazione dei Nuovi Misteri


 

Nel febbraio del 1910 Rudolf Steiner compie 49 anni (sette volte sette), in conseguenza egli entra nella nuova epoca dello spirito vitale, cioè del corpo eterico trasformato, e nel gennaio dello stesso anno egli annuncia per la prima volta il Cristo eterico, il più importante evento spirituale del XX secolo. Da quell’attimo in poi questo tema risuona per l’umanità europea, lungo tutto l’anno, come una potente campana che richiama all’esser desti e conoscenti, rinnovando le antiche parole di Giovanni il Battista: «Mutate mente perchè il Regno dei Cieli è vicino.»

 

É stupefacente la risolutezza e la forza della rivelazione del nuovo Bodhisattva, che ha luogo principalmente nell’anno 1910 (le conferenze di quell’anno sul Cristo eterico riempiono un intero volume dell’Opera omnia, il 118), durante il quale anno Rudolf Steiner passa interiormente dall’ambito delle azioni del sè spirituale in quelle dello spirito vitale. Perciò dobbiamo porre una speciale attenzione alle parole con le quali egli stesso caratterizza i cambiamenti che avvengono in lui in quell’anno. Nell’ultima conferenza del ciclo «Le manifestazioni del karma» che egli tiene il 28 maggio 1910, dice:

«Vediamo così il corso dell’evoluzione umana mentre si svolge il karma dell’umanità e il karma delle entità superiori. Adesso comprendiamo anche come si disponga il piano dell’evoluzione rispetto al karma umano singolo. Supponiamo che un’individualità sovrumana abbia operato nel 1910 in qualche modo ciò che poi sul piano fisico fu realizzato per mezzo di un uomo; per tale mezzo venne stabilito un contatto tra quell’individualità sovrumana e quell’uomo. L’uomo in tal caso è inserito nel karma delle entità superiori.46a É una corrispondenza conchiusa. Allora però affluisce a lui dai mondi superiori una corrente che porta qualcosa entro la sua vita; egli ha così un nuovo posto che viene aggiunto al suo karma e che può essere determinante verso una parte o verso l’altra. Così il karma umano vien fecondato dal karma generale che scorre nel mondo.»47

 

In quell’anno e in quello successivo (dunque dal 1909 al 1911) ricorrono tutte le comunicazioni essenziali sulla natura e sul significato del Bodhisattva: 1909 i cicli Nr. 7,9,10,17; 1910, di marzo, un ciclo di undici conferenze, tenuto a Vienna con il titolo «Macrocosmo e microcosmo» (O.O.119) nel quale Rudolf Steiner parla esaurientemente del significato del mondo della provvidenza (il piano del Budhi) per l’evoluzione occulta, cioè quel mondo dal quale il Bodhisattva attinge i suoi impulsi; nel settembre il ciclo Nr. 15, nel quale indica direttamente il Bodhisattva che lo ispira, 1911 il ciclo 18, dove si parla di nuovo dei «Maestri della saggezza e dell’armonia dei sentimenti»; e infine il ciclo «Da Gesù a Cristo» uno dei più importanti tra i cicli cristologici, nel quale rivela per la prima volta l’essenza del mistero della risurrezione, che sta in particolare rapporto con i segreti del corpo eterico, e di conseguenza con la comparsa del Cristo eterico.

 

Infatti il Cristo che dopo il Mistero del Golgota risorse nel corpo fisico, risorge oggi, nel XX secolo, nel corpo eterico. In questo ciclo Rudolf Steiner dà delle indicazioni sull’entità del nuovo Bodhisattva, quello che deve diventare il Maitreya Budda. In questo periodo vengono inoltre tenute delle singole conferenze su questo tema in diverse città (tra le quali sono specialmente importanti le conferenze del 1911, riunite nel Nr. 130 dell’O.O.).

 

Nell’anno 1910 Rudolf Steiner dà anche un’espressione artistica al nuovo mistero del Cristo eterico, nel suo primo mistero drammatico «La porta dell’iniziazione» (nel discorso di Teodora nel primo quadro), e nell’anno 1911 esce il suo libro «La direzione spirituale dell’uomo e dell’umanità», in cui egli parla, per la prima volta pubblicamente, del mistero dei due Bambini Gesù e della ricomparsa del Cristo. Consegna così al mondo i dati di fatto la cui conoscenza è inesorabilmente necessaria per qualunque progresso dell’umanità, ed è come se egli stesso traesse le somme della sua epoca di attività come Maestro dell’umanità.

 

A proposito del tema del ritorno, dobbiamo ricordare le espressioni di Rudolf Steiner, nella conferenza del 27 settembre 1911 (0.0.130), sul corpo eterico di Christian Rosenkreuz che agisce in continuità dal mondo spirituale:

«Tutta quella che viene annunciata come teosofia, (antroposofia) è corroborata dal corpo eterico di Christian Rosenkreuz, e tutti coloro che annunciano teosofia (quindi anzitutto Rudolf Steiner stesso) sono adombrati da quel corpo eterico, che può agire su di loro, tanto se Christian Rosenkreuz è incarnato, quanto se non lo è.»

Ma dove ci conduce nel tempo attuale questo adombramento da parte del corpo eterico di Christian Rosenkreuz? Rudolf Steiner lo dice, nella stessa conferenza, con le seguenti parole:

«Ma il ventesimo secolo ha la missione di potenziare quel corpo eterico (di Christian Rosenkreuz), affinchè possa operare anche exotericamente. Chi ne sarà afferrato ne potrà sperimentare l’evento che Paolo visse davanti a Damasco.»

Se consideriamo il fatto che l’apparizione del Cristo eterico si trova espresso in forma artistica nel primo mistero drammatico, che fu dato da Rudolf Steiner, e fu chiamato mistero «rosicruciano», allora avanziamo di un altro passo verso la realtà spirituale che sta dietro a tutti questi fatti.

Inoltre Rudolf Steiner dice:

▸ «É il lavoro dei Rosacroce che rende possibile che si abbia l’apparizione eterica del Cristo.»

 

Otteniamo così una sensazione di quella armonia e di quella consonanza con le quali operano insieme le potenze direttrici dell’umanità per il bene di tutta l’evoluzione terrena.48 Perchè devono unirsi tutte allo scopo di preparare insieme il massimo evento spirituale, il ritorno del Cristo, per annunciare il quale operò, per l’umanità del XX secolo, Rudolf Steiner, prescelto a questo scopo dalla Direzione stessa del mondo.49

 

L’ottavo settennio, quello che sta sotto il segno dello spirito vitale, è del pari l’epoca delle potenti influenze provenienti dalla sfera di Giove, la sfera della saggezza cosmica. Nello stesso tempo è l’epoca dello sviluppo artistico di tale saggezza. Il corpo eterico di Rudolf Steiner vien fatto risplendere in quel tempo da uno spirito vitale tutto permeato di forze solari.

Rinvigorito da tali forze eteriche50 egli può in quel tempo dare degli impulsi tanto forti e ampi nell’ambito artistico, che i suoi biografi chiamano spesso quell’epoca la seconda fase di sviluppo dell’antroposofia, ovvero l’epoca di penetrazione degli impulsi antroposofici nell’ambito dell’arte.

 

A partire dal 1910 e fino a circa la metà di quell’epoca della sua vita, Rudolf Steiner scrive i suoi quattro misteri drammatici (uno all’anno) che descrivono in immagini suggestive la via allo spirito dell’uomo moderno attraverso l’iniziazione. Si possono sentire le lotte spirituali che i personaggi dei drammi conducono contro le potenze dell’ostacolo all’evoluzione, Lucifero e Arimane, come l’eco dei combattimenti che Rudolf Steiner stesso condusse contro quegli stessi nemici dello sviluppo umano, nell’epoca che lo preparava alla sua missione.

Il tessuto artistico occulto dei misteri drammatici è insolitamente complicato e a più strati.

 

• Rudolf Steiner disse che, se i misteri drammatici stessi avessero potuto esser compresi completamente,

non avrebbe dovuto scrivere altri libri, nè tenere ulteriori conferenze.

 

Con l’inizio della prima guerra mondiale questa attività di Rudolf Steiner si interruppe, come molte altre iniziative di quel tempo.

In concomitanza con le prove dei misteri drammatici, vennero dati in quell’epoca, grazie all’attività di Marie von Sivers, gli elementi fondamentali dell’arte della recitazione e i primi impulsi nell’ambito dell’euritmia. Rudolf Steiner potè anche dare, nel ciclo «Fisiologia occulta» (Praga 1911, O.O. 128), con le forze del suo corpo eterico, dei suggerimenti per una nuova arte terapeutica e con questo i fondamenti per la futura medicina antroposofica.

 

Questa epoca aperse però ancora altre possibilità. Se il primo settennio di attività come Maestro dell’umanità collegò Rudolf Steiner, attraverso il sè spirituale, soprattutto con la gerarchia degli angeli, nel secondo settennio sorse in lui, attraverso lo spirito vitale, un particolare rapporto con la gerarchia degli arcangeli, che gli permette ora la penetrazione conoscitiva nell’attività di queste entità superiori quali guide di popoli, e qui soprattutto di popoli europei. Così, già alla metà dell’anno 1910 (cioè nel primo del suo nuovo settennio) egli tenne a Oslo un ciclo di conferenze su «La missione di singole anime di popolo in rapporto con la mitologia nordica germanica» (0.0.121) dove ci propone una maestosa immagine della configurazione spirituale dei popoli europei, come è possibile all’iniziato di contemplarla nella sfera degli arcangeli.

 

Nello stesso anno Rudolf Steiner tenne inoltre il ciclo di conferenze dal titolo «La Genesi, i misteri della versione biblica della creazione» (0.0. 122) con il commento occulto dei primi versi del «Genesi» che è stato scritto da Mosè con la forza del corpo eterico di Zaratustra, che era stato intessuto in lui.55

Nell’anno 1912 Rudolf Steiner creò tra l’altro la collana di meditazioni del «Calendario dell’anima», che deve condurre gradualmente il discepolo, attraverso la sperimentazione dei processi spirituali nella natura, a una sperimentazione del Cristo eterico: ogni meditazione di questo piccolo, veramente preziosissimo libro, fu il risultato delle più pure forze eteriche.

E finalmente, nel settembre del 1913, ebbe inizio la costruzione del primo Goetheanum, che apportò impulsi spirituali per quasi tutte le arti figurative – per l’architettura, la scultura e la pittura – e che rese possibile, anticipando l’arte del futuro, un collegamento armonico dei loro fondamenti estetici e spirituali.

 

Ecco quale fu, a grandi tratti, l’attività di Rudolf Steiner considerata dal di fuori; interiormente si svolge, in questa epoca della sua vita, un nuovo mistero.

Nel settembre del 1909, Rudolf Steiner tenne a Basilea un ciclo di conferenze sul Vangelo di Luca , nel quale portò i primi fatti tratti dal Quinto Vangelo, e rivelò per la prima volta, come è già stato ricordato, il mistero dei due Bambini Gesù. Ma che cosa c’era di propriamente nuovo rispetto alle sue precedenti pubblicazioni? Del fatto che Zaratustra, il fondatore dell’antica cultura persiana, si sia più tardi incarnato in Gesù di Nazaret, aveva già parlato in cicli precedenti (O.O. 112, VIII conferenza, e O.O. 113 V conferenza), così pure della vicendevole relazione fra Cristo e Budda, seppure non così esaurientemente come nel ciclo basilese (p.es, in 0.0. 112, XIV conferenza).

 

Principalmente nuovo è il fatto che vi si indica per la prima volta a quella entità celeste che Rudolf Steiner contraddistingue come l’anima del Gesù natanico, di cui si dice che è il corpo eterico dell’umanità primordiale trattenuta fuori dal peccato originale nell’epoca lemurica, cioè il corpo eterico di Adamo nella sua condizione paradisiaca. Questo evento fu occultamente espresso nella Bibbia con le parole che era stato proibito all’umanità sedotta di mangiare i frutti dell’albero della vita. Nel ciclo basilese ciò venne esposto così:

«L’influsso luciferico si «estese (nell’epoca lemurica) anche al corpo astrale di questa coppia (Adamo ed Eva). In conseguenza di ciò diventò impossibile a tutte le forze insite in Adamo ed Eva di scorrere, attraverso il sangue, anche nei loro discendenti. Il corpo fisico potè bensì riprodursi attraverso tutte le generazioni; ma del corpo eterico la direzione dell’umanità tenne in serbo una parte.

Questo fatto potè esprimersi nelle parole: Gli uomini hanno gustato dell’albero della conoscenza del bene e del male (vale a dire di ciò che proveniva dall’influsso luciferico). Si doveva però aggiungere: “ora si deve togliere loro la possibilità di gustare anche dell’albero della vita”. Ciò significa che una certa somma delle forze del corpo eterico fu tenuta indietro, e non potè più scorrere attraverso le generazioni, nei discendenti. Queste forze primordiali dell’individualità di Adamo vennero conservate, continuarono a esistere; e furono guidate, per così dire come un “io provvisorio”, nel luogo dove il bambino di Giuseppe e di Maria doveva nascere.»52a

 

Cosicché, in rapporto a questo ciclo, abbiamo la seguente costellazione spirituale:

1. Nell’anno 1909 il Cristo eterico ha cominciato a muoversi nell’ambiente spirituale della Terra.53

2. Nella seconda metà dell’anno 1909 inizia l’ottavo settennio della vita di Rudolf Steiner,

che viene «adombrato» dallo spirito vitale, ossia dal corpo eterico trasformato.

3. Il 18 settembre 1909 (cioè esattamente quattro anni prima della posa della pietra fondamentale del primo Goetheanum) Rudolf Steiner parla nel ciclo basilese, per la prima volta di alcuni fatti facenti parte del Quinto Vangelo, e anche del Gesù natanico, che è prima di tutto un portatore delle forze eteriche cosmiche dell’umanità, quelle che non parteciparono al peccato originale.

 

Così Rudolf Steiner collega interiormente, in un tutto unitario l’evento del Cristo eterico, il Quinto Vangelo e il mistero dell’anima del Gesù natanico.

Ma questa costellazione iniziale può essere approfondita nella sua essenza, mediante quello che Rudolf Steiner dice nella Va conferenza del ciclo «La Bhagavad-Gita e le lettere di Paolo»:

«Quando Paolo ha la sua visione davanti a Damasco, chi gli appare è il Cristo.

Ma il fulgore di luce del quale il Cristo si riveste, è il Krishna.»54

In altre parole, è quell’essere celestiale che si incarnò più tardi nel Bambino Gesù natanico. E Rudolf Steiner prosegue:

«Il Cristo ha assunto Krishna a proprio involucro animico, mediante il quale egli poi continua ad operare…»

 

Questa è una indicazione verso il profondo rapporto tra la risurrezione «corporale» di Cristo e l’anima natanica. Ma se tale cooperazione alla risurrezione corporale di Cristo fu tanto importante, è poi possibile che non partecipi alla risurrezione «eterica» di Cristo nel XX secolo, nella quale essa stessa ha anzitutto una natura eterica celeste?

Possiamo realmente ammettere che questa entità celeste compia il suo cammino terreno insieme al Cristo fino al Mistero del Golgota, dopodiché si mostra a Paolo davanti a Damasco come involucro di luce del Risorto «attraverso il quale continua ad operare», per poi esserne separata nell’evento decisivo del quinto periodo postatlantico di cultura, dopo averlo servito con spirito di sacrificio fin dal tempo della Lemuria?55

Si può ulteriormente approfondire questo pensiero.

 

Nell’ottobre 1913, esattamente dieci giorni dopo la cerimonia della posa della pietra fondamentale del primo Goetheanum, Rudolf Steiner tenne, si può dire, il suo primo ciclo completo di conferenze sul Quinto Vangelo (le restanti conferenze singole su questo tema sono solo ampliamenti o ulteriori sviluppi di quanto venne stabilito in questo ciclo di cinque conferenze, fondamento del Quinto Vangelo).

In questo ciclo il chiaroveggente ci propone l’immagine ampiamente comprensiva degli eventi più importanti dei Vangeli, così come gli si erano presentati, nel nostro tempo, davanti all’occhio spirituale, nella cronaca dell’Akasha. Questo ciclo è anche l’unico nel quale Rudolf Steiner ci descrive l’immagine di quasi tutti gli avvenimenti di Palestina in maniera completa (come non si trova così completa nei Vangeli stessi). In questo senso tali cinque conferenze si accostano al massimo a quello che si potrebbe denominare una specie di «Vangelo antroposofico».

In esse Rudolf Steiner insiste sull’essenza di tutti gli avvenimenti descritti, che si sono svolti sul piano fisico nel corso di 33 anni. Le svariate entità spirituali di cui si parla nel Quinto Vangelo, parteciparono tuttavia in maniera assai diversa ai singoli avvenimenti: per es. Budda vi prese parte intensamente nei primi dodici anni, Zaratustra per trent’anni, e la più elevata entità, il Cristo, per tre anni. Ma nel Quinto Vangelo è nominata un’entità che percorse l’intera epoca di 33 anni, e questa fu l’anima del Gesù natanico.

 

Resta ora da porre la domanda: perchè Rudolf Steiner dà le prime comunicazioni del Quinto Vangelo, proprio in rapporto al Vangelo di Luca? Già dalla lettura di questo Vangelo possiamo renderci conto che l’evangelista Luca conosce il mistero dell’anima natanica, poiché descrive il suo albero genealogico fino su ad Adamo e a Dio, indicando così la sua origine divina, nell’epoca lemurica, così come la sua relazione con Adamo, il padre primordiale dell’umanità. Donde ricevette Luca una conoscenza così profonda? Lo dice lui stesso: «Secondo che ce l’hanno tramandato quelli che da principio ne furono testimoni oculari e che divennero ministri della Parola.»56 Queste parole dell’evangelista sollevano il quesito molto grave: chi erano questi «testimoni oculari» del Logos, della Parola, che la servirono fin dal principio? Per trovare una risposta dobbiamo accostarci alla questione da un altro lato.

 

Nella IV conferenza del ciclo sul Vangelo di Luca, Rudolf Steiner parla della conoscenza specialmente profonda dell’apostolo Paolo sul mistero dell’anima natanica e quindi sul rapporto tra l’antico e il nuovo Adamo. Nella prima lettera ai Corinzi di questo apostolo, leggiamo:

• «Così è detto anche nelle sacre scritture: Adamo, il primo uomo fu fatto anima vivente, l’ultimo Adamo è spirito vivificante. Però ciò che è spirituale non viene prima; bensì ciò che è animale (animico); poi viene ciò che è spirituale.»57

 

In queste parole si svela il mistero dell’anima natanica, poiché essa è «l’anima vivente» (al contrario della restante umanità che era incorsa nella morte e doveva perciò percorrere le incarnazioni), e il Cristo è lo spirito che rende viventi!

Queste parole indirizzano da un lato al mistero del passato, all’anima natanica («prima il corpo dell’anima») e dall’altro al mistero del futuro («poi vien il corpo è spirituale»), al Cristo stesso; ciò trova anche la sua espressione nel piano fisico nel fatto che l’anima natanica ha dovuto prima prepararsi per 30 anni sulla Terra all’accoglimento dell’Essere-Cristo. Paolo potè riconoscere direttamente questi due misteri relativi all’anima natanica poiché davanti a Damasco gli era apparso il Cristo nell’involucro del Krishna, e potè quindi trasmettete queste conoscenze all’evangelista Luca:

«Già Paolo seppe ciò che è contenuto in quanto si cela dietro alle sue parole,

e lo seppe pure Luca, lo scrittore del Vangelo di Luca, che era un discepolo di Paolo58

 

Parimenti è noto alla tradizione della Chiesa, che Luca scrisse il suo Vangelo secondo le parole dell’apostolo Paolo.59 Tuttavia ciò sembra stare in contraddizione con le parole su riportate di Luca, poiché, sebbene egli avesse scritto il suo Vangelo sotto la guida diretta dell’apostolo Paolo, le sue parole non possono essere attribuite a Paolo, perchè questi non potè aver visto «fin dal principio».

Ma chi era fin dal principio il «vero ministro della Parola» ed ha visto lui stesso, cioè fin da principio, al quale si accenna nell’albero genealogico del Vangelo di Luca?

Può esserlo stata solo l’anima natanica! Se si riconosce questo dato di fatto, allora può farsi chiara luce sul mistero dell’origine del terzo Vangelo: è l’influsso diretto dell’anima natanica su Luca, attraverso Paolo, così che egli potè svelarne il profondo mistero nell’albero genealogico.60

 

Ma anche nel carattere generale di questo Vangelo si possono sentire distintamente gli influssi ispirativi dell’anima natanica, poiché il carattere dell’amore attivo e della consolazione che questo Vangelo conferisce all’umanità, il «principio dell’amore, della compassione, dell’innocenza e fino ad un certo grado della infantilità»61 che permea ogni sua frase, e anche il forte influsso che ha esercitato nell’arte, tutto ciò è il risultato della sua influenza. Se poi aggiungiamo il rapporto di questo Vangelo con il Buddismo che, secondo le parole di Rudolf Steiner, rivive in esso in forma più pura e rinnovata, risulta una distinta immagine, per il fatto che

• il nirmanakaya, cioè il corpo astrale completamente purificato del Budda,

pervade il corpo astrale del Bambino Gesù natanico fino al suo dodicesimo anno.

 

Riassumendo si può dire: nell’anno 1909 il Cristo eterico entra nell’evoluzione terrena, e con lui l’entità celestiale eterica dell’anima natanica. Nello stesso tempo Rudolf Steiner inizia l’ottavo settennio della sua vita, il settennio dello spirito vitale, nel quale l’uomo è particolarmente sensibile per tutto l’elemento eterico. Ecco perchè proprio in quel tempo egli può rivelare per la prima volta fatti del Quinto Vangelo, partendo dal Vangelo di Luca, quello che fu scritto con la cooperazione dell’anima natanica stessa. Tra le prime rivelazioni del Quinto Vangelo c’è il mistero del destino celeste e terreno di essa, tutto ciò indirizza al reale rapporto che sussiste tra Quinto Vangelo e anima natanica.

 

Chi potrebbe aiutare meglio l’iniziato a leggere gli eventi nella cronaca dell’Akasha di quella entità celestiale stessa, che durante i 33 anni, servendo sacrificalmente l’entità solare del Cristo, concorse a sperimentare tutti gli avvenimenti di questo Vangelo?

Così si può risolutamente affermare che, mentre abbiamo sulla Terra quattro Vangeli:

quello di Giovanni, di Luca, di Marco e di Matteo,

così abbiamo il Quinto Vangelo, quello di quell’entità che Rudolf Steiner chiama l’anima celestiale del Gesù natanico.

 

C’è inoltre da tener conto che nessuno degli evangelisti è, in senso proprio, l’autore del suo Vangelo. Rudolf Steiner disse spesso che essi presentano gli avvenimenti di Palestina da quattro differenti lati, ove ciascuno descrive ciò che la propria visione rivelava. In questo senso l’anima natanica non compare autrice del Quinto Vangelo, bensì come l’entità grazie alla quale potè venire in Terra il Quinto Vangelo stesso, attraverso Rudolf Steiner;

e come dopo la risurrezione «corporale» del Cristo,

l’anima natanica ispirò Luca a scrivere, attraverso l’apostolo Paolo,

così l’anima natanica, dopo la risurrezione «eterica» del Cristo nell’anno 1909,

ispirò Rudolf Steiner a rivelare i segreti del Quinto Vangelo,

che egli aveva potuto leggere, per mediazione di essa, nella cronaca dell’Akasha.

 

A conferma di ciò, volgiamoci alle parole straordinariamente importanti che Rudolf Steiner pronunciò il 19 settembre 1914, esattamente un anno dopo la posa della pietra fondamentale del primo Goetheanum:

«Allora (in occasione della posa della pietra fondamentale del primo Goetheanum) fu la prima volta che potei dire le parole, delle quali, non solo presumo di sapere, bensì con tutte le sicurezze con le quali si possono sapere simili cose, credo realmente di sapere che esse furono udite pronunciare dalle altezze spirituali-divine da quella entità che doveva divenire la portatrice del Cristo riunitore degli uomini nell’armonia. Appartiene, miei cari amici, agli attimi della massima elevazione che io potei sperimentare nel corso del nostro movimento, quando potei pronunciare per la prima volta le parole:

 

Amen-AUM.

Dominano i mali,

testimoni di egoità che si libera,

per colpa altrui di egoismo,

vissuta nel pane quotidiano,

nel quale non domina la Volontà del Cielo,

da quando l’uomo si separò dal vostro Regno

e obliò il vostro Nome,

o voi Padri nei Cieli.»62

 

Ma di entità «che doveva divenire la portatrice del Cristo» ce n’è una sola nell’intera evoluzione del mondo, è l’anima natanica. Così Rudolf Steiner stesso ci comunica qui – e in questo caso insiste ancora particolarmente sulla sua certezza – che queste parole dell’antica preghiera cosmica dell’umanità, con la quale in sostanza inizia il Quinto Vangelo, furono udite da lui, dette dalle altezze spirituali, direttamente dall’anima natanica stessa.

 

Perciò questo Vangelo «in quanto è il più antico, poiché è il Vangelo macrocosmico,

deve riecheggiare come una eco…verso il Vangelo microcosmico dell’Est».

 

Poiché dall’Est vennero i quattro Vangeli del Cristo che risorse «nel corpo fisico»,

e sono i «Vangeli dell’annuncio».

D’ora in poi gli si fa incontro da Ovest il Quinto Vangelo del Cristo

che è risorto «nel corpo eterico», il «Vangelo della conoscenza».63

 

A questa nuova conoscenza dell’entità del Cristo, che ci vien palesata nel Quinto Vangelo, appartiene anche il sapere che questo Vangelo, il quale mediante l’albero genealogico risalente fino ad Adamo e a Dio, e così fino al più remoto passato dell’epoca lemurica, ripetizione dell’antica Luna, non contiene solo l’impulso del Vangelo di Luca, ma, in quanto nuova conoscenza del Cristo, ci indirizza direttamente all’impulso del Vangelo di Giovanni64 e perciò all’impulso che parte dal Cristo stesso, come «nuovo Adamo».

 

Perchè Giovanni, iniziato dal Cristo stesso a suo discepolo,

fu il solo capace di stare presso la croce durante il Mistero del Golgota,

vale a dire che fu in grado di percorrere coscientemente la via del Cristo dalla Cena fino alla Pentecoste,

mentre gli altri apostoli percorsero un’epoca di stato di coscienza diminuita.65

Grazie all’ispirazione del Cristo, Giovanni potè scrivere il Vangelo più profondo,

e alla fine abbozzare nell’Apocalisse l’immagine della futura esistenza di Giove.66

 

Così possiamo porre il Vangelo di Luca più in relazione con la Luna, e il Vangelo di Giovanni con Giove. I due impulsi sono poi riuniti nel Quinto Vangelo, del quale Rudolf Steiner dice che è collegato «con la Luna e con Giove»67, con il passato e con il futuro, ciò che vuol dire, con quella che contiene il tempo, con l’eternità.68

 

Così il Quinto Vangelo è l’eterna rivelazione della propria entità da parte del Cristo, che Rudolf Steiner ha svelato all’intera umanità del nostro tempo, per tramite dell’anima natanica, la quale continua a servire, colma di spirito di sacrificio, l’Entità-Cristo nei mondi spirituali, e adesso, dopo essere apparsa a Paolo davanti a Damasco come veste luminosa del Risorto, appare permeata delle forze del Cristo vivente, come prototipo cosmico dell’umanità futura.

 

Quest’anima ci si mostra oggi come un riflesso divino del lontano futuro, come immagine dell’umanità che si risolleva dall’abisso del peccato originale e, in piena libertà di sacrificio, diviene il corpo esclusivo, l’involucro esclusivo dello spirito che vivifica l’universo, dell’Io divino dell’umanità, dell’Entità-Cristo; è questa la realizzazione dell’alto ideale dell’umanità di Dio, che già Wladimir Solovieff presagiva indistintamente, che renderà possibile all’uomo di realizzarsi come decima gerarchia.

 

Dal carattere eterno del Quinto Vangelo deriva anche la particolarità strutturale del suo ciclo principale, composto di cinque conferenze, tenute da Rudolf Steiner a Oslo: infatti questo ciclo è formato in modo che,

• dopo una prima conferenza introduttiva,

• nella seconda descrive gli avvenimenti di Palestina da Pentecoste fino al Mistero del Golgota.

Opera qui l’ispirazione del Cristo stesso, che ci viene incontro dal futuro: è questa la ragione per cui in questa conferenza gli avvenimenti ci vengono descritti in ordine inverso, perchè tutto muove dal futuro verso di noi, dalla sfera di Giove la cui immagine è la festività della Pentecoste, nella quale discese sugli apostoli lo spirito cosmico dell’amore, quello che in Giove dominerà fino entro i fenomeni della natura.

• Nelle tre conferenze successive abbiamo poi la sequenza «regolare» degli avvenimenti.

 

Nella prima si descrive quello che avvenne durante i tre anni dal battesimo nel Giordano fino al Mistero del Golgota:

è l’epoca in cui l’Entità-Cristo operò attraverso l’anima del Gesù natanico.

Vi abbiamo a che fare con l’equilibrio tra futuro e passato,

equilibrio in cui il senso dell’esistenza terrena trova la sua realizzazione.

 

Nella seconda conferenza è descritto il passato,

cioè la vita di Gesù dal XII al XXX anno, al Battesimo nel Giordano.

 

L’ultima conferenza è dedicata all’unificazione del futuro con il passato.

Vi si descrive in primo luogo come Gesù, prima del Battesimo nel Giordano,

parli alla madre delle sue più importanti esperienze durante la vita precedente.

Segue la descrizione del Battesimo, e delle successive tentazioni nel deserto,

dove il Cristo Gesù vince, per il futuro di tutta la Terra, le forze oscure del passato, ostacolatrici dell’evoluzione.

 

Conclusione e culmine di questa conferenza

è la trasformazione operata dal Cristo Gesù, del grande macrocosmico Padrenostro primordiale,

nel Padrenostro microcosmico, nel quale ci è data

tanto l’immagine microcosmica del futuro che redime il passato,

quanto l’immagine grandiosa della salvazione della Terra, mediante le forze dell’impulso del Cristo.

 

• A questo punto di svolta dell’evoluzione della Terra,

l’Entità-Cristo e l’anima natanica operano insieme.

• Il futuro si collega con il passato, il nuovo Adamo con l’antico, l’impulso dell’amore con quello della saggezza.

 

• É a questo punto che nasce l’impulso del Quinto Vangelo, il Vangelo dell’eternità.

Perciò è anche il «Vangelo della conoscenza» pervaso dalla luce eterna dell’amore e del sacrificio,

poiché tutta la saggezza dell’evoluzione dell’umanità,

che è stata custodita in piena purezza nell’anima celestiale del Gesù natanico69,

ed è stata rinvigorita dalla «saggezza terrena» di Zaratustra,

viene accolta nel potente Io-Sole del Cristo e da lui trasformata.

 

Dopo il Mistero del Golgota essa si riversa nel mondo come corrente di amore cosmico, un amore che compenetra ogni parola del Quinto Vangelo e trova la sua piena espressione nella Pentecoste, così come la espone Rudolf Steiner nella seconda conferenza del ciclo. Questo profondo segreto dell’evoluzione del mondo è forse reso al meglio mediante le seguenti parole tratte dalla «Scienza occulta»:

«Saggezza è la premessa dell’amore; l’amore è il risultato della saggezza rinata nell’ “Io”»70 

e questa è anche l’essenza del Quinto Vangelo.

 

Rudolf Steiner parla come dei «più eccelsi attimi» da lui vissuti, nel corso dello sviluppo del movimento antroposofico, di quello in cui, alla cerimonia della posa della pietra fondamentale del primo Goetheanum, potè leggere le parole «come inizio del Quinto Vangelo», parole che egli stesso chiamò «la voce macrocosmica risuonante della eterna preghiera primordiale»71 e che gli furono comunicate dall’entità stessa dell’anima natanica dalle alte sfere solari: è con questa preghiera, con questo Padrenostro cosmico, che allora risuonò per la prima volta nella storia dell’umanità sul piano fisico, che inizia la serie di conferenze che Rudolf Steiner tenne sopra il Quinto Vangelo.

 

Perchè mai Rudolf Steiner ricevette queste parole sublimi proprio dall’entità dell’anima natanica, e qual è il rapporto tra questa e quell’antichissima preghiera dell’umanità? Una prima risposta a questa domanda si trova nella IV conferenza del ciclo di Oslo sul Quinto Vangelo (4 ottobre 1913), nella quale ci vien riferito che Gesù di Nazaret, quando durante i suoi viaggi venne in contatto con un culto pagano, venne rapito nelle alte sfere dello spirito, dove per la prima volta gli venne annunciato, dalla misteriosa voce del Bath-Kol, il «Padrenostro cosmico».

 

Ma il rapporto tra la saggezza dell’anima natanica e questa «antichissima eterna preghiera» si estende ulteriormente e palesa dei segreti colmi di significato dell’intero divenire dell’umanità. Si tratta qui di una possente implorazione di aiuto e di redenzione che dalla epoca lemurica si leva ininterrottamente agli Dei, da parte dell’umanità precipitata nel regno terreno attraverso il peccato originale, dove decade sempre più in preda alle forze di Lucifero e Arimane.

Fu questo stesso grido tormentato e disperato, implorante la salvazione, quello che udì l’Entità solare divina del Cristo che, per grazia e per infinita compassione, prese la decisione di venir in aiuto all’umanità e darle, mediante il Mistero del Golgota, un nuovo impulso di risalita dal regno della morte.

 

Una attenta considerazione dei sette versi del Padrenostro macrocosmico dimostra che esso consiste di due parti.

Nella prima parte (Dominano i mali) l’umanità implora dai mondi superiori la salvazione poiché, a seguito della caduta nel peccato dell’io dell’uomo, essa è incorsa nella morte dei corpi astrale, eterico e fisico.

Nella seconda parte (in cui non domina) essa si appella al Cristo stesso e invoca da lui la redenzione divina, ma non si rivolge direttamente a lui, bensì alle gerarchie celesti che lo servono sacrificalmente (o voi, Padri nei cieli). (Soltanto dopo il Mistero del Golgota divenne possibile rivolgersi direttamente al Cristo, dalla sfera terrena).

 

L’umanità caduta si rivolge in primo luogo alla prima gerarchia che rappresenta la Volontà del Padre, poi alla seconda gerarchia, il Regno del Figlio, e – infine – alla terza gerarchia, che amministra il mistero del Nome dello Spirito Santo.

Così l’umanità che sprofonda nell’abisso, si appella a tutte le nove gerarchie e attraverso loro implora dal Cristo la salvazione per l’io dell’uomo, che sempre più è preda delle forze della Terra e del male.

Come definitiva risposta dell’intero cosmo gerarchico a questo appello, si svolge sulla Terra il Mistero del Golgota, che è l’azione veramente salvatrice per l’essenza più profonda dell’io umano, ed è preceduta dalla significativa scena della trasformazione operata dal Cristo del Padrenostro macrocosmico in quello microcosmico.

 

Se ora paragoniamo quanto sopra con la descrizione dei tre sacrifici precristiani del Cristo, compiuti attraverso l’anima natanica che, secondo le parole di Rudolf Steiner, prepararono nei mondi spirituali il Mistero del Golgota73 durante le epoche precedenti, e furono nello stesso tempo i gradi per i quali «il Regno dei Cieli» (nella persona del Cristo e dell’anima natanica che lo serviva sacrificalmente) si avvicinava gradualmente alla Terra74 come risposta all’implorazione dell’umanità sprofondante nell’abisso – se abbiamo coscienza di tutto questo e ci volgiamo di nuovo al l’insieme del testo del Padrenostro macrocosmico, allora sorge davanti a noi la seguente immagine.

 

(Consideriamo dapprima in ordine inverso i quattro appelli della prima parte).

• Alla prima invocazione dell’umanità per la salvazione e la guarigione del corpo fisico – nel quale furono creati dalla prima gerarchia, già sull’antico Saturno, gli organi dei sensi, come sua parte più antica – rispose l’anima natanica come «entità di natura arcangelica»75 alla fine dell’epoca lemurica.76

(Questo appello si trova nella preghiera al quarto posto, vedi a pag. 71, a destra nello schema). Essa rispose a questa invocazione, offrendo, dalla alta sfera solare, le proprie forze eteriche, affinchè l’Entità-Cristo potesse in esse, come in un involucro, sanare il corpo fisico dell’uomo.

• Alla terza invocazione della preghiera, per la salvazione e la guarigione del corpo eterico (che opera il lavoro combinato degli organi vitali, che sono stati creati dalla seconda gerarchia sull’antico Sole) l’anima natanica celeste rispose all’inizio dell’epoca atlantica, quando offrì dalla sfera dei pianeti, le sue forze eteriche, affinchè l’Entità-Cristo potesse in esse compiere la guarigione del corpo eterico dell’uomo.

• Alla seconda invocazione della preghiera, per guarire e salvare il corpo astrale (la cui forza fondamentale di pensiero, di sentimento e di volontà furono poste in lui dalla terza gerarchia sull’antica Luna) rispose di nuovo l’anima natanica celeste, alla fine dell’epoca atlantica, dalla sfera confinante colla Terra, servendosi ora delle forze solari, lunari e terrene, affinchè l’Entità-Cristo, in esse come in un involucro, potesse compiere anche la guarigione del corpo astrale umano.

 

• Nelle tre parti del Padrenostro macrocosmico

abbiamo così, anzitutto la preghiera rivolta all’anima natanica, perchè discenda dai mondi spirituali.

Allora essa si avvicina alla Terra, attraverso tre tappe cosmiche, per incarnarsi, rispondendo alla prima invocazione, sul piano fisico, nella persona del Gesù Bambino natanico. Così facendo essa si offre ancora una volta all’Entità-Cristo, questa volta per la salvazione dell’io dell’uomo.

 

La seconda parte della preghiera è, come già detto, l’implorazione dell’umanità

rivolta, attraverso le nove gerarchie, all’Entità-Cristo,

che sola può salvare l’io dell’uomo dalla rovina, e così prestare senso e scopo all’evoluzione della Terra.

Anche l’Entità-Cristo esaudisce così, come l’anima natanica,

la triplice implorazione dell’umanità che sprofonda nell’abisso, e discende in tre tappe verso la Terra.

 

Rudolf Steiner ha più volte descritta così questa discesa:

in principio  l’Entità Cristo stava nelle più elevate sfere spirituali, al di sopra della volontà universale,

che è la base creativa cosmica del nostro universo.

(Questa condizione è espressa nel Vangelo di Giovanni con le parole

« Nessun uomo ha mai veduto Dio; l’unigenito Figliolo, ch’è nel seno del Padre, è quel che l’ha fatto conoscere»77).

É questo l’aspetto sublime del Cristo, del quale gli antichi santi Risci dissero:

Vishva-Karman78 sta sopra la nostra sfera.

Nella conferenza del 25 dicembre 1923, Rudolf Steiner ne parla esaurientemente come della massima sfera alla quale potesse spingersi l’iniziato della prima epoca dopo la grande catastrofe atlantica, che era la sfera della prima gerarchia, dei Serafini, Cherubini e Troni. Nel ciclo del 190979 sulle gerarchie spirituali, egli dice che la sfera d’azione dei Serafini e dei Cherubini è lo Zodiaco stesso.

Ciò ci indica che l’Entità-Cristo, a questo grado, opera attraverso lo Zodiaco, dalla sfera che è anche del principio macrocosmico dell’Io universale,80 dalla quale nell’epoca lemurica gli Jahve-Elohim accolsero l’impulso fondamentale a creare l’io individuale dell’uomo. Da questa eccelsa sfera macrocosmica dell’io che si trova sopra quella dei Serafini, dei Cherubini e dei Troni, operava in origine l’Entità-Cristo.81a

 

A questo aspetto sublime della sua entità si rivolge in primissima istanza l’umanità che sprofonda nell’abisso, e prega il Cristo di avvicinarsi di un grado cosmico, per tramite della prima gerarchia. E per compassione verso l’umanità il Cristo discende di un grado da quelle sue altezze, da noi inconcepibili.

Con ciò il Cristo entra nello Zodiaco, nella sfera della prima gerarchia, che è anche la sfera del mondo creativo della volontà cosmica.

 

Di nuovo giunge al Cristo l’appello dell’umanità che sprofonda nell’abisso, ma questa volta con l’aiuto della seconda gerarchia, la quale forma nella sua totalità il grande Regno del Sole. A questo richiamo, il Cristo scende in questa sfera, quella del Sole, dove egli si manifesta come il grande Spirito solare, come Ahura Mazdao, la grande aura astrale del Sole,82 quella contemplata da Zaratustra.

 

Infine per la terza volta risuona dal profondo il grido di aiuto e di salvazione, questa volta verso la sfera dello Spirito, la sfera della terza gerarchia, e di nuovo il Cristo scende di un grado più giù, più vicino all’umanità, nella sfera della terza gerarchia, che è l’involucro eterico della Terra, dove si manifesta a Mosè negli elementi, tramite il suo servitore Jahve dal cespuglio ardente sul Sinai, e gli nomina il suo Nome occulto: «Ejeh asher ejeh» «Io sono l’io sono».

 

Vediamo così come,

• attraverso le quattro implorazioni della prima parte del Padrenostro macrocosmico, l’eccelsa entità arcangelica dell’anima natanica discende dalle altezze del Sole fino al suo apparire nel mondo fisico, e con ciò, ad ogni passo della discesa, porge all’Entità-Cristo l’offerta delle sue forze eteriche e così salva i corpi fisico, eterico e astrale dell’uomo, per rendere infine possibile anche la salvazione dell’io dell’uomo, mediante la sua incarnazione sulla Terra.

Rispondendo alle tre implorazioni della seconda parte, l’Entità-Cristo stessa discende attraverso le nove gerarchie verso l’umanità, per entrare, attraverso il battesimo nel Giordano, in ascolto alla prima implorazione della prima parte, nell’involucro già pronto in olocausto del Gesù natanico, e salvare così l’io dell’uomo, e con lui lo scopo dell’intera evoluzione della Terra.

 

La prima invocazione (nella prima parte) si rivolge, per la salvazione dell’io umano,

in egual misura all’Entità-Cristo e all’anima natanica, perchè la risposta sia la loro riunione sul piano fisico.

Ciò avviene al battesimo nel Giordano, dove l’Entità-Cristo entra negli involucri di Gesù di Nazaret,

poiché solo grazie a questa definitiva riunione delle due correnti,

quella macrocosmica (la via del Cristo) e quella microcosmica (la via dell’anima natanica),

può venir salvato l’io umano e venir dato a tutta l’evoluzione l’impulso per la risalita.

Questo è il contenuto più profondo di quella preghiera cosmica.

 

Dobbiamo ora tener conto del fatto che la sequenza delle invocazioni della prima parte della preghiera per la salvazione delle singole membra dell’essere umano (io, corpo astrale, corpo eterico, corpo fisico) stanno in ordine inverso rispetto alla sequenza temporale in cui si prega per la salvazione (la salvazione del corpo fisico nell’epoca lemurica, del corpo eterico e del corpo astrale nell’epoca atlantica e quella dell’io nella quarta epoca postatlantica). Questo mutamento del seguito delle righe della preghiera sta in relazione, oltre che con il mistero che si riferisce al contenuto, cui abbiamo già accennato, anche con un segreto di composizione. Se consideriamo la sequenza nella quale la preghiera si svolge dapprima alle diverse parti costitutive dell’uomo e poi alle forze universali divine, otteniamo la successione:

 

 

Abbiamo qui, nella prima parte, la discesa dell’umanità, in direzione della Terra, nel mondo fisico, dal momento in cui, nell’antica Lemuria, gli Spiriti della Forma (gli Elohim) la dotarono dell’io; la seconda parte dà la «discesa» divenuta, in conseguenza, necessaria del macrocosmo attraverso le tre sfere gerarchiche comprendenti rispettivamente tre gerarchie: quella del Padre (Volontà), del Figlio (Regno) e dello Spirito (Nome), e nel contempo attraverso le condizioni di Saturno, di Sole e di Luna,85 fino alla condizione terrestre, nella quale per l’umanità sono date anche le condizioni esteriori per l’ottenimento dell’io.

Queste due correnti discendenti, la microcosmica e la macrocosmica, trovano la loro espressione, l’una nell’anima natanica che è discesa in Terra in preparazione del Mistero del Golgota, come prototipo celeste dell’umanità, che si prepara per gradi nel cosmo degli involucri, per incarnarsi più tardi in Terra come Gesù Bambino natanico.86 La seconda corrente è l’immagine della via macrocosmica del Cristo che è disceso in Terra per compiere il Mistero del Golgota.

 

Così il Padrenostro macrocosmico è, nella sua composizione,

l’immagine dell’evoluzione discendente nei suoi aspetti principali: quello umano e quello cosmico.

 

E il grande significato che hanno la comparsa del Cristo sulla Terra e il Mistero del Golgota

consiste nel fatto che, da quel momento in poi, la grande evoluzione discendente dell’uomo e del cosmo,

per il fatto che l’ente-Cristo si è unito alla Terra, si trasforma in una evoluzione ascendente.

 

• Ma come punto di svolta decisivo nello sviluppo dell’uomo e del cosmo,

è indicato da Rudolf Steiner nella quinta conferenza del ciclo sul Quinto Vangelo (Oslo),

quell’attimo in cui il Cristo Gesù converte il Padrenostro macrocosmico in quello microcosmico:

«Allora gli sovvenne della voce del Bath-Kol,

e si rese conto che le antiche formule primordiali di preghiera dovevano venir rinnovate;

seppe che l’uomo doveva cercare la via dal basso in alto verso i mondi spirituali87

 

Già il nome di Padrenostro macrocosmico ci fa sentire che

• quello che prima nel «discendere» veniva guidato dagli dèi dal cosmo,

• ormai, nel salire, non può più venire dal di fuori,

bensì dalla parte più intima dell’entità dell’uomo, dall’io dell’uomo divenuto libero,

dal Santissimo in cui oggi, dal Mistero del Golgota in poi, dimora il Cristo

e vi ha trasferito la pienezza delle forze spirituali del Padre.

 

Questa è anche la ragione per cui il Cristo ha mutato il plurale in singolare nella prima riga della preghiera: con questo doveva venir indicato il grande passaggio dall’epoca delle cosmiche necessità all’epoca della libertà individuale, dalle forze del passato alle forze del futuro, ossia, in altri termini, l’evoluzione nel cui centro sta il Mistero del Golgota come azione eterna che abbraccia l’intera evoluzione del nostro cosmo.

In forma rinnovata, corrispondente al nuovo risalire «dal basso in alto» nei mondi spirituali,

venne dato all’umanità il Padrenostro microcosmico,

i cui impulsi agiranno nell’umanità in tutti in tempi futuri.

• Così ci sta davanti nel Padrenostro microcosmico l’immagine del cosmo e dell’umanità,

che salgono di nuovo, poiché si compenetrano delle forze del Cristo.

 

Nella prima parte della preghiera abbiamo il nuovo risalire nel cosmo

attraverso le sfere dello Spirito, del Figlio e del Padre

e nello stesso tempo attraverso la condizione di Giove, di Venere e di Vulcano.

• Ciò è reso possibile poiché il Cristo, che si è unito alla Terra mediante il Mistero del Golgota,

la conduce a poco a poco nell’evoluzione ascendente,

nella quale essa stessa deve diventare un Sole, trasformandosi in stella.

 

• E nella seconda parte abbiamo,

in corrispondenza della figura della risalente umanità compenetrata dal Cristo,

la contemporanea salita della figura primordiale celeste dell’umanità,

dell’anima natanica che serve di involucro al Cristo.88

 

 

Ma la grandiosa prospettiva futura che il Cristo Gesù ha posto nel Padrenostro microcosmico, non può realizzarsi pienamente nel nostro tempo senza la partecipazione libera e cosciente dell’umanità, la quale si svilupperà ulteriormente in futuro nel giusto modo, solo se guadagnerà una reale conoscenza del passato; e questo ci risuona dal Padrenostro macrocosmico. Perciò queste due preghiere sono collegate indissolubilmente dal punto di vista esoterico.

 

Questa è pure la ragione per la quale il testo del Padrenostro macrocosmico, che si rivolge al passato cosmico della Terra e dell’umanità, dovette risuonare per la prima volta nel momento della posa della pietra fondamentale del primo Goetheanum, unico edificio moderno diretto verso il futuro del mondo, la cui erezione doveva essere il primo passo dell’uomo nell’epoca della libertà umana, sulla via della realizzazione dei sublimi scopi che sono stati posti di fronte all’umanità nel Padrenostro microcosmico.

 

Ecco perchè, dopo aver considerato il contenuto esoterico e il significato di questa preghiera, dobbiamo immedesimarci nell’evento nel corso del quale fu letto, per la prima volta sul piano fisico, il Padrenostro macrocosmico e ne fu scoperto il significato cosmico. Ciò avvenne il 20 settembre 1913 a Dornach, in occasione della posa della pietra fondamentale del primo Goetheanum. Se sapremo afferrare il significato spirituale di questo evento, esso ci sarà di aiuto per penetrare più profondamente nel mistero del corso della vita di Rudolf Steiner.

 

Rudolf Steiner ebbe spesso a dire più tardi, che la situazione dell’antroposofia nel mondo si mutò con la fondazione del Goetheanum, perchè con questo suo centro sul piano fisico, ottenne come una base sociale e spirituale. Questa si configurò da quanto, provenendo dalle forme misteriosofiche del primo Goetheanum, parlava ad ogni uomo, nel suo comparire visibile come centro di forze di luce.

 

Il primo Goetheanum fece fluire apertamente le sue forze nel mondo, ma prese su di sè anche tutto il peso dell’antagonismo delle potenze delle tenebre. Rudolf Steiner sapeva fin dall’inizio che con la fondazione del Goetheanum sarebbero aumentate le difficoltà nello sviluppo dell’antroposofia, per opera delle potenze che sono in posizione ostile di fronte alla legittima evoluzione dell’umanità:

«Noi sappiamo quel che dobbiamo fare, sappiamo che questa pietra della conoscenza (la pietra di fondazione del primo Goetheanum) deve significare amore e grande forza, sappiamo perchè questa pietra deve diventare, per numerosi avversari, la pietra dello scandalo e del dispetto… Dovremo perciò sviluppare una giusta vigilanza e dovremo star coraggiosamente all’erta.»89

 

In queste parole possiamo già sentire tutto il peso e la tragicità del conflitto per l’ulteriore sviluppo dell’antroposofia nel mondo, che Rudolf Steiner prese consapevolmente su di sè nel decidere la costruzione del Goetheanum. Perciò l’azione misteriosofica della posa della pietra fondamentale era collegata per lui con un immenso sacrificio: egli lo compì per amore della fondazione di un centro dei nuovi misteri, la cui base fisica doveva ora divenire il Goetheanum.

 

Ci si può tuttavia accostare solo a poco a poco al significato spirituale di questa azione di Rudolf Steiner, che trovò la sua espressione nella posa della pietra fondamentale del primo Goetheanum, evento che significò pure l’apogeo del suo ottavo settennio, situato circa alla metà di questo. Tuttavia, prima di volgerci a questo argomento, vogliamo considerare il carattere misteriosofico di tale avvenimento.

 

Già il luogo della posa della pietra fondamentale e il suo ambiente erano collegati da tempi antichi con molte correnti spirituali, che si incrociavano in Europa da diverse direzioni, per cui nel corso del tempo si era formata una particolare configurazione spirituale.

Già in tempi primordiali si trovava nelle vicinanze di Dornach un santuario druidico. Più tardi si stabilirono in quei paraggi dei monaci irlandesi, che diffusero il cristianesimo irlandese: uno dei loro centri si trovava più a nord-est, in Alsazia, e anche Parsifal ebbe in questa regione esperienze decisive nella sua ricerca del santo Gral.

Nel XVI secolo, Paracelso operò a Basilea, ricevendo le sue ispirazioni dalla saggezza dei Rosacroce. Nell’anno 1499 ebbe luogo presso Dornach una battaglia, che fu di importanza decisiva per la libertà e la conservazione della Svizzera quale Stato europeo, alla cui formazione hanno contribuito i più puri impulsi della nuova, quinta epoca postatlantica. Tutte queste correnti e tutti questi avvenimenti lasciarono indubbie tracce nell’aura spirituale di questo luogo, così ricco di varie tradizioni spirituali e occulte.

 

Tutto ciò stava certamente davanti all’occhio interiore di Rudolf Steiner, quando egli, terminato il ciclo basilese sul Vangelo di Marco nell’autunno 1912, interruppe il suo viaggio verso l’Alsazia da Edoardo Schurè, a Dornach, dove Marie von Sivers e alcuni intimi amici si erano recati per un breve soggiorno di riposo.

Ma dell’altro ancora dovette passare davanti all’occhio interiore di Rudolf Steiner. Come cita Rudolf Grosse nel suo libro, i ricordi di Marie Steiner sul primo mattino di Dornach, appaiono insolitamente significativi: «Ma al mattino seguente, Rudolf Steiner si svegliò come non era mai successo: turbato, come ammaccato, tutto rannuvolato; non c’era invero alcuna ragione per questo, nè era mai accaduto qualcosa di simile a lui che viveva in eterna armonia, nonostante le continue provocazioni. Poi passò, ciononostante ebbi una sensazione che si ripetè spesso nei tempi successivi: in quella prima notte egli aveva scorto in anticipo qualcosa che doveva proibire a se stesso di pensare.»

 

Che cosa venne in mente a Rudolf Steiner quella notte? Forse previde un grave futuro, la tragicità non esprimibile in parole del suo ulteriore cammino in favore dell’umanità, con il seguito dei sacrifici, solo mediante i quali era possibile realizzare il compito della sua vita terrena? Possiamo solo presumerlo. Si può però affermare con sicurezza che, sulla via iniziata alla svolta del secolo, egli aveva raggiunto in questo periodo un gradino ancora più alto, colmo di sublimi rivelazioni e di profonde tragedie. «Basilea ha un karma teosofico favorevole.»91 Con queste parole Rudolf Steiner espresse, in presenza del Dr. Emil Grosheintz, l’essenziale della sua decisione di erigere in quel luogo il centro del movimento antroposofico.

 

Immergiamoci nel testo del discorso che Rudolf Steiner pronunciò in quella sera autunnale del 20 settembre 1913 sulla collina di Dornach e cerchiamo di sentire la sua importanza cosmica, allora sorge davanti a noi l’immagine di una vera funzione misteriosofica che si celebrò contemporaneamente sul piano fisico e su quello eterico.

E quanto più si cerca di vivere il carattere di mistero di questo atto della posa della pietra fondamentale nella sua realtà fisica e spirituale, tanto più energicamente proviamo il sentimento che quella sera, non solo nell’aura spirituale della collina di Dornach, non solo nel suo terreno, bensì nell’evoluzione della vita spirituale occidentale, venne posto il seme di quel nuovo tendere allo spirito che nel tempo successivo, dopo aver percorso le metamorfosi della nascita, crescita, morte e risurrezione, ha portato i suoi frutti nel Natale 1923/24.

 

I due misteri,

• quello della posa della pietra fondamentale del primo Goetheanum

• e quello del Convegno di Natale 1923/24,

ci appaiono collegati come una «successione» spirituale occulta, il cui mistero ci proponiamo di indagare in seguito.

 

Per ora possiamo solo affermare che quanto fu immerso materialmente nel terreno della collina di Dornach era il «simbolo dell’anima umana» che calca la nuova via iniziatica, la via dei nuovi misteri, il cui senso e il cui contenuto vennero integralmente rivelati soltanto dieci anni più tardi, nel Convegno di Natale del 1923/24.

 

Dopo aver considerato singolarmente i due più importanti avvenimenti

che hanno avuto luogo a Dornach il 20 settembre 1913 –

• la posa della pietra fondamentale del primo Goetheanum

• e la prima lettura del Padrenostro cosmico –

dobbiamo seguire il nesso tra di loro ancora da un altro lato.

 

Perchè il loro collegamento in una azione misteriosofica è profondamente significativo; così ne parla Rudolf Steiner nella IVa conferenza sul Quinto Vangelo, a Oslo:

«Ci sono pure degli obblighi occulti! Appunto in obbedienza ad essi comunicai allora quello che Gesù di Nazaret percepì dalla voce trasformata del Bath-Kol…»

Con queste parole egli sottolinea il significato profondamente occulto del collegamento di quei due avvenimenti, e le parole pronunciate da lui immediatamente dopo la posa della pietra fondamentale, gettano luce sull’essenza di tale collegamento:

«Se siamo capaci di udire l’appello nostalgico dell’umanità verso lo spirito, e vogliamo erigere l’edificio di verità dal quale debba essere sempre di più annunciato il messaggio dello spirito… allora ci orientiamo bene in quella sera.»

 

Il compito principale dell’umanità nella quinta epoca di cultura postatlantica, è quello di raggiungere la piena libertà interiore; perciò essa, da circa il XV secolo in poi, è stata a poco a poco abbandonata dagli dèi. Ma tale abbandono portò, nel corso del tempo, al fatto che l’anima non può più oggi sopportare questa condizione.

Dalle forze animiche subconsce dell’umanità, risuona verso i mondi superiori un nuovo appello allo spirito, perchè l’umanità sta attualmente di fronte alla scelta: o trovare la via verso la nuova luce spirituale, oppure cadere definitivamente sotto l’influsso dei processi di decadenza e di annientamento.

 

In questo senso l’antroposofia, quale attuale «ambasciata primaria» dello spirito, come reale impulso spirituale che vuol condurre l’umanità nell’epoca della libertà e della realizzazione dell’alto ideale del Padrenostro microcosmico, insieme a quell’«edificio di verità» dal quale essa deve illuminare il mondo, è la reale risposta all’appello che oggi commuove le anime degli uomini. L’atto della posa della pietra fondamentale è la continuazione terrena di quelle azioni cosmiche che si riferiscono alla discesa dell’umanità, delle quali ci parla il Padrenostro macrocosmico. Esse condussero all’evento più elevato dell’evoluzione del mondo: al Mistero del Golgota, attraverso il quale l’Entità-Cristo si è collegata alla Terra, dando un senso all’intera evoluzione della Terra stessa, e nello stesso tempo, un potente impulso alla risalita. Il Padrenostro microcosmico è la definitiva espressione di questo impulso.

 

Così possiamo riconoscere la posa della pietra fondamentale come la prima azione sacrificale

che, provenendo dalla libera volontà dell’uomo raggiunta sulla Terra,

serve alla risalita, la quale mediante l’accoglimento delle forze del Cristo,

che d’ora in poi opera nella sfera terrena, deve condurre alla nuova riunificazione con lo spirito.

 

Perciò Rudolf Steiner, durante la cerimonia della posa della pietra fondamentale, potè dire a buon diritto:

«…dobbiamo portare in noi la coscienza di guardare avanti, entro cerchie assai ampie di tempo, per accorgerci che la missione della quale questo edificio deve diventare il segno, inquadrerà la grande missione dell’umanità sul nostro pianeta terreno.»94

Due giorni più tardi (il 22 settembre 1913) Rudolf Steiner ripete questi pensieri davanti a un più grande uditorio:

«Questa posa della pietra fondamentale deve essere sentita come una azione piena di responsabilità già per la ragione che ci possiamo ricordare realmente a buon diritto della sera di due giorni fa, nella quale abbiamo posto una pietra angolare anche per la nostra coscienza, affinchè quello che vogliamo si inserisca in quella che sentiamo come missione della Terra.»95

 

Concludendo, possiamo seguire cronologicamente questo argomento:

• in autunno dell’anno 1912, dopo aver terminato il ciclo basilese sul Vangelo di Marco (24 settembre 1912), Rudolf Steiner prende la decisione di erigere il Goetheanum a Dornach; ciò avviene esattamente un anno prima della posa della pietra fondamentale.

• Nei giorni del Natale successivo 1912/13, Rudolf Steiner tiene a Colonia il ciclo di conferenze «La Bhagavad Gita e le lettere di Paolo». Nella Va conferenza di questo ciclo, il 1° gennaio 1913 egli parla di Krishna e della partecipazione dell’anima natanica all’esperienza di Paolo davanti a Damasco.

• A metà dell’anno 1913, in maggio e giugno, nel ciclo di Helsinski «Le basi occulte della Bhagavad Gita», il tema principale è Krishna, dove nella VIIa conferenza Rudolf Steiner dà l’indicazione che, nel 1909 a Basilea, nel ciclo sul Vangelo di Luca non aveva parlato del mistero del rapporto tra Krishna e l’anima natanica, perchè allora egli non lo conosceva ancora.

• Il 20 settembre 1913 ha luogo la prima lettura del Padrenostro macrocosmico come inizio del Quinto Vangelo, durante la posa della pietra fondamentale.

• Il 1° ottobre 1913 si inizia il primo ciclo sul Quinto Vangelo a Oslo e dopo seguono in diverse città europee, una dopo l’altra, conferenze sullo stesso tema, fino all’inizio della prima guerra mondiale.

• A Natale 1913 Rudolf Steiner tiene a Lipsia il ciclo di conferenze su «Cristo e il mondo spirituale – La ricerca del santo Gral», nel quale parla in tre conferenze, fino al penultimo giorno del 1913, di un ulteriore segreto sull’anima natanica, in rapporto con tre suoi sacrifici soprasensibili in preparazione cosmica al mistero del Golgota.

• Nei mesi seguenti, questi due temi appaiono in parallelo, quello del Quinto Vangelo e quello dei tre sacrifici cosmici dell’anima natanica, fino all’estate 1914, talvolta si uniscono l’un l’altro. Così Rudolf Steiner, all’inizio della conferenza del 5 marzo 1914 a Stoccarda, annoda direttamente la considerazione dei tre sacrifici precristiani dello Spirito-Cristo alla considerazione del Quinto Vangelo.

• Nella conferenza parigina del 27 maggio 1914 questi due temi vengono collegati in un tutto: qui Rudolf Steiner abbozza dapprima un’immagine riassuntiva dei tre sacrifici del Cristo attraverso l’anima natanica, per esporre poi la storia della vita terrena di Gesù di Nazaret fino al Mistero del Golgota. Oltre a questo legge di nuovo il testo del Padrenostro macrocosmico. Con ciò ci avviciniamo alla comprensione del sacrificio che Rudolf Steiner compì con la costruzione del primo Goetheanum, il cui punto di partenza si configurò nella posa della pietra fondamentale del 20 settembre 1913 a Dornach. Rudolf Grosse ha alluso nel suo libro a questo profondo mistero della vita di Rudolf Steiner:

• «Già subito, nel primo anno di costruzione, nel luglio del 1914, ci si fa incontro dalle parole stesse di Rudolf Steiner il segreto della vita, il rapporto dell’edificio con il corpo eterico dell’uomo. Lo speciale involucro eterico, come quelli che avevano avvolto i veri antichi luoghi di misteri, era presente anche qui, fin dal principio. Si condensa sempre di più la sensazione di una connessione eterica, agente in profondità, tra edificio e architetto, che in quanto involucro dovette essere intessuto come una necessità, per poter accogliere e assumere i più alti impulsi di una nuova sede di misteri.»

 

Queste parole ci indirizzano alla comprensione di un sacrificio

che formò il reale fondamento dell’edificio che ne sarebbe seguito, e consistette nel fatto che

Rudolf Steiner dovette offrire le forze del suo corpo eterico

per la formazione di un involucro spirituale attorno alla collina di Dornach,

un involucro come quelli che in antico circondavano tutti i veri luoghi di misteri

e che doveva servire di recipiente a quei sublimi impulsi spirituali che volevano discendere in quel luogo,

affinchè potesse divenire il centro della vita spirituale dell’umanità occidentale.

 

• Ma tale misteriosa connessione «tra edificio e architetto» divenne chiaramente visibile soltanto dopo l’incendio.

 

Dice in proposito Rudolf Grosse:

▸ «L’incendio annientatore, la dipartita di quell’edificio dovette perciò avere per conseguenza un profondo effetto, un terribile colpo sugli involucri fisico ed eterico dell’architetto. Lo poterono percepire solo coloro che avevano dei presentimenti sui misteri segreti della collina di Dornach.»

 

Rudolf Steiner stesso parla di questo terribile colpo assestato al suo corpo eterico dall’incendio del Goetheanum, nella lettera a Marie Steiner del 15 ottobre 1924:

«…Io ti dissi già molto tempo fa come, dal gennaio 1923, non era più completo il collegamento degli arti superiori della mia entità con il mio corpo fisico; io persi in certo modo nella vita spirituale, la connessione immediata con il mio organismo fisico. Non con il mondo fisico, al contrario: la sana capacità di giudizio di questi divenne sempre più forte e più comprensiva…»97

E undici giorni dopo, in un’altra lettera egli scrive di nuovo:

«Io sono, come tu sai, dal gennaio 1923, molto alienato dal mio corpo fisico. Perciò è divenuta necessaria una cura sempre più impegnata.»

 

Così vediamo che alla base dell’edificio del Goetheanum, quale centro futuro dei nuovi misteri cristiani, che dovevano stare sotto la guida dello stesso spirito dirigente del tempo,98 sta il grande sacrificio di Rudolf Steiner, il quale come iniziato offrì, le forze del suo corpo eterico per la costruzione del centro della nuova vita spirituale.

Questa è la terza tappa nel cammino di sacrificio di Rudolf Steiner, che consistette nel fatto che egli offerse in sacrificio alle potenze conduttrici dell’evoluzione del mondo le forze spirituali che aveva potuto acquistarsi nel suo corpo eterico, lungo il corso della sua evoluzione individuale, rinunciando a ogni profitto personale derivante da tali forze, affinchè potessero essere applicate dalle potenze superiori a beneficio dell’intera evoluzione dell’umanità.

 

Ma questa azione sacrificale, che Rudolf Steiner iniziò nel giorno della posa della pietra fondamentale del primo Goetheanum, stava anche in uno speciale rapporto con l’entità celestiale dell’anima natanica e con il suo compito nell’evoluzione dell’umanità; qual’è infatti questo compito cosmico dell’anima natanica? Come risposta a questo interrogativo possiamo dire: essa è il principio cosmico del sacrificio eterico. Quattro volte essa sacrificò all’entità solare del Cristo le sue forze eteriche: tre volte nel cosmo e una volta sulla Terra, servendo a lui come involucro!

 

Se ora, nell’attuale nuova epoca della libertà umana, nel tempo in cui l’umanità è discesa più profondamente nell’abisso del materialismo, Rudolf Steiner prese la decisione, per amore della fondazione del nuovo centro misteriosofico e della riunificazione dell’umanità con lo spirito, seppure in un connesso più microcosmico, di offrire essenzialmente lo stesso sacrificio che l’anima natanica offrì in maniera macrocosmica, tre volte nei mondi spirituali e una volta sulla Terra, possiamo forse mettere in dubbio che l’anima natanica stessa fosse presente all’avvenimento sacrificale, aiutando e benedicendo Rudolf Steiner?

 

Si può chiaramente osservare come, nell’autunno 1912, dopo la decisione di costruire l’edificio del Goetheanum a Dornach, divennero sempre più intense le rivelazioni dell’anima natanica sulla sua entità e sui suoi destini cosmici. Finché, definitivamente, nell’attimo della posa della pietra fondamentale, Rudolf Steiner ricevette da lei stessa il Padrenostro macrocosmico, la preghiera che esprime l’essenza del suo rapporto con il Cristo e con l’umanità, e che nel contempo è l’inizio del Quinto Vangelo, la cui rivelazione doveva seguire, a partire da quel momento, fino all’inizio della prima guerra mondiale.

 

In tutto questo si può, scorgere l’anima natanica come mediatrice della risposta cosmica del mondo spirituale e del Cristo, al sacrificio eterico e al voto del quale parla Rudolf Steiner alla posa della pietra fondamentale, come di quello espresso al servizio della grande missione terrena, ossia al servizio del Cristo, dal quale l’evoluzione della Terra riceve la propria missione cosmica e la propria meta. E la richiesta di benedizione sulla sacra funzione, con la quale Rudolf Steiner si rivolge, al momento della posa della pietra fondamentale, a tutte le nove gerarchie, è rivolta anche all’anima natanica.

 

Rudolf Steiner parlò allora del rispecchiarsi nel suo agire dal sacrificio cosmico di essa, con il seguente detto misteriosofico: «Così venga celato!»99 Mediante tali parole egli indicò come la funzione sacrificale di quel momento dovesse inserirsi nella serie delle azioni sacrificali di quelle entità superiori che, in servizio ininterrotto all’Entità-Cristo, guidano l’evoluzione dell’umanità dai mondi spirituali.

 

Fin dall’inizio della costruzione, che cominciò subito dopo quel 20 settembre, si poteva provare la sensazione che tutto quanto aveva a che fare con l’erezione del Goetheanum era vivente, era permeato di vita. Il Goetheanum crebbe continuamente dalla pietra di fondazione, come da un seme, e si dimostrò nella sua essenza esoterica come vero «simbolo dell’anima umana». Non seguiva le leggi del mondo minerale, bensì le leggi di trasformazione della metamorfosi, proprie al mondo eterico delle piante. Questo edificio, unico nella storia dell’architettura europea era realmente un essere vivente.

 

Perciò Rudolf Steiner potè dire, dopo l’incendio: «Il Goetheanum è… trapassato.»100 Molti altri collaboratori sentirono allora questa particolare relazione con il Goetheanum. Così lo scrittore russo Andrey Belyj che collaborò all’edificio a partire dal 1914/15, scrisse: «… D’inverno terminammo di scolpire il nostro Marte che si ergeva sotto la cupola; in primavera e in estate 1915 lavorammo a Giove: Giove e Marte, sono queste le nostre forme101; li amo come i miei bambini, e tuttavia non li vedrò più: se li rivedessi si presenterebbero in un altro rapporto, li vedrei dal sotto in su; non salirò più sotto la cupola. Così, statevi bene, o voi forme nelle quali ho scalpellato una parte della mia vita: ora esse sono là in alto, molto in alto; una parte della mia vita sopra me stesso!»102

 

Le ragioni esoteriche schizzate sopra, altrettanto come altre ragioni esteriori giustificano l’ipotesi che il Goetheanum avrebbe dovuto esser terminato entro il 1917 o all’inizio del 1918, ma la guerra scoppiata nell’agosto del 1914 rese impossibile tale progetto. La costruzione progredì molto più lentamente, e nemmeno nel 1922 era ancora del tutto terminata.

 

Da svariate comunicazioni di Rudolf Steiner si può acquisire l’impressione che l’Europa, nell’epoca dello scoppio della guerra, stava, in relazione allo spirito, di fronte a una determinata alternativa: da un lato divenivano sempre più forti le potenze delle tenebre, quelle che volevano trascinare l’umanità nell’abisso, dall’altro lato, a partire dal 1899, dalla fine del Kali-Yuga, splendeva la nuova manifestazione dello spirito, come primo raggio di luce nel cielo di Europa, coperto da dense nuvole e oscurato dal materialismo del XIX secolo. Quale delle due vie avrebbe preso l’umanità? Questa decisione sul destino futuro dell’Europa doveva essere decisiva, nel secolo in cui si svolge il più sublime evento della quinta epoca postatlantica, l’apparizione del Cristo nell’eterico. L’inizio della prima guerra mondiale fu una terribile risposta a questa alternativa: rifiutando la nuova luce spirituale l’Europa precipitò se stessa nell’abisso. Da questo punto di vista, molti impulsi del passato che al principio del secolo potevano giustificare delle speranze, perdettero forza. Per tutto il XX secolo imperversarono le molte catastrofi, tra le quali la prima guerra mondiale non è di gran lunga la peggiore, seppure fu determinante per il carattere dell’ulteriore sviluppo catastrofico che minaccia ora l’avvento di una enorme miseria sull’umanità.

 

Rudolf Steiner sapeva che l’Europa con questo evento fatale faceva il primo passo verso la «guerra di tutti contro tutti», ma quanto più decisamente l’Europa andava incontro alla futura catastrofe, tanto più impellente si faceva il compito di creare un contrappeso, di contrapporre alla miseria incombente degli impulsi sociali efficaci, come soli possibili rimedi, impulsi la cui sorgente primaria si mostrò la cosciente contemplazione dentro ai mondi spirituali. Ciò ebbe per conseguenza la nuova terza tappa nello sviluppo dell’antroposofia, la quale dovette uscire allo scoperto nel mondo esterno, per dare impulsi efficaci in tutti gli ambiti importanti della vita sociale umana, soprattutto nei campi pedagogico, medico, religioso, scientifico, così come nel campo sociale propriamente detto.

 

Prima di concludere la descrizione dell’ottavo settennio della vita di Rudolf Steiner, c’è ancora da osservare che, durante gli anni di guerra, accanto a un gran numero di nuove ricerche scientifico-spirituali sulla vita tra morte e nuova nascita, tema particolarmente attuale in relazione con i terribili avvenimenti di quegli anni, al quale dedicò il maggior numero delle sue conferenze, egli riuscì ad acquisire finalmente piena chiarezza nelle sue ricerche nel campo della triarticolazione dell’essere umano. Si formò la concezione dei tre sistemi dell’organismo umano, quello della testa, quello ritmico e quello del ricambio, e attraverso ad essa divenne finalmente chiaramente riconoscibile il fenomeno originario fisico-eterico che sta alla base della formazione del corpo umano. Quello che Goethe compì una volta per il regno vegetale e per cui si adoperò per il regno animale, Rudolf Steiner lo compì ora per gli uomini, gli appartenenti al massimo regno naturale. In questa articolazione dell’organismo umano abbiamo la più pura idea primordiale eterico-fisica dell’uomo. Nel 1917 questa dottrina trovò la sua formulazione, destinata alla più larga pubblicità, nel libro «Gli enigmi dell’anima».

 

Questa opera, con il ciclo di conferenze del 1911 a Praga (O.O. 128) (Fisiologia occulta) formarono una base per la genesi, avvenuta più tardi (1920) della medicina antroposofica. Infine grazie a tutte queste ricerche scientifico-spirituali, Rudolf Steiner potè ora avanzare fino a quelle conoscenze che egli, al Convegno di Natale 1923/24, porrà nelle prime strofe delle tre parti della più importante meditazione antroposofica, quella della «Pietra fondamentale». Così dopo aver letto, il 25 dicembre 1923, le tre prime strofe delle tre parti della meditazione, egli trasse le somme delle sue ricerche di scienza dello spirito durante gli anni di guerra:

«Se io oggi guardo a ritroso su quanto potè venir richiamato dai mondi dello spirito, mentre il mondo era sconvolto dal terribile uragano della guerra, ciò deve essere paradigmaticamente riassunto nella triade di strofe che sono pocanzi risuonate ai vostri orecchi.»

 

Nella transizione tra due settenni della sua vita, all’inizio e alla fine del 1917, Rudolf Steiner tenne due cicli di conferenze: nel primo «Contributi alla conoscenze del Mistero del Golgota» (O.O. 175) egli parla di nuovo, nella Ia conferenza del 6 febbraio 1917, con particolare fervore, della venuta del Cristo nell’eterico, del fatto cioè che il Cristo stesso viene verso gli uomini, non solo come Signore, bensì come fratello, come caro amico, che non porta solo forza e conforto, ma anche volontà e retta azione.

 

Ogni parola di questo ciclo – la cui quarta conferenza cadde nello stesso giorno in cui Rudolf Steiner compì i 56 anni – è come ripiena di calda luce dorata del sole invernale, le cui forze crescono continuamente. Alla fine di quell’anno invece, come immagine delle ombre proiettate dagli avvenimenti, che si contrappongono ai chiari raggi vivificatori del Sole crescente, hanno luogo i due cicli «Il karma del materialismo» (0.0. 176) e «La caduta degli spiriti delle tenebre» (0.0. 177). Questi due contrasti, il sole crescente e le ombre che tanto più fortemente gli si oppongono, sembrano anticipare tutta la grandezza e la tragicità di questo ultimo completo settennio della vita di Rudolf Steiner.105 Infatti in quest’epoca egli sta particolarmente sotto l’influenza della sfera di Saturno e nello stesso tempo lo traversano le forze fervide e lucenti dell’uomo spirituale, che sono la meta evolutiva del nostro cosmo.

 

In questa epoca ha inizio per Rudolf Steiner una relazione tutta speciale con i più elevati spiriti della terza gerarchia, con gli Archai, gli spiriti del tempo, che sono, nel nostro sistema solare, i portatori del principio dell’uomo spirituale, e soprattutto con il più elevato tra loro, con lo spirito del nostro tempo, che è oggi alla guida dell’umanità occidentale, con Michele. Naturalmente ciò non vuol dire che egli si ponga soltanto ora sotto la guida diretta di Michele, con il quale egli è stato collegato profondamente già durante la sua vita precedente. In questa vita tuttavia questa guida gli si mostrò con la massima chiarezza. Ciò iniziò con il primo settennio del suo periodo solare e raggiunse già nel secondo settennio solare il grado di visione obiettiva e cosciente, per mezzo della quale egli potè giungere al riconoscimento della propria missione come di un servizio sacrificale dedicato a questo alto spirito.

 


 

Note:

46a – Essenziale è anche il fatto che, proprio nell’anno 1910, quando le ispirazioni del Bodisatva erano particolarmente forti e significative, Rudolf Steiner tenne a Stoccarda il ciclo su «Storia occulta» (O.O.126, EAM 1981), nel quale, per la prima volta, egli accennò apertamente al suo proprio passato. Trattò inoltre questo tema (senza variazioni essenziali) nel ciclo che tenne durante il Convegno di Natale e nelle conferenze sul karma.

47 – O.O.120, 28/5/1910, EAM 1974 pag. 238.

48 – Di tale consonanza ci possono dare una rappresentazione anche le parole seguenti tratte da una conferenza del 20/11/1911 (O.O. 130), connesse con l’indicazione che al nostro tempo sia indispensabile trovare nuove fonti del cristianesimo: «Verso questa meta vediamo confluire la corrente spirituale che deriva da Jeshu ben Pandira, e quella che, all’inizio del XIII secolo si allaccia a Christian Rosenkreutz.»

49 – Nella vita di Rudolf Steiner prende un posto essenziale

quel ritmo cosmico, di cui egli parla nella conferenza del 18/5/1924 (O.O. 236),

ove menziona due periodi straordinariamente importanti nella vita dell’uomo, che egli chiama

• l’epoca delle «esigenze karmiche»

• e l’epoca degli «adempimenti karmici».

• Il primo periodo si estende dalla nascita fino ai 21 anni,

• il secondo dai 28 fino ai 49 anni.

Se ora noi dirigiamo l’attenzione, in ognuno di tali periodi, specialmente all’inizio, alla metà e alla fine, allora risulta il seguente ritmo nella vita di Rudolf Steiner:

Esigenze karmiche:

1861 Nascita di Rudolf Steiner, al confine tra est e ovest, tra quinta e sesta epoca di cultura. Così, con il luogo stesso della sua nascita fisica, era già predisposta la missione di Rudolf Steiner: di porre le basi per la graduale transizione dell’umanità dalla cultura dell’anima cosciente alla cultura del sè spirituale.

1872 Entrata nella scuola tecnica, e non nel ginnasio, a Wiener- Neustadt ciò che determinò più tardi l’accesso di Rudolf Steiner al cristianesimo (O.O. 240,18/7/1924)

1881 Incontro di Rudolf Steiner con il suo Maestro, il cui inviato era il raccoglitore di erbe medicinali.

Adempimenti karmici:

1889 Primo viaggio in Germania di Rudolf Steiner, nel quale visitò tre città: Weimar, Berlino e Monaco. Queste tre città rivestono, nel destino di Rudolf Steiner, una parte speciale. A Weimar egli trascorre l’intero quinto settennio della sua vita, particolarmente importante per il suo sviluppo interiore. Berlino e Monaco diventano più tardi due centri importanti di attività antroposofica (O.O. 28, XXXVIII capitolo).

1899 Esperienza del Cristo nella sfera dell’intuizione (O.O. 28, XXVI capitolo).

1910 Inizio dell’annuncio del ritorno di Cristo.

50 – Dalle descrizioni che Rudolf Steiner da di questo fatto, si può capire come Goethe, che nella sua opera artistica presagì molte idee dell’antroposofia (perciò la sua Fiaba servì a Rudolf Steiner di base per il suo primo mistero drammatico), come Goethe abbia preparato la sua incarnazione proprio nella sfera di Giove (O.O. 239, 9/6/1924).

51 – O.O.123, 2/9/1910.

52 – Essenziale è anche che queste conferenze furono tenute proprio a Basilea, vicino a Dornach, dove in occasione della posa della pietra fondamentale del primo Goetheanum, egli adoprò per la prima volta il termine «Quinto Vangelo». Qui venne pure recitato il «Padrenostro» macrocosmico che, secondo le parole di Rudolf Steiner, ne forma l’inizio.

52a – O.O.114,18/9/1909, Ed. scientifica 1956 pag. 84.

53 – O.O.175, 6/2/1917.

54 – O.O.142,1/1/1913, EAM1977 pag. 117.

55 – Vedi sui tre sacrifici precrisitani dell’anima natanica: O.O.152.

56 – Luca, 1,2.

57 – Prima lettera ai Corinzi 15,45 e ss.

58 – O.O.114,18/9/1909, Ed. scientifica 1956 pag. 85.

59 – Questa supposizione è confermata nella conferenza del 6/7/1909 (O.O. 112) laddove si dice che Luca, un discepolo di Paolo, abbia dato all’umanità, in modo adatto a quel periodo, il vangelo di Paolo. Oltre a questo, c’è un fatto che accenna al particolare rapporto di Luca Evangelista con Paolo, ed è quello che fu proprio Luca a scrivere gli «Atti degli apostoli», che trattano in prima linea la vita dell’apostolo Paolo.

60 – A questa interpretazione delle parole del Vangelo non può essere d’ostacolo il fatto che in esse si parli dell’anima natanica al plurale: «come ce li hanno tramandati…» (Luca, 1,2), perchè, appunto come risulta dalla conferenza del 30/12/1913 (O.O. 149), si può indicare l’anima natanica al plurale, ciò che è confermato dal suo ruolo nel cosmo, quale prototipo di tutta l’umanità. (In questo contesto si deve anche menzionare che i pastori sui campi, videro il nirmanakaya del Budda nella figura di una schiera di angeli.)

61 – O.O.114,16/9/1909, Ed. scientifica 1956 pag. 23.

62 – Conferenza del 19/9/1914 Dornach 1943 (O.O. 252).

63 – Discorso per la posa della pietra fondamentale del Goetheanum, citato in O.O. 42/245.

64 – Di questo speciale rapporto tra il Vangelo di Luca e il Vangelo di Giovanni, parla anche il titolo del Ciclo di Rudolf Steiner (O.O. 112): «Il Vangelo di Giovanni in relazione con gli altri tre e specialmente col Vangelo di Luca». Era necessario che, prima dell’esposizione dei segreti del Quinto Vangelo (in O.O.114), fosse esaminato il rapporto tra i due suddetti vangeli.

65 – Vedi O.O.148, 2/10/1913, EAM 1989 pp. 20 e ss.

66 – Vedi O.O.104, 30/6/1908, EAM 1976.

67 – O.O.42/245.

68 – Qui consideriamo anzitutto due Vangeli: quello di Luca e quello di Giovanni, in quanto, rispettivamente, Vangelo di Gesù e Vangelo di Cristo.

Questi due nel loro insieme comprendono l’intera evoluzione della Terra, dalla Luna a Giove, dall’antico al nuovo Adamo, dal pianeta della saggezza al pianeta dell’amore. Ma in questa polarità rientrano anche gli altri due Vangeli: quello di Matteo è anch’esso collegato, nel senso suddetto, con il passato, nel quale però non va altrettanto lontano, poiché il suo albero genealogico risale solo ad Abramo. Allo stesso modo il Vangelo di Marco accenna al futuro, ma non del tutto fino a Giove, Perciò il Quinto Vangelo, come vangelo dell’eternità, comprende tutti e quattro i Vangeli.

69 – Del fatto che l’anima del Gesù non era solo portatrice dell’amore e del sacrificio, ma anche della saggezza cosmica di tutta la umana evoluzione, parla Rudolf Steiner nella conferenza del 1/1/1913, O.O.142 (EAm 1977 pp.112,113,116) con le parole seguenti:

▸ «Quell’anima però possiede ugualmente tutta la saggezza potuta sperimentare durante i tempi di Saturno, del Sole e della Luna…» e più avanti prosegue:

▸ «il bambino del Vangelo di Luca, che non possedeva molto sapere umano, ma portava in sé sapienza divina e divina capacità di sacrificio.»

Infine, nella stessa conferenza, Rudolf Steiner comunicava che, fin dai tempi più antichi, gli iniziati frequentavano sempre nei misteri l’entità dell’anima natanica che allora stava nei mondi spirituali, Più tardi, quando questa si incarnò sulla Terra nella persona del Gesù Bambino natanico entrò in lei, nel XII anno di vita, l’io di Zaratustra. Così alla cosmica saggezza si unì tutta la saggezza acquisita in Terra, come poteva essersi raccolta nell’io del più importante iniziato dell’evoluzione terrestre. In tal maniera venne creato sulla Terra un recipiente per l’Entità del Cristo, per il rappresentante del principio cosmico dell’amore, un recipiente che custodiva tutta la saggezza cosmica e terrena dell’evoluzione umana.

70 – O.O.13.

71 – O.O. 42/245.

72 – La spiegazione seguente presuppone che il lettore conosca gli argomenti scientifico-spirituali sul «Padrenostro», la preghiera cristiana fondamentale (O.O. 96, 28/1/1907,EAM 1980), e conosca anche la sequenza dei tre sacrifici precristiani del Cristo, compiuti mediante l’anima natanica (O.O. 152, RA 1959 pp. 34 e 65).

73 – Nella conferenza del 1/6/1914 a Basilea (O.O. 152, RA 1959 pag. 34), Rudolf Steiner si esprime di nuovo su questi tre sacrifici precristiani che il Cristo compie mediante l’anima natanica, nel modo seguente: «Ed in certo modo noi abbiamo tre misteri del Golgota, di cui dobbiamo dire che essi non si sono ancora svolti sul piano fisico. Soltanto il quarto si è svolto sul piano fisico, ed è quello di cui ci danno notizia i Vangeli e le Epistole di San Paolo.»

74 – Rudolf Steiner accenna a questo avvicinamento anche quando dice che i tre sacrifici precrisitani dell’anima natanica avvennero su differenti piani di esistenza: «solo poco a poco il Cristo si è avvicinato alla Terra. La prima e la seconda preparazione ebbero luogo nel mondo devacianico; la terza nel mondo astrale, e l’evento del Golgota vero e proprio nel mondo fisico. (O.O. 152, 30/3/1914, RA 1977 pag. 40).

75 – Rudolf Steiner parla della natura arcangelica dell’anima natanica in molteplici conferenze della prima metà dell’anno 1914, che sono raccolte nel volume «Vorstufen zum Mysterium von Golgotha» (Verso il mistero del Golgota) O.O. 152, ma forse in maniera particolarmente chiara all’inizio della conferenza del 7/3/1914 a Pforzheim (RA 1951 p. 162): «E in tutti questi eventi che preparano il Mistero del Golgota è stata ancora sempre presente la stessa entità la quale nacque in seguito come bambino Gesù natanico, e venne compenetrata dal Cristo. Poiché l’essenziale del Mistero del Golgota è che l’entità del bambino Gesù natanico, è stata compenetrata dal Cristo. Anche nei tre eventi anteriori c’è stata questa entità del Gesù natanico; soltanto essa non era incarnata come uomo fisico, bensì viveva nei mondi spirituali, come entità spirituale dell’ordine degli arcangeli. E nei mondi spirituali l’entità del Cristo la compenetrò delle forze preliminari del Mistero del Golgota: una volta nell’epoca lemurica e due nell’epoca atlantica.»

Inoltre Rudolf Steiner, quando parlò per l’ultima volta su questo tema a Basilea (il 1/6/1914 – RA 1959 pag.34), sottolineò particolarmente la natura arcangelica di quell’essere che partecipò alle tre preparazioni cosmiche del Mistero del Golgota. Ci sono infine molteplici indicazioni di Rudolf Steiner, specialmente nel ciclo «Il Vangelo di Luca» (O.O. 114, 18/5/1909) che sono una ulteriore conferma della natura arcangelica dell’anima natanica. Egli vi indica il particolare rapporto di essa proprio con quelle forze eteriche cosmiche che, nell’epoca lemurica furono trattenute indietro dalla dirigenza spirituale del cosmo, furono quindi protette dall’influsso seduttore di Lucifero e conservate nella Loggia madre, per l’evoluzione futura dell’umanità.

In questo senso l’anima natanica è nel cosmo il rappresentante delle più pure forze eteriche,

ciò che corrisponde alla sua natura arcangelica,

vale a dire alla natura di quella entità gerarchica che dispone di spirito vitale, di corpo eterico trasformato.

In questo contesto ha anche la sua parte il fatto che, nel Vangelo di Luca,

è un arcangelo che appare nell’Annunciazione a Maria

76 – Rudolf Steiner descrive proprio così questo processo; egli dice: «Allora il grido di dolore dell’umanità tormentata sollecitò in alto l’essere spirituale dell’anima natanica. Il grido di dolore la spinse verso lo spirito del Sole, così che potesse farsi compenetrare dal Cristo». (O.O.152, 5/3/1914).

77 – Giov. 148.

78 – Vedi O.O.112, 24/6/1909 EAM 1970 pag 23.

79 – Vedi O.O. HO, 17/4/1909.

80 – Vedi O.O. 20L 18/4/1920.

81 – Vedi O.O.122, 22/8/1910.

81a – Sul Cristo come portatore del principio macrocosmico dell’Io universale vedi specialmente la conferenza del 9/1/1912 a Monaco e anche le annotazioni sulla conferenza del 28/11/1911 a Stoccarda (entrambe in O.O.130).

82 – Vedi O.O.123,12/9/1910.

83 – In questo rapporto vedi, quanto alla relazione di Jehova con lo Spirito Santo, la conferenza del V4/1907, O.O. 96, RA 1957/57.

84 – Rudolf Steiner parla esaurientemente di queste tre tappe di avvicinamento del Cristo alla Terra, per es. in O.O.112, 24/6/1909.

85 – Sulla relazione tra i principi di Padre, Figlio e Spirito con le condizioni passate del nostro cosmo nelle epoche di Saturno, Sole e Luna, vedi O.O. 99, 2/6/1907.

86 – Qui si deve mettere in evidenza il fatto che

l’anima natanica dispone pure di un io, invero di altra natura da quello umano;

infatti l’io umano è divenuto quello che noi conosciamo, solo grazie alle esperienze acquisite in molte vite sulla Terra,

che invece l’anima natanica non percorse.

Il suo io è in questo senso una pura scintilla di sostanza divina degli Spiriti della forma.

Rudolf Steiner esprime questo fato con le seguenti parole:

« Si trattava dunque di un’anima solo simile a un io, la quale dopo essere penetrata nel corpo di Gesù opera come un io, per quanto il suo significato rimanga diverso da quello di un altro comune io. »

(O.O.142,1/1/1913, EAM1977 pag.113).

Ma in maniera ancor più determinata si esprime in merito, così: «Quanto fluì dagli spiriti della forma, continuò a fluire; ne venne però direi quasi trattenuta indietro una parte, come un io, che fu preservata dal penetrare nelle incarnazioni fisiche, un io che non ricomparve ripetutamente come uomo, ma che conservò quella forma, quella sostanzialità che l’uomo aveva prima di essere penetrato nella sua prima incarnazione terrestre, un io che, se si vuol parlare con linguaggio biblico, era ancora nella stessa condizione in cui era l’io di Adamo, prima della sua prima incarnazione corporea terrestre. Un io siffatto era sempre esistito.» (O.O.131,12/10/1911, EAM 1972 pag. 175).

87 – O.O.148, 6/10/1913, EAM 1989 pag. 84.

88 – Le quattro tappe della risalita, come si trovano nella seconda parte del Padrenostro microcosmico, dal corpo fisico a quello eterico, a quello astrale e all’io, si possono ritrovare, da un altro punto di vista, nella seguente descrizione di Rudolf Steiner (O.O. 130, 21/9/1911 a Milano):

▸ «L’individualità del Cristo dimorò sulla Terra nel corpo di Gesù di Nazaret soltanto per tre anni, e non ritornerà più in un corpo fisico; riapparirà solo nel quinto periodo di civiltà in un corpo eterico, nel sesto periodo in un corpo astrale e, sempre ascendendo, nel settimo periodo come un possente io cosmico simile ad un’immensa anima collettiva dell’umanità.» (RA 1953 pag. 235).

Inoltre, il 4/11/1911 a Lipsia (O.O. 130) egli mette in rapporto queste apparizioni del Cristo in epoche future, con le diverse sfere cosmiche; così,

nel nostro tempo il Cristo si manifesta in forma eterica sul piano astrale,

nella sesta epoca sarà visibile in forma astrale nella sfera del Devacian inferiore,

e infine nella settima epoca, sarà, come un grande Io macrocosmico, nella sfera del Devacian superiore.

89 – Conferenza del 22/9/1913, Dornach 1943.

90 – Ricordi di Marie Steiner, nel Bollettino di informazioni 16/8A925.

91 – Dai ricordi di Nelly Grosheintz-Laval sulla conversazione di Rudolf Steiner con suo marito, il Dr. Grosheintz, a Basilea, dopo la prima visita a Dornach. Citato da R. Grosse «Die Weinachrstagung…» (Il Convegno di Natale…).

92 – O.0.148, 5/10/1913, EAM 1989 pag. 57.

93/4/5 – Discorsi per la posa della pietra fondamentale del Goetheanum O.O. 252, 20 e 22/9/1913.

96 – Di questa misteriosa «relazione tra edificio e architetto» parla anche Zeylmans van Emmichoven nel suo libro «La fondazione della Società Antroposofica» EAM 1982:

«Per quel Goetheanum inteso come essere, costruito alla soglia fra mondo fisico e mondo eterico, Rudolf Steiner aveva tratto le forze formative dalle altezze dei mondi spirituali; possiamo dire che vi vennero intessute anche le forze del suo involucro eterico. Quando l’edificio cadde preda delle fiamme, in quell’opera vennero colpite anche le sue forze vitali.» (pag. 51).

97 – O.O. 262, lettera 210. Vedi anche la nota 133 del III cap.

98 – Ecco la ragione per cui, forse, Rudolf Steiner tenne, esattamente quattro mesi prima della posa della prima pietra, a Stoccarda il 18 (RA 1985/1) e il 20/5, due conferenze dal titolo: «L’impulso di Michele e il Mistero del Golgota» (O.O.152).

99 – II mistero della posa della pietra fondamentale del primo Goetheanum il 20/9/1913 a Dornach. Il testo stenografico è stato riprodotto per la prima volta da Grosse. («Das Weihnachtstagung…» «Il Convegno di Natale» Dornach 1977 pag. 35 e seg.).

100 – Frase di Rudolf Steiner, dall’articolo del 18/3/1923 (O.O. 36).

101 – Alla fine del 1914 Andrej Belyj, insieme alla moglie, l’artista Assja Turgenieff, lavorò al capitello della colonna di Giove, e al principio del 1915 al capitello di Marte, nella cupola grande del Goetheanum; nel momento in cui si parla queste forme erano già state poste sopra le colonne: essi terminarono i lavori d’intaglio direttamente in alto sull’impalcatura.

102 – Andrej Belyj «Epopeja Ja», I parte «Ruckkehr in Heimat» (Ritorno in patria). Almanacco «Zapiski Mectatelja» Nr.l, «Alkonost» Pietroburgo 1919.

103 – Rudolf Steiner lo afferma, per es. a proposito degli impulsi di Leone Tolstoj (O.O. 197, 8/11/1920), e di Vladimir Solovieff (O.O. 177, 14/10/1917, RA 1957/194).

104 – O.O. 260.

105 – In relazione con la spartizione qui addotta del corso della vita in nove settenni, che corrispondono ai nove ritmi cosmici fondamentali, dobbiamo osservare che tutti questi settenni sono anche collegati tra di loro da regolamentazioni interiori, che corrispondono però a regole cosmiche. Ciò diventa evidente poiché determinati periodi (settenni) si mostrano strettamente collegati con altri periodi, come se si ripetessero in essi, ma su un piano superiore. Si può in fondo seguire tre tipi di tali rapporti vicendevoli. Così certe regole del primo settennio ritornano in qualche modo nel sesto, e poi su piano ancora superiore nel nono. In questo senso formano un insieme anche il secondo, il quinto e l’ottavo settennio; e finalmente, il terzo, il quarto e il settimo. Nell’argomentazione è stato fatto il tentativo (finora solo in maniera assolutamente provvisoria) di stabilire queste regole, per quanto attraverso una conoscenza più approfondita delle singole epoche del corso della vita di Rudolf Steiner esse risultano in maniera ben evidente. Una descrizione più esatta non è qui possibile, perchè avrebbe richiesto una ricerca del tutto particolare che esorbiterebbe dai limiti di questo libro.

 

 

By | 2018-11-17T08:12:09+01:00 Novembre 14th, 2018|RUDOLF STEINER|Commenti disabilitati su 08 – LA VIA DEL MAESTRO DELL’UMANITÀ – OTTAVA EPOCA (49-56/SÉ SPIRITUALE)