////08 – L’ANTROPOSOFIA QUALE MAESTRA DEI MISTERI DEL SÉ SPIRITUALE

08 – L’ANTROPOSOFIA QUALE MAESTRA DEI MISTERI DEL SÉ SPIRITUALE

L’AntropoSofia quale maestra dei misteri del sé spirituale

La celeste Sofìa e l’essere Antroposofia


 

Come si compirà ora l’ulteriore evoluzione dell’essere soprasensibile descritto in questo lavoro?

Dallo schema a pag. 76 si può rilevare che a partire dall’anno 2100 (ma in certo qual modo già dal nostro secolo, poiché ogni vera evoluzione non avviene a salti, bensì gradualmente), l’entità soprasensibile passa dall’anima cosciente alla successiva parte costitutiva del proprio essere (e dell’essere umano), vale a dire al sé spirituale, la prima parte costitutiva della triade spirituale, sorpassando così d’ora in poi l’evoluzione generale dell’umanità.77

L’umanità generale continuerà a sviluppare l’anima cosciente fino alla fine del quinto periodo di civiltà e il sé spirituale soltanto nel sesto periodo, che avrà inizio intorno all’anno 3573. L’uomo moderno però, già oggi nel XX secolo, grazie alla scienza dello spirito ad orientamento antroposofico ha la possibilità di accedere al cammino del moderno discepolato dello spirito che conduce dall’anima cosciente verso il sé spirituale.

 

 

 

Il fatto che nel nostro periodo l’essere soprasensibile da noi osservato si accinge allo sviluppo del sé spirituale è testimoniato anche dalle seguenti affermazioni di Rudolf Steiner:

▸«Una volta è stato fatto il tentativo di scrivere la biografia di un essere che ebbe la sua pubertà nel periodo di Talete e di Anassagora, giungendo ad utilizzare la sua autocoscienza, e che dal XVI secolo è entrato per così dire nella quarantina: la biografia di questo essere generò una storia della filoSofìa».78

In un altro punto della stessa conferenza è detto:

▸«La filoSofìa è arrivata effettivamente alla quarantina, soltanto che si tratta di un essere che possiede una vita molto più lunga dell’uomo. Ciò che per l’uomo è un anno, per questo essere filosofico è un secolo».

 

Sulla Terra l’uomo individuale sviluppa la sua anima cosciente nel periodo tra il 35° ed il 42° anno di vita, e il sé spirituale tra il 42° ed il 49° anno. Così l’entrata nei quarant’anni significa il passaggio (o la preparazione) per il manifestarsi del sé spirituale quale méta della moderna iniziazione. Anche l’essere soprasensibile si trova oggi in questo processo di passaggio, e la sua biografia si rispecchia nella storia della filoSofìa. Questo significa che a partire dal nostro periodo (dal XX secolo), esso è diventato la guida dell’umanità nel cammino del discepolato dello spirito (dell’iniziazione), il suo maestro nei moderni misteri.

 

Ma prima di considerare l’azione di questo essere soprasensibile nel nostro periodo e nel prossimo futuro, dobbiamo esaminare la domanda: chi è in verità questo essere?

Dal punto di vista cosmico è già stato caratterizzato quale ultima e più giovane parte costitutiva della celeste Sofìa.

Adesso deve essere osservato dal punto di vista terrestre ovvero (ed è lo stesso) da quello umano.

 

Sopra è già stato illustrato (vedi schema a pag. 76) che il divenire terrestre di questo essere, così come l’evoluzione di ciascun uomo individuale, consiste in tre grandi gradi, essendo ogni singolo grado a sua volta suddiviso in tre gradi più piccoli:

• l’epoca dello sviluppo corporeo (corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale);

• l’epoca dello sviluppo animico (anima senziente, anima razionale o affettiva e anima cosciente);

• e infine l’epoca dello sviluppo spirituale (sé spirituale, spirito vitale e uomo spirito).

 

Nella conferenza del 3 febbraio 1913 Rudolf Steiner caratterizzò la prima di queste tre grandi epoche di sviluppo dell’essere soprasensibile prendendo come esempio il suo rapporto con gli antichi greci:

«Se i greci descrivono qualcosa, descrivono la ‘Sofìae non la ‘FiloSofìa ’. E la descrivono in modo che la possiamo anche percepire direttamente in qualità di essere vivente. Sì, percepiamo questa ‘Sofìa’, questa Sofìa greca, quale immediato essere vivente (…) Così il greco stava di fronte alla sua Sofìa, di fronte alla saggezza in quanto tale, come ad un essere che per così dire se ne stava lì, e lui di fronte ad esso: la Sofìa sta di fronte al greco come un’entità del tutto oggettiva».79

In modo del tutto oggettivo, così come un oggetto sta di fronte a un altro oggetto oppure anche un corpo di fronte a un altro corpo, così in quell’epoca la Sofìa veniva sperimentata in modo soprasensibile-corporeo mediante l’essere soprasensibile che in quel periodo sviluppò i suoi involucri corporei entro l’umanità.

 

Tutt’altro carattere conseguì il rapporto dell’umanità con questo essere soprasensibile nella seconda grande epoca, l’epoca durante la quale esso sviluppò le sue parti costitutive animiche. Certamente la parola «filoSofìa» apparve per la prima volta nell’antica Grecia, però il contenuto interiore che corrisponde alla realtà spirituale ottiene questa definizione soltanto verso il quinto secolo:

▸«Poi vediamo che, verso il quinto secolo dalla fondazione del cristianesimo, la ‘FiloSofìa’ inizia ad essere descritta, in primo luogo dai poeti, nelle più svariate apparenze: come balia, come benefattrice, come guida e in altri ruoli del genere. Un po’ più tardi ha inizio anche la sua rappresentazione nella pittura e nelle altre arti. Così possiamo procedere fino al periodo della scolastica, nella quale effettivamente molti filosofi medievali percepirono come in un diretto rapporto umano il reale avvicinarsi sulle nuvole della bella, sublime signora FiloSofìa».80

 

Un riflesso di questo rapporto con la «signora FiloSofìa» possiamo trovarlo nella figura glorificata di Beatrice nella Divina Commedia di Dante e addirittura ancora nella ‘Madonna Sistina’ di Raffaello.81 «“Amo la Sofìa!” Questo fu il sentire naturale di un’epoca [l’epoca della Scolastica] che certo si poneva ancora di fronte all’entità denominata Filo-Sofìa, ma che già stava preparando l’anima cosciente».82 I

 

l rapporto con la «Filo-Sofìa» quale essere vivente però mutò in modo radicale nell’ultimo terzo di quest’epoca (all’inizio dell’epoca dell’anima cosciente) quando, dopo avere accolto la sostanza dell’intelligenza cosmica nel proprio essere, l’uomo iniziò a generare i suoi pensieri in modo autonomo, senza alcuna relazione con l’essere vivente ‘Filo-Sofìa’.

Questo tipo di attività pensante, come abbiamo visto, raggiunse il culmine nella filoSofìa di Hegel, che fece emergere un intero cosmo di pensieri a sé stante; per questo la sua filoSofìa costituisce in un certo senso sia il culmine sia la fine dell’intero sviluppo della filoSofìa.83

Infatti, staccato dal contatto vivente con la sfera della Sofìa, il pensiero di Hegel si trasformò in «puro pensiero, ma in un pensiero che può essere afferrato soltanto con lo strumento del corpo fisico, il quale però si estingue con la morte».84

La conseguenza fu che a partire da quel periodo per la filoSofìa ci furono solo due possibilità: quella di precipitare dall’altezza del pensiero speculativo nella materia (e questo ‘peccato originale’ della filoSofìa avvenne realmente nel passaggio da Hegel a Marx)85 oppure quella di trovare la via dal puro elemento di pensiero alla comprensione spirituale del mondo, ciò che all’uomo moderno è possibile soltanto attraverso la scienza dello spirito.

 

• La prima di queste due vie condurrebbe alla totale arimanizzazione dei pensieri umani, così che Arimane prenderebbe possesso dell’intelligenza un tempo cosmica, e ora divenuta umana;

• la seconda via significherebbe invece restituire l’intelligenza a Michele, nella sua epoca di reggenza iniziata nel 1879 (questo aspetto verrà ancora osservato più attentamente).

▸«Per questo», dice Rudolf Steiner, «ci troviamo oggi a una svolta anche del pensiero filosofico esteriore, perché questo pensiero filosofico, per non divenire preda delle tentazioni di Arimane, per non essere saggezza mefistofelica, deve giungere dietro questa entità, deve afferrarla, deve sfociare nella scienza dello spirito».86

 

Così l’uomo moderno per non divenire interiormente, nel suo pensiero, preda di Arimane, deve innanzitutto seguire il citato essere soprasensibile, il quale oggi dallo sviluppo dell’anima cosciente procede verso lo sviluppo del sé spirituale e vuole portare con sé anche l’uomo. Ma che tipo di essere è, e qual è il suo nome?

• Abbiamo visto che al primo grado evolutivo, il grado in cui sviluppò le sue tre parti costitutive corporee, esso venne chiamato «Sofìa» (potrebbe essere nominato anche ‘TeoSofìa’, poiché in questa prima epoca del suo sviluppo gli uomini sperimentarono direttamente il loro legame con la celeste Sofìa, e questo significa il loro legame con il mondo degli dei o delle gerarchie divino-spirituali).

• Nel secondo grado di evoluzione, in cui sviluppò le sue parti costitutive animiche, venne poi nominato ‘Filo-Sofìa’.

• Oggi tuttavia questo essere sta compiendo il passaggio al terzo grado della sua evoluzione e l’umanità si trova di fronte alla scelta di fermarsi al grado di sviluppo precedente (divenendo così nella loro interiorità preda della massima arimanizzazione) oppure di seguire coscientemente questo essere e di compiere il passaggio dal «pensiero filosofico» alla scienza dello spirito. Allora questo essere si mostrerà nuovamente agli uomini, rivelando a loro il suo nuovo nome, il nome moderno, il nome che porta ad espressione l’epoca del suo sviluppo spirituale, che oggi ha inizio.

 

Al nuovo nome di questo essere, Rudolf Steiner fece già riferimento nel titolo dell’ultimo capitolo del sul libro Gli enigmi della filoSofìa.87 In questo libro egli descrisse in modo approfondito (certamente in una forma diretta al non antroposofo) la biografia di questo essere, così come si può osservare nella storia del pensiero umano. Questo ‘libro biografico’ termina con il capitolo ‘Descrizione per linee generali di una(21) Antroposofìa’.

 

Di questo capitolo conclusivo, nella conferenza del 10 gennaio 1915 Rudolf Steiner disse:

▸«Qui [in questo capitolo] vedrete che la filoSofìa oggi nella vita di pensiero libera ed emancipata, rappresenta qualcosa che sale fino all’anima cosciente, ma che entro la vita nell’anima cosciente essa deve afferrare ciò che proviene dal sé spirituale (in un primo momento in modo filosofico), poiché altrimenti la filoSofìa dovrebbe decadere, dissolversi».88

 

Così il nome di questo essere, nello suo stato attuale di sviluppo, è Anthropos-Sofìa o AntropoSofìa.

Rudolf Steiner ne parla nella sua conferenza del 3 febbraio 1913 con le seguenti parole di profondo significato:

▸«Sappiamo di trovarci in un’epoca nella quale avviene la preparazione del sé spirituale; certo ci troviamo ancora immersi profondamente nello sviluppo dell’anima cosciente, ma avviene già la preparazione allo sviluppo del sé spirituale. Ci troviamo oggi nell’epoca dell’anima cosciente e guardiamo verso l’epoca del sé spirituale(22) così come l’antico greco che, trovandosi nell’epoca dell’anima razionale (o affettiva), guardava al dischiudersi dell’anima cosciente.

E così come il greco durante lo sviluppo dell’anima razionale o affettiva fondò la FiloSofìa, la quale in verità (…) apparve per la prima volta in Grecia quando ci si trovava ancora nell’immediato ricordo della oggettiva Sofìa [1° grado], e così come sorse la FiloSofìa [2° grado] e si sviluppò in modo tale che Dante ebbe ancora la possibilità di stare di fronte alla filoSofìa come a una entità reale e concreta, che gli porse consolazione dopo che la morte gli aveva portato via Beatrice, così oggi mentre siamo inseriti nel cuore dell’epoca dell’anima cosciente, guardiamo al sorgere dell’epoca del sé spirituale e sappiamo che dall’uomo si separa nuovamente qualcosa che però in futuro porterà come frutto ciò che l’uomo si sarà conquistato nell’epoca dell’anima cosciente».90

 

Ma che cosa «si separa» in questo caso «dall’uomo»? Non è altro che l’essere soprasensibile che attraversa l’anima cosciente dell’uomo (vedi pag. 82), l’essere che anela oggi al sé spirituale ed il cui nome è «Anthropos-Sofìa».

Di questo processo animico-spirituale Rudolf Steiner disse:

▸«Dopo essere entrata nell’uomo [la Sofìa] deve portare con sé l’essenza dell’uomo per porla nuovamente all’esterno dinanzi all’uomo in modo oggettivo (…) Essa si staccherà di nuovo [passerà dall’anima cosciente nell’uomo al sé spirituale al di fuori di esso] ma porterà con sé ciò che è l’uomo, e gli si presenterà davanti in modo oggettivo, ora non soltanto come ‘Sofìa’, ma come AntropoSofìa, come quella Sofìa che, dopo avere attraversato l’anima dell’uomo, l’essenza dell’uomo [servendosi della sua più recente parte costitutiva ‘umana’], d’ora in poi porta in sé l’essenza dell’uomo e si pone dinanzi all’uomo che la riconosce come un tempo la Sofìa, l’essere oggettivo che visse presso i greci».91

 

Ma come appare allo sguardo interiore dell’uomo l’essere soprasensibile Anthropos-Sofìa, l’essere che dopo avere attraversato l’anima dell’uomo oggi può porsi nuovamente dinanzi all’uomo in qualità di oggettiva realtà spirituale?

Esso appare in duplice figura:

• come un’entità divina (quale recente parte costitutiva della celeste Sofìa)

• e al contempo come un essere che, in modo simile all’uomo seppure in forma soprasensibile, consegue lo sviluppo delle parti costitutive dell’essere umano come tutti gli uomini sulla Terra, vale a dire attraversa il divenire terrestre come un uomo invisibile.

 

Rudolf Steiner descrisse nelle sue conferenze entrambi i volti soprasensibili dell’Anthropos-Sophia.

Del suo aspetto divino diede la seguente esposizione:

▸«Così dalle nebbie della storia della filoSofìa avanza verso di noi un essere al quale solleviamo lo sguardo come a una dea che scende dalle divine altezze delle nuvole, che vediamo giovane in tempi antichi e che vediamo crescere, sebbene con tale lentezza che un secolo corrisponde a un anno di vita dell’uomo».92

Così questa entità appare al nostro sguardo interiore come una dea, come la grande messaggera della celeste Sofìa, con cui l’uomo terrestre si collega nell’AntropoSofìa, mediante l’azione della legge solare, quella legge che esprime la cooperazione cosmica tra gli Spiriti della saggezza e gli arcangeli sull’antico Sole.

Continua poi Rudolf Steiner: ▸«Ma tutto questo diventa vivente. Sorge per noi un sole, come quando il sole sorge sulla terra. Infatti, così come sorge il sole sul piano fisico, così vediamo ancora l’irraggiare dell’antico Sole nel mondo terrestre in un essere che possiede una durata di vita maggiore dell’uomo».

 

A questo aspetto cosmico (solare) dell’AntropoSofìa è connesso anche il suo aspetto terrestre (‘umano’). In questo essere «tutto si sviluppa all’incirca come si sviluppa l’uomo stesso: dal corpo eterico al corpo senziente, all’anima senziente, all’anima razionale, all’anima cosciente. Seguiamo un cammino simile a quello dello sviluppo dell’uomo, ma strutturato in modo diverso (…) Possiamo qui vedere qualcosa che si sviluppa, che è come un uomo, che possiede però una durata di vita maggiore del singolo uomo».93 Rudolf Steiner parlò con maggiore chiarezza di questo aspetto ‘umano’ dell’AntropoSofìa al termine della conferenza del 3 febbraio 1913: «Questo è infatti l’essere dell’AntropoSofìa, il suo essere consiste in ciò che è l’essere dell’uomo; questa è la natura della sua attività, che consiste nel fatto che l’uomo riceve ciò che esso stesso è nell’AntropoSofìa e deve porlo dinanzi a sé perché deve esercitare l’autoconoscenza».94

 

Da ciò vediamo perché proprio l’AntropoSofìa nel nostro periodo è in grado di fare diventare l’uomo, uomo nel vero senso della parola. Essa infatti, dopo avere attraversato la sua anima e ponendosi di nuovo dinanzi a lui in qualità di oggettivo essere cosmico-terrestre, è «diventata direttamente l’entità che definisce l’uomo come tale».95

Nella sua apparizione rivela all’uomo il mistero e il senso della propria evoluzione, quale cammino verso la realizzazione del suo vero essere sulla Terra, ponendo questo elevato ideale quale archetipo cosmico-terrestre dinanzi alla propria anima.

 

Perciò Rudolf Steiner nella conferenza del 13 febbraio 1923

svela anche il significato interiore del nome «AntropoSofìa» nel seguente modo:

 

▸«In fondo l’AntropoSofìa non vuole essere altro che quella Sofìa,

vale a dire quel contenuto di coscienza, quell’esperienza interiore nella disposizione dell’anima umana,

che fa diventare l’uomo totalmente uomo.

L’esatta interpretazione della parola antropoSofìa

non è “saggezza dell’uomo”, bensì “coscienza della sua umanità”».96

 

L’AntropoSofìa quale essere vivente soprasensibile

vuole risvegliare oggi in ogni uomo che a lei si rivolge questa “coscienza della propria umanità”,

diventando la sua guida nella moderna via di iniziazione che conduce nel tempio dei nuovi misteri.

 

 


 

Note tra parentesi:

(2) – «…di una»: vale a dire di una concreta entità spirituale.

(22) – Vedi anche la conferenza «Comunità sopra di noi, Cristo in noi».89

 

Note:

77 – O.O. 9, cap. ‘Corpo, anima e spirito’

78 – O.O. 161, 10.1.1915 e la seguente citazione

79 – Conf. del 3.2.1913 (nota 31)

80 – Ibidem

81 – Ibidem

82 – Ibidem

83 – Ibidem

84 – O.O. 161, 10.1.1915

85 – O.O. 199, 27.8.1920

86 – O.O. 161, 10.1.1915

87 – O.O. 18

88 – O.O. 161, 10.1.1915

89 – O.O. 159, 15.6.1915

90 – Conf. del 3.2.1913 (Vedi nota 31)

91 – Ibidem

92 – O.O. 161, 10.1.1915 e la seguente citazione

93 – Ibidem

94 – Conf. del 3.2.1913 (vedi nota 31)

95 – Ibidem

96 – O.O. 257, 13.2.1923

 

 

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