/////09 – I PROCESSI METEOROLOGICI E GLI ORGANI

09 – I PROCESSI METEOROLOGICI E GLI ORGANI

I processi meteorologici e gli organi.

O.O. 312 – Scienza dello spirito e medicina – 29.03.1920


 

Sommario: I processi meteorologici e gli organi. Significato di aria, acqua e suolo per l’ammalarsi di certi organi e per la loro guarigione. Processi dell’acido silicico e dell’acido carbonico, polarmente contrapposti nell’organismo umano. Differenziazione dei processi escretori e loro rapporto con i due processi suddetti e di questi con i metalli. Olfatto e gusto.

 

Nella mia esposizione di ieri mi ero proposto una specie di accostamento dell’organismo umano alla natura extraumana. Proprio nelle azioni reciproche relative ai sensi dell’olfatto e del gusto possiamo riconoscere l’intima connessione fra l’organizzazione umana e la natura extraumana. Studi di questo genere, che esaminano il rapporto fra l’uomo e la natura extraumana, vengono effettuati perché per la scienza dello spirito è importante l’accostare strettamente fra di loro il procedimento terapeutico e i processi propri dell’organizzazione umana. In terapia si tratta sempre di comprendere quali fattori risiedano nei mezzi terapeutici che si somministrano al corpo, sia che si agisca chimicamente, sia fisiologicamente, sia fisicamente, e quali funzioni l’organismo possa svolgere nello stato di salute, mentre non le può compiere nello stato di malattia. Bisogna imparare a connettere strettamente nel pensiero il processo esterno e quello che si svolge nell’organismo umano.

 

Questi due tipi di processi raggiungono la loro massima vicinanza nelle percezioni dell’olfatto e del gusto; in tutto ciò che concerne gli altri sensi essi sono più distanti l’uno dall’altro. Ad esempio, la vista e la digestione sono già abbastanza distanti l’una dall’altra, intendendo qui per digestione (in senso stretto) tutti i processi che avvengono fra la masticazione dei cibi nella bocca e la loro elaborazione da parte delle ghiandole intestinali. Vorrei riferire solo questo ambito alla digestione: il resto fa già parte dello svuotamento, sia che si tratti del passaggio verso l’interno dell’organismo, cioè dell’assimilazione delle sostanze, sia che si tratti invece dello svuotamento verso l’esterno, che vorrei chiamare escrezione. Chiamerò dunque escrezione quanto si trova al di là della parete intestinale con le sue ghiandole.

 

Nel caso della vista, i corpi che ci si presentano nel mondo e- sterno racchiudono, trattengono in certo modo in sé quello che invece nei processi dell’olfatto o del gusto emerge più alla superficie; è quello che nel processo olfattivo si distacca dalla natura circostante, extraumana, per rendersi percepibile a noi uomini. In altri casi rimane racchiuso nelle sostanze della natura extraumana, e allora… noi lo guardiamo! Guardando ciò che si presenta nelle forme e in altre qualità visibili, noi percepiamo fuori di noi il principio formativo, lo stesso che nel processo olfattivo si manifesta però in modo sostanziale. Vorrei dire: dovremmo seguire all’esterno, nel mondo delle piante, nel mondo dei minerali, l’essenza che si manifesta all’odorato, e troveremmo che quello stesso principio appare nel mondo esterno nei processi di formazione e configurazione.

 

L’opposto si ha nel processo digestivo che fa proprio in certo modo quel che si manifesta al gusto, e torna a nasconderlo nell’organismo. È molto importante sottolineare che finora siamo stati costretti a descrivere la natura esterna all’uomo, così come essa non viene percepita coscientemente. Sono infatti presenti anche nell’uomo le connessioni cosmiche che abbiamo potuto constatare. L’uomo è soggetto alle forze di Saturno, di Giove e così via. Questo tipo di connessione sta però estremamente nascosto nelle profondità dell’organizzazione umana; se non fosse tanto ostico alla mentalità contemporanea, si potrebbe dire che nell’uomo la sfera astronomica è la più inconscia è dà luogo ai processi più reconditi dell’organismo umano.

 

Vi sono organi che in certo qual modo tornano a schiudere dall’interno l’organismo umano. Essi lo mettono in relazione con quanto avviene nelle vicinanze della Terra, con la sfera meteorologica, concepita però nel senso più lato. Se nella terapia non ci si limita a guardare alle sostanze terapeutiche, ma si osservano anche i processi di guarigione, allora bisogna tener conto delle relazioni fra l’uomo e il processo meteorologico in senso lato.

 

Nell’organismo umano possiamo distinguere le funzioni soggette prevalentemente agli influssi astronomici, da quelle che risentono piuttosto della sfera meteorologica: naturalmente bisognerà applicare un metodo d’osservazione alquanto accurato.

 

In un primo momento potrà certo risultare un po’ sconcertante il criterio con cui si deve procedere a tale distinzione, ma in seguito esso si rivelerà come la base migliore per la terapia. Prendendo in considerazione gli Organi che si aprono alla sfera meteorologica (mentre altri, situati più in profondità, si aprono a quella astronomica), dovremo annoverare fra essi anzitutto il fegato, e poi tutto quello che ha struttura vescicolare e che perciò è rappresentato proprio dalla vescica urinaria. Per quanto possa sembrare strano, la vescica ha un’importanza straordinaria dal punto di vista della patologia. Possiamo poi prendere in considerazione il polmone, che si apre verso l’esterno nella funzione respiratoria. Sotto un certo rispetto, inoltre, anche il cuore fa parte degli organi nei quali l’intero organismo si apre verso l’esterno, verso la sfera meteorologica. Questo riuscirà senz’altro comprensibile a chi abbia afferrato nel modo giusto quanto ho detto nella conferenza precedente. Effettivamente questi organi sono in relazione con certi precisi impulsi meteorologici. Si potrà studiare quello a cui sto qui accennando, solo tenendo conto della relazione fra l’uomo e il mondo circostante e soprattutto della relazione fra l’attività dell’uomo e il mondo che lo circonda.

 

Vorrei soprattutto incitarvi a fare un serio tentativo di ricondurre tutte le malattie del cuore che avrete modo di osservare ai turbamenti dell’attività umana. Si dovrebbero fare delle ricerche sul modo diverso in cui si configura l’attività cardiaca, mettiamo di un contadino che non smette quasi mai di lavorare nei campi, rispetto a quella di chi, per esempio per motivi professionali, sia costretto a viaggiare molto in automobile o anche in treno. Sarebbe molto interessante compiere a tale proposito ricerche approfondite. Si troverebbe che la disposizione alle malattie di cuore dipende essenzialmente dal fatto che la persona in questione rimanga ferma, mentre il veicolo in cui si trova, cioè il treno o l’automobile, è in movimento. L’abbandono passivo al movimento deforma in certo modo tutti i processi che si incontrano nel cuore.

 

Ora, tutto ciò che si svolge così nel mondo dell’uomo è connesso con le modalità con cui egli si riscalda. Si scopre così l’affinità dell’attività cardiaca con l’impulso del calore nel mondo col quale l’uomo è connesso. Si può constatare che, se l’uomo sviluppa sufficiente calore con la propria attività, questa quantità sufficiente di calore prodotto nel processo vitale è al tempo stesso la misura della salute del suo cuore. Bisognerebbe sempre persuadere i malati di cuore a compiere da sé dei movimenti vissuti molto intensamente. Sono convinto che fra poco più di un decennio si sarà diventati più prudenti nel giudicare, e qualcuno dirà: è singolare, però, che certi pazienti abbiano conseguito, grazie all’euritmia, un’attività cardiaca normale! La pratica dell’euritmia infatti regolarizza sostanzialmente i movimenti volontari compenetrati dall’anima, anzi li reinserisce nelle leggi che sono loro proprie. Perciò non sarà male il dire che proprio da questo punto di vista si dovrebbe richiamare l’attenzione, in casi di irregolarità della funzione cardiaca, sui salutari esercizi che possono venir ricavati dall’euritmia.

 

Passiamo ora alle manifestazioni di un’insufficiente attività della vescica nell’organismo umano. Forse quello che sto per esporre a tale proposito può sembrare un po’ dilettantesco, ma a torto, perché si tratta di considerazioni più scientifiche di molte altre che oggi vengono considerate tali. La vescica è essenzialmente un organo con funzione traente: nell’organismo essa agisce, vorrei dire, in quanto è una cavità, è una cavità che trae a sé. La sua azione dipende in fondo dalla circostanza che in quel punto l’organismo è cavo. L’azione della vescica sul resto dell’organismo è simile a quella di una bolla di gas nell’acqua. Supponiamo di avere una bolla di gas, cioè una bolla di sostanza rarefatta, circondata da ogni parte da acqua, cioè da una sostanza più densa. L’azione esercitata dalla bolla è simile a quella della vescica urinaria sull’organismo umano. Vale a dire che, nei confronti dell’azione esercitata dalla vescica, l’uomo disturba questa funzione organica quando ha poche occasioni di compiere correttamente certi movimenti interni: ad esempio, se non presta un’adeguata attenzione all’atto stesso della introduzione dei cibi, se inghiotte senza masticare, turbando così tutto il processo della digestione, o quando non mantiene la giusta misura di riposo e di moto durante la digestione stessa, e così via.

 

Tutto quel che turba la motilità interna turba anche quella che si potrebbe chiamare la vita della vescica. L’uomo è fatto veramente così: gli si può forse ancora prescrivere del movimento compenetrato di anima, quando si sospettino certe irregolarità cardiache, ma sarà meno facile indurlo a regolare i suoi movimenti interni, perché questi fanno parte delle sue abitudini. Se ne verrà però subito a capo, cercando di curare mediante fattori meteorologici un individuo poco incline a concedere al suo corpo il giusto riposo, o perché inghiotte i cibi troppo in fretta, o perché disturba in qualche altro modo la sua digestione. Gli si può consigliare di ricercare un’aria più ricca di ossigeno, nella quale egli dovrà respirare in modo più intenso, per cui dovrà inconsciamente prestare più attenzione al processo respiratorio. La regolazione del processo respiratorio si ripercuoterà sulla regolazione degli altri processi organici. Trasferendo (meglio se in modo naturale) una persona sofferente di irregolarità nella funzione vescicale in un’aria più ricca di ossigeno, un certo compenso si verificherà già per questo solo cambiamento del modo di vita.

 

Particolarmente importante è l’osservazione del fegato, il terzo organo connesso con la meteorologia esterna nel senso più lato del termine. Anche se in apparenza il fegato si trova racchiuso nell’organismo umano, esso è in realtà quanto mai soggetto agli influssi del mondo esterno. Se ne troverà conferma nel fatto che le condizioni del fegato dipendono sempre dalla qualità dell’acqua locale. In realtà bisognerebbe sempre conoscere la composizione dell’acqua di una data località, per poter giustamente apprezzare le condizioni del fegato degli abitanti. Il gusto stimola lo sviluppo del fegato; se avvenisse in misura eccessiva favorirebbe la degenerazione del fegato. Un eccessivo godimento dei cibi equivale per l’uomo alla degenerazione del fegato. Porta alla degenerazione del fegato il godimento interno, cioè la prosecuzione del godimento che dovrebbe limitarsi al palato e alla lingua, ma che prolunga invece all’interno del corpo la sensazione di mangiare dei cibi piacevoli e simpatici oppure spiacevoli e antipatici. Perciò è necessario osservare questi fatti e tentare di abituare le persone afflitte da un qualsiasi danno epatico (cosa spesso molto difficile da accertare) a studiare il proprio gusto. Sarà certo assai difficile studiare a fondo l’intimo nesso fra la vita del fegato e la qualità di una certa acqua potabile, perché i fattori di dipendenza sono straordinariamente sottili; occorrerà ad esempio tener conto del fatto che nelle località in cui l’acqua è assai ricca di calcio, disturbi del fegato sono diversi da quelli prevalenti in località con acqua povera di calcio. Sarà quindi opportuno ricordare che la vita del fegato viene favorita dalla eliminazione del calcio dall’acqua, per quanto possibile. Naturalmente bisognerà trovare i metodi adatti per realizzarla.

 

La vita dei polmoni è strettamente collegata alla costituzione del suolo del luogo in cui si vive. Fa una grande differenza se si abita in una regione come questa dove ci troviamo ora, a terreno prevalentemente calcareo, o se invece si abita su suolo siliceo, su rocce granitiche. A seconda della natura del suolo varia assai la vita dei polmoni dell’uomo; il polmone infatti dipende essenzialmente dalla qualità del suolo su cui si vive. Uno dei primi compiti di un medico che si stabilisce in una certa regione dovrebbe essere quello di studiare a fondo la geologia della regione. Tale studio equivale veramente allo studio dei polmoni di quella regione. Bisognerà poi rendersi chiaro conto che la condizione peggiore è quella in cui il polmone di un individuo non è affatto in grado di adattarsi all’ambiente.

 

Non si deve però fraintendere quel che sto dicendo a tale proposito. Affermando la dipendenza del polmone dall’ambiente, alludo alla struttura interna del polmone, non alla respirazione. Certo, la respirazione dipende a sua volta dalla buona o meno buona funzionalità, dovuta alla struttura interna, ma ora, parlando di questa dipendenza, mi riferisco alla struttura interna del polmone. Che essa tenda verso una sclerosi, un indurimento o invece alla formazione di catarro o a fatti simili, dipende essenzialmente dalla natura dell’ambiente. D’altra parte il polmone risente molto del lavoro fisico: esso viene! sicuramente danneggiato da un sovraffaticamento fisico.

 

Queste connessioni ci indicano nel senso più ampio le dipendenze del polmone, del fegato, della vescica e del cuore, cioè degli organi interni aperti verso l’esterno, aperti agli influssi meteorologici. In ogni caso di malattia di questi organi si dovrà quindi sempre tentare di contribuire alla guarigione con una terapia fisica. I risultati ottenuti con la terapia fisica nelle malattie di questi organi saranno in certo modo duraturi. Supponiamo che si sia riconosciuta in un paziente una certa debolezza dei polmoni e che egli sia del tutto inadatto a vivere in una certa regione; se lo avremo indotto a trasferirsi in un’altra regione più adatta a lui, gli avremo reso il migliore dei servizi. Spesso proprio per gli organi situati al di sopra dei polmoni si possono conseguire risultati straordinari col cambiamento totale sia della residenza, sia del modo di vita. Con questo genere di provvedimenti si può invece fare ben poco per gli organi situati al di sotto del cuore. Bisogna però rendersi chiaramente conto che nell’organismo ogni cosa agisce in modo reciproco su ogni altra: in presenza di ogni fenomeno occorre stabilire se esso non sia per caso l’effetto di una nascosta correlazione. Ad esempio, trovandosi di fronte a una degenerazione dei vasi cardiaci, bisognerà chiedersi se non si tratti in realtà di una tendenza alla degenerazione del polmone, e se quindi non convenga affrontare la malattia partendo da questa tendenza alla degenerazione del polmone.

 

Così abbiamo per lo meno indicato tutti gli organi che mettono l’uomo in rapporto con la sfera meteorologica. Soltanto dietro all’ambito meteorologico, da esso nascosta, si trova poi nel mondo esterno la sfera astronomica, la quale è presente anche all’interno dell’uomo. La sfera meteorologica si manifesta all’interno dell’uomo nell’ambito del polmone, del fegato, della vescica e del cuore; nel mondo esterno essa si esaurisce nella terra solida e negli elementi dell’aria, dell’acqua e del calore. Dietro tutte queste manifestazioni della sfera meteorologica, all’interno e all’esterno dell’uomo, si trovano i processi formativi dei vegetali e dei minerali. Ai processi formativi dei vegetali e dei minerali, che stanno tanto vicini alla sfera astronomica, extraterrestre, si contrappone polarmente tutto quel che nell’uomo sta dietro il processo meteorologico, che quindi è situato più all’interno rispetto ai quattro sistemi organici menzionati. La relazione fra quel che si manifesta esteriormente nella pianta e nel minerale e quel che nell’uomo sta per così dire dietro il polmone, il fegato e così via, è meno evidente. Perciò è senz’altro molto più difficile lo studio dei processi di guarigione che riguardano questo ambito. Si può però trovare una via razionale rendendosi conto che in un certo modo e in qualche parte l’uomo ha sempre in sé la tendenza organica a compiere il contrario di quanto avviene nel mondo esterno.

 

Prendiamo un esempio concreto, quello dei processi legati all’acido silicico. Questi processi si compiono anzitutto e nel modo più appariscente ovunque si formino dei silicati, come il quarzo e minerali simili. Tali processi hanno la loro controimmagine nell’organismo umano; essi stanno alla base di altri processi ancora, ai quali purtroppo oggi si presta troppo scarsa attenzione. Questi ultimi si svolgono nella terra coltivata, nonché fra questa e la Terra in generale (che è appunto ricca di silice) e gli organi vegetali che si affondano nella terra, cioè le radici. Anche tutto quel che ricaviamo dalle piante quando ne prendiamo le ceneri ha un’intima affinità col processo della silice che si svolge nel mondo esterno.

 

Il processo della silice nel mondo esterno ha per altro la sua controimmagine all’interno dell’uomo, e precisamente negli organi che si trovano per così dire al di sopra dell’attività cardiaca, in direzione dell’attività dei polmoni (intesa però nel senso dell’attività formativa del polmone stesso) e in direzione del capo. Là, nell’ambito di quel che si svolge più in alto dell’attività del cuore, si trova il polo opposto all’intero processo della formazione dei silicati nel mondo esterno. Quel processo organico interno consiste essenzialmente in un’ampia e profonda « omeopatizzazione » (se mi si consente ancora una volta, come nelle conferenze precedenti, l’uso di questo termine) nel processo di formazione dei silicati, proprio del mondo esterno. Può accadere die ci si trovi dinanzi a un quadro morboso i cui sintomi indichino una sede situata al di sopra dell’attività cardiaca: i relativi fenomeni patologici potranno poi sfociare nei diversi altri disturbi.

 

Una situazione del genere può ad esempio manifestarsi in modo molto evidente con una forte secrezione polmonare, ma anche può manifestarsi sotto forma di meningite o di meningismo. Siccome nell’organismo tutto si influenza reciprocamente, le alterazioni dei polmoni possono provocare disturbi nella funzionalità dei vasi cardiaci. D’altra parte può anche darsi che le alterazioni infiammatorie del cervello non si manifestino come tali, bensì sotto forma di stati infiammatori degli organi digestivi o di quanto ad essi è collegato. Si tratterà in tutti questi casi di appurare dove si trovi in realtà il punto di partenza. Ne potremo anche riparlare. Comunque, in tutti questi casi si dovrà introdurre nell’organismo qualcosa che si contrapponga, diluendoli al massimo grado, agli effetti della silice nel mondo esterno. Proprio questa connessione va tenuta ben presente, perché è straordinariamente importante e caratteristica. Essa mostra la necessità di trasformare i processi della silice, tanto importanti in natura, mediante procedimenti di frantumazione, di dispersione, di triturazione, ogni volta che si osservino direttamente nelle parti superiori del corpo certi sintomi. Se invece, per effetto di azioni reciproche, compaiono disturbi nelle parti inferiori del corpo, o anche nel cuore stesso, ci si potrà servire del processo già avviato nelle piante che contengono molto acido silicico, in modo da stimolare processi di guarigione utilizzando appunto tali piante, sia direttamente, sia previa loro trasformazione. Per tutte le piante che contengono la silice; bisognerebbe ricercare attentamente il modo in cui agiscono sull’organismo umano, in particolare sui processi che si svolgono al di sotto del cuore, ma che poi naturalmente si ripercuotono sul resto dell’organismo.

 

Esattamente l’opposto della formazione dei silicati nella natura extraumana è il processo che potremmo chiamare formazione dell’acido carbonico: esso è in certo qual modo polarmente contrapposto a quello della formazione dell’acido silicico. Ecco perché in terapia è tanto necessario seguire il processo di formazione dell’acido carbonico per quanto nell’organismo si contrappone a ciò che ho appena caratterizzato cioè per quanto concerne (nel senso più ampio) la digestione, e che nell’apparato digerente ha anche il suo punto di partenza. Con molti composti dell’acido carbonico si ottengono eccellenti risultati nelle malattie dell’apparato digerente, specialmente usandoli nelle forme prodotte dalla natura stessa, ricavandole dalle piante.

 

A tale proposito è molto importante tener conto di una certa connessione. Studiando le sostanze secondo le qualità che esse manifestano all’olfatto e al gusto (l’olfatto ci indirizza verso il resto del mondo visibile, il gusto invece verso ciò che si trova nascosto nell’organismo) e osservando poi la digestione, potremo dire: in quanto si svolge all’inizio della digestione le sostanze si confondono, si mescolano. Nel corso del processo organico si deve invece di nuovo sceverare quanto si era mescolato, si devono separare di nuovo non tanto le sostanze stesse, quanto la processualità in esse insita. Uno dei compiti principali dell’organismo è proprio quello di separare, di scomporre nuovamente quanto si era mescolato durante l’introduzione degli alimenti. L’organismo deve anzitutto compiere una separazione principale fra tutto quel che si era mescolato: da un lato, ciò che deve essere eliminato attraverso l’intestino, dall’altro ciò che deve essere escreto con l’urina.

 

Ci accostiamo così a un sistema terapeutico organico nel quale si dovrà fare appello in modo notevolissimo alla intuizione medica: ci avviciniamo cioè al sistema renale che nell’organismo umano agisce tanto mirabilmente, nei suoi molteplici effetti anche a distanza. Ne parleremo più avanti. Come ho detto nelle conferenze dei giorni scorsi, l’intera funzione escretoria intestinale è connessa a sua volta con i processi del capo: sono due cose connesse tra loro. Analogamente l’escrezione urinaria è connessa con i processi che si svolgono attorno al cuore, nel sistema cardiaco. Le escrezioni intestinali costituiscono un’imitazione umana dei processi di formazione dei silicati nel mondo esterno; la produzione dell’urina costituisce invece un’imitazione del processo esterno dell’acido carbonico. Queste correlazioni permettono di stabilire un nesso fra quello che accade nell’uomo sano e quello che deve accadere nel malato.

 

Abbiamo così messo in maggiore evidenza le connessioni processuali che per altro non vanno considerate in modo unilaterale. Vedremo che solo con la padronanza di tutte queste nozioni si consegue una giusta interpretazione della « legge della somiglianza », quale ci è stata esposta ieri dal dottor S. in modo molto istruttivo.

 

Questa legge racchiude qualcosa di importantissimo; è però necessario fondarla su tutti gli elementi che si possono acquisire considerando le connessioni in questione, nel modo in cui le veniamo considerando qui ora. Infatti, dietro a ciò che ho ora esposto stanno a loro volta le connessioni dell’uomo con i metalli. Se da un lato parliamo di quel che è di natura silicea come del fattore che configura l’uomo, e dall’altro di ciò che è connesso con l’acido carbonico come del fattore che tende a dissolverlo, in tale continua alternanza dei due processi consiste il processo vitale. Osservando quel che configura l’uomo, e che ha natura silicea, non dobbiamo dimenticare (per i motivi in parte da me indicati nei giorni scorsi) che le regioni dell’organizzazione umana affini alla silice possiedono anche un’affinità con le qualità metalliche del piombo, dello stagno e del ferro. Considerando la regione sovrastante al cuore, possiamo perciò dire che in essa occorre tener conto sia di ciò che vi agisce avendo natura silicea, sia di quello che d’altra parte opera nel senso del piombo, dello stagno e del ferro. Il principio del ferro è più strettamente connesso col processo formativo del polmone, il principio dello stagno con quello del capo e il principio del piombo ha una stretta relazione con il processo formativo proprio delle ossa. La costituzione dello scheletro e l’accrescimento delle ossa procedono infatti dall’uomo superiore, non dall’uomo inferiore.

 

Si tratta ora di imparare a ponderare il modo in cui tali fattori cooperino, cioè come si debbano usare i silicati, tenendo sempre conto della somiglianza del metallo in questione con questi tre rappresentanti del gruppo dei metalli. D’altro lato bisognerà tener presente che l’uomo inferiore è affine al rame, al mercurio, all’argento, e che in tutti i processi che riguardano l’acido carbonico occorre tener nella giusta considerazione il modo in cui si usano questi metalli o quelli ad essi affini, e come collegarli con i processi formativi dell’acido carbonico.

 

Così si connettono fra loro la qualità metallica terrestre (condizionata da fattori extraterrestri), la qualità delle rocce formate dal principio dell’acido carbonico, nonché quel che si configura ad opera del principio formativo dell’acido silicico. Ci avviciniamo qui alla possibilità di riconoscere concretamente nel mondo esterno le sostanze che dobbiamo somministrare all’organismo umano per portarlo alla guarigione in un caso o in un altro.

 

Si deve sempre tener presente che tutto quel che agisce poco sui sensi inferiori (l’olfatto e il gusto) e che quindi, vorrei dire, non mette in mostra all’esterno la sua essenza, può risultare attivo in diluizioni molto alte. Bastano invece diluizioni meno elevate per le sostanze che mettono in evidenza la loro intima essenza già all’olfatto e al gusto. Se ci si rende conto in che cosa consista la qualità terapeutica, le sostanze fortemente aromatiche e saporite sono spesso rimedi molto efficaci già al loro stato di natura, soprattutto se la loro efficacia terapeutica non viene annullata dalla dieta abituale del paziente.

 

Volendo soffermarci ancora un poco su questo tema, occorre almeno rendersi conto che ogni senso dell’uomo possiede questa capacità di differenziazione. A proposito della quale va detto che l’uomo stesso è il miglior reattivo, il mezzo migliore per scoprire delle reazioni. Questo riuscirà naturalmente più difficile nei confronti di sostanze inodori e insapori. Vi faccio però notare che è possibile una specie di autoeducazione, molto importante soprattutto per il medico: essa consiste nello sviluppare certe sottili capacità sensitive (ed è veramente possibile favorirne lo sviluppo) che consentono di partecipare in qualche misura, ad esempio, al processo naturale di formazione della silice. Proviamo un po’ a riflettere: deve pur significare qualcosa il fatto che il quarzo presenta sì delle conformazioni molto regolari, ma che d’altra parte questa pietra, questo minerale, tende invece (nelle formazioni che gli sono affini) a svariatissime figure cristalline, e che nella cristallizzazione dei silicati si presenta perciò una straordinaria molteplicità di forme.

 

Chi sia in grado di percepire queste cose, sente anche che nella possibilità di formazione di tali svariate strutture predomina l’elemento della dispersione. Naturalmente deve preesistere un elemento disperdente, perché nella natura esterna possano nascere formazioni tanto varie quanto quelle dei silicati. Questa constatazione ci indica che in terapia i silicati vanno usati in condizione di frantumazione, ma per giungere a questa applicazione occorre essersi procurata una certa sensibilità che permetterà di valutare in certo modo i rimedi, come vedremo. D’altro lato è pure necessario che l’uomo stesso diventi un buon terreno reattivo, soprattutto acquistando una sensibilità acuita che gli permetta, ad esempio, di avvertire che esiste una scala di sette odori, allo stesso modo dello spettro dei sette colori. Se acquistiamo la capacità di distinguere l’odore dolciastro, l’odore pungente e così via, scopriremo che in realtà il senso dell’olfatto è differenziato in sette gradazioni, e così pure il senso del gusto. È interessante notare che, con la capacità di distinzione della scala, vorrei dire dello spettro degli odori, si acquista anche un mezzo educativo per orientarsi in tutto quel che si presenta nelle sostanze combustibili. Si penetra cioè nella natura delle sostanze combustibili; domani vedremo in che modo. Se poi si acquista una particolare sensibilità nell’ambito del gusto, sì da distinguere bene il sapore dolce da quello salato, e fra questi due altre cinque gradazioni, si acquista una certa affinità interna con il processo di formazione dei sali nella natura. Una volta acquistata questa affinità interna, si perviene alla sensazione (dovuta semplicemente alle impressioni ricavate dalla natura) che una certa sostanza può giovare a una certa parte dell’organismo umano, mentre un’altra sostanza può giovargli da una parte diversa. Certo, è necessario fondarsi sopra ricerche scientifiche esatte ed accurate sull’efficacia delle diverse sostanze; tuttavia è di grande importanza non trascurare mai di accompagnare i risultati delle ricerche scientifiche anche con le proprie forze di percezione soggettiva, in modo da acquistare un certo senso di affinità con la natura.

 

Domani vorrei riallacciarmi a questa esposizione, per poi passare a considerazioni sempre più particolari.

 

 

By | 2018-11-05T14:51:08+01:00 Novembre 5th, 2018|SCIENZA DELLO SPIRITO E MEDICINA|Commenti disabilitati su 09 – I PROCESSI METEOROLOGICI E GLI ORGANI