1° e 2° GRADO SUPERIORE DI CHIAROVEGGENZA

1° e 2° grado superiore di chiaroveggenza

O.O. 136 – Le entità spirituali nei corpi celesti e nei regni della natura – 06.04.1912


 

Per imparare a conoscere l’essenza delle forze e delle potenze spirituali che agiscono nei diversi regni della natura e nei corpi celesti occorre certo prima conoscere le entità spirituali stesse: di tale conoscenza abbiamo posto le basi nelle tre conferenze che precedono.

Abbiamo cercato di caratterizzare i cosiddetti spiriti naturali, per poi ascendere alle entità che si trovano subito al di sopra dell’uomo, nel primo dei regni spirituali superiori al nostro. Proseguiremo oggi queste considerazioni, per cui dovremo ricollegarci alla via che ci si è mostrata idonea ad innalzarci alle entità della terza gerarchia.

 

Nella conferenza precedente è stato mostrato che l’uomo può riuscire a superare tutti i propri interessi egoistici particolari, innalzandosi così a una sfera nella quale egli trova la propria guida spirituale: un essere che può già dargli un’idea delle entità che (conforme alla tradizione esoterica cristiana) noi chiamiamo Angelo.

Abbiamo poi mostrato che un ulteriore progresso su quella via consente di fare conoscenza con gli Spiriti dei popoli, quelli che abbiamo denominati Arcangeli, e che infine si scoprono le Archai, o Principati, attivi nello svolgersi del processo delle successive civiltà, come Spiriti del tempo.

Percorrendo la via accennata qui ieri per sommi capi, si acquisterà una certa sensibilità per il significato da attribuirsi agli spiriti della terza gerarchia. Anche per chi percorra uno sviluppo occulto, per molto tempo si tratterà solo di una specie di sentimento. Solo dopo avere provato a lungo, con pazienza e perseveranza, i sentimenti ai quali si è accennato ieri, si potrà passare a quella che è lecito definire una visione chiaroveggente delle entità della terza gerarchia.

 

Continuando dunque per questa via, si scoprirà che ci si educa a poco a poco a un diverso stato di coscienza,

che ci si sviluppa: dopo può avere inizio la percezione chiaroveggente delle entità della terza gerarchia.

Quel nuovo e diverso stato di coscienza si può paragonare al sonno umano,

anzitutto perché in quella condizione l’uomo, con il suo io e il suo corpo astrale,

si sente liberato dal corpo fisico e dall’eterico.

 

Occorre proprio avere la sensazione di questo senso di liberazione:

bisogna gradualmente apprendere che cosa significhi

• non vedere con i propri occhi,

• non udire con gli orecchi,

• non pensare mediante l’intelletto legato al cervello.

D’altra parte, quella condizione va distinta dal sonno ordinario

in quanto in essa appunto non siamo incoscienti,

ma al contrario percepiamo intorno a noi degli esseri spirituali.

 

Si tratta dapprima di un’oscura sensazione che tali entità si trovano attorno a noi, ma poi (come già detto) si desta una luminosa coscienza chiaroveggente e la visione vivace delle entità della terza gerarchia, nonché dei suoi discendenti, gli spiriti naturali.

 

Volendo caratterizzare questo stato in modo ancora più preciso, si può dire che

• chi si è sviluppato occultamente fino a questa condizione scorge veramente una specie di separazione

fra la sua coscienza ordinaria e questo nuovo stato di coscienza.

• Come si distingue la veglia dal sonno,

così si presenta a una persona che abbia compiuto un certo sviluppo occulto la distinzione

• fra lo stato di coscienza in cui l’uomo vede con gli occhi, ode con gli orecchi, pensa col suo intelletto ordinario,

• e la condizione di chiaroveggenza nella quale egli non ha intorno a sé nulla

di ciò che percepisce nel suo abituale stato di coscienza normale,

bensì un mondo diverso: quello della terza gerarchia e dei suoi discendenti.

 

Il primo risultato che poi si consegue è quello di ricordare nella coscienza ordinaria

ciò che si è provato nello stato di coscienza diverso.

Possiamo dunque distinguere esattamente

un grado dello sviluppo occulto dell’uomo, in cui egli può vivere alternativamente

• nella sua coscienza ordinaria (nella quale vede, ode e pensa come qualunque altra persona normale),

• e in un diverso stato di coscienza, in cui percepisce il mondo spirituale della terza gerarchia, che lo circonda.

 

Come ci si ricorda di un sogno, si può poi ricordare nella coscienza ordinaria quel che si è sperimentato nell’altra condizione, quella chiaroveggente: se ne possono raccontare i contenuti, tradotti in concetti e idee ordinari.

Quando un chiaroveggente di questo tipo si trova nel suo stato di coscienza ordinario, e vuole egli stesso sapere qualcosa del mondo spirituale, o parlarne ad altri, egli deve quindi poter ricordare le esperienze fatte nel suo stato di coscienza chiaroveggente.

A questo punto del suo sviluppo, un chiaroveggente può conoscere qualcosa solamente delle entità spirituali che abbiamo descritte come appartenenti alla terza gerarchia, e dei loro discendenti. Egli non conosce ancora nulla dei mondi superiori a quella sfera: per acquistarne conoscenza è necessario che egli consegua un più alto grado di chiaroveggenza.

 

Questo grado superiore potrà conseguirsi mediante un’ulteriore prosecuzione degli esercizi descritti nel mio libro L’iniziazione, e in particolare di quelli che consistono nell’osservazione, diciamo, delle piante, degli animali, e così via.

Continuando dunque i suoi esercizi, l’uomo perviene a un più elevato grado di chiaroveggenza, nel quale egli non dispone soltanto di due tipi alternativi di coscienza: quello normale, ordinario e quello chiaroveggente, e della possibilità di ricordarsi nello stato normale delle esperienze chiaroveggenti.

 

• Quando abbia raggiunto quel grado superiore di chiaroveggenza,

l’uomo può percepire mondi spirituali, esseri spirituali e fatti spirituali

anche mentre si trova nel suo stato di coscienza ordinario

e dunque mentre percepisce il mondo esterno mediante i suoi sensi.

• In tale condizione egli può, per così dire, introdurre la chiaroveggenza nel suo stato di coscienza abituale

e scorgere dietro agli esseri che lo circondano nel mondo esterno,

come nascoste dietro a un velo, le entità e le forze spirituali più profonde.

 

Possiamo qui chiederci che cosa sia accaduto a un chiaroveggente giunto al punto di non essere più costretto solo a ricordarsi delle esperienze fatte con una coscienza diversa, ma capace di fare esperienze chiaroveggenti entro la sua normale coscienza abituale.

 

Chi sia pervenuto soltanto al primo grado della chiaroveggenza

può usare solo il proprio corpo astrale per guardare nel mondo spirituale.

• Dunque il corpo astrale è quello di cui l’uomo si serve

per guardare nel mondo spirituale, al primo gradino della chiaroveggenza.

 

Sul secondo gradino, che ho appena menzionato, l’uomo può imparare a servirsi del suo corpo eterico:

in questo modo egli può guardare entro un mondo spirituale anche nella sua coscienza normale ordinaria.

• Imparando in tal modo a servirsi del proprio corpo eterico come di uno strumento per la sua chiaroveggenza,

l’uomo impara a poco a poco a conoscere nel mondo spirituale

tutto ciò che si riferisce alle entità della seconda gerarchia.

 

L’uomo non deve però accontentarsi per così dire della percezione del proprio corpo eterico:

quando è pervenuto al secondo grado della chiaroveggenza

egli può invece fare una ben determinata esperienza.

• È come se egli uscisse fuori da se stesso, come se non si sentisse più delimitato dalla propria pelle.

Trovandosi di fronte, diciamo, a una pianta o un animale,

o anche a un altro essere umano, egli ha l’impressione

che una parte di lui stesso si trovi all’interno di quell’altra entità.

Egli si sente come immerso nell’altra entità.

 

• Nella coscienza ordinaria e quando ci si trova al primo grado della chiaroveggenza

si può ancora distinguere fra sé e gli esseri che si percepiscono: io sono qui, l’essere che percepisco è lì.

• Al secondo grado della chiaroveggenza, invece, non si può più dire così ma:

dove si trova l’entità percepita, là sono anch’io.

• Si ha l’impressione di estendere il proprio corpo eterico a mo’ di tentacoli

in tutte le direzioni e di immergere, mentre si percepisce a quel modo,

il proprio essere in tutte le altre entità.

 

Nell’ambito della coscienza normale ordinaria esiste un sentimento che può darci un’idea di quello che il chiaroveggente sperimenta a quel secondo grado della chiaroveggenza, salvo che l’esperienza di quest’ultimo è infinitamente più intensa: non si tratta solo di un sentimento, ma è qualcosa che si potenzia fino a diventare percezione, fino alla comprensione o addirittura a una specie di immersione.

Il sentimento della coscienza ordinaria che si può paragonare all’esperienza del secondo grado della chiaroveggenza, effettivamente è la compassione, l’amore.

 

Che cosa significa provare amore, o compassione, nella coscienza ordinaria?

Vi ho già accennato nella conferenza precedente:

riflettendo più a fondo sull’amore, sulla compassione,

si trova che questi sentimenti ci portano a liberarci di noi stessi

e a trasferire una parte della nostra vita nell’altro essere.

 

In realtà è un mirabile mistero della vita umana l’essere capaci di provare compassione, amore.

• Ben pochi altri fenomeni della coscienza normale

possono persuaderci di un certo aspetto quasi divino dell’esistenza,

quanto la possibilità di provare amore, o compassione.

Di solito l’uomo

sperimenta in se stesso la propria esistenza,

• oppure sperimenta il mondo mediante la percezione dei sensi,

• o lo comprende con l’intelletto.

 

• Non è invece concesso ad alcun occhio, né ad alcun intelletto

di guardare in un cuore umano, in un’anima umana,

poiché l’anima conserva racchiusi nelle sue profondità i propri dolori e le proprie gioie.

• In fondo, ognuno dovrebbe considerare mirabile e misteriosa

la possibilità (che esiste) di immergersi per così dire nella vita di un’altra anima, con le sue gioie e i suoi dolori.

 

Come, grazie all’amore e alla compassione, noi possiamo immergerci con la coscienza ordinaria

nei dolori e nelle gioie di altri esseri coscienti,

così il chiaroveggente impara, al secondo grado della chiaroveggenza, a immergersi non solo

• in tutto quanto è cosciente e capace di soffrire o gioire al modo degli uomini,

• ma anche ad immergersi in tutto quello che è vivente. Si badi bene: in ciò che è vivente.

 

Perché infatti a questo secondo grado di chiaroveggenza si apprende proprio ad immergersi nel vivente,

ma non ancora nel non-vivente, in ciò che ci si manifesta come morto, o minerale.

• Con quella capacità di immergersi nel vivente

è congiunta anche la visione di quanto avviene all’interno degli esseri.

 

A quel secondo grado di chiaroveggenza,

noi stessi ci sentiamo all’interno delle entità viventi,

apprendendo a vivere con le piante, con gli animali, con gli altri uomini.

• Non solo, ma impariamo anche a conoscere, dietro a tutto ciò che vive,

un mondo spirituale più alto, quello appunto delle entità della seconda gerarchia.

 

È necessario acquistare chiari concetti su queste cose, perché sarebbe solo fare dell’arida teoria, se ci si accontentasse di elencare i nomi delle entità appartenenti alle diverse gerarchie.

Solo conoscendo la via per la quale vi penetra la coscienza chiaroveggente,

l’uomo può farsi un’idea viva di quello che vive ed opera dietro al mondo dei sensi.

 

Come ieri abbiamo cercato di caratterizzare le entità della terza gerarchia, così vorrei ora descrivere quelle della seconda gerarchia, prendendo anche questa volta le mosse dall’uomo.

Abbiamo detto ieri che

• le entità della terza gerarchia sono caratterizzate dall’avere,

al posto della percezione umana, la manifestazione del proprio essere,

e al posto dell’umana vita interiore quella che possiamo chiamare una pienezza di spirito.

• Immergendoci nelle entità della seconda gerarchia si scopre

non solo che la loro percezione è manifestazione (o rivelazione) del loro essere,

ma che quella manifestazione rimane conservata come qualcosa di indipendente,

che si separa dalle entità stesse.

 

Possiamo farci un’idea approssimativa di quella nostra percezione,

ricordando come una lumaca secerne da sé il proprio guscio.

• Ci raffiguriamo infatti che il guscio consiste di una sostanza che prima si trovava nel corpo della lumaca:

poi la lumaca produce il suo guscio.

• Così facendo, essa non solo mostra alla vista il proprio essere,

ma ha prodotto qualcosa che poi sussiste in modo oggettivo.

• Lo stesso vale per la natura propria delle entità della seconda gerarchia:

esse non si limitano a rivelare il proprio sé, come le entità della terza gerarchia,

ma lo separano da sé, in modo che esso sussista come un’entità autonoma.

 

Questo potrà riuscirci più chiaro, raffigurandoci

• da un lato un essere della terza gerarchia,      • e dall’altro un essere della seconda.

 

• Se dirigiamo lo sguardo occulto a un essere della terza gerarchia,

noi lo riconosciamo in quanto esso manifesta verso l’esterno il suo sé, la sua interiorità,

e in questa sua manifestazione (o rivelazione) sperimenta da parte sua una percezione.

• Se poi quell’essere (come abbiamo già veduto)

modifica la propria rappresentazione interiore, la sua esperienza interiore,

allora anche la sua manifestazione diventa diversa.

 

Dunque parallelamente al modificarsi delle esperienze,

della condizione interna di un essere della terza gerarchia

cambia di continuo anche la sua manifestazione esterna.

 

Le cose stanno diversamente quando osserviamo con lo sguardo occulto un essere della seconda gerarchia.

Anche in questo caso noi diciamo che quell’essere ha delle rappresentazioni, ovvero esperienze interiori:

però il contenuto delle sue esperienze viene separato da quell’essere

come una specie di guscio, o di pelle, diventando un’entità autonoma.

• Quando poi quell’essere passa a un’altra condizione interiore,

cioè quando ha una diversa rappresentazione e quindi si manifesta in modo diverso,

la sua manifestazione precedente persiste, non scompare come per le entità della terza gerarchia.

 

Possiamo dunque chiamare

ciò che nelle entità della seconda gerarchia si sostituisce alla loro manifestazione

un crearsi di una specie di guscio o di pelle.

• Quello che caratterizza le entità della seconda gerarchia

è dunque il crearsi di una specie di impronta di loro stesse,

l’oggettivare se stesse in una specie di immagine.

 

Possiamo ora chiederci che cosa corrisponda nelle entità della seconda gerarchia

alla pienezza di spirito che abbiamo riscontrata in quelle della terza.

 

Ogni volta che uno di quegli esseri produce una tale immagine di sé,

una tale specie di guscio che ne porta l’impronta,

lo sguardo occulto scopre che all’interno di quell’essere viene suscitata vita.

A quella specie di riproduzione di se stessi fa sempre seguito il suscitare vita.

 

Dobbiamo dunque distinguere negli esseri della terza gerarchia

• la loro esteriorità nella loro manifestazione,

• e la loro interiorità nella pienezza di spirito;

negli esseri della seconda gerarchia, invece, distingueremo

• il loro aspetto esteriore come la produzione

di un’impronta, di un’immagine, di un’oggettivazione di se stessi,

• e la loro interiorità come suscitazione di vita:

quasi come un liquido che stillasse continuamente e congelando producesse un’immagine di sé verso l’esterno.

 

Press’a poco a questo modo si presenta allo sguardo occulto

ciò che riempie esteriormente e interiormente gli esseri della seconda gerarchia.

• Mentre la pienezza di spirito degli esseri della terza gerarchia

si presenta nell’immagine, nell’immaginazione, come una specie di luce spirituale,

• quel fluire di vita, congiunto con una separazione verso l’esterno,

si presenta alla percezione occulta come una specie di suono spirituale, di musica delle sfere.

È come un risuonare spirituale,

non come una luce spirituale quale si percepisce negli esseri della terza gerarchia.

 

Anche fra le entità della seconda gerarchia si possono poi distinguere diverse categorie, come ne abbiamo distinte fra quelle della terza. L’apprezzamento di tali differenze risulta però più difficile, in quanto le difficoltà aumentano quanto più si ascende verso le gerarchie superiori. Nell’accostarci a queste occorre per prima cosa farsi un’idea di tutto ciò che sta a fondamento del mondo che ci circonda, in quanto esso è dotato di forme.

Ho già detto che questo secondo grado di chiaroveggenza si estende al vivente e non a ciò che ci si mostra come non-vivente. Ci si rivolge dunque al vivente che però è dotato di forme: forme sono proprie sia delle piante, sia degli animali, sia dell’uomo.

 

Lo sguardo chiaroveggente (dotato di tutte le qualità che abbiamo descritto oggi)

si rivolge dunque a tutti gli oggetti «formati» che si trovano nella natura circostante:

se esso prescinde da tutte le rimanenti qualità degli esseri,

limitandosi a osservare la molteplicità delle forme nelle piante, negli animali e negli uomini,

esso percepisce, fra tutte le entità della seconda gerarchia,

quelle che chiamiamo gli Spiriti della forma, o Exusiai (Potestà).

 

D’altra parte possiamo prendere in considerazione anche qualcosa d’altro,

nelle entità della natura che ci circonda.

Noi sappiamo infatti che tutto ciò che è vivente

modifica, nel processo della crescita, certi aspetti della sua forma.

 

Tale modificazione della forma, tale metamorfosi è particolarmente evidente nel mondo vegetale.

• Possiamo dunque osservare, non con la vista ordinaria,

ma con lo sguardo chiaroveggente del secondo grado, il mondo vegetale in via di sviluppo:

vediamo come la pianta acquisti la sua forma gradualmente, partendo dalla forma della radice

e passando poi alle forme della foglia, del fiore sino a quella del frutto.

• Possiamo pure osservare l’animale nella sua crescita, e anche l’uomo,

e non ci limiteremo a osservare un’unica forma, quale esiste a un certo momento,

ma osserveremo gli esseri viventi nel loro divenire.

 

Stimolato dall’osservazione del divenire degli esseri viventi, dalle continue metamorfosi delle forme,

si presenterà allo sguardo chiaroveggente del secondo grado

la categoria degli Spiriti del movimento o Dynamis (Virtù).

• Più ardua si presenta però l’osservazione di una terza categoria di entità della seconda gerarchia:

a tale fine non si dovrà osservare la mera forma,

né solamente il moto di trasformazione, bensì ciò che nella forma si esprime.

 

Possiamo cercare di caratterizzare in qual modo ci si possa educare a questo tipo di osservazione. Naturalmente non basta educare nel modo che ora verrà descritto l’ordinaria coscienza normale, ma dovranno essere usati anche gli altri esercizi che avevano già condotto alla visione occulta.

Si dovranno eseguire gli altri esercizi, e non educarsi a ciò che ora viene descritto solo con la coscienza ordinaria, bensì già con la coscienza chiaroveggente. Quest’ultima dovrà prima educarsi con l’osservazione del modo in cui l’uomo stesso diventa, nella sua forma esteriore, espressione della propria interiorità.

Certo, questo può essere osservato anche dalla coscienza normale: nel suo ambito però si conseguirà solo un presagio, una supposizione di quanto si trova dietro alle sembianze, ai gesti, all’espressione del volto, a tutta la fisionomia dell’uomo.

 

Invece se lo sguardo occulto, già pervenuto al suo secondo grado, si concentra sulla fisionomia, sul gestire, sulla mimica dell’uomo, risveglia in sé degli impulsi che gli insegneranno gradualmente a osservare la terza categoria di esseri della seconda gerarchia.

Questo però non può accadere (e prego di voler prestare molta attenzione a quanto sto per dire), se ci si limita a considerare solamente i gesti, l’espressione mimica, la fisionomia dell’uomo.

Così facendo, in fondo si ottiene ancora ben poco. La disciplina occulta si rivolge, con opportuna razionalità, all’osservazione delle piante. Meno importante è il servirsi del regno animale, ai fini della disciplina occulta.

Importante invece è il procedere dalla esercitazione chiaroveggente applicata alla mimica, alla fisionomia e al gestire umani (applicazione che avrà condotto fino a un certo grado di penetrazione nell’interiorità dell’uomo), alla osservazione delle piante e a un’ulteriore autoeducazione, conseguita appunto grazie ad essa.

 

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Una persona già progredita nella chiaroveggenza potrà allora fare esperienze singolari: potrà sentire profondamente la differenza fra una foglia di forma appuntita (a) e un’altra configurata come nel disegno (b); o fra un fiore che cresce verso l’alto come raffigurato in (c) e uno che si apre all’infuori, come in (d).

Interi mondi di differenze si paleseranno nelle esperienze interiori, rivolgendo lo sguardo occulto del secondo grado a un fiore di giglio o a quello del tulipano; o se ci si apre all’impressione suscitata da una spiga di avena, piuttosto che a uno stelo di orzo o di frumento.

Tutto questo acquista un’espressione altrettanto eloquente quanto lo è la fisionomia d’un uomo.

 

Quando poi questo linguaggio delle forme sarà divenuto espressivo quanto una fisionomia o addirittura un gesto umano; quando sentiremo che un fiore che si apre verso l’esterno ha qualcosa di una mano che si volge in fuori, con la palma verso il basso e il dorso verso l’alto; quando poi troveremo un fiore i cui petali si accostano tra loro verso l’alto, un po’ come due mani che si congiungono; quando sapremo sentire nel gesto, nell’aspetto delle piante e nel colore dei fiori una specie di fisionomia, allora lo sguardo occulto interiore, la percezione e la comprensione interiore si ravviveranno, e noi riconosceremo una terza categoria di entità della seconda gerarchia che chiamiamo Spiriti della saggezza (o Kyriòtetes, o Dominazioni).

 

Il nome di Spiriti della saggezza è stato scelto per analogia, in quanto osservando i gesti, la mimica e la fisionomia d’un essere umano noi ne vediamo manifestarsi all’esterno la parte spirituale, portatrice di saggezza.

In questo modo si sentirà come certe entità spirituali della seconda gerarchia compenetrino tutta la natura, esprimendosi nella fisionomia complessiva, nella mimica (per così dire) della natura.

 

Una fluente saggezza viva percorre tutti gli esseri, tutti i regni della natura,

e non soltanto in modo generico, bensì differenziata

in una moltitudine di entità spirituali, appunto di Spiriti della saggezza.

 

Quando la coscienza occulta si solleva fino a questi spiriti,

essa conosce per il momento il grado più elevato delle entità spirituali raggiungibili in questo modo.

 

 

By | 2018-10-16T08:21:30+02:00 Ottobre 15th, 2018|IMMAGINAZIONE-ISPIRAZIONE-INTUIZIONE|Commenti disabilitati su 1° e 2° GRADO SUPERIORE DI CHIAROVEGGENZA