//////11.a – DAVANTI ALLE PORTE DELL’ANIMA COSCIENTE. COME MICHELE PREPARA LA SUA MISSIONE TERRENA NELLE SFERE SOPRATERRENE ATTRAVERSO LA VITTORIA SU LUCIFERO / 124-126

11.a – DAVANTI ALLE PORTE DELL’ANIMA COSCIENTE. COME MICHELE PREPARA LA SUA MISSIONE TERRENA NELLE SFERE SOPRATERRENE ATTRAVERSO LA VITTORIA SU LUCIFERO / 124-126

Davanti alle porte dell’anima cosciente. Come Michele prepara la sua missione terrena

nelle sfere sopraterrene attraverso la vittoria su lucifero / 124-126

O.O. 26 – Massime antroposofiche – 30.11.1924


 

Parte prima

 

L’intervento di Michele nell’evoluzione del mondo e dell’umanità alla fine del secolo diciannovesimo

appare in una luce speciale se si considera la storia dello spirito nei secoli precedenti.

 

Al principio del secolo quindicesimo vi è il momento in cui si inizia l’epoca dell’anima cosciente.

Già prima di quel momento si riscontra un completo mutamento nella vita spirituale dell’umanità.

Si può rintracciare come, prima di allora, penetrino ancora dappertutto nella veggenza umana delle immaginazioni.

 

Certo anche prima singole persone si trovavano di fronte a soli « concetti » nella loro vita animica; solo che, nella generale disposizione animica della maggioranza degli uomini, viveva un insieme di immaginazioni e di rappresentazioni che provenivano dal mondo puramente fisico. Così è per le rappresentazioni dei processi naturali, così anche per quelle del divenire storico.

Ciò che l’osservazione spirituale può trovare in questa direzione viene assolutamente confermato dalle testimonianze esterne. Ne indicheremo qualcuna.

Poco prima del sorgere dell’epoca dell’anima cosciente si prende a scrivere nei modi più diversi ciò che nei secoli precedenti si era meditato e detto intorno agli eventi storici. Da quest’epoca ci sono state così conservate saghe e leggende che dànno una fedele immagine di come prima ci si rappresentava la « storia ».

 

Un bell’esempio ne è il racconto del « buon Gerardo » conservato in un poema di Rudolf von Ems che è vissuto nella prima metà del secolo tredicesimo. Il « buon Gerardo » è un ricco mercante di Colonia. Egli intraprende un viaggio d’affari in Russia, Livonia e Prussia, per comperare pelli di martora. Poi va a Damasco e Ninive per comperare stoffe di seta ed altro. Nel viaggio di ritorno viene colto da una tempesta. Sui lidi stranieri ai quali arriva egli conosce un uomo che tiene prigionieri dei cavalieri inglesi e anche la fidanzata del re d’Inghilterra. Gerardo offre tutte le mercanzie acquistate durante il viaggio e riscatta i prigionieri. Li prende con sé a bordo e si avvia verso la patria. Quando le navi giungono dove le vie verso la patria di Gerardo e verso l’Inghilterra divergono, Gerardo lascia che gli uomini prigionieri ritornino nella loro patria; trattiene invece presso di sé la fidanzata del re nella speranza che questi, il re Guglielmo, venga a riprenderla non appena sappia della sua liberazione e del suo soggiorno attuale.

 

Gerardo ospita nel modo più squisito la sposa reale e le amiche che la accompagnano. La sposa reale vive come una figlia molto amata nella casa del suo liberatore. Ma passa molto tempo senza che il re si presenti a prenderla. Finalmente Gerardo, per assicurare l’avvenire alla sua figliola d’adozione, stabilisce di sposarla a suo figlio, perché si può ormai presumere che Guglielmo sia morto.

Già è pronta la festa di nozze per il figlio di Gerardo, quando ad un tratto appare Guglielmo nelle vesti di un pellegrino sconosciuto. Egli aveva errato a lungo per cercare la sua sposa. Ora la ricupera poiché altruisticamente il figlio di Gerardo rinuncia a lei e gliela rende. Gli sposi restano ancora qualche tempo presso Gerardo, poi questi allestisce una nave per portarli in Inghilterra.

Non appena i prigionieri liberati da Gerardo, ora reintegrati nelle loro dignità, lo possono risalutare in Inghilterra, vogliono eleggere Re lui stesso. Ma egli può rispondere che ha ricondotto i loro sovrani legittimi. Anche i cavalieri avevano ritenuto Guglielmo per morto, e volevano scegliere un altro Re per restaurare l’ordine nel paese, caduto in condizioni caotiche durante le peregrinazioni di Guglielmo.

Il mercante di Colonia rifiuta tutte le ricchezze e gli onori che gli vengono offerti, e ritorna a Colonia per continuare a fare il mercante nelle semplici condizioni di prima.

La storia viene conclusa così: l’imperatore sassone Ottone 1° fa un viaggio a Colonia per conoscere il « buon Gerardo » perché il possente Imperatore è soggiaciuto alla tentazione di aspettarsi una « ricompensa terrena » per talune azioni da lui compiute. Conoscendo Gerardo egli è condotto dal suo esempio a sentire come un uomo semplice faccia un bene indicibile (donando tutte le sue mercanzie per liberare i prigionieri, restituendo a Guglielmo la sposa del figlio, sacrificandosi per ricondurre la coppia reale in Inghilterra, e così via), senza desiderare nessuna ricompensa terrena, ma lasciando ogni ricompensa nelle mani di Dio. Il protagonista è chiamato dal popolo « il buon Gerardo », e l’Imperatore sente di aver ricevuto una possente spinta morale-religiosa per il fatto di essere venuto a conoscenza dell’atteggiamento di Gerardo.

• Il racconto, di cui ho dato qui la trama per non accennare a cosa poco conosciuta solo con dei nomi, mostra molto chiaramente uno dei lati della disposizione animica dell’epoca precedente il sorgere dell’anima cosciente nella evoluzione umana.

Chi lascia agire su di sé il racconto fatto da Rudolf von Ems, può sentire quanto sia mutato il modo di sperimentare il mondo terreno dal tempo in cui visse l’imperatore Ottone (nel secolo decimo).

 

Osserviamo come nell’epoca dell’anima cosciente il mondo sia diventato, in certo modo, più « chiaro » dinanzi allo sguardo dell’anima umana, riguardo a ciò che si può afferrare dell’esistenza e del divenire fisici. Con le sue navi Gerardo viaggia per così dire come in mezzo alla nebbia. Conosce sempre solo il pezzetto del mondo col quale vuol venire in contatto. A Colonia non si sa nulla di ciò che avviene in Inghilterra, e si deve andare in cerca per anni di qualcuno che è in Colonia. Soltanto quando il destino porta nel luogo adatto, si ha notizia della vita e dei possedimenti di un uomo come quello che vive là dove Gerardo approda nel suo viaggio di ritorno. Il colpo d’occhio sulle condizioni del mondo che abbiamo oggi sta a quello di allora, come il dominare un vasto paesaggio illuminato dal sole, di fronte al brancolare nella nebbia fitta.

 

Quello che viene narrato del « buon Gerardo » non ha nulla a che fare con ciò che oggi si considera « storico ».

Tanto più è invece legato con la disposizione animica e con tutta la condizione spirituale dell’epoca.

Questa, e non i singoli eventi del mondo fisico, viene rappresentata in immaginazioni.

In questo racconto si rispecchia come l’uomo non si senta soltanto un essere che vive ed agisce

come un anello nella catena degli eventi del mondo fisico,

ma come egli senta intervenire nella sua esistenza terrena

esseri spirituali, soprasensibili, e come con loro sia collegata la sua volontà.

 

La storia del « buon Gerardo » mostra come la luce crepuscolare,

che per quanto concerne la conoscenza del mondo fisico precedette l’epoca dell’anima cosciente,

facesse rivolgere lo sguardo alla osservazione del mondo spirituale.

Non si guardava nella vastità dell’esistenza fisica, ma tanto più si guardava nelle profondità di quella spirituale.

Ma nel tempo ora indicato l’umanità non guardava più il mondo spirituale come lo guardava nel passato

per mezzo della chiaroveggenza crepuscolare (di sogno).

Si avevano le immaginazioni;

ma sorgevano in un atteggiamento dell’anima umana che già fortemente tendeva al pensare.

Di conseguenza, non si sapeva più in che rapporto fosse il mondo,

che si manifestava in immaginazioni, con il mondo dell’esistenza fisica.

 

A coloro che più energicamente si attenevano al pensare,

le immaginazioni apparivano perciò « invenzioni » arbitrarie, prive di realtà.

Non si sapeva più che, per mezzo dell’immaginazione, si guarda in un mondo

nel quale si sta con tutt’altra parte del nostro essere umano, che non nel mondo fisico.

 

Nella narrazione i due mondi stavano così l’uno accanto all’altro,

ed entrambi, per il modo in cui la narrazione era tenuta,

avevano un carattere che faceva credere che gli eventi spirituali narrati

si fossero svolti percepibilmente in mezzo a quelli fisici, altrettanto percepibili di questi.

 

Inoltre, in molti di questi racconti gli avvenimenti fisici vengono confusi tra loro;

personaggi che avevano vissuto a secoli di distanza vi sono presentati come contemporanei;

certi avvenimenti sono descritti in luoghi e momenti non giusti.

• Fatti del mondo fisico sono così guardati dall’anima umana come si può guardare solo lo spirituale,

in cui tempo e spazio hanno altro significato che per il fisico;

il mondo fisico viene rappresentato in immaginazioni invece che in pensieri;

per contro, il mondo spirituale viene intessuto nel racconto come se non si trattasse di altra forma di esistenza,

ma della continuazione di fatti fisici.

 

Una concezione storica, che si attenga soltanto al fisico, pensa che siano state riprese le antiche immaginazioni dell’oriente, della Grecia, o altre, e che siano state intessute poeticamente nei soggetti storici che a quel tempo occupavano gli uomini. Negli scritti di Isidoro di Siviglia del secolo settimo, si ha una vera collezione di antichi « motivi di leggenda ».

Ma questo è un modo esteriore di osservazione. Ha importanza soltanto per chi non ha senso per quella disposizione animica umana che sa la propria esistenza ancora immediatamente congiunta col mondo dello spirito, ed è spinta ad esprimere in immaginazioni questa sua conoscenza. Se poi, invece della propria immaginazione ne venga adoperata una che è stata tramandata storicamente e che viene vissuta quale esperienza propria, ciò non è essenziale. L’essenziale sta nel fatto che l’anima è orientata verso il mondo spirituale in modo da vedere la propria azione e i processi naturali inseriti in quel mondo spirituale.

 

Tuttavia, nel genere delle narrazioni del tempo precedente l’inizio dell’epoca dell’anima cosciente,

si nota un traviamento. In tale traviamento l’osservazione spirituale vede l’azione della potenza luciferica.

• Ciò che spinge l’anima ad accogliere delle immaginazioni nel suo contenuto di esperienze,

corrisponde non tanto alle facoltà che essa possedeva in passato

(grazie ad una chiaroveggenza sognante), quanto piuttosto

a quelle esistenti nel secolo ottavo e fino al quattordicesimo dopo Cristo.

 

Queste facoltà tendevano già maggiormente ad afferrare col pensiero il mondo percepito sensibilmente.

In quell’epoca di transizione le due facoltà coesistono l’una accanto all’altra.

L’anima è posta fra l’orientamento antico,

che guarda al mondo spirituale e vede il mondo fisico soltanto come una nebbia,

e l’orientamento nuovo, che guarda ai processi fisici e per il quale la visione spirituale va impallidendo.

 

In questo vacillante equilibrio dell’anima umana si intromette l’azione della potenza luciferica.

Essa vorrebbe impedire che l’uomo si orientasse pienamente nel mondo fisico.

Vorrebbe trattenerlo con la sua coscienza in regioni spirituali che erano adatte per lui in epoche anteriori.

Vorrebbe impedire che nella sua sognante e immaginativa veggenza del mondo

fluisse l’elemento del pensiero, diretto alla comprensione dell’esistenza fisica.

 

E veramente essa può trattenere lontano dal mondo fisico, in modo irregolare, la facoltà di osservazione dell’uomo.

Ma non può conservare nel modo giusto l’esperienza delle immaginazioni antiche.

Così essa fa riflettere l’uomo in immaginazioni, senza però essere capace

di trasportarlo animicamente del tutto nel mondo in cui le immaginazioni hanno pieno valore.

 

All’inizio dell’epoca dell’anima cosciente Lucifero agisce in modo che per suo mezzo l’uomo viene trasferito

nella regione soprasensibile immediatamente confinante con la regione fisica, non però in maniera adeguata a lui.

Lo si può constatare in modo evidente nella saga del « duca Ernesto »

che nel medioevo era tra le preferite e veniva raccontata ovunque.

 

Il duca Ernesto viene in conflitto con l’Imperatore che ingiustamente vuol rovinarlo per mezzo di una guerra. Per sfuggire alla sua impossibile condizione di fronte al sovrano, il Duca si sente spinto a prender parte alle crociate d’oriente. Nelle esperienze che egli attraversa lungo il viaggio, prima di giungere alla mèta, viene appunto « leggendariamente » intrecciato il fisico con lo spirituale, nel modo indicato.

Per esempio il Duca, cammin facendo, arriva presso un popolo che ha la testa conformata come le gru; va a sbattere con le sue navi contro un monte detto « Magnetico », dal quale le navi vengono magneticamente attirate, e così gli uomini che vi si accostano non possono più ritornare indietro, ma periscono miseramente. Il duca Ernesto ed il suo seguito si liberano cucendosi intorno delle pelli, nascosti nelle quali si fanno trasportare, da grifoni che hanno l’abitudine di predare i naufraghi del monte Magnetico, su di un monte dove poi, durante l’assenza dei grifoni, tagliano le pelli e si dànno alla fuga.

Continuando la peregrinazione, giungono presso genti che hanno orecchie così lunghe da potersene avvolgere come una veste intorno a tutta la persona; poi presso altre genti i cui piedi sono così grandi che, quando piove, gli uomini si sdraiano in terra e si riparano con i piedi a guisa di ombrelli. Poi giungono presso un popolo di nani, poi presso un altro di giganti, e così via.

 

Molte simili vicende vengono raccontate in relazione col viaggio del duca Ernesto nella sua crociata.

La saga non fa sentire nel giusto modo come là, dove subentrano le immaginazioni, abbia luogo l’orientamento verso un mondo spirituale, e come, per mezzo di immagini, vengano raccontate cose che si svolgono nel mondo astrale e che sono connesse con la volontà e il destino dell’uomo terreno.

Così è della bella leggenda di Orlando, nella quale viene esaltata la spedizione di Carlo Magno contro gli infedeli di Spagna. Persino con reminiscenza biblica, ivi è detto che, per dare a Carlo Magno la possibilità di raggiungere una mèta che si era proposta, il sole si fermò nel suo corso, e una giornata si allungò fino a durare due giornate solite.

Nella saga dei Nibelungi si vede come la forma, che se ne è conservata nei paesi del nord, mantenga la visione del mondo spirituale più puramente, mentre nell’Europa centrale le immaginazioni vengono accostate alla vita fisica. Nella forma nordica del racconto è detto che le immaginazioni si riferiscono ad un « mondo astrale »; nella forma mitteleuropea della canzone dei Nibelungi, le immaginazioni si confondono con la visione del mondo fisico.

Anche le immaginazioni che si trovano nella saga del duca Ernesto si riferiscono in realtà a ciò che si sperimenta, frammezzo alle esperienze della sfera fisica, in un mondo « astrale » al quale l’uomo appartiene come a quello fisico.

 

Se si rivolge lo sguardo spirituale a tutto ciò, si vede come l’entrata nell’epoca dell’anima cosciente

significhi l’uscire da una fase dell’evoluzione nella quale le potenze luciferiche trionferebbero dell’umanità

se, per mezzo dell’anima cosciente con la sua forza dell’intellettualità,

non subentrasse nell’essere umano un nuovo impulso evolutivo.

 

• L’orientamento verso il mondo spirituale, che vuol portare sulla via dell’errore, viene impedito dall’anima cosciente;

lo sguardo dell’uomo viene portato sul mondo fisico.

• Tutto ciò che avviene in questo senso sottrae l’umanità alla traviatrice potenza luciferica.

 

A quel tempo Michele è già attivo per l’umanità dal mondo spirituale.

Dal soprasensibile egli prepara la sua azione futura.

Dà all’umanità degli impulsi che conservano la relazione precedente con il mondo divino-spirituale,

senza che questa conservazione assuma un carattere luciferico.

 

Poi, nell’ultimo terzo del secolo diciannovesimo,

con l’attività che dal secolo quindicesimo fino al diciannovesimo

era venuto esercitando come preparazione dal mondo soprasensibile,

Michele penetra nel mondo terreno fisico stesso.

 

• L’umanità dovette attraversare un periodo della sua evoluzione spirituale

mirando a liberarsi da quel nesso col mondo spirituale che minacciava di diventare impossibile.

• Dopo di che questa evoluzione, grazie alla missione di Michele,

fu condotta in modo da tornare a mettere il progresso dell’umanità terrena

in relazione col mondo spirituale che le è benefico.

 

Così Michele, con la sua azione, sta in mezzo

tra la luciferica immagine del mondo,  • e l’arimanico intelletto del mondo.

In lui l’immagine del mondo diviene rivelazione piena di saggezza

che svela l’intelletto del mondo quale divina azione universale.

In questa azione universale vive la sollecitudine del Cristo per l’umanità;

mediante la rivelazione universale di Michele, tale sollecitudine può così rivelarsi al cuore degli uomini.

 

(Seguono le parti seconda e terza)

124Il sorgere dell’epoca dell’anima cosciente (secolo quindicesimo) è preceduto, nel crepuscolo dell’epoca dell’anima razionale, da un’aumentata attività luciferica che perdura qualche tempo ancora nell’epoca nuova.

125Questa attività luciferica vorrebbe conservare illegittimamente forme antiche del rappresentarsi il mondo in immagini, e trattenere l’uomo dal comprendere intellettualmente l’esistenza fisica del mondo e dall’adattarsi in essa.

126Michele si collega con l’opera dell’umanità perché l’intellettualità indipendente rimanga col divino-spirituale avito, in maniera però non luciferica, bensì legittima.

 

 

By | 2020-02-03T16:01:31+01:00 Febbraio 3rd, 2020|IL MISTERO DI MICHELE|Commenti disabilitati su 11.a – DAVANTI ALLE PORTE DELL’ANIMA COSCIENTE. COME MICHELE PREPARA LA SUA MISSIONE TERRENA NELLE SFERE SOPRATERRENE ATTRAVERSO LA VITTORIA SU LUCIFERO / 124-126