02 – IL GOETHEANUM E I MISTERI EFESINI

Il Goetheanum e i misteri efesini

Rudolf Steiner e la Fondazione dei Nuovi Misteri


 

Nella conferenza del 2 dicembre 1923 egli (Rudolf Steiner) dice che nelle seguenti parole:

Contempla il Logos

nel fuoco struggente.

Trova la soluzione

nella casa di Diana.

▸ …. «le fiamme del Goetheanum si condensano come fossero dei segni grafici…:

L’Akasha di fuoco della sera di S. Silvestro enuncia ben chiare queste parole, accanto a molte altre55

 

I due primi versi di questa quartina si riconnettono, come già detto, con la seconda rivelazione di Michele, che apparve nell’incendio del Goetheanum. I due versi seguenti ci introducono nel profondo segreto del divenire storico dell’umanità in quanto esso si connette con l’evoluzione cosmica di Michele. Ma ci propongono anche un compito assolutamente concreto.

Rudolf Steiner ce ne parla dopo, nella conferenza del 31 dicembre 1923, in maniera più chiara: ▸«Per chi era dotato della sensibilità necessaria, era da vedersi nel Goetheanum una rimembranza del tempio di Efeso.»56

• Perciò se vogliamo risolvere il quesito che qui ci viene proposto, dobbiamo rivolgerci ai misteri efesini.

 

Una importante caratteristica del tempio di Efeso e dei misteri di Artemide – così ce lo espone Rudolf Steiner – è il loro rapporto occulto con l’inizio del Vangelo di Giovanni. Ne parla esaurientemente nel ciclo «Aspetti dei misteri antichi», tenuto immediatamente prima del Convegno di Natale, nel quale la conferenza del 2 dicembre era dedicata alla descrizione dei misteri efesini:

▸ «E colui il quale, fornito dello sguardo immaginativo sulla storia del mondo, si accosta alle parole dense di significato ‘In principio era il Logos…’, verrà sempre di nuovo rimandato all’antico tempio di Diana in Efeso. E da quanto risuona enigmaticamente dai primi versi del Vangelo di Giovanni, chi è iniziato fino a un certo grado nei segreti universali, verrà indirizzato ai misteri del tempio di Artemide o di Diana, in Efeso.»57

 

L’essenziale dell’enigma consisteva nel fatto che

la via di iniziazione efesina faceva avanzare gradualmente il discepolo

• dalla sperimentazione del micrologos che si manifesta negli organi umani della favella,

• all’attività del Macrologos scorrente attraverso l’intero universo, di cui parla l’inizio del Vangelo di Giovanni.

 

Nel ciclo di conferenze tenute da Rudolf Steiner durante il Convegno di Natale, dal titolo «Centri di misteri nel medioevo» vien indagata ancor più in profondità l’essenza dei misteri efesini, questa volta nell’aspetto della loro correlazione storico-geografica e nella loro importanza per l’ulteriore sviluppo della vita spirituale europea.

Dalle molteplici descrizioni dei misteri di Efeso contenute in questo ciclo di conferenze, vogliamo scegliere alcuni punti di vista particolarmente importanti per la nostra considerazione

Così nella terza conferenza del ciclo (26.12.23) Rudolf Steiner descrive come il discepolo, dopo essersi identificato con il simulacro di Diana del tempio, poteva conseguire una partecipazione cosmico-spirituale ai processi naturali del suo ambiente, poiché ▸ «… nell’immedesimarsi nel simulacro di Artemide, si riceveva interiormente la visione del proprio rapporto con i regni dell’eterico. Ci si sentiva unificati al mondo delle stelle. Non si sentiva la sostanzialità terrestre compresa nei limiti della pelle umana si sentiva la propria esistenza cosmica. Si sentiva se stessi nell’eterico.»

Viene inoltre descritto come una tale conoscenza dei mondi stellari conducesse il discepolo a penetrare nei segreti del passato della Terra.

 

Più tardi, nella quinta conferenza, Rudolf Steiner dice che i misteri efesini funsero da mediatori tra i più antichi misteri dell’oriente e i misteri propriamente greci. Perciò funsero da congiunzione tra oriente e occidente, perchè furono un centro misterico nel quale la sapienza spirituale si era preservata fino a un’epoca relativamente tarda, in una purezza completamente intatta e in pieno equilibrio tra i misteri greci, che avevano un carattere prevalentemente luciferico, e i misteri d’oriente che, incappando in una crescente decadenza, entravano sotto influsso arimanico.

Rudolf Steiner dice di tale equilibrio: ▸ «… che in una certa maniera, in Grecia l’onda della vita civilizzata era giunta a una forma di luciferismo, d’altra parte in Asia era rimasta in una forma arimanica; in Efeso c’era il pareggio

 

Grazie a tale particolarità i misteri efesini poterono, da una parte, conservare nella sua purezza la più profonda tradizione dei più antichi misteri orientali, e d’altra parte fu loro possibile preparare la via all’umanità moderna, che si può sviluppare rettamente solo nell’equilibrio tra le potenze di Lucifero e di Arimane.

Ancora un’altra particolarità dei misteri efesini fu di speciale importanza per l’ulteriore evoluzione della Terra, e consistette nel fatto che quei segreti del cosmo spirituale che negli antichi misteri si aprivano solo attraverso la partecipazione al corso ciclico dell’anno, furono accessibili al discepolo dei misteri di Efeso indipendentemente dai processi naturali, attraverso il rinvigorimento interiore delle sue forze animiche.

▸ «Là i discepoli dei misteri…erano indirizzati alla loro propria maturazione, non più al corso delle stagioni.

Là comparve per la prima volta la prima traccia della personalità

 

Queste parole di Rudolf Steiner ci indicano che, specialmente nei misteri efesini, il principio del «Ex deo nascimur» dall’elemento divino nasce la singola personalità umana – potè divenire per il discepolo un’esperienza pienamente reale.

 

Vediamo così che i misteri di Efeso nel loro complesso tendevano a preparare l’umanità,

• per un verso al futuro Mistero del Golgota, mediante la sperimentazione

di quelle verità cosmiche di cui parlano le parole all’inizio del Vangelo di Giovanni,

• e per l’altro verso, tendevano a far sì che l’umanità discendesse del tutto nella sfera terrena,

per conseguirvi l’impulso alla libertà individuale.59

 

Da ciò diviene comprensibile la speciale posizione che questi misteri dovettero ricoprire in tutta l’ulteriore evoluzione dell’umanità, per la realizzazione di un giusto trapasso dall’epoca dei misteri all’epoca della conoscenza intellettuale o filosofica.

Tale comprensione dei misteri efesini può gettar qualche luce, per la futura cultura dell’umanità, anche sulle intenzioni di quelle potenze avverse che ispirarono l’orrenda azione di Erostrato. Infatti l’incendio del tempio nell’anno 356 a.C.n. annientò non solo l’ultima pura oasi di vita misterica di quei tempi, ma voleva soprattutto impedire la formazione in Europa delle basi misteriosofiche per la preparazione della sua futura «missione intellettuale», poiché ▸ le «entità demoniache che stavano dietro Erostrato… tramavano per non lasciare alcuna spiritualità nella civiltà europea stessa.»60

• Ma anche allora quella grande tragedia che il karma universale aveva dovuto lasciar avvenire, venne tramutata in particolare maniera in un bene, affinchè si potesse nonostante tutto effettuare il giusto trapasso dalla antica sapienza dei misteri alla nuova epoca evolutiva più intellettuale e filosofica dell’umanità occidentale.

 

Questo trapasso mondiale, non poteva venir condotto direttamente per opera dei misteri efesini, ma doveva condizionare tutta la successiva evoluzione spirituale dell’umanità occidentale, e della sua realizzazione venne allora incaricato dalla direzione del mondo, Aristotele (384-322).

A lui, che nella precedente incarnazione era stato discepolo dei misteri efesini,61 e aveva allora potuto penetrare profondamente nella loro essenza occulta, toccò ora il compito di dare all’umanità il più energico impulso allo sviluppo ulteriore individuale, un impulso che, nell’epoca della temporanea estinzione della sapienza dei misteri, doveva preparare a poco a poco l’umanità al giusto sorgere del principio dell’io e alla futura epoca della libertà.

 

Aristotele aveva ventotto anni quando avvenne l’incendio del tempio di Efeso, con il quale venne dato il segnale universale che ormai tutta la saggezza dei misteri doveva ritirarsi dalla guida diretta della umanità. Ed è profondamente commovente quel dialogo dal taglio storico universale, che si svolse allora tra l’anziano Platone e il giovane Aristotele, dialogo che Rudolf Steiner conosceva direttamente dalla cronaca dell’Akasha, e sul quale si espresse con le seguenti parole:

▸ «Qualcosa non ti è sembrato tanto giusto, di quanto ho insegante a te e agli altri discepoli. Quello che vi ho insegnato è in fin dei conti l’estratto della antichissima sacra sapienza dei misteri. Ma nel corso della loro evoluzione gli uomini assumeranno una forma, una figura, una organizzazione interiore, che li condurrà a poco a poco a qualcosa di veramente più elevato di quanto troviamo adesso negli uomini stessi, che rende impossibile all’uomo di accettare la scienza della natura nel modo come era per i greci, come l’ho descritta oggi. – Così Platone chiarì ad Aristotele la situazione. – Ecco perchè mi voglio ritirare per un certo tempo, disse Platone, e lasciare te a te stesso. Cerca di perfezionare in pensieri quello che hai ricevuto qui nella mia scuola, cerca di farlo nel mondo dei pensieri per il quale tu hai uno speciale talento, e che deve divenire il mondo dei pensieri degli uomini nel corso di molti secoli.»

E Rudolf Steiner aggiunge:

▸ «Aristotele e Platone restarono separati, e con questo Platone adempì, attraverso Aristotele, ad un alto incarico spirituale.»62

 

Così Aristotele, grazie a tale «alto incarico spirituale», potè spiegare la pura sapienza misteriosofica di Platone in un linguaggio di concetti chiaramente delineati, spirituali e nello stesso tempo terreni, che dovevano diventare a poco a poco «il mondo di pensieri degli uomini per molti secoli».

Tutta la sapienza dei misteri di quel tempo venne così gettata da Aristotele in forme strettamente logiche, astratte e intellettuali, che dovevano in futuro formare la base per la pura facoltà umana di pensiero. E siccome questa sapienza assunse allora un carattere concettuale e come tale venne diffusa in Europa e in Asia, l’umanità europea ne ricevette, inculcato nel mondo materiale, un fortissimo impulso verso l’ascesa; questo inculcamento avvenne però con il pieno consenso delle potenze spirituali dirigenti l’evoluzione terrena, cosicché la sapienza dei misteri, dopoché questi avevano rinunciato alla guida diretta dell’umanità, potè rimanere nell’umanità stessa in forma di un sottile estratto concentrato, per prepararla a una reale comprensione della natura del mondo ambientale materiale, nel quale essa doveva ora percorrere la dura scuola del divenire dell’io.

 

Si può provare un sentimento di tutto questo, confrontando interiormente la filosofia di Platone con quella di Aristotele; i risultati di tale confronto sono riassunti da Rudolf Steiner con le seguenti parole:

▸ «Quando un uomo moderno legge Platone con reale e giusto sentimento spirituale basato su una sicura meditazione, prova allora, dopo un certo tempo, la sensazione come se la sua testa stesse più in alto della sua testa fisica, come di essere alquanto fuoruscito dal suo organismo fisico… Con Aristotele è diverso, con lui non si potrebbe mai avere la sensazione che leggendo si fuoriesca dal corpo. Ma quando si legge Aristotele sulla base di una sicura preparazione meditativa, allora si prova la sensazione che Aristotele stesso lavori proprio nell’uomo fisico. É proprio passando per Aristotele che l’uomo progredisce.»63

Da queste parole diventa chiaro che la filosofia più immaginativa di Platone, che operava ancora del tutto nello spirito del principio di iniziazione degli antichi misteri,64 provocava nell’uomo una parziale uscita dal corpo. La filosofia di Aristotele invece, pur conservando nella sua forma più logica umana il rapporto interiore con i misteri, richiamava la tendenza verso una forte incorporazione, verso una intensa penetrazione dell’uomo nei suoi corpi, mediante la quale veniva dato all’umanità europea l’impulso per una nuova evoluzione, che doveva essere la più importante per essa per molti secoli, e di cui parlava Platone nel citato dialogo con Aristotele.

 

Si può dire che Aristotele fece con la sua filosofia

il primo tentativo di pensare non solo con il suo cervello eterico, ma anche con il suo cervello fisico.

 

Platone attingeva ancora dalle forze eteriche di pensiero gli impulsi per la formazione della sua dottrina,

Aristotele invece cercò di creare i nuovi involucri per la sapienza cosmica antica

mediante le forze terrestri del cervello fisico, e non solamente mediante le sue forze eteriche.65

 

Perchè solo per il fatto

che lo spirito umano si immerse profondamente nel corpo fisico, nella materia fisica,

l’umanità potè venir condotta a raggiungere finalmente

la piena libertà interiore e il risveglio dell’io individuale.

 

Ancora per un altro aspetto dobbiamo considerare questo importante trapasso compiuto da Aristotele. In tempi molto antichi, per esempio nell’epoca di cultura egizio-caldaica, troviamo un’umanità terrestre che sta ancora completamente sotto la guida del mondo spirituale, allora tale guida era possibile soprattutto perchè l’uomo poteva evocare ancora in alto grado dei chiari ricordi delle immaginazioni nelle quali era vissuto prima della sua nascita, e poteva attingere da essi degli impulsi spirituali diretti per la sua vita terrena. Espressione di tale stato di cose sono molte immagini mitologiche dei diversi popoli.

Già durante l’epoca greca di cultura si fecero più deboli i ricordi delle immaginazioni preterrene. Sono ancora relativamente vive presso Pitagora ed Eraclito, ma al tempo di Platone l’esperienza diretta di queste immaginazioni perde tanto vigore, che persino Platone stesso non parla più tanto del mondo delle immaginazioni, quanto di quello delle idee.

 

Ciononostante i greci avevano ancora un chiaro sentimento del fatto

che l’origine delle loro idee e delle loro forze di pensiero fosse da ricercarsi non in questa vita terrena,

bensì nella vita prenatale, nel mondo delle immaginazioni viventi.

 

Rudolf Steiner descriveva questo speciale carattere del pensiero greco, nel modo seguente:

▸ «La forza di pensiero che… sviluppavano i greci… era tale che, passando attraverso la nascita, si perdevano, per così dire, le immagini delle esperienze avute prima di nascere, ma permeava la forza di pensiero che si usava prima della nascita per collegare a quelle immagini un senso razionale. É questa la particolarità del pensiero greco, che è così diverso dal nostro pensiero cosiddetto normale. Poiché il pensiero greco lo si può imparare elaborando le immaginazioni che si sono avute prima della nascita: di queste ci si ricordava poco, ma l’essenziale che rimaneva era l’acume che si applicava prima di nascere, per raccapezzarsi nel mondo sul quale ci si faceva delle immaginazioni.»66

 

In questa maniera nella cultura greca generale si manteneva, al posto delle immaginazioni, un pensare vivente.

I greci sperimentavano che la sorgente di tale attività di pensiero si trovava nell’esistenza preterrena.

 

Alcuni pensatori conservavano persino un oscuro ricordo delle immaginazioni prenatali, e ad essi apparteneva fino a un certo grado Platone stesso. Ecco il suo mirabile rapporto con le idee, come fossero esseri viventi, poiché direttamente dietro a loro erano a lui percepibili, in una luce quasi crepuscolare, le figure delle immaginazioni, degli esseri di pensiero. Ecco la ragione principale per cui la dottrina della preesistenza dell’anima, che trapassò direttamente nella dottrina della reincarnazione, era così familiare proprio a Platone.67

 

Poiché egli sentiva che là, nell’esistenza preterrena, nel mondo delle immaginazioni,

stanno le vere sorgenti delle idee da lui sperimentate.

• Si può rendere il senso di questa esperienza di Platone anche nel seguente modo:

i miei pensieri, le mie idee, non sono in fondo create da me,

bensì esse affluiscono in me da quei mondi divino-spirituali nei quali mi trovavo fino alla mia discesa sulla Terra.

 

Ma un tale pensare vivente, che attingeva le sue forze assolutamente dal mondo spirituale

nel quale l’anima dimora fino alla nascita,

non avrebbe giammai potuto condurre l’uomo alla vera libertà interiore,

poiché un tale pensiero, finché fosse stato ancora vivificato dalla forza dell’immaginazione,

operava in alta misura con la necessità di una forza della natura.

 

Finché l’uomo si faceva stimolare dalla forza spirituale immaginativa che stava dietro al proprio pensiero,

non pensava ancora da se stesso,

mentre doveva decisamente respingere proprio questa influenza diretta delle immaginazioni

per conseguire la sua libertà e il pieno sviluppo della coscienza individuale dell’io.

• In altre parole, gli occorreva un trapasso dal pensare vivente che ha in sé la propria realtà,

a quell’attività di pensiero che è solo una immagine riflessa della realtà.

Perchè ▸ «un’immagine riflessa è appunto una mera immagine, che non obbliga l’anima nè la costringe».68

Infatti ▸ «nell’epoca in cui la coscienza tende ad avere immagini riflesse, si può formare contemporaneamente l’impulso alla libertà. Da tutto il resto l’uomo sarebbe costretto a fare qualcosa. Quando invece egli vive in tali rappresentazioni coscienti che sono immagini, e solo immagini riflettenti una realtà, senza essere una realtà, non lo può obbligare alcuna realtà. In questa età egli può formare il suo impulso alla libertà.»

 

Doveva esaurirsi la forza di pensiero che era ancora compenetrata da immaginazioni.

▸ «E questo è proprio lo sviluppo del quarto periodo postatlantico che… si prolungò fino al XV secolo dopo Cristo;

questo è proprio l’essenziale, che questa forza di pensiero diminuisca.»69

 

• Fu compito di Aristotele di aprire la via a questa nuova evoluzione, perciò egli dovette provvedere a che anzitutto il sapere sulle fonti del pensiero immaginativo venisse dimenticato per un certo tempo dell’evoluzione dell’umanità vale a dire, che scomparisse la dottrina della preesistenza dell’anima alla nascita e con essa, in sostanza, anche la dottrina della reincarnazione.

 

• In Platone troviamo ancora la dottrina della preesistenza dell’anima prima della nascita e la dottrina della reincarnazione nella sua antica forma precristiana.70 Non la troviamo più in Aristotele.71

Così lo descrisse Rudolf Steiner:

▸ «Per Aristotele non esisteva in generale lo spirito del singolo uomo, ossia della singola personalità umana, prima dell’entrata dell’uomo nell’esistenza fisica, bensì, quando l’uomo nasce sul piano fisico, lo spirito deriva direttamente dal mondo spirituale, come una creazione nuova: non si può designarlo altrimenti che come una “creazione della divinità” che il mondo spirituale aggiunge direttamente a quanto deriva da padre e madre… Dunque lo spirito dell’uomo… non è affatto esistito prima. Il dio lo crea (al momento della nascita terrena). … Di un ritorno dell’elemento spirituale in una incarnazione corporea nel mondo fisico non si può parlare.»72,73

 

Aristotele è dunque il precursore del cristianesimo futuro, in quanto «era compito proprio del cristianesimo di far rientrare per un certo tempo l’onda evolutiva che risveglia negli uomini la coscienza delle vite terrene ripetute».74

Perchè l’antica dottrina della reincarnazione non era conciliabile nè con la vera libertà umana,

nè con una reale coscienza individuale dell’io.

Ciò si poteva sviluppare nell’umanità solo in base all’impulso Cristo che doveva venire nell’evoluzione della Terra mediante il Mistero del Golgota, a cui Aristotele doveva preparare la via. Perciò il sapere intorno alle vite terrene ripetute, nella sua forma antica, dovette conciliarsi per un certo tempo, affinchè, diciannove secoli dopo il Mistero del Golgota, alla fine del periodo oscuro del Kali Yuga, potesse venir dato di nuovo all’umanità, questa volta in una forma conveniente all’io libero pienamente sviluppato.

 

Rudolf Steiner esprime questi pensieri nel modo seguente:

«La motivazione scientifica per la reincarnazione non è mai stata enunciata prima del nostro tempo cosicché, in rapporto alla dottrina spirituale, ci troviamo ora ad un punto di svolta che, in fondo, soltanto mediante la scienza dello spirito, in maniera vera e in linea di principio, ha superato Aristotele.»75

 

Ciò è accaduto perchè, come l’abbiamo visto, l’umanità doveva percorrere, fino alla fine del Kali Yuga, la dura scuola del divenire individuale e libero dell’io nel mondo terreno, ma dovette inoltre imparare ad apprezzare questo mondo terreno come necessario mezzo per la sua evoluzione spirituale, e una tale coscienza poteva formarsi solo se si fossero sentiti il valore assoluto e l’unicità della singola vita umana.

Questo fu l’impulso che Aristotele dovette dare, dirigendo l’attenzione di tutta l’umanità sul mondo dei sensi, poiché era questo il mondo in cui doveva presto discendere il Cristo, per dare l’impulso alla susseguente riascesa.

Ecco perchè Rudolf Steiner dice di Aristotele che, sebbene egli ammettesse solo un’unica incarnazione dell’uomo sulla Terra, ciononostante «… questa unica vita terrena ha la sua grande importanza e un significato positivo» per l’uomo, poiché «… Aristotele dà valore alla sua ammissione di un’unica incarnazione umana e che sia una meta della divinità… di introdurre l’uomo in un corpo umano terrestre.»

 

Le opinioni di Aristotele sull’origine dello spirito umano indicano, secondo Rudolf Steiner, che egli deve aver sperimentato con particolare forza il principio spirituale del «Ex deo nascimur»

E Rudolf Steiner prosegue:

▸ «Aristotele non dà valore al mondo dei sensi per se stesso bensì come condizione per l’ascesa nel mondo spirituale. Il sentimento occidentale porta pur sempre ad apprezzare l’elemento sensibile permeato di spirito, permeato di Dio e anche se il materialismo lo rinnegò per un certo tempo, ciò viveva, e dovrà sempre rimanere negli animi, fin quando perdureranno le condizioni fondamentali per lo spirito occidentale. E in Aristotele ciò viveva come premessa alla totale evoluzione dell’umanità76

 

Così nel tempo precedente il Mistero del Golgota, per un impulso cristico genuino, dovette venir celata all’umanità europea la dottrina della reincarnazione nella sua forma precristiana.

Con l’inizio del XX secolo dovette tuttavia esserle ridata come nuova, ma questa volta traendola dalle più profonde sorgenti della nuova manifestazione del Cristo il quale, a partire dal XX secolo, appare come Signore del Karma,77 le cui leggi formano le basi per l’evoluzione individuale umana attraverso le vite terrene ripetute.78

Questa è pure la ragione per cui Rudolf Steiner designa come il più importante compito dell’antroposofia quello di portare alla coscienza europea la vera dottrina di reincarnazione e karma nella sua forma nuova, che d’ora in poi è profondamente cristiana. Questa dottrina dovrebbe, mediante l’antroposofia, compenetrare a poco a poco l’intera vita sociale e divenire il fondamento per la configurazione animica di ogni uomo moderno, poiché questo è nel contempo il primo passo verso una cultura spirituale del futuro.79

 

Per continuare nella considerazione della missione universale di Aristotele, è necessario rilevare in particolare che egli agiva assolutamente nello spirito che si era acquisito durante la sua precedente incarnazione, al tempo del suo discepolato in Efeso: lo spirito del perfetto equilibrio tra l’elemento luciferico e quello arimanico. Infatti gli riuscì, mediante le sue rigorose forme di pensiero, di evitare per un verso la finzione luciferica propria all’antica cultura,80 e per l’altro verso di sfuggire al pericolo di incorrere nell’influsso di Arimane, in quanto la sua visione della natura, grazie al suo collegamento con l’essenza dei misteri, era pur sempre colma di spirito. Egli potè poi introdurre questo equilibrio tra gli impulsi luciferici e arimanici, come un fermento, nel proseguimento della civiltà europea.81

Il suo compito più importante fu tuttavia quello di creare le premesse per la comparsa dell’intelligenza umana nell’evoluzione della Terra, liberandola così a poco a poco dall’intelligenza cosmica.

 

▸ «Nell’aristotelismo stava… la liberazione,

l’enucleazione dell’intelligenza terrestre dall’intelligenza cosmica.

In quella che più tardi venne chiamata la logica di Aristotele,

sta l’enucleazione di quella struttura di pensiero che divenne poi intelligenza umana in tutti i secoli successivi.»82

 

Aristotele compì così per tutti i secoli futuri la transizione dagli antichi misteri alla, filosofia.

Ma la filosofia di Aristotele si riversò durante i primi secoli e durante tutto il medioevo, come una corrente sottile e ininterrotta, attraverso tutta la vita spirituale occidentale, e molte generazioni di filosofi e di pensatori appresero da essa a perfezionare un pensiero, dapprima più personale e più tardi pienamente individuale, senza tuttavia interrompere il nesso con le sorgenti soprasensibili di questa filosofia.

Questa transizione, così necessaria dal punto di vista cosmico per lo stato di coscienza del futuro dell’umanità, potè essere compiuta da Aristotele solo perchè egli visse durante l’ultima epoca dell’arcangelo Michele, il quale, come amministratore della intelligenza cosmica, ispirò, dal mondo spirituale, in Aristotele e in Alessandro le loro possenti azioni, e questo invero perchè egli ▸ «inviò sulla Terra dalle regioni solari dei segni tali da poter animare sia le gesta di Alessandro, che la filosofia aristotelica; potè operare sulla Terra l’ultima fase dell’intelligenza spirituale ispirata… »81

 

Questa intelligenza di ispirazione cosmica micheliana apparve nella filosofia di Aristotele come suo nucleo esoterico segreto, ed è il vero miracolo della sua filosofia, che secondo la forma era già altamente umana, ma nel suo profondo contenuto segreto era tuttavia del tutto ispirata dal mondo spirituale, perchè solo una simile filosofia poteva render possibile all’umanità di compiere in maniera spirituale corretta la transizione al pensiero libero e individuale, vale a dire di procedere sulla via che potesse condurre un giorno ad accogliere, in piena libertà interiore, il Mistero del Golgota.

Ecco perchè l’opera terrena di Aristotele, che fu assolutamente ispirata da Michele, il volto del Cristo, e dallo spirito del Cristo stesso che agiva attraverso di lui, si è mantenuta in Europa in modo stupefacente nei tempi successivi. E molte generazioni posteriori di pensatori riconobbero in Aristotele il grande filosofo che preparò l’umanità al Mistero del Golgota. Di questo fatto fanno testimonianza gli scritti dei maestri dell’alta scolastica, che ancora nel XIII secolo vedevano in Aristotele il «praecursor Cristi in naturalibus», così come in Giovanni Battista il «praecursor Cristi in gratuitis».83a

 

Prima di chiudere l’argomento del significato e della posizione di Aristotele nell’evoluzione del mondo, dobbiamo indicare ancora un evento particolarmente importante, che non sta solo come grande segno del destino di Aristotele, ma che ebbe un influsso specialmente profondo sul destino dell’umanità che si evolveva verso la libertà.

Per quanto l’umanità si allontanasse gradualmente dalla guida del mondo spirituale, e gli antichi misteri si estinguessero, a seguito di questo evento, Aristotele trovò una via per la quale si mantenne raggiungibile, per molti lunghi secoli, seppure in forma astratta, la sapienza divina dei segreti del cosmo.

Perciò proprio questo evento ci può fornire la chiave per la comprensione dell’essenza della missione di Aristotele; ci può servire a comprendere perchè la transizione dalla conoscenza dei misteri alla conoscenza filosofica, che Aristotele aveva da eseguire, venne compiuta da lui in maniera legittima dal punto di vista spirituale, vale a dire in piena armonia con le potenze spirituali conduttrici l’umanità.

 

Troviamo la descrizione di questo evento pieno di significato della vita di Aristotele nella conferenza tenuta da Rudolf Steiner a Dornach il 22 aprile 1924. Egli descrive come,

grazie all’incontro con i misteri di Samotracia, emerse in Aristotele

una memoria della sua precedente incarnazione come discepolo dei misteri efesini,

che fece sì che, attraverso la sapienza di questi misteri, la quale, a seguito del misfatto demoniaco di Erostrato,

era passata attraverso l’elemento del fuoco nel cosmo eterico circondante la Terra,

egli potè venir ispirato direttamente dalla sfera cosmica eterica.

 

E questa pura ispirazione cosmica che era passata nella sfera soprasensibile dell’Efeso spirituale, provocò in Aristotele l’impulso a formare l’«alfabeto universale» delle sue dieci categorie, le quali, essendo accessibili esteriormente e nel contempo profondamente esoteriche, accompagnarono nei tempi seguenti l’umanità, come un aureo filo di Arianna, nel suo intricato e complicato sentiero della comprensione del mondo della natura ambientale, e furono una vera face per l’umanità che andava sprofondando nella materia, poiché queste categorie aristoteliche ▸ «… contenevano quanto deve condurre in alto nel mondo spirituale attraverso l’intelligenza».84

 

Poiché la volontà di Aristotele e di Alessandro era profondamente compenetrata dall’impulso a servire Michele e la sua sfera, la direzione divina piena di saggezza potè trasformare in bene il gran male che Erostrato aveva perpetrato, e giovare all’intera umanità nel senso della continuità evolutiva.

Furono questi gli effetti di quell’evento per l’evoluzione del mondo.

 

Alla nostra considerazione risulta ancora un altro aspetto importante, quando ci rendiamo conto dell’essenza di quella esperienza, grazie alla quale Aristotele potè creare le categorie; perchè tale comprensione ci permette di riconoscere una particolarità essenziale e caratteristica dello spirito aristotelico, che è quella che l’impulso della memoria agiva in speciale misura sulla sua anima.

Abbiamo visto che Aristotele rinunciò a insegnare la preesistenza dell’anima nella sua filosofia,85 ma che ciononostante questa filosofia era interiormente completamente fondata su una sua particolare forza di pensiero, la quale era nella sua natura intima proprio una rimembranza dell’esistenza preterrena.

Invero Aristotele non sperimentava più, come lo faceva Platone, dietro alle idee le concrete immaginazioni derivanti dalla vita prenatale, e in questo senso le idee stesse non erano per lui delle entità indipendenti (esseri di pensiero), tuttavia il processo stesso di pensiero era per lui una specie di memoria, poiché nella sua attività di pensiero operavano forze che erano ricordi delle forze di pensiero proprie all’anima prima della sua discesa sulla Terra.

E nella misura in cui Aristotele disponeva ancora (e ne disponeva effettivamente) di un pensiero vivente, era questo stesso ancora un ricordo, ricordo della vita dell’anima nel mondo spirituale. Così vediamo pure che l’impulso più importante in rapporto alla creazione delle dieci categorie, era l’impulso di memoria della sua vita durante l’incarnazione precedente, poiché faceva sì che Aristotele potesse ricevere queste categorie per ispirazione dal tempio di Efeso, ormai operante dalle lontananze eteriche.86

 

In conclusione la filosofia aristotelica nel suo insieme

porta in alto grado l’impronta dell’ultima vera rimembranza dell’antichissima sapienza dei misteri,

▸ «e in Aristotele tutto ci appare come sistemato in forme logiche – si può proprio dirlo – come un antico capitale di sapienza reso astratto, mondi viventi portati in concetti. Ciononostante, poiché Aristotele sta per così dire al punto di chiusura della antica corrente, si respira in lui ancora qualcosa di quanto era l’antico capitale di sapienza.»87

 

In queste parole si può sperimentare come Aristotele fosse uno degli ultimi ad avere ancora rimembranze della grandezza dell’antica sapienza e che cercava di dar loro tali forme di pensiero, nelle quali potessero continuare a vivere, anche durante l’intera evoluzione successiva dell’umanità.

Da tutto ciò ci appare chiaro che la disposizione d’animo fondamentale della personalità di Aristotele, che visse nel tempo di transizione tra due epoche dell’evoluzione del  mondo, corrispondeva alla memoria, per mezzo della quale egli era congiunto con i misteri anche in quella incarnazione, senza esserne tuttavia il discepolo, ossia senza essere un iniziato in senso proprio.

E poi avvenne il Mistero del Golgota, punto di svolta per tutta l’evoluzione della Terra: Aristotele e il suo discepolo Alessandro, fedelissimi seguaci dell’arcangelo Michele, vi assistettero dalla sua altissima sfera solare, dove contemplarono la partenza del Cristo dal Sole per attuare in Terra il Mistero del Golgota.

Questa commovente esperienza del Mistero del Golgota dal punto di vista cosmico, destò nelle anime di Aristotele e di Alessandro un potente impulso, che ▸ «… era… l’esigenza… di cominciare in maniera del tutto nuova, non di continuare ciò che vi era già in Terra, bensì di ricominciarlo daccapo.

Con questo ha luogo naturalmente anche una specie di continuazione. Non era che si volesse togliere di mezzo il vecchio, ma era un nuovo potente impulso a introdurre il cristianesimo in una maniera speciale nella civiltà della Terra, questo era quello che Alessandro e Aristotele avevano intenzione di fare.»

 

▸ «Non videro il Cristo che arrivava in Terra, lo videro congedarsi dal Sole. Ma tutto quanto essi sperimentarono si configurò in loro in quell’impulso: in tutti i casi si doveva operare nel senso che il nuovo dominio di Michele, al quale Alessandro e Aristotele vogliono rimaner fedeli con tutte le fibre della loro anima, che il nuovo dominio di Michele portasse un cristianesimo, non solo profondamente motivato, ma anche più intenso. Sarebbe iniziato nel 1879 per durare tre o quattro secoli.»

 

Ma con la partenza del Cristo dal Sole avvenne anche un altro evento cosmico importante: l’intelligenza cosmica che Michele amministrava nel cosmo da eternità, in quanto dal suo alto luogo solare la guidava nelle teste degli uomini, doveva ora abbandonare la sua sfera solare e trasferirsi in Terra, per divenirvi a poco a poco proprietà dell’uomo stesso, perchè si doveva sviluppare gradualmente sulla Terra un pensiero completamente individuale, o, in altri termini, si poneva all’uomo l’obiettivo di produrre da sè i pensieri e di non lasciarsi più ispirare da pensieri provenienti dal cosmo. Ciò divenne possibile soltanto intorno all’VlII secolo dopo la nascita di Cristo, quando l’intelligenza cosmica, dopo aver abbandonato la sfera di Michele in conseguenza del Mistero del Golgota, raggiunse finalmente la Terra. Di questo fatto rende testimonianza l’opera di Scotus Erigena, uno dei primi filosofi umani che produsse da sè i suoi pensieri.

 

Aristotele osservò dalla sfera solare anche questa discesa della intelligenza cosmica, egli vide prepararsi con ciò il tempo in cui l’umanità, con il principio dell’epoca dell’anima cosciente, poggiandosi del tutto sulle forze dell’intelligenza divenuta sua propria, si sarebbe definitivamente alienata dal mondo spirituale e, per ottenere la piena libertà interiore, si sarebbe esposta al terribile pericolo di arimanizzare questa intelligenza micheliana, divenuta di sua proprietà.

 

Per preparare bene la futura epoca dell’anima cosciente e parimenti quella del nuovo dominio di Michele, quando all’intelligenza cosmica si sarebbe aperta la possibilità, per la prima volta da quando si era calata giù dalla sua sfera, di ritornare a Michele e così ricongiungere i mondi degli uomini e degli dèi, separati dall’VIII secolo, i mondi della natura e dello spirito, Aristotele si incarnò di nuovo nel XIII secolo, alla soglia dell’epoca dell’anima cosciente, nel massimo filosofo del medioevo, principale rappresentante della scolastica medievale, nel domenicano Tomaso d’Aquino (1225-1274).89

Perchè allora, alla soglia dell’epoca dell’anima cosciente, Tomaso d’Aquino dovette rifondare su nuove basi la filosofia di Aristotele, quella che era stata creata nel IV secolo prima di Cristo e che era derivata ancora dall’ispirazione dei misteri e dall’intelligenza cosmica, partendo questa volta da pure facoltà terrestri, poiché l’intelligenza cosmica era da allora in poi sulla Terra.

 

É profondamente significativo il fatto che in questa occasione si ripete lo stesso processo di quando nel IV secolo a.C.n., a seguito del dialogo con Aristotele, Platone si era decisamente ritirato nello sfondo, lasciando il campo al suo grande allievo. Ma questa volta il fatto avvenne nel soprasensibile, sopra la Terra, quando, a cavallo tra il XII e il XIII secolo, i platonici della scuola di Chartres, appena risaliti nel mondo soprasensibile, nella dottrina dei quali era vissuto l’ultimo riflesso degli antichi misteri, in quanto avevano attinto la loro sapienza ancora dall’ispirazione dell’intelligenza cosmica di Michele, trasferirono la direzione delle vicende terrene dell’uomo ai futuri scolastici domenicani, capeggiati da Tomaso d’Aquino, che si preparavano a discendere in Terra. «Ora è vostro compito di coltivare l’intelletto nella epoca incipiente delle anime coscienti», così dissero allora alle anime cui spettava di creare in Terra le basi sulle quali l’umanità potesse entrare nel modo giusto nell’epoca della libertà, e nello stesso tempo di promuovere la prima tappa della cristianizzazione dell’intelligenza cosmica di Michele, divenuta terrena.

 

Un compito gigantesco si imponeva in realtà a Tomaso d’Aquino e al suo vecchio amico e maestro Alberto Magno, quello di creare di nuovo, nello spirito cristico, la filosofia di Aristotele, le cui sorgenti erano derivate ancora del tutto dall’ispirazione dell’intelligenza cosmica di Michele, partendo solo dalla propria individualità.

Alberto Magno aveva iniziato questo lavoro già all’inizio del XIII secolo, ed era stato suo compito di preparare la strada per il suo grande discepolo,91 che l’avrebbe poi continuata e portata all’apice. Questo lavoro imponeva a Tomaso d’Aquino una tale intensa e individuale elaborazione dell’intera eredità aristotelica di pensiero, che ne derivò il più sottile e penetrante pensiero umano.

 

L’intelligenza cosmica di Michele, che dal XIII secolo era diventata umana,

raggiunse qui il suo più alto sviluppo e la sua massima estensione.

• La ragione di questo va ricercata nel fatto che

▸«i domenicani non potevano configurare il principio dell’intelligenza personale altrimenti che…

nella massima fedeltà possibile alla sfera di Michele».92

▸«Dalla scolastica… derivava ogni tendenza moderna intelligente fin dove non era stata occupata dall’arabismo.»93

 

Così la scolastica pose nella figura di Tomaso d’Aquino e in quella di Alberto Magno la base sicura per la tendenza dell’intelligenza moderna, affinchè questa si potesse poi dispiegare più tardi nell’epoca dell’anima cosciente. Senza l’attività di queste due personalità non sarebbe stato possibile un giusto inizio di questa epoca, poiché nè la dottrina dei platonici della scuola di Chartres, nè la dottrina aristotelica, nelle loro forme antiche, potevano creare le giuste basi per l’epoca della libertà, in quanto che esse erano state ispirate in un modo o nell’altro dalla sapienza soprasensibile.

Solo nella scolastica di Tomaso d’Aquino, che si basava completamente sull’intelligenza terrestre umana, così insolitamente plastica e interiormente mobile, potevano trovarsi gli appoggi sicuri per l’epoca nella quale l’uomo, estraniato dal mondo spirituale, potesse esser chiamato ad essere creativo per virtù propria.

 

Da tutto questo vediamo qual’era la più importante e caratteristica qualità dello spirito di Tomaso d’Aquino, perchè

• come in Aristotele era stato fondamentale per la vita dell’anima uno stabile processo del ricordare,

• così alla base della vita animica di Tomaso d’Aquino si trovava l’impulso a un continuo riflettere (Besinnen),

che gli rendeva possibile di giungere effettivamente al senso (Sinn) dell’oggetto.

 

• Nella sua interiorità – così lo intendeva Tomaso d’Aquino –

l’uomo disincanta il senso delle cose esterne mediante il processo del «riflettere»94 su di esse.

 

Solo Tomaso poteva condurre tale atteggiamento animico ad una tecnica tanto meravigliosa di pensiero individuale (posseduto anche da altri rappresentanti della scolastica), il cui livello, secondo le parole di Rudolf Steiner, non fu da allora in poi, mai più raggiunto entro l’umanità, e da cui derivò, nei tempi seguenti, «ogni tendenza intelligente moderna».

Questo lavoro di pensiero, veramente titanico, di Tomaso d’Aquino a preparazione dell’umanità futura della quinta epoca postatlantica di cultura, si svolse nel corso di una lotta incessante ed estremamente accanita, contro le avverse potenze di Lucifero e di Arimane, che cercarono in quel tempo di falsificare specialmente quella corrente spirituale evolutiva, nella quale Tomaso si trovava in funzione direttiva, cosicché l’equilibrio tra quelle due potenze, che Aristotele aveva ottenuto un tempo quasi in modo naturale, dovette qui venir raggiunto con una lotta tenace e dolorosa.

La ragione di questo cambiamento sta nel fatto che, alla soglia dell’epoca della libertà, l’influsso di Lucifero e di Arimane sull’evoluzione del mondo era significativamente aumentato, poiché l’intelligenza cosmica, che nell’epoca aristotelica era ancora amministrata completamente dalle potenze soprasensibili, era adesso a disposizione dell’uomo stesso sulla Terra, e perciò era data alle potenze avverse là possibilità di impadronirsene. Ecco perchè «… c’era il grande quesito che… nel XIII secolo risiedeva profondamente nelle anime dei fondatori della scolastica – il bruciante quesito: Che avviene del dominio di Michele?»95

 

Il pericolo sovrastava allora da due parti: da un lato proveniva dal tempo dell’antico aristotelismo usurpato dall’arabismo di Averroè, di Aviéehna e di altri filosofi arabi, nelle cui anime agivano in segreto i potenti impulsi che avevano un tempo dominato nella cultura dell’Asia minore, alla corte di Harun al Rasdd a Bagdad. Questo aristotelismo in possesso dell’arabismo e perciò del tutto estraneo, per sua natura, al cristianesimo, giunse più tardi, attraverso l’Africa e la Spagna, in Europa: in tale corrente si manifesta chiaramente un elemento luciferico, poiché gli arabi cercavano di diffondere l’aristotelismo nella forma che era stata adatta all’epoca precedente il Mistero del Golgota, quando l’intelligenza cosmica apparteneva ancora a Michele e ispirava dal cosmo il pensiero terreno. Ma le potenze che vogliono diffondere illegittimamente in tempi posteriori ciò che era legittimo in tempi precedenti, sono potenze luciferiche. Con queste dovette realmente combattere Tommaso d’Aquino, quando difese, per tutta l’umanità la pura dottrina cristiana dell’immortalità dell’anima, quando sostenne per ogni singolo uomo, la possibilità di conservare nel mondo spirituale, anche dopo la morte il suo principio individuale – il suo io.

Dall’altro lato si facevano avanti le forze avverse di Arimane, che si esprimevano anzitutto nella corrente del nominalismo, che voleva vedere nel mondo delle idee solo dei nomi, e per le singole percezioni dei gusci vuoti. Il nominalismo che doveva dominare legittimamente a partire dall’inizio dell’epoca dell’anima cosciente, cercava di esordire circa due secoli e mezzo prima, per privare l’umanità della possibilità di rimettere in futuro la propria intelligenza individuale a disposizione di Michele. Così Arimane cercò di falsare la retta entrata dell’uomo nella futura epoca della libertà.

 

Queste due grandiose battaglie furono allora combattute da Tomaso d’Aquino e dagli altri scolastici, e così fu di nuovo prodotto l’equilibrio tra Lucifero e Arimane, prima dell’inizio dell’epoca dell’anima cosciente. Tuttavia tale equilibrio potè venir raggiunto solo perchè Tomaso d’Aquino era profondamente compenetrato dall’impulso Michele-Cristo, che egli aveva accolto in sè quando aveva partecipato, nel mondo spirituale, all’esperienza dei due più grandi eventi cosmici dell’evoluzione spirituale dell’umanità.

 

• Del primo evento abbiamo già parlato, come del Mistero del Golgota stesso,

che egli sperimentò nell’alta sfera del Sole.

• Il secondo evento era stato l’unione dell’Entità Cristo con il suo spirito vitale,

avvenuta nel mondo soprasensibile confinante con la Terra, nell’anno 869.96

 

Aristotele sperimentò questo evento nel tempo in cui, insieme ad Alessandro, incontrò nel mondo soprasensibile Harun al Rascid e il suo consigliere. Allora ebbe luogo un vero «conflitto spirituale» tra Aristotele, che voleva servire l’impulso Michele-Cristo, e quell’aristotelismo che si era posto al completo servizio dell’arabismo che combatteva il cristianesimo.97 In quel concilio soprasensibile, Aristotele e Alessandro, ricolmi della luce che usciva dall’unione soprasensibile dell’Entità del Cristo con il suo spirito vitale, concepirono la decisione incrollabile di fondare sulla Terra la corrente spirituale che «trasferisce l’aristotelismo e l’alessandranismo nel cristianesimo mediante gli impulsi della signoria di Michele».

Così Aristotele, avendo sperimentato direttamente, nel mondo spirituale, i due più grandi eventi dell’evoluzione universale, potè realizzare nella sua seguente incarnazione” «… l’inserirsi nell’evoluzione spirituale della civiltà di quello che era ed è aristotelismo cristiano e che doveva preparare la nuova età di Michele…»100

 

Conforme alle indicazioni di Rudolf Steiner, l’essenziale della preparazione della nuova epoca di Michele – che doveva aver inizio soltanto nell’ultimo terzo del XIX secolo – è che Tomaso d’Aquino, dopo aver dato nella sua dottrina la forma individuale-personale all’aristotelismo che stava alla base dell’io individuale in puro senso cristiano, potè proporre con il più grande rigore il più importante quesito della scolastica medievale. É questo il quesito dalla cui soluzione dipende anche, nel nostro tempo, tanto il destino complessivo del mondo occidentale, come anche il problema di fondo della nuova epoca del dominio di Michele, che ha avuto inizio nell’anno 1879.

 

Possiamo formulare così questo problema di fondo, secondo l’antroposofia:

può venir restituita a Michele l’intelligenza cosmica

che è discesa in Terra ed è divenuta intelligenza umana,

che dall’inizio dell’evo moderna è stata usurpata sempre più energicamente dalle potenze arimaniche?

 

Tomaso d’Aquino concepiva questo problema nel seguente modo:

• da un lato sperimentava di essere lui stesso compenetrato dall’impulso a servire Michele-Cristo, e viveva in lui la volontà di continuare a sviluppare l’aristotelismo in questo senso, fin dove ciò fosse possibile nel suo tempo,

• dall’altro lato sentiva che l’intelligenza, dopoché essa era calata dalla sfera di Michele nella sfera terrestre, era incorsa in una specie di peccato originale, nel senso che, come intelligenza totalmente terrestre, non poteva più procedere verso la sfera dello spirito puro, verso la sfera della manifestazione divina. Poteva conseguire in Terra la massima sagacità e libertà, ma le più importanti verità della fede, cioè i segreti di natura soprasensibile erano irraggiungibili da lei.

 

Questa scissione profondamente tragica dipendeva dal fatto che nella verità della rivelazione viveva pur sempre la sapienza dell’iniziato, anche se in forma astratta, una sapienza che aveva le radici nei primi quattro secoli cristiani, ma anche in tempi più antichi, quando Michele dominava sopra l’intelligenza cosmica e mandava agli uomini, giù dalla sua sfera solare, le rivelazioni.

Tuttavia l’uomo di quel tempo, nella sua relazione intellettuale con l’ambiente, si valeva già in generale della sua propria intelligenza, che era essenzialmente l’intelligenza cosmica di Michele, quella che era definitivamente discesa entro l’VIII e IX secolo.

Perciò, fino all’VIII, IX secolo dopo Cristo, non si può in fondo parlare di una tale scissione, e ancor meno in epoche più antiche. Aristotele, per esempio, non conosceva alcunché di simile, perchè al suo tempo rivelazione e conoscenza erano ancora inscindibilmente unite e avevano una fonte comune nel cosmo extraterreno.

Secondo le parole di Rudolf Steiner

▸ gli uomini ricevevano «le rivelazioni spirituali – e insieme con esse le idee. Cosicché non si riconoscevano le idee come una propria produzione, bensì come qualcosa che veniva rivelata agli uomini con la spiritualità.»101

 

Orbene, per quanto riguarda Tomaso d’Aquino, questo problema fondamentale, che già nel XIII secolo esigeva urgentemente una soluzione, gli stava davanti in tutta la sua ampiezza e nel suo pieno significato:

come può venir redenta l’intelligenza individuale umana, raggiunta da tutta l’umanità, ma caduta nel peccato,

come può essa farsi compenetrare dalla grande forza di redenzione che il Cristo Gesù ha portato in Terra?

Come può il Cristo stesso entrane nell’intelligenza umana?

• Era questo il problema più importante dell’alta scolastica.

 

Alla fine della seconda conferenza sulla filosofia di Tomaso d’Aquino, Rudolf Steiner presenta questo problema nella maniera seguente: ▸ «In questo problema dell’alta scolastica vive in fondo il problema della cristologia.

 

E quanto non potè esser risolto dall’alta scolastica fu il quesito:

• come entra il Cristo nel pensiero umano?

• Come vien cristianizzato il pensiero umano?

• Come eleva il Cristo il pensiero particolare dell’uomo

alla sfera nella quelle può aderire a quanto è solo contenuto di fede?»102

 

In altri termini:

come può il pensiero umano trovare di nuovo accesso al mondo spirituale,

affinchè possa venir ricondotta a Michele l’intelligenza cosmica scesa in Terra,

e con ciò venga dato a tutta la vita spirituale dell’occidente

l’impulso a elevarsi allo spirito, a unirsi con i mondi divini soprasensibili?

 

• Al tempo dell’alta scolastica questo problema non potè venir risolto, poiché fu possibile farlo soltanto nella nuova epoca di dominio di Michele che iniziò nel 1879.

In preparazione tuttavia a questa epoca, la separazione del mondo in una sfera della rivelazione e in una sfera della conoscenza alla quale appartenevano gli scolastici, portò a questi, e anzitutto a Tomaso d’Aquino un compito molto importante che – accanto a tutto quanto abbiamo già citato in rapporto con l’attività di Tomaso d’Aquino – si connetteva specialmente con la «costellazione spirituale dell’anno 1250.103

 

Rudolf Steiner caratterizza più volte, nelle sue conferenze degli anni 1910-13, dai più diversi lati,

il significato spirituale dell’anno 1250.

• Per noi è particolarmente importante il fatto che egli presenta l’anno 1250

come il periodo più oscuro di tutta la storia del Kali Yuga.

 

In questo momento

era chiuso l’accesso diretto dalla Terra ai mondi superiori, perfino ai più alti iniziati.

• Una tenebra spirituale impenetrabile gravò per un breve tempo sulla Terra.

Cionondimeno quest’epoca fu necessaria all’evoluzione del mondo,

poiché, alla soglia dell’epoca universale della libertà umana, che doveva iniziare nell’anno 1413,

tutta l’umanità dovette provare

un breve periodo di completa separazione dai mondi superiori soprasensibili.

 

Non è perciò da meravigliarsi se quelle potenze che combattevano lo sviluppo legittimo dell’umanità, cercassero di utilizzare proprio quel tempo per i loro scopi. Tomaso d’Aquino aveva venticinque anni nell’anno 1250, quando cominciò la sua grandiosa lotta, da un lato con l’aristotelismo arabizzato,104 e dall’altro lato con il nominalismo.

Ma questa lotta contro le potenze luciferiche e arimaniche che influivano in queste due correnti, era connessa con un’altra lotta non meno gravosa, che Tomaso dovette condurre in maniera più interiore contro questi due tentatori dell’umanità, affinchè queste potenze non approfittassero del vuoto dell’anno 1250 e delle sue conseguenze, per traviare l’umanità nella via sulla quale non le sarebbe stato possibile di entrare in maniera giusta nell’epoca della libertà, e sviluppare rettamente più tardi l’io individuale.

 

Possiamo ottenere una rappresentazione approssimata di questa seconda lotta che i domenicani scolastici, e innanzi a tutti Tomaso d’Aquino e Alberto Magno, dovettero condurre per quasi tutta la loro vita, se ci rendiamo conto di quanto disse Rudolf Steiner nella conferenza del 15 luglio 1922 a Dornach (O.O. 213).

Egli descrive esaurientemente come la spartizione inevitabile del mondo nella sfera della rivelazione e in quella della conoscenza, che vigeva in quel tempo per l’umanità, ebbe più tardi, con l’inizio dell’epoca dell’anima cosciente, come conseguenza che Lucifero finisse per impossessarsi in larga misura di uno di questi campi, conducendo ad una mistica luciferica unilaterale.

L’altro campo, occupato da Arimane, comparve nel tempo seguente come scienza moderna arimanizzata.

 

Quanto però era legittimo come assalto delle potenze avverse per la V epoca postatlantica, nel corso della quale, secondo le parole di Rudolf Steiner, tutta l’umanità deve sperimentare coscientemente l’incontro con il male,105 per sviluppare nell’ostacolo le forze dell’io per l’evoluzione ulteriore, non corrispondeva affatto alle leggi della precedente IV epoca postatlantica.

Se alle potenze avverse fosse riuscito di imporre, negli anni successivi al vuoto spirituale dell’anno 1250, all’umanità non ancora matura per questo, una mistica luciferica e una scienza arimanica, l’umanità stessa si sarebbe dimostrata, nel XIII secolo, del tutto impotente di fronte a una tale forma del male poiché prima dell’epoca dell’anima cosciente l’umanità non era ancora preparata a incontrare coscientemente il male.

 

L’esperienza delle forze del male in una coscienza impreparata

minacciava di soffocare i germi delicati della coscienza dell’io,

che doveva diventare più tardi, nella V epoca postatlantica, il segno distintivo decisivo dell’umanità.

 

In vista di ciò stava davanti a Tomaso d’Aquino e a Alberto Magno un compito straordinariamente importante. Nonostante essi non potessero allora congiungere i due ambiti separati, quello della rivelazione con quello della conoscenza, dovettero tuttavia mantenere l’equilibrio interiore tra entrambi, per impedire alle potenze avverse di impadronirsi di essi prima dell’inizio dell’epoca dell’anima cosciente.

Questo equilibrio, necessario allo sviluppo ulteriore dell’umanità, venne raggiunto da Tomaso d’Aquino e da Alberto Magno in due maniere.

• Per un verso essi dovettero compenetrare l’ambito della rivelazione con il più sottile tessuto concettuale, ciò che lo proteggeva dal cadere in preda alla mistica luciferizzata. Perciò essi ammisero che i più importanti articoli di fede fossero giunti nel mondo solo dall’alto, per via di rivelazione, in quanto superano ogni capacità di conoscenza umana e non sono raggiungibili per mezzo di qualsiasi facoltà umana ordinaria. Ma, dopo che essi sono stati «post factum» accolti nella coscienza umana, vi possono venir motivati con l’aiuto del più raffinato e straordinariamente perfezionato sistema concettuale umano.

• D’altra parte Tomaso d’Aquino e Alberto Magno tendevano, nelle loro ricerche di scienza naturale a vedere la realtà dello spirito dappertutto nella natura. Così per Alberto la natura era popolata da spiriti naturali, e Tomaso scrisse sulle entità spirituali, o intelligenze, che operano nei pianeti e nelle stelle esteriori. Venne così allontanato il pericolo di una arimanizzazione della conoscenza della natura.

Essi conferiscono così all’evoluzione dell’umanità, oltre alle loro vincite esteriori sull’arabismo e sul nominalismo, anche l’equilibrio interiore raggiunto da Tomaso e Alberto tra le potenze di Lucifero e Arimane, quale massima reazione contro gli impulsi delle tenebre dell’anno 1250.

 

Quando si considera da questo punto di vista la storia del medioevo prima e dopo l’anno 1250, si può distintamente osservare come si addensassero a poco a poco delle minacciose nuvole scure sul cielo spirituale dell’Europa, quanto più si avvicinava quel momento.

• Da un lato divenne così sempre più virulenta l’epidemia della mistica estatica luciferina. In quel tempo persino dei mistici notevoli, come per esempio Matilde di Magdeburgo o, nel secolo precedente, Santa Ildegarda, non erano del tutto esenti da un certo influsso luciferico.106

• Dall’altro lato, comparve in Inghilterra Ruggero Bacone (1214-1292)107 che, ispirato da spiriti arimanici, cercò di impiantare i primi germi di quella scienza arimanizzata che sarebbe apparsa soltanto molto più tardi nell’umanità.

 

Contro queste correnti nocive si erge nei secoli XIII e XIV, come una roccia incrollabile, da dottrina di Tomaso d’Aquino, che aveva già nella seconda parte del XIII una tale autorità e influenza in Europa, che la si studiava in tutti i monasteri, dove serviva, per così dire, come rimedio contro la mistica unilaterale e nel contempo come ostacolo a personalità del genere di Ruggero Bacone.

Ma per quanto riguarda la preparazione alla futura epoca di reggenza di Michele, si dimostrò anche qui, come abbiamo visto, il grande merito degli scolastici, affinchè fosse posta in tutto il suo rigore e nella sua tragicità la questione fondamentale dell’unione di rivelazione e conoscenza, di fede e ragione, di religione e scienza, in altri termini la questione della redenzione dell’intelligenza umana, e venisse sperimentata interiormente, specialmente dagli scolastici domenicani, e soprattutto dal più eminente tra di loro, da Tomaso d’Aquino.

▸ «Questa questione si presenta nella storia del mondo nell’attimo in cui muore Tomaso d’Aquino nel 1274. Fino a quel momento egli aveva potuto solo battersi per la causa; da allora la questione è presente in tutta l’intimità del cuore della cultura spirituale europea.»108

Così Tomaso d’Aquino passò nel mondo spirituale dopo aver adempito al suo alto compito spirituale, portando con sè il fortissimo impulso a risolvere questo grande problema dell’umanità, dalla cui soluzione dipendeva il destino futuro della cultura di tutto il mondo, e prese seco il fermo proposito di farlo, appena sarebbe stato possibile.

 

Questo impegno fu assolto da Rudolf Steiner. Già la sua «Filosofia della libertà» che comparve nel 1894, dava una risposta alla domanda di fondo: come può l’intelligenza umana entrare di nuovo nella sfera di Michele, come può venire di nuovo redenta, per il fatto che l’impulso Cristo la permea. In altre parole: come può essere trovato il passaggio da un’attività di pensiero legata al cervello fisico, a quella di un pensiero eterico, che sia in grado di avvicinare l’uomo a quel mondo spirituale in cui, a partire dal XX secolo il Cristo eterico passa attraverso l’umanità.

 

• Nella nuova epoca micheliana venne in tal modo spianata la nuova strada verso lo spirito.

Cominciò per l’umanità la nuova èra dell’ascesa, della redenzione dell’umanità grazie all’impulso Michele-Cristo.

 

• Quello che Rudolf Steiner aveva esposto dapprima in una forma più filosofica nella sua «Filosofia della libertà»,

• egli lo compì più tardi come transizione di importanza universale, dalla filosofia ai nuovi misteri;

• ma il punto culminante fu il Convegno di Natale 1923/24,

nel quale, attraverso la fondazione dei nuovi misteri cristico-micheliani,

venne dato il più vigoroso impulso alla risalita dell’umanità nei mondi spirituali, nello spirito di Michele-Cristo.

 

• E così ci stanno davanti queste tre sublimi figure, AristoteleTomaso d’AquinoRudolf Steiner,

che comprendono con la loro azione l’intera evoluzione della vita spirituale dell’occidente.

 

• Tutti e tre agirono con il più puro impulso cristico-micheliano, che per mezzo loro si realizzò nell’umanità terrena,

e che guidò l’umanità stessa nello spirito delle mete universali della direzione divina del cosmo.

• Senza l’attività di queste tre personalità non sarebbe stato veramente possibile acquisire in maniera legittima

la libertà umana e la coscienza dell’io individuale entro la civiltà occidentale.

 

Contro a questi scopi sarebbero parati dei grandi ostacoli sulla via della realizzazione delle mete terrene e delle mete dell’umanità come decima gerarchia. Perchè queste tre personalità si presentarono nei momenti più difficili degli ultimi tremila anni ed esercitarono il loro influsso sul destino dell’intera evoluzione successiva.

Così sta Aristotele come ultimo davanti alle porte dell’antica sapienza dei misteri, quelle porte che, a partire dal suo tempo, si dovettero chiudere per l’umanità, tuttavia la memoria di quanto si trovava dietro di esse potè essere introdotta da Aristotele come un fermento nell’intera evoluzione posteriore.

 

Perciò egli dovette, quasi anticipando profeticamente il futuro, compiere la transizione

dall’attività cosmico-eterica di pensiero a quella fisica-terrestre, ai concetti logici astratti.

• Lì comincia l’ultima tappa del cammino per il raggiungimento della coscienza libera e individuale dell’io,

che conduce l’umanità nella sfera della materia, il cui punto più profondo fu raggiunto nell’anno 1250.

 

Ma in quel momento evolutivo dell’umanità compare Tomaso d’Aquino che prosegue,

con il procedimento della riflessione, nell’epoca del già avvenuto completo possesso umano del pensiero terrestre,

lo sviluppo nello spirito del verace impulso cristico di quel tempo,

e crea così la premessa per la nascita della personalità veramente cristiana.

• Con ciò conduce alla massima perfezione il pensiero umano terrestre

e prepara le basi per la quinta cultura postatlantica, per il giusto dispiegamento dell’anima cosciente nell’umanità.109

 

Infine, all’inizio della nuova epoca di signoria di Michele, compare Rudolf Steiner

che, partendo da una cosciente veggenza spirituale, torna ad innalzare nella sfera di Michele

l’intelligenza cosmica che era divenuta, nei secoli trascorsi, completamente terrestre e personale umana.

• Egli inaugura così una nuova epoca dell’evoluzione dell’umanità,

l’epoca della riunione consapevole dell’uomo con il mondo spirituale.

 

Si può anche dire che Rudolf Steiner dà all’umanità, che nei tempi moderni

è già passata in misura sufficiente attraverso la scuola della libertà dal mondo spirituale e del divenire dell’io,

un nuovo impulso a conquistarsi il pensiero eterico vivente.

 

Questo la può ricollegare con il mondo degli dèi, con la sfera cosmica dello spirito, poiché

è «missione di Michele di portare nei corpi eterici degli uomini

le forze nelle quali i pensieri ombra riacquistano vita;

allora verso i pensieri rianimati si inclineranno anime e spiriti dai mondi soprasensibili.»110

 

É necessario, specialmente per gli antroposofi, prender coscienza con estrema chiarezza

• del punto di origine e dello sviluppo della vita spirituale dell’occidente,

• di tutto il significato di quella corrente spirituale stupenda e ininterrotta

che si estende da Aristotele fino a Rudolf Steiner e prosegue poi nel futuro.

 

Di questa corrente spirituale, della sua sorprendente continuità,

che percorre tutta la storia della vita spirituale occidentale, diceva Rudolf Steiner stesso:

▸ «Negli anni settanta e ottanta del XIX secolo ci si potè congiungere con una nuova conoscenza spirituale

diretta a quello che nei suoi ultimi estensori si allacciava agli eventi che vi ho descritto.110a

Questa è una meravigliosa connessione, perchè se ne deduce che la spedizione di Alessandro e l’aristotelismo

esistettero per mantenere le fila con l’elemento spirituale antico,

per avere le trame bastanti fino a quando potranno venire delle nuove rivelazioni spirituali.»111

 

• Così la vita dello spirito dell’umanità occidentale si dispiega tra due colonne: Aristotele e Rudolf Steiner,

dei quali il primo fu, nel tempo antico, ispirato da Michele dal cosmo,

mentre il secondo, partendo dalla libertà interiore e dalla coscienza dell’io pienamente sviluppata,

si è posto, nella nuova epoca di signoria di Michele, assolutamente al servizio dell’impulso di Cristo-Michele.

 

Se consideriamo nel suo insieme l’operare delle tre personalità il cui centro spirituale si configura nel servizio all’alta sfera di Michele, possiamo vedere come il mistero di Michele che si connette con il destino celeste e terreno dell’intelligenza cosmica da lui amministrata, si rispecchi in maniera particolare nei loro destini.

 

Per comprendere tuttavia questa correlazione straordinariamente importante

si deve tener conto delle numerose indicazioni di Rudolf Steiner verso il fatto che

l’uomo singolo trova la vera esperienza individuale dell’io specialmente nell’elemento del pensiero,

perchè tali indicazioni palesano il rapporto interiore e l’affinità

tra il destino dell’io e il destino dell’intelligenza cosmica di Michele.

• Esse parlano del fatto che il mistero di Michele è direttamente collegato con il mistero dell’io.112

 

Ma in base a questa constatazione possiamo considerare l’operare delle tre personalità ancora da un altro punto di vista.

Abbiamo già detto che Aristotele era un uomo che, nell’ultima epoca di signoria di Michele, riceveva ancora i suoi pensieri dal mondo spirituale, direttamente dalle alte sfere solari. Così egli sperimentava che anche le fonti della sua coscienza dell’io si trovavano nel mondo divino.

Perciò le parole della meditazione della pietra fondamentale

«l’io singolo

nell’Io divino

si sustanzia»

corrispondono perfettamente al suo stato d’animo interiore.

• In ogni caso egli portava ancora in sè un ricordo vivente di tale esperienza.

 

• Il caso era del tutto diverso per Tomaso d’Aquino.

Il mondo non gli appariva in quella unitarietà divina, come era il caso per Aristotele.

Allora l’intelligenza micheliana si trovava sulla Terra, come l’abbiamo descritto,

e basandosi su di essa comincia a destarsi la coscienza dell’io individuale.

 

L’io dell’uomo comincia a produrre da sè dei pensieri

e a divenire, in questa produzione, cosciente di se stesso.

Perciò per Tomaso d’Aquino il mondo si divideva in due parti:

• nel campo della rivelazione inafferrabile dall’intelletto,

il campo della rivelazione del principio neotestamentario del «Io sono», dell’io mondiale del Cristo,

• e nel campo della conoscenza intellettuale,

nel quale l’uomo segue la scuola del divenire individuale dell’io,

sviluppando la comprensione del mondo che lo circonda.

 

Il problema della riconciliazione, della riunione dell’io dell’uomo con l’io del mondo, come abbiamo visto,

era il problema fondamentale dell’alta scolastica, che tuttavia, secondo la profonda convinzione di Tomaso d’Aquino,

a causa del peccato originale, non era, durante la vita terrena dell’uomo, scioglibile dall’intelligenza umana.

Perciò l’uomo doveva aspettare finché, dopo la morte, potesse conseguire nell’al di là

l’unione del proprio io con l’io cosmico del Cristo, ciò che in sostanza si può esprimere con le parole (11,9-11)

«l’io singolo

al cosmico Io

congiungono.»

 

E infine in Rudolf Steiner ci si presenta un uomo che, partendo dal suo io completamente libero

si elevò ai più alti livelli dell’iniziazione cristiana moderna

e che perciò potè effettivamente spiritualizzare l’intelligenza umana individuale

e riportarla di nuovo, dopo averla compenetrata con la forza del Cristo, nella sfera di Michele,

per ricevervi la luce dell’essere universale, che porta nel nostro tempo all’io umano libero

la vera conoscenza delle mete universali del nostro cosmo e della missione dell’uomo terreno. (III, 7-11)

 

Ecco che possiamo dire che l’operare di Rudolf Steiner

è la realizzazione di quella che si può chiamare la moderna rivelazione di Michele,

accessibile dall’intelligenza umana, della quale Rudolf Steiner stesso parla con le seguenti parole:

▸ «Michele vuole che l’uomo sia un essere libero,

che si rende conto, anche con i propri concetti e le proprie idee,

di che cosa giunge a lui come rivelazione dai mondi spirituali113

Tale descrizione dei nuovi misteri di Michele corrisponde completamente alle parole (III, 9-11)

«al singolo io

per il suo libero volere

donano.»

 

Possiamo così riassumere nel seguente modo quello che è stato detto sopra:

• la considerazione di queste tre personalità storiche ci conduce direttamente ai dati di fatto centrali dell’evoluzione dell’umanità, come essi vengono a espressione nella meditazione della pietra fondamentale. Ma questo nesso da noi designato può venir considerevolmente approfondito se richiamiamo alla nostra memoria il rapporto Aristotele-Tomaso d’Aquino-Rudolf Steiner con il memorare dello spirito, la riflessione dello spirito e la visione spirituale.

Vogliamo volgerci ancora una volta a questo tema, ma ora in collegamento con la meditazione della pietra fondamentale.

 

• Che cos’è il «memorare dello spirito» per Aristotele?

Si fonda, come già vedemmo, sul fatto che per lui il processo stesso del pensiero, ossia le sue possenti forze di pensiero, erano un ricordo vivente delle facoltà spirituali dell’anima, che essa possedeva prima della sua incarnazione nel corpo.

Durante il processo del pensiero, Aristotele aveva quasi stabilmente la sensazione che la sua attività di pensiero scaturisse costantemente dall’elemento divino, e questa sensazione era in senso più profondo come un memorare interiore in gran parte inconscio, dell’esistenza preterrena. Ecco perchè Aristotele si affidava per l’origine dei suoi pensieri, particolarmente alla grande esperienza del «Ex deo nascimur».

 

• Che significa la «riflessione dello spirito» per Tomaso d’Aquino?

Abbiamo visto che tutto il mondo gli appariva tragicamente scisso nel campo della rivelazione e nel campo della conoscenza, in guisa tale che per l’uomo incarnato la loro ricomposizione era possibile solo dopo la morte fisica. E anche ciò poteva accadere solo se l’uomo aveva accolto in sè l’impulso Cristo già durante la sua vita terrena. Ecco perchè la giusta «riflessione dello spirito» doveva condurre l’uomo, nel senso di Tomaso d’Aquino, dalla vera esperienza del «In Cristo morimur», alla più alta meta della vita veramente cristiana.

 

• Infine la «visione spirituale» che Rudolf Steiner seguiva,

è un diretto procedere pienamente cosciente dell’uomo nei mondi soprasensibili

attraverso la vera redenzione del pensiero,

che conduce l’uomo alla risurrezione nel sè spirituale, nel suo Io superiore.

Ecco perchè possiamo esprimere

il vero essere di quella che, nel caso di Rudolf Steiner dobbiamo chiamare «Visione spirituale»,

solo con le parole «Per spiritum sanctum reviviscimus».

 

C’è dunque una netta concordanza

• tra le più importanti tendenze spirituali di queste tre personalità storiche

• e la meditazione della pietra fondamentale.

 

Se ora prendiamo in considerazione che la meditazione stessa porta a espressione l’intera evoluzione dell’umanità dal passato al presente e al futuro, ci avviciniamo assai alla conoscenza della vera importanza di queste tre personalità e della loro collocazione nell’evoluzione dell’umanità.

Tale conoscenza ci può però anche aiutare a renderci coscienti dell’unicità e incomparabilità di quella individualità umana, la quale, nel mentre percorreva per gradi uno sviluppo individuale e nel contempo generalmente umano, comparve nel mondo successivamente come il sommo filosofo, il sommo pensatore cristiano e il sommo iniziato moderno.

 

Da tutto ciò vediamo che solo il fatto che egli abbia seguito un percorso spirituale così lungo e per molti aspetti tragico, che lo condusse attraverso le tappe più difficili del generale divenire dell’umanità, gli rese possibile, nella nuova epoca di Michele, non solo di percorrere nel suo sviluppo interiore i sette gradi dell’iniziazione moderna cristiano-rosicruciana, bensì anche, dopo il Convegno di Natale, di entrare definitivamente nella sublime cerchia dei Maestri della saggezza e dell’armonia dei sentimenti.

 

A partire dal Convegno di Natale, Rudolf Steiner è membro di questo grande collegio; ne rende chiara testimonianza tra l’altro quella immaginazione che egli diede dopo il Convegno di Natale a chi gli chiedeva sul suo rapporto con Cristian Rosenkreuz.114

Allora egli è entrato nella cerchia dei Maestri, cui appartengono i massimi adepti dell’umanità: Cristian Rosekreutz, Manes, Zaratustra, Budda, Sciziano…

Quando però si parla di Rudolf Steiner come di un iniziato della cerchia dei «Maestri della saggezza e dell’armonia dei sentimenti» bisogna tener conto di una sua caratteristica particolarità.

 

Se consideriamo la singolarità dell’iniziazione delle altre individualità di quella cerchia, vediamo che essa consiste nel fatto che, tali individualità, già nell’antichità, emersero dalla generale corrente evolutiva dell’umanità e seguirono una via di sviluppo e di iniziazione che sorpassava quella che un singolo uomo poteva raggiungere in condizioni normali, poiché ciascuna di loro dovette sostenere nella sua iniziazione quanto era assolutamente inaccessibile alla restante umanità.

 

Ma per quanto riguarda Rudolf Steiner,

nella sua persona ci si presenta una personalità che in nessuna sua incarnazione precedente

percorse una speciale via di iniziazione al di fuori della generica corrente dell’umanità,

bensì seguì questa corrente e partecipò nel proprio destino all’esperienza di tutte le tappe dell’evoluzione dell’umanità.

 

Così questa individualità disponeva ancora, all’aurora dell’epoca babilonese-caldaica-egizia, all’inizio del Kali Yuga, di un’antica chiaroveggenza elementare. Al tempo di Eraclito, quando, mentre si avvicinava la metà del Kali Yuga, la chiaroveggenza elementare cominciava a diminuire nell’umanità, cosicché l’accesso alla conoscenza superiore si apriva ancora solamente attraverso l’azione dei misteri, ne diventò discepolo in Efeso, proprio come centinaia di greci antichi erano allora discepoli dei più diversi misteri.

Più tardi quando, poco dopo la metà del Kali Yuga, si incarna nella personalità di Aristotele, perde definitivamente come la maggior parte dell’umanità di allora, gli ultimi resti dell’antica chiaroveggenza, e nella più oscura epoca del Kali Yuga, come Tomaso d’Aquino, senza alcuna veggenza diretta dei mondi superiori, pone le basi per l’intelletto umano puramente terrestre, per la facoltà individuale del pensare.

 

Ci si prospetta dunque lo stupefacente dato di fatto che il sommo iniziato cristiano del XX secolo, Rudolf Steiner, nelle sue precedenti incarnazioni, così importanti per il divenire dell’umanità contemporanea, non solo non fu iniziato nell’accezione tradizionale del termine, ma nemmeno, del pari alla maggioranza degli uomini di quel tempo, un chiaroveggente.

 

Vediamo dunque che è soprattutto caratteristico di tutte le incarnazioni di Rudolf Steiner

che egli percorse immutabilmente la via di sviluppo dell’intera umanità.

 

Questa singolarità del cammino spirituale di Rudolf Steiner

ci conduce al più profondo enigma della sua individualità,

enigma che vogliamo tentare di riassumere nelle seguenti parole.

 

Quando le gerarchie spirituali che guidano l’evoluzione dell’umanità,

per amore della realizzazione della libertà umana e del completo sviluppo del principio della coscienza dell’Io,

permisero che apparissero sulla Terra i tempi oscuri del Kali Yuga,

si prospettò loro come mèta, l’idea primaria dell’evoluzione umana di quell’epoca,

• quella del lento decadere dell’umanità dai mondi spirituali,

• il suo evolversi alla libertà e alla coscienza dell’io, mediante l’esperienza del pensiero individuale

• e infine quella della sua risalita libera e cosciente ai mondi spirituali.

 

Fino a che punto il cammino percorso dall’umanità nel corso degli ultimi cinque millenni si è allontanato da quelle mete delle gerarchie superiori, in che misura cioè la realizzazione delle loro intenzioni sia stata impedita dal fatto che l’umanità cadde troppo fortemente in preda alle potenze avverse, di questo si può formare un giudizio ogni antroposofo che osservi l’evoluzione storica dell’umanità in quel periodo.

• Ma come si sarebbe svolta l’evoluzione nel caso ideale,

• che cosa cioè sarebbe diventata l’umanità se si fosse realizzata pienamente l’alta idea gerarchica sul suo sviluppo –

• questo lo troviamo riprodotto nella successione delle incarnazioni di Rudolf Steiner.

 

In altri termini,

• nella serie delle successive incarnazioni di Rudolf Steiner,

• trovò la sua completa incorporazione l’idea primigenia delle gerarchie sull’evoluzione dell’umanità.

 

Ma noi possiamo pronunciare quest’ultima frase solo se miriamo i risultati e i frutti dell’ultima vita terrena di Rudolf Steiner. Perchè quando egli si incarnò il 27 febbraio 1861 in Europa centrale, il suo ulteriore cammino spirituale non era assolutamente predeterminato.

Rudolf Steiner entrò invero nel mondo terreno con disposizioni spirituali straordinarie, ma la loro attuazione compiuta era una questione del tutto aperta.

Eppure molti eventi straordinari erano collegati all’adempimento dei suoi compiti vitali!

Per Rudolf Steiner stesso ciò significava: gli sarebbe riuscito, nell’epoca della libertà, di effettuare completamente, con le proprie forze, la sua iniziazione, e di spianare la via all’intera umanità per il raggiungimento di quelle mete che le erano state fissate dalle gerarchie spirituali prima del Kali Yuga?

 

• Per l’alto collegio dei maestri della saggezza e dell’armonia dei sentimenti il problema si presentava così:

sarebbe riuscito, seppure a un solo uomo, il quale avesse percorso da solo la via generale evolutiva umana,

di salire dalla media dell’umanità fino alla loro cerchia,

quella di individualità che già da lungo tempo percorrono la via dell’evoluzione sovrumana?

 

• Perchè Rudolf Steiner doveva, dopo aver adempito al proprio compito, entrare nella loro cerchia

non nello stesso modo come lo avevano fatto in passato altre individualità altamente evolute,

doveva bensì raggiungerle sulla stessa via per la quale un giorno tutta l’umanità dovrà entrare nella loro cerchia.

Ed era lui che le spianava per primo la via!

 

• Perciò ogni antroposofo che si esercita nella pratica esoterica antroposofica,

si trova già sulla strada che lo conduce a poco a poco alla riunione con quel sommo collegio di maestri e di adepti,

che regge l’umanità contemporanea.

 

E finalmente, alle stesse gerarchie spirituali divine si poneva il quesito,

se l’umanità avrebbe potuto in generale percorrere sulla Terra quell’evoluzione

per la quale esse avevano permesso l’inizio, sulla Terra stessa, dell’epoca oscura del Kali Yuga.

 

Infatti se anche un uomo solo, provenendo dal grembo dell’umanità, realizzasse questa evoluzione,

cioè se anche uno solo raggiungesse le «divine eterne mete» (III,7)

che oggi gli dèi «donano al singolo io, per il suo libero volere» (III,9-11)

ciò sarebbe per gli dèi stessi un grande pegno

perchè si realizzi sulla Terra la loro alta idea per l’evoluzione dell’umanità.

 

Il fatto che Rudolf Steiner, come rappresentante dell’umanità, abbia realizzato,

con la sua libertà individuale e con la sua coscienza dell’io pienamente sviluppata mediante la sua evoluzione interiore,

questa somma idea delle gerarchie, fu di massimo conforto per i mondi spirituali stessi,

poiché dimostrò che, allo stato attuale dell’umanità sulla Terra,

è possibile risalire in modo cosciente e libero nei mondi spirituali, che cioè l’umanità potrà seguire questa via.

 

Da tutto questo possiamo constatare l’importanza per l’umanità della successione delle incarnazioni di Rudolf Steiner, e come essa importerà in misura sempre crescente. Perchè, mentre percorreva le diverse epoche storiche egli fu il prototipo ideale del cammino evolutivo spirituale dell’umanità, in quanto egli portò ad espressione nella maniera più completa l’idea fondamentale della sua evoluzione115 e raggiunse il suo apice (per il suo attuale ciclo di sviluppo) nella sua ultima vita terrena, che grazie a questo dato di fatto sarà per lungo tempo un vero prototipo per l’ulteriore evoluzione dell’umanità del tempo presente, e parimenti per ogni singolo uomo che si adoperi rettamente da un’esigenza animica profonda, per una genuina conoscenza spirituale.

Questa è pure la ragione per cui Rudolf Steiner dall’altezza della propria evoluzione può essere vicino così mirabilmente a ogni antroposofo. Egli è in verità come uno di noi, e tuttavia infinitamente più alto di noi!

Possiamo così sentire come del tutto naturale e perfino necessaria la profonda armonia interiore tra le tre ultime incarnazioni di Rudolf Steiner, che portano a espressione l’idea fondamentale della complessiva evoluzione terrena dell’umanità, e la meditazione della pietra fondamentale, nella quale ci si presenta questa idea nella sua forma più perfetta.

 

La conoscenza di queste vicendevoli relazioni ci può tuttavia condurre più in avanti se ci rammentiamo che l’idea dell’evoluzione dell’umanità fu impressa in maniera artistica nell’architettura del primo Goetheanum cosicché si può parlare di un rapporto tra incarnazioni di Rudolf Steiner e le forme del primo Goetheanum stesso.

Ma per riconoscere questo rapporto, rammentiamoci di nuovo nella sua essenza la transizione da Platone ad Aristotele.

 

Parlammo già del fatto che Platone sentiva le ultime reminiscenze dell’immaginazione che gli fluivano dall’esistenza prenatale la cui espressione esteriore è il mondo delle stelle fisse e dei pianeti. Là nelle stelle Platone cercava le sorgenti spirituali delle sue idee.

Aristotele invece, nella comprensione dell’intera sapienza dei misteri del suo tempo, trasformava le idee soprasensibili di Platone in pensieri umani terreni. Con tutta la sapienza del suo tempo egli costruiva una gigantesca «cupola di pensieri», nella quale invero l’uomo non poteva ancora vedere direttamente la discesa delle idee viventi provenienti dalle lontananze cosmiche, ma percepiva al loro posto le loro immagini riflesse, che apparivano sulla superficie interna della cupola. Così questa «cupola di pensieri» mostrava all’uomo le copie degli esseri viventi di pensiero e nello stesso tempo lo separava dalla sperimentazione diretta di questi.

 

Nessuna veggenza diretta ci porta la filosofia aristotelica,

solo la memoria dei pensieri preterreni, delle forze preterrene di pensiero

e della loro provenienza dal mondo spirituale divino.

É una cupola spirituale che è stata costruita sopra l’umanità

in base alla memoria del «ex deo nascimur».

 

Tomaso d’Aquino visse nella continua speranza della riunione delle due sfere, quella della rivelazione divina e quella della conoscenza umana. Secondo la sua convinzione, una tale riunione poteva però avvenire nell’uomo solamente dopo la sua morte, e sotto la condizione irrevocabile che la sua anima avesse accolto l’impulso Cristo, ancora sulla Terra. In quel senso tutta la vita di Tomaso d’Aquino fu un continuo rammentarsi del «in Cristo morimur». Si configurò così la base spirituale per la sua filosofia, quella che, nell’ambito dell’architettura, trovò la sua più perfetta espressione nelle forme gotiche tendenti al cielo, (vedi a Pag. 154) In tale connesso è profondamente significativo che Tomaso d’Aquino e Alberto Magno abbiano partecipato personalmente, nell’anno 1248, alla cerimonia della posa della prima pietra del famoso duomo di Colonia, che doveva diventare la più grande opera dell’architettura gotica in Europa centrale.115a

 

Consideriamo per ultimo il primo Goetheanum.

In questo edificio cruciforme a doppia cupola, venne creata una sintesi superiore tra cupola e croce,

una sintesi del principio «ex deo nascimur» con il principio «in Cristo morimur».

Poiché alla base delle sue forme architettonico-plastiche stava il sommo principio del rinnovamento spirituale,

il principio «per spiritum sanctum reviviscimus» che Rudolf Steiner

ha realizzato per la prima volta nella storia dell’umanità mediante la libera e cosciente visione spirituale.

 

Un autentico tempio della nuova vita spirituale eretto in base alla nuova rivelazione dello spirito

che portò nel mondo una vera conoscenza dell’uomo e del cosmo, e nello stesso tempo

anche la conoscenza dell’impulso centrale riunificatore di tutta l’evoluzione terrestre, dell’impulso Cristo:

ecco quello che doveva essere il Goetheanum per l’odierna umanità!

Doveva essere in realtà per l’uomo moderno, una via verso la rinascita nello spirito,

una via che conduce ogni uomo verso la cosciente e libera riunione alla sua eterna patria celeste,

al cosmo spirituale divino.

 

Ma il karma universale domina ovunque. E come fu un segno di fuoco quello che stava presso la porta dalla quale l’umanità uscì dall’antica epoca dello spirito, per poter più tardi accostarsi in libertà e in piena coscienza di sé al Mistero del Golgota, così è di nuovo un segno di fuoco quello che sta presso la porta per la quale l’umanità dovrebbe nuovamente entrare nel mondo spirituale, grazie alla giusta comprensione del Mistero del Golgota, che ci viene oggi mediata dalla scienza dello spirito, al fine di sperimentarvi l’incontro con il Cristo eterico.

 

Come un simbolo della grande evoluzione cosmica stanno sopra entrambe le fiamme sacrificali le parole cosmiche: «Invidia divina» parole che si potevano leggere, come ce lo comunica Rudolf Steiner, nelle fiamme del tempio di Efeso, che fu distrutto dal fuoco nell’epoca del Padrenostro macrocosmico, quando le potenze che si oppongono all’evoluzione legittima dell’umanità, le si accostavano ancora da fuori; «Invidia degli uomini», queste erano le parole che si poterono leggere in ispirito nelle fiamme del Goetheanum116, poiché nell’epoca del Padrenostro microcosmico, nell’epoca della libertà, le potenze demoniache tentatrici si avvicinano agli uomini dal di dentro.

 

Ma come nel tempo antico la salvezza della guida dell’universo consistette nel fatto che, per ispirazione cosmica delle potenze della evoluzione progressiva e mediante Aristotele e Alessandro, che si erano posti entrambi al servizio delle mete universali, il male si tramutasse in bene, così anche nell’epoca della libertà umana, attraverso l’azione cosciente dell’uomo stesso, per iniziativa della sua propria volontà, perfino il massimo male, la massima tragedia, potè servire all’ulteriore evoluzione di tutta l’umanità.

• Per ispirazione dello Spirito del tempio di Efeso salito attraverso l’incendio alle altezze eteriche, Aristotele guidato dunque da potenze superiori attraverso l’Efeso spirituale, dà all’umanità l’impulso più possente a discendere nella sfera della libertà dell’io.

• Ispirato dallo Spirito del Goetheanum, che dall’incendio in poi opera realmente, Rudolf Steiner dà all’umanità, in tutta la grandezza del suo libero sacrificio, nel Convegno di Natale 1923/24, l’impulso più potente per la risalita allo spirito, verso una nuova cultura spirituale, nella quale l’umanità che ha conseguito l’io libero, è in grado di servire rettamente le mete universali.

 

Così l’enigma dell’incendio del Goetheanum trova la sua soluzione nella casa di Diana.

Così il karma universale domina saggiamente su tutto.

 

▸«Aristotele e Alessandro seppero servirsi del fuoco di Efeso, quando questo si riaccese nei loro cuori, dopo essere avvampato nell’etere cosmico ed avere quindi rivelato loro quei segreti che furono poi formulati nei concetti più semplici. Similmente anche a noi spetta di servirci (e saremo capaci di servirci) di ciò che le fiamme del Goetheanum (sia detto con la dovuta modestia) iscrissero nell’etere: vale a dire di quello che l’antroposofia ha sin qui voluto e di quello che continuerà a volere.»117

 

Siamo dunque finalmente giunti a scoprire il segreto insito nella distruzione per fuoco del Goetheanum, il segreto di quello che Rudolf Steiner chiamò durante il Convegno di Natale lo «Spirito del Goetheanum», nel nome del quale egli allora, secondo le sue parole, poteva dire molto, che altrimenti avrebbe potuto esser detto in forma assai più attenuata.

 

In proposito dobbiamo specialmente por mente

a quello che Rudolf Steiner disse nella conferenza del 13 gennaio 1924 a Dornach,

nella quale parlò diffusamente della relazione degli iniziati delle diverse epoche storiche con la luce astrale.

 

• Vi descrive come al tempo della cultura paleopersiana, gli iniziati iscrivessero le loro conoscenze soprasensibili nella luce astrale, servendosi di preferenza dell’elemento solido della Terra. Ma tutto quanto era stato da loro iscritto nella luce astrale, saliva poi fino ai confini della sfera lunare, dove veniva accettato dagli dèi, ritornava indietro in forma trasformata, per rimanere in seguito nella sfera terrestre.

Tuttavia ciò che veniva così riverberato non era una ripetizione di quello che era prima, bensì era, a guisa di risposta degli dèi stessi, un rifacimento, per opera del mondo spirituale, di quello che era stato iscritto dagli iniziati nella luce astrale.

• Nell’epoca egizio-caldaica gli iniziati si servirono dell’elemento fluido per l’iscrizione nella luce astrale, e la sfera di Saturno lo irraggiava di ritorno.

• Nell’epoca greco-latina la registrazione riuscì con l’aiuto dell’elemento aeriforme, e il riverbero venne dalla sfera delle stelle fisse.

• Infine nella quinta epoca postatlantica, le registrazioni avvennero mediante l’etere di calore, ma tutto quanto era trapassato in questo modo nella luce astrale venne trasferito dietro la sfera delle stelle fisse e non tornò ancora indietro.

Perciò si presentò a Christian Rosenkreutz il problema straordinario e importante: come può di nuovo venir accettato dagli dèi, nel tempo attuale, quanto è stato iscritto dagli iniziati nella luce astrale mediante l’etere di calore?

 

Su ciò prosegue a dire Rudolf Steiner nella conferenza citata sopra:

▸ «Fu allora che Christian Rosenkreutz, per ispirazione di uno spirito superiore118, trovò la via di percepire l’irradiazione riflessa, sebbene si trattasse di un riverbero mediato dall’etere calorico. Ciò si produsse con l’aiuto di altri stati di coscienza, ottusi, subcoscienti, quasi letargici: stati in cui l’uomo anche normalmente è fuori dal suo corpo.»119

 

Così i Rosacroce medievali avevano acquisito, già nel XIV secolo, la facoltà di percepire nel riverbero della luce astrale dalla sfera situata dietro le stelle fisse tutte le conoscenze della nostra quinta epoca di cultura postatlantica, iscritte nella luce astrale mediante l’etere di calore, nella forma trasformata dagli dèi.

 

Ma quello che Christian Rosencreutz dovette compiere in uno stato di coscienza attenuata,

può essere effettuato adesso, dopo l’inizio della nuova epoca di Michele, in piena coscienza di veglia.

Fu ciò che fece Rudolf Steiner.

Dopoché egli, nell’epoca di transizione dal XIX al XX secolo, ebbe accolto le nuovissime conquiste scientifiche,

prima tra tutte l’ampia teoria evolutiva di Haeckel, scrisse tutto questo nella luce astrale,

valendosi dell’etere di calore, e con l’ausilio di quei metodi che presentò più tardi nel libro «L’iniziazione»,

e ricevette poi in piena coscienza, il suo riverbero, proveniente dalla sfera al di là dello zodiaco.

 

Nella citata conferenza del 13 gennaio 1924, Rudolf Steiner descrive esaurientemente quel processo, che spiega valendosi dapprima dell’esempio dei raggiungimenti dei Rosacroce medievali e poi vi aggiunge la descrizione della sua propria esperienza.

In particolare egli diceva:

▸ «Certo, nelle scuole dei Rosacroce si insegnava il sistema copernicano: ma le idee di quel sistema tornavano per così dire indietro, in particolari stati di coscienza, nel modo che ho spiegato in queste conferenze. Sicché effettivamente i Rosacroce riconoscevano appunto che quello che si acquista nella conoscenza moderna , deve, in certo modo, essere offerto agli dèi, affinché questi lo traducano nel loro linguaggio e poi lo restituiscano agli uomini. Ciò è realmente possibile, e tale possibilità sussiste anche al presente. Se, tenendo conto di questo principio dell’iniziazione rosicruciana, si studia oggi la dottrina scientifica di Haeckel, con tutto il suo materialismo, e ci si lascia poi compenetrare dai metodi di conoscenza esposti nel mio libro “L’iniziazione”, se si studia la “Antropogenia” di Haeckel, con la sua esposizione dei progenitori dell’uomo (che può anche riuscire ripugnante), nonché tutto quello che oggi si può imparare dall’ordinaria scienza naturale, e poi si offre tutto ciò agli dèi, ne scaturirà quanto è narrato sull’evoluzione nel mio libro “La scienza occulta”».

E Rudolf Steiner prosegue:

▸ «La peculiarità del rosicrucianesimo è che, trovandosi in un’epoca di transizione, esso dovette limitarsi a cadere in certi stati simili al sogno, e a sognare, in certo qual modo, la realtà superiore di ciò che prosaicamente la scienza scopre quaggiù, investigando la natura. Però a partire dal 1879 circa, dall’inizio cioè dell’epoca micheliana, è possibile scoprire in maniera cosciente ciò che prima era stato conseguito nel modo indicato, durante il periodo del rosicrucianesimo. Oggi quindi possiamo affermare che non valgono più quelle antiche condizioni semicoscienti, ma che occorre uno stato cosciente superiore. Allora con le cognizioni acquisite sulla natura, possiamo immergerci nel mondo superiore, dove esse ci vengono nuovamente incontro, «ma in una realtà spirituale. Noi rileggiamo allora, in una realtà spirituale, ciò che era stato da noi registrato nella luce astrale.»

 

Con questo mezzo l’«Antropogenia» di Haeckel potè trasformarsi in quella «realtà spirituale» che è contenuta nella «Scienza occulta» come manifestazione del discorso cosmico stesso degli dèi.119a

Con questa alchimia veramente celeste, con questo processo di trasformazione che Rudolf Steiner effettuò, è inoltre collegato ancora un altro segreto del nostro tempo, che Rudolf Steiner stesso ci svela nella conferenza del 13 gennaio 1924, e consiste nel fatto che:

l’iniziato, quando trasferisce nel modo descritto la sapienza terrestre nella sfera cosmica,

incontra Michele stesso nel mondo spirituale,

presupponendo però che egli proceda in maniera occulta legittima e assolutamente cosciente,

ciò che è divenuto possibile soltanto a partire dall’ultimo terzo del XIX secolo.

 

Rudolf Steiner presentò questo fatto con le seguenti parole:

▸ «Se in tal modo si portano su nel mondo spirituale le conoscenze qui acquistate sulla natura, o le creazioni dell’arte naturalistica, o anche i sentimenti della religione naturalistica operante nell’anima (poiché in sostanza anche la religione è divenuta naturalistica), allora effettivamente si incontra Michele, purché si siano sviluppate le facoltà necessarie.

Possiamo dunque affermare che il rosicrucianesimo è contrassegnato dal fatto che i suoi spiriti più illuminati avevano un anelito fortissimo verso questo incontro con Michele: ma potevano averlo soltanto come in un sogno. Dalla fine dell’ultimo terzo del secolo scorso gli uomini possono invece incontrare lo spirito chiamato Michele in modo cosciente.

Michele però è un’entità tutta particolare: un’entità che, in sostanza, non rivela nulla da sé, se non le si porta incontro, dalla Terra, qualche frutto di uno strenuo lavoro spirituale. Michele è uno spirito chiuso, taciturno.

Mentre gli altri Arcangeli dirigenti sono spiriti loquaci (spiritualmente parlando), Michele è uno spirito chiuso, taciturno, che dà tutt’al più poche, scarse direttive, poiché quello che si riceve da Michele non è veramente la parola, ma lo sguardo (se è lecito dir così), la forza dello sguardo. Ciò è dovuto al fatto che in fondo Michele si occupa soprattutto di quanto gli uomini creano partendo dallo spirituale. Egli vive negli effetti di ciò che gli uomini hanno creato; gli altri spiriti invece vivono piuttosto con le cause. Michele vive essenzialmente con gli effetti. Gli altri spiriti immettono nell’uomo gli impulsi a ciò ch’egli deve fare; Michele sarà il vero eroe spirituale della libertà. Egli lascia fare agli uomini, ma accoglie poi ciò che dalle loro adoni deriva, per portarlo più oltre nel cosmo, per proseguire nel cosmo l’azione, l’attività che gli uomini non sono ancora in grado di compiere.»

 

Si è così svelato il segreto

che, al processo spirituale operato dall’iniziato moderno,

quando riporta in alto nel cosmo il sapere da lui acquisito in Terra, è compartecipe Michele stesso,

e che nel nostro tempo questo processo è possibile

solo mediante l’incontro cosciente dell’iniziato con lui nella alta sfera solare.

 

Abbiamo visto così nel suo insieme il seguente processo cosmico-occulto:

• alla svolta tra i due secoli, Rudolf Steiner si immerge con grande intensità nei risultati della scienza contemporanea.

• Poi, come iniziato, la porta agli dèi nel cosmo, e riceve di ritorno da essi, le cognizioni della scienza moderna,

tradotte nel linguaggio degli dèi, nella forma della sapienza universale,

quella che sta alla base delle potenti figure evolutive della «Scienza occulta».

• Poscia egli dà a questa sapienza divina un involucro corporale nelle forme immaginative del Goetheanum,

nelle quali essa diviene visibile.

• Più tardi, durante l’incendio,

queste forme trapassano di nuovo, attraverso la sostanza dell’etere calorico, nella luce astrale,

e si allontanano poi negli spazi cosmici, fino alla sfera dell’Io macrocosmico.

• Da là le riceve di nuovo Rudolf Steiner, ma questa volta come alta parola divina,

come Spirito vivente del Goetheanum trasformato ritornato dalle profondità del cosmo.120

 

Questo processo si è ripetuto così ancora una volta, ma stavolta a un livello superiore,

perchè attraverso l’incendio del Goetheanum riascende nelle profondità del cosmo,

non un sapere terreno, bensì un sapere già cosmico,

e ritorna nuovamente indietro come Spirito vivente del Goetheanum!

A questo processo cosmico partecipa una seconda volta Michele, stavolta però in maniera diretta.

 

Lo si può udire con stupore nelle parole di Rudolf Steiner, che egli pronunciò nella stessa conferenza del 13 gennaio 1924:

▸ «Quando però l’uomo, mosso unicamente dalla sua libertà, stimolato dalla lettura della luce astrale, compie coscientemente o incoscientemente questo o quello, Michele trasferisce nel cosmo l’azione umana terrena, affinchè divenga azione cosmica. Egli si preoccupa dunque dette conseguenze, altri spiriti piuttosto dette cause.»121

 

Abbiamo però già visto sopra che il Goetheanum incarnava nelle sue forme architettoniche e plastiche la sapienza della «Scienza occulta», scaturita una volta dalla luce astrale. Perciò le persone che lavorarono alla costruzione del Goetheanum compirono, traendola dalla loro libertà, quell’azione che, nel senso più profondo fu suscitata da quanto Rudolf Steiner aveva letto nella luce astrale.

In altri termini:

Michele trasferì nel cosmo le conseguenze del loro lavoro, affinchè diventassero azione cosmica.

Che ciò sia sostanzialmente avvenuto, che «la sostanza» del Goetheanum sia stata, dopo l’incendio, effettivamente portata fuori da Michele nelle lontananze del cosmo, per ritornare poi di là agli uomini come azione cosmica, come Spirito vivente del Goetheanum, che è risorto nella sfera di Michele, lo dichiarano anche le parole di Rudolf Steiner, pronunciate il 22 aprile 1924 a conclusione del suo ultimo ciclo pasquale.

▸«Tutto ciò è stato portato là fuori», queste parole insieme a quelle riportate sopra «Michele trasferisce nel cosmo l’azione umana terrena, affinchè divenga azione cosmica…» ci pongono davanti la sconvolgente realtà degli eventi che si riferiscono ai destini terreni e soprasensibili del primo Goetheanum.

 

Possiamo quindi domandarci: che cos’è questo Spirito vivente del Goetheanum,

che è stato portato da Michele nel cosmo e di là è ritornato?

 

Rudolf Steiner si esprime in merito nella già citata ultima conferenza del ciclo pasquale che tenne dopo il Convegno di Natale. Dopo le parole citate sopra (vedi pag. 207) sul fatto che gli antroposofi possono oggi utilizzare quanto attraverso l’incendio del Goetheanum è stato portato nelle vastità del cosmo, egli prosegue:

▸ «… quello che prima riguardava più o meno la Terra, e che in tale prospettiva era stato fondato, con quelle fiamme è stato portato nelle vastità cosmiche. Proprio perchè siamo stati colpiti da quella sventura e perchè ne riconosciamo le conseguenze, noi possiamo affermare: ora comprendiamo di non rappresentare più solamente un movimento che riguarda la Terra ma di essere impegnati in una vicenda che coinvolge il vasto mondo eterico nel quale vive lo spirito. Infatti ciò che riguarda il Goetheanum è cosa che coinvolge il vasto etere in cui vive la saggezza universale pregna di spirito. Tutto ciò è stato portato là fuori, nelle vastità dell’etere, e noi ora possiamo compenetrarci degli impulsi del Goetheanum provenienti dal cosmo.»122

 

▸ «Si prenda questo pensiero come si vuole: lo si prenda pure come un’immagine, ma è un’immagine che significa una verità profonda, e la si può esprimere in semplici parole. Dopo l’impulso conferitole durante il recente Convegno di Natale, l’attività antroposofica dovrebbe compenetrarsi di un carattere esoterico; questo tratto esoterico esiste perchè ciò che prima era stato terrestre, ora opera mediante la luce astrale che ha cooperato con le fiamme fisiche e che si irraggia nello spazio cosmico: opera ora, a sua volta partendo dal cosmo, sugli impulsi del movimento antroposofico, purché si sia capaci di accoglierli.

Se siamo capaci di accogliere quegli impulsi, impariamo a sentire in tutto ciò che vive nell’antroposofia un elemento importante: è quello stato d’animo pasquale che non ammetterà mai che lo spirito possa morire, convinto com’è che, se anche viene ucciso dal mondo, lo spirito risorgerà sempre. E l’antroposofia deve appunto attenersi allo spirito che sempre di nuovo rinasce dai fondamenti dell’eternità.»123

 

• Questo spirito però che «viene ucciso dal mondo», ma «risorgerà sempre», al quale l’antroposofia si dovrà d’ora in poi attenere – è lo Spirito del Goetheanum risorto dal cosmo, che dopo il Convegno di Natale opera nella Società antroposofica come principio del nuovo esoterismo micheliano.

Lo Spirito risorto del Goetheanum ci appare di nuovo dalla sfera di Michele e splende soprasensibilmente sopra il Convegno di Natale, operando da allora in ogni cuore di antroposofo che si voglia disporre lealmente al servizio di quegli scopi cui era già consacrato il Goetheanum terrestre, in quanto «contrassegno della vita spirituale dei tempi moderni».124

Rudolf Steiner li chiama «grande missione dell’umanità sul nostro pianeta Terra» quell’umanità cui spetta di divenire un giorno umanità-Cristo, un’umanità di Dio, che incorpora nel cosmo il grande principio della libertà e dell’amore.

 

Analogamente a come il Goetheanum terrestre fu eretto partendo dalle più pure forze di amore e di sacrificio degli uomini che si erano uniti in una unica coscienza di alto servizio alle comuni mete spirituali, e a come il Goetheanum era l’incarnazione dell’impulso spirituale agente socialmente nel nostro mondo – così pure lo Spirito del Goetheanum, agente dal cosmo, è lo spirito del nuovo esoterismo comunitario che, per sua essenza, è vero esoterismo micheliano!

 

Il Goetheanum è passato attraverso la morte nel mondo fisico, ed è risuscitato nel mondo dello spirito; può d’ora in poi operare nell’umanità come nuovo principio esoterico, e nello stesso tempo può venir trovato nell’anima di ogni antroposofo come tempio soprasensibile dei nuovi misteri, di ogni antroposofo che, da uomo di buona volontà, voglia lavorare nel senso di quegli impulsi che ci sono stati dati dal mondo spirituale al Convegno di Natale 1923/24 «…innalzando lo sguardo allo spirito che c’è, che deve esserci, e ci sarà, allo Spirito del Goetheanum… guardando verso l’alto… al buono Spirito del Goetheanum… per il quale vogliamo agire, agognare, lavorare nel mondo.»125

 

Solo se lavoreremo in questo senso

potremo trovare la via verso il Tempio soprasensibile dei misteri,

che da quel tempo si può trovare sulla Terra.

 

 


 

Note:

35 – Vedi nota 108 del V cap.

35a – Si può anche dire che nel primo Goetheanum è stato intrapreso il tentativo di anticipare profeticamente un nuovo regno naturale, quello che sorgerà a poco a poco nel corso dell’evoluzione naturale soltanto con la quinta ronda (sarà il quinto regno) della Terra, e che dovrebbe conseguire il suo vero completamento su Giove. Ne parla Rudolf Steiner nella conferenza del 26/10/1905, caratterizzando la missione dell’uomo nella quarta e nella quinta ronda: ▸ «Nella quarta ronda l’uomo libererà il regno minerale, quando lo avrà conformato ad opera d’arte. Poi tutto entra in pralaja, non c’è più alcun regno minerale e tutta la Terra è diventata una pianta. L’uomo sarà innalzato di mezzo gradino più in alto, e tutto il resto con lui; per esempio, nella quinta ronda, il duomo di Colonia si trasformerà in una pianta… Il duomo di Colonia cresce poi come mondo vegetale, da quello che allora sarà il suolo.» (O.O. 93a)

36 – Citato da Grosse, op. cit. pag. 32 e seg.

37 – Si può provare il sentimento del rapporto di questo documento originario, in tutti i suoi elementi fondamentali, con la meditazione della pietra fondamentale che venne data da Rudolf Steiner al Convegno di Natale 1923/24. Così in questo documento abbiamo al centro l’immagine dodicesimale dell’uomo che, aggiungendo le iniziali dei detti rosicruciani, si suddivide manifestamente in tre parti, cosicché le lettere E.D.N. si riferiscono in prevalenza all’uomo delle membra: egli porta l’anima attraverso il mondo spaziale nell’oceanica entità dello spirito. Le lettere P.S.S.R. si riferiscono alla testa dell’uomo che, dagli abissi dell’eternità dischiude all’anima i cosmici pensieri. Le lettere dell’ambito centrale rappresentano un anello di congiunzione tra l’ambito della testa e quello delle membra – in esso si tagliano i due cerchi che si possono tracciare con il pensiero intorno ai due dodecaedri; – le iniziali I.C.M. appartengono al cuore e al polmone dell’uomo, che guidano l’anima umana, mediante il ritmo del tempo, a sentire l’essere dell’anima sua propria, nelle profondità dove si realizza anche l’incontro dell’uomo con il Cristo. La Parola universale che, nel secondo capoverso delle parti I a III della meditazione, risuona attraverso tutte le nove gerarchie, trova la sua espressione immaginativa nelle meravigliose linee plastico-musicali, colme di forza eterica. Esse circondano il prototipo cosmico dell’uomo che sta nel centro, nei cui tre sistemi la Parola universale – pronunciata dalle gerarchie della sfera del Padre, del Figlio e dello Spirito – imprime le proposizioni: Ex deo nascimur; In Christo morimur; Per spiritum sanctum reviviscimus. Così la Parola universale converte l’immagine dell’anima umana nell’immagine dell’uomo del futuro: l’uomo deve adempiere nel cosmo alla missione della Terra e dell’umanità, in quanto realizza nel suo intimo queste proposizioni.

Le parole che seguono nel documento, in quanto sono collegate con la Volontà e l’Anima universali e con l’Io universale ci indirizzano chiaramente alle tre prime parti della meditazione della pietra fondamentale, e al fatto che al loro termine viene menzionato il regno degli elementi, nelle tre righe finali della prima, seconda e terza parte della meditazione: «Questo odono gli spiriti elementari… ecc.». Non abbiamo qui la possibilità di approfondire questo documento e ci dobbiamo limitare a queste rapide annotazioni, che possono dare al lettore solo una direzione per le sue ulteriori riflessioni autonome. Per quanto concerne invece la quarta parte della meditazione, non ne troviamo la presentazione direttamente in quel documento, e questo fatto ha un senso profondo: le tre prime parti della meditazione sono propriamente un discorso degli dei dal cosmo all’anima umana, nel quale essi le annunciano quello che hanno posto nell’uomo nelle epoche trascorse dell’evoluzione del mondo. Invece la quarta parte si collega con la risposta dell’uomo stesso, risposta che consiste nel fatto che l’anima umana, partendo da assoluta libertà, accoglie in sè l’impulso-Cristo, che è contenuto in questa quarta parte.- In questa direzione la costruzione del Goetheanum era solo il primo passo; il secondo passo doveva consistere in quello che esso avrebbe potuto suscitare nell’anima umana. Ma questo non poteva dall’inizio esser posto fatalmente nella costruzione, bensì doveva destarsi in libertà, come impulso, nelle anime umane. La contemplazione del Goetheanum e il lavoro di realizzazione della sua missione nel mondo, dovevano provocare nell’anima umana l’impulso che più tardi venne posto nella quarta parte della meditazione. (É espresso in maniera plastico-artistica nel gruppo scultoreo che sarebbe dovuto stare a oriente nel Goetheanum terminato.)

38 – O.O.153 14/4/1914.

39 – Queste parole son riportate dalle lettere che Margarita Woloschina Sobaschnikova scrisse da Dornach in Russia nel 1914, e che si trovano in mano dell’autore. Margarita Woloschina era presente al discorso di Rudolf Steiner il 14/4/1914 a Vienna, e le parole da lui pronunciate sul Goetheanum (vedi nota 38 di questo cap.) suonano così nella sua lettera: «Il Goetheanum è veramente la personificazione dell’Essere che noi serviamo.»

40 – O.O. 260, pag. 112.

41 – Discorso conclusivo di Rudolf Steiner, O.O. 260,1/1/1924.

42 – O.O. 219, 31/12/1922, RA 1989 pagg. 16 e 17.

43 – O.O.194, 22/11/1919, EAM 1981 pag. 37.

44 – Vedi nota 38 di questo cap.

45 – Vedi nota 43 di questo cap. EAM 1981 pag. 38.

46 – In questa azione di Rudolf Steiner abbiamo anche un principio, realizzato al massimo grado, di vero manicheismo, che consiste nella trasformazione del male in bene.

47 – O.O. 260, 31/12/1923.

48 – Nella conferenza del 12/4/1909 sera, a Dusseldorf (O.O.110) EAM 1980 pag.25, Rudolf Steiner parla esaurientemente dell’elemento del fuoco ossia del calore, come base del mondo visibile e come mediatore tra «il mondo dei corpi e il mondo delle anime». In particolare egli si vale delle seguenti parole: «Perciò l’antica scienza dello spirito, come pure la moderna, dicono: il calore o fuoco è quello stato nel quale il materiale comincia a diventare animico.»

49 – O.O. 260, 31/12/1923.

50 – Vedi Assja Turgenieff, «Erinnerungen an R.Steiner und die Enstehungszeit des Goetheanum» (Ricordi di R.Steiner e il tempo di costruzione del Goetheanum) Stuttgart 1972, cap.: S. Silvestro 1922.

51 – Matteo, 3,IL

52 – Ad evitare malintesi dobbiamo osservare a questo punto che Rudolf Steiner durante la conferenza nella quale, nel processo della ricerca spirituale, egli si trovava dall’altra parte della soglia, vide le fiamme «con la coscienza d’angelo» nel loro aspetto soprasensibile che non risulta alla nostra maniera terrestre di rappresentazione. Tuttavia, secondo la severa legge del mondo spirituale, della quale Rudolf Steiner neanche una volta sola parlò nelle sue conferenze, quello che è stato sperimentato in tal guisa nei mondi superiori non può venir trasferito nella coscienza umana di tutti i giorni, poiché nell’attuale ciclo di sviluppo questa deve essere guidata dalle leggi del mondo terrestre e non da quelle del mondo spirituale. Per il mondo terrestre, da questa parte della soglia, l’incendio del Goetheanum era la somma tragedia, che anche Rudolf Steiner sperimentò come tale, nel corso di quella terribile notte di S. Silvestro, nella sua «coscienza umana».

53 – Nella conferenza del 31/12/1922 (O.O. 219) RA 1989 pag 14, Rudolf Steiner dice: «La conoscenza spirituale è quindi una vera Comunione, l’inizio di un culto cosmico idoneo all’umanità del presente…»

54 – O.O. 219, 31/12/1922, RA 1989 pag. 17.

55 – O.O. 232, 2/12/1923, EAM 1982 pagg. 95 e 96.

56 – O.O. 260, 31/12/1923.

57 – O.O. 232, 2/12/1923, EAM 1982 pag. 83.

58 – O.O. 233, 26/12/1923, EAM 1982 pag. 49.

59 – Rudolf Steiner diede una descrizione particolarmente intima dei misteri efesini nella conferenza del 14/8/1924 (O.O.243) dalla quale si può rintracciare l’atmosfera che regnava in questa sede di iniziazione così importante per tutta l’evoluzione dell’umanità.

60 – O.O. 233, 29/12/1923, EAM 1982 pag, 96.

61 – O.O. 233, 26,27,28/12/1923, EAM 1982.

62 – O.O. 232,14/12/1923, EAM 1982 pagg. 149 e 150.

63 – O.O. 233, 29/12/1923, EAM 1982 pagg, 96 e 97.

64 – O.O. 8, cap. «Platone come mistico».

65 – Questa differenza essenziale tra la filosofia di Platone e quella di Aristotele è rappresentata in modo mirabile nell’affresco di Raffaello «La scuola di Atene», nella camera della segnatura in Vaticano, ove nel centro dell’affresco compare il vecchio con la mano indicante verso l’alto alle lontananze eteriche del cosmo, e il più giovane compagno con la mano indicante la Terra. Tale differenza si manifesta parimenti nelle opere che essi hanno in mano: il primo tiene il «Timeo», uno dei più profondi dialoghi di Platone, quasi un’enciclopedia dell’antica sapienza dei misteri, in cui parla soprattutto dell’origine spirituale e dell’evoluzione del nostro cosmo; l’altro ha in mano l’«Etica» di Aristotele, un’opera che tratta in prima linea del giusto comportamento del saggio nella vita terrena.

Sul fatto che una delle possibili interpretazioni di questo affresco intende che vada collegato con epoche precristiane (antiche) di sviluppo dell’umanità, vedi la conferenza del 5/5/1909 (O.O. 285).

66 – O.O.187, 25/12/1918, EAM 1988 pagg. 50 e 51.

67 – Platone spiega la dottrina della reincarnazione in maniera specialmente esauriente nei suoi dialoghi «Fedro» (246a-249d) e «Lo Stato» (614-621b). Del resto è chiaramente evidente dalle due descrizioni che si tratta di una forma antica di questa dottrina. Tuttavia Platone sviluppa più completamente l’idea dell’esistenza prenatale dell’anima, come fondamento per la dottrina della rinascita, nei dialoghi «Menone» (81b-86b) e «Fedone» (72e-77d) nei quali cerca di corroborarla mediante la dimostrazione che qualsiasi conoscenza del mondo ha le sue fonti nel ricordo dell’anima della sua esistenza preistorica.

Qui si deve tuttavia osservare che è una caratteristica singolarità di questa antica dottrina della reincarnazione, che le mancava una chiara rappresentazione dell’io individuale che percorra, come nucleo immortale dell’uomo, le sue svariate incarnazioni. Da ciò deriva anche la possibilità per l’uomo, confermata anche da Platone, di incarnarsi in una vita successiva, nel corpo di un animale (vedi «Lo Stato» 620a-620d). Ancora più marcata si presenta tale singolarità dell’antica dottrina sulla reincarnazione in oriente. Per esempio non troviamo nel buddismo in generale alcun accenno all’io individuale: e da ciò è sorto il rapporto negativo del buddismo verso il mondo terrestre nel suo insieme, vale a dire con quel mondo nel quale soltanto si può sviluppare la coscienza dell’io individuale.

Dall’altro lato appare proprio in Aristotele un reale interesse per il mondo fisico. Perciò egli non è solo il padre del pensiero terreno (Logica), bensì è anche in un certo senso il fondatore della scienza terrena; in questo rapporto Aristotele è il vero precursore del cristianesimo. Infatti il Cristo doveva venire sulla Terra ad accendere in ogni uomo la luce dell’eterno io immortale, poi nel suo susseguente congiungersi con la Terra, per darle il suo vero senso e anche per mostrare il suo infinito valore per l’umanità, che consiste nel fatto che, dopo il Mistero del Golgota, la Terra è il corpo cosmico del Cristo, che, grazie all’attività dell’io umano permeato dal Cristo, deve col tempo venir spiritualizzato. Affinchè potesse sorgere un tale rapporto con la Terra, era però indispensabile che lo si preparasse ancora prima dell’inizio dell’era cristiana; e ciò era possibile solo mediante una rinuncia alla dottrina della reincarnazione nella sua forma antica, con il suo particolare disprezzo per l’elemento terrestre, perchè:

▸ «Il fatto è che per un certo tempo le necessità evolutive dell’umanità richiesero che si affievolisse la coscienza delle vite ripetute, affinchè l’uomo si abituasse a vivere seriamente e intensamente una vita sulla Terra». (O.O.187,1/1/1919, EAM 1988 pag.164).

68 – O.O. 187, 28/12/1918, EAM 1988 pag. 89.

69 – Id. 25/12/1918, EAM 1988 pag. 52.

70 – O.O.18, I vol. Vedi queste parole in O.O.115, Ed. Religio 1939, nota a pag 176.

71 – Aristotele confuta la dimostrazione basilare di Platone per l’esistenza prenatale dell’anima («Il sapere terreno è il ricordo dell’esistenza prenatale» – vedi nota 67 di questo cap.) nella «Prima analitica» (67a 21) e nella «Topica» (lllb 27). Perciò Aristotele respinge la dottrina dell’esistenza prenatale.

72 – O.O.115,12/12/1911, Ed. Religio 1939 pag 162.

73 – Nel suo libro «Gli enigmi della filosofia» (O.O.18) Rudolf Steiner aggiunge:

«Platone ammette una preesistenza dell’anima prima della vita terrena, non però Aristotele».

74 – O.O. 187, 1/1/1919. Rudolf Steiner esprime spesso questi pensieri, anche in altre conferenze.

75 – O.O.115, 12/12/1911, Ed. Religio 1939, pag. 164.

76 – Id. 13/12/1911 Ed. Religio 1939 pag. 178 179.

77 – Vedi O.O. 131, 14/10/1911, EAM 1972 pag. 211; O.O.130, 2/12/1911, EAM 1986 pag. 12.

78 – Quel dato di fatto che Aristotele dovesse allora provvedere affinchè la dottrina della reincarnazione, nella sua antica forma precristiana, scomparisse dalla tradizione esoterica dell’occidente, richiese d’altra parte che Rudolf Steiner, all’inizio del XX secolo, dovesse portare di nuovo questa dottrina in tutta la vita culturale dell’umanità, però ora nella sua nuova forma cristiana. – In ciò vediamo il reale adempimento della grande legge cosmica, secondo la quale ogni individualità che abbia compiuto una volta qualcosa per incarico della direzione del mondo, debba compiere di conseguenza, dopo un certo tempo, un’azione corrispondente, ma così che essa sembri adesso uscire dal polo opposto a quello dell’azione primaria. Rudolf Steiner chiarisce la maniera d’azione di tale grande legge cosmica, con le seguenti parole, prendendo esempio dalla missione di Abramo: «E precisamente come lo spirito di Mosè dominò nell’epoca trascorsa fino a noi, così ora ricomincia a dominare lo spirito di Abramo, per condurre di nuovo l’umanità fuori dalla coscienza del Divino legata al mondo sensibile, come prima (nel III millennio precristiano) ve l’aveva introdotta. É infatti un’eterna legge cosmica primordiale, che ogni individualità ha da compiere una data azione periodicamente più volte, almeno due, di cui l’una opposta all’altra. Ciò che, per così dire, Abramo ha prima portato giù all’umanità entro la coscienza fisica, lo riporterà nuovamente in su nel mondo spirituale». (O.O.118, 6/3/1910, RA 1947 pag.147). La «legge cosmica» qui menzionata, getta una luce del tutto particolare sul discorso che Rudolf Steiner fece a W.J. Stein nell’anno 1922 all’Aia, in cui disse che la sua missione fosse, in questa vita, di elaborare praticamente la dottrina di reincarnazione e karma.

Vedi W.J. Stein – Rudolf Steiner Dokumentation» Dornach 1985, pag. 295, e anche le parole supplementari di Rudolf Steiner su questo tema nella nota 164 (op.cit.). Sul significato della conoscenza di reincarnazione e karma per la concezione del mondo antroposofica, Rudolf Steiner parla con particolare chiarezza nella conferenza del 5/3/1912 (O.O.135).

79 – O.O.135, 21/2/1912, e 5/3/1912.

80 – Sul carattere luciferico della cultura greca antica vedi O.O. 120 28/5/1910, EAM 1974 pag. 227 e seg.

81 – In tale rapporto è caratteristica anche la definizione di Aristotele della tragedia come catarsi morale dell’anima, che consiste nel superamento dell’egoismo (in cui opera Lucifero) attraverso la compassione, e della paura (in cui opera Arimane) attraverso l’intrepidezza.

82 – O.O.240,19/7/1924.

83 – Id. 20/7/1924.

83a – Vedi Albert Stdckel: «Lehrbuch der Geschichte der Philosophie» (Testo di

storia della filosofia), Mainz 1889.

84 – O.O. 237,1/8/1924.

85 – Questo rifiuto di Aristotele per la dottrina della reincarnazione, il cui influsso contribuì essenzialmente al fatto che la stessa scomparve esteriormente dalla cultura exoterica europea, non significa però che essa sia stata tolta completamente anche dalla tradizione esoterica occidentale. Questa tendenza è tuttavia andata tanto avanti in Europa, che anche i discepoli delle scuole medievali rosicruciane non seppero nulla della reincarnazione, bensì la conoscenza di essa appartenne allora ai più alti gradi dell’iniziazione e veniva mantenuta rigorosamente segreta (vedi O.O. 131, 6/10/1911). Un esempio interessante in merito è la prima grande opera di H.P. Blavatsky, «L’Iside svelata» che fu scritta appunto per ispirazione rosicruciana, nella quale manca completamente il pensiero della reincarnazione.

86 – Rudolf Steiner dice non una volta sola nelle sue conferenze, che la situazione animica degli antichi greci era basata sulla loro speciale capacità mnemonica. Vedi per es. in merito la conferenza del 10/12/1912 (O.O. 141) EAM 1980 pag.70.

87 – O.O.126,1/1/1911, EAM 1972 pag. 97.

88 – O.O. 240,14/8/1924.

89 – L’individualità di Aristotele ebbe prima della sua incarnazione nel XIII secolo come Tomaso d’Aquino, ancora una breve incarnazione all’inizio del IX secolo p.Chr. Lo ricorda Rudolf Steiner nella conferenza del 14/8/1924 a Torquay (O.O. 240). Vedi in merito più precisamente la conferenza di Emil Bock del 27/2/1957 dal titolo «Ephesus und die Gralsburg» (Efeso e il castello del Gral), vedi E. Bock op. cit.

90 – O.O. 240,18/7/1924.

91 – A evitare malintesi sia qui ben precisato che con le personalità di Alessandro Magno e di Alberto Magno abbiamo a che fare con due diverse individualità, le quali furono entrambe strettamente legate, seppure in epoche compietamente diverse, con quella individualità cui è dedicato questo capitolo, cioè Aristotele. Ecco perchè Rudolf Steiner, quando parla di Aristotele, ricorda abitualmente Alessandro, e quando parla di Tomaso d’Aquino, lo rammenta insieme a Alberto Magno.

92 – O.O. 237, 8/8/1924, EAM 1988 pagg. 149 e seg.

93 – O.O. 240,19/7/1924.

94 – II termine tedesco «Besinnen» (riflettere) deriva dal sostantivo «Sinn» (senso), che significa allo stesso tempo «significato», «sentimento» (nel senso di esperienza) e «organo di senso». Così la parola «Besinnen» rimanda a quel processo interiore nel quale il pensiero sperimenta se stesso mediante il soggetto pensante, che lo sente e nello stesso tempo se ne serve come di una specie di organo di senso, ciò che nella sua forma più pura si manifesta nel cosciente «pensare il pensiero», di cui Tomaso d’Aquino parla sovente nelle sue opere.

95 – O.O. 240, 19/7/1924.

96 – Id.’27/8/1924,

97 – Nella conferenza del 14/8/1924 a Torquay (O.O. 240) Rudolf Steiner caratterizza come «conflitto spirituale» l’incontro nel mondo spirituale di Aristotele e Alessandro da una parte, con Harun al Raschid e il suo consigliere dall’altra, nell’anno 869.

97a – Nella conferenza del 8/8/1924 (O.O. 237), Rudolf Steiner parla di un altro evento importante che ebbe luogo intorno all’anno 869 nel mondo spirituale, che si riferisce alla defezione dalla sfera di Michele di una serie di esseri della gerarchia degli angeli. La conseguenza di questa scissione tra angeli «micheliani» e angeli «antimicheliani» venne pure a espressione nel contrasto tra Aristotele e Alessandro da una parte e Harun al Raschid e il suo consigliere dall’altra, quando si incontrarono nel mondo spirituale nell’anno 869, ove Aristotele e Harun al Raschid insieme alle anime con loro rispettivamente congiunte, operarono per ispirazione di angeli che avevano appunto preso una posizione contrastante in rapporto alla sfera di Michele.

98 – O.O. 240,14/8/1924.

99 – Nel frattempo ci fu ancora una breve incarnazione nel IX secolo dopo Cristo,

che ebbe un significato tutto particolare, vedi nota 89 di questo cap.

100 – O.O. 240,19/7/1924.

101 – Id. 19/7/1924.

102 – O.O. 74, 23/5/1920, Ed. Carabba 1932 pag. 104.

103 – In relazione all’anno 1250, straordinariamente importante per l’intera evoluzione del mondo, del quale Rudolf Steiner parla nei più diversi riferimenti, e non una sola volta nelle sue conferenze, inoltre nel II cap. del suo libro «La direzione spirituale…» (O.O. 15, EAM 1975 pagg. 46 e seg.), è indispensabile accennare, seppure brevemente, alla complicata costellazione fisico-spirituale di quell’anno.

Si i già parlato di una delle sue singolarità: l’anno 1250 fu quello in cui per breve tempo perfino ai più alti iniziati fu assolutamente impossibile ricevere sul piano fisico una illuminazione dal mondo spirituale. Rudolf Steiner ne parla così: «…alla metà del secolo tredicesimo…d’improvviso scomparve ogni chiaroveggenza. Per tutti gli uomini cominciarono le tenebre spirituali, perfino gli spiriti più illuminati, le personalità più evolute, anche gli iniziati, non ebbero più alcun accesso ai mondi spirituali… per un breve scorcio di tempo anche questi spiriti non poterono guardare nel mondo spirituale.» (O.O. 130, 27/9/1911, EAM 1988 pag. 9).

Tuttavia immediatamente dopo questo breve periodo di oscuramento, seguì l’epoca di una nuova vita spirituale per l’umanità occidentale. «Con l’approssimarsi dell’anno 1250 ebbe inizio un modo nuovo di guidare gli uomini verso i mondi spirituali» (O.O.15, EAM 1975 pag. 46). Ecco perchè Rudolf Steiner collega proprio a questo tempo l’inizio della motivazione nell’umanità della «Nuova cultura», che allora si preparò in due direzioni: una exoterica nel fiorire dell’alta scolastica nella seconda metà del XIII secolo, e una esoterica nella fondazione della corrente dei Rosacroce, mediante l’iniziazione di Christian Rosenkreutz, avvenuta poco dopo il 1250 (vedi O.O. 130, 27/9/1911, EAM 1988).

tutti questi eventi furono congiunti da parte loro anche con importanti avvenimenti celesti che avevano anch’essi un rapporto con l’anno 1250 e derivavano direttamente dal cosmo gerarchico. Da quella parte distinguiamo a quel tempo due tipi di influssi esercitati sull’umanità terrestre: il primo è collegato con l’evoluzione spirituale delle Arcai (Spiriti della personalità). A loro gli spiriti della forma (Exusiai) avevano affidato, circa nel IV secolo precrisitano, la amministrazione dei pensieri cosmici universali. Grazie a quell’affidamento, il mondo dei pensieri dell’uomo cominciò ad assumere a poco a poco un carattere più personale individuale. I pensieri cominciarono a diventare gradualmente proprietà dell’uomo stesso. Secondo le parole di Rudolf Steiner, questo processo cosmico, che aveva avuto inizio già negli ultimi secoli prima di Cristo e aveva raggiunto una specie di apice nel IV secolo dopo Cristo, si terminò soltanto verso il XIII secolo (vedi O.O. 222, 16/3/1923). In conseguenza le Arcai poterono, seppure per un breve lasso di tempo, circa a partire dal 1250, influire sul mondo di pensiero degli uomini; d’allora in poi furono in grado di dare gli impulsi per la formazione della personalità umana individuale, ciò che più tardi trovò la sua espressione esteriore nel rinascimento europeo, Poi smisero per qualche tempo la guida dell’umanità e cedettero il campo d’azione agli Arcangeli, (vedi O.O. 130, 29/1/1911).

Tuttavia, a seguito della sudescritta partecipazione delle Arcai alla guida spirituale dell’umanità, poterono esse stesse progredire di tanto nel loro proprio sviluppo, che circa all’inizio del XX secolo, cominciarono a salire dal rango degli spiriti della personalità al rango degli Exusiai, o spiriti della forma. Già come spiriti della forma avevano mandato una nuova rivelazione sulla Terra, che ci presenta attualmente soprattutto nella scienza dello spirito a orientamento antroposofico. ▸ «Se accogliamo in modo vivo la scienza dello spirito, di cui ho detto che è la manifestazione degli Spiriti della personalità che cominciano ora ad operare come creatori, se non la consideriamo solo come un prodotto umano per il nostro tempo, ma come rivelata da altezze celesti… La salvezza potrà venire solo se si troveranno anime umane che vadano incontro allo Spirito che vuole manifestarsi nel modo nuovo, per il tramite degli Spiriti della personalità che, da meri spiriti del tempo, vogliono diventare creatori. Non vi è altra via d’uscita.»

Così disse Rudolf Steiner (O.O. 187, 31/12/1918, EAM 1988 pag. 133 e pag.146; vedi anche 28/12/1918). Così abbiamo qui una forma dell’influire del cosmo delle gerarchie sull’avvenire terreno, il cui inizio risale circa al tempo di Aristotele. Il 16/4/1923 Rudolf Steiner disse: ▸ «…mentre questo affidamento (dei pensieri universali) è durato per un lungo tempo, esso si è preparato già in epoca precristiana, e terminò soltanto nel XII, XIII, XIV secolo dopò Cristo; il IV secolo ne è per così dire, solo il momento centrale.» (O.O. 222)

Se il IV secolo «è il punto centrale», l’inizio di questo processo cade dunque circa nel V, IV secolo prima di Cristo, vale a dire nell’epoca di Aristotele e da lì il processo si sviluppa attraverso il IV secolo dopo Cristo e lungo il tempo intorno al 1250, e poi, dopo una pausa, prosegue nella comparsa sulla Terra della scienza dello spirito orientata antroposoficamente, al principio del XX secolo.

Il secondo tipo di influsso spirituale sulla Terra intorno al 1250 ha un altro carattere, poiché riguarda esseri di una gerarchia ancora superiore, quella degli Spiriti della forma. Nella conferenza del 31/12/1910 (O.O. 126), Rudolf Steiner ne parla ricordando che, nell’epoca della grande catastrofe atlantica, ebbe luogo una azione massima di questi spiriti sull’evoluzione fisica della Terra e un’azione minima sull’essenza interiore dell’uomo. Una tale speciale costellazione deve trovare una volta nella storia dell’umanità il suo polo contrapposto, dovette cioè venire il tempo in cui questi spiriti potessero agire energicamente sullo sviluppo interiore dell’uomo e assai debolmente sull’evoluzione fisica della Terra. Ciò avvenne appunto intorno al 1250. Proprio per questo, quel momento sembrò particolarmente adatto all’iniziazione di Christian Rosenkreutz, che in tal guisa venne effettuata nel periodo della massima azione degli spiriti del Sole (Exusiai) sull’essenza interiore dell’uomo.

A tutto quanto è stato detto sopra va ancora aggiunto che intorno all’anno 1250, anche l’asse della Terra variò posizione, fatto di cui parla Rudolf Steiner nelle conferenze del 29/1/1911 (O.O. 130) e del 31/12/1911 (O.O. 126).

A conclusione di questa considerazione, è indispensabile osservare che Rudolf Steiner, quando descrive tutti gli avvenimenti che si riferiscono all’anno 1250, sottolinea il loro intimo rapporto con i due già menzionati indirizzi dell’evoluzione umana: con le correnti dell’alta scolastica e della Rosacroce, che iniziano in quel tempo; infatti in esse abbiamo i due pilastri fondamentali della «nuova cultura spirituale» dell’intera umanità che, nel nostro tempo, insieme all’inizio della nuova epoca di Michele, devono trovare una definitiva unificazione nell’umanità attuale, e soprattutto nella Società Antroposofica stessa.

104 – Sul carattere di questo combattimento profondamente drammatico dei rappresentanti dell’alta scolastica con l’aristotelismo arabizzato, vedi in particolare O.O. 237,1/7/1924 EAM 1988.

105 – Sul compito della quinta epoca postatlantica in relazione con lo sviluppo dell’anima cosciente come incontro con il male, parla Rudolf Steiner nella IV e V conferenza del ciclo «Lo studio dei sintomi storici» (O.O. 185, EAM 1961).

106 – Vedi O.O.137, 6/6/1912.

107 – II 12/10/1918 (O.O.184) Rudolf Steiner indicò che l’impulso arimanico che agì attraverso Ruggero Bacone, aveva le sue fonti nella Accademia di Gondischapur.

108 – O.O. 74, 23/5/1920 Ed. Carabba 1932 pag. 105.

109 – Nella conferenza del 1/7/1924 a Dornach (O.O. 237, EAM 1988 pag.14) Rudolf Steiner parla del significato dell’attività dei maestri dell’alta scolastica, in preparazione della veniente epoca dell’anima cosciente,

▸ «Nei secoli decimo, undecimo, dodicesimo la popolazione europea non era predisposta nel suo complesso a subire semplicemente una concezione come quella delle persone che ho caratterizzato (s’intendono i filosofi arabi), se così non fosse stato lo sviluppo dell’anima cosciente non avrebbe avuto luogo. Benché fosse stabilito nella risoluzione degli dèi che l’anima cosciente si sviluppasse, essa non potè evolversi ad opera della sola umanità europea e quindi dovette intervenire in certo modo un impulso per il particolare sviluppo di tale anima.»

Dal seguito di questa conferenza risulta che questo impulso «che andava nel senso di sviluppare specialmente l’anima cosciente in ‘concordanza’ con la decisione degli dèi» – era l’impulso dell’alta scolastica.

110 – O.O. 26, articolo del 12/10/1924, EAM 1969 pag. 73.

11Oa – Si intendono due vie sulle quali la dottrina aristotelica si diffuse nei tempi seguenti: una di esse fu presa principalmente dalle opere di Aristotele che si riferivano alla conoscenza della natura; Alessandro Magno le diffuse in Asia e in Africa, da dove, a partire dall’XI secolo, ritornarono in Europa soprattutto al seguito delle Crociate, e formarono poi la base dell’alchimia medievale. La seconda via la presero anzitutto le opere logiche di Aristotele, il cui discepolo Teofrasto le diffuse in Europa centrale e meridionale, dove ebbero un ruolo decisivo nel sorgere della scolastica. Tuttavia se prendiamo due dei suoi principali rappresentanti, Tomaso d’Aquino e Alberto Magno, vediamo che questi raggiunsero già nel XIII secolo, in notevole misura la riunificazione delle due correnti, poiché si occuparono entrambi, non solo degli scritti logici, bensì anche di quelli di filosofia della natura, fin dove questi erano loro accessibili a quel tempo, vale a dire che si dedicarono in pratica non solo all’attività pensatoria, ma anche all’alchimia. (Vedi Zeylmans van Emmichoven «La fondazione della Società Antroposofica» EAM 1982 cap. «Dalla pietra filosofale alla pietra dell’amore», pag. 28).

111 – O.O. 233, 29/12/1923, EAM 1982 pag. 101.

112 – In questo senso le parole seguenti di Rudolf Steiner accennano in maniera particolarmente profonda all’essenza del nuovo cristianesimo micheliano:

▸ «Ecco perchè dal punto di vista della scienza dello spirito viene sempre messo in evidenza l’impulso del Cristo: esso si trova infatti nella linea del pensare che dà forma.» (O.O.187,1/1/1919, EAM 1988 pag. 159).

113 – O.O. 240,19/7/1924.

114 – Vedi nota 136 del III cap.

115 – Perciò – e questo dovrebbe esser compreso dagli antroposofi – il ciclo che fu tenuto da Rudolf Steiner durante il Convegno di Natale, nel quale egli parlò di questo segreto par tutta la Società Antroposofica, venne intitolato: «La storia alla luce dell’antroposofia, e come base per la conoscenza dello spirito dell’uomo».

115a – In questo tema è pure importante il fatto che Rudolf Steiner, proprio nel ciclo di conferenze tenute a Colonia, «La Bhagavad Gita e le lettere di Paolo» (O.O. 142, EAM 1977), parla con particolare insistenza del compito spirituale di Tomaso d’Aquino, di provvedere alla riunione armonica del cristianesimo con l’aristotelismo; o in altri termini, alla riunione dell’impulso-Cristo con quell’estratto della antica sapienza dei misteri che è contenuto nella filosofia di Aristotele (vedi la conferenza del 28/12/1912, O.O.142).

116 – O.O. 233, 31/12/1923, EAM 1982 pag. 130.

117 – O.O. 233a, 22/4/1924, EAM 1984 pag. 155.

118 – Dal carattere dell’intera conferenza del 13/1/1924, si può avere la sensazione che questo «spirito superiore» fosse l’arcangelo Michele stesso.

119 – O.O. 233a, 13/1/1924, EAM 1984 pag. 95.

119a – O.O. 233a, 13/1/1924, EAM 1984 pagg. 86 e 89/90. – Qui va osservato che tutto quanto viene iscritto nella luce astrale con l’aiuto dell’etere di calore, più tardi, come già detto, ritorna indietro dalla sfera che sta al di là dello zodiaco. Questa sfera è però nello stesso tempo la sfera macrocosmica dell’Io, dalla quale il Cristo discese una volta sulla Terra. (Vedi pag. 161).

120 – Qui ci si deve rammentare che proprio le forme del primo Goetheanum, secondo le parole di Rudolf Steiner (vedi nota 145 del III cap.) dovevano render possibile negli uomini che le contemplavano, lo sviluppo di una verace esperienza e una penetrazione essenziale del karma, e si comprende che, per merito del risorto spirito del Goetheanum, ritornato dalle lontananze del cosmo, furono possibili specialmente quelle indagini karmiche che Rudolf Steiner condusse dopo il Convegno di Natale. Ma il fatto che, secondo le parole di Rudolf Steiner, questa indagine karmica era collegata alla scoperta di profondi segreti della sfera di Michele, concorda pienamente con la partecipazione, da noi già scorta, di Michele stesso al destino cosmico del primo Goetheanum dopo l’incendio.

121 O.O. – 233a, 13/1/1924, EAM 1984 pag. 91.

122 e 123 O.O. – 233a, 22/4/1924, EAM 1984 pagg. 155 e 156.

124 – Discorso di Rudolf Steiner alla posa della pietra fondamentale del primo Goetheanum (O.O. 42/245).

125 – O.O. 260, parole conclusive di Rudolf Steiner.

 

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