//////11 – L’ASPETTO COSMICO DELLA VITA TRA MORTE E NUOVA NASCITA. IL CAMMINO ATTRAVERSO LE SFERE STELLARI

11 – L’ASPETTO COSMICO DELLA VITA TRA MORTE E NUOVA NASCITA. IL CAMMINO ATTRAVERSO LE SFERE STELLARI

11 – L’aspetto cosmico della vita tra morte e nuova nascita. Il cammino attraverso le sfere stellari

O.O. 140 – Ricerche occulte sulla vita fra morte e nuova nascita – 17.02.1913


 

UNDICESIMA CONFERENZA

 

Sommario: L’espandersi dell’anima umana nelle sfere planetarie, dopo la morte. Le conseguenze della nostra vita terrena, più o meno morale e più o meno dedita alla comodità, nella sfera di Venere (occultamente Mercurio). Le conseguenze della vita terrena, più o meno religiosa, nella sfera di Mercurio (occultamente detto Venere).

Comprensione e tolleranza verso ogni sentire religioso preparano l’uomo a vivere socievolmente nella sfera solare dopo la morte. Lucifero e Cristo come guide dell’uomo che oltrepassa la sfera del Sole. La sfera di Marte: la missione del Buddha per la trasformazione delle forze di Marte. La possibilità per l’anima umana di partecipare nella sfera di Marte, dopo la morte, alle nuove forze recanti l’impulso di Buddha e Francesco d’Assisi. La formazione del nuovo corpo umano terreno a partire dalle forze del mondo degli astri. Il senso profondo dell’intuizione di Kant sul nesso tra il cielo stellato e la legge morale umana.

 

Nella seconda metà dello scorso anno fui incaricato di svolgere alcune indagini occulte sulla vita tra morte e nuova nascita. Abbiamo già descritto da diversi lati quello che lì è da prendere in considerazione, ma una conoscenza completa, un reale penetrare in questa parte della vita umana è realmente possibile solo se si esegue l’osservazione dai più svariati punti di vista. Per quanto sia tutto giusto quello che sul tema si può trovare negli scritti e nei cicli, può tuttavia venirvi aggiunto anche ciò che in merito abbiamo da dire stasera, e forse anche dopodomani.

 

Quando l’uomo è passato per la porta della morte, quando dunque ha deposto i suoi corpi fisico ed eterico, allora l’anima in un primo tempo è dedita specialmente ai ricordi della vita terrena trascorsa. Sappiamo già che all’anima occorre un certo periodo di tempo per disavvezzarsi, se è lecito usare questa espressione, da tutto quanto la tiene unita all’ultima vita terrena. Adesso vogliamo rappresentarci l’uscire dall’ultima vita terrena in connessione con tutto l’universo, con il mondo.

Quando l’uomo lascia i suoi corpi fisico ed eterico – questo non accade solamente dopo la morte, ma già nel sonno – e quindi vive solo nel corpo astrale che possiamo anche chiamare elemento animico, avviene con l’uomo, spazialmente si potrebbe dire, una totale espansione, un’estensione del suo essere nelle ampiezze. In effetti ogni notte noi ci espandiamo nelle ampiezze stellari.

 

Dopo la morte l’uomo si espande lentamente e gradualmente, tanto che abbiamo da cercare la sua animicità (qui non possiamo dire corporeità) nella periferia della Terra, anzitutto molto oltre l’atmosfera.

Per quanto suoni paradossale, risulta tuttavia che l’uomo si estende sempre più lontano, fino a che il suo essere animico si è espanso nell’intero ambito della superficie sferica che alla fine coincide con l’orbita della Luna intorno alla Terra.

 

Cresciamo in grandezza tanto che il limite del nostro essere è l’orbita della Luna attorno alla Terra.

Dura quindi fino a che siamo cresciuti a questa grandezza ciò che possiamo indicare come il periodo del kamaloka.

Questo è il tempo del legame interiore con l’ultima vita terrena.

 

Poi però l’espansione prosegue. Ci estendiamo davvero fino alla volta stellata, e comincia quindi il periodo nel quale l’uomo s’accresce tanto che il limite estremo del suo essere può venire indicato come l’orbita descritta da Venere – nella denominazione astronomica odierna – cioè da Mercurio, detto in linguaggio occulto. Ora il tipo di esistenza dell’uomo, dopo che ha lasciato la sfera della Luna, dipende da come fu la vita sulla Terra tra nascita e morte.

 

• Quando usciamo a vivere fino allo spazio cosmico, fino alla sfera di Mercurio,

ci sentiamo in essa così da riuscire a trovare facilmente l’unione

con gli esseri umani insieme ai quali eravamo sulla Terra, insieme ai quali le nostre anime si sono trovate sulla Terra.

• Oppure ci può anche capitare di riuscire a trovare con difficoltà quest’unione, d

i essere condannati alla solitudine uscendo a vivere nella sfera di Mercurio.

Che ci sentiamo destinati più o meno alla solitudine oppure, se l’espressione è lecita, alla socievolezza,

dipende da come l’uomo ha trascorso la vita terrena.

 

Colui che in vita si è curato poco di rendere vivi sensazioni e sentimenti morali

– una disposizione d’animo morale, la benevolenza, la compassione –

chi durante la vita terrena ha sviluppato poco tutto questo,

nell’ampliarsi alla sfera di Mercurio dopo la morte si sente costretto alla solitudine.

Gli è difficile trovare altre anime alle quali è unito.

 

L’uomo che ha sviluppato molto la compassione, la disposizione animica morale,

dilatandosi alla sfera di Mercurio vive socievolmente insieme ad altre anime.

Sta quindi a noi, di organizzarci come ci piace la nostra vita tra morte e nuova nascita.

La sfera di Mercurio, parlando in linguaggio occulto,

è perciò quella sfera nella quale si manifestano le nostre qualità morali.

 

È anche quella nella quale quel che abbiamo sviluppato come qualità morali si dimostra all’opera ancora in altro modo.

Qui, proprio durante questo passaggio dopo la morte attraverso la sfera di Venere, ossia Mercurio, va anzitutto considerato che, se nella vita tra nascita e morte si fu una persona coscienziosa, oppure priva di coscienza morale, questo continua ad agire. Vedete, tutto quanto accade qui nel mondo, nella vita fisica, alla fine viene diretto, viene causato dal mondo spirituale.

 

Più volte abbiamo trattato della morte naturale per vecchiaia, che per l’uomo deve sopraggiungere, essendo essa ciò che deve accaderci perché possa svolgersi nel giusto modo la vita da incarnazione a incarnazione. Ma, come sappiamo, non esiste solo questa morte ben fondata nell’evoluzione, c’è anche una morte che coglie l’uomo nel fiore della giovinezza, già nell’infanzia. Nel mondo esistono le più svariate malattie, epidemie e simili, che subentrano nella vita umana. Esse alla fin fine non vengono provocate solo da cause fisiche, vengono bensì determinate, introdotte su direzione del mondo spirituale. Ciò origina effettivamente dalla regione di Venere, da quella fascia attorno alla Terra che però, in linguaggio occulto, possiamo chiamare sfera di Mercurio.

Ciò significa che, se tendiamo un raggio dalla Terra fino a Venere e con esso descriviamo un cerchio, prescindendo completamente dai rapporti astronomici, occultamente questa è la sfera di Mercurio.

Dunque, non un cerchio attorno al Sole, ma attorno alla Terra. In questa fascia, nello spazio occupato dal cerchio, stanno le forze dalle quali vengono dirette sulla Terra le malattie e la morte; non la morte che sopraggiunge come morte naturale per vecchiaia, bensì quella irregolare. Lì sono all’opera determinate entità spirituali, quelle entità che l’occultismo denomina spiriti della malattia e della morte.

• L’uomo che, parlando in modo occulto, entri nella sfera di Mercurio avendo trascorso la sua esistenza sulla Terra come persona amorale, si condanna ora, nell’attraversare questa sfera, a divenire servitore di quei malvagi spiriti della malattia e della morte – possiamo ormai chiamarli così. Sì, si ottiene un’idea, un’impressione di cosa significhi mancanza di coscienza morale solo quando si conosce questo fatto.

L’assenza di moralità condanna gli uomini ad essere nella sfera di Mercurio, per un periodo di tempo tra morte e nuova nascita, piegati al giogo di quegli spiriti malvagi. Quando vengono sviluppate le forze che dalla periferia vengono inviate sulla Terra perché avvengano epidemie, malattie, perché sopraggiunga la morte intempestiva, allora quelle anime amorali devono collaborare come servitori degli spiriti della malattia e della morte che inviano queste forze entro il nostro mondo fisico.

 

Si mostra dell’altro quando perdura fin su in questa sfera l’effetto di ciò che è molto diffuso sulla Terra: la comodità. La nostra vita è di fatto completamente all’insegna della comodità.

Se non cercassero il proprio agio, gli uomini farebbero innumerevoli cose in modo diverso. Anche con la comodità l’uomo si condanna, nella sfera di cui si è appena parlato, a divenire per un periodo schiavo di quelle potenze sottomesse ad Arimane che si possono indicare come le potenze dell’ostacolo, dunque di quegli spiriti che pongono impedimenti al lavoro sulla Terra.

Diveniamo servitori degli spiriti dell’ostacolo, per un periodo più o meno lungo, a causa di tutto quello che abbiamo riversato nella nostra anima per comodità.

Veniamo così ad avere un’idea di come entrino ad agire, nella vita tra morte e nuova nascita, le forze che qui nella vita fisica abbiamo sviluppato nell’anima.

 

La sfera successiva, alla quale l’anima si estende, si indica occultamente come sfera di Venere, astronomicamente come sfera di Mercurio. Ci prepariamo ad essa tramite qualità religiose, per mezzo della disposizione d’animo religiosa.

 

Un uomo che ha sviluppato in sé, nel periodo tra nascita e morte,

una disposizione grazie alla quale la sua anima guarda alle potenze e alle forze originarie del cosmo,

può essere una creatura socievole nella sfera di Venere,

così da vivere insieme ad altri esseri umani ai quali la sua anima si è resa affine sulla Terra.

Da lì in poi, però, sopraggiungono nella sfera umana anche altri esseri delle Gerarchie superiori,

e l’uomo vive allora insieme a spiriti delle Gerarchie superiori

se ha sviluppato disposizione religiosa, sensazioni e sentimenti religiosi.

 

Per contro, se non ha portato la sua anima a legarsi qui sulla Terra con impulsi di vita religiosa,

si condanna alla solitudine, all’isolamento, a una straziante solitudine.

Se qui sulla Terra è stato ateo,

allora, a partire dalla sfera della quale si è parlato, diviene un perfetto solitario.

 

È proprio il caso di dirlo: gli uomini che oggi addirittura coltivano la mancanza di religione si condannano alla solitudine totale. Le persone che, ad esempio, si riuniscono nella lega dei monisti si precludono una interiore libertà di movimento, ed essendosi trovate qui in Terra sotto questa bandiera, si condannano a starsene in quella sfera ciascuna nella propria gabbia – ognuna sarà separata dalle altre.

 

La sfera successiva nella quale entriamo è quella del Sole,

e ancora una volta i rapporti sono diversi da quelli dell’astronomia fisica.

Otteniamo questa sfera se uniamo la Terra con il Sole

e con la linea di unione descriviamo un cerchio attorno alla Terra.

 

Spiritualmente i rapporti sono appunto diversi che nella realtà fisica. Dopo aver percorso la sfera di Venere, ci ampliamo fino a questa sfera. Ad essa non ci predispone più quello che ci serviva per la sfera precedente.

Riguardo alla sfera di Venere, noi possiamo essere preparati così da trovare l’unione con tutte le altre anime alle quali, nella vita tra nascita e morte, siamo stati vicini sul piano religioso. Nella sfera di Venere gli esseri umani sono per così dire chiusi in distretti come quelli nei quali sulla Terra sono uniti i popoli, le razze. Così nella sfera di Venere ci sono distretti ove si trovano insieme coloro che sono simili nel loro sentimento religioso.

 

Ma questo per la sfera solare non basta più.

Lì ci si sente soli se sulla Terra si è stati predisposti

solamente a un determinato tipo di sentire religioso dell’anima.

Nella sfera solare si è un essere socievole

unicamente se si è sviluppata comprensione, nel senso migliore del termine, nei confronti di ogni sentire religioso,

se in un certo senso si è sviluppata una più profonda tolleranza verso tutti i sistemi religiosi della Terra.

 

Fin nel nostro tempo, dal Mistero del Golgota in poi, il credo cristiano esteriore era quasi sufficiente, perché in un certo senso contiene una comprensione che, in maniera del tutto diversa rispetto ad altri sistemi religiosi, va molto oltre un sistema religioso circoscritto. Si può convincersene facilmente. Molti altri sistemi religiosi sono ancora limitati a determinate zone della Terra e, se solo si vuole, si può vedere come l’hindu, il buddhista e così via parlerà di uguaglianza fra tutte le religioni e di sapienza religiosa in generale. Ma se si va più a fondo riguardo a quel che vuol dire, si trova che intende solo la propria religione. In fondo egli pretende dagli altri uomini che riconoscano la sua religione. Questo dunque egli chiama parità di diritti fra le religioni.

Provate a leggere riviste teosofiche provenienti dall’ambito indiano. Quel che lì dicono gli Indiani viene fatto passare per religione universale del mondo; e di coloro che non riconoscono questo viene detto che non sono veri teosofi.

 

Il cristianesimo antico fin dal principio non ha avuto questa intenzione, soprattutto laddove esso è divenuto religione occidentale. Se in Occidente fosse così com’è in India, oggi avremmo una religione di Wotan e ciò sarebbe quello che per l’Oriente è la religione hindu. L’Occidente però non ha assunto una religione cresciuta dal suo grembo, ma, fin dall’inizio, quella di un fondatore che è vissuto al di fuori dell’Occidente, del Cristo Gesù. È in maniera non egoistica che l’Occidente ha accolto nel proprio essere una religione. Questa è una differenza sostanziale.

 

Nell’essenza del cristianesimo sta in fondo vera tolleranza verso ogni sistema religioso,

anche se forse da parte dei cristiani occidentali questa essenza è stata mal compresa.

In realtà per il cristiano ognuno è un cristiano, comunque egli si voglia chiamare.

Ed è solo una ristrettezza d’animo voler diffondere dappertutto i dogmi cristiani.

La grandezza d’animo è qualcosa di molto diverso.

 

Se si considerano l’hindu, il cinese, il buddhista, se ci si occupa degli elementi più profondi del loro essere, si troveranno ovunque degli inizi di cristianesimo; da ciò che essi stessi pensano si metteranno in risalto degli abbozzi di cristianesimo, senza che occorra fare il nome di Cristo.

Questo cristianesimo più ristretto però, come viene dato agli uomini oggi tra nascita e morte, è soltanto una preparazione per la sfera solare dopo la morte. È quindi necessario ancora qualcos’altro per quella sfera, è necessario ciò che chiamiamo teosofia nel giusto, vero senso del termine. Essa ci dà quell’intima comprensione per tutti i sistemi religiosi, per l’essenza di tutti i sistemi religiosi della Terra.

Se facciamo nostra tale comprensione qui in Terra, allora ci prepariamo nel modo giusto per la sfera solare. Abbiamo davvero bisogno di comprendere le differenti religioni e il Mistero del Golgota, l’impulso di Cristo, se non vogliamo divenire eremiti nei confronti delle altre anime umane, e degli spiriti delle alte Gerarchie nella sfera del Sole tra morte e nuova nascita.

 

Quando tra morte e nuova nascita entriamo nella sfera solare, vi troviamo due cose.

• La prima è qualcosa che possiamo esprimere solo per immagini: troviamo un trono vuoto, un trono cosmico vuoto. Quel che possiamo cercare su questo trono vuoto, lo possiamo trovare solamente nelle immagini della cronaca dell’akasha. Su questo trono, che lì troviamo vuoto quando attraversiamo il periodo tra morte e nuova nascita, un tempo entro la sfera solare sedeva Cristo.

Con il Mistero del Golgota egli si è esteso fin entro la sfera della Terra, da allora i suoi abitanti devono potersi appropriare qui sulla Terra di una comprensione per l’impulso di Cristo, e devono serbare nel ricordo questo impulso; allora essi sanno riconoscere l’immagine che appare nella cronaca dell’akasha quando entrano a vivere nella sfera del Sole.

 

• Chi non si è acquisito qui questa comprensione, sulla Terra,

non riconosce colui che un tempo sedette su quel trono e quel che ora è presente soltanto in immagine,

e non riesce a orientarsi nella vita entro la sfera solare tra morte e nuova nascita.

 

• Vediamo perciò come sia missione terrena delle anime umane

cercare quaggiù il rapporto con il Mistero del Golgota, come noi lo cerchiamo nel nostro movimento spirituale.

• Mediante ciò noi serbiamo il ricordo dell’impulso di Cristo tra morte e nuova nascita,

e non diveniamo eremiti nella sfera solare, ma piuttosto esseri socievoli, grazie alle forze che vi abbiamo portato.

• Così che poi, come attraverso la nostra stessa forza che abbiamo portato con noi, vivifichiamo l’immagine di Cristo,

la quale è nella sfera del Sole ancora soltanto come immagine.

• E dal periodo terreno dobbiamo portarci così tanta forza che essa ci rimanga anche per il tempo seguente,

e non possa andar perduta.

 

• In questa sfera solare troviamo però anche una seconda cosa, un secondo trono,

e ora esso è occupato da una reale entità, da Lucifero.

• Così quando abbiamo raggiunto la sfera del Sole, tra morte e nuova nascita

ci sentiamo, come appunto si è descritto, di fronte a Cristo da una parte, e a Lucifero dall’altra.

 

Se non avessimo accolto in noi l’impulso di Cristo, il solo Lucifero dovrebbe diventare la nostra guida;

ma se l’abbiamo accolto, nel lungo viaggio attraverso l’universo siamo sotto la guida

• da una parte dell’impulso di Cristo,  • dall’altra di Lucifero.

• Abbiamo infatti bisogno anche di lui per i periodi successivi, ci occorre anche Lucifero,

perché egli ora ci conduce nel giusto modo attraverso le altre sfere cosmiche,

prima di tutto alla sfera di MARTE.

È questa la sfera successiva alla quale ci ampliamo tra morte e nuova nascita.

 

Affinché Lucifero possa guidarci come si confà a noi esseri umani,

dobbiamo avere l’impulso di Cristo come contrappeso;

allora l’impulso di Lucifero ci è salutare, altrimenti ci è dannoso.

 

Anche qualcosa d’altro è divenuto necessario; nella sfera di Marte noi dobbiamo avere la possibilità di tener conto con tutto il nostro essere di certi cambiamenti che, nel corso degli ultimi secoli, vi si sono verificati. Questi cambiamenti sono da descrivere più o meno così: tutti i singoli corpi cosmici sono in relazione gli uni con gli altri a mezzo di determinate forze; gli altri corpi cosmici sono in relazione con la Terra, da loro irraggiano forze.

Da Marte e dalla sua sfera di fatto non emana solamente l’azione luminosa che arriva sulla Terra, ma anche forze spirituali. Se retrocediamo a secoli più antichi, troviamo che da Marte vengono irraggiate quelle forze che hanno entusiasmato gli uomini per ciò di cui avevano bisogno nelle epoche passate: forze fisiche per promuovere l’evoluzione dell’umanità. Non è soltanto un mito, bensì una verità occulta, che quanto si è sviluppato nel mondo come forza combattiva e varie attività belliche, quanto ha reso gli uomini risoluti e coraggiosi per secoli e secoli, proviene dall’afflusso di Marte.

 

Nella vita di un pianeta avviene però che le sue forze attraversano un’evoluzione ascendente e una discendente, e negli ultimi secoli Marte ha un po’ modificato il suo compito. Quel che oggi viene ancora sviluppato come forze marziali, è vita guerresca dei secoli precedenti che va defluendo.

Elementi nuovi non affluiscono più quanto a forze infiammanti di Marte. Infatti alla svolta tra il sedicesimo e il diciassettesimo secolo era giunto a un punto cruciale, a un momento che nella vita di Marte si può paragonare solo con il periodo in cui la Terra era giunta a un punto cruciale al tempo del Mistero del Golgota. Quello che qui tocchiamo è qualcosa di immensamente significativo. Marte passò attraverso un momento decisivo. All’interno dei Misteri della Terra, là dove si decide riguardo alle grandi questioni spirituali, lo si sapeva. Infatti, dal dodicesimo secolo, entro l’evoluzione dei Misteri della Terra sono stati fatti preparativi determinanti, per tener conto dei cambiamenti della sfera di Marte.

Per Marte erano ormai superate le forze che doveva emettere per portare sulla Terra coraggio e forza d’azione, non dovevano più penetrare nella Terra. Ma col fatto che Marte ha attraversato una simile crisi, cambia anche per le anime che vivono tra morte e nuova nascita quello che esse avrebbero da sperimentare dopo la morte nella sua sfera.

Infatti, quando l’uomo oltrepassa la sfera solare, nel suo essere animico irraggiano forze che hanno un senso già per l’incarnazione successiva. L’anima che in tempi precedenti, prima del sedicesimo secolo, era passata per la sfera di Marte, veniva in contatto con quelle forze che la compenetravano di coraggio e di forza d’azione. Lucifero era la guida alle sorgenti del coraggio e della forza d’azione. Ma le anime che giunsero in un tempo successivo non poterono più trovare quell’elemento caratteristico: a quel tempo Marte attraversava la sua crisi. Là dove, entro i Misteri, vengono prese le grandi decisioni spirituali, non si tiene dunque conto solamente della vita dell’uomo tra la nascita e la morte, ma anche della sua salvezza e della sua sventura tra morte e nuova nascita. Questo significa che nei Misteri si bada a che vengano immesse nella cultura spirituale dell’umanità quelle realtà che fanno sì che le anime, dopo la morte, possano attraversare correttamente le diverse sfere.

 

Se vogliamo comprendere cosa avviene nella sfera di Marte, dobbiamo considerare che dal dodicesimo secolo si avvicina ai Misteri rosacrociani un grande avvenimento, decisivo, che venne espresso così: per l’evoluzione della Terra giungono periodi molto particolari, i tempi della civiltà esteriore materiale, dei trionfi esteriori materiali, e certamente non li si può respingere. Abbiamo bisogno di questa fase delle macchine, dei dirigibili e così via, anche se queste cose non arrecano nulla di spirituale, portano piuttosto una specie di morte dell’anima. Non ci si può opporre, l’uomo ci si deve familiarizzare. L’epoca materialistica è dovuta arrivare; pure, le Gerarchie spirituali superiori si sforzarono sempre di creare una compensazione ad essa.

 

Se guardiamo tutto quello che è entrato nell’evoluzione terrena come bilanciamento al materialismo, abbiamo l’ultimo, importantissimo fenomeno in Francesco d’Assisi, colui che, nella sua esistenza di Francesco, volse le spalle a tutta la vita esteriore e ad Assisi condusse quella vita, a voi certamente nota. Essa è dipinta da Giotto sulle pareti della chiesa di Assisi, tanto meravigliosamente che ancora oggi, pur essendo stati i dipinti già ritoccati molte volte, quella vita ci irraggia dalle pareti in modo così commovente.

E sebbene anch’egli abbia attraversato un’evoluzione verso il materialismo, bisogna dire che nei dintorni di Assisi è ancora diffusa l’atmosfera spirituale di Francesco, quella atmosfera che ha accolto in sé gli elementi di una vita certamente fuori dal mondo, ma in confidenza con l’anima, non solo con l’anima dell’uomo, ma anche con teosofia e filosofia. Potete andare a leggere quella meravigliosa opera poetica nella quale Francesco d’Assisi profuse quello che sentiva nei confronti dell’anima della natura e degli esseri della natura. Si può dire che nessun poeta ha toni più belli, toni così belli sulla vita della natura li ha ritrovati forse soltanto Goethe. Da dove veniva tutto ciò? Proveniva dal fatto che Francesco d’Assisi nella sua vita precedente nel settimo, ottavo secolo, in una scuola di Misteri in prossimità del Mar Nero, fu discepolo di un’individualità che non si trovava più inserita in un’incarnazione entro il corpo fisico.

È una faccenda singolare. Nella sua incarnazione subito precedente, Francesco d’Assisi aveva vissuto in una sede di Misteri; insieme ad altri era allievo di un’entità che a quel tempo operava solo più in un corpo spirituale fra i discepoli, dei quali faceva parte anche Francesco. Questa entità non era altri che il Buddha, del quale sappiamo che fu incarnato per l’ultima volta come Gautama Buddha. Egli continuò tuttavia ad agire quale figura spirituale.

 

Sappiamo che come entità spirituale ha preso parte alla nascita del bambino Gesù del Vangelo di Luca. Egli ha continuato a operare nella scuola in cui visse Francesco nella sua precedente incarnazione. Là questi accolse gli impulsi della sua vita in intimità con l’anima, di quella vita che doveva allontanare gli uomini da tutto quanto si voleva diffondere ulteriormente proprio sulla Terra, che doveva allontanarli dalla vita meramente materiale. In Francesco questo è rimasto, lo vediamo continuare ad agire nella sua incarnazione ad Assisi. Ma non poteva avvenire che sulla Terra, nell’epoca che ormai aveva la missione materialistica, a una comunità come quella francescana si unissero molte anime. Questi contemporanei, che dovevano seguire i tempi, non potevano seguire Francesco. Si venne così a creare un dissidio. Era impossibile che, da una parte, ci fosse solo la civiltà esteriore materiale, e dall’altra i suoi seguaci. Per quanto grande e possente sia Francesco, così poco poteva servire per i tempi seguenti quello che egli aveva dato come regola. Come poté accadere questo? Cosa doveva avvenire sulla Terra?

Lo si stabilì in importanti visioni prospettiche, entro i Misteri rosacrociani dal dodicesimo secolo in poi. Ci si disse: “L’uomo dovrà lavorare con il corpo terreno, dovrà abituarsi a vivere esteriormente tra nascita e morte nell’esistenza materiale, e dovrà accompagnare i trionfi di questa esistenza materiale. Ma per l’anima che si abitua a vivere, che si fa amica l’esistenza materiale, deve venir creata la possibilità di avere comprensione, con una parte del proprio essere, per l’esperienza interiore di quel che c’è nella “francescanità”.

In ciò consiste l’essenza del progresso delle anime sulla Terra,

nel dover conseguire sempre più due nature, quanto più vanno incontro al futuro.

 

Così che con i nostri arti animici noi afferriamo gli impulsi dell’esistenza terrena e riusciamo a fare amicizia con essi, ma in modo che ci dobbiamo creare dentro di noi dei momenti, delle ore, nei quali possiamo essere dediti alla vita dell’anima. Nel divenire più amici e confidenti con il mondo, dobbiamo al contempo avere dei momenti nei quali possiamo entrare in confidenza con l’anima.

Mentre da una parte seguiamo Edison, dall’altra parte dobbiamo poter divenire, in totale silenzio, nell’interiorità, discepoli di Francesco d’Assisi o del suo grande maestro, il Buddha. Ogni anima, anche se è schiacciata entro la vita materiale, deve poter sentire così. I preparativi per questo dovettero venir fatti nei Misteri rosacrociani, Christian Rosenkreutz ebbe il compito di provvedere a ciò.

Questo come può avvenire? Solo tramite il fatto che un certo periodo della vita tra morte e nuova nascita può venir impiegato per l’anima in un modo ben determinato.

 

Nei Misteri dei Rosacroce ci si disse:

“Marte perde il suo vecchio compito: diamogliene uno nuovo”.

Con l’inizio del secolo diciassettesimo, alla svolta tra il sedicesimo e il diciassettesimo secolo, il Buddha, che aveva comunque attraversato la sua ultima incarnazione terrena, venne inviato su Marte, verso la sfera di Marte. Si può dire del tutto correttamente che in quel momento Buddha ha compiuto, per Marte, qualcosa di simile a ciò che in misura più grande compì Cristo sulla Terra, nel Mistero del Golgota.

Con il suo sacrificio, Buddha a quel tempo ha trasformato quello che è sempre irraggiato da Marte, quello che stava nella sua essenza. Ne ha trasformato tutta la natura e l’essenza; il Buddha è divenuto per Marte il grande salvatore. Per lui fu un sacrificio. Basta ricordarsi di come Buddha si sia elevato all’insegnamento, al messaggio, della grande pace, dell’esistenza armoniosa. Venne allora dislocato nella sfera planetaria dalla quale derivava la forza dell’aggressività. Egli, il principe della pace, si crocifisse, per così dire, sebbene non attraverso il Mistero del Golgota. In tal modo viene portato entro la sfera di Marte qualcosa di diverso: Marte viene compenetrato dall’entità del Buddha. Come sulla Terra la sostanza di Cristo si è riversata dal Mistero del Golgota, così la sostanza di pace del Buddha affluisce sulla sfera di Marte e, da allora, si trova in essa.

 

Così si disse nei Misteri rosacruciani. Con l’invio del Buddha, le anime potevano tra morte e nuova nascita vivere per un periodo nella sfera di Marte, dopo che si erano trovate nella sfera del Sole e che avevano portato fin là l’impulso di Cristo. Dopo esservi entrata – essendo permeata nel modo giusto con l’impulso di Cristo e tramite la guida di Lucifero – l’anima avanza nella sfera di Marte.

Proprio nella nostra epoca, in questa sfera accade quel che prima non poteva accadere: le anime vengono compenetrate da ciò che sulla Terra non può avvenire, cioè vengono pervase dall’elemento di Buddha-Francesco d’Assisi. Tra morte e nuova nascita, ogni anima che sia opportunamente preparata può sperimentare quello che si è dispiegato sulla Terra come in un ultimo slancio nella vita animica di Francesco d’ Assisi ma che, da allora, sulla Terra non può più avere una patria adeguata.

Mentre, nella vita ultraterrena, l’anima umana attraversa su Marte la sfera del Buddha, vi può accogliere la forza che la renderà capace di quanto si è appena detto: più tardi attraverso una nuova nascita potrà entrare in un’esistenza puramente materiale, potrà venir gettata in una vita terrena che sarà sempre più materialistica, e tuttavia sarà in grado, con un’altra parte dell’essere animico, di sviluppare forze per essere dedita al mondo spirituale-animico. Così stanno le cose riguardo ai segreti che si celano tra morte e nuova nascita.

 

Poi usciamo a espanderci sempre più nelle ampiezze stellari,

verso Giove, Saturno e ancora più lontano.

 

Quanto è stato ora descritto vale praticamente solo per le anime più progredite.

Quelle che ancora non si sono acquisite tali condizioni, ma le avranno solo in futuro, nella vita fra morte e nuova nascita si uniscono solo con le sfere più vicine alla Terra – attraversano anche le altre sfere, ma in un certo stato inconsapevole, simile al sonno.

 

Nelle sfere esterne, quelle al di fuori del Sole,

vengono raccolte quelle forze che l’uomo deve accogliere per poter di nuovo lavorare,

per poter collaborare alla costruzione di un nuovo corpo, quando procede verso una nuova nascita.

 

Quel che c’è nell’essere umano non è entrato in lui solamente sulla Terra. È la più grande delle miopie, se i materialisti credono che l’uomo sia una creatura della Terra. Se l’uomo si edifica in questo modo, si erge nel senso più ampio tramite le forze che riceve, in queste forze di costruzione sono presenti forze cosmiche che ha prima dovuto andarsi a prendere.

 

Quando, tra morte e nuova nascita, egli si espande fino alla sfera solare,

ha ancor sempre a che fare con le forze che continuano ad agire dalla vita precedente.

Le forze di cui ha bisogno per inserire nella vita terrena quello che può costruire il suo corpo a partire dalla periferia,

le deve prendere dalle forze che giungono a lui dalle sfere sovrasolari.

 

Tra morte e nuova nascita l’uomo deve veramente ampliarsi al cosmo, deve vivere con il cosmo,

perché sulla sola Terra non ci sono le forze che possono realmente far venir fuori l’essere umano.

Dal germe umano che si forma dalla cooperazione dei due sessi

non potrebbe mai svilupparsi un nuovo essere, se non accadesse quanto segue.

 

C’è dunque questo piccolo germe dell’uomo.

Ad esso si unisce qualcosa di immensamente grande e significativo,

qualcosa che in modo misterioso si è prima espanso in lontananze cosmiche infinite, e poi si è nuovamente contratto.

 

Dopo essersi ampliato fino alla sfera stellare, l’uomo comincia di nuovo a concentrarsi.

Passa attraverso le sfere di Saturno, di Giove, Marte, Sole, Venere, Mercurio e Luna – diventa sempre più piccolo.

Mentre diventa più piccolo, ha assunto in sé le forze spirituali del cosmo.

E va divenendo sempre più piccolo.

 

Ciò che alla fine viene allora compresso, pressato sotto forma di una piccola sfera spirituale, viene compattato partendo appunto da un’immensa rarefazione. Ciò si unisce ora al globo fisico che è la cellula germinale, ed entra a fecondarla dai regni spirituali. Vediamo così come l’essere umano faccia ingresso nell’esistenza attraverso la nascita.

Dopo aver attraversato l’ultima morte, l’uomo si è espanso fuori nelle lontananze cosmiche, è divenuto una sfera gigantesca. Spiritualmente è stato insieme alle entità e alle realtà spirituali. Poi di nuovo si comprime, diventa sempre più piccolo, finché viene il momento di congiungersi alla materia fisica per mezzo delle forze insite in lui. Ciò che configura un corpo umano, insieme alla cellula germinale dell’uomo, viene assorbito dal cosmo.

 

Dall’ovulo, anche fecondato, non potrebbe risultare nulla capace di vivere sulla Terra

– la cosa può venir indagata occultamente –

se ad esso non potesse congiungersi questa sfera spirituale ultra compressa.

• Dalla sola cellula germinale umana, infatti, che cosa potrebbe formarsi?

• Da essa potrebbe svilupparsi soltanto la disposizione dei sensi e del sistema nervoso, ma niente di vitale.

La Terra può dare le forze relative ai sensi, al sistema nervoso;

quello che viene articolato intorno ad essi deve venir preso dal cosmo.

 

Solo quando una scienza nuova afferrerà i processi della cellula germinale umana, secondo le indicazioni di questa conoscenza occulta, diverrà intelligibile quel che ora nessuno che pensi con chiarezza può comprendere in alcuna descrizione scientifico-naturale. Che leggiate le argute esposizioni di Haeckel al riguardo, oppure altre, troverete ovunque che le cose non sono comprensibili a partire da se stesse.

Quel che appunto non si sa è che si unisce un terzo elemento a ciò che proviene da padre e madre.

Il terzo viene dal cosmo.

 

In effetti solo una certa categoria di persone è a conoscenza di questo segreto, o meglio lo era, ma questo va sempre più terminando: i bambini, le loro balie e i loro educatori. Con essi si arriva o perlomeno si arrivava a parlare, quando ne raccontavano, del fatto che la cicogna o altri esseri portano qualcosa grazie a cui gli uomini possono venire al mondo. Questa è certamente solo un’espressione figurata per un processo spirituale, tuttavia è più assennata di quel che ora sostengono le persone più intelligenti.

Però, per l’epoca odierna, si ritiene spregiudicato spiegare in modo materialistico le condizioni umane. Questa raffigurazione in immagine dovrebbe agire ancora oggi sulle anime infantili, sulla loro immaginazione! Certo, gli uomini dicono: “Oggi i bambini non credono più alla cicogna perché chi racconta le fiabe non ci crede più neanche lui”. Ma quelli che divengono antroposofi credono all’immagine della cicogna. Presto troverete che in queste raffigurazioni per immagini viene dato qualcosa che va bene per i processi spirituali.

 

Abbiamo con ciò contemplato l’aspetto cosmico della vita tra morte e nuova nascita. Dopodomani tratteremo maggiormente l’aspetto umano della vita pratica. Vogliamo però ora rammentare ancora una cosa.

 

Una volta Kant – di certo per un presentimento – ha espresso questa frase piena di significato:

“Due cose colmano l’animo di ammirazione e reverenza sempre nuove:

il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me”.

 

All’occultista l’espressione può apparire significativa.

Infatti, che singolare rapporto c’è tra il cielo stellato e il meglio della nostra vita dell’anima?

Sono entrambe un’unica e medesima cosa.

 

Tra morte e nuova nascita noi usciamo a espanderci fin oltre il cielo stellato,

portiamo le sue forze nella vita e le sentiamo come le forze più importanti della nostra anima.

Non c’è da meravigliarsi, noi siamo realmente l’immagine esteriore di quello stesso cielo stellato!

 

Guardiamo in alto ad esso, dove eravamo tra morte e nuova nascita, e vediamo in noi ciò che abbiamo accolto. Non c’è da stupirsi che ci sentiamo affini a ciò che dunque vive in noi come linee direttive della nostra vita dell’anima, a quel che dal cielo stellato entra a risplendere in noi, e che in noi sentiamo agire quando facciamo appello alla nostra vita animica più profonda.

Se guardiamo la nostra esistenza complessiva, il cielo stellato è una cosa sola con noi e noi con lui.

 

Dobbiamo perciò dirci che una simile considerazione scientifico-spirituale non ci dà solo quello che possiamo chiamare sapere, conoscenza nel senso comune della vita; essa ci dà veramente forza morale e sostegno nel sentire che l’universo intero vive entro di noi.

Ci vediamo a poco a poco compenetrati da questo universo

quando percorriamo la vita tra morte e nuova nascita.

 

Sì, questa vita tra morte e nuova nascita è celata allo sguardo esteriore, ma è nascosto anche ciò che nelle profondità del nostro essere animico ci sprona, ci spinge – e tuttavia in noi esiste, agisce in noi e ci dà la nostra forza, il nostro essere migliore.

 

Noi portiamo il cielo in noi

perché, prima di entrare in questa esistenza fisica, lo attraversiamo.

Sentiamo allora l’obbligo di renderci degni di questo cielo che ha fatto così tanto per noi,

poiché a lui dobbiamo tutto il nostro essere interiore.

 

Di ciò parleremo dopodomani, quando considereremo la vita più sul piano umano, da un lato che interviene maggiormente nell’attività pratica della vita.

 

 

By | 2018-10-04T22:29:57+02:00 Settembre 18th, 2018|RICERCHE OCCULTE|Commenti disabilitati su 11 – L’ASPETTO COSMICO DELLA VITA TRA MORTE E NUOVA NASCITA. IL CAMMINO ATTRAVERSO LE SFERE STELLARI