//////12 – COME AGISCONO LE FORZE DI MICHELE NEL PRIMO SVILUPPO DELL’ANIMA COSCIENTE – MASSIME 127-30

12 – COME AGISCONO LE FORZE DI MICHELE NEL PRIMO SVILUPPO DELL’ANIMA COSCIENTE – MASSIME 127-30

Come agiscono le forze di Michele nel primo sviluppo dell’anima cosciente – Massime 127-130

Commento di Lucio Russo


 

Parte seconda – I

Affrontiamo la prima lettera della seconda parte, intitolata:

Come agiscono le forze di Michele nel primo sviluppo dell’anima cosciente (7 dicembre 1924).

 

 

Nel periodo del primo apparire dell’anima cosciente nell’evoluzione terrena dell’umanità,

fu difficile avvicinare l’umanità per gli esseri del mondo spirituale più vicini all’esistenza terrena.

Gli avvenimenti terreni assunsero allora una forma tale che mostra come si rendessero necessarie

condizioni tutte speciali affinché la spiritualità potesse trovare la via verso la vita fisica dell’umanità (…)

Tra il 1339 e il 1453, per oltre un secolo, si svolge una guerra scompigliatrice tra Francia e Inghilterra.

In quello scompiglio, provocato da una certa corrente spirituale sfavorevole allo sviluppo umano,

trovano ostacolo taluni eventi che più rapidamente avrebbero introdotto nell’umanità l’anima cosciente,

se quegli ostacoli non ci fossero stati.

Chaucer (che morì nel 1400) iniziò la letteratura inglese [Geoffrey Chaucer, 1343-1400, autore de I racconti di Canterbury,

tradusse anche, in inglese, il De consolatione philosophiae di Boezio].

Basta pensare alle conseguenze spirituali che si diffusero in Europa a seguito della fondazione della letteratura inglese,

e si vedrà come sia significativo che quell’evento non abbia potuto configurarsi liberamente,

ma abbia dovuto svolgersi in mezzo alla confusione di una guerra.

A ciò va aggiunto che già prima, nel 1215, era sorto in Inghilterra il pensiero politico

che può ricevere la sua giusta impronta e il suo giusto sviluppo dall’anima cosciente.

Anche l’ulteriore svolgimento di questo evento avviene tra gli ostacoli della guerra” (pp. 117-118).

 

 

Penso sappiate che Steiner mette in rapporto

• il popolo italiano con l’anima senziente,

• il popolo francese con l’anima razionale-affettiva

• e quello inglese con l’anima cosciente, ma con un’anima cosciente a tal punto precoce

(Roger Bacon, il “doctor mirabilis”, visse dal 1214 al 1294) e, diciamo così, “istintiva”

da permettere a tale popolo di maturare politicamente prima degli altri (la Magna Charta Libertatum è del 1215).

 

Queste le parole di Steiner: • “Nella nostra epoca nessuno degli altri popoli è nella condizione degli Inglesi che, fra tutti i popoli della terra, sono appunto adatti per l’anima cosciente. Sappiamo che l’anima senziente viene curata dal popolo italiano e dallo spagnolo, l’anima razionale dal popolo francese, l’anima cosciente dagli Inglesi, l’io dai popoli dell’Europa centrale e il sé spirituale dai Russi. Gli Inglesi sono per così dire i rappresentanti del presente materialistico che è legato con la formazione dell’anima cosciente” [1].

Di analogo avviso è Kenneth O.Morgan, che così apre la sua “prefazione” alla Storia dell’Inghilterra: “Il carattere particolare, anzi unico del popolo britannico, da lungo tempo è riconosciuto sia dagli osservatori stranieri sia dagli studiosi locali. Tutti i viaggiatori stranieri, dagli ambasciatori veneziani della seconda metà del XV secolo a intellettuali come Voltaire o Tocqueville e ai giornalisti statunitensi del XX secolo, si sono convinti del carattere particolare della società britannica. Opinione, questa, condivisa anche da inglesi contemporanei in contrasto come Winston Churchill e George Orwell, anch’essi buoni patrioti; ma la natura peculiare del popolo britannico difficilmente può essere spiegata” [2].

Afferma ancora Steiner: “La vittoria sull’Armada del 1588 [l’“invencible armada” del re cattolico Filippo II di Spagna] è frutto del principio individuale emancipatore, che sviluppa in sé l’anima cosciente e che si erge contro i residui più forti dell’anima razionale” [3].

 

Che tale precoce maturazione politica abbia frenato quella filosofica lo dimostrano (loro malgrado) il nominalismo di Guglielmo di Ockham (1300-1350), il meccanicismo di Hobbes (1588-1679), l’empirismo di Locke (1632-1704), di Stuart Mill (1806-1873) o di Spencer (1820-1903), lo scetticismo di Hume (1711-1776) e l’utilitarismo di Bentham (1748-1832).

Ascoltate quanto dice Hegel della filosofia di Hume: • “In quanto Hume ripone in modo del tutto soggettivo la necessità, la unità degli opposti, nell’abitudine, bisogna dire che più giù di così non si può scendere col pensiero” (4).

Non ci meraviglieremo della severità di questo giudizio se ricorderemo che Hegel (1770/1831) respirava l’aria (l’aura) animico-spirituale del “goetheanismo”: cioè quella di un fenomeno culturale che comprendeva non solo Goethe (1749/1832), ma anche Lessing (1729/1781), Herder (1744/1803), Schiller (1759/1805), Fichte (1762/1814), Novalis (1772/1801) e Schelling (1775/1854).

 

Vi leggo, al riguardo, alcuni passi de Lo studio dei sintomi storici (che vi raccomando di leggere e meditare): “Il goetheanismo è un fenomeno isolato, ed è questa la ragione per la quale esso non era destinato a diventare veramente popolare. Infatti le vecchie concezioni rimangono, e nella vasta massa del pubblico non si fa neppure il tentativo di rendere in qualche modo accessibili le idee di Lessing, di Schiller o di Goethe, per non parlare dei loro sentimenti e delle loro sensazioni. Continuano invece a sopravvivere come concezioni antidiluviane, da un lato l’antiquato cattolicesimo e dall’altro l’altrettanto antiquato luteranesimo (…) Goethe, nel senso migliore e più vero della parola, è lo spirito più moderno della quinta epoca di civiltà postatlantica (…) Continuare il goetheanismo significa entrare nella scienza dello spirito, orientata antroposoficamente; senza di essa il mondo non uscirà dalla catastrofica situazione odierna [quella del 1918]. In un certo senso, il modo migliore per avvicinarsi alla scienza dello spirito è proprio quello di cominciare da Goethe (…) Il goetheanismo non è nazionale, non è tedesco; come ho già detto, esso si è nutrito di Spinoza, di Shakespeare, di Linneo, e nessuno dei tre era tedesco (…) Si può servire la propria epoca in tutti i modi, anche con un’attività infima, elementare; basta soltanto avere il coraggio di passare al goetheanismo che, a sua volta, si pone come un’Universitas liberarum scientiarum, accanto alle altre università antidiluviane, oggi da tutti idolatrate, ed in primo luogo dai socialisti più accesi” (5).

 

 

È questa un’epoca in cui trovano i loro avversari le forze spirituali che vogliono sviluppare l’uomo,

secondo le disposizioni dategli sin dall’inizio da potenze superiori divino-spirituali.

Quegli avversari vogliono dirigere l’uomo per vie diverse da quelle che gli sono state assegnate da principio.

In tal caso egli non potrebbe più usare, per la sua evoluzione ulteriore, le forze che aveva al principio.

La sua infanzia cosmica resterebbe per lui infeconda.

Diverrebbe una parte della sua entità, destinata a disseccarsi.

La conseguenza ne sarebbe che l’uomo potrebbe divenire preda delle potenze luciferiche o arimaniche,

e che l’evoluzione a lui propria gli sfuggirebbe di mano.

Se questi sforzi degli avversari dell’umanità fossero riusciti non solo a creare ostacoli,

ma ad avere un successo completo, l’avvento dell’anima cosciente avrebbe potuto essere soppresso” (p.118).

 

 

Vi ho già parlato una sera (lettera 9 novembre 1924) del Puer Aeternus, ossia di uno degli archetipi che popolano il Pantheon psichico junghiano.

Ebbene, voglio leggervi quanto scrive Robert Grinnel nella sua prefazione a questo libro di James Hillman, intitolato appunto: Senex et Puer: • “La polarità specifica dell’archetipo del Senex-Puer riguarda il processo: la vecchiaia e la morte, e la giovinezza e la crescita; le forme e le strutture, e la fluidità e il cambiamento; la vita come esperienza passata, e come attesa creativa; la saggezza, e l’insight intuitivo. Nella psicologia dell’individuo qualsiasi scissione di questo archetipo produce degli effetti negativi, con scissione anche in ciascuno dei suoi poli, poli che co-esistono in ogni individuo, indipendentemente dalla sua età. Analoghe tensioni compaiono nella psiche collettiva e nella coscienza collettiva del mondo culturale, quando si contrappongono una coscienza vespertina e una mattutina, dando così origine ai violenti conflitti e disorientamenti che intervengono ad ogni passaggio da un eone all’altro” (6).

 

• Nell’archetipo del Senex-Puer i due poli dunque “co-esistono”; è possibile però che si scindano, prendendo così a contrapporsi (patologicamente) tra loro.

Bene, ma qual è allora – ci si dovrebbe chiedere – quell’Uno dei due o quella Terza entità che fonda, governa e garantisce la loro coesistenza?

A questa domanda non rispondono né Jung, né Hillman, né Grinnel, ma risponde la scienza dello spirito.

 

Dice il Cristo-Gesù: “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli” – Mt 18,3).

Vedete, se non “diventerete come i bambini”, non se non “rimarrete bambini”. Una cosa, infatti, è “rimanere” un Puer, altra “diventarlo” dopo essere stato un Senex (“In verità, in verità ti dico che uno, se non nascerà di nuovo, non può vedere il regno di Dio” – Gv 3,3).

L’Uno dei due (il Senex-Puer) è dunque il Cristo, mentre il Senex, contrapposto (in qualità di “coscienza vespertina”) al Puer, è Arimane, e il Puer, contrapposto (in qualità di “coscienza mattutina”) al Senex, è Lucifero.

 

(Dal punto di vista antroposofico,

• il Gesù in cui s’incarna il Cristo – che ne sostituisce l’Io – è l’Uno dei due bambini Gesù: cioè,

• di quello “salomonico” di Matteo, il Senex,    • e di quello “natanico” di Luca, il Puer [7].)

Dice Steiner: • “Quegli avversari vogliono dirigere l’uomo per vie diverse da quelle che gli sono state assegnate da principio. In tal caso egli non potrebbe più usare, per la sua evoluzione ulteriore, le forze che aveva al principio. La sua infanzia cosmica resterebbe per lui infeconda”.

La nostra “infanzia cosmica” resterebbe dunque infeconda, tanto nel caso in cui, in nome del Puer, ci trattenessimo in essa (lucifericamente) quanto in quello in cui, in nome del Senex, la rinnegassimo (arimanicamente).

 

Ho accennato, parlando di Arimane, alla “sclerosi cerebrale”. E che cosa dice infatti Steiner? Che se la sua azione ostacolatrice dovesse avere la meglio, la nostra “infanzia cosmica” diverrebbe una parte della nostra entità destinata a “disseccarsi”: ossia, appunto, a sclerotizzarsi od ossificarsi.

“La conseguenza ne sarebbe – dice ancora – che l’uomo potrebbe divenire preda delle potenze luciferiche o arimaniche, e che l’evoluzione a lui propria gli sfuggirebbe di mano”.

Il che significa, insomma, che chiunque resti preda di tali potenze non potrà più diventare un essere umano.

 

 

Un evento nel quale si rivela in modo particolarmente luminoso il fluire dello spirito negli avvenimenti terreni è l’apparizione e il destino di Giovanna d’Arco, la Pulzella d’Orleans (1412-1431). Gli impulsi di ciò che ella fa sono per lei stessa nei più profondi sostrati subcoscienti dell’anima. Ella segue gli oscuri suggerimenti del mondo spirituale. Sulla terra regna la confusione a seguito della quale dovrebbe venire impedita l’epoca dell’anima cosciente. Dal mondo spirituale Michele deve preparare la sua missione futura. Può farlo là dove i suoi impulsi vengono accolti nelle anime umane. La Pulzella ha un’anima siffatta. Michele agisce anche attraverso molte altre anime, sebbene in grado minore e in modo meno palese per la vita storica esteriore. In eventi quale quello della guerra fra Inghilterra e Francia, egli si trova di fronte l’opposizione arimanica.

Nella lettera precedente abbiamo parlato dell’avversario luciferico che Michele si trova di fronte in quell’epoca. Ma quest’avversario si mostra anche specialmente nel modo in cui si svolgono gli avvenimenti susseguenti all’apparire della Pulzella di Orleans. Da tali avvenimenti si vede come gli uomini non fossero più capaci di prendere posizione di fronte ad un intervento del mondo spirituale nei destini dell’umanità, intervento che poteva invece venir compreso dagli uomini, e anche accolto nella loro volontà, quando ancora esisteva una comprensione immaginativa. Il prender posizione di fronte a tale intervento è divenuto impossibile col cessare dell’azione dell’anima razionale o affettiva; la posizione che corrisponde all’anima cosciente non era ancora stata trovata, e nemmeno oggi è ancora conquistata.

Così fu che a quel tempo venne data dal mondo spirituale una configurazione all’Europa, senza che gli uomini comprendessero che cosa accadeva, e senza che ciò di cui erano capaci potesse avere su quella configurazione un influsso degno di menzione.

Basta immaginare soltanto che cosa sarebbe accaduto nel secolo quindicesimo senza la Pulzella d’Orleans, e si riconoscerà davvero l’importanza di quell’evento determinato dallo spirito. Vi sono anche persone che vogliono spiegare materialisticamente un simile fenomeno. Con loro non è possibile intendersi, appunto perché arbitrariamente traducono in senso materialistico ciò che è manifestazione spirituale” (pp. 118-119).

 

 

La “guerra dei cent’anni” va dal 1339 al 1453, Giovanna d’Arco vive dal 1412 al 1431, l’anima cosciente sorge nel 1413.

Qual è, per la configurazione dell’Europa, l’esito più rilevante di questi avvenimenti? E’ presto detto: il ritiro dell’Inghilterra (al quale seguirà la trentennale e intestina “guerra delle due rose”, tra i Lancaster e gli York, e poi l’ascesa dei Tudor) non solo dalla Francia (a eccezione di Calais), ma anche da quel continente europeo il cui centro avrà più tardi il compito di contrapporre all’orientamento empirico-materiale dell’anima cosciente inglese (cui si deve, nel 1534, lo scisma, più politico che dottrinario, dalla Chiesa di Roma) quello empirico-ideale (legato all’Io) dell’anima cosciente mitteleuropea (goetheanistica).

(Riguardo all’aspetto storico-politico di tale compito, sarebbe bene riflettere sulla figura del “bambino d’Europa”, Kaspar Hauser, 1812-1833, così come viene presentata da Peter Tradowsky [8].)

 

Dice Steiner, riferendosi alla missione di Giovanna d’Arco: • “Da tali avvenimenti si vede come gli uomini non fossero più capaci di prendere posizione di fronte ad un intervento del mondo spirituale nei destini dell’umanità, intervento che poteva invece venir compreso dagli uomini, e anche accolto nella loro volontà, quando ancora esisteva una comprensione immaginativa”.

 

Per capire fino a che punto gli uomini “non fossero più capaci di prendere posizione di fronte ad un intervento del mondo spirituale nei destini dell’umanità”, basta leggere il giudizio pronunciato dall’Università di Parigi sulla Pulzella d’Orleans “affin di riportare alla buona e santa dottrina il popolo di Francia, il quale da quella donna è stato molto scandalizzato”: •“Le visioni di Giovanna erano fittizie, menzognere e superstiziose. Procedevano dai dèmoni, Belial, Satana e Behemoth [anziché, come affermava la Pulzella, dall’Arcangelo Michele, da Santa Caterina e da Santa Margherita]. Giovanna era bestemmiatrice, sediziosa, avida di sangue umano, idolatra, scismatica. Era anche eretica ed apostata, “per essersi fatta tagliare la capigliatura donata da Dio per velare la testa, ed aver lasciato l’abito del suo sesso”” (9).

 

 

Anche in certe tendenze spirituali dell’umanità si palesa ora chiaramente come questa non trovi più senza difficoltà la via al divino-spirituale, anche se la cerca intensamente. Sono difficoltà che non esistevano nel periodo in cui si poteva creare intendimento per mezzo delle immaginazioni. Per giudicare giustamente ciò che qui è inteso, basta considerare con chiarezza le personalità che appaiono come pensatori filosofici. Il filosofo non si può giudicare soltanto dall’azione che egli esercita sulla sua epoca, da quanti uomini accolgono le sue idee. Egli è piuttosto l’espressione della sua epoca, la sua entità palese. Il filosofo, nelle sue idee, esprime ciò che gran parte dell’umanità porta in sé inconsciamente quali disposizioni dell’anima, quali sentimenti e impulsi di vita incoscienti. Come il termometro indica le condizioni di calore dell’ambiente, così il filosofo indica le condizioni animiche della sua epoca. Come i termometri non sono la causa del calore ambientale, così i filosofi non sono la causa delle tendenze animiche della loro epoca” (pp. 119/120).

 

 

Prendete Gianni Vattimo, il filosofo del “pensiero debole” e del nichilismo (post-moderni): non è appunto l’“entità palese” della fragilità o dell’inconsistenza spirituale della nostra epoca? E il “pensiero debole” che teorizza non testimonia forse del vuoto animico del nostro tempo?

(“Quando ha inizio il dubbio sul pensare, cessa la sana vita dell’anima […] Certi pensatori, i quali mettono in dubbio la validità e la forza del pensare, s’ingannano sull’atteggiamento fondamentale della propria anima, poiché spesso è proprio l’acutezza del loro pensare a crear loro problemi e dubbi, per un certo eccesso di tensione intellettuale. Se realmente essi non riponessero fiducia nel pensare, non si tormenterebbero con quei dubbi e quei problemi che non sono altro che prodotti del pensare” [10].)

Sapete che cosa disse un giorno Croce, parlando della rivista letteraria La Ronda? “E’ un circolo – disse – in cui, quando due s’incontrano, l’uno dice “io sono impotente”, e l’altro, stendendogli la mano: “Anch’io”, e si congratulano l’uno con l’altro” (11).

 

Sentite quanto afferma Steiner: • “Quando si afferma che i pensieri sono scialbi, non si dovrebbe dedurne quell’altra affermazione che i pensieri non occorrono per vivere una vita d’uomo. Bisognerebbe soltanto che i pensieri non fossero così fiacchi da restarsene adagiati là nella testa. Dovrebbero essere tanto forti da poter fluire attraverso il cuore, attraverso a tutto l’uomo, fin giù nei piedi. Poiché veramente sarebbe stato molto meglio se invece che globuli rossi e bianchi pulsassero attraverso il sangue anche dei pensieri. E’ certamente molto importante che l’uomo abbia anche un cuore e non dei soli pensieri. Ma quello che ha massimo valore sta in questo: che i pensieri abbiano cuore” (12).

Fatto sta che come è un bene che ci sia una “semeiotica medica”, così sarebbe un bene che ci fosse pure una “semeiotica filosofica”.

 

 

Per afferrare la natura della disposizione animica che si esprime in Descartes, si confronti questo filosofo con Agostino che, per quanto riguarda la formulazione esteriore, per l’esperienza del mondo spirituale si avvale dello stesso sostegno di Descartes. Solo che Agostino prende le mosse dalla piena forza immaginativa dell’anima razionale o affettiva (egli visse dal 354 al 430). A ragione si trova affinità tra Agostino e Descartes. Solo che l’intelletto di Agostino è ancora il residuo dell’elemento cosmico, mentre l’intelletto di Descartes è già quello che prende dimora nella singola anima umana. Appunto nel progredire dello sforzo spirituale da Agostino a Descartes si può vedere come vada perdendosi il carattere cosmico delle forze del pensiero, e come esso poi si ripresenti dentro l’anima umana. Contemporaneamente si vede come Michele e l’anima umana, in mezzo a difficoltà, si ricongiungano in modo che Michele possa dirigere nell’uomo ciò che in passato aveva diretto nel cosmo.

Contro questo ricongiungimento operano le forze luciferiche ed arimaniche. Le forze luciferiche vogliono sviluppare nell’uomo soltanto ciò che gli era proprio nella sua infanzia cosmica; le forze arimaniche, avversarie di quelle e tuttavia loro collaboratrici [al fine di possedere l’uomo], vorrebbero far sviluppare unicamente le forze acquistate in periodi posteriori del mondo, facendo inaridire l’infanzia cosmica” (p. 121).

 

“L’intelletto di Agostino – dice Steiner – è ancora il residuo dell’elemento cosmico, mentre l’intelletto di Descartes è già quello che prende dimora nella singola anima umana”.

Agostino è infatti un uomo dell’anima razionale-affettiva, mentre Cartesio (nato nel 1596) è un uomo dell’anima cosciente. Il pensiero del primo (in cui albeggia, carica di pathos, la coscienza dell’Io quale ego) è perciò ancora in contatto con la vita del mondo spirituale, mentre quello del secondo (in cui troneggia l’ego) è ormai solo in contatto, more geometrico, con la morte del mondo terreno (con la realtà inorganica).

 

Contro il ricongiungimento dell’anima umana con Michele, dice ancora, operano “le forze luciferiche ed arimaniche. Le forze luciferiche vogliono sviluppare nell’uomo soltanto ciò che gli era proprio nella sua infanzia cosmica; le forze arimaniche, avversarie di quelle e tuttavia loro collaboratrici, vorrebbero far sviluppare unicamente le forze acquistate in periodi posteriori del mondo, facendo inaridire l’infanzia cosmica”.

Riguardo a questo “ricongiungimento”, ricorderete che quando ci occupammo de La filosofia della libertà paragonai l’anima umana e lo spirito ai “promessi sposi”, mettendo in bocca agli ostacolatori le famose parole che Manzoni fa pronunciare a Don Rodrigo: “Questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai”.

Potremmo anche riparlare, a questo proposito, del Puer: una cosa, infatti, è il Puer-Senex che nasce, come abbiamo visto, dal ricongiungimento o dal matrimonio della Sophia con lo Spirito Santo, altro il Puer (opposto al Senex) che si attiva per il fatto che “le forze luciferiche vogliono sviluppare nell’uomo soltanto ciò che gli era proprio nella sua infanzia cosmica”.

 

Ascoltate quanto dice Steiner: “Attraverso tutte le esperienze fatte nel corso della catarsi, l’uomo purifica il corpo astrale fino a trasformarlo nella “vergine Sofia”. E alla “vergine Sofia” viene incontro l’io cosmico che effettua l’illuminazione, per cui l’uomo ha intorno a sé luce spirituale. Questo secondo elemento, che si aggiunge alla “vergine Sofia”, l’esoterismo cristiano lo chiamava (e lo chiama tuttora) “lo Spirito Santo”. Per cui ci si esprime del tutto correttamente, nel senso esoterico-cristiano, dicendo: l’iniziato cristiano consegue con la sua disciplina iniziatica la purificazione del suo corpo astrale; egli trasforma il corpo astrale in vergine Sofia e viene illuminato dall’alto (o, se preferite, adombrato) dallo “Spirito Santo”, dall’io cosmico” [20].

 

• Non dobbiamo dunque trattenerci nell’infanzia cosmica

(come fanno, ad esempio, certi trasognati e gai esoteristi o quanti patiscono la cosiddetta “sindrome di Peter Pan”),

• né permettere che questa venga inaridita dall’intellettualismo o dal tecnicismo

(come per lo più fanno le odierne scuole primarie e secondarie di primo grado).

 

Sentite, in proposito, quanto scrive Horkheimer (nel suo Eclisse della ragione, che vi consiglio, se non lo avete già fatto, di leggere): • “Quanto più le idee diventano automatiche e strumentali, tanto meno esse sono viste come pensieri con un significato proprio (…) Il significato è soppiantato dalla funzione, dall’effetto sul mondo delle cose e dei fatti”; la meccanizzazione “è certamente essenziale all’espansione dell’industria; ma se investe tutti i processi intellettuali, se la ragione stessa è ridotta alla funzione di uno strumento, essa assume una sorta di materialità e di cecità, diventa un feticcio, un’entità magica che si accetta, più che sperimentarla intellettualmente (…) Gli ideali e concetti fondamentali della metafisica razionalistica [dell’anima razionale-affettiva, diremmo noi] avevano radice nel concetto di umanità; formalizzandosi, essi hanno perso questo contenuto umano” (21).

 

Nella speranza di evitare che vengano creati strumenti sempre più intelligenti per perseguire dei fini sempre più stupidi (vale a dire, dis-umani), Horkheimer propone di distinguere la “ragione dei mezzi” (strumentale) dalla “ragione dei fini”.

Ignora, però, ch’è Arimane a fare della ragione una funzione, del mezzo un fine e della quantità una qualità, per il perseguimento di fini (tutt’altro che stupidi) che giovano a lui, ma non all’umanità.

 

 

In mezzo a questi accresciuti impedimenti, le anime umane d’Europa elaborarono gli impulsi spirituali

che dalle antiche concezioni universali erano fluiti da oriente verso occidente attraverso le crociate.

Le forze di Michele vivevano intensamente in quelle idee.

Dominava quelle concezioni universali l’intelligenza cosmica,

l’amministrazione della quale era stato l’antico retaggio spirituale di Michele” (pp. 121-122).

 

 

Vi consiglierei di leggere, per quel che riguarda “gli impulsi spirituali che dalle antiche concezioni universali erano fluiti da oriente verso occidente attraverso le crociate”, non solo La nascita dello spirito europeo di Steiner (22), ma anche questo libro di Simonetta Cerrini, intitolato: La rivoluzione dei Templari.

So che su questo argomento c’è tanta letteratura di bassa lega; questo libro è però serio e documentato, e può aiutarci a capire che cosa realmente ci fosse dietro gli avvenimenti legati alle crociate.

Ve ne leggo alcuni passi, riportati anche in una “noterella” dell’Osservatorio scientifico-spirituale (23): “La Chiesa attuale è nata rivendicando il monopolio del sacro ed escludendo i re dal potere spirituale, a seguito del conflitto con l’Impero che si conclude nel 1122, con il concordato di Worms (…) La rivoluzione pacifica dei templari consiste nello svuotare dall’interno la funzione del clero nella società e allargare questa funzione alla società stessa, per giungere a una società religiosa, ma non clericale (…) All’inizio dell’era cristiana, i laici non esistevano. Secondo l’apostolo Pietro, che si riferisce all’Alleanza annunciata da Dio a Mosè (Esodo 19,6), i credenti sono tutti, senza distinzione, “una razza eletta, un sacerdozio regale, una nazione santa”. Più tardi, durante il Medioevo, questa unità del popolo cristiano è messa in dubbio: i chierici inventano la categoria dei laici. La separazione tra chierici e laici è addirittura un elemento che contraddistingue la società medievale, e che caratterizza la sua organizzazione politica e religiosa. Nel XII secolo, al momento stesso della nascita dell’ordine dei templari, la Chiesa, che aveva appena inaugurato i suoi fondamenti giuridici, diventando una vera e propria istituzione, si assicura, dopo la lotta contro l’Impero, il monopolio del sacro (…) I chierici sono i soli autorizzati a gestire il sacro; i laici non hanno alcuna autonomia in materia, neppure i re né l’imperatore. Devono limitarsi a obbedire e coloro che combattono non sono che il “braccio armato” dei chierici (…) La lotta che oppose il vescovo di Roma e l’Impero e che accompagnò la riforma rese caduca la visione carolingia e ottoniana che attribuiva al re una funzione centrale e annullò il ruolo dell’autorità laica nella gestione del sacro. Il ceto dirigente laico si vide così emarginato e spogliato di ogni autorità spirituale. Il popolo dei cristiani, basso clero, piccola nobiltà, donne, cavalieri, precedentemente affidato alla responsabilità del re, era ormai soggetto al papa. E’ l’inizio della Chiesa istituzionale che conosciamo oggi: la Chiesa centrata su Roma, che ha il papa come unico capo, eletto dai cardinali e non dal popolo. Una Chiesa che ha tuttavia già conosciuto la sua prima divisione, una Chiesa latina separata dal 1054 dalla Chiesa greca, rimasta legata all’imperatore di Bisanzio. Sono anche i balbettii, incoscienti, di uno Stato laico ancora in embrione, la cui laicità è però il risultato di una privazione e di un’esclusione dal sacro. Soltanto nel nostro immaginario – determinato da altre storie – lo Stato laico è nato da una conquista. Per questo aspetto è nato piuttosto da una sconfitta” (24).

 

Qual è dunque l’esiziale errore degli odierni laici (o laicisti)? Quello di lasciare ai chierici il monopolio della religione e del sacro, rivendicando per sé la libertà del solo frigido e astratto intelletto.

Sapete che cosa diceva Goethe, quale laico che si guardava bene dal commettere un simile errore? Che occorrerebbe piuttosto preoccuparsi di “congiungere la religiosità, anzi la santità, con le cose del mondo, d’introdurre il senso del divino nella vita secolare (…) poiché questa soltanto è la chiave capace di schiudere le prigioni del papato e di ridare al mondo libero il suo Dio” (25).

 

 

Come potevano venir accolte quelle idee, mentre una voragine si apriva tra le forze del mondo dello spirito e le anime umane? Esse caddero nell’anima cosciente che si sviluppa quasi sottovoce. Da un lato incontrarono l’ostacolo che risiedeva nello sviluppo ancora debole dell’anima cosciente; ne coprirono la voce, ne paralizzarono l’azione. D’altro canto però non incontrarono più nemmeno una coscienza sorretta dall’immaginazione. L’anima umana non era capace di assimilarle nella luce di una piena comprensione. Le accolse o del tutto superficialmente, o con superstizione.

Si deve guardare a questa disposizione dello spirito, se si vogliono comprendere i movimenti di idee che si connettono ai nomi di Wicliff, di Huss e di altri, da un lato, e al “rosicrucianesimo” dall’altro.

Di questo parleremo in seguito” (p. 122).

 

 

John Wyclif, inglese, nacque nel 1328, morì nel 1384, e i suoi resti, una cinquantina d’anni dopo, vennero esumati, bruciati e dispersi. Jan Hus, boemo, nacque nel 1372 e morì sul rogo nel 1415. Entrambi furono dunque dei precursori di Lutero (1483-1546), di Zwingli (1484-1531), di Calvino (1509-1564) e della Riforma.

Tali sommovimenti e rivolgimenti di ordine religioso segnano l’avvento dell’anima cosciente, e per ciò stesso di uomini che avvertono (più o meno chiaramente) l’esigenza di avere, con il mondo divino-spirituale, un rapporto libero e individuale.

Per perseguire i loro fini, le forze luciferiche s’impegnano quindi, in nome del passato, a contrastarli e condannarli (tanto da arrivare a varare una “Contro-Riforma”), mentre le forze arimaniche s’impegnano, in nome del futuro, ad assecondarli, mirando però a impadronirsene e a corromperli.

Teniamo sempre presente che la natura spirituale di Lucifero e Arimane è diversa da quella umana. Mentre la natura del Cristo (del “Rappresentante dell’umanità”) è divino-umana e umano-divina, quella di Lucifero è, per così dire, “divina”, ma non-umana, e quella di Arimane è “umana”, ma non-divina (come testimoniano, ad esempio, gli attuali e sedicenti “atei-cristiani”).

 

Occupiamoci adesso, in breve, delle massime.

Massime 127/128/129/130 (7 dicembre 1924)

 

 

127 – “Al principio dell’epoca dell’anima cosciente

l’anima umana sviluppa in misura ancor scarsa le sue forze intellettuali.

Ne nasce una mancanza di connessione fra ciò a cui l’anima aspira nel suo subcosciente,

e ciò che possono darle le forze dalla sfera in cui è Michele”.

 

 

Al principio dell’epoca dell’anima cosciente, le neonate forze dell’intelletto

risentono più

• della vecchia attitudine filosofica dell’anima razionale-affettiva, attenta più al pensare che al percepire,

più ai concetti che ai percetti, e quindi più al soggetto che all’oggetto,

• che non della nuova attitudine scientifica dell’anima cosciente, attenta più al percepire che al pensare,

più ai percetti che ai concetti, e quindi più all’oggetto che al soggetto.

 

Non dimentichiamo, ad esempio,

che la nascita di Galilei (1564) avviene centocinquantuno anni dopo quella dell’anima cosciente (1413).

 

Domanda: In che senso l’anima cosciente è più attenta all’oggetto che al soggetto?

Risposta: Nel senso de La filosofia della libertà, ma anche, e in modo ancora più esplicito, di Metamorfosi della vita dell’anima (26). Qui Steiner spiega che

• quella di educare l’anima razionale-affettiva è “la missione della verità”,

• mentre quella di educare l’anima cosciente è “la missione della devozione

nei confronti appunto dell’oggetto o del fenomeno.

 

Passare dalla prima fase di sviluppo scientifico-naturale dell’anima cosciente (legata all’Arcangelo Gabriele)

a quella scientifico-spirituale (legata all’Arcangelo Michele)

significa pertanto estendere l’attenzione dall’oggetto al soggetto o dal percepire al pensare,

tanto da realizzare che il percetto e il concetto non sono che due aspetti di una stessa realtà

(dell’essenza-entelechia dell’oggetto o del fenomeno).

 

• Una cosa, quindi, è essere attenti (in modo metafisico) più al concetto che al percetto,

• altra essere attenti (in modo scientifico-naturale) più al percetto che al concetto,

• altro ancora essere attenti (in modo scientifico-spirituale) sia al percetto che al concetto.

 

Se ci si limita dunque a gestire il percepire (da scienziati) con l’anima cosciente,

e il pensare (da filosofi, per di più improvvisati, come certi odierni “kantiani”) con l’anima razionale-affettiva,

si diventa, di fatto, quello che sono ormai diventati molti attuali uomini di scienza: cioè a dire,

dei “metafisici della fisica o della materia”.

 

Non posso soffermarmi su questo, ma ti assicuro che, riflettendoci a fondo, ti diverrà ancora più chiara la missione de La filosofia della libertà.

In questa fase, dice Steiner, c’è “una mancanza di connessione fra ciò a cui l’anima aspira nel suo subcosciente, e ciò che possono darle le forze dalla sfera in cui è Michele”.

Se volete un esempio relativamente recente (rispetto all’epoca di cui stiamo parlando) della “mancanza di connessione” non solo tra le forze che Michele potrebbe dare all’anima umana, ma anche tra il rappresentare della ordinaria coscienza umana, e ciò cui l’anima “aspira nel suo subcosciente”, leggete o rileggete il primo capitolo de I punti essenziali della questione sociale (27).

Quale domanda vi pone infatti Steiner? Questa: che cosa vuole veramente il proletariato? Si tratta, dato il tema, di un incipit insolito, se non straordinario, che mira a renderci consapevoli del fatto che quanto si vuole sul piano cosciente può non solo non corrispondere a quanto si vuole sul piano subcosciente o incosciente, ma perfino contraddirlo: che si può credere, cioè, di volere una cosa, solo perché non si è coscienti di quella che davvero si vuole, dal momento che si rimane in superficie, e non si scende nel profondo.

 

Ma come si scende nel profondo?

E’ presto detto: salendo nelle altezze (sviluppando, cioè, i gradi di coscienza superiori).

Il pensiero rappresentativo (vincolato al sensibile) rimane infatti in superficie,

e per ciò stesso alla mercé,

• sia dell’ignoto sub-cosciente (quello del sogno, del sonno e della morte),

• sia dell’ignoto super-cosciente (quello delle immaginazioni, ispirazioni e intuizioni).

 

Fatto si è che,

• tanto sul piano del divenire individuale (della biografia),

• quanto su quello del divenire collettivo (della storia),

si danno dei momenti (critici) nei quali nuovi impulsi del volere

prendono a manifestarsi e a premere nella sfera del sentire, generando disagio, irrequietezza o sofferenza.

 

Per superare in modo positivo questi momenti, bisognerebbe capire a che cosa davvero mirano tali impulsi, portando incontro alle forze del volere le rispettive forme del pensare.

Tali forze, infatti, altro non cercano che le loro forme

(quelle forme dalle quali la scissione del pensare dal volere le ha separate);

• le forze (di volontà) risalenti dall’inconscio verso il conscio, dovrebbero essere pertanto integrate e soddisfatte

• dalle forme (di pensiero) discendenti dal conscio verso l’inconscio.

 

• Le forme (di pensiero) capaci di scendere salutarmente e creativamente dal conscio verso l’inconscio

non sono però quelle rappresentative della coscienza ordinaria, ma quelle immaginative, ispirate e intuitive.

• Il che vuol dire, insomma, che, per scendere, bisogna salire

(riguardo a questo, vi consiglio di leggere e meditare le prime pagine della conferenza

tenuta da Steiner a Dornach il 22 settembre 1918) (28).

 

 

128 –  “In questa mancanza di connessione si ha un’accresciuta possibilità per le potenze luciferiche

di trattenere l’uomo presso le forze dell’infanzia cosmica, e di farlo evolvere ulteriormente

non lungo le vie delle potenze divino-spirituali, con cui egli era congiunto dal principio,

ma lungo quelle luciferiche”.

 

129 – “Vi è poi l’altra accresciuta possibilità per le potenze arimaniche

di staccare l’uomo dalle forze dell’infanzia cosmica,

e di attrarlo per l’ulteriore evoluzione nel loro proprio dominio”.

 

130 – “Entrambe queste cose non sono accadute perché le forze di Michele hanno non di meno agito;

ma l’evoluzione dell’umanità si è dovuta svolgere fra gli ostacoli sorti a causa di queste possibilità,

ed è perciò quale finora è divenuta”.

 

 

Ed è perciò non solo “quale finora è divenuta” (nel 1924), ma anche quale è stata, in misura perfino maggiore, nel prosieguo del Novecento, e quale purtroppo è ancora.

 

Note:

  1. R.Steiner: Verità dell’evoluzione umana – Antroposofica, Milano 2002, pp. 147-148;
  2. K.O.Morgan (a cura di): Storia dell’Inghilterra. Da Cesare ai giorni nostri – Bompiani, Milano 2009, p. 5;
  3. R.Steiner: Lo studio dei sintomi storici – Antroposofica, Milano 1961, p. 24;
  4. G.W.F.Hegel: Lezioni sulla storia della filosofia – La Nuova Italia, Firenze 1981, vol. 3, II, p. 231;
  5. R.Steiner: Lo studio dei sintomi storici, pp. 157, 160, 162, 165 e 167;
  6. J.Hillman: Senex et Puer – Marsilio, Padova 1973, p. 13;
  7. cfr. E.Bock: Infanzia e giovinezza di Gesù – Arcobaleno, Oriago di Mira (Ve) 1994;
  8. cfr. P.Tradowsky: Kaspar Hauser – L’Opera, Roma 1997;
  9. La vita di Giovanna d’Arco raccontata da lei stessa – Longanesi, Milano 1950, p. 128;
  10. R.Steiner: La soglia del mondo spirituale in Sulla via dell’iniziazione – Antroposofica, Milano 1977, pp. 129-130;
  11. C.Albanese: Un uomo di nome Benedetto – Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 2001, p. 59;
  12. R.Steiner: Forze spirituali attive fra vecchia e nuova generazione – Antroposofica, Milano 1964, p. 13;
  13. G.W.F.Hegel: Lezioni sulla storia della filosofia, p.73;
  14. cfr. L’esse e il cogito, 20 marzo 2005;
  15. G.G.Belli: I sonetti – Mondadori, Milano 1952, vol. I, p. 524;
  16. cfr. Freud, Jung, Steiner, 15 novembre 2003;
  17. R.Steiner: Polarità fra durata ed evoluzione nella vita umana (La preistoria cosmica dell’umanità) – Antroposofica, Milano 2012, vol. II, p. 34;
  18. R.Steiner: Conoscenza iniziatica – I.T.E., Milano 1938, vol. I, p. 128;
  19. R.Steiner: Antichi e moderni metodi d’iniziazione – Antroposofica, Milano 2006, p. 18;
  20. R.Steiner: Il Vangelo di Giovanni – Antroposofica, Milano 1995, pp. 183-184;
  21. M.Horkheimer: Eclisse della ragione – Einaudi, Torino 1969, pp. 26, 27, 29;
  22. cfr. R.Steiner: La nascita dello spirito europeo – Tilopa, Roma 1998;
  23. cfr. Noterella 24 luglio 2008;
  24. S.Cerrini: La rivoluzione dei Templari – Mondadori, Milano 2008, pp. 6-7, 17-18, 40-41;
  25. cfr. Laici e laicisti, 30 agosto 2005;
  26. cfr. R.Steiner: Metamorfosi della vita dell’anima – Tilopa, Roma 1984;
  27. cfr. R.Steiner: I punti essenziali della questione sociale – Antroposofica, Milano 1999;
  28. R.Steiner: Polarità fra durata ed evoluzione nella vita umana (La preistoria cosmica dell’umanità), vol. II, IX conferenza.

 

 

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