12 Concezioni del mondo – II

O.O. 151 – Il pensiero nell’uomo e nel mondo – 22.01.1914


 

Ieri ho cercato di illustrare quelle sfumature nelle concezioni del mondo che sono possibili all’uomo – possibili in modo tale, che per ciascuna di esse si possono addurre determinate valide prove di giustezza e verità relativamente a un certo ambito.

 

Per colui che non ambisce a riunire in un sistema di concetti, da dimostrare in seguito,

tutto ciò che ha osservato e su cui ha potuto riflettere entro un determinato ambito circoscritto,

ma tende piuttosto a penetrare realmente nella verità del mondo,

è importante sapere che è necessaria la totalità,  la quale si esprime nel fatto che allo spirito umano

sono realmente possibili dodici tipiche gradazioni di concezioni del mondo

– in questo momento i passaggi dall’una all’altra non interessano.

 

Se veramente si vuol giungere alla verità,

occorre cercare dapprima di chiarirsi il significato di questi tipi di concezione del mondo,

occorre cercare di conoscere per quali ambiti dell’esistenza l’una o l’altra di esse costituisca la chiave particolare.

 

Se ci rappresentiamo nuovamente queste dodici posizioni, come abbiamo fatto ieri, troviamo il materialismo, il sensismo, il fenomenismo, il realismo, il dinamismo, il monadismo, lo spiritualismo, lo pneumatismo, lo psichismo, l’idealismo, il razionalismo e il matematicismo.

 

Nella realtà dell’anelito umano verso la verità accade purtroppo che nei singoli spiriti, nelle singole personalità,

prevale sempre l’inclinazione naturale verso l’una o l’altra di queste sfumature,

e per questa ragione tornano ad agire sugli uomini le unilateralità

presenti nelle diverse concezioni del mondo delle diverse epoche.

 

Le dodici principali concezioni del mondo che ho descritto vanno conosciute come qualcosa che realmente si abbraccia con lo sguardo, collocandole una accanto all’altra in forma di cerchio, osservandole per così dire «in stato di quiete». Esse sono reali, le si deve conoscere. Si comportano davvero come un riflesso spirituale dello zodiaco a noi ben noto.

Come il Sole pare percorrere lo zodiaco, come altri pianeti apparentemente attraversano lo zodiaco, anche all’anima umana è possibile attraversare uno zodiaco spirituale che contiene le figure delle dodici concezioni del mondo.

Le qualità di queste costellazioni possono in effetti essere poste in relazione con i singoli segni dello zodiaco. E questo porre-in-relazione non è affatto arbitrario, in quanto la relazione esistente tra le singole costellazioni zodiacali e la Terra è analoga a quella che c’è tra queste dodici concezioni del mondo e l’anima umana.

 

E questo lo intendo nel modo seguente:

• A tutta prima non possiamo dire che esista una relazione facilmente comprensibile,

ad esempio, tra il segno zodiacale dell’Ariete e la Terra.

• Ma quando il Sole, Saturno o Mercurio si trovano in una posizione per cui dalla Terra li si vede nel segno dell’Ariete,

essi agiscono diversamente da quando si trovano nella posizione che ce li fa vedere nel segno del Leone.

• Quindi l’azione che, per esempio, i singoli pianeti ci inviano dal cosmo è diversa a seconda che i singoli pianeti

stiano davanti all’una o all’altra costellazione zodiacale.

 

Nel caso dell’anima umana, è ancora più facile

riconoscere l’influsso di queste dodici «costellazioni zodiacali spirituali».

• Ci sono anime, le quali tendono fortemente ad accogliere ogni influsso sulla configurazione della loro vita interiore,

sul loro orientamento scientifico, filosofico o di altro tipo,

in modo da farsi per così dire illuminare l’anima dall’idealismo.

• Altri lasciano che il materialismo illumini la loro anima, altri ancora si fanno illuminare dal sensismo.

 

Non si è sensisti, materialisti, spiritualisti o pneumatisti

perché sia giusta l’una o l’altra concezione e si può riconoscere l’esattezza di una o dell’altra,

ma si è pneumatisti, spiritualisti, materialisti o sensisti

perché nella propria anima si ha la predisposizione ad essere illuminati dalla relativa costellazione zodiacale spirituale.

 

Così in queste dodici costellazioni zodiacali spirituali abbiamo qualcosa che ci può condurre a fondo nel modo in cui si formano le umane concezioni del mondo, qualcosa che ci può condurre a fondo nei motivi per cui gli uomini da un lato disputano sulle concezioni del mondo, mentre dall’altro non dovrebbero litigare, bensì farebbero molto meglio a comprendere da dove deriva il fatto di avere concezioni del mondo di diversa sfumatura.

Per certe epoche è tuttavia necessario respingere decisamente l’uno o l’altro orientamento nella concezione del mondo, e nella conferenza di domani ne dovremo indicare la ragione. Quel che ho detto finora riguarda dunque la formazione del pensiero umano da parte del cosmo spirituale fatto di dodici costellazioni spirituali che stanno fisse come le stelle, per così dire, nell’ambiente spirituale che ci circonda.

 

Ma vi è ancora dell’altro che determina le concezioni umane del mondo.

• E meglio lo comprenderete se vi mostro dapprima quanto segue.

Indifferentemente da quale di queste dodici costellazioni spirituali illumini l’anima

– in quest’ultima può esservi una disposizione, espressa nell’intera configurazione della sua concezione del mondo,

indicabile come gnosi, o gnosticismo.  Si può essere «gnostici».

• Si è gnostici se si vogliono conoscere le cose del mondo

per mezzo di determinate forze di conoscenza presenti nell’anima stessa, e non per mezzo dei sensi o cose simili.

 

Si può essere gnostici e, ad esempio, essere allo stesso tempo alquanto inclini a farsi illuminare dalla costellazione spirituale che abbiamo indicato qui come spiritualismo. Allora nel proprio gnosticismo si potranno penetrare a fondo le connessioni del mondo spirituale.

Ma, ad esempio, si può anche essere gnostici dell’idealismo. Si avrà allora una particolare disposizione a individuare chiaramente gli ideali dell’umanità e le idee del mondo.

 

C’è una differenza tra un individuo e l’altro anche in relazione all’idealismo che ciascuno può far proprio.

Ad esempio, uno può essere un idealista esaltato, che parla sempre del suo essere idealista, ha sempre in bocca solo il termine «ideale, ideale, ideale», ma non sa molto di ideali, né è in grado di farli sorgere realmente dinnanzi alla sua anima, in contorni chiari in base a una visione interiore. Costui si distingue allora dall’altro, il quale non solo parla di ideali, ma sa delinearli nella sua anima come un’immagine dipintavi nitidamente.

Quest’ultimo, che afferra interiormente l’idealismo in modo quanto mai concreto, che lo afferra non meno intensamente di come si afferrano con la mano le cose esterne, costui è uno gnostico nell’ambito dell’idealismo.

Si potrebbe anche dire: è prima di tutto uno gnostico, ma si fa illuminare in particolare dalla costellazione spirituale dell’idealismo.

 

Ci sono persone che si lasciano illuminare in misura particolarmente forte dalla costellazione della concezione realista, le quali possono dire molto di questo mondo agli altri uomini, grazie al modo in cui lo percepiscono, al modo in cui si pongono verso di esso. Non sono né idealisti, né spiritualisti, sono realisti del tutto normali. Ma sono in grado di percepire in modo veramente sottile quel che li circonda nella realtà esterna. Hanno una ricettività sottile per ciò che distingue le cose. Sono gnostici, veri gnostici, solo che sono gnostici del realismo.

Esistono siffatti gnostici realistici.

E talvolta gli spiritualisti o gli idealisti non sono affatto gnostici realistici.

 

Vi sono addirittura individui che si ritengono bravi teosofi, i quali percorrono una pinacoteca senza capirne nulla, nulla hanno da dire sui dipinti, mentre altri, che non sono affatto teosofi, ma che sono gnostici del realismo, sanno dire una gran quantità di cose importanti per il fatto che tutta la loro personalità è a contatto con l’intera realtà delle cose.

Oppure, quanti teosofi vanno nella natura e non sanno affatto coglierne con tutta l’anima la maestà e grandezza. Costoro non sono gnostici realistici. Esistono, dunque, gli gnostici realistici.

 

Vi sono anche gnostici del materialismo, ma questi sono certamente degli gnostici particolari. Eppure, nello stesso senso in cui si può essere gnostici del realismo, si può essere gnostici del materialismo. Si tratta di persone che posseggono genio, sentimento e percezione per tutto ciò che è materiale, che tendono a conoscere la materia attraverso un contatto diretto – come il cane che annusa le cose, e dunque le conosce intimamente, e riguardo alle cose materiali è in verità un perfetto “gnostico”.

Si può essere gnostici in tutte e dodici le costellazioni delle concezioni del mondo.

 

Il che significa che, se vogliamo descrivere esattamente la gnosi, lo gnosticismo,

dobbiamo farlo disegnando un cerchio, il quale tutto intero deve significare per noi: lo gnosticismo può «passeggiare»

attraverso tutte e dodici le figure delle concezioni del mondo.

Come un pianeta passa attraverso le dodici costellazioni zodiacali,

così lo gnosticismo può percorrere tutte le dodici forme delle concezioni del mondo.

 

 

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Ma lo gnosticismo renderà i più alti servizi alla salute delle anime,

se la disposizione gnosticistica viene applicata allo spiritualismo.

Si potrebbe dire che lo gnosticismo, la gnosi stia veramente di casa solo nello spiritualismo.

Qui essa è a casa «propria».

Nelle altre costellazioni delle concezioni del mondo essa è per così dire in trasferta.

 

Da un punto di vista logico non si è autorizzati a dire che uno gnosticismo materialistico non possa esistere. I pedanti dei concetti e delle idee sbrigano con più leggerezza queste cose di quanto non facciano i sani logici, che le vedono più complicate.

Si potrebbe dire, ad esempio: voglio chiamare gnosticismo solo ciò che si inoltra nello spirito. Ma questa è una formazione concettuale arbitraria, come lo sarebbe nel caso di chi dicesse: «Finora ho visto le viole solo in Austria, e dunque chiamo viola solo quel fiore che cresce in Austria ed ha il colore della viola, nient’altro.» Logicamente è non meno impossibile dire che lo gnosticismo esista solo nella costellazione dello spiritualismo, poiché esso è un «pianeta» come gli altri che attraversa tutte le costellazioni spirituali.

 

Vi è poi un’altra disposizione d’animo nei confronti delle concezioni del mondo – la definisco «disposizione», mentre altrimenti parlo di «sfumature» e «costellazioni». E negli ultimi tempi si è creduto di conoscere con facilità – ma anche qui non tutto è così semplice! – questa seconda disposizione, in quanto essa è stata rappresentata da Hegel proprio nella costellazione spirituale dell’idealismo.

Eppure, quel modo di osservare il mondo, quella particolare disposizione propria di Hegel, non richiede, come fece lui, di porsi sempre e solo nella costellazione spirituale dell’idealismo, ma può a sua volta attraversare tutte le costellazioni. Si tratta della disposizione animica del logicismo.

 

Essa consiste principalmente nel fatto che

l’anima può mettersi nella condizione di aver realmente presenti in sé pensieri, concetti e idee,

così presenti in sé da poter passare da un concetto o un pensiero all’altro

come chi, osservando un organismo, va dall’occhio al naso e alla bocca, e vede tutto in correlazione

– analogamente a quanto avviene in Hegel, nel quale

tutti i concetti che può afferrare si ordinano in un grande organismo concettuale.

 

Un organismo concettuale logico è proprio questo: quel che Hegel semplicemente fece, fu di andare a cercare e mettere insieme tutto quel che si può trovare nel mondo come pensiero, di collocare un pensiero accanto all’altro e di creare da ciò un organismo – ecco il logicismo!

 

Si può sviluppare il logicismo, come fece Hegel, nella costellazione dell’idealismo,

lo si può sviluppare nella costellazione dello psichismo, come fece Fichte,

e lo si può sviluppare in altre costellazioni spirituali.

Anche il logicismo è una forma d’animo che attraversa come un pianeta tutto lo zodiaco,

che percorre in cerchio le dodici costellazioni spirituali.

 

Una terza disposizione dell’anima che forma concezioni del mondo, la possiamo studiare ad esempio in Schopenhauer. Mentre l’anima di Hegel, quando egli guarda al mondo, ha un’indole interiore tale per cui tutto quel che nel mondo è concetto si manifesta innanzitutto come logicismo, Schopenhauer, con la sua particolare disposizione interiore, coglie nella sua anima tutto quello che ha carattere di volontà.

Per lui le forze della natura hanno carattere di volontà: la durezza della pietra è volontà, tutto quel che è realtà diventa in lui volontà. Questo deriva dalla particolare disposizione della sua anima.

Ora, questa concezione del mondo basata sulla volontà, questa disposizione verso una concezione del mondo fondata sul volere, si può di nuovo considerarla come un pianeta che percorre tutte e dodici le costellazioni spirituali. Intendo chiamare volontarismo questa disposizione d’animo, che è la terza.

 

Schopenhauer era volontarista, e nella sua anima era costituito in modo da esporsi prevalentemente alla costellazione spirituale dello psichismo. Così sorse la speciale metafisica schopenhaueriana della volontà: è il volontarismo nella costellazione spirituale dello psichismo.

Immaginate che qualcuno sia volontarista e abbia un debole per la costellazione spirituale del monadismo. Costui non porrebbe alla base del mondo, come fece Schopenhauer, un’anima unitaria fatta di volontà, ma vi porrebbe infinite monadi, tutti esseri fatti di volontà.

 

Questo mondo del volontarismo monadologico è stato sviluppato nel modo più bello, ingegnoso e, vorrei dire, più intimo dal poeta filosofo austriaco Hamerling. Come è sorta la particolare dottrina che incontrate nella Atomistica della volontà di Hamerling? È sorta per il fatto che la sua anima aveva una disposizione volontaristica, e che egli si espose prevalentemente alla costellazione del monadismo.

Se ne avessimo il tempo, potremmo citare esempi per ciascuna disposizione animica in ciascuna costellazione, in quanto esistono davvero nel mondo.

 

Una particolare disposizione dell’anima è quella che non propende a riflettere o rimuginare se dietro ai fenomeni vi sia qualcosa ancora – come fa, ad esempio, la disposizione gnostica, o quella logicistica o quella volontaristica -, ma semplicemente afferma: • «Voglio accogliere nella mia concezione del mondo tutto quello che nel mondo mi viene incontro, mi si mostra, ciò che mi si manifesta esteriormente.»

Anche questo può essere a sua volta applicato a tutti gli ambiti, ossia a tutte le costellazioni spirituali. Prendere solo quel che dall’esterno ci muove incontro, lo può il materialista, e lo può anche lo spiritualista. In questo caso, non ci si premura di ricercare connessioni particolari dietro i fenomeni, ma si lascia che le cose ci raggiungano, e si sta a vedere quel che ci si offre. Si può chiamare empirismo una tale disposizione d’animo.

L’empirismo indica una disposizione dell’anima che semplicemente accoglie l’esperienza così come essa si presenta. Si può essere empiristi, uomini con una concezione del mondo basata sull’esperienza, in tutte e dodici le costellazioni spirituali. L’empirismo è la quarta disposizione dell’anima che può attraversare tutte le dodici posizioni dello spirito.

 

È possibile anche sviluppare una tale disposizione animica; per cui non ci si accontenta di quel che deriva dall’esperienza che ci muove incontro, del vissuto al quale si è esposti, così come accade nell’empirismo. In questo caso, noi possiamo dire a noi stessi – vale a dire, possiamo sentire la necessità interiore della seguente disposizione animica:

• «L’essere umano è inserito nel mondo. Si sperimenta nell’anima qualcosa del mondo che non si può sperimentare esteriormente. Solo allora il mondo svela i suoi segreti. Per quanto ci si guardi attorno, non si vedono i segreti che contiene il mondo».

 

A una tale disposizione animica vien fatto di dire: • «A cosa mi serve lo gnosticismo, che si dà da fare per avere concetti su tutto? Le cose del mondo esteriore sulle quali si formano concezioni possono anche non rivelare il vero, l’intimo del mondo. A cosa mi serve il logicismo se voglio formarmi una concezione del mondo? Nel logicismo non si esprime l’essenza del mondo. A cosa serve speculare sulla volontà? Solo a distogliere lo sguardo dalle profondità della propria anima. Non si guarda in queste profondità quando l’anima vuole, bensì proprio quando è in uno stato di abnegazione, di rinuncia alla volontà.»

Dunque anche il volontarismo non è la disposizione animica che intendo qui, e nemmeno lo è l’empirismo, il puro stare a guardare o ascoltare quel che ci porta incontro l’esperienza, il vissuto – io qui intendo la ricerca interiore, il dio che riluce nell’anima quando l’anima è quieta. Si capisce che questa disposizione animica può essere chiamata il misticismo.

 

E ancora, si può essere mistici attraverso le dodici costellazioni spirituali. Non costituirà certo una posizione particolarmente favorevole essere mistici del materialismo, cioè sperimentare interiormente la materia anziché lo spirito. Il mistico del materialismo è colui che ha fatto propria una sensibilità particolarmente sottile, e ad esempio si esperisce in un certo modo nel cibarsi di una sostanza a differenza di un’altra. È diverso se si gusta, ad esempio, il succo di una pianta o quello di un’altra – e poi si attende quale effetto ciò faccia sorgere nell’organismo. In questo modo, la propria esperienza diventa tutt’uno con la materia, e si diviene allora mistici della materia.

Può addirittura accadere che questo diventi un risveglio per la vita, un risveglio che porta ad osservare in qual modo l’una o l’altra sostanza, proveniente da questa o quella pianta, agisca sull’organismo. Infatti una cosa agisce in particolare su un organo, un’altra su un altro. Ed essere mistici del materialismo è una condizione preliminare all’indagine delle singole sostanze in relazione al loro potere curativo. Si osserva cosa combinano le sostanze dentro l’organismo.

Si può essere mistici del mondo delle sostanze materiali, si può essere mistici dell’idealismo. Un normale idealista o un idealista gnostico non è un mistico dell’idealismo. Il mistico dell’idealismo è colui che ha nella propria anima in modo spiccato la capacità di portare in superficie gli ideali dell’umanità, traendoli da sorgenti nascoste nell’interiorità. Sa percepirli come qualcosa di intimamente divino e in quanto tali porli davanti alla propria anima. Un mistico dell’idealismo è, ad esempio, Meister Eckart.

 

Ora, l’anima può essere disposta in modo da non accorgersi di quel che sale dalla propria interiorità e si presenta come la vera intima soluzione degli enigmi del mondo, bensì può essere disposta in modo da dire a se stessa: «Sì, nel mondo vi è qualcosa che sta dietro a tutte le cose, dietro anche alla mia propria anima, stando a ciò che io ne percepisco. Ma io non ho la pasta di un mistico. Il mistico crede che ciò fluisca nella sua anima. Io non lo sento fluire nella mia anima. Io sento solo che deve esserci – là fuori.»

In questa disposizione animica si pensa che l’essenza delle cose sia al di fuori della nostra anima, al di fuori di quel che la nostra anima può sperimentare. Non si presuppone che questa essenza delle cose possa entrare nell’anima stessa, come lo fa il mistico. Se si suppone che dietro a tutto vi sia qualcosa che non è raggiungibile alla percezione, allora si è – questo è forse il miglior termine per costui – «trascendentalisti». Si suppone che l’essenza delle cose sia trascendente, sia sempre “oltre” o “al di là”, che non faccia ingresso nell’anima, come suppone il mistico. Si ha allora il trascendentalismo.

La disposizione del trascendentalista è quella di chi prova questo sentimento: ▸ «Quando percepisco le cose, l’essenza delle cose mi viene incontro. Solo che la percezione non mi dà l’essenza stessa. L’essenza resta dietro, pur venendo incontro all’uomo».

Ora l’uomo, con le sue percezioni, con tutto quello che sono le sue forze conoscitive, può, per così dire, «allontanare» da sè l’essenza delle cose ancor più di quanto faccia il trascendentalista. Può dire a se stesso: «Per la forza conoscitiva umana esteriore l’essenza delle cose non è per nulla raggiungibile».

Il trascendentalista dice: ▸ «Se con il tuo occhio vedi rosso e blu, quel che tu vedi come rosso e blu non è l’essenza delle cose – ma essa si trova <dietro>. Devi usare i tuoi occhi, allora avanzi verso l’essenza delle cose. Essa sta dietro.»

 

La disposizione animica che intendo ora non vuole vivere nel trascendentalismo, bensì afferma: ▸ «Per quanto si voglia sperimentare il rosso o il blu, questo o quel suono, tutto ciò non esprime l’essenza delle cose. Essa sta <nascosta> dietro. L’essenza delle cose non confina minimamente con ciò che percepisco.»

Chi parla così, si esprime come solitamente fa chi è assolutamente dell’idea che nell’apparenza sensibile esteriore, nella maya, non si esprima affatto l’essenza delle cose.

Saremmo trascendentalisti se dicessimo: intorno a noi si estende il mondo, e questo mondo ci annuncia ovunque l’essenza. Ora invece diciamo: questo mondo è maya, e bisogna cercare l’intima essenza delle cose in tutt’altro modo che attraverso la percezione esteriore dei sensi e i normali mezzi conoscitivi. Questo è occultismo, è la disposizione animica dell’occultismo.

Di nuovo, si può essere occultisti in tutti i segni zodiacali spirituali. Si può essere occultisti persino del materialismo. Sì, i naturalisti contemporanei più arguti sono tutti occultisti del materialismo, poiché parlano sempre di «atomi». Se fossero saggi, non si sognerebbero neanche di affermare che con un qualche metodo ci si possa accostare all’atomo. L’atomo rimane nell’occulto. Solo che costoro non amano essere chiamati occultisti, ma lo sono nel pieno senso della parola.

Sostanzialmente non vi possono essere altre disposizioni dell’anima in cerca di una concezione del mondo oltre alle sette che ho descritto qui, ma solo sottili passaggi dall’una all’altra.

 

 

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Per cui non dobbiamo solo distinguere dodici diversi tipi di concezioni del mondo, che si presentano fissi,

bensì in ognuno di questi modi di vedere sono possibili sette particolari disposizioni dell’anima umana.

Da qui potete capire quanto enormemente varie possano essere le concezioni del mondo delle personalità umane.

 

Si può sviluppare in misura particolare ciascuna di queste sette disposizioni d’animo verso una certa concezione del mondo, ma ciascuna di esse si può sviluppare a sua volta unilateralmente nell’una o nell’altra sfumatura.

Quel che ho delineato qui è in ambito spirituale il corrispondente di quel che esteriormente è, nel mondo, la relazione tra le costellazioni dello zodiaco e i noti sette pianeti, così come li conosciamo proprio nella scienza dello spirito.

E si ha così un’immagine – in un certo senso un’immagine esteriore, che non abbiamo creato noi, ma che è scritta nel cosmo – delle relazioni tra le nostre sette disposizioni d’animo e le nostre dodici concezioni del mondo.

E tale immagine verrà giustamente percepita se la si vede nel modo seguente (vedi le due pagine che seguono).

 

• Si inizi con l’idealismo e lo si indichi come la costellazione spirituale propria dell’Ariete.

 

Allo stesso modo si indichi

    1. il razionalismo come Toro,
    2. il matematicismo come Gemelli,
    3. il materialismo come Cancro,
    4. il sensismo come Leone,
    5. il fenomenismo come Vergine,
    6. il realismo come Bilancia,
    7. il dinamismo come Scorpione,
    8. il monadismo come Sagittario,
    9. lo spiritualismo come Capricorno,
    10. lo pneumatismo come Acquario e
    11. lo psichismo come Pesci.

 

Le relazioni esistenti tra i singoli segni zodiacali in rapporto allo spazio-materia esteriore sono effettivamente presenti nell’ambito dello spirito tra queste sfumature di concezioni. E i tipi di rapporto che i singoli pianeti da noi indicati assumono tra loro nel rotare lungo lo zodiaco corrispondono ai rapporti che assumono le sette disposizioni d’animo in modo che possiamo percepire (vedi le due pagine precedenti)

 

    1. lo gnosticismo come Saturno,
    2. il logicismo come Giove,
    3. il volontarismo come Marte,
    4. l’empirismo come Sole,
    5. il misticismo come Venere,
    6. il trascendentalismo come Mercurio e
    7. l’occultismo come Luna.

 

Troverete delle analogie fin nelle immagini esteriori, laddove si possono constatare queste cose – anche se questo non è l’aspetto più importante. Più importante è il fatto che a questo parallelismo corrispondono le relazioni più profonde.

La Luna rimane «occulta», invisibile, quando è nuova. Deve prima ricevere la luce che le viene dal Sole – proprio come le cose rimangono “occulte” fin quando l’anima non si eleva attraverso meditazione, concentrazione e così via, e le illumina.

L’uomo che percorre il mondo e si fida solo del Sole, che accetta solo quello che il Sole illumina, è un empirista. Chi continua a riflettere su quel che il sole illumina, chi conserva i pensieri anche dopo che il sole è tramontato, non è più un emp