12 – Il reciproco entrare in relazione tra i vivi e i cosiddetti morti

O.O. 140 – Ricerche occulte sulla vita fra morte e nuova nascita – 20.02.1913


 

DODICESIMA CONFERENZA

 

Sommario: Il superamento dell’abisso tra vivi e morti tramite la lettura ai defunti e i pensieri spirituali. L’azione dei defunti nei confronti dei vivi. Comodità e mancanza di coscienza morale nella vita terrena come causa dell’asservimento nel dopo morte agli spiriti della malattia, della morte e dell’ostacolo. Il significato delle forze animiche non impiegate da persone morte prematuramente: il loro compito salvifico verso anime materialistiche. L’effetto paralizzante e mortifero delle forze che nell’uomo restano inconsapevoli e che originano da rappresentazioni spirituali di vite terrene precedenti. L’elemento vivificante dato tramite la scienza dello spirito, che rende coscienti tali rappresentazioni dimenticate. L’odio nei confronti della scienza dello spirito come mascheramento della paura dei mondi spirituali. La calma interiore che, pur nelle difficoltà esteriori, può essere attinta dal vivere i contenuti della scienza dello spirito.

 

Si è detto spesso che la scienza dello spirito, quando si diffonderà, dovrà intervenire nell’esistenza come una reale potenza vitale. Le più svariate osservazioni sui nessi della vita possono corroborare questa affermazione. Già venendo a conoscere sempre più le caratteristiche del mondo invisibile, che sta a fondamento di quello visibile, prendono dimora nella nostra anima rappresentazioni, concetti che a loro volta ci daranno l’impulso a un ben determinato agire, a una determinata condotta di vita.

Sarà di particolarissima importanza il comportamento al quale può venir aperta la strada nei confronti dei cosiddetti morti, di coloro che quindi, mentre noi siamo in vita, attraversano il periodo tra morte e nuova nascita.

 

• Come qui nel corpo fisico, mediante la sua anima e il suo corpo,

l’uomo sta nei più vari rapporti con l’ambiente fisico e con quello spirituale che ne sta a fondamento,

• così anche tra morte e nuova nascita egli si trova nelle più diverse relazioni con i fatti,

i processi e le entità del mondo soprasensibile.

• Come nel mondo fisico tra nascita e morte gli uomini possono avere un’occupazione, un’attività,

• altrettanto hanno delle attività, in un certo senso degli incarichi anche tra morte e nuova nascita.

 

Tutto quello che dunque possiamo conoscere sulla vita e sull’attività umana tra morte e nuova nascita, provvederà sempre più a eliminare l’abisso che si apre, specie nella nostra epoca materialistica, tra chi è vivo qui sulla Terra e i defunti. Sempre più avverrà quello che si può indicare come una corrispondenza, un reciproco entrare in relazione tra i vivi e i cosiddetti morti.

Richiamiamo oggi l’attenzione sia su questo scambio tra vivi e morti, sia sulle attività e il tipo di vita delle anime che vivono tra morte e nuova nascita.

 

Quelli che muoiono prima delle persone con le quali furono in rapporto qui sulla Terra, comprensibilmente dal mondo spirituale devono spesso riguardare agli esseri che sono rimasti nella vita terrena, come persone amate o in altra maniera. Si tratta ora di vedere se le anime che si trovano tra morte e nuova nascita riescano o meno a percepire gli uomini che vivono qui tra nascita e morte.

Quando si sono sviluppate le facoltà per penetrare nella vita tra morte e nuova nascita si fanno in merito esperienze molto particolari, sconvolgenti, si vorrebbe dire. Ad esempio, si possono allora trovare anime di defunti che a volte dicono quanto segue, nel linguaggio che è possibile tra i trapassati e il veggente, comprensibile solo a questi, capace di guardare dal mondo di qui in quello dei defunti.

Ad esempio un’anima – nella sua ultima incarnazione era stata in un corpo maschile – dopo la morte si rese percepibile in questo modo: “Qui tutti i miei pensieri e i miei ricordi ritornano a quella persona che è stata la mia cara sposa. Quando mi trovavo giù nella vita terrena, lei era come il sole della mia vita. Quando la sera tornavo a casa, concluso il mio lavoro, la mia anima si ristorava con ciò che ella riusciva a essere per me, con ciò che a quel tempo passava dalla sua anima alla mia. Era per me un vero e proprio nutrimento vitale, e di lei mi è rimasta nostalgia. Il mio occhio spirituale si dirige giù sulla Terra e non riesce a trovarla, non c’è. In base a tutto ciò che ho appreso, so di certo che quest’anima deve essere sulla Terra in un corpo fisico come allora; ma per me è come cancellata, è come se non esistesse”.

 

Questa esperienza sconvolgente si può fare molte volte con anime che ripensano a coloro che hanno lasciato e si sentono come incatenate, tanto da non riuscire ad aprire un varco, da non poter guardare giù verso quelle anime. Non sono incatenate a causa del proprio essere, ma piuttosto a causa dell’altra anima che è rimasta indietro.

Quando si ricerca da dove provenga il fatto che quella, dall’aldilà, non può percepire l’altra rimasta ancora sulla Terra, si viene a sapere che quest’anima rimasta giù, a causa delle condizioni dell’epoca attuale, non è arrivata a poter accogliere in sé, a far vivere in sé alcun pensiero che possa divenire visibile, percepibile a un’anima passata per la porta della morte. Si potrebbe usare anche un altro paragone.

 

Le anime trapassate che hanno nostalgia di vedere chi è rimasto nel corpo fisico, certamente presagiscono che queste anime si trovano sul piano fisico ma non possono rivelarsi loro. Come una persona muta non può comunicare tramite il linguaggio, così che l’altro non riesce a udirlo, altrettanto l’intera anima rimane muta per colui che ha desiderio di lei, non è percepibile nella sua essenza spirituale a chi è già passato per la porta della morte.

Qui sulla Terra c’è una grande differenza tra anima e anima,

a seconda che abbia avuto questo o quel contenuto.

 

Prendiamo un’anima che viva qui nel corpo fisico e che, dal risveglio fino a quando si addormenta, sia occupata soltanto con rappresentazioni prese dal mondo materiale. Un’anima simile, tutta piena di rappresentazioni, concetti, idee e sensazioni provenienti solo dal mondo materiale, non la si può affatto percepire dall’altro mondo. Non si avverte nulla di lei.

Un’anima che sia ricolma di rappresentazioni spirituali, quali le dà ad esempio la scienza spirituale, che sia infiammata e illuminata da rappresentazioni spirituali, dall’aldilà è percepibile. Per questo le anime che sono rimaste indietro, anche quando furono persone tanto buone, se vengono assorbite dal materialismo restano irreali e impercettibili per l’altro mondo, per il mondo dell’aldilà. Per il veggente, che certamente si è conquistato della tranquillità, questo suscita nonostante tutto impressioni sconvolgenti, terribili. Sono tuttavia numerose tali percezioni che, proprio nel nostro tempo, si possono fare nei riguardi del mondo dell’aldilà.

 

Nella nostra epoca è davvero come se venisse reciso ogni rapporto tra le anime che sulla Terra sono spesso state così intime; quando una è passata per la porta della morte la cosa di frequente si presenta così. Mentre si può sempre trovare che le anime che vivono nell’aldilà, quindi sono passate attraverso la porta della morte e guardano giù a quelle che, seppur di tanto in tanto, nutrono e lasciano passare in sé pensieri spirituali, le possono percepire, così che queste anime per loro restano reali. Ancora più significativo è che ciò che qui trattiamo può divenire pratico.

 

Nell’aldilà le anime possono non solo percepire,

ma anche comprendere i pensieri spirituali che le anime nutrono nel mondo terreno.

Riesce così a realizzarsi quello che può divenire tanto importante per la comunicazione tra le anime dell’aldiquà e quelle dell’aldilà, vale a dire ciò che si può chiamare la lettura ai defunti: questo leggere al cospetto dei defunti è molte volte di straordinaria importanza.

 

Anche allora il veggente può sperimentare come le persone che sulla Terra non si sono affatto curate di un qualche bene spirituale, dopo essere passate per la porta della morte abbiano un intenso desiderio di quei patrimoni spirituali: li vogliono udire.

Se allora le anime rimaste qui in Terra si rappresentano il defunto e nei pensieri, non necessariamente ad alta voce, percorrono ragionamenti spirituali di qualche genere, oppure aprono dei libri di scienza dello spirito e leggono interiormente – leggono per quel defunto che si pongono spiritualmente davanti agli occhi -, egli lo percepisce.

 

Proprio nel nostro movimento possiamo mostrare i più bei risultati in questo ambito, per il fatto che degli amici rimasti in vita leggono ai loro congiunti estinti. Si può di frequente vedere come questi defunti anelino a percepire ciò che sale dal mondo terreno giungendo fino a loro. Specie nei primi tempi dopo la morte, per poter entrare in relazione con un’anima è però necessaria una cosa.

Non si può così, automaticamente, entrare in contatto con un qualsiasi essere. Ci sono tanti sbagli, tanti abbagli, non è così semplice. Se si crede che a una persona basti morire per entrare in contatto, diciamo, con tutto il mondo spirituale, questo è un grande, un grandissimo errore.

 

Una volta mi colpì particolarmente come un uomo, uno che non aveva certo inventato la polvere da sparo, ma che parlava in continuazione di Kant, di Schopenhauer e teneva anche conferenze su di loro, quando io tenni una conferenza sull’immortalità, con un certo autocompiacimento mi ribatté: “Qui sulla Terra gli uomini non possono saper nulla dell’immortalità, poiché ne verremo a conoscenza solo quando saremo morti”.

Gli si potrebbe dire che, per come egli è predisposto, riguardo alla sua anima non ci sarà particolare differenza fra dopo la morte e ora. È un assoluto pregiudizio credere che le anime, quando siano passate per la porta della morte, siano subito molto sapienti. Al contrario, dopo la morte non è scontato che possiamo stringere rapporti con degli esseri se non li abbiamo stretti qui in Terra prima di morire.

Continuano ad agire per molto tempo le relazioni che abbiamo allacciato qui.

 

Non succede così facilmente che un’anima possa subito farsi istruire da anime dell’aldilà, perché può non avere alcuna relazione con esse. Il defunto però ha rapporti con esseri del mondo dell’aldiquà, e questi possono recargli il ristoro di cui è assetato – leggendo al defunto possono dargli sapienza spirituale e possono così operare in modo immensamente utile.

Leggere ai defunti scienza esteriore materialistica, ad esempio chimica o fisica, non è di alcun aiuto, si tratta di un linguaggio che essi non comprendono perché queste scienze hanno valore solo per la vita terrena. Invece ai defunti rimane comprensibile quel che viene detto dalla scienza dello spirito, in forma di linguaggio, riguardo ai mondi spirituali.

 

Nei primi tempi dopo la morte c’è tuttavia da prendere in considerazione un fatto: allora rimane comprensibile alle anime quello che risuona nelle lingue che esse hanno parlato abitualmente qui sulla Terra. Solo dopo qualche tempo i defunti divengono indipendenti dal linguaggio, e a quel punto si può leggere loro in qualsiasi lingua, percepiscono il contenuto del pensiero. Nel primo periodo dopo la morte l’uomo è ancora legato alla lingua che ha parlato per ultima, quando ha parlato espressamente una lingua. Questo occorre considerarlo, in modo che nel primo periodo si pensi realmente davanti ai defunti nella lingua che era loro abituale – poiché si pensa di fronte a loro, si intende un pensare stando davanti a loro.

Siamo così a un capitolo, miei cari amici, che può insegnarci come l’abisso venga superato grazie al fluire dell’antroposofia nella nostra vita spirituale qui in questo mondo e nell’altro mondo, quello nel quale viviamo tra morte e nuova nascita.

 

Mentre il materialismo permette solo di dar vita a rapporti tra anime che stanno chiuse entro la loro esistenza terrena, l’antroposofia sgombrerà la strada a una libera comunicazione, a uno scambio tra le anime che si trovano qui e quelle che sono dall’altra parte, nell’altro mondo. I defunti vivranno con noi. A poco a poco, ciò che dunque si può chiamare il passaggio attraverso la porta della morte verrà veramente sentito solo come una sorta di cambiamento di forma di vita. Sarà di grande significato la completa trasformazione della vita dell’anima e della vita spirituale che ha luogo quando queste cose divengono comuni. Questo era per l’appunto un esempio di come i vivi agiscono sui defunti.

Possiamo anche farci un’idea di come a loro volta i defunti influiscano sui vivi.

 

Perdonate se il discorso va sul personale, già tante volte ho potuto parlare del fatto che in passato ebbi molti ragazzi cui dar lezione. In una famiglia avevo da istruire una sfilza di bambini presso i quali c’era soltanto la madre, il padre era morto; a me importava sempre di riuscire a scoprire le predisposizioni e le capacità dei fanciulli, per guidarli nel giusto modo educandoli e istruendoli – praticamente è questo che deve fare l’educatore. Con i bambini dei quali ora voglio parlare restava sempre qualcosa di incomprensibile, per quante cose si tentassero. Si manifestava in loro un dato comportamento, che non risultava dalle predisposizioni e nemmeno dall’ambiente.

Non si riusciva proprio a venirne a capo. In un caso del genere si deve davvero ricorrere a tutti gli aiuti possibili. Così un’indagine spirituale diede come risultato quanto segue.

Il padre era morto e, per i particolari rapporti che si erano verificati qui nella parentela, egli non era d’accordo con ciò che i parenti facevano con i bambini e nemmeno con quanto accadeva nella famiglia più ristretta; e tramite certi modi influiva sui figlioli.

Solo dal momento in cui potei tener conto del fatto che c’era qualcosa di singolare, che non era conseguenza né delle predisposizioni né dell’ambiente – ma proveniva dal mondo soprasensibile, dal padre defunto che dirigeva le sue forze entro le anime dei figli -, soltanto da allora in poi ci si poté orientare. Si dovevano allora fare i conti con quello che lui realmente voleva. Se ne venne a capo nel momento in cui si riuscì a indagare quel che voleva il padre, passato per la porta della morte, e lo si considerò una persona reale quanto le altre persone fisiche che lì collaboravano per i bambini.

Questo è un caso nel quale si manifesta con chiarezza ed evidenza che la conoscenza spirituale può mostrare, può indicare l’influire nel mondo fisico di forze provenienti dal mondo soprasensibile spirituale.

 

Ma per percepire qualcosa del genere bisogna trovare il momento giusto. Si deve, ad esempio, cercare di sviluppare un tipo di forza che renda possibile percepire, diciamo, il rilucere della forza soprasensibile, dunque in questo caso del padre, entro l’anima infantile. Spesso questo è difficile.

Un modo facile potrebbe essere ad esempio provare a riconoscere come il padre defunto, in base ai suoi pensieri, voglia far scendere nell’anima del bambino proprio questo o quello. Ciò però non sempre si rivela appropriato, e soprattutto non funziona tutte le volte. Si dimostra un mezzo valido procurarsi un’immagine dell’aspetto, di come appariva il padre negli ultimi tempi; se ci si imprime nella mente un’immagine chiara dei tratti della sua grafia, si prende in considerazione questo e ci si prepara così a una lezione come è intesa qui. Concentrandosi sulla scrittura o sull’immagine, si accolgono allora le vedute, le intenzioni, gli scopi del defunto entro ciò che si ha personalmente da elaborare.

 

Un giorno si dovranno fare i conti con quanto i defunti vogliono per coloro che sono rimasti indietro; oggi noi riusciamo a prendere in considerazione solo la volontà di quelli che si trovano sul piano fisico. Ci sarà un libero e mutuo dialogo fra vivi e morti. Si imparerà a indagare quel che vogliono i defunti per il piano fisico.

Immaginatevi il grande sovvertimento, si potrebbe dire, anche degli aspetti esteriori della vita terrena quando dunque i trapassati avranno la loro parte e, tramite i vivi, entreranno ad agire sul piano fisico.

Se la scienza dello spirito verrà compresa giustamente, e deve venir sempre intesa in modo giusto, non sarà una mera teoria, diverrà un elisir di vita che, quanto più essa si diffonderà, interverrà nell’intera esistenza, la trasformerà.

Così farà di sicuro, perché essa non agirà come un ideale astratto che viene predicato, che viene smerciato da associazioni. Lentamente certo, ma di sicuro, essa afferrerà le anime e trasformerà le anime terrene.

 

Nelle nostre rappresentazioni si arricchirà però anche qualcos’altro. Nella nostra esistenza vivremo in tutt’altro modo insieme ai defunti, perché comprenderemo quello che essi fanno. Veramente in un primo momento restano proprio incomprensibili molte cose nel rapporto tra il mondo di qui, il piano terreno, e il mondo che attraversiamo vivendo tra morte e nuova nascita, poiché rimane non comprensibile molto di quanto avviene nel mondo fisico. Dal momento che tutto quello che accade qui sta in corrispondenza con quanto accade dall’altra parte, resta pertanto inintelligibile anche il rapporto del mondo e dell’umanità con i mondi soprasensibili. Ma intendendo correttamente la scienza dello spirito, al posto dell’incomprensione subentrerà sempre più la comprensione.

 

Ora deve venir trattato un nesso che può mostrare quali vie curiosamente intricate percorrano gli esseri che attuano, diciamo, l’ulteriore evoluzione della saggezza cosmica. Questi esseri hanno dei percorsi singolarmente intrecciati e tuttavia, se li osserviamo, essi risultano in ogni punto pieni di saggezza. Prenderemo in considerazione diverse situazioni.

Consideriamo anzitutto anime che possiamo guardare, con sguardo veggente, nella loro attività fra morte e nuova nascita. Vediamo allora – è di nuovo qualcosa di sconvolgente – molte anime che per un certo periodo, tra morte e nuova nascita, sono condannate a divenire schiave di spiriti che da lì inviano malattia e morte nella vita fisica. Vediamo dunque anime che sono aggiogate in schiavitù a quelli che chiamiamo spiriti arimanici, o spiriti dell’ostacolo, che quindi sulla Terra si occupano della morte e portano ostacoli nella vita.

 

È una dura sorte quella che il veggente osserva in alcune anime, quando devono piegarsi così al giogo della schiavitù. Se le si segue a ritroso fino all’esistenza condotta prima di passare per la porta della morte, si trova che le anime costrette poi a servire per un certo tempo gli spiriti dell’ostacolo si sono preparate questo, con la comodità che hanno esplicato in vita.

Mentre gli schiavi degli spiriti della malattia e della morte si sono predisposti ciò per aver sviluppato mancanza di coscienza morale prima della morte.

Qui vediamo dunque un certo rapporto tra le anime umane e gli spiriti malvagi di malattia e morte, e con gli spiriti malvagi dell’ostacolo.

 

Ma ora guardiamo oltre, al fatto seguente: guardiamo alle anime che qui sulla Terra vengono colpite da quel che tali anime sono costrette a fare. Osserviamo le anime che qui periscono nel fiore della vita, senza poter morire di vecchiaia. Guardiamoci le anime che qui vengono colpite da una malattia, che vengono perseguitate dalla sventura, a come per esse si ergano ostacoli su ostacoli.

Cosa osserva il veggente, seguendo quelle che sono morte prematuramente, che vengono perseguitate dalla sventura ed entrano nel mondo spirituale? Cosa scorge in tali anime? Riguardo ai destini umani sulla Terra si possono fare esperienze singolari. Tra tutte, vogliamo accennare a un esempio che appartiene a commoventi destini terreni, e che potrebbe sempre accadere.

 

Nasce una bambina. La madre muore durante il parto e già alla nascita la piccola diviene orfana di madre. Nel giorno della nascita della bimba, il padre apprende che tutto il suo patrimonio, riposto in una nave che era per mare, è andato perduto: viene a sapere che la nave ha fatto naufragio. A causa di ciò si immalinconisce fino a morirne. La bambina rimane orfana di madre e di padre. La piccola viene adottata da una signora benestante che le vuole molto bene e le lascia in eredità il suo cospicuo patrimonio. La signora muore quando la fanciulla è ancora relativamente giovane. Si esamina il testamento, si trova un errore di forma, ed essa non riceve un soldo di quanto le è stato lasciato in eredità.

Per la seconda volta viene gettata nel mondo senza mezzi e deve andare a lavorare come sguattera, deve compiere umili servizi. Un uomo si innamora di lei, ma per entrambi è impossibile mettersi insieme a causa dei pregiudizi che regnano nella comunità, perché sono di religione diversa. L’uomo però le vuole molto bene, tanto da prometterle che si convertirà alla sua fede appena morirà il proprio padre, che è già molto anziano.

L’uomo si reca all’estero e là apprende che il padre si è ammalato. Questi muore, egli si converte alla religione della fanciulla e, mentre accorre da lei, ella si ammala e muore. Quando è di ritorno, la fanciulla è già morta. L’uomo prova profondissimo dolore e non può fare a meno di far aprire il sepolcro per vederla ancora una volta. Dalla posizione del cadavere si scopre che la fanciulla è stata sepolta solo apparentemente morta.

Si tratta di una storia – Hamerling l’ha ridata nelle sue opere -, una storia che non è vera, però fatti simili potrebbero accadere molte volte. Vediamo che un’anima non solo muore nel fiore degli anni, ma viene fin dall’inizio, diciamo, perseguitata dalla sventura. Cooperano a elaborare situazioni del genere le anime che, per mancanza di moralità, divengono serve dei malvagi spiriti della malattia, della morte e delle avversità. Dunque tali anime amorali devono lavorare a provocare simili destini pesanti. Questo è un nesso!

 

Al veggente ciò si mostra in modo molto particolare in un avvenimento come, ad esempio, la catastrofe del Titanic. Esaminiamo dunque come hanno agito lì le anime che per mancanza di coscienza morale sono divenute schiave di quegli spiriti della malattia e delle avversità. Il karma deve certamente compiersi, le cose sono necessarie; è tuttavia proprio un brutto destino quello nel quale queste anime sono irretite, confinate dopo la morte in una tale condizione di schiavitù. Chiediamoci però cosa ne sia delle anime che qui sulla Terra sperimentano l’altro destino: che muoiono nel fiore degli anni, che vengono prematuramente carpite dalle epidemie. Quando, passando per la porta della morte, vanno nel mondo spirituale fuori dal tempo opportuno, che ne è di loro?

 

Veniamo a conoscere il destino di queste anime se con l’occhio del veggente penetriamo nell’attività degli spiriti che conducono avanti l’evoluzione terrestre, o l’evoluzione in genere. Questi esseri delle Gerarchie superiori hanno determinate forze, determinate facoltà per portare avanti l’evoluzione; ma entro queste forze e queste facoltà essi sono in un certo senso limitati. Così risulta, ad esempio, quanto segue.

In realtà già in questo nostro tempo una specie di decadenza, una sorta di separazione dallo sviluppo progressivo minaccia le anime del tutto materialiste, le quali perdono ogni interiore attitudine al mondo soprasensibile. Già oggi esiste per una gran parte degli esseri umani il pericolo di rimanere indietro, poiché a causa della loro pesantezza animica, essendo anime completamente materialiste, vengono trattenute sulla Terra e non vengono portate alla successiva incarnazione. Ma, conformemente alla volontà di Gerarchie superiori, questo pericolo deve venir scongiurato.

 

In effetti solo nella sesta epoca, e in ultima istanza solo durante l’evoluzione di Venere, scocca l’ora decisiva per le anime che, separandosi del tutto, non vengono portate dall’evoluzione. In fondo, adesso le anime non dovrebbero ancora cadere nella pesantezza fino a dover restare indietro. È proprio conforme alla volontà delle Gerarchie superiori che ciò non debba accadere. Tali entità sono però limitate, in un certo senso, nelle loro forze e facoltà; nulla è senza limiti, neppure fra gli esseri delle Gerarchie.

 

Se dipendesse solo dalle forze delle Gerarchie superiori, allora anime completamente materialiste già ora dovrebbero, di per sé, venir tagliate fuori dall’evoluzione progressiva. Da sé, anche tali entità gerarchiche superiori non possono di fatto salvare queste anime. Si ricorre allora a un espediente: le anime che sulla Terra muoiono di una morte prematura hanno, proprio come anime, una possibilità davanti a sé. Muoiono, diciamo, per una qualche catastrofe, ad esempio un treno le investe. In tal caso a un’anima simile viene veramente sottratto l’involucro; ora essa è libera dal corpo, spogliata del corpo, ma ha senz’altro in sé le forze che qui sulla Terra avrebbero potuto agire nel corpo.

 

Salendo nel mondo spirituale, quelle anime portano su con sé anche forze molto particolari, che realmente avrebbero potuto essere ancora efficaci qui sulla Terra, ma che qui sono state precocemente sviate. Sono forze utilizzabili in un modo particolare quelle che questi, morti prematuramente, portano su: ora tali forze vengono usate dalle entità delle Gerarchie superiori per salvare le anime che, per forza propria, non sarebbero in grado di salvare.

Anime d’intonazione materialistica vengono così guidate verso tempi migliori e salvate, dal momento che le loro forze sono attrezzate solo per il corso regolare dello sviluppo dell’umanità. La salvezza avviene per il fatto che per le entità delle Gerarchie superiori ha luogo un incremento di vigore, da parte di tali forze non impiegate provenienti dalla Terra, aventi ancora in sé tensioni energetiche rimaste inutilizzate. Queste forze vanno alle entità delle Gerarchie superiori. Così, anime che muoiono prematuramente sono d’aiuto al loro prossimo che, altrimenti, affonderebbe nella palude del materialismo. Qui abbiamo il compito delle anime che muoiono anzitempo.

Strani nessi – non è vero? – nei complessi percorsi della saggezza cosmica!

 

Dalla cosmica saggezza viene dunque da un lato permesso che

• anime umane, per mancanza di coscienza morale, vengano condannate a cooperare

affinché entrino nel mondo la malattia e la morte prematura;

• le anime che ne sono colpite vengono impiegate da entità buone delle Gerarchie superiori

per aiutare altri esseri umani.

• Così dunque quello che esteriormente, nella maya, appare come male

viene molte volte diretto al bene, ma con percorsi complicati.

• Le vie della saggezza, imboccate nel mondo, sono molto complesse.

Solo a poco a poco si impara a orientarsi attraverso questi percorsi di saggezza.

 

Si vorrebbe dire: lassù gli spiriti delle Gerarchie superiori tengono consiglio. Dal momento che gli uomini devono essere liberi, quegli spiriti lasciano loro la possibilità di affondare nel materialismo, nel male. Danno agli uomini così tanta libertà che quasi sfuggono loro queste anime che, per forza propria, non riuscirebbero a portarsi fino a un determinato momento dell’evoluzione.

Gli spiriti delle Gerarchie superiori hanno bisogno di anime che sulla Terra sviluppino forze che poi, per il distacco prematuro dal corpo, rimangano in tensione quando sono costrette a tornare nel mondo spirituale per morte prematura e disgrazia. Affinché queste ultime possano avvenire, di nuovo devono venir prestati servizi da parte delle anime che a seguito della loro libertà sono sprofondate nell’incoscienza morale. Si presenta qui un meraviglioso percorso ciclico, si può anche dire un percorso ciclico di saggezza cosmica.

 

Non si deve credere che la realtà cosiddetta semplice sia universale.

Il mondo è divenuto complesso.

Sono significative quelle parole di Nietzsche, emerse in lui quasi per ispirazione:

“Il mondo è profondo, e più profondo di quanto non pensi il giorno”.

 

Le persone che dunque credono che tutto possa venir afferrato con la sapienza diurna dell’intelletto si sbagliano di grosso. La superiore luce spirituale non è infatti ciò che risplende nella sapienza diurna, bensì ciò che riluce nelle tenebre. Dobbiamo cercare questa luce, così da poterci orientare nelle tenebre, nelle quali tuttavia agisce saggezza cosmica.

E quando accogliamo concetti, idee, pensieri di questo genere, miei cari amici, avviene che poi guardiamo il mondo con occhi proprio diversi da prima. Diverrà sempre più necessario che impariamo a guardare il mondo con altri occhi, perché dai tempi antichi l’umanità ha veramente perso qualcosa. Ci si può fare un’idea di cosa abbia perso, se si riflette su quanto segue.

Ancora nel terzo periodo di civiltà postatlantico c’erano spesso quegli stati intermedi, tra sonno e veglia, nei quali le anime guardavano nel mondo degli astri e non vedevano solo stelle fisiche, come oggi, ma venivano da loro percepite le entità spirituali delle Gerarchie superiori, i direttori, le guide del destino stellare e del movimento delle stelle.